29 dicembre 2019

Carte di pagamento senza costi di cambio

Informazioni aggiornate a dicembre 2019... Per info più precise e sicure consulta i siti dei relativi istituti di credito

Quando fai un acquisto con una carta di credito o ricaricabile, se il prodotto viene venduto in una valuta diversa da quella con cui paghi, solitamente c'è una spesa aggiuntiva che devi sostenere: la spesa di cambio.

Questo significa che nella conversione ad esempio da euro a dollaro USA spendi dei soldi richiesti dall'istituto di credito che effettua la conversione.

Avviene ad esempio con la carta Paypal Prepagata.

Ma esistono alcuni istituti di credito che permettono di pagare in una valuta diversa dalla propria senza che nessuno ci faccia la cresta, cioè senza l'aggiunta di commissioni, né fisse, né a percentuale

Ad esempio puoi fare una carta di credito con Banca Etica (che fa parte del Credito Cooperativo).
O una prepagata con Banca Etica, a cui è associato un IBAN, che quindi dà la possibilità di ricevere pagamenti con bonifico. Da notare che farsi una prepagata rende non necessario l'apertura di un conto presso la stessa banca.
Comunque se apri un conto corrente, quando conterrà un minimo di 1000 euro avrai la funzione di home banking gratuita, sia per consultare che per esegurie operazioni.

Altro esempio: una carta prepagata Revolut.
C'è una commissione del 2%, ma solo per transazioni di 500 sterline o più, e per prelievi mensili superiori a 200 euro.
Anche questa carta è provvista di un IBAN. Può essere ricaricata con bonifico oppure tramite altre carte.
Revolut ti permette di creare una carta usa e getta, da usare se non ti fidi granché del sito web in cui stai acquistando. Puoi così mantenere segreti i dati della tua carta principale, quella fisica.

Poi ci sarebbe Transferwise, che ha commissioni di cambio, ma bassissime.
Testimonianza di un mio amico: "Per convertire 20 euro in peso argentini Transferwise mi ha fatto pagare 9 peso di commissione ovvero 0,13 centesimi di euro".
T
i dà vari IBAN relativi a varie nazioni, cosicché in altrettanti luoghi del mondo si mantiene basso il costo dei bonifici da e verso la carta Trasnferwise.
Perché ho detto ci sarebbe? Perché non mi sento di consigliarlo. Infatti ho appena letto su Facebook le seguenti parole di un utente che ha commentato un post di un mio amico:
"Mi hanno chiuso due account rubandomi anche soldi [...] senza spiegazione. Il supporto non ti aiuta e ti mandano questa mail:
[traduco io in italiano]
Ciao [tuo nome]
Abbiamo deciso di chiudere il tuo account. Sfortunatamente non possiamo dirti specificamente il perché - è per via delle nostre regole. Ma possiamo scegliere di chiudere un account se pensiamo: che sia un duplicato di un altro (puoi avere un solo account TransferWise, a meno che non autorizziamo a fare diversamente), o che sia connesso con attività che potrebbero essere illegali, o che la sua sicurezza sia stata compromessa. Questi sono solo esempi, comunque. Puoi trovare altre motivazioni nel nostro documento su termini e condizioni d'uso. Ci spiace non poterti più offrire i nostri servizi. Grazie.
Il Team di TransferWise"

 
E la tassa sul conto corrente?

L'imposta di bollo si paga solo se la giacenza media è di 5.000 € o più.

Per quanto riguarda le carte estere, se la giacenza media raggiunge i 5.000 € si deve compilare il quadro RW del modello Unico o 730, affinché il fisco italiano possa tassarlo.

26 dicembre 2019

Come non pagare il canone RAI


Nel momento in cui sto scrivendo questo articolo, non possedendo un televisore vuoi evitare che l’azienda fornitrice di energia elettrica ti addebiti in bolletta il canone TV, devi ogni anno inviare all’Agenzia delle Entrate una specifica dichiarazione, che può essere fatta in modalità cartacea o telematica. Consiglio la modalità telematica, cosa che inizialmente potrà sembrarti macchiosa se ancora non hai effettuato una delle registrazioni menzionate sotto; ma devi farlo una tantum, quindi gli anni successivi andrà tutto liscio, e risparmierai tempo e non dovrai spendere per la raccomandata.

Comunque di seguito descrivo entrambi i metodi.

Nota: dopo aver attuato una delle procedure che ti indico qui sotto è bene avvertire l'azienda fornitrice di energia elettrica del fatto che sei esentato dal pagamento del canone TV. Se per errore ti verrà inserito in bolletta, non pagarlo comunque: paga solamente la parte che concerne la fornitura di energia elettrica. Se il pagamento è avvenuto in automatico perché avevi l'addebito automatico sul conto corrente, contatta l'azienda, chiedi un rimborso e fai presente che il canone TV non dovrà esserti più addebitato.




MODALITÀ CARTACEA


  • Sotto a “Servizi” clicca su “Tutti i servizi”
  • Clicca su “Agevolazioni”
  • Clicca su “Canone tv - Casi di esonero - Dichiarazione sostitutiva”
  • Sulla sinistra, sotto “Informazioni” clicca su “Dichiarazione sostitutiva”
  • Accederai a una pagina da cui potrai scaricare il modello PDF della dichiarazione; alla stessa pagina è indicato l’indirizzo a cui spedirlo.
  • Clicca su “modello pdf” per visualizzare il file PDF contenente il modulo
  • Stampa il modulo contenuto nel PDF, compilalo, firmalo e spediscilo con raccomandata senza busta, unitamente alla fotocopia di un tuo documento di identità valido

MODALITÀ TELEMATICA


Per questo è necessario avere una identità digitale SPID, oppure avere un account Fisconline, oppure avere una CNS (Carta Nazionale dei Servizi) (vedi https://www.card.infocamere.it/infocard/pub/cns-a-cosa-serve_5473). Ne parlo in quest’altro articolo.

Una volta in possesso di uno dei suddetti requisiti, segui queste istruzioni:

  • A destra clicca “Area riservata”
  • Clicca su “Accedi” sotto Entratel/Fisconline
  • Sulla destra clicca sotto uno dei bottoni sotto a “Accedi al servizio”
  • Inserisci le credenziali ed effettua l’accesso.
  • Sotto “Servizi” clicca su “Tutti i servizi”
  • Sulla sinistra clicca su “Servizi online”
  • Sotto “Agevolazioni” clicca su “Canone tv – Casi di esonero – Dichiarazione sostitutiva”
  • Clicca su “Accedi al servizio”
  • Clicca su “Invio dichiarazione”
  • Compila il questionario online. Se semplicemente non hai il televisore, all’inizio scegli il quadro A.
  • Conclusa la compilazione del questionario, premi il tasto “Invia”. Comparirà una scritta che ti notifica il buon fine dell’operazione.
  • Segui le istruzioni per scaricare in formato PDF la ricevuta della dichiarazione, istruzioni che riceverai col messaggio e-mail dell'Agenzia delle Entrate, lo stesso che ti notificherà l'archiviazione della tua dichiarazione.
 

23 dicembre 2019

La crudeltà della produzione di latte



A causa dell'idea sulla produzione del latte che viene diffusa dalle pubblicità, nell'immaginario di molte persone le mucche pascolano serene sui prati, vengono munte a mano e trattate con rispetto.

Molto più triste e ingiusta, purtroppo, è il trattamento riservato alla stragrande maggioranza di mucche "da latte" (nota: questo è un tipico caso in cui la parola "da" indica che qualcuno ha arbitrariamente attribuito  una cosa, a un persona o a un animle un certo destino, come se non fosse colpa di nessuno).

La stragrande maggioranza delle mucche, infatti, sono costrette a trascorrere la loro vita negli allevamenti intensivi. Una vita di inferno da quando nascono a quando muoiono.

A differenza di quello che gli allevatori vogliono farci credere, queste mucche non hanno mai la possibilità di pascolare su un prato, non sperimentano la libertà neanche per un secondo della loro vita. Vivono in piccolissimi spazi chiusi

In 10 mesi a una singola mucca vengono fatti produrre fino a 60 litri di latte al giorno; produrrebbe invece solo 4 litri al giorno se fosse lasciata libera di vivere secondo natura.
Per una produzione costante di latte, le mucche vengono ingravidate appena possibile.
Il loro organismo viene sfruttato in modo abnorme, tanto che la loro vita media, secondo natura 25 anni, si riduce a 5 anni.

La produzione intensiva e l'incessante mungitura spesso provocano alle mucche una dolorosa mastite, cioè l'infiammazione delle mammelle.
Le mucche sono piene di ferite, infezioni e danni alle zampe. Molto spesso le pratiche preventive e le cure vengono effettute dagli allevatori, in violazione della legge, che attribuisce questi compiti l veterinario.

Ogni vitello subito dopo il parto, viene strappato alla madre, che non rivedrà mai più (e una mucca può manifestare anche per tre mesi la propria sofferenza per il distacco dal suo piccolo). Il cucciolo viene tenuto isolato in un piccolo box, spesso in condizioni igieniche terribili; per prevenire la comparsa delle corna, sulla sua testa viene applicata la pasta caustica, che provoca un forte dolore. Il destino del vitello è essere macellato da adulto oppure dopo poco tempo; diverso può essere il destino di una femmina. Se è fortunata sarà macellata subito, altrimenti le spetterà la stessa vita di inferno di sua mamma.

Quando in TV si parla delle sofferenze negli allevamenti intensivi (ad es. grazie a Animal Equality), gli allevatori o i politici alla ricerca del loro voto dicono che si tratta di casi isolati. Ovviamente mentono sapendo di mentire.

Non è l'eccezione, è la regola.

Le mucche che pascolano all'aperto, quelli sì, sono casi rarissimi rispetto alla totalità. Per il resto, l'allevamento intensivo è la triste vita quotidiana che questi animali sono costretti a vivere per la produzione di latte. Un'esistenza scandita da automatismi, dalla separazione dai propri cuccioli e soprattutto dal disagio e dal dolore.

Fai la tua parte per eliminare questa ingiustizia, subita da creature in grado di percepire dolore come noi umani, che possono soffrire psicologicamente e dare affetto esattamente come un cane. Elimina dalla tua alimentazione e dalla tua spesa i prodotti degli allevamenti intensivi. Il latte è uno di questi. Ricordalo quando compri cibi, bevande, prodotti per l'igiene personale e cosmetici.

21 dicembre 2019

Animal Equality

Le scelte delle persone sono molto condizionate dalle abitudini, che spesso hanno la precedenza sia sulla razionalità, sia sui valori che la persona dice di sostenere.
Ad esempio tipicamente un italiano non mangerebbe mai carne di cane e si indigna quando viene a sapere che un cane è stato maltrattato, in quanto lo considera un amico (addirittura si sente dire che "i cani sono migliori delle persone")... però mangia carne di bove, un animale della stessa intelligenza e capace di dare lo stesso affetto; se questo proviene da un allevamento intensivo, dove un pesante maltrattamento è all'ordine del giorno, al massimo dice di essere contrario, senza però impensierirsi più di tanto, senza la minima intenzione di cambiare le proprie abitudini e limitandosi a non pensarci o a auto-giustificarsi con arrampicate sugli specchi.
Ho detto "tipicamente", che per fortuna non significa "sempre". Infatti ci sono persone che hanno deciso di boicottare la carne se non sono sicure che non provenga da allevamenti intensivi (più del 90% proviene da questi lager). Cioè hanno capito e ammesso che se possiamo considerare criminale un allevatore torturatore di animali, il mandante del crimine è chi lo paga per farlo, e cioè chi compra il prodotto. E hanno scelto la strada del non dare la colpa solo agli altri, la strada del non aspettare di essere obbligati dalla legge per fare la cosa giusta, la strada della responsabilità, la strada del non partecipare alle torture indirettamente, perché non c'è nessun motivo di considerarlo meno grave che farlo direttamente.
Per fortuna esistono persone che hanno il coraggio di guardare in faccia alla realtà e di farsi un esame di coscienza anche se potrebbe essere, e di fare la scelta giusta anche se inizialmente può trttarsi di scollarsi, scrostarsi da una abitudine malata quanto comoda.
Per fortuna c'è chi non ignora la sofferenza di esseri che sono in grado di provare il nostro stesso disagio fisico: bovini, maiali, uccelli, e animali acquatici meno evoluti ma che soffrono terribilmente quando pescati in qunto muoiono soffocati.
Queste rare persone consapevoli e responsabili sono sempre meno rare grazie alle campagne di sensibilizzazione promosse dagli animalisti.

Ma sensibilizzare le persone non basta.

Occorre anche combattere direttamente contro le aziende e dialogare coi legislatori. Animal Equality fa tutto questo con grande impegno ed ha conseguito fin ora importanti successi. Ecco due video di fine 2019 che Carolina Bertolaso, responsabile della comunicazione, e due investigatori anonimi hanno pubblicato in queste ore:





Animal Equality è un'organizzazione internazionale fondata nel 2006 da Sharon Nunez, Javier Moreno e Jose Valle, costituita da volontari e attivisti che si adoperano per eliminare i soprusi nei confronti degli animali, operando su quattro versanti:

- investigazioni sotto copertura per documentare gli orribili scenari all’interno di allevamenti intensivi e macelli;

- sensibilizzazione del pubblico;

- promuozione di campagne di boicottaggio su aziende che si rifiutano di prendere impegni per migliorare la vita degli animali allevati;

- pressione sui governi perché adottino leggi che proteggano gli animali.

L'informazione del pubblico avviene soprttutto grazie alle investigazioni sotto copertura: gli operatori documentano con filmati le crudeli condizioni degli animali; questi filmati vengono spesso mostrati in TV, contribuendo a incoraggiare i consumatori a una spesa responsabile e i politici a migliorare la legislazione e i controlli; naturalmente, quando sussistono violazioni di leggi già esistenti, viene fatta denuncia affinché gli allevatori possano essere puniti.

La sensibilizzazione del pubblico consiste nel pubblicare online i filmati realizzati; ad esempio il video sugli incubatoi di pollo è stato visto da più di 75 milioni di persone.
Sono stato creati gli iAnimal, filmati a 360° da visualizzare con visori adatti a immergere le persone nel mondo in cui vivono maiali, polli, bovini. Questi sono stati visti da decine di migliaia di persone in università come Oxford, Cambridge, Harvard e UCLA.
I volontari inoltre organizzano proiezioni dei video in città di tutto il mondo e distribuiscono materiale informativo, che fin ora ha raggiunto più di 250.000 persone.

Le campagne di boicottaggio hanno convinto fin ora 107 aziende a prendere impegni concreti per diminuire la crudeltà verso gli animali; si tratta in particolare della cessazione dell'uso di uova di galline allevate in gabbia.

Le pressioni sui governi consistono nel dialogo diretto con i politici e in petizioni popolari. Grazie a questo lavoro sono stati salvati fin ora più di 340 milioni di animali.

Fra le sezioni di Animal Equality c'è anche quella italiana, dal cui sito www.animalequality.it puoi approfondire l'operato degli attivisti, offrire un po' del tuo tempo per dare una mano, fare una donazione per il necessario supporto logistico e iscriverti alla newsletter, per ricevere aggiornamenti sugli appelli da firmare, sulle manifestazioni a cui partecipare, e conoscere i successi ottenuti.

Ringrazio Animal Equality per il prezioso impegno, e ringrazio chiunque darà un piccolo o grande aiuto a questa grandiosa organizzazione contro la crudeltà.

18 dicembre 2019

Bella pubblicità!

L'AVIS mi ha regalato un calendario. Visto che non mi serve e mi dispiace buttarlo via, ho pensato di ri-regalarlo a chi lo potrebbe usare. In un mercatino su Facebook un membro ha commentato dicendo "Bella pubblicità", pensando che io avessi voluto promuovere la mia attività commerciale perché avevo scritto "Regalo calendario a chi viene a prenderlo a casa mia o al mio ambulatorio".

Nella testa di taluni individui, che ricordano un po' i complottari del tipo "ki ti paka", si formano pensieri davvero avvilenti sulle presunte intenzioni altrui.

Secondo te io ho pensato: "Scrivo in un mercatino dell'usato che ho un ambulatorio, così i lettori saranno curiosissimi di sapere che tipo di operatore sanitario sono, dunque visiteranno il mio profilo, vedranno che professione svolgo, e quando ne avranno bisogno verranno da me".

Se ti è venuta in mente una cosa del genere, può darsi che secondo te valga un minimo la pena usare questa strategia. Questo farebbe di te non dico un totale ignorante nel campo del marketing (che non è neanche necessario scomodare) ma proprio una persona totalmente incapace di immedesimarsi in un lettore. Certo, non capire nulla di marketing e non sapersi immedesimare è lecito. La cosa brutta brutta è che secondo te questa stupidità (che tu la creda tale o no) appartenga non a te che supponi una cosa del genere, ma a me, che però sarei stato beccato da te.

Diamine. Ragiona. Ti basta poco per cestinare sta spazzatura mentale. Facciamo un altro esempio. Se uno scrive che un oggetto può essere ritirato in un negozio (dal momento che lavora lì e quindi è spesso proprio lì), prova a pensare che, diciamo, non necessariamente l'ha scritto immaginando che il lettore pensi "Ehi, allora vende delle cose! Non so neanche cosa, però mi incuriosisce... andiamo sul suo profilo a vedere, mi è davvero venuta voglia di comprare una cosa a caso". E al posto del negozio c'è un ambulatorio? Uguale.

Ma poniamo anche il caso in cui lo stupido sia io, e tu sei il graaaande che mi hai beccato. Cosa decidi di fare? Clicchi sullo spazio dei commenti e scrivi "Bella pubblicità!". Di cosa sa questo commento? Forse sbaglio, ma voglio essere più rispetosamente ottimista sul mio interlocutore: non mi ci azzardo neanche a pensare che nella tua testa quella battuta dovrebbe far ridere. Quindi l'intento qual è? L'unica ipotesi che mi pare possibile è che tu mi stia rimproverando perché secondo te starei facendo spam. Ma allora dovresti segnalare il mio post all'amministratore del gruppo. Ah no. il gruppo è moderato. Quindi l'amministratore l'ha già approvato. Quindi l'invasione di campo è tua che vuoi fare il moderatore senza esserlo, non il mio presunto spam, già decretato non tale dal vero moderatore.

Quindi io che faccio? Ti spiego queste cose? Certo che no. Modifico il post togliendo il riferimento all'ambulatorio, perché lo ammetto, ho mentito. No, non ho mentito sui miei secondi fini, ho mentito dicendomi ottimista su di te: sono pessimista, tantissimo. Sì, adesso è il mio turno a pensar male: se ti spiegassi tutto quello che ho scritto qui sopra non avresti nessuna voglia di metterti in discussione, nessuna voglia di chiedere scusa per una battuta brutta e scema detta a chi non conosci nemmeno, nessuna voglia di capire che se parli in modo inopportuno sul web fai esattamente la stessa figura che faresti se la dicessi dal vivo (quant'è difficile sta cosa da capire... mah). Quindi mi limito a sfogarmi sul mio diario Facebook, e a riutilizzare questo post per farci un articolo sul mio blog OPIDOS, ché è tanto che non ne scrivevo uno.

04 dicembre 2019

Proofy: soluzione facile e economica per difendere il diritto d'autore

Se sei l'autore di una canzone, una poesia, un romanzo, un progetto, o di qualsiasi prodotto artistico o di ingegno, è probabile che tu voglia avere la possibilità di dimostrare, all'occorrenza, che si tratta di roba tua, visto che una violazione della proprietà intellettuale fa male al morale e in molti casi anche al portafoglio.

In Italia quando si parla di diritto d'autore siamo abituati a pensare alla SIAE, la società che da decenni archivia i documenti che gli iscritti inviano per poter riscuotere le loro parcelle relative a, ad esempio, ai diritti di esecuzione per le canzoni o per le opere teatrali o ai diritti di visione per i film.

Come è noto, da molti anni esistono varie alternative alla SIAE, di cui possono usufruire le persone a cui la SIAE non sta simpatica (per i suoi costi, per il modo in cui calcola i compensi o per qualsiasi altro motivo di cui non parlo in questo articolo).

Fra queste alternative ce ne sono di artigianali, come quella di auto-spedirsi una busta sigillata in ceralacca in modo che la data del timbro postale faccia fede e dimostri che l'opera racchiusa nella busta è stata creata prima di tale data.

...E ci sono le alternative costituite da altre aziende, italiane e non, che offrono un servizio più o meno simile. Fra queste quella che fin ora mi è rimasta più simpatica è Proofy, startup italiana gestita da Tiziano Fortin, Valentina Panizza e Paola Pellini, attiva dai primi anni 2010.

Ti invito a visitare il sito per conoscere la storia di Proofy e il servizio offerto, di cui do qui solo un accenno.

Non devi addentrarti in fastidiosi e lunghi grovigli burocratici, né pagare grandi somme, né essere costretto a pagare periodicamente per continuare a proteggere le stesse opere.

Ad esempio per 15 euro (almeno nel momento in cui sto scrivendo questo articolo) si ottiene l'iscrizione "Basic", che comprende:

- La protezione di 10 file, ciascuno di dimensioni massime di 20 Mb
- La possibilità di scaricare i file protetti
- L'archiviazione dei file protetti per un anno nei server di Proofy, per un'occupazione di uno spazio massimo di 500 Mb

La protezione dei file (che possono essere Mp3 con una canzone, file di testo, piccoli filmati, etc) consiste nell'apposizione di una marca temporale, cioè uno strumento digitale riconosciuto dallo Stato associabile univocamente a uno specifico file, che ha un valore probatorio per 20 anni a partire dalla sua applicazione. Si tratta di un documento contenente un certificato, salvabile in un hard disk come qualsiasi altro file.
Proofy crea un archivio ZIP che contiene il file che hai depositato e un PDF contenente i tuoi dati anagrafici, attestante che tu hai depositato quel file in quella data.
Poi appone allo ZIP la marca temporale.
Poiché la marca temporale è riferita appunto allo ZIP e non semplicemente al file contenente la tua opera, anche se qualcuno riuscirà ad entrare nel tuo computer e a copiare per sé quello ZIP, il tuo diritto d'autore non sarà in pericolo, perché il delinquentello avrebbe in mano semplicemente la prova che quel documento è tuo.

Se dopo lo scadere dell'anno deciderai di non servirti più di Proofy, non avrai più a disposizione il servizio di stoccaggio online, ma potrai comunque continuare a proteggere le tue opere conservando i file ZIP in un luogo sicuro (su uno o decisamente meglio più di un hard disk e/o con un altro servizio di stoccaggio file online).

E quando, fra 20 anni, la marca temporale non avrà più valore probatorio, che succederà?
La protezione è rinnovabile, ma dato il verosimile avanzamento della tecnologia dopo un periodo così lungo è inutile preoccuparsene; probabilmente in un futuro non lontano il problema sarà risolvibile con semplicità ancora maggiore.

Una cosa che Proofy non offre, a differenza di altre società per la protezione del diritto d'autore (SIAE ma non solo) è l'intermediazione fra l'autore e la persona che usa la sua opera (ad esempio Proofy non ha voce in capitolo quando si tratta di stabilire un compenso che il gestore di un locale deve elargirti per aver fatto uso di una tua canzone).

20 novembre 2019

Aggiornamenti dei blog via email con Feed RSS + IFTTT

Molto spesso i blog hanno una newsletter che ti avvisa dei nuovi articoli. Alcuni però no, stranamente non ce l'hanno. Scelta alquanto controproducente, se uno vuol farsi leggere. Ma tant'è. Alcuni hanno una pagina Facebook abbinata al blog, e aggiornano i lettori con quella. Ma se uno vuole essere aggiornato via email è bene dargliene la possibilità. MA ALCUNI NON LO FANNO.
O meglio non agevolano la cosa con un form di iscrizione alla newsletter. Non è che lo impediscano. Per chi è un po' disposto a smanettare (una tantum per ogni blog da seguire) la possibilità rimane, grazie al sistema Feed RSS.

Ogni blog ha una pagina Feed RSS, che serve proprio per intercettarne gli aggiornamenti. Con l'aiuto del servizio gratuito che troviamo sul sito "If This Than That", a pagina www.ifttt.com, possiamo sfruttare il sistema Feed RSS per creare una newsletter di aggiornamento personalizzata.

Prima di spiegarti come fare, ti dico come trovare l'indirizzo della pagina Feed RSS di un blog.

Trovare l'indirizzo della pagina Feed RSS di un blog

Se è un blog su piattaforma Wordpress, basta aggiungere /feed/ alla fine dell'indirizzo della home del sito.

Un altro metodo consiste nel cercare sul blog un simbolo uguale o simile a quello qui sotto:


Cliccando su questo simbolo di solito si viene portati alla pagina Feed RSS.

Un altro metodo ancora necessita di cercare nel codice HTML della pagina: clicca col tasto destro su un punto a caso del sito in cui non ci sia un'immagine né un collegamento ipertestuale, e dal menù a tendina scegli l'opzione che ti consente di visualizzare la sorgente della pagina.
Poi nella pagina che ti appare, usa la funzione di ricerca (solitamente la si attiva premendo CTRL + F), e nella casella di ricerca scrivi RSS. Verrà così evidenziata nel codice la scritta RSS facente parte dell'URL che stavi cercando. Oppure tale URL è poco distante, e contiene magari non "rss" ma "feed".

Ora sei pronto per il passo successivo...

Usare IF This Than That per rimanere aggiornati su un blog via email
  • Vai su www.ifttt.com e, se non l'hai già fatto, crea un tuo account ed esegui il login.
  • Rimanendo loggato, vai su https://ifttt.com/create
  • Clicca sul + che vedi subito dopo la parola "IF"
  • Clicca sul riquadro "RSS" (puoi trovarlo anche usando la funzione di ricerca del browser)
  • Clicca su New Feed Item
  • Inserisci nell'apposito spazio l'URL della pagina Feed RSS del blog su cui vuoi essere aggiornato e clicca su Create Trigger
  • Clicca sul + che vedi subito dopo la parola "THAN"
  • Clicca sul riquadro "EMAIL" (puoi trovare anche questo con la funzione di ricerca del browser) e poi su Send me an email
  • Clicca su Create action
  • Clicca su Finish
Ecco fatto.

18 novembre 2019

Le perle di conforto sono dannose

C'è grottesco buongiornismo ma certamente nessuna cattiveria in chi condivide su Facebook perle di saggezza orientate al confortare e motivare chi si sente a disagio. Quindi mi spiace scrivere questo articolo. Ma mi sento di farlo, perché ritengo che si tratti purtroppo di perle dannose per la loro superficialità.

Ad esempio ieri ho visto questa:


La perla consiglia di non piangee per il passato, perché andato, di non stressarsi per il futuro perché non è ancora arrivato, e di vivere il presente e renderlo migliore.

Sto cercando di immaginarmi quello che c'era nella testa dell'autore o l'autrice di questa perla. In particolare, quali erano le sue aspettative: davvero pensava che una persona nostalgica o ansiosa potesse cambiare il proprio atteggiamento grazie alla lettura di questi consigli? Davvero non riesco a capirlo, e non sto facendo retorica. Non lo capisco proprio.

È un po' imbarazzante rispondere a qualcosa di così banale, perché la risposta sarà quasi altrettanto banale. Ma non essendo né la prima, né la seconda volta che vedo tentativi di iniezione di serenità istantanea che nemmeno i turbo piennellari, ecco la mia spiegazione...

Chi piange per il passato sa già che è andato. Purtroppo i traumi non si risolvono con un consiglio del genere, così come non è sufficiente spiegare che l'ascensore funziona benissimo a uno che ne ha la fobia, o dire a un napoletano di darsi una calmata mentre vede che la sua fidanzata si stra strusciando a un sconosciuto, spiegandogli che se ci si arrabbia ci si fa il sangue amaro.

Ci si può sentire stressati per il futuro perché fortunatamente l'essere umano ha il senso di profondità storica, altrimenti non pianificherebbe nulla, ottenendo nulla nel migliore dei casi e problemi di ogni genere nel peggiore; essere stressati per il futuro è l'inevitabile rovescio della medaglia che accade quando si palesano dure difficoltà; per questo non è possibile evitarlo per il semplice fatto che ci hanno detto "non è ancora arrivato". Magari il pericolo futuro è sopravalutato, ma questo è un altro discorso, e comunque in tal caso a maggior ragione si soffre proprio perché non è ancora arrivato.

Un po' come la farmacologia viene snobbata o addirittura demonizzata e sostituita da rimedi farlocchi solo da chi non ha patologie gravi, chi sta piangendo per il passato o è stressato per il futuro non trarrà nessun beneficio da perle di saggezza che risultano tali solo a chi sta già bene. Magari apprezza le intenzioni. Ma in pratica il nulla fritto lo fa permanere nella sua condizione o addirittura peggiorare facendolo sentire non compreso, e ricordandogli quanto è difficile ottenere una serenità che per qualcun altro è così a portata di mano, facile come scrivere qualche riga con lo sfondo di una bella foto.

Ecco perché se ti senti mosso da compassione nei confronti di una persona in particolare, o anche nei confronti di tutte le persone che sono in una certa situazione, e non sai come risolvere il loro problema, esprimere amore e solidarietà va benissimo; dare consigli all'acqua di rose invece è da evitare.

17 novembre 2019

La mia amicizia su Facebook (sommario articoli e video)

Siccome ho creato vari articoli e video in cui espongo le mie opinioni sull'uso di Facebook, soffermandomi soprattutto sull'aspetto dell'amicizia, ho pensato di pubblicare, per comodità di chi è interessato a visionarli, questa pagina-sommario che sia un po' più utile di un semplice tag.

Se ti conosco da poco tempo e vuoi essere mio amico su Facebook ti invito prima a guardare il tutto e a dirmi cosa ne pensi (il tempo totale di lettura è forse di una trentina di minuti... non dirmi che non hai mezz'oretta da dedicare a un amico!).
 

Amicizia agli amici, anche su Facebook
https://opidos.blogspot.com/2017/03/amicizia-agli-amici-anche-su-facebook.html

Puoi davvero essere amcio di centinaia di persone?
https://opidos.blogspot.com/2018/07/puoi-davvero-essere-amico-di-centinaia-di-persone.html

Su Facebook se non mi segui non ha senso rimanere nella mia lista amici
https://opidos.blogspot.com/2019/03/FB-se-non-mi-segui-non-ha-senso-rimanere-in-mia-lista-amici.html

Facebook = notiziario personale e poco più. O potrei non seguirti.
https://opidos.blogspot.com/2017/02/facebook-notiziario-personale-e-poco-piu-o-smetto-di-seguirti.html

Se vuoi rimanere mio FB-friend non diffondere bufale né siti bufalari
https://opidos.blogspot.com/2016/12/vuoi-rimanere-mio-fb-friend-non-linkare-siti-bufalari.html

Se nessuno si fa vivo (su Facebook) per sapere come va
https://opidos.blogspot.com/2016/12/se-nessuno-si-fa-vivo-per-sapere-come-va-su-fb.html

Perché ti cancello dagli amici se inneggi a Mussolini (o altro dittatore)
https://opidos.blogspot.com/2019/05/perche-ti-cancello-dagli-amici-se-inneggi-a-dittatore.html

È spam? Ma dai! Siamo amici!
http://opidos.blogspot.com/2014/09/e-spam-ma-dai-siamo-amici.html

La demenziale ripicca "Mi hai cancellato, e io ti blocco" su Facebook
https://opidos.blogspot.com/2019/10/demenziale-ripicca-mi-hai-cancellato-e-io-ti-blocco-su-facebook.html

Inoltre, se non l'hai già fatto, ti invito a dirmi qualcosa di te, dei tuoi valori, delle tue opinioni sugli argomenti per te importanti, dei tuoi gusti, del tuo stile di vita, etc, o linkarmi una pagina in cui ti presenti. Io l'ho fatto in questo blog, in particolare alla pagina "chi sono".

31 ottobre 2019

Concordo sull'obbligo di fornire un documento per iscriversi ai social network

In questo articolo rispondo ad alcune argomentazioni di chi sostiene che non è una buona cosa l'obbligo per i social network di chiedere un documento di identità a chi si vuole iscrivere, obbligo di cui ha parlato in questo giorno il deputato Luigi Marattin, annunciando su Twitter la preparazione di una proposta di legge in merito.

Riccardo Luna su Repubblica.it ha scritto un articolo intitolato "Carta d'identità per andare sui social, una proposta senza senso". Queste le sue affermazioni:

- già oggi la Polizia Postale può identificare chi scrive sui social grazie all'indirizzo IP, che indica dove si trova il dispositivo con cui è stato inviato il messaggio

E però l'utente può nascondere l'IP con un VPN, rendendosi anonimo con buona probabilità (non sicuramente, ma con buona probabilità). Per la verità questa cosa la sa lo stesso Riccardo Luna, che lo dice (contraddicendosi quindi a distanza di poche righe!), ma aggiunge che...

- rimanere anonimi è un diritto umano sancito dalle Nazioni Unite per difendere la libera manifestazione del dissenso (Luna cita il rapporto dell'inviato speciale dell'Onu per la libertà di espressione del 2015).

Ma il fatto che sia sancito dalle Nazioni Unite può essere un'argomentazione che spiega la difficoltà di varare una normativa del genere, ma non dimostra che Marattin abbia torto, a meno che non si voglia dibattere usando il principio di autorità.

Altra argomentazione:

- "Sono le dittature a cancellare l'anonimato".

Anche qui non vedo argomentazioni, ma solo il principio di autorità all'incontrario, che non può funzionare se non come artificio retorico. Non è che se un cattivo dice che sta piovendo allora puoi dedurre automaticamente che è sereno. Il fatto che l'anonimato da sé basti a generare ingiustizie tipiche dei regimi dittatoriali mi pare tutto da dimostrare.

Altra argomentazione:

- Gli hater che insultano ogni giorno Liliana Segre (senatrice a vita, famosa per essere sopravvissuta alla detenzione nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau) sono quasi tutte persone che non si nascondono e postano col loro vero nominativo.

Appunto. Quasi.

Andiamo avanti.

- Riccardo Luna scrive: "Davvero vogliamo imporre a 30 milioni di italiani che usano i social di dare la carta di identità per colpa di 200 razzisti?"

Certamente. Così come imponiamo a milioni di onesti italiani di tenere una targa sull'automobile nonostante siano in pochi quelli intenzionati a forzare i posti di blocco. Divieti e numeri funzionano più o meno sempre così. Buon giorno.

Altra argomentazione:

- Sarebbe comunque possibile aggirare la normativa registrandosi al social usando un IP straniero.

Come dire che le videocamere per beccare i rapinatori togliamole, perché tanto si mettono il passamontagna.
Bisogna mettere più possibile il bastone fra le ruote a chi vuole commettere reati. E certamente la maggioranza delle persone non avrà voglia di smanettare per fingere di navigare dall'estero, e così intanto viene di fatto dissuasa una grande quantità di persone a ingiuriare e diffamare.
Dopo di che la speranza è che anche gli altri stati seguano l'esempio di quello che per primo ha varato la normativa in questione, e/o che gli staff direttivi dei social network, anche se non obbligati, si diano questa regola, anche magari a costo di far pagare qualche euro l'iscrizione per via delle risorse da impiegare in sede di identificazione e validazione.

Un'altra osservazione, molto semplice, l'ho pensata ancor prima di leggere, sempre su Repubblica.it, la risposta di Marattin all'articolo di Luna: come è giusto dover rispondere del proprio operato offline (ad esempio quando si scrive su un giornale cartaceo), è giusto doverne rispondere anche online. Un quotidiano cartaceo può non riportare la firma dell'autore dell'articolo, di cui comunque risponde il direttore responsabile. Direttore che conosce l'identità dell'autore e deve fornirla se richiesta dalle autorità.

Un comune cittadino deve poter intentare un'azione legale contro chi, scrivendo su un social, ha commesso il reato di ingiuria e diffamazione. Deve essere almeno possibile chiedere, per le autorità, chiedere e ottenere dallo staff del social la vera identità del potenziale autore del fatto.

Se poi Facebook o altro social accettano di iscrivere persone con un nick, affari loro. L'importante è che le persone che lo fanno sappiano di non essere, grazie a quel nick, al riparo dalla legge.

Per quanto riguarda Facebook... no, Zuckerberg non gradisce che le persone si iscrivano con nomi e cognomi diversi da quelli anagrafici, e infatti quando lo staff di Facebook si accorge (per segnalazioni o altro) che un profilo è falso, lo cancella; inoltre fa controlli random per certificare l'identità degli iscritti. Lo fece con me qualche anno fa, e così inviai la scansione del mio documento di identità, mentre una mia amica, a cui fu chiesta, si rifiutò e così si cancellò dalla piattaforma.

Ho poi letto la ri-risposta di Luna alla risposta di Marattin. Ecco cosa afferma:

- L'obbligo per gli italiani di fornire un documento a Facebook o Twitter non avrebbe impedito la disinformazione da parte dei profili falsi creati dai russi.

Vero. Una legge italiana spesso serve per obbligare gli italiani e non commettere reati. Non per impedirlo ai russi. Né serve per impedire ai russi di creare profili falsi, o di lanciarci missili. Ciò nonostante, pur coi suoi limiti, può essere una legge sensata e con una certa efficacia.

- Mark Zuckerberg ha difeso la scelta di Facebook di accettare spot politici che dicano esplicitamente il falso. Lo ha fatto a proposito di una inserzione in cui il team di Trump sostiene che il candidato democratico Biden ha commesso cose che non ha in effetti fatto.
[...] Che facciamo, chiediamo i documenti a Trump o chiediamo di bannarlo?

Qui parliamo di un'altra cosa ancora. La legge che ha in mente Marattin non ha lo scopo di far sì che chi commette un reato di ingiuria o diffamazione sia bannato da un social. Ha lo scopo di dissuadere le persone dal commettere tali reati, facendo capire loro che sono identificabili facilmente.
Quindi Facebook faccia quello che vuole con Trump e con tutti quelli che diffamano (io suggerisco di bannarli, che si chiamino Donald Trump, John Smith o Mario rossi). L'importante è che Trump e chiunque ingiuria o diffama possano essere agevolmente identificati e processati per questo.

Altra argomentazione:

- Facebook ha chiuso molte pagine bufalare con milioni di iscritti; bene, ma i contenutidi quelle pagine erano "robetta", non in grado di spostare voti, almeno per ora.

Appunto, per ora. Meglio non rischiare. E in ogni caso, spostamento di voti o no, i reati devono essere puniti.

- Facebook, Twitter e Youtube hanno chiuso un sacco di pagine e profili di odiatori, quindi "dire che le grandi aziende tecnologiche non stanno facendo nulla o non stanno facendo abbastanza è semplicemente una fake news"

E invece è la verità. Non nel senso che tali aziende sono cattive, ma nel senso che, pur con tutto il loro impegno, non riescono a fare abbastanza, e il problema continua a sussistere, dato che per ogni account che viene chiuso ne viene aperto un altro il giorno dopo. Ecco che se in tutto il mondo gli utenti dovessero fornire un documento per iscriversi a un social network, il problema sarebbe non dico risolto, ma contenuto. E, come dicevo, non sarebbe male se l'Italia desse un iniziale buon esempio.

- "ribadisco il fatto che a livello globale è stato sancito che la possibilità di essere anonimi in rete è uno strumento fondamentale per tutelare i dissidenti di regimi autoritari"

Certo, finché ad esempio la Cina sarà il regime autoritario che è non auspicherò che là esistano (anzi, diciamo migliorino, visto che esistono già) strumenti e tecniche per eliminare l'anonimato.
Ma questo non c'entra nulla.
È inutile sancire le cose. Puoi sancirle quanto ti pare e al livello globale quanto ti pare, ma non riuscirai mai a farlo a livello tanto globale da inglobare anche i regimi autoritari. Quindi noi e tutti gli altri globali, globalissimi paesi non autoritari che facciamo? Garantiamo un anonimato che da noi non serve a nulla, visto che appunto sarebbe auspicabile giusto come toppa nei paesi autoritari? Se proprio vogliamo parlare di dittature (che è un altro argomento rispetto a quello che succede ad es. in Europa), allora la sensata speranza è che la Cina consenta ai dissidenti libertà di parola, non che in l'Italia, Francia, Svizzera, etc si consentano agli stronzi la libertà di offendere gratuitamente e impunemente il prossimo. Non c'entra.

- Luna dice che non bisogna creare un "cyber wall", che ci farebbe auto-escludere, rendendoci profughi del web.

Ma non credo sia così. Se fosse varata una legge che mettesse Facebook davanti alla scelta "Chiedi i documenti agli italiani oppure chiudi i battenti in Italia", Facebook sceglierebbe sicuramente di non perdere un bacino di utenza di milioni di persone e si attrezzerebbe per ottemperare alla legge.

- La rete non è solo insulti e diffamazione: è molto altro e per la maggior parte ha effetti positivi sul mondo

Vero. Ma quest'argomentazione mi ricorda i napoletani che inveiscono contro i giornalisti che parlano della criminalità organizzata locale, urlando che la maggior parte dei napoletani sono onesti. Vedi su: è sempre così. I problemi vengono dalle minoranze, che danno però problemi molto fastidiosi, che è giusto e doveroso affrontare.

- Nel denigrare la legge pensata da Marattin, Luna coglie l'occasione di parlare di varie aziende, fra cui Google e Facebook, che secondo lui si sono dati l'obiettivo di far tornare centrale l'etica.

Veramente già da qualche anno Google fa qualcosa di assolutamente anti-etico, proprio dal punto di vista della libertà di parola. Cioè demonetizza i video Youtube in cui si parla di argomenti controversi, cioè toglie le pubblicità a tali video, e quindi le entrate economiche dello youtuber. Che quindi se vuole continuare a guadagnare deve evitare ad esempio di dire che il tale dittatore fa una brutta cosa quando massacra gli inermi civili di uno stato vicino indifeso, perché siccome c'è sempre il cretino di turno che sostiene quel dittatore e si arrabbia non solo con lo youtuber, ma anche con l'inserzionista pubblicitario che gli dà da mangiare, allora l'inserzionista smette di investire facendo spot su Youtube.
E Facebook ha un capo che pochi giorni fa ha difeso il diritto della sua azienda di sponsorizzare i video in cui un politico dice delle comprovate bugie. Evviva l'etica, anche qui.

- Luna dice che una legge del genere sarebbe populista

Veramente le ondate di odio, specialmente sui social network, vengono più che altro dai populisti (nota: anche il fanatismo di estrema destra è una forma di populismo).

Chi ha invece commentato il messaggio di Marattin con un pensiero secondo me condivisibile? 

Massimo Sandal, che su Wired ha parlato di ricerca scientifica, spiegando che molti giovani ricercatori non vogliono confutare pubblicamente le ricerche scientifiche per paura di ritorsioni: gli autori, quando assumeranno il ruolo di revisori, potranno valutare negativamente i loro articoli per vendetta. Inoltre se si tratta di potenti professori, hanno in mano decisioni come l'assegnazione di fondi e le assunzioni. Proprio per questo i revisori degli articoli sono anonimi

Ok. Mi sta bene che siano anonimi gli iscritti ai social network dedicati alle ricerche scientifiche. Ma non quelli generaisti come Facebook o Twitter.

Una roba buffa è che la pagina web della petizione lanciata da Marattin per la legge anti-fake, almeno fino a poche ore fa, si prestava a ricevere e accettare firme di persone fittizie ed aveva anche altri difetti, come spiegato in questo articolo di Wired (stavolta non firmato). Ma questo è un altro discorso.
Comunque basterebbe forse obbligare tutti i fornitori di caselle email a chiedere un documento. Sì, anche. Così fra i benefici ci sarebbe la ben maggior valenza delle raccolte di firme sulle proposte di legge e su tutto quello che le persone chiedono al governo (e le email fatte con provider esteri? Semplicmente non devono essere conteggiate nelle petizioni).

28 ottobre 2019

La demenziale ripicca "Mi hai cancellato, e io ti blocco" su Facebook

Dopo che ho sciacquonato via dalla lista di amici FB una persona schifosona che da un bel po' mi garbava zero per la sua tanta fatica e il nullo impegno nel capire concetti anche semplici, e che in una conversazione sul mio diario aveva esaurito la mia pazienza con digitazioni che nemmeno una scimmia appena nata, il suo commento successivo è stato

"io piangerò...by by buona vita"

[nel citare altre persone correggo le storture linguistiche, ma solo quando lo meritano]

Credo che no, non abbia pianto, cosa per altro da me non auspicata. C'è però stata eccome, una reazione figlia d'emozione. Oltre all'insulso commento, intendo. Oltre all'insulso commento, intendo. L'ho notata dal suo nominativo non più blu, ma nero: mi ha bloccato... cosa che avrebbe avuto un razionale se solo io avessi dimostrato voglia di parlarci ancora. E però ci voleva un francobollo bello grosso e saporito per spedire la testona intorno a tanto psichedelico pensiero, dato che sono stato io a spedir via la persona schifosona per i suoi reiterati interventi stupidi e inopportuni sotto a un mio post in cui parlavo di un triste evento che mi riguardava. Quindi l'unico possibile emozionale e demenziale motivo per il quale mi ha bloccato è la ripicca.

Due le conseguenze di cotanta tremenda rappresaglia (oltre a quella di natura tecnica che tutti si sa):

- la conferma della sua già sospettata impossibilità di farcela

- l'opportunità per me di scrivere un leggero articoletto su questa sorta di homo un po' meno sapiens del web.

Certo, che anche offline di sicuro sono un po' meno (o anche parecchio meno) sapiens, ma qui parlo di una roba che avviene su Facebook. È qui che certi individui sbroccati alla nascita reagiscono ripiccando per il fatto che tu, in sintesi, hai schiettamente e semplicemente detto alla piattaforma social che amici non vi si può considerare, dato che sei troppo diverso da loro, e che così come si comportano rischiano di far sbroccare pure te.

Come li chiamiamo, sti tipi?

Uhm

Blocca ripicca.

Sbrocca ripicca e blocca...

Picca Sbocca la sbrocca (sto anagrammando, no, nun se po fa)...

Dai, una roba sintetica. FaceSbroc può essere?
Ma sì. Per me vince a pari merito con l'italiofono Blocca ripicca. Non mi so decidere. Si fa che all'inizio della storiella che sto per raccontare uso la prima dicitura e poi a un certo punto uso la seconda, quando c'è il colpo di scena scema.

Al facesbroc può capitare, come può capitare a tutti, di avere una conversazione in cui nasce un qualche disaccordo, che poi si trasforma in conflitto e ostilità.

Adesso, piccolissimo facesbroc, facciamo un gioco: facciamo finta che tu non lo sia. Non sei un facesbroc, non sei un utonto, e anzi sei un utente tantissimo intelligente. Facciamo finta per un attimo che tu abbia ragione, al 100%. Il torto ce l'ha il tuo interlocutore, che tira fuori argomenti troppo difficili, astrusi, dice che non hai capito e invece boh, ma che ci sarà mai da capire; è lui che non apprezza i favolosi tuoi concetti concettuali intellettuali, che ti sono saltati in mente quando eri a metà della lettura della sua frase, che a quel punto cosa finivi di leggera a fare, visto che avevi già deciso cosa rispondere? Etc etc, ma va, va va, ah ah ah, emoticon che ride.
Facciamo finta che non sei tu che stai importunando una persona con considerazioni o battute fuori luogo: è lui, che non si vuole aprire alle tue splendide idee, è lui a non farsi una risata quando invece dovrebbe grazie alle tue battute scompiscianti, mannaggia a te, oh, peraltro l'emoticon oltre a ridere ha anche le lacrime, e quindi come si fa a non rotolarsi per terra?
Facciamo che quel professorone del tuo interlocutore, dopo averti avvertito ripetutamente, non ha affatto ragione nel ritenerti un povero imbecille... Diciamo così: è sicuramente lui ad avere qualcosa che non va, se non coglie gli stimolanti spunti che *sembra* ti siano usciti dal culo dopo aver mangiato male e fatto gli incubi, e invece no: è fine saggezza, che a confronto una sfuriata della Cipollari è una roba trash. E però macché: l'ingrato interlocutore è insofferente, proprio non vuole capire. E siccome è scomparsa non la sua pazienza, ma il suo buon gusto nel mantenerti nella sua lista di amici di Facebook, si permette addirittura di cancellarti. Pur avendo torto marcio.

Bene. Teniamoci pure questa ipotesi, o stravagantissimo facesbroc, ipotesi che ti mette in bella luce e ti coccola in un abbraccio caldo e garantista come il vento di un'isola tropicale lontana dai doveri. Hai dunque a ragione giaciuto come una lucertola sotto al Sole dell'autocompiacimento: non sarai riuscito nell'intento di poco fa, quando nel bagno di una piscina di umorismo speravi di lasciare senza fiato gli ammirati presenti mentre propinavi incomprese perle, avvincenti come verticali subacquee quasi perfette, che il fiato lo toglievano solo a te, ma almeno puoi vantarti della tua immersione nella gelida acqua di una conversazione in cui stimolavi a cercare verità, poco importa se a occhi poco attenti ciò appariva inopportuno come l'uso di una vasca in manutenzione, motivo n. 2 per il quale nessuno ti faceva compagnia (il motivo n. 1 è la sensazione che per non percepire quel gelo tu avessi obbedito solo al tuo, di stimolo, esternando cose al cui autore non ci si avvicina volentieri)... Nessuno ti aveva fatto compagnia tranne, pur dall'alto, il gestore del luogo in cui ti esibivi, che a un ceto punto si è detto non più disponibile a seguirti. Come un ingrato bagnino, per il solo fatto di non essere obbligato a sorvegliare uno spirito libero come te, a un certo punto ti ha chiesto di uscire e non rientrare, senza impedirtelo direttamente, ma comunque con tale richiesta offendendo malamente il tuo onore, per giunta facendo presente al proprietario e ai presenti che lui con te non c'entra nulla, senza rendersi conto che così si trattano gli appestati e non le persone superganze come te.

Quand'è così, quale reazione punizione riservare al bieco mascalzone?

Quello lì, solo per averti parlato in modo pacifico e cancellato senza bloccarti crede di non aver fatto nulla di provocatorio. E invece no. Per l'ingrato bagnino, incapace di apprezzare le tue verticali quasi diritte nell'acqua, acqua che solo tu hai il coraggio di intiepidire a modo tuo, è necessaria una lezione che gli insegni cosa succede a chi ha l'impudenza di manifestare estraneità a te e alle tue geniali trovate.
Quello lì credeva di avere a che fare con uno qualsiasi. Non sapeva di avere a che fare con il Blocca Ripicca, colui che fa giustizia se gli togli l'amicizia.

Come un matto appena espulso da una piscina in manutenzione che reagisce inviando al gestore una raccomandata con su scritto "Ti diffido dal chiedermi di rientrarci", tu, blocca ripicca, ti riveli mezzo marzialista del web e mezzo personaggio western mentre pensi "Haha, Stupido! Avresti dovuto bloccarmi tu prima!", con in mano un mouse impaziente di fare il suo lavoro, che per un attimo tieni a bada... "Aspetta, bello, aspetta... fra poco lo farai... ma prima devo scrivere l'ultima cazzatina, la cui risposta non potrà raggiungermi con nessuna notifica... Uah Uah Uah! Ho vinto... HO VINTOOOoooo".

Hai vinto, ok, ma cerca di capire cosa.
Hai vinto la figura della gattara psichiatrica. La figura del bambino tardo e penosino. La figura della volpe che grida all'uva di starle lontana e non provare assolutamente ad avvicinarsi.



Se poi concludi con parole tipo "buona vita", fai venire voglia di rivolgere lo stesso augurio (però sincero) più che altro a chi ti sta intorno... perché sperare non costa nulla, e magari ci sarà qualcuno che dice di te che basta saperti prendere, perché in fondo da quelli come te nascono i fior.
Ma questo l'utente bloccato non lo saprà mai e dunque, a così immediato ridosso dal tuo eterno addio, quale adatto commiato potrà esserti rivolto, facesbroc, il cui nominativo su FB è mutato da blu a nero, mentre da sedicente dolce e cioccolatoso amico ti sei improvvisamente trasformato in qualcosa che cioccolato non è? Boh... Il pozzo nero ti sia lieve.

13 ottobre 2019

Per un menù settimanale ovo-vegetariano

Nota: "ovo-vegetariano" dicesi di chi pappa solamente vegetali, funghi e uova. Mi raccomando: se vuoi pappare uova, scegli solo quelle che provengono da allevamenti in cui le galline vengono trattate bene e che a fine carriera non vengono ammazzate, e che quindi vengono allevate fino alla morte naturale.

Per chi vuole diventare ovo-vegetariano come me ma ha paura che gli vengano in mente poche idee su cosa inghiottire ogni giorno, ho preparato i seguenti esempi di pasti abbastanza frugali, che sono sufficienti per un menù variato nell'arco di una settimana e oltre.

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Colazione:

Banana / pesca / mela
Fette biscottate integrali con marmellata
Pane integrale con marmellata
Spremuta di arancia
Finto latte di cocco o di cocco + mandorle
Succo di frutta 100%

Pranzo:

Mix di verdure crude: insalata, carote, finocchio, sedano, pomodorini, mandorle

Polenta con sugo "finto" (soffritto di carota, cipolla, sedano e pomarola/pelati)
Vellutata di zucca
Vellutata di asparagi

Risotto con cipolle e zafferano
Pasta integrale con...
- pesto
- broccoli
- peperoni, mandorle e pepe
- funghi
- olive e pomarola
- sugo di aglione e pomodoro
- sugo di carote, sedano, tofu, cipolla
- uovo
- zucchine

Cena:

Mix di verdure crude: carote, finocchio, sedano, pomodorini

Spinaci cotti
Cipolle cotte in agrodolce
Patate arrosto
Zucchine in forno
Peperoni in agrodolce in forno
Ceci
Fagioli
Fagili con l'occhio
Baccelli
Piselli
Fagiolini
Melanzane con olio e battuto di aglio, prezzemolo, origano e peperoncino
Fiori fritti
Cavolfiore
Uovo affritellato al pomodoro

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Per un elenco di alimenti più vasto ti rimando al mio articolo "Sei vegano? Ma allora cosa mangi?"

Per un menù settimanale vegano, costituito da pasti più raffinati, ci sono ad esempio gli articoli del sito Vegolosi "Menu vegano settimanale veloce e bilanciato con la nutrizionista" (veloce? Non so quanto...) e "Dieta vegana: il menu settimanale con il nutrizionista", e l'articolo del sito Natureat "Menù settimanale vegan della nutrizionista: come tornare in forma".

A chi in generale ha difficoltà a passare da una dieta onnivora a una dieta vegana consiglio il sito Vegfacile.info.

06 ottobre 2019

Eliminare le note fra parentesi quadre su Word

Cercando sul web ho visto che non è facile trovare una pagina in italiano che spieghi come cancellare tutte le note fra parentesi quadra in un testo su Microsoft Word. Almeno durante la mia veloce ricerca ho trovato solo pagine in inglese, di cui una dava istruzioni che ho seguito e che non hanno funzionato. Poi ho trovato quelle che funzionano. Ed eccole qua nella nostra lingua.

Nota: seguendo questo metodo verrà annientata qualunque scritta comrpesa fra aperta e chiusa parentesi quadra, anche se non si tratta del classico numeretto che funge da nota, e anche se fra aperta e chiusa parentesi il testo va a capo.

Prima delle istruzioni ti riporto qui sotto un testo con un po' di note, così che tu lo possa copaire e incollare in un foglio Word per fare una prova.

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OPIDOS è uno dei miei blog [1] il cui titolo è un acrostico [2] che sta per "OPinioni, IDee, OSservazioni". Per la vertà a volte inserisco anche istruzioni, quindi forse avrei dovuto chiamarlo "OPIDOSIS". Ma ormai sono abituato e affezionato a OPIDOS, e così continuerà a chiamarsi. Questo nome ha anche il pregio di non essere sfruttato da nessun altro sul web [3], almeno nel momento in cui sto scrivendo, almeno per quanto riguarda le pagine indicizzate su Google [4]. OPIDOS è anche una mia valvola di sfogo, dove scrivo su argomenti che mi fanno arrabbiare e rispondo a scemenze o ad atteggiamenti scemi che vedo sul web. Questo dovrebbe contribuire a calmarmi, ma è accaduto il contrario dopo che ho scritto un articolo sulle badanti provenienti dall'est Europa [5]. Cioè non dico che mi sono arrabbiato, ma ho perso un ennesimo pezzetto di fiducia nell'homo sapiens sapiens in quanto tante commentatrici e alcuni commentatori si firmavano come "Anonimo" nonostante la mia chiara e visibilissima richiesta di non farlo, richiesta che rimandava anche a un altro apposito post in cui fornivo spiegazioni e istruzioni in merito [6]. Inoltre non era servito a granché aggiungere una scritta in grassetto rosso poco dopo l'inizio dell'articolo per spiegare che non era mia intenzione generalizzare: c'era chi continuava a rispondere come se io ce l'avessi con la sua categoria in toto.
Che ci vuoi far? Pazienza. Del resto ho anche scritto un articolo in cui suggerisco come reagire a commenti maleducati sul proprio spazio web [7].
------------------

Ed ecco come fare per eliminare le note...

1)

Se le note (come nell'esempio sopra) sono collegamenti ipertestuali, incollale sul foglio Word, poi clicca sull'icona che compare sotto al testo incollato e scegli "Mantieni solo il testo"

2)

Porta il cursore all'inizio del testo

3)

Apri la finestra "Trova e sostituisci": mentre tieni premuti i tasti CTRL e SHIFT, premi T (questo vale per la versione italiana di Word)

4)

Nella finestra che ti appare, clicca sulla linguetta "Sostituisci"

5)

Nel campo "Trova" scrivi il seguente testo:

 (\[)(*)(\])


(ho usato l'evidenziazione gialla per farti notare che all'inizo del testo c'è uno spazio, perché essendo ogni nota preceduta da uno spazio, togliere solo la nota lascerebbe al suo posto un doppio spazio anziché uno spazio singolo nelle frasi in cui non è seguita dal punto; nelle frasi in cui è invece seguita da un punto, togliere solo la nota significherebbe mantenere il punto distanziato con uno spazio dalla parola che lo precede)

6)

Clicca sul tasto "Altro >>", facendo così espandere la finestra


7)

Metti la spunta a "Usa caratteri jolly" se non c'è già

8)

Clicca su "Sostituisci tutto"

9)

Clicca "OK" sulla finestra che ti informa del numero di sostituzioni che sono state effettuate.

04 ottobre 2019

La legge sul testamento biologico è poco chiara e incompleta

La legge sulle disposizioni antipiate di trattamento, abbreviato DAT, nel gergo comune testamento biologico è un passo avanti rispetto ai problemi interpretativi della normativa vigente, ma non è abbastanza. Non è abbastanza chiara.

Non si capisce cosa si può disporre e cosa no nel testamento, e in quali casi può valere.

Quand'è che il medico deve obbedire a un testamento biologico in cui il paziente ha scritto che non vuole essere alimentato e idratato? Solo quando il paziente è terminale? E di quanto tempo dev'essere la prognosi infausta affinché lo si possa classificare come "terminale"?

Al paziente è permesso lasciarsi morire anche se il paziente soffre di una patologia cronica che gli consentirà di vivere per molto tempo, ma che gli dà una totale invalidità? E quali requisiti deve avere esattamente per potersi classificare come grave invalidità?

Al paziente è permesso lasciarsi morire solo se la sua patologia dà grande dolore? Nota: il rischio soffocamento ogni volta che uno viene alimentato non è dolore, ma dà grande disagio... quindi?

Quali sono i criteri grazie ai quali si può dire che una persona non si risveglierà mai dal coma? Che succede se la probabilità è non nulla, ma molto molto molto piccola, tipo 1 su 1000 ?

Non si sa.

Quindi la legge sulle DAT si presta maledettamente a interpretazioni. Ed è proprio quello che non dovrebbe succedere, data l'importanza dell'argomento.

29 settembre 2019

Google mi dice che il testo di questo blog è troppo piccolo e...

...e mi manda un'email in cui mi inviata a correggere questo aspetto che (insieme ad altri) lo rende poco fruibile.

Cominciamo a correggere 'sto difetto. Testo troppo piccolo. In effetti è vero: da smartphone si è costretti a usare i due diti per zoomare, altrimenti è una sofferenza.

Solo che questo template, certo non arzigogolato e scaricato chissà dove, certo non fatto da uno sbandatello che si è divertito a giocare col codice e ha messo sciaguratamente online una obrobio senza sapere cosa stesse facendo, mi fa degli scherzetti.

È un template offerto da Blogger che avevo leggermente modificato, senza metter mano al codice. L'ho modificato con gli strumenti dell'apposita interfaccia facile, che Blogger mette a disposizione agli inesperti come me, con la quale una persona con un minimo d'occhio dovrebbe essere capace di non fare danni e non deturpare la bellissima creatura che il team di Google ha sapientemente messo in piedi.
Avevo effettuato giusto una variazione di larghezza della scheda principale e dei widget laterali, qualche variazione di colori di scritte e sfondi e poco più.

E insomma dai, torniamo nell'interfaccia suddetta per ingrandire le scritte, ché se no Google mi bacchetta e ha ragione. Vado sul pannello di controllo di Blogger, clicco su Tema, poi su Personalizza, poi su Avanzato (ehm... avanzato, certo), poi su Pagina, e poi, nell'area Carattere, aumento la dimensione, che faccio passare da 13 a 18.
Clicco su Applica, ed è fatta... sembrerebbe di sì: vado sul blog, e vedo che le scritte sono più grandi. Google sarà contento.

MA NON SO CONTENTO IO.

Perché lo scenario che si prospetta a me, autore del blog, è il seguente.

Vado nell'interfaccia di scrittura le scritte sono ancora piccole.
Va beh, pazienza, dico. Farò a meno dell'aspetto WYSIWYG (= what you see is what you get, cioè quello che vedi è quello che ottieni) per quanto riguarda la grandezza.
Solo che l'interfaccia di scrittura di Blogger, quando si tratta di regolare le dimensioni delle scritte, non ha i numeri, ma le descrizioni. Puoi scegliere solo fra Più piccolo, Piccola, Normale, Grande, Più grande.
Poco male, penso. Mica ho esigenze di enormi differenziazioni. Sarà tutto in proporzione, proprio come prima.
Cioè se nel pannello di controllo del tema ho impostato come carattere 18, vorrà dire che quando nell'interfaccia di scrittura sceglierò di ingrandire il testo scegliendo "Grande" il carattere sarà magari 20, quando sceglierò "Piccolo" il carattere diventerà 16... e se cambierò idea e sceglierò "Normale" tornerà della dimensione predefinita, cioè 18.

E INVECE NO.

Se evidenzio un testo, vado sul menù a tendina della grandezza delle scritte e scelgo "Normale" io mi aspetto che sia lo stesso che non fare nulla, perché solitamente "normale" è la modalità predefinita, cioè quella che viene automaticamente impostata se non si interviene per fare variazioni. E cioè quella poco fa scelta nell'interfaccia del template.
È vero solo in parte. Maledettamente in parte. Cioè nell'interfaccia di scrittura, dopo aver cliccato "Normale", come mi aspettavo, non cambia nulla. Però poi vado a vedere l'anteprima e mi accorgo che quel pezzo di testo è diventato piccolo.
E allora che faccio? Provo a farlo diventare "Grande", per vedere se la scrittura standard è intesa come "Grande". E vedo che non è così. Scegliendo "Grande" la scritta in anteprima diventa sì grande, ma non quanto quella originaria.
Analogamente succede per le altre dimensioni.

Insomma, nel pannello di controllo del tema di Blogger, la dimensione delle scritte che si sceglie non viene intesa come dimensione "standard", rispetto al quale ha senso parlare di "grande", "piccolo", etc quando su tali denominazioni si clicca nell'interfaccia di scrittura.

Piuttosto, Blogger ha uno standard che rimane sempre quello.

ED È LO STANDARD CHE A GOOGLE STESSO NON PIACE, PERCHÉ SE LO USI TI BACCHETTA.

Ho fra l'altro notato che se evidenzi un testo e clicchi su "Normale" e poi vai a vedere cosa è successo nell'interfaccia di scrittura HTML, vedi che attorno alla scritta è stato aggiunto il codice che normalmente si aggiunge per fare una scritta piccola:

<span style="font-size: small;">Testo il quale ho selezionato Normale</span>

BAH.

Conclusione:

se voglio far tornare davvero normale un testo devo andare nella parte HTML e cancellare la parte che ho rappresentato sopra in blu.
Oppure premere sull'icona in alto a destra, quella con la T nera e la piccola X rossa, e cioè "Annulla formattazione". In questo caso il testo torna davvero norm... ehm... standard, diciamo. Però in compenso compaiono degli "a capo" in regalo... Va beh, li cancellerò.

Ho inviato un feedback a Google esponendo il problema... vediam che mi risponde.