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23 ottobre 2020

No, quell'articolo scientifico non dice che le mascherine sono inutili

Pochi giorni fa un tizio ha pubblicato su Facebook e su un blog un commento a questo articolo scientifico, sulla base del quale affermava in sostanza l'utilità delle mascherine di qualunque tipo per la protezione dalla infezioni. Affermava che quindi secondo la scienza evidence-based, le mascherine non servono contro la diffusione del covid.

Ma è davvero così?
No.

Questo tizio, che nel momento in cui sto scrivendo purtroppo ha su Facebook 12.583 persone che lo seguono, ha tradotto in italiano la parte dell'articolo che riguarda le mascherine (beh, in realtà non tutta quella parte... vedi sotto). Ho revisionato la traduzione, corretto qualche errorino e reso meglio alcune parti; le parti che aveva evidenziato usando il maiuscolo le ho riportate in minuscolo grassetto, e ho eliminato le note, per una più comoda leggibilità.

Ecco la traduzione revisionata (e completata)...

Nella nostra analisi sistematica abbiamo identificato 10 studi controllati randomizzati che riportano la misurazione dell’efficacia delle mascherine nel ridurre le infezioni di virus influenzale confermate in laboratorio all’interno di un gruppo, basandoci sulla letteratura disponibile dal 1946 al 27 luglio 2018. Nell’insieme dei dati analizzati non abbiamo trovato una riduzione significativa nella trasmissione dell'influenza con l'uso di mascherine (RR 0.78, 95% CI 0.51–1.20; I2 = 30%, p = 0.25).
Uno studio ha misurato l'uso di mascherine tra i pellegrini provenienti dall'Australia durante il pellegrinaggio Hajj e non ha riportato differenze significative nel rischio di infezione da virus influenzale confermata in laboratorio tra il gruppo di controllo e il gruppo che usava mascherine.
Due studi in ambienti universitari hanno valutato l'efficacia delle mascherine per la protezione primaria monitorando l'incidenza dell'influenza confermata in laboratorio tra i residenti delle sale studentesche per 5 mesi. La riduzione complessiva dei casi di sindrome simil-influenzale o di influenza confermati in laboratorio nel gruppo che usava la mascherina non era significativa in nessuno degli studi.
I quadri nei 7 studi condotti su famiglie erano leggermente diversi: in 1 studio sono state forniti mascherine e respiratori P2 esclusivamente per i contatti domestici, un altro studio ha valutato l'uso della mascherina come strumento di controllo della fonte esclusivamente su persone infette e negli studi rimanenti sono state fornite mascherine sia alle persone infette che ai loro stretti contatti. Nessuno degli studi sulle famiglie ha riportato nel gruppo con mascherina una riduzione significativa delle infezioni da virus influenzali secondarie confermate in laboratorio.
 
[Qui c'era una frase che il tizio ha saltato (vedi più avanti), passando direttamente al paragrafo successivo]
 
Le mascherine mediche monouso (note anche come mascherine chirurgiche) sono strumenti poco aderenti studiati per essere indossate da personale medico per evitare contaminazione accidentale delle ferite dei pazienti e per proteggere chi la indossa da spruzzi di fluidi corporei. Vi sono pochi studi sulla loro efficacia nel limitare la trasmissione del virus influenzale sia se indossate da persona infetta per controllo della fonte o indossata da persona non infetta per ridurre l’esposizione. La nostra revisione sistematica non ha rilevato alcun effetto significativo delle maschere per il viso sulla trasmissione dell'influenza confermata in laboratorio.
 
Quanto alla suddetta frase saltata, dato che non l'ha tradotta lui lo faccio io di seguito:

La maggior parte di studi erano limitati per via della limitata dimensione del campione, ed inoltre alcuni studi hanno riportato scarsa aderenza nel gruppo di chi usava la mascherina.

Inoltre la parte dell'articolo che parla delle mascherine, a differenza della traduzione del tizio, non finisce qui. E visto che non l'ha tradotta lui, la traduco io, evidenziando in grassetto le parti riguardanti il tema in esame:

Non abbiamo considerato l'uso dei respiratori nella comunità. I respiratori sono maschere dalla tenuta stretta in grado di proteggere dalle particelle fini e dovrebbero fornire una migliore protezione dall'esposizione al virus dell'influenza quando indossate propriamente, per via di una maggiore efficienza di filtraggio. Comunque i respiratori, come le mascherine N95 e P2, funzionano al meglio quando viene fatto il test per la tenuta, e queste maschere saranno fornite in numero limitato nel corso della prossima pandemia. Questi dispositivi specialistici dovrebbero essere riservati, per quello che le forniture consentono, all'uso negli ambienti sanitari o a particolari sottogruppi della popolazione come immunodepressi, operatori di primo soccorso e persone che lavorano per la comunità in situazioni critiche.

In ambienti economicamente non agiati è più probabile che vengano usate le maschere in tessuto riutilizzabili che quelle chirurgiche per via del costo e della disponibilità. Comunque ci sono pochi dubbi sull'uso delle mascherine, ad esempio su chi dovrebbe usarle e quanto a lungo dovrebbero essere usate. In teoria il contagio dovrebbe essere ridotto al massimo se indossano la mascherina sia le persone infette che coloro che le circondano, ma il problema potrebbe essere l'aderenza di queste ultime. L'uso appropriato delle mascherine è essenziale in quanto l'uso improprio potrebbe aumentare il rischio di contagio. Perciò sono anche necessari l'educazione all'appropriato uso delle mascherine e all'appropriato smaltimento dopo che sono state usate, inclusa l'igiene delle mani.

Ho anche chiesto un commento nella pagina Facebook "A favore della scienza". Riporto i punti importanti delle risposte che ho ricevuto, e di cui ti invito a tenere conto non solo per l'argomento in questione:
 
Spesso review e metanalisi sono basate su pochi lavori (anche se ciascuno di essi può riportare molti dati) perchè ci si trova all'inizio degli studi di settore, come nel caso in esame, e ci si limita a prendere i pochi disponibili. A sua volta la review o la metanalisi guidano nelle ricerche successive.
  • Se in un articolo viene scritto che non è stata trovata una data efficienza per un dispositivo perchè lo stesso viene usato male, ciò implica che non è il dispositivo che non va bene, ma l'uso che se ne fa.
  • Se poi anche le misure hanno qualche bias (es. nel caso in esame sono state fatte in larga parte in un gruppo di individui non infetti), a maggior ragione non stupisce che l'effetto osservato sia nullo o modesto. Questo non significa che quel dispositivo non serva.
  • Gli studi della metanalisi in questione non rappresentano minimamente la situazione attuale, cioè quella di una pandemia con cui è necessario convivere per un paio d'anni, una pandemia di un virus particolarmente contagioso. 
  • È sempre bene controllare chi condivide certe cose. Spesso chi ha interesse a riportare una certa narrazione, anche se è infondata, fa volontariamente o involontariamente delle traduzioni erronee o parziali.
La validità di quest'ultimo punto è particolarmente evidente nel caso del tizio che ha effetuato la parziale traduzione, considerata la stupida quanto pericolosa deduzione su riportata e l'irresponsabile conclusione (ha detto che le mascherine non contrastano per niente il contagio dei virus influenzali e non servono per proteggere sé stessi né gli altri, e che possiamo mettercele perché siamo obbligati, per paura o per gusto estetico, ma sono inutili per il covid).
 
E dato che può non essere facile come sembra interpretare i risultati di un articolo scientifico, se una notizia scientifica vi pare troppo rivoluzionaria fatevi venire un dubbio. Chiedete, come ho fatto io, a persone in grado di leggere una ricerca e trarne le corrette conclusioni. Non a sedicenti scienziati solitari contro la dittatura sanitaria cattiva, non a pagliacci complottari, non a tizi che di continuo tuonano contro la medicina ufficiale, o mainstreem, che poi è l'imperfetta ma almeno metodica medicina scientifica.

24 marzo 2020

Il dott. Stefano Montanari ha rotto il cazzo

Lui e quelli che lo citano.

Concordo su quanto ho letto sulla pagina FB "Biologi per la Scienza" nel post intitolato "NANOSCIENZIATI INDIPENDENTI":



E se stavolta Montanari avesse detto qualcosa di sensato che facciamo, ce la perdiamo?

Se stavolta avesse detto qualcosa di sensato (no, non lo ha fatto, ma facciamo finta), probabilmente la stessa cosa è stata detta meglio da qualcun altro. Quindi leggila sul sito in cui parla qualcun altro. Così magari non leggi mezza informazione sensata accostata a mezza informazione antiscientifica. Perché è questo che Montanari ha fatto più di una volta, ed è questo che inganna: parte da affermazioni vere e sensate per mischiarle a bufale (autoprodotte o citate). Questa, insieme alla sua aria di pacato e saggio anziano ragionevole, è la sua arma.

Con l'aura di scienziato indipendente che si è creato, è riuscito ad ingraziarsi tante persone, non necessariamente complottare e super rabbiose antisistema. Il pensiero che viene fuori è del tipo

Vedi? Lui non è contro i vaccini, l'ha detto più volte. Mica è estremista. È razionale. Però dice che i vaccini bla bla bla... E se lo dice lui che non è antivaccinista...

Stefano Montanari ha rotto il cazzo.
E io non dico quasi mai parolacce.
Pensaci un attimo. Io che così di rado dico parolacce, in questo singolo articolo dico "ha rotto il cazzo" più volte. Avrà rotto il cazzo, secondo te?

Una miriade di persone che hanno letto gli scritti di Montanari e visto i suoi video sono state indotte a ritenerlo uno studioso che analizza i dati in modo intelligente e basandosi su dati scientifici, quindi affidabile, ma solo perché non sono a conoscenza di quante balle ci sono nel suo curriculum di divulgatore, ampiamente sbufalate in lungo e in largo.

Ecco un commento che ho letto poco fa (epurato da errori sintattici):

Non dico che abbia la verità in tasca, ma penso possa anche dare spunti alternativi sulla visione del problema.

Sbagliato.

Spunti? E che siamo, a scrivere una sceneggiatura di un romanzo?
Alternativi? Alternativi a cosa? Al metodo scientifico, e cioè all'unico metodo con cui si deve studiare la virologia?

Espressione simile:

"Fuori dal coro"

Espressione che trasforma in vittima il colpevole. Colpevole di essere intellettualmente disonesto. La scienza viene detta "coro", immaginandola come meccanismo che fa fare a tutti gli scienziati la stessa cosa, come automi guidati da chissà chi, anzi sappiamo bene chi, la famosa e crudele Big Pharma, naturalmente. Se parlare al di fuori della scienza significa "parlare fuori dal coro", allora diciamo che esistono cantanti stonati che fanno solo danno, sia a chi canta che a chi ascolta. Perché nel coro essere intonati equivale a essere intellettualmente onesti, e non c'è spazio per chi non dimostra di esserlo. E Montanari non dimostra di esserlo. Infatti non credo che Montanari non conosca i criteri scientifici. Non credo che mai nessuno gli abbia spiegato come uno studioso si deve comportare per non fare figuracce: occorre condurre uno studio coi criteri che la scienza impone, ottenere una pubblicazione su una buona rivista scientifica (e non pubblicare su riviste predatorie o parlare su un canale YT spazzatura come Byoblu), e solo successivamente, volendo, rivolgersi al grande pubblico. Oppure rivolgersi anche subito al grande pubblico, ma evidenziando che le sue ipotesi sono solo ipotesi. Fermo restando che devono avere una qualche plausibilità e non contenere errori grossolani. Eppure si comporta come se non lo sapesse.

Da qui la considerazione che ho scritto ieri sul mio profilo Facebook: normalmente non si dovrebbe usare il principio di autorità e neanche, al contrario, rifiutare un'affermazione sulla base di chi è il mittente.
Mi capita di pensare "Non stimo questa persona, ma sentiamo stavolta cos'ha da dire, parliamo di contenuti".

Ma non lo penso quando si tratta di Stefano Montanari. Perché?

Perché ha rotto il cazzo.
 
Non vale più la pena di dare udienza a una persona che si comporta così. La virologia è un argomento complesso, e chi non è del campo non ha gli strumenti per accorgersi della infondatezza di tesi che, farcite di una buona retorica e di un certo numero di bugie, possono sembrare sembrare credibili.

Un'obiezione che ho letto è:

Se ti atteggi in questo modo con una critica ad personam senza argomentare sui contenuti rischi di ottenere, sugli indecisi, l'effetto opposto a quello desiderato.

A parte il fatto che sul web le argomentazioni che smentiscono lo pseudoscienziato ci sono, e le linko più avanti, rispondo che piuttosto viceversa, arrivati a questo punto, se tu mi portassi un buon argomento sostenuto da Montanari, rischieresti di ottenere su di me l'effetto opposto a quello che desideri, quindi ti converrebbe sì portarmelo, ma sostenuto da qualcun altro. Perché se parlare come sto parlando significa sembrare arroganti e senza argomenti, parlare citando Montanari è ormai diventato equivalente all'aver voglia di parlare di idiozie, dette da una persona che ne ha già dette troppe e che non ha dato prova di ragionare in maniera scientifica, né autocritica.

E per tutte le idiozie che ha detto su un argomento così importante come quello dei vaccini, Montanari non ha chiesto scusa, mai. Per questo non vale la pena leggere quello che scrive o ascoltare quello che dice, e conviene automaticamente classificarlo come spazzatura, e questo automatismo che suggerisco non è frutto di un atteggiamento prevenuto. Se l'è ampiamente cercata.

Credo che il famoso virologo Roberto Burioni esageri decisamente col principio di autorità, e concordo con quanto detto da Mattia Butta nel suo articolo intitolato "Lo scazzo epico".
Se qualcuno mi contraddice su un argomento che riguarda il mio mestiere io non rispondo “taci, ignorante, tu non hai titolo per parlare”. Rispondo nel merito, perché so benissimo che l’arroganza nasconde l’ignoranza.
Non c’è bisogno, come è stato fatto in una recente conversazione, di scomodare l’atteggiamento di Burioni per spiegare il mio stato d’animo quando vedo condividere un post del tipo “E se Montanari avesse ragione?”. Molto più semplicemente ho finito la pazienza con questo tizio. E non sono il solo.


Non stupirti se, quando chiedi a una persona fedele al metodo scientifico di sbufalare punto per punto le sue ultime dichiarazioni, la risposta è no. Devi immaginarti la scena di un bimbo di 7 anni che entra in un'aula universitaria a disturbare la lezione, e giustamente gli viene detto "sparisci, ragazzino, non disturbarci". Non è che si sta a sentire quello che ha da dire, specialmente se è la ventesima volta e dice cose facilmetne sbugiardabili, dimostrando di avere lacune su concetti basilari.

Se sei ancora all'oscuro della storia professionale di Stefano Montanari e non ti sono chiari i motivi per i quali non c'è da spendere un solo secondo a leggere un suo articolo o guardare un suo video, ti suggerisco ad esempio di leggere l'articolo di BUTAC "Così parlò Montanari" o cercare sul web gli articoli di Medbunker su di lui, o leggere questa intervista al virologo Guido Silvestri su L'Espresso. E riflettere un secondo sul fatto che è stato spesso ospite del canale Youtube superbufalaro "Byoblu".
Aggiornamento: vedi anche mio articolo "Stefano Montanari e Antonietta Gatti: alcuni esempi sulla loro disinformazione".

Riporto un commento al suddetto post su Facebook su "Biologi per la Scienza" che riassume abbastanza bene la cosa...

Se questo tizio avesse prove scientifiche solide pubblicherebbe nelle sedi opportune per contribuire allo sviluppo della medicina e della salute pubblica.
Se non lo fa è perché sa bene che le sue teorie non supererebbero le verifiche di qualità scientifica, per cui si affida a YouTube per arrivare al pubblico bypassando controlli e verifiche, per avere visibilità e relativo ritorno, sfruttando il dramma attuale [la pandemia del COVID-19].
È il metodo che utilizzano gli pseudoscienziati. Quelli veri pubblicano, e quando divulgano parlano di ciò che è stato pubblicato.


A proposito di come capire se conviene dedicare tempo oppure no a una persona che si presenta come ricercatore, ti riporto il contenuto di un post di una pagina FB gestita dai dottori Silvestri & Cossarizza (aggiornamento 2021: tale pagina non esiste più, e proprio per questo anziché linkare il post ne incollo il contenuto):

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PSEUDOSCIENZIATI: SE LI CONOSCI LI EVITI
In molti ci chiedono: ma come si fa a riconoscere uno scienziato vero da un pseudoscienziato? In realtà, per noi, la risposta è semplicissima. Facciamo come farebbero i violinisti della Filarmonica di Berlino o dell’orchestra della Scala se vedessero salire sul palco uno che non sa nemmeno tenere in mano lo strumento. Tuttavia, rendendoci conto che per i non-addetti ai lavori la distinzione può essere più difficile, vi proponiamo 10 CRITERI 10 per riconoscere gli pseudoscienziati (e la loro pseudoscienza).
1. Pregiudizi, preconcetti, e tesi a priori. Mentre la scienza vera è libera, ed accetta qualunque ipotesi e qualunque risultato purché interpretabile, la pseudoscienza è schiava di pregiudizi, preconcetti e tesi prestabilite (spesso di tipo politico, sempre di tipo complottista, vedi punto #10), e l’unico risultato accettabile per uno pseudoscienziato è quello che conferma i suoi apriorismi. Lo pseudoscienziato è del tutto impermeabile ai fatti, che invariabilmente contraddicono la sua teoria.
2. Mancanza di conferme indipendenti. La scienza vera produce dati riproducibili: l’esperimento che oggi fa Cossarizza a Modena domani lo fa Silvestri ad Atlanta e dopodomani lo fa Ming Zhang a Pechino, ed il risultato è sempre lo stesso. I dati pseudoscientifici sono sempre irriproducibili, ed infatti vengono inevitabilmente smentiti da altri laboratori.
3. Mancanza di controlli. Questo è un criterio infallibile, e basta da solo a emettere un giudizio definitivo. La scienza vera è fatta di controlli, positivi e negativi, che sono necessari per stabilire la validità di un risultato. I controlli sono importanti tanto quanto il dato che si ottiene. La pseudoscienza non usa controlli, e per questo le sue conclusioni hanno valore nullo. Ripetete tutti con noi: NIENTE CONTROLLI = NIENTE SCIENZA.
4. Sensazionalismo ingiustificato. Gli scienziati veri, che sono rigorosissimi, di solito sono molto cauti sulle proprie conclusioni, fanno gli avvocati del diavolo con se stessi, ed evitano ogni over-interpretazione dei propri risultati. In caso di risultati importanti, buttano sempre acqua sul fuoco (“… questi dati andranno confermati da ulteriori esperimenti” è la tipica conclusione di un articolo). Gli pseudoscienziati tipicamente traggono dai loro “esperimenti” conclusioni tanto sensazionali quanto infondate (“i vaccini sono pericolosi perché pieni di nanoparticelle”).
5. Assenza di reputazione internazionale. Il tipico pseudoscienziato italiano è un soggetto che a livello internazionale è un perfetto sconosciuto (tranne forse tra colleghi pseudoscienziati di altra nazionalità – e purtroppo ce ne sono!). È interessante notare che, dal punto di vista dello pseudoscienziato, questa anonimità è necessaria, perché nel momento stesso in cui le sue strampalate “teorie” vengono conosciute a livello internazionale la truffa viene rivelata (e lui finisce nei guai, vedi Vannoni e Stamina).
6. Rivolgersi ad un “pubblico” di non scienziati anziché alla comunità scientifica. Questo è un corollario del punto precedente. Non avendo, ovviamente, alcuna reputazione tra gli scienziati veri (a cui la pseudoscienza fa ribrezzo), gli pseudoscienziati passano gran parte del loro tempo a costruirsi una “reputazione” tra il pubblico (soprattutto quello pagante – vedi oltre), spesso con qualche complicità dei media che troppo spesso amano fare rivelazioni sensazionali. Molto spesso si fanno anche pagare profumatamente per fare conferenze, per la cui organizzazione formulano richieste che spesso superano ampiamente il limite del ridicolo.
7. La pubblicazione su riviste farlocche, prive sia di valore scientifico che di “impact factor”. Mentre gli scienziati veri pubblicano articoli su riviste prestigiose passando attraverso duri processi di “peer review”, gli pseudoscienziati pubblicano le loro porcherie su riviste predatorie a pagamento – tipo quelle che accettano articoli inventati di sana pianta dalla sceneggiatura di Star Wars (fatto reale, accaduto qualche tempo fa, per dimostrare scientificamente la “farloccaggine” di certi giornali [ndr, qui trovate la storia https://www.facebook.com/.../a.10768622.../1642642335759498/). Questo delle riviste farlocche è un altro criterio pressoché infallibile per identificare pseudoscienza e pseudoscienziati.
8. Assenza di ufficialità. Caveat: non è un criterio assoluto, perché anche persone con titoli e affiliazioni ufficiali possono fare pseudoscienza (Duesberg docet). Ma è certamente uno pseudoscienziato chi si auto-definisce “ricercatore” ma non ha una solida struttura alle spalle, né finanziamenti governativi, né posizioni o titoli accademici, e gira col cappello in mano per spillare pochi euro alle vittime delle sue fandonie.
9. Presenza di sciocchezze a “grappoli”. Per motivi legati al tipo di audience che si sono costruiti, gli pseudoscienziati di solito credono (o dicono di credere) ad interi “grappoli” di sciocchezze pseudoscientifiche, prese tutte in blocco: anti-vaxx, negazionismo AIDS, pro-Stamina, memoria dell’acqua, scie chimiche etc. Invece, lo scienziato che innocentemente fa un errore (capita anche questo!) ha credenze normali su tutto il resto.
10. Vittimismo e complottismo. Lo pseudoscienziato, prima o poi, viene smascherato dagli scienziati veri. A questa regola non si sfugge. A quel punto lo pseudoscienziato è… scientificamente morto e sepolto. L’unica difesa possibile per salvare la sua reputazione col pubblico (in altre parole, per continuare la sua truffa e portare a casa la pagnotta) è quella di assumere atteggiamenti vittimistici e lanciare accuse tanto generiche quanto infondate di complotti nei suoi confronti.
Ed ora, aiutateci a diffondere questi 10 criteri.
La pseudoscienza e gli pseudoscienziati sono un cancro per il tessuto sociale, culturale, e morale di un paese.
Riconosciamoli per poterli evitare.
Grazie!

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Insomma, dato che le ore di una giornata sono limitate, scegli bene chi merita il tuo tempo. Chi dice qualcosa che sia semplicemente diverso da ciò che dicono gli altri desta ovviamente più attenzione, come desta più attenzione un musicista che sbaglia durante un concerto. Solo che durante il concerto il pubblico, anche se profano, si accorge dello sbaglio, mentre purtroppo quando si parla di scienza la reazione di tanta gente alla fesseria del cazzaro "fuori dal coro" è "Interessante! Sentiamo cosa si è tirato fuori dal culo questo eccentrico personaggio senza nessun criterio scientifico! Che abbia ragione lui invece dei migliaia di studiosi che lavorano onestamente?". Non farti rubare il tempo dagli pseudoscienziati.

(è meglio piuttosto, per esempio, passare il tuo tempo svagandoti con una bella storiella che parla di edilizia)

Aggiornamento 2 aprile 2020: sulla pagina "Biologi per la Scienza" è stato pubblicato una ulteriore chiarificatrice spiegazione:



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APPENDICE: NEANCHE MONTANARI, DEL RESTO, È PROPENSO AL DIALOGO

Se anche dopo aver letto sopra credi abbiano torto le persone che non ritengono valga la pena ascoltare o leggere Montanari, e che nei suoi confronti ci si dovrebbe atteggiare con lo spirito del dialogo, sappi che rispetto a queste persone lui non è da meno.

Ho notato infatti che fra i commenti di un suo blog-post del 2017 intitolato “Sipario” qualcuno gli presentò alcune critiche a ciò che aveva sostenuto, ottenendo però risposte tutt’altro che puntuali. Di seguito riporto citazioni con puntolini fra parentesi quadra dove ometto parti inutili, che comunque non contengono argomentazioni, come è verificabile dalla pagina da cui ho attinto: https://www.stefanomontanari.net/sipario/

Alle critiche argomentate di un commentatore che cita un articolo di Medbunker, Montanari rispose:

Lei presta fede a qualcuno che non ha capito niente e, di conseguenza, non ha capito niente neppure lei. La storiella dei vaccini scaduti è l’esempio più lampante dell’ignoranza crassa di chi ha scritto quella ridicola montagna d’idiozie. Il resto è sulla stessa linea se non, a volte, peggio. Sappia che il sig. Medbunker non solo non ha mai fatto una ricerca degna di questo nome nella sua vita, ma non sa nulla dell’argomento su cui pontifica, cadendo, così, negli errori grossolani dell’ignoranza più crassa combinata alla presunzione più sfrenata.

Commento di un altro utente: “Allora se sono tutte idiozie perché non le smentisce una a una. Il sig. Medbunker, come lo chiama lei, ha “semplicemente” letto il suo studio e lo ha “analizzato” evidenziando le cose estremamente ambigue e fuorvianti”. Risposta di Montanari:

”Io non ho tempo da perdere con un personaggio senza curriculum e senza dati propri che sproloquia, per di più in modo quanto mai prolisso, su argomenti a lui ignoti. In campo scientifico le regole sono poche e chiare: rifaccia le analisi e mostri i risultati. Il resto è aria fritta. Basterebbe che il sig. Medbunker leggesse ciò che ho pubblicato negli anni per accorgersi delle stupidaggini assurde che spara, compresi, al colmo del ridicolo, appunti su passaggi della ricerca che semplicemente non esistono. Ma, in fondo, ha ragione lui: il grande pubblico è ricettivo al massimo quando si tratta di uscire robecillito di chiacchiere stravaganti.”

Un altro utente in un commento gli scrisse “Ha letto sul post di Burioni le critiche puntuali di Mattea Mattei?”. Cito dalla risposta di Montanari:

“Il mondo è fatto per persone come lei. Burioni non conosce nulla dell’argomento e ciò che dice vale le chiacchiere di una qualunque mammina isterica […]. Le critiche sul nostro lavoro sono a dir poco grottesche: frutto d’ignoranza, di presunzione e, in alcuni casi, di pura corruzione. Il nostro lavoro è scientificamente ineccepibile […]”

Un altro utente gli presentò delle critiche su vari punti di un suo articolo. Risposta di Montanari:

”Sta scherzando?”

Dopo di che, invitato a dare una risposta esaustiva, rispose:

”A parte il fatto che le risposte le ho date numerose volte e certo non le ripeterò ancora per lei, se avessi tempo per queste idiozie significherebbe che sarei seduto anch’io al bar […]”

(Risposto numerose volte, ma… un link a queste numerose risposte no, eh?)

In un altro post del suo blog del 2017, a pag https://www.stefanomontanari.net/vogliamo-provare/ Montanari scriveva:

“Credo sia inutile tentare un dialogo: siamo circondati da ignoranti, da criminali e da talebani.”

Insomma, il dialogo è inutile. Lo dice anche lui.

14 settembre 2019

Critiche sul modulo DAT scaricato dal sito dell'Associazione Coscioni

Le disposizioni anticipate di trattamento (DAT), a cui ci si riferisce comunemente con "testamento biologico" possono essere scritte nella forma che si preferisce. Potrebbe comunque essere di aiuto un modulo da compilare. Ha messo a disposizione un modulo, ad esempio, l'Associazione Luca Coscioni (questo il link). L'ho scaricato e, dopo averlo letto, ho scritto all'associazione un messaggio in cui esprimo alcune mie perplessità, che riporto anche qui sotto nell'attesa di una risposta affinché anche tu possa dirmi cosa ne pensi. In verde, le parole che ho trovato scritte sul modulo, in nero i miei commenti. Buona lettura, se ti va.


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Qualora fossi in una condizione di malattia giudicata irreversibile associata a grave disturbo cognitivo tale da compromettere le mie capacità di coscienza o giudizio o di comprensibile espressione,

Manca “gravemente”. Dovrebbe essere “compromettere gravemente le mie capacità di coscienza…”. Lo specifico perché non è pensabile che una leggera compromissione della capacità di coscienza possa determinare l’interdizione della persona e la precedenza di un documento scritto rispetto a quanto dichiara nel presente.
Inoltre, leggendo questa prima parte mi è parso di capire il significato della premessa è la contemporaneità di: grave compromissione della coscienza etc + malattia giudicata irreversibile.
E se le due cose, che devono essere presenti, contemporaneamente, sono la stessa cosa, le condizioni della premessa sono da considerarsi soddisfatte?
Mi spiego meglio.
Se un disturbo cognitivo è talmente grave da impedirmi di esprimermi, si tratta già di una malattia irreversibile. Ad esempio una demenza avanzata è certamente una malattia irreversibile.
Quindi dire “condizione di malattia giudicata irreversibile associata a grave disturbo cognitivo etc” è come dire “zoppia associata a una frattura di tibia”.
Ma poniamo pure che per “malattia giudicata irreversibile” ci si riferisca a qualsiasi malattia giudicata irreversibile ad eccezione di quelle che coinvolgono la sfera cognitiva.
Occorre ricordare che per ottenere l’adempimento alle disposizioni, e in particolare alla quarta (si ricorra alla sedazione profonda”) non è sufficiente che sussista una “malattia giudicata irreversibile”. La sedazione profonda è infatti per legge prevista se l’esito è infausto, cosa che non si può dire parlando di un 20enne con un diabete di tipo I.
Quindi, per non dare “false speranze” a un 20enne depresso con un diabete di tipo 1 che vuole morire, vi consiglio di cambiare la dicitura del vostro prestampato, aggiungendo proprio quello che prevede la legge, e cioè non scrivendo non semplicemente “malattia giudicata irreversibile”, ma ad esempio “gravi sofferenze causate da una malattia giudicata irreversibile”.

dispongo che:
- in caso di arresto cardio-respiratorio si pratichi la rianimazione cardiopolmonare □ SI □ NO

“in caso di arresto cardio-respiratorio” è inserito solo nel primo punto dell’elenco, quindi immagino che fosse vostra intenzione riferirlo solo a tale primo punto. È così? Lo chiedo perché se invece valesse per tutti i punti dovrebbe essere messo prima di andare a capo, nella stessa riga di “dispongo che:”.

- si pratichino forme di respirazione meccanica    □ SI □ NO

Dire semplicemente “no” alla ventilazione meccanica è troppo generico. Chi fa il testamento biologico e nega l’autorizzazione a certe pratiche mediche immagino lo faccia per evitare di soffrire. Se semplicemente gli si nega l’ossigeno quando ne ha bisogno, muore soffocato. E questa cosa non è compatibile con la volontà di non soffrire se non si specifica che prima di eliminare la ventilazione meccanica occorre eseguire la sedazione terminale (o “sedazione profonda”). Lo so, il cittadino può benissimo barrare “sì” alla voce sulla sedazione terminale, ma se si scorda di farlo? Verrebbe fuori uno scenario crudele e inaccettabile. Quindi la clausola della sedazione terminale dev’essere, secondo me, specificata nello stesso quesito. Ovvero la scelta non dovrebbe essere fra “sì” e “no”, ma fra

"si pratichino forme di respirazione meccanica"
e
"se necessario, si pratichi la respirazione meccanica solo per il tempo necessario a preparare la sedazione profonda, ed immediatamente dopo si pratichi la sedazione profonda e si interrompa la respirazione meccanica".

- si pratichino idratazione o nutrizione artificiali     □ SI □ NO

Vi invito a una riflessione simile alla precedente. Lasciar morire di fame e di sete una persona che ha compilato il testamento biologico allo scopo di non soffrire è una contraddizione. Anche in questo caso occorre specificare che prima di interrompere alimentazione e idratazione si deve eseguire la sedazione terminale.

- si ricorra alla sedazione profonda    □ SI □ NO

Prima di commentare questo punto attendo la vostra risposta alla precedente domanda che ho fatto riguardo all’andare a capo oppure no prima di “in caso di arresto cardio-respiratorio”. Premetto che se il layout è corretto così come l’avete scritto, allora barrando il “sì” a questa disposizione sul ricorso alla sedazione profonda, genericamente si dispone che venga attuata tale pratica solo nel caso in cui ci si trovi nelle condizioni espresse nelle prime righe di premessa del documento.

- si pratichi dialisi    □ SI □ NO
- si pratichino interventi di chirurgia d’urgenza    □ SI □ NO
- si pratichino trasfusioni di sangue    □ SI □ NO
- si somministrino terapie antibiotiche    □ SI □ NO

Commentando questi punti mi verrebbe di nuovo da fare un discorso simile ai precedenti sull’aggiunta della sedazione profonda, che per la verità non mi pare abbia senso non eseguire secondo l’opinione della persona che ritenga la propria vita ormai inutile. Tutto sta nel capire quando, secondo la legge (chiara? Non so), è plausibile autorizzare una persona a dichiarare una vita non più degna di essere vissuta.

Aggiornamento dicembre 2020:

Ho ricevuto una risposta dall'Associazione Luca Coscioni. La riporto tagliando i convenievoli:

I legali e i medici che hanno lavorato al modulo ci hanno risposto dicendoci che è chiaro che il modello a domande chiuse ha sempre un indice di "imperfezione". Essendo prevista dalla legge la forma libera, ognuno può modificare come crede il modello proposto. Per permettere di rimanere quanto più generici possibili, al fine di adattare il modello a qualsiasi tipo di esigenza, hanno preferito non modificarlo.
Per ulteriori chiarimenti circa ciò che è contenuto nel modello, laddove eventualmente non chiaro, il fiduciario è la persona delegata.
Essendo passato un anno dalle sue osservazioni, possiamo ora dire che in diversi casi le DAT predisposte con questo modulo sono già state fatte valere all'interno degli ospedali e non abbiamo riscontrato problemi interpretativi.


Ed ecco le mie considerazioni, che ho inviato nella mia risposta, cosciente che non verrà considerata:

Se la revisione di un documento viene fatta fare alla stessa persona che l'ha redatto non mi sorprende che questa risponda sostenendo di non aver sbagliato o rifilando giustificazioni di nessun pregio. Non voler applicare le modifiche da me proposte (neanche quella grafica, che
apportava chiarezza su a cosa ci si riferisse!!!) ne è la dimostrazione.

No, non è affatto ovvio che un modello a domande chiuse ha sempre un certo grado di imperfezione. Anzi, è falso (semplicemente si deve scrivere con maggiore attenzione e, se non si è sicuri di quello che si sta scrivendo, interrogare non un medico, ma un avvocato). E anche se fosse vero, meno imperfezione c'è, meglio è.

Quanto al voler essere più generici possibile, il problema è che la genericità porta a fraintesi. Li ho spiegati, e nella migliore delle ipotesi i motivi per i quali non sono stati presi in considerazione sono la pigrizia e/o il non voler ammettere i propri errori.

Quanto ai problemi interpretativi, è ovvio che anche col peggiore testamento biologico scritto coi piedi questi problemi non vengono fuori: in caso di dubbi il medico chiede al rappresentante fiduciario, quest'ultimo risponde immaginando la volontà del malato dando una disposizione, che senza batter ciglio viene eseguita. Grazie al rappresentante, non grazie alla buona stesura del testamento biologico. Che però, se la vogliamo vedere sotto quest'ottica, non ha nessun senso e potrebbe essere sostituito con la sola nomina del rappresentante fiduciario.

Concludendo, usando quel modulo immagino che nella maggior parte dei casi verranno eseguiti trattamenti conformi alla volontà del malato (per fortuna c'è il rappresentante fiduciario che ci mette una pezza), ma l'Associazione Luca Coscioni offrendo un documento del genere da scaricare non ci fa una bella figura.

24 febbraio 2015

No, Fusi e Fanelli NON hanno ancora trovato una cura per i tumori

Ecco l'ennesima bufala sulla cura per i tumori.

Nel 2013 Mirco Fanelli e Vieri Fusi hanno modificato delle molecole di maltolo e con degli esperimenti in vitro hanno notato che induce la morte delle cellule tumorali. Vero o falso? Vero. Quindi la bufala dove sta?

Nel complottismo e nel legame fra diffusione web e sperimentazione.

Sta in tutto quello che qualche blogger dice con tono sensazionalistico sull'importanza di questa scoperta e sul fatto che questa notizia sia censurata dalle grandi testate giornalistiche e ostacolata dalle case farmaceutiche.

Le pagine web sensazionalistiche acchiappano i tonti molto facilmente, ma un pathos ancora maggiore ce l'hanno quei video su Facebook con una persona che parla affannosamente, come avesse appena corso in fuga dai sicari assoldati da una casa farmaceutica, fosse appena riuscito a chiudere la porta prima che gli entrassero in casa, e finalmente accendere il PC per comunicare, da vero eroe, una notizia che tutti devono sapere prima che la porta venga sfondata e che lui venga ammazzato.

A questo mi ha fatto pensare un video che ho visto (purtroppo) condividere su Facebook (e col cavolo che lo linko), e che mentre sto scrivendo conta 2.718.456 visualizzazioni e 176.863 condivisioni, dove un ragazzo che dice di essere un giornalista (fatico molto a crederlo) si prodiga in deliranti considerazioni e irresponsabili incitamenti, citando un articolo. Ho così ritenuto opportuno pubblicare, vedi sopra, un fermo immagine di questo video (un po' modificato per esprimere meglio quello che penso di lui), nonché le sue parole, queste qua:

Vi invito a rimandare sul web questa notizia più che potete, è molto importante, perché è già evidente che le multinazionali, il potere delle grandi case farmaceutiche fa di tutto per bloccare la divulgazione di questa notizia, ne è prova il fatto che nonostante ci sia stato un comunicato stampa nessuno ha riportato questa notizia delle grandi testate o dei grandi telegiornali. Trovata la molecola anti-tumore, una scoperta tutta italiana. Questa è una notizia già verificata, eh, da molti di noi giornalisti che però non hanno potuto pubblicarla. La ricerca italiana, nonostante crisi e tagli, ottiene l'ennesimo incredibile risultato. In pratica due ricercatori dell'Università di Urbino, due ricercatori precari, attenzione, dell'Università di Urbino, Mirko Fanelli di 45 anni di Falconara e Vieri Fusi, 48 enne fiorentino. I due studiosi hanno trovato una moelcola anti-tumore che spinge al suicidio le cellule malate; in particolare hanno modificato chimicamente una singola molecola, il maltolo, una sostanza naturale contenuta nel malto, nella cicoria e nel cocco, nel caffè e in moltissimi altri prodotti naturali, sviluppando in questo modo una nuova classe di molecole che si chiamano malten e maltonis, con attività anti-neoplastica. Tutto questo è partito in un laboratorio di patologia molecolare, spiega Fanelli, e con il gruppo di ricerca del laboratorio di chimica è stato poi possibile individuare una famiglia di composti capaci di svolgere queste funzioni desiderate, cioè sostanzialmente hanno trovato una molecola che induce le cellule tumorali al suicidio. Ora, non deve passare tempo per la sperimentazione; bisogna avere immediatamente la divulgazione di questa notizia perché chi deve faccia subito qualcosa. Questa è forse la prima volta che una notizia è di tale rilevanza [what? :-D]. Testata, verificata. Queste cellule sono in grado di essere indotte al suicidio da questa sostanza. È qualcosa di straordinario, non stiamo parlando di una medicina: parliamo di un prodotto naturale che attivato in un determinato modo spuinge le cellule tumorali a non riprodursi perché si suicidano, cioè interrompono automaticamente il loro ciclo vitale. Per favore divulgate questa notizia il più possibile. Più saremo sul web e più faremo in modo che se ne interessino le grandi testate giornalistiche, i telegiornali, i programmi televisivi, perché evidentemente c'è un interesse a far sì che questo non avvenga. Oltretutto è un prodotto praticamente naturale, anche se poi bisognerà sviluppare una medicina da questo, e immaginate cosa c'è dietro la cura del cancro a livello di interessi mondiali per quanto riguarda i farmaci, l'assistenza e tutto i resto. Mi raccomando, divulgate, divulgate, divulgate. Finalente una bella notizia, cerchiamo di renderla più possibile diffusa almeno sul web.

Alcune considerazioni:

- Nel momento della pubblicazione di questo video, risalente al 10 novembre 2014, nessun grande mezzo di informazione parlava di quella notizia? Mi pare normale, dato che la notizia era dell'anno prima.
E nel 2013? Nessuno ne aveva parlato? Proprio nessuno direi di no Ad esempio Tgcom24 (che appartiene alla Mediaset) ne aveva parlato.

- Non mi risulta che lo staff di Facebook abbia mai cancelalto qualcosa solo perché fa scomodo alle case farmaceutiche. Anzi, tutto il contrario. Le notizie contro le case farmaceutiche sul web e su Facebook girano eccome, e PURTROPPO non vengono cancellate dallo staff di Facebook neanche quando sono palesemente bufale. "Fate girare prima che sia cancellato" è un mantra è direi auto-sbufalante.

- Nello specifico, è stato lo stesso ricercatore Mirko Fanelli a frenare gli entusiasmi, come si legge nell'articolo di Healthdesk.it intitolato "Grazie a tutti ma non abbiamo trovato la cura contro il cancro".

- La ricerca, anche sul fronte del maltolo, va avanti. Quindi cosa becera questo ragazzo? O è ingenuo o semplicemente è a caccia di clic. L'importante è non assecondarlo ed evitare di condividere post sensazionalistici come questo, dunque se l'hai condiviso ti consiglio di cancellarlo dal tuo diario, e se vedi che un tuo FB-friend l'ha condiviso, commenta il suo post consigliandogli di cancellerlo.

- Non è grazie alla becera diffusione sul web che viene stabilito l'iter di una sperimentazione clinica, che risponde a una procedura ben precisa stabilita dalla legge, e per fortuna.

E mi raccomando, fai una ricerchina sul web prima di condividere roba sensazionalistica. Altrimenti c'è il GROSSO rischio di fare ciò di cui tu stesso ti lamenti, ovvero irresponsabile, dannosa disinformazione.