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16 luglio 2026

AVI, Ambulanze Veterinarie Italia: pronto soccorso per animali

AVI, acronimo di Ambulanze Veterinarie Italia, è una rete federata di volontari che interviene in caso di emergenza sanitaria per animali: i volontari raggiungono il luogo dell'evento, prestano il primo soccorso sul posto e trasportano l'animale all'ambulatorio veterinario più vicino.

Il numero da chiamare è

331 - 482.47.24

Dopo aver chiamato questo numero viene chiesto di specificare la zona, e si viene poi reindirizzati alla sede di competenza.

È anche possibile contattare il

112

che smisterà la pratica ad AVI se esiste una convenzione attiva in quella provincia. In assenza di convenzione, e se si tratta di un animale di un privato, occorre contattare direttamente AVI.

Il servizio principale di AVI è il primo soccorso sul posto. I volontari sono addestrati ad es. per la somministrazione di ossigeno, per il trasferimento corretto dell'animale sul mezzo di trasporto e per la gestione in sicurezza dell'animale che potrebbe reagire malamente al contatto.

In altri casi il servizio può essere utile anche solo per il trasporto: ad esempio, quando il padrone non riesce fisicamente a spostare da solo un animale di grossa taglia (si pensi a un cane pastore maremmano al secondo piano senza ascensore).

Per gli animali selvatici il discorso è diverso. Ogni sede della federazione ha le proprie convenzioni, ad es. le province di Alessandria e Asti hanno stipulato una convenzione con AVI per il recupero della fauna selvatica. Dove la convenzione non esiste, il servizio per animali selvatici non è attivo, perché nessuno copre la spesa delle cure veterinarie.

Sussiste inoltre una convenzione con le società autostradali (Autostrade per l'Italia e non solo) per alcune tratte autostradali del nord Italia.

Sito di Ambulanze Veterinarie Italia:

https://www.ambulanzeveterinarieitalia.it/ 

07 gennaio 2025

Finta carne vegetale: dove trovarla

Elenco di seguito i negozi fisici e online che vendono cibo che sembra carne ma non lo è.
Inizio quelli che fin ora ho conosciuto, che sono solo due.
Aggiornerò il blogpost quando ne conoscerò altri, magari grazie alle segnalazioni nello spazio commenti.

Planted
https://it.eatplanted.com/

LIDL
Nei negozi di questa catena discount, almeno nella mia zona, sono in vendita vari affettati vegetali e simili.


11 marzo 2024

Gli animali schifosi (da ammazzare?)

Quando diciamo "schifoso", che ce ne rendiamo conto o no, parliamo di estetica: un disegno schifoso è un disegno brutto, una canzone schifosa è una canzone brutta; è schifoso un odore o un sapore quando una roba è sgradevole all'odorato o al gusto; è schifoso un comportamento che non solo risulta scorretto e immorale, ma è anche particolarmente spiacevole secondo chi lo osserva. Tutti aspetti che concernono la non-piacevolezza. Un aspetto estetico.

Fanno eccezione gli animali?

Uhm

Fanno ipocritamente eccezione.

Noi umani chiamiamo spesso "schifosi" alcuni insetti, ragni, topi, o altri cosiddetti "animalacci" che in realtà possono renderci la vista scomoda o rappresentare un vero o presunto pericolo, ma non hanno nulla di schifoso. Cioè non sono davvero brutti. Non è questo il motivo per il quale ci spaventano.

Lo si capisce se si pensa al fatto che proviamo disagio vedendoli in casa nostra, ma già meno all'aperto, e per nulla se li vediamo in un documentario in TV; anzi, in quest'ultimo caso addirittura li vediamo super-zoomati e diciamo che sono affascinanti, il che include l'essere belli da osservare o, più semplicemente, belli.

Vediamo allora quali sono gli animali davvero schifosi, e cioè brutti. Vediamo quali sono i veri animalacci, almeno dal punto di vista visivo.

Già, l'avete capito, è banale: i tacchini. Posso dirlo con tranquillità, perché so che nessun tacchino legge questo blog, e confido nell'intelligenza di chi legge e che immagino non riferirà ai tacchini nulla di quanto ho appena affermato.

Poi c'è un altro animale, che non è sempre schifoso, ma lo è nella maggioranza dei casi, lo è in media, tanto da poter dire che è tutto sommato schifoso con ottima approssimazione: l'umano.

Mediamente l'umano è brutto, infatti è costretto ad andare in giro vestito... per non fare schifo a chi? Ad altri animali? No. Agli individui della sua stessa specie, addirittura.

Fanno eccezione contesti in cui si è abituati ad avere a che che fare con umani nudi, perché l'abitudine ha il potere di mitigare un po' tutto. Dunque tutto quello che dico in questo articolo vale nella maggior parte delle situazioni e non ad esempio per il mestiere di vari operatori sanitari o per chi usa le docce comuni di palestre o piscine. E chiaramente tutto quello che dico non è rivolto a chi probabilmente non lo leggerà, cioè a persone appartenenti a civiltà primitive dove andare in giro nudi è normale.

Dicevo: in media gli esseri umani, al naturale, fanno schifo agli esseri umani.

Non facciamo confusione con il buon costume e la legalità: certo, è maleducato e illegale andare in giro nudi, ma il motivo per il quale proviamo un senso di schifo vedendo una persona nuda per strada non riguarda il malcostume o l'illegalità. Se vediamo un'automobile che passa col rosso, e il cui conducente sta mostrando il dito medio a tutti, pensiamo "Che imbecille", non "Che schifo". Questo perché disprezziamo l'imprudenza, l'irresponsabilità, la non eticità, la stupidità del suo comportamento, non la sua estetica.
Se invece vediamo un tizio o una tizia senza alcun indumento in un luogo pubblico... certo, pensiamo ANCHE che sia una persona malata di mente oppure un imbecille che vuol fare un qualche esperimento sociale o chissà cos'altro, ma la prima cosa che viene in mente è un senso di schifo. Abbiamo una sorta di disagio viscerale, come quando si ha a che fare con un cibo andato a male o a un oggetto maleodorante o si sente un rumore altamente cacofonico.

Lo so, esistono persone belle, che un senso di schifo non susciteranno, ma sono relativamente rare. La maggior parte delle persone ha una o più delle seguenti caratteristiche:

- ha un brutto sedere

- ha un brutto seno

- è sovrappeso

- ha un brutto scheletro

- ha uno o più specifici elementi anatomici del volto (naso, orecchie, mento, occhi) sproporzionati o di forma diversissima rispetto a come dovrebbero essere per rientrare nei canoni di accettabilità estetica

C'è una grande quantità di esseri umani spiacevoli da guardare anche quando sono vestiti, e cioè le persone sovrappeso, le persone che hanno un brutto volto pur essendo giovani e quelle che hanno un brutto volto a causa dell'invecchiamento.

SCHIFOSO = DA AMMAZZARE?

Io non ammazzo un umano per il solo fatto che lo ritengo schifoso. Forse se una persona brutta entrasse nuda in casa mia senza il mio permesso mi verrebbe inizialmente una qualche voglia di ammazzarla e destrutturarla dandole fuoco. Certamente se non la ritenessi pericolosa frenerei il mio istinto omicida per la solidarietà di base che solitamente gli umani hanno per individui della stessa specie.

Se però vedo in casa mia uno scarafaggio, che ovviamente non è né vestito né è stato da me invitato, io non mi faccio problemi ad ammazzarlo. Anzi, se riesco lo ammazzo proprio. Proprio mentre scrivo questo articolo rifletto sul perché io ammazzo gli scarafaggi e non faccio lo stesso con ragni e cimici (che solitamente prendo delicatamente con uno o più cartoncini per buttarli fuori). E rovistando nella mia mente noto che peculiarità dello scarafaggio è avere al tempo stesso le seguenti caratteristiche:

1) è nocivo per motivi igienici

2) è molto brutto e quindi è spiacevole averlo intorno (sì, anche se lo guardo in un documentario penso "che brutto")

3) mi sta antipatico perché si muove molto velocemente (scappa e vuole fare sempre come gli pare, non è che lo si può invitare a salire su un cartoncino e avere il tempo di accompagnarlo all'uscita)

4) nessuno gli ha detto di entrare in casa mia (e se gliel'ha detto comunque non doveva entrare lo stesso, perché è a me che devi chiedere se puoi entrare in casa mia, non a una persona o a un animale a caso)

5) se lo liberassi all'esterno potrebbe entrare nuovamente nella mia abitazione o entrare in una abitazione altrui in qualche modo (ad esempio nello stesso modo usato in precedenza); potrebbe farlo lui o gli individui che genererebbe riproducendosi

Dal quinto motivo si capisce perché, se posso e se non mi richiede troppo impegno, ammazzo anche uno scarafaggio se lo vedo nei dintorni della mia o di una qualunque altra abitazione. Per la verità lo ammazzo anche se lo vedo lontano da un centro abitato. Del resto gli scarafaggi che vivono nei centri abitati ci sono arrivati partendo da luoghi inabitati, loro o le loro generazioni precedenti. Dunque, visto che fra l'altro dal mio punto di vista non apportano al mondo alcun beneficio, ritengo auspicabile la loro estinzione. Non illudendomi di ottenerla, mi limito ad ammazzare scarafaggi quando ne ho occasione, facendo la mia parte per limitarne l'espansione.

Insomma,

se ti comporti da invadente, se mi importuni nel posto che confido essere garanzia di tranquillità, la mia abitazione (che ho acquistato con soldi guadagnati onestamente e faticosamente, e che rappresenta il mio rifugio e luogo di relax dopo una giornata di lavoro) magari posso anche perdonarti. Ti perdono se sei un essere che abbia per lo meno un lato positivo, ad esempio sei bello, oppure inoffensivo, o simpatico, o sei un essere che dimostra di capire di aver sbagliato in quanto dalle mie parti non è aria non perché io sia cattivo, ma perché se dovessi far entrare in casa mia tutti gli animali che lo desiderano diventerebbe un micro-zoo, nel quale fra l'altro dovrei stare attento a come cammino per non ammazzare nessuno. Se invece non hai un solo lato positivo, uno che sia uno, diamine, allora non so proprio per quale motivo dovresti meritare di rimanere in vita.

Ma

se avessi la garanzia che gli scarafaggi stessero e rimanessero in un luogo circoscritto, quindi "noi di qua, voi di là", non andrei certo ad invadere il loro territorio per sterminarli. E se ci fosse una terra di mezzo di coesistenza di umani e scarafaggi, tutto ok. Li considererei brutti, vero, non è che cambiano i gusti estetici in base al comportamento, ma li rispetterei evitando fra l'altro di far loro pesare una bruttezza non derivante da una loro colpa.

Non ritengo plausibile dire "lo ammazzo perché mi fa schifo".

Per ammazzare ritengo necessarie motivazioni aggiuntive, come quelle descritte nell'elenco sopra.

Se non ne sei convinto, ti invito ad immaginare la reazione emotiva che avrebbe la maggior parte della gente della società in cui vivi vedendoti nudo/a. La maggior parte della gente non allenata a vedere persone nude non tenterebbe di procurarti la morte, né te la augurerebbe. Eppure gli faresti schifo. Non perché sei riverso a terra dopo un'ubriacatura e stai giacendo in una pozza di vomito. Non perché sei stato colto da un attacco di diarrea e non hai fatto a tempo a raggiungere il bagno. Lavati pure, improfumati e pettinati quanto ti pare: tu, se non nascondi la maggior parte del tuo corpo con dei vestiti, fondamentalmente non ti si po guardà. Non è una considerazione proveniente da esseri divini o in qualche modo superiori come siamo noi in confronto agli scarafaggi. Fai schifo agli esseri della tua stessa specie, siano essi più belli di te, di pari grado estetico o anche più brutti.

Se hai letto con un sorrisetto di sufficienza pensando che ciò non vale per te in quanto fai parte di una minoranza essendo bello/a, ti invito a considerare la stessa cosa fra qualche decina di anni, o a pensare a una persona anziana a cui vuoi bene.

Questo breve esercizio di immaginazione potrebbe aiutarti a capire che dire "Ammazzo questo animale perché fa schifo" significa darsi la zappa sui piedi, perché l'essere che fa schifo per eccellenza è, purtroppo per noi, l'essere umano.
Per dimostrarlo mi è bastato fermarmi all'aspetto visivo. Non ho neanche avuto bisogno di infierire menzionando quanto ulteriormente aumenta lo schifezzeria dall'essere umano a causa dei vari materiali che il suo corpo emette, per i quali rimando alla canzone "Silos" di Elio e Le Storie Tese.
Né c'è stato bisogno di menzionare l'aspetto gassoso, che vede l'umano responsabile di cattivi odori molto più di altri animali popolarmente definiti schifosi come insetti, ragni, etc.
Ah, e non ho avuto bisogno di ricordare che mangiare carne di tacchino è dai più considerato normale, mentre mangiare carne umana è considerato, guarda un po', schifoso.

Alla luce di tutto ciò forse non dovrebbe stupire il fatto che vedere sull'asfalto dello sterco di cavallo o di cane suscita decisamente meno schifo rispetto a vedere analogo oggetto sapendolo esternato dall'animale più intelligente, ma anche più ipocrita di tutti.

03 marzo 2020

Attenzione a non ammazzare le lumache

Con la pioggia (in particolare quella autunnale, ma può accadere in qualsiasi stagione) potrebbero tornare le lumache.

Camminando, fate attenzione a non ammazzarle.

Nelle zone da loro frequentate, quando fa buio, illuminate il suolo che state per calpestare. Se le trovate, spostatele in una zona per loro più sicura.

Se il suolo si presta alla mimetizzazione (come quello di questa foto da me scattata, in cui per evidenziare l'animale ho reso in bianco e nero tutto il resto), suggerisco di calpestare zone su cui facilmente si focalizza l'attenzione senza che lo sguardo tenda a disperdersi, ad esempio in un cortile gli incroci dei punti di fuga delle mattonelle.

Lo so, quella in foto si chiama chiocciola, non lumaca. Ma la raccomandazione vale per entrambi gli animali. La ragione delle scelte linguistiche e fotografiche risiede nel fatto che delle due mi sta più simpatica la chiocciola, ma dei due nomi mi sta più simpatico lumaca.

23 dicembre 2019

La crudeltà della produzione di latte



A causa dell'idea sulla produzione del latte che viene diffusa dalle pubblicità, nell'immaginario di molte persone le mucche pascolano serene sui prati, vengono munte a mano e trattate con rispetto.

Molto più triste e ingiusta, purtroppo, è il trattamento riservato alla stragrande maggioranza di mucche "da latte" (nota: questo è un tipico caso in cui la parola "da" indica che qualcuno ha arbitrariamente attribuito  una cosa, a un persona o a un animle un certo destino, come se non fosse colpa di nessuno).

La stragrande maggioranza delle mucche, infatti, sono costrette a trascorrere la loro vita negli allevamenti intensivi. Una vita di inferno da quando nascono a quando muoiono.

A differenza di quello che gli allevatori vogliono farci credere, queste mucche non hanno mai la possibilità di pascolare su un prato, non sperimentano la libertà neanche per un secondo della loro vita. Vivono in piccolissimi spazi chiusi

In 10 mesi a una singola mucca vengono fatti produrre fino a 60 litri di latte al giorno; produrrebbe invece solo 4 litri al giorno se fosse lasciata libera di vivere secondo natura.
Per una produzione costante di latte, le mucche vengono ingravidate appena possibile.
Il loro organismo viene sfruttato in modo abnorme, tanto che la loro vita media, secondo natura 25 anni, si riduce a 5 anni.

La produzione intensiva e l'incessante mungitura spesso provocano alle mucche una dolorosa mastite, cioè l'infiammazione delle mammelle.
Le mucche sono piene di ferite, infezioni e danni alle zampe. Molto spesso le pratiche preventive e le cure vengono effettute dagli allevatori, in violazione della legge, che attribuisce questi compiti l veterinario.

Ogni vitello subito dopo il parto, viene strappato alla madre, che non rivedrà mai più (e una mucca può manifestare anche per tre mesi la propria sofferenza per il distacco dal suo piccolo). Il cucciolo viene tenuto isolato in un piccolo box, spesso in condizioni igieniche terribili; per prevenire la comparsa delle corna, sulla sua testa viene applicata la pasta caustica, che provoca un forte dolore. Il destino del vitello è essere macellato da adulto oppure dopo poco tempo; diverso può essere il destino di una femmina. Se è fortunata sarà macellata subito, altrimenti le spetterà la stessa vita di inferno di sua mamma.

Quando in TV si parla delle sofferenze negli allevamenti intensivi (ad es. grazie a Animal Equality), gli allevatori o i politici alla ricerca del loro voto dicono che si tratta di casi isolati. Ovviamente mentono sapendo di mentire.

Non è l'eccezione, è la regola.

Le mucche che pascolano all'aperto, quelli sì, sono casi rarissimi rispetto alla totalità. Per il resto, l'allevamento intensivo è la triste vita quotidiana che questi animali sono costretti a vivere per la produzione di latte. Un'esistenza scandita da automatismi, dalla separazione dai propri cuccioli e soprattutto dal disagio e dal dolore.

Fai la tua parte per eliminare questa ingiustizia, subita da creature in grado di percepire dolore come noi umani, che possono soffrire psicologicamente e dare affetto esattamente come un cane. Elimina dalla tua alimentazione e dalla tua spesa i prodotti degli allevamenti intensivi. Il latte è uno di questi. Ricordalo quando compri cibi, bevande, prodotti per l'igiene personale e cosmetici.

21 dicembre 2019

Animal Equality

Le scelte delle persone sono molto condizionate dalle abitudini, che spesso hanno la precedenza sia sulla razionalità, sia sui valori che la persona dice di sostenere.
 
Ad esempio tipicamente un italiano non mangerebbe mai carne di cane e si indigna quando viene a sapere che un cane è stato maltrattato, in quanto lo considera un amico (addirittura si sente dire che "i cani sono migliori delle persone")... però mangia carne di bove, un animale della stessa intelligenza e capace di dare lo stesso affetto; se questo proviene da un allevamento intensivo, dove un pesante maltrattamento è all'ordine del giorno, al massimo dice di essere contrario, senza però impensierirsi più di tanto, senza la minima intenzione di cambiare le proprie abitudini e limitandosi a non pensarci o a auto-giustificarsi con arrampicate sugli specchi.
 
Ho detto "tipicamente", che per fortuna non significa "sempre".
 
Infatti ci sono persone che hanno deciso di boicottare la carne se non sono sicure che non provenga da allevamenti intensivi (più del 90% proviene da questi lager). Cioè hanno capito e ammesso che se possiamo considerare criminale un allevatore torturatore di animali, il mandante del crimine è chi lo paga per farlo, e cioè chi compra il prodotto. E hanno scelto la strada di non dare la colpa solo agli altri, la strada di non aspettare una legge (o l'applicazione di una legge) che obblighi a fare la cosa giusta, la strada della responsabilità, la strada del non partecipare alle torture indirettamente, perché non c'è nessun motivo di considerarlo meno grave che farlo direttamente.
 
Per fortuna esistono persone che hanno il coraggio di guardare in faccia alla realtà e, dopo un esame di coscienza, fare la scelta giusta anche se inizialmente può significare scollarsi, scrostarsi da una abitudine comoda quanto malata.
 
Per fortuna c'è chi non ignora la sofferenza di esseri che sono in grado di provare il nostro stesso disagio fisico: bovini, maiali, uccelli, e animali acquatici meno evoluti ma che soffrono terribilmente quando pescati in qunto muoiono soffocati.
Queste persone consapevoli e responsabili e civili sono ancora relativamente rare, ma stanno aumentando di numero sempre di più grazie alle campagne di sensibilizzazione promosse da volontari.

Sappiamo però che non basta sensibilizzare le persone.
Occorre anche combattere direttamente contro le aziende e dialogare coi legislatori.
 
Animal Equality fa tutto questo con grande impegno ed ha conseguito fin ora importanti successi. Ecco due video di fine 2019 che Carolina Bertolaso, responsabile della comunicazione, e due investigatori anonimi hanno pubblicato in queste ore:





Animal Equality è un'organizzazione internazionale fondata nel 2006 da Sharon Nunez, Javier Moreno e Jose Valle, costituita da volontari e attivisti che si adoperano per eliminare i soprusi nei confronti degli animali, operando su quattro versanti:
 
1) Informazione e sensibilizzazione, soprttutto grazie alle investigazioni sotto copertura: gli operatori documentano con filmati il modo in cui vengono trattati gli animali negli allevamenti e nei macelli; i filmati vengono pubblicati online e grazie alle condivisioni raggiungono un grande numero di utenti (ad esempio il video sugli incubatoi di pollo è stato visto da più di 75 milioni di persone).
I volontari organizzano proiezioni dei video in città di tutto il mondo e distribuiscono materiale informativo, che fin ora ha raggiunto più di 250.000 persone.
Sono stato creati gli iAnimal, filmati a 360° da guardare con visori adatti a immergere le persone nel mondo in cui vengono allevati la maggior parte di maiali, polli, bovini. Questi sono stati visti da decine di migliaia di persone in varie università (es. università di Oxford, Cambridge, Harvard, UCLA).
Inoltre i filmati vengono talvolta trasmessi in TV dalle reti nazionali.
Tutto questo contribuisce a incoraggiare i consumatori a una spesa responsabile.

2) Campagne di boicottaggio, che grazie alle decine di migliaia di adesioni hanno convinto fin ora 107 aziende a prendere impegni concreti per diminuire la crudeltà verso gli animali; si tratta in particolare della cessazione dell'uso di uova di galline allevate in gabbia.

3) Azioni legali contro aziende che violano le normative su allevamenti e macelli (nonostante queste siano purtroppo molto concessive), commettendo reato di maltrattamento di animali; inoltre dal 2020 Animal Equality promuove la segnalazione di pubblicità ingannevoli: puoi andare su questa pagina e seguire la procedura guidata per la segnalazione; dopo che lo staff l'avrà ricevuta, verificata l'ingannevolezza della pubblicità, organizzerà una campagna affinché le persone eseguano in massa la segnalazione all'autorità governativa preposta.

4) Pressioni sui governi, a cui contribuiscono i filmati quando trasmessi in TV, e soprattutto il dialogo diretto con i politici e le petizioni popolari.
 
Esiste una sezione italiana di Animal Equality, il cui sito è
 
 
Visita il sito se vuoi approfondire l'operato degli attivisti, offrire un po' del tuo tempo per dare una mano, fare una donazione per il necessario supporto logistico e iscriverti alla newsletter per ricevere aggiornamenti sugli appelli da firmare e sulle manifestazioni a cui partecipare e conoscere i successi ottenuti.

Sono molto grato a Animal Equality per il prezioso impegno, e sarò grato a chiunque darà un piccolo o grande aiuto a questa grandiosa organizzazione contro la crudeltà.

28 settembre 2019

Le sciocche critiche a Greta Thumberg e ai manifestanti del FFF

Julio Loredo de Izcue, presidente dell'associazione cattolica Tradizione Famiglia Proprietà, nella suo diario Facebook ha scritto un post esordendo con "LA GENERAZIONE SPRECONA", titoletto seguito da una sua traduzione di uno sproloquio del giornalista Andrew Bolt, poi purtroppo copiata e incollata in giro per il web e su Facebook.

Eccola qui, la pappardella matta virale:

Eccellente risposta di un giornalista di SkyNews Australia ai giovani che hanno recentemente manifestato per il clima:
“Voi siete la prima generazione che ha preteso l’aria condizionata in ogni sala d’aula; le vostre lezioni sono tutte fatte al computer; avete un televisore in ogni stanza; passate tutta la giornata a usare mezzi elettronici; invece di camminare a scuola prendete una flotta di mezzi privati che intasano le vie pubbliche; siete i maggiori consumatori di beni di consumo di tutta la storia, comperando in continuazione i più costosi capi di abbigliamento per essere ‘trendy’; la vostra protesta è pubblicizzata con mezzi digitali e elettronici.
“Ragazzi, prima di protestare, spegnete l’aria condizionata, andate a scuola a piedi, spegnete i vostri telefonini e leggete un libro, fattevi un panino invece di acquistare cibo confezionato.
“Ma niente di ciò accadrà, perché c'è l' egoismo, la maleducazione, la manipolazione di persone che vi usano, proclamando di avere una causa nobile. Svegliarsi, informarsi e agire prima di protestare”.

Questo si fa i film in testa e ci crede. No, non c'è aria condizionata in ogni aula e non mi pare nessuno l'abbia pretesa. Si va a scuola in macchina (meno inquinante di quelle un volta) quando la scuola è particolarmente lontana, e la maggior parte degli studenti ci va in pullman (nota: a Milano molti vanni in bici, grazie all'organizzazione Massa Marmocchi). I mezzi informatici fanno risparmiare carta e non sono fra le cose che inquinano di più. L'energia necessaria per tenerli accesa è trascurabile. E sono utili a fare gruppo e sperare di ottenere cambiamenti nella società, come in questo caso, quindi il bilancio può benissimo essere positivo. I vestiti... cosa c'entra se sono costosi o economici? Brutto parlare a vanvera e di cose che non si sa (sui ragazzi e non solo, purtroppo... vedi sotto). Le argomentazioni qualunquiste di questo omino piccolo piccolo sono spazzatura già sentita, altro che una "risposta eccellente".

Ma anche dando per scontato che tutti i bambini e i ragazzi non abbiano abitudini sufficientemente adeguate a difendere il pianeta, la responsabilità è dell'educazione non impartita dalle generazioni precedenti. E se la Terra versa in questo stato e sta continuando a peggiorare sarà pure colpa di qualcuno nato prima del 2004, o no? 
Ma diciamo ancora di più: immaginiamo pure che tutto l'inquinamento e il conseguente malessere del pianeta sia dovuto in buona parte ai teen-ager. Bisogna fumare roba forte per pensarlo, ma proviamoci. Anche se così fosse, le argomentazioni di Andrew Bolt non sarebbero valide. Un grido di allarme sensato è tale anche se chi lo lancia è incoerente.
Mi fa davvero pena oltre che rabbia chi, invece di unirsi al coro di persone che chiedono politiche per la riduzione dell'inquinamento, si diverte a fare lo snob con attacchi ad personam che non c'entrano il punto.

Volendo comunque indagare per un attimo su cosa succede nella vita dei ragazzi che hanno preso parte al Friday For Future (FFF), credo che alcuni di loro sentissero il problema ecologico in una certa misura anche prima di conoscere Greta e si comportassero in modo ecologico (ammesso che sapessero come fare), e credo che altri, dopo aver conosciuto Greta e con l'occasione di questa grande mobilitazione internazionale saranno spinti a un comportamento più virtuoso. Quindi in un certo senso questo evento, oltre che politico, potrebbe anche esser stato auto-educativo. A quell'età credo sia accettabile che la coerenza nasca anche in questo modo.

A proposito, per inciso, a pensarci bene, è davvero ridicolo pensare a quanto facile potrebbe essere smontare il discorso pro-coerenza di Bolt. Basterebbe dirgli "Ah, grazie della lezione di coerenza... che naturalmente viene impartita da uno che, se consiglia ai ragazzi di andare a piedi a scuola, sicuramente dà il buon esempio recandosi in redazione ogni giorno a piedi, e rinuncia all'automobile sempre e comunque, giusto? Ah no? Ah, ma allora perché quel tuo discorso era solo un cazzeggio in cui volevi manipolare il tuo pubblico, che speri non si accorga della tua incoerenza nel parlare di coerenza".

Tornando alle azioni di Greta Thumberg, come ha giustamente detto Vincenzo Bordoni, abbiamo bisogno di lei.



La sua azione e le manifestazioni fanno solo bene al dibattito politico. Non hanno nessuna conseguenza negativa. Solo buona. I manifestanti non saranno perfetti nel loro comportamento quotidiano, ma hanno ragione, e il loro messaggio è giusto. Non sono climatologi, ma mandano un messaggio sovrapponibile a quello dei climatologi, quindi hanno ragione, e il loro messaggio è giusto. Non sono esperti su come diminuire le emissioni di CO2 inventando automobili e impianti industriali meno inquinanti, e infatti non hanno questa pretesa. Spingono affinché si ingaggino degli ingegneri in grado di farlo.

Completamente inopportune, dunque, le parole che in questi giorni ha detto Massimo Cacciari:

"Se continuiamo ad affrontare i problemi alla Greta, siamo fritti. Siamo all'ideologia della incompetenza""Questi argomenti non si affrontano in termini ideologico/sentimental/patetico ma in termini scientifici. Non è che dicendo 'mi avete rubato i sogni' che si affrontano i problemi, non è così che si che nascono le coscienze critiche"

Ogni persona ha il suo ruolo. Non si può pretendere che tutti facciano tutto, ma si può apprezzare che qualcuno faccia quello che può.
Non si può invitare i ragazzi a tacere fino a quando non avranno in mano un progetto per un aereo a energia solare, perché se no hanno il coraggio di parlare da incompetenti.
Il ruolo dei manifestanti non è tecnico. È politico. E il politico Massimo Cacciari dovrebbe averla presente, questa cosa. Perché un politico che non sa cosa è la politica quello sì che è preoccupante.

Cacciari ha anche detto:
 

"Userei queste ore per organizzare seminari sul clima ai quali far partecipare scienziati ed esperti in materia"

Perché no? Ma si può fare l'una cosa e l'altra. Dichiarazioni del genere suonano buongiorniste né più né meno che "Togliamo gli stipendi milionari ai calciatori e devolviamo i soldi alla ricerca sul cancro, scrivi amen e condividi".

Questo risponde anche all'ultima parte dello sproloquio di Bolt su riportato.

Ultima sparata di Cacciari:

"Greta dovrebbe andare a scuola, imparerebbe molte più cose. E forse, dovrebbe rendersi conto di essere svedese e che i ragazzi scioperanti sono europei. Non ci sono né indiani, né brasiliani. Non mi pare un problemino da poco"

Vero, ma non è un problema da poco nenche il fatto che un uomo di cultura come Cacciari non si renda conto di un semplice fatto: le manifestazioni si fanno dove si possono fare e dove possono incontrare il favore del popolo affinché il governo sia persuaso a fare determinte scelte. In cina non puoi manifestare: è vietato. Sarebbe bello poterlo fare, ma se lo fai finisci in galera. In india, invece, c'è tantissima povertà, e si fa poca presa sulla popolazione, perché se uno ha il problema di procurare il cibo a sé stesso e alla propria famiglia dell'ambiente purtroppo se ne frega.
L'Australia, invece, è una delle regioni del mondo in cui si inquina di più, e in cui si può manifestare. E infatti il Friday For Future in Australia c'è stato.

Stamattina inoltre ho visto questo video-spazzatura, in cui chiacchiera il fenomeno austrliano:



Skynews si dovrebbe vergognare per aver mandato in onda una roba del genere. È facile che Andrew Bolt sarà morto da un pezzo quando le conseguenze dei cambiamenti climatici staranno facendo catastrofici danni. Ma da subito una cosa posso dirgliela come fortunatamente tante altre persone hanno già fatto in varie forme: fai vomitare.

Persone come Andrew Bolt vogliono semplicemente ingrossare il loro ego e per questo cercano semplicemente attenzione e prestigio, facendo pressione su chi odia Greta, aizzandoli contro di lei con critiche al messaggero più che al messaggio. Perché le persone come Andrew Bolt sono bambini mai cresciuti, rimasti ai tempi in cui bullizzavano o avrebbero voluto divertirsi a fare bullismo. E chi applaude gente del genere ricorda i ragzzini in cerchio che si divertono a vedere il bullo che maltratta un innocente che non ha fatto nulla di male.
Finge di provare pietà per Greta dichiarandola vittima dei suoi genitori che, aiutandola nella sua battaglia, si sarebbero resi colpevoli di un grave abuso; il sedicente difensore dei minorenni abusati si dimentica che pochi secondi prima si è rivelato per quello che è: un bambinone grande grande che se la prende con lei insultandola. La patologia di Greta, la sindrome di Asperger, è certamente meno grave rispetto a quella di Andrew Bolt, che è chiaramente un sociopatico.
Accusa i genitori di Greta di averle fatto il lavaggio del cervello, cosa che invece tenta di fare lui nei confronti dei telespettatori con le sue bugie. Infatti nega la risalita del livello del mare parlando dell'isola di Tuvalu in Polinesia, senza sapere che il motivo della sua espansione (dopo il precedente sprofondamento) è l'orientamento delle onde e i sedimenti accumulati durante le tempeste che compensano  l'erosione causata dall'innalzamento delle acque. E ignora tutti gli altri studi scientifici che provano il riscaldamento globale, la sua causa antropica e sui suoi danni. E se stai pensando alla bufala sui 500 scienziati firmatari della petizione negazionista... ma chi sono questi 500 firmatari? A questo ha dato una risposta Matteo Miluzio nel video qui sotto, il cui riassunto è il seguente: da nessuna parte si vedono i nomi di questi misteriosi firmatari; i proponenti sono 14, di cui 13 sono non-climatologi che che non hanno mai pubblicato nessuna ricerca sulla climatologia, e un climatologo, la cui tesi, subito dopo presentata, venne smentita da tutti i sui colleghi del Massachusetts Institute of Technology. 



SOMARI PENOSI i non climatologi che vogliono fare i climatologi della domenica

SOMARO HARCORE il climatologo che riesce a sbroccare al punto di diventare negazionista

SOMARI DANNOSI i giornalisti che li citano disinformando e screditano gli ambientalisti

SOMARI SCHIFOSI i giornalisti come sopra che in più bullizzano una ragazzina.

Greta ha detto che la sua sindrome di Asperger è un superpotere. Da un certo punto di vista è vero. Essere ossessionati per qualosa fa sì che ci si interessi a quell'argomento diventando o avviandosi a diventare esperti. E se si tratta di una buona causa, si partecipa con grande energia a difenderla. Lo svantaggio consiste nel fatto che una battaglia può dare origine a una certa frustrazione quando è difficile. Ha detto:

"Ho voluto essere nel panico. Ho voluto avere la paura che ho ogni giorno. E così, ho voluto agire".

I genitori che vedono una figlia appassionata per una buona causa cosa avrebbero dovuto fare? Non certo cercare di distoglierla. Quello che Andrew Bolt non capisce è che sarebbe stato inutile e l'avrebbero fatta soffrire ancora di più, e che avere la sua patologia non significa non dover essere liberi di prendere decisioni. Combattere per difendere il nostro pianeta è difficile e può dare grande frustrazione e sofferenza. Greta lo sa, e ha deciso di accettarlo. Quindi sì, la sua ossessione è ciò di cui la Terra ha bisogno e in essa possiamo trovare un lato positivo. Invece l'ossessione dei negazionisti sul clima e dei qualunquisti, quella che li spinge a fare gli snob e a prendersela con una ragazza di 16 anni, ha solo lati negativi, fa solo schifo.

In una situzione come la nostra è giusto avere paura, tanta paura. Perché se non si ha paura, non si agisce. Quindi Greta ha ragione a stimolare le persone ad avere pura. Non dell'uomo nero, ma di un pericolo reale.
Non una di quelle paure usate dai politici per dividere le persone, ma per unirle in un unico obiettivo, a beneficio di tutti, anche di quelli che la denigrano (pazzi che invece remano in direzione dello svantaggio proprio o dei propri figli e nipoti).

Insomma, c'è chi cerca di fare la propria parte per risolvere un problema e c'è chi, come Andrew Bolt, preferisce essere parte del problema.

Io ti invito a scegliere la razionalità e la responsabilità:

  • per capire qualcosa sul clima, fidati dei climatologi (ad es. il prof. Stefano Caserini)
  • nella vita quotidiana comportati in modo più ecologico possibile
  • alle elezioni vota per chi ha un programma che prevede un maggior rispetto del nostro pianeta.

13 settembre 2019

Petizione: STOP macellazione di animali ancora vivi e coscienti!

Un nuovo filmato girato in un macello in Lombardia mostra operatori che tagliano la giugulare degli agnelli senza prima stordirli; operatori che, per separare più in fretta la pelle dalla carne, sparano aria compressa sulle ferite delle loro zampe mentre sono ancora coscienti. Sei anni di inchieste di Animal Equality certificano che questa non è l’eccezione. È la regola È uno standard italiano.

In occasione dei controlli delle autorità le pratiche più crudeli vengono evitate e improvvisamente, per un giorno, si rispetta la legge. In tutti gli altri giorni è facile maltrattare gli animali senza doverne pagare le conseguenze, in macelli che non a caso sono fuori dai centri abitati, e i cui dipendenti hanno dovuto firmare contratti con clausole di riservatezza.
In questa segretezza di continua crudeltà e illegalità Animal Equality ha fatto qualche breccia coi suoi filmati. Ma informare le persone non basta. Si deve esercitare una pressione sui politici affinché migliorino le normative per quanto riguarda 4 punti:

  • Obbligo di telecamere a circuito chiuso negli allevamenti
  • Obbligo di stordimento prima dell'uccisione senza le attuali eccezioni
  • Aumento delle pene per chi viola le normative (perché una semplice multa non basta)
  • Controlli più frequenti e soprattutto a sorpresa.
A questo scopo ti invito a firmare la petizione.

VAI ALLA PAGINA DELLA PETIZIONE:
CLICCA QUI

E se non l'hai ancora fatto, smetti subito di mangiare carne che proviene da allevamenti intensivi. E rifiutati di compratela. Non non comprarla per te, non per i tuoi parenti, non per i clienti del tuo bar, del tuo ristorante o chiosco, non per gli ospiti del tuo albergo o della tua casa di riposo, non per i commensali della cena di quartiere in piazza, non per la festa di compleanno tua o del tuo bambino. Rifiutati di essere complice di queste oscenità.

E dopo aver firmato...

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ricordando di rendere il post visibile a tutti (non solo agli amici)

27 giugno 2019

Raccolta tappi a San Giovanni Valdarno

Condividi questa pagina coi tuoi conoscenti di San Giovanni Valdarno;
per agevolarti in questo l'ho associata a un dominio facile da ricordare: www.raccoltatappi.ga.

Da dicembre 2015 ho creato un punto di raccolta tappi nei pressi di casa mia a San Giovanni Valdarno, nell'ambito dell'iniziativa dell'associazione di volontariato Centro Mondialità Sviluppo Reciproco di Livorno, descritta a questa pagina.

I tappi delle comuni bottiglie d'acqua o altre bibite o di detersivi, etc sono costituiti da una plastica particolarmente pregiata che viene venduta a una ditta di riciclo; il ricavato viene impiegato per iniziative umanitarie, come la costruzione di pozzi nei paesi desertici o semidesertici del terzo mondo. Trattandosi di riciclo, l'iniziativa ha anche un importante valore ecologico.

Scrivo questo articolo per:
- spiegare cosa mettere e cosa no nel contenitore della raccolta
- dare un'idea sul rapporto fra quatità di tappi raccolti e il denaro che da essi si può ricavare
- indicare dove si trova il mio contenitore.

Per spiegare cosa mettere e cosa no nel contenitore ho messo online questo video:



Quanto al ricavo danaroso, questo è piuttosto piccolo (la forza di questa iniziativa è l'unione di tante persone), e rendersene conto significa ad esempio evitare di spendere 0,50 € di carburante per trasportare una quantità di tappi che ne vale 0,30 oltre che evitare di immettere nell'atmosfera più CO2 rispetto a quanta ne sarebbe risparmiata.
Leggendo potresti renderti conto che ha senso per te aderire a questa raccolta se trasporti i tappi raccolti a piedi o in bicicletta... oppure con un mezzo a motore, ma solo se vicino al centro di raccolta saresti passato comunque per altri motivi.
 

QUANTO VALE 1 KG DI TAPPI?


Il ricavo varia a seconda del prezzo di mercato del materiale. Nel documento "Relazione tappi 2014 e progetto 2015", disponibile a questa pagina, si legge:

Nel 2014, la Campagna “Dall’acqua per l’acqua... facciamola bere anche in Tanzania” ha raccolto 213.902 kg di tappi per un valore di 29.198,60 € [...] il ricavo medio dai tappi è in leggera salita. Speriamo che questo trend continui."

Dando per scontato variazioni non grandissime del prezzo del materiale e basandosi sui suddetti dati del 2014, deduciamo che

1 kg di tappi vale circa 0,136 €.

Prendiamo in esame il caso in cui si sia raccolto solo i comuni tappi di 3 cm di diametro circa, quelli delle bottiglie dell'acqua, che essendo piccoli e sfruttando meglio lo spazio della scatola fanno sì che quando questa è riempita, abbia un maggiore peso a parità di volume rispetto a che se contenesse tappi più grandi.

Una scatola di cornflakes da 500 g, che misura 29 x 19 x 9,5 cm, quando è completamente colma di questi piccoli tappi (e leggermente deformata in larghezza per il loro peso) ne contiene circa 600, per un peso di 940 g.


...e per un valore, quindi, di circa 0,12 €.

La stessa scatola riempita di tappi di 4 cm di diametro, tipici ad esempio delle bottiglie del latte, ne contiene circa 120, per un peso di 730 g...


...e per un valore, quindi, di circa 0,10 €.

Quella che vedi qui sotto è una scatolona in cui è stata versata una quantità di piccoli tappi pari a 13 volte la capienza di una scatola di cornflakes, per un totale di circa 7.800 tappi...


...che, stando ai calcoli su esposti, frutta circa 1,50 €.

QUANDO E DOVE CONSEGNARE


Versa i tappi (non racchiusi in sacchetti, per favore) nell'apposito contenitore con su scritto "Raccolta tappi", che si trova nel 4° posto auto del parcheggio sotterraneo in via della Mattonaia.

Se parteciperai alla raccolta, GRAZIE per il tuo impegno da parte mia e da parte delle popolazioni in difficoltà.

Condividi questa pagina coi tuoi conoscenti di San Giovanni Valdarno; per agevolarti in questo l'ho associata a un dominio che si ricorda facilmente: www.raccoltatappi.ga.

08 marzo 2018

Anche Paluani si è convinta a cessare l'uso di uova di galline allevate in gabbia

Paluani e le galline allevate in gabbia
Animal Equality tramite la sua newsletter denuncia l'azienda aluani, che alle richieste e domande riguardanti l'uso di uova di galline allevate in gabbia non ha fornito alcuna risposta.

Quindi l'associazione ha dato il via a questa campagna contro Paluani, intitolata "Paluani, una Pasqua crudele".

1° marzo 2018

Come suggerito da Animal Equality, chiamo l'azienda Paluani e chiedo se e quando smetteranno di usare uova di galline allevate in gabbia per i loro prodotti dolciari.
La signora che mi ha risposto dice che lei non è incaricata di prendere decisioni e non sa dirmi nulla in merito; puo solo passare la mia domanda all'ufficio produzione. Chiedo come faccio ad avere una risposta. Dice che devo richiamare a metà della settimana successiva, perché in quel momento l'azienda è molto occupata nelle certificazioni.

8 marzo 2018

Ecco, metà della settimana successiva è arrivata.

Richiamo Paluani, come suggeritomi. Mi era sembrato infatti di capire che telefonando oggi avrei potuto avere una risposta alla mia domanda, che pongo di nuovo. Voglio sapere se e quando Paluani dichiarerà pubblicamente una data precisa entro la quale cesserà l'uso di uova di galline crudelmente allevate in gabbia.
Ma l'addetta mi ripete le stesse cose della volta precedente. E cioè che il massimo che lei può fare è comunicare alla direzione quello che io le ho detto.
Dico che la mia è una domanda, chiedo come ottenere risposta. Dice che la risposta, se ci sarà, potrà essere letta sul sito dell'azienda o su Facebook.

E allora che mi ha fatto richiamare a fare?

Prima di salutarla le ho detto, da consumatore, che non acquisterò prodotti Paluani finché non sarà dichiarata una data entro la quale si cesserà l'uso di uova provenienti da galline allevate in gabbia.

Bah, se non lo hai già fatto firma la petizione su Change.org

Aggiornamento 8 marzo 2018

Cito dalla pagina FB di Animal Equality Italia:

Dopo un’intensa campagna durata solo 11 giorni, Paluani dichiara pubblicamente che non utilizzerà più uova provenienti da galline allevate in gabbia entro dicembre 2019. Leggi la notizia.

30 dicembre 2017

Malaspeak - Puntata 20



Non acquistare braccialetti luminosi.
La loro produzione, come quella di tutte le cose, comporta inquinamento.

Non usare petardi in città,
perché spaventano i cani.
Anche i fuochi d’artificio rumorosi andrebbero aboliti.
Beh, anche quelli non rumorosi.
Insomma, non acquistare nulla di inutile. Ad esempio vestiti.
Occhio all’eticità dei vestiti troppo economici.

Possibile cancellazione a sorpresa dell’account Facebook - come minimizzare i problemi.
Se sei un utente Facebook potrebbe capitare, com’è successo a molte persone, che il tuo account venga cancellato senza apparente motivo, e senza che tu sia stato segnalato per la violazione di alcuna regola. Strano ma vero. Matto ma vero. E non c’è modo di recuperarlo, perché l’assistenza FB praticamente non esiste, e quando esiste non pare dotata di grande competenza né intelligenza.
Se ti accade questo inconveniente, non perdi per sempre le foto e i filmati, perché le avrai salvate su un hard disk, immagino. Perdi però le tue chat (magari non te ne importa nulla) e il tuo diario (nel quale forse hai scritto cose che volevi conservare, proprio come i vecchi diari cartacei). Come non perdere i dati del tuo diario Facebook? Lo strumento di backup attualmente fa abbastanza schifo. Comunque ogni volta che scrivi qualcosa sulla tua bacheca che vuoi conservare, puoi copiarla e incollarla su un tuo blog, magari protetto da password e non indicizzato da Google. Quello sì, è facilmente scaricabile.
Altro problema che potrebbe presentarsi è l’impossibilità di accedere a un servizio a pagamento (ad es. un servizio di musica, tipo Spotify) per iscriverti al quale hai usato il tuo account Facebook. Magari hai pagato ad esempio una quota mensile, e non riesci ad accedere, perché il tuo account FB è stato cancellato. Ecco perché per gli altri servizi web, specialmente quelli a pagamento, non devi iscriverti usando il tuo account Facebook. Fai un’iscrizione con la tua email e una password.

La religione non rende più altruisti
Nel 2015 sulla rivista scientifica Current Biology è stato pubblicato uno studio che si occupa del rapporto tra religione e pro socialità. Dai risultati si evince che l'educazione religiosa sembra scoraggiare la generosità spontanea e aumentare le tendenze punitive. Ne parla Il Post in questo articolo.
Link dello studio:
http://www.cell.com/current-biology/abstract/S0960-9822(15)01167-7

Tante persone denigrano i politici in quanto corrotti. Ma se si prova a corrompere loro cosa succede? Succede che si capisce che l’hanno coi politici perché invidiano la loro possibilità di essere corrotti. Link all’esperimento:
https://www.facebook.com/theshowisyou/videos/1905085933059074/

Alle elezioni politiche non devi dare il voto utile
Devi votare il partito che ti piace di più. Non badare al fatto che non ha consensi sufficienti per vincere le elezioni. Lo scopo del tuo voto non è vincere le elezioni. Sei semplicemente chiamato a votare il partito che preferisci. Del resto, se la maggior parte degli italiani vota un altro partito, è giusto che quello per il quale voti perda.

E le altre puntate di Malaspeak?
Qui.

02 novembre 2017

Il dannosissimo benaltrismo (spesso sommato a presunzione e ripicca)

Qualche giorno fa ho scritto un post su Facebook. Si trattava di un invito a firmare una petizione presente sul sito www.polloitaliano.it.
Si tratta di una petizione creata da Animal Equality rivolta a Unaitalia, associazione di categoria che rappresenta oltre il 90% dell’intera filiera italiana di allevamento di pollame e conigli, per domandare che sia intrapreso al più presto un dialogo con le aziende leader del settore – in particolare AIA, Amadori e Fileni – affinché adottino politiche volte a ridurre la sofferenza di questi animali, che attualmente vivono in condizioni pietose negli allevamenti intensivi.

Commento di un mio FB-friend:

Marco so che la cosa non è cosi trendy come i polli e il trattamento da allevamenti intensivi ma io ti consiglierei di andare qualche volta a vedere come vengono trattati gli anziani umani nelle case di cura e in molti reparti ospedalieri dove per la maggior parte sono tenuti in vita solo perché in tal modo c'è il pagamento della retta alla struttura o al reparto ospedaliero molto spesso legati o intontiti da farmaci psichiatrici che vengono dati anche a ci non soffre di demenza senile perché in tal modo è più docile quando di fatto non si trasforma letteralmente in uno zombie.
Immagino che visto ci sono persone che si preoccuopano tanto di poveri esseri che sono comunque dotati di sensibilità e di capaci di sensazioni potranno anche capire quale sia la sofferenza e la perdita di dignità di un umano ultrasettantene o ultraottantene spesso legato al letto perché non disturbi e lasciato talvolta per ore letteralmente in mezzo alle proprie feci fino a che qualcuno non va a cambiare e con un catetere inserito nell'uretra con i problemi e di rischi di infezione che questo comporta anche se spesso non servirebbe ma che diventa molto più pratico da gestire per inservienti o altro personale che non debbono preoccuparsi di un anziano legato e non devono aiutarlo ad andare in bagno.
Ovviamente parto dal presupposto che un anziano umano abbia almeno gli stessi diritti di un pollo o di un maiale o di un vitello perché in quelle condizioni la sua vita è davvero simile a quella di un animale e la ua umanità dignità viene cancellata.
Ovviamente persone tanto sensibili da reclamare i giustizi diritti degli animali sapranno anche impegnarsi per tutelare quelli di umani la cui utilità per questa società non suite più e non come persona che pro produrre business per case di cure e posti di lavoro di coloro che degli anziani si occupano.
E forse persone così snellii dovrebbero pensare che c i potrebbero essere dei loro congiunti fra questi anziani e che se non succede loro qualcosa prima questa potrebbe essere la fine che molti potrebbero fare quando il tempo della loro gioventù e vita attiva finirà al termine.

Mia risposta:

Intanto hai firmato la petizione?
Il benaltrismo non dico sia dannoso quanto l'indifferenza, ma quasi.

Sua risposta:

Marco io credo che tu non ci senta oppure non riesca a vedere oltre al tuo naso invece di parlare di petizioni prenditi del tempo e vai tu a vedere cosa accade nei ricoveri per anziani e se hai tante energie da spendere a scrivere di petizioni su Facebook puoi dedicare il tuo tempo a fare volontariato in un centro ed alleviare direttamente la loro solitudine distrazione dolore cosi ti puoi rendere conto come certe volte i lager siano ancora oggi ppannaggo anche di molti esseri umani che non sono più utili a questa società oppure prenditi del tempo Invece diparlare di petizioni perché non ti prendi un girono ed il 15 novembre vieni con me a fare il banco alimentare dove di raccoglie cibo per chi non ha i soldi per poterne comprare oppure ti prendi una famiglia che nn può davvero permetterselo e provvedi tu a fare avere il cibo per mangiare

Mia risposta:

Benaltrismo + "fallo tu". Un bel mix.

Sua risposta:

No, semplicemente invece di parlare dei dolori dei polli vedi quelli degli esseri umani e se puoi fai qualcosa davvero invece di parlare o di firmare petizioni.
Io collaboro con il banco alimentare da 7 anni con quello farmaceutico da 3 dando del mio tempo ed esiste qualcosa di più importante. Tutti possiamo dare dei soldi ma investire il tempo vuol dire dare una merce più preziosa, perché il tuo tempo quando lo hai dato non torna indietro

Mia risposta:

Allora benaltrismo + presunzione. Ancora peggio.

1) Se esiste un problema di serie A non significa che i problemi di serie B siano da lasciar perdere. Se si ragionasse come stai ragionando tu, ci si occuperebbe solamente dei problemi maggiori. Anzi, del problema maggiore. Che non sarebbe neanche fra quelli che hai descritto tu. Gli anziani che vivono molto male verrebbero lasciati a sé stessi e ci occuperemmo solo di persone che vivono ancora peggio, e cioè ad esempio i prigionieri che ogni giorno vengono torturati in altre parti del mondo.
E i soldi delle casse dello Stato, che fine farebbero? Sicuramente guarire i malati è più importante che far funzionare i musei. Quindi neanche un euro ai musei finché non si è trovata una cura per tutte le malattie. Meglio dormire fuori al freddo che avere dolori dovuti a una certa malattia. Quindi neanche un euro ai senza tetto finché non si trova la cura per quella malattia. Ma vuoi mettere l'importanza di poter eseguire un'operazione chirurgica senza che l'ospedale venga preso d'assalto da un pazzo armato che vuole ammazzare tutti perché il suo dio Trallallà è grande? E che diamine. Allora ci ho ripensato: niente soldi alla ricerca medica finché non si è risolto un problema ben più grande: organizzare le forze dell'ordine in maniera da avere una protezione sicura al 100%. Inutile operare al meglio se c'è uno che viene a spararti mentre operi! E così via.
Questo è il benaltrismo.
E no, non si tratta di esempi esagerati. I danni che fa sono esattamente di questo tipo. Danni importantissimi. Come quello di non occuparsi di miliardi di esseri senzienti che ogni giorno vivono ingiustamente delle situazioni che si potrebbero evitare facilmente: basta smettere di comprare e mangiare quegli animali. Non comporta neanche il dispendio di tempo. Un po' come firmare una petizione, cosa che tu per ripicca continui a non fare.
Le azioni per buone cause non portano via tempo ad azioni per cause ancora più buone. Più probabilmente portano via tempo al cazzeggio, che a volte consiste nello scrivere commenti benaltristi (vedi su) e presuntuosi (vedi sotto).

2) Anvedi, oh, sto qui che mi bacchetta mentre sto facendo qualcosa di buono, solo perché non è la cosa più buona del mondo, credendo di sapere tutto di me senza invece sapere un bel niente... chissà come fa a sapere che io non conosco già le situazioni che crede di rivelarmi, e chissà come fa a sapere che io non doni il mio tempo anche per occuparmi di esseri umani. E insinua pure che faccio quello che faccio per il fatto che è trendy. Bah, non meriterebbe nessuna risposta, se rispondere non fosse uno spunto per scrivere un articolo e quindi poter inviare semplicemente un link se e quando in futuro leggerò fesserie del genere.

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...Insomma, il fatto che i problemi che affiggono il mondo sono molteplici non significa che tutte le persone di buona volontà devono concentrarsi sul problema più importante, lasciando indietro gli altri, meno importanti ma comunque importantissimi. È bene che ci sia un gruppo di attivisti che si occupi di problemi di prima priorità, e che pure esista un gruppo di attivisti che si occupa di problemi di seconda priorità, e anche un gruppo che si occupa di problemi di terza priorità. Ognuno a seconda della propria sensibilità. Cosa che il benaltrista non capisce, purtroppo, diventando così egli stesso un problema.

09 settembre 2017

iN’s Mercato mente ai consumatori sulle uova di galline allevate in gabbia

iN's Mercato (gruppo Pam)
Un logo più appropriato per
iN's Mercato (gruppo Pam)
Vorrei tanto non dover parlare mai di maltrattamenti animali. E cioè vorrei non essitessero. Purtroppo invece ci sono, e ci sono per uno sporco e semplice motivo: c'è chi ne ricava un profitto.

Non mi riferisco solo a chi organizza combattimenti di cani. Quelli sono delinquenti che già la gente riconose come tali, e sono responsabili forse di qualche decina di morti di cani all'anno.

Mi riferisco soprattutto a chi sottopone sistematicamente, quotidianamente, migliaia di animali - esseri senzianti come noi - a sofferenze che iniziano il gorno della loro nascita e si concludono nel giorno della loro morte, senza un giorno di pace nell'intera vita.

Ne ho parlato in Eurospin non dichiara pubblicamente "Basta uova di galline in gabbia", articolo in cui ho spiegato i motivi per i quali tanti consumatori, me compreso, partecipa al boicottagio di Eurospin dopo le ripetute ma inascoltate richieste sulla cessazione della vendita di uova provenienti da galline allevate in gabbia.

Purtroppo Eurospin non è la sola a macchiarsi di una condotta così poco etica nei confronti degli animali. C'è anche iN's Mercato, appartenente al gruppo Pam, che ha dato motivo a Animal Equality di lanciare questa petizione, che ti invito a firmare.

iN's Mercato non sta seguendo l'esempio di altre aziende che recentemente hanno reso pubblico il loro impegno a non approvvigionarsi più di uova ottenute con metodi crudeli, come ad esempio Coop, Lidl, Esselunga, Carrefour ed Auchan. Altri esempi sono Pam Panorama, Pam Local e Pam Franchising, mentre iN's mercato è rimasta l'unica catena del gruppo Pam che continua ad appoggiare una pratica di cui i consumatori devono assolutamente prendere coscienza per poter scegliere se acquistare quelle uova oppure evitare di rendersi complici di una logica tanto oscena, che riduce la vita delle galline a una prigione costante, una prigione così piccola da non consentire neanche l'apertura delle ali.

iN's Mercato ha fatto un'altra cosa molto grave: ha mentito ai propri consumatori.

Ha dichiarato il falso in un comunicato sulla propria politica relativa alle uova da allevamento in gabbia.

Infatti dopo una campagna che Animal Equality, aveva lanciato nel giugno scorso, nella quale informava i consumatori sul rifiuto di iN's Mercato di cessare la vendita di uova provenienti da galline allevate in gabbia, il 22 giugno l'azienda ha pubblicato sul suo sito un "impegno nei confronti degli animali", in cui affermava

“Le uova presenti nei punti vendita In’s Mercato, provengono già per lo più da allevamenti a terra o biologici, in cui le galline razzolano e si muovono liberamente. Le uova vengono controllate durante tutta la filiera di produzione in modo da garantire al consumatore requisiti igienici e di sicurezza alimentare elevati. Alcune referenze che non rispondono a questo standard sono in fase di smaltimento e non saranno più riassortite” manifestando quindi chiaramente l’intenzione di non approvvigionarsi più di uova di galline allevate in gabbia una volta esaurite le scorte"

Nel comunicato non si leggeva alcuna data precisa entro la quale la cessazione di quel tipo di uova sarebbe avvenuta.

Oggi possiamo dire che i forti sospetti sull'inattendibilità di quel comunicato sono confermati, a meno di non voler pensare alla vendita di uova non conforme al Regolamento (CE) N. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004.

Quest'ultimo infatti stabilisce che

"Le uova devono essere consegnate al consumatore entro un termine di ventun giorni dalla data di deposizione".

Sono passati più di due mesi dal comunicato suddetto di iN's Mercato. Ma l'azienda continua a vendere uova provenienti da galline allevate in gabbia. Quindi, delle due l'una: menzogna o illegalità.

L'inaffidabilità che l'azienda ha dimostrato ha provocato l'indignazione di migliaia di persone che hanno contattato l'azienda per chiedere spiegazioni e per chiedere una condotta trasparente ed etica. Ma non è servito a nulla. iN's Mercato continua a vendere galline provenienti da animali maltrattati, e mantenendo sul proprio sito un comunicato in cui dichiara il falso.

A te la scelta se acquistare da un'azienda che mente ai propri consumatori oltre a farsi complici di un maltrattamento di animali che potrebbe essere evitato.

Aggiornamento: su suggerimento di Carolina Bertolaso, di Animal Equality, ho spedito una lettera a Arturo Bastianello, amministratore delegato del gruppo Pam. Ecco cosa gli ho scritto:

Bastianello, ho cercato di contattare lei ed altri suoi colleghi della direzione di Gruppo Pam ed in particolar modo di iN's Mercato, ma è chiaro che non avete intenzione di comunicare con i vostri clienti, per cui ho deciso di scriverle una lettera. Le ricordo ancora una volta che mentire ai consumatori in modo palese è gravissimo.
Il 22 giugno 2017 iN's Mercato ha pubblicato un annuncio sul proprio sito intitolato "L'impegno di iN's Mercato nei confronti degli animali: eliminare le uova provenienti da allevamenti di galline in gabbia" in cui si leggeva
"le uova presenti nei punti vendita In's Mercato, provengono già per lo più da allevamenti a terra o biologici, in cui le galline razzolano e si muovono liberamente. Le uova vengono controllate durante tutta la filiera di produzione in modo da garantire al consumatore requisiti igienici e di sicurezza alimentare elevati. Alcune referenze che non rispondono a questo standard sono in fase di smaltimento e non saranno più riassortite."
Secondo il regolamento (CE) N. 853/2004 del Parlamento europeo e del consiglio del 29 aprile 2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale, "Le uova devono essere consegnate al consumatore entro un termine di ventun giorni dalla data di deposizione".
Se iN's Mercato avesse detto la verità, le uova di galline allevate in gabbia non sarebbero state più disponibili a partire dal 13 di luglio. Non solo questo non è accaduto e sugli scaffali di iN's Mercato continuano ad essere disponibili uova provenienti da allevamenti in gabbia... ma addirittura iN's Mercato continua a rifiutarsi di pubblicare una data per la cessazione della vendita di queste uova.
Potreste benissimo stabilire per esempio che entro il 2018 iN's Mercato non venderà più uova di galline in gabbia.
Esselunga, Auchan, Lidl, Coop, Carrefour e Pam Panorama hanno comunicato una data, e potete farlo anche voi. Il fatto che non lo facciate può significare una cosa sola: state semplicemente mentendo senza pudore.
DOVETE PUBBLICARE UNA DATA.

Mi darà retta?
Speriamo.

Tu intanto, se non l'hai già fatto, firma la petizione e diffondila.




Aggiornamento 18.9.2017:

Come da suggerimento letto nella newsletter di Animal Equality, ho telefonato all'ufficio centrale di Gruppo Pam (041 549 5111).
Ho chiesto informazioni sulla storia delle uova. Mi è stato risposto che per questo devo chiamare il centralino (041 - 86.90.111), e così ho fatto. La conversazione è andata più o meno così:

- Pronto?
- Salve, vorrei informazioni riguardo alle uova bla bla bla
- Per questo deve inviare un'email all'indirizzo info@insmercato.it.
- Ok, grazie, arrivederci.

Giorni dopo, dato che in realtà come altre persone avevo già contattato iN's Mercato via email, ho chiamato di nuovo. La conversazione è andata più o meno così:

- Pronto?
- Salve, vorrei informazioni riguardo alle uova bla bla bla
- Per questo deve inviare un'email al seguente indirizzo: ...
- Forse lo so già: è info@insmercato.it, giusto?
- Sì, esatto.
- Scusi, ma di solito entro quanto tempo rispondono?
- Non glielo so dire
- Glielo chiedo, perché ho già inviato un'email, e so che l'hanno fatto molte altre persone, ma senza risposta, dopo molti giorni.
- Probabilmente è dovuto al fatto che tante persone hanno scritto per chiedere la stessa cosa, e ci vuole tempo per rispondere
- In realtà se tante persone hanno chiesto la stessa cosa basterebbe scrivere la risposta sul sito Internet aziendale e dire a tutti velocemente "La risposta è questa qua".

- Non posso darle risposte in merito; io posso solo invitarla a inviare una nuova email, o ad appuntarmi e riferire quello che mi dice.
- Allora non mi rimane altro che chiederle di appuntare e riferire che queste non-risposte fanno fareall'azienda la figura di chi ha torto e sa di avere torto.
- Bene, riferirò
- Grazie, arrivederci
- Grazie a lei, arrivederci

Aggiornamento 19.9.2017:

Ho conversato via email con Flavia Cruciani di Animal Equality. Le ho confidato il mio timore per il fatto che un rappresentante di iN's Mercato potesse contrattaccare con un messaggio del tipo:

"Per l'ennesima volta gli animalisti mostrano la loro puntuale incoerenza, dimostrandosi né più né meno che dei buffoni esaltati con un sacco di tempo libero, e che vanno sbraitando delle tesi che si
demoliscono un un nanosecondo.
Ma come vi lavora il cervello? Cercate di convincerci a imitare altre catene di supermercati tessendo le loro lodi per il fatto che secondo voi non venderebbero uova di galline allevate in gabbia, mentre ovviamente le vendono eccome, all'interno di tantissimi biscotti e altri prodotti (e qui sì che quelle uova, vengono vendute a migliaia ogni giorno in ogni negozio, altro che decine o centinaia).
Non rompete le scatole a noi di iN's Mercato. Il nostro comportamento non è peggiore di quello degli altri. Gli altri dichiarano di aver cessato la vendita di uova e invece continuano a venderle tutti i
giorni, e se la ridono alla faccia vostra per avervi dato il contentino simbolico.
Meno male che voi siete quelli che fanno vedere al mondo quello che nessuno vede. Basta nascondere le uova all'interno di biscotti e il gioco di prestigio è fatto, e siete già contenti.
Questa vostra campagna animalista, più che far passare noi per cattivi, fa passare voi per persone che non vedono più lontano di un palmo dal loro naso, quindi persone da ignorare, cosa che non a caso abbiamo fatto fin ora e che continueremo a fare".


Flavia mi ha risposto in modo abbastanza esauriente. Cito dalle sue due email che mi ha inviato:

Il panorama del settore alimentare è vasto e variegato, per questo noi come dipartimento di sensibilizzazione aziendale dobbiamo avere un approccio multiplo, per avere il maggior impatto possibile.  
Quando parliamo di "utilizzare" uova da allevamento in gabbia, ci riferiamo ai produttori come Rana e Galbusera, che si sono impegnati a cambiare la tipologia di uova utilizzati nei loro prodotti. Quando invece parliamo di "vendita" delle uova, ci riferiamo ai supermercati e in questo caso la cessazione si riferisce alla vendita di uova fresche in guscio. Questo perché non è possibile, al momento, chiedere di più ai supermercati. Per eliminare l'utilizzo di uova da allevamento in gabbia all'interno di prodotti come i biscotti, a cui tu fai riferimento, ci rivolgiamo direttamente ai marchi di produzione (e quindi come dicevo ad aziende come Galbusera, Ferrero e tante altre). In questo modo possiamo ottenere entrambi i risultati, ma rivolgendoci a chi ne ha la responsabilità: i supermercati per quanto riguarda le uova in guscio e i produttori per quanto riguarda le uova utilizzate.


Capisco perfettamente la tua preoccupazione, ma fortunatamente un comunicato del genere non risulterebbe affatto vincente, per due motivi principali:

1) Le catene di supermercati che si sono impegnate a non vendere più uova da allevamento in gabbia stanno facendo molto più di quello che fanno iN's mercato o Eurospin per migliorare le condizioni di vita delle galline ovaiole, che invece non stanno facendo nulla in merito. È esattamente come se una persona che segue una dieta onnivora se la prendesse con un vegetariano perché continua a mangiare alimenti di origine animale: certo può farlo, ma che credibilità avrebbe? Non si potrebbe semplicemente ribattere che quel vegetariano sta facendo già molto per gli animali eliminando la carne e di certo più dell'onnivoro? Ti faccio questo esempio perché succede spesso, e una replica logica e coerente c'è eccome! Le critiche non ci spaventano assolutamente, soprattutto quando non hanno una base solida su cui poggiare.

2) Forse non lo sai, ma la vendita di uova in guscio dei supermercati rappresenta uno dei settori di maggiore acquisti e vendita di questo prodotto nel mercato. Ti faccio un esempio: un supermercato come Esselunga o Carrefour Italia in un anno commercializza dai 150 ai 250 MILIONI di uova in guscio (solo quelle vendute come uova, non parliamo di quelle contenute nei prodotti pronti), dunque la loro politica di abbandono degli allevamenti in gabbia per quanto riguarda la vendita ha avuto un impatto su centinaia di migliaia di galline (parliamo di una cifra che, combinando solamente l'impatto di queste due insegne, raggiunge e supera il milione di galline, ovvero oltre il 3% del totale allevato in Italia). Non ti sembra molto più di un "contentino simbolico" già di per sé? E soprattutto, se paragonato a quello che stanno facendo iN's o Eurospin, ovvero niente, non ti sembra ancora più d'impatto come cifra?

In ogni caso ti ringrazio molto della domanda, dobbiamo sempre tenere in mente le potenziali critiche ed essere pronti a controbatterle, quindi mi stai dando la possibilità di fare un esercizio utilissimo :) Fortunatamente in questo caso la possibile obiezione non ci spaventa affatto, visto che non sta in piedi agli occhi di chiunque ragioni in modo logico. Poi i contestatori ci saranno sempre, quelli che non vogliono ascoltare né capire, ma figurati: ci siamo decisamente abituati!

Aggiornamento felice 28.09.2017:

iN's Mercato, nella sua pagina Facebook, annuncia:

In's Mercato comunica ufficialmente che, a partire DAL 1° NOVEMBRE 2017, le uova provenienti da allevamenti in gabbia non saranno più presenti nei punti vendita. Qui il comunicato ufficiale: http://bit.ly/2xHNAVz

Era ora. 

09 agosto 2017

Consumo di uova biologiche = consumo etico? No.

Biologico non significa etico
Dialogo via email fra me e Carolina Bertolaso di AnimalEquality Italia...

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Ciao Carolna. Ma... Le uova biologiche sono necessariamente uova non provenienti da galline tenute in gabbia?

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Ciao Marco,

Per rispondere alla tua domanda: sì, le uova biologiche non possono provenire da allevamenti in cui le galline sono tenute in gabbia. Per essere considerate biologiche, le uova devono necessariamente compiere una serie di requisiti. Ti cito qui i più rilevanti per quanto riguarda le galline ovaiole.

Regolamento (CE) n 1804/1999 del Consiglio che completa, per le produzioni animali, il regolamento CEE n 2092/91 relativo al metodo di produzione biologico di prodotti agricoli e alla indicazione di tale metodo sui prodotti agricoli e sulle derrate alimentari
  • Età minima per la macellazione del pollame: 81 giorni
  • Operazioni quali la spuntatura del becco non devono essere praticate sistematicamente. Alcune di queste operazioni possono tuttavia essere autorizzate dall’autorità o dall’organismo di controllo per motivi di sicurezza al fine di migliorare le condizioni di salute, il benessere l l’igiene degli animali.
  • Le condizioni di stabulazione degli animali devono rispondere alle loro esigenze biologiche ed etologiche; gli animali devono disporre di un accesso agevole alle mangiatoie e agli abbeveratoi. L’isolazione, il riscaldamento e l’areazione dei locali di stabulazione devono garantire che la circolazione dell’aria, i livelli di polvere, la temperatura, l’umidità relativa dell’aria e la concentrazione di gas siano mantenuti entro limiti non nocivi per gli animali. I locali devono consentire una abbondante ventilazione ed illuminazione naturale.
  • 230 ovaiole max per ettaro quadrato
  • Superfici coperte minime:
6 galline max / mq18 cm di posatoio / gallina
8 galline max / nido - se nidi comuni: 120cm2/gallina
Superfici scoperte minime: 4mq / gallina

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Spuntare il becco per motivi di salute e igiene e benessere? Non l'ho capita.
E... Sei galline al metro quadro? Che felicità.

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Ciao Marco,

Purtroppo non c`è molto da capire, è semplicemente il modo in cui l'industria dello sfruttamento animale mette le mani avanti stabilendo dei criteri "fuffa" e mettendo chiaramente per iscritto che questi criteri possono cambiare a seconda delle loro esigenze. In parole povere, è solo e soltanto una presa in giro. Quando leggi "spuntare il becco per motivi di igiene e di benessere" leggi invece "per agevolare il lavoro degli allevatori e diminuire il rischio di infezioni, malattie e decessi (e quindi perdite economiche) dovuti al cannibalismo, a sua volta dovuto allo stress che deriva dal sovraffollamento. Sì, 6 galline al metro quadro. Sì, è terribile.

Ovviamente quello che poi non si racconta è che tutte le galline, sia quale sia il tipo di allevamento da cui provengono, finiscono al mattaoio e subiscono una morte atroce. Così come non raccontano il fatto che la morte per soffocamento, triturazione o semplicemente agonia di centinaia di milioni di pulcini maschi appena nati ogni anno è una conseguenza assolutamente necessaria per il funzionamento dell'industria delle uova.

Ecco perché io ho smesso di consumare uova e prodotti contenenti uova otto anni fa :)

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Perché non mangiare uova

Questa infografica di EssereAnimali ti fa capire come stanno veramente le cose, con un'eccezione: l'acquisto da una persona che conosci e che tratta gli animali in modo davvero etico.

Insomma, se proprio vuoi mangiare uova, comprale da un allevatore che conosci e cerca prima di capire come tratta le galline!