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31 ottobre 2019

Concordo sull'obbligo di fornire un documento per iscriversi ai social network

In questo articolo rispondo ad alcune argomentazioni di chi sostiene che non è una buona cosa l'obbligo per i social network di chiedere un documento di identità a chi si vuole iscrivere, obbligo di cui ha parlato in questo giorno il deputato Luigi Marattin, annunciando su Twitter la preparazione di una proposta di legge in merito.

Riccardo Luna su Repubblica.it ha scritto un articolo intitolato "Carta d'identità per andare sui social, una proposta senza senso". Queste le sue affermazioni:

- già oggi la Polizia Postale può identificare chi scrive sui social grazie all'indirizzo IP, che indica dove si trova il dispositivo con cui è stato inviato il messaggio

E però l'utente può nascondere l'IP con un VPN, rendendosi anonimo con buona probabilità (non sicuramente, ma con buona probabilità). Per la verità questa cosa la sa lo stesso Riccardo Luna, che lo dice (contraddicendosi quindi a distanza di poche righe!), ma aggiunge che...

- rimanere anonimi è un diritto umano sancito dalle Nazioni Unite per difendere la libera manifestazione del dissenso (Luna cita il rapporto dell'inviato speciale dell'Onu per la libertà di espressione del 2015).

Ma il fatto che sia sancito dalle Nazioni Unite può essere un'argomentazione che spiega la difficoltà di varare una normativa del genere, ma non dimostra che Marattin abbia torto, a meno che non si voglia dibattere usando il principio di autorità.

Altra argomentazione:

- "Sono le dittature a cancellare l'anonimato".

Anche qui non vedo argomentazioni, ma solo il principio di autorità all'incontrario, che non può funzionare se non come artificio retorico. Non è che se un cattivo dice che sta piovendo allora puoi dedurre automaticamente che è sereno. Il fatto che l'anonimato da sé basti a generare ingiustizie tipiche dei regimi dittatoriali mi pare tutto da dimostrare.

Altra argomentazione:

- Gli hater che insultano ogni giorno Liliana Segre (senatrice a vita, famosa per essere sopravvissuta alla detenzione nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau) sono quasi tutte persone che non si nascondono e postano col loro vero nominativo.

Appunto. Quasi.

Andiamo avanti.

- Riccardo Luna scrive: "Davvero vogliamo imporre a 30 milioni di italiani che usano i social di dare la carta di identità per colpa di 200 razzisti?"

Certamente. Così come imponiamo a milioni di onesti italiani di tenere una targa sull'automobile nonostante siano in pochi quelli intenzionati a forzare i posti di blocco. Divieti e numeri funzionano più o meno sempre così. Buon giorno.

Altra argomentazione:

- Sarebbe comunque possibile aggirare la normativa registrandosi al social usando un IP straniero.

Come dire che le videocamere per beccare i rapinatori togliamole, perché tanto si mettono il passamontagna.
Bisogna mettere più possibile il bastone fra le ruote a chi vuole commettere reati. E certamente la maggioranza delle persone non avrà voglia di smanettare per fingere di navigare dall'estero, e così intanto viene di fatto dissuasa una grande quantità di persone a ingiuriare e diffamare.
Dopo di che la speranza è che anche gli altri stati seguano l'esempio di quello che per primo ha varato la normativa in questione, e/o che gli staff direttivi dei social network, anche se non obbligati, si diano questa regola, anche magari a costo di far pagare qualche euro l'iscrizione per via delle risorse da impiegare in sede di identificazione e validazione.

Un'altra osservazione, molto semplice, l'ho pensata ancor prima di leggere, sempre su Repubblica.it, la risposta di Marattin all'articolo di Luna: come è giusto dover rispondere del proprio operato offline (ad esempio quando si scrive su un giornale cartaceo), è giusto doverne rispondere anche online. Un quotidiano cartaceo può non riportare la firma dell'autore dell'articolo, di cui comunque risponde il direttore responsabile. Direttore che conosce l'identità dell'autore e deve fornirla se richiesta dalle autorità.

Un comune cittadino deve poter intentare un'azione legale contro chi, scrivendo su un social, ha commesso il reato di ingiuria e diffamazione. Deve essere almeno possibile chiedere, per le autorità, chiedere e ottenere dallo staff del social la vera identità del potenziale autore del fatto.

Se poi Facebook o altro social accettano di iscrivere persone con un nick, affari loro. L'importante è che le persone che lo fanno sappiano di non essere, grazie a quel nick, al riparo dalla legge.

Per quanto riguarda Facebook... no, Zuckerberg non gradisce che le persone si iscrivano con nomi e cognomi diversi da quelli anagrafici, e infatti quando lo staff di Facebook si accorge (per segnalazioni o altro) che un profilo è falso, lo cancella; inoltre fa controlli random per certificare l'identità degli iscritti. Lo fece con me qualche anno fa, e così inviai la scansione del mio documento di identità, mentre una mia amica, a cui fu chiesta, si rifiutò e così si cancellò dalla piattaforma.

Ho poi letto la ri-risposta di Luna alla risposta di Marattin. Ecco cosa afferma:

- L'obbligo per gli italiani di fornire un documento a Facebook o Twitter non avrebbe impedito la disinformazione da parte dei profili falsi creati dai russi.

Vero. Una legge italiana spesso serve per obbligare gli italiani e non commettere reati. Non per impedirlo ai russi. Né serve per impedire ai russi di creare profili falsi, o di lanciarci missili. Ciò nonostante, pur coi suoi limiti, può essere una legge sensata e con una certa efficacia.

- Mark Zuckerberg ha difeso la scelta di Facebook di accettare spot politici che dicano esplicitamente il falso. Lo ha fatto a proposito di una inserzione in cui il team di Trump sostiene che il candidato democratico Biden ha commesso cose che non ha in effetti fatto.
[...] Che facciamo, chiediamo i documenti a Trump o chiediamo di bannarlo?

Qui parliamo di un'altra cosa ancora. La legge che ha in mente Marattin non ha lo scopo di far sì che chi commette un reato di ingiuria o diffamazione sia bannato da un social. Ha lo scopo di dissuadere le persone dal commettere tali reati, facendo capire loro che sono identificabili facilmente.
Quindi Facebook faccia quello che vuole con Trump e con tutti quelli che diffamano (io suggerisco di bannarli, che si chiamino Donald Trump, John Smith o Mario rossi). L'importante è che Trump e chiunque ingiuria o diffama possano essere agevolmente identificati e processati per questo.

Altra argomentazione:

- Facebook ha chiuso molte pagine bufalare con milioni di iscritti; bene, ma i contenutidi quelle pagine erano "robetta", non in grado di spostare voti, almeno per ora.

Appunto, per ora. Meglio non rischiare. E in ogni caso, spostamento di voti o no, i reati devono essere puniti.

- Facebook, Twitter e Youtube hanno chiuso un sacco di pagine e profili di odiatori, quindi "dire che le grandi aziende tecnologiche non stanno facendo nulla o non stanno facendo abbastanza è semplicemente una fake news"

E invece è la verità. Non nel senso che tali aziende sono cattive, ma nel senso che, pur con tutto il loro impegno, non riescono a fare abbastanza, e il problema continua a sussistere, dato che per ogni account che viene chiuso ne viene aperto un altro il giorno dopo. Ecco che se in tutto il mondo gli utenti dovessero fornire un documento per iscriversi a un social network, il problema sarebbe non dico risolto, ma contenuto. E, come dicevo, non sarebbe male se l'Italia desse un iniziale buon esempio.

- "ribadisco il fatto che a livello globale è stato sancito che la possibilità di essere anonimi in rete è uno strumento fondamentale per tutelare i dissidenti di regimi autoritari"

Certo, finché ad esempio la Cina sarà il regime autoritario che è non auspicherò che là esistano (anzi, diciamo migliorino, visto che esistono già) strumenti e tecniche per eliminare l'anonimato.
Ma questo non c'entra nulla.
È inutile sancire le cose. Puoi sancirle quanto ti pare e al livello globale quanto ti pare, ma non riuscirai mai a farlo a livello tanto globale da inglobare anche i regimi autoritari. Quindi noi e tutti gli altri globali, globalissimi paesi non autoritari che facciamo? Garantiamo un anonimato che da noi non serve a nulla, visto che appunto sarebbe auspicabile giusto come toppa nei paesi autoritari? Se proprio vogliamo parlare di dittature (che è un altro argomento rispetto a quello che succede ad es. in Europa), allora la sensata speranza è che la Cina consenta ai dissidenti libertà di parola, non che in l'Italia, Francia, Svizzera, etc si consentano agli stronzi la libertà di offendere gratuitamente e impunemente il prossimo. Non c'entra.

- Luna dice che non bisogna creare un "cyber wall", che ci farebbe auto-escludere, rendendoci profughi del web.

Ma non credo sia così. Se fosse varata una legge che mettesse Facebook davanti alla scelta "Chiedi i documenti agli italiani oppure chiudi i battenti in Italia", Facebook sceglierebbe sicuramente di non perdere un bacino di utenza di milioni di persone e si attrezzerebbe per ottemperare alla legge.

- La rete non è solo insulti e diffamazione: è molto altro e per la maggior parte ha effetti positivi sul mondo

Vero. Ma quest'argomentazione mi ricorda i napoletani che inveiscono contro i giornalisti che parlano della criminalità organizzata locale, urlando che la maggior parte dei napoletani sono onesti. Vedi su: è sempre così. I problemi vengono dalle minoranze, che danno però problemi molto fastidiosi, che è giusto e doveroso affrontare.

- Nel denigrare la legge pensata da Marattin, Luna coglie l'occasione di parlare di varie aziende, fra cui Google e Facebook, che secondo lui si sono dati l'obiettivo di far tornare centrale l'etica.

Veramente già da qualche anno Google fa qualcosa di assolutamente anti-etico, proprio dal punto di vista della libertà di parola. Cioè demonetizza i video Youtube in cui si parla di argomenti controversi, cioè toglie le pubblicità a tali video, e quindi le entrate economiche dello youtuber. Che quindi se vuole continuare a guadagnare deve evitare ad esempio di dire che il tale dittatore fa una brutta cosa quando massacra gli inermi civili di uno stato vicino indifeso, perché siccome c'è sempre il cretino di turno che sostiene quel dittatore e si arrabbia non solo con lo youtuber, ma anche con l'inserzionista pubblicitario che gli dà da mangiare, allora l'inserzionista smette di investire facendo spot su Youtube.
E Facebook ha un capo che pochi giorni fa ha difeso il diritto della sua azienda di sponsorizzare i video in cui un politico dice delle comprovate bugie. Evviva l'etica, anche qui.

- Luna dice che una legge del genere sarebbe populista

Veramente le ondate di odio, specialmente sui social network, vengono più che altro dai populisti (nota: anche il fanatismo di estrema destra è una forma di populismo).

Chi ha invece commentato il messaggio di Marattin con un pensiero secondo me condivisibile? 

Massimo Sandal, che su Wired ha parlato di ricerca scientifica, spiegando che molti giovani ricercatori non vogliono confutare pubblicamente le ricerche scientifiche per paura di ritorsioni: gli autori, quando assumeranno il ruolo di revisori, potranno valutare negativamente i loro articoli per vendetta. Inoltre se si tratta di potenti professori, hanno in mano decisioni come l'assegnazione di fondi e le assunzioni. Proprio per questo i revisori degli articoli sono anonimi

Ok. Mi sta bene che siano anonimi gli iscritti ai social network dedicati alle ricerche scientifiche. Ma non quelli generaisti come Facebook o Twitter.

Una roba buffa è che la pagina web della petizione lanciata da Marattin per la legge anti-fake, almeno fino a poche ore fa, si prestava a ricevere e accettare firme di persone fittizie ed aveva anche altri difetti, come spiegato in questo articolo di Wired (stavolta non firmato). Ma questo è un altro discorso.
Comunque basterebbe forse obbligare tutti i fornitori di caselle email a chiedere un documento. Sì, anche. Così fra i benefici ci sarebbe la ben maggior valenza delle raccolte di firme sulle proposte di legge e su tutto quello che le persone chiedono al governo (e le email fatte con provider esteri? Semplicmente non devono essere conteggiate nelle petizioni).

28 ottobre 2019

La demenziale ripicca "Mi hai cancellato, e io ti blocco" su Facebook

Dopo che ho sciacquonato via dalla lista di amici FB una persona schifosona che da un bel po' mi garbava zero per la sua tanta fatica e il nullo impegno nel capire concetti anche semplici, e che in una conversazione sul mio diario aveva esaurito la mia pazienza con digitazioni che nemmeno una scimmia appena nata, il suo commento successivo è stato

"io piangerò...by by buona vita"

[nel citare altre persone correggo le storture linguistiche, ma solo quando lo meritano]

Credo che no, non abbia pianto, cosa per altro da me non auspicata. C'è però stata eccome, una reazione figlia d'emozione. Oltre all'insulso commento, intendo. Oltre all'insulso commento, intendo. L'ho notata dal suo nominativo non più blu, ma nero: mi ha bloccato... cosa che avrebbe avuto un razionale se solo io avessi dimostrato voglia di parlarci ancora. E però ci voleva un francobollo bello grosso e saporito per spedire la testona intorno a tanto psichedelico pensiero, dato che sono stato io a spedir via la persona schifosona per i suoi reiterati interventi stupidi e inopportuni sotto a un mio post in cui parlavo di un triste evento che mi riguardava. Quindi l'unico possibile emozionale e demenziale motivo per il quale mi ha bloccato è la ripicca.

Due le conseguenze di cotanta tremenda rappresaglia (oltre a quella di natura tecnica che tutti si sa):

- la conferma della sua già sospettata impossibilità di farcela

- l'opportunità per me di scrivere un leggero articoletto su questa sorta di homo un po' meno sapiens del web.

Certo, che anche offline di sicuro sono un po' meno (o anche parecchio meno) sapiens, ma qui parlo di una roba che avviene su Facebook. È qui che certi individui sbroccati alla nascita reagiscono ripiccando per il fatto che tu, in sintesi, hai schiettamente e semplicemente detto alla piattaforma social che amici non vi si può considerare, dato che sei troppo diverso da loro, e che così come si comportano rischiano di far sbroccare pure te.

Come li chiamiamo, sti tipi?

Uhm

Blocca ripicca.

Sbrocca ripicca e blocca...

Picca Sbocca la sbrocca (sto anagrammando, no, nun se po fa)...

Dai, una roba sintetica. FaceSbroc può essere?
Ma sì. Per me vince a pari merito con l'italiofono Blocca ripicca. Non mi so decidere. Si fa che all'inizio della storiella che sto per raccontare uso la prima dicitura e poi a un certo punto uso la seconda, quando c'è il colpo di scena scema.

Al facesbroc può capitare, come può capitare a tutti, di avere una conversazione in cui nasce un qualche disaccordo, che poi si trasforma in conflitto e ostilità.

Adesso, piccolissimo facesbroc, facciamo un gioco: facciamo finta che tu non lo sia. Non sei un facesbroc, non sei un utonto, e anzi sei un utente tantissimo intelligente. Facciamo finta per un attimo che tu abbia ragione, al 100%. Il torto ce l'ha il tuo interlocutore, che tira fuori argomenti troppo difficili, astrusi, dice che non hai capito e invece boh, ma che ci sarà mai da capire; è lui che non apprezza i favolosi tuoi concetti concettuali intellettuali, che ti sono saltati in mente quando eri a metà della lettura della sua frase, che a quel punto cosa finivi di leggera a fare, visto che avevi già deciso cosa rispondere? Etc etc, ma va, va va, ah ah ah, emoticon che ride.
Facciamo finta che non sei tu che stai importunando una persona con considerazioni o battute fuori luogo: è lui, che non si vuole aprire alle tue splendide idee, è lui a non farsi una risata quando invece dovrebbe grazie alle tue battute scompiscianti, mannaggia a te, oh, peraltro l'emoticon oltre a ridere ha anche le lacrime, e quindi come si fa a non rotolarsi per terra?
Facciamo che quel professorone del tuo interlocutore, dopo averti avvertito ripetutamente, non ha affatto ragione nel ritenerti un povero imbecille... Diciamo così: è sicuramente lui ad avere qualcosa che non va, se non coglie gli stimolanti spunti che *sembra* ti siano usciti dal culo dopo aver mangiato male e fatto gli incubi, e invece no: è fine saggezza, che a confronto una sfuriata della Cipollari è una roba trash. E però macché: l'ingrato interlocutore è insofferente, proprio non vuole capire. E siccome è scomparsa non la sua pazienza, ma il suo buon gusto nel mantenerti nella sua lista di amici di Facebook, si permette addirittura di cancellarti. Pur avendo torto marcio.

Bene. Teniamoci pure questa ipotesi, o stravagantissimo facesbroc, ipotesi che ti mette in bella luce e ti coccola in un abbraccio caldo e garantista come il vento di un'isola tropicale lontana dai doveri. Hai dunque a ragione giaciuto come una lucertola sotto al Sole dell'autocompiacimento: non sarai riuscito nell'intento di poco fa, quando nel bagno di una piscina di umorismo speravi di lasciare senza fiato gli ammirati presenti mentre propinavi incomprese perle, avvincenti come verticali subacquee quasi perfette, che il fiato lo toglievano solo a te, ma almeno puoi vantarti della tua immersione nella gelida acqua di una conversazione in cui stimolavi a cercare verità, poco importa se a occhi poco attenti ciò appariva inopportuno come l'uso di una vasca in manutenzione, motivo n. 2 per il quale nessuno ti faceva compagnia (il motivo n. 1 è la sensazione che per non percepire quel gelo tu avessi obbedito solo al tuo, di stimolo, esternando cose al cui autore non ci si avvicina volentieri)... Nessuno ti aveva fatto compagnia tranne, pur dall'alto, il gestore del luogo in cui ti esibivi, che a un ceto punto si è detto non più disponibile a seguirti. Come un ingrato bagnino, per il solo fatto di non essere obbligato a sorvegliare uno spirito libero come te, a un certo punto ti ha chiesto di uscire e non rientrare, senza impedirtelo direttamente, ma comunque con tale richiesta offendendo malamente il tuo onore, per giunta facendo presente al proprietario e ai presenti che lui con te non c'entra nulla, senza rendersi conto che così si trattano gli appestati e non le persone superganze come te.

Quand'è così, quale reazione punizione riservare al bieco mascalzone?

Quello lì, solo per averti parlato in modo pacifico e cancellato senza bloccarti crede di non aver fatto nulla di provocatorio. E invece no. Per l'ingrato bagnino, incapace di apprezzare le tue verticali quasi diritte nell'acqua, acqua che solo tu hai il coraggio di intiepidire a modo tuo, è necessaria una lezione che gli insegni cosa succede a chi ha l'impudenza di manifestare estraneità a te e alle tue geniali trovate.
Quello lì credeva di avere a che fare con uno qualsiasi. Non sapeva di avere a che fare con il Blocca Ripicca, colui che fa giustizia se gli togli l'amicizia.

Come un matto appena espulso da una piscina in manutenzione che reagisce inviando al gestore una raccomandata con su scritto "Ti diffido dal chiedermi di rientrarci", tu, blocca ripicca, ti riveli mezzo marzialista del web e mezzo personaggio western mentre pensi "Haha, Stupido! Avresti dovuto bloccarmi tu prima!", con in mano un mouse impaziente di fare il suo lavoro, che per un attimo tieni a bada... "Aspetta, bello, aspetta... fra poco lo farai... ma prima devo scrivere l'ultima cazzatina, la cui risposta non potrà raggiungermi con nessuna notifica... Uah Uah Uah! Ho vinto... HO VINTOOOoooo".

Hai vinto, ok, ma cerca di capire cosa, su.
Hai vinto la figura della gattara psichiatrica. La figura del bambino tardo e penosino. La figura della volpe che grida all'uva di starle lontana e non provare assolutamente ad avvicinarsi.



Se poi concludi con parole tipo "buona vita", fai venire voglia di rivolgere lo stesso augurio (però sincero) più che altro a chi ti sta intorno... perché sperare non costa nulla, e magari ci sarà qualcuno che dice di te che basta saperti prendere, perché in fondo da quelli come te nascono i fior.
Ma questo l'utente bloccato non lo saprùà mai e dunque, a così immediato ridosso dal tuo eterno addio, quale adatto commiato potrà esserti rivolto, facesbroc, il cui nominativo su FB è mutato da blu a nero, mentre da sedicente dolce e cioccolatoso amico ti sei improvvisamente trasformato in qualcosa che cioccolato non è? Beh, addio. Il pozzo nero ti sia lieve.

04 ottobre 2019

La legge sul testamento biologico è poco chiara e incompleta

La legge sulle disposizioni antipiate di trattamento, abbreviato DAT, nel gergo comune testamento biologico è un passo avanti rispetto ai problemi interpretativi della normativa vigente, ma non è abbastanza. Non è abbastanza chiara.

Non si capisce cosa si può disporre e cosa no nel testamento, e in quali casi può valere.

Quand'è che il medico deve obbedire a un testamento biologico in cui il paziente ha scritto che non vuole essere alimentato e idratato? Solo quando il paziente è terminale? E di quanto tempo dev'essere la prognosi infausta affinché lo si possa classificare come "terminale"?

Al paziente è permesso lasciarsi morire anche se il paziente soffre di una patologia cronica che gli consentirà di vivere per molto tempo, ma che gli dà una totale invalidità? E quali requisiti deve avere esattamente per potersi classificare come grave invalidità?

Al paziente è permesso lasciarsi morire solo se la sua patologia dà grande dolore? Nota: il rischio soffocamento ogni volta che uno viene alimentato non è dolore, ma dà grande disagio... quindi?

Quali sono i criteri grazie ai quali si può dire che una persona non si risveglierà mai dal coma? Che succede se la probabilità è non nulla, ma molto molto molto piccola, tipo 1 su 1000 ?

Non si sa.

Quindi la legge sulle DAT si presta maledettamente a interpretazioni. Ed è proprio quello che non dovrebbe succedere, data l'importanza dell'argomento.

28 settembre 2019

Le sciocche critiche a Greta Thumberg e ai manifestanti del FFF

Julio Loredo de Izcue, presidente dell'associazione cattolica Tradizione Famiglia Proprietà, nella suo diario Facebook ha scritto un post esordendo con "LA GENERAZIONE SPRECONA", titoletto seguito da una sua traduzione di uno sproloquio del giornalista Andrew Bolt, poi purtroppo copiata e incollata in giro per il web e su Facebook.

Eccola qui, la pappardella matta virale:

Eccellente risposta di un giornalista di SkyNews Australia ai giovani che hanno recentemente manifestato per il clima:
“Voi siete la prima generazione che ha preteso l’aria condizionata in ogni sala d’aula; le vostre lezioni sono tutte fatte al computer; avete un televisore in ogni stanza; passate tutta la giornata a usare mezzi elettronici; invece di camminare a scuola prendete una flotta di mezzi privati che intasano le vie pubbliche; siete i maggiori consumatori di beni di consumo di tutta la storia, comperando in continuazione i più costosi capi di abbigliamento per essere ‘trendy’; la vostra protesta è pubblicizzata con mezzi digitali e elettronici.
“Ragazzi, prima di protestare, spegnete l’aria condizionata, andate a scuola a piedi, spegnete i vostri telefonini e leggete un libro, fattevi un panino invece di acquistare cibo confezionato.
“Ma niente di ciò accadrà, perché c'è l' egoismo, la maleducazione, la manipolazione di persone che vi usano, proclamando di avere una causa nobile. Svegliarsi, informarsi e agire prima di protestare”.

Questo si fa i film in testa e ci crede. No, non c'è aria condizionata in ogni aula e non mi pare nessuno l'abbia pretesa. Si va a scuola in macchina (meno inquinante di quelle un volta) quando la scuola è particolarmente lontana, e la maggior parte degli studenti ci va in pullman (nota: a Milano molti vanni in bici, grazie all'organizzazione Massa Marmocchi). I mezzi informatici fanno risparmiare carta e non sono fra le cose che inquinano di più. L'energia necessaria per tenerli accesa è trascurabile. E sono utili a fare gruppo e sperare di ottenere cambiamenti nella società, come in questo caso, quindi il bilancio può benissimo essere positivo. I vestiti... cosa c'entra se sono costosi o economici? Brutto parlare a vanvera e di cose che non si sa (sui ragazzi e non solo, purtroppo... vedi sotto). Le argomentazioni qualunquiste di questo omino piccolo piccolo sono spazzatura già sentita, altro che una "risposta eccellente".

Ma anche dando per scontato che tutti i bambini e i ragazzi non abbiano abitudini sufficientemente adeguate a difendere il pianeta, la responsabilità è dell'educazione non impartita dalle generazioni precedenti. E se la Terra versa in questo stato e sta continuando a peggiorare sarà pure colpa di qualcuno nato prima del 2004, o no? 
Ma diciamo ancora di più: immaginiamo pure che tutto l'inquinamento e il conseguente malessere del pianeta sia dovuto in buona parte ai teen-ager. Bisogna fumare roba forte per pensarlo, ma proviamoci. Anche se così fosse, le argomentazioni di Andrew Bolt non sarebbero valide. Un grido di allarme sensato è tale anche se chi lo lancia è incoerente.
Mi fa davvero pena oltre che rabbia chi, invece di unirsi al coro di persone che chiedono politiche per la riduzione dell'inquinamento, si diverte a fare lo snob con attacchi ad personam che non c'entrano il punto.

Volendo comunque indagare per un attimo su cosa succede nella vita dei ragazzi che hanno preso parte al Friday For Future (FFF), credo che alcuni di loro sentissero il problema ecologico in una certa misura anche prima di conoscere Greta e si comportassero in modo ecologico (ammesso che sapessero come fare), e credo che altri, dopo aver conosciuto Greta e con l'occasione di questa grande mobilitazione internazionale saranno spinti a un comportamento più virtuoso. Quindi in un certo senso questo evento, oltre che politico, potrebbe anche esser stato auto-educativo. A quell'età credo sia accettabile che la coerenza nasca anche in questo modo.

A proposito, per inciso, a pensarci bene, è davvero ridicolo pensare a quanto facile potrebbe essere smontare il discorso pro-coerenza di Bolt. Basterebbe dirgli "Ah, grazie della lezione di coerenza... che naturalmente viene impartita da uno che, se consiglia ai ragazzi di andare a piedi a scuola, sicuramente dà il buon esempio recandosi in redazione ogni giorno a piedi, e rinuncia all'automobile sempre e comunque, giusto? Ah no? Ah, ma allora perché quel tuo discorso era solo un cazzeggio in cui volevi manipolare il tuo pubblico, che speri non si accorga della tua incoerenza nel parlare di coerenza".

Tornando alle azioni di Greta Thumberg, come ha giustamente detto Vincenzo Bordoni, abbiamo bisogno di lei.



La sua azione e le manifestazioni fanno solo bene al dibattito politico. Non hanno nessuna conseguenza negativa. Solo buona. I manifestanti non saranno perfetti nel loro comportamento quotidiano, ma hanno ragione, e il loro messaggio è giusto. Non sono climatologi, ma mandano un messaggio sovrapponibile a quello dei climatologi, quindi hanno ragione, e il loro messaggio è giusto. Non sono esperti su come diminuire le emissioni di CO2 inventando automobili e impianti industriali meno inquinanti, e infatti non hanno questa pretesa. Spingono affinché si ingaggino degli ingegneri in grado di farlo.

Completamente inopportune, dunque, le parole che in questi giorni ha detto Massimo Cacciari:

"Se continuiamo ad affrontare i problemi alla Greta, siamo fritti. Siamo all'ideologia della incompetenza""Questi argomenti non si affrontano in termini ideologico/sentimental/patetico ma in termini scientifici. Non è che dicendo 'mi avete rubato i sogni' che si affrontano i problemi, non è così che si che nascono le coscienze critiche"

Ogni persona ha il suo ruolo. Non si può pretendere che tutti facciano tutto, ma si può apprezzare che qualcuno faccia quello che può.
Non si può invitare i ragazzi a tacere fino a quando non avranno in mano un progetto per un aereo a energia solare, perché se no hanno il coraggio di parlare da incompetenti.
Il ruolo dei manifestanti non è tecnico. È politico. E il politico Massimo Cacciari dovrebbe averla presente, questa cosa. Perché un politico che non sa cosa è la politica quello sì che è preoccupante.

Cacciari ha anche detto:
 

"Userei queste ore per organizzare seminari sul clima ai quali far partecipare scienziati ed esperti in materia"

Perché no? Ma si può fare l'una cosa e l'altra. Dichiarazioni del genere suonano buongiorniste né più né meno che "Togliamo gli stipendi milionari ai calciatori e devolviamo i soldi alla ricerca sul cancro, scrivi amen e condividi".

Questo risponde anche all'ultima parte dello sproloquio di Bolt su riportato.

Ultima sparata di Cacciari:

"Greta dovrebbe andare a scuola, imparerebbe molte più cose. E forse, dovrebbe rendersi conto di essere svedese e che i ragazzi scioperanti sono europei. Non ci sono né indiani, né brasiliani. Non mi pare un problemino da poco"

Vero, ma non è un problema da poco nenche il fatto che un uomo di cultura come Cacciari non si renda conto di un semplice fatto: le manifestazioni si fanno dove si possono fare e dove possono incontrare il favore del popolo affinché il governo sia persuaso a fare determinte scelte. In cina non puoi manifestare: è vietato. Sarebbe bello poterlo fare, ma se lo fai finisci in galera. In india, invece, c'è tantissima povertà, e si fa poca presa sulla popolazione, perché se uno ha il problema di procurare il cibo a sé stesso e alla propria famiglia dell'ambiente purtroppo se ne frega.
L'Australia, invece, è una delle regioni del mondo in cui si inquina di più, e in cui si può manifestare. E infatti il Friday For Future in Australia c'è stato.

Stamattina inoltre ho visto questo video-spazzatura, in cui chiacchiera il fenomeno austrliano:



Skynews si dovrebbe vergognare per aver mandato in onda una roba del genere. È facile che Andrew Bolt sarà morto da un pezzo quando le conseguenze dei cambiamenti climatici staranno facendo catastrofici danni. Ma da subito una cosa posso dirgliela come fortunatamente tante altre persone hanno già fatto in varie forme: fai vomitare.

Persone come Andrew Bolt vogliono semplicemente ingrossare il loro ego e per questo cercano semplicemente attenzione e prestigio, facendo pressione su chi odia Greta, aizzandoli contro di lei con critiche al messaggero più che al messaggio. Perché le persone come Andrew Bolt sono bambini mai cresciuti, rimasti ai tempi in cui bullizzavano o avrebbero voluto divertirsi a fare bullismo. E chi applaude gente del genere ricorda i ragzzini in cerchio che si divertono a vedere il bullo che maltratta un innocente che non ha fatto nulla di male.
Finge di provare pietà per Greta dichiarandola vittima dei suoi genitori che, aiutandola nella sua battaglia, si sarebbero resi colpevoli di un grave abuso; il sedicente difensore dei minorenni abusati si dimentica che pochi secondi prima si è rivelato per quello che è: un bambinone grande grande che se la prende con lei insultandola. La patologia di Greta, la sindrome di Asperger, è certamente meno grave rispetto a quella di Andrew Bolt, che è chiaramente un sociopatico.
Accusa i genitori di Greta di averle fatto il lavaggio del cervello, cosa che invece tenta di fare lui nei confronti dei telespettatori con le sue bugie. Infatti nega la risalita del livello del mare parlando dell'isola di Tuvalu in Polinesia, senza sapere che il motivo della sua espansione (dopo il precedente sprofondamento) è l'orientamento delle onde e i sedimenti accumulati durante le tempeste che compensano  l'erosione causata dall'innalzamento delle acque. E ignora tutti gli altri studi scientifici che provano il riscaldamento globale, la sua causa antropica e sui suoi danni. E se stai pensando alla bufala sui 500 scienziati firmatari della petizione negazionista... ma chi sono questi 500 firmatari? A questo ha dato una risposta Matteo Miluzio nel video qui sotto, il cui riassunto è il seguente: da nessuna parte si vedono i nomi di questi misteriosi firmatari; i proponenti sono 14, di cui 13 sono non-climatologi che che non hanno mai pubblicato nessuna ricerca sulla climatologia, e un climatologo, la cui tesi, subito dopo presentata, venne smentita da tutti i sui colleghi del Massachusetts Institute of Technology. 



SOMARI PENOSI i non climatologi che vogliono fare i climatologi della domenica

SOMARO HARCORE il climatologo che riesce a sbroccare al punto di diventare negazionista

SOMARI DANNOSI i giornalisti che li citano disinformando e screditano gli ambientalisti

SOMARI SCHIFOSI i giornalisti come sopra che in più bullizzano una ragazzina.

Greta ha detto che la sua sindrome di Asperger è un superpotere. Da un certo punto di vista è vero. Essere ossessionati per qualosa fa sì che ci si interessi a quell'argomento diventando o avviandosi a diventare esperti. E se si tratta di una buona causa, si partecipa con grande energia a difenderla. Lo svantaggio consiste nel fatto che una battaglia può dare origine a una certa frustrazione quando è difficile. Ha detto:

"Ho voluto essere nel panico. Ho voluto avere la paura che ho ogni giorno. E così, ho voluto agire".

I genitori che vedono una figlia appassionata per una buona causa cosa avrebbero dovuto fare? Non certo cercare di distoglierla. Quello che Andrew Bolt non capisce è che sarebbe stato inutile e l'avrebbero fatta soffrire ancora di più, e che avere la sua patologia non significa non dover essere liberi di prendere decisioni. Combattere per difendere il nostro pianeta è difficile e può dare grande frustrazione e sofferenza. Greta lo sa, e ha deciso di accettarlo. Quindi sì, la sua ossessione è ciò di cui la Terra ha bisogno e in essa possiamo trovare un lato positivo. Invece l'ossessione dei negazionisti sul clima e dei qualunquisti, quella che li spinge a fare gli snob e a prendersela con una ragazza di 16 anni, ha solo lati negativi, fa solo schifo.

In una situzione come la nostra è giusto avere paura, tanta paura. Perchése non si ha paura, non si agisce. Quindi Greta ha ragione a stimolare le persone ad avere pura. Non dell'uomo nero, ma di un pericolo reale.
Non una di quelle paure usate dai politici per dividere le persone, ma per unirle in un unico obiettivo, a beneficio di tutti, anche di quelli che la denigrano (pazzi che invece remano in direzione dello svantaggio proprio o dei propri figli e nipoti).

Insomma, c'è chi cerca di fare la propria parte per risolvere un problema e c'è chi, come Andrew Bolt, preferisce essere parte del problema.

Io ti invito a scegliere la razionalità e la responsabilità:

  • per capire qualcosa sul clima, fidati dei climatologi (ad es. il prof. Stefano Caserini)
  • nella vita quotidiana comportati in modo più ecologico possibile
  • alle elezioni vota per chi ha un programma che prevede un maggior rispetto del nostro pianeta.

14 settembre 2019

Obiezioni sul modulo DAT scaricato dal sito dell'Associazione Coscioni


Le disposizioni anticipate di trattamento (DAT), a cui ci si riferisce comunemente con "testamento biologico" possono essere scritte nella forma che si preferisce. Potrebbe comunque essere di aiuto un modulo da compilare. Ha messo a disposizione un modulo ad esempio l'Associazione Luca Coscioni (questo il link per scaricarlo), scaricabile dal relativo sito. L'ho scaricato e, dopo averlo letto, ho scritto all'associazione un messaggio in cui esprimo alcune mie perplessità, che riporto anche qui sotto nell'attesa di una risposta affinché anche tu possa dirmi cosa ne pensi. In verde, le parole che ho trovato scritte sul modulo, in nero i miei commenti. Buona lettura, se ti va.

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Qualora fossi in una condizione di malattia giudicata irreversibile associata a grave disturbo cognitivo tale da compromettere le mie capacità di coscienza o giudizio o di comprensibile espressione,

Manca “gravemente”. Dovrebbe essere “compromettere gravemente le mie capacità di coscienza…”. Lo specifico perché non è pensabile che una leggera compromissione della capacità di coscienza possa determinare l’interdizione della persona e la precedenza di un documento scritto rispetto a quanto dichiara nel presente.
Inoltre, leggendo questa prima parte mi è parso di capire il significato della premessa è la contemporaneità di: grave compromissione della coscienza etc + malattia giudicata irreversibile.
E se le due cose, che devono essere presenti, contemporaneamente, sono la stessa cosa, le condizioni della premessa sono da considerarsi soddisfatte?
Mi spiego meglio.
Se un disturbo cognitivo è talmente grave da impedirmi di esprimermi, si tratta già di una malattia irreversibile. Ad esempio una demenza avanzata è certamente una malattia irreversibile.
Quindi dire “condizione di malattia giudicata irreversibile associata a grave disturbo cognitivo etc” è come dire “zoppia associata a una frattura di tibia”.
Ma poniamo pure che per “malattia giudicata irreversibile” ci si riferisca a qualsiasi malattia giudicata irreversibile ad eccezione di quelle che coinvolgono la sfera cognitiva.
Occorre ricordare che per ottenere l’adempimento alle disposizioni, e in particolare alla quarta (si ricorra alla sedazione profonda”) non è sufficiente che sussista una “malattia giudicata irreversibile”. La sedazione profonda è infatti per legge prevista se l’esito è infausto, cosa che non si può dire parlando di un 20enne con un diabete di tipo I.
Quindi, per non dare “false speranze” a un 20enne depresso con un diabete di tipo 1 che vuole morire, vi consiglio di cambiare la dicitura del vostro prestampato, aggiungendo proprio quello che prevede la legge, e cioè non scrivendo non semplicemente “malattia giudicata irreversibile”, ma ad esempio “gravi sofferenze causate da una malattia giudicata irreversibile”.

dispongo che:
- in caso di arresto cardio-respiratorio si pratichi la rianimazione cardiopolmonare □ SI □ NO

“in caso di arresto cardio-respiratorio” è inserito solo nel primo punto dell’elenco, quindi immagino che fosse vostra intenzione riferirlo solo a tale primo punto. È così? Lo chiedo perché se invece valesse per tutti i punti dovrebbe essere messo prima di andare a capo, nella stessa riga di “dispongo che:”.

- si pratichino forme di respirazione meccanica    □ SI □ NO

Dire semplicemente “no” alla ventilazione meccanica è troppo generico. Chi fa il testamento biologico e nega l’autorizzazione a certe pratiche mediche immagino lo faccia per evitare di soffrire. Se semplicemente gli si nega l’ossigeno quando ne ha bisogno, muore soffocato. E questa cosa non è compatibile con la volontà di non soffrire se non si specifica che prima di eliminare la ventilazione meccanica occorre eseguire la sedazione terminale (o “sedazione profonda”). Lo so, il cittadino può benissimo barrare “sì” alla voce sulla sedazione terminale, ma se si scorda di farlo? Verrebbe fuori uno scenario crudele e inaccettabile. Quindi la clausola della sedazione terminale dev’essere, secondo me, specificata nello stesso quesito. Ovvero la scelta non dovrebbe essere fra “sì” e “no”, ma fra

"si pratichino forme di respirazione meccanica"
e
"se necessario, si pratichi la respirazione meccanica solo per il tempo necessario a preparare la sedazione profonda, ed immediatamente dopo si pratichi la sedazione profonda e si interrompa la respirazione meccanica".

- si pratichino idratazione o nutrizione artificiali     □ SI □ NO

Vi invito a una riflessione simile alla precedente. Lasciar morire di fame e di sete una persona che ha compilato il testamento biologico allo scopo di non soffrire è una contraddizione. Anche in questo caso occorre specificare che prima di interrompere alimentazione e idratazione si deve eseguire la sedazione terminale.

- si ricorra alla sedazione profonda    □ SI □ NO

Prima di commentare questo punto attendo la vostra risposta alla precedente domanda che ho fatto riguardo all’andare a capo oppure no prima di “in caso di arresto cardio-respiratorio”. Premetto che se il layout è corretto così come l’avete scritto, allora barrando il “sì” a questa disposizione sul ricorso alla sedazione profonda, genericamente si dispone che venga attuata tale pratica solo nel caso in cui ci si trovi nelle condizioni espresse nelle prime righe di premessa del documento.

- si pratichi dialisi    □ SI □ NO
- si pratichino interventi di chirurgia d’urgenza    □ SI □ NO
- si pratichino trasfusioni di sangue    □ SI □ NO
- si somministrino terapie antibiotiche    □ SI □ NO

Commentando questi punti mi verrebbe di nuovo da fare un discorso simile ai precedenti sull’aggiunta della sedazione profonda, che per la verità non mi pare abbia senso non eseguire secondo l’opinione della persona che ritenga la propria vita ormai inutile. Tutto sta nel capire quando, secondo la legge (chiara? Non so), è plausibile autorizzare una persona a dichiarare una vita non più degna di essere vissuta.

03 settembre 2019

Per chi ha votato Salvini credendolo "come Minniti, ma meglio"

Matteo Villa, ricercatore del programma Migrazioni dell'Istituto per gli studi di politica internazionale, basandosi sui dati del Ministero dell'Interno, dell'UNCHR, IOM, ISPI,
ha pubblicato su Twitter vari post, che messi insieme danno un'idea su ciò che è accaduto nel Mediterraneo quanto a migrazioni dalla Libia e morti, confrontando tre periodi:

- luglio 2016-giugno 2017, prima che l'allora ministro dell'Interno Rocco Minniti trattasse col presidente libico Fayez al-Sarraj sui rimpatri;

- luglio 2017-maggio 2018, da dopo che tali politiche di Minniti fino alla fine del suo mandato;

- giugno 2018-agosto 2019, quando il ministro dell'Interno era Matteo Salvini.

Ritenendo particolarmente utile ciò che Matteo Villa ha spiegato, visto che un post su Twitter rischia di perdersi fra mille altri, ne riporto di seguito i contenuti. Buona lettura.


1) DIMINUZIONE DEGLI SBARCHI DALLA LIBIA

La diminuzione di sbarchi in Italia dalla Libia è stata maggiore con Minniti rispetto che con Salvini:

Meno 140.000 nel periodo Minniti;

Meno 30.000 nel periodo Salvini.


2) POLITICHE DI DETERRENZA E PARTENZE DALLA LIBIA

Rispetto agli sbarchi in Italia, le partenze dalla Libia sono calate più rapidamente con Minniti che con Salvini.


Ecco perché il numero di morti in mare non è diminuito come sperato.

Tra chi è partito dalla Libia, i morti in mare sono diminuiti con Minniti e aumentati con Salvini:

4.049 morti prima del periodo Minniti;

1.168 morti nel periodo Minniti;

1.369 nel periodo Salvini.


3) POLITICHE DI DETERRENZA E RISCHIO DI MORTE IN MARE

Tra chi è partito dalla Libia, per ogni migrante il rischio di morire in mare è rimasto sostanzialmente invariato con Minniti, mentre è triplicato con Salvini:

2,0% morti ogni migrante partito prima del calo;

2,1% nel periodo Minniti;

6,0% nel periodo Salvini.

L'aumento del rischio di morte in mare non ha sufficientemente dissuaso i migranti dalla fuga via mare dalla Libia. Però ha fatto aumentare il numero assoluto di morti in mare. "Lo anticipavamo nove mesi fa", scriveva venerdì scorso Matteo Villa.


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Risposte a obiezioni mosse da un commentatore su Twitter:

- Come mai per Salvini inizia a contare dal primo giorno di insediamento del governo mentre per Minniti da 7 mesi dopo?
- Perché le politiche Minniti (cooptazione delle milizie libiche) hanno avuto effetto da metà luglio 2017; le politiche Salvini (porti chiusi) da subito.

- Le partenze non sono costanti durante l'anno: sono molte di più d'estate. Se considera periodo luglio2017 → maggio2018 per Minniti dovrebbe considerare luglio 2018 → maggio 2019 per Salvini.
- È un’obiezione fallace:
(1) la stagionalità nel periodo successivo al calo delle partenze è stata minima;
(2) [...] ci sono effetti di trascinamento delle politiche Minniti che solo modelli multivariati fanno emergere, quindi qui sto facendo un favore a Salvini.


E adesso che i numeri parlano, basterà sottoporli all'attenzione del leghista medio per fargli cambiare idea sul fatto che Salvini sia "come Minniti, ma meglio" ?
Macché: tutti questi numeri sono per i professoroni, evviva il capitano.


Aggiornamento del 4.9.2019: Matteo Salvini ha pubblicato su twitter un filmato in cui gli immigrati su una barca, bloccata da molti giorni, festeggiano saltando, ridendo e abbracciandosi dopo aver saputo che potranno sbarcare.
Al video (girato da un reporter che poco più tardi gli ha fatto notare che deve pagargli i relativi diritti per utilizarlo) è stata aggiunta la scritta
Nave centri sociali, sbarcati per "emergenza sanitaria"
Paralitici e infermi...

Il commento di Salvini (o più probabilmente di colui che si occupa del suo account Twitter) è:
Ma che bello il "clima" del governo a guida PD: sbarcati gli immigrati della nave dei centri sociali per "emergenza sanitaria"... Ma pensano che gli italiani siano scemi??? Fai girare!"
A parte il fatto che "emergenza sanitaria" non significa necessariamente paralisi o infermità, Salvini (o l'addetto al suo account Twitter) parla come se non ricoprisse più la carica di ministro dell'interno non fosse ancora lui. E invece, atmosfera o no, per adesso il ministro dell'interno è proprio lui. Mah.

15 agosto 2019

I processi si fanno in tribunale, ma vanno bene anche in TV

Spesso si vedono in TV giornalisti che intervistano persone accusate di un illecito, invitandole ad argomentare in merito, e la risposta è del tipo "Non rilascio di chiarazioni, perché i processi non si fanno in TV, ma nei tribunali".

A parte il fatto che poi, quando vengono condannate, vanno in TV (o mandano in TV il loro avvocato) a spiegare che la condanna è secondo loro ingiusta... cosa impedisce a un imputato di commentare un'accusa difendendosi nel merito? Certo non la legge.

Vecchia barzelletta:

Dialogo fra marito e moglie:
- Caro, c'è da tagliare l'erba.
- Non sono mica un giardiniere, io.
Il giorno dopo:
- Caro, ho chiamato il giardiniere e ha tagliato l'erba. Non avevo i soldi per pagarli e così mi ha chiesto di ricompensarlo andando a letto con lui oppure facendogli una torta.
- E tu gli hai fatto la torta, giusto?
- Non sono mica una pasticcera, io.

Sì, esistono figure professionali adatte a un ceto compito. Esistono strimenti adatti a una certa funzione. Esistono contesti adatti a un certo dibattito.

Ma questo non significa che la persona, lo strumento o il contesto adatti abbiano l'esclusiva, a meno che non ci sia una specifica ragione.

Questa storia secondo cui i processi non si fanno in TV (o sui giornali) è una stupidaggine. I processi si possono fare benissimo anche in TV. Ovviamente si tratterà di processi che portano non a una sentenza, ma a un'opinione che ognuno si fa osservando le varie argomentazioni. Certo, deve essere condotto in maniera obiettiva, e io non risponderei a un giornalista che in passato ha dimostrato scarsa onestà intellettuale, o che lavora per una trasmissione televisiva che si è dimostrata spazzatura.
Quindi, se l'accusato ritiene che il giornalista o la trasmissione siano scorretti, lo dica chiaramente rispondendo "Conosco lei / il programma per cui lavora, so che tagliate ad arte le risposte degli intervistati e costruite servizi faziosi e tendenziosi, quindi mi rifiuto di parlare con voi".
Ma se il giornalista e la trasmissione televisiva offrono un terreno obiettivo, allora rifiutarsi di rispondere può significare solo una cosa: all'accusato conviene divincolarsi in quanto la domanda è scomoda. E cioè è colpevole.

E i giornalisti che si sentono rispondere "I processi si fanno nelle aule dei tribunali, non in TV" .dovrebbero cercare, col tempo, di mettere in cattiva luce questo modo di difendersi.
Purtroppo quella pseudo-argomentazione nella testa di tante persone sembra avere un senso, perché troppe volte è stata detta senza che nessuno rispondesse "Embè? Il processo si fa in tribunale, ma intanto nulla vieta che fai la tua dichiarazione a questo microfono".

La frase "I processi si fanno nelle aule dei tribunali, non in TV" spero un giorno acquisti la stessa valenza stupido-comica che hanno la barzelletta riportata sopra, o più semplicemente la stessa valenza di stupidità di scenari del tipo

- Mi può indicare via Puccini?
- Mica sono un navigatore.

- Secondo te gli extraterrestri hanno visitato la Terra?
- Mica siamo a un congresso di ufologia.

- Mi passi il vassoio dei fagiolini, per favore?
- Mica sono un cameriere.

E l'intervistato mica è innocente. Se no non scapperebbe con una frase fatta.

14 luglio 2019

Va bene ridicolizzare gli ignoranti saccenti? Sì.

Una persona che spesso viene in mente quando si parla di blastare chi spara fesserie e lo fa pure orgogliosamente è l'immunologo Roberto Burioni, che ai sedicenti esperti di danni da vaccino reagisce con battute mirate a denigrarli e a farli apparire come dei poveri ignoranti presuntuosi, quali del resto sono. Pagina dedicata ai blastaggi di Burioni è Roberto Burioni che blasta laggente.

C'è poi il giornalista Enrico Mentana, che pure risponde a commenti super-scemi su politica e geopolitica ridicolizzandone magistralmente i mittenti, e a cui è dedicata la pagina facebook Enrico Mentana blasta lagggente.

Fanno bene? Fanno male? E io? E te? Come dovremmo comportarci?

Più di una volta ho letto / ascoltato affermazioni di questo tipo:

Quando notiamo persone stupide e ignoranti che convintamente sostengono bufale o tesi antiscientifiche, non bisogna rispondere ridicolizzandole, perché le indurremmo, così facendo, a rafforzare la loro idea invece che a cambiarla; deridere chi spara sciocchezze non è quindi un buon modo per avere una società più informata, anzi, così si ottiene l'effetto opposto.

È vero?
No.

L'interlocutore che afferma una sciocchezza, può essere fondamentalmente di due tipi:

- razionale, cioè magari convintissimo della propria tesi, ma disposto a metterla in dubbio se gli vengono presentate argomentazioni abbastanza persuasive;

- supercocciuto, cioè talmente legato alle proprie convinzioni che troverebbe troppo doloroso riconoscerle come sbagliate (potrebbe ferire il suo orgoglio, scardinare il suo senso di appartenenza a un gruppo, etc);

Analizziamo dunque i due casi...

Se stai parlando con un interlocutore razionale, che risposta otterrai mettendolo in ridicolo? Dal momento che essere razionale non significa non avere emozioni, inizialmente potrà reagire cercando di ottenere più che altro una vittoria retorica, anteponendola alla ricerca della verità.
Forse lo farà mettendo una chiosa seguita dal rifiuto di continuare la conversazione? No, questo non devi temerlo. Perché in tal caso si tratta di un supercocciuto, per il quale ti rimando a qualche riga più sotto.
Se davvero è un interlocutore razionale, sarà comunque disposto a continuare a parlare; magari lo stile di uno dei due o di entrambi continuerà ad essere retorico-battagliero, ma assieme alla retorica non mancheranno i contenuti. E sarà sempre di più sui contenuti che davvero il confronto si reggerà, sia nella sua testa, sia nella testa dell'eventuale pubblico.
Se invece stai parlando con un interlocutore supercocciuto, come detto sopra, sussiste la pressoché assoluta impossibilità di fargli cambiare idea (particolarmente matto è il fenomeno del bias del ritorno di fiamma, per il quale il supercocciuto, se messo davanti a chiare prove della erroneità della sua convinzione, la rinforza anziché modificarla); questa impossibilità rimane tale indipendentemente dal fatto che usi parole gentili o che tu lo metta in ridicolo...
...In compenso però sappiamo che parole divertenti e d'effetto stimolano maggiormente il cervello e rimangono più impresse nella memoria, e di conseguenza ridicolizzare il supercocciuto può persuadere altre eventuali persone che stanno ascoltando o leggendo la vostra conversazione, sempre che tu porti anche argomentazioni contenutistiche, e sempre che, naturalmente, gli spettatori non siano cazzari supercocciuti anche loro (se ti accorgi di trovarti in un gruppo di gente così premi con urgenza il pulsante di espulsione e lasciali precipitare nell'oblìo!).

E insomma blastare non è diseducativo per nessuno; al massimo può accadere che piova sul bagnato o che addirittura qualcuno si avvii alla verità.
Alcune precisazioni che a molti appariranno scontate, ma che purtroppo per tanti altri non lo sono: tutto ciò non fa del motteggio un ingrediente obbligatorio nelle conversazioni con le teste dure. Anzi, in più di un contesto, es. quello della conversazione fra pari in ambito professionale, potrebbe farti passare da cafone, per quanto belle possano essere le tue battute; in tali casi è meglio evitare o almeno dosare col contagocce. Ricorda inoltre che usare colorite espressioni retoriche è diverso da esprimersi in maniera ingiuriosa o diffamatoria. E ricorda che per blastare devi avere davvero ragione di ritenere con assoluta certezza che la tua tesi è quella corretta: prima di parlare con grande arroganza devi avere la grande umiltà di fare accurate ricerche per sincerarti della sicura bontà di ciò che sostieni.

Detto questo, riassumendo e concludendo:

- La probabilità di modificare la convinzione di un qualunque tipo di interlocutore non dipende dal fatto che tu usi parole gentili o sbeffeggianti;

- Se ti accorgi che un interlocutore sostiene falsità in modo supercocciuto, ed è quindi senza speranze, in geneale è buona cosa argomentare sbeffeggiandolo se ci sono spettatori, così almeno loro potrebbero essere più efficamente persuasi;

- La tesi secondo cui ridicolizzare gli ignoranti supercocciuti produce un aumento di ignoranti o impedisca una loro diminuzione non è mai stata dimostrata e probabilmente è una sciocchezza...

...ma sono disposto a cambiare idea, se mi porti delle prove concrete (e non teorie nate dalla CO2 della sesta birra).

Aggiornamento:

Su FB un mio amico ha commentato così:

"Mmhhh... Il ridicolizzare uno che (reputi) più ignorante e (reputi) più saccente e farlo per avere like ha un nome ben definito... si chiama bullismo.
E se vogliamo rendere giusto il bullismo, questi stessi bulli della parola devono essere pronti a essere lisciati in altri modi ( a schiaffi).
C'è sempre qualcuno pronto a prevaricare più di degli altri.
"

Questa la mia risposta:

- Non ho parlato di ridicolizzare uno che semplicemente reputo più ignorante di me. Come ho spiegato, pur con altre parole, parlavo di ridicolizzare uno dopo che si è palesato come sicuramente ignorante (es. un terrapiattista).
- Inizialmente nel titolo e nell'articolo avevo pensato di usare la parola "bullizzare", ma poi ho cambiato idea, considerato che il bullismo è un'altra cosa. Bullizzare significa, credo, umiliare una persona che non ha fatto nulla di male, al solo scopo di affermare la propria superiorità. Nel caso che ho trattato, la persona ha fatto qualcosa di male (affermare cose false, disinformando e quindi arrecando potenzialmente danno agli altri), e lo scopo non è affermare la propria superiorità, ma fare due risate su quanto grossa sia la sciocchezza che ha detto, il che poi, come ho spiegato, ha come vantaggio una migliore memorizzazione da parte di eventuali terze persone.
- Per un momento mi è venuto in mente anche l'opportunità di specificare che no, non è consigliabile deridere chi potrebbe reagire con violenza, vandalismo o arrecandoti un qualunque danno come ritorsione, ma mi era sembrato troppo banale e quindi non l'ho scritto... Ok, lo scrivo adesso: in quel caso no, non fatelo.


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10 luglio 2019

Su Facebook non insultare la persona sbagliata!

Si sente tanto dire in giro che purtroppo c'è tanto odio sui social, c'è tanto odio su Facebook, c'è tanto odio sui gruppi Whatsapp delle mamme dei bambini delle scuole primarie, etc.
Ma tutto questo odio è sempre sbagliato? Può essere. Forse qualche volta è giustificato, come nel caso in cui si inveisca contro persone che hanno fatto cose parecchio disdicevoli. O forse è sbagliato anche in quei casi... boh. Non entro troppo nel merito, perché c'entra poco col messaggio che vorrei far passare qui. Il messaggio è...

OCCHIO A NON INSULTARE LA PERSONA SBAGLIATA.

È accaduto, recentemente, che...
Beh, vedi sotto
(non è il primo argomento trattato in questo video; è il terzo)



E perché ho incollato qui la puntata 24 di Malaspeak e le altre no?
Perché questo è un esperimentino.

Siccome attualmente Malaspeak fa poche visualizzazioni, e siccome non mi va di spammare in giro il link del canale o dei singoli video (e non mi va neanche di spendere per sponsorizzarlo), voglio vedere in quanti visualizzeranno questa puntata per il solo fatto che io l'ho piazzata qui su OPIDOS (che ha una sua newsletter con un numero di iscritti a me sconosciuto, perché non la gestisco io, la gestisce Blogger o un qualche suo cugino tramite il widget apposito).

Beh, se ti garba pensaci te a spammarla su Facebook e dove altro vuoi (se lo fanno gli autori è un po' come l'oste che dice che il vino è buono, mentre se lo fate voi è un'altra cosa).

Altre cose da fare, sempre nel caso che ti garbi, è:

- Iscriverti al canale Youtube Psicoperformance e cliccare la campanellina per le notifiche


- Iscriverti alla newsletter del sito www.psicoperformance.com (che ti avverte non solo dei video, ma anche degli articoli sull'evoluzione personale che pur raramente vengono pubblicati)

Coraggio.

Aggiornamento: dopo 4 giorni, 9 visualizzazioni, comprese le nostre e quelle della mia fidanzatina.

21 giugno 2019

A chi giustifica le aggressioni al personle dei pronto soccorso

Oggi ho visto su Facebook l'articolo del sito Lanazione.it intitolato "Firenze, far west al pronto soccorso, picchia gli infermieri e blocca l'accettazione".

Ho letto i commenti scellerati di un paio di utenti e le risposte di un paio di infermieri. Senza cambiare la sostanza rimescolo e correggo un po' di frasi, ricavando questo articolo.

Anche i lenti soccorsi a volte meriterebbero [...] io pago le tasse ed ho diritto a servizi efficenti! I pronto soccorso son pieni di extracomunitari che vanno lì anche per un semplice raffreddore.

Al pronto soccorso passa prima chi è più grave indipendente dalla nazionalità e indipendentemente da quanti contributi ha pagato. Se uno viene per un raffreddore, chiunque sia, resta in attesa ore perché al pronto soccorso non dovrebbe esserci.

Ma io ho saputo di un'attesa di 12 ore di un paziente che si era fratturato una vertebra! Certo, fate in fretta, tutti in codice bianco li mettete gli arrivi...
Quindi sarà davvero da condannare l'aggressore? Magari era lì da chissà quanto tempo!

Questo è parlare a vanvera di ciò che non si conosce. È sproloquiare a caso su quanti codici minori diamo e in quali circostanze, e sulle statistiche di assegnazione.
Se qualcuno attende 7 ore è chiaro che il disservizio è disagevole, ma per avere un quadro esaustivo del perché dell'attesa si deve sapere quante e quali urgenze hanno avuto priorità per far si che questa lunga attesa si verificasse. Non può saperlo chi non si trova nelle stanze visita e non vede i problemi degli altri pazienti. Non può saperlo chi non conosce i criteri algoritmici e le valutazioni cliniche per le quali un codice viene erogato.
Quando le attese si protraggono è perché il pronto soccorso è pieno di pazienti e nei grandi numeri c'è sempre una certa quota di pazienti che devono avere la priorità perché hanno un problema tempo-dipendente (rischiano la vita se attendono). E in questi contesti il rallentamento subisce un ulteriore aggravio perché la presenza di una o più urgenze vere sequestra nella stessa unità di tempo più personale e blocca il servizio di diagnostica strumentale, rallentando anche il completamento del percorso di pazienti già in corso di visita, producendo così un effetto di intasamento a cascata di cui l'attesa al triage è semplicemente l'ultima espressione.

La soluzione a questo problema è l'aumento di organico, che farebbe comodo in primo luogo al personale stesso per lavorare meglio, e che queste decisioni dipendono non certo dal personale stesso ma dalla politica, non ha alcun senso prendersela con gli operatori, per altro in un momento in cui con tutta probabilità sono oberati di lavoro molto più del normale.

Proprio grazie alle persone che criticano e denunciano di continuo chi cerca di fare nel miglior modo il proprio lavoro nonostante tutte le carenze e le difficoltà del sistema, oggi i concorsi per medici in pronto soccorso vanno deserti!
Ma ecco la soluzione della Regione: assumere neolaureati senza specializzazione e senza esperienza che impareranno sul campo! Chissà quanti utenti saranno felici di trovarsi in quel campo.

Ma chi non sa queste cose continua a rifarsela con noi. Bel coraggio e soprattutto bella utilità ad andare ad urlare in faccia alle ultime ruote del carro o addirittura aggredirle come fossero dei perfidi sadici senza compassione. Piuttosto, senza compassione (non solo senza conoscenze) sono certe persone a cui non importa degli altri. A loro non importa se la fila si è creata perché le risorse organiche magari sono sequestrate da un'urgenza vera in stanza rossa, dove un paziente lotta fra la vita e la morte. A loro importa solo di sé stessi. Oggi purtroppo è questa coscienza sociale di tanta gente, questo il loro senso di comunità.

Nessuna empatia e tanta ignoranza. Ignoranza che non giustifica certe accuse, così come il tempo di attesa non giustifica mai un'aggressione.
Io le mani addosso le ho già avute una volta, ho fatto denuncia e a l delinquente non è successo praticamente nulla. Se mi ricapita a costo di andare nei casini l'imbecille di turno lo faccio salire di codice con le mie mani.

28 maggio 2019

In che senso la festa del 25 aprile è divisiva?

(Sì, è passato più di un mese dal 25 aprile. E allora?)

Il 25 aprile scorso il solito sciatto omuncolo che tutti conosciamo ha preferito non festeggiare il 25 aprile, sostenendo che questa festa è diventata una polemica fra fascisti e comunisti (e siccome rimanere a casa pareva brutto, ci ha anche aggiunto il fatto di essere occupato a presenziare a un evento in cui manifestava il suo affetto nei confronti delle forze dell'ordine che lavoravano contro la mafia, che quando lo fai non sbagli mai).

Ma il 25 aprile è divisivo? Se sì, chi divide veramente?

Rispondo di seguito, attingendo a un post scritto su Facebook da Lorenzo, un amico di un mio amico (non è un copia e incolla integrale, e inoltre ho avuto la sua autorizzazione).

Ai tempi del fascismo l'Italia era divisa in due parti. Quali?

Da un lato c'era una dittatura, che prese il potere con un colpo di stato, abolì la libertà di voto, la libertà di stampa e pure quella di opinione.

Dall'altro lato c'erano le persone che si opponevano alla dittatura: non solo i comunisti (che erano una minoranza), ma anche socialisti, liberali, repubblicani, popolari (cattolici) e pure monarchici.

Questi oppositori appena sconfissero il regime dittatoriale nel giro di pochi anni ripristinarono lo stato di diritto, le libere elezioni e diedero il voto alle donne (che sotto il Fascismo non avevano diritti politici). Fecero scegliere al popolo se l'Italia doveva essere una monarchia o una repubblica, e poi vararono la Costituzione.

Quindi sì, il 25 Aprile è divisivo. Divide a metà chi crede nella democrazia e nello stato di diritto (a prescindere dall'orientamento politico) dagli stronzi. Gli stessi stronzi che hanno la faccia tosta di lamentarsi dei crimini dei partigiani, quando i criminali che hanno innescato questa furia antifascista - purtroppo sfociata anche nel crimine - sono stati proprio i fascisti.
I crimini di reazione sono ciò che purtroppo accade dopo che hai tolto lo Stato di diritto per sostituirlo con il tuo arbitrio. Una volta che quel potere l'hai perso, gli abusi che hai commesso vengono restituiti con gli interessi. Interessi ingiusti quando consideriamo i crimini di una parte dei partigiani, e interessi troppo tiepidi quando consideriamo che quel comunista di Togliatti varò pure l'amnistia in favore dei fascisti.
Ma che ci vuoi fare... è una caratteristica tipica del fascista: giustificare l'arbitrio quando il manganello lo brandisci tu per poi, quando ti trattano come tu trattavi gli altri, piagnucolare inneggiando allo Stato di diritto che tu stesso avevi calpestato. Stronzi appunto.

Speriamo che il prossimo 25 aprile la consapevolezza di quello che la Liberazione ha significato e significa per noi italiani abbui più possibile le scempiaggini di chi lo usa come occasione per produrre il suo sterco elettorale.

14 maggio 2019

Perché ti cancello dagli amici se inneggi a Mussolini (o altro dittatore)

Riferendosi a me, un mio ex-amico ha detto che non gli parlo perché ho una visione differente dalla sua. In realtà l'ho cancellato dagli amici di Facebook (non bloccato) quando ho visto un suo post che inneggiava a Benito Mussolini.

Mi fa proprio imbufalire il fatto che provare fastidio quando si vedono certe esternazioni nostalgiche del fascismo sia definito semplicemente "avere una visione differente".

Capisco che una persona che non conosce la storia può esser stato preso in giro dai neofascisti e convinto che Mussolini fosse una brava persona. Ma io non ho colpa se inneggiare a quell'assassino sia blasfemo, fastidioso e dannoso.

Lo so, non se ne rende conto, ma questa non è una giustificazione. Proprio come certe ragazzate.

Avete presente le ragazzate adolescenziali?

Ragazzate come ubriacarsi per la sera del 18° compleanno e poi prendere a calci un'automobile della polizia, possono portare a conseguenze che paiono sproporzionate rispetto alla propria colpa. Ma non è così, perché i danni all'auto della polizia qualcuno li deve ripagare, ed è giusto che per legge quell'atto sia classificato come illecito penale.

Una volta queste erano le ragazzate.

Adesso le ragazzate, molto meno dispendiose e più facili da fare, consistono nello scrivere su Facebook cose che si crede vere, oppure si accetta di rischiare di scrivere una sciocchezuola un minimo inesatta, che se poi è falsa beh, pazienza, e se si tratta di qualcosa che diffonde l'odio e la violenza dai, "son ragazzi", che vuoi che sia, in fondo non si fa male nessuno, al massimo possono essere classificate come rozze, tipo uno scappellotto a un amico al bar. Non è così. Proprio come i calci all'auto della polizia, non si tratta di cose innocue. I calci all'auto della polizia sono ragazzate che ragazzate non sono. I post su Facebook in cui inneggi a Mussolini a qualcuno paiono un inoffensivo delirio di un ragazzetto annoiato che non ha studiato la storia, e che, intrippato da Salvini e Casapound scribacchia sperando che qualcuno ignorante quanto lui metta un "mi piace". E invece fa danno.

FA DANNO.

Non è chiaro se il pistola stia facendo uso più o meno inconsciamente della vecchia tecnica che consiste nel dire qualcosa che può essere preso sia sul serio che per scherzo (se lo prendi sul serio rischi di sentirti dire "e fattela una risata", e se lo prendi come scherzo rischi di sentirti dire "non sei capace di fare un discorso serio). Sta di fatto che viene sottovalutato o non visto questo DANNO che consiste nell'offendere, dilaniare, accoltellare la preziosa memoria di persone del passato a cui dobbiamo il nostro stato di persone libere. E abbassare la guardia nei confronti di dittature sanguinarie come quella di Mussolini, di Putin, di Erdogan, di Asssad... il primo appartenente al passato, gli altri apartenenti al presente.

A chi elogia mussolini su Facebook si dovrebbe intimare di smetterla come si dice "smettila" a un bambino che fa i rutti a un ristorante pieno di gente.

Ma dai, è solo un bambino!
Lo so che è solo un bambino. Ma la deve smettere. E se nessuno riesce a fargli capire che la deve smettere, dal ristorante esce lui o esco io.

Con la differenza che la comunicazione su Facebook, grazie alle incaute condivisioni fatte senza pensarci tanto e senza stare a riflettere sulla bontà del gesto, influenza milioni di persone, e quindi influenza la cultura di una nazione, e quindi influenza il modo in cui le persone voteranno, e quindi influenza la nostra vita.

Le persone che inneggiano a Mussolini offendono me e milioni di persone, compresi i sedicenti fascisti (che col fascismo vero cambierebbero subito idea, senza però poterlo dire su Facebook).
Purtroppo non capiscono che leggere lodi a Mussolini "salvo qualche cazzata che ha fatto" suscita e deve suscitare lo stesso sentimento che si avrebbe vedendo elogiare una persona che ha ucciso un proprio genitore o un proprio caro amico a cui si deve la vita.
Il fascismo non è un'opinione. È violenza. È crimine. È ignoranza programmata, obbligatoria per legge. È corruzione. È propaganda fantasiosa, l'unca in grado di far approvare il regime da tante persone, assieme all'ignoranza dei posteri che non studiano.

Il sapere è prezioso; la disinformazione è una ragazzata che ragazzata non è. È qualcosa di né più né meno che blasfemo.

Per questo per me è importante trattare chi inneggia a Mussolini come un poveretto che non sa quello che dice, e che dopo un po' che continua io inizio a stargli lontano per l'eccessivo fastidio, e spero che se a fargli capire qualcosa non ci sono riuscito io, ci riesca qualcun altro.