11 luglio 2018

Puoi davvero essere amico di centinaia di persone?

Di nuovo, ho investito del tempo per risparmiare tempo. Ho dedicato qualche secondo a ogni Facebook-friend per decidere se tenerlo o cancellarlo dalla mia lista di amici (oltre 600). Poi ho pubblicato un aggiornamento di stato con un messaggio in cui spiegavo che no, almeno io non me la sento di dirmi amico di centinaia di persone, e che quindi ne avrei cancellate molte.

Consiglio a tutti di fare lo stesso. È una questione di chiarezza.

Ecco il mio messaggio...



Secondo me fra le cose che puoi aspettarti da un amico c’è il fatto che sia interessato agli eventi della tua vita e a tutte le cose di cui vuole renderti partecipe.

Se sei su Facebook, può darsi che questo sia il tuo principale mezzo per comunicare con amici che non vedi spesso. Quindi se sono tuo amico su Facebook, hai ragione di aspettarti che io guardi o ascolti i tuoi post.
Infatti che amico sono se rischio di perdermi le tue notizie, magari importanti, sia belle che brutte, e che presupporrebbero da parte mia congratulazioni o parole di cordoglio?

Insomma, secondo me presuppone un impegno, il considerarsi amico di qualcuno (non importa se su Facebook o altro luogo).

Se mi rendo conto di non essere davvero amico di una persona, e che quindi seguire le sue notizie non è una priorità, credo che cancellarla dalla lista di amici di Facebook sia un segno di rispetto, di trasparenza. Significa non volerla illudere di un rapporto che in realtà non c'è.

Questo farò a breve, rimanendo con poche decine di amici, per poter coerentemente dedicare a Facebook pochi minuti al giorno. Essere amico di centinaia di persone, almeno per me, è impossibile.

Quindi chi verrà cancellato sappia che è una questione di tempo e non di antipatia nei suoi confronti (magari in certi casi anche, ma insomma non necessariamente).

Comunque tutti (tranne le persone che ho bloccato, chiaramente) possono comunicare con me in chat se necessario, e seguire i miei post pubblici (che sono la maggioranza) andando sulla pagina del mio profilo e cliccando su "Segui"… e anche cliccando “Mi piace” sulle 3 pagine che gestisco, e cioè “Psicoperformance”, “Valdarno Salute e Fisioterapia” e Umanitamtam, di cui metto i link nel primo commento di questo video.

E, con l'occasione, ecco i link:

Pagina "Psicoperformance":
https://www.facebook.com/Psicoperformance/

Pagina "Valdarno Salute e Fisioterapia":
https://www.facebook.com/valdarnosalutefisioterapia/

Pagina "Umanitàmtàm":
https://www.facebook.com/umanitamtam/


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Ripeto, se anche tu hai centinaia di persone nella tua lista di Facebook, ti consiglio di fare qualcosa di simile. Perché sì, anche su Facebook "amico" dovrebbe significare proprio "amico" (e no, avere tanti amici su Facebook non può essere un buon modo per pubblicizzare la tua azienda). Ho parlato di questo nell'articolo intitolato "Amicizia agli amici, anche su Facebook".

24 giugno 2018

La tipica notizia inventata su un blog di bufale

Dall'esempio che riporto di seguito potrai capire come sospettare fortemente o, altre volte, dedurre al di là di ogni ragionevole dubbio, che una notizia sia falsa e diffusa solo per fare clic-baiting.

Stamattina è accaduto di nuovo: un FB-friend ha linkato un articolo del blog Euro24news.info, intitolato «Vergogna a Roma, invasa da Musulmani in preghiera. Parla l’imam “L’italia diventerà un paese islamico”», commentando così: "Teniamoli lontani".

Ho visitato la pagina dopo essermi assicurato di avere attivo il plugin "uBlock" per non far guadagnare soldi all'autore di un blog probabilmente bufalaro (e lo consiglio anche a te se farai analoghe indagini).

Segue l'analisi degli elementi che bisognerebbe TUTTI imparassero a individuare come chiari segnali del fatto che la notizia è falsa, inventata, bufala, bugia, come devo ficcarvelo in testa? Sì, mi ci arrabbio perché è dannatamente importante, non è solo chiacchiericcio da bar. Una bugia è una bugia, e se la divulghi penalizzi i tuoi interlocutori. E in particolare se la divulghi sul web penalizzi MOLTI polli come te, senza offesa per i polli, e la cosa non è da sottovalutare come spesso viene fatto, come spiegato nell'articolo "Pubblicare e condividere bufale è come rubare (non scherzo)".

Pant.

Dicevo:

1) È riportata la data dell'articolo (19 giugno 2018), ma non la data del fatto. Grande mancanza, per chi riporta una notizia. Bah, diciamo che, spacciandosi questo blog per un sito di notizie, la notizia sia delle ultime ore o degli ultimi giorni, ma...

2) ...il fatto non è riportato da nessuna testata giornalistica. Un raduno del genere, se davvero fosse accaduto e avesse coinvolto 5.000 persone, come raccontato dall'autore, di sicuro sarebbe stato segnalato anche da altre testate online e offline, cosa che non è successa.

3) Si parla di una persona senza dire chi è di preciso: l'imam che avrebbe stupidamente detto quelle parole, controproducenti soprattutto per la stessa comunità musulmana, chi sarebbe? Non ne è riportato il nome.

4) Presenza di una frase altamente supponente: "Un vero sfregio alla cultura italiana, oltre ad aver fatto scappare tutti i turisti presenti, probabilmente spaventati dalla scena". Persone che pregano possono al limite infastidire i turisti e farli spostare, non certo spaventarli e farli scappare. L'autore non si rende conto di aver offeso non i musulmani, ma l'intelligenza dei turisti.

5) La foto è di repertorio e non rappresenta l'evento, come rilevabile con Tineye, secondo cui è anteriore al 2016. Era così difficile mettere, al posto della foto di repertorio, una foto dell'evento? Sì, perché probabilmente questo evento non esiste. La notizia è inventata.

Teniamoli lontani, anche a me viene da gridarlo. Ma riferendomi ai blog bufalari come Euro24news.info, che fanno presa sull'indignazione per guadagnare con le pubblicità. "Vergogna a Roma"? Piuttosto si dovrebbero vergognare questi pseudogiornalisti, mi verrebbe da dire. Ma di cosa sia la vergogna certa gente non ha proprio idea.

Se ti sei accorto di aver condiviso su Facebook un articolo spazzatura come quello di cui ho appena parlato, è tuo dovere cancellarlo: il perché e il come è spiegato nel mio articolo intitolato "Hai postato qualcosa di errato su FB? LO DEVI MODIFICARE O CANCELLARE. Ecco come fare."

18 giugno 2018

Il maledetto uso improprio dei due punti

Due punti - uso improprio
Quella mattina del 2005, nella casa di riposo in cui lavoravo, una mia collega era assente. Aveva lasciato un biglietto con scritte alcune cose ci chiedeva di fare al posto suo. Nel biglietto c'era scritto

"Buongiorno: [...]"

Il seguito non lo ricordo. Ma pazienza, perché questo frammento è l'unica cosa importante adesso. Lo trovai divertente. Buongiorno seguito da due punti era divertente, perché dava l'idea che subito, subitissimo dopo la parola "buongiorno" dovevamo concentrarci nella lettura delle cose da fare. Insomma, sembrava che la collega, dicendo "Buongiorno" ci stesse mettendo una mano sulla testa accennando un'affettuosa carezza che una frazione di secondo si trasformava in una spinta per dirigere gentilmente il nostro sguardo sui compiti da eseguire.

Questo è l'unico uso improprio dei due punti che ho trovato divertente in via mia. Tutti gli altri siano maledetti.

In particolare quello che ho letto stamattina... Accademia della Crusca, tu quoque!

Stamattina sulla pagina Facebook della Crusca è stato condiviso questo articolo di Luca Serianni, pubblicato sul sito nel 2014.

...In cui ho letto:

"Un ERRORE DI ORTOGRAFIA non comporta un'incriminazione: però può compromettere il buon esito [...]"

Ecco.

Era da tanto che volevo gridare al mondo la mia rabbia per il volontario uso improprio dei due punti. Adesso che mi accorgo della presenza di questa deplorevole condotta anche in un articolo della prestigiosa istituzione che da secoli si occupa di lingua italiana, non voglio più rimandare.

Il significato dei due punti non è un generico "ora ti dico qualcosa in più".

Il fatto che io ti dica qualcosa in più era già ovvio. Lo capisci semplicemente dal fatto che sto continuando a scrivere o parlare.

Il significato dei due punti è

"adesso giustifico con una spiegazione ciò che ti ho appena detto".


Purtroppo, in frequenti casi come quello esemplificato (spero vivamente l'articolo sul sito della Crusca verrà corretto in seguito al mio commento su Facebook), i due punti vengono usati in sostituzione di virgola o punto e virgola.

Quest'uso dei due punti è stato inventato dai giornalisti e dai blogger per aumentare le probabilità che il lettore prosegua la lettura anziché interromperla. Fra questo e l'uso di "piuttosto che" come disgiuntivo non so quale dei due mi fa imbufalire di più.

Una volta anche ai bambini e ai ragazzini della scuola dell'obbligo veniva chiaramente insegnato che (spiegazione semplificata, ed esempio non esaustivo) non si mettono i due punti dopo un "ma" o dopo un "però". Adesso invece viene fatto, e finora non ho notato nessuno che ci faccia caso.

BASTA.

Cessate e fate cessare questo scempio.

Aggiornamento

L'amministratrice della pagina FB dell'Accademia della Crusca non l'ha presa bene e inoltre pensa che l'errore di cui ho parlato non esista. Sigh.
Altra cosa: nella discussione che è seguita nello spazio dedicato ai commenti, un po' per caso mi è venuto in mente che...

ho letto più votle altri titoli di giornale nei quali è presente l'errore opposto!
Cioè vengono sostituiti i due punti con la virgola. Oltre che omesse le virgolette. Lo fanno i giornalisti quando citano (o storpiano con riassunti mutanti) le frasi di qualcuno. Ad esempio:
 

Berlusconi, Mangano eroe
 

invece che
 

Berlusconi: "Mangano è un eroe"
 

Bleah, anche qui.

01 giugno 2018

Se vuoi lavorare per me su Timerepublik

Timerepublik, banca del tempo
[Se non sai cos'è Timerepublik clicca qui e leggi l'articolo in cui ne parlo]

Quanto scritto di seguito serve a me e a chi sta pensando di proporsi di lavorare per me su TimeRepublik; può anche servire ad altri offerenti lavoro che vogliono dare le stesse indicazioni, e che quindi possono indicare il link di questa pagina nelle proprie richieste.

Prima di iniziare a lavorare, aspetta che io ti abbia chiaramente dato l'ok per l'ingaggio.

Potresti pensare, in alcuni casi:

Ma hai solo chiesto un veloce parere, che ti sto dando con due righe! E ti ho chiesto un pagamento di 5 minuti! Perché sei così formale/pignolo/avaro?

La mia richiesta potrebbe essere arrivata a decine o centinaia di persone. Venire incontro a tutti quelli che mi hanno chiesto 5 minuti per aver eseguito il mini-lavoretto, che magari sono uno la fotocopia dell'altro, può significare una spesa di ore per un lavoro, appunto, da 5 minuti.

Se poi sei così gentile da regalarmi qualche secondo del tuo tempo (che quando pagato sarebbe inevitabilmente arrotondato a 5 minuti) te ne sarò grato (specialmente se mi serve per una buona causa, ad esempio Umanitàmtàm).

Se possibile, inviami un preventivo già nel tuo primo messaggio con cui rispondi all'offerta di lavoro

Come si sa, il preventivo (che può anche consistere in un intervallo di prezzo e non necessariamente in un prezzo preciso) può essere utile a scongiurare la delusione del datore di lavoro per dover pagare molto più di quanto si aspettasse.
A differenza di quello che accade nei colloqui di assunzione, il preventivo è fra le cose di cui voglio parlare immediatamente. Questo perché le risposte all'offerta di lavoro possono essere molte, e quindi vorrei, se possibile, risparmiare il tempo necessario a rispondere alla tua risposta per chiederti un preventivo. Lo faccio qui una volta per tutte, e vale per tutte le mie offerte di lavoro su Timerepublik. Tieni conto che, anche se in misura minore, questo può far risparmiare tempo anche a te nel caso la tua offerta sia fuori budget.

Che significa "preventivo" ?

So che può essere banale, ma per qualche membro di Timerpublik non lo è stato. Su Timerepublik si scambiano esclusivamente lavoro e buoni tempo. Eppure ad alcuni, leggendo la parola "preventivo", è tornato in mente il denaro, e alla richiesta di un preventivo mi hanno risposto proprio in termini di soldi.
No: all'interno di Timerepublik la parola "preventivo", così come "pagare", sono sempre intesi in termini di compenso con buoni tempo.

28 maggio 2018

Cosa non è spam - 2ª parte: Facebook

Stamattina ho invitato vari FB-friend a cliccare "Mi piace" su una pagina web da me creata, relativa a quella che ritengo una buona causa (si tratta di Umanitàmtàm, iniziativa che consiste nell'educare al senso civico gli allievi di scuole primarie e secondarie).

L'ho fatto usando l'apposita funzione di Facebook, senza inviare messaggi in chat. Ai destinatari degli inviti dunque è arrivata solo una silenziosa notifica, di quelle che fanno apparire il numerino sul mondo in alto a destra.

Ciò nonostante uno dei FB-friend che ho invitato ha reagito male malaccio. E non l'ha fatto contattandomi in chat. Ha sentito il bisogno di farlo pubblicamente: è andato nella pagina Facebook in questione e ha commentato il mio ultimo post in questo modo:

Mi hai invitato a mettere mi piace ? E perché ? In che modo potrebbe interessarmi secondo te?

Ho risposto:

Potrebbe interessarti se condividi gli intenti dell'iniziativa Umanitàmtàm.

E lui:

non so nemmeno cosa sia
E non ho voglia di saperlo, visto che per me è SPAM
 

Nota: non solo era stato lui a chiedermi di entrare nella lista dei miei amici (da cui oggi ovviamente l'ho calciato via): in passato, senza il mio consenso, mi aveva scritto proponendomi di acquistare un suo corso. Un corso di cosa? Un corso di comunicazione.

Non ridere. È una cosa brutta.
 
Una volta esistevano:

- l'utente che non si rendeva conto che fare spam è maleducato

- l'utente con più esperienza, che magari ogni tanto tentava di educare gli altri a non fare spam.

Col tempo è nato un terzo tipo di utente web: quello che bacchetta gli altri accusandoli di fare spam anche quando spam non è. E che, nei casi più matti, considera spam anche solo il tipo di invito "soft" su descritto.

Tutto ciò mi spinge a scrivere il seguito dell'articolo pubblicato 3 anni fa su cosa non è spam, in cui parlavo dei messaggi di posta elettronica. Qui parlerò di cosa non è spam su Facebook.

Premessa: per quanto possa stranamente sfuggire a qualcuno, c'è differenza fra essere amici oppure no (anche su Facebook). Se mi chiedi l'amicizia, significa che vuoi essere mio amico. Mi spiace se ti senti offeso da questa spiegazione super-banale, ma non è colpa mia se non è chiaro a tutti.

SE NON SIAMO AMICI

Se non siamo amici e io ti contatto per invitarti a fare una qualunque cosa che comporta un mio vantaggio (comprare un prodotto/servizio, spendere tempo o denaro a favore di una mia associazione, visitare una mia pagina web per dirmi cosa ne pensi, votarmi per un concorso online di poesie, venire a una manifestazione, votarmi come sindaco, etc), quello è spam. Non solo. È spam anche se ti contatto per chiederti di spendere una piccolissima quantità di tempo o denaro per una buona causa, nonostante io non ci guadagni nulla.

Infatti se tutti si sentissero autorizzati a contattare chiunque per proporre quella o quell'altra cosa, affogheremmo in un mare di messaggi che ci farebbe perdere un sacco di tempo, perché è vero che leggere un messaggio è cosa breve, ma è anche vero che sarebbero tantissimi.

Ecco perché non tutti, ma solo gli amici, possono sentirsi autorizzati a contattarti per comunicarti certe cose. Gli amici che hai sono persone selezionate, che sei disposto ad ascoltare. E sono in numero minore rispetto al numero delle persone che dispongono di una connessione Internet.

Forse stai pensando "Ma oggi giorno su Facebook si hanno centinaia o migliaia di amici, molti dei quali non si conoscono neanche!". E chi ti ha detto di accettare la loro amicizia, scusa? Accettare su Facebook l'amicizia dei non-amici significa fare un uso improprio di Facebook. Ne ho parlato nell'articolo intitolato Vuoi essere mio amico? Ne sei sicuro?.

SE SIAMO AMICI

Nota: prima di proseguire è altamente consigliato aver letto l'articolo Aspiranti amici per venderti qualcosa, una piaga di Facebook.

Se siamo amici e io ti contatto per chiederti un aiuto (un consiglio non professionale, un po' del tuo tempo per parlare e sfogarmi nel caso stia vivendo un momento di disagio, un prestito in denaro, o anche un aiuto economico a fondo perduto per me che per qualche motivo sono in difficoltà, o un contributo per una buona causa che sto promuovendo, etc), non è spam. È una delle cose che normalmente un amico può sentirsi autorizzato a fare, acconsentendo a che l'altro possa sentirsi autorizzato a fare lo stesso in una situazione analoga.

Se siamo amici e io ti contatto per fare due chiacchiere solo per il piacere di fare due chiacchiere, questo ovviamente non è spam.

Se siamo amici e io ti contatto per invitarti a cliccare "Mi piace" su una pagina Facebook (mia o di qualcun altro), pensando davvero che quel "Mi piace" possa dare un beneficio a te e non solo al proprietario della pagina, quello non è spam. È un suggerimento. È condivisione. Cosa che con gli amici è normale fare.

Se siamo amici e io ti contatto per proporti un acquisto di gruppo che fa risparmiare entrambi, quello, come potrai facilmente intuire, non è spam.
 
Se siamo amici e io, senza che tu mi abbia autorizzato a farlo, ti contatto per venderti qualcosa, quello è spam? Dipende. Se ti propongo di acquistare un mio prodotto o servizio a un prezzo maggiore di quello di costo (cioè volendoci guadagnare), la risposta è sì, è spam. Ne ho parlato nel mio articolo intitolato È spam? Ma dai! Siamo amici!.
Se invece ti propongo un prodotto o servizio il cui prezzo non dipende da me perché non decido io la struttura della cosa (tipico esempio è il multilevel marketing), allora non è spam a patto che davvero la cosa possa ragionevolmente interessare te oltre che me. Per stabilirlo occorre una certa onestà intellettuale, anche verso sé stessi; in altre parole occorre non raccontarsela (ciò che rappresenta un'opportunità fantastica, straordinaria, etc, per me non significa che lo rappresenti per te, perché no, non siamo tutti uguali).

Certo, esistono vari tipi di amicizia, ed esiste l'intelligenza di chiedere o non chiedere qualcosa di più o meno impegnativo a seconda del grado di intimità che si ha con quella persona. Altra buona cosa da chiedersi, se non si è amici intimi, può essere: "Non sentendo questa persona da X anni, è plausibile o è troppo da faccia tosta contattarlo per chiedergli Y?".

Ad esempio io ho selezionato i FB-friend a cui inviare un invito "soft" con la semplice notifica, distinguendoli da quelle a cui credo vada bene inviare anche un messaggio in chat, senza la pretesa di indovinarci al 100%. Altri, invece, non li ho contattati proprio.

Certo è che se hai chiesto tu a me l'amicizia e poi parli di spam dopo che ti ho ivitato a cliccare "Mi piace" su una pagina Facebook, non hai ben chiari gli argomenti amicizia, spam e Facebook. Invece vai quasi bene per fare corsi di comunicazione, ma col raddoppio della Z al posto della I.