31 ottobre 2019

Concordo sull'obbligo di fornire un documento per iscriversi ai social network

In questo articolo rispondo ad alcune argomentazioni di chi sostiene che non è una buona cosa l'obbligo per i social network di chiedere un documento di identità a chi si vuole iscrivere, obbligo di cui ha parlato in questo giorno il deputato Luigi Marattin, annunciando su Twitter la preparazione di una proposta di legge in merito.

Riccardo Luna su Repubblica.it ha scritto un articolo intitolato "Carta d'identità per andare sui social, una proposta senza senso". Queste le sue affermazioni:

- già oggi la Polizia Postale può identificare chi scrive sui social grazie all'indirizzo IP, che indica dove si trova il dispositivo con cui è stato inviato il messaggio

E però l'utente può nascondere l'IP con un VPN, rendendosi anonimo con buona probabilità (non sicuramente, ma con buona probabilità). Per la verità questa cosa la sa lo stesso Riccardo Luna, che lo dice (contraddicendosi quindi a distanza di poche righe!), ma aggiunge che...

- rimanere anonimi è un diritto umano sancito dalle Nazioni Unite per difendere la libera manifestazione del dissenso (Luna cita il rapporto dell'inviato speciale dell'Onu per la libertà di espressione del 2015).

Ma il fatto che sia sancito dalle Nazioni Unite può essere un'argomentazione che spiega la difficoltà di varare una normativa del genere, ma non dimostra che Marattin abbia torto, a meno che non si voglia dibattere usando il principio di autorità.

Altra argomentazione:

- "Sono le dittature a cancellare l'anonimato".

Anche qui non vedo argomentazioni, ma solo il principio di autorità all'incontrario, che non può funzionare se non come artificio retorico. Non è che se un cattivo dice che sta piovendo allora puoi dedurre automaticamente che è sereno. Il fatto che l'anonimato da sé basti a generare ingiustizie tipiche dei regimi dittatoriali mi pare tutto da dimostrare.

Altra argomentazione:

- Gli hater che insultano ogni giorno Liliana Segre (senatrice a vita, famosa per essere sopravvissuta alla detenzione nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau) sono quasi tutte persone che non si nascondono e postano col loro vero nominativo.

Appunto. Quasi.

Andiamo avanti.

- Riccardo Luna scrive: "Davvero vogliamo imporre a 30 milioni di italiani che usano i social di dare la carta di identità per colpa di 200 razzisti?"

Certamente. Così come imponiamo a milioni di onesti italiani di tenere una targa sull'automobile nonostante siano in pochi quelli intenzionati a forzare i posti di blocco. Divieti e numeri funzionano più o meno sempre così. Buon giorno.

Altra argomentazione:

- Sarebbe comunque possibile aggirare la normativa registrandosi al social usando un IP straniero.

Come dire che le videocamere per beccare i rapinatori togliamole, perché tanto si mettono il passamontagna.
Bisogna mettere più possibile il bastone fra le ruote a chi vuole commettere reati. E certamente la maggioranza delle persone non avrà voglia di smanettare per fingere di navigare dall'estero, e così intanto viene di fatto dissuasa una grande quantità di persone a ingiuriare e diffamare.
Dopo di che la speranza è che anche gli altri stati seguano l'esempio di quello che per primo ha varato la normativa in questione, e/o che gli staff direttivi dei social network, anche se non obbligati, si diano questa regola, anche magari a costo di far pagare qualche euro l'iscrizione per via delle risorse da impiegare in sede di identificazione e validazione.

Un'altra osservazione, molto semplice, l'ho pensata ancor prima di leggere, sempre su Repubblica.it, la risposta di Marattin all'articolo di Luna: come è giusto dover rispondere del proprio operato offline (ad esempio quando si scrive su un giornale cartaceo), è giusto doverne rispondere anche online. Un quotidiano cartaceo può non riportare la firma dell'autore dell'articolo, di cui comunque risponde il direttore responsabile. Direttore che conosce l'identità dell'autore e deve fornirla se richiesta dalle autorità.

Un comune cittadino deve poter intentare un'azione legale contro chi, scrivendo su un social, ha commesso il reato di ingiuria e diffamazione. Deve essere almeno possibile chiedere, per le autorità, chiedere e ottenere dallo staff del social la vera identità del potenziale autore del fatto.

Se poi Facebook o altro social accettano di iscrivere persone con un nick, affari loro. L'importante è che le persone che lo fanno sappiano di non essere, grazie a quel nick, al riparo dalla legge.

Per quanto riguarda Facebook... no, Zuckerberg non gradisce che le persone si iscrivano con nomi e cognomi diversi da quelli anagrafici, e infatti quando lo staff di Facebook si accorge (per segnalazioni o altro) che un profilo è falso, lo cancella; inoltre fa controlli random per certificare l'identità degli iscritti. Lo fece con me qualche anno fa, e così inviai la scansione del mio documento di identità, mentre una mia amica, a cui fu chiesta, si rifiutò e così si cancellò dalla piattaforma.

Ho poi letto la ri-risposta di Luna alla risposta di Marattin. Ecco cosa afferma:

- L'obbligo per gli italiani di fornire un documento a Facebook o Twitter non avrebbe impedito la disinformazione da parte dei profili falsi creati dai russi.

Vero. Una legge italiana spesso serve per obbligare gli italiani e non commettere reati. Non per impedirlo ai russi. Né serve per impedire ai russi di creare profili falsi, o di lanciarci missili. Ciò nonostante, pur coi suoi limiti, può essere una legge sensata e con una certa efficacia.

- Mark Zuckerberg ha difeso la scelta di Facebook di accettare spot politici che dicano esplicitamente il falso. Lo ha fatto a proposito di una inserzione in cui il team di Trump sostiene che il candidato democratico Biden ha commesso cose che non ha in effetti fatto.
[...] Che facciamo, chiediamo i documenti a Trump o chiediamo di bannarlo?

Qui parliamo di un'altra cosa ancora. La legge che ha in mente Marattin non ha lo scopo di far sì che chi commette un reato di ingiuria o diffamazione sia bannato da un social. Ha lo scopo di dissuadere le persone dal commettere tali reati, facendo capire loro che sono identificabili facilmente.
Quindi Facebook faccia quello che vuole con Trump e con tutti quelli che diffamano (io suggerisco di bannarli, che si chiamino Donald Trump, John Smith o Mario rossi). L'importante è che Trump e chiunque ingiuria o diffama possano essere agevolmente identificati e processati per questo.

Altra argomentazione:

- Facebook ha chiuso molte pagine bufalare con milioni di iscritti; bene, ma i contenutidi quelle pagine erano "robetta", non in grado di spostare voti, almeno per ora.

Appunto, per ora. Meglio non rischiare. E in ogni caso, spostamento di voti o no, i reati devono essere puniti.

- Facebook, Twitter e Youtube hanno chiuso un sacco di pagine e profili di odiatori, quindi "dire che le grandi aziende tecnologiche non stanno facendo nulla o non stanno facendo abbastanza è semplicemente una fake news"

E invece è la verità. Non nel senso che tali aziende sono cattive, ma nel senso che, pur con tutto il loro impegno, non riescono a fare abbastanza, e il problema continua a sussistere, dato che per ogni account che viene chiuso ne viene aperto un altro il giorno dopo. Ecco che se in tutto il mondo gli utenti dovessero fornire un documento per iscriversi a un social network, il problema sarebbe non dico risolto, ma contenuto. E, come dicevo, non sarebbe male se l'Italia desse un iniziale buon esempio.

- "ribadisco il fatto che a livello globale è stato sancito che la possibilità di essere anonimi in rete è uno strumento fondamentale per tutelare i dissidenti di regimi autoritari"

Certo, finché ad esempio la Cina sarà il regime autoritario che è non auspicherò che là esistano (anzi, diciamo migliorino, visto che esistono già) strumenti e tecniche per eliminare l'anonimato.
Ma questo non c'entra nulla.
È inutile sancire le cose. Puoi sancirle quanto ti pare e al livello globale quanto ti pare, ma non riuscirai mai a farlo a livello tanto globale da inglobare anche i regimi autoritari. Quindi noi e tutti gli altri globali, globalissimi paesi non autoritari che facciamo? Garantiamo un anonimato che da noi non serve a nulla, visto che appunto sarebbe auspicabile giusto come toppa nei paesi autoritari? Se proprio vogliamo parlare di dittature (che è un altro argomento rispetto a quello che succede ad es. in Europa), allora la sensata speranza è che la Cina consenta ai dissidenti libertà di parola, non che in l'Italia, Francia, Svizzera, etc si consentano agli stronzi la libertà di offendere gratuitamente e impunemente il prossimo. Non c'entra.

- Luna dice che non bisogna creare un "cyber wall", che ci farebbe auto-escludere, rendendoci profughi del web.

Ma non credo sia così. Se fosse varata una legge che mettesse Facebook davanti alla scelta "Chiedi i documenti agli italiani oppure chiudi i battenti in Italia", Facebook sceglierebbe sicuramente di non perdere un bacino di utenza di milioni di persone e si attrezzerebbe per ottemperare alla legge.

- La rete non è solo insulti e diffamazione: è molto altro e per la maggior parte ha effetti positivi sul mondo

Vero. Ma quest'argomentazione mi ricorda i napoletani che inveiscono contro i giornalisti che parlano della criminalità organizzata locale, urlando che la maggior parte dei napoletani sono onesti. Vedi su: è sempre così. I problemi vengono dalle minoranze, che danno però problemi molto fastidiosi, che è giusto e doveroso affrontare.

- Nel denigrare la legge pensata da Marattin, Luna coglie l'occasione di parlare di varie aziende, fra cui Google e Facebook, che secondo lui si sono dati l'obiettivo di far tornare centrale l'etica.

Veramente già da qualche anno Google fa qualcosa di assolutamente anti-etico, proprio dal punto di vista della libertà di parola. Cioè demonetizza i video Youtube in cui si parla di argomenti controversi, cioè toglie le pubblicità a tali video, e quindi le entrate economiche dello youtuber. Che quindi se vuole continuare a guadagnare deve evitare ad esempio di dire che il tale dittatore fa una brutta cosa quando massacra gli inermi civili di uno stato vicino indifeso, perché siccome c'è sempre il cretino di turno che sostiene quel dittatore e si arrabbia non solo con lo youtuber, ma anche con l'inserzionista pubblicitario che gli dà da mangiare, allora l'inserzionista smette di investire facendo spot su Youtube.
E Facebook ha un capo che pochi giorni fa ha difeso il diritto della sua azienda di sponsorizzare i video in cui un politico dice delle comprovate bugie. Evviva l'etica, anche qui.

- Luna dice che una legge del genere sarebbe populista

Veramente le ondate di odio, specialmente sui social network, vengono più che altro dai populisti (nota: anche il fanatismo di estrema destra è una forma di populismo).

Chi ha invece commentato il messaggio di Marattin con un pensiero secondo me condivisibile? 

Massimo Sandal, che su Wired ha parlato di ricerca scientifica, spiegando che molti giovani ricercatori non vogliono confutare pubblicamente le ricerche scientifiche per paura di ritorsioni: gli autori, quando assumeranno il ruolo di revisori, potranno valutare negativamente i loro articoli per vendetta. Inoltre se si tratta di potenti professori, hanno in mano decisioni come l'assegnazione di fondi e le assunzioni. Proprio per questo i revisori degli articoli sono anonimi

Ok. Mi sta bene che siano anonimi gli iscritti ai social network dedicati alle ricerche scientifiche. Ma non quelli generaisti come Facebook o Twitter.

Una roba buffa è che la pagina web della petizione lanciata da Marattin per la legge anti-fake, almeno fino a poche ore fa, si prestava a ricevere e accettare firme di persone fittizie ed aveva anche altri difetti, come spiegato in questo articolo di Wired (stavolta non firmato). Ma questo è un altro discorso.
Comunque basterebbe forse obbligare tutti i fornitori di caselle email a chiedere un documento. Sì, anche. Così fra i benefici ci sarebbe la ben maggior valenza delle raccolte di firme sulle proposte di legge e su tutto quello che le persone chiedono al governo (e le email fatte con provider esteri? Semplicmente non devono essere conteggiate nelle petizioni).

28 ottobre 2019

La demenziale ripicca "Mi hai cancellato, e io ti blocco" su Facebook

Dopo che ho sciacquonato via dalla lista di amici FB una persona schifosona che da un bel po' mi garbava zero per la sua tanta fatica e il nullo impegno nel capire concetti anche semplici, e che in una conversazione sul mio diario aveva esaurito la mia pazienza con digitazioni che nemmeno una scimmia appena nata, il suo commento successivo è stato

"io piangerò...by by buona vita"

[nel citare altre persone correggo le storture linguistiche, ma solo quando lo meritano]

Credo che no, non abbia pianto, cosa per altro da me non auspicata. C'è però stata eccome, una reazione figlia d'emozione. Oltre all'insulso commento, intendo. Oltre all'insulso commento, intendo. L'ho notata dal suo nominativo non più blu, ma nero: mi ha bloccato... cosa che avrebbe avuto un razionale se solo io avessi dimostrato voglia di parlarci ancora. E però ci voleva un francobollo bello grosso e saporito per spedire la testona intorno a tanto psichedelico pensiero, dato che sono stato io a spedir via la persona schifosona per i suoi reiterati interventi stupidi e inopportuni sotto a un mio post in cui parlavo di un triste evento che mi riguardava. Quindi l'unico possibile emozionale e demenziale motivo per il quale mi ha bloccato è la ripicca.

Due le conseguenze di cotanta tremenda rappresaglia (oltre a quella di natura tecnica che tutti si sa):

- la conferma della sua già sospettata impossibilità di farcela

- l'opportunità per me di scrivere un leggero articoletto su questa sorta di homo un po' meno sapiens del web.

Certo, che anche offline di sicuro sono un po' meno (o anche parecchio meno) sapiens, ma qui parlo di una roba che avviene su Facebook. È qui che certi individui sbroccati alla nascita reagiscono ripiccando per il fatto che tu, in sintesi, hai schiettamente e semplicemente detto alla piattaforma social che amici non vi si può considerare, dato che sei troppo diverso da loro, e che così come si comportano rischiano di far sbroccare pure te.

Come li chiamiamo, sti tipi?

Uhm

Blocca ripicca.

Sbrocca ripicca e blocca...

Picca Sbocca la sbrocca (sto anagrammando, no, nun se po fa)...

Dai, una roba sintetica. FaceSbroc può essere?
Ma sì. Per me vince a pari merito con l'italiofono Blocca ripicca. Non mi so decidere. Si fa che all'inizio della storiella che sto per raccontare uso la prima dicitura e poi a un certo punto uso la seconda, quando c'è il colpo di scena scema.

Al facesbroc può capitare, come può capitare a tutti, di avere una conversazione in cui nasce un qualche disaccordo, che poi si trasforma in conflitto e ostilità.

Adesso, piccolissimo facesbroc, facciamo un gioco: facciamo finta che tu non lo sia. Non sei un facesbroc, non sei un utonto, e anzi sei un utente tantissimo intelligente. Facciamo finta per un attimo che tu abbia ragione, al 100%. Il torto ce l'ha il tuo interlocutore, che tira fuori argomenti troppo difficili, astrusi, dice che non hai capito e invece boh, ma che ci sarà mai da capire; è lui che non apprezza i favolosi tuoi concetti concettuali intellettuali, che ti sono saltati in mente quando eri a metà della lettura della sua frase, che a quel punto cosa finivi di leggera a fare, visto che avevi già deciso cosa rispondere? Etc etc, ma va, va va, ah ah ah, emoticon che ride.
Facciamo finta che non sei tu che stai importunando una persona con considerazioni o battute fuori luogo: è lui, che non si vuole aprire alle tue splendide idee, è lui a non farsi una risata quando invece dovrebbe grazie alle tue battute scompiscianti, mannaggia a te, oh, peraltro l'emoticon oltre a ridere ha anche le lacrime, e quindi come si fa a non rotolarsi per terra?
Facciamo che quel professorone del tuo interlocutore, dopo averti avvertito ripetutamente, non ha affatto ragione nel ritenerti un povero imbecille... Diciamo così: è sicuramente lui ad avere qualcosa che non va, se non coglie gli stimolanti spunti che *sembra* ti siano usciti dal culo dopo aver mangiato male e fatto gli incubi, e invece no: è fine saggezza, che a confronto una sfuriata della Cipollari è una roba trash. E però macché: l'ingrato interlocutore è insofferente, proprio non vuole capire. E siccome è scomparsa non la sua pazienza, ma il suo buon gusto nel mantenerti nella sua lista di amici di Facebook, si permette addirittura di cancellarti. Pur avendo torto marcio.

Bene. Teniamoci pure questa ipotesi, o stravagantissimo facesbroc, ipotesi che ti mette in bella luce e ti coccola in un abbraccio caldo e garantista come il vento di un'isola tropicale lontana dai doveri. Hai dunque a ragione giaciuto come una lucertola sotto al Sole dell'autocompiacimento: non sarai riuscito nell'intento di poco fa, quando nel bagno di una piscina di umorismo speravi di lasciare senza fiato gli ammirati presenti mentre propinavi incomprese perle, avvincenti come verticali subacquee quasi perfette, che il fiato lo toglievano solo a te, ma almeno puoi vantarti della tua immersione nella gelida acqua di una conversazione in cui stimolavi a cercare verità, poco importa se a occhi poco attenti ciò appariva inopportuno come l'uso di una vasca in manutenzione, motivo n. 2 per il quale nessuno ti faceva compagnia (il motivo n. 1 è la sensazione che per non percepire quel gelo tu avessi obbedito solo al tuo, di stimolo, esternando cose al cui autore non ci si avvicina volentieri)... Nessuno ti aveva fatto compagnia tranne, pur dall'alto, il gestore del luogo in cui ti esibivi, che a un ceto punto si è detto non più disponibile a seguirti. Come un ingrato bagnino, per il solo fatto di non essere obbligato a sorvegliare uno spirito libero come te, a un certo punto ti ha chiesto di uscire e non rientrare, senza impedirtelo direttamente, ma comunque con tale richiesta offendendo malamente il tuo onore, per giunta facendo presente al proprietario e ai presenti che lui con te non c'entra nulla, senza rendersi conto che così si trattano gli appestati e non le persone superganze come te.

Quand'è così, quale reazione punizione riservare al bieco mascalzone?

Quello lì, solo per averti parlato in modo pacifico e cancellato senza bloccarti crede di non aver fatto nulla di provocatorio. E invece no. Per l'ingrato bagnino, incapace di apprezzare le tue verticali quasi diritte nell'acqua, acqua che solo tu hai il coraggio di intiepidire a modo tuo, è necessaria una lezione che gli insegni cosa succede a chi ha l'impudenza di manifestare estraneità a te e alle tue geniali trovate.
Quello lì credeva di avere a che fare con uno qualsiasi. Non sapeva di avere a che fare con il Blocca Ripicca, colui che fa giustizia se gli togli l'amicizia.

Come un matto appena espulso da una piscina in manutenzione che reagisce inviando al gestore una raccomandata con su scritto "Ti diffido dal chiedermi di rientrarci", tu, blocca ripicca, ti riveli mezzo marzialista del web e mezzo personaggio western mentre pensi "Haha, Stupido! Avresti dovuto bloccarmi tu prima!", con in mano un mouse impaziente di fare il suo lavoro, che per un attimo tieni a bada... "Aspetta, bello, aspetta... fra poco lo farai... ma prima devo scrivere l'ultima cazzatina, la cui risposta non potrà raggiungermi con nessuna notifica... Uah Uah Uah! Ho vinto... HO VINTOOOoooo".

Hai vinto, ok, ma cerca di capire cosa, su.
Hai vinto la figura della gattara psichiatrica. La figura del bambino tardo e penosino. La figura della volpe che grida all'uva di starle lontana e non provare assolutamente ad avvicinarsi.



Se poi concludi con parole tipo "buona vita", fai venire voglia di rivolgere lo stesso augurio (però sincero) più che altro a chi ti sta intorno... perché sperare non costa nulla, e magari ci sarà qualcuno che dice di te che basta saperti prendere, perché in fondo da quelli come te nascono i fior.
Ma questo l'utente bloccato non lo saprùà mai e dunque, a così immediato ridosso dal tuo eterno addio, quale adatto commiato potrà esserti rivolto, facesbroc, il cui nominativo su FB è mutato da blu a nero, mentre da sedicente dolce e cioccolatoso amico ti sei improvvisamente trasformato in qualcosa che cioccolato non è? Beh, addio. Il pozzo nero ti sia lieve.

13 ottobre 2019

Per un menù settimanale ovo-vegetariano

Nota: "ovo-vegetariano" dicesi di chi pappa solamente vegetali, funghi e uova. Mi raccomando: se vuoi pappare uova, scegli solo quelle che provengono da allevamenti in cui le galline vengono trattate bene e che a fine carriera non vengono ammazzate, e che quindi vengono allevate fino alla morte naturale.

Per chi vuole diventare ovo-vegetariano come me ma ha paura che gli vengano in mente poche idee su cosa inghiottire ogni giorno, ho preparato i seguenti esempi di pasti abbastanza frugali, che sono sufficienti per un menù variato nell'arco di una settimana e oltre.

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Colazione:

Banana / pesca / mela
Fette biscottate integrali con marmellata
Pane integrale con marmellata
Spremuta di arancia
Finto latte di cocco o di cocco + mandorle
Succo di frutta 100%

Pranzo:

Mix di verdure crude: insalata, carote, finocchio, sedano, pomodorini, mandorle

Polenta con sugo "finto" (soffritto di carota, cipolla, sedano e pomarola/pelati)
Vellutata di zucca
Vellutata di asparagi

Risotto con cipolle e zafferano
Pasta integrale con...
- pesto
- broccoli
- peperoni, mandorle e pepe
- funghi
- olive e pomarola
- sugo di aglione e pomodoro
- sugo di carote, sedano, tofu, cipolla
- uovo
- zucchine

Cena:

Mix di verdure crude: carote, finocchio, sedano, pomodorini

Spinaci cotti
Cipolle cotte in agrodolce
Patate arrosto
Zucchine in forno
Peperoni in agrodolce in forno
Ceci
Fagioli
Fagili con l'occhio
Baccelli
Piselli
Fagiolini
Melanzane con olio e battuto di aglio, prezzemolo, origano e peperoncino
Fiori fritti
Cavolfiore
Uovo affritellato al pomodoro

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Per un elenco di alimenti più vasto ti rimando al mio articolo "Sei vegano? Ma allora cosa mangi?"

Per un menù settimanale vegano, costituito da pasti più raffinati, ci sono ad esempio gli articoli del sito Vegolosi "Menu vegano settimanale veloce e bilanciato con la nutrizionista" (veloce? Non so quanto...) e "Dieta vegana: il menu settimanale con il nutrizionista", e l'articolo del sito Natureat "Menù settimanale vegan della nutrizionista: come tornare in forma".

A chi in generale ha difficoltà a passare da una dieta onnivora a una dieta vegana consiglio il sito Vegfacile.info.

06 ottobre 2019

Eliminare le note fra parentesi quadre su Word

Cercando sul web ho visto che non è facile trovare una pagina in italiano che spieghi come cancellare tutte le note fra parentesi quadra in un testo su Microsoft Word. Almeno durante la mia veloce ricerca ho trovato solo pagine in inglese, di cui una dava istruzioni che ho seguito e che non hanno funzionato. Poi ho trovato quelle che funzionano. Ed eccole qua nella nostra lingua.

Nota: seguendo questo metodo verrà annientata qualunque scritta comrpesa fra aperta e chiusa parentesi quadra, anche se non si tratta del classico numeretto che funge da nota, e anche se fra aperta e chiusa parentesi il testo va a capo.

Prima delle istruzioni ti riporto qui sotto un testo con un po' di note, così che tu lo possa copaire e incollare in un foglio Word per fare una prova.

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OPIDOS è uno dei miei blog [1] il cui titolo è un acrostico [2] che sta per "OPinioni, IDee, OSservazioni". Per la vertà a volte inserisco anche istruzioni, quindi forse avrei dovuto chiamarlo "OPIDOSIS". Ma ormai sono abituato e affezionato a OPIDOS, e così continuerà a chiamarsi. Questo nome ha anche il pregio di non essere sfruttato da nessun altro sul web [3], almeno nel momento in cui sto scrivendo, almeno per quanto riguarda le pagine indicizzate su Google [4]. OPIDOS è anche una mia valvola di sfogo, dove scrivo su argomenti che mi fanno arrabbiare e rispondo a scemenze o ad atteggiamenti scemi che vedo sul web. Questo dovrebbe contribuire a calmarmi, ma è accaduto il contrario dopo che ho scritto un articolo sulle badanti provenienti dall'est Europa [5]. Cioè non dico che mi sono arrabbiato, ma ho perso un ennesimo pezzetto di fiducia nell'homo sapiens sapiens in quanto tante commentatrici e alcuni commentatori si firmavano come "Anonimo" nonostante la mia chiara e visibilissima richiesta di non farlo, richiesta che rimandava anche a un altro apposito post in cui fornivo spiegazioni e istruzioni in merito [6]. Inoltre non era servito a granché aggiungere una scritta in grassetto rosso poco dopo l'inizio dell'articolo per spiegare che non era mia intenzione generalizzare: c'era chi continuava a rispondere come se io ce l'avessi con la sua categoria in toto.
Che ci vuoi far? Pazienza. Del resto ho anche scritto un articolo in cui suggerisco come reagire a commenti maleducati sul proprio spazio web [7].
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Ed ecco come fare per eliminare le note...

1)

Se le note (come nell'esempio sopra) sono collegamenti ipertestuali, incollale sul foglio Word, poi clicca sull'icona che compare sotto al testo incollato e scegli "Mantieni solo il testo"

2)

Porta il cursore all'inizio del testo

3)

Apri la finestra "Trova e sostituisci": mentre tieni premuti i tasti CTRL e SHIFT, premi T (questo vale per la versione italiana di Word)

4)

Nella finestra che ti appare, clicca sulla linguetta "Sostituisci"

5)

Nel campo "Trova" scrivi il seguente testo:

 (\[)(*)(\])


(ho usato l'evidenziazione gialla per farti notare che all'inizo del testo c'è uno spazio, perché essendo ogni nota preceduta da uno spazio, togliere solo la nota lascerebbe al suo posto un doppio spazio anziché uno spazio singolo nelle frasi in cui non è seguita dal punto; nelle frasi in cui è invece seguita da un punto, togliere solo la nota significherebbe mantenere il punto distanziato con uno spazio dalla parola che lo precede)

6)

Clicca sul tasto "Altro >>", facendo così espandere la finestra


7)

Metti la spunta a "Usa caratteri jolly" se non c'è già

8)

Clicca su "Sostituisci tutto"

9)

Clicca "OK" sulla finestra che ti informa del numero di sostituzioni che sono state effettuate.

04 ottobre 2019

La legge sul testamento biologico è poco chiara e incompleta

La legge sulle disposizioni antipiate di trattamento, abbreviato DAT, nel gergo comune testamento biologico è un passo avanti rispetto ai problemi interpretativi della normativa vigente, ma non è abbastanza. Non è abbastanza chiara.

Non si capisce cosa si può disporre e cosa no nel testamento, e in quali casi può valere.

Quand'è che il medico deve obbedire a un testamento biologico in cui il paziente ha scritto che non vuole essere alimentato e idratato? Solo quando il paziente è terminale? E di quanto tempo dev'essere la prognosi infausta affinché lo si possa classificare come "terminale"?

Al paziente è permesso lasciarsi morire anche se il paziente soffre di una patologia cronica che gli consentirà di vivere per molto tempo, ma che gli dà una totale invalidità? E quali requisiti deve avere esattamente per potersi classificare come grave invalidità?

Al paziente è permesso lasciarsi morire solo se la sua patologia dà grande dolore? Nota: il rischio soffocamento ogni volta che uno viene alimentato non è dolore, ma dà grande disagio... quindi?

Quali sono i criteri grazie ai quali si può dire che una persona non si risveglierà mai dal coma? Che succede se la probabilità è non nulla, ma molto molto molto piccola, tipo 1 su 1000 ?

Non si sa.

Quindi la legge sulle DAT si presta maledettamente a interpretazioni. Ed è proprio quello che non dovrebbe succedere, data l'importanza dell'argomento.

29 settembre 2019

Google mi dice che il testo di questo blog è troppo piccolo e...

...e mi manda un'email in cui mi inviata a correggere questo aspetto che (insieme ad altri) lo rende poco fruibile.

Cominciamo a correggere 'sto difetto. Testo troppo piccolo. In effetti è vero: da smartphone si è costretti a usare i due diti per zoomare, altrimenti è una sofferenza.

Solo che questo template, certo non arzigogolato e scaricato chissà dove, certo non fatto da uno sbandatello che si è divertito a giocare col codice e ha messo sciaguratamente online una obrobio senza sapere cosa stesse facendo, mi fa degli scherzetti.

È un template offerto da Blogger che avevo leggermente modificato, senza metter mano al codice. L'ho modificato con gli strumenti dell'apposita interfaccia facile, che Blogger mette a disposizione agli inesperti come me, con la quale una persona con un minimo d'occhio dovrebbe essere capace di non fare danni e non deturpare la bellissima creatura che il team di Google ha sapientemente messo in piedi.
Avevo effettuato giusto una variazione di larghezza della scheda principale e dei widget laterali, qualche variazione di colori di scritte e sfondi e poco più.

E insomma dai, torniamo nell'interfaccia suddetta per ingrandire le scritte, ché se no Google mi bacchetta e ha ragione. Vado sul pannello di controllo di Blogger, clicco su Tema, poi su Personalizza, poi su Avanzato (ehm... avanzato, certo), poi su Pagina, e poi, nell'area Carattere, aumento la dimensione, che faccio passare da 13 a 18.
Clicco su Applica, ed è fatta... sembrerebbe di sì: vado sul blog, e vedo che le scritte sono più grandi. Google sarà contento.

MA NON SO CONTENTO IO.

Perché lo scenario che si prospetta a me, autore del blog, è il seguente.

Vado nell'interfaccia di scrittura le scritte sono ancora piccole.
Va beh, pazienza, dico. Farò a meno dell'aspetto WYSIWYG (= what you see is what you get, cioè quello che vedi è quello che ottieni) per quanto riguarda la grandezza.
Solo che l'interfaccia di scrittura di Blogger, quando si tratta di regolare le dimensioni delle scritte, non ha i numeri, ma le descrizioni. Puoi scegliere solo fra Più piccolo, Piccola, Normale, Grande, Più grande.
Poco male, penso. Mica ho esigenze di enormi differenziazioni. Sarà tutto in proporzione, proprio come prima.
Cioè se nel pannello di controllo del tema ho impostato come carattere 18, vorrà dire che quando nell'interfaccia di scrittura sceglierò di ingrandire il testo scegliendo "Grande" il carattere sarà magari 20, quando sceglierò "Piccolo" il carattere diventerà 16... e se cambierò idea e sceglierò "Normale" tornerà della dimensione predefinita, cioè 18.

E INVECE NO.

Se evidenzio un testo, vado sul menù a tendina della grandezza delle scritte e scelgo "Normale" io mi aspetto che sia lo stesso che non fare nulla, perché solitamente "normale" è la modalità predefinita, cioè quella che viene automaticamente impostata se non si interviene per fare variazioni. E cioè quella poco fa scelta nell'interfaccia del template.
È vero solo in parte. Maledettamente in parte. Cioè nell'interfaccia di scrittura, dopo aver cliccato "Normale", come mi aspettavo, non cambia nulla. Però poi vado a vedere l'anteprima e mi accorgo che quel pezzo di testo è diventato piccolo.
E allora che faccio? Provo a farlo diventare "Grande", per vedere se la scrittura standard è intesa come "Grande". E vedo che non è così. Scegliendo "Grande" la scritta in anteprima diventa sì grande, ma non quanto quella originaria.
Analogamente succede per le altre dimensioni.

Insomma, nel pannello di controllo del tema di Blogger, la dimensione delle scritte che si sceglie non viene intesa come dimensione "standard", rispetto al quale ha senso parlare di "grande", "piccolo", etc quando su tali denominazioni si clicca nell'interfaccia di scrittura.

Piuttosto, Blogger ha uno standard che rimane sempre quello.

ED È LO STANDARD CHE A GOOGLE STESSO NON PIACE, PERCHÉ SE LO USI TI BACCHETTA.

Ho fra l'altro notato che se evidenzi un testo e clicchi su "Normale" e poi vai a vedere cosa è successo nell'interfaccia di scrittura HTML, vedi che attorno alla scritta è stato aggiunto il codice che normalmente si aggiunge per fare una scritta piccola:

<span style="font-size: small;">Testo il quale ho selezionato Normale</span>

BAH.

Conclusione:

se voglio far tornare davvero normale un testo devo andare nella parte HTML e cancellare la parte che ho rappresentato sopra in blu.
Oppure premere sull'icona in alto a destra, quella con la T nera e la piccola X rossa, e cioè "Annulla formattazione". In questo caso il testo torna davvero norm... ehm... standard, diciamo. Però in compenso compaiono degli "a capo" in regalo... Va beh, li cancellerò.

Ho inviato un feedback a Google esponendo il problema... vediam che mi risponde.

28 settembre 2019

Le sciocche critiche a Greta Thumberg e ai manifestanti del FFF

Julio Loredo de Izcue, presidente dell'associazione cattolica Tradizione Famiglia Proprietà, nella suo diario Facebook ha scritto un post esordendo con "LA GENERAZIONE SPRECONA", titoletto seguito da una sua traduzione di uno sproloquio del giornalista Andrew Bolt, poi purtroppo copiata e incollata in giro per il web e su Facebook.

Eccola qui, la pappardella matta virale:

Eccellente risposta di un giornalista di SkyNews Australia ai giovani che hanno recentemente manifestato per il clima:
“Voi siete la prima generazione che ha preteso l’aria condizionata in ogni sala d’aula; le vostre lezioni sono tutte fatte al computer; avete un televisore in ogni stanza; passate tutta la giornata a usare mezzi elettronici; invece di camminare a scuola prendete una flotta di mezzi privati che intasano le vie pubbliche; siete i maggiori consumatori di beni di consumo di tutta la storia, comperando in continuazione i più costosi capi di abbigliamento per essere ‘trendy’; la vostra protesta è pubblicizzata con mezzi digitali e elettronici.
“Ragazzi, prima di protestare, spegnete l’aria condizionata, andate a scuola a piedi, spegnete i vostri telefonini e leggete un libro, fattevi un panino invece di acquistare cibo confezionato.
“Ma niente di ciò accadrà, perché c'è l' egoismo, la maleducazione, la manipolazione di persone che vi usano, proclamando di avere una causa nobile. Svegliarsi, informarsi e agire prima di protestare”.

Questo si fa i film in testa e ci crede. No, non c'è aria condizionata in ogni aula e non mi pare nessuno l'abbia pretesa. Si va a scuola in macchina (meno inquinante di quelle un volta) quando la scuola è particolarmente lontana, e la maggior parte degli studenti ci va in pullman (nota: a Milano molti vanni in bici, grazie all'organizzazione Massa Marmocchi). I mezzi informatici fanno risparmiare carta e non sono fra le cose che inquinano di più. L'energia necessaria per tenerli accesa è trascurabile. E sono utili a fare gruppo e sperare di ottenere cambiamenti nella società, come in questo caso, quindi il bilancio può benissimo essere positivo. I vestiti... cosa c'entra se sono costosi o economici? Brutto parlare a vanvera e di cose che non si sa (sui ragazzi e non solo, purtroppo... vedi sotto). Le argomentazioni qualunquiste di questo omino piccolo piccolo sono spazzatura già sentita, altro che una "risposta eccellente".

Ma anche dando per scontato che tutti i bambini e i ragazzi non abbiano abitudini sufficientemente adeguate a difendere il pianeta, la responsabilità è dell'educazione non impartita dalle generazioni precedenti. E se la Terra versa in questo stato e sta continuando a peggiorare sarà pure colpa di qualcuno nato prima del 2004, o no? 
Ma diciamo ancora di più: immaginiamo pure che tutto l'inquinamento e il conseguente malessere del pianeta sia dovuto in buona parte ai teen-ager. Bisogna fumare roba forte per pensarlo, ma proviamoci. Anche se così fosse, le argomentazioni di Andrew Bolt non sarebbero valide. Un grido di allarme sensato è tale anche se chi lo lancia è incoerente.
Mi fa davvero pena oltre che rabbia chi, invece di unirsi al coro di persone che chiedono politiche per la riduzione dell'inquinamento, si diverte a fare lo snob con attacchi ad personam che non c'entrano il punto.

Volendo comunque indagare per un attimo su cosa succede nella vita dei ragazzi che hanno preso parte al Friday For Future (FFF), credo che alcuni di loro sentissero il problema ecologico in una certa misura anche prima di conoscere Greta e si comportassero in modo ecologico (ammesso che sapessero come fare), e credo che altri, dopo aver conosciuto Greta e con l'occasione di questa grande mobilitazione internazionale saranno spinti a un comportamento più virtuoso. Quindi in un certo senso questo evento, oltre che politico, potrebbe anche esser stato auto-educativo. A quell'età credo sia accettabile che la coerenza nasca anche in questo modo.

A proposito, per inciso, a pensarci bene, è davvero ridicolo pensare a quanto facile potrebbe essere smontare il discorso pro-coerenza di Bolt. Basterebbe dirgli "Ah, grazie della lezione di coerenza... che naturalmente viene impartita da uno che, se consiglia ai ragazzi di andare a piedi a scuola, sicuramente dà il buon esempio recandosi in redazione ogni giorno a piedi, e rinuncia all'automobile sempre e comunque, giusto? Ah no? Ah, ma allora perché quel tuo discorso era solo un cazzeggio in cui volevi manipolare il tuo pubblico, che speri non si accorga della tua incoerenza nel parlare di coerenza".

Tornando alle azioni di Greta Thumberg, come ha giustamente detto Vincenzo Bordoni, abbiamo bisogno di lei.



La sua azione e le manifestazioni fanno solo bene al dibattito politico. Non hanno nessuna conseguenza negativa. Solo buona. I manifestanti non saranno perfetti nel loro comportamento quotidiano, ma hanno ragione, e il loro messaggio è giusto. Non sono climatologi, ma mandano un messaggio sovrapponibile a quello dei climatologi, quindi hanno ragione, e il loro messaggio è giusto. Non sono esperti su come diminuire le emissioni di CO2 inventando automobili e impianti industriali meno inquinanti, e infatti non hanno questa pretesa. Spingono affinché si ingaggino degli ingegneri in grado di farlo.

Completamente inopportune, dunque, le parole che in questi giorni ha detto Massimo Cacciari:

"Se continuiamo ad affrontare i problemi alla Greta, siamo fritti. Siamo all'ideologia della incompetenza""Questi argomenti non si affrontano in termini ideologico/sentimental/patetico ma in termini scientifici. Non è che dicendo 'mi avete rubato i sogni' che si affrontano i problemi, non è così che si che nascono le coscienze critiche"

Ogni persona ha il suo ruolo. Non si può pretendere che tutti facciano tutto, ma si può apprezzare che qualcuno faccia quello che può.
Non si può invitare i ragazzi a tacere fino a quando non avranno in mano un progetto per un aereo a energia solare, perché se no hanno il coraggio di parlare da incompetenti.
Il ruolo dei manifestanti non è tecnico. È politico. E il politico Massimo Cacciari dovrebbe averla presente, questa cosa. Perché un politico che non sa cosa è la politica quello sì che è preoccupante.

Cacciari ha anche detto:
 

"Userei queste ore per organizzare seminari sul clima ai quali far partecipare scienziati ed esperti in materia"

Perché no? Ma si può fare l'una cosa e l'altra. Dichiarazioni del genere suonano buongiorniste né più né meno che "Togliamo gli stipendi milionari ai calciatori e devolviamo i soldi alla ricerca sul cancro, scrivi amen e condividi".

Questo risponde anche all'ultima parte dello sproloquio di Bolt su riportato.

Ultima sparata di Cacciari:

"Greta dovrebbe andare a scuola, imparerebbe molte più cose. E forse, dovrebbe rendersi conto di essere svedese e che i ragazzi scioperanti sono europei. Non ci sono né indiani, né brasiliani. Non mi pare un problemino da poco"

Vero, ma non è un problema da poco nenche il fatto che un uomo di cultura come Cacciari non si renda conto di un semplice fatto: le manifestazioni si fanno dove si possono fare e dove possono incontrare il favore del popolo affinché il governo sia persuaso a fare determinte scelte. In cina non puoi manifestare: è vietato. Sarebbe bello poterlo fare, ma se lo fai finisci in galera. In india, invece, c'è tantissima povertà, e si fa poca presa sulla popolazione, perché se uno ha il problema di procurare il cibo a sé stesso e alla propria famiglia dell'ambiente purtroppo se ne frega.
L'Australia, invece, è una delle regioni del mondo in cui si inquina di più, e in cui si può manifestare. E infatti il Friday For Future in Australia c'è stato.

Stamattina inoltre ho visto questo video-spazzatura, in cui chiacchiera il fenomeno austrliano:



Skynews si dovrebbe vergognare per aver mandato in onda una roba del genere. È facile che Andrew Bolt sarà morto da un pezzo quando le conseguenze dei cambiamenti climatici staranno facendo catastrofici danni. Ma da subito una cosa posso dirgliela come fortunatamente tante altre persone hanno già fatto in varie forme: fai vomitare.

Persone come Andrew Bolt vogliono semplicemente ingrossare il loro ego e per questo cercano semplicemente attenzione e prestigio, facendo pressione su chi odia Greta, aizzandoli contro di lei con critiche al messaggero più che al messaggio. Perché le persone come Andrew Bolt sono bambini mai cresciuti, rimasti ai tempi in cui bullizzavano o avrebbero voluto divertirsi a fare bullismo. E chi applaude gente del genere ricorda i ragzzini in cerchio che si divertono a vedere il bullo che maltratta un innocente che non ha fatto nulla di male.
Finge di provare pietà per Greta dichiarandola vittima dei suoi genitori che, aiutandola nella sua battaglia, si sarebbero resi colpevoli di un grave abuso; il sedicente difensore dei minorenni abusati si dimentica che pochi secondi prima si è rivelato per quello che è: un bambinone grande grande che se la prende con lei insultandola. La patologia di Greta, la sindrome di Asperger, è certamente meno grave rispetto a quella di Andrew Bolt, che è chiaramente un sociopatico.
Accusa i genitori di Greta di averle fatto il lavaggio del cervello, cosa che invece tenta di fare lui nei confronti dei telespettatori con le sue bugie. Infatti nega la risalita del livello del mare parlando dell'isola di Tuvalu in Polinesia, senza sapere che il motivo della sua espansione (dopo il precedente sprofondamento) è l'orientamento delle onde e i sedimenti accumulati durante le tempeste che compensano  l'erosione causata dall'innalzamento delle acque. E ignora tutti gli altri studi scientifici che provano il riscaldamento globale, la sua causa antropica e sui suoi danni. E se stai pensando alla bufala sui 500 scienziati firmatari della petizione negazionista... ma chi sono questi 500 firmatari? A questo ha dato una risposta Matteo Miluzio nel video qui sotto, il cui riassunto è il seguente: da nessuna parte si vedono i nomi di questi misteriosi firmatari; i proponenti sono 14, di cui 13 sono non-climatologi che che non hanno mai pubblicato nessuna ricerca sulla climatologia, e un climatologo, la cui tesi, subito dopo presentata, venne smentita da tutti i sui colleghi del Massachusetts Institute of Technology. 



SOMARI PENOSI i non climatologi che vogliono fare i climatologi della domenica

SOMARO HARCORE il climatologo che riesce a sbroccare al punto di diventare negazionista

SOMARI DANNOSI i giornalisti che li citano disinformando e screditano gli ambientalisti

SOMARI SCHIFOSI i giornalisti come sopra che in più bullizzano una ragazzina.

Greta ha detto che la sua sindrome di Asperger è un superpotere. Da un certo punto di vista è vero. Essere ossessionati per qualosa fa sì che ci si interessi a quell'argomento diventando o avviandosi a diventare esperti. E se si tratta di una buona causa, si partecipa con grande energia a difenderla. Lo svantaggio consiste nel fatto che una battaglia può dare origine a una certa frustrazione quando è difficile. Ha detto:

"Ho voluto essere nel panico. Ho voluto avere la paura che ho ogni giorno. E così, ho voluto agire".

I genitori che vedono una figlia appassionata per una buona causa cosa avrebbero dovuto fare? Non certo cercare di distoglierla. Quello che Andrew Bolt non capisce è che sarebbe stato inutile e l'avrebbero fatta soffrire ancora di più, e che avere la sua patologia non significa non dover essere liberi di prendere decisioni. Combattere per difendere il nostro pianeta è difficile e può dare grande frustrazione e sofferenza. Greta lo sa, e ha deciso di accettarlo. Quindi sì, la sua ossessione è ciò di cui la Terra ha bisogno e in essa possiamo trovare un lato positivo. Invece l'ossessione dei negazionisti sul clima e dei qualunquisti, quella che li spinge a fare gli snob e a prendersela con una ragazza di 16 anni, ha solo lati negativi, fa solo schifo.

In una situzione come la nostra è giusto avere paura, tanta paura. Perchése non si ha paura, non si agisce. Quindi Greta ha ragione a stimolare le persone ad avere pura. Non dell'uomo nero, ma di un pericolo reale.
Non una di quelle paure usate dai politici per dividere le persone, ma per unirle in un unico obiettivo, a beneficio di tutti, anche di quelli che la denigrano (pazzi che invece remano in direzione dello svantaggio proprio o dei propri figli e nipoti).

Insomma, c'è chi cerca di fare la propria parte per risolvere un problema e c'è chi, come Andrew Bolt, preferisce essere parte del problema.

Io ti invito a scegliere la razionalità e la responsabilità:

  • per capire qualcosa sul clima, fidati dei climatologi (ad es. il prof. Stefano Caserini)
  • nella vita quotidiana comportati in modo più ecologico possibile
  • alle elezioni vota per chi ha un programma che prevede un maggior rispetto del nostro pianeta.

24 settembre 2019

Un esempio di testamento biologico

Le DAT, disposizioni anticipate di trattamento ("testamento biologico" nel gergo comune) si possono esprimere senza ricorrere a un modulo precompilato... anche perché molti comuni italiani questo modulo non ce l'hanno, e quando ce l'hanno spesso è scritto coi piedi.

Le mie volontà in caso di impossibilità di esprimermi credo siano molto simili a quelle di tante altre persone. E visto che a volte non è facile dare disposizioni con una precisione linguistica che non dia adito a interpretazioni, ho deciso di pubblicare un modello estrapolato dal mio testamento biologico, sperando di essere utile a chi non era sicuro su come formularlo e magari per questo motivo ha commesso l'imprudenza di rimandare continuamente questo importante atto. Ho anche incluso disposizioni sull'alimentazione (voglio che continui a non provocare la sofferenza degli animali), sul trattamento del mio cadavere e sulla diffusione dei miei dati personali.

In fondo all'articolo trovi le indicazioni su come far valere il testamento biologico.


°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°


Io sottoscritto [nome e cognome], C.F. [codice fiscale], nel presente documento, stampato sulle due facciate di uno stesso foglio, esprimo anticipatamente le disposizioni sul trattamento del mio corpo.

Disposizioni di trattamento in vita

Alle seguenti disposizioni dovrà essere dato seguito indipendentemente dal fatto che io sia cosciente o non cosciente, indipendentemente da qualsiasi valutazione possa essere espressa sulla mia percezione del dolore, di disagio e in generale sulla mia qualità di vita, e indipendentemente da quanto a lungo sarà potenzialmente prolungabile il mio mantenermi o essere mantenuto in vita.

a) Se, per qualsiasi causa, ad esempio una malattia o un trauma, sarà sopraggiunta una compromissione delle mie funzioni fisiche e/o cognitive tale da determinare una mia impossibilità di esprimere la volontà di continuare o interrompere la mia vita, e se secondo l’opinione del mio medico curante o secondo la casistica riscontrabile nella letteratura scientifica riguardante casi clinici simili al mio tale impossibilità sarà da considerarsi sicuramente irreversibile, o anche reversibile con una probabilità minore del 50%, voglio che vengano attuate le disposizioni descritte al seguente paragrafo “accompagnamento alla morte”.

b) Se il mio umore sarà cronicamente depresso e, a causa di una compromissione delle mie funzioni cognitive sarò sì in grado di esprimermi sulla mia volontà di proseguire o interrompere la mia vita, ma tenderò ad esprimermi su questo argomento solo se stimolato a farlo, voglio essere interrogato su tale mia volontà almeno una volta al mese, in una forma (orale o scritta) e con un linguaggio che più possibile facilitino la mia comprensione, e voglio che, se non mi sarà possibile parlare, venga attuata una strategia adatta a consentirmi di rispondere agevolmente (ad es. tracciando un segno su un foglio, o muovendo una mano o un dito o la testa o gli occhi, sbattendo le palpebre); se di conseguenza io risponderò esprimendo la mia volontà di non continuare a vivere, anche in questo caso voglio che vengano attuate le disposizioni descritte al seguente paragrafo “accompagnamento alla morte”.

c) Se le mie funzioni cognitive saranno limitate al punto di non permettermi di esprimermi sull’alimentazione che desidero ricevere, non voglio essere alimentato con sostanze di derivazione animale, con la sola eccezione delle uova provenienti da galline di allevamenti che garantiscono loro il massimo benessere e in cui non vengono uccise per motivi diversi dall’eutanasia.

Accompagnamento alla morte

Se si saranno verificate le condizioni descritte in uno dei precedenti punti a) o b) che rimandano al presente paragrafo, voglio che vengano attuate le seguenti disposizioni:

- se l’eutanasia sarà legale nel luogo in cui mi troverò, voglio che sia praticata su di me prima possibile e nel modo più veloce e indolore possibile; in caso contrario, valgono le disposizioni seguenti;
- non voglio che sia praticata su di me alcuna manovra di rianimazione;
- fino al momento della mia morte, voglio che più possibile vengano alleviate le mie sofferenze fisiche, ad esempio somministrandomi farmaci antidolorifici, senza dare alcuna importanza al fatto che ciò possa o no aggravare le mie condizioni di salute;
- voglio che, se la legge lo consentirà nel luogo in cui mi troverò, prima possibile sia espletata la preparazione degli strumenti e dei farmaci utili alla sedazione palliativa continua profonda, di seguito detta semplicemente “sedazione profonda”; fino al momento in cui sarà stata completata la suddetta preparazione voglio essere nutrito, idratato e, se necessario, assistito nella respirazione; immediatamente dopo il completamento della preparazione della sedazione profonda voglio che essa mi venga somministrata ininterrottamente fino alla mia morte, e voglio che subito dopo la mia entrata in coma profondo vengano cessate e mai più riprese nutrizione, idratazione ed eventuale assistenza alla respirazione; se invece la legge non lo consentirà, voglio che mi sia riservato un trattamento più possibile simile a quello su descritto, comunque in grado di evitare con certezza qualsiasi mia sofferenza e disagio; se neanche questo sarà possibile, voglio essere trasportato in un luogo in cui l’eutanasia non è illegale, e voglio che prima possibile essa venga praticata su di me.

Disposizioni di trattamento del mio corpo dopo la mia morte

Oltre che nelle eventualità su descritte nei punti a) e b), anche in qualsiasi altra eventualità valgono le seguenti disposizioni sul trattamento del mio cadavere:

- autorizzo l’espianto dei miei organi per trapianti e, in subordine, per scopi didattici e scientifici;
- non voglio alcuna cerimonia funebre;
- voglio che le eventuali parti del mio corpo che saranno risultate non utili ai suddetti scopi siano smaltite nel modo più economico possibile; a tale scopo in prima istanza dispongo che esse siano inserite in una bara di legno non verniciato e senza fodere interne, cremate e poi, divenute cenere, disperse in natura; nel caso esista un metodo più economico, dispongo che invece si ricorra a quest’ultimo.

Disposizioni sulla diffusione dei dati personali

Se una mia grave compromissione fisica e/o cognitiva non mi permetterà di comunicare agevolmente, voglio che chiunque lo desideri abbia agevole accesso ai contenuti del presente documento e a tutti i dati sul mio stato fisico, anche telematicamente, senza necessità di motivare tale accesso.

Nomina del rappresentante fiduciario e del vice-rappresentante fiduciario

Incarico chiunque lo desideri di fornirmi una tutela legale volta a garantire l’ottemperanza a tutte le disposizioni descritte nel presente documento; in particolare, a tale scopo, nomino come rappresentante fiduciario [nome e cognome], CF [codice fiscale]; per l’eventualità in cui gli sia impossibile espletare tale funzione, nomino come vice-rappresentante fiduciario [nome e cognome], CF [codice fiscale].

[luogo e data]

[firma leggibile]

Firme per accettazione dell’incarico di rappresentanti fiduciari:


[nome e cognome]                        [nome e cognome]

[firma]                                           [firma]


Allegati:
- copia della carta di identità del rappresentante fiduciario [nome e cognome]
- copia della carta di identità del vice-rappresentante fiduciario [nome e cognome]


°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°


Per far valere il testamento biologico si deve stampare il documento delle DAT, portarlo all'ufficio competente del proprio comune di residenza, muniti di documento di identità, e firmarlo alla presenza del funzionario comunale prima di consegnarglielo. Devono firmarlo in sua presenza anche gli eventuali rappresentante fiduciario e vice-rappresentante fiduciario, anche'essi muniti di documento di identità; in alternativa l'interessato può far loro firmare il testamento e consegnare al funzionario le fotocopie dei loro documenti di identità.

20 settembre 2019

Petizione per adeguare l'Italia all'Europa sulla sperimentazione animale

A qualcuno potrà sembrare strano: io mi alimento, mi vesto e acquisto beni e servizi nel rispetto degli animali (ad es. non compro né mangio animali né latte e non indosso abiti in pelle o lana, non vado a spettacoli circensi con animali)... e al tempo stesso non sono contrario alla sperimentazione animale per finalità mediche.

Sì, ce n'è bisogno, purtroppo.

No, gli operatori che sperimentano sugli animali non sono dei torturatori, e durante l'ellevamento gli operatori garantiscono agli animali il massimo benessere, proprio per non alterarne le caratteristiche, che altrimenti invaliderebbero i risultati (tutto il contrario degli allevamenti intensivi, dove degli animali non c'è nessun rispetto, allevamenti che proibirei a partire da subito).

In tema di sperimentazione animale l'Italia ha norme più restrittive rispetto alla normativa europea.

Ecco quali:

1)

Divieto di ricerca con xenotrapianti

Un divieto dovrebbe essere motivato dal rapporto utilità/sofferenza troppo basso. Invece in questo caso... non si fanno xenotrapianti, di qualunque tipo, per nessun motivo, punto e basta.

2)

Divieto di allevamento sul territorio nazionale di cani, gatti e primati destinati alla ricerca

...Ma sono consentiti importazione con viaggi intercontinentali, che comportano maggior sofferenza degli animali! Assurdo, anche dal punto di vista di chi ha festeggiato per questo divieto.

3)

Divieto di test sulle sostanze d'abuso

Possibile osservazione:

Non c'è bisogno c'è di testare sostanze di abuso: basta non abusarne, così stiamo meglio sia noi che gli animali!

E invece ce n'è bisogno, per decidere quali sostanze sconsigliare e quali no, e per sapere come curare chi ha commesso lo sbaglio di farne uso.

Questi divieti aggiuntivi sono sbagliati, e devono essere eliminati affinché i ricercatori italiani possano fare il loro importante lavoro dando il loro contributo per il progresso della medicina. Per questo motivo è attiva una petizione di Research4life.

Scopo della petizione è chiedere al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Salute, al Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e a tutto il Parlamento di adeguare l'Italia alla normativa europea sulla sperimentazione animale (Direttiva 63/2010), per un maggiore equilibrio tra esigenze della ricerca scientifica e protezione degli animali.

Io ho firmato la petizione. Se non l'hai già fatto, firmala anche tu. Si trova a questa pagina.

16 settembre 2019

Spot pubblicitari sulle malattie: no alle scene tragiche

Pochi giorni fa ho visto su Youtube uno spot pubblicitario in cui viene chiesta un'offerta in denaro da parte di un'associazione che si occupa (anche) di assistenza e cura dei malati di tumore a domicilio.

Concordo con un commentatore, Antonio, che ha scritto di non aver gradito la pubblicità, perché secondo lui non è questo il modo di parlare di pazienti oncologici.

Spiego.

Nella prima parte dello spot in questione si vedono scene tragiche, con un attore che recita un malore e altre persone che si disperano per lui. Segno che lo sceneggiatore non si rende conto di una cosa importante: nella testa delle persone normalmente la percezione di una pubblicità per aiutare dei malati è diversa dalla quella di una pubblicità che promuove un prodotto o un servizio.

Se uno spot pubblicizza un detersivo il pubblico è abituato ad accettare che un'attrice, magari anche inesperta e goffa, reciti la parte della massaia innervosita dallo sporco e poi felice per il maglione sorprendentemente pulito; se lo spot è di un dentifricio, accetta che il tizio presentato come dentista in realtà non è un dentista, ma un attore pagato per dire quello che dice. Non si grida all'inganno, perché queste finzioni sono palesi e vengono considerate un legittimo modo per presentare il prodotto, così come lo sono le foto dei cibi che in realtà non sono cibi, ma oggetti di plastica più colorati e non propensi ad afflosciarsi. Al massimo lo spettatore si fa una risata su come sono improbabili quelle scene o fa un'osservazione su quanto è antipatico quello o quell'altro personaggio dello spot. Fatti salvi i casi di pubblicità ingannevole, lo spettatore non vede in quelle scenette nulla di offensivo per la sua intelligenza.

Quando invece lo spot parla di persone in gravi difficoltà chiedendo denaro, il discorso cambia.

Perché se vuoi i miei soldi per una buona causa devi parlare chiaro agli spettatori. Superchiaro. Non devono avere in nessun momento la minima sensazione che tu li stia prendendo in giro distorcendo la realtà.
Ottieni il tuo scopo se spingi le persone ad essere empatiche coi malati veri.
Ma vedendo una pubblicità come quella della suddetta associazione il primo pensiero che viene in mente non ha nulla a che fare con l'empatia. Viene da pensare:

Che roba. Hanno messo degli attori a fare il verso ai malati! Me lo immagino lì, il regista che spiega all'attore come fare le smorfie di dolore per manipolarmi... Non so come possano non vergognarsi di una cosa così patetica e offensiva nei confronti dei malati stessi.

Diversa è stata la scelta di un'altra associazione, di cui ho visto spesso spot in televisione, in cui si vedevano i veri diretti interessati, in quel caso bambini affetti da varie patologie, e i loro veri genitori.

Vanno bene anche persone che lavorano al progetto e testimonial famosi che spiegano gli intenti dell'associazione e invitano a fare un'offerta.

Recitare le malattie no. Questo è fastidioso per me e, credo, per la maggior parte delle persone.

15 settembre 2019

Petizione sugli animali uccisi per asfissia: i pesci


L'associazione "Essere animali" ha lanciato una petizione sull'allevamento degli animali che vengono uccisi per asfissia: i pesci. Animali che per questo motivo sono stati i primi che ho smesso di mangiare, molto prima di diventare vegetariano e poi vegano.

Negli allevamenti intensivi migliaia di pesci vivono in gabbie sovraffollate, sono trasportati e manipolati come oggetti. La morte arriva dopo una lunga agonia (a loro non è nemmeno concesso lo stordimento).

Con questa petizione si chiede a varie ditte della grande distribuzione una condotta che ponga fine all’agonia dei pesci.

Vai alla pagina della petizione e firmala: clicca qui.

E condividila sui social!

14 settembre 2019

Obiezioni sul modulo DAT scaricato dal sito dell'Associazione Coscioni


Le disposizioni anticipate di trattamento (DAT), a cui ci si riferisce comunemente con "testamento biologico" possono essere scritte nella forma che si preferisce. Potrebbe comunque essere di aiuto un modulo da compilare. Ha messo a disposizione un modulo ad esempio l'Associazione Luca Coscioni (questo il link per scaricarlo), scaricabile dal relativo sito. L'ho scaricato e, dopo averlo letto, ho scritto all'associazione un messaggio in cui esprimo alcune mie perplessità, che riporto anche qui sotto nell'attesa di una risposta affinché anche tu possa dirmi cosa ne pensi. In verde, le parole che ho trovato scritte sul modulo, in nero i miei commenti. Buona lettura, se ti va.

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Qualora fossi in una condizione di malattia giudicata irreversibile associata a grave disturbo cognitivo tale da compromettere le mie capacità di coscienza o giudizio o di comprensibile espressione,

Manca “gravemente”. Dovrebbe essere “compromettere gravemente le mie capacità di coscienza…”. Lo specifico perché non è pensabile che una leggera compromissione della capacità di coscienza possa determinare l’interdizione della persona e la precedenza di un documento scritto rispetto a quanto dichiara nel presente.
Inoltre, leggendo questa prima parte mi è parso di capire il significato della premessa è la contemporaneità di: grave compromissione della coscienza etc + malattia giudicata irreversibile.
E se le due cose, che devono essere presenti, contemporaneamente, sono la stessa cosa, le condizioni della premessa sono da considerarsi soddisfatte?
Mi spiego meglio.
Se un disturbo cognitivo è talmente grave da impedirmi di esprimermi, si tratta già di una malattia irreversibile. Ad esempio una demenza avanzata è certamente una malattia irreversibile.
Quindi dire “condizione di malattia giudicata irreversibile associata a grave disturbo cognitivo etc” è come dire “zoppia associata a una frattura di tibia”.
Ma poniamo pure che per “malattia giudicata irreversibile” ci si riferisca a qualsiasi malattia giudicata irreversibile ad eccezione di quelle che coinvolgono la sfera cognitiva.
Occorre ricordare che per ottenere l’adempimento alle disposizioni, e in particolare alla quarta (si ricorra alla sedazione profonda”) non è sufficiente che sussista una “malattia giudicata irreversibile”. La sedazione profonda è infatti per legge prevista se l’esito è infausto, cosa che non si può dire parlando di un 20enne con un diabete di tipo I.
Quindi, per non dare “false speranze” a un 20enne depresso con un diabete di tipo 1 che vuole morire, vi consiglio di cambiare la dicitura del vostro prestampato, aggiungendo proprio quello che prevede la legge, e cioè non scrivendo non semplicemente “malattia giudicata irreversibile”, ma ad esempio “gravi sofferenze causate da una malattia giudicata irreversibile”.

dispongo che:
- in caso di arresto cardio-respiratorio si pratichi la rianimazione cardiopolmonare □ SI □ NO

“in caso di arresto cardio-respiratorio” è inserito solo nel primo punto dell’elenco, quindi immagino che fosse vostra intenzione riferirlo solo a tale primo punto. È così? Lo chiedo perché se invece valesse per tutti i punti dovrebbe essere messo prima di andare a capo, nella stessa riga di “dispongo che:”.

- si pratichino forme di respirazione meccanica    □ SI □ NO

Dire semplicemente “no” alla ventilazione meccanica è troppo generico. Chi fa il testamento biologico e nega l’autorizzazione a certe pratiche mediche immagino lo faccia per evitare di soffrire. Se semplicemente gli si nega l’ossigeno quando ne ha bisogno, muore soffocato. E questa cosa non è compatibile con la volontà di non soffrire se non si specifica che prima di eliminare la ventilazione meccanica occorre eseguire la sedazione terminale (o “sedazione profonda”). Lo so, il cittadino può benissimo barrare “sì” alla voce sulla sedazione terminale, ma se si scorda di farlo? Verrebbe fuori uno scenario crudele e inaccettabile. Quindi la clausola della sedazione terminale dev’essere, secondo me, specificata nello stesso quesito. Ovvero la scelta non dovrebbe essere fra “sì” e “no”, ma fra

"si pratichino forme di respirazione meccanica"
e
"se necessario, si pratichi la respirazione meccanica solo per il tempo necessario a preparare la sedazione profonda, ed immediatamente dopo si pratichi la sedazione profonda e si interrompa la respirazione meccanica".

- si pratichino idratazione o nutrizione artificiali     □ SI □ NO

Vi invito a una riflessione simile alla precedente. Lasciar morire di fame e di sete una persona che ha compilato il testamento biologico allo scopo di non soffrire è una contraddizione. Anche in questo caso occorre specificare che prima di interrompere alimentazione e idratazione si deve eseguire la sedazione terminale.

- si ricorra alla sedazione profonda    □ SI □ NO

Prima di commentare questo punto attendo la vostra risposta alla precedente domanda che ho fatto riguardo all’andare a capo oppure no prima di “in caso di arresto cardio-respiratorio”. Premetto che se il layout è corretto così come l’avete scritto, allora barrando il “sì” a questa disposizione sul ricorso alla sedazione profonda, genericamente si dispone che venga attuata tale pratica solo nel caso in cui ci si trovi nelle condizioni espresse nelle prime righe di premessa del documento.

- si pratichi dialisi    □ SI □ NO
- si pratichino interventi di chirurgia d’urgenza    □ SI □ NO
- si pratichino trasfusioni di sangue    □ SI □ NO
- si somministrino terapie antibiotiche    □ SI □ NO

Commentando questi punti mi verrebbe di nuovo da fare un discorso simile ai precedenti sull’aggiunta della sedazione profonda, che per la verità non mi pare abbia senso non eseguire secondo l’opinione della persona che ritenga la propria vita ormai inutile. Tutto sta nel capire quando, secondo la legge (chiara? Non so), è plausibile autorizzare una persona a dichiarare una vita non più degna di essere vissuta.

13 settembre 2019

Petizione: STOP macellazione di animali ancora vivi e coscienti!



Un nuovo filmato girato in un macello in Lombardia mostra operatori che tagliano la giugulare degli agnelli senza prima stordirli; operatori che, per separare più in fretta la pelle dalla carne, sparano aria compressa sulle ferite delle loro zampe mentre sono ancora coscienti. Sei anni di inchieste di Animal Equality certificano che questa non è l’eccezione. È la regola È uno standard italiano.

In occasione dei controlli delle autorità le pratiche più crudeli vengono evitate e improvvisamente, per un giorno, si rispetta la legge. In tutti gli altri giorni è facile maltrattare gli animali senza doverne pagare le conseguenze, in macelli che non a caso sono fuori dai centri abitati, e i cui dipendenti hanno dovuto firmare contratti con clausole di riservatezza.
In questa segretezza di continua crudeltà e illegalità Animal Equality ha fatto qualche breccia coi suoi filmati. Ma informare le persone non basta. Si deve esercitare una pressione sui politici affinché migliorino le normative per quanto riguarda 4 punti:
  • Obbligo di telecamere a circuito chiuso negli allevamenti
  • Obbligo di stordimento prima dell'uccisione senza le attuali eccezioni
  • Aumento delle pene per chi viola le normative (perché una semplice multa non basta)
  • Controlli più frequenti e soprattutto a sorpresa.
A questo scopo ti invito a firmare la petizione.

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E se non l'hai ancora fatto, smetti subito di mangiare carne che proviene da allevamenti intensivi. E rifiutati di compratela. Non non comprarla per te, non per i tuoi parenti, non per i clienti del tuo bar, del tuo ristorante o chiosco, non per gli ospiti del tuo albergo o della tua casa di riposo, non per i commensali della cena di quartiere in piazza, non per la festa di compleanno tua o del tuo bambino. Rifiutati di essere complice di queste oscenità.

E dopo aver firmato...

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