29 dicembre 2020

La "stuprata" ammette la menzogna, ma lui rimane in carcere

Condivido e consiglio di condividere questo video perché dimostra qualcosa di cui la collettività è ancora poco cosciente (anche perché a nessun giornalista fa comodo parlarne): dimostra quanto un uomo, una volta diventato magistrato, si senta in una botte di ferro, sicuro che le probabilità di essere punito per un proprio errore sono talmente basse da non dover essere prese neanche in considerazione.
 
  
 
Ogni anno in Italia più di 1.000 persone vengono condannate ingiustamente al carcere. Sicuramente nella maggior parte dei casi si tratta di errori giudiziari.

Questo video parla di una cosa ancora più grave, e cioè di dolo.
 
Eros Ghiggia parla di un uomo condannato a 13 anni di carcere per stupro. La donna in un video (non sapendo di essere filmata) ammette di essersi inventata tutto in cambio di 50 mila euro.
Ciò nonostante nel processo di revisione il video non è stato preso in considerazione ed è stata confermata la condanna.

Nel suo canale Youtube Eros Ghiggia ha pubblicato altri video in cui sostiene tesi che non mi trovano per nulla d'accordo. Ma in questo caso, pur con un linguaggio sopra le righe, ha fatto un ottimo lavoro di denuncia.

28 dicembre 2020

Disabilitare il "Si stava cercando di aprire [...]" in Firefox

Quando nella barra di indirizzi del browser Mozilla Firefox si inserisce l'indirizzo di un sito ben preciso, si viene portati a quel sito e basta, normalmente.

Però a volte, per un meccanismo che non mi è chiaro, compare in alto una barra con su scritto

"Si stava cercando di aprire [indirizzo del sito] ?"

...E con la possibilità di cliccare su due soli bottoni: "Sì, apri il sito [...]" e "No, grazie".

Nessuna possibilità di cliccare su un bottone col quale predisponiamo la non apertura di questa fastidiosa e inutile barra. Inutile, sì, perché compare anche quando su quel sito ci sono già arrivato senza problemi. Fra l'altro, se vogliamo rifiutare l'offerta, non possiamo cliccare su un semplice "No", ma su "No, grazie". Firefox ti obbliga a ringraziarlo se non vuoi accettare quel suo inutile aiuto.

Fortunatamente esiste un modo per evitare che in futuro compaia quel riquadro. Ecco come fare:

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Nella barra degli indirizzi scrivi about:config e premi INIVIO

Comparirà una pagina che ti suggerisce di procedere con cautela, in quanto "la modifica delle impostazioni avanzate di configurazione può compromettere le prestazioni e la sicurezza di Firefox".

Clicca su "Accetta il rischio e continua".

Comparirà un'altra pagina che invita alla cautela, dove ci sarà scritto "La modifica di queste impostazioni può compromettere le prestazioni e la sicurezza di Firefox".

Clicca in alto su "Visualizza tutto".

Comparirà un elenco di impostazioni. Cerca la seguente stringa:

browser.urlbar.dnsResolveSingleWordsAfterSearch

(per farlo velocemente puoi evidenziare col puntatore del mouse tale stringa, copiarla con CTRL + C, recarti sulla pagina dell'elenco delle impostazioni, premere CTRL + F per far aprire la finestrella di ricerca, e premere CTRL + V per incollarvi il testo copiato; in questo modo verrà individuata ed evidenziata, nell'elenco, la stringa che stavi cercando)

Nella stessa riga che contiene quella stringa , sulla destra, è riportato il valore "1".

Fai doppio clic su "1". Così facendo comparirà il cursore che ti consentirà di scrivere un altro valore.

Scrivi 0 e premi INVIO

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Tutto qua. Non c'è bisogno di premere alcun tasto per salvare le impostazioni. Problema risolto.

Ho trovato questa soluzione in questo tread del forum di Mozilla Italia, spiegata in modo abbastanza stringato e l'ho riportata in versione super-dettagliata affinché potesse essere attuabile anche da chi non è granché informatizzato. Ho scritto questo articolo nel giorno stesso in cui mi sono stufato di quel fastidioso riquadro e ho cercato la soluzione, quindi non so se funziona sempre. L'utente del forum che lamentava il problema e poi ha applicato il metodo che gli è stato suggerito ha ringraziato dicendo che funzionava. Se col tuo browser non funziona, avvertimene nello spazio dedicato ai commenti.

17 dicembre 2020

Tifare per il protagonista cattivo di un film: brutto segno

Nota per gli attori e gli sceneggiatori: lo so che l'insegnante vi ha spiegato che non esistono personaggi cattivi, perché ogni personaggio crede di aver ragione in base ai suoi valori, ma questo articolo non parlo agli attori, parlo al loro pubblico.
 
Le persone nascono cattive o diventano cattive? Se ne discute abbastanza spesso, ma in realtà già sappiamo tutti la risposta: il comportamento di qualsiasi animale, essere umano compreso, dipende sia dalla genetica che dalle influenze ambientali. Fine della questione. Semplice semplice.

Altra questione è come reagiamo ai comportamenti deplorevoli degli altri. Solitamente reagiamo con un senso di repulsione e condanna, sperando in una punizione. Rimane a volte anche dello spazio per sperare in una rieducazione, se la nostra mente non è interamente occupata dall'odio verso i malvagi individui.

Può poi venire in mente il confronto fra noi e loro: ok, il malvivente è nato e ha vissuto in quell'ambiente losco, ma era davvero impossibile uscirne e cambiare vita? Io al suo posto, cos'avrei fatto?

E a questo punto si cerca di convincere sé stessi che noi, al suo posto, avremmo fatto di tutto, magari fin dall'età di 8 anni, per spostarsi dalla parte del bene, avendo naturalmente chiaro e innato il concetto universale di "bene".

Ma mi pare di aver trovato un indizio che fa pensare al contrario. Un indizio piccolo, intendiamoci, tutt'altro che una prova. Ma credo sia abbastanza suggestivo.

Pensiamo ai romanzi, ai film e alle serie. Classicamente hanno protagonisti positivi, per i quali è normale che il lettore o spettatore parteggi.

Ci sono però storie che hanno come protagonisti dei malviventi. Personaggi che in alcune situazioni dimostrano di nutrire buoni sentimenti (ad esempio l'amore nei confronti di un proprio familiare o di un amico, o di un cane, etc), ma che sempre malviventi sono. Personaggi che nessuna persona onesta sarebbe contenta di veder materializzati nel mondo reale.

Cosa accade nella testa dello spettatore in questi casi?

Anche quando il protagonista è un personaggio negativo, solitamente lo spettatore tifa per lui.

E la gente accetta questo fenomeno come normale ed accettabile.

Penso anch'io che sia "normale", nel senso che il nostro cervello, purtroppo, funziona così: tende ad affezionarsi a una persona o a un personaggio e mettendo in secondo piano l'eticità dei suoi comportamenti.

Ma non penso sia accettabile. Cioè ritengo che questo sia un brutto segno che incontriamo se intraprendiamo una ricerca finalizzata a capire quanto libera sia una persona di stare dalla parte del bene o del male.

Tu sostieni che da bambino saresti scappato di casa se avessero provato a educarti al crimine, però adesso, da adulto, dopo aver vissuto in un ambiente sano ti bastano pochi minuti davanti a uno schermo per affezionarti a un essere supermalvagio e tifare per lui?

Mi pare un po' contraddittorio.

Una possibile obiezione potrebbe essere:

"Una cosa è la vita reale, e un'altra è un film"

Lo so. Infatti non sto dicendo che dopo aver guardato il film che ha come protagonista un essere spregevole  tu nella vita reale diventi come lui. Tutto è in proporzione. In questo caso si tratta di un'esperienza "miniaturizzata", che avviene solo davanti allo schermo, con te adulto e con un certo background, e per un numero molto limitato di minuti rispetto al numero di ore in cui lo schermo è spento e stai facendo altro. Ciò nonostante, nei momenti in cui segui la storia, in quella "mini-esperienza", tu diventi un "mini-malvivente", perché speri che il cattivo non muoia, non venga arrestato, riesca nei suoi intenti, etc. Da dove viene quella speranza? Perché non è lo stesso quando in TV raccontano la storia di un criminale latitante, che speri venga arrestato? La differenza sta nel fatto che guardando un film tu ti cali in quella storia. E non è questione di realtà o fantasia. Non c'entra questo aspetto. Nel momento in cui lo spettatore è coinvolto e decide per chi tifare, il cervello si dimentica completamente del fatto che si tratti di fantasia. Si comporta come se quella fosse la realtà. Dunque perché hai accettato di affezionarti a quel tremendo personaggio anziché sperare che abbia quello che si merita? Perché il tuo cervello tende ad affezionarsi di più al personaggio che al bene. Così come normalmente nella vita reale, quando sei giovanissimo, più che affezionarsi all'etica preferisce affezionarsi ai tuoi genitori che ti spiegano come spacciare cocaina e diventare in futuro il capo spacciatore della zona. E ti insegnano un altro concetto di "bene", decisamente più relativista e autoreferenziale.

Il consiglio che ti do, e che potrebbe anche esserti utile allo scopo di non cadere nella tentazione di affezionarti nella vita reale a una persona di grande fascino, ma dal comportamento eticamente inaccettabile, è il seguente:

Quando guardi un film o una serie o leggi un romanzo, fa' che suoni un campanello d'allarme nella tua testa se ti accorgi che stai parteggiando per il cattivo. Anche seguendo una storia di fantasia, parteggia sempre per quello che secondo te nella vita reale rappresenta il bene.

Prendila come una palestra mentale, che ti serve a mantenerti eticamente integro e incorruttibile.

Se non vuoi farlo perché altrimenti in quel paio d'ore non ti godi il film, allora non biasimare i criminali che sono stati educati a spacciare e sparare per i primi lunghi anni della propria vita.

Ho riflettutto su tutto questo guardando la serie Suburra. Mi sono accorto che mi stavo affezionando ai protagonisti, personaggi che non hanno il diritto di stare al mondo. Attualmente sono all'inizio della terza serie, e pur a fatica ho deciso: spero vengano arrestati o ammazzati tutti.

02 dicembre 2020

Non dire a Facebook o Youtube di nutrire il troll

Oggi Roberto Saviano ha scritto un post sulla ingiusta condanna a morte del ricercatore svedese Ahmadreza Djalali, condannato a morte in Iran.

Un troll ha così commentato:

E per Regeni? E i nostri pescatori siciliani?
Dove eri?
Non scordiamoci dei nostri connazionali...va....

Oltre al fatto che quel commento stupido in quanto benaltrista, trovo molto triste il fatto che il suo autore abbia fatto una ricerca, abbia in seguito detto di aver controllato e verificato che Roberto Saviano aveva parlato di Regeni, e ciò nonostante anziché chiedere scusa e cancellare il commento abbia continuato a difendersi dicendo che voleva portare all'attenzione di tutti il caso di quel povero ragazzo. Senza capire che trattando una buona causa nel luogo sbagliato, nel momento sbagliato e aggiungendo pure una menzogna, si contribuisce zero a quella buona causa. Anzi, dovendo proprio dire se quella causa ci guadagna o ci perde, direi che ci perde.

Tutto questo è facile da capire.

Ma se è facile da capire significa che il commentatore in questione, non avendolo capito da solo, è molto, molto stupido. E di conseguenza rispondergli è inutile. Non solo: è dannoso.

Perché dannoso?

Per un motivo in più rispetto a quello per il quale esiste il famoso detto "Don't feed the troll" (cioè "Non alimentare il troll")

In questo caso si dovrebbe dire, più precisamente, "Don't let Facebook feed the troll" (cioè "Non fare sì che Facebook alimenti il troll").

Infatti Facebook automaticamente mette in risalto i commenti "più rilevanti". Dove per "più rilevanti" si intende quelli che hanno ricevuto più reazioni e più risposte.

Quando un commento è stupido più di tanto, prendi esempio da Roberto Saviano: non far sentire importante il commentatore, e non fare in modo che Facebook gli dia visibilità. Cioè non cliccare sulle reazioni, né rispondi, anche se ti prudono le mani. Tanto una persona che scrive un commento del genere (come confermato anche stavolta) è improbabile che sia disposto a fare autocritica e chiedere scusa. Evita di dare visibilità ai troll, volontari o involontari che siano. Fallo anche per gli altri lettori, che così non avranno la sfortuna di leggerlo.

Stessa cosa per un video stupido su Youtube: dato il funzionamento dell'algoritmo di Youtube che ne decreta la maggiore o minore visibilità, sappi che aumenti la sua visibilità guardando il video, scrivendo un qualsiasi commento, cliccando "mi piace" e (lo so, potrà sorprenderti) anche cliccando su "non mi piace".
Stessa cosa vale per la visibilità di un commento stupido a un video su Youtube: gli conferisci visibilità se clicchi su una reazione o se inserisci un commento ramificato sotto di esso.

Insomma, quando hai voglia di dire a uno scemo "Pensa, prima di parlare!"... ricorda di farlo anche tu, anche se per motivi diversi.

01 dicembre 2020

Ricetta medica non ripetibile: non obbligatori carta intestata e timbro

Un medico ti dice che non può farti la ricetta per acquistare un farmaco, perché non ha con sé il ricettario né il timbro. Una motivazione che di primo acchito potrebbe sembrarti plausibile. Ma è davvero così?

Il fatto che siamo abituati alle ricette mediche scritte su un foglio di un certo formato (solitamente A5, cioè metà del comune foglio da stampante A4), foglio che proviene da un blocchetto in cui è stata stampata dal tipografo un'intestazione ("carta intestata"), in fondo al quale la firma del medico si mischia all'impronta di un timbro non significa che esista una normativa secondo cui una ricetta debba avere queste caratteristiche.

Quello che a volte neanche il medico non sa è che carta intestata del blocchetto + timbro non sono nulla di obbligatorio.

Solo ciò che è stabilito dalla legge è obbligatorio, e alla legge il farmacista dovrà attenersi. Fortunatamente, al contrario di quanto appena detto per il medico, è molto più difficile che un farmacista ignori la normativa in merito, perché se rifiuta di dare un farmaco a un paziente che presenta regolare ricetta rischia sanzioni piuttosto gravi.

Dunque, al di là della prassi, che ha unicamente valore pratico ed estetico, quali sono davvero, le caratteristiche che deve avere una ricetta non ripetibile per essere valida ai fini dell'ottenimento di un medicinale in farmacia?

Le elenco qui sotto, con relativo riferimento normativo.

  • Codice fiscale del paziente
 (D.lgs 219/2006, art. 89, comma 4)
  • I seguenti dati del medico apposti con timbro oppure stampati:
    • Nome e cognome del medico
    • Eventuale struttura di cui il medico è dipendente
  • Data
  • Firma
  • Eventuali dati relativi all'esenzione dal pagamento

(D.lgs 219/2006, art. 89, comma 5)

Da notare come il nome e il cognome del paziente non sono obbligatori, mentre il codice fiscale lo è. Nella mia esperienza accade invece che nome e cognome vengano sempre scritti, con omissione del codice fiscale, omissione che comporta una sanzione da 300 a 1.800 euro (D.lgs. 219/2006, art. 148, comma 9)!

Chi non ci crede può controllare sul sito dell'Agenzia del farmaco, e più precisamente a questa pagina.

Conclusione: per fare una ricetta non ripetibile le uniche cose necessarie sono un pezzo di carta di qualunque misura (la normativa non parla di formati del foglio), una penna e, in mancanza di timbro e carta intestata, una stampante collegata a un computer funzionante... reperibili ad esempio in casa propria o in copisteria.

15 novembre 2020

L'abolizione del reato di ingiuria è antidemocratico

Dal 2016 il reato di ingiuria non esiste più: l'ingiuria, da illecito penale e civile, è diventato illecito civile solamente.

Cioè l'unica punizione per chi offende qualcun altro è essere condannati a sborsare dei quattrini a titolo di risarcimento (sempre che l'offeso gli faccia causa e la vinca). Quanti quattrini?

- dai 100 a 8.000 euro se l'ingiuria è una semplice offesa, tipo "cornuto" o "imbecille"

- dai 200 ai 12.000 euro se consiste nella falsa accusa su un preciso fatto disdicevole (tipo "sei stato tu a rubarmi il portafoglio" o "hai una relazione con un boss mafioso"

Lo scopo di questa degradazione a illecito civile (e di vari altri provvedimenti simili) era far fronte al problema dell'ingolfamento dei tribunali, vista l'alta litigiosità degli italiani (e, aggiungo io, vista la lentezza della nostra super-burocratizzata giustizia).

Comprensibile, ma non giustificabile.

Sarebbe stato più razionale un "liberi tutti": stabilire che l'ingiuria non è illecita affatto, e che quindi chiunque può ingiuriare chi vuole senza conseguenze, partendo dall'assunto secondo cui l'ingiuria non è poi un gran male, e d'altra parte se qualcuno ti offende puoi sempre punirlo ri-offendendolo.

Una roba inaccettabile in un paese civile, ma comunque meno ingiusta della disuguaglianza che si è creata.

Quale disuguaglianza?

La depenalizzazione dell'ingiuria contibuisce a creare cittadini che possono sentirsi libere di offendere e cittadini che non possono. Queste due categorie di cittadini sono rispettivamente quelle economicamente benestanti e quelle economicamente disagiate: un tizio molto ricco si trova adesso nella posizione di poter ingiuriare una persona comune senza timore, perché a lui magari fa il solletico una spesa di 12.000 euro + spese processuali.

Fra l'altro, come già detto, 12.000 euro è la cifra massima, e in realtà nella maggior parte dei casi il risarcimento deciso dal giudice si aggira verosimilmente sui 500 euro (per alleggerire il carrozzone giudiziario i giudici spesso agiscono con lo scopo di scoraggiare le azioni giudiziarie, stabilendo risarcimenti bassi a favore di chi ha intentato una causa per un fatto "a cui si potrebbe passar sopra".

...Non capendo che:

- ciò innesca un ulteriore meccanismo, quello delle persone che si comportereanno nel totale non rispetto degli altri immaginando (nella maggior parte dei casi a ragione) che la vittima dell'offesa non farà mai causa; bisogna qui osservare che sì, anche in sede penale il processo può essere lungo e da questo punto di vista fare meno paura, ma il deterrente di sporcarsi la fedina penale è molto maggiore rispetto a dover pagare una somma di denaro, e per questo motivo, anche in assenza di testimoni, una persona nell'ordinamento precedente era molto più disincentivata a offendere; a proposito di testimoni, in entrambi i casi possono esserci tesimoni falsi, ma testimoniare il falso in un processo penale ha conseguenze più gravi rispetto al testimoniare il falso in un processo civile, motivo in più che prima disincentivava una persona a testimoniare il falso a differenza di adesso;

- una società in cui si è liberi di insultare genera due categorie di persone anche dal punto di vista emotivo: proprio come per la forza fisica, ci saranno quelle più deboli, magari già tendenti alla depressione, che non riescono a difendersi efficacemente, e i bulli, abili nell'offendere, che non solo non verranno puniti, ma si sentiranno gratificati ogni volta che avranno rovinato la giornata a una persona umiliandola.

La depenalizzazione dell'ingiuria ingiuria è fortemente ingiusto e antidemocratico. Spero che prima possibile uno dei nostri governi faccia un passo indietro e ripristini una punizione uguale per tutti per un comportamento quantomai sottovalutato.

12 novembre 2020

Il mio amico web-marketer e copywriter Valerio Conti

Quando apprezzo un professionista per l'ottimo lavoro che fa può capitare che lo scriva qui. Ecco, lo scrivo qui: il mio amico Valerio è bravo bravone.

L'ho conosciuto come esperto di email marketing (rigorosamente rispettoso della normativa sulla privacy) e in seguito come copywriter (cioè esperto di scrittura persuasiva).

Oltre a lavorare come marketer e copywriter insegna queste materie vendendo corsi online. Anni fa per uno dei suoi manuali ha ingaggiato me affinché gli prestassi la mia voce, trasformando un testo in audiocorso.

I suoi insegnamenti sono dedicati soprattutto alle persone che vogliono pubblicizzare e vendere online manuali, video didattici, consulenze. Si tratta di insegnamenti completi, in cui educa il creatore di un servizio o prodotto anche a organizzare la propria agenda affinché, anche partendo da zero, possa iniziare un'attività comerciale di successo mettendo a disposizione dei clienti le proprie conoscenze e competenze. È infatti importante evitare di pianificare continuamente senza mai fare qualcosa davvero, e tanti liberi professionisti hanno un grande bisogno non solo di capirlo, ma di avere qualcuno che li aiuti a smuoversi da questa stagnazione.

Già leggendo i messaggi della sua newsletter puoi farti un'idea dello spirito con cui lavora e della sua bravura comunicativa; se il suo stile ti piace, può essere una prima fonte di ispirazione. Stessa cosa vale per la lettura degli articoli del suo blog.

Una peculiarità di Valerio è la sua contrarietà al modo di comunicare di molti guru del web marketing: comunica con i suoi lettori in modo del tutto diverso... lui lo chiama proprio "approccio contrario".

Certo apprezzo anche cosa dice, non solo come lo dice. Il suo blog è straricco di contenuti utili, spesso con training passo-passo per raggiungere un obiettivo, e offre a dir poco un'ottima infarinatura iniziale su email marketing, copywriting e infopublishing.

11 novembre 2020

Flickr: spazio web gratis per immagini con loro link naturale

Esistono vari siti che offrono la possibilità di caricare immagini e creare gallerie gratuitamente. Famosissimo è ad esempio Google Foto.

E che dire della funzione di embedding?

Per la maggior parte delle persone il concetto di embedding è più facile da capire se si pensa ai video: se un filmato è stato caricato suYoutube, Facebook, Vimeo e altre piattaforme, queste offrono la possibilità di visualizzarli non solo sui rispettivi siti Youtube.com, Facebook.com, etc, ma anche su un qualunque sito o blog previa inserimento di un codice che fa comparire una sorta di "finestra" sulla piattaforma in cui sono stati fisicamente caricati. Ad esempio il video che vedi qui sotto non si trova fisicamente sulla piattaforma che ospita questo blog, ma su Vimeo:

Stessa cosa si può fare per le immagini. Verrebbe da pensare che Google, che non si fa problemi a far fare l'embedding dei filmati di Youtube, piattaforma di cui è proprietaria, non si faccia problemi neanche a far fare l'embedding delle immagini che ospita su Google Foto. E invece non è così.

Su Google Foto non si riesce a ricavare, delle immagini caricate, il link naturale, cioè l'URL che termina col nome del file dell'immagine residente sul sito. Se si clicca col tasto destro su un'immagine si viene portati a una pagina che raffigura sì l'immagine a tutto schermo, ma il cui URL non termina con l'estensione JPG, né GIF, né altra estensione tipica di un file immagine. Per questo a un certo momento mi è risultato impossibile effettuare l'embedding delle immagini di Google Foto (prima invece l'embedding funzionava anche inserendo il link non naturale che ricavavo... ultimamente dev'essere cambiato qualcosa).

Con Flickr invece questo problema non si verifica. Ricavare il link naturale dell'immagine non è proprio immediato, ma è comunque possibile con pochi clic. Ecco come fare:

  • Clicca sull'immagine
  • Clicca sull'icona di dowload
  • Seleziona "Vedi tutte le dimensioni"
  • Seleziona la dimensione che fa al caso tuo, se sono disponibili più dimensioni
  • Clicca col tasto destro sull'immagine che si apre e poi col tasto sinistro su "Copia indirizzo immagine" (o voce analoga)

A questo punto hai memorizzato negli appunti la URL naturale dell'immagine, come puoi verificare portandoti su un qualunque file di testo e usando il comando "incolla" (CTRL + V).

Nota: il regolamento di Flickr prevede che nella pagina web in cui incorpori l'immagine tu riporti un link di ritorno a Flickr.

24 ottobre 2020

Bilancia di precisione: controlla se funziona bene!

In questo articolo parlerò dell’importanza di verificare la buona funzionalità di una bilancia che il produttore ha presentato come “di precisione”, cioè adatta a pesare frazioni di grammo.

Una bilancia del genere, se funziona male, può crare problemi se viene usata per pesare materiali preziosi oppure per dosare un medicinale o una droga. 

Un esempio di bilancia presentata come “di precisione” che funziona male è quella che comprai online l'hanno scorso. Nella pagina di vendita c’era scritto, fra l’altro: “bilancia digitale 0,1g/3 kg”. La barra era ovviamente un errore, e il venditore voleva esprimere ciò che si esprime col trattino, cioè voleva dire che con questa bilancia si possono pesare oggetti che vanno da 0,1 grammi a 3 chilogrammi.

Se viene dichiarato che può pesare oggetti a partire da 0,1 grammi, si deduce che il suo margine di errore sia di mezzo decimo di grammo. E invece no: lo stesso venditore, rispondendo a una domanda di un utente, ha detto che il margine di errore della bilancia è di mezzo grammo. Verrebbe allora da pensare che il problema è solo nell’errata dichiarazione, e che se mi serve una bilancia con un margine di errore di mezzo grammo, questa bilancia andrà bene.

Ma non è assolutamente così, perché c’è un altro problema, ancora più importante.

Se metto sul piatto della bilancia un insieme di oggetti che totalizzano un peso di molti grammi, almeno in questo caso ci si dovrebbe aspettare che la bilacia sia affidabile. È così, ma solo se questi oggetti ce li appoggio tutti insieme. Diversamente accade se li appoggio uno alla volta.
Ho provato ad appoggiare sulla bilancia dei cartoncini, ognuno del peso di circa 0,3 g, e la bilancia non percepiva nessun aumento del peso. Ho continuato ad aggiungere cartoncini; ne ho aggiunti in tutto 34, per un totale di 10 grammi, e il display della bilancia segnava sempre zero. 

Ho notato che la cosa cambia se ad esempio faccio cadere uno di questi oggetti da un’altezza maggiore, perché l’accelerazione gravitazionale aumenta la forza d’impatto, quindi il sensore viene attivato e il peso dell’oggetto viene rilevato (non so con quale precisione,  ma almeno viene rilevato). Ho anche notato una variabilità a seconda che io faccia passare alcuni secondi fra la posatura di un oggetto e l’altro oppure o no.

Ricordate che se avete una bilancia difettosa potrebbe capitarvi di pesare un insieme di oggetti o varie quanttà di sostanze ottenendo valori diversi a seconda dell’altezza da cui cui li fate cadere, oppure a seconda del fatto che quando li poggiate sul piatto della bilancia tocchiate con le dita il piatto, esercitando quindi una leggera pressione, oppue a seconda di quanti secondi o frazioni di secondo sono trascorsi dalla posatura dell’oggetto precedente e quello successivo.

Possiamo immaginare le conseguenze in termini di fraintesi o liti che potrebbero emergere nel caso di compravendita di materiali preziosi o in termini di effetti delle droghe se il drogato ad esempio crede di assumere mezzo grammo di qualcosa e invece ne assume due grammi e mezzo.

Nel caso di questa bilancia mi sono accorto che si può mettere una parziale pezza su questo problema quando si deve pesare un solo leggerissimo oggetto: lo si mette sul piatto e poi, se il display segna zero, lo si toglie, osservando che il display segna un numero negativo. Il valore assoluto di quel numero è il peso dell’oggetto.

Ma rimane il fatto che una bilancia che si comporta così non è affidabile e, quel che è peggio, l’utente può almeno inizialmente non accorgersi della sua inaffidabilità. Anche perché nel momento in cui sto scrivendo questo articolo il modello di bilancia che avevo acquistato ha avuto per la maggior parte recensioni molto positive (o forse molte di esse sono recensioni false? Boh).
Magari è un buon modello, e per puro caso ne ho ricevuto un esemplare guasto. Non voglio fare il processo al venditore o al modello di bilancia. Voglio semplicemente consigliarvi, se avete acquistato una bilancia elettrica di precisione, di testarla seguendo questi arrorgimenti:

- ponete sul piatto numerosi oggetti di peso leggermente inferiore rispetto al margine di errore dichiarato dal produttore;

- non appoggiateli sul piatto, altrimenti eserciterai con le tue dita una pressione sul piatto: falli cadere da una piccola altezza, massimo 1-2 centimetri dal piatto;

- fate passare almeno 2 secondi fra la posatura di un oggetto e l’altra.

Una volta che gli oggetti posati di sicuro avranno raggiunto abbondantemente un peso che la bilancia dovrebbe rilevare, osservate il display. Se il peso segnalato è zero, sapete già che la bilancia è difettosa. Se è diverso da zero, ripetete la prova, stavolta però mettendo sul piatto tutti quegli oggetti insieme. Se il peso che compare sul display è diverso da quello segnalato in precedenza, allora la bilancia è difettosa.

Aggiornamento: ho visitato la pagina di vendita di un’altra bilancia, anche quella presentata come "di precisione", che aveva 1235 recensioni, con una media di 4 stelle e mezzo su 5. Un commentatore fra quelli che avevano dato una stella ha lamentato lo stesso difetto di cui ho parlato qui. Mi sa che è un difetto più diffuso di quello che si pensa, e la gente non ci fa caso. A maggior ragione sono contento di aver pubblicato questo post.

23 ottobre 2020

No, quell'articolo scientifico non dice che le mascherine sono inutili

Pochi giorni fa un tizio ha pubblicato su Facebook e su un blog un commento a questo articolo scientifico, sulla base del quale affermava in sostanza l'utilità delle mascherine di qualunque tipo per la protezione dalla infezioni. Affermava che quindi secondo la scienza evidence-based, le mascherine non servono contro la diffusione del covid.

Ma è davvero così?
No.

Questo tizio, che nel momento in cui sto scrivendo purtroppo ha su Facebook 12.583 persone che lo seguono, ha tradotto in italiano la parte dell'articolo che riguarda le mascherine (beh, in realtà non tutta quella parte... vedi sotto). Ho revisionato la traduzione, corretto qualche errorino e reso meglio alcune parti; le parti che aveva evidenziato usando il maiuscolo le ho riportate in minuscolo grassetto, e ho eliminato le note, per una più comoda leggibilità.

Ecco la traduzione revisionata (e completata)...

Nella nostra analisi sistematica abbiamo identificato 10 studi controllati randomizzati che riportano la misurazione dell’efficacia delle mascherine nel ridurre le infezioni di virus influenzale confermate in laboratorio all’interno di un gruppo, basandoci sulla letteratura disponibile dal 1946 al 27 luglio 2018. Nell’insieme dei dati analizzati non abbiamo trovato una riduzione significativa nella trasmissione dell'influenza con l'uso di mascherine (RR 0.78, 95% CI 0.51–1.20; I2 = 30%, p = 0.25).
Uno studio ha misurato l'uso di mascherine tra i pellegrini provenienti dall'Australia durante il pellegrinaggio Hajj e non ha riportato differenze significative nel rischio di infezione da virus influenzale confermata in laboratorio tra il gruppo di controllo e il gruppo che usava mascherine.
Due studi in ambienti universitari hanno valutato l'efficacia delle mascherine per la protezione primaria monitorando l'incidenza dell'influenza confermata in laboratorio tra i residenti delle sale studentesche per 5 mesi. La riduzione complessiva dei casi di sindrome simil-influenzale o di influenza confermati in laboratorio nel gruppo che usava la mascherina non era significativa in nessuno degli studi.
I quadri nei 7 studi condotti su famiglie erano leggermente diversi: in 1 studio sono state forniti mascherine e respiratori P2 esclusivamente per i contatti domestici, un altro studio ha valutato l'uso della mascherina come strumento di controllo della fonte esclusivamente su persone infette e negli studi rimanenti sono state fornite mascherine sia alle persone infette che ai loro stretti contatti. Nessuno degli studi sulle famiglie ha riportato nel gruppo con mascherina una riduzione significativa delle infezioni da virus influenzali secondarie confermate in laboratorio.
 
[Qui c'era una frase che il tizio ha saltato (vedi più avanti), passando direttamente al paragrafo successivo]
 
Le mascherine mediche monouso (note anche come mascherine chirurgiche) sono strumenti poco aderenti studiati per essere indossate da personale medico per evitare contaminazione accidentale delle ferite dei pazienti e per proteggere chi la indossa da spruzzi di fluidi corporei. Vi sono pochi studi sulla loro efficacia nel limitare la trasmissione del virus influenzale sia se indossate da persona infetta per controllo della fonte o indossata da persona non infetta per ridurre l’esposizione. La nostra revisione sistematica non ha rilevato alcun effetto significativo delle maschere per il viso sulla trasmissione dell'influenza confermata in laboratorio.
 
Quanto alla suddetta frase saltata, dato che non l'ha tradotta lui lo faccio io di seguito:

La maggior parte di studi erano limitati per via della limitata dimensione del campione, ed inoltre alcuni studi hanno riportato scarsa aderenza nel gruppo di chi usava la mascherina.

Inoltre la parte dell'articolo che parla delle mascherine, a differenza della traduzione del tizio, non finisce qui. E visto che non l'ha tradotta lui, la traduco io, evidenziando in grassetto le parti riguardanti il tema in esame:

Non abbiamo considerato l'uso dei respiratori nella comunità. I respiratori sono maschere dalla tenuta stretta in grado di proteggere dalle particelle fini e dovrebbero fornire una migliore protezione dall'esposizione al virus dell'influenza quando indossate propriamente, per via di una maggiore efficienza di filtraggio. Comunque i respiratori, come le mascherine N95 e P2, funzionano al meglio quando viene fatto il test per la tenuta, e queste maschere saranno fornite in numero limitato nel corso della prossima pandemia. Questi dispositivi specialistici dovrebbero essere riservati, per quello che le forniture consentono, all'uso negli ambienti sanitari o a particolari sottogruppi della popolazione come immunodepressi, operatori di primo soccorso e persone che lavorano per la comunità in situazioni critiche.

In ambienti economicamente non agiati è più probabile che vengano usate le maschere in tessuto riutilizzabili che quelle chirurgiche per via del costo e della disponibilità. Comunque ci sono pochi dubbi sull'uso delle mascherine, ad esempio su chi dovrebbe usarle e quanto a lungo dovrebbero essere usate. In teoria il contagio dovrebbe essere ridotto al massimo se indossano la mascherina sia le persone infette che coloro che le circondano, ma il problema potrebbe essere l'aderenza di queste ultime. L'uso appropriato delle mascherine è essenziale in quanto l'uso improprio potrebbe aumentare il rischio di contagio. Perciò sono anche necessari l'educazione all'appropriato uso delle mascherine e all'appropriato smaltimento dopo che sono state usate, inclusa l'igiene delle mani.

Ho anche chiesto un commento nella pagina Facebook "A favore della scienza". Riporto i punti importanti delle risposte che ho ricevuto, e di cui ti invito a tenere conto non solo per l'argomento in questione:
 
Spesso review e metanalisi sono basate su pochi lavori (anche se ciascuno di essi può riportare molti dati) perchè ci si trova all'inizio degli studi di settore, come nel caso in esame, e ci si limita a prendere i pochi disponibili. A sua volta la review o la metanalisi guidano nelle ricerche successive.
  • Se in un articolo viene scritto che non è stata trovata una data efficienza per un dispositivo perchè lo stesso viene usato male, ciò implica che non è il dispositivo che non va bene, ma l'uso che se ne fa.
  • Se poi anche le misure hanno qualche bias (es. nel caso in esame sono state fatte in larga parte in un gruppo di individui non infetti), a maggior ragione non stupisce che l'effetto osservato sia nullo o modesto. Questo non significa che quel dispositivo non serva.
  • Gli studi della metanalisi in questione non rappresentano minimamente la situazione attuale, cioè quella di una pandemia con cui è necessario convivere per un paio d'anni, una pandemia di un virus particolarmente contagioso. 
  • È sempre bene controllare chi condivide certe cose. Spesso chi ha interesse a riportare una certa narrazione, anche se è infondata, fa volontariamente o involontariamente delle traduzioni erronee o parziali.
La validità di quest'ultimo punto è particolarmente evidente nel caso del tizio che ha effetuato la parziale traduzione, considerata la stupida quanto pericolosa deduzione su riportata e l'irresponsabile conclusione (ha detto che le mascherine non contrastano per niente il contagio dei virus influenzali e non servono per proteggere sé stessi né gli altri, e che possiamo mettercele perché siamo obbligati, per paura o per gusto estetico, ma sono inutili per il covid).
 
E dato che può non essere facile come sembra interpretare i risultati di un articolo scientifico, se una notizia scientifica vi pare troppo rivoluzionaria fatevi venire un dubbio. Chiedete, come ho fatto io, a persone in grado di leggere una ricerca e trarne le corrette conclusioni. Non a sedicenti scienziati solitari contro la dittatura sanitaria cattiva, non a pagliacci complottari, non a tizi che di continuo tuonano contro la medicina ufficiale, o mainstreem, che poi è l'imperfetta ma almeno metodica medicina scientifica.

21 ottobre 2020

Se il papa è tardo va tutto bene, lui può (su unioni civili dei gay e su qualsiasi cosa)

Attenzione: consiglio di leggere l'articolo a partire dall'aggiornamento in fondo. Oppure di tenere conto che tutto questo è frutto di un frainteso. In altre parole è una bufala. E anche se non fosse una bufala direi che... (buona lettura)...

Poco fa ho visto condividere da una mia amica su Facebook il link di un post della pagina "Che tempo che fa", che riportava le seguenti dichiarazioni che Papa Bergoglio ha detto oggi:

"Le persone omosessuali nel mondo hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo.
Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo".
 
Siccome nutro grandi dubbi che il Papa abbia cambiato idea sull'argomento proprio oggi, e immagino pensasse tutto questo da molto tempo, tipo da sempre, ho commentato così:
 
Diventato papa: 2013
Chiesto legge su unioni civili: 2020 (a 4 anni da quando è stata varata)
 
L'amica ha risposto così:
 
Meglio tardi che mai, diciamo così. Siamo tutti figli dello stesso mondo
 
Colgo l'occasione per dire cosa penso della prima di queste due frasi (sorvolo sulla seconda, che... eeeh?!), riferendomi non solo alla questione del giorno (beh, "del giorno" secondo Bergoglio), ma su qualsiasi questione su cui lui o qualunque papa passato o futuro ha rilasciato o rilascerà aggiornamenti su cosa piace e cosa non piace a Dio.

Se senza avvertire e senza un valido motivo un dipendente di una qualunque ditta ritarda nel presentarsi sul posto di lavoro di 2 ore, normalmente viene redarguito. Poco importa se si tratta di una ditta piccola, poco importa se il lavoro di quel dipendente ha un impatto su un numero minimo di persone, e poco importa se il suo stipendio è basso.

Invece se il Papa, che ha un impatto sulle convinzioni e quindi sulla vita di milioni di persone, che riceve milioni di euro all'anno, può ritardare 7 anni non dico a mettersi in macchina e fare 15 km per andare a lavorare, ma accendere il microfono e dire una o due frasi per un totale di 30 secondi scarsi (mi sono cronometrato mentre leggevo il testo su riportato, imitando il Papa con la sua voce lenta e le pause che fa di solito).

E tutti ad applaudirlo perché ha detto una cosa che si sapeva già, tutti ad applaudirlo perché finalmente quella cosa l'ha capita pure lui. Il commento più severo che può fare un suo simpatizzante è "meglio tardi che mai".

Devo dire che il modo in cui molte persone si rapporta al Papa somiglia al modo in cui si rapporta a Dio, che somiglia al modo in cui i tifosi si rapportano alla loro squadra di calcio, ma ancora di più a come si comporta una persona rapita colpita dalla sindrome di Stoccolma. Difesa a oltranza senza se e senza ma. O con dei "se" e dei "ma" che farebbero vergognare il più supercazzolaro dei politici.

Tutto questo da un lato fa pensare a un grande amore o attaccamento, ma dall'altro ricorda un film in cui i personaggi fanno un compassionevole complimento di circostanza a un disabile mentale.

Ho detto "film" perché è ovvio che il disabile mentale non lo è affatto, sta solo recitando, e il suo essere ritardato è una strategia politica che di religioso non ha nulla, assolutamente nulla, mai.

Ah, dimenticavo...

Fatto legge che consente le unioni civili nello Stato Vaticano: mai.

Aggiornamento: il Vaticano ha fatto sapere che le parole del Papa considerate rivoluzionarie sono state fraintese in quanto estrapolate da un'intervista e incollate insieme a sproposito. Il Papa no, non auspica leggi che permettano il matrimonio omosessuale.

14 ottobre 2020

I titoli più scemi? Sono quelli che iniziano con domande insensate.

Penso il concetto sia chiaro.

Ma chiarisco ulteriormente. Una domanda può essere abbreviata. Tipo: "Un caffè?" significa "Vuoi un caffè?".

E si capisce. Se mi chiedi "Un caffè?" io capisco che c'è il "vuoi" sottinteso.

Ma i titolisti dei giornali, colpevoli di scrivere titoli come quello di questo articolo, scrivono domande che sottintendono qualcosa che non si capisce. Lo si capisce solo quando leggiamo la risposta.

Tipo: 

"Le banane? Vengono dal sud-est asiatico."

Finché non leggi la risposta non capisci la domanda. Quindi è una domanda che fa montare la rabbia.

"Le banane?"

Eh. Le banane. E allora, che ti devo rispondere? Sono gialle. Si mangiano. Si rubano infilandole nelle maniche. Le banane cosa? Non so che diamine vuoi sapere. Spiegati meglio. Ah, volevi sapere da dove vengono. Bene. L'ho capito dalla tua risposta.

So già che qualcuno muore dalla voglia di dirmi "Ma è una domanda che non abbisogna di una risposta! Si chiama domanda retorica!".

No, non è una domanda retorica. La domanda è retorica quando dalla domanda l'interlocutore capisce la risposta. Nel caso di fattispecie non si capisce un bel niente. C'è uno che fa le domande senza senso, si dà una risposta e pensando di esser fantasimpa e invece è uno che stimola la voglia di prenderlo a pedate nel sedere fino alla scuola primaria.

Ma non è che questa formula serve per  abbreviare?

Ma abbreviare cosa?

"Le banane vengono dal sud-est asiatico"

Se ci aggiungi un punto interrogativo e una lettera maiuscola non accorci. Allunghi. Fra l'altro i titoli scritti dalle persone normodotate non hanno il punto in fondo. E invece quelli che iniziano con le domande insensate spesso hanno il punto in fondo, tanto per dare l'idea che stiamo leggendo un discorsetto (mentre il titolo dovrebbe solo indicare l'argomento dei discorsetti che stanno sotto), quindi altro allungamento.

E insomma questa è uno dei sintomi della pseudo-titolosi diffusa fra i titolisti degli ultimi anni. Sì, ci sono altri sintomi, anche più gravi (ho detto nel titolo "i titoli più scemi", ma ho mentito... così mi sono ancor più immedesimato nel titolista-spazzatura). Forse ne parlerò in futuro. O forse no. Chi può saperlo? Non lo so chi può saperlo. Te lo sai? No. Io nemmeno. Via, ciao.

10 ottobre 2020

Se parliamo di pena di morte e tiri fuori l'aborto sei fuori tema

Ieri sulla pagina FB Amnesty International Italia ho visto questo post contro la pena di morte. Si trattava di una piccola infografica, eccola:

Una utente, Jessica, ha commentato dicendo "Anche l'aborto è pena di morte. Una vita muore per mano di terzi. Ed è sempre la vita del più debole e dell'unico veramente innocente", e postando questa infografica modificata:

Si sono succeduti molti altri commenti di altri utenti, la stragrande maggioranza dei quali contrari al pensiero di Jessica, e vari altri commenti di Jessica a difesa della propria posizione.

A un certo punto è intervenuto un amministratore della pagina, che ha scritto il seguente commento:

Hai espresso chiaramente la tua posizione così come hanno fatto altri. Ora invitiamo tutti e tutte a continuare la discussione, se si ritiene necessario e utile, in gruppi o post pertinenti. Grazie

Ma non gli è stata data retta. Sia Jessica che altri utenti hanno continuato. Allora l'amministratore è intervenuto di nuovo, scrivendo:

Spiace molto vedere come il senso di questo post sia stato completamente deviato a vantaggio di una discussione su un altro tema. I due temi non sono legati, per quanto ciclicamente qualcuno tiri fuori il parallelismo strumentale tra pena di morte e aborto. Anche se off topic, ci teniamo a chiarire che secondo la nostra organizzazione l’accesso a servizi di aborto sicuro è un diritto umano. Il diritto internazionale dei diritti umani chiarisce che le decisioni sul proprio corpo devono essere fatte dal singolo nel rispetto del diritto all’autonomia e all’integrità corporea. Costringere qualcuno a condurre una gravidanza indesiderata, o costringerlo a cercare un aborto non sicuro, è una violazione dei diritti umani, inclusi i diritti alla privacy, all’autonomia e all’integrità corporea. In molte circostanze, coloro che non hanno altra scelta che ricorrere ad aborti non sicuri rischiano anche di essere perseguiti e puniti, inclusa la reclusione, e possono affrontare trattamenti crudeli, disumani e degradanti, discriminazioni e l’esclusione dall’assistenza sanitaria post-aborto. L’accesso all’aborto è quindi collegato alla protezione e al rispetto dei diritti umani di donne, ragazze e altre persone che possono rimanere incinte, al fine del raggiungimento della giustizia sociale e di genere. Visto che riteniamo l'argomento off topic chiudiamo qui il nostro intervento e invitiamo chi fosse interessato/a ad approfondire la nostra posizione in merito a visitare la pagina di domande e risposte sul tema https://j.mp/34Bz018.

Niente da fare: il dibattito è continuato e anche mentre stavo scrivendo la prima stesura di questo articolo vedevo in fondo "Qualcuno sta scrivendo un commento...". E l'ultimo commento che ho visto è di tre ore fa.

Io qui, anziché argomentare sul diritto all'aborto, sui diritti del feto, sul male minore, etc, come di solito si fa e come è stato fatto anche stavolta, mi soffermo su quanto l'amministratore ha detto non nel suo secondo commento, ma nel primo. E cioè

tirare fuori l'aborto mentre si sta parlando di pena di morte è andare fuori tema, perché le posizioni sull'una e sull'altra cosa sono risposte a domande valoriali diverse.

Lo si capisce bene dal fatto che esistono:

- persone contrarie alla pena di morte e  favorevoli all'aborto
- persone contrarie all'aborto e favorevoli alla pena di morte
- persone contrarie a entrambe le pratiche
- persone favorevoli a entrambe le pratiche

Non si tratta di "doppia morale", come ho letto. Molto più semplicemente i due argomenti non sono abbastanza simili da costringere una persona coerente a dire di sì a entrambe le pratiche o a nessuna delle due obbligatoriamente.
Lo so, entrambi gli argomenti riguardano il porre fine a una vita, ma non è abbastanza, dato che le circostanze sono molto diverse. Ma certi antiabortisti hanno il coraggio di piegare una discussione in modo davvero improbabile (un caso simile, e anzi ancora più pazzesco, è stato quello di una persona che ho sentito parlare alla radio, che sosteneva che la pena di morte era più legittima dell'eutanasia, perché con quest'ultima si uccide un innocente, mentre con la pena di morte si uccide un colpevole).

Di seguito spiego brevemente perché in una discussione sulla pena di morte il diritto all'aborto è fuori argomento, descrivendo le diverse domande valoriali dell'uno e dell'altro tema.

Per stabilire se la pena di morte è giusta o sbagliata una persona si chiede:

- Esistono situazioni in cui è etico ammazzare una persona nata che ha commesso un certo reato?
- L'istituzione della pena di morte è un deterrente efficace per prevenire i reati per i quali viene applicata?
- È giusto rischiare di ammazzare un innocente in caso di un errore giudiziario, visto che è un atto irreversibile?

Invece per stabilire se il diritto all'aborto va garantito le domande sono queste altre:

- Esistono situazioni in cui è lecito ammazzare un embrione?
- Esistono situazioni in cui è lecito ammazzare un feto?
- Se una donna è rimasta incinta in seguito a una violenza sessuale o perché un anticoncezionale non ha funzionato, è giusto obbligarla a portare a termine la gravidanza per far sì che il feto/embrione diventi un bambino e nasca?
- Cosa ci insegna la storia sulle donne incinte che volevano abortire ma vivevano in un paese in cui era illegale?
- Cosa ci insegna la storia sul potere persuasivo dei consultori in cui si cerca di convincere le donne e non abortire?

So che adesso il lettore antiabortista penserà: "Ma certo che posso legare i due argomenti! Ad esempio posso dire che se sei contrario a ammazzare una persona che ha commesso un reato, figuriamoci se puoi permettre l'omicidio di una persona che non ha nessuna colpa!".

E così facendo il lettore antiabortista dà per scontato questo assunto:

"una persona non nata ha pari diritti rispetto a una persona nata".

E questo assunto non è scontato. Vuoi forse discuterne? Possiamo farlo, ma non adesso, perché discuterne è andare fuori argomento rispetto alla discussione sulla pena di morte.

Faccio un esempio facile per chi ancora non avesse capito. Una volta, soddisfatto per aver ammazzato una zanzara, pubblicai su FB la foto del mio dito su cui era rimasta la sua impronta. Una mi disse che ero "incoerente, come tutti gli animalisti". Siccome avevo un'alimentazione rispettosa degli animali CHE NON MI IMPORTUNANO, e cioè galline, mucche, conigli, e altri animali che di solito gli onnivori mangiano, lei aveva dato per scontato che io fossi un animalista, con ciò intendendo che mettessi tutti gli animali allo stesso pari. Ovviamente no, non ho mai messo tutti gli animali allo stesso pari, e giudico malato di mente chi mette una zanzara al pari del proprio animale domestico. Non ci si può illudere di aver ragione appiccicando una grande etichetta a qualcosa, ad esempio dicendo "ma è comunque un animale" quando io non ho mai detto di difendere tutti gli esseri che sono "comunque animali". Non l'ho mai detto. Se vuoi discutere con me sull'uguaglianza di diritti fra animali possiamo farlo. Ma finché non lo abbiamo fatto (ed è un altro argomento) tu non puoi dirmi che sono incoerente se ho deciso di rispettare un sottogruppo di esseri (e cioè tutti gli animali che non mi importunano) solo perché a te questo sottogruppo di esseri non era venuto in mente.

Altro esempio: un medico, nella sua pagina Facebook dedicata alle malattie respiratorie, pubblica un post sui benefici che si ottengono smettendo di fumare. Un tizio scrive un commento dicendo che questo medico è incoerente, perché difende la salute, però giorni addietro aveva iniziato un post dicendo per inciso che aveva cenato mangiando una bistecca e patatine fritte.
Fanno male la carne rossa e le patatine fritte? Sì (se mangiate in eccesso). È stato incoerente il comportamento di quel medico? No. È stato scemo quel commento, che col tema della pagina, dedicata alle malattie respiratorie, non c'entra nulla. E allora l'importanza dell'alimentazione? L'importanza dell'alimentazione cercala su FB e troverai un sacco di altre pagine che ne parlano. E il povero animale ammazzato per diventare bistecca? Storia tristissima: chi ha a cuore la salute degli esseri umani dovrebbe soffermarsi a guardare negli occhi una mucca o un bove e accorgersi che anche loro hanno qualcosa che ricorda l'affetto umano. E però non c'incastra nulla.

Amnesty International difende il sottogruppo umano delle persone nate.

E allora gli embrioni?

Secondo Amnesty International sono meno importanti della vita e della qualità di vita delle persone nate. È un'opinione sbagliata? Può darsi. Si tratta di doppia morale? No. Dire che si tratta di doppia morale è una forzatura. Se per criticare Amnesty vuoi scrivere un commento difendendo embrioni e feti puoi farlo sotto a un post in cui Amnesty parla del diritto all'aborto. Mettersi a parlare di aborto in risposta a una campagna contro la pena di morte significa andare fuori tema.

Nota: io ritengo che sia opportuna la pena di morte in alcuni casi, e cioè nei casi in cui sia stato catturato un leader di un movimento di terroristi, perché se non viene ammazzato i suoi seguaci potrebbero fare degli attentati per chiederne la liberazione. Quanto all'aborto, mi dà molto fastidio che alcune donne lo usino come metodo contraccettivo (molte sono al terzo o quarto aborto) e ritengo sarebbe buona cosa limitare il numero di aborti per ogni donna e condizionare alla sterilizzazione il terzo aborto (senza conteggiare quelli contestuali a gravidanze causate da una violenza sessuale).

28 settembre 2020

"Buona vita!"... No.

Anche se di per sé non lo è, l'augurio "Buona vita" mi pare pazzescamente cacofonico. E nonostante il suo significato letterale mi pare decisamente antipatico, e mi dò l'idea che chi scrive o pronuncia queste parole non sia poi così interessato a non esserlo.

Non avendolo sentito o letto fino a qualche anno fa, mi pare cacofonico un po' come "contento di conoscerti" invece che "piacere di conoscerti". Si dirà: e che ci vuoi fare? La lingua si evolve e noi dobbiamo adattarci. E a questo io rispondo sempre: sì, adattiamoci alla lingua che si evolve mentre osserviamo la sua evoluzione e capendo perché si è evoluta in quel modo. Se penso al motivo per il quale è stato coniata la frase "buona vita", mi viene in mente che lo scopo fosse non uma matta bramosia di vedere felice l'interlocutore, ma di fargli capire che con lui non si vuole avere mai più nulla a che fare, e che però siamo dei gran signori e non solo non proviamo rancore, ma addirittura auspichiamo tutto il bene possibile per lui. "Buona vita" l'ho visto e sentito usare quasi solamente in questo modo, che un po' mi ricorda il napoletano "Tanta fortuna!". L'ho visto e sentito usare per dire "voglio ottenere lo stesso effetto di un vaffanculo, ma al tempo stesso voglio risultare educato; ti vorrei cacciare via con un pedatone nel sedere perché ti detesto, ma al tempo stesso voglio risultare zen".

Qualcuno ha detto o ha sentito dire "Buona vita" con un'accezione diversa? Io solo in rarissimi casi.

Concludendo, "buona vita" risulta secondo me cacofonico in quanto artificioso e ipocrita; inoltre ha il sapore di quel passivo-aggressivo che fanno figurare chi lo dice non come un signore, ma come un povero coglione.

Ma allora cosa si dovrebbe dire? Semplicemente "Ciao", o "Buona giornata". O "Addio". Frasi o parole che per lo meno esistevano di già e non sono state coniate apposta per ottenere un effetto che in realtà non si ottiene.

Immagino che qualcuno fra i miei lettori più assidui e dotati di maggior memoria stiano pensando:

Allora hai cambiato idea! Nell'articolo "Un linguaggio portatore di portamento di evoluzione" avevi scritto che bisogna dare alle parole il significato che hanno e non il significato che viene dato loro da certi imbecilli, altrimenti su cosa vuol dire cosa comandano loro!

Sì, e lo confermo. La differenza con la fattispecie di ciò che ho parlato in questo articolo è che ad esempio la parola "negro" esisteva già. Solo successivamente le è stato conferito un significato dispregiativo. Lo hanno deciso i razzisti, e i non razzisti (cioè la maggioranza della popolazione) si sono fatti scippare quel termine. Si sono piegati accettando che quel significato fosse dispregiativo, e ricorrendo dunque a espressioni altre per indicare lo stesso concetto. E questa è un'assurdità.

"Buona vita" invece non esisteva già (o almeno non era usata su larga scala). È un'espressione che è nata (per lo meno a me sembra) dalla bocca e dalla tastiera di persone che fin dall'inizio hanno dato a queste parole il significato che ho spiegato.

Nota: no, non ho scritto tutto questo dopo che mi è stato detto "buona vita" nel senso che ho descritto. L'ho letto in una newsletter nella parte delle istruzioni per la disiscrizione. Sconsiglio di scriverlo anche lì.

29 agosto 2020

Forze del disordine mentale

Forze del disordine
Qualche anno fa un mio amico mi ha detto una cosa interessante rivelatagli da uno psicoterapeuta: gli agenti delle forze dell'ordine hanno seri problemi psicologici. E no, per la maggior parte non sono problemi psicologici creati dal mestiere. È il contrario. Si arruolano nelle forze dell'ordine molti uomini che già di suo hanno problemi.
 
La cosa non mi sorprende.

Pensiamo agli agenti che hanno ammazzato Cucchi, Aldrovandi, Uva e tante altre persone inoffensive. Questi episodi hanno in comune le seguenti caratteristiche:

- Non si trattava di situazioni di grande tensione, tipo sommossa popolare, con cui di solito si giustifica lo sbarellamento emotivo del poliziotto o carabiniere, che lo induce a esagerare con la forza. Lo scenario era questo: una persona singola e disarmata, che non voleva né avrebbe potuto usare la forza, picchiata a morte da più agenti.

- I reati che gli agenti commettono in questi casi tipicamente non sono finalizzati a rubare al povero malcapitato soldi, gioielli o droga da rivendere, o a ottenere altri vantaggi. L'unico scopo è il piacere di fare del male e di sentirsi potenti.

Credo che queste due osservazioni siano sufficienti per dire che la peculiarità di questi mostri non è essere stressati, né essere sottopagati. Molto più semplicemente sono fuori di testa. Quindi, sotto un certo punto di vista, più pericolosi di molti comuni delinquenti. Almeno un rapinatore, di solito, se gli dai quello che vuoi non ti fa del male.

Le persone fuori di testa dovrebbero essere tenute lontane da armi e potere. Se così si facesse non dico che si risolverebbe, ma forse si mitigherebbe il problema della malapolizia. Invece si preferisce, a seconda di quello che è possibile fare in quel momento:

- Negare il problema (probabilmente è stato il tizio magrolino ad alzare le mani per primo contro i 5 agenti; non può essere che così, perché il tizio magrolino era drogato e gli agenti sono padri di famiglia).
 
- Dire che gli agenti delle forze dell'ordine hanno magari esagerato [notare il "magari", che lascia spazio al dubbio, anche se la vicenda è chiarissima, e notare anche la parola "esagerato", che non è esattamente "sbagliato", è più un "giusto, ma un po' troppo"], però cosa vuoi che siano due manganellate in più a un tossico in confronto al fatto che ogni giorno rischiano la vita per noi? [affermazione fuorviante, ma che funziona in virtù dei film polizeschi].
 
- Dire che gli agenti delle forze dell'ordine hanno sbagliato, ma non è tutta colpa loro, anzi, è colpa più che altro dello stress dovuto al personale sotto organico. È ovvio che se sei stressato non puoi fare altro che picchiare insieme ai tuoi forzuti colleghi un ragazzo di 60 chili.
 
- Dire che quegli agenti non sono giustificabili in alcun modo, ma sono solo mele marce, e per fortuna sono poche, pochissime.

Poche pochissime?
Uhm.
 
Da giornali e telegiornali apprendiamo solo i casi più gravi, cioè quelli di omicidio e lesioni gravi. Ma basta fare un giro sui forum online per leggere quante persone sono state in altro modo vessate dalle forze dell'ordine.
 
Per motivi futili. In scenari di vero e proprio bullismo.

Se gli psicologi, giustamente, non si limitano a condannare i bulli, ma ne analizzano la storia personale e cercano di capire come prevenire il fenomeno, non vedo per quale motivo si dovrebbe fare un'eccezione quando si tratta di bulli pagati dal soldi dei contribuenti, potenzialmente in grado di fare molto più danno rispetto a dei semplici ragazzetti.

Il danno, come si sa, può essere fisico ma anche psicologico. In particolare, essere bullizzati dalla polizia dà la sensazione di non potersi difendere in alcun modo, né adesso né mai, salvo rare eccezioni. Non a caso ogni giorno gli agenti delle forze dell'ordine commettono abusi di potere con schiaffi, pugni, o minacce, sicuri di non essere mai perseguiti, perché per ogni X testimoni che porti tu in tribunale, loro possono portare X+1 colleghi che testimonieranno il fatto che sei stato tu ad aggredirli.

Poi però vanno in giro a dire che ai delinquenti non possono torcere nemmeno un capello altrimenti vengono denunciati. Falso, così come lo è la grande bufala, ripetuta e ri-ripetuta, secondo cui una peculiarità del lavoro delle forze dell'ordine è rischaire la vita ogni giorno. Mi pare che statisticamente siano di più i cittadini a rischiare la vita se incontrano uno di loro che quel giorno si è svegliato particolarmente entusiasta del proprio lavoro. 
Ma la verità non si deve dire e non si deve sapere; in particolare i politici destrorsi destronzi si dicono fermamente contrari al monitorare il loavoro delle forze dell'ordine applicando dei numeri identificativi sulle loro divise e i loro caschi. Il che pone una pietra tombale sull'argomentazioe ingenua (sempre che sia in buona fede) di chi minimizza il problema della malapolizia, dicendo "male non fare paura non avere". Se questo proverbio vale per i comuni cittadini, non vedo perché non dovrebbe valere proprio per tutti tutti, compresi quelli potenzialmente disturbati e al tempo stesso armati.

03 agosto 2020

Se Windows 10 per copiare un file chiede l'autorizzazione...

Circa ogni mese faccio un backup per mettere abbastanza al sicuro i miei dati. Lo faccio manualmente, rudimentalmente, rudemente. Cioè collego al PC un HD esterno adibito al backup, lo svuoto del backup obsoleto, e lì trascino col mouse tutti i file e le cartelle contenute nell'HD "titolare".


Alcune volte (sì, solo alcune volte e non sempre, stranamente) mi è capitato che Windows 10 interrompesse la copia soffermandosi su alcuni file. Compariva una finestra che diceva

"È necessario fornire le autorizzazioni di amministratore per copiare il file."

Sono l'unico proprietario del PC, ed ovviamente sono io il suo amministratore. Di quali autorizzazioni dovrei aver bisogno?

E però non è che si può discutere con un sistema operativo. Così ho cercato in rete la soluzione, che mi è stata fornita da Alvise, proprietario del sito "Angolo di Windows": mi ha linkato il suo post "Come diventare proprietario di un file, cartella o di tutto il disco", in cui parla diffusamente dell'argomento e fornisce le relative istruzioni.

Riassumo qui la strada più veloce, e cioè quella che consente di figurare come proprietario di tutti i file e di tutte le cartelle di un intero disco. Nelle istruzioni che seguono tieni conto che:

- "X" dev'essere sostituito con la lettera dell'unità disco che contiene i file che vuoi copiare;

- "UTENTE" dev'essere sostituito con il nome utente con cui stai usando Windows 10 (se non sai qual è, per scoprirlo clicca sulla lente di ingrandimento accanto a START, digita "account", poi in alto clicca su "Gestisci il tuo account"; nella finestra che comparirà, il tuo nome utente sarà scritto in maiuscolo nella parte destra della finesta, sotto il cerchio; spesso il nome utente è "UTENTE" oppure "ADMIN").

Ecco le istruzioni...

1)

Accedi al prompt dei comandi come amministratore. Per farlo, clicca sulla lente di ingrandimento, digita "prompt" e poi in alto, sull'icona del prompt dei comandi che è comparsa, clicca col tasto destro e scegli "Esegui come amministratore"
    2)

    Digita la seguente stringa, grazie alla quale l'utente verrà autorizzato a modificare o cancellare qualsiasi file e qualsiasi cartella dell'intero disco (in quanto verrà considerato amministratore del disco)

    takeown /F X:\ /R

    e premi INVIO.
    Si avvierà così un processo più o meno lungo, a seconda di quanti file sono contenuti nell'HD in questione.

    3)

    Conclusosi il processo precedente e ricomparso il prompt dei comandi, digita la seguente stringa, grazie alla quale un utente "standard" (non necessariamente amministratore, intendo) risulterà come proprietario di tutti i file e cartelle del disco

    icacls X:\ /grant UTENTE:F /C /T

    e premi INVIO.
    Anche in questo caso si avvierà un processo lungo a seconda di quanti file sono contenuti nell'HD.

    Immagino che per risolvere il problema si possa eseguire il passo 2 senza il 3 o viceversa, ma nell'incertezza consiglio di eseguirli entrambi. Che esperto di compiùte, ragazzi.

    E insomma fatto ciò potrai copiare tutti i file che vorrai senza temere che Windows interrompa la copia chiedendoti inutili conferme.

    02 agosto 2020

    La retorica sulle forze dell'ordine che ogni giorno rischiano per noi

    Quanti agenti delle forze dell'ordine muoiono o vengono feriti in rapporto al loro numero totale?

    Presso questo link del Ministero dell'Interno è scaricabile un elenco delle cosiddette "Vittime del dovere", persone morte o permanentemente invalide per cause connesse al loro servizio nei confronti dello Stato, alle quali o ai familiari delle quali lo stato corrisponde un’indennità secondo la legge 466 del 1980. Fra le “vittime del dovere” ci sono membri di forze dell’ordine, vigili del fuoco, forze armate e altri corpi a servizio dello stato.
    Affinché una persona venga considerata vittima del dovere, deve aver subito lesioni o essere deceduto in alcune circostanze ben specifiche: operazioni di prevenzione e di repressione dei reati, vigilanza a infrastrutture, operazioni di soccorso, attività di tutela della pubblica incolumità, altri servizi di ordine pubblico. Inoltre è necessario che la persona o un suo erede ne abbiano fatto richiesta.

    Ho scaricato il documento, che annovera le vittime del dovere riconosciute dal 27 marzo 1961 al 12 aprile 2019; delle vittime elencate ho considerato solo gli agenti delle forze dell'ordine: carbinieri, poliziotti, finanzieri, agenti del Corpo Forestale dello Stato (ora soppresso e inglobato dall'Arma dei Carabinieri), vigili urbani e guardie carcerarie.
    Ho notato così che nel suddetto periodo, lungo 58 anni, le vittime del dovere fra le forze dell'ordine sono state 1.902. Quindi in media circa 33 all’anno.

    33 vittime all'anno su quanti agenti in totale? Ogni anno il numero totale di agenti è cambiato, e non ho i dati sulle fluttuazioni del numero di agenti dal 1961 a oggi. Esse sono comunque poco importanti di fronte ai grandi numeri che scaturiscono dal confronto che è oggetto di questo articolo, per cui possiamo tranquillamente approssimare come se il numero degli agenti fosse sempre stato quello di oggi.

    Dunque, quanti sono gli agenti dei suddetti gruppi in totale?

    Più di 350.000.

    Confrontiamo la situazione con quella degli operai e facciamo conto che essi siano la totalità dei morti sul lavoro (è una buona approssimazione). Ogni anno i morti sul lavoro in Italia sono più di 1.200 e gli invalidi permanenti per motivi di lavoro quasi 25.000. Totale diciamo 26.000.

    Su quanti operai?

    Circa 8.500.000.

    Ecco che ogni anno la probabilità di morire o avere un'invalidità permanente per cause lavorative è, per un agente delle forze dell'ordine, una su 10.000; per un operaio, una su 330. Trenta volte maggiore.

    Alla luce di questo, i discorsi dei politici di destra sugli agenti delle forze dell'ordine che "ogni giorno rischiano la vita per noi" appare come pura retorica, che fa presa solo su chi non conosce i numeri.
    Questi politici fra l'altro hanno dalla loro parte il fatto che un agente delle forze dell'ordine morto fa più notizia e impressiona di più rispetto a un operaio morto.

    Pura retorica è anche la narrazione, da parte degli stessi omuncoli ansiosi di ingraziarsi fascisti e fascistelli, che descrive gli agenti delle forze dell'ordine come se fossero eroi quotidiani che vogliono bene ai cittadini. La percentuale di agenti che fanno il loro lavoro per vocazione è verosimilmente la stessa di qualsiasi altra categoria di lavoratori (con la differenza che per le forze dell'ordine può esistere una vocazione distorta*).

    Non c'è motivo di pensare che gli agenti delle forze dell'ordine svolgano il loro lavoro per motivi diversi da quelli per cui lo svolgono gli altri, e cioè principalmente per portare a casa uno stipendio, che è uno stipendio normalissimo, con una pensione normalissima, in linea con la maggior parte degli stipendi di dipendenti pubblici. Io sono grato a un carabiniere che fa il suo dovere, ma non più di quanto sono grato al muratore che ha costruito il muro di cartongesso che gli ho commissionato e pagato.

    Poi sarei curoso di raccogliere qualche testimonianza su quanto carabineri e polizia siano scattanti nell'intervenire quando vengono chiamati, dato che più di una volta ho sentito e letto testimonianze secondo cui arrivano volutamente in ritardo per evitare di avere a che fare direttamente coi delinquenti (esattamente il contrario di quello che accade nei film e nei telefilm, che credo abbiano fatto la loro parte nell'indottrinare milioni di casalinghe poi riscopertesi leghiste)... ma chissà, magari anche quelle erano mele marce.

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    * Con "vocazione distorta" mi riferisco a quella di soddisfare la smania di potere, potere di menare e minacciare chiunque impunemente; e sì, anche la storia dei poliziotti che hanno le mani legate e se torcono un capello a un criminale rischiano una condanna è una bufala, altrimenti non continuerebbero a farlo con criminali e non; e anche la storia delle mele marce sta in piedi a fatica.
    In particolare, sulle cosiddette mele marce consiglio due articoli:
    Le forze dell'ordine sono tutte così? Tutte no, ma quasi, di questo blog
    e
    Mele marce is back, di Uriel Fanelli
    Ritengo quest'ultimo articolo interessante, ma non mi trova molto d'accordo su due cose:
    - Dice l'autore che "con 23 milioni di telecamere/microfono in Italia, dette anche telefoni cellulari, prima o poi scoppiera’ il merdone vero". Ma. Se non è scoppiato un bel niente (tranne casi isolati) fino adesso, non vedo perché dovrebbe scoppiare qualcosa "prima o poi". Non mi pare che per i delinquenti i cellulari siano un pericolo maggiore rispetto ai registratori a cassette che c'erano una volta. Questo per quanto riguarda l'audio. Per quanto riguarda i video, invece, rcordiamoci che i cellulari non sono videocamere nascoste in un bottone della camicia. Nela maggioranza dei casi se filmi un delinquente lui si accorge che lo stai filmando, quindi prende il provvedimento di spaccare te e il cellulare stesso.
    Non sto parlando dell'episodio in cui il carabiniere pesta una persona all'aperto, da cui si evince non solo che quell'agente è un delinquente, ma anche uno stupido che non sa controlare i suoi istinti e sa bene di mettersi in pericolo dal momento che potrebbe essere filmato senza saperlo. Parlo piuttosto della delinquenza un capellino più sofisticata. E con "capellino" non sono ironico, intendo davvero solo un capellino in più, come aspettare di aver portato in caserma quella persona prima di menarla.
    - Non mi pare in Italia qualcuno abbia parlato di questi "anticorpi". I fan a oltranza delle forze dell'ordine semplicemente affermano che non ce n'è bisogno.

    27 luglio 2020

    La retorica del "Non puoi capire"

    Nell'arco di una settimana circa per due volte ho letto messaggi del tipo "non puoi capire".

    Uno voleva giustificare il suo linguaggio al limite dell'arrogante, e per farlo ha detto che quando avrò 60 anni capirò.

    Un altro voleva giustificare l'amore per Napoli scaturito dalla lettura di una storia che più che suscitare amore avrebbe dovuto suscitare riprovazione (ne ho parlato in questo articolo), e ha detto che siccome non sono di Napoli e non conosco le dinamiche di Napoli non posso capire.

    E i senesi che amano quel palio di merda che dicono "se non sei di Siena non puoi capire".

    E i napoletani che dicono "se non sei di Napoli non puoi capire".

    E i violentatori di bambini che dicono "se non sei pedofilo non puoi capire".

    E i sedicenti vecchi saggi che dicono "Hai solo X-N anni, non puoi capire" (peggio dei mister rassegnazione-comodone, il che è tutto dire).

    E le donne che non puoi capire perché non sei una donna.

    E i negri discriminati che non puoi capire perché non sei negro.

    E le battute di Pippo Franco che non ti fanno ridere perché non sei Pippo Franco.

    E la suora che diceva al tizio che non aveva ancora la fede perché evidentemente non era ancora il suo momento (ma sembra che Dio abbia programmato il suo momento senza tenere conto di un certo camion, che l'ha investito poche ore dopo).

    Poi arrivi a X anni e capisci che no, non c'era nulla da capire, quello voleva solo aver ragione. O semplicemente molto prima conosci persone anziane educate.

    E ti capita di parlare con un napoletano obiettivo e non turbo-campanilista e ti rendi conto che "non puoi capire" significava "non rompere".

    Vedi un servizio giornalistico sui pedofili che riconoscono la loro patologia come un problema, e capisci che non tutti i pedofili violentano i bambini, ma anzi probabilmente la maggior parte di loro tiene a freno quella pulsione.

    Etc.

    (no, sui Senesi non saprei dire, ancora non ne ho incontrato uno che capisca che il palio è una schifezza)

    Questa retorica del "non puoi capire", propria soprattutto di senesi, napoletani e sedicenti saggi per anzianità mi ha stufato. Perché fortunatamente disponiamo di un linguaggio, che ci permette di spiegare le cose.

    Se non riesci a spiegarle vuol dire che non hai padronanza della lingua (e la non padronanza della lingua è spesso associata a una difficoltà di valutazione in generale, per cui l'affidabilità di quello che dici dovrebbe vacillare anche ai tuoi occhi), oppure che in fondo non ci credi nemmeno tu.