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25 gennaio 2021

Boicottare i social network troppo permissivi?

Come molti sanno, spesso i dipendenti di Facebook a causa della gran mole di lavoro da eseguire e della loro poca competenza hanno censurato contenuti che non c'era nessun motivi di censurare, coprendo di ridicolo la piattaforma (quindi non mi riferisco a bufale).

Pensando a questo verrebbe voglia di iscriversi a uno di quei social network che danno una maggiore libertà agli utenti. C'è però il rovescio della medaglia, che consiste in una censura ridotta all'osso, limitata solamente a violazione di copyright, incitazione a reati e manomissione della piattaforma informatica.

Ad esempio nel regolamento di uno di questi social network (di cui non faccio il nome per non pubblicizzarlo) non si trova nessun divieto di scrivere post che promuovono in razzismo. Quanto al linguaggio offensivo, c'è scritto che è sconsigliato ma non vietato.

Fra le cose di Facebook che fanno innervosire, oltre alle censure insensate, ci sono anche le non-censure di contenuti che con tutta evidenza violano il regolamento. E mi pare che le due cose, pur tristemente, si bilancino a vicenda (e che non ci sia nessuna linea guida ufficiale né ufficiosa grazie a cui vengono privilegiate certe bufale rispetto ad altre). Questo bilanciamento in altri social network, per regolamento e non per inefficienza, è escluso. Ovvero c'è campo libero per un influencer di abusare della credibilità popolare, arrecando così un danno alla società.

Si potrebbe pensare:

"Io mi iscrivo a quel social network super-anarchico giusto per leggere i post di quella persona che più volte è stata censurata ingiustamente da Facebook e non mi interessa diffondere bufale oppure seguire gli imbecilli di estrema destra, antivaccinisti, etc, dunque qual è il problema?"

Il problema è che se ti iscrivi a una certa piattaforma fai numero. Così il gestore della piattaforma può dire di avere un numero maggiore di iscritti, e questo costituisce un incentivo alle altre persone a iscriversi, e fra queste ci saranno non solo i bufalari e i loro adepti, ma anche persone deboli che saranno loro facile preda.

Riassumendo, il meccanismo potrebbe essere verosimilmente questo:

- alla piattaforma si iscrivono inizialmente le persone che vogliono libertà di parola (anche la libertà di diffondere razzismo, bufale, negazionismo e idiozie varie);
- poi arrivano le persone che si iscrivono pensando "Bah, male non fa"
-in ultimo si iscrivono le persone trascinate dal fatto che le precedenti hanno fatto sufficientemente numero, e dunque se non ci si iscrive a quel social, ormai celebre seppur birichino, si rischia di perdersi qualcosa).

Mi pare dunque giusto non prendere parte a questo meccanismo, e cioè boicottare piattaforme social che costituiscono terreno fertile per la crescita dell'ignoranza e della stupidità popolare.

Che ne pensi? Se ti va fammelo sapere nello spazio dedicato ai commenti.

24 marzo 2020

Il dott. Stefano Montanari ha rotto il cazzo

Lui e quelli che lo citano.

Concordo su quanto ho letto sulla pagina FB "Biologi per la Scienza" nel post intitolato "NANOSCIENZIATI INDIPENDENTI":



E se stavolta Montanari avesse detto qualcosa di sensato che facciamo, ce la perdiamo?

Se stavolta avesse detto qualcosa di sensato (no, non lo ha fatto, ma facciamo finta), probabilmente la stessa cosa è stata detta meglio da qualcun altro. Quindi leggila sul sito in cui parla qualcun altro. Così magari non leggi mezza informazione sensata accostata a mezza informazione antiscientifica. Perché è questo che Montanari ha fatto più di una volta, ed è questo che inganna: parte da affermazioni vere e sensate per mischiarle a bufale (autoprodotte o citate). Questa, insieme alla sua aria di pacato e saggio anziano ragionevole, è la sua arma.

Con l'aura di scienziato indipendente che si è creato, è riuscito ad ingraziarsi tante persone, non necessariamente complottare e super rabbiose antisistema. Il pensiero che viene fuori è del tipo

Vedi? Lui non è contro i vaccini, l'ha detto più volte. Mica è estremista. È razionale. Però dice che i vaccini bla bla bla... E se lo dice lui che non è antivaccinista...

Stefano Montanari ha rotto il cazzo.
E io non dico quasi mai parolacce.
Pensaci un attimo. Io che così di rado dico parolacce, in questo singolo articolo dico "ha rotto il cazzo" più volte. Avrà rotto il cazzo, secondo te?

Una miriade di persone che hanno letto gli scritti di Montanari e visto i suoi video sono state indotte a ritenerlo uno studioso che analizza i dati in modo intelligente e basandosi su dati scientifici, quindi affidabile, ma solo perché non sono a conoscenza di quante balle ci sono nel suo curriculum di divulgatore, ampiamente sbufalate in lungo e in largo.

Ecco un commento che ho letto poco fa (epurato da errori sintattici):

Non dico che abbia la verità in tasca, ma penso possa anche dare spunti alternativi sulla visione del problema.

Sbagliato.

Spunti? E che siamo, a scrivere una sceneggiatura di un romanzo?
Alternativi? Alternativi a cosa? Al metodo scientifico, e cioè all'unico metodo con cui si deve studiare la virologia?

Espressione simile:

"Fuori dal coro"

Espressione che trasforma in vittima il colpevole. Colpevole di essere intellettualmente disonesto. La scienza viene detta "coro", immaginandola come meccanismo che fa fare a tutti gli scienziati la stessa cosa, come automi guidati da chissà chi, anzi sappiamo bene chi, la famosa e crudele Big Pharma, naturalmente. Se parlare al di fuori della scienza significa "parlare fuori dal coro", allora diciamo che esistono cantanti stonati che fanno solo danno, sia a chi canta che a chi ascolta. Perché nel coro essere intonati equivale a essere intellettualmente onesti, e non c'è spazio per chi non dimostra di esserlo. E Montanari non dimostra di esserlo. Infatti non credo che Montanari non conosca i criteri scientifici. Non credo che mai nessuno gli abbia spiegato come uno studioso si deve comportare per non fare figuracce: occorre condurre uno studio coi criteri che la scienza impone, ottenere una pubblicazione su una buona rivista scientifica (e non pubblicare su riviste predatorie o parlare su un canale YT spazzatura come Byoblu), e solo successivamente, volendo, rivolgersi al grande pubblico. Oppure rivolgersi anche subito al grande pubblico, ma evidenziando che le sue ipotesi sono solo ipotesi. Fermo restando che devono avere una qualche plausibilità e non contenere errori grossolani. Eppure si comporta come se non lo sapesse.

Da qui la considerazione che ho scritto ieri sul mio profilo Facebook: normalmente non si dovrebbe usare il principio di autorità e neanche, al contrario, rifiutare un'affermazione sulla base di chi è il mittente.
Mi capita di pensare "Non stimo questa persona, ma sentiamo stavolta cos'ha da dire, parliamo di contenuti".

Ma non lo penso quando si tratta di Stefano Montanari. Perché?

Perché ha rotto il cazzo.
 
Non vale più la pena di dare udienza a una persona che si comporta così. La virologia è un argomento complesso, e chi non è del campo non ha gli strumenti per accorgersi della infondatezza di tesi che, farcite di una buona retorica e di un certo numero di bugie, possono sembrare sembrare credibili.

Un'obiezione che ho letto è:

Se ti atteggi in questo modo con una critica ad personam senza argomentare sui contenuti rischi di ottenere, sugli indecisi, l'effetto opposto a quello desiderato.

A parte il fatto che sul web le argomentazioni che smentiscono lo pseudoscienziato ci sono, e le linko più avanti, rispondo che piuttosto viceversa, arrivati a questo punto, se tu mi portassi un buon argomento sostenuto da Montanari, rischieresti di ottenere su di me l'effetto opposto a quello che desideri, quindi ti converrebbe sì portarmelo, ma sostenuto da qualcun altro. Perché se parlare come sto parlando significa sembrare arroganti e senza argomenti, parlare citando Montanari è ormai diventato equivalente all'aver voglia di parlare di idiozie, dette da una persona che ne ha già dette troppe e che non ha dato prova di ragionare in maniera scientifica, né autocritica.

E per tutte le idiozie che ha detto su un argomento così importante come quello dei vaccini, Montanari non ha chiesto scusa, mai. Per questo non vale la pena leggere quello che scrive o ascoltare quello che dice, e conviene automaticamente classificarlo come spazzatura, e questo automatismo che suggerisco non è frutto di un atteggiamento prevenuto. Se l'è ampiamente cercata.

Credo che il famoso virologo Roberto Burioni esageri decisamente col principio di autorità, e concordo con quanto detto da Mattia Butta nel suo articolo intitolato "Lo scazzo epico".
Se qualcuno mi contraddice su un argomento che riguarda il mio mestiere io non rispondo “taci, ignorante, tu non hai titolo per parlare”. Rispondo nel merito, perché so benissimo che l’arroganza nasconde l’ignoranza.
Non c’è bisogno, come è stato fatto in una recente conversazione, di scomodare l’atteggiamento di Burioni per spiegare il mio stato d’animo quando vedo condividere un post del tipo “E se Montanari avesse ragione?”. Molto più semplicemente ho finito la pazienza con questo tizio. E non sono il solo.


Non stupirti se, quando chiedi a una persona fedele al metodo scientifico di sbufalare punto per punto le sue ultime dichiarazioni, la risposta è no. Devi immaginarti la scena di un bimbo di 7 anni che entra in un'aula universitaria a disturbare la lezione, e giustamente gli viene detto "sparisci, ragazzino, non disturbarci". Non è che si sta a sentire quello che ha da dire, specialmente se è la ventesima volta e dice cose facilmetne sbugiardabili, dimostrando di avere lacune su concetti basilari.

Se sei ancora all'oscuro della storia professionale di Stefano Montanari e non ti sono chiari i motivi per i quali non c'è da spendere un solo secondo a leggere un suo articolo o guardare un suo video, ti suggerisco ad esempio di leggere l'articolo di BUTAC "Così parlò Montanari" o cercare sul web gli articoli di Medbunker su di lui, o leggere questa intervista al virologo Guido Silvestri su L'Espresso. E riflettere un secondo sul fatto che è stato spesso ospite del canale Youtube superbufalaro "Byoblu".
Aggiornamento: vedi anche mio articolo "Stefano Montanari e Antonietta Gatti: alcuni esempi sulla loro disinformazione".

Riporto un commento al suddetto post su Facebook su "Biologi per la Scienza" che riassume abbastanza bene la cosa...

Se questo tizio avesse prove scientifiche solide pubblicherebbe nelle sedi opportune per contribuire allo sviluppo della medicina e della salute pubblica.
Se non lo fa è perché sa bene che le sue teorie non supererebbero le verifiche di qualità scientifica, per cui si affida a YouTube per arrivare al pubblico bypassando controlli e verifiche, per avere visibilità e relativo ritorno, sfruttando il dramma attuale [la pandemia del COVID-19].
È il metodo che utilizzano gli pseudoscienziati. Quelli veri pubblicano, e quando divulgano parlano di ciò che è stato pubblicato.


A proposito di come capire se conviene dedicare tempo oppure no a una persona che si presenta come ricercatore, ti riporto il contenuto di un post di una pagina FB gestita dai dottori Silvestri & Cossarizza (aggiornamento 2021: tale pagina non esiste più, e proprio per questo anziché linkare il post ne incollo il contenuto):

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PSEUDOSCIENZIATI: SE LI CONOSCI LI EVITI
In molti ci chiedono: ma come si fa a riconoscere uno scienziato vero da un pseudoscienziato? In realtà, per noi, la risposta è semplicissima. Facciamo come farebbero i violinisti della Filarmonica di Berlino o dell’orchestra della Scala se vedessero salire sul palco uno che non sa nemmeno tenere in mano lo strumento. Tuttavia, rendendoci conto che per i non-addetti ai lavori la distinzione può essere più difficile, vi proponiamo 10 CRITERI 10 per riconoscere gli pseudoscienziati (e la loro pseudoscienza).
1. Pregiudizi, preconcetti, e tesi a priori. Mentre la scienza vera è libera, ed accetta qualunque ipotesi e qualunque risultato purché interpretabile, la pseudoscienza è schiava di pregiudizi, preconcetti e tesi prestabilite (spesso di tipo politico, sempre di tipo complottista, vedi punto #10), e l’unico risultato accettabile per uno pseudoscienziato è quello che conferma i suoi apriorismi. Lo pseudoscienziato è del tutto impermeabile ai fatti, che invariabilmente contraddicono la sua teoria.
2. Mancanza di conferme indipendenti. La scienza vera produce dati riproducibili: l’esperimento che oggi fa Cossarizza a Modena domani lo fa Silvestri ad Atlanta e dopodomani lo fa Ming Zhang a Pechino, ed il risultato è sempre lo stesso. I dati pseudoscientifici sono sempre irriproducibili, ed infatti vengono inevitabilmente smentiti da altri laboratori.
3. Mancanza di controlli. Questo è un criterio infallibile, e basta da solo a emettere un giudizio definitivo. La scienza vera è fatta di controlli, positivi e negativi, che sono necessari per stabilire la validità di un risultato. I controlli sono importanti tanto quanto il dato che si ottiene. La pseudoscienza non usa controlli, e per questo le sue conclusioni hanno valore nullo. Ripetete tutti con noi: NIENTE CONTROLLI = NIENTE SCIENZA.
4. Sensazionalismo ingiustificato. Gli scienziati veri, che sono rigorosissimi, di solito sono molto cauti sulle proprie conclusioni, fanno gli avvocati del diavolo con se stessi, ed evitano ogni over-interpretazione dei propri risultati. In caso di risultati importanti, buttano sempre acqua sul fuoco (“… questi dati andranno confermati da ulteriori esperimenti” è la tipica conclusione di un articolo). Gli pseudoscienziati tipicamente traggono dai loro “esperimenti” conclusioni tanto sensazionali quanto infondate (“i vaccini sono pericolosi perché pieni di nanoparticelle”).
5. Assenza di reputazione internazionale. Il tipico pseudoscienziato italiano è un soggetto che a livello internazionale è un perfetto sconosciuto (tranne forse tra colleghi pseudoscienziati di altra nazionalità – e purtroppo ce ne sono!). È interessante notare che, dal punto di vista dello pseudoscienziato, questa anonimità è necessaria, perché nel momento stesso in cui le sue strampalate “teorie” vengono conosciute a livello internazionale la truffa viene rivelata (e lui finisce nei guai, vedi Vannoni e Stamina).
6. Rivolgersi ad un “pubblico” di non scienziati anziché alla comunità scientifica. Questo è un corollario del punto precedente. Non avendo, ovviamente, alcuna reputazione tra gli scienziati veri (a cui la pseudoscienza fa ribrezzo), gli pseudoscienziati passano gran parte del loro tempo a costruirsi una “reputazione” tra il pubblico (soprattutto quello pagante – vedi oltre), spesso con qualche complicità dei media che troppo spesso amano fare rivelazioni sensazionali. Molto spesso si fanno anche pagare profumatamente per fare conferenze, per la cui organizzazione formulano richieste che spesso superano ampiamente il limite del ridicolo.
7. La pubblicazione su riviste farlocche, prive sia di valore scientifico che di “impact factor”. Mentre gli scienziati veri pubblicano articoli su riviste prestigiose passando attraverso duri processi di “peer review”, gli pseudoscienziati pubblicano le loro porcherie su riviste predatorie a pagamento – tipo quelle che accettano articoli inventati di sana pianta dalla sceneggiatura di Star Wars (fatto reale, accaduto qualche tempo fa, per dimostrare scientificamente la “farloccaggine” di certi giornali [ndr, qui trovate la storia https://www.facebook.com/.../a.10768622.../1642642335759498/). Questo delle riviste farlocche è un altro criterio pressoché infallibile per identificare pseudoscienza e pseudoscienziati.
8. Assenza di ufficialità. Caveat: non è un criterio assoluto, perché anche persone con titoli e affiliazioni ufficiali possono fare pseudoscienza (Duesberg docet). Ma è certamente uno pseudoscienziato chi si auto-definisce “ricercatore” ma non ha una solida struttura alle spalle, né finanziamenti governativi, né posizioni o titoli accademici, e gira col cappello in mano per spillare pochi euro alle vittime delle sue fandonie.
9. Presenza di sciocchezze a “grappoli”. Per motivi legati al tipo di audience che si sono costruiti, gli pseudoscienziati di solito credono (o dicono di credere) ad interi “grappoli” di sciocchezze pseudoscientifiche, prese tutte in blocco: anti-vaxx, negazionismo AIDS, pro-Stamina, memoria dell’acqua, scie chimiche etc. Invece, lo scienziato che innocentemente fa un errore (capita anche questo!) ha credenze normali su tutto il resto.
10. Vittimismo e complottismo. Lo pseudoscienziato, prima o poi, viene smascherato dagli scienziati veri. A questa regola non si sfugge. A quel punto lo pseudoscienziato è… scientificamente morto e sepolto. L’unica difesa possibile per salvare la sua reputazione col pubblico (in altre parole, per continuare la sua truffa e portare a casa la pagnotta) è quella di assumere atteggiamenti vittimistici e lanciare accuse tanto generiche quanto infondate di complotti nei suoi confronti.
Ed ora, aiutateci a diffondere questi 10 criteri.
La pseudoscienza e gli pseudoscienziati sono un cancro per il tessuto sociale, culturale, e morale di un paese.
Riconosciamoli per poterli evitare.
Grazie!

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Insomma, dato che le ore di una giornata sono limitate, scegli bene chi merita il tuo tempo. Chi dice qualcosa che sia semplicemente diverso da ciò che dicono gli altri desta ovviamente più attenzione, come desta più attenzione un musicista che sbaglia durante un concerto. Solo che durante il concerto il pubblico, anche se profano, si accorge dello sbaglio, mentre purtroppo quando si parla di scienza la reazione di tanta gente alla fesseria del cazzaro "fuori dal coro" è "Interessante! Sentiamo cosa si è tirato fuori dal culo questo eccentrico personaggio senza nessun criterio scientifico! Che abbia ragione lui invece dei migliaia di studiosi che lavorano onestamente?". Non farti rubare il tempo dagli pseudoscienziati.

(è meglio piuttosto, per esempio, passare il tuo tempo svagandoti con una bella storiella che parla di edilizia)

Aggiornamento 2 aprile 2020: sulla pagina "Biologi per la Scienza" è stato pubblicato una ulteriore chiarificatrice spiegazione:



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APPENDICE: NEANCHE MONTANARI, DEL RESTO, È PROPENSO AL DIALOGO

Se anche dopo aver letto sopra credi abbiano torto le persone che non ritengono valga la pena ascoltare o leggere Montanari, e che nei suoi confronti ci si dovrebbe atteggiare con lo spirito del dialogo, sappi che rispetto a queste persone lui non è da meno.

Ho notato infatti che fra i commenti di un suo blog-post del 2017 intitolato “Sipario” qualcuno gli presentò alcune critiche a ciò che aveva sostenuto, ottenendo però risposte tutt’altro che puntuali. Di seguito riporto citazioni con puntolini fra parentesi quadra dove ometto parti inutili, che comunque non contengono argomentazioni, come è verificabile dalla pagina da cui ho attinto: https://www.stefanomontanari.net/sipario/

Alle critiche argomentate di un commentatore che cita un articolo di Medbunker, Montanari rispose:

Lei presta fede a qualcuno che non ha capito niente e, di conseguenza, non ha capito niente neppure lei. La storiella dei vaccini scaduti è l’esempio più lampante dell’ignoranza crassa di chi ha scritto quella ridicola montagna d’idiozie. Il resto è sulla stessa linea se non, a volte, peggio. Sappia che il sig. Medbunker non solo non ha mai fatto una ricerca degna di questo nome nella sua vita, ma non sa nulla dell’argomento su cui pontifica, cadendo, così, negli errori grossolani dell’ignoranza più crassa combinata alla presunzione più sfrenata.

Commento di un altro utente: “Allora se sono tutte idiozie perché non le smentisce una a una. Il sig. Medbunker, come lo chiama lei, ha “semplicemente” letto il suo studio e lo ha “analizzato” evidenziando le cose estremamente ambigue e fuorvianti”. Risposta di Montanari:

”Io non ho tempo da perdere con un personaggio senza curriculum e senza dati propri che sproloquia, per di più in modo quanto mai prolisso, su argomenti a lui ignoti. In campo scientifico le regole sono poche e chiare: rifaccia le analisi e mostri i risultati. Il resto è aria fritta. Basterebbe che il sig. Medbunker leggesse ciò che ho pubblicato negli anni per accorgersi delle stupidaggini assurde che spara, compresi, al colmo del ridicolo, appunti su passaggi della ricerca che semplicemente non esistono. Ma, in fondo, ha ragione lui: il grande pubblico è ricettivo al massimo quando si tratta di uscire robecillito di chiacchiere stravaganti.”

Un altro utente in un commento gli scrisse “Ha letto sul post di Burioni le critiche puntuali di Mattea Mattei?”. Cito dalla risposta di Montanari:

“Il mondo è fatto per persone come lei. Burioni non conosce nulla dell’argomento e ciò che dice vale le chiacchiere di una qualunque mammina isterica […]. Le critiche sul nostro lavoro sono a dir poco grottesche: frutto d’ignoranza, di presunzione e, in alcuni casi, di pura corruzione. Il nostro lavoro è scientificamente ineccepibile […]”

Un altro utente gli presentò delle critiche su vari punti di un suo articolo. Risposta di Montanari:

”Sta scherzando?”

Dopo di che, invitato a dare una risposta esaustiva, rispose:

”A parte il fatto che le risposte le ho date numerose volte e certo non le ripeterò ancora per lei, se avessi tempo per queste idiozie significherebbe che sarei seduto anch’io al bar […]”

(Risposto numerose volte, ma… un link a queste numerose risposte no, eh?)

In un altro post del suo blog del 2017, a pag https://www.stefanomontanari.net/vogliamo-provare/ Montanari scriveva:

“Credo sia inutile tentare un dialogo: siamo circondati da ignoranti, da criminali e da talebani.”

Insomma, il dialogo è inutile. Lo dice anche lui.

24 giugno 2018

La tipica notizia inventata su un blog di bufale

Dall'esempio che riporto di seguito potrai capire come sospettare fortemente o, altre volte, dedurre al di là di ogni ragionevole dubbio, che una notizia sia falsa e diffusa solo per fare clic-baiting.

Stamattina è accaduto di nuovo: un FB-friend ha linkato un articolo del blog Euro24news.info, intitolato «Vergogna a Roma, invasa da Musulmani in preghiera. Parla l’imam “L’italia diventerà un paese islamico”», commentando così: "Teniamoli lontani".

Ho visitato la pagina dopo essermi assicurato di avere attivo il plugin "uBlock" per non far guadagnare soldi all'autore di un blog probabilmente bufalaro (e lo consiglio anche a te se farai analoghe indagini).

Segue l'analisi degli elementi che bisognerebbe TUTTI imparassero a individuare come chiari segnali del fatto che la notizia è falsa, inventata, bufala, bugia, come devo ficcarvelo in testa? Sì, mi ci arrabbio perché è dannatamente importante, non è solo chiacchiericcio da bar. Una bugia è una bugia, e se la divulghi penalizzi i tuoi interlocutori. E in particolare se la divulghi sul web penalizzi MOLTI polli come te, senza offesa per i polli, e la cosa non è da sottovalutare come spesso viene fatto, come spiegato nell'articolo "Pubblicare e condividere bufale è come rubare (non scherzo)".

Pant.

Dicevo:

1) È riportata la data dell'articolo (19 giugno 2018), ma non la data del fatto. Grande mancanza, per chi riporta una notizia. Bah, diciamo che, spacciandosi questo blog per un sito di notizie, la notizia sia delle ultime ore o degli ultimi giorni, ma...

2) ...il fatto non è riportato da nessuna testata giornalistica. Un raduno del genere, se davvero fosse accaduto e avesse coinvolto 5.000 persone, come raccontato dall'autore, di sicuro sarebbe stato segnalato anche da altre testate online e offline, cosa che non è successa.

3) Si parla di una persona senza dire chi è di preciso: l'imam che avrebbe stupidamente detto quelle parole, controproducenti soprattutto per la stessa comunità musulmana, chi sarebbe? Non ne è riportato il nome.

4) Presenza di una frase altamente supponente: "Un vero sfregio alla cultura italiana, oltre ad aver fatto scappare tutti i turisti presenti, probabilmente spaventati dalla scena". Persone che pregano possono al limite infastidire i turisti e farli spostare, non certo spaventarli e farli scappare. L'autore non si rende conto di aver offeso non i musulmani, ma l'intelligenza dei turisti.

5) La foto è di repertorio e non rappresenta l'evento, come rilevabile con Tineye, secondo cui è anteriore al 2016. Era così difficile mettere, al posto della foto di repertorio, una foto dell'evento? Sì, perché probabilmente questo evento non esiste. La notizia è inventata.

Teniamoli lontani, anche a me viene da gridarlo. Ma riferendomi ai blog bufalari come Euro24news.info, che fanno presa sull'indignazione per guadagnare con le pubblicità. "Vergogna a Roma"? Piuttosto si dovrebbero vergognare questi pseudogiornalisti, mi verrebbe da dire. Ma di cosa sia la vergogna certa gente non ha proprio idea.

Se ti sei accorto di aver condiviso su Facebook un articolo spazzatura come quello di cui ho appena parlato, è tuo dovere cancellarlo: il perché e il come è spiegato nel mio articolo intitolato "Hai postato qualcosa di errato su FB? LO DEVI MODIFICARE O CANCELLARE. Ecco come fare."

24 maggio 2017

Il sito è bufalarlo, ma magari stavolta... - NO.

Ma almeno apri il link e guarda l'articolo / video, prima di pronunciarti! No?

NO,

non lo faccio e sconsiglio a tutti di farlo, se quel sito contiene, anche in altre pagine, notizie false.

Un motivo riguarda il fatto che visualizzando un sito si visualizza anche la sua pubblicità, contribuendo così al finanziamento del proprietario del sito bufalaro (a meno che nel proprio browser non sia installato un plugin che blocca le pubblicità, cosa che è bene attivare se proprio per curiosità si vuole visitare un sito del genere).

Un altro motivo, che è il tema principale di questo articolo, riguarda il tempo che ognuno ha a disposizione.

Che t'importa dell'autore dell'articolo o del video? Potrà aver sbagliato su altre cose, ma non cambiare discorso: l'importante sono i contenuti; solo dopo averli guardati potrai giudicarli!


Se il bufalaro si è miracolosamente convertito decidendo che è sbagliato pubblicare panzane, intanto vediamo se ha cancellato gli articoli bufalari che aveva fin ora messo online. Lo ha fatto? No. Non lo ha fatto. Quindi continua ad essere un bufalaro, e non c'è nessun motivo per visitare un suo link.

Ma San Desiderio, protettore dei giuramenti e dei parti difficili, ti pare così strano?
Il concetto che ho appena espresso, intendo, non il santo che ho evocato (che è fra i santi del giorno di oggi... un caso?).

Ti faccio qualche esempio.

Pensa a una ometto che vuole parlare con te per proporti un investimento a cui affidare i tuoi soldi. Ok, è palese, sapete tutti e due che lui in passato ha tentato di truffarti. Perché adesso non lo vuoi ascoltare? Magari stavolta è diverso. Quest'uomo è cambiato. Ah sì? Vediamo intanto se ha restituito i soldi a tutte le persone che ha truffato fino a adesso. Se non lo ha fatto, allora non c'è motivo di pensare che sia cambiato. Ma come, neanche 10 minuti per starlo a sentire? Se vuoi poi gli dici di no, ma 10 minuti potresti anche darglieli. Intanto ascolta cosa ha da dirti, no? Che ti costano 10 minuti?
Costano 10 minuti. Sono tantissimi. Sarebbero tantissimi anche 10 secondi, per una persona del genere.

Se si dovesse dare 10 minuti a tutte le persone che vogliono proporti qualcosa (dal vivo o telematicamente), non basterebbero le 24 ore che abbiamo a disposizione ogni giorno, e in cui deve rientrarci anche dormire, mangiare, lavorare ed altro, incluso dedicare del tempo alle persone a cui vogliamo bene e che si sono conquistate la nostra fiducia.

Se una ragazza si dovesse fermare a parlare per 10 minuti con tutti quelli che la approcciano in discoteca, anche con quelli che non le piacciono "perché magari poi cambi idea, che ne sai", la sua serata diventerebbe invivibile.

Se si dovesse stare ad ascoltare tutti i rappresentanti del servizio elettrico che ci telefonano o ci chiamano al telefono per capire quanto è conveniente la loro offerta, ci trasformeremmo in commercialisti di noi stessi per ore e ore, troppe ore della nostra vita, fra ascoltarli, consultare il web per conoscere le opinioni dei già clienti di quell'azienda, e eventualmente affrontare i problemi derivanti dal fatto che quell'azienda non dà quello che promette. Lo so, magari è un'offerta buona ed è un'azienda onesta. Ma se si comporta come tutte le altre (contratti telefonici con potenziale copia e incolla del mio "Sì" alla domanda sul mio nome e cognome, maleducati scampanellamenti al mio domicilio, etc) non può pretendere che io dedichi il mio tempo a fare dei distinguo.

Il distintinguo lo fa chi propone e dev'essere evidente al destinatario da subito. È normale anche quando l'offerente non ha un passato sporco, figuriamoci se ce l'ha.

Dunque siccome non ho tempo, se la persona che si presenta come fornitrice di dati o notizie importantissssssime non si presenta in maniera dignitosa (ad esempio evitando di concedere interviste a un sito bufalaro), allora fino a prova contraria non è buona cosa dedicarle del "tempo di prova", che a prova fallita nessuno mi restituirà.

A maggior ragione, se della notizia che vuoi discutere ne parlano SOLO i siti bufalari (non intendo i siti sulla medicina alternativa in generale, ma proprio solo i siti clickbaiting senza pudore), anche tu dovresti chiederti se sprecare il tuo tempo leggendo o ascoltando certa gente.

Se la notizia riportata su un sito bufalaro è vera, significa che è copiata da un altro sito. Quindi, come ho detto più volte, è bene linkare un sito curato da persone oneste contenente la stessa notizia se vuoi che venga letta dalle persone che danno un valore al proprio tempo.

22 maggio 2017

LiberoQuotidiano e i titoli farlocchi

Pochi giorni fa un mio FB-friend ha condiviso un articolo il cui titolo era:

Immigrazione, Antonio Socci: "Limes" conferma, gli immigrati ci cacceranno da casa nostra

Ho subito pensato a un blog bufalaro, di quelli messi su e curati non da giornalisti, ma da ladri di tempo e conoscenza e approfittatori di fretta e stupidità altrui, e che inventano notizie sensazionalistiche con lo scopo di fare soldi grazie alla pubblicità.

E invece non si tratta esattamente di questo.

"Non siamo su una testata finta, no questo è proprio Libero Quotidiano, testata regolarmente registrata, dove scrivono veri giornalisti iscritti all’ordine", scrive Maicolengel, gestore del meritatamente famoso blog anti-bufala Butac. Hai presente "Libero", il quotidiano cartaceo di Vittorio Feltri? Ecco. LiberoQuotidiano è la versione web.

Eppure LiberoQuotidiano spessissimo si prodiga in una ridicolaggine che certo non fa onore ai loro curatori: titoli che dicono una cosa e articoli che ne dicono tutt'un'altra.

Da nessuna parte, nell'articolo di cui parlavo all'inizio, si legge che secondo Limes gli immigrati ci cacceranno da casa nostra. Ma sappiamo tutti (e lo sanno in particolare i curatori dei blog) che spesso le persone condividono su Facebook i link agli articoli dopo averne letto solo il titolo. Titolo che, se abbastanza sensazionalistico, contribuisce così alla diffusione del link grazie a questo malcostume dettato dalla frettolosità degli utenti. Risultato: aumentano le probabilità che sia più grande il numero di persone che visiti la pagina, e che quindi entrino più soldi nelle casse dei proprietari del blog, per via delle la pubblicità in esso contenute.

Un altro esempio, sempre su LiberoQuotidiano, lo trovi qui alla pagina di Butac "Pioggia di asteroidi sulla redazione di Libero"

Ed altri esempi ancora trovi in questa pagina: come puoi vedere Butac ha dedicato a LiberoQuotidiano uno specifico tag, e questo ti dà un'idea di quanto i curatori del sito di LiberoQuotidiano siano fin ora caduti nella tentazione di fare informazione in modo a dir poco discutibile.

Quindi, prima di condividere un link a un articolo - di LiberoQuotidiano - o di qualunque altro sito, occhio a non dare all'articolo immeritata e dannosa viralità incentivando una tecnica bufalara (sì, anche la tecnica su descritta può definirsi bufalara, perché bufalari sono i titoli, non importa se gli articoli riportano notizie vere), tecnica che è ancora più gravemente scorretta quando a scrivere sono giornalisti veri.

Cioè prima di condividere il link a un articolo, LEGGILO. E se noti che il titolo è difforme dall'articolo, non condividerlo, altrimenti fai il gioco di chi vuole perndere in giro te e tutti gli altri lettori / non lettori.

Chiaramente il semplice fatto che i contenuti dell'articolo siano coerenti col titolo non autorizza, a ritenerli veri e a diffonderli presentandoli come veri. Anche se non si può avere la sicurezza al mille per mille, ci sono vari aspetti da considerare per escludere di essere in presenza di un articolo spazzatura. Ne ho parlato nell'articolo "Come riconoscere un sito clickbaiting / bufalaro".

Sempre sul farsi un'idea sull'affidabilità dei contenutidi un articolo: "Articolo sensazionalista sul web? Leggi i commenti."

20 dicembre 2016

Se vuoi rimanere mio FB-friend non diffondere bufale né siti bufalari

Riadattato dal mio diario di FB...

Mia decisione del 22 novembre 2016, comunicata a chi legge il mio diario di Facebook (e l'ignoranza dovuta alla mancata lettura non giustifica):


Vualà. D'ora in poi si fa così. Senza processo.
Chi linka bufale viene eliminato/a dai miei FB-Friend.
Avvertiti.
I motivi per i quali i siti bufalari mi irritano particolarmente puoi trovarli sull'articolo
"Pubblicare e condividere bufale è come rubare (non scherzo)".

Integrazione del 23 novembre:

Adesso che grazie a questo gatto incavolato ho la vostra attenzione, faccio un'integrazione dell'avvertimento di ieri:
d'ora in poi, oltre a rimuovere dai FB-friend chi condivide bufale, rimuoverò dagli amici anche chi commenta le bufale in modo da rivelare di averci creduto. In campana, utenti utonti, o a smammare state pronti.

- - - Approfondimenti - - -

Grazie ai commentatori che mi hanno dato occasione di aggiungere quanto segue.

Sono disposto a perdonare se per sbaglio hai postato una bufala e dimostri pentimento, eliminando il post?

Sì, a patto che:

- io e te siamo molto molto amici (in tal caso potrei fare uno o più tentativi di rimetterti sulla retta via, dopo di che, se non ci riesco magari smetto di seguirti anziché cancellarti)

- ...oppure il link bufalaro non appartenga a uno dei siti presenti in una blacklist dei siti bufala. Le blacklist sono disponibili presso:
Il sito Bufale.net: http://www.bufale.net/home/the-black-list-la-lista-nera-del-web/
Il sito BUTAC (Bufale Un Tanto Al Chilo): http://www.butac.it/the-black-list/

E se per una volta quel sito bufalaro ha scritto una notizia non verificata come bufala?

Ti elimino lo stesso.
Anche se quella notizia non è stata ancora smentita.
Anche se è vera.

Ecco perché: visti i precedenti di quel sito, quella notizia è una bufala fino a prova contraria. E la prova contraria la devi dare tu subito. In che modo? Linkando la notizia vera raccontata da un altro sito, non da quello bufalaro, a cui è sempre bene non fare pubblicità (non se la merita neanche adesso, dato che di sicuro ha solo copiato).

Ma non rischio di condannare un innocente se per una volta è l'autore di uno dei suddetti siti antibufala a sbagliare per mancanza di approfondimento?

No: elimino solo chi è cascato in una bufala che, cercando per pochi secondi sul web, si capisce essere tale con una certa ovvietà.

Integrazione del 5 gennaio 2017:

Inoltrare o copia-incollare nel proprio aggiornamento di stato fesserie come quella descritta in questo articolo conta come diffusione di una bufala.

Integrazione del 17 gennaio 2017:

Un commentatore ha mosso questa obiezione: non tutti hanno la stessa preparazione telematico-culturale, e chi sa di più dovrebbe non snobbare ed eliminare, ma educare, ad esempio linkando il relativo articolo anti-bufala.

È ciò che ho fatto per un lungo periodo; questo però mi portava via troppo tempo (talvolta anche con le solite persone che ari-bufalavano di nuovo qualche giorno dopo). Così ho deciso di scrivere questo articolo. I FB-friend sono già stati avvertiti, dato che l'ho linkato nel mio diario, e i futuri aspiranti FB-Friend vengono invitati a leggere l'articolo "Vuoi essere mio amico? Ne sei sicuro?", alla fine del quale c'è l'invito a leggere anche questo. Quindi il mio ritengo di averlo fatto.


Sullo stesso argomento consiglio la lettura di un altro mio articolo:

Come riconoscere un sito clickbaiting / bufalaro

04 dicembre 2016

Come riconoscere un sito clickbaiting / bufalaro

È accaduto di nuovo. Una FB-friend condivide su Facebook un link di un articolo sensazionalistico, altri utenti commentano facendole notare che si tratta di una bufala, e... nessuna cancellazione del post.

Chiedo cosa aspetta a cancellarlo.

Mi risponde che nel suo diario scrive quello che le pare. Poi dice che uno è libero di credere a quello che vuole. Due utenti la difendono.

Sì, uno è libero di credere quello che vuole, anche nelle falsità più evidenti, ma non dovrebbe sentirsi libero di fare disinformazione (neanche sul proprio diario), che costituisce un danno per chi legge.

Dopo lo scambio di qualche altra battuta, in una delle quali spiego che il link in questione appartiene a un tipico sito di clickbaiting, mi chiede:

"come faccio a riconoscere che si tratta, con certezza, del tipico sito clickbaiting come dici tu??"

Ero convinto che si trovasse un qualche articolo sul web cercando "Come riconoscere un sito clickbaiting", ma pare di no.

Quindi, nel solito spirito di questo blog, così come delle discussioni su FB a cui partecipo e che superano una certa lunghezza (destinate a essere riciclate come materiale per i miei articoli), rispondo qui, affinché possa essere utile anche ad altri lettori.

(Aggiornamento: anche le Iene possono aiutarti a farti un'idea del fenomeno e darti dei consigli in merito: guarda questo servizio con Andrea Viviani che ha fatto fare un esperimento bufalaro su sé stesso)

Un sito di clickbaiting (non solo come dico io... semplicemente si chiama così un sito nato con lo scopo di attirare click con l'inganno per guadagnare con la pubblicità) è sempre un sito bufalaro, e cioè un sito che pubblica notizie false (dette anche all'inglese "fake news") oppure raccontate in maniera pesantemente tendenziosa, omettendo alcuni aspetti ed esasperandone altri, con l'evidente scopo di far cadere il lettore non attentissimo nel tranello di una interpretazione decisamente aberrata della verità e spingerlo alla diffusione per il clamore suscitato. Vale anche il viceversa? No, un sito bufalaro non è sempre un sito di clickbaiting (quindi non sempre c'è pubblicità), ma bisogna in ogni caso evitare di diffonderne i contenuti, se non per sbugiardarli. Quindi meglio spiegare non tanto come riconoscere i siti di clickbaiting, quanto in generale come riconoscere i siti di fake news.

Chi ha un po' di esperienza di navigazione riconosce subito a naso un sito che fa disinformazione. Se non hai abbastanza esperienza, puoi comunque riuscirci basandoti su vari indizi che emergono analizzando l'articolo, ma spesso è sufficiente anche leggere il titolo. Ecco i tipici indizi:
  • dopo una ricerca sul web con alcune delle parole principali inerenti all'argomento trattato insieme con la parola "bufala", noti che ci sono uno o più siti antibufala che sbugiardano l'articolo in questione
  • la notizia non è menzionata da alcuna testata giornalistica (né vicina al governo, né vicina all'opposizione, né indipendente), se non per essere smentita
  • i titoli degli articoli sono sensazionalistici mentre gli articoli, quando le notizie, se non completamente inventate, hanno un'importanza nettamente più blanda rispetto a quanto il titolo faceva presagire
  • la notizia descritta non ha riferimenti che possano far risalire ai dettagli del fatto (ad es. non indica data né luogo)
  • il sito è pieno di notizie già in passato smascherate come bufale (anche se in un sussulto di psichedelica fantasia volessimo supporre che gli autori erano in buona fede nel pubblicarle, si può notare come a tutt'oggi non siano state cancellate, quindi la malafede è acclarata in quanto è impossibile che non siano venuti a saperlo... e anche se così fosse... beh, si tratterebbe di bufalari involontari, ma pur sempre persone inaffidabili)
  • è lo stesso autore del sito a dichiarare, generalmente nel piè di pagina, che il sito "potrebbe" avere notizie inventate, con un avvertimento del tipo "questo è un sito satirico e quindi alcuni articoli contenuti in esso non corrispondono alla veridicità dei fatti"
  • il sito è elencato nella blacklist di bufale.net (vedi http://www.bufale.net/home/the-black-list-la-lista-nera-del-web/) o nella blacklist di BUTAC (vedi http://www.butac.it/the-black-list/)
    Riguardo quest'ultimo punto, ogni tanto un utente se ne esce con la solita insinuazione superficiale, del tipo "E quei siti antibufala? Come fai a sapere che non sono anche quelli bufalari?"

    Risposta: che noia. Per accorgersene basta leggere i loro articoli, che non contengono semplicemente affermazioni del tipo "questa notizia è falsa". Sono ragionati e, a differenza di chi fa disinformazione, citano le fonti e spiegano chiaramente perché una notizia è falsa o raccontata in maniera scorretta, e quindi da non condividere. In rari casi le argomentazioni riguardando lo sbufalamento di un singolo articolo potrebbero non trovarti d'accordo, ma almeno hai la possibilià, appunto, di farti una tua idea soppesando i dati a disposizione.

    Aggiornamento (sì, c'è un aggiornamento ancora prima della pubblicazione dell'articolo, perché si tratta di una cosa accaduta dopo l'inizio e prima della fine della sua stesura): la FB-friend ha cancellato il post. Questo fatto mi ricorda un'altra lieta notizia che documentai alla fine di quest'altro articolo.

    29 novembre 2016

    Contro le bufale i social network potrebbero...

    A questa pagina del giornale online Il Post c'è un bell'articolo sulle notizie false, i cui inventori sono secondo me paragonabili ai ladri.

    È un articolo molto lungo e quindi per le molte persone che non avranno il tempo o la voglia di leggerlo, riassumo di seguito la parte che ritengo più interessante, e ciè cosa potrebbe fare per arginare questo problema lo staff delle varie piattaforme online che veicolano le notizie tramite gli utenti (Facebook, Twitter, YouTube, etc).

    - Dare ai lettori la possibilità di segnalare più facilmente le notizie false alle piattaforme che le stanno mostrando.

    - Concordare con i siti di news più affidabili (agenzie di stampa internazionali, grandi quotidiani e altre media company) l’utilizzo di codici nelle loro pagine per rendere più riconoscibili le notizie affidabili e dare loro maggiore risalto, per esempio nelle notizie correlate mostrate da Facebook sotto un post in cui compare l'anteprima di un articolo; nel caso di una notizia falsa, le notizie correlate potrebbero mostrare sistematicamente gli articoli che le smentiscono (a questo proposito i siti di notizie dovrebbero creare apposite sezioni dedicate allo smontaggio delle bufale)

    - Identificare i siti creati da poco al solo scopo di diffondere notizie false (talvolta arrivano ad avere la stessa visibilità di articoli pubblicati da fonti più autorevoli in circolazione da anni).

    - inviare notifiche agli utenti che hanno visto un post qualora abbia subito una modifica, che potrebbe essere una importante rettifica o addirittura smentita.

    10 settembre 2016

    Pubblicare e condividere bufale è come rubare (non scherzo)

    Stamattina un mio FB-Friend pro-tempore ha condiviso l'ennesima notizia razzista inventata di un noto sito di notizie inventate.

    Come molte volte è accaduto sotto i suoi post, ci sono stati commenti del tipo

    - "È una bufala"
    - "È l'ennesima bufala che condividi"
    - "Possibile che un grande professionista come te pubblichi queste scemenze? Ma che figura ci fai?"
    - [screenshot dei risultati di Google che mostra quanto notoriamente quel sito contenga notizie inventato]
    - Ennesimo post, oltretutto ennesimo post falso, che inneggia al razzismo, all'odio. Che brutta cosa, mamma mia!

    Alcune sue risposte sono state:

    - Non è razzismo, è ingiustizia. Bufala o no, ormai queste sono storie frequenti. Pirati della strada, ladri, e tanto altro. Un negoziante ha chiuso nel suo negozio dei ladri e poi ha chiamato le forze dell'ordine... denunciato x sequestro di persona.
    Io sono il razzista?

    - Pubblico bufale perché almeno alcuni hanno cose da scrivere. Se non vi interessano le mie bufale, toglimi dagli amici.

    Faccio qui due considerazioni che sfuggono purtroppo ad alcuni utenti utonti.

    1)

    "Bufala o no" un corno. Immagina questo: per 20 giorni, tutti i giorni, una persona è stata pesantemente insultata da una folla per aver posteggiato l'automobile in un parcheggio per disabili senza averne diritto; il 21° giorno questa persona non commette tale infrazione, ma c'è comunque un gruppo che urla il suo nome e lo chiama delinquente; si sbracciano cercando l'attenzione dei passanti, urlando che oggi per l'ennesima volta quello lì ha messo la macchina in un posto per disabili. Un passante fa loro notare che in realtà il posto per disabili è libero e non c'è nessuna automobile lì parcheggiata, e che è ingiusto accusare una persona per un'infrazione anche quando non l'ha commessa. Gli urlatori, invece di scusarsi, rispondono tipo "Non importa, tizio frequentemente manca di rispetto ai disabili. Per 20 giorni ha occupato un parcheggio a loro riservato, quindi non siamo noi gli ingiusti, è lui che non rispetta il codice della strada. E ora se non le dispiace riprendiamo a urlare le nostre ragioni. LA MACCHINA DI TIZIO È PARCHEGGIATA IN UN POSTO PER DISABILI!!! GUARDATE LA MACCHINA DI TIZIO DOV'È PARCHEGGIATA!!! STA OCCUPANDO IL POSTO DI PERSONE SVANTAGGIATE!!! È UNO SCHIFO!!! GUARDATE!!!". Alcuni altri passanti notano l'ilarità della cosa, dato il parcheggio vuoto, altri sentono le loro voci e basta, non danno un'occhiata per verificare, e ci credono. E non si rendono conto che questi urlatori sono quello che sono, e cioè... Come si potrebbero definire?... Degli imbecilli.

    Spero di aver reso l'idea di quanto sia imbecille accusare una persona mentendo e sapendo di mentire, e di come una menzogna non sia giustificata dal fatto che in altri momenti siano accaduti e accadano episodi simili.

    Si tratta di diffamazione. Diffamare una persona, cioè ad es. raccontare qualcosa di riprovevole che in realtà non ha fatto, significa apportarle un danno. Se hai apportato un danno a una persona, la devi risarcire. E non eseguire un risarcimento dovuto è come rubare. Questo indipendentemente dalla possibilità concreta che questa persona abbia nel dimostrarlo di fronte a un giudice.

    Stessa cosa, ma con una aggravante, vale per i gruppi di persone (di una stessa nazionalità, etnia, religione...). L'aggravante consiste nel fatto che la generalizzazione è doppia: viene estesa ingiustamente la colpa non solo agli eventi mai accaduti, ma anche ad altre singole persone mai coinvolte. Tornando all'esempio precedente, è come se la folla inveisse non solo contro quel tizio, ma anche contro tutta la sua famiglia.

    Nota per chi obietta "Va beh, è una notizia falsa, ma la condivido lo stesso perché rispecchia quello che succede spesso nel nostro paese": se mi hai presentato la notizia come vera non avendone la certezza o addirittura sapendo che è falsa, e poi mi confessi che e me l'hai detta lo stesso per educarmi alla tua visione politica, allora mi stai confessando che mi tratti da scemo. E quando me ne accorgo, se ce la faccio a trattenere la restituzione dell'insulto, ti dico con calma: deciditi. Vuoi descrivere il nostro mondo con delle favole? Raccontami delle favole, presentale come favole e dimmi che rispecchiano la realtà di oggi. Vuoi descrivere la realtà presentandomi dei fatti realmente accaduti? Proponimeli come tali dopo aver verificato che si tratta di fatti realmente accaduti.
    Un incrocio fra le due scelte, cioè proporre una notizia falsa presentandola come vera, non è educativo ma, ripeto, offensivo. Non arricchisce la conoscenza della realtà, ma la stravolge.
     
    2)

    Se scegli di usare un social network devi rispettarne il regolamento, perché questo si aspettano gli altri utenti che insieme a te lo usano.
    Il regolamento di Facebook:
    - vieta di pubblicare post che incitano all'odio
    - vieta di pubblicare notizie false
    Lo si vede anche dalla finestra che compare quando si segnala un post.

    In più, anche al di là del regolamento di Facebook, rifletti: se dare una notizia vera fornisce al lettore un beneficio (è come regalargli qualcosa, e infatti tante persone pagano per comprare un giornale), dare una notizia falsa equivale ad arrecargli un danno, cosa che non hai il diritto di fare neanche gratis.
    Immagina che uno straniero ti chieda informazioni su quale erogatore usare per mettere benzina nel serbatoio della sua automobile. Se, in buona fede oppure no, assicuri la persona che quella è benzina quando invece è gasolio, l'auto subirà un danno. Il fatto che tu abbia fornito questa informazione gratis e il fatto che quella persona ha scelto liberamente di fidarsi di te non tolgono il fatto che tu abbia provocato un danno. Per smarcarti da questa responsabilità avresti dovuto dire tipo "credo che...", oppure suggerire di chiedere informazioni a qualcun altro. Se invece dai semplicemente un'informazione (che in assenza di specificazioni si considera come spacciata per vera) tu sei responsabile delle conseguenze di quell'informazione.
    Se hai provocato un danno, devi risarcirlo. Se non lo risarcisci, è come rubare.

    Allo stesso modo, dare una notizia falsa provoca un danno, anche se non (direttamente) materiale. Puoi farti un'idea del'entità di questo danno mettendo un "meno" davanti al beneficio di avere una buona informazione. Al di là della possibilità o no di dimostrarlo in tribunale, al di là della possibilità di quantificarlo con esattezza, sappi semplicemente che fornendo una falsa informazione a una persona tu rubi il suo tempo, vai contro la sua voglia di conoscere la verità, ostacoli la sua evoluzione personale.
    Fai fare a questa persona un passo indietro rispetto a benefici che costano tempo e soldi: pensa al canone RAI, alla connessione Internet, al prezzo dei giornali cartacei ed alcuni giornali online, e pensa anche al prezioso tempo, che nessuno può restituire a chi l'ha perso.

    Ecco perché dare una notizia falsa, soprattutto quando si mente sapendo di mentire, è come rubare.

    Dalla bufala che hai diffuso non trai nessun beneficio economico o di altro tipo? Non importa: il fatto che il borsello scippato fosse vuoto e da buttare via non giustifica lo scippatore.
    Non l'hai fatto apposta? Non ti giustifica. Se tamponi l'automobile davanti a te sei comunque nel torto, avendo arrecato un danno. Danno che, se non risarcisci, sei come un ladro.
    E non ti giustifica il fatto che si possa scegliere di non leggere i tuoi post. Infatti:
    - per rendersi conto che hai scritto post falsi e smettere di leggerli c'è bisogno appunto di leggerli, e quindi di lasciare che tu almeno in quelle prime occasioni effettui almeno un "furto"
    - ci saranno persone che continuano purtroppo a crederti; se sono poco accorte non significa che tu abbia il diritto di rubare a loro; anzi, approfittarne è ancora più grave.

    AGGIORNAMENTO:

    Consiglio vivamente la lettura dell'articolo di Bufale.net "GUIDA UTILE - Nel dubbio astenersi (da condivisioni e allarmismi)", che spiega come diffondere bufale rischia di rendere inefficaci messaggi veri diffusi col passa-parola (hai presente la storia "al lupo, al lupo" ?)

    25 agosto 2016

    Dannosi post strappalacrime e simili: non abboccare!

    Ogni tanto su Facebook girano catene di Sant'Antonio del tipo:

    - strappalacrime
    - aizza-rabbia
    - fuffa-allerta
    - proposte sceme
    - implicite accuse di insensibilità a chi non condivide
     
    Lo scopo per il quale probabilmente vengono creati questi post non è quello che capiscono i boccaloni che li diffondono. Ne parlerò alla fine dell'articolo. Prima ti invito a notare alcuni aspetti. 

    Non voglio stavolta richiamare l'attenzione sul fatto che devi controllare con un motore di ricerca la veridicità di una notizia o la plausibilità di una soluzione a un problema, cosa che pure è facile, veloce e doverosa.
    Ti invito a qualcosa di ancora più facile e veloce: osservare come sono scritti questi post. Hanno sempre le stesse caratteristiche. Sono del tipo:

    - Condividi questa candela per solidarietà verso le vittime della recente strage di Pincopallopoli...

    - La pincopallosi è una malattia tremenda; condividi questo messaggio in segno di affetto e rispetto per i malati; il 96% delle persone non lo farà

    - Giulio, un ragazzino ferito in un incidente è morto prima che arrivasse l'ambulanza, ma prima di morire ha dettato a un giornalista lì vicino questo messaggio: mamma, ti voglio bene, perdonami se ti ho risposto male bla bla bla... Diffondi questo messaggio, non cliccare "condividi", ma fai "copia e incolla"

    - Se vuoi abolire le pensioni d'oro dei parlamentari condividi

    - Quest'immigrato che ha malmenato e rapinato una vecchietta dopo l'arresto è stato rilasciato... condividi se sei incazzato

    - Ieri la Polizia di Stato ha comunicato che su WhatsApp un messaggio che si diffonde in automatico ti chiede di cliccare su questo link... non farlo, è una truffa, e se lo fai il credito telefonico ti sarà azzerato. Massima condivisione!!

    Nota che:

    - Si fa appello alla solidarietà verso alcune persone, quando in realtà condividere il messaggio non apporta loro alcun beneficio.

    - Si fa appello al rispetto verso alcune persone, mentre in realtà rispetto significa semplicemente non offendere, e non c'è nessuna mancanza di rispetto nell'evitare di condividere un messaggio inutile.

    - Le storie raccontate sono anonime, quindi palesemente inventate.

    - I messaggi offrono soluzioni facili a problemi grossi, ed è quello di cui il nostro cervello rettile va matto; purtroppo però questo non corrisponde al vero, e un clic per abolire le pensioni d'oro o mettere in carcere una persona ha efficacia non 0,1, ma proprio 0,0. Esattamente come una fiaccolata contro il terrorismo o una firma contro la droga.

    - C'è una trita e ritrita implicita "sfida" con la frase del tipo "Il 96% delle persone non condividerà", uno dei trucchetti persuasivi più patetici che io abbia conosciuto da quando guardavo le pubblicità in TV da bambino a oggi.

    - Nei messaggi di allerta viene citato un comunicato di Polizia di Stato, Protezione Civile o altra istutuzione senza un riferimento a una specifica pagina web del loro sito.

    - Ci sono riferimenti temporali relativi, tipo "ieri" o "la settimana scorsa", totalmente inadatti a un messaggio la cui diffusione non ha un limite di tempo.

    A volte, poi, ci sono proprio delle frasi di una stupidità stupefacente. Ma forse non così stupefacente, se si pensa al reale scopo di questi post... Che ancora no, non ti anticipo. Lo scrivo alla fine.
    Prima ti riporto due esempi che ho letto in questi giorni:

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    Con un cuore spezzato 💔 e lacrime 😢 nei miei occhi, io posso dire onestamente che questo è di gran lunga il momento più difficile di sempre. Io so cosa il trattamento del cancro può fare per un corpo, e a volte mi chiedo se il trattamento è valsa la pena nel lungo termine. Sembra di fare più male che bene.
    Non c'è niente di più doloroso che cercando di sorridere e rimanere positivo, ma dopo la chemioterapia e la radioterapia, voi sapete che la persona è fisicamente cambiata e loro soffrono con questa tristezza. 😕 Io so che molti di voi non guarderanno e né leggeranno questo messaggio perché, ovviamente, il cancro non ha toccato te. Tu non sai cosa vuol dire avere combattuto la lotta o avere una persona amata che ha condotto una battaglia contro il cancro. 💜
    Per tutti gli uomini e le donne che conosco, vi chiedo un piccolo favore e solo alcuni di voi lo faranno. Se conoscete qualcuno che ha condotto una battaglia contro il cancro e non c'è più , che sta ancora lottando o che ha superato , si prega di aggiungere questo al tuo stato per un'ora in segno di supporto, di rispetto e di ricordo. 💚❤
    Copia e incolla per sostenere le persone colpite da cancro. Non condivido. Dal tuo telefono o tablet, tenere premuto il dito sul messaggio per copiare e incollare sulla tua pagina. Grazie!!
    Una amica lo chiede. Ecco qua: nella nostra piccolezza, desideriamo esserle vicino con questo gesto

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    Questo fine settimana doveva svolgersi ad Amatrice la 50 festa degli "Spaghetti all' Amatriciana" piatto conosciuto in tutto il mondo e nato proprio nel paese distrutto dal terremoto. Chiedo a tutti i ristoranti, pizzerie, feste paesane o dove si possa mangiare in questo fine settimana, di poter cucinare gli "Spaghetti all'Amatriciana" e con la vendita, dare il ricavato per aiutare le persone colpite dal terremoto!!
    Grazie
    Aiutatemi a diffondere il messaggio, copiandolo e incollandolo nella vostra bacheca.


    ------------

    Sorvolando sulla sintassi, per chi non si fosse accorto del grande carico di stupidità contenuto in questi due messaggi:

    - Se una persona non legge il messaggio significa che ovviamente non ha conosciuto il cancro? Ovviamente no. Magari non lo legge semplicemente perché non gli è passato sotto agli occhi.

    - Se conosco una persona che ha combattuto o sta combattendo contro il cancro, da parte mia condividere questo messaggio è il contrario di quello che devo fare. Alla sua malattia già ci pensa a sufficienza, se è ancora vivo, e non facco certo una buona cosa a ricordargliela. Devo semmai portare la sua attenzione su qualcosa di più piacevole. Stessa cosa per i parenti di una persona morta.

    - Una amica lo chiede? Se rimane anonima significa che questa amica non esiste. Ed è meglio così, perché si tratterebbe di un'amica che ha avuto un'idea davvero fuori luogo.

    - Chiedere ai ristoratori che??? Non si capisce cosa significhi chiedere "di poter cucinare gli Spaghetti all'Amatriciana". Poter? Nel senso che vuoi che ti facciano usare la loro cucina? No, probabilmente dicendo "poter cucinare" intendevi semplicemente "cucinare". Quindi vuoi che i ristoratori cucinino la pasta all'Amatriciana (se ordinata? Con menù fisso?) e dare ai terremotati il guadagno corrispondente... Ma molto più semplicemente si può chiedere ai ristoranti di devolvere una percentuale dei guadagni ai terremotati (indipendentemente dal tipo di piatto cucinato, così magari si può fare del bene senza crudeltà verso gli animali)... Ma altrettanto semplicemente i ristoratori potrebbero risponderti, giustamente: "Vuoi fare beneficenza con i soldi degli altri? A fare la beneficenza mia ci penso io, tu pensa alla tua".
     
    Se leggi un post su Facebook che ti ricorda quanto hai letto in questo articolo, tieni conto di queste cose:
    • Diffondere un messaggio di solidarietà non significa fare qualcosa di buono. Anzi. Diffondendo messaggi del genere tu fai l'opposto: condividerlo dà a te e agli altri che lo faranno una falsa sensazione di essere stati bravi per un'azione che non porta benefici, contribuendo a "scaricare le batterie" della solidarietà. In altre parole, se a una persona dai la sensazione di aver fatto una buona azione, probabilmente sentirà un minore bisogno di farne altre. Potrebbe pensare "La mia buona azione quotidiana l'ho fatta, sono a posto". Un'informazione o una proposta benefica è quella che spinge la gente a sentirsi responsabile delle cose concrete e quindi spingerla a fare qualcosa di concreto. A frugarsi in tasca quando c'è bisogno di soldi; ad alzare il sedere quando c'è bisogno di fare. Altrimenti, vedi su, è un'informazione/proposta dannosa.
    • Se diffondi un post facendo "copia e incolla" anziché usare la funzione "condividi", un messaggio che parla di una brutta esperienza può impaurire i tuoi amici, che lo interpreteranno come riferito a te almeno all'inizio della lettura (e successivamente penseranno "ma vaffanculo, m'hai fatto preoccupare per nulla!"). Tipico esempio è il messaggio che ho riportato sopra e che parla di una malattia. Non è affatto bello far star male inutilmente le persone che ti vogliono bene, anche se si tratta di pochi secondi. L'autore del testo ha evidentemente usato questo subdolo trucchetto per fare in modo che il messaggio acchiappi l'attenzione e venga letto fino in fondo.
    • Di nuovo a proposito del suggerimento di copiare e incollare anziché condividere, eccone il motivo secondo me più probabile: se venisse usata la funzione di condivisione non solo il messaggio desterebbe meno attenzione rispetto alle parole che a prima vitsta appartengono a chi le ha postate, ma tutti i lettori sarebbero in grado di scovare l'autore originale e chiedergli chiarimenti, oppure coprirlo di meritate critiche, ostacolando in parte la diffusione del post. Non a caso questo metodo è meno usato quando vengono diffusi messaggi a carattere opinionistico e politico, mentre viene usato spesso quando il post consiste in un racconto strappalacrime, che porterebbe appunto indurre a chiedere lumi all'autore, che quindi si nasconde nell'anonimato.
    ...E a proposito dell'autore e dei suoi metodi, come promesso, ti spiego qual è secondo me, con grande probabilità, lo scopo di certe catene di Sant'Antonio.
    Come ho detto, è impossibile che lo scopo sia aiutare qualcuno. Né lo scopo può essere risvegliare le coscienze. Non può essere risolvere o prevenire un problema. E tanto meno può essere manifestare solidarietà, rendere omaggio o portare rispetto a chicchessia. Anzi, l'autore di questo tipo di messaggi compie una grande mancanza di rispetto nei confronti dell'intelligenza di chi lo leggerà.

    E alllora perché lo fa?

    Potrebbero essere dei TEST.

    L'autore forse vuole sperimentare le reazioni: scrive molti messaggi di vario tipo, di cui poi osserva la potenziale viralità. Osserva cioè quanto ognuno di essi fa presa sulla gente, guardando quanti dei suoi migliaia di amici abboccano facendo copia e incolla o quante persone, anche non sue FB-friend, lo condividono (in quest'ultimo caso Facebook dice proprio, sotto il post, il numero di condivisioni che sono state fatte).
    In base a questo può trarre delle conclusioni: "fra tutti i messaggi che ho scritto, quelli formulati nella modalità X, Y e Z sono i più efficaci". Tali informazioni gli serviranno quando vorrà scrivere un post la cui diffusione avrà per lui un'utilità più concreta, tipicamente attirare i visitatori sul proprio sito per vendere un prodotto o far visualizzare pubblicità.

    È vero che gli utenti del web, anche se MOOOLTO lentamente capiscono che certi tipi di messaggi sono bufale. Ma gli autori di questi test non sanno quanto lentamente. Quindi, prima che studiare, inventare e testare nuovi tipi di messaggio, è più economico in termini di tempo indagare per vedere se i già esistenti funzionano ancora.

    Altro caso: Pagine FB acchiappa-Like.

    Cito da un post della pagina Facebook di Butac:

    Come fanno le pagine che spacciano Bufale sui bimbi malati a fare soldi?
    Su Facebook non mancano mai pagine che spargono Fuffa e Spam! Questi admin non si fanno problemi a rubare le foto di qualche bimbo malato o addirittura morto.
    Poi usano questa foto, insieme a false preghiere di condivisione e a donare, come esca per portarvi a mettere un Mi Piace, condividere e commentare sulla loro pagina.
    Il “buzz” che si crea per merito del post volutamente ingannevole induce Facebook a mostrarlo a più gente.
    Questo genera più traffico sulla pagina truffaldina. Più traffico riceve più aumenta visibilità e posizionamento nelle classifiche web. Al raggiungimento dell’obbiettivo la stessa avrà un valore e potrà venire venduta al migliore offerente.
    Quindi mentre tu in buona fede, clikki, condividi, mandi le tue preghiere e il tuo affetto, loro molto onestamente trasformano il tutto in SOLDI PER IL PRANZO
    .


    Sì, sei stato preso per il culo.
    Sei stato usato.
    O, più probabilmente, presa per il culo e usata,
    dato che mi pare le donne sono quelle che abboccano di più, specialmente alle bufale strappalacrime.

    Purtroppo i tipi di messaggi in questione sì, funzionano ancora. Magari meno di prima, ma li vedo ancora su Facebook.
    Al di là di ciò, questi i miei suggerimenti:
    • Quando vedi messaggi senza riferimenti a persone precise, con riferimenti temporali vaghi, deduci subito che è una bufala
    • Quando vedi un messaggio catena di Sant'Antonio con una struttura simile a un'altra catena di Sant'Antonio, deduci subito che è una bufala fino a prova contraria
    • Quando vedi un messaggio che incita alla diffusione, chiediti quale sia il vero beneficio concreto e il modo in cui davvero può realizzarsi grazie a quell'invio; se non c'è, allora il messaggio è non solo bufalaro, ma anche dannoso
    • Quando vedi un messaggio simile a quelli che ho esemplificato qui sopra, commenta inviando il link a questo articolo!
    Concludo con uno screenshot che con l'argomento c'entra e non c'entra, perché temo che sia stato scritto in buona fede. E questo ne aumenta tremendamente la carica  trash.

    AGGIORNAMENTO 2022: Avevo dimenticato una delle formulazioni di questi post, e cioè "Nessuno ha condiviso / condividerà perché X", dove X può essere "sono malato della tale malattia", o "sono negro", o altro svantaggio. Praticamente se non condividi quel post spazzatura sei un insensibile, un razzista, etc. Mi è tornato in mente perché purtroppo, come ho notato sul mio feed di Facebook, una mia amica ha messo "Mi piace" a questa foto con descrizione imbecille annessa.

    L'ha visto in un gruppo FB dove i vari utenti condividono questo genere di idiozie. In questo caso è stato condiviso da un utente che l'aveva visto nella pagina in lingua portoghese "Daily Life News", che si auto-definisce nella descrizione "Agenzia media/stampa". Dunque un autore di questa sedicente agenzia, il 12 giugno 2022 si è inventata di sana pianta sta roba, visto che i due sono Jamie and Nikki Perkins, lui vlogger, fotografo e musicista australiano, lei modella sudanese, sposati nel 2012. Su Youtube mostravano la loro vita quotidiana ed avevano un enorme successo. Altro che "nessuno si è congratulato perché mia moglie è nera". Immagino siano famosi più che altro in Australia, ma poco nel resto del mondo. Quindi lo scherzo ha funzionato, e sotto la foto è pieno di auguri in portoghese. Nel suddetto gruppo i commenti sono, mentre sto scrivendo, circa 1,3 milioni, e le condivisioni quasi 34mila. Jamie and Nikki Perkins si sono separati due anni fa.
    Il gruppo conta più di 56 mila membri. La pagina da cui è partita la bufala  ha più di 63mila seguaci.

    Ancora oggi un modo efficace per fare soldi è scrivere idiozie su FB o anche solo farle condividere agli utonti.

    15 agosto 2016

    Primo studio sulle "scie chimiche": nessuna evidenza di operazioni occulte

    L’articolo originale in inglese di Science Alert si trova a questa pagina.

    È stato pubblicato il primo articolo peer-reviewed sulla cospirazione delle scie chimiche - l’idea secondo cui degli enti governativi starebbero segretamente facendo rilasciare sostanze chimiche nell’aria per mezzo di velivoli.

    I ricercatori non hanno trovato alcuna evidenza di attuazione di programmi che prevedano lo spruzzo di sostanze chimiche su larga scala e di cui non saremmo a conoscenza, e hanno concluso che tutti i caratteristici disegni di “scie chimiche” nel cielo possono essere spiegati con le già conosciute leggi scientifiche sul vapore acqueo.

    Nonostante la mancanza di solide evidenze sulle scie chimiche, questa teoria non morirà, e continuerà la ricorrenza di memi che circolano su Facebook e Twitter (grazie, Kylie Jenner) a suggerire che gli aerei strascicatori di nuvole sono qualcosa di ben più sinistro.

    Questi disegni nel cielo sono in realtà conosciuti come scie di condensazione, e gli scienziati hanno mostrato che sono il prodotto del vapore acqueo che si condensa e dell'aerosol che si ghiaccia intorno nei tubi di scappamento.

    Ma per qualche motivo tante persone pensano che siano causati da industrie o governi che spruzzano nell’atmosfera sostanze chimiche in grado di danneggiare la salute o di controllare i fenomeni meteorologici – un sondaggio internazionale del 2011 ha rivelato che quasi il 17% delle persone intervistate credeva nelle programmazioni segrete di irrorazione su larga scala.

    Volevamo stabilire una documentazione scientifica sul tema dei programmi segreti di irrorazione atmosferica per il bene delle persone che non hanno ancora deciso - ha detto il direttore della ricerca Steven Davis dalla University of California, Irvine - Gli esperti che abbiamo interrogato hanno respinto con forza la tesi secondo cui le fotografie di scie di condensa fornirebbero un’evidenza di una cospirazione per la manipolazione dell’atmosfera su larga scala.

    Per fare chiarezza, l’equipe ha interrogato 77 scienziati che si suppone sappiano cosa dicono – sono stati o chimici dell’atmosfera specializzati in scie di condensazione o geochimici che hanno lavorato nel campo dei depositi atmosferici di polvere e dell’inquinamento.

    Di questi, 76 dei 77 esperti hanno detto di non essere venuti a conoscenza di programmi segreti di irrorazione su larga scala.

    L’evidenza che il settantasettesimo ha incontrato riguardava “alti livelli atmosferici di bario in un’area remota in cui normalmente c’era una bassa quantità di bario a livello del suolo”.

    In altre parole, aveva visto una differenza che poteva essere spiegata con sostanze chimiche irrorate nell’atmosfera, ma non aveva incontrato nessun segno di attività nefasta.

    E soprattutto ai ricercatori sono state mostrate quattro immagini che comunemente circolavano come prova di scie chimiche, e il 100% di loro hanno detto che erano normali scie di condensazione – e hanno fornito citazioni peer-reviewed che certificavano le loro affermazioni.

    I ricercatori inoltre hanno suggerito che le scie di condensazione sono più comuni in questi giorni poiché i viaggi aerei stanno diventando più regolari.

    Nonostante la persistenza di erronee teorie sui programmi di irrorazione atmosferica, fin ora su questo non ci sono strati studi accademici peer-reviewed, e questo lascia dedurre che le supposte 'scie chimiche' sono semplicemente normali scie di condensazione, che stanno aumentando di numero con l’aumento dei viaggi aerei - ha detto uno dei ricercatori, Ken Caldeira, del Carnegie Institution for Science - Inoltre è possibile che il cambiamento climatico stia causando scie di condensazione per periodo più lunghi rispetto al passato”.

    I membri dell’equipe ha ammesso che la loro ricerca probabilmente non influenzerà l’opinione di chi già crede nelle scie chimiche, ma sperano che fornendo uno studio peer-reviewed su di esse, le persone nuove che per la prima volta si approcciano a questo argomento troveranno qualcosa di oggettivo nella loro ricerca.

    Era importante per me mostrare una volta per tutte cosa pensano i veri esperti in scie di condensazione e aerosol - ha detto Caldeira - Potremmo non convincere gli irriducibili sostenitori che il loro programma di irrorazione segreto sia solo pura fantasia, ma auspicabilmente i loro amici accetteranno la realtà dei fatti

    La ricerca è stata pubblicata in Enviromental Research Letters.

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    Articolo correlato: 1000 euro per una scia chimica - Intervista ai blogger David Incertis, ingegnere chimico, e Gabriel Incertis, musicista appassionato di scienza, che ispirandosi al "Premio Randi" hanno deciso di offrire 1000 euro a chiunque presenterà prove tangibili di un complotto sulle cosiddette scie chimiche.