21 aprile 2021

Il video del presunto stupro farà assolvere o condannare gli imputati?

In questi giorni ha fatto clamore mediatico il video in cui Beppe Grillo difende a spada tratta suo figlio, accusato con alcuni suoi amici di aver stuprato una ragazza. Si è trattato di sesso di gruppo, come documentato in un video. Ma è stato stupro di gruppo?

Grillo ha detto che il video sarà un elemento chiave che farà assolvere gli imputati, mentre l'avvocata Giulia Buongiorno, difensora della ragazza, sostiene che invece proprio dal video si vede la non consenzienza.

Se il video si presta a interpretazioni così opposte, probabilmente la ragazza che ha denunciato lo stupro in questo filmato non appare entusiasta di ciò che sta accadendo ma neanche dormiente. Immagino appaia visibilmente sveglia, ma altrettanto visibilmente rintontita e non interagente.

Allora entra in gioco un vecchio discorso: tolti i casi in cui una donna dorme proprio, è lecito da parte sua dire tipo "Ero ubriaca e non mi rendevo conto di ciò che stava succedendo" ?
Lasciamo per un attimo da parte lo stupro e pensiamo a un incendio. L'appartamento in cui ti trovi sta andando a fuoco mentre sei ubriaca. Se ti è rimasta forza nelle gambe, ti alzi e scappi. Magari barcollando, ma scappi, perché per quanto intontita tu possa essere, l'evento rappresenta qualcosa di cruciale per la tua vita, e lo rappresenta così chiaramente che se anche un minimo barlume di coscienza ti è rimasta, questo è sufficiente per metterti in moto.
Analogamente, se un uomo sta per fare sesso con te e questo viola i tuoi valori, il tuo istinto sa che se glielo lasci fare andrai incontro a un indelebile trauma psicologico. Quindi se un minimo barlume di coscienza ti è rimasto (cioè non stai dormendo), questo è sufficiente per indurti a fare resistenza e manifestare la tua contrarietà all'atto.

Qualcuno potrebbe dire che l'esempio non è calzante, perché nel caso del rapporto sessuale il significato di quest'ultimo, sotto sostanze stupefacenti come alcool o altro, non è così chiaro come il pericolo di un incendio. Se però iniziamo a fare questo tipo di considerazioni entriamo in una zona grigia da cui è possibile uscire solamente responsabilizzando la donna, e cioè dicendo: se per tua stessa ammissione sai che bere, drogarti, etc, mette in forse le tue capacità di giudizio, allora non farlo, perché a meno che tu stia dormendo, né l'uomo che ti sta per chiavare né il giudice saranno in grado di dire con sicurezza cosa c'era nella tua testa.

E non vale neanche dire "Ma se non lo sai allora nel dubbio considera come se non fosse consenziente", perché è impossibile capire dov'è il preciso cuto-ff nella scala che va dall'essere allegrotta e di conseguenza più accondiscendente per aver bevuto un bicchiere di vino fino all'essere incapace di intendere e volere per aver bevuto mezza bottiglia di Vodka.

Quindi, se non vogliamo dare a tutti gli uomini l'assurda raccomandazione "Non fare mai sesso con una donna che ha bevuto anche solo un bicchiere di vino", la regola del dubbio che deve valere non dev'essere solo "Nel dubbio sulle sue capacità di giudizio non scoparla", ma anche e soprattutto "Nel dubbio un imputato è innocente".

E però la ragazza sostiene che stata costretta a bere quella mezza bottiglia di Vodka. Questo potrebbe cambiare tutto, in effetti. Però per costringere una persona a bere bisogna incuterle una buona dose di paura, mostrandosi violenti o potenzialmente violenti. In questo caso, anche ammettendo che serva tempo per elaborare il proprio non consenso al rapporto sessuale (e ammettendo che perfino il giorno dopo, da sobria, lei non l'avesse ancora deciso), bisogna osservare che è invece ovvia e immediata e non bisognosa di alcuna elaborazione la presa di coscienza del fatto che se uno ti obbliga a bere è un violento. Quindi questo aspetto, ancor più chiaramente dello stupro, fa capire quanto sia strano che lei il giorno dopo non fosse arrabbiata con l'accusato, tanto da andare in sua compagnia a comprare le sigarette.

17 aprile 2021

La legge Zan non è liberticida - spiegazione facile per gli omofobi

Gli omofobi tipo Simone Pillon hanno annoiato con questo argomento fantoccio. Vogliono far credere che se verrà approvata la legge Zan (dal cognome del deputato Alessandro Zan che l'ha scritta e promossa), dire "Due uomini non sono una famiglia" et similia sarà proibito, o comunque considerato potenzialmente illecito da parte di un giudice in un processo, processo che in caso di denuncia inizierà e che come tutti i processi determinerà una pesante situazione per l'imputato indipendentemente dall'esito.

La verità è che la legge Zan è abbastanza chiara da far sì che sia sicuramente archiviata senza neanche far partire il processo qualunque denuncia nei confronti di chi ha semplicemente espresso la sua opinione senza istigare all'odio.

Stessa cosa vale, ad esempio, per l'odio razziale: se uno si è limitato a pronunciare o scrivere la frase"I negri sono più stupidi dei caucasici e quindi vanno sottomessi", pur avendo espresso una palese castroneria antiscientifica non viene processato. Una eventuale querela contro di lui, infatti, viene archiviata in quanto non c'è istigazione all'odio.

Per quanto riguarda invece l'espressione di un'opinione omofoba (o razzista) in contemporanea con una violenza, è chiaro che questa peggiora la posizione dell'imputato.

In pratica:

- Se dici "Due uomini non sono una famiglia" mentre picchi con una mazza da baseball due ragazzi gay, ti becchi l'aggravante.

- Se lo dici senza far male a nessuno e senza istigare alla violenza non incorri in nessun reato, e questo è palese quanto è palese che no, non verrai processato per questo.

Quindi la legge Zan non è liberticida. A meno che per "liberticida" non si intenda qualcosa che limiti la libertà di istigare esplicitamente all'odio.

Altra argomentazioncina degli omofobi: "Ma allora dovremmo fare infinite leggi per specificare il divieto di istigazione all'odio di infiniti gruppi di persone: odio verso i carpentieri, odio verso i biondi, odio verso i pallavolisti..."

Ovvia risposta (sì, ovvia anche per loro, dato che lo sanno benissimo di aver detto una scemenza, lo fanno solo per dar fastidio... comunque orsù, diamola questa risposta una volta per tutte): le leggi si fanno in base a ciò che accade in un certo momento storico. In base ai problemi che in quel momento si stanno manifestando nella società. Quando e se in futuro noteremo una particolare diffusione dell'odio nei confronti di carpentieri, biondi e pallavolisti, allora sarà opportuno fare una legge che specificamente punisca l'istigazione all'odio nei confronti di tali persone e che determini un'aggravante in caso di violenza dettata da tale odio.

06 aprile 2021

Come accedere al BIOS o UEFI da Windows 10

Volevo cambiare la boot sequence, per fare in modo che il mio PC si avviasse dall'unità ottica, e cioè dal lettore DVD.

Nella schermata iniziale c'era scritto che per accedere al setup BIOS occorreva premere DEL. Cosa che ho fatto, eppure si avviava comunque Windows.

C'era scritto anche che per accedere al BOOT MENÙ occorreva premere F12. Cosa che dopo aver spento e riacceso ho fatto, eppure si avviava comunque Windows.

Dopo aver chiesto aiuto in un gruppo Facebook ho risolto il problema accedendo al BIOS grazie a un comando dato su Windows 10. Ecco come fare:

- Nello spazio di ricerca di Windows 10 scrivi "avvio avanzato"

- Nel riquadro che così comparirà, clicca su "Modifica le opzioni di avvio avanzato"

- Nella finestra del Pannello di Controllo che sarà comparsa, clicca su "Riavvia ora"

- Nella schermata che compare clicca sul riquadro "Risoluzione dei problemi

- Clicca su "Opzioni avanzate"

- Clicca su "Impostazioni Firmware UEFI"

In questo modo il PC si riavvierà e, senza che l'utente debba premere alcun tasto, comparirà la schermata del BIOS / UEFI.

Grazie a un commento successivo, poi, ho saputo che per accelerare il processo si può iniziare riavviando Windows mentre si tiene premuto il tasto SHIFT di sinistra. Per usare questa procedura:

- Clicca in basso a sinistra sul logo di Windows 10, cioè l'icona che quando cliccata fa comparire la finestra del menù di Windows

- Clicca su "Arresta" o sul suo simbolo

- Tenendo premuto il tasto SHIFT di sinistra, clicca su "Riavvia il sistema"

Comparirà la schermata in cui devi scegliere "Risoluzione dei problemi" per poi andare avanti come da procedura descritta sopra.

07 marzo 2021

Come assicurarsi che Whatsapp invii la posizione giusta (cioè aggiornata)

Problema con Whatsapp e Google Maps successo oggi: usando su Whatsapp la funzione "invia la posizione" viene inviata la posizione di circa un'ora prima, quando lo smartphone e il suo utente si trovavano in tutt'altro luogo.

Questo può essere assai penalizzante se ad esempio la funzione era stata usata per farsi venire a prendere causa guasto di un autoveicolo o inseguimento di animale feroce e salita su un ramo instabile di un albero (se invece il ramo è stabile va tutto bene).

Di sicuro l'invio di posizione obsoleta si verifica per il fatto che il GPS del telefono non si è attivato da molti minuti e il software del telefono dà per scontato che l'ultima posizione registrata sia quella attuale.

Nota: ho detto "il GPS del telefono", e non "l'applicazione Whatsapp". Lo puntualizzo perché nella vicenda su esemplificata l'utente prima di inviare la posizione obsoleta aveva Whatsapp aperto da più di 10 minuti.

Quindi come fare per evitare questo problema?

Prima di inviare la posizione con Whatsapp, apri l'applicazione Google Maps e tocca l'icona a destra in cui si vede un punto all'interno di un cerchio, quest'ultimo con 4 tacche esterne (una in alto, una in basso, una a destra e una a sinistra). Credo rappresenti un timone.

Dopo aver toccato questa icona dovresti vedere che la mappa in qualche modo si "sistema" e ti mostra la tua posizione.

Ora sei sicuro che il GPS ha aggiornato il software del telefono e puoi inviare la posizione, sicuro che si tratta della posizione in cui ti trovi adesso.

23 febbraio 2021

Segnalazione e reclamo al Garante della privacy: gratis, ma... utili?

Nei primi anni 2000 conobbi un gruppo di discussione che parlava di come fare ricorso al garante per la Privacy (allora Stefano Rodotà).
Parlavamo quasi esclusivamente di ricorsi fatti in seguito a spam via email. Funzionava così: bisognava

- Scovare la sede legale del mittente dell'email
- Inviargli una raccomandata con la richiesta di conoscere come aveva avuto l'indirizzo email, quali fossero le modalità di trattamento del dato personale, e altri dati che la legge obbliga in questo caso a fornire
- Aspettare 10-15 giorni: se entro quella data si riceveva una risposta soddisfacente, non si poteva fare nulla
- In caso di mancata risposta o risposta non soddisfacente, ricorso al Garante, che al tempo costava 25 euro
- Il Garante, verificato l'accaduto, stabiliva un rimborso spese forfettario di 500 euro o un compenso minore nel caso riconoscesse delle attenuanti per lo spammer

Il forum ebbe un discreto successo, nel senso che qualche decina di persone si erano messe a studiare come fare ricorso, farsi dare consigli su come ovviare ad alcuni intoppi, e soprattuto a mettere in pratica la cosa, ottenendo spesso il rimborso.

Ma a un certo punto probabilmente il personale dell'ufficio del Garante si stufò di lavorare così tanto per un gruppo di ragazzetti che volevano insegnare l'educazione e la legalità a degli imprenditori, e così decise di metterci i bastoni fra le ruote: alzò il prezzo del ricorso a 250 euro e stabilì l'obbligo di servirsi di un avvocato. In compenso stabilì che il rimborso forfettario in caso di vittoria sarebbe stato di 1000 euro.

Inoltre i ricorsi iniziarono ad avere esiti sempre meno a favore dei ricorrenti, e così in tanti, me compreso, decisero che non avrebbero mai più fatto ricorso al Garante della Privacy, salvo magari i casi in cui lo spammer si rivela un multi-recidivo.

E oggi (cioè vedi data dell'articolo)?

Oggi c'è poco da parlare di tendenze del Garante. Semplicemente non viene riconosciuto nessun rimborso o risarcimento.

Quanto al regolamento su cosa è possibile fare, è riportato alla pagina https://www.garanteprivacy.it/modulistica-e-servizi-online/reclamo

...Dove sono descritte due pratiche: la semplice senalazione e il reclamo, entrambi fattibili anche senza avvocato, e viene giusto nominata la possibilità di rivolgersi a un'altro istituto, e cioò l'autorità giudiziaria (lo si può fare se ad esempio si ritiene che lo spammer sia incorso nel reato di molestie, ma ti avverto: messaggi testuali non vengono considerati molestie).
 
È efficace rivolgersi al Garante? In altre parole, il Garante punisce adeguatamente lo spammer?
 
Io nel 2015 feci una segnalazione; non ebbi la possibilità di conoscere gli eventuali provvedimenti presi dal Garante nei confronti dell'azienda comportatasi illegalmente, però ho ricevuto una risposta del tipo "Grazie, provvederemo".
 
...Il che mi fece sospettare esattamente che a differenza che un tempo, lo scenario di oggi sia più o meno questo:
 
Garante: "Non lo fare più, va bene?"
Spammer: "Prrr"
Garante: "Eddai, su, la vuoi smettere?"
Spammer: "Ma vaffanculo, deficiente!"
Garante "Bah, non cambierà mai. Che posso farci? So ragazzi"
 
Ho chiesto a un avvocato conferma, e non volendosi sbilanciare mi ha risposto "Più o meno".

18 febbraio 2021

Recuperare la password Wi-fi di un PC connesso a Internet (Windows 10)

A differenza dell'Aranzulla la faccio poco lunga, perché in questo caso del SEO non me ne importa nulla (e neanche della rima, che è venuta fuori per puro caso).

Ecco le istruzioni:

- Pannello di controllo (per accedervi cercalo su Cortana)

- Rete e Internet

- Centro connessioni di rete e condivisione

- Modifica impostazioni scheda

- Doppio click sulla scheda di rete wireless

- Proprietà wireless

- Scheda Sicurezza

- Spunta su Mostra caratteri

17 febbraio 2021

"Imprenditore di me stesso"

Se si vuole descrivere il settore in cui un tizio imprende, si dice "imprenditore" e poi si aggiunge un aggettivo, ad es. "imprenditore edile", o "imprenditore tessile", oppure si usa una preposizione articolata derivata da "in", quindi ad esempio "imprenditore nel campo dei cosmetici cancerogeni" o "imprenditore nel settore degli elettromedicali che non servono a un cazzo". Ora che ci penso a volte si usa anche il "di" o preposizioni articolate derivate, ad es. "imprenditore del vino".

Altri usi della formulazione "imprenditore" + "di" + altra parola, che io sappia, servono per indicare la città di nascita dell'imprenditore (es. "imprenditore di Frittole"), oppure il materiale di cui è costituito (es. "imprenditore di merda") oppure ancora il fatto che belle cose gli succedono ("imprenditore di successo"), da non confondersi con quelle buffe o imbarazzanti ("imprenditore, che è successo?").

Per cos'altro si può usare il genitivo? Boh... semplicemente per indicare a quale epoca o a quale mia calzatura o regione anatomica appartenga l'imprenditore, quindi ad es. "imprenditore del futuro" e "imprenditore dei miei stivali".

E quando uno dice di essere "imprenditore di me stesso", di quale tipologia di accezione si tratta?

Di primo acchito verrebbe da dire la prima, e cioè "di me stesso" indica ciò che uno vende o affitta: sé stesso. Il che di primo acchito fa pensare a uno schiavo o a un prostituto.
Ma magari non è uno schiavo né un prostituto, e quindi è necessario un secondo acchito. Magari vuole dire che vende altri servizi, erogati da sé stesso. Quindi vuole tenerli segreti, perché in questo caso dire "sono imprenditore di me stesso" è come dire "vendo delle cose che vendo io" o "erogo dei servizi che erogo io". Non me lo vuoi dire, insomma, che diamine vendi o che diamine fai. Perché anche un imprenditore del vino vende cose che vende lui, ma se gli chiedi cosa fa di mestiere non è che ti risponde che è un imprenditore di sé stesso.

Tale accezione non mi pare granché lontana da quando si usa "di" per indicare l'appartenenza a una persona. Imprenditore che appartiene a sé stesso. È una cosa sua, come ti direbbe una ragazzina timida se le chiedi cos'ha fatto col suo fidanzatino alla seconda uscita (comunque te lo posso dire io: gli ha fat... no, via, non te lo dico, non sarebbe corretto nei suoi confronti... AHEM! Un mugolone). Ma in questo caso non vedo a che serva specificarlo e soprattutto a cosa possa giovare tipo scriverlo sul profilo Facebook: come se un fruttivendolo esponesse un cartello per chiarire che quei cetrioli sono suoi. E che ti devo dire... tieniteli. Gelosone golosone.

25 gennaio 2021

Boicottare i social network troppo permissivi?

Come molti sanno, spesso i dipendenti di Facebook a causa della gran mole di lavoro da eseguire e della loro poca competenza hanno censurato contenuti che non c'era nessun motivi di censurare, coprendo di ridicolo la piattaforma (quindi non mi riferisco a bufale).

Pensando a questo verrebbe voglia di iscriversi a uno di quei social network che danno una maggiore libertà agli utenti. C'è però il rovescio della medaglia, che consiste in una censura ridotta all'osso, limitata solamente a violazione di copyright, incitazione a reati e manomissione della piattaforma informatica.

Ad esempio nel regolamento di uno di questi social network (di cui non faccio il nome per non pubblicizzarlo) non si trova nessun divieto di scrivere post che promuovono in razzismo. Quanto al linguaggio offensivo, c'è scritto che è sconsigliato ma non vietato.

Fra le cose di Facebook che fanno innervosire, oltre alle censure insensate, ci sono anche le non-censure di contenuti che con tutta evidenza violano il regolamento. E mi pare che le due cose, pur tristemente, si bilancino a vicenda (e che non ci sia nessuna linea guida ufficiale né ufficiosa grazie a cui vengono privilegiate certe bufale rispetto ad altre). Questo bilanciamento in altri social network, per regolamento e non per inefficienza, è escluso. Ovvero c'è campo libero per un influencer di abusare della credibilità popolare, arrecando così un danno alla società.

Si potrebbe pensare:

"Io mi iscrivo a quel social network super-anarchico giusto per leggere i post di quella persona che più volte è stata censurata ingiustamente da Facebook e non mi interessa diffondere bufale oppure seguire gli imbecilli di estrema destra, antivaccinisti, etc, dunque qual è il problema?"

Il problema è che se ti iscrivi a una certa piattaforma fai numero. Così il gestore della piattaforma può dire di avere un numero maggiore di iscritti, e questo costituisce un incentivo alle altre persone a iscriversi, e fra queste ci saranno non solo i bufalari e i loro adepti, ma anche persone deboli che saranno loro facile preda.

Riassumendo, il meccanismo potrebbe essere verosimilmente questo:

- alla piattaforma si iscrivono inizialmente le persone che vogliono libertà di parola (anche la libertà di diffondere razzismo, bufale, negazionismo e idiozie varie);
- poi arrivano le persone che si iscrivono pensando "Bah, male non fa"
-in ultimo si iscrivono le persone trascinate dal fatto che le precedenti hanno fatto sufficientemente numero, e dunque se non ci si iscrive a quel social, ormai celebre seppur birichino, si rischia di perdersi qualcosa).

Mi pare dunque giusto non prendere parte a questo meccanismo, e cioè boicottare piattaforme social che costituiscono terreno fertile per la crescita dell'ignoranza e della stupidità popolare.

Che ne pensi? Se ti va fammelo sapere nello spazio dedicato ai commenti.

24 gennaio 2021

Trovare l'URL di un video Youtube sponsorizzato

Nella maggior parte dei casi i video pubblicitari su Youtube, sono visti fondamentalmente come qualcosa che rallenta  la fruizione del contenuto che cercavamo e dunque come qualcosa di fastidioso, nonostante le pubblicità ci siano propinate in base ai nostri interessi (o almeno l'algoritmo di Youtube questo tenta di fare).

Ma può anche darsi che tu, per un qualche motivo, tu voglia avere la possibilità di rivedere quel video in un secondo momento. Ad esempio per mostrarlo a un amico e ridere insieme a lui di quanto era goffo quel personaggio che tentava di venderti quel prodotto o servizio, oppure mostrare a qualcuno l'ingannevolezza dello spot, o al contrario mostrare quanto è fatto bene o fare un passaparola sulla bontà di quanto proposto.

In tal caso, come recuperare il link del video sponsorizzato?

Tipicamente cliccando sul link mostrato sul video sponsorizzato si viene portati a una pagina web o a un altro video, ma non all'URL del video stesso. Inoltre se tenti il download del video usando plugin tipo Video DownloadHelper, o programmi installati tipo 4K Video Downloader, o siti messi online per questo scopo, non sapresti che link dare in pasto a questi strumenti: se fornisci il link del video non sponsorizzato, anticipato da quello pubblicitario, viene scaricato solo il primo dei due.

Trovare il link del video sponsorizzato non è immediato, ma neanche difficile. Ecco come fare:

Quando compare la pubblicità in questione (e per questo devi pazientare, perché non puoi richiamarla a comando, un po' come avviene in TV):

  • Clicca in un punto qualsiasi del video per metterlo in pausa
  • Individua il codice ID del video.  A questo scopo puoi ricorrere a due metodi (il secondo è solo apparentemente più lento, perché a differenza del primo consente alla fine di evidenziare il codice ID del video per copiarlo):
    • cliccare sul video col tasto destro e, nel menù a tendina, scegliere "Statistiche per nerd"; il "video id" è descritto alla prima riga;
    • cliccare sul video col tasto destro e, nel menù a tendina, scegliere "Copia info di debug", poi aprire un foglio elettronico (es. blocco note) e incollare il testo, all'interno del quale poi cercare la scritta "addebug_videoId": a destra della quale, racchiuso fra virgolette, ci sarà il codice ID del video;
  • Sulla barra degli indirizzi del browser scrivi l'url del video che ti interessa, composta dalla stringa https://www.youtube.com/watch?v= seguita dall'ID del video. Ad esempio se l'ID del video che hai trovato è AgqXBU7LRME (cosa impossibile, ma è solo un esempio), l'url dello stesso video sarà   https://www.youtube.com/watch?v=AgqXBU7LRME.

A quel punto puoi scegliere se salvare l'URL del video che hai trovato o se scaricare il video usando uno dei tanti strumenti, a cui ho su accennato.

20 gennaio 2021

Radio News 24 e l'intervista che ho rifiutato

Radio News 24 (da non confondere con Rainews 24, canale televisivo della Rai) è un'azienda che ad oggi ha simpatizzanti che considerano il suo servizio utile a farsi pubblicità. Ci sono però anche persone che se ne lamentano e persone sospettose, che addirittura cercano in rete il suo nome unitamente alla parola "truffa", spesso usata in modo improprio per indicare proposte commerciali per nulla convenienti, un atteggiamento poco trasparente, etc, tutte cose certo non encomiabili ma che dal reato di truffa sono ben lontane.
 
Piccola ma importante digressione sull'aspetto legale: se è lecito narrare i semplici fatti accaduti (anzi è apprezzabile in quanto può essere utile a chi legge) d'altra parte occorre evitare l'uso di parole come appunto "truffa", "furto" o simili se non c'è stata una condanna di un tribunale per quel preciso reato, altrimenti com'è facile capire si rischia la querela per diffamazione. Fra l'altro mi pare che Radio News 24 non sia granché diplomatica (vedi più avanti).

Ho deciso di raccontare qui la mia esperienza, e lo ritengo particolarmente importante anche perché dopo aver cercato in rete informazioni su Radio News 24 e sul suo programma "ONAIR" ho notato la presenza di soli due articoli di buona qualità in mezzo a una selva di articoli di scarsa qualità (anche grammaticale), oltre a un paio di redazionali a pagamento.

Venerdì scorso sono stato contattato da una persona che diceva di lavorare per Radio News 24, che, da quanto ho capito, ha tre web-radio (cioè trasmissioni i cui contenuti audio si ascoltano in streaming su Internet) e acquista anche dello spazio da radio locali ("radio" stavolta inteso in senso tradizionale, su frequenze FM).

Mi ha chiesto se ero interessato a una "intervista gratuita" per il programma "ONAIR". Un'intervista in cui avrei parlato, per 5-10 minuti, della mia attività commerciale, e che si sarebbe svolta anche in video. Sorvolando sulla stramba specificazione "gratuita" (gratuita per chi dei due? Ma chi ti conosce?), dico ok e ci accordiamo per lunedì pomeriggio alle 17.50; la signora mi saluta dopo avermi detto che avrei ricevuto un messaggio su Whatsapp.

Ricevo il messaggio su Whatsapp da un altro numero, in cui ci sono alcune istruzioni riguardo l'aspetto tecnico. Nello stesso messaggio c'è scritto che l'acquisto del video (acquisto del video??) è facoltativo. Esattamente come per loro pulire casa mia è facoltativo. Mica è giusto obbligare le persone. Può apparire scontato, ma la prudenza non è mai troppa.
Viene indicato anche un terzo numero di telefono, che posso contattare per eventuali domande e per accordarmi sugli argomenti di cui parlare; a questo numero pochi minuti dopo scrivo un messaggio in cui dico di essere stato contattato bla bla bla; riporto la parte finale, che è la più importante:

Mi ha inviato un messaggio in cui mi ha detto che l'acquisto dei video è facoltativo (non lo acquisterò, perché userò un software che mi consente di registrare video e audio dello schermo), e che posso rivolgermi al numero [..........] per parlare degli argomenti che tratteremo nell'intervista.
Se è ok invio le domande da farmi fra domani e domenica. Colgo l'occasione per chiedere se per collegarmi dovrò usare lo smartphone oppure il PC.

La risposta arriva solo il giorno dopo, suddivisa in tre messaggi. Nei primi due, ricevuti alle ore 12.30 e 12.31, leggo rispettivamente "Salve" e "le farò sapere al più presto". In un terzo messaggio, arrivato 17 minuti dopo, leggo che mi faranno contattare. Ma fra il secondo e il terzo messaggio suddetti già ero stato contattato, da un quarto numero, e quindi rispondo così:

In effetti sono stato contattato pochi minuti fa: ho ricevuto un messaggio dal n. [.............] in cui c'erano scritte cose che già mi erano state scritte nel messaggio di ieri. Ma non c'era nessuna risposta alla domanda che ho posto.

Nessuna risposta.

Nel frattempo faccio una ricerca in rete. Su vari siti trovo, come accennavo, articoli, discretamente sgrammaticati, che difendono Raido News 24 a spada tratta, molto simili fra loro e pure con la stessa immagine in alto, che fanno fortemente sospettare la volontà di imboscare nella SERP di Google altri articoli scritti da persone che non raccomanderebbero i servizi di quest'azienda. Inoltre trovo un articolo a pagamento sul sito dell'Ansa (sarei curioso di sapere quanto costa un articolo del genere su un sito così famoso... qualcuno di voi lo sa?), in cui vengono citate le parole di due persone soddisfattissime del servizio. La cosa strana è che i clienti tipicamente acquistano i video dell'intervista per metterli sul proprio canale Youtube, ma di queste due persone su YT non ho trovato traccia.
Poi trovo questo articolo, intitolato "LIVE SOCIAL (ONAIR) su Radio News 24: una triste trovata commerciale", scritto da Loredana De Michelis, con cui ho poi conversato privatamente ricevendo ulteriori chiarimenti.
Trovo anche quest'altro articolo, intitolato "Live Social su Radio Lombardia: la nostra No-Agency ha detto no, grazie!" di Valentina Maran, esperta di marketing e comunicazione.

Nell'accingermi a spiegare uno dei motivi per i quali, lungi da me parlare di truffa, ho ritenuto non opportuno partecipare alla trasmissione "ON AIR" (così come non mi sarebbe sembrato opportuno partecipare a una trasmissione simile in onda precedentemente, detta "LIVE SOCIAL"), ti invito per prima cosa ad immagianre il seguente dialogo (che poi è il riassunto di quello che si sono detti due commentatori dell'articolo di Loredana):

- [...] Invece che per un'intervista video col logo di Rai News 24 è meglio spendere per fare un video autoprodotto, no?

- No: il logo della Radio desta più suggestione negli spettatori... e anche in molti intervistati, che hanno presentato il video con grande orgoglio, in base al pensiero comune "intervistato in radio = persona importante"

- Ma l'intervistato non ci fa una bella figura se lo spettatore scopre che si è vantato di un'intervista che viene proposta a più persone possibile, non perché sono particolarmente brave in qualcosa, ma perché pagano, e che quella radio ha un'audience ben lontana dalle radio tradizionali?

- Gli spettatori normalmente non lo scoprono, perché non indagano in merito. È facile capirlo se pensi che perfino tantissime persone contattate da Radio News 24 questa cosa l'hanno capita solo dopo aver accettato l'intervista!

...Ebbene a me non basta il fatto che "tanto la maggior parte della gente non indaga". Voglio assolutamente evitare che anche mezzo improbabile spettatore, a ragione, pensi che io mi dia un'importanza fatta di aria, la stessa usata per fabbricare i palloni gonfiati.

Così non ho compilato il form online che mi era stato detto essere indispensabile per l'intervista. E però l'aspirante intervistatrice, all'orario convenuto, mi ha chiamato lo stesso, chiedendomi se ero pronto per iniziare. Le ho risposto di no, dicendole che mi pareva chiaro, data la loro non risposta alla mia domanda e data la mia non compilazione del modulo. Ho anche aggiunto varie motivazioni su quanto poco, del resto, mi sarebbe stata utile l'intervista. Mi ha risposto dandomi alcune informazioni diverse da quelle che avevo ricevuto, che comunque non mi hanno convinto. L'ho salutata e stamattina le ho scritto un messaggio chiarificatore che riporto qui sotto (dopo aver corretto qualche errorino) in quanto contiene alcune informazioni aggiuntive che potrebbero, anch'esse, contribuire a farti un'idea su Radio News 24...

Ciao [suo nome].
Come ti dicevo, da te ho ricevuto informazioni diverse da quelle che ho visto sul sito. In particolare:
- L'audio delle interviste delle persone che contattate vengono trasmesse non solo in web-radio, ma in una normale radio su frequenze FM
- La persona intervistata può scegliere di far trasmettere l'intervista in un orario diurno anziché nel periodo che va da mezzanotte alle 6 del mattino
Mi fa piacere, perché in passato non era così. Detto questo, mi dispiace dirtelo ma a causa di quelle che invece erano le condizioni tempo addietro, diverse dalle suddette, Radio News 24 sembra non godere di una buona reputazione, come si scopre facendo una breve ricerca su Internet, fatti salvi i siti che sembrano quasi l'uno clone dell'altro e che la difendono dalle critiche.
Questo significa che ad esempio mostrare su Youtube di essere intervistato da Radio News 24 posso dare l'impressione di aver fatto una scelta ingenua e lo stesso vale, anche se in scala minore, per un passaggio in radio.
È vero che un'azienda può rendersi conto dei propri sbagli e migliorare il proprio comportamento, ma non mi pare l'ipotesi più probabile quando vengo a sapere che quell'azienda ha minacciato legalmente una persona per aver scritto un blogpost che riportava semplicemente la verità
[sì, questo avevo saputo nel frattempo; naturalmente al suo rifiuto di rimuovere l'articolo non è seguita nessuna querela, perché con tutta evidenza non sussisteva nessuna diffamazione].
Dunque non ritengo buona cosa che il mio nome sia accostato a Radio News 24. Anche se diversamente fosse, l'unica vera utilità che ci avrei trovato sarebbe stato videoregistrare con Camtasia o simili l'intervista e pubblicarla nel mio canale YT e nella mia pagina FB, come ho scritto in un mio messaggio Whatsapp a una delle persone che mi avevano contattato. Il fatto che la cosa non sia stata commentata parlando della mia non possibilità di farlo per motivi di diritto d'autore immagino sia dovuto alla distrazione della persona che ha ricevuto il mio messaggio, la stessa distrazione per la quale non è stata data una risposta in merito alla questione "smartphone o computer". In ogni caso immagino non sarebbe carino nei tuoi confronti
[gli intervistatori guadagnano soprattutto coi video venduti] e quindi accantono l'idea. Rimarrebbe la diretta radio, che però non mi porterebbe alcun cliente, dato che esercito la mia attività in una zona non coperta dalle frequenze di Radio News 24.
Mi spiace che tu abbia perso tempo per colpe né mie né tue.
Ad ogni modo scriverò alle due persone con cui ho discusso di questo argomento per aggiornarle su quanto mi hai detto, in base a cui si può dire che il servizio è migliorato. Saranno loro a decidere se aggiornare i blogpost che hanno pubblicato in merito.

12 gennaio 2021

Come pubblicare un'immagine su Instagram da computer

Instagram nasce per essere usato più che altro da smartphone. Normalmente usando browser con un computer è possibile guardare le immagini proprie e degli altri utenti, è possibile cliccare su "segui", è possibile scrivere commenti ma, anche se sembra strano, non è possibile pubblicare immagini.

Un modo, in realtà, c'è. Consiste nel simulare la navigazione con uno smartphone quando in realtà la si sta facendo con un computer. A questo scopo serve aggiungere al browser di navigazione un'estensione:

User-Agent Switcher.

...che come dice il nome permette di cambiare il cosiddetto user agent, cioè la stringa che il browser invia al sito per informarlo sul software usato dall'utente per la navigazione (tipo di browser, versione, sistema operativo, etc). Infatti la maggioranza di siti oggi si presentano in un certo modo se visitati da computer e in un altro se visitati da smartphone, sia per motivi di facilità di visualizzazione che per motivi di rilevazione statistica.

E visto che gli sviluppatori di Instagram hanno deciso che chi visita il sito di Instagram con un computer non deve veder comparire il tasto per la pubblicazione delle immagini, per farlo occorre che il browser di navigazione del computer lo illuda che questa navigazione sia effettuata da uno smartphone.

User-Agent Switcher fa proprio questo.

Ed è quindi utile non sono per postare immagini su Instagram da computer, ma anche per ingannare altri siti per necessità simili, oppure semplicemente come appare un certo sito se visitato ad es. da uno smartphone che usa Android.

Per quanto riguarda Windows, User-Agent Switcher è disponibile per Firefox, Chrome, Opera. Per quanto riguarda altri sistemi operativi, boh. Ma cercando in rete questa estensione il motore di ricerca usato sicuramente ti fornirà risultati adatti al browser che stai usando, proprio grazie all'user agent che anch'esso riceve.

Come fare ad installarlo e a usarlo?

Non te lo dico, tanto è intuitivo. E poi lo spiegano tanti altri siti.

UN METODO VELOCE CON CHROME SENZA ESTENSIONI

Su Chrome in realtà è abbastanza facile e veloce cambiare user agent anche senza estensioni. Basta seguire la procedura che riporto piùà sotto. Prima di seguirla, però, nel caso di lacchezzi per Instagram o simili, usa Chrome normalmente, vai sul sito e loggati, perché se ci vai dopo aver cambiato user agent il sito anziché proporti il login ti propone il download dell'app. Ecco la procedura:

- Premi F12 (premendolo e premendolo di nuovo si fa comparire e scomparire un riquadro a destra con varie impostazioni di Chrome)
- Clicca su Console
- Seleziona Network Conditions in basso. Se non è presente, clicca sui tre puntini in alto a destra e poi su More tools, poi Network conditions
- Alla voce User Agent disattiva Select automatically
- Nel menù a tendina sottostante scegli il sistema operativo con cui vuoi che il sito si illuda di essere visitato (ad esempio, per simulare una navigazione con uno smartphone Android, seleziona  la versione più recente di Android)
 
A questo punto premi F5 per ricaricare la pagina, ed ecco che visualizzerai Instagram come lo visualizza uno smartphone. Vedrai in alto a sinitra anche il pulsante per caricare le tue immagini.

Per tornare a usare Chrome in modo normale, rimetti la spunta su Select Automatically.

Da ora in poi per tornare di nuovo a usare Instagram simulando la navigazione con smartphone sarà sufficiente premere F12 e rimettere quella spunta e premere F5, dato che il "finto broswer" per la simulazione è già selezionato.

11 gennaio 2021

Fridays For Future nega la sovrapopolazione della Terra!

Pochi giorni fa sul sito di Fridays For Future Italia è stato pubblicato un articolo intitolato "Perché così tante persone delle nazioni ricche affermano che il più grande problema ambientale sia la crescita demografica?"

Dopo aver notato che molti movimenti ecologisti non si azzardano a toccare la spinosa (ma cruciale) questione della sovrapopolazione mondiale per non perdere consensi (ad es. Greenpece, WWF, correggetemi se sbaglio), mi pare di avere una conferma che addirittura il movimento di Greta Thumberg non faccia di meglio.

Mi sono accorto che non è uno scivolone dello staff italiano, perché l'autore dello scritto, il giornalista George Monibot, che ne aveva pubblicata la versione originale in inglese nel marzo 2020 su Twitter, è uno dei relatori di un webinar promosso dallo staff del sito internazionale di Friday For Future, webinar che infatti è tutt'ora sul relativo canale Youtube.

Ma per scrupolo ho inviato allo staff del sito internazionale Fridaysforfuture.org un'email in cui chiedevo la posizione ufficiale del movimento riguardo il fatto che la sovrapopolazione mondiale sia o no un problema.

Ho inoltre scritto allo staff del sito italiano Fridaysforfutureitalia.it un'email il cui testo riporto di seguito:

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Ciao.
Mi ha deluso molto l'articolo di George Monbiot che avete pubblicato l'8 gennaio a pag
https://fridaysforfutureitalia.it/crescita-demografica/

Si tratta di un articolo che sminuisce l'importanza della sovrapopolazione mondiale, non tenendo conto di una cosa evidente: se gli umani fossero la metà, inquinerebbero la metà. E finché non si trova il modo di inquinare la metà (e no, non è solo una questione di volontà politica o di economia), tutto quello che dobbiamo fare è diminuire il nostro numero.

George Monbiot nel suo articolo usa un argomento fantoccio: se la prende con coloro secondo i quali il problema è l'AUMENTO della popolazione, senza capire che il problema è ancora più a monte. Si
tratta infatti della sovrapopolazione. Cioè la quantità di esseri umani GIÀ PRESENTI, una quantità già super-abbondantemente eccessiva, e che lo sarebbe anche se non aumentasse.

Il delirio prosegue parlando di tendenza a dare la colpa agli altri e cioè agli innocenti mini-inquinatori del terzo mondo, senza capire che il futuro benessere a cui comprensibilmente tendono comporta un
inquinamento pari a quello del primo mondo, e ignorando che secondo i fautori della decrescita questa è necessaria anche nei paesi del primo mondo.
Poi la variazione sul tema tirando fuori il razzismo, dato che quelli che abitano il terzo mondo sono per la maggior parte di razza negroide. Un errore sull'errore.

Sminuire l'importanza della decrescita significa sminuire l'importanza dello strumento che ad oggi è IL PRINCIPALE da usare, e che ha solo effetti positivi. L'unico problema (arduo, lo so) è il fatto che non è
politicamente corretto. Ma la verità non è politicamente corretta, e prima la si spiega, prima viene capita, pur con le iniziali levate di scudo dei natalisti.

Vi invito quindi a rimuovere questo articolo dal vostro blog se volete che io continui a sostenere il vostro movimento.

Marco

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Poche ore dopo ho ricevuto una risposta dallo staff del sito internazionale, che mi dice che l'organizzazione si esprimerà in merito su Facebook prossimi giorni, e che lo ha già fatto su Instagram. Ho controllato e ho trovato un post di 7 giorni fa intitolato "The mith of overpopulation".
Il che rende superfluo aspettare una risposta da parte dello staff italiano... ormai ogni dubbio è sciolto:

Friday For Future ha una posizione negazionista sull'impatto della sovrapopolazione sull'ambiente.

La stragrande maggioranza degli utenti che ha commentato questo post ha espresso un'opinione contraria, ma siamo nell'ordine di decine di persone, mentre purtroppo le persone che hanno cliccato su "Mi piace" sono più di 22mila.

E insomma ecco un'altra triste pagina dell'ambientalismo incoerente.

Per chi è interessato a capire i motivi per i quali la sovrapopolazione è un problema ecologico e non solo è disponibile sul blog del sito Umanitàmtàm l'articolo "Sovrapopolazione: un problema molto grande e troppo ignorato".