Visualizzazione post con etichetta comunicazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta comunicazione. Mostra tutti i post

26 maggio 2024

"Non è un problema tuo"

Anche oggi con una riflessione ed un blogpost esorcizzo il fastidio provato durante una conversazione.

Se un problema riguarda non direttamente me, ma un'altra persona, è possibile che io, venendone a conoscenza, mi senta coinvolto (magari solo per il fatto che mi dispiace) e di conseguenza quello diventi in qualche misura un problema anche mio.

Di un problema altrui che invece non mi coinvolge sul versante pratico né emotivo si può invece dire che non si tratta di un mio problema.

L'umana empatia, di cui quasi tutti siamo dotati, chi più, chi meno, a volte si manifesta, e cioè è lodevole; a volte si manifesta in modo eccessivo (e allora si dice che tre volte bono vuol dire bischero); a volte giustamente non si manifesta (e allora si dice che il mal voluto non è mai troppo), altre volte ingiustamente non si manifesta (e allora si dice che si è indifferenti, egoisti o addirittura psicopatici o sociopatici).

Non parlerò in questo articolo di casi in cui secondo me è giusto o non giusto che ci facciamo guidare o no dall'empatia. Parlerò piuttosto delle parole e dell'atteggiamento con cui si fanno affermazioni sull'empatia propria e altrui.

Inizio da una frase che mi sta invero antipatica:

"Non è un problema mio".

Tipicamente "Non è un problema mio" significa "Non è un problema mio, ma di una persona la cui sofferenza mi lascia indifferente".

"Significa" nel senso che possiamo dedurre quel significato. Non nel senso che il parlante davvero ammetterebbe che quello è il significato.

Provate infatti, dopo aver sentito dire "Non è un problema mio", a chiedere "Quindi non te ne importa nulla?". Secondo il significato su riportato, la logica risposta dovrebbe essere "No". E invece la risposta sarà la semplice ripetizione della frase già detta.

- Non è un problema mio
- Quindi non te ne importa nulla?
- Non è un problema mio.

No, non gliene importa nulla, ma a quanto pare questa è una posizione così vergognosa che può essere sottintesa ma non pronunciata; al suo posto dev'essere pronunciata solo la codarda ed implicita frase che dovrebbe giustificarla (ricorda il tipico scenario che si ottiene quando si chiede a certi politici destronzi italiani se sono antifascisti).

Giustificarla in che modo? Facendo appello al concetto secondo cui un problema lo deve risolvere chi ce l'ha. Un concetto rozzo e grossolano, apparentemente valido solo di primissimo acchito e che necessita di pochi decimi di secondo per essere scardinato, esattamente come "Non ti presto il pennarello perché è mio". Ma l'aspetto psicolinguistico è un animale di poche pretese. Basta che un'espressione sia anche solo lontanissimamente somigliante a qualcosa di meno sbagliato e viene subito scelta, non importa se a un orecchio un minimo attento risulti una palese supercazzola.

E che è, tutta sta lagna per una supercazzola? È pieno di esseri umani che fanno supercazzole per addolcire l'indigeribile senza riuscirci e anzi risultando ancora più antipatici. Embè?

Embè rileggi il titolo. La cosa peggiora quando si arriva a ciò che mi è toccato sentire oggi. La frase in seconda persona, "Non è un problema tuo". Per di più preceduta da un esplicito "Che te ne frega" (sì, in questo caso è stato esplicitato) di cui doveva essere una giustificazione.

Ecco il centro del mio sfogo.

Se fai un ragionamento del tipo
"Non deve fregartene nulla perché non è un problema tuo",
questo, in ragione dei due possibili significati sopra individuati, può equivalere a due possibili consigli (che non si escludono fra loro):

1) "Questo specifico problema non ti coinvolge, quindi fregatene"

2) "In generale se un problema non ti riguarda direttamente, fregatene"

Nel primo caso sei presuntuoso, dato che assumi affrettatamente che la cosa non mi coinvolge (neanche emotivamente) e dunque non rappresenta per me un problema; se addirittura ti ho appena detto che mi dispiace (come accaduto nella conversazione di oggi) allora sussiste evidentemente proprio il contrario di ciò che affermi, quindi presuntuoso e testone.

Nel secondo caso vuoi fare di me un sociopatico, quindi sei un criminale.

Insomma, se la frase "non è un problema mio" è da patetici supercazzolari ma almeno ha un qualche motivo di esistere, decisamente più assordante mi suona l'allarme anti-scemo se sento dire "non è un problema tuo", fastidiosa esternazione del tutto inutile se non a parlare in realtà di sé stessi (e parecchio male).

29 ottobre 2023

La violenza a parole è sempre meno grave di quella fisica?

Sia la violenza fisica che la violenza a parole possono avere una gravità minima, dando come conseguenza nessun fastidio o un piccolo fastidio, avere una gravità massima, provocando cioè grande dolore o morte (es. una coltellata nel primo caso e la riuscita istigazione al suicidio nel secondo caso), con le varie vie di mezzo.

Alla domanda posta a bruciapelo "È più grave la violenza fisica o quella a parole?" la persona media su due piedi risponde senza esitare che è più grave quella fisica.

Il motivo risiede nel fatto che, sentendo nominare la violenza fisica, solitamente la prima immagine che viene in mente è una violenza grave e ingiustificata, mentre pensando alla violenza a parole si immagina un semplice ed isolato sproloquio, magari risultato di una perdonabile esagerazione.
La mente dà le prime e veloci risposte per stereotipi: se si chiede a una persona di immaginare un cane e un gatto quasi sicuramente il cane verrà immaginato più grande del gatto, anche se in realtà non è sempre così.

La nostra mente razionale sa invece che alla domanda "È più grande un cane o un gatto?" la risposta giusta è "Dipende"; alla domanda "Corre più velocemente un 65enne o un 20enne?" la risposta giusta è "Dipende".
Se poi alle suddette domande aggiungiamo la parola "mediamente", allora le risposte corrette saranno le stesse che la nostra mente dà per prime: "Il cane" e "Un 20enne". Ma la parola "mediamente" nel mio quesito iniziale non era presente.

Ciò puntualizzato, la persona interrogata sui due tipi di violenza potrebbe correggersi e dire "Dipende". Ma non ci scommetterei, perché spesso non è così. Ed è questa la parte che ritengo particolarmente interessante di questo tema. Molti sostengono che no, non dipende: la violenza fisica è più grave di quella a parole in tutti i casi, senza se e senza ma. Perché?

Questi, secondo me, i motivi:

- La violenza a parole ha talvolta conseguenze nulle o lievi o auto-risolutive in poco tempo, ed inoltre è sottostimata in quanto spesso le persone, anche se ferite profondamente dalle parole di qualcuno, non vogliono ammetterlo, per non mostrarsi deboli o perché vogliono dimenticare il fatto prima possibile.

- Se sommiamo gli eventi ed i danni, vediamo che la violenza fisica ha fatto e fa molto più danno. Considerando il periodo che va dalla preistoria a qualche anno fa, sicuramente ha provocato più danno la violenza fisica rispetto a quella verbale; in più, questo non ha mai smesso di valere per luoghi magari lontani da dove viviamo noi, ma di cui abbiamo notizia grazie ai mass media, vedi ad esempio le guerre presenti in molti luoghi del mondo.
Ecco che la maggior gravità della violenza fisica è un'idea che si è fissata in un immaginario collettivo millenario, dunque difficilmente sradicabile in pochi decenni.

- Come tipicamente accade per le idee grossolane, il fissaggio di questa idea è rafforzato dal bisogno di trovare delle regole facili da applicare e che consentano di emettere un giudizio senza bisogno di ragionare, approfondendo meno possibile: se non ho tempo né voglia di indagare su chi abbia ragione e chi torto fra quei miei due figlioli, o scolari, o dipendenti, etc, mi viene in soccorso la comoda linea di demarcazione comunemente accettata, secondo cui chi ha alzato le mani per primo ha torto indipendentemente da cosa l'altro abbia detto, indipendentemente da quanto e in che modo abbia diffamato, indipendentemente dalla lunghezza del periodo in cui ha vessato l'altro, etc., e anche indipendentemente dall'entità della violenza fisica o presunta tale, che può anche essere costituita da una innocua spinta su una spalla.

- Il fatto che quella linea di demarcazione sia comunemente accettata contribuisce alla conservazione di quell'idea, perché fornisce delle semplici quanto obbligate istruzioni alle persone investite del compito di giudicare (giudici dei tribunali, genitori, insegnanti, responsabili aziendali che a loro volta devono rispondere del loro operato ai loro superiori, etc). Difficilmente si scardina un modo di agire semplice e al tempo stesso obbligatorio.

Sulla scriteriata idea "la violenza fisica è sempre più grave di quella verbale", accettata a scatola chiusa, talvolta possiamo in realtà osservare il triste sigillo dell'accettazione a malincuore. Cioè una sorta di auto-censura del proprio sentire in favore di una valutazione utopisticamente opinabile ma in pratica inevitabile e dunque in fin dei conti da considerare giusta: "Sono contento che tu abbia menato quel collega stronzo, che se l'era palesemente cercata, ma era ovvio che il datore di lavoro ti desse fermamente torto marcio, come altro avrebbe dovuto agire?"
È una domanda retorica, ma rispondo lo stesso: secondo me avrebbe dovuto impegnarsi con ogni mezzo per minimizzare le conseguenze negative subite dall'aggressore fisico e massimizzare quelle subite da chi ha aggredito a parole, se quest'ultimo davvero se l'è cercata.

Un'argomentazione a favore della maggior gravità della violenza fisica potrebbe essere la seguente:

"Quando si tratta di violenza a parole le due persone in conflitto sono ad armi pari, mentre quando si tratta di violenza fisica vince il più forte anche se ha torto"

Si tratta di un'argomentazione fallace: in un diverbio non è detto che i due siano ad armi pari. Può darsi che uno dei due sia più loquace, o goda di maggior simpatia presso gli astanti, o abbia una voce più forte (magari perché sta parlando a un microfono), o in una chat abbia tecnicamente la possibilità di zittire la vittima continuando a sparlarne, e dunque riesca a far del male all'interlocutore prevalendo su di lui ed umiliandolo indipendentemente dal fatto di avere ragione o torto.

Quindi?

Quindi alla domanda "È più grave la violenza fisica o quella a parole?"

la mia risposta è Dipende.

Do questa risposta attingendo alla mia etica, ma non solo.

Anche secondo la legge è così. Infatti può essere comminata una pena minima a una persona che commette una violenza fisica, se si tratta di una violenza lievissima o con importanti attenuanti, o se addirittura è classificata come violenza fisica solo per motivi formali, e può essere comminata una pena importante per una violenza verbale se il giudice ritiene che questa abbia avuto come conseguenza un grande patimento o addirittura il suicidio.

Come sempre il concetto è facilmente comprensibile grazie ad esempi estremi, ma questi dovrebbero anche essere uno spunto per capire che più in generale la valutazione è bene sia fatta sobriamente, caso per caso, e soprattutto valutando non solo l'atto, ma le sue conseguenze sul destinatario, che può essere più o meno in grado di sopportare un colpo, o più o meno in grado di reagire a parole violente.

13 novembre 2022

Come guardare un video amatoriale in compagnia

Si trovano online molti consigli su come realizzare un buon video. Io qui invece ti parlerò di come guardare in compagnia un video amatoriale. Intendo un video amatoriale con contenuti improvvisati, ad esempio video di vacanze, compleanni, dialoghi fra amici, prime parole pronunciate dai piccoli bambini, monologhi di un attore, saggi di canto o di uno strumento musicale. Filmati in cui solitamente è importante l’audio, quindi ciò che viene detto, o cantato o suonato (o miagolato, o abbaiato, o ruttato etc).

La visione in compagnia di video del genere (che per brevità chiamerò “video amatoriale”), potrebbe essere un’esperienza peggiore di quello che si aspettava l’autore del video, o il protagonista del video o un qualsiasi spettatore. Questo a causa del comportamento degli spettatori.
Lo spettatore, abituato a vedere su uno schermo filmati brevissimi oppure lunghi, ma professionali, tende ad aspettarsi un intrattenimento perfetto, con tempi comici perfetti, con una sceneggiatura avvincente. Quindi vedendo il filmato amatoriale si annoia dopo pochi secondi e per ingannare la noia commenta il video, oppure chiede di saltare alla scena in cui succede quella o quell’altra cosa. Così rovina anche l’esperienza degli altri spettatori, perché sovrapponendo la propria voce all’audio del filmato impedisce di capire quel dialogo (o quel monologo). Per rovinare un dialogo di 10 secondi è sufficiente parlare 2 secondi nel mezzo di quel dialogo. Non si capisce una frase fondamentale, e così diventano inutili gli istanti precedenti e quelli successivi. Quei 10 secondi che potevano essere magari non divertentissimi, ma divertenti, diventano noiosi a causa di un commento di 2 secondi.

I commenti dovrebbero essere fatti solo da chi il video lo conosce già, quindi chi è stato soggetto o cameraman o montatore, e sa quali sono i momenti in cui si può parlare senza sovrapporre la propria voce a momenti in cui l’audio del filmato è importante. Gli altri no.

Guardare un video è diverso da guardare un album di fotografie.
Quando si guarda in compagnia un album di foto è normale commentarle a voce alta. È normale che qualcuno descriva la foto, racconti di un fatto che gli è venuto in mente guardandola, spieghi chi era quel tizio sullo sfondo, eccetera; i commenti arricchiscono una foto. Se vedo un gruppo di persone che sta guardando un album di foto in completo silenzio, mi viene da pensare che quelle foto non siano granché interessanti. Guardando le foto, più si parla, migliore è l’esperienza.

Tutto il contrario quando si guarda in compagnia un video amatoriale.
In questo caso ti suggerisco lo stesso atteggiamento di chi sta guardando un film d’autore: il film d’autore non è fatto per essere avvincente, per catturare l’attenzione con scene d’azione o con dialoghi comici. È fatto per far capire agli spettatori cosa è importante per l’autore, sperando che quel messaggio coinvolga lo spettatore; questo è possibile se lo spettatore entra mentalmente nella realtà che vivono quei personaggi, ed è invece impossibile se lo spettatore si aspetta effetti speciali, tempi comici, colpi di scena, o una storia che procede in un certo modo perché così è più bellina. Se hai deciso di guardare un film d’autore sai già cosa aspettarti. Se la cosa ti annoia troppo, non risolverai il problema facendo commenti. Semplicemente non guardarlo.

Oppure la visione di un filmato amatoriale in compagnia puoi assimilarla all’esperienza di assistere alla recita di un gruppo di bambini. Sai già che non si parla, quando si è seduti in un teatro mentre gli attori stanno recitando. Se non accetti questa regola, non andarci. Se ci vai, perché vuoi bene a uno di quei bambini che è tuo nipote o figliolo o figliolo di una tua fidanzata, sai che non importa quanto quella recita sia divertente o annoiante: non devi disturbare gli altri con le tue parole.
Già probabilmente i momenti godibili sono pochi, perché i bambini non hanno imparato a scandire le parole e pronunciarle a alta voce, o perché la storia raccontata non è granché. Se a questo aggiungi il tuo chiacchiericcio, rovini a te stesso e agli altri i pochi momenti godibili, e l’esperienza diventa ancora peggiore.

Per un filmato amatoriale, uguale. Spesso l’audio non è un granché, la ripresa è fatta improvvisando anziché su una sceneggiatura e quindi non ha il pathos di un film d’azione, l’eventuale montaggio potrebbe aver migliorato la godibilità del filmato ma non abbastanza da renderlo completamente piacevole.
Non è che siccome il filmato è noioso, arrivi tu coi tuoi commenti e rendi il tutto più divertente. Non rimedi al problema. Lo peggiori. Quell’esperienza già imperfetta la trasformi in inutile, per te e per gli altri spettatori; in particolare provochi frustrazione alla persona che ha creato il filmato e magari l’ha montato come poteva e sapeva fare, sperando di vivere insieme a voi un momento abbastanza piacevole, che va preso per quello che è e senza grandi aspettative.

Se proprio vuoi parlare, perché hai da dire qualcosa che ritieni particolarmente importante o divertente, ferma il filmato, parla e poi fai riprendere la riproduzione. Oppure parla senza fermare il filmato, ma allora il tuo commento dev’essere velocissimo, e al massimo di 4 sillabe. Oppure, se pensi che il tuo commento possa interessare solo una specifica persona, parlale a bassa voce nell’orecchio.

Condividi questo articolo con tutte le persone che vedendolo potrebbero secondo te imparare qualcosa di utile per sé stesse e per gli altri!

17 febbraio 2021

"Imprenditore di me stesso"

Se si vuole descrivere il settore in cui un tizio imprende, si dice "imprenditore" e poi si aggiunge un aggettivo, ad es. "imprenditore edile", o "imprenditore tessile", oppure si usa una preposizione articolata derivata da "in", quindi ad esempio "imprenditore nel campo dei cosmetici cancerogeni" o "imprenditore nel settore degli elettromedicali che non servono a un cazzo". Ora che ci penso a volte si usa anche il "di" o preposizioni articolate derivate, ad es. "imprenditore del vino".

Altri usi della formulazione "imprenditore" + "di" + altra parola, che io sappia, servono per indicare la città di nascita dell'imprenditore (es. "imprenditore di Frittole"), oppure il materiale di cui è costituito (es. "imprenditore di merda") oppure ancora il fatto che belle cose gli succedono ("imprenditore di successo"), da non confondersi con quelle buffe o imbarazzanti ("imprenditore, che è successo?").

Per cos'altro si può usare il genitivo? Boh... semplicemente per indicare a quale epoca o a quale mia calzatura o regione anatomica appartenga l'imprenditore, quindi ad es. "imprenditore del futuro" e "imprenditore dei miei stivali".

E quando uno dice di essere "imprenditore di me stesso", di quale tipologia di accezione si tratta?

Di primo acchito verrebbe da dire la prima, e cioè "di me stesso" indica ciò che uno vende o affitta: sé stesso. Il che di primo acchito fa pensare a uno schiavo o a un prostituto.
Ma magari non è uno schiavo né un prostituto, e quindi è necessario un secondo acchito. Magari vuole dire che vende altri servizi, erogati da sé stesso. Quindi vuole tenerli segreti, perché in questo caso dire "sono imprenditore di me stesso" è come dire "vendo delle cose che vendo io" o "erogo dei servizi che erogo io". Non me lo vuoi dire, insomma, che diamine vendi o che diamine fai. Perché anche un imprenditore del vino vende cose che vende lui, ma se gli chiedi cosa fa di mestiere non è che ti risponde che è un imprenditore di sé stesso.

Tale accezione non mi pare granché lontana da quando si usa "di" per indicare l'appartenenza a una persona. Imprenditore che appartiene a sé stesso. È una cosa sua, come ti direbbe una ragazzina timida se le chiedi cos'ha fatto col suo fidanzatino alla seconda uscita (comunque te lo posso dire io: gli ha fat... no, via, non te lo dico, non sarebbe corretto nei suoi confronti... AHEM! Un mugolone). Ma in questo caso non vedo a che serva specificarlo e soprattutto a cosa possa giovare tipo scriverlo sul profilo Facebook: come se un fruttivendolo esponesse un cartello per chiarire che quei cetrioli sono suoi. E che ti devo dire... tieniteli. Gelosone golosone.

06 febbraio 2021

"Dille di non preoccuparsi": una triste cafonata femminile

Il web è pieno di pagine che consigliano agli uomini cosa non fare. Dunque perché non creare una pagina in cui si dà consigli analoghi a quelle creature dolcemente complicate, affinché quel dolcemente non diventi un pesantemente?
Semplicemente perché neanche oggi ne ho voglia. Una roba troppo lunga. Però un singolo consiglio lo voglio dare (forse in futuro integrerò, magari con l'ausilio di lettori commentatori).
 
Ecco il mio consiglio:
 
Se un uomo, scherzando, ti dice che un'altra donna potrebbe essere gelosa vedendovi insieme, NON rispondere tipo "Ah ah... No no, guarda, dille di non preoccuparsi".
 
È una risposta parecchio brutta.
 
Può darsi che ciò che ho appena scritto susciti in qualcuno il pensiero "E dai... ma fattela 'na risata!".
 
Ma una frase del genere, anche se viene presentata col tono di una battuta spiritosa, in realtà non fa ridere neanche da ubriachi fradici. Proprio non fa sollevare di un millimetro un angolo della bocca. Non fa sbuffare dal naso un milligrammo di aria. Non perché sia una battuta spiritosa venuta male, ma perché in realtà non si tratta di una battuta spiritosa. Non contiene né ironia, né un'esagerazione, né una metafora, non sorprendere in nessun modo e dunque non ha nulla di scherzoso. Che battuta è una frase del tipo "Mi fai schifo" o "È impossibile che io mi fidanzi con te"? Non lo è. E "Dille di non preoccuparsi"? Stessa cosa.

Allora cos'è? Guardando il contenuto del messaggio, al di là della sua insensatezza concettuale (è ovviamente inefficace dire a una persona gelosa "non preoccuparti"), l'unica cosa che posso concludere è che si tratta nient'altro che di una pura cafonata. Tutto qua.

Chi non lo capisce al volo può immaginare uno scenario a sessi invertiti: un uomo che dice una cosa del genere a una donna risulterebbe, oltre che per nulla divertente, un bieco stronzo esaltato psicopatico maleducato etc etc. Quindi, poiché i sentimenti circolano tanto nella testa delle femmine quanto in quella dei maschi, quella è esattamente una cafonata anche quando proviene da una donna, nonostante la sua scortesia sia socialmente più accettata.

Non dovrebbe esserci bisogno dell'astrazione dello scambio di ruoli, né di un blogpost così lungo per spiegare che la frase "Dille di non preoccuparsi" è parecchio stupida e triste anziché divertente, ma siccome l'ho sentita più volte in passato, e stamattina ne ho sentita una versione ancora più stupida e insensata (che vi risparmio) ho deciso di pubblicare 'sto spiegone facile facile, cosicché anche una ritardata sociale possa comprenderlo.

Altri comportamenti che consigliereste alle aspiranti donne rispettose e piacevoli? Scriveteli nello spazio dei commenti, possibilmente argomentando.

20 gennaio 2021

Radio News 24 e l'intervista che rifiutai (ora si chiama Radio Roma Capitale)

Radio News 24 (da non confondere con Rainews 24, canale televisivo della Rai): chi è costei?
 
Aggiornamento: Mi Manda Rai Tre ne ha parlato (di nuovo), nella puntata dell’11 maggio 2021, visibile su RaiPlay. Per vederla bisogna avere un account (gratuito) su tale sito ed essere connessi al web dall’Italia o simulare una connessione dall’Italia per mezzo di un VPN. L’argomento viene trattato per circa 16 minuti, a partire da circa metà puntata, più precisamente da 24:34.
Anche Striscia La Notizia ne ha parlato (di nuovo), nel servizio del del 13 maggio 2021. Poi ne ha parlato un'altra volta ancora, nel servizio del 2 aprile, e di nuovo ancora nel servizio del 24 aprile.]
 
Si tratta di un'azienda di cui parecchie persone si sono lamentate in rete parlando di proposte commerciali per nulla convenienti, un atteggiamento poco trasparente, stipendi non pagati, etc [aggiornamento gennaio 2022: ecco un post FB con un elenco di link con persone che dicono la loro].
 
Piccola ma importante digressione sull'aspetto legale: se è lecito narrare i semplici fatti accaduti (anzi è apprezzabile in quanto può essere utile a chi legge) sconsiglio ai blogger e ai commentatori di usare parole come "truffa", "furto" o simili se non c'è stata una condanna di un tribunale per quel preciso reato, altrimenti com'è facile capire si rischia la querela per diffamazione. Fra l'altro mi pare che Radio News 24 non sia granché diplomatica (vedi più avanti).

Aggiornamento 12 gennaio 2023: Come spiegato nel giugno scorso in questo post della pagina FB AssoCounseling, in seguito ai servizi di Striscia La Notizia e di Mi Manda Rai3, Radio News 24 ha cambiato nome e si chiama RadioRegione. Ma non è finita qui. Oggi grazie al commentatore Alex ho appreso che molte delle denominazioni da me citate in questo articolo sono andate in disuso; adesso viene citata "Radio Roma Capitale" e il programma radiofonico è chiamato "Live Social".

Ho deciso di raccontare qui la mia esperienza, e lo ritengo particolarmente importante anche perché dopo aver cercato in rete informazioni su Radio News 24 e sul suo programma "ONAIR" ho notato la presenza di soli due articoli di buona qualità in mezzo a una selva di articoli di scarsa qualità (anche grammaticale), oltre a un paio di redazionali a pagamento.

Venerdì scorso sono stato contattato da una persona che diceva di lavorare per Radio News 24, che, da quanto ho capito, ha tre web-radio (cioè trasmissioni i cui contenuti audio si ascoltano in streaming su Internet) e acquista anche dello spazio da radio locali ("radio" stavolta inteso in senso tradizionale, su frequenze FM).

Mi ha chiesto se ero interessato a una "intervista gratuita" per il programma "ONAIR". Un'intervista in cui avrei parlato, per 5-10 minuti, della mia attività commerciale, e che si sarebbe svolta anche in video. Sorvolando sulla stramba specificazione "gratuita" (gratuita per chi dei due? Ma chi ti conosce?), dico ok e ci accordiamo per lunedì pomeriggio alle 17.50; la signora mi saluta dopo avermi detto che avrei ricevuto un messaggio su Whatsapp.

Ricevo il messaggio su Whatsapp da un altro numero, in cui ci sono alcune istruzioni riguardo l'aspetto tecnico. Nello stesso messaggio c'è scritto che l'acquisto del video (acquisto del video??) è facoltativo. Esattamente come per loro pulire casa mia è facoltativo. Mica è giusto obbligare le persone. Può apparire scontato, ma la prudenza non è mai troppa.
Viene indicato anche un terzo numero di telefono, che posso contattare per eventuali domande e per accordarmi sugli argomenti di cui parlare; a questo numero pochi minuti dopo scrivo un messaggio in cui dico di essere stato contattato bla bla bla; riporto la parte finale, che è la più importante:

Mi ha inviato un messaggio in cui mi ha detto che l'acquisto dei video è facoltativo (non lo acquisterò, perché userò un software che mi consente di registrare video e audio dello schermo), e che posso rivolgermi al numero [..........] per parlare degli argomenti che tratteremo nell'intervista.
Se è ok invio le domande da farmi fra domani e domenica. Colgo l'occasione per chiedere se per collegarmi dovrò usare lo smartphone oppure il PC.

La risposta arriva solo il giorno dopo, suddivisa in tre messaggi. Nei primi due, ricevuti alle ore 12.30 e 12.31, leggo rispettivamente "Salve" e "le farò sapere al più presto". In un terzo messaggio, arrivato 17 minuti dopo, leggo che mi faranno contattare. Ma fra il secondo e il terzo messaggio suddetti già ero stato contattato, da un quarto numero, e quindi rispondo così:

In effetti sono stato contattato pochi minuti fa: ho ricevuto un messaggio dal n. [.............] in cui c'erano scritte cose che già mi erano state scritte nel messaggio di ieri. Ma non c'era nessuna risposta alla domanda che ho posto.

Nessuna risposta.

Nel frattempo faccio una ricerca in rete. Su vari siti trovo, come accennavo, articoli, discretamente sgrammaticati, che difendono Radio News 24 a spada tratta, molto simili fra loro e pure con la stessa immagine in alto, che fanno fortemente sospettare la volontà di imboscare nella SERP di Google altri articoli scritti da persone che non raccomanderebbero i servizi di quest'azienda. Inoltre trovo un articolo a pagamento sul sito dell'Ansa (sarei curioso di sapere quanto costa un articolo del genere su un sito così famoso... qualcuno di voi lo sa?), in cui vengono citate le parole di due persone soddisfattissime del servizio. La cosa strana è che i clienti tipicamente acquistano i video dell'intervista per metterli sul proprio canale Youtube, ma di queste due persone su YT non ho trovato traccia.
Poi trovo questo articolo, intitolato "LIVE SOCIAL (ONAIR) su Radio News 24: una triste trovata commerciale", scritto da Loredana De Michelis, con cui ho poi conversato privatamente ricevendo ulteriori chiarimenti.
Trovo anche quest'altro articolo, intitolato "Live Social su Radio Lombardia: la nostra No-Agency ha detto no, grazie!" di Valentina Maran, esperta di marketing e comunicazione.

Nell'accingermi a spiegare uno dei motivi per i quali, lungi da me parlare di truffa, ho ritenuto non opportuno partecipare alla trasmissione "ON AIR" (così come non mi sarebbe sembrato opportuno partecipare a una trasmissione simile in onda precedentemente, detta "LIVE SOCIAL"), ti invito per prima cosa ad immaginare il seguente dialogo (che poi è il riassunto di quello che si sono detti due commentatori dell'articolo di Loredana):

- [...] Invece che per un'intervista video col logo di Rai News 24 è meglio spendere per fare un video autoprodotto, no?

- No: il logo della Radio desta più suggestione negli spettatori... e anche in molti intervistati, che hanno presentato il video con grande orgoglio, in base al pensiero comune "intervistato in radio = persona importante"

- Ma l'intervistato non ci fa una bella figura se lo spettatore scopre che si è vantato di un'intervista che viene proposta a più persone possibile, non perché sono particolarmente brave in qualcosa, ma perché pagano, e che quella radio ha un'audience ben lontana dalle radio tradizionali?

- Gli spettatori normalmente non lo scoprono, perché non indagano in merito. È facile capirlo se pensi che perfino tantissime persone contattate da Radio News 24 questa cosa l'hanno capita solo dopo aver accettato l'intervista!

...Ebbene a me non basta il fatto che "tanto la maggior parte della gente non indaga". Voglio assolutamente evitare che anche mezzo improbabile spettatore, a ragione, pensi che io mi dia un'importanza fatta di aria, la stessa usata per fabbricare i palloni gonfiati.

Così non ho compilato il form online che mi era stato detto essere indispensabile per l'intervista. E però l'aspirante intervistatrice, all'orario convenuto, mi ha chiamato lo stesso, chiedendomi se ero pronto per iniziare. Le ho risposto di no, dicendole che mi pareva chiaro, data la loro non risposta alla mia domanda e data la mia non compilazione del modulo. Ho anche aggiunto varie motivazioni su quanto poco, del resto, mi sarebbe stata utile l'intervista. Mi ha risposto dandomi alcune informazioni diverse da quelle che avevo ricevuto, che comunque non mi hanno convinto. L'ho salutata e stamattina le ho scritto un messaggio chiarificatore che riporto qui sotto (dopo aver corretto qualche errorino) in quanto contiene alcune informazioni aggiuntive che potrebbero, anch'esse, contribuire a farti un'idea su Radio News 24...

Ciao [suo nome].
Come ti dicevo, da te ho ricevuto informazioni diverse da quelle che ho visto sul sito. In particolare:
- L'audio delle interviste delle persone che contattate vengono trasmesse non solo in web-radio, ma in una normale radio su frequenze FM
- La persona intervistata può scegliere di far trasmettere l'intervista in un orario diurno anziché nel periodo che va da mezzanotte alle 6 del mattino
Mi fa piacere, perché in passato non era così. Detto questo, mi dispiace dirtelo ma a causa di quelle che invece erano le condizioni tempo addietro, diverse dalle suddette, Radio News 24 sembra non godere di una buona reputazione, come si scopre facendo una breve ricerca su Internet, fatti salvi i siti che sembrano quasi l'uno clone dell'altro e che la difendono dalle critiche.
Questo significa che ad esempio mostrare su Youtube di essere intervistato da Radio News 24 posso dare l'impressione di aver fatto una scelta ingenua e lo stesso vale, anche se in scala minore, per un passaggio in radio.
È vero che un'azienda può rendersi conto dei propri sbagli e migliorare il proprio comportamento, ma non mi pare l'ipotesi più probabile quando vengo a sapere che quell'azienda ha minacciato legalmente una persona per aver scritto un blogpost che riportava semplicemente la verità
[sì, questo avevo saputo nel frattempo; naturalmente al suo rifiuto di rimuovere l'articolo non è seguita nessuna querela, perché con tutta evidenza non sussisteva nessuna diffamazione].
Dunque non ritengo buona cosa che il mio nome sia accostato a Radio News 24. Anche se diversamente fosse, l'unica vera utilità che ci avrei trovato sarebbe stato videoregistrare con Camtasia o simili l'intervista e pubblicarla nel mio canale YT e nella mia pagina FB, come ho scritto in un mio messaggio Whatsapp a una delle persone che mi avevano contattato. Il fatto che la cosa non sia stata commentata parlando della mia non possibilità di farlo per motivi di diritto d'autore immagino sia dovuto alla distrazione della persona che ha ricevuto il mio messaggio, la stessa distrazione per la quale non è stata data una risposta in merito alla questione "smartphone o computer". In ogni caso immagino non sarebbe carino nei tuoi confronti
[gli intervistatori guadagnano soprattutto coi video venduti] e quindi accantono l'idea. Rimarrebbe la diretta radio, che però non mi porterebbe alcun cliente, dato che esercito la mia attività in una zona non coperta dalle frequenze di Radio News 24.
Mi spiace che tu abbia perso tempo per colpe né mie né tue.
Ad ogni modo scriverò alle due persone con cui ho discusso di questo argomento per aggiornarle su quanto mi hai detto, in base a cui si può dire che il servizio è migliorato. Saranno loro a decidere se aggiornare i blogpost che hanno pubblicato in merito.
 
Aggiornamento 1 febbraio 2022: sono stato contattato per un'intervista da mandare in onda su Radio Italia 5. Ho chiesto alla signora al telefono di richiamarmi più tardi, e nel frattempo ho fatto un giretto per il web. Ed ho trovato questo articolo, dove c'è scritto che Radio News 24 ha cambiato nome in seguito a due servizi di Striscia La Notizia e Mi Manda Rai3, trasformandosi in RadioRegione, che collabora con Radio Italia 5 (oltre che con Radio Punto Zero, Radio Veronica One e Radio Canale Italia.). In Toscana è su questa Radio Italia 5 che va in onda il programma "Storytime".
Non se ne fa di nulla, stavolta perdendo decisamente meno tempo.

Aggiornamento 11 aprile 2022: sono stato contattato da una persona presentatasi come co-editore del programma Storytime, che mi ha detto che Storytime non ha nulla a che vedere col mondo a cui ho fatto riferimento in questo blogpost; ha detto inoltre che quello che fanno è molto similare alle videoconferenze di Radio News 24 (non ha nulla a che fare, però è molto similare... boh); ha evidenziato il fatto che loro hanno studi fisici e fanno le cose in presenza anziché in videochiamata; ha detto che loro sono molto trasparenti anche sul loro sito web (ho cercato una loro pagina in cui spicchi la trasparenza rispetto alla vendita del loro prodotto-intervista, ma ho trovato solo un numero da chiamare in caso di dubbi... sarò io che ho cercato male). Per quanto riguarda la telefonata che ho ricevuto a febbraio, non mi sembrò spiccare in trasparenza, visto che la signora non accennò alla vendita di alcunché. Per quanto riguarda il "di che si tratta?", ho appena cercato online delle interviste di Storytime, e su Youtube ogni intervista è nel canale dell'intervistato.
Mentre sto scrivendo questo aggiornamento, nel canale Youtube di Radio Italia 5 non c'è nessuna delle interviste di Storytime (non una gran perdita, dato che la maggioranza dei video ha poche decine o centinaia di visualizzazioni), nella pagina Facebook "Storytimeofficial" di ogni intervista c'è solo la parte introduttiva; il sito del programma a cui rimanda Radio Italia 5 invita ad ascoltare le interviste pubblicate, e io vi invito a fare lo stesso, magari vi fate un'idea. Aggiornamento 2023: un'idea magari potete farvela anche leggendo questo post su Linkedin di Simone Aliprandi e i commenti sotto.

La mia idea, comunque, non è cambiata: se vi viene offerta, per apparente colpo di fortuna, un'eccessivamente allettante occasione di farvi conoscere dal grande pubblico nonostante non siate già abbastanza famosi e nonostante non abbiate fatto qualcosa che ragionevolmente dovrebbe rendervi famosi, prima di accettare e anche prima di perder tempo a conversare con chi vi prospetta quest'offerta fate un giro sul web. Potreste risparmiare molto tempo oltre che denaro.

02 dicembre 2020

Non dire a Facebook o Youtube di nutrire il troll

Oggi Roberto Saviano ha scritto un post sulla ingiusta condanna a morte del ricercatore svedese Ahmadreza Djalali, condannato a morte in Iran.

Un troll ha così commentato:

E per Regeni? E i nostri pescatori siciliani?
Dove eri?
Non scordiamoci dei nostri connazionali...va....

Oltre al fatto che quel commento stupido in quanto benaltrista, trovo molto triste il fatto che il suo autore abbia fatto una ricerca, abbia in seguito detto di aver controllato e verificato che Roberto Saviano aveva parlato di Regeni, e ciò nonostante anziché chiedere scusa e cancellare il commento abbia continuato a difendersi dicendo che voleva portare all'attenzione di tutti il caso di quel povero ragazzo. Senza capire che trattando una buona causa nel luogo sbagliato, nel momento sbagliato e aggiungendo pure una menzogna, si contribuisce zero a quella buona causa. Anzi, dovendo proprio dire se quella causa ci guadagna o ci perde, direi che ci perde.

Siccome tutto questo è molto, molto facile da capire, allora il commentatore in questione, non avendolo capito da solo, è molto, molto stupido, e di conseguenza rispondergli è inutile.

Non solo. È dannoso. Ed eccoci all'argomento di questo blogpost.

Perché rispondergli è dannoso?

Per un motivo in più rispetto a quello per il quale esiste il famoso detto "Don't feed the troll" (cioè "Non alimentare il troll"). Con questo detto si allude a un fenomeno sociale: chiacchiera chiama altra chiacchiera, che chiama altra chiacchiera, etc, dunque si dà a uno scemo immeritata importanza dedicandogli immeritato tempo, il che gli darà immeritata soddisfazione anche per il solo fatto di essere preso in considerazione.

Nel caso delle discussioni su Facebook vale anche una versione modificata del su citato detto, e cioè "Don't let Facebook feed the troll" (cioè "Non fare sì che Facebook alimenti il troll"). Si aggiunge infatti un aspetto legato alla tecnologia.

Facebook automaticamente mette in risalto i commenti "più rilevanti". Dove per "più rilevanti" si intende "quelli che hanno ricevuto più reazioni e più risposte".

Quando un commento è stupido più di tanto, prendi esempio da Roberto Saviano: non far sentire importante il commentatore, e non fare in modo che Facebook gli dia visibilità. Cioè non cliccare sulle reazioni, né rispondi, anche se ti prudono le mani. Tanto una persona che scrive un commento del genere (come confermato anche nel caso su esemplificato) è improbabile sia disposto a fare autocritica e chiedere scusa. Evita di dare visibilità ai troll, volontari o involontari che siano. Fallo anche per gli altri lettori, che così non avranno la sfortuna di leggerlo.

Stessa cosa per un video stupido su Youtube: dato il funzionamento dell'algoritmo di Youtube che ne decreta la maggiore o minore visibilità, sappi che aumenti la sua visibilità guardando il video, scrivendo un qualsiasi commento, cliccando "mi piace" e (lo so, potrà sorprenderti) anche cliccando su "non mi piace".
E stessa cosa vale per la visibilità di un commento stupido a un video su Youtube: gli conferisci visibilità se clicchi su una reazione o se inserisci un commento ramificato sotto di esso.

Insomma, quando hai voglia di dire a uno scemo "Pensa, prima di parlare!"... ricorda di farlo anche tu, anche se per motivi diversi.

Nota: anche i commenti tipo "Don't feed the troll" alimentano i troll.

14 ottobre 2020

I titoli più scemi? Sono quelli che iniziano con domande insensate.

Penso il concetto sia chiaro.

Ma chiarisco ulteriormente. Una domanda può essere abbreviata. Tipo: "Un caffè?" significa "Vuoi un caffè?".

E si capisce. Se mi chiedi "Un caffè?" io capisco che c'è il "vuoi" sottinteso.

Ma i titolisti dei giornali, colpevoli di scrivere titoli come quello di questo articolo, scrivono domande che sottintendono qualcosa che non si capisce. Lo si capisce solo quando leggiamo la risposta.

Tipo: 

"Le banane? Vengono dal sud-est asiatico."

Finché non leggi la risposta non capisci la domanda. Quindi è una domanda che fa montare la rabbia.

"Le banane?"

Eh. Le banane. E allora, che ti devo rispondere? Sono gialle. Si mangiano. Si rubano infilandole nelle maniche. Le banane cosa? Non so che diamine vuoi sapere. Spiegati meglio. Ah, volevi sapere da dove vengono. Bene. L'ho capito dalla tua risposta.

So già che qualcuno muore dalla voglia di dirmi "Ma è una domanda che non abbisogna di una risposta! Si chiama domanda retorica!".

No, non è una domanda retorica. La domanda è retorica quando dalla domanda l'interlocutore capisce la risposta. Nel caso di fattispecie non si capisce un bel niente. C'è uno che fa le domande senza senso, si dà una risposta e pensando di esser fantasimpa e invece è uno che stimola la voglia di prenderlo a pedate nel sedere fino alla scuola primaria.

Ma non è che questa formula serve per  abbreviare?

Ma abbreviare cosa?

"Le banane vengono dal sud-est asiatico"

Se ci aggiungi un punto interrogativo e una lettera maiuscola non accorci. Allunghi. Fra l'altro i titoli scritti dalle persone normodotate non hanno il punto in fondo. E invece quelli che iniziano con le domande insensate spesso hanno il punto in fondo, tanto per dare l'idea che stiamo leggendo un discorsetto (mentre il titolo dovrebbe solo indicare l'argomento dei discorsetti che stanno sotto), quindi altro allungamento.

E insomma questa è uno dei sintomi della pseudo-titolosi diffusa fra i titolisti degli ultimi anni. Sì, ci sono altri sintomi, anche più gravi (ho detto nel titolo "i titoli più scemi", ma ho mentito... così mi sono ancor più immedesimato nel titolista-spazzatura). Forse ne parlerò in futuro. O forse no. Chi può saperlo? Non lo so chi può saperlo. Te lo sai? No. Io nemmeno. Via, ciao.

26 aprile 2020

I commenti tipo "Don't feed the troll" alimentano i troll

Dando una breve occhiata a una discussione su un gruppo Facebook ho notato un commento provocatorio scritto da una cretinetta, che non conteneva nessuna argomentazione.

Un utente ha risposto:

È il terzo commento dove cerchi flame, non ti rendi conto di essere un po' ridicola?

e poi, nei commenti successivi, ha inviato gli screenshot degli altri due post provocatori.

Successivamente, senza contare gli interventi della trolla, ci sono stati altri commenti. Eccone alcuni:

Allora non sono l'unico che ci ha fatto caso

Già, il troppo tempo libero e i pochi neuroni fanno questo effetto

Ma cosa volete rispondere ad un post del genere?
 
Ragazzi è inutile che rispondente a questa ragazza che come argomentazione porta i meme, e che cerca solo flame inutile invece di argomentare

Infatti non mi ci applico proprio

Dai ragà, poraccia, si diverte così, lasciatela fare."Don't feed the troll" non ha insegnato niente?

L'insegnamento del proverbio "Don't feed the troll" (cioè non nutrire il troll, cioè non dare spago a una persona che vuole solo divertirsi a provocare) è in effetti sfuggito a tante persone, e fra queste ci sono gli autori dei commenti che ho su riportato, compreso l'ultimo.

Tanti utenti sono erroneamente convinti che le chiacchiere sul non dare spago al troll non valgano come spago al troll.

Perché, cos'altro credete che si aspetti un troll, in risposta a un suo commento con lo stesso valore argomentativo di un rutto?

È ovvio che non si aspetta risposte argomentate, e che gli va bene tutto. Gli va bene qualunque reazione, perché qualunque reazione è la prova che è riuscito ad attirare l'attenzione e a far perdere agli utenti il tempo necessario a scrivere. 

Gli vanno benissimo risposte di qualunque tipo, anche quelle rivolte ad altre persone, anche quelle in cui si manfesta la volontà di non considerarlo... cosa evidentemente falsa, perché l'unico modo per non considerare qualcuno è non rispondergli né parlarne.

Insomma, se sotto al commento di un troll vuoi rispondergli o fare considerazioni su di lui rivolgendoti ad altri utenti fai pure; puoi divertirti a fare battute, puoi far notare come quel gruppo Facebook necessiterebbe di una moderazione più attenta e severa, etc... ma tieni presente che difficilmente gli farai dispiacere o lo convincerai a smettere (se smette è perché non ha più voglia, e non perché tu e altri avete scritto qualcosa di persuasivo a tale scopo). Stessa cosa se clicchi su una qualunque "reaction".

Stessa cosa vale anche fuori da Internet.

18 dicembre 2019

Bella pubblicità!

L'AVIS mi ha regalato un calendario. Visto che non mi serve e mi dispiace buttarlo via, ho pensato di ri-regalarlo a chi lo potrebbe usare. In un mercatino su Facebook un membro ha commentato dicendo "Bella pubblicità", pensando che io avessi voluto promuovere la mia attività commerciale perché avevo scritto "Regalo calendario a chi viene a prenderlo a casa mia o al mio ambulatorio".

Nella testa di taluni individui, che ricordano un po' i complottari del tipo "ki ti paka", si formano pensieri davvero avvilenti sulle presunte intenzioni altrui.

Secondo te io ho pensato: "Scrivo in un mercatino dell'usato che ho un ambulatorio, così i lettori saranno curiosissimi di sapere che tipo di operatore sanitario sono, dunque visiteranno il mio profilo, vedranno che professione svolgo, e quando ne avranno bisogno verranno da me".

Se ti è venuta in mente una cosa del genere, può darsi che secondo te valga un minimo la pena usare questa strategia. Questo farebbe di te non dico un totale ignorante nel campo del marketing (che non è neanche necessario scomodare) ma proprio una persona totalmente incapace di immedesimarsi in un lettore. Certo, non capire nulla di marketing e non sapersi immedesimare è lecito. La cosa brutta brutta è che secondo te questa stupidità (che tu la creda tale o no) appartenga non a te che supponi una cosa del genere, ma a me, che però sarei stato beccato da te.

Diamine. Ragiona. Ti basta poco per cestinare sta spazzatura mentale. Facciamo un altro esempio. Se uno scrive che un oggetto può essere ritirato in un negozio (dal momento che lavora lì e quindi è spesso proprio lì), prova a pensare che, diciamo, non necessariamente l'ha scritto immaginando che il lettore pensi "Ehi, allora vende delle cose! Non so neanche cosa, però mi incuriosisce... andiamo sul suo profilo a vedere, mi è davvero venuta voglia di comprare una cosa a caso". E se al posto del negozio c'è un ambulatorio? Uguale.

Ma poniamo anche il caso in cui lo stupido sia io, e tu sei il graaaande che mi hai beccato. Cosa decidi di fare? Clicchi sullo spazio dei commenti e scrivi "Bella pubblicità!". Di cosa sa questo commento? Forse sbaglio, ma voglio essere più rispetosamente ottimista sul mio interlocutore: non mi ci azzardo neanche a pensare che nella tua testa quella battuta dovrebbe far ridere. Quindi l'intento qual è? L'unica ipotesi che mi pare possibile è che tu mi stia rimproverando perché secondo te starei facendo spam. Ma allora dovresti segnalare il mio post all'amministratore del gruppo. Ah no. il gruppo è moderato. Quindi l'amministratore l'ha già approvato. Quindi l'invasione di campo è tua che vuoi fare il moderatore senza esserlo, non il mio presunto spam, già decretato non tale dal vero moderatore.

Quindi io che faccio? Ti spiego queste cose? Certo che no. Modifico il post togliendo il riferimento all'ambulatorio, perché lo ammetto, ho mentito. No, non ho mentito sui miei secondi fini, ho mentito dicendomi ottimista su di te: sono pessimista, tantissimo. Sì, adesso è il mio turno a pensar male: se ti spiegassi tutto quello che ho scritto qui sopra non avresti nessuna voglia di metterti in discussione, nessuna voglia di chiedere scusa per una battuta brutta e scema detta a chi non conosci nemmeno, nessuna voglia di capire che se parli in modo inopportuno sul web fai esattamente la stessa figura che faresti se la dicessi dal vivo (quant'è difficile sta cosa da capire... mah). Quindi mi limito a sfogarmi sul mio diario Facebook, e a riutilizzare questo post per farci un articolo sul mio blog OPIDOS, ché è tanto che non ne scrivevo uno.

18 novembre 2019

Le perle di conforto sono dannose

C'è grottesco buongiornismo ma certamente nessuna cattiveria in chi condivide su Facebook perle di saggezza orientate al confortare e motivare chi si sente a disagio. Quindi mi spiace scrivere questo articolo. Ma mi sento di farlo, perché ritengo che si tratti purtroppo di perle dannose per la loro superficialità.

Ad esempio ieri ho visto questa:


La perla consiglia di non piangere per il passato, perché andato, di non stressarsi per il futuro perché non è ancora arrivato, e di vivere il presente e renderlo migliore.

Sto cercando di immaginarmi quello che c'era nella testa dell'autore o l'autrice di questa perla. In particolare, quali erano le sue aspettative: davvero pensava che una persona nostalgica o ansiosa potesse cambiare il proprio atteggiamento grazie alla lettura di questi consigli? Davvero non riesco a capirlo, e non sto facendo retorica. Non lo capisco proprio.

È un po' imbarazzante rispondere a qualcosa di così banale, perché la risposta sarà quasi altrettanto banale. Ma non essendo né la prima, né la seconda volta che vedo tentativi di iniezione di serenità istantanea che nemmeno i turbo piennellari, ecco la mia spiegazione...

Chi piange per il passato sa già che è andato. Purtroppo i traumi non si risolvono con un consiglio del genere, così come non è sufficiente spiegare che l'ascensore funziona benissimo a uno che ne ha la fobia, o dire a un napoletano di darsi una calmata mentre vede che la sua fidanzata si stra strusciando a un sconosciuto, spiegandogli che se ci si arrabbia ci si fa il sangue amaro.

Ci si può sentire stressati per il futuro perché fortunatamente l'essere umano ha il senso di profondità storica, altrimenti non pianificherebbe nulla, ottenendo nulla nel migliore dei casi e problemi di ogni genere nel peggiore; essere stressati per il futuro è l'inevitabile rovescio della medaglia che accade quando si palesano dure difficoltà; per questo non è possibile evitarlo per il semplice fatto che ci hanno detto "non è ancora arrivato". Magari il pericolo futuro è sopravalutato, ma questo è un altro discorso, e comunque in tal caso a maggior ragione si soffre proprio perché non è ancora arrivato.

Un po' come la farmacologia viene snobbata o addirittura demonizzata e sostituita da rimedi farlocchi solo da chi non ha patologie gravi, chi sta piangendo per il passato o è stressato per il futuro non trarrà nessun beneficio da perle di saggezza che risultano tali solo a chi sta già bene. Magari apprezza le intenzioni. Ma in pratica il nulla fritto lo fa permanere nella sua condizione o addirittura peggiorare facendolo sentire non compreso, e ricordandogli quanto è difficile ottenere una serenità che per qualcun altro è così a portata di mano, facile come scrivere qualche riga con lo sfondo di una bella foto.

Ecco perché se ti senti mosso da compassione nei confronti di una persona in particolare, o anche nei confronti di tutte le persone che sono in una certa situazione, e non sai come risolvere il loro problema, esprimere amore e solidarietà va benissimo; dare consigli all'acqua di rose invece è da evitare.

17 novembre 2019

La mia amicizia su Facebook (sommario articoli e video)

Siccome ho creato vari articoli e video in cui espongo le mie opinioni sull'uso di Facebook, soffermandomi soprattutto sull'aspetto dell'amicizia, ho pensato di pubblicare, per comodità di chi è interessato a visionarli, questa pagina-sommario che sia un po' più utile di un semplice tag.

Se ti conosco da poco tempo e vuoi essere mio amico su Facebook ti invito prima a guardare il tutto e a dirmi cosa ne pensi (il tempo totale di lettura è forse di una trentina di minuti... non dirmi che non hai mezz'oretta da dedicare a un amico!).
 
Amicizia agli amici, anche su Facebook
https://opidos.blogspot.com/2017/03/amicizia-agli-amici-anche-su-facebook.html

Puoi davvero essere amcio di centinaia di persone?
https://opidos.blogspot.com/2018/07/puoi-davvero-essere-amico-di-centinaia-di-persone.html

Su Facebook se non mi segui non ha senso rimanere nella mia lista amici
https://opidos.blogspot.com/2019/03/FB-se-non-mi-segui-non-ha-senso-rimanere-in-mia-lista-amici.html

Facebook = notiziario personale e poco più. O potrei non seguirti.
https://opidos.blogspot.com/2017/02/facebook-notiziario-personale-e-poco-piu-o-smetto-di-seguirti.html

Se vuoi rimanere mio FB-friend non diffondere bufale né siti bufalari
https://opidos.blogspot.com/2016/12/vuoi-rimanere-mio-fb-friend-non-linkare-siti-bufalari.html

Se nessuno si fa vivo (su Facebook) per sapere come va
https://opidos.blogspot.com/2016/12/se-nessuno-si-fa-vivo-per-sapere-come-va-su-fb.html

Perché ti cancello dagli amici se inneggi a Mussolini (o altro dittatore)
https://opidos.blogspot.com/2019/05/perche-ti-cancello-dagli-amici-se-inneggi-a-dittatore.html

È spam? Ma dai! Siamo amici!
http://opidos.blogspot.com/2014/09/e-spam-ma-dai-siamo-amici.html

La demenziale ripicca "Mi hai cancellato, e io ti blocco" su Facebook
https://opidos.blogspot.com/2019/10/demenziale-ripicca-mi-hai-cancellato-e-io-ti-blocco-su-facebook.html

Inoltre, se non l'hai già fatto, ti invito a dirmi qualcosa di te, dei tuoi valori, delle tue opinioni sugli argomenti per te importanti, dei tuoi gusti, del tuo stile di vita, etc, o linkarmi una pagina in cui ti presenti. Io l'ho fatto in questo blog, in particolare alla pagina "chi sono".

28 ottobre 2019

La demenziale ripicca "Mi hai cancellato, e io ti blocco" su Facebook

Dopo che ho sciacquonato via dalla lista di amici FB una persona schifosona che da un bel po' mi garbava zero per la sua tanta fatica e il nullo impegno nel capire concetti anche semplici, e che in una conversazione sul mio diario aveva esaurito la mia pazienza con digitazioni che nemmeno una scimmia appena nata, il suo commento successivo è stato

"io piangerò...by by buona vita"

[nel citare altre persone correggo le storture linguistiche, ma solo quando lo meritano]

Credo che no, non abbia pianto, cosa per altro da me non auspicata. C'è però stata eccome, una reazione figlia d'emozione. Oltre all'insulso commento, intendo. Oltre all'insulso commento, intendo. L'ho notata dal suo nominativo non più blu, ma nero: mi ha bloccato... cosa che avrebbe avuto un razionale se solo io avessi dimostrato voglia di parlarci ancora. E però ci voleva un francobollo bello grosso e saporito per spedire la testona intorno a tanto psichedelico pensiero, dato che sono stato io a spedir via la persona schifosona per i suoi reiterati interventi stupidi e inopportuni sotto a un mio post in cui parlavo di un triste evento che mi riguardava. Quindi l'unico possibile emozionale e demenziale motivo per il quale mi ha bloccato è la ripicca.

Due le conseguenze di cotanta tremenda rappresaglia (oltre a quella di natura tecnica che tutti si sa):

- la conferma della sua già sospettata impossibilità di farcela

- l'opportunità per me di scrivere un leggero articoletto su questa sorta di homo un po' meno sapiens del web.

Certo, che anche offline di sicuro sono un po' meno (o anche parecchio meno) sapiens, ma qui parlo di una roba che avviene su Facebook. È qui che certi individui sbroccati alla nascita reagiscono ripiccando per il fatto che tu, in sintesi, hai schiettamente e semplicemente detto alla piattaforma social che amici non vi si può considerare, dato che sei troppo diverso da loro, e che così come si comportano rischiano di far sbroccare pure te.

Come li chiamiamo, sti tipi?

Uhm

Blocca ripicca.

Sbrocca ripicca e blocca...

Picca Sbocca la sbrocca (sto anagrammando, no, nun se po fa)...

Dai, una roba sintetica. FaceSbroc può essere?
Ma sì. Per me vince a pari merito con l'italiofono Blocca ripicca. Non mi so decidere. Si fa che all'inizio della storiella che sto per raccontare uso la prima dicitura e poi a un certo punto uso la seconda, quando c'è il colpo di scena scema.

Al facesbroc può capitare, come può capitare a tutti, di avere una conversazione in cui nasce un qualche disaccordo, che poi si trasforma in conflitto e ostilità.

Adesso, piccolissimo facesbroc, facciamo un gioco: facciamo finta che tu non lo sia. Non sei un facesbroc, non sei un utonto, e anzi sei un utente tantissimo intelligente. Facciamo finta per un attimo che tu abbia ragione, al 100%. Il torto ce l'ha il tuo interlocutore, che tira fuori argomenti troppo difficili, astrusi, dice che non hai capito e invece boh, ma che ci sarà mai da capire; è lui che non apprezza i favolosi tuoi concetti concettuali intellettuali, che ti sono saltati in mente quando eri a metà della lettura della sua frase, che a quel punto cosa finivi di leggera a fare, visto che avevi già deciso cosa rispondere? Etc etc, ma va, va va, ah ah ah, emoticon che ride.
Facciamo finta che non sei tu che stai importunando una persona con considerazioni o battute fuori luogo: è lui, che non si vuole aprire alle tue splendide idee, è lui a non farsi una risata quando invece dovrebbe grazie alle tue battute scompiscianti, mannaggia a te, oh, peraltro l'emoticon oltre a ridere ha anche le lacrime, e quindi come si fa a non rotolarsi per terra?
Facciamo che quel professorone del tuo interlocutore, dopo averti avvertito ripetutamente, non ha affatto ragione nel ritenerti un povero imbecille... Diciamo così: è sicuramente lui ad avere qualcosa che non va, se non coglie gli stimolanti spunti che *sembra* ti siano usciti dal culo dopo aver mangiato male e fatto gli incubi, e invece no: è fine saggezza, che a confronto una sfuriata della Cipollari è una roba trash. E però macché: l'ingrato interlocutore è insofferente, proprio non vuole capire. E siccome è scomparsa non la sua pazienza, ma il suo buon gusto nel mantenerti nella sua lista di amici di Facebook, si permette addirittura di cancellarti. Pur avendo torto marcio.

Bene. Teniamoci pure questa ipotesi, o stravagantissimo facesbroc, ipotesi che ti mette in bella luce e ti coccola in un abbraccio caldo e garantista come il vento di un'isola tropicale lontana dai doveri. Hai dunque a ragione giaciuto come una lucertola sotto al Sole dell'autocompiacimento: non sarai riuscito nell'intento di poco fa, quando nel bagno di una piscina di umorismo speravi di lasciare senza fiato gli ammirati presenti mentre propinavi incomprese perle, avvincenti come verticali subacquee quasi perfette, che il fiato lo toglievano solo a te, ma almeno puoi vantarti della tua immersione nella gelida acqua di una conversazione in cui stimolavi a cercare verità, poco importa se a occhi poco attenti ciò appariva inopportuno come l'uso di una vasca in manutenzione, motivo n. 2 per il quale nessuno ti faceva compagnia (il motivo n. 1 è la sensazione che per non percepire quel gelo tu avessi obbedito solo al tuo, di stimolo, esternando cose al cui autore non ci si avvicina volentieri)... Nessuno ti aveva fatto compagnia tranne, pur dall'alto, il gestore del luogo in cui ti esibivi, che a un ceto punto si è detto non più disponibile a seguirti. Come un ingrato bagnino, per il solo fatto di non essere obbligato a sorvegliare uno spirito libero come te, a un certo punto ti ha chiesto di uscire e non rientrare, senza impedirtelo direttamente, ma comunque con tale richiesta offendendo malamente il tuo onore, per giunta facendo presente al proprietario e ai presenti che lui con te non c'entra nulla, senza rendersi conto che così si trattano gli appestati e non le persone superganze come te.

Quand'è così, quale reazione punizione riservare al bieco mascalzone?

Quello lì, solo per averti parlato in modo pacifico e cancellato senza bloccarti crede di non aver fatto nulla di provocatorio. E invece no. Per l'ingrato bagnino, incapace di apprezzare le tue verticali quasi diritte nell'acqua, acqua che solo tu hai il coraggio di intiepidire a modo tuo, è necessaria una lezione che gli insegni cosa succede a chi ha l'impudenza di manifestare estraneità a te e alle tue geniali trovate.
Quello lì credeva di avere a che fare con uno qualsiasi. Non sapeva di avere a che fare con il Blocca Ripicca, colui che fa giustizia se gli togli l'amicizia.

Come un matto appena espulso da una piscina in manutenzione che reagisce inviando al gestore una raccomandata con su scritto "Ti diffido dal chiedermi di rientrarci", tu, blocca ripicca, ti riveli mezzo marzialista del web e mezzo personaggio western mentre pensi "Haha, Stupido! Avresti dovuto bloccarmi tu prima!", con in mano un mouse impaziente di fare il suo lavoro, che per un attimo tieni a bada... "Aspetta, bello, aspetta... fra poco lo farai... ma prima devo scrivere l'ultima cazzatina, la cui risposta non potrà raggiungermi con nessuna notifica... Uah Uah Uah! Ho vinto... HO VINTOOOoooo".

Hai vinto, ok, ma cerca di capire cosa.
Hai vinto la figura della gattara psichiatrica. La figura del bambino tardo e penosino. La figura della volpe che grida all'uva di starle lontana e non provare assolutamente ad avvicinarsi.



Se poi concludi con parole tipo "buona vita", fai venire voglia di rivolgere lo stesso augurio (però sincero) più che altro a chi ti sta intorno... perché sperare non costa nulla, e magari ci sarà qualcuno che dice di te che basta saperti prendere, perché in fondo da quelli come te nascono i fior.
Ma questo l'utente bloccato non lo saprà mai e dunque, a così immediato ridosso dal tuo eterno addio, quale adatto commiato potrà esserti rivolto, facesbroc, il cui nominativo su FB è mutato da blu a nero, mentre da sedicente dolce e cioccolatoso amico ti sei improvvisamente trasformato in qualcosa che cioccolato non è? Boh... Il pozzo nero ti sia lieve.

14 luglio 2019

Va bene ridicolizzare gli ignoranti saccenti? Sì.

Una persona che spesso viene in mente quando si parla di blastare chi spara fesserie e lo fa pure orgogliosamente è l'immunologo Roberto Burioni, che ai sedicenti esperti di danni da vaccino reagisce con battute mirate a denigrarli e a farli apparire come dei poveri ignoranti presuntuosi, quali del resto sono. Pagina dedicata ai blastaggi di Burioni è Roberto Burioni che blasta laggente.

C'è poi il giornalista Enrico Mentana, che pure risponde a commenti super-scemi su politica e geopolitica ridicolizzandone magistralmente i mittenti, e a cui è dedicata la pagina facebook Enrico Mentana blasta lagggente.

Fanno bene? Fanno male? E io? E te? Come dovremmo comportarci?

Più di una volta ho letto / ascoltato affermazioni di questo tipo:

Quando notiamo persone stupide e ignoranti che convintamente sostengono bufale o tesi antiscientifiche, non bisogna rispondere ridicolizzandole, perché le indurremmo, così facendo, a rafforzare la loro idea invece che a cambiarla; deridere chi spara sciocchezze non è quindi un buon modo per avere una società più informata, anzi, così si ottiene l'effetto opposto.

È vero?
No.

L'interlocutore che afferma una sciocchezza, può essere fondamentalmente di due tipi:

- razionale, cioè magari convintissimo della propria tesi, ma disposto a metterla in dubbio se gli vengono presentate argomentazioni abbastanza persuasive;

- supercocciuto, cioè talmente legato alle proprie convinzioni che troverebbe troppo doloroso riconoscerle come sbagliate (potrebbe ferire il suo orgoglio, scardinare il suo senso di appartenenza a un gruppo, etc);

Analizziamo dunque i due casi...

Se stai parlando con un interlocutore razionale, che risposta otterrai mettendolo in ridicolo? Dal momento che essere razionale non significa non avere emozioni, inizialmente potrà reagire cercando di ottenere più che altro una vittoria retorica, anteponendola alla ricerca della verità.
Forse lo farà mettendo una chiosa seguita dal rifiuto di continuare la conversazione? No, questo non devi temerlo. Perché in tal caso si tratta di un supercocciuto, per il quale ti rimando a qualche riga più sotto.
Se davvero è un interlocutore razionale, sarà comunque disposto a continuare a parlare; magari lo stile di uno dei due o di entrambi continuerà ad essere retorico-battagliero, ma assieme alla retorica non mancheranno i contenuti. E sarà sempre di più sui contenuti che davvero il confronto si reggerà, sia nella sua testa, sia nella testa dell'eventuale pubblico.
Se invece stai parlando con un interlocutore supercocciuto, come detto sopra, sussiste la pressoché assoluta impossibilità di fargli cambiare idea (particolarmente matto è il fenomeno del bias del ritorno di fiamma, per il quale il supercocciuto, se messo davanti a chiare prove della erroneità della sua convinzione, la rinforza anziché modificarla); questa impossibilità rimane tale indipendentemente dal fatto che usi parole gentili o che tu lo metta in ridicolo...
...In compenso però sappiamo che parole divertenti e d'effetto stimolano maggiormente il cervello e rimangono più impresse nella memoria, e di conseguenza ridicolizzare il supercocciuto può persuadere altre eventuali persone che stanno ascoltando o leggendo la vostra conversazione, sempre che tu porti anche argomentazioni contenutistiche, e sempre che, naturalmente, gli spettatori non siano cazzari supercocciuti anche loro (se ti accorgi di trovarti in un gruppo di gente così premi con urgenza il pulsante di espulsione e lasciali precipitare nell'oblìo!).

E insomma blastare non è diseducativo per nessuno; al massimo può accadere che piova sul bagnato o che addirittura qualcuno si avvii alla verità.
Alcune precisazioni che a molti appariranno scontate, ma che purtroppo per tanti altri non lo sono: tutto ciò non fa del motteggio un ingrediente obbligatorio nelle conversazioni con le teste dure. Anzi, in più di un contesto, es. quello della conversazione fra pari in ambito professionale, potrebbe farti passare da cafone, per quanto belle possano essere le tue battute; in tali casi è meglio evitare o almeno dosare col contagocce. Ricorda inoltre che usare colorite espressioni retoriche è diverso da esprimersi in maniera ingiuriosa o diffamatoria. E ricorda che per blastare devi avere davvero ragione di ritenere con assoluta certezza che la tua tesi è quella corretta: prima di parlare con grande arroganza devi avere la grande umiltà di fare accurate ricerche per sincerarti della sicura bontà di ciò che sostieni.

Detto questo, riassumendo e concludendo:

- La probabilità di modificare la convinzione di un qualunque tipo di interlocutore non dipende dal fatto che tu usi parole gentili o sbeffeggianti;

- Se ti accorgi che un interlocutore sostiene falsità in modo supercocciuto, ed è quindi senza speranze, in geneale è buona cosa argomentare sbeffeggiandolo se ci sono spettatori, così almeno loro potrebbero essere più efficamente persuasi;

- La tesi secondo cui ridicolizzare gli ignoranti supercocciuti produce un aumento di ignoranti o impedisca una loro diminuzione non è mai stata dimostrata e probabilmente è una sciocchezza...

...ma sono disposto a cambiare idea, se mi porti delle prove concrete (e non teorie nate dalla CO2 della sesta birra).

Aggiornamento:

Su FB un mio amico ha commentato così:

"Mmhhh... Il ridicolizzare uno che (reputi) più ignorante e (reputi) più saccente e farlo per avere like ha un nome ben definito... si chiama bullismo.
E se vogliamo rendere giusto il bullismo, questi stessi bulli della parola devono essere pronti a essere lisciati in altri modi ( a schiaffi).
C'è sempre qualcuno pronto a prevaricare più di degli altri.
"

Questa la mia risposta:

- Non ho parlato di ridicolizzare uno che semplicemente reputo più ignorante di me. Come ho spiegato, pur con altre parole, parlavo di ridicolizzare uno dopo che si è palesato come sicuramente ignorante (es. un terrapiattista).
- Inizialmente nel titolo e nell'articolo avevo pensato di usare la parola "bullizzare", ma poi ho cambiato idea, considerato che il bullismo è un'altra cosa. Bullizzare significa, credo, umiliare una persona che non ha fatto nulla di male, al solo scopo di affermare la propria superiorità. Nel caso che ho trattato, la persona ha fatto qualcosa di male (affermare cose false, disinformando e quindi arrecando potenzialmente danno agli altri), e lo scopo non è affermare la propria superiorità, ma fare due risate su quanto grossa sia la sciocchezza che ha detto, il che poi, come ho spiegato, ha come vantaggio una migliore memorizzazione da parte di eventuali terze persone.
- Per un momento mi è venuto in mente anche l'opportunità di specificare che no, non è consigliabile deridere chi potrebbe reagire con violenza, vandalismo o arrecandoti un qualunque danno come ritorsione, ma mi era sembrato troppo banale e quindi non l'ho scritto... Ok, lo scrivo adesso: in quel caso no, non fatelo.


Commenta qui, non su Facebook.
Non commentare come "Anonimo". Se vuoi sapere perché non commentare come "Anonimo" e come fare, leggilo a questa pagina.

11 agosto 2018

I lamentatori del "razzismo all'incontrario"

Oggi un mio FB-friend ha postato questa immagine, ragffigurante una pagina del giornale "Il Tempo" dei giovedì scorso.


Nonostante la cattiva qualità dell'immagine sono riuscito a leggere quasi tutto l'articolo di Grazia Maria Coletti, di cui non mi pare sia reperibile una versione testo online.

Già, quasi. Non riesco a leggere l'intero paragrafo iniziale.
"Dov'era quella che oggi se la prende con... la brava addetta di Tremont" ?? Boh. Comunque:

"Dov'era quella che oggi se la prende con [...] quando io venivo massacrata di botte da un gruppo di zingarelle alla fermata metro di Piazza di Spagna?" È una domanda che contiene già la risposta [...]".

Ah, una domanda retorica intendevi, eh, Grazia Maria? Brava, sì. Ho capito quello che volevi dire.
Ma è solo una domanda retorica, sai. È anche e soprattutto una domanda stupida nel momento in cui viene scritta su un giornale.

Cioè è comprensibile finché viene posta dalla vigilessa Claudia Macrì, che ha subito una violenza e che non ha avuto alcun risarcimento e vede continuare a delinquere le colpevoli, impunemente, purtroppo.

Ma è offensivo per l'intelligenza del lettore vedere queste emozioni riportate su un giornale e usate per strizzare l'occhio al razzismo e alimentare uno dei fantasiosi cavalli di battaglia degli xenofobi: il razzismo all'incontrario.

Vogliamo proprio dare sfogo a quella voglia matta di far confronti infantili del tipo "E allora te? E allora io?" che sembrano consentirci dire chi è il vero razzista e nei confronti di chi? Ma sì, dai, facciamo i confronti.

Dovrei davvero capire quali erano esattamente le parole che non riesco a leggeere all'inizio dell'articolo, perché così riuscirei a capire a chi faceva riferimento la vigilessa. Ma finché qualcuno non mi avrà fornito i dati mancanti, mi soffermo sul titolo dell'articolo, che parla genericamente degli "indignati di oggi".

La giornalista chiede dov'erano queste generiche persone, gli indignati di oggi. Ma che gliene importa? Saranno stati a lavorare, a leggere, a allenarsi in palestra. Cosa avrebbero dovuto fare? Indignarsi? Sicuramente molti di loro l'hanno fatto. Molti di loro si saranno arrabbiati per l'aggressione impunita ai danni della vigilessa e avranno condiviso sui social network uno o più articoli di giornali online che ne parlavano.

O davvero pensa che esista un numero rilevante di persone che rimane indifferente a notizie del genere? Io non ne conosco neanche una, né di destra né di sinistra, né di quelli che si dicono né di destra né di sinistra.

Per quanto riguarda i mass media, comunque, gli episodi di cronaca di violenza che di solito vengono evidenziati di più sono quelli che sortiscono gravi lesioni (e questa vigilessa non ne ha avute) e che sono di matrice razzista. E no, in Italia fra le motivazioni che spingono un non-caucasico a picchiare un caucasico non c'è il razzismo, a differenza che in certi ghetti degli USA).

Ecco, dunque, perché fanno più notizia eventi in cui si è usata violenza contro persone di razza diversa: per il fatto che in quel caso  c'è una (per lo meno possibile) matrice razzista. Negli episodi in cui la violenza è in direzione opposta, no.

Certo, secondo me notizie come quelle riguardanti delinquenti impuniti (di qualsiasi razza) dovrebbero essere oggetto di maggior trattazione, per far capire quanto male la giustizia italiana funzioni nei confronti di chi (indipendentemente dalla razza) è ufficialmente nullatenente o non punibile per la giovane età.

Ma la disparità fra la portata mediatica dei due tipi di notizia non c'entra nulla con presunto razzismo all'incontrario. Che fra l'altro non avrebbe alcuna ragione di essere: a che pro delle persone di una certe etnia potrebbero voler remare contro la propria razza a favore di un'altra?

Perché così si beccano i voti dei negri, perché sono comunisti, perché bla bla bla. Tutte stupidaggini. Anche la persona più cosmopolita e comunista di questo mondo odia vicende come quella accaduta alla Macrì.

Dunque il razzismo all'incontrario sortisce sempre da un confronto inadeguato, una forzatura. Che si sbugiarda in pochi secondi, in questo modo: la domanda "dov'eravate?" è rivolta solo a chi si è indignato degli episodi ai danni di stranieri. Perché proprio a loro e non, ad esempio, a quelli che si sono indignati per un pestaggio ai danni di un professore? La lamentela avrebbe potuto essere del tipo: "Tutti amano i professori e le vigilesse vengono messe in secondo piano!"
E invece no. Ogni volta che viene pestato un caucasico, dagli a quegli stupidi degli antirazzisti, perché i veri razzisti sono loro, contro gli italiani.

E invece no. È questo modo farlocco e disonesto di denunciare e di lamentarsi, che è razzista. E questo articolo di giornale, che addirittura sopra al titolo scrive fuori argomento "Emergenza nomadi" è proprio un capolavoro di schifezza.