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11 aprile 2025

Violenza sugli uomini da parte delle donne

Scrivo questo articolo dopo aver sentito dire, poche ore fa, cose del tipo "Io vorrei tanto leggere qualche volta di un uomo ammazzato da una donna" (come se fosse impossibile trovarne notizia), "il fenomeno della violenza sugli uomini da parte delle donne è marginale, e quindi prima di investire un euro per la sua prevenzione si devono azzerare le violenze sulle donne". Mi sembravano un po' delle boiate e ho voluto fare qualche ricerca sul web, dopo la quale quell'un po' si è disintegrato. Buona lettura a chi non si accontenta dei discorsi da bar, tristemente simili ai discorsi in TV.

La vittimologia è una disciplina che studia:
- la relazione tra vittima e l'autore della violenza
- il contesto in cui è avvenuta la violenza
- la possibilità della vittima di partecipare efficacemente alle indagini e al processo
- le modalità di assistenza sociale, psicologica e legale
- la relazione fra vittima e varie istituzioni, quali mass media, associazioni e soprattutto sistema giudiziario
ed ha uno scopo terapeutico, preventivo e riparatorio. 

La Società Italiana di Vittimologia, abbreviato SIV, è un'associazione iscritta nell'elenco del Ministero dello Sviluppo Economico delle Associazioni Professionali, nata nel 1991 allo scopo di creare occasioni di discussione fra esperti per lo più di estrazione universitaria sul tema della vittimologia.
Dal 2004 la SIV si adopera anche a fornire consulenza scientifica per l'organizzazione di strutture dedicate all’aiuto delle vittime e affianca alla componente universitaria una rappresentanza di alcune agenzie operanti sul campo.

Organo ufficiale dell'associazione è la Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza, fondata nel 2007.

Uno dei contenuti del numero di settembre-dicembre 2012 è intitolato Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile (vedi https://www.vittimologia.it/rivista/articolo_macri_et_al_2012-03.pdf). La buona qualità di tale indagine, condotta su 1.056 uomini adulti, è sancita dalla verifica di conformità tecnica e bibliografica da parte del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), principale ente pubblico di ricerca italiano.

Sapendo che difficilmente la ricerca verrà letta per intero se non da persone che lavorano nel settore, segnalo le parte più importanti, che sono le tabelle con i quesiti che sono stati posti e le percentuali di risposte positive, a partire da pag. 36.

Della violenza da parte delle donne a danno degli uomini ha parlato anche la trasmissione televisiva "Nemo - Nessuno escluso" nella puntata trasmessa il 13 aprile 2017, visionabile su RaiPlay a questo link: https://www.raiplay.it/video/2017/04/NEMO-Nessuno-escluso-5842c7ad-35c9-44c2-8813-e7146d7db5ce.html, a partire da 0:57:09.

Una delle ricercatrici che ha studiato la violenza delle donne sugli uomini è Glenda Mancini, laureata in scienze dell'investigazione, che sul tema ha scritto diversi libri, fra cui "Uomini vittime di donne: quando il sesso forte è debole" (Casa Editrice Persiani, Bologna - 2014).
Riporto le parole salienti di una recensione a questo libro che ho trovato su Amazon:
[...] l’autrice, semplicemente andando a controllare i dati ISTAT, dimostra che non è affatto vero che la violenza domestica è la prima causa di morte tra le donne (anzi, probabilmente è l’ultima) e che al contrario negli ultimi decenni questi episodi sono molto diminuiti rispetto al passato.
L’altra cosa importante che il libro dimostra è che non è affatto vero che le donne sono degli angioletti, dato che anch’esse sono protagoniste di episodi di violenza domestica, con percentuali uguali a quelle degli uomini. Insomma, uomini e donne sono violenti allo stesso modo. La violenza delle donne si esplica sia in maniera fisica, ma anche in maniera psicologica. In quest’ambito sono davvero gravissimi gli episodi che si verificano in sede di separazione, ad esempio con donne che accusano falsamente i mariti di abusi sessuali sui figli (magari facendoli anche finire in galera), oppure donne che mettono i figli contro i genitori (la cosiddetta alienazione parentale). Non di rado quindi accade che un figlio venga affidato a una madre violenta piuttosto che a un padre amorevole, dato che nella maggior parte dei casi i figli vengono sempre affidati alla madre (insomma, i padri non esistono o sono superflui, come dicono certe femministe).
[...]
C’è poi il fatto che gli uomini stessi spesso fanno fatica a riconoscersi nel ruolo di vittima, e quindi non denunciano gli abusi, o magari non li denunciano per paura di essere presi in giro e considerati dei mezzi uomini che si fanno mettere i piedi in testa dalla moglie (cosa che in effetti spesso accade). 

Qui sotto, un video del canale Youtube "Pro o Contro Podcast" di Anna e Sonia, che quest'ultima ha deciso di fare avendo ricevuto in poche ore dal lancio del suo sondaggio su Instagram centinaia di messaggi di uomini che raccontavano di aver subito violenza fisica e stalking da parte di donne. Le due ragazze offrono interessanti riflessioni oltre alla lettura delle testimonianze pervenute. A queste si aggiungono tantissimi commenti di utenti che raccontano loro esperienze simili.

Ecco poi un video di Matt Carus, in cui lo youtuber porta dati che smentiscono la narrazione mediatica quasi a senso unico che dipinge l'uomo come unico carnefice e la donna come unica vittima:

Un articolo del Giornale di Udine del novembre 2023 intitolato I dati, quelli veri, su femminicidi e maschicidi, che smontano la teoria sul “patriarcato”, che smonta vari luoghi comuni sull'argomento: https://www.ilgiornalediudine.com/cronaca/i-dati-quelli-veri-su-femminicidi-e-maschicidi-che-smontano-la-teoria-sul-patriarcato/
Ne riporto un piccolo stralcio:
la violenza sulle donne è in aumento”. Oggettivamente falso. Gli omicidi di ambo i sessi in Italia sono al minimo storico e sono calati drasticamente anche soltanto rispetto a 30 anni fa [...] nel 1991, omicidi 1916; 1995, omicidi 1000; 2000, omicidi 746; 2005, omicidi 601; 2010, omicidi 526, 2015, omicidi 469, 2022, omicidi 309. Soltanto dal 1991 al 2022 gli omicidi di persone di ambo i sessi sono calati di oltre l’80%.

Aggiornamento 28 maggio 2025: Sotto a questo video in cui Yasmina Pani parla del modo in cui i media hanno commentato lo schiaffo che Macron ha ricevuto da sua moglie, nello spazio dedicato ai commenti Fabio ha raccontato che la sua allora moglie gli spezzò 3 dita di una mano nella porta di casa, con conseguente sospensione per un mese e mezzo dell'esercizio della sua professione di chirurgo; al posto di polizia del Pronto Soccorso il maresciallo gli chiese chi era stato e lui raccontò il fatto; superando la prognosi i 21 giorni avrebbe dovuto essere avviato d'ufficio un procedimento penale a carico della moglie, ma così non fu.

28 ottobre 2024

La nostalgia tossica e ascientifica della leva militare obbligatoria

In questo post del 23 maggio scorso, lo scrittore comico curatore della pagina Facebook "Dio" ha trattato il ritorno della leva militare obbligatoria, tema che come una fastidiosa eruzione cutanea riemerge ciclicamente nel dibattito pubblico italiano. L'ultima volta grazie al solito Matteo Salvini (che rimase iscritto per anni all'università senza mai finirla, per abbandonarla proprio quando era passato il tempo necessario per far scadere l'obbligo di arruolarsi).

Lo scrittore racconta la sua esperienza di leva, e quello che emerge è un quadro desolante: invece di forgiare giovani disciplinati e responsabili, la caserma si rivela essere un'incubatrice di vizi. Si impara a:

  • bestemmiare
  • fumare
  • bere smodatamente
  • scansare il lavoro senza farsi beccare

Nei commenti al post ho trovato altre testimonianze che parlano di cose che già un po' tutti sappiamo: nonnismo, violenza psicologica, ruberie dalle dispense da parte di militari di alto grado, e un generale abbrutimento del carattere dei giovani, altro che buona formazione.

Niente che ricordi una scuola che migliora la disciplina.

Poi c'è la storia di quel signore che orgogliosamente presiedeva l'associazione degli Alpini, la cui esperienza militare era stata di 5 giorni, dopo i quali era stato congedato.

Al di là delle esperienze personali, ci sono almeno tre motivi per cui il ritorno della leva obbligatoria è un'idea stupida:

- Costi insostenibili: in un'epoca di spending review e tagli al bilancio, chi pagherebbe per mantenere centinaia di migliaia di giovani in caserma per un anno? Solo l'alloggio, il vitto e le uniformi costituirebbero un salasso per le casse dello stato.

- Inutilità pratica: gli eserciti moderni hanno bisogno di professionisti altamente qualificati, non di ragazzi demotivati che contano i giorni che li separano dal congedo. La tecnologia militare è complessa e in continua evoluzione: non basta più imparare a marciare e sparare.

- Ingiustizia dell'obbligo indiscriminato: anche se per qualcuno la vita militare fosse formativa (e non ci sono evidenze scientifiche che lo dimostrino), non ci sarebbe motivo di imporla a tutti. Sarebbe come prescrivere lo stesso farmaco a tutti i cittadini, malati e sani, solo perché "fa bene alla salute".

A proposito di evidenze scientifiche, ho cercato studi sull'efficacia educativa del servizio militare obbligatorio e non ne ho trovati. C'è invece uno studio pubblicato sul Journal of Public Economics ("The Long-Term Effects of Military Conscription on Educational Attainment and Wages") secondo cui la leva obbligatoria ha un impatto negativo sia sul livello di istruzione che sui futuri guadagni dei giovani coinvolti.

Come ha scritto efficacemente il giornalista Luca Sofri sul Post,

La nostalgia per la leva obbligatoria è come la nostalgia per il mal di denti: un ricordo selettivo che cancella il dolore e mantiene solo una vaga sensazione di "esperienza formativa"

L'idea della leva obbligatoria come panacea per i "giovani d'oggi" viene sostenuta solo da chi non conosce strumenti migliori per affrontare le sfide educative del presente. È la versione militarizzata del "ai miei tempi sì che...", un mix tossico di nostalgia acritica e autoritarismo da quattro soldi.
Se vogliamo davvero aiutare i giovani, investiamo nell'educazione, nella cultura, nello sport e quando necessario investiamo in una costruttiva rieducazione.

23 giugno 2024

Ignavi di merda

La prof. Yasmina Pani, linguista, proprietaria dell'omonimo canale Youtube e co-curatrice del canale Coscienza De-Genere, ha scritto recentemente un post su Facebook che mi ha dato il permesso di incollare qui. Esprime esattamente quello che ho pensato più volte, e le sono quindi grato di averlo scritto, così non l'ho dovuto scrivere io. Buona lettura.

Ultimamente mi capita spesso che, quando prendo posizione contro certe abitudini culturali, certe mentalità, certe convinzioni errate ancora diffuse, gli utenti non solo dei miei social ma in generale obiettino che dovevo aspettarmelo, che tanto funziona così, è normale ecc. Lo dicono per la questione giudizio negativo sulla libertà sessuale; lo vanno dicendo da ieri dopo che quella fogna di Dagospia ha pubblicato una roba indecente su Luiza e lei ne ha parlato su Coscienza DeGenere; lo dicono sulla questione disparità tra uomini e donne; su ciò che non va nella scuola, sugli editori che pubblicano libri scritti col culo, ecc ecc.

Un generalizzato atteggiamento arrendevole che non si limita però a sedersi al lato della strada mentre gli altri fanno le lotte, ma le ostacola anche: chi lotta viene perfino rimproverato perché è ingenuo, perché perde tempo, perché ha perso in partenza.

Io non è che voglia credermi Che Guevara: so benissimo che la parte che faccio è piccolissima e ha un impatto infinitesimale sui grandi problemi del mondo. Ma se tutti avessero sempre ragionato così, non sarebbe mai cambiato niente, le donne sarebbero ancora costrette a stare a casa o a uscire solo se coperte e sotto autorizzazione, gli omosessuali dovrebbero nascondersi, gli uomini non potrebbero cambiare il pannolino al proprio figlio, e così via. Le mie sono di certo lotte molto più modeste rispetto a queste grandi rivoluzioni, di cui sarò eternamente grata. Ma sono quelle che ho scelto e che ritengo che, una volta vinte (perché accadrà senz'altro, almeno per alcune, che io sia ancora viva per vederlo o no), miglioreranno la vita di tutti. E del resto non vedo in che altro modo uno possa sperare di ottenere le cose se non andando a prendersele.

Voglio essere libera di mostrarmi nuda o di fare porno anche se faccio un altro mestiere? Lo faccio, lotto.

Voglio che i padri vengano considerati al pari delle madri in fase di divorzio? Ne parlo, divulgo, lotto.

Voglio che la sessualità di tutti venga resa libera e sia vissuta serenamente e senza giudizio? Io per prima la vivo, e poi divulgo, lotto.

Voglio che il mondo della cultura torni a essere al centro di un'operazione di educazione collettiva invece di essere ispirato dai follower e dai trend? Mi incazzo, divulgo, lotto.

E così via.

Se ci rimetto in salute, se mi viene il nervoso, se devo passare ore a rispondere alla gente, son cazzi miei: l'ho scelto.

Ma mi fa molto più girare i coglioni dover rispondere ai genietti della lampada che mi dicono "eh ma la gente è bigotta, lo sai" o "eh ma i soldi tirano più della cultura, lo sai" che educare gli ignoranti. Perché gli ignoranti hanno la scusa di esserlo, mentre i genietti sanno che ho ragione io, ma sono troppo pigri per sprecarsi anche solo a scrivere un fottuto commento di sostegno e troppo ammaliati da se stessi per scegliere saggiamente di infilarsi un dito in culo al posto di commentare.

Se voi siete arresi e privi di spirito combattivo son cazzi vostri. Tanto le lotte le fanno gli altri al posto vostro, come è sempre avvenuto; abbiate almeno la decenza di mettervi in un angolo e tacere, invece di ostacolare ulteriormente percorsi già faticosi e logoranti.

Ignavi di merda.

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Aggiornamento di maggio 2025:

Aggiungo qui sotto un video di Yasmina che parla di un argomento correlato. Parla cioè di persone che conoscono benissimo la giustezza delle battaglie a cui Yasmina prende parte attivamente, e che però la penalizzano per paura della reazione di gente stupida, il cui voto però purtroppo conta quanto quello delle persone ragionevoli e intellettualmente oneste.

19 marzo 2024

La paura del rifiuto di una donna spiegato allo zio sempliciotto

Niente di granché speciale in questo articolo. Solo un riassuntone di alcuni concetti alla portata di chiunque, a patto che si sia disposti a una piccola riflessione. Un articolo per le persone a cui questa piccola riflessione non viene spontanea. Se fra queste c'è anche chi non ha voglia di leggere tutto quanto, il messaggio super-riassuntivo è il seguente: non tentare di incoraggiare i ragazzi che non se la sentono di approcciare una ragazza. Non sarai tu a convincerlo. Il tuo tentativo di persuasione = molestia.

Spesso un ragazzo non ha il coraggio di mostrare i propri sentimenti a una donna di cui è invaghito, anche quando non c'è motivo di escludere una reciprocità. Lo zio sempliciotto fa notare al ragazzo che proporsi significa avere per lo meno una qualche possibilità di successo, mentre non proporsi significa non averne alcuna. Questa banale e superficiale osservazione non tiene conto di due aspetti quantitativi della posta in gioco:

- quanto il ragazzo crede sia alta la probabilità di successo (spesso poco)
- quanto sarebbe grande il suo disagio in caso di rifiuto (spesso molto)

Il ragazzo sceglie di proporsi oppure no dopo aver messo sui due piatti della bilancia questi due elementi.

A questo proposito credo che il secondo elemento meriti una particolare riflessione. Perché il rifiuto arreca un così grande disagio da indurre un ragazzo a rinunciare da subito? Perché, rispetto al rimanere soli senza aver fatto nulla, rimanere soli dopo averci provato porta un disagio aggiuntivo così importante?

Per più motivi:

- Per non illuderlo che il rifiuto non sia definitivo, lei potrebbe da quel momento in poi adottare un comportamento distaccato
- Essere rifiutati è un'umiliazione. Questo si dice di solito. Ma essendo "umiliazione" un termine troppo astratto, preferisco dirla così: lui, per aver rivelato questi sentimenti poi non ricambiati, teme che lei possa sentirsi in qualche modo superiore e farglielo pesare in futuro
- Altre persone possono venire a sapere che quel ragazzo è stato rifiutato, e questo lo fa apparire meno attraente per il meccanismo di riprova sociale. Magari se accade una sola volta lo screditamento pubblico sussiste poco o nulla, ma già al terzo o quarto rifiuto acquisisce una importanza non indifferente.

I motivi menzionati fin qui riguardano un aspetto strategico: il ragazzo vuole evitare che accadano determinate cose nelle relazioni con gli altri.

C'è poi una motivazione che riguarda la propria natura e le proprie risorse: è spiacevole venire a sapere che come siamo fatti non va bene e che le nostre risorse sono poche, e se già lo sappiamo non vogliamo che venga ribadito, perché ogni volta che accade proviamo un grande dolore.
Il ragazzo che viene rifiutato si rende conto di non essere abbastanza bello, o abbastanza divertente, o abbastanza intelligente, o abbastanza ricco, o comunque abbastanza qualcosa. Raccontarsi che è soprattutto lei a perderci (il che magari è vero), e che se lui non piace a una donna potrà piacere ad un'altra (il che è possibilissimo), non smentisce un dato di fatto portato alla dolorosa evidenza: quel ragazzo non possiede i requisiti per piacere a lei, che è molto probabile siano gli stessi necessari a piacere a molte altre donne.

Un'altra motivazione riguarda il brusco ribaltamento dello scenario immaginato: un ragazzo che si propone a una ragazza ha in mente uno scenario in cui loro due sono insieme. È un'inevitabile film in testa che, per quanto maturo, il ragazzo più o meno volontariamente creerà. Può essere un film breve, sbiadito, un film che sa benissimo essere solo un film. Ma c'è, è bello e viene in una qualche misura vissuto. L'eventuale rifiuto distrugge questa gradevole esperienza in un istante, e questo dà una sensazione di tristezza, delusione e sfiducia nella propria capacità di interpretare le possibili future relazioni.

Se un ragazzo è reticente ad approcciarsi a una ragazza per tentare di sedurla, lo zio sempliciotto dovrebbe sapere che, nella testa del "timido" ha luogo uno o più dei meccanismi descritti sopra, e nessuno di essi può essere eliminato da frasi fatte e già sentite.
Brutto dirlo, ma se un ragazzo ha paura di essere rifiutato probabilmente ha ragione a non proporsi, perché una donna a cui un ragazzo piace di solito glielo fa capire inequivocabilmente.
Non ha bisogno di un incoraggiamento. Non ha bisogno che uno zio sempliciotto lo inciti a correre per schiantarsi contro un muro per poi pretendere che si rialzi e corra a testa bassa contro il prossimo, né che gli si spieghi che schiantarsi non fa male.
Il bisogno che ha davvero è quello di migliorare, per quanto possibile, sé stesso, nei gli aspetti in cui è più carente dal punto di vista dell'attrattività. Ad esempio (in ordine sparso) il suo aspetto fisico, il suo odore, la sua salute mentale, la sua comunicazione.

12 marzo 2024

La strana richiesta della MASSIMA CONDIVISIONE

Ogni tanto vedo gente che scrive un post su Facebook e chiede di condividerlo. Se c'è un buon motivo, nulla di male, nulla di anormale.

Anormale mi pare invece scrivere "MASSIMA CONDIVISIONE".

Mi dovrebbero spiegare perché scrivono così.

Massima in che senso? Come faccio a condividerlo al massimo? Lo condivido parecchie volte? Bleah. Stuccherei a chiunque. Del resto tu non l'hai fatto. Hai pubblicato una sola volta scrivendo quella strana cosa in maiuscolo (che no, non è più persuasivo del minuscolo).

Massima nel senso che lo devono condividere tante persone?
In tal caso guarda che io ho il controllo solo sul mio account e sulla mia persona. Non immaginerai che io e il tuo gruppo di FB friend (molti dei quali non conosco) ci riuniamo per accordarci su quanti di noi condivideranno a seconda del fatto che tu chieda una condivisione scarsa, media o massima. Molto più semplicemente, se trovo il tuo post meritevole di essere condiviso lo condivido, altrimenti no. Senza alcuna possibilità di dosare la condivisione, tipo cliccare piano o cliccare pigiando ben bene.

Cos'altro avrai voluto dire con "MASSIMA CONDIVISIONE"?

Boh.

Forse intendi che io devo stampare il tuo post e vada a fare volantinaggio? Dillo chiaramente. Sii specifico. Se no "MASSIMA CONDIVISIONE", scritto così, sembra tipo una formula magica. MASSIMA CONDIVISIONE! ...E KABOOM, un fulmine nel cielo e pioggia di volantini.

Mah.

11 marzo 2024

Gli animali schifosi (da ammazzare?)

Quando diciamo "schifoso", che ce ne rendiamo conto o no, parliamo di estetica: un disegno schifoso è un disegno brutto, una canzone schifosa è una canzone brutta; è schifoso un odore o un sapore quando una roba è sgradevole all'odorato o al gusto; è schifoso un comportamento che non solo risulta scorretto e immorale, ma è anche particolarmente spiacevole secondo chi lo osserva. Tutti aspetti che concernono la non-piacevolezza. Un aspetto estetico.

Fanno eccezione gli animali?

Uhm

Fanno ipocritamente eccezione.

Noi umani chiamiamo spesso "schifosi" alcuni insetti, ragni, topi, o altri cosiddetti "animalacci" che in realtà possono renderci la vista scomoda o rappresentare un vero o presunto pericolo, ma non hanno nulla di schifoso. Cioè non sono davvero brutti. Non è questo il motivo per il quale ci spaventano.

Lo si capisce se si pensa al fatto che proviamo disagio vedendoli in casa nostra, ma già meno all'aperto, e per nulla se li vediamo in un documentario in TV; anzi, in quest'ultimo caso addirittura li vediamo super-zoomati e diciamo che sono affascinanti, il che include l'essere belli da osservare o, più semplicemente, belli.

Vediamo allora quali sono gli animali davvero schifosi, e cioè brutti. Vediamo quali sono i veri animalacci, almeno dal punto di vista visivo.

Già, l'avete capito, è banale: i tacchini. Posso dirlo con tranquillità, perché so che nessun tacchino legge questo blog, e confido nell'intelligenza di chi legge e che immagino non riferirà ai tacchini nulla di quanto ho appena affermato.

Poi c'è un altro animale, che non è sempre schifoso, ma lo è nella maggioranza dei casi, lo è in media, tanto da poter dire che è tutto sommato schifoso con ottima approssimazione: l'umano.

Mediamente l'umano è brutto, infatti è costretto ad andare in giro vestito... per non fare schifo a chi? Ad altri animali? No. Agli individui della sua stessa specie, addirittura.

Fanno eccezione contesti in cui si è abituati ad avere a che che fare con umani nudi, perché l'abitudine ha il potere di mitigare un po' tutto. Dunque tutto quello che dico in questo articolo vale nella maggior parte delle situazioni e non ad esempio per il mestiere di vari operatori sanitari o per chi usa le docce comuni di palestre o piscine. E chiaramente tutto quello che dico non è rivolto a chi probabilmente non lo leggerà, cioè a persone appartenenti a civiltà primitive dove andare in giro nudi è normale.

Dicevo: in media gli esseri umani, al naturale, fanno schifo agli esseri umani.

Non facciamo confusione con il buon costume e la legalità: certo, è maleducato e illegale andare in giro nudi, ma il motivo per il quale proviamo un senso di schifo vedendo una persona nuda per strada non riguarda il malcostume o l'illegalità. Se vediamo un'automobile che passa col rosso, e il cui conducente sta mostrando il dito medio a tutti, pensiamo "Che imbecille", non "Che schifo". Questo perché disprezziamo l'imprudenza, l'irresponsabilità, la non eticità, la stupidità del suo comportamento, non la sua estetica.
Se invece vediamo un tizio o una tizia senza alcun indumento in un luogo pubblico... certo, pensiamo ANCHE che sia una persona malata di mente oppure un imbecille che vuol fare un qualche esperimento sociale o chissà cos'altro, ma la prima cosa che viene in mente è un senso di schifo. Abbiamo una sorta di disagio viscerale, come quando si ha a che fare con un cibo andato a male o a un oggetto maleodorante o si sente un rumore altamente cacofonico.

Lo so, esistono persone belle, che un senso di schifo non susciteranno, ma sono relativamente rare. La maggior parte delle persone ha una o più delle seguenti caratteristiche:

- ha un brutto sedere

- ha un brutto seno

- è sovrappeso

- ha un brutto scheletro

- ha uno o più specifici elementi anatomici del volto (naso, orecchie, mento, occhi) sproporzionati o di forma diversissima rispetto a come dovrebbero essere per rientrare nei canoni di accettabilità estetica

C'è una grande quantità di esseri umani spiacevoli da guardare anche quando sono vestiti, e cioè le persone sovrappeso, le persone che hanno un brutto volto pur essendo giovani e quelle che hanno un brutto volto a causa dell'invecchiamento.

SCHIFOSO = DA AMMAZZARE?

Io non ammazzo un umano per il solo fatto che lo ritengo schifoso. Forse se una persona brutta entrasse nuda in casa mia senza il mio permesso mi verrebbe inizialmente una qualche voglia di ammazzarla e destrutturarla dandole fuoco. Certamente se non la ritenessi pericolosa frenerei il mio istinto omicida per la solidarietà di base che solitamente gli umani hanno per individui della stessa specie.

Se però vedo in casa mia uno scarafaggio, che ovviamente non è né vestito né è stato da me invitato, io non mi faccio problemi ad ammazzarlo. Anzi, se riesco lo ammazzo proprio. Proprio mentre scrivo questo articolo rifletto sul perché io ammazzo gli scarafaggi e non faccio lo stesso con ragni e cimici (che solitamente prendo delicatamente con uno o più cartoncini per buttarli fuori). E rovistando nella mia mente noto che peculiarità dello scarafaggio è avere al tempo stesso le seguenti caratteristiche:

1) è nocivo per motivi igienici

2) è molto brutto e quindi è spiacevole averlo intorno (sì, anche se lo guardo in un documentario penso "che brutto")

3) mi sta antipatico perché si muove molto velocemente (scappa e vuole fare sempre come gli pare, non è che lo si può invitare a salire su un cartoncino e avere il tempo di accompagnarlo all'uscita)

4) nessuno gli ha detto di entrare in casa mia (e se gliel'ha detto comunque non doveva entrare lo stesso, perché è a me che devi chiedere se puoi entrare in casa mia, non a una persona o a un animale a caso)

5) se lo liberassi all'esterno potrebbe entrare nuovamente nella mia abitazione o entrare in una abitazione altrui in qualche modo (ad esempio nello stesso modo usato in precedenza); potrebbe farlo lui o gli individui che genererebbe riproducendosi

Dal quinto motivo si capisce perché, se posso e se non mi richiede troppo impegno, ammazzo anche uno scarafaggio se lo vedo nei dintorni della mia o di una qualunque altra abitazione. Per la verità lo ammazzo anche se lo vedo lontano da un centro abitato. Del resto gli scarafaggi che vivono nei centri abitati ci sono arrivati partendo da luoghi inabitati, loro o le loro generazioni precedenti. Dunque, visto che fra l'altro dal mio punto di vista non apportano al mondo alcun beneficio, ritengo auspicabile la loro estinzione. Non illudendomi di ottenerla, mi limito ad ammazzare scarafaggi quando ne ho occasione, facendo la mia parte per limitarne l'espansione.

Insomma,

se ti comporti da invadente, se mi importuni nel posto che confido essere garanzia di tranquillità, la mia abitazione (che ho acquistato con soldi guadagnati onestamente e faticosamente, e che rappresenta il mio rifugio e luogo di relax dopo una giornata di lavoro) magari posso anche perdonarti. Ti perdono se sei un essere che abbia per lo meno un lato positivo, ad esempio sei bello, oppure inoffensivo, o simpatico, o sei un essere che dimostra di capire di aver sbagliato in quanto dalle mie parti non è aria non perché io sia cattivo, ma perché se dovessi far entrare in casa mia tutti gli animali che lo desiderano diventerebbe un micro-zoo, nel quale fra l'altro dovrei stare attento a come cammino per non ammazzare nessuno. Se invece non hai un solo lato positivo, uno che sia uno, diamine, allora non so proprio per quale motivo dovresti meritare di rimanere in vita.

Ma

se avessi la garanzia che gli scarafaggi stessero e rimanessero in un luogo circoscritto, quindi "noi di qua, voi di là", non andrei certo ad invadere il loro territorio per sterminarli. E se ci fosse una terra di mezzo di coesistenza di umani e scarafaggi, tutto ok. Li considererei brutti, vero, non è che cambiano i gusti estetici in base al comportamento, ma li rispetterei evitando fra l'altro di far loro pesare una bruttezza non derivante da una loro colpa.

Non ritengo plausibile dire "lo ammazzo perché mi fa schifo".

Per ammazzare ritengo necessarie motivazioni aggiuntive, come quelle descritte nell'elenco sopra.

Se non ne sei convinto, ti invito ad immaginare la reazione emotiva che avrebbe la maggior parte della gente della società in cui vivi vedendoti nudo/a. La maggior parte della gente non allenata a vedere persone nude non tenterebbe di procurarti la morte, né te la augurerebbe. Eppure gli faresti schifo. Non perché sei riverso a terra dopo un'ubriacatura e stai giacendo in una pozza di vomito. Non perché sei stato colto da un attacco di diarrea e non hai fatto a tempo a raggiungere il bagno. Lavati pure, improfumati e pettinati quanto ti pare: tu, se non nascondi la maggior parte del tuo corpo con dei vestiti, fondamentalmente non ti si po guardà. Non è una considerazione proveniente da esseri divini o in qualche modo superiori come siamo noi in confronto agli scarafaggi. Fai schifo agli esseri della tua stessa specie, siano essi più belli di te, di pari grado estetico o anche più brutti.

Se hai letto con un sorrisetto di sufficienza pensando che ciò non vale per te in quanto fai parte di una minoranza essendo bello/a, ti invito a considerare la stessa cosa fra qualche decina di anni, o a pensare a una persona anziana a cui vuoi bene.

Questo breve esercizio di immaginazione potrebbe aiutarti a capire che dire "Ammazzo questo animale perché fa schifo" significa darsi la zappa sui piedi, perché l'essere che fa schifo per eccellenza è, purtroppo per noi, l'essere umano.
Per dimostrarlo mi è bastato fermarmi all'aspetto visivo. Non ho neanche avuto bisogno di infierire menzionando quanto ulteriormente aumenta lo schifezzeria dall'essere umano a causa dei vari materiali che il suo corpo emette, per i quali rimando alla canzone "Silos" di Elio e Le Storie Tese.
Né c'è stato bisogno di menzionare l'aspetto gassoso, che vede l'umano responsabile di cattivi odori molto più di altri animali popolarmente definiti schifosi come insetti, ragni, etc.
Ah, e non ho avuto bisogno di ricordare che mangiare carne di tacchino è dai più considerato normale, mentre mangiare carne umana è considerato, guarda un po', schifoso.

Alla luce di tutto ciò forse non dovrebbe stupire il fatto che vedere sull'asfalto dello sterco di cavallo o di cane suscita decisamente meno schifo rispetto a vedere analogo oggetto sapendolo esternato dall'animale più intelligente, ma anche più ipocrita di tutti.

29 ottobre 2023

La violenza a parole è sempre meno grave di quella fisica?

Sia la violenza fisica che la violenza a parole possono avere una gravità minima, dando come conseguenza nessun fastidio o un piccolo fastidio, avere una gravità massima, provocando cioè grande dolore o morte (es. una coltellata nel primo caso e la riuscita istigazione al suicidio nel secondo caso), con le varie vie di mezzo.

Alla domanda posta a bruciapelo "È più grave la violenza fisica o quella a parole?" la persona media su due piedi risponde senza esitare che è più grave quella fisica.

Il motivo risiede nel fatto che, sentendo nominare la violenza fisica, solitamente la prima immagine che viene in mente è una violenza grave e ingiustificata, mentre pensando alla violenza a parole si immagina un semplice ed isolato sproloquio, magari risultato di una perdonabile esagerazione.
La mente dà le prime e veloci risposte per stereotipi: se si chiede a una persona di immaginare un cane e un gatto quasi sicuramente il cane verrà immaginato più grande del gatto, anche se in realtà non è sempre così.

La nostra mente razionale sa invece che alla domanda "È più grande un cane o un gatto?" la risposta giusta è "Dipende"; alla domanda "Corre più velocemente un 65enne o un 20enne?" la risposta giusta è "Dipende".
Se poi alle suddette domande aggiungiamo la parola "mediamente", allora le risposte corrette saranno le stesse che la nostra mente dà per prime: "Il cane" e "Un 20enne". Ma la parola "mediamente" nel mio quesito iniziale non era presente.

Ciò puntualizzato, la persona interrogata sui due tipi di violenza potrebbe correggersi e dire "Dipende". Ma non ci scommetterei, perché spesso non è così. Ed è questa la parte che ritengo particolarmente interessante di questo tema. Molti sostengono che no, non dipende: la violenza fisica è più grave di quella a parole in tutti i casi, senza se e senza ma. Perché?

Questi, secondo me, i motivi:

- La violenza a parole ha talvolta conseguenze nulle o lievi o auto-risolutive in poco tempo, ed inoltre è sottostimata in quanto spesso le persone, anche se ferite profondamente dalle parole di qualcuno, non vogliono ammetterlo, per non mostrarsi deboli o perché vogliono dimenticare il fatto prima possibile.

- Se sommiamo gli eventi ed i danni, vediamo che la violenza fisica ha fatto e fa molto più danno. Considerando il periodo che va dalla preistoria a qualche anno fa, sicuramente ha provocato più danno la violenza fisica rispetto a quella verbale; in più, questo non ha mai smesso di valere per luoghi magari lontani da dove viviamo noi, ma di cui abbiamo notizia grazie ai mass media, vedi ad esempio le guerre presenti in molti luoghi del mondo.
Ecco che la maggior gravità della violenza fisica è un'idea che si è fissata in un immaginario collettivo millenario, dunque difficilmente sradicabile in pochi decenni.

- Come tipicamente accade per le idee grossolane, il fissaggio di questa idea è rafforzato dal bisogno di trovare delle regole facili da applicare e che consentano di emettere un giudizio senza bisogno di ragionare, approfondendo meno possibile: se non ho tempo né voglia di indagare su chi abbia ragione e chi torto fra quei miei due figlioli, o scolari, o dipendenti, etc, mi viene in soccorso la comoda linea di demarcazione comunemente accettata, secondo cui chi ha alzato le mani per primo ha torto indipendentemente da cosa l'altro abbia detto, indipendentemente da quanto e in che modo abbia diffamato, indipendentemente dalla lunghezza del periodo in cui ha vessato l'altro, etc., e anche indipendentemente dall'entità della violenza fisica o presunta tale, che può anche essere costituita da una innocua spinta su una spalla.

- Il fatto che quella linea di demarcazione sia comunemente accettata contribuisce alla conservazione di quell'idea, perché fornisce delle semplici quanto obbligate istruzioni alle persone investite del compito di giudicare (giudici dei tribunali, genitori, insegnanti, responsabili aziendali che a loro volta devono rispondere del loro operato ai loro superiori, etc). Difficilmente si scardina un modo di agire semplice e al tempo stesso obbligatorio.

Sulla scriteriata idea "la violenza fisica è sempre più grave di quella verbale", accettata a scatola chiusa, talvolta possiamo in realtà osservare il triste sigillo dell'accettazione a malincuore. Cioè una sorta di auto-censura del proprio sentire in favore di una valutazione utopisticamente opinabile ma in pratica inevitabile e dunque in fin dei conti da considerare giusta: "Sono contento che tu abbia menato quel collega stronzo, che se l'era palesemente cercata, ma era ovvio che il datore di lavoro ti desse fermamente torto marcio, come altro avrebbe dovuto agire?"
È una domanda retorica, ma rispondo lo stesso: secondo me avrebbe dovuto impegnarsi con ogni mezzo per minimizzare le conseguenze negative subite dall'aggressore fisico e massimizzare quelle subite da chi ha aggredito a parole, se quest'ultimo davvero se l'è cercata.

Un'argomentazione a favore della maggior gravità della violenza fisica potrebbe essere la seguente:

"Quando si tratta di violenza a parole le due persone in conflitto sono ad armi pari, mentre quando si tratta di violenza fisica vince il più forte anche se ha torto"

Si tratta di un'argomentazione fallace: in un diverbio non è detto che i due siano ad armi pari. Può darsi che uno dei due sia più loquace, o goda di maggior simpatia presso gli astanti, o abbia una voce più forte (magari perché sta parlando a un microfono), o in una chat abbia tecnicamente la possibilità di zittire la vittima continuando a sparlarne, e dunque riesca a far del male all'interlocutore prevalendo su di lui ed umiliandolo indipendentemente dal fatto di avere ragione o torto.

Quindi?

Quindi alla domanda "È più grave la violenza fisica o quella a parole?"

la mia risposta è Dipende.

Do questa risposta attingendo alla mia etica, ma non solo.

Anche secondo la legge è così. Infatti può essere comminata una pena minima a una persona che commette una violenza fisica, se si tratta di una violenza lievissima o con importanti attenuanti, o se addirittura è classificata come violenza fisica solo per motivi formali, e può essere comminata una pena importante per una violenza verbale se il giudice ritiene che questa abbia avuto come conseguenza un grande patimento o addirittura il suicidio.

Come sempre il concetto è facilmente comprensibile grazie ad esempi estremi, ma questi dovrebbero anche essere uno spunto per capire che più in generale la valutazione è bene sia fatta sobriamente, caso per caso, e soprattutto valutando non solo l'atto, ma le sue conseguenze sul destinatario, che può essere più o meno in grado di sopportare un colpo, o più o meno in grado di reagire a parole violente.

03 maggio 2023

"La donna va trattata come una principessa"

Secondo la stessa legge di mercato che induce i gestori delle discoteche a non far pagare l'ingresso alle femmine, si è diffusa negli ultimi secoli la buffa convinzione che ogni donna dev'essere trattata da un uomo come una principessa. Perché? Semplicemente perché lo vuole.
Immaginatevi come verrebbe considerata una persona che parimenti, non per scherzo, ma sul serio, sostenesse che una donna deve fare X all'uomo semplicemente perché lui lo vuole (mettendo qualsiasi cosa al posto di X, senza limitazioni, perché "lui lo vuole" dovrebbe essere una giustificazione sufficiente in ogni caso).

Fortunatamente non tutte le donne sostengono una scemenza del genere.
Ma visto che ne rimane ancora qualcuna, ho deciso di immaginarla qui davanti a me e darle la seguente spiegazione.

Se un uomo non ti tratta come una principessa e ti stai chiedendo perché, te lo spiego io, è stra-semplice:
 
Non sei una principessa. Sorpresa. Bubusettete.
Arrrcamiseria.
Mondaccio schifoso.
 
Fra l'altro ciò che dà alla principessa il diritto di essere trattata come una principessa è il diritto di nascita. Nessun merito. Quindi se vuoi essere trattata come una principessa significa che vuoi ricevere qualcosa che non meriti.

Merita solo di essere riportata alla realtà una donna capricciosa, modo corretto per descrivere una tipa "desiderosa di essere trattate come principessa". Merita invece stima una donna nata in una famiglia reale, quindi una vera principessa, che non crede di essere nata più importante di un qualunque altro essere umano.

14 aprile 2023

Perché gli adulti nascondono la sessualità ai bimbi

In una puntata di Melog, programma di Radio 24 dell'ottimo Enrico Nicoletti, un ospite raccontò una cosa che seppe quando abitava a Washington e andava all'università. Passava di fianco a un grande istituto di istruzione per sordomuti. All'epoca si metteva la protesi cocleare per persone nate sorde, e quindi c'erano figli di sordomuti che potevano iniziare ad ascoltare e parlare bene. Chi si opponeva a questo erano i genitori, perché vedevano i figli uscire dalla loro comunità di sordomuti.

Secondo me un meccanismo del tutto analogo è nella testa dei genitori che vogliono tenere lontani i figli dall'argomento sessualità: temono che i figli escano dalla loro comunità di persone che si imbarazzano a parlarne. Tutti, anche i più ignoranti, sanno che la salute psichica di un bambino non viene minimamente messa a repentaglio per la conoscenza della natura propria e degli altri individui.

Forse sono troppo ottimista, ma mi pare che tutti, anche i più ignoranti, sappiano che l'educazione sessuale per un bambino impartita da un genitore o da un insegnante è l'unica alternativa al fatto che questa educazione venga data da persone a caso, con buona probabilità in maniera distorta.

Quindi, a dispetto del comune sottinteso di comodo, il problema non è mai la salute psichica del bimbo. Il problema è l'imbarazzo del genitore.

E l'origine di questo imbarazzo qual è? L'origine di questo imbarazzo sta nel semplice fatto che i figli potrebbero parlare di sessualità in presenza di superbigotti che di conseguenza potrebbero pensare "Che cattivi genitori! Hanno permesso che il loro figlio imparasse cose che potrebbero danneggiare la sua salute psichica!". Come ho detto sopra questi ipotetici superbigotti, persone più ignoranti delle più ignoranti in realtà non esistono più. Ciò nonostante, più o meno inconsciamente, tanti genitori ne temono il giudizio, dunque lo spauracchio è duro a morire. Oppure sono io troppo ottimista, ed esistono persone che dentro di loro penserebbero così. Sta di fatto che in tal caso la loro opinione dovrebbe contare zero anziché dettare il ritmo dell'educazione dei bambini.

11 aprile 2023

Nelle scuole pubbliche non si fanno dire preghiere agli alunni

Pochi giorni fa è stata sospesa un'insegnante per aver fatto recitare la preghiera "Padre nostro" ai suoi alunni.

Significa che il direttore scolastico è anti-cristiano? No. Significa che l'insegnante ha violato la laicità della scuola pubblica (che già viene violata abbastanza dalla presenza del crocifisso, presente in tutte le aule).

Una commentatrice su Facebook ha paragonato l'evento della preghiera ai festeggiamenti di Halloween, non centrando il punto. C'è una differenza fondamentale.

Far dire le preghiere significa dedicare del tempo a far sì che gli alunni parlino con un dio che non necessariamente esiste. Quindi si tratta di un lavoro potenzialmente inutile, per il quale non è plausibile vengano spesi soldi pubblici. Inoltre interferisce nel percorso interiore e spirituale del bambino. Il percorso che aiuta un bambino a migliorare la propria vita potrebbe corrispondere a un avvicinamento o a un consolidamento della fede cattolica, oppure avventista, oppure musulmana, o all'ateismo umanistico. È un percorso su cui la maestra non deve interferire minimamente.

Invece festeggiare Halloween, che ormai è una ricorrenza senza riferimenti religiosi, significa far divertire i bambini, stimolare la loro creatività con le maschere, far vivere loro un momento di cultura folkloristica che è diventata anche italiana.

Riporto di seguito l'ottimo post dell'autore della pagina Facebook "Dio", che con l'occasione racconta ciò che l'ha portato a fare satira religiosa online, oltre a commentare il fatto su menzionato.

27 marzo 2023

No, quel video delle due bambine sole non spiega il razzismo

Poco fa ho visto su Facebook un filmato registrato in Brasile con annessa la scritta (traduco dal portoghese come potrebbe fare qualunque italiano, dato che qui le due lingue si somigliano molto) "Come spiegare il razzismo strutturale in 30 secondi? Basta guardare questo video".

Ho cercato lo stesso video su Youtube, ed ho trovato la versione completa, commentata dal suo creatore Elcio Coronato:


Non conosco il portoghese e quindi non posso commentare ciò che hanno detto Elcio e le persone che ha intervistato. Mi limito a rispondere alla frase che ho tradotto sopra.

Credo che il messaggio di quel post su FB sia "In questo video si vede come a nessuno importi nulla della bambina marrone, mentre a molti importa della bambina rosa, e questo dimostra un diffuso razzismo".

So che in Brasile il razzismo è diffusissimo. Me l'ha spiegato un'amica brasiliana, e perciò quel video non mi stupisce. Conferma ciò che sapevo già. Se invece non lo sapessi, quel video non mi direbbe molto, e spiego perché.

Se dalle sembianze della bambina siamo persuasi che appartenga probabilmente alla nostra cultura, siamo portati a pensare che i suoi genitori si comportino in maniera simile a noi; sappiamo che nella nostra cultura è inusuale che una bambina così piccola sia sola, e quindi ci viene in mente che potrebbe essere in difficoltà, e pensiamo che probabilmente aiutandola a ritrovare i suoi genitori saremo ringraziati. Se dalle sembianze della bambina siamo persuasi che appartenga a una cultura diversa dalla nostra, siamo portati ad associare questa diversità al fatto che quella situazione sia inconsueta PER NOI e non necessariamente per persone diverse da noi; accettiamo più facilmente che magari per persone diverse da noi quella situazione sia per qualche motivo normale, e magari abbiamo anche paura che intervenire possa figurare come una ingerenza in un mondo a noi sconosciuto, ingerenza che potrebbe essere tutt'altro che apprezzata.

Se qui in Italia vedo un piccolo bambino da solo fuori, tendo ad avvicinarmi e a capire se è in difficoltà. Se mi pare un bambino ROM, da un lato vorrei fare lo stesso, ma dall'altro ho paura che se mi avvicino da un momento all'altro spunti un suo parente che mi intima di farmi gli affari miei.

Del resto non stiamo parlando di una situazione di emergenza: nel video nessuna delle due bambine piange o chiede aiuto. Stanno semplicemente lì con aria indifferente. Se la candid camera avesse messo a confronto due bambine che piangono o che chiedono aiuto per il fatto di essersi perse allora l’eventuale diversità di reazioni della gente avrebbe costituito un elemento decisamente più persuasivo sui pregiudizi legati alla razza.

21 febbraio 2023

"Ti do del tu"

Oggi voglio esprimere qualche considerazione su quelli che dicono "Ti do del tu", e a cui mi piacerebbe rispondere, estraendo dalla mia tasca una bomboletta non più in commercio, "E io ti do il DDT".

Quelle quattro parole si presentano tipicamente in due modi.

1)

Annesse a una giustificazione relativa all'età:

"Ti do del tu perché potresti essere mio figlio".

Immaginate che accada di nuovo. Infatti vi è già successo, immagino, se avete più di 18 anni. Di nuovo, oggi una persona vi dice

"Ti do del tu perché potresti essere mio figlio".

Che sensazione vi dà? A me dà una sensazione simile a quando si ascolta una persona che trasuda ipocrisia da tutti i pori, dalle unghie e dalle scarpe, che se cammina deve fare attenzione a non scivolare, cadere e fare ciaf in quel lago di viscidume oleoso.

Non mi riesce pensare che una persona a sta scemenza ci creda davvero. Ma facciamo finta che ci creda davvero. Questo mi porterebbe a pensare che:

- quello è l'unico motivo per il quale vi dà del tu, perché se ce ne fossero altri li avrebbe specificati anch'essi oppure non ne avrebbe specificato alcuno;

- secondo quella persona, in assenza di altri motivi validi (come nell'ipotesi di specie), se non si è molto più anziani di un interlocutore non bisogna dargli del tu;

- ...quindi quella persona può darvi del tu, ma voi non potete fare lo stesso con lei.

Insomma, la frase apparentemente gentile "Ti do del tu perché potresti essere mio figlio" è in realtà stra-maleducata, perché è un altro modo (subdolo) per dire

"Siccome ho molti più anni di te, io posso darti del tu, ma tu devi darmi del lei".

Possibile obiezione:

"Ma no! È una frase affettuosa, con cui quella persona invita anche te a dargli del tu, infatti i figli danno del tu ai genitori!"

Se nella vostra testa è nata questa obiezione, vi sfugge che non è questo il punto. Quella frase serve solo a indicare una differenza di età, non indica un ipotetico legame di sangue. Se indicasse un ipotetico legame di sangue non costituirebbe un'argomentazione, perché ovviamente chiunque potrebbe essere parente di chiunque, eppure in virtù di quel "potrebbe" nessuno direbbe mai a una persona sconosciuta "Ti do del tu perché potresti essere mia mamma", e infatti sono pronto a scommettere che questa frase non l'hai mai sentita dire.

Se obiettate che tutto sommato quella è comunque una frase affettuosa vi sbagliate, perché lo sembra solamente, e può sembrarlo solo di primo acchito a una persona poco attenta. Il fatto che normalmente i genitori provino affetto per i propri figli non significa che una persona possa comportarsi come un genitore senza esserlo per via del fatto che ha una certa età, quant'è vero che nessuno troverebbe plausibile dire "Ti tocco il sedere perché potresti essere la mia fidanzata". Quando siamo di fronte a una metafora, una similitudine, un qualunque paragone, per coglierne il significato dobbiamo capire qual è l'aspetto che il parlante vuole evidenziare. In questo caso no, parlare di rapporto genitore-figlio non ha lo scopo di evidenziare l'affettività di quel rapporto, ma solo la differenza di età.

Quindi cosa rispondere, senza sembrare altrettanto arroganti a una persona che dice

"Ti do del tu perché potresti essere mio figlio"

che in realtà significa

"Io ti do del tu, e tu mi devi dare del lei"

?

Credo che una buona risposta potrebbe essere

"No problem, però se la ferma un poliziotto di 20 anni non glielo dia del tu".

2)

Quelle quattro parole usate come intercalare, senza nessuna giustificazione dichiarata, tipo avvertimento. Semplicemente

"Ti do del tu".

Un avvertimento utile esattamente come la mia seguente frase: "Io in questo momento sto scrivendo".

Credo che la miglior risposta sia

"Sì sì, ho presente i pronomi".

07 febbraio 2023

Un'imbecillità nascosta alla luce del Sole

Non credo che esista il diavolo, ma è utile prendere in considerazione una cosa affermata da chi ci crede: una delle cose che il diavolo è più bravo a fare è nascondersi. È facile riconoscere il male in una rapina, in un omicidio, in un’ingiuria. Ma esiste tutta una serie di azioni e omissioni che vengono fatte passare per veniali o addirittura normali e che invece possono dare origine a grandi danni. Mi vengono in mente due tipi di azioni del genere.

Il primo tipo è l’azione che comporta un piccolo danno, che diventa enorme se moltiplicato per il numero di persone che la compie (ad esempio ignorare norme ecologiche o premiare con gli acquisti aziende che si comportano in modo non etico). Un’azione di cui tutte le persone sono responsabili, tutte persone che se interrogate in merito dicono “tanto lo fanno tutti, se smetto solo io non cambia nulla” (praticamente si dano la colpa a vicenda, cioè ognuno sostiene che sono tutti responsabili tranne egli stesso... se non fosse una tragedia sarebbe davvero spassosa sta cosa).

Il secondo tipo è l’azione che, anche da sola, può comportare un grave danno, ma di cui l’imbecille non sente la responsabilità perché quel danno non è sicuro si manifesti, oppure perché si tratta di un’azione a cui concorre anche qualcun altro, ed è di questo tipo di azione di cui parlerò in questo post. C'è purtroppo un problema. Non solo l’imbecille non sente la responsabilità di questa azione. Può darsi che questa responsabilità non la veda neanche tu che stai leggendo: forse se ti dico subito a cosa mi riferisco la tua reazione sarà “Oh no, che noia! Che esagerato!”, perché la scena a cui penso solitamente viene considerata al massimo una birichinata, tranne che nel caso in cui quel torto venga fatto a tuo figlio, nel qual caso diventi una bestia feroce che più feroce non si può. In tutti gli altri casi, birichinata. Ecco perché non inizio dall'inizio: voglio iniziare dalla fine.

Da ora in avanti, per semplicità espositiva, ti offenderò, assumendo che la cosa su ipotizzata e preceduta da un "forse" corrisponda alla realtà. In effetti purtroppo accade tanto tanto spesso, e se non è il tuo caso meglio così.

Dicevo: voglio iniziare dalla fine. Una brutta fine. Morte. Bruta morte, preceduta da settimane, mesi di sofferenza fisica, non autosufficienza, frustrazione, depressione, paura. Immagino che se io ti chiedessi quanto è brutto da zero a dieci questo scenario mi risponderesti una cifra che si aggira intorno al 10, e su questo sono d’accordo con te. Sono d'accordo con te e vorrei dirti che mi sembri intelligente, ma non posso, perché non lo penso affatto. Infatti tu manchi di riconoscere il giusto punteggio da zero a 10 su un altro scenario altrettanto importante. Anche quello è 10 e tu, imbecille, non te ne rendi conto. Eppure non è difficile. È facilissimo. E tu niente, non ce la fai. Se fosse difficile, o anche difficilino, oppure non esattamente facilissimo, ti direi che non sei granché acuto. Ma è troppo facile. Ecco perché sei un imbecille, e lo sei nella misura in cui alzerai gli occhi al cielo quando ti dirò a cosa mi sto riferendo. Mi riferisco all’impatto che ha avuto su quella persona morente l’assassino che gli ha offerto la prima sigaretta. E siccome sei un imbecille, oltre ad alzare gli occhi al cielo adesso mi dirai che se non avessi offerto tu quella sigaretta prima o poi l'avrebbe fatto qualcun altro. Madonna che imbecille. Che giustificazione da scuola dell'infanzia. Già lì si insegna che non è una giustificazione, ma quel giorno eri assente oppure fin da allora eri già troppo imbecille per capirlo. Siccome sei imbecille, mi dirai che il tizio non è stato obbligato, che avrebbe potuto rifiutarla, che la responsabilità, che il libero arbitrio, che sto cazzo. Siccome sei un imbecille, parli come se io avessi negato la responsabilità del fumatore, cosa che non ho fatto, e fingi di ignorare che la responsabilità di un'azione può essere attribuita anche a più di una persona.
Siccome sei un imbecille, fai benaltrismo e giustifichi l’ingiustificabile, come quelli che dicono “a me non mi fa pena, gli sta bene” quando parlano di poveretti che sono caduti in una truffa che era evidentemente tale, come se una persona per essere ingenua meritasse una punizione. Imbecille. Le decisioni dannose sono il risultato di due fattori: la vulnerabilità della persona e il presentarsi dell’occasione. Se una persona è vulnerabile (ingenua, stupida, incapace di una valutazione a lungo termine, o simili) e l’occasione non si presenta, la decisione dannosa non viene presa. Se istighi una persona a suicidarsi, non la stai obbligando, ma se poi si suicida davvero tu sei responsabile del suo suicidio. No, imbecille. Non ho detto interamente responsabile. Ho detto responsabile. Imbecille. Imbecille. Lo so, non lo sapevi che si sarebbe suicidato davvero. Ma nel dubbio è bene non istigarlo. Se vendi a una persona la prima dose di eroina non la stai obbligando, ma stai trasformando la sua vulnerabilità in un’azione autolesiva che potrà portarlo a una morte precoce. E scommetto che persino un imbecille come te darebbe di imbecille a chi obiettasse che si può smettere anche con l’eroina. E faresti bene, perché come è noto solo una piccola parte degli eroinomani riesce a smettere definitivamente di farsi di eroina. Gli daresti di imbecille senza renderti conto che fra te e lui non c’è differenza, perché c’è una forza misteriosa nell’abisso della tua mente disabile che non ti fa vedere quanto ciò sia esattamente speculare all’offrire una sigaretta a una persona che non ha mai fumato oppure che ha smesso di fumare. Lo so, a te sembra diverso, perché il ragazzo a cui hai offerto una sigaretta non è una persona depressa in cerca di una sostanza che la risollevi. Lo so, lui ti sembrava intelligente, responsbile, padrone delle sue scelte bla bla bla. Oppure era un adulto di 40 anni che aveva smesso di fumare e secondo te aveva chiaro il meccanismo con cui si inizia a fumare. Ecco dove sta la tua imbecillità. Sta nell'agire in base unicamente a quello che ti sembra lì per lì. Sta nel comportarti in base a ciò che hai davanti agli occhi, e cioè un ragazzo in buona salute che non verrà certo danneggiato da una sigaretta e del resto se vuole può sempre smettere, e non in base ai dati che sono sotto gli occhi di tutti, e cioè una catasta di morti male e di moribondi in pena che qualche decina di anni fa sembravano intelligenti, responsabili, padroni delle loro scelte e bla bla bla. Imbecille. Imbecille come sono imbecilli le risatine e le battutine che fai quando ti vanti di esser stato più forte di lui perché prima non voleva fumare e tu l’hai convinto. Imbecille quanto è grande la tua soddisfazione o quanto è buia la tua disattenzione nel vedergli assumere una sostanza che potrà ridurlo ad uno schifo, qualcosa che dovrebbe disprezzare e invece grazie a te da ora in poi considererà piacevole e irrinunciabile. Imbecille perché leggendo la frase precedente hai appena pensato “appunto, potrà, mica è detto”, e “grazie a me, ok, ma anche per scelta sua”, come se a questo io non ti avessi già risposto sopra, perché proprio non vuole entrarti in testa che anche contribuire in parte a una decisione costituisce responsabilità; proprio la tua mente di imbecille è impermiabile al fatto che anche se il danno è potenziale si dovrebbe non correre il rischio, data la sua portata. Imbecille.

Ah, sei imbecille, e devi andare affanculo, anche se la sigaretta gliel’hai data perché te l’ha chiesta l'aspirante neo-fumatore o l'ex-fumatore aspirante recidivo. Perché esiste anche il dissuadere, e in questo caso è un dovere. No, non si tratta necessariamente di spendersi in un mega-bacchettamento su quanto sia sbagliato fumare. Basta dire tipo “Non voglio essere scortese, ma il tabagismo è una malattia e io non voglio contribuire in nessun modo a contagiarti”. Se è legittimo dirlo a un bambino, lo è anche dirlo a un ragazzetto o a un adulto, dato che evidentemente se stanno per fumare non hanno chiaro il fatto che diventeranno dipendenti e potenzialmente malati di patologie che gliene faranno pentire. E no, probabilmente la sua reazione non sarebbe andare a comprarsi un pacchetto di sigarette. E comunque tu comportati da persona responsabile. Non ammazzare la gente. Imbecille.

16 novembre 2022

Scacciare l'occupante abusivo di un'abitazione

Spesso si sente dire tipo "In Italia se uno ti occupa la casa e chiami la Polizia non risolvi nulla: ti dicono che non possono fare nulla e per riavere la tua casa devi affrontare un lungo processo che può durare anni".

È vero o non è vero? La risposta breve è no. Per la risposta lunga, leggi di seguito.

Se precedentemente sono intercorsi accordi tra proprietario e occupante, tipicamente un contratto di affitto, affitto che l'occupante ha smesso impunemente di pagare, le forze dell'ordine non possono intervenire senza che prima il giudice abbia emesso l’ordinanza di sgombero, per la quale è necessaria una causa civile, che come sappiamo purtroppo può richiedere molto tempo.
E mentre è in corso la causa l'occupante si gode la casa del proprietario, che fra l'altro è costretto a pagare la tassa di possesso dell'immobile e quella sui rifiuti; se si tratta di un condominio deve pagare anche la quota condominiale; se per avere quella casa ha acceso un mutuo, dovrà continuare a pagare anche il mutuo se quell'abitazione non vuole perderla del tutto. E tutto questo è uno schifo, certo. Fosse per me continuare a occupare un'abitazione senza essere in pari con l'affitto da più di 4 mesi dovrebbe essere un reato, e in mancanza di documentazione attestante il pagamento dell'affitto le forze dell'ordine dovrebbero essere obbligate ad eseguire lo sgombro.
E no, non è una mostruosità affidare alle forze dell'ordine il controllo di documenti: lo fanno già quando controllano patente e libretto; se comunque si pensa che l'occupazione di un'abitazione sia troppo importante per dare in mano alle forze dell'ordine il potere di sgombrare una casa allora si può sempre affidare il compito non all'appuntato ma al maresciallo o a una persona comunque competente, non certo al giudice di un tribunale che si muove come una lumaca, dato che lo sgombro di un'abitazione è qualcosa di urgente e necessitante quindi di una corsia preferenziale.

Va beh, ho divagato dando la mia opinione; subito prima stavo parlando di fatti. Cioè di quello che la legge prevede. Prevede un lungo processo. Quindi perché avevo detto che la risposta breve è "no"?
L'ho detto perché nel caso citato non sussiste un reato, ma un illecito civile. Non sussiste un'occupazione abusiva, ma un inadempimento contrattuale.

Diverso è il caso in cui fra il proprietario e l'occupante NON ci sia stato alcun accordo.

Tipo: "Sono stato ricoverato in ospedale; al mio ritorno a casa, non sono potuto entrare, perché la serratura era stata cambiata, e la mia casa era abitata da occupanti abusivi coi quali mai avevo avuto a che fare in vita mia".

In questo caso sussiste un reato.
Trattasi di reato di Violazione di domicilio, descritto dall'art. 614 del Codice Penale, che prevede fino a tre anni di reclusione per chiunque occupi abusivamente privata dimora, nonché chiunque si insedia clandestinamente o ingannando il proprietario. Se il fatto viene commesso con violenza, la pena aumenta fino a cinque anni.

Se sussiste questo reato, a differenza di quello che molte persone credono, il proprietario di un'abitazione può ottenere dalle forze dell’ordine lo sgombero immediato. Se l’abusivo è colto in flagrante (ossia si trova nell'abitazione) e se non c’è stato alcun accordo precedente tra proprietario e abusivo, basta recarsi in Procura e sporgere denuncia. In questo caso la Polizia deve intervenire subito, senza attendere l’ordinanza del giudice, e sgombrare l'abitazione, per evitare le “ulteriori conseguenze”, come dice l'art. 55 del Codice di Procedura Penale, "Funzioni della polizia giudiziaria", che riporto di seguito:

1. La polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant'altro possa servire per l'applicazione della legge penale.
2. Svolge ogni indagine e attività disposta o delegata dall'autorità giudiziaria.
3. Le funzioni indicate nei commi 1 e 2 sono svolte dagli ufficiali e dagli agenti di polizia giudiziaria.


Quindi immagino che siano necessari pochi giorni, e cioè quelli necessari affinché la Procura comunichi con le forze dell'ordine.
Se non è così, allora sussiste un problema relativo ad istituzioni che non fanno ciò che la normativa impone. Non ho problemi a credere che in certi casi (come alcuni raccontati in TV) purtroppo le cose stiano proprio così, ahimè.

Qualche sera fa mi sono messo a leggere i commenti sotto a qualche video di Youtube su questo argomento. Riporto qui sotto i commenti o le parti di commenti che ho trovato più interessanti (aggiungo eventualmente punteggiatura e correggo errori). In particolare il penultimo è secondo me il più interessante di tutti e l'ultimo il più divertente. Buona lettura, se vi va.

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È accaduto ad un amico che ha affittato un bilocale a 2 arabi circa 18 mesi fa.
Hanno pagato 2 mesi di affitto, poi più nulla.
10 mesi dopo, 8 di arretrati e il nulla da parte delle autorità sono andato con questo amico in un locale dove conosco 2 ragazzi del Senegal che ci lavorano come buttafuori.
Con 250 euro a testa hanno buttato giù la porta e hanno detto: "1 ora per prendere le vostre cose e andarvene, ogni 5 minuti di ritardo vi prendete uno sganassone ciascuno".
20 minuti dopo erano fuori. Mai più visti.
500 euro per Quei Bravi Ragazzi più 150 per sostituire la porta.
Minima spesa. Massima resa.

Ho prestato servizio per più di 20 anni in un ufficio di polizia e posso assicurare che ci sono questure e comandi della Polizia locale che intervengono a favore del proprietario: ho visto porte sfondate senza mandato e lacrimogeni utilizzati per far uscire i più restii. Sicuramente è necessaria una richiesta scritta e ben motivata di intervento. Naturalmente se si ha sentore che il Comando o la Quesura non è motivato per intervenire o peggio si schiera a favore dell' occupante, meglio non insistere e rivolgersi altrove.

Spesso le forze dell'ordine danno questo consiglio: dopo averli gonfiati di botte vai subito a fare denuncia di subita aggressione.

Le forze dell'ordine hanno una formazione giuridica di base ma sanno come aggirare determinati cavilli, scrivendo o meno determinate circostanze nei loro atti di Polizia Giudiziaria. Basta trovare quelli che oltre a fare i pupazzi sappiano fare gli sbirri. Ce ne sono, fidatevi... non tutti, ma ce ne sono.

Una boccia di Candeggina e una di ammoniaca. Le mischiate e fate entrare il liquido in casa, sotto la porta, o da un buco praticato sulla finestra.
PS: Comprate sul web o in negozio militare una maschera antigas, se no dovrete scappare anche voi!!

Anche io ho affittato casa, contratto scaduto, comunicazione a mezzo avvocato mandata nei tempi di legge, e niente... Non se ne andava. Sfondato la serratura, buttato via tutto (TUTTO), cambiato serratura... Quando è arrivato ha chiamato la polizia. Ma lui non aveva niente di suo in quella casa, a dire il vero non c'erano manco più i mobili... Il contratto non era più in essere, la serratura era diversa... Agli occhi della forze dell'ordine era come se volesse rientrare in un appartamento che non era più a suo uso. Complici i vicini di casa omertosi... Una volta tanto farsi i fatti propri serve a chi ha ragione.

Cioè, fatemi capire... per quanto brutto e sbagliato possa essere, in questo paese è molto più grave e si fa molti più anni di carcere chi insulta un omosessuale e non chi prende possesso di una casa altrui??????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????

23 ottobre 2022

Equa politica spirituale e filosofica

Molte persone pensano: "È normale che un genitore insegni la propria religione a un bambino, perché ritiene di farlo per il suo bene, in quanto ritiene che sia la religione vera. Del resto quando sarà cresciuto il bambino sarà comunque libero di cambiare religione o diventare ateo o agnostico".
 
Lo so che è normale. Lo vedo. Accade nella maggior parte dei casi. Che è un altro modo per dire "è normale". Ma il fatto che sia normale non significa che sia giusto per forza. Nessuno può sapere e dimostrare qual è la vera religione (ammesso che ne esista una). E ricordiamo che il numero di seguaci non dice nulla sulla veridicità di una religione (altrimenti si dovrebbe affermare che ai tempi dell'impero romano gli dèi esistevano davvero). Quindi un governo di uno stato laico, necessariamente superpartes rispetto alle religioni, cosa dovrebbe predisporre sull'insegnamento ai bambini?

Non mi sto riferendo all'insegnamento della storia delle religioni. Mi sto riferendo all'insegnamento che migliora la tua qualità di vita e che potrebbe salvarti l'anima quando morirai. Roba grossa. Roba importante. Sono due materie assai diverse. C'è la stessa differenza fra studiare la storia del calcio e fare preparazione atletica per giocare a calcio.

Torno alla domanda: a nulla valendo il numero di fedeli di una religione per dedurre che si tratta di quella vera (altrimenti si farebbe presto, prestissimo, basta contare, non ci vuol nulla), io legislatore laico e quindi superpartes che decisione prendo riguardo all'educazione spirituale dei bambini?

Certamente scarto tutte le religioni nate per interessi di delinquenti in malafede, come ad es. la religione dei Testimoni di Geova o altre sette i cui fondatori ogni tanto giustamente vengono arrestati per riduzione in schiavitù o circonvenzione di incapace. Poi potrei scartare l'islam, dato che è stata fondata proprio da Maometto, tagliagole non da poco, per scopi personali, eccetera.

Affido questa scrematura a una commissione di esperti, e cioè storici e linguisti (non teologi), che lasceranno sul piatto solo le religioni plausibilmente candidabili ad essere considerate verosimili.
Nota: potrà trattarsi anche di religioni strane, buffe: se non posso dimostrare che sono state create per interessi personali, né che contiene contraddizioni interne o col mondo oggettivo, saranno candidabili. Tipo: se una persona mi dice che Dio gli ha parlato e gli ha detto che il giovedì bisogna mangiare pasta e fagioli, altrimenti sua sorella, di nome Rotzalda, diventa triste e farà dannare l'anima di chi non mangia pasta e fagioli il giovedì e anche l'anima di tutti coloro che abitano ai civici dispari della sua via e comunque tutti i multipli di 9, io non ho modo di dimostrare che ciò sia falso, quindi va bene. Perfettamente plausibile. Candidatura accettata. Non importa se hai 1 miliardo di seguaci o se tu sei l'unico seguace di te stesso. Stessa cosa se nella religione che mi viene presentata c'è un dio che non accetta le tue scuse se gliele porgi in maniera diretta, mentre le accetta se gliele porgi parlando con un suo ministro che lì per lì decide quante e quali preghiere devi dire per penitenza. Tutto ok.
Ah, vorrei tanto eliminare anche le religioni seguendo le quali ci sarebbe caos, terrore o entrambe le cose. Infatti nessuno può dimostrare che Dio sia ragionevole o buono (o che lo siano gli dèi se sono più di uno). Molti lo danno per scontato, ma non ce n'è motivo. Quindi nulla da obiettare se Tizio mi dice che parlando con Dio, anzi, con la Dea, variamo un po', usiamo il femminile e quindi mettiamo l'articolo, come per i cognomi delle donne famose, dicevo nulla da obiettare se Tizio mi dice che parlando con la Dea ha saputo che è contenta e salverà le nostre anime se e solo se ogni 3 marzo il sindaco di Asti, città sacra, sgozza viva una ragazza 15enne greca (dunque, se nessuna ha il buon cuore di offrirsi spontaneamente, ogni anno deve andare in grecia e rapirne una, anzi, sarebbe meglio fossero due o tre per non rimanere senza in caso di suicidio durante il trasporto).

Così, selezionate le religioni plausibili (candidabili ogni anno con domanda da presentare via PEC dal 1° al 31 gennaio), io da buon sovrano superpartes che resiste alla tentazione di lasciarsi influenzare dal proprio credo (disobbedendo quindi al proprio dio!) cosa faccio?

Mi vengono in mente due strade possibili, entrambe contemplanti una estrazione a sorte.

1) Predispongo che per ogni bambino nato venga fatta un'estrazione a sorte affinché gli venga impartita l'educazione spirituale / filosofica indicata nel bigliettino che verrà estratto. Da una scimmia. Bello. Mi piace. A tirare a sorte è una scimmia. Bellissimo. Potrà trattarsi di cattolicesimo, protestantesimo, pastafarianesimo, induismo, buddismo o altra religione / filosofia candidata, compresi ateismo e agnosticismo.

2) Opzione più veloce: la religione o filosofia estratta a sorte (sempre e comunque da una scimmia) viene impartita a tutti i bambini nati in quell'anno.

Ah già, ci potrebbe essere anche una terza strada: non si propone al bambino alcuna educazione spirituale o filosofica; all'età che si preferisce (non ha grande importanza) lo si mette al corrente dell'esistenza delle varie religioni e scuole di pensiero esistenti che, se avrà voglia, approfondirà e a cui addirittura potrà anche aderire. E i cui divulgatori addirittura potrà anche finanziare (coi suoi soldi, non distraendo una parte del suo IRPEF col giochino dell'8 per mille, dato che quelli non sono soldi suoi, ma dello stato).

24 luglio 2022

Il denaro contante difficilmente verrà abolito, purtroppo

Parto da lontano ma non lontanissimo. Si dice spesso che le persone sono corrotte perché hanno sete di soldi, di ricchezza, di privilegi. Vero, ma non sempre. Ma molte di loro vogliono semplicemente sopravvivere. Fanno cose che sembrano bieche, schifose, egoiste. Anzi, lo sono. Ma se non lo facessero cadrebbero in grande difficoltà, loro e/o il loro amici e parenti.

Ad esempio, i venditori di armi in USA si contrappongono a leggi più restrittive sulla vendita di quegli affascinanti strumenti che ogni anno fanno un numero impressionante di morti, e questo fa schifo. Ma a loro fa più schifo veder fallire il proprio negozio e cadere in povertà.

Una legge giusta può creare migliaia di disoccupati. Fra i due mali io sceglo quest'ultimo, sia chiaro. Ma so che per un venditore di armi opporsi alla propria disoccupazione è comprensibile.

È auspicabile che di botto tutti smettano di fumare e che tutti si rendano conto di quanto è improbabile vincere al gioco d'azzardo con gratta e vinci, scommesse sportive e simili? Secondo me sì. Ma so che per un tabaccaio (che si occupa anche di lotterie e scommesse) opporsi alla propria disoccupazione è comprensibile. Secondo l'opinione mia e spero secondo l'opinione della maggioranza il bilancio sarebbe positivo, ma per lui no. E neanche per le casse dello stato, quindi ripensandoci quasi quasi neanche per me sarebbe positivissimo.

Il vero problema è che le schifezze sono strutturate, radicate nell'economia delle nazioni.

La stupidità e le dipendenze sono brutte cose. Ma per come siamo messi ora, se un mago con uno schiocco di dita le eliminasse, avrebbe 5 minuti di applausi, che poi, dopo una ponderata presa di coscienza di tutte le conseguenze, si trasformerebbero in lancio di pomodori e fischi d parte di parecchie persone. Bello sarebbe se qualcuno fra la folla urlasse "Delinquente, ripristina il tabagismo nella popolazione! Elimina dalla testa della gente la razionalità!".

E col denaro contante e la moneta elettronica, come la mettiamo?

È auspicabile che scompaia il denaro contante, e che le transazioni monetarie siano sempre e completamente tracciate (con sostenibili e quindi bassissime commissioni di transizione)? Immagino di sì, perché questo costituirebbe una grande mazzata all'evasione fiscale, alla corruzione con tangenti e alle vendite di tutto ciò che è illegale, e consentirebbe un abbassamento delle tasse grazie alle maggiori entrate da parte di chi smetterà di evadere. Ma le tante persone indigenti che campano di lavoretti a nero diventerebbero ancora più povere. Ah no, per quello basterebbe eliminare (o tenere bassissime) le tasse per guadagni annui inferiori a quelli necessari per poter sopravvivere. E ora che ci penso è già così (sotto i 7mila euro un libero professionista non paga tasse).

E gli anziani che non riescono a usare il bancomat, lo smartphone o simili? Una persona non in grado di imparare un pin di 4 cifre e digitarlo e che non ha parenti che lo assistono ha evidentemente bisogno di un amministratore di sostegno, per il suddetto problema e probabilmente non solo.

Dunque quello degli anziani è un falso problema. Un'argomentazione ridicola che non capisco come si possa portare senza vergognarsi. Anche venti anni fa se ne parlava, e si tirava fuori gli anziani come argomentazione pro-contanti (come se a controbilanciarlo, fra l'altro, non ci fossero gli scippi con conseguenti cadute e fratture di femore, scippi sempre finalizzati all'accaparramento di contanti). Chi adesso ha 80 anni, venti anni fa ne aveva 60. Al limite si poteva dire "Fra 20 anni niente denaro contante. Siete 60enni e avete 20 anni di tempo per imparare un codice a 4 cifre". Comunque non è mai troppo tardi. Se proprio si è in preda a questo spauracchio del denaro elettronico degli anziani, possiamo sempre dirlo adesso: niente denaro contante a partire dal 2042. Va bene così?
Per molti immagino di sì, ma molti di sicuro non saranno d'accordo. Chi ha la partita IVA (sia un libero professionista o un imprenditore) il nero lo vuole fare. E quindi questa rivoluzione non la vuole. E ai politici che vogliono il loro voto (cioè tutti, perché le partite IVA sono davvero tante) tocca non parlare di questo argomento MAI (perché ci farebbero una super-figuraccia) oppure, se interrogati in merito, tirare fuori supercazzole come quella dei poveri anziani.

Questo ci riporta alle schifezze che però sono necessarie e comprensibili dal punto di vista di certuni. Per la collettività (provvisoriamente uso questo idealistico termine per semplicità) sarebbe utile che tutto il denaro fosse elettronico e tracciabile. Ma è comprensibile, dal punto di vista di un politico, non voler perdere la propria poltrona. Del resto "collettività" è una parola che certe volte non ha grande significato. Ha più senso parlare di milioni di singole persone, ognuna focalizzata sulle proprie necessità e su quele della propria famiglia.
Spesso si parla di "lobby" riferendoci alla lobby delle armi, la lobby dei cacciatori, la lobby dei sindacati. Ricordiamoci che eiste anche la lobby dei contanti, costituita per lo più da:

- partite IVA che vogliono evadere il fisco (e qui non do giudizi morali parlando di disonestà o berlusconiana "legittima difesa")

- disoccupati che vanno avanti con lavoretti a nero per non dichiarare un guadagno oltre il quale si pagano le tasse (idem)

- spacciatori di sostanze illegali e armi e i loro pali, bodyguard, sicari, etc

Sommatoria di tutte queste persone e dei loro familiari = milioni di persone = milioni di voti.

Una soluzione forse ci sarebbe: spiegare efficacemente alla popolazione quanto le tasse potrebbero scendere se l'evasione fosse COMPLETAMENTE annullata. Ho detto "forse" perché non so se i numeri che verrebbero fuori sarebbero sufficientemente convincenti. E ho usato il condizionale"sarebbe" perché in ogni caso mi pare molto improbabile che in campagna elettorale ci sarà qualcuno che intraprende questa strada.

Ecco perché secondo me il denaro contante difficilmente verrà abolito, purtroppo.

23 febbraio 2022

Compleanno visto ottimisticamente

Qualche giorno fa ho sentito un bambino dire che non si dovrebbe festeggiare il compleanno, perché manca un anno in meno al giorno che ci separa dalla morte.

Non è che si tratti di un bimbo particolarmente pessimista eh. Era sicuramente tipo una battutella filosofica che aveva sentito da qualche adulto. Però ho voluto rispondere ugualmente, pur a scoppio ritardato, inviando un messaggio a sua mamma, mia cara amica. Messaggio che riciclo pure qui, data la sua lunghezza e dato che sono un ecologista.

Il compleanno mica è un festeggiamento riferito al numero degli anni. Quella è una speculazione successiva, che in effetti spesso erroneamente viene fatta passare per principale (“compiere X anni”). È analogo a un Natale, non a un ultimo dell’anno. Si dice “È Natale”, non “È il duemilaventiduesimo Natale” (sì, lo so che Cristo non è nato il 25 dicembre). Si tratta piuttosto di festeggiare una ricorrenza, cioè di ricordare il giorno in cui siamo venuti al mondo.

Certo, è improbabile che venga sradicata la diffusa abitudine di dire, a ogni compleanno, quanti anni si compie. Ma anche in questo caso non è detto che la si debba vedere in modo negativo. Non è che quando godi nel mangiare un gelato* la prima cosa che ti viene in mente è “Che tristezza, mi rimane un gelato in meno di tutti quelli che mangerò prima di morire”. Ti godi il gelato e basta. Così il compleanno lo si può eventualmente vedere in modo ottimistico considerando:

1) il fatto che siamo riusciti ad arrivare a questa età (molti non ce la fanno)

2) il fatto che il nostro corpo funziona bene, tenendo conto dell’età

Se il punto 2 non corrisponde a verità, si tratta di un problema che non riguarda certo il compleanno, che comunque può essere festeggiato per il punto precedente… sempre che il punto precedente dia allegria. Se così non è, e cioè non si è contenti di essere vivi, allora si può pensare a quello che ha detto il bimbo di cui sopra, ma essendone felici.

*gelato vegano 

Nella foto, io nel giorno del mio compleanno del 2019., in procinto di esprimere coi fatti il suddetto punto 2.

22 febbraio 2022

Vaccino anti-Covid e paradosso di Simpson

Pubblico questo articolo a scoppio ritardato. Me ne sono reso conto poco fa: dello stesso argomento hanno parlato tantissime altre pagine web. Ma io sono più simpatico. E inoltre... vedi sotto.

Tempo fa in una discussione sui vaccini un utente su Facebook mi fece notare un dato che, di primo acchito, avrebbe potuto far pensare che per una particolare fascia di persone un vaccino anti-covid si era dimostrato dannoso.

Public Health England, abbreviato PHE, è un’agenzia del Ministero della Salute e delle Politiche Sociali inglese. Attingendo a fonti evidence-based, fornisce al governo inglese dati aggiornati concernenti la salute.

A questo link di PHE è pubblicato un report del 20 agosto 2021 intitolato “SARS-CoV-2 variants of concern and variants under investigation in England”.

A pagina 22 è riportata la tabella “Frequenza di codice rosso e morte nei pazienti affetti da variante Delta in Inghilterra a seconda dello stato vaccinale (dal 1° febbraio al 15 agosto 2021)”. La tabella mostra i dati sugli ultracinquantenni morti entro i primi 28 giorni dalla specimen date (cioè dalla data in cui è stato prelevato il campione biologico che ha consentito la diagnosi di positività).

Fra questi morti i vaccnati erano più del doppio dei morti non vaccinati: 737 persone avevano fatto la seconda dose di vaccino (di cui 85 da meno di 21 giorni e 652 a più di 21 giorni), mentre solo 318 persone erano non vaccinate.

A una persona il cui mestiere non riguarda la ricerca scientifica né la statistica, considerare questi dati potrebbe suggerire che il vaccino negli ultracinquantenni aumenta le probabilità di morire nel primo periodo dopo la diagnosi.

Cosa che però non è vera. L'illusione è frutto del paradosso di Simpson, che un altro utente mi ha fatto notare.

Lo conoscevo già, ma in quel momento mi era sfuggito. Poi, quando ho letto "Simpson" mi è subito tornato in mente il metodo con cui in USA negli anni '90 il legale dell'ex-star del football americano O.J. Simpson, accusato di aver accoltellato a morte sua moglie, convinse la giuria popolare del fatto che incarcerare l'imputato sarebbe stato ingiusto, perché Simpson era sì violento nei confronti della moglie, ma le statistiche dicevano che solo 1 marito violento su 1500 (mi pare) ammazzava la moglie. Quindi secondo lui c'era una probabilità su 1500 che Simpson fosse colpevole. Paradossalmente l'essere violento contribuiì a scagionarlo. Dato più significativo, anche se non sufficiente da solo a incriminare una persona, è quello che si ottiene chiedendosi, viceversa, quale sia la percentuale di assassini che prima di uccidere la moglie sono violenti nei suoi confronti, e cioè quasi il 100%.

Tornando a covid e vaccini, era ovvio che la maggior parte dei morti di covid fosse vaccinata, dal momento che in quel periodo in Inghilterra quasi tutte le persone in quella fascia di età erano vaccinate.

Dopo che mi è stata rinfrescata la memoria su questo tipo di manipolazione statistica ho cercato e trovato il paradosso di Simpson su Wikipedia. Strano che non ci sia riportato il su spiegato aneddoto che gli dà il nome. Ecco, fatto io. E dato che ci sono... O. J. Simpson nel 2007 è andato in carcere per rapina a mano armata in un albergo di Las Vegas. Condannato a 33 anni di detenzione, è uscito nel 2017 per buona condotta, rimanendo in libertà vigilata fino al dicembre 2021.