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16 maggio 2019

Come fare l'embedding di una playlist di Youtube

Youtube, nella sua visualizzazione "standard", ha eliminato la possibilità, in vigore anni fa, di fare l'embedding di una playlist. Avrà avuto i suoi motivi, ma a me la cosa era utile, e quindi sono contento di aver scovato in rete (per la precisione in un commento a un video che desciveva il vecchio sistema) un trucchetto che ci consente di visualizzare la vecchia interfaccia e ottenere la suddetta funzionalità ora ufficialmente cancellata e altre.

Non so per quanto tempo ancora questo trucchetto funzionerà. Comunque eccolo:
 1)

Val alla pagina della playlist

2)

Nella barra degli indirizzi, alla fine dell'URL, aggiungi la seguente stringa:

&disable_polymer=true

e premi INVIO.

3)

Apparirà una pagina simile alla precedente, ma stavolta cliccando su "Condividi" (link che stavolta compare in basso rispetto al nome del canale) visualizzerai la vecchia interfaccia, che ti consente di fare l'embedding della playlist intera anziché di un solo video.

4)

Clicca su "Codice da incorporare"

5)

Lascia selezionata la voce "Condividi con la playlist a partire da", e scegli dal menù a tendina fra "video corrente" e "inizio della playlist"

6)

Per altre opzioni clicca su "Altro", e comparirà la possibilità di scegliere le dimensioni del video, la possiblità di fare apparire oppure no i controlli del player, il titolo del video e la modalità privacy avanzata

7)

Fai triplo click sul codice HTML per selezionarlo, poi copialo e incollalo sul sito o sul blog in cui vuoi appaia.

-----------------

Ripeto, non so per quanto funzionerà... può essere che la vecchia interfaccia a un certo momento non sarà più accessibile, ma magari rimarrà la possibilità di modificare manualmente il codice HTML per ottenere lo stesso risultato. Se così dovesse essere, potrebbe essere d'aiuto prendere come modello un codice HTML a caso su una playlist, per cui lo incollo qui sotto:

<iframe width="1280" height="720" src="https://www.youtube.com/embed/fTPPQz-wUQc?list=PLT46MujqxVyNYLpIbqbg6w0ObzeaXRVLr" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>

(beh, tanto a caso non è...)

23 marzo 2019

Come eliminare la coda di stampa in Windows 10

Talvolta la stampante impazzisce. Occorre revocare l'ordine impartito al computer, altrimenti si genera un caos di fogli e inchiostro sprecati inutilmente. Con Windows 10 accade più raramente rispetto ai precedenti sistemi operativi Microsoft, mi pare. Però qualche volta accade. E accade anche che il metodo più comune per eliminare la coda di stampa non funzioni o non sia applicabile.
Eccoli tutti quanti i metodi (che io conosco), dal più semplice al più arzigogoloso (e però efficace di sicuro o quasi).

Metodo più semplice

1) Apri la finestra della coda di stampa
  • Se sul desktop in basso a destra, accanto all’orologio, compare l’icona della stampante, fai doppio clic su di essa
  • Se in basso a destra l’icona della stampante non compare, sul gruppo di icone accanto all’orologio, cerca una freccia rivolta verso l’alto; se presente, è quella più sulla sinistra; dopo averla cliccata, vedrai le icone nascoste; clicca sull’icona della stampante se è presente fra queste
  • Se l’icona della stampante non è presente, neanche fra quelle nascoste, procedi così:
    • Su Cortana scrivi “Stampanti e scanner” e premi INVI
    • Nella lista, clicca sulla stampante che stavi usando
    • Clicca su Apri Coda
2) Elimina la coda di stampa
  • In alto a destra clicca Stampante
  • Nel menu a tendina clicca Elimina tutti i documenti e attendi qualche secondo

Metodo meno semplice

1) Arresta lo Spooler di stampa
  • Su Cortana digita services.msc e premi INVIA
  • Sulla lista a destra clicca Spooler di stampa
  • Sulla sinistra clicca Arresta e attendi qualche secondo senza chiudere la finestra
2) Cancella i file di stampa
  • Apri la cartella C:\Windows\System32\spool\PRINTERS
  • Se compare un messaggio che parla di autorizzazioni ad accedere alla cartella clicca Continua e, se richiesto, inserisci la password di accesso a Windows
  • In questa cartella “Printers” seleziona tutti i file e cancellali.
3) Riattiva lo Spooler di stampa
  • Torna sulla finestra Servizi citata nel punto 1
  • Alla voce Spooler di stampa clicca su Avvia il servizio, per poter stampare altri documenti, adesso che il caos è eliminato.

16 marzo 2019

Su Facebook se non mi segui non ha senso rimanere nella mia lista amici

Questa è un’aggiunta al video dell’anno scorso in cui ho parlato della cancellazione di tanti amici su Facebook per l’impossibilità di seguirli tutti e non necessariamente per antipatia (perché amicizia e buoni rapporti possono esserci anche senza Facebook, come era noto a tutti prima del 2008). Aggiungo un’altra motivazione: un uso troppo diverso di questo mezzo di aggregazione...



Può capitare anche al di fuori di Facebook che l’aggregazione crei problemi: capita ad esempio di avere un’esperienza non gratificante nel frequentare un gruppo di persone che però frequentare singolarmente risulta piacevole.

Per me inviare un post su Facebook è qualcosa di simile a parlare a un gruppo di amici, proprio quelli che sono nella mia lista, e quindi trovo importante sapere, pur senza la pretesa di estrema precisione, a chi arriva ciò che dico. Se ne fai parte, è normale che tu non interagisca se ho pubblicato una foto che ti lascia indifferente o una battuta che non ti ha fatto ridere. Ma se questo si è ripetuto per un lunghissimo periodo, mi viene da pensare che i miei post non li guardi mai, oppure lo fai ma niente di quello che ho postato trovi degno di nota, neanche le cose che evidentemente sono state per me importantissime. Dopo un post su un evento importante per la sua bellezza è normale aspettarsi felicitazioni; se il fatto è molto importante perché brutto, è normale aspettarsi parole di vicinanza. Quest'ultimo è stato il mio caso nel mese scorso, quando è morta mia nonna e, a pochi giorni di distanza, mia mamma. Occasioni in cui tanti dei miei FB-friend non mi hanno contattato. Ho dedotto, chiaramente, non un menefreghismo, ma uno scarso uso di Facebook, o un eccessivo numero di amici che molti hanno e che riempie la loro bacheca rendendo più probabile che qualche post sfugga (problema che io non voglio avere, ed è per questo che l’anno scorso ho ridotto gli amici da qualche centinaio a qualche decina, anche con l’intento di una rispettosa trasparenza). A proposito di un uso secondo me improprio di Facebook ho deciso che chi usa / non usa Facebook avendo risultati del genere, non ha per me senso mantenere nella lista di amici, da cui mi aspetto di essere ascoltato quando ho qualcosa da dire. Se una sera uscissi con 150 persone che ritengo piacevoli e volessi dire qualcosa a tutti loro senza riuscirci a causa del brusìo, questo mi farebbe venire voglia di tornare a casa in anticipo, sperando ci sia occasione di incontrare ognuno di loro singolarmente.

Siccome amicizia e chiarezza nella comunicazione sono per me molto importanti, ho investito 2-3 ore per rivedere le reazioni e i commenti ai miei post degli ultimi 12 mesi, e così mi sono accorto che circa la metà dei miei circa 150 FB-friend per questo lungo periodo non ha interagito e quindi per un motivo o per un altro i miei post probabilmente non incontravano il loro interesse; per fare più ordine nella mia testa, per avere una visione più chiara di ciò che accade quando invio un post, per non avere l’impressione di parlare a chi in realtà non riceve i miei messaggi o non è interessato, cancellerò queste persone dalla mia lista.

Spero prima possibile succeda sui social network quello che è successo con le email. Quando l'uso delle email passò dalle mani di poche persone a milioni di utenti, tantissimi non si facevano scrupoli a mandare barzellette, perle di saggezza o presunte tali, bufale e catene di Sant’Antonio varie a tutti i contatti della propria rubrica. Poi questa tendenza è scomparsa. Per fortuna ora nessuno lo fa più: siamo tornati a fare dell'email l'uso iniziale, per cui era stata concepita. Di conseguenza, quando una persona riceve un’email da un amico, solitamente le dà una certa importanza e con buona probabilità la legge. Spero che questo accada anche con Facebook, strumento nato principalmente per mantenere e coltivare l’amicizia nonostante la distanza fisica e non per inviare a destinatari imprecisati il gattino, o la canzone, o l’articolo politico.

Se sei un mio amico o una mia amica e ti ho cancellato dalla mia lista su Facebook per il motivo che ho appena spiegato, spero che prima o poi userai questa piattaforma in modo simile a come faccio io; in tal caso, chiedimi pure l’amicizia e sarò lieto di accettarla.

05 marzo 2019

Youtube video embedding: eliminare alla fine video consigliati di altri canali

Una volta esisteva un modo per fare l'embedding di un video YouTube in modo che alla fine della riproduzione non ci fossero i vari riquadri che consigliavano la visione di altri video.
Addirittura questo per possibile al momento della creazione automatica del codice embedded, proprio sulla piattaforma di YouTube.

Ora non è più così: YouTube non offre più questa possibilità.

E non si ottiene lo stesso risultato che si otteneva una votla neanche ricorrendo a una modifica manuale del codice: una volta bastava aggiungere all'interno del codice, dopo l'URL del video, la stringa

?rel=0

e ottenere così il buio totale alla find della riproduzione del video.

Adesso questa modifica non è proprio inutile, ma il suo effetto è cambiato: si ottiene che alla fine della riproduzione vengano proposti non video di altri canali, ma solo video del proprio canale.

Accontentandoci di ciò, vediamo come fare di preciso con un esempio.

Mettiamo che i il codice embedded di un video YouTube sia

<iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/Pu9WHPazXBE" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>

All'interno dell'embedded la stringa che ho evidenziato in rosso è l'URL del video. Alla fine di tale stringa va aggiunta quella citata all'inizio (in verde), quindi il tutto diventerà

<iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/Pu9WHPazXBE?rel=0" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>

In questo esempio ho scelto una puntata di MalaSpeak, contenuta nel canale YouTube Psicoperformance. Come vedi qui sotto, usando questo codice, alla fine della riproduzione vengono consigliati solamente video del canale Psicoperformance.

28 febbraio 2019

Porta USB difettosa... prova a togliere il risparmio energetico

Un'entrata USB potrebbe essere da sostituire in quanto completamente non funzionante o non funzionante a tratti.

Beh, se parliamo di un computer fisso, sostituire una porta USB appartenente alla scheda madre significa lasciarla lì per non usarla più e aggiungerne un'altra in uno slot libero. Se parliamo di un portatile, non saprei. Ma tanto non è di questo che volevo parlarti in questo articolo.

Voglio piuttosto consigliarti di non decidere subito per l'aggiunta / sostituzione di uno slot USB: prima prova a vedere se il problema si risolve disattivando il risparmio energetico per le porte USB.

Su Windows 10 (sugli altri sistemi operativi non so) esiste proprio una voce specifica... Ecco come trovarla e come disporre l'impostazione suddetta.

- Nella barra di ricerca, scrivi "Pannello di Controllo" e clicca sulla relativa voce che appare in alto
- Clicca "Opzioni risparmio energia"
- Seleziona "Prestazioni elevate"
- Alla destra di "Prestazioni elevate" clicca "Modifica impostazioni combinazione"
- Clicca "Cambia impostazioni avanzate risparmio energia"
- Se necessario, espandi "Impostazioni USB" cliccando sul "+" a sinistra
- Se necessario espandi "Impostazione sospensione selettiva USB" allo stesso modo
- Se il risparmio energetico per le porte USB non è stato disabilitato, leggerai la scritta "Impostazione: Abilitata"; in tal caso, clicca sulla parola "Abilitata"
- Sul menù a tendina che compare, clicca "Disabilitata"
- In basso a destra clicca su "Applica"
- Clicca su "Ok"

17 febbraio 2019

Disattivare l'antivirus su Windows 10 definitivamente

Windows 10 è un tipo strano, se guardiamo la funzione di Windows Defender: andando sulle impostazioni riguardanti la protezione da "virus e minacce" (bella dicitura), al di sopra della levetta per disattivare la protezione in tempo reale si legge:

"Puoi disattivare l'impostazione per un breve periodo prima che venga riattivata automaticamente"

Anvedi se uno non può prendere decisioni sull'antivirus a tempo indeterminato. Mah.

Le conseguenze del non poter disattivare l'antivirus sono l'eventuale cancellazione automatica di file erroneamente scambiati per virus. E parlo di una cancellazione irreversibile, non di uno spostamento nel cestino, da dove il file si può recuperare.

Ho scoperto, grazie alle spiegazioni di una persona più esperta di me, che per disattivare l'antivirus su Windows 10 intanto bisogna avere non Windows 10 Home, ma Professional o superiore. Inoltre occorre smacchinettare un po', in un modo certo non intuitivo per un utente comune.

Ecco cosa devi fare di preciso:
  • Clicca sull'icona col cerchietto per la ricerca (solitamente nell'angolo in basso a sinistra, accanto ai quattro quadratini di Windows)
  • Scrivi gpedit.msc e clicca in alto su gpedit.msc quando compare.
  • Si aprirà una finestra "Editor Criteri di gruppo locali". Dovrai ora agire sulla parte sinistra di questa finestra (che se necessario puoi espandere trascinando col mouse il suo margine destro).
  • Sotto a "Configurazione Computer" clicca sulla freccetta che compare a sinistra della cartella "Modelli amministrativi", affinché si espanda facendo visualizzare le sue sotto-cartelle.
  • Allo stesso modo, espandi la cartella "Componenti di Windows"
  • Stessa cosa per la sua sotto-cartella "Windows Defender Antivirus"
  • Agisci ora sulla parte destra della finestra (anch'essa espandibile col trascinamento del suo margine destro): scorri in basso l'elenco delle voci finché non trovi "Disabilita Windows Defender Antivirus". Fai doppio clic su questa voce, e si aprirà l'omonima finestra.
  • In questa nuova finestra seleziona la voce "Attivata"
  • Clicca su "Applica" e poi su "Ok"
Ecco fatto.

Detto ciò, come assicurarsi che i file soggetti ad ingiusta accusa di essere virus vengano cancellati in un PC con Windows 10 (pensa ad esempio al caso in cui senza pensarci hai portato il file su un PC di un tuo amico che non ha usato l'accorgimento su descritto) ?

Io faccio così: uso Winrar, che è nato per creare degli archivi compressi di file (quindi per ridurne le dimensioni creando un unico file di cui è più facile l'invio o lo stoccaggio), ma che è utile anche per rendere un file o un gruppo di file impenetrabile da curiosi non autorizzati... compresi gli antivirus.

Per far questo puoi "racchiudere" il file da proteggere in un archivio RAR protetto da password. In questo modo, almeno finché il file è "inglobato" lì dentro, l'antivirus non potrà penetrarvi per analizzarlo ed eliminarlo. Quando scompatti il file, se questo viene eliminato, ne hai sempre una copia di riserva all'interno del file.rar.
Per non dimenticare la password, in questo caso, puoi includerla direttamente nel nome del file. Ad esempio, se la password è "nonvirus", puoi creare l'archivio denominato file_(pw nonvirus).rar.

29 gennaio 2019

Pensierino sulle recensioni su Google Maps

Le recensioni delle aziende su Google Maps sono affidabili?

Dipende.

Quando si tratta di grandi esercizi commerciali, immagino siano affidabili, nell'insieme. Quando invece si tratta di ditte individuali o piccoli esercizi commerciali, c'è da fare una tara.

Come gli utenti si immaginano, le grandi aziende, ad esempio le catene di supermercati o di fast-food, stanno in piedi grazie fattori che hanno un'efficacia molto più grande rispetto alle recensioni online: stanno in piedi grazie al marketing e all'essere conosciuti dalle persone di una certa zona per la propria storia o per la propria grandezza o per i prezzi bassi. I dirigenti di queste aziende non si sognerebbero mai di querelare una persona perché ha scritto una recensione anche molto negativa, magari diffamatoria: questo potrebbe portare un danno ulteriore e molto più grande, indipendentemente dall'esito della causa, perché molta gente non vede di buon occhio una grande azienda che si mette contro a una singola persona (lo scenario ricorda un gigante che schiaccia piccola creatura, e si tende a fare il tifo per quest'ultima).

Se invece parliamo di piccole attività commerciali c'è da tenere conto di vari fattori, che rendono le recensioni su Google Maps meno affidabili:

- se il numero di recensioni è minore di qualche decina, è abbastanza alta la percentuale di parenti e amici che potrebbero aver scritto una falsa recensione positiva;
- anche se un utente è rimasto insoddisfatto, potrebbe non avere voglia di infliggere un danno, a meno che non sia molto arrabbiato;
- se un utente insoddisfatto ha anche lui la propria piccola azienda su Google Maps (magari è un libero professionista), potrebbe pensare che scrivere una recensione negativa lo esponga al rischio di essere a sua volta recensito negativamente per vendetta;
- un utente insoddisfatto potrebbe non voler raccontare la propria esperienza negativa di cui non ha sufficienti prove per paura di una querela.

E ve lo dice il proprietario di una ditta individuale che ha uno spazio su Google Maps e, al momento, poche recensioni.

Che ne pensi? Scrivimelo nello spazio dedicato ai commenti (però non fare come tanti hanno fatto fin ora: leggi prima il messaggio "IMPORTANTE"!)

19 dicembre 2018

Come inviare una raccomandata senza busta con più fogli?

Come è noto, la raccomandata con ricevuta di ritorno è una lettera (o un pacco) il cui ricevente, al momento della consegna, deve firmare una ricevuta, che tornerà in mani del mittente, che la conserverà come prova dell'invio, tipicamente da esibire in tribunale come prova; se il destinatario non la ritira entro un certo lasso di tempo, la raccomandata è legalmente da considerarsi come consegnata e letta comunque.

(NB: la ricevuta di ritorno prova la data di ricezione solo se la raccomandata è stata spedita tramite Poste Italiane, come stabilito dalla sez. civile della Cassazione con la sentenza n. 26778/2016; inoltre in un processo non può essere sostituita se non provvisoriamente dalla stampa della ricevuta in caso di raccomandata online inviata tramite il sito delle Poste, e comunque presentata non più tardi di 5 giorni prima delle prima udienza, come stabilito Cassazione, con l’ordinanza 19387/2012)

Ma come evitare che il destinatario affermi di aver ricevuto una busta vuota?

Si elimina questa eventualità inviando non una busta contenente una lettera, ma una lettera ripiegata in tre parti e spillata o, meglio ancora, fermata con colla o nastro adesivo per evitare una spesa aggiuntiva dovuta alla possibilità di problemi meccanici dei sistemi di smistamento che potrebbero comportare l'intervento di un operatore.
Il rettangolo ottenuto avrà le dimensioni di una busta; il messaggio per il destinatario dovrà risultare all'interno, e all'esterno rimarrà la parte su cui, come in una normale lettera, verranno riportati il destinatario da un lato e il mittente dall'altro.

E se il testo è particolarmente lungo, impossibile da inserire in una sola facciata e/o si devono includere degli allegati... come si struttura questa raccomandata senza busta?

Già, perché usando il primo foglio ripiegato come busta artigianale e inserendovi gli altri fogli, torna il problema di cui ho parlato all'inizio: il destinatario potrebbe dichiarare di aver ricevuto un solo foglio, quello che fa da involucro e che contiene solo una parte della lettera.

Il problema non si risolve spillando i fogli insieme, mi pare, dato che il destinatario potrebbe separarli usando un cavaspilli e sostenere di aver ricevuto un solo foglio (bucato).

Né si risolve scrivendo nella pagina più esterna tipo "Il presente documento si compone di N fogli...". Ho letto questa idea di un utente che sosteneva che così facendo, se il destinataro nega la presenza di altri fogli si potrà fare reclamo alle Poste per manomissione del plico. Reclamo inutile in realtà, perché è la parola del destinatario contro quella di Poste Italiane, e soprattutto perché potrebbe essere troppo tardi: magari questa contestazione viene mossa dal destinatario solo nel corso di un processo.

A qualcuno (oltre che a me) è venuto in mente di usare un unico foglio A3 da ripiegare, foglio in grado di contenere più scritte. Ma in questo caso il destinatario potrebbe tagliarlo e ridurlo così in un formato A4 che contiene indirizzi e timbro, e sostenere di aver ricevuto un A4 senza le altre parti del foglio, che avrà distrutto. Il giudice del tribunale potrebbe essere assai propenso a credergli, perché solitamente le lettere vengono inviate proprio in formato A4.

Quindi a quanto mi risulta gli unici modi per dimostrare inequivocabilmente l'invio di più fogli sono i seguenti:

a) Inviare più raccomandate senza busta, una per ogni foglio, scrivendo in ciascuna il riferimento alle altre.

b) Ci sarebbe poi un metodo di mia invenzione (e però vedi aggiornamento sotto). Un metodo che potrebbe sembrare bizzarro, ma conveniente se i fogli sono molti, e soprattutto un metodo che mi pare non avere migliori alternative se si devono spedire oggetti diversi da semplici fogli: all'interno dell'ufficio postale, creare un filmato in presa continua in cui si veda dettagliatamente tutto quello che viene spedito, e in cui si vedano i particolari della spedizione stessa, e cioè la preparazione del plico o pacco, la consegna all'impiegato, il timbro e il codice dell'affrancatura. Il tutto facendo attenzione a che nessun oggetto, una volta inquadrato, esca mai dall'inquadratura, altrimenti il destinatario potrebbe sostenere una sua sostituzione prima del rientro all'interno dell'inquadratura.
Come dicevo, questo potrebbe anche essere il sistema a cui ricorrere se si vuole inviare un oggetto, ad esempio un libro (in questo caso si dovrebbe includere nel filmato la scena in cui si visualizzano tutte le pagne, sfogliandole una ad una, per impedire che il destinatario sostenga di averlo ricevuto danneggiato).
Aggiornamento: Un mio amico mi ha scritto: "Dovevo spedire una busta ordinaria. Mi recai all'ufficio postale e feci tutto, timbro compreso. Alla fine chiesi all'operatrice di fare una foto, con il timbro, lei mi rispose, che subito dopo timbrato non era possibile fare filmati o foto."
Beh, allora io poi BOH. Se ti vengono idee, scrivilo nello spazio dei commenti e te ne sarò grato.

...Ma se si usa la PEC (posta elettronica certificata)? Tutti i problemi se ne vanno?

Non tutti, almeno nel momento in cui sto scrivendo questo articolo.
Se ne va il problema della lunghezza del testo, visto che si può scrivere quanto si vuole nel corpo di una email.
Rimane però il problema degli allegati, perché come ho saputo grazie a discussioni con esperti in campo legale e informatico, la ricevuta di ritorno di una email PEC ti fornisce la prova dell'invio del corpo dell'email, ma non degli allegati... mancanza che spero verrà sanata prima possibile.

12 dicembre 2018

Un unico acquisto su Amazon con due carte di pagamento

Nessun sito di e-commerce che ho visitato consente di frazionare il pagamento, consentendo al cliente di pagare con due o più carte (di credito o ricaricabili). Nessuno, compreso Amazon. Ma con Amazon c'è una scappatoia che consente di risolvere questo problema.

Sì, potrebbe essere un problema, nel caso ad esempio in cui tu voglia per qualche motivo spendere tutti i quattrini che hai in una carta ricaricabile prima di disfartene, sapendo però che non sono abbastanza per acquistare il prodotto che desideri. Oppure nel caso in cui tu e un'altra persona vogliate pagare qualcosa a metà senza bisogno che uno dei due rimborsi l'altro maneggiando contanti (che sono sporchi, si sa, poi tocca lavarsi le mani).

Ebbene, il TRUCCO (quanto piace questa parola ai blogger acchiappafessi) consiste nel fare, prima dell'acquisto dei prodotti, un acquisto di un buono regalo con una delle due carte di pagamento. Si tratta di una ricarica, come quelle per il credito telefonico, o per le stesse carte prepagate. La quantità di quattrini da ricaricare dovrà corrispondere a quanti quattrini vuoi spendere da quella carta lì.

Ecco come fare utilizzando l'interfaccia da computer, almeno così com'è mentre sto scrivendo questo articolo:
  • Effettua l'accesso sul sito di Amazon con tua email e password
  • Clicca su Account e Liste
  • Clicca su Buoni Regalo e Ricarica
  • Clicca su Ricarica il tuo account
  • Clicca su uno degli importi pre-impostati oppure, nella casella sulla destra, specifica un importo
  • Scegli la carta di pagamento che vuoi usare per effettuare la ricarica
  • Clicca sul tasto giallo in basso, nel quale troverai scritto "Ricarica [cifra da te decisa]" 
...Adesso è il momento di eseguire l'acquisto dei prodotti. Mettili nel carrello come già sai fare e, nella schermata finale, dove vedi sulla destra dello schermo c'è il tasto "Acquista ora", accertati che sotto a questo tasto ci sia la voce "Buono Regalo".
Devi inoltre accertarti che, alla stessa pagina, alla voce "Modalità di pagamento" figuri l'altra carta, quella con cui non hai acquistato il buono regalo.

Nota: questo TRUCCO (yes, trucco, trick, tip) ha un limite: non si può usare una frazione del buono regalo. Ovvero se prima di tutta questa operazione avevi già nel tuo account un buono regalo di 20 euro e acquistando un buono regalo di 30 euro adesso hai 50 euro nel tuo conto Amazon, non è che puoi dire "Utilizzo 30 euro di buoni regalo e gli altri X euro li prendo dalla carta ricaricabile". Un buono regalo lo utilizzi oppure non lo utilizzi. Se lo utilizzi, al tuo conto Amazon verrà sottratto tutto l'importo della spesa e, se il saldo va sotto zero, allora il sistema preleva i rimanenti euro che devi pagare dalla carta.

02 dicembre 2018

I troll-post per far abboccare gli xenofobi sono dannosi

Un mio FB-friend stamattina ha condiviso questo post di Francesco Lancia, un utente che ha curiosato sul diario Facebook di un gommista di Monte San Savino, autore di un omicidio di un ladro che si era introdotto nel suo capannone, e di cui i media hanno parlato molto in questo periodo. Scorrendo fino a quasi 2 anni fa ha notato questo post, accorgendosi che l'uomo era cascato in uno scherzo a cui abboccano tipicamente gli xenofobi affrettati:


Francesco ha affermato che pubblicare scherzi del genere...

...è come avvicinarsi a un naziskin e dirgli "Lo vedi quel nero laggiù? Mi ha detto che si scopa tua madre". Quando poi torni dagli amici a gustarti da lontano i divertentissimi effetti dello scherzone, cerca di ridere forte così avrai maggiori possibilità di coprire il rumore delle ossa del malcapitato che si rompono.

Un po' esagerato, credo.

...Almeno se parliamo di Italia e paesi con un minimo di... stavo per dire alfabetizzazione, ma no, non è la parola giusta. Paesi abitati da persone con un minimo di intelligenza? Beh, certuni sono davvero terra terra. Senso civico? Boh.

E insomma, diciamo... almeno se parliamo di Italia e non di paesi come l'India, dove alcuni mesi fa una bufala ha davvero provocato degli omicidi.

Ma appunto, torniamo a parlare di Italia.

Un post del genere, o anche molti post del genere non possono essere così direttamente dannosi. Le opinioni influenzano le azioni, ma sono comunque cose ben diverse. Un' azione di una certa pesantezza è molto molto più influenzata dal proprio vissuto che dal proprio credo politico. Negli ultimi anni c'è una grande propaganda che fa percepire agli italiani una sicurezza più bassa di quella che effetivamente sussiste; una propaganda fatta di slogan e frasi imbecilli come "la difesa è sempre legittima". Ma anche se non ci fosse stata questa propaganda, il gommista sansavinese avrebbe sparato lo stesso. Infatti, se non parliamo di persone abituate a ammazzare, sparare a qualcuno è un'azione che può venir fuori soltanto a causa di una forte esasperazione, dovuta alla propria esperienza, e non a chiacchiere al bar, in TV o su Facebook. L'uomo ha sparato perché esasperato dalle molte incursioni dei ladri che aveva subito. Non perché ha maturato una convinzione leggendo sentendo parlare qualcuno.
 
Diciamo che fare troll post del genere è da stronzetti come parlare con uno straniero che vuole imparare l'italiano e suggerirgli parole scorrette. Diseducativo e a una certa età non più divertente.
Un altro esempio: se vedo una persona affetta da demenza che dice o fa cose strane e un quindicene ci ride, posso capirlo, ma io nella maggior parte dei casi lo trovo solo triste. Stessa cosa, a sto punto, per gli webeti che certi troll si divertono a prendere in giro, divertiti dal fatto che il loro desiderio di indignarsi è costantemente troppo forte per accorgersi che quel negro sia in realtà Martin Luther King e quel caucasico sia in realtà il criminale Charles Manson.

Ecco perché, senza drammatizzare come ha fatto Francesco, auspico che a questi scherzi ai danni delle persone superficiali venga posta fine. Sono stati divetenti in passato, ora basta. Perché un certo danno, a lungo termine, lo fanno eccome.
Se da una parte per qualcuno può essere divertente abbindoalre i polli per poi deriderli, dall'altra non bisogna chiudere gli occhi di fronte alla conseguenze di scherzi del genere moltiplicati per milioni di utenti utonti.

Lo so che li detesti, gli xenofobi superficiali, populisti e tutto il resto, ma questo non ti autorizza a diseducarli ulteriormente. Infatti in molti casi non vengono raggiunti da nessun commento che fa capire loro lo scherzo (come nel caso in questione nel momento in cui sto scrivendo) e altre volte comunque no, non hanno alcuna voglia di fare un passo indietro e ammettere di aver sbagliato. Rispondono tipo "Ok, ma potrebbe essere successo". Una volta uno mi ha detto "Lo sapevo, ma è una rappresentazione". Quindi il rinforzo del loro credo ha avuto luogo, e tu, autore dello scherzo, fra le tante risate, non ti accorgi di essere una pur piccola parte del problema.

Perché se dire cazzate che vengono buffamente prese per vere non spinge una persona a sparare, la spinge a atteggiarsi in un certo modo con gli altri e lo spinge a votare una certa parte politica basandosi su informazioni false.

E il diritto di satira?

La satira va bene quando ad esempio lo spettatore guarda un comico o legge una vignetta ed è al corrente che si tratta di satira. Se non è al corrente (ad esempio se non lo capisce), non è uno spettatore di satira, è una persona che viene presa in giro e disinformata, e non solo per colpa della propria superficialità.

A questo proposito riporto due commenti sotto al post di Francesco...

Daniele:

La satira è tale quando è dichiarata e contestualizzata. Il Trolling è l'esatto opposto.
Lo abbiamo dimostrato ampiamente che l'internet è pieno di cliccoscimmie, non c'è più bisogno di "rivelarlo".
Il contesto è cambiato, il contesto è che le cliccoscimmie stanno superando la soglia del pericolo sociale, e che stuzzicarle sui social influisce molto sulle conseguenze nella vita vera.
Se vogliamo chiamarla "satira di bassa lega" non c'è problema, purché la definiamo:
la satira di bassa lega è satira ignorante che non capendo il contesto in cui si muove fa casino, come fare tiro con l'arco, ma da ciechi e dentro un asilo.


Simone:
No, non è nemmeno satira di bassa lega, è solo un tipo di umorismo becero per bambini, come le scorregge e le parolacce. La satira è critica, ironia, comicità che mette in risalto i lati negativi dell'argomento di turno, è tutto questo e anche di più. Il trolling, soprattutto QUESTO tipo di trolling, è un modo becero di prendere in giro gli ignoranti. Come scritto qualche commento sotto, andare da una persona priva di istruzione a sbeffeggiarla con il proprio bagaglio culturale è come andare vicino a una donna per fare la gara a chi ha il pisello più grosso. L'ignoranza non va sfottuta, va combattuta e prevenuta.

18 novembre 2018

Il venditore Steve Jobs idolatrato, il genio Dennis Ritchie ignorato

Dal post Del mio amico Federico su Facebook e qualche suo commento... Buona lettura.

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Ebbene si, lo dico. So che sarò impopolare ma sono allergico a Mac.

Ieri ho passato due ore cercando di estrarre una banalissima presentazione da un Ipad per passarlo sul computer della sala conferenza. Ho scoperto che:
  • Collegato via usb condivide solo una stupida cartella foto, peraltro bloccata ed immodificabile
  • Non esiste modo di configurarlo come "storage device" e montarlo come una banale chiavetta
  • Non esistono app premontate che permettano di accedere al disco interno e trattare i file come file. Ci sono solo oggetti di proprietà esclusiva del programma che li ha generati
  • Il pairing Bluetooth avviene ma non serve a niente. L'ipad rifiuta qualsiasi trasferimento in entrato o uscita verso dispositivi non Apple
  • L'OTG, questo sconosciuto.
  • L'unico modo ufficiale per esportare file è tramite quel cesso di ITunes, ovvero mettendo i tuoi files a disposizione di Mr Jobs (dec)
  • Itunes per pc è noto essere peggio degli innesti Borg di Star Trek... Non te ne liberi più e vieni assimilato. Non ridete Maccari, voi siete assimilati alla nascita.
  • L'onesto tentativo di installare la app Dropbox e trasferire la presentazione via cloud ha portato ad una bella finestra "work in progress" che mi ha tenuto compagnia per 20 minuti. Il collegamento era tramite fastweb..
  • La mia collega ha poi "mimato" le sue diapositive.
Conclusione: Android forever!

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Aggiunge nei commenti [correggo qualche errorino]:

Apple è indiscutibilmente un trend setter, nel bene e nel male. Ha fatto nascere il concetto di smartphone e di tablet, ottimo. Il problema è che hanno una politica commerciale, d'assistenza, di value for money e di struttura del loro software che reputo molto negativa e che molti altri produttori finiscono per copiare. Quindi, anche se non sono un utente Apple, mi ritrovo poi in un mondo fatto da cellulari con batterie sigillate, con notch orrendi, con accessi root bloccati, senza schede SD di upgrade e sistemi operativi Windows che hanno le icone sempre più grosse e colorate e sempre meno accesso alle impostazioni, a funzioni personalizzabili. Il motivo per cui non ritengo affatto che Steve Jobs sia questo gran genio è perché ha creato nuove necessità dove non c'erano piuttosto che trovare nuove soluzioni a problemi irrisolti. Sono un fan di Elon Musk: quando tutti tiravano fuori auto elettriche che nessuno avrebbe mai comprato perché facevano i 50 km/h, erano in vetroresina, a forma di Bondì Motta e pitturate di giallo e verde, lui ha sviluppato una roadster strafiga che faceva da 0 a 100 in 3,9 secondi. Improvvisamente l'auto elettrica era il sogno di molti ed un prodotto che sostituiva una vecchia tecnologia. https://www.youtube.com/watch?v=hGedskcjGow&t=277s

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Federico segnala anche il canale Youtube di Louis Rossmann, che presenta un mondo abbastanza agghiacciante da scoprire riguardo alle caratteristiche dei prodotti Apple.
Louis ripara computer sostituendo singoli componenti elettronici (usando un microscopio) anziché cambiare intere schede. E spiega come i prodotti Apple e soprattutto le loro politiche di assistenza rasentino la frode.

E nonostante i prodotti Apple, a parità di prezzo siano tutt'altro che superiori ai prodotti su cui girano Android e Windows, continuano ad esistere fan sfegatati senza se e senza ma che venerano quest'azienda, e compiangono Steve Jobs, il cui principale lavoro è stato fare marketing. Molto meno noto e idolatrato, invece, è stato Dennis Ritchie (morto 7 giorni dopo Jobs), i cui meriti sono stati infinitamente maggiori.

Ecco un confronto fra i due...


Meriti di Steve Jobs:

- aver commercializzato (non inventato) gli "iProdotti", fra cui gli iPhone, che soffrono di una evidente obsolescenza programmata
- aver commercializzato (non inventato) computer portatili super-costosi (meno prestanti dei PC che si possono acquistare con la stessa cifra)

Meriti di Dennis Ritchie:

- aver dato un contributo fondamentale per sviluppare il sistema operativo "Unix"
- aver inventato il linguaggio di programmazione "C"
- ...da cui sarebbero derivati Linux, Android, JavaScript, C++, e una gran mole di software tutt'ora usata nella tecnologia della rete Internet e in vari programmi...
- ...Ad esempio le prime versioni di Windows erano basate su "C", e Mac OS e iOS sono basate su "Unix".

11 luglio 2018

Puoi davvero essere amico di centinaia di persone?

Di nuovo, ho investito del tempo per risparmiare tempo. Ho dedicato qualche secondo a ogni Facebook-friend per decidere se tenerlo o cancellarlo dalla mia lista di amici (oltre 600). Poi ho pubblicato un aggiornamento di stato con un messaggio in cui spiegavo che no, almeno io non me la sento di dirmi amico di centinaia di persone, e che quindi ne avrei cancellate molte.

Consiglio a tutti di fare lo stesso. È una questione di chiarezza.

Ecco il mio messaggio...



Secondo me fra le cose che puoi aspettarti da un amico c’è il fatto che sia interessato agli eventi della tua vita e a tutte le cose di cui vuole renderti partecipe.

Se sei su Facebook, può darsi che questo sia il tuo principale mezzo per comunicare con amici che non vedi spesso. Quindi se sono tuo amico su Facebook, hai ragione di aspettarti che io guardi o ascolti i tuoi post.
Infatti che amico sono se rischio di perdermi le tue notizie, magari importanti, sia belle che brutte, e che presupporrebbero da parte mia congratulazioni o parole di cordoglio?

Insomma, secondo me presuppone un impegno, il considerarsi amico di qualcuno (non importa se su Facebook o altro luogo).

Se mi rendo conto di non essere davvero amico di una persona, e che quindi seguire le sue notizie non è una priorità, credo che cancellarla dalla lista di amici di Facebook sia un segno di rispetto, di trasparenza. Significa non volerla illudere di un rapporto che in realtà non c'è.

Questo farò a breve, rimanendo con poche decine di amici, per poter coerentemente dedicare a Facebook pochi minuti al giorno. Essere amico di centinaia di persone, almeno per me, è impossibile.

Quindi chi verrà cancellato sappia che è una questione di tempo e non di antipatia nei suoi confronti (magari in certi casi anche, ma insomma non necessariamente).

Comunque tutti (tranne le persone che ho bloccato, chiaramente) possono comunicare con me in chat se necessario, e seguire i miei post pubblici (che sono la maggioranza) andando sulla pagina del mio profilo e cliccando su "Segui"… e anche cliccando “Mi piace” sulle 3 pagine che gestisco, e cioè “Psicoperformance”, “Valdarno Salute e Fisioterapia” e Umanitamtam, di cui metto i link nel primo commento di questo video.

E, con l'occasione, ecco i link:

Pagina "Psicoperformance":
https://www.facebook.com/Psicoperformance/

Pagina "Valdarno Salute e Fisioterapia":
https://www.facebook.com/valdarnosalutefisioterapia/

Pagina "Umanitàmtàm":
https://www.facebook.com/umanitamtam/


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Ripeto, se anche tu hai centinaia di persone nella tua lista di Facebook, ti consiglio di fare qualcosa di simile. Perché sì, anche su Facebook "amico" dovrebbe significare proprio "amico" (e no, avere tanti amici su Facebook non può essere un buon modo per pubblicizzare la tua azienda). Ho parlato di questo nell'articolo intitolato "Amicizia agli amici, anche su Facebook".

29 gennaio 2018

Prevenire e risolvere il Techstress, stress dovuto all'uso eccessivo della tecnologia

Il frequente uso di computer e cellulari comporta danni fisici e psicologici a milioni di persone, sia bambini che adulti; lo certifica un’ampia letteratura scientifica.
Se lavori al computer o se hai un figlio che passa molto tempo su un cellulare o un tablet, ti consiglio di guardare un video dei miei amici Dario Martinis e Andrea Deltetto, divulgatori su questo argomento purtroppo molto sottovalutato.

Ti spiegheranno come mantenere benessere, vitalità e forza, e ti spiegheranno anche perché educazione all’ergonomia e sport non bastano a risolvere i danni della sedentarietà.

Se vuoi essere preparato su queste tematiche e magari essere di buon esempio per tuo figlio, o se lavori con dispositivi digitali di qualsiasi tipo e vuoi proteggere la tua salute, clicca sul link che vedi sotto a questo video.



Per guardare i video di Dario e Andrea

04 gennaio 2018

Altroconsumo e i tentativi di appioppo telefonico del loro abbonamento

Iniziativa collettiva "Abbassa la polizza"
Dopo l'esperienza che sto per riportare ho cercato qualche altra esperienza sul web riguardante Altroconsumo, e ho visto senza sorpresa che c'è chi ne parla male, seguito da commenti che ne parlano peggio.

Mi riferisco ad esempio a una storia in 4 puntate raccontata dal blogger Sand0705, negli articoli "La truffa di Altroconsumo - 1" e seguenti, pubblicata nel lontano 2006, ma commentata anche recentemente da molti utenti che hanno fornito le loro testimonianze.
 
Stavo per aggiungere anch'io un commento per raccontare la mia esperienza, ma dopo averlo scritto mi sono accorto che era abbastanza lungo da farci un articoletto, e quindi eccomi qui su OPIDOS. Buona lettura.

Sono iscritto da anni alla newsletter di Altroconsumo. Giorni fa leggo che è possibile unirsi a un'iniziativa chiamata "Abbassa la polizza" (al momento in cui sto scrivendo la pagina è questa).
Inserisco il mio numero e vengo chiamato da una signora che cerca di appiopparmi l'abbonamento a Altroconsumo a un prezzo irrisorio per un primo periodo (se ben ricordo qualcosa come 2 euro per il primo mese). Al mio rifiuto mi dice che vorrebbe capire meglio. Visto che non mi voglio iscrivere a Altroconsumo, vorrebbe capire se io credo di non essere un consumatore. Le rispondo che le hanno insegnato il metodo sbagliato di vendere un abbonamento, perché questo tipo di considerazioni/domande stupide (in realtà sono stato più gentile e non ho detto "stupide") irritano e basta. Ha continuato dicendo che no, lei mica vuole vendere, vuole solo capire... Le ho detto "La saluto, arrivederci" e ho riattaccato. Anche se la tentazione di mandarla affanculo è stata forte.
Questa operatrice all'inizio della chiamata mi aveva chiesto il mio indirizzo email (e io le avevo risposto fornendole la stessa email con cui ero iscritto alla newsletter) e e mi aveva detto che sarebbe servito pr inviarmi un link utile a prendere parte all'iniziativa. Non aveva specificato (così come non è specificato sulla pagina web) che la partecipazione all'iniziativa sarebbe stata riservata solo a chi avrebbe abboccato alla vendita telefonica dell'abbonamento... Anzi, adesso che riguardo la pagina web vedo che nel cerchio rosso c'è scritto "Per i soci Altroconsumo ulteriori vantaggi". Ecco. Quindi uno pensa che se sei socio hai vantaggi in più rispetto ai vantaggi dei non soci, che pure esistono. E che uno presume siano quelli descritti nella pagina stessa. Non nel mio caso, almeno: via email quel link non è mai arrivato. Anzi, è arrivata una seconda email relativa all'iniziativa "Abbassa la polizza", che di nuovo mi invita ad andare sul sito per inserire il mio numero telefonico.

Eppure, adesso che guardo ancora meglio, scorrendo la pagina in basso c'è scritto "La partecipazione è gratuita ed aperta a tutti, anche a chi non è socio Altroconsumo". Boh.

30 dicembre 2017

Mapaspeak - Puntata 20



Non acquistare braccialetti luminosi. La loro produzione, come quella di tutte le cose, comporta inquinamento.

Non usare petardi in città, perché spaventano i cani.
Anche i fuochi d’artificio rumorosi andrebbero aboliti.
Beh, anche quelli non rumorosi.
Insomma, non acquistare nulla di inutile. Ad esempio vestiti.
Occhio all’eticità dei vestiti troppo economici.

Possibile cancellazione a sorpresa dell’account Facebook - come minimizzare i problemi. Se sei un utente Facebook potrebbe capitare, com’è successo a molte persone, che il tuo account venga cancellato senza apparente motivo, e senza che tu sia stato segnalato per la violazione di alcuna regola. Strano ma vero. Matto ma vero. E non c’è modo di recuperarlo, perché l’assistenza FB praticamente non esiste, e quando esiste non pare dotata di grande competenza né intelligenza.
Se ti accade questo inconveniente, non perdi per sempre le foto e i filmati, perché le avrai salvate su un hard disk, immagino. Perdi però le tue chat (magari non te ne importa nulla) e il tuo diario (nel quale forse hai scritto cose che volevi conservare, proprio come i vecchi diari cartacei). Come non perdere i dati del tuo diario Facebook? Lo strumento di backup attualmente fa abbastanza schifo. Comunque ogni volta che scrivi qualcosa sulla tua bacheca che vuoi conservare, puoi copiarla e incollarla su un tuo blog, magari protetto da password e non indicizzato da Google. Quello sì, è facilmente scaricabile.
Altro problema che potrebbe presentarsi è l’impossibilità di accedere a un servizio a pagamento (ad es. un servizio di musica, tipo Spotify) per iscriverti al quale hai usato il tuo account Facebook. Magari hai pagato ad esempio una quota mensile, e non riesci ad accedere, perché il tuo account FB è stato cancellato. Ecco perché per gli altri servizi web, specialmente quelli a pagamento, non devi iscriverti usando il tuo account Facebook. Fai un’iscrizione con la tua email e una password.

La religione non rende più altruisti: Nel 2015 sulla rivista scientifica Current Biology è stato pubblicato uno studio che si occupa del rapporto tra religione e pro socialità. Dai risultati si evince che l'educazione religiosa sembra scoraggiare la generosità spontanea e aumentare le tendenze punitive. Ne parla Il Post in questo articolo.
Link dello studio:
http://www.cell.com/current-biology/abstract/S0960-9822(15)01167-7

Tante persone denigrano i politici in quanto corrotti. Ma se si prova a corrompere loro cosa succede? Succede che si capisce che l’hanno coi politici perché invidiano la loro possibilità di essere corrotti. Link all’esperimento:
https://www.facebook.com/theshowisyou/videos/1905085933059074/

Alle elezioni politiche non devi dare il voto utile. Devi votare il partito che ti piace di più. Non badare al fatto che non ha consensi sufficienti per vincere le elezioni. Lo scopo del tuo voto non è vincere le elezioni. Sei semplicemente chiamato a votare il partito che preferisci. Del resto, se la maggior parte degli italiani vota un altro partito, è giusto che quello per il quale voti perda.

27 novembre 2017

Burioni e l'immagine del bambino "morto" che non è morto

Pochi giorni fa il prof. Roberto Burioni, nella sua pagina Facebook, scritto un post (vedi immagine qui sotto) su un argomento poi ripreso da Nextquotidiano in questo articolo.

Oggi una mia FB-friend ha postato questa immagine.

Ho commentato così:

No, Burioni non crede che quella madre sia morta, perché 1) è palesemente un'attrice 2) la scenetta è palesemente comica.
Quel bambino dell'immagine sui vaccini non è palesemente una foto a caso. Se il bambino morto esiste davvero, mettici davvero la sua, di foto.
Nota: la foto del bambino è presa da Shutterstock. E i termini di servizio di Shutterstock vietano alcune forme di utilizzo delle immagini che vengono vendute sul sito. Perché non il semplice fatto di aver acquistato un contenuto sul sito non consente di poterlo utilizzare ad esempio per far apparire il soggetto della foto “come affetto o in cura per disturbi fisici o mentali” (vedi https://www.shutterstock.com/it/license)

Commento di una FB-friend in comune:

La posa della foto come Avrebbero dovuta farla? Con la salma riesumata del bambino veramente morto?
Ma come si fa a non notare che Burioni è da internare?
La pubblicità quella dell'AIDS con l alone che circondava le persone affette....eran tutte con esami alla mano scelte apposta ?

Mia risposta:

Non sono io a doverti dire come fare una cosa. Però posso dirti se hai fatto una sciocchezza. Se metti una foto in cui scrivi "Io sono uno dei bambini... etc" lasci intendere che quel bambino sia proprio lui. Se non sei d'accordo e pensi sia palese che si trattasse di un bambino a caso scelto per la rappresentazione, chiediti se il creatore dell'immagine sarebbe stato d'accordo a sostituire la foto con un disegno. Pensa che effetto fa vedere il disegno di un bambino e la scritta "Io sono uno dei bambini...etc". Se c'è una foto invece che un disegno è segno che chi ha creato l'immagine voleva illudere chi guardava che si trattava proprio di lui.
Inoltre il volto del bambino è censurato, e anche questa censura può esser stata messa per u solo scopo: ricordare la privacy, ovvero dare l'idea che la persona raffigurata è proprio quella di cui si sta parlando, e che quindi vada tutelata non mostrandone il viso. Viso che invece su Shutterstock è visibile.
Lo spot sull'AIDS con l'alone non fa testo, perché era una palese finzione con palese valore simbolico.

Sua risposta:

Attaccarsi a ste cose x me.non ha senso. Anzi l'unico senso che trovo è quello di voler a tutti i costi trovare il pelo nell'uovo. Non c'è nulla di costruttivo in quello che Burioni contesta, è palese che lo faccia solo perché non ha altro da dire e questa è malafede.

Mia risposta:

Basta aver voglia di ascoltarlo per accorgersi che in verità ha molte cose da dire. E quella del bambino usato a sproposito è solo una delle tante; non c'è motivo di dire che si tratta dell'unica, né della più importante.
Inoltre cercare il pelo nell'uovo può significare essere pignoli (secondo me in questo caso non è così, perché ritengo la comunicazione fuorviante è un fatto fastidioso e disonesto), ma non è certo sufficiente a dimostrare la malafede. Anzi, in questo caso se proprio devo dire chi mi sembra più in malafede, per me si tratta dell'autore dell'immagine, perché, come ho spiegato sopra, è volutamente ingannevole.
E dato che ci sono, aggiungo un altro elemento a favore di questa tesi:
Il volto del bambino è censurato, e anche questa censura può esser stata messa per u solo scopo: ricordare la privacy, ovvero dare l'idea che la persona raffigurata è proprio quella di cui si sta parlando, e che quindi vada tutelata non mostrandone il viso. Viso che invece su Shutterstock è visibile.

Sua risposta:

Vuoi una simbologia?
Per i più i morti da vaccino NON esistono. Sono dei fantasmi.
Tutte le volte che un volto reale viene mostrato con tutti i danni da vaccino addosso NON esiste..
Ora dimmi soprattutto su Burioni se non ammettere esistano queste realtà è coerenza o malafede.
Da uno cosi lezioni di moralità non le accetterò mai.


Mia risposta:

(Non vedo cosa c'entri la simbologia con quello che hai detto)
Non entro nel merito di quello che accade negli altri casi, né nella buona fede di Burioni, né nel merito del fatto che tu voglia lezioni di moralità da una certa persona (a parte il fatto che una cosa vera è vera anche se la dice la peggiore delle persone al mondo).
Non entro nel merito perché significherebbe cambiare discorso e parlare di un argomento su cui taccio, non essendo io esperto di virologia né di epidemiologia, e non sapendo se i bambini morti di cui parli sono veramente morti a causa dei vaccini.
Né cerco di convincerti a prendere lezioni di moralità da quella o da quell'altra persona (sono affari tuoi); al limite su questo posso dire che secondo me una cosa è giusta o sbagliata indipendentemente da chi la dice.
Io sono intervenuto solo per dire che il post in questione contiene un paragone non calzante e difende l'indifendibile, e cioè la disonestà intellettuale dell'autore dell'immagine con bambino sano fatto passare *volutamente* per malato. La disonestà intellettuale è nemica della ricerca della verità, indipendentemente dal fatto che chi la usa abbia ragione o no nel merito.

18 novembre 2017

Google Maps, avvisami se un feedback alla mia azienda è cambiato!

Attualmente i titolari delle aziende presenti su Google maps ricevono una notifica via email dopo ogni recensione che gli utenti scrivono loro sulla suddetta piattaforma web.
Ma non ricevono una notifica nel caso in cui la recensione cambi. Non è buona cosa. Se una persona che è già cliente e ha lasciato una buona recensione a un certo punto cambia idea e modifica la recensione positiva trasformandola in negativa, è importante che il titolare dell'azienda lo sappia. Fra l'altro, infatti, come gli esperti di marketing sanno, le persone che sono già clienti da un certo punto di vista sono molto più importanti di quelle che non lo sono ancora.

Dunque, se la tua attività commerciale è presente su Google Maps, ti suggerisco di inviare a Google un suggerimento come quello che ho inviato io poco fa, e che riporto di seguito:

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Ciao. Attualmente quando un utente lascia una recensione di un'attività commerciale su Google Maps, il titolare di questa attività ne viene avvertito con un'email da parte di Google.
Vi suggerisco di predisporre l'invio di un'email di avvertimento anche nel caso in cui sia stata modificata una recensione che era già presente.
Infatti se è importante per il titolare dell'azienda sapere delle nuove recensioni, è altrettanto importante essere avvertito su eventuali cambi di opinione delle persone che erano già clienti.
Se questo suggerimento vi è stato utile, per favore notificatemelo con un'email :)
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Ecco come inviare feedback allo staff di Google Maps:
  • Vai su https://maps.google.com/
  • Clicca in alto a sinistra sul menù (le tre linee orizzontali),
  • Clicca "Invia feedback", e poi "Altro feedback".
  • In questo caso togli la spunta su "Includi screenshot", dato che non ce n'è bisogno.
  • Scrivi il tuo messaggio, e poi clicca su "Invia".
Nell'immagine, un esempio di aggiornamento di recensione a Eurospin Italia, che già aveva una sola stella e che adesso continua ad avere una sola stessa per motivi ulteriori.

08 novembre 2017

Diffondere avvertimenti su malware di Facebook?

FB virus
Pochi giorni fa ho letto questo aggiornamento di stato di una mia FB-friend:

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😡😡😡 che triste cosa sta succedendo!
Alla fine dovremo uscire tutti da Facebook. Oltre al video porno, c'è un nuovo virus che causa i commenti dei tuoi contatti con una frase offensiva da parte tua. E ' molto brutto e di cattivo gusto e sembra che esca dal tuo profilo. Tu non lo vedi, ma i tuoi contatti si '. Questo può creare offese e malintesi. Voglio dire a tutti i miei contatti, che se esce qualcosa di offensivo, non viene pubblicato da me. Fammi sapere per favore 🙂
Grazie
Copia e incolla sulla tua bacheca
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Cercando con Google, non ho trovato pagine che riportassero questo messaggio.
Inoltre una sua amica ha commentato dicendo che qualcosa di simile è accaduta a lei una settimana fa.

Potrebbe non trattarsi, dunque, di una bufala.
Ehi, no, aspè... frena, frena, inoltratore frettoloso. C'è un però.

Se hai letto un avvertimento su un pericolo di malware, va bene che tu pubblichi un aggiornamento di stato per diffonderlo se:

- non è una bufala (per avere una quasi-garanzia sul fatto che lo siano o no spesso basta cercare con Google una porzione del testo di quell'avvertimento e vedere se fra i risultati ci sono articoli sbufalatori che ne parlano)

- non consigli di fare copia e incolla (che serve solamente, per quello che ne so, a non diffondere il nome del creatore originale del messaggio... chissà perché!) ma, al massimo, di usare l'apposita funzione "condividi", se proprio vuoi invitare all'ulteriore diffusione

- l'avvertimento contiene l'indicazione di una data in cui il problema si è verificato, cosicché i lettori possano decidere quanto è probabile che il messaggio sia obsoleto e se sia di conseguenza il caso di preoccuparsi e/o inoltrarlo oppure no

- non dire scemenze del tipo che alla fine dovremo uscire tutti da Facebook :D

Aggiornamento:

Ho trovato questo articolo del blog Codexsprawl che parla di un post molto simile a quello che ho incollato sopra (a volte mutano per non farsi trovare con Google, o cos'altro?). Dice:

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Oltre al video porno 😡 c’è un nuovo hacker su Facebook.
Esce tra i commenti dei tuoi contatti una frase offensiva da parte tua. 😡 E ‘ davvero brutto e sembra che sia partito dal tuo profilo. Tu non lo vedi, ma i tuoi amici sì. Ciò può creare offese e malintesi. Inoltre arrivano anche messaggi in privato su messenger che contiene virus … non apritelo... Voglio dire a tutti i miei contatti che se arriva qualcosa di offensivo non proviene da me personalmente Grazie.
Copia ed incolla ripeto non condividere ma semplicemente copia ed incolla sul tuo stato…

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Cercando poi su Facebook varie porzioni dello stesso messaggio ho notato che esistono altre varianti ancora. Bah. Boh.
Comunque ti invito a leggere l'articolo su citato, in cui l'autore spiega che un malware del genere tempo fa circolava, ma non funzionava proprio come descritto negli appelli che ho riportato; spiega inoltre come difendersi.

15 settembre 2017

La stupida distinzione "vita telematica - vita reale"

La stupida distinzione fra vita telematica e vita reale
In queste ultime ore un mio FB-friend ha linkato una vecchia bufala. Quella della signora di 86 anni che avrebbe umiliato il direttore di una banca e bla bla bla.

Ho commentato linkando semplicemente la ricerca su Google delle parole vecchietta 86 anni direttore bufala, per far capire che sarebbero bastati pochi secondi per apprendere la falsità della notizia, anche solamente osservando la pagina dei risultati di Google.

Il dialogo è andato avanti più o meno così (faccio alcune aggiustatine per una maggiore leggibilità e non includo commenti di altri utenti non rilevanti):

Si, sospettavo che fosse una bufala ma fa riflettere sul l'iter burocratico a cui siamo sottoposti e le contromisure che dovremmo mettere in atto! Grazie Marco per la segnalazione!

Però nell'intendimento comune alla maggior parte degli utenti FB se posti un link senza commentarlo significa che affermi la stessa cosa affermata dall'autore del relativo articolo.
Altra cosa: se voglio farti rifelttere su un argomento, non ti dico un
a bugia, cioè non ti propino una storia falsa spacciandola per vera. Posso anche inventarmi una storia, ma te la presento come una storia inventata utile a farti capire un concetto. Altrimenti nel momento in cui ti accorgi che ti ho preso in giro la mia credibilità va in fumo.
Altra cosa: in generale, se ti parlo col risultato di farti credere vera una notizia falsa, il mio comportamento è anti-etico quant'è vero che tu hai il desiderio di conoscere la verità. Se c'è gente disposta a spendere 1 euro per comprare un giornale e apprendere notizie vere, questo ti fa capire come propinarti notizie false sia grave quanto rubare.
Ne ho parlato in questo articolo: http://opidos.blogspot.it/2016/09/pubblicare-bufale-e-come-rubare.html


Dicono che un vecchio saggio africano radunasse attorno a se tutta la tribù per raccontare le sue storie... il vecchio cominciava ogni storia dicendo "Questa storia non è la verità; è piuttosto una bugia... ma in ogni storia puoi trovare del vero..."

Con questo hai confermato ciò che ho detto. Il vecchio saggio ha ammesso che racconta una bugia (che fa riflettere su cose vere). L'autore dell'articolo no. E questo fa del suo post (e, aggiungo, del suo intero blog) qualcosa da non diffondere.

Ho sistemato il post e l'ho commentato così dovrebbe andare...

Prima di quest'ultima risposta, il FB-friend ha linkato l'articolo di Lercio "Anzio sotto choc: giovane abbandona tutti i gruppi di WhatsApp e torna a vivere".

Questo mi ha spinto a deviare l'intero dialogo qui su OPIDOS. Infatti la ritengo un'occasione per eliminare un equivoco che alberga abusivamente nella testa di molte persone, quant'è vero che di tanto in tanto si sente mettere in contrapposizione la vita reale con la vita cosiddetta virtuale. E cioè le parole dette a voce (ma solo dal vivo o anche con una telefonata? E che dire se è un messaggio vocale via Whatsapp?) con le parole dette su Facebook o commentando un articolo, o un video YouTube, etc.
Quando sento o leggo cose del genere mi viene da chiedere al filosofo della comunicazione di turno se gli va bene che io gli scaraventi una sedia sul groppone, tanto è una cosa virtuale, mica reale. Perché mica l'ho colpito direttamente con le mie mani; ho usato una oggetto intermediario.

No, non è che parlare di fronte all'interlocutore sia vita importante e vera e parlare in TV o su Facebook o con una telefonata o con una chat, etc, sia vita meno importante e virtuale. I mezzi di comunicazione telematica sono fisici e reali. Le parole vengono lette / ascoltate... mi verrebbe da dire "né più né meno che dal vivo", ma in realtà è più corretto dire "ancora più che dal vivo", dato che le cose pubblicate online possono essere lette e rilette. E condivise, moltiplicando il messaggio. Intendere Internet come qualcosa di virtuale e poco importante fa molto danno. Vedi disinformazione, diffamazioni e una serie di altre azioni compiute online con leggerezza, i cui autori ci penserebbero due volte prima di fare la stessa cosa dal vivo.
A dirti cosa è vero e cosa è importante è il contenuto della comunicazione, non il mezzo usato per comunicare.
E se proprio vogliamo dire qual è la differenza più importante fra parlare dal vivo e parlare su un social network come Facebook, mettiamo in primo piano il fatto che in quest'ultimo caso i destinatari sono di solito in numero molto maggore, e vengono amplificati gli effetti di quello che diciamo, compresa la figura del pollo nel caso in cui siamo cascati in una bufala.

La distinzione da fare, e che probabilmente intendono tante persone che non colgono il punto quando esprimono certe considerazioni, è un'altra.

La distinzione da fare quando scegliamo il modo di impiegare il nostro tempo non è fra "internet o non internet", ma fra persone con cui è produttivo parlare e persone con cui parlare è inutile perché non riescono o non vogliono capire. Che queste ultime si individuino spesso sul web è vero, ma è un altro discorso.

Certo è che se parlo con te e a un certo punto mi linki un articolo come quello suddetto di Lercio, è come se mi dicessi "Stai approfondendo l'argomento con dei particolari poco importanti". Ok, quindi secondo te sono troppo bacchettone e pignolo. Il mio punto di vista ovviamente sarà un altro: la mia interpretazione (che dal vivo sarebbe identica), sarebbe "Lascia perdere internet, che è virtuale e quindi poco importante" "Lascia perdere questo interlocutore, con cui parlare è solo una perdita di tempo".

Sullo stesso argomento (circa) ti invito a leggere Il tempo libero altrui come argomento sbeffeggiante.

05 agosto 2017

Le strane testimonianze in stile Facebook per prodotti da appioppare

Testimonianze finte FB
È successo di nuovo. Vedo un post sponsorizzato su Facebook, apro il link per curiosità, leggo la storiella probabilmente inventata di un signore o una signora che ha risolto il suo problema grazie all'attrezzo in vendita e, alla fine della pagina, le "testimonianze".

E cioè i commenti con la stessa grafica di Facebook messi lì sperando che il visitatore non controlli la loro veridicità. Ma perché non controllarla prima di acquistare? Tanto ci vogliono pochi secondi. Chi mette commenti farlocchi non è così difficile da sgamare.

Come nel caso della pagina che ho visitato or ora.

Ho guardato le "testimonianze", nessuna delle quali negative, che figurano inserite col "Facebook comment plugin". E invece cliccando sui nomi non si apre nessun profilo Facebook. Inoltre ho provato a commentare e mi dà errore:

"Error occurred during initialization"

Ah, altra cosa: ho provato a cercare manualmente su Facebook i nomi e i cognomi a cui venivano attribuiti quei commenti. Risultato: l'utente non esiste oppure esiste un suo omomino con foto diversa. L'avrà cambiata pochi minuti fa, visto che il commento figura come postato pochi minuti fa? Ah, a proposito: il commento che circa 5 minuti fa era indicato come risalente a 39 minuti fa è tutt'ora indicato come risalente a 39 minuti fa!

Ora io mi chiedo: ma non è chiaro che quando un lettore si accorge di queste strane cose è disposto a farsi legare con una corda a un treno e farsi trascinare da Reggio Calabria a Aosta piuttosto che comprare qualsiasi prodotto tu stia vendendo in quella pagina, per quanto buono possa essere?

Fai così: se anche tu trovi una roba del genere, commenta direttamente su Facebook linkando questo articolo. Lì funziona... Magari il commento te lo cancelano, ma almeno per qualche minuto riuscirai a informare i lettori sprovveduti che è necessario avere un minimo di occhio per sgamare chi si crede strafurbo.

...Ah

Poi ci sono i post sponsorizzati con questi commenti qua:

La straordinaria pietra affila-rasoi che ti farà risparmiare un sacco di soldi. Uau.
Tutti, ma proprio tutti i clienti hanno avuto esperienze simili. In particolare Masum Billah e Md Jony Parvez (o come si chiamano).
Che coincidenze straordinarie!!! :D