31 ottobre 2019

Concordo sull'obbligo di fornire un documento per iscriversi ai social network

In questo articolo rispondo ad alcune argomentazioni di chi sostiene che non è una buona cosa l'obbligo per i social network di chiedere un documento di identità a chi si vuole iscrivere, obbligo di cui ha parlato in questo giorno il deputato Luigi Marattin, annunciando su Twitter la preparazione di una proposta di legge in merito.

Riccardo Luna su Repubblica.it ha scritto un articolo intitolato "Carta d'identità per andare sui social, una proposta senza senso". Queste le sue affermazioni:

- già oggi la Polizia Postale può identificare chi scrive sui social grazie all'indirizzo IP, che indica dove si trova il dispositivo con cui è stato inviato il messaggio

E però l'utente può nascondere l'IP con un VPN, rendendosi anonimo con buona probabilità (non sicuramente, ma con buona probabilità). Per la verità questa cosa la sa lo stesso Riccardo Luna, che lo dice (contraddicendosi quindi a distanza di poche righe!), ma aggiunge che...

- rimanere anonimi è un diritto umano sancito dalle Nazioni Unite per difendere la libera manifestazione del dissenso (Luna cita il rapporto dell'inviato speciale dell'Onu per la libertà di espressione del 2015).

Ma il fatto che sia sancito dalle Nazioni Unite può essere un'argomentazione che spiega la difficoltà di varare una normativa del genere, ma non dimostra che Marattin abbia torto, a meno che non si voglia dibattere usando il principio di autorità.

Altra argomentazione:

- "Sono le dittature a cancellare l'anonimato".

Anche qui non vedo argomentazioni, ma solo il principio di autorità all'incontrario, che non può funzionare se non come artificio retorico. Non è che se un cattivo dice che sta piovendo allora puoi dedurre automaticamente che è sereno. Il fatto che l'anonimato da sé basti a generare ingiustizie tipiche dei regimi dittatoriali mi pare tutto da dimostrare.

Altra argomentazione:

- Gli hater che insultano ogni giorno Liliana Segre (senatrice a vita, famosa per essere sopravvissuta alla detenzione nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau) sono quasi tutte persone che non si nascondono e postano col loro vero nominativo.

Appunto. Quasi.

Andiamo avanti.

- Riccardo Luna scrive: "Davvero vogliamo imporre a 30 milioni di italiani che usano i social di dare la carta di identità per colpa di 200 razzisti?"

Certamente. Così come imponiamo a milioni di onesti italiani di tenere una targa sull'automobile nonostante siano in pochi quelli intenzionati a forzare i posti di blocco. Divieti e numeri funzionano più o meno sempre così. Buon giorno.

Altra argomentazione:

- Sarebbe comunque possibile aggirare la normativa registrandosi al social usando un IP straniero.

Come dire che le videocamere per beccare i rapinatori togliamole, perché tanto si mettono il passamontagna.
Bisogna mettere più possibile il bastone fra le ruote a chi vuole commettere reati. E certamente la maggioranza delle persone non avrà voglia di smanettare per fingere di navigare dall'estero, e così intanto viene di fatto dissuasa una grande quantità di persone a ingiuriare e diffamare.
Dopo di che la speranza è che anche gli altri stati seguano l'esempio di quello che per primo ha varato la normativa in questione, e/o che gli staff direttivi dei social network, anche se non obbligati, si diano questa regola, anche magari a costo di far pagare qualche euro l'iscrizione per via delle risorse da impiegare in sede di identificazione e validazione.

Un'altra osservazione, molto semplice, l'ho pensata ancor prima di leggere, sempre su Repubblica.it, la risposta di Marattin all'articolo di Luna: come è giusto dover rispondere del proprio operato offline (ad esempio quando si scrive su un giornale cartaceo), è giusto doverne rispondere anche online. Un quotidiano cartaceo può non riportare la firma dell'autore dell'articolo, di cui comunque risponde il direttore responsabile. Direttore che conosce l'identità dell'autore e deve fornirla se richiesta dalle autorità.

Un comune cittadino deve poter intentare un'azione legale contro chi, scrivendo su un social, ha commesso il reato di ingiuria e diffamazione. Deve essere almeno possibile chiedere, per le autorità, chiedere e ottenere dallo staff del social la vera identità del potenziale autore del fatto.

Se poi Facebook o altro social accettano di iscrivere persone con un nick, affari loro. L'importante è che le persone che lo fanno sappiano di non essere, grazie a quel nick, al riparo dalla legge.

Per quanto riguarda Facebook... no, Zuckerberg non gradisce che le persone si iscrivano con nomi e cognomi diversi da quelli anagrafici, e infatti quando lo staff di Facebook si accorge (per segnalazioni o altro) che un profilo è falso, lo cancella; inoltre fa controlli random per certificare l'identità degli iscritti. Lo fece con me qualche anno fa, e così inviai la scansione del mio documento di identità, mentre una mia amica, a cui fu chiesta, si rifiutò e così si cancellò dalla piattaforma.

Ho poi letto la ri-risposta di Luna alla risposta di Marattin. Ecco cosa afferma:

- L'obbligo per gli italiani di fornire un documento a Facebook o Twitter non avrebbe impedito la disinformazione da parte dei profili falsi creati dai russi.

Vero. Una legge italiana spesso serve per obbligare gli italiani e non commettere reati. Non per impedirlo ai russi. Né serve per impedire ai russi di creare profili falsi, o di lanciarci missili. Ciò nonostante, pur coi suoi limiti, può essere una legge sensata e con una certa efficacia.

- Mark Zuckerberg ha difeso la scelta di Facebook di accettare spot politici che dicano esplicitamente il falso. Lo ha fatto a proposito di una inserzione in cui il team di Trump sostiene che il candidato democratico Biden ha commesso cose che non ha in effetti fatto.
[...] Che facciamo, chiediamo i documenti a Trump o chiediamo di bannarlo?

Qui parliamo di un'altra cosa ancora. La legge che ha in mente Marattin non ha lo scopo di far sì che chi commette un reato di ingiuria o diffamazione sia bannato da un social. Ha lo scopo di dissuadere le persone dal commettere tali reati, facendo capire loro che sono identificabili facilmente.
Quindi Facebook faccia quello che vuole con Trump e con tutti quelli che diffamano (io suggerisco di bannarli, che si chiamino Donald Trump, John Smith o Mario rossi). L'importante è che Trump e chiunque ingiuria o diffama possano essere agevolmente identificati e processati per questo.

Altra argomentazione:

- Facebook ha chiuso molte pagine bufalare con milioni di iscritti; bene, ma i contenutidi quelle pagine erano "robetta", non in grado di spostare voti, almeno per ora.

Appunto, per ora. Meglio non rischiare. E in ogni caso, spostamento di voti o no, i reati devono essere puniti.

- Facebook, Twitter e Youtube hanno chiuso un sacco di pagine e profili di odiatori, quindi "dire che le grandi aziende tecnologiche non stanno facendo nulla o non stanno facendo abbastanza è semplicemente una fake news"

E invece è la verità. Non nel senso che tali aziende sono cattive, ma nel senso che, pur con tutto il loro impegno, non riescono a fare abbastanza, e il problema continua a sussistere, dato che per ogni account che viene chiuso ne viene aperto un altro il giorno dopo. Ecco che se in tutto il mondo gli utenti dovessero fornire un documento per iscriversi a un social network, il problema sarebbe non dico risolto, ma contenuto. E, come dicevo, non sarebbe male se l'Italia desse un iniziale buon esempio.

- "ribadisco il fatto che a livello globale è stato sancito che la possibilità di essere anonimi in rete è uno strumento fondamentale per tutelare i dissidenti di regimi autoritari"

Certo, finché ad esempio la Cina sarà il regime autoritario che è non auspicherò che là esistano (anzi, diciamo migliorino, visto che esistono già) strumenti e tecniche per eliminare l'anonimato.
Ma questo non c'entra nulla.
È inutile sancire le cose. Puoi sancirle quanto ti pare e al livello globale quanto ti pare, ma non riuscirai mai a farlo a livello tanto globale da inglobare anche i regimi autoritari. Quindi noi e tutti gli altri globali, globalissimi paesi non autoritari che facciamo? Garantiamo un anonimato che da noi non serve a nulla, visto che appunto sarebbe auspicabile giusto come toppa nei paesi autoritari? Se proprio vogliamo parlare di dittature (che è un altro argomento rispetto a quello che succede ad es. in Europa), allora la sensata speranza è che la Cina consenta ai dissidenti libertà di parola, non che in l'Italia, Francia, Svizzera, etc si consentano agli stronzi la libertà di offendere gratuitamente e impunemente il prossimo. Non c'entra.

- Luna dice che non bisogna creare un "cyber wall", che ci farebbe auto-escludere, rendendoci profughi del web.

Ma non credo sia così. Se fosse varata una legge che mettesse Facebook davanti alla scelta "Chiedi i documenti agli italiani oppure chiudi i battenti in Italia", Facebook sceglierebbe sicuramente di non perdere un bacino di utenza di milioni di persone e si attrezzerebbe per ottemperare alla legge.

- La rete non è solo insulti e diffamazione: è molto altro e per la maggior parte ha effetti positivi sul mondo

Vero. Ma quest'argomentazione mi ricorda i napoletani che inveiscono contro i giornalisti che parlano della criminalità organizzata locale, urlando che la maggior parte dei napoletani sono onesti. Vedi su: è sempre così. I problemi vengono dalle minoranze, che danno però problemi molto fastidiosi, che è giusto e doveroso affrontare.

- Nel denigrare la legge pensata da Marattin, Luna coglie l'occasione di parlare di varie aziende, fra cui Google e Facebook, che secondo lui si sono dati l'obiettivo di far tornare centrale l'etica.

Veramente già da qualche anno Google fa qualcosa di assolutamente anti-etico, proprio dal punto di vista della libertà di parola. Cioè demonetizza i video Youtube in cui si parla di argomenti controversi, cioè toglie le pubblicità a tali video, e quindi le entrate economiche dello youtuber. Che quindi se vuole continuare a guadagnare deve evitare ad esempio di dire che il tale dittatore fa una brutta cosa quando massacra gli inermi civili di uno stato vicino indifeso, perché siccome c'è sempre il cretino di turno che sostiene quel dittatore e si arrabbia non solo con lo youtuber, ma anche con l'inserzionista pubblicitario che gli dà da mangiare, allora l'inserzionista smette di investire facendo spot su Youtube.
E Facebook ha un capo che pochi giorni fa ha difeso il diritto della sua azienda di sponsorizzare i video in cui un politico dice delle comprovate bugie. Evviva l'etica, anche qui.

- Luna dice che una legge del genere sarebbe populista

Veramente le ondate di odio, specialmente sui social network, vengono più che altro dai populisti (nota: anche il fanatismo di estrema destra è una forma di populismo).

Chi ha invece commentato il messaggio di Marattin con un pensiero secondo me condivisibile? 

Massimo Sandal, che su Wired ha parlato di ricerca scientifica, spiegando che molti giovani ricercatori non vogliono confutare pubblicamente le ricerche scientifiche per paura di ritorsioni: gli autori, quando assumeranno il ruolo di revisori, potranno valutare negativamente i loro articoli per vendetta. Inoltre se si tratta di potenti professori, hanno in mano decisioni come l'assegnazione di fondi e le assunzioni. Proprio per questo i revisori degli articoli sono anonimi

Ok. Mi sta bene che siano anonimi gli iscritti ai social network dedicati alle ricerche scientifiche. Ma non quelli generaisti come Facebook o Twitter.

Una roba buffa è che la pagina web della petizione lanciata da Marattin per la legge anti-fake, almeno fino a poche ore fa, si prestava a ricevere e accettare firme di persone fittizie ed aveva anche altri difetti, come spiegato in questo articolo di Wired (stavolta non firmato). Ma questo è un altro discorso.
Comunque basterebbe forse obbligare tutti i fornitori di caselle email a chiedere un documento. Sì, anche. Così fra i benefici ci sarebbe la ben maggior valenza delle raccolte di firme sulle proposte di legge e su tutto quello che le persone chiedono al governo (e le email fatte con provider esteri? Semplicmente non devono essere conteggiate nelle petizioni).

28 ottobre 2019

La demenziale ripicca "Mi hai cancellato, e io ti blocco" su Facebook

Dopo che ho sciacquonato via dalla lista di amici FB una persona schifosona che da un bel po' mi garbava zero per la sua tanta fatica e il nullo impegno nel capire concetti anche semplici, e che in una conversazione sul mio diario aveva esaurito la mia pazienza con digitazioni che nemmeno una scimmia appena nata, il suo commento successivo è stato

"io piangerò...by by buona vita"

[nel citare altre persone correggo le storture linguistiche, ma solo quando lo meritano]

Credo che no, non abbia pianto, cosa per altro da me non auspicata. C'è però stata eccome, una reazione figlia d'emozione. Oltre all'insulso commento, intendo. Oltre all'insulso commento, intendo. L'ho notata dal suo nominativo non più blu, ma nero: mi ha bloccato... cosa che avrebbe avuto un razionale se solo io avessi dimostrato voglia di parlarci ancora. E però ci voleva un francobollo bello grosso e saporito per spedire la testona intorno a tanto psichedelico pensiero, dato che sono stato io a spedir via la persona schifosona per i suoi reiterati interventi stupidi e inopportuni sotto a un mio post in cui parlavo di un triste evento che mi riguardava. Quindi l'unico possibile emozionale e demenziale motivo per il quale mi ha bloccato è la ripicca.

Due le conseguenze di cotanta tremenda rappresaglia (oltre a quella di natura tecnica che tutti si sa):

- la conferma della sua già sospettata impossibilità di farcela

- l'opportunità per me di scrivere un leggero articoletto su questa sorta di homo un po' meno sapiens del web.

Certo, che anche offline di sicuro sono un po' meno (o anche parecchio meno) sapiens, ma qui parlo di una roba che avviene su Facebook. È qui che certi individui sbroccati alla nascita reagiscono ripiccando per il fatto che tu, in sintesi, hai schiettamente e semplicemente detto alla piattaforma social che amici non vi si può considerare, dato che sei troppo diverso da loro, e che così come si comportano rischiano di far sbroccare pure te.

Come li chiamiamo, sti tipi?

Uhm

Blocca ripicca.

Sbrocca ripicca e blocca...

Picca Sbocca la sbrocca (sto anagrammando, no, nun se po fa)...

Dai, una roba sintetica. FaceSbroc può essere?
Ma sì. Per me vince a pari merito con l'italiofono Blocca ripicca. Non mi so decidere. Si fa che all'inizio della storiella che sto per raccontare uso la prima dicitura e poi a un certo punto uso la seconda, quando c'è il colpo di scena scema.

Al facesbroc può capitare, come può capitare a tutti, di avere una conversazione in cui nasce un qualche disaccordo, che poi si trasforma in conflitto e ostilità.

Adesso, piccolissimo facesbroc, facciamo un gioco: facciamo finta che tu non lo sia. Non sei un facesbroc, non sei un utonto, e anzi sei un utente tantissimo intelligente. Facciamo finta per un attimo che tu abbia ragione, al 100%. Il torto ce l'ha il tuo interlocutore, che tira fuori argomenti troppo difficili, astrusi, dice che non hai capito e invece boh, ma che ci sarà mai da capire; è lui che non apprezza i favolosi tuoi concetti concettuali intellettuali, che ti sono saltati in mente quando eri a metà della lettura della sua frase, che a quel punto cosa finivi di leggera a fare, visto che avevi già deciso cosa rispondere? Etc etc, ma va, va va, ah ah ah, emoticon che ride.
Facciamo finta che non sei tu che stai importunando una persona con considerazioni o battute fuori luogo: è lui, che non si vuole aprire alle tue splendide idee, è lui a non farsi una risata quando invece dovrebbe grazie alle tue battute scompiscianti, mannaggia a te, oh, peraltro l'emoticon oltre a ridere ha anche le lacrime, e quindi come si fa a non rotolarsi per terra?
Facciamo che quel professorone del tuo interlocutore, dopo averti avvertito ripetutamente, non ha affatto ragione nel ritenerti un povero imbecille... Diciamo così: è sicuramente lui ad avere qualcosa che non va, se non coglie gli stimolanti spunti che *sembra* ti siano usciti dal culo dopo aver mangiato male e fatto gli incubi, e invece no: è fine saggezza, che a confronto una sfuriata della Cipollari è una roba trash. E però macché: l'ingrato interlocutore è insofferente, proprio non vuole capire. E siccome è scomparsa non la sua pazienza, ma il suo buon gusto nel mantenerti nella sua lista di amici di Facebook, si permette addirittura di cancellarti. Pur avendo torto marcio.

Bene. Teniamoci pure questa ipotesi, o stravagantissimo facesbroc, ipotesi che ti mette in bella luce e ti coccola in un abbraccio caldo e garantista come il vento di un'isola tropicale lontana dai doveri. Hai dunque a ragione giaciuto come una lucertola sotto al Sole dell'autocompiacimento: non sarai riuscito nell'intento di poco fa, quando nel bagno di una piscina di umorismo speravi di lasciare senza fiato gli ammirati presenti mentre propinavi incomprese perle, avvincenti come verticali subacquee quasi perfette, che il fiato lo toglievano solo a te, ma almeno puoi vantarti della tua immersione nella gelida acqua di una conversazione in cui stimolavi a cercare verità, poco importa se a occhi poco attenti ciò appariva inopportuno come l'uso di una vasca in manutenzione, motivo n. 2 per il quale nessuno ti faceva compagnia (il motivo n. 1 è la sensazione che per non percepire quel gelo tu avessi obbedito solo al tuo, di stimolo, esternando cose al cui autore non ci si avvicina volentieri)... Nessuno ti aveva fatto compagnia tranne, pur dall'alto, il gestore del luogo in cui ti esibivi, che a un ceto punto si è detto non più disponibile a seguirti. Come un ingrato bagnino, per il solo fatto di non essere obbligato a sorvegliare uno spirito libero come te, a un certo punto ti ha chiesto di uscire e non rientrare, senza impedirtelo direttamente, ma comunque con tale richiesta offendendo malamente il tuo onore, per giunta facendo presente al proprietario e ai presenti che lui con te non c'entra nulla, senza rendersi conto che così si trattano gli appestati e non le persone superganze come te.

Quand'è così, quale reazione punizione riservare al bieco mascalzone?

Quello lì, solo per averti parlato in modo pacifico e cancellato senza bloccarti crede di non aver fatto nulla di provocatorio. E invece no. Per l'ingrato bagnino, incapace di apprezzare le tue verticali quasi diritte nell'acqua, acqua che solo tu hai il coraggio di intiepidire a modo tuo, è necessaria una lezione che gli insegni cosa succede a chi ha l'impudenza di manifestare estraneità a te e alle tue geniali trovate.
Quello lì credeva di avere a che fare con uno qualsiasi. Non sapeva di avere a che fare con il Blocca Ripicca, colui che fa giustizia se gli togli l'amicizia.

Come un matto appena espulso da una piscina in manutenzione che reagisce inviando al gestore una raccomandata con su scritto "Ti diffido dal chiedermi di rientrarci", tu, blocca ripicca, ti riveli mezzo marzialista del web e mezzo personaggio western mentre pensi "Haha, Stupido! Avresti dovuto bloccarmi tu prima!", con in mano un mouse impaziente di fare il suo lavoro, che per un attimo tieni a bada... "Aspetta, bello, aspetta... fra poco lo farai... ma prima devo scrivere l'ultima cazzatina, la cui risposta non potrà raggiungermi con nessuna notifica... Uah Uah Uah! Ho vinto... HO VINTOOOoooo".

Hai vinto, ok, ma cerca di capire cosa.
Hai vinto la figura della gattara psichiatrica. La figura del bambino tardo e penosino. La figura della volpe che grida all'uva di starle lontana e non provare assolutamente ad avvicinarsi.



Se poi concludi con parole tipo "buona vita", fai venire voglia di rivolgere lo stesso augurio (però sincero) più che altro a chi ti sta intorno... perché sperare non costa nulla, e magari ci sarà qualcuno che dice di te che basta saperti prendere, perché in fondo da quelli come te nascono i fior.
Ma questo l'utente bloccato non lo saprà mai e dunque, a così immediato ridosso dal tuo eterno addio, quale adatto commiato potrà esserti rivolto, facesbroc, il cui nominativo su FB è mutato da blu a nero, mentre da sedicente dolce e cioccolatoso amico ti sei improvvisamente trasformato in qualcosa che cioccolato non è? Boh... Il pozzo nero ti sia lieve.

13 ottobre 2019

Per un menù settimanale ovo-vegetariano

Nota: "ovo-vegetariano" dicesi di chi pappa solamente vegetali, funghi e uova. Mi raccomando: se vuoi pappare uova, scegli solo quelle che provengono da allevamenti in cui le galline vengono trattate bene e che a fine carriera non vengono ammazzate, e che quindi vengono allevate fino alla morte naturale.

Per chi vuole diventare ovo-vegetariano come me ma ha paura che gli vengano in mente poche idee su cosa inghiottire ogni giorno, ho preparato i seguenti esempi di pasti abbastanza frugali, che sono sufficienti per un menù variato nell'arco di una settimana e oltre.

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Colazione:

Banana / pesca / mela
Fette biscottate integrali con marmellata
Pane integrale con marmellata
Spremuta di arancia
Finto latte di cocco o di cocco + mandorle
Succo di frutta 100%

Pranzo:

Mix di verdure crude: insalata, carote, finocchio, sedano, pomodorini, mandorle

Polenta con sugo "finto" (soffritto di carota, cipolla, sedano e pomarola/pelati)
Vellutata di zucca
Vellutata di asparagi

Risotto con cipolle e zafferano
Pasta integrale con...
- pesto
- broccoli
- peperoni, mandorle e pepe
- funghi
- olive e pomarola
- sugo di aglione e pomodoro
- sugo di carote, sedano, tofu, cipolla
- uovo
- zucchine

Cena:

Mix di verdure crude: carote, finocchio, sedano, pomodorini

Spinaci cotti
Cipolle cotte in agrodolce
Patate arrosto
Zucchine in forno
Peperoni in agrodolce in forno
Ceci
Fagioli
Fagili con l'occhio
Baccelli
Piselli
Fagiolini
Melanzane con olio e battuto di aglio, prezzemolo, origano e peperoncino
Fiori fritti
Cavolfiore
Uovo affritellato al pomodoro

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Per un elenco di alimenti più vasto ti rimando al mio articolo "Sei vegano? Ma allora cosa mangi?"

Per un menù settimanale vegano, costituito da pasti più raffinati, ci sono ad esempio gli articoli del sito Vegolosi "Menu vegano settimanale veloce e bilanciato con la nutrizionista" (veloce? Non so quanto...) e "Dieta vegana: il menu settimanale con il nutrizionista", e l'articolo del sito Natureat "Menù settimanale vegan della nutrizionista: come tornare in forma".

A chi in generale ha difficoltà a passare da una dieta onnivora a una dieta vegana consiglio il sito Vegfacile.info.

06 ottobre 2019

Eliminare le note fra parentesi quadre su Word

Cercando sul web ho visto che non è facile trovare una pagina in italiano che spieghi come cancellare tutte le note fra parentesi quadra in un testo su Microsoft Word. Almeno durante la mia veloce ricerca ho trovato solo pagine in inglese, di cui una dava istruzioni che ho seguito e che non hanno funzionato. Poi ho trovato quelle che funzionano. Ed eccole qua nella nostra lingua.

Nota: seguendo questo metodo verrà annientata qualunque scritta comrpesa fra aperta e chiusa parentesi quadra, anche se non si tratta del classico numeretto che funge da nota, e anche se fra aperta e chiusa parentesi il testo va a capo.

Prima delle istruzioni ti riporto qui sotto un testo con un po' di note, così che tu lo possa copaire e incollare in un foglio Word per fare una prova.

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OPIDOS è uno dei miei blog [1] il cui titolo è un acrostico [2] che sta per "OPinioni, IDee, OSservazioni". Per la vertà a volte inserisco anche istruzioni, quindi forse avrei dovuto chiamarlo "OPIDOSIS". Ma ormai sono abituato e affezionato a OPIDOS, e così continuerà a chiamarsi. Questo nome ha anche il pregio di non essere sfruttato da nessun altro sul web [3], almeno nel momento in cui sto scrivendo, almeno per quanto riguarda le pagine indicizzate su Google [4]. OPIDOS è anche una mia valvola di sfogo, dove scrivo su argomenti che mi fanno arrabbiare e rispondo a scemenze o ad atteggiamenti scemi che vedo sul web. Questo dovrebbe contribuire a calmarmi, ma è accaduto il contrario dopo che ho scritto un articolo sulle badanti provenienti dall'est Europa [5]. Cioè non dico che mi sono arrabbiato, ma ho perso un ennesimo pezzetto di fiducia nell'homo sapiens sapiens in quanto tante commentatrici e alcuni commentatori si firmavano come "Anonimo" nonostante la mia chiara e visibilissima richiesta di non farlo, richiesta che rimandava anche a un altro apposito post in cui fornivo spiegazioni e istruzioni in merito [6]. Inoltre non era servito a granché aggiungere una scritta in grassetto rosso poco dopo l'inizio dell'articolo per spiegare che non era mia intenzione generalizzare: c'era chi continuava a rispondere come se io ce l'avessi con la sua categoria in toto.
Che ci vuoi far? Pazienza. Del resto ho anche scritto un articolo in cui suggerisco come reagire a commenti maleducati sul proprio spazio web [7].
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Ed ecco come fare per eliminare le note...

1)

Se le note (come nell'esempio sopra) sono collegamenti ipertestuali, incollale sul foglio Word, poi clicca sull'icona che compare sotto al testo incollato e scegli "Mantieni solo il testo"

2)

Porta il cursore all'inizio del testo

3)

Apri la finestra "Trova e sostituisci": mentre tieni premuti i tasti CTRL e SHIFT, premi T (questo vale per la versione italiana di Word)

4)

Nella finestra che ti appare, clicca sulla linguetta "Sostituisci"

5)

Nel campo "Trova" scrivi il seguente testo:

 (\[)(*)(\])


(ho usato l'evidenziazione gialla per farti notare che all'inizo del testo c'è uno spazio, perché essendo ogni nota preceduta da uno spazio, togliere solo la nota lascerebbe al suo posto un doppio spazio anziché uno spazio singolo nelle frasi in cui non è seguita dal punto; nelle frasi in cui è invece seguita da un punto, togliere solo la nota significherebbe mantenere il punto distanziato con uno spazio dalla parola che lo precede)

6)

Clicca sul tasto "Altro >>", facendo così espandere la finestra


7)

Metti la spunta a "Usa caratteri jolly" se non c'è già

8)

Clicca su "Sostituisci tutto"

9)

Clicca "OK" sulla finestra che ti informa del numero di sostituzioni che sono state effettuate.

04 ottobre 2019

La legge sul testamento biologico è poco chiara e incompleta

La legge sulle disposizioni antipiate di trattamento, abbreviato DAT, nel gergo comune testamento biologico è un passo avanti rispetto ai problemi interpretativi della normativa vigente, ma non è abbastanza. Non è abbastanza chiara.

Non si capisce cosa si può disporre e cosa no nel testamento, e in quali casi può valere.

Quand'è che il medico deve obbedire a un testamento biologico in cui il paziente ha scritto che non vuole essere alimentato e idratato? Solo quando il paziente è terminale? E di quanto tempo dev'essere la prognosi infausta affinché lo si possa classificare come "terminale"?

Al paziente è permesso lasciarsi morire anche se il paziente soffre di una patologia cronica che gli consentirà di vivere per molto tempo, ma che gli dà una totale invalidità? E quali requisiti deve avere esattamente per potersi classificare come grave invalidità?

Al paziente è permesso lasciarsi morire solo se la sua patologia dà grande dolore? Nota: il rischio soffocamento ogni volta che uno viene alimentato non è dolore, ma dà grande disagio... quindi?

Quali sono i criteri grazie ai quali si può dire che una persona non si risveglierà mai dal coma? Che succede se la probabilità è non nulla, ma molto molto molto piccola, tipo 1 su 1000 ?

Non si sa.

Quindi la legge sulle DAT si presta maledettamente a interpretazioni. Ed è proprio quello che non dovrebbe succedere, data l'importanza dell'argomento.