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02 agosto 2020

La retorica sulle forze dell'ordine che ogni giorno rischiano per noi

Quanti agenti delle forze dell'ordine muoiono o vengono feriti in rapporto al loro numero totale?

Presso questo link del Ministero dell'Interno è scaricabile un elenco delle cosiddette "Vittime del dovere", persone morte o permanentemente invalide per cause connesse al loro servizio nei confronti dello Stato, alle quali o ai familiari delle quali lo stato corrisponde un’indennità secondo la legge 466 del 1980. Fra le “vittime del dovere” ci sono membri di forze dell’ordine, vigili del fuoco, forze armate e altri corpi a servizio dello stato.
Affinché una persona venga considerata vittima del dovere, deve aver subito lesioni o essere deceduto in alcune circostanze ben specifiche: operazioni di prevenzione e di repressione dei reati, vigilanza a infrastrutture, operazioni di soccorso, attività di tutela della pubblica incolumità, altri servizi di ordine pubblico. Inoltre è necessario che la persona o un suo erede ne abbiano fatto richiesta.

Ho scaricato il documento, che annovera le vittime del dovere riconosciute dal 27 marzo 1961 al 12 aprile 2019; delle vittime elencate ho considerato solo gli agenti delle forze dell'ordine: carbinieri, poliziotti, finanzieri, agenti del Corpo Forestale dello Stato (ora soppresso e inglobato dall'Arma dei Carabinieri), vigili urbani e guardie carcerarie.
Ho notato così che nel suddetto periodo, lungo 58 anni, le vittime del dovere fra le forze dell'ordine sono state 1.902. Quindi in media circa 33 all’anno.

33 vittime all'anno su quanti agenti in totale? Ogni anno il numero totale di agenti è cambiato, e non ho i dati sulle fluttuazioni del numero di agenti dal 1961 a oggi. Esse sono comunque poco importanti di fronte ai grandi numeri che scaturiscono dal confronto che è oggetto di questo articolo, per cui possiamo tranquillamente approssimare come se il numero degli agenti fosse sempre stato quello di oggi.

Dunque, quanti sono gli agenti dei suddetti gruppi in totale?

Più di 350.000.

Confrontiamo la situazione con quella degli operai e facciamo conto che essi siano la totalità dei morti sul lavoro (è una buona approssimazione). Ogni anno i morti sul lavoro in Italia sono più di 1.200 e gli invalidi permanenti per motivi di lavoro quasi 25.000. Totale diciamo 26.000.

Su quanti operai?

Circa 8.500.000.

Ecco che ogni anno la probabilità di morire o avere un'invalidità permanente per cause lavorative è, per un agente delle forze dell'ordine, una su 10.000; per un operaio, una su 330. Trenta volte maggiore.

Alla luce di questo, i discorsi dei politici di destra sugli agenti delle forze dell'ordine che "ogni giorno rischiano la vita per noi" appare come pura retorica, che fa presa solo su chi non conosce i numeri.
Questi politici fra l'altro hanno dalla loro parte il fatto che un agente delle forze dell'ordine morto fa più notizia e impressiona di più rispetto a un operaio morto.

Pura retorica è anche la narrazione, da parte degli stessi omuncoli ansiosi di ingraziarsi fascisti e fascistelli, che descrive gli agenti delle forze dell'ordine come se fossero eroi quotidiani che vogliono bene ai cittadini. La percentuale di agenti che fanno il loro lavoro per vocazione è verosimilmente la stessa di qualsiasi altra categoria di lavoratori (con la differenza che per le forze dell'ordine può esistere una vocazione distorta*).

Non c'è motivo di pensare che gli agenti delle forze dell'ordine svolgano il loro lavoro per motivi diversi da quelli per cui lo svolgono gli altri, e cioè principalmente per portare a casa uno stipendio, che è uno stipendio normalissimo, con una pensione normalissima, in linea con la maggior parte degli stipendi di dipendenti pubblici. Io sono grato a un carabiniere che fa il suo dovere, ma non più di quanto sono grato al muratore che ha costruito il muro di cartongesso che gli ho commissionato e pagato.

Poi sarei curoso di raccogliere qualche testimonianza su quanto carabineri e polizia siano scattanti nell'intervenire quando vengono chiamati, dato che più di una volta ho sentito e letto testimonianze secondo cui arrivano volutamente in ritardo per evitare di avere a che fare direttamente coi delinquenti (esattamente il contrario di quello che accade nei film e nei telefilm, che credo abbiano fatto la loro parte nell'indottrinare milioni di casalinghe poi riscopertesi leghiste)... ma chissà, magari anche quelle erano mele marce.

- - - - - - - - - -

* Con "vocazione distorta" mi riferisco a quella di soddisfare la smania di potere, potere di menare e minacciare chiunque impunemente; e sì, anche la storia dei poliziotti che hanno le mani legate e se torcono un capello a un criminale rischiano una condanna è una bufala, altrimenti non continuerebbero a farlo con criminali e non; e anche la storia delle mele marce sta in piedi a fatica.
In particolare, sulle cosiddette mele marce consiglio due articoli:
Le forze dell'ordine sono tutte così? Tutte no, ma quasi, di questo blog
e
Mele marce is back, di Uriel Fanelli
Ritengo quest'ultimo articolo interessante, ma non mi trova molto d'accordo su due cose:
- Dice l'autore che "con 23 milioni di telecamere/microfono in Italia, dette anche telefoni cellulari, prima o poi scoppiera’ il merdone vero". Ma. Se non è scoppiato un bel niente (tranne casi isolati) fino adesso, non vedo perché dovrebbe scoppiare qualcosa "prima o poi". Non mi pare che per i delinquenti i cellulari siano un pericolo maggiore rispetto ai registratori a cassette che c'erano una volta. Questo per quanto riguarda l'audio. Per quanto riguarda i video, invece, rcordiamoci che i cellulari non sono videocamere nascoste in un bottone della camicia. Nela maggioranza dei casi se filmi un delinquente lui si accorge che lo stai filmando, quindi prende il provvedimento di spaccare te e il cellulare stesso.
Non sto parlando dell'episodio in cui il carabiniere pesta una persona all'aperto, da cui si evince non solo che quell'agente è un delinquente, ma anche uno stupido che non sa controlare i suoi istinti e sa bene di mettersi in pericolo dal momento che potrebbe essere filmato senza saperlo. Parlo piuttosto della delinquenza un capellino più sofisticata. E con "capellino" non sono ironico, intendo davvero solo un capellino in più, come aspettare di aver portato in caserma quella persona prima di menarla.
- Non mi pare in Italia qualcuno abbia parlato di questi "anticorpi". I fan a oltranza delle forze dell'ordine semplicemente affermano che non ce n'è bisogno.

27 luglio 2020

La retorica del "Non puoi capire"

Nell'arco di una settimana circa per due volte ho letto messaggi del tipo "non puoi capire".

Uno voleva giustificare il suo linguaggio al limite dell'arrogante, e per farlo ha detto che quando avrò 60 anni capirò.

Un altro voleva giustificare l'amore per Napoli scaturito dalla lettura di una storia che più che suscitare amore avrebbe dovuto suscitare riprovazione (ne ho parlato in questo articolo), e ha detto che siccome non sono di Napoli e non conosco le dinamiche di Napoli non posso capire.

E i senesi che amano quel palio di merda che dicono "se non sei di Siena non puoi capire".

E i napoletani che dicono "se non sei di Napoli non puoi capire".

E i violentatori di bambini che dicono "se non sei pedofilo non puoi capire".

E i sedicenti vecchi saggi che dicono "Hai solo X-N anni, non puoi capire" (peggio dei mister rassegnazione-comodone, il che è tutto dire).

E le donne che non puoi capire perché non sei una donna.

E i negri discriminati che non puoi capire perché non sei negro.

E le battute di Pippo Franco che non ti fanno ridere perché non sei Pippo Franco.

E la suora che diceva al tizio che non aveva ancora la fede perché evidentemente non era ancora il suo momento (ma sembra che Dio abbia programmato il suo momento senza tenere conto di un certo camion, che l'ha investito poche ore dopo).

Poi arrivi a X anni e capisci che no, non c'era nulla da capire, quello voleva solo aver ragione. O semplicemente molto prima conosci persone anziane educate.

E ti capita di parlare con un napoletano obiettivo e non turbo-campanilista e ti rendi conto che "non puoi capire" significava "non rompere".

Vedi un servizio giornalistico sui pedofili che riconoscono la loro patologia come un problema, e capisci che non tutti i pedofili violentano i bambini, ma anzi probabilmente la maggior parte di loro tiene a freno quella pulsione.

Etc.

(no, sui Senesi non saprei dire, ancora non ne ho incontrato uno che capisca che il palio è una schifezza)

Questa retorica del "non puoi capire", propria soprattutto di senesi e napoletani mi ha stufato. Perché fortunatamente disponiamo di un linguaggio, che ci permette di spiegare le cose.

Se non riesci a spiegarle vuol dire che non hai padronanza della lingua (e la non padronanza della lingua è spesso associata a una difficoltà di valutazione in generale, per cui l'affidabilità di quello che dici dovrebbe vacillare anche ai tuoi occhi), oppure che in fondo non ci credi nemmeno tu.

26 luglio 2020

Lo strano amore per Napoli e i Carabinieri gentili

Mi risulta che ogni negoziante, ogni professionista che offre un servizio, ogni persona in generale dovrebbe essere educata e gentile con gli altri, e se ci sono ritardi o altre disfunzioni chiedere scusa a nome dell'ente per cui lavorano. Allora perché quando sono gentili i Carabinieri alla gente vengono le lacrime agli occhi? Credo che sia una sorta di effetto contrasto: persona armata deputata a usare la violenza, che pur avendo il potere di farlo non lo fa e ti tratta bene. Un po' lo stesso effetto del gigante buono.

E quando si trovano brave persone a Napoli? Stessa cosa. Ci si immagina inizialmente una Napoli delinquenziale al 100% (cosa ovviamente falsa), per cui quando si vede mezza persona onesta e gentile ci si innamora.
In questo post Irene dice di essersi innamorata dopo un episodio che poteva andare peggio. Ma il fatto che potesse andare peggio non significa che sia stato un bell'episodio. Eppure appare tale, a lei e a vari commentatori.

Alcune osservazioni:

- i Carabinieri hanno PC obsoleti e una sola fotocopiatrice. Questo sembra contribuisca a renderli persone migliori. Ma si può avere anche PC obsoleti e una sola fotocopiatrice e contemporaneamente essere brutte persone. Non c'entra nulla.

- I Carabinieri tornano da non so dove con la borsa rubata; pare che lo scippatore li abbia aiutati a recuperarla. Non si capisce perché non tornano anche con lo scippatore in arresto. Questa è una mancanza nei confronti della vittima dello scippo, a cui avrebbero dovuto chiedere se era sua intenzione querelarlo.

- Dice che lo scippatore è un disperato. Col fatto che ha aiutato i Carabinieri a recuperare la borsa e col fatto che è un disperato, lo scippatore sembra venga fatto passare per una persona senza colpe: nessuna osservazione sul fatto che non sia stato arrestato. Mi viene in mente un'intervista in TV che ho visto qualche mese fa, in cui la zia di uno che aveva fatto una rapina a mano armata ed era stato ammazzato da un agente giustificava il nipote dicendo che può succedere a tutti di avere problemi economici.

Insomma, Napoli spesso viene vista globalmente come una ragazza bellissima, affascinante, ma estremamente lunatica, che a volte ti tratta malissimo, ma tu la sopporti perché appunto è bellissima e affascinante. La sopporti benissimo e ne parli bene (finché non ti ammazza).

Fossi un napoletano mi darebbe molto fastidio, questa visione. Mi darebbe fastidio più della famosa generalizzazione secondo cui i napoletani sono tutti delinquenti, dato che quest'ultima è una generalizzazione che in realtà nessuno fa, ma di cui stupidamente tante persone di continuo si lamentano.

I Carabineiri invece sono semplicemente persone con un grande potere in mano, uno stipendio basso e un compito da svolgere, con tutto ciò che ne consegue a seconda dell'indole di ciascuno e dei condizionamenti dei colleghi.

05 luglio 2020

Donna ex-uomo e quasi uomo ex-donna aspettano un bambino

Come un altro commentatore anch'io, a un primo sguardo, avevo pensato che qualcuno avesse esagerato con la birra.

E invece quella pancia è dovuta a una gravidanza. Infatti quella che originariamente era una donna (e che dai tratti somatici del volto adesso sembra più un uomo) ha avviato il percorso di cambiamento di sesso, processo che però a un certo punto ha messo in pausa per rimanere incinta.

Ho visto la foto in un post condiviso dal Polemista Misterioso, originariamente pubblicato da Lylya Bouchra qualche giorno fa.

Leggere i commenti (sia sotto al post condiviso che sotto a quello originale) è stato, come sempre quando si tratta di argomenti come questo, a tratti divertente, a tratti deprimente e a tratti interessante. Ne riporto alcuni integralmente, altri in parte, eliminando gli errori grammaticali e di punteggiatura.

Facciamo che oggi prima il piacere e poi il dovere. Dunque inizio coi commenti più matti, e in fondo quelli meno matti, e che danno l'aggancio per alcune utili considerazioni.

Giuseppe, prima di parlare degli "ovvi" problemi del nascituro spiega che era precisa intenzione di quei due entrare in crisi:

[...] il problema non sono loro e le scelte fatte. Loro possono avere tutte le crisi d’identità che vogliono, è una loro scelta [...]

Per Eric la cosa è simile, con una variante. Lui dice che si tratta di giochini. Inoltre considera il problema infantile su più larga scala:

[...] fino a che volete fare tutti i vostri giochini fateli pure, sono solo fatti vostri [...] quel bambino confuso e strano (non per colpa sua, un bambino non decide dove nascere) camminerà assieme hai bambini nostri e li, a quel punto, saranno anche fatti nostri!

Nunzia ipotizza che lo scopo dei due sia fare un dispetto al nascituro:

Che senso aveva allora cambiare se non è radicale? Poi effettivamente lui non è uomo è lei non è donna. Quindi innamorati del sesso opposto. Solo per confondere il povero bimbo che nascerà. E chiamare mamma un uomo e papà una donna.

Tonino invece pensa che dietro al cambio di sesso ci sia fondamentalmente l'intento di riscuotere successo, nello spirito dei Jackass. Manifesta inoltre la consueta quanto strana preoccupazione sull'udito del nascituro:

[...] Questa è una forma di esibizionismo schifosa....e poi non vi chiedete come spiegheranno la cosa al bambino che nascerà?

Isabella, come molti altri, ha un dubbio:

Io non capisco. Se lei era un uomo e lui era una donna, dov'è l'omosessualità? Praticamente si sono innamorati da etero e poi hanno invertito i ruoli? Bah!

Le risponde Virginia:

[...] Un transessuale non necessariamente è gay. Un transessuale è una persona che non si riconosce nel proprio sesso di nascita. Poi può essere gay, etero, asessuale, quello è un discorso separato.

Lucia non è come quei due. Come si capisce dalle sue parole e dall'uso delle maiuscole, lei è migliore, e se ho capito bene lo sono anche i suoi figli, il cui sesso è quello menzionato in quegli auguri nuziali che sembra aver preso alla lettera:

Io sono una persona normale, ho 3 figli, tutti Maschi ...Una FAMIGLIA SANA...

Le risponde però Luca, obiettando:

Sicura che siano tutti maschi?????😂😂😂😂😂😂 Lo sa, vero, che molti gay non dicono il vero orientamento per via dei genitori di merda che si ritrovano?

Shh. Silenzio. E via quelle mani dalle tasche, e non vi appoggiate al muro. C'è Lucia, l'esteta:

Se non vuoi che la gente ti giudichi, non devi nemmeno esporti tanto, che alla gente normale gli viene il vomito vedendo queste immagini ...UN PO' DI DECORO !!

E poi ci sono loro, i complottisti. Yeah!

Gianluca:

[...] questa è la versione dell’uomo e della famiglia geneticamente modificata (Bill Gates vi sta accontentando, isolando, producendo caos e relativismo etico)

Domenico:

Gli Illuminati hanno creato appositamente questo caos di valori, puntando tutto sempre sui fantomatici "diritti individuali" e sovvertendone l'ordine con i "diritti sociali", che sono invece di gran lunga più importanti per farci lavorare (e quindi vivere) meglio.
Loro sovvertono sempre l'ordine dei valori nei Paesi da balcanizzare e da portare al default.
Così gli stupidotti puntano tutta l'attenzione solo sul proprio corpo e diventano delle caricature di sé stessi, perché, privi di spirito critico come sono, seguono alla lettera i messaggi veicolati dai media aMerDiCani.

 Fine dei commenti molto matti,
inizio dei commenti poco matti con risposte non matte

Roberto:

Ma a voi tutti questo sembra una cosa normale?

Mia risposta:

In medicina "normale" è sinonimo di "in salute". A sua volta la salute è definita come stato di funzionalità e benessere. Quindi la risposta è, fino a prova contraria, "Sì".
Nel linguaggio popolare a volte "normale" significa "non matto". Anche in questo caso, fino a prova contraria la risposta è "Sì".
Facendo riferimento al significato della parola più generale e vicino alla sua etimologia, ovvero "conforme alla norma", e cioè "conforme a ciò che si riscontra di gran lunga più frequentemente", la risposta è "No". O meglio, per essere più completi e considerando il contesto della domanda, "No, e allora?".

Anita:

[...] dov'e l'equilibrio mentale? Che tra l'altro con tutti gli ormoni presi va farsi benedire...

Risposta di Gea:

Gli ormoni non incidono sull'equilibrio mentale, anzi delle due lo favoriscono, dato che una persona che soffre di disforia di genere non è "equilibrata" se vogliamo dirla così, perché il suo corpo del genere opposto gli crea un disagio enorme, che grazie agli ormoni riesce a "curare" riacquistando l'equilibrio mentale che tu temi manchi. L'effetto che fanno non è quello di uno psicofarmaco che inebetisce o modifica in qualche modo l'aspetto psicologico, agiscono esattamente come su di te agiscono gli estrogeni e su qualsiasi maschio il testosterone.

È stato poi trattato il presunto tema della discriminazione del bambino per il fatto di provenire da una realtà insolita, trovo sconcertante che ciò possa anche solo passare per la testa di qualcuno specialmente quando è l'unica argomentazione (e a volte lo è stata). Secondo lo stesso modo di pensare, il fatto di abitare in una regione in cui è diffuso il razzismo dovrebbe essere visto da una coppia di negri come un motivo sufficiente per non avere un figlio.
Ma come ha giustamente detto Domenico, la soluzione dev'essere la prevenzione del bullismo, non la rinuncia a far nascere un bambino (o la rinuncia alla sua adozione). La soluzione è l'educazione, visto che fortunatamente i bimbi non nascono con pregiudizi: se li hanno è perché sono stati passati loro dagli adulti.

...Adulti che li utilizzano per i loro sporchi fini, come ad esempio le campagne elettorali. A proposito di ciò il Polemista Misterioso ha detto:

La donna è un uomo, l'uomo è una donna. Pillon sarà felice: il bambino avrà comunque un padre e una madre.


Lo stesso autore, alcuni giorni fa, ha pubblicato un post che potrebbe essere sufficiente a eliminare tutto l'aspetto polemico e ideologico riguardante identità sessuale, orientamento sessuale, figli concepiti e figli adottati, se è vero che la psicologia è una scienza. Ecco cos'ha scritto:

Verità difficili da digerire: coloro che si oppongono alle adozioni per coppie omosessuali non sono per niente diversi dai no-vax e terrapiattisti, dato che gli studi ci mostrano che i bambini adottati non hanno riscontrato alcun problema. Se poi volete continuare col mantra del "I bambini hanno bisogno della mamma e del papà" contro qualsiasi dato di fatto fate pure: d'altronde è proprio delle ideologie religiose e retrograde mettere le idee pregiudiziali davanti all'esperienza diretta.
No, i bambini non hanno bisogno della mamma e del papà per CRESCERE, ma solo per essere GENERATI (o meglio, hanno bisogno dello spermatozoo e dell'ovulo): sostenendo la tesi sopracitata state confondendo generazione e genitorialità.
Ps: Mi correggo, in effetti tra i milioni di studi che sostengono le adozioni omosessuali ce uno 0,01% che ci dice che i bambini avrebbero enormi problemi, e guarda caso sono tutti finanziati da associazioni religiose: mhmh chi avrà ragione?

Concludo con due commenti alla foto...

Agenese:

Sono troppo limitata per afferrare il senso ultimo di tutto ciò, ma auguro a tutti e 3 di essere felici

Mia risposta:

Allora può darsi tu non sia troppo limitata per afferrarlo. Il senso è proprio essere felici.

29 giugno 2020

Vi spiego la parola "ovvero"

La lingua si evolve. I significati delle parole anche.
Le persone cambiano il modo di parlare, e parlano allo scopo di farsi capire nel linguaggio che odiernamente viene usato da tutti.

Fanno eccezione i giuristi, strani animali che per sentirsi importanti rifiutano di evolversi e di farsi capire dalla gente. Animali a cui non costerebbe nulla scrivere e dire "oppure", ma che purtroppo sono allergici a questa parola e preferiscono usare l'equivoco "ovvero".

Che malattia hanno per non limitarsi a usare "ovvero" come lo usano le persone normali e cioè come sinonimo di "cioè"? Perché si ostinano a usarlo come se significasse "oppure" ?

Ecco la storia.

In un certo senso "ovvero" tutt'oggi significa "oppure"... un "oppure" riferito non a ciò di cui si sta parlando, ma ALLE PAROLE appena usate per indicare ciò di cui si sta parlando. Vale a dire che oggi "ovvero" significa

"oppure si può dire anche".

Esempio:

"Scrivo con un bastoncino di legno all'interno del quale è inserito un'anima di grafite, ovvero un lapis."

In questa frase "ovvero" significa "oppure", in questo senso:

"[...] un bastoncino di legno all'interno del quale è inserito un'anima di grafite, oppure si può dire anche lapis".

Ecco in che senso oggi "ovvero" significa "oppure". In questo senso, e in nessun altro, nella testa delle persone normali. Anche nella testa delle persone ritardate, in verità. Ma non in quella dei giuristi. Non esageriamo.

Stessa cosa accade per la congiunzione "o" usata come disgiuntivo fra due possibili terminologie:

"Oltre alla tibia, nella gamba è presente la fibula o perone".

È ovvio che ciò non significa "è presente la fibula oppure è presente il perone"; significa che quello stesso osso possiamo chiamarlo fibula oppure possiamo chiamarlo perone).
È ovvio, e quindi non è necessario decidere se attribuire alla congiunzione "o" il significato disgiuntivo linguistico o attribuirvi il significato disgiuntivo fra due cose.

Questa ovvietà non sussiste per la parola "ovvero". Infatti, come molte persone possono testimoniare, se si continua a usare "ovvero" a volte riferito all'oggetto di cui si parla e altre votle riferito alla terminologia (sarebbe a dire a volte con significato di "oppure" e a volte con significato di "cioè"), si continuano a generare inevitabili equivoci e necessità di chiedere spiegazioni su cosa l'interlocutore intenda.

È un dato di fatto che la lingua si è evoluta in questa direzione: le persone normali usano "ovvero" nel senso di "o" unicamente per indicare la possibilità di usare un altro termine. Vale a dire lo usano come "cioè". L'altro uso, equivalente a "oppure" in generale, è obsoleto. Gli italiani hanno deciso così. Per evidenti motivi, è stata una decisione importante di cui si dovrebbe tenere conto se è vero che la lingua serve per capire e farsi capire.

Ma si sa, i giuristi non ce la fanno. Ce la fanno i bimbi della scuola primaria, i giuristi no. Dire e scrivere "oppure" è troppo difficile.

14 giugno 2020

Musicoterapia: Radiohead e chissà quanti altri...

Seguendo il suggerimento di Giacomo Rossetti, egregio cantautore delle mie parti, amico ho guardato su Youtube il video della canzone "Daydreaming" dei Radiohead. Riporto di seguito la traduzione di uno dei commenti che ho poi letto:

« Devo la mia vita, non scherzo, a questa band. Tentai il suicidio nel 2014 e di nuovo nel 2016; in entrambe le occasioni decisi di ascoltare la mia band preferita un'ultima volta. Ogni volta finii col piangere per quanto il mondo fosse bello se visto attraverso i Radiohead. Non esiste nessuna band come i Radiohead; il loro sound è così incredibile, e sarò loro grato per sempre. Anche per questo mi farò un tatuaggio dei Radiohead martedì prossimo ;)
Aggiornamento: mi sono fatto il tatuaggio della figura dell'album "Amnesiac"... lo amo! »



Riporto anche la traduzione di un commento che ho letto sotto al video di un'altra canzone dei Radiohead, sempre suggerita da Giacomo, "I promise".

« Ho 36 anni; ho avuto un cancro 12 anni fa. Ho sopportato il trattamento più doloroso che un essere umano può sopportare, fino a quando arrivò il benedetto giorno in cui mi dissero che ero guarito. Il fatto è che quando mi ero sentito ferito e prostrato, la sola band che ascoltavo erano i Radiohead, specialmente l'album "Ok computer". Per qualche ragione quella musica mi ha aiutato ad andare avanti. Non so come spiegare... è magica. Così, adesso che questa canzone mi si ripresenta, per qualche ragione tutta l'energia del provare a sopravvivere a una malattia mortale, tutta la speranza che avevo, tutto l'amore e la pazienza che dovetti avere, tutto mi torna in mente. E con lo stesso stato d'animo con cui PROMISI di sopravvivere, ascolto questo capolavoro. Dovevo sopravvivere. Adesso ho una moglie e una figlia. Quando ero malato ancora non le conoscevo, ma adesso sono grato a me stesso di aver promesso che sarei sopravvissuto, e aver promesso che anche questa disavventura sarebbe passata. Grazie Radiohead per esserci stati ogni volta che avevo bisogno di voi. Sia in passato, quando sopravvissi all'inferno, sia adesso, mentre apprezzo anche le più piccole cose insieme alle persone che amo. Grazie, Mr. Yorke [Thomas Edward Yorke, cantante dei Radiohead] »



E questo è il frutto della mia ricerca durata pochi secondi. Quindi deduco che... chissà quanti artisti hanno aiutato, con la loro musica, persone in difficoltà.

Davvero da non sottovalutare, la musicoterapia.

26 aprile 2020

I commenti tipo "Don't feed the troll" alimentano i troll

Dando una breve occhiata a una discussione su un gruppo Facebook ho notato un commento provocatorio scritto da una cretinetta, che non conteneva nessuna argomentazione.

Un utente ha risposto:

È il terzo commento dove cerchi flame, non ti rendi conto di essere un po' ridicola?

e poi, nei commenti successivi, ha inviato gli screenshot degli altri due post provocatori.

Successivamente, senza contare gli interventi della trolla, ci sono stati altri commenti. Eccone alcuni:

Allora non sono l'unico che ci ha fatto caso

Già, il troppo tempo libero e i pochi neuroni fanno questo effetto

Ma cosa volete rispondere ad un post del genere?
 
Ragazzi è inutile che rispondente a questa ragazza che come argomentazione porta i meme, e che cerca solo flame inutile invece di argomentare

Infatti non mi ci applico proprio

Dai ragà, poraccia, si diverte così, lasciatela fare."Don't feed the troll" non ha insegnato niente?

L'insegnamento del proverbio "Don't feed the troll" (cioè non nutrire il troll, cioè non dare spago a una persona che vuole solo divertirsi a provocare) è in effetti sfuggito a tante persone, e fra queste ci sono gli autori dei commenti che ho su riportato, compreso l'ultimo.

Tanti utenti sono erroneamente convinti che le chiacchiere sul non dare spago al troll non valgano come spago al troll.

Perché, cos'altro credete che si aspetti un troll, in risposta a un suo commento con lo stesso valore argomentativo di un rutto?

È ovvio che non si aspetta risposte argomentate, e che gli va bene tutto. Gli va bene qualunque reazione, perché qualunque reazione è la prova che è riuscito ad attirare l'attenzione e a far perdere agli utenti il tempo necessario a scrivere. 

Gli vanno benissimo risposte di qualunque tipo, anche quelle rivolte ad altre persone, anche quelle in cui si manfesta la volontà di non considerarlo... cosa evidentemente falsa, perché l'unico modo per non considerare qualcuno è non rispondergli né parlarne.

Insomma, se sotto al commento di un troll vuoi rispondergli o fare considerazioni su di lui rivolgendoti ad altri utenti fai pure; puoi divertirti a fare battute, puoi far notare come quel gruppo Facebook necessiterebbe di una moderazione più attenta e severa, etc... ma tieni presente che difficilmente gli farai dispiacere o lo convincerai a smettere (se smette è perché non ha più voglia, e non perché tu e altri avete scritto qualcosa di persuasivo a tale scopo). Stessa cosa se clicchi su una qualunque "reaction".

Stessa cosa vale anche fuori da Internet.

14 marzo 2020

È giusto diffondere video in cui una persona si è resa ridicola?



Il web è pieno zeppo di video che fanno ridere... ridere per cosa? Per le limitate capacità intellettive dei protagonisti e per le più o meno rocambolesche conseguenze.
In molti casi, riflettendo un attimo, possiamo inquadrarle come persone con problemi mentali e quindi affette da una disabilità, o comunque come persone la cui grande stupidità ha probabilmente un impatto negativo sulla loro vita.
Questo articolo è stato ispirato al filmato che vedi qui sopra, messo online poche ore fa da una persona che l'ha commentato così:

"Questo video è la versione integrale di quello che è diventato virale nelle ultime ore.
Fa decisamente vomitare: la signora viene aggredita dal marito/compagno/testa de cazzo. Bello schifo. Complimenti a chi l'ha tagliato e cercato di far ridere. Se continua a girare consiglio di segnalarlo. Ricordiamo che #restiamoacasa per molte donne, significa vivere insieme al proprio aguzzino."

La domanda che mi sono fatto è: quando è moralmente legittimo caricare sul web e diffondere un video che risulta buffo a causa della stupidità dei personaggi?

Ho pensato al celeberrimo "Sar Wars Kid":



Un video girato nel 2001 o 2002 e diffuso sull'allora usatissimo programma p2p Kazaa, poi messo su Youtube nel 2006, diventato famoso in tutto il mondo fino ad essere richiamato in molte parodie, ad esempio quella di una puntata di South Park.

Mentre anni e anni fa ridevo guardandolo non mi rendevo conto che il ragazzo fu a suo tempo bullizzato, lasciò la scuola e dovette andare in psichiatria (fortunatamente oggi sta bene ed ha ampiamente superato quel trauma).

Quindi, che fare?

Si deve condannare qualunque tipo di video che fa ridere in ragione della stupidità delle persone filmate? Secondo me no.

Io ho riso del ragazzo, non l'ho bullizzato. Bullizzarlo è sbagliato. Ridere no.

E che dire del vincitore di questo concorso per la categoria becchi?



Sono pronto a scommettere che la diffusione di questo video non ha arrecato alcun danno a questo buffo personaggio, nonostante in tanti abbiamo riso di lui, perché ripeto, ridere di una persona non significa necessariamente essere cattivi. Anzi, credo che tanta gnte che ha visto questo video se incontrasse il mitico proprietario della capra gli chiederebbe un autografo o un selfie.

Però nel video della donna che suona il flauto è evidente il disagio!

Lo so. Ma paradossalmente il disagio che intravedo nelle vite di quelle due persone mi fa pensare che della pubblicazione e diffusione di quel video non importa nulla a nessuna delle persone che in quel video compaiono.

Ma in quel video c'è violenza!

In verità in quel video nessuno si è fatto male davvero, e osservando queste due persone immagino che normalmente non si facciano male fisicamente, e che quando litigano siano sostanzialmente alla pari, senza che nessuna delle due sovrasti l'altra.
Molti hanno commentato dicendo che chi ha registrato il filmato avrebbe dovuto invece intervenire per fermare l'uomo. E cioè? Se salti da terrazza a terrazza tipo Batman e li separi ti buttano fuori di casa e sono da capo 1 minuto dopo (e anche un'ora dopo, e anche il giorno dopo, etc). Se chiami le forze dell'ordine, queste arrivano quando ormai è finita la grottesca aggressione (che dura pochi secondi), chiedono cos asta succedendo, l'uomo e la donna rispondono "niente" e quindi vanno via.

Se da questo mondo scomparisse la stupidità i vantaggi sarebbero enormi, ma non dobbiamo dimenticare che ci sarebbe un prezzo da pagare. Un prezzo che varrebbe ampiamente i vantaggi, ma vorrei che comunque questo prezzo non fosse dimenticato. Questo prezzo sarebbe la scomparsa di tantissimi momenti di ilarità e di affettuosa simpatia che proviamo nei confronti di svariati personaggi.

Sto giustificando il black humor?

Sì e no. La decisione su cosa è e cosa non è black humor può essere non immediata; sicuramente fra il peggior atto di crudeltà e l'innocente scherzetto ci sono tante sfumature. Salvo casi eclatanti, ognuno decide se in quello o quell'altro caso ridere sia lecito o blasfemo, a seconda della propria sensibilità. L'importante è che il nostro atteggiamento non arrechi danno a nessuno.

Quindi il modo migliore per capire se è etico creare, mettere online e condividere un video buffo con personaggi ridicoli è proprio chiedersi: la diffusione di questo video danneggia concretamente le persone raffigurate?
Non sempre la risposta è quella giusta e quindi non sempre agiamo correttamente, ma per fortuna solitamente le piattaforme web danno la possibilità di far rimuovere i video in caso di legittimo reclamo.
Altro fatto che in ogni caso "diluisce" l'eventuale danno è la quantità enorme di filmati buffi che oggi giorno vengono condivisi. Non è più come una volta: adesso dopo qualche mese un video anche molto virale passa di moda, e nella testa degli utenti viene sostituito dai successivi.

07 gennaio 2020

Donazione di organi e paure ingiustificate

C’è chi parla di “predazione degli organi” e di esseri umani squartati ancora vivi.

Tutte stupidaggini, come spieghiamo nella puntata 27 di Malaspeak:



Nel momento stesso nel quale il cervello muore, non manda più stimoli ai polmoni che cessano di funzionare. Il che significa che, a breve, anche il cuore cessa di battere per mancanza di ossigeno. Diverso il caso nel quale il paziente con encefalogramma piatto ma intubato: in quel caso i polmoni continuerebbero ad ossigenare il sangue consentendo al cuore di sopravvivere e battere ancora. Ma il cervello comincia in circa 3 minuti ad andare in necrosi. Tecnicamente viene definita "colliquazione" del cervello. In tutti i casi nei quali un paziente è stato tenuto "in vita" artificialmente, l'autopsia ha rivelato che il cervello era in necrosi, in tutto o in parte.

La necrosi viene definita " l’insieme di alterazioni che in un organismo vivente comportano la morte di cellule o gruppi cellulari, zone di tessuto e porzioni di organo.

Si tratta di una morte “traumatica” non reversibile, caratterizzata da una serie di modificazioni della forma cellulare (morfologia)." In altri termini, muoiono, una dopo l'altra, le cellule che compongono il cervello.

Chi ha subito un ictus presenta spesso aree di necrosi nel cervello. Se l'area è particolarmente contenuta, i neuroni possono sinaptare intorno all'area stessa, costruendo nuovi "circuiti" che consentano di vicariare e tornare ad una situazione sufficientemente normali. In questi casi i danni legati ad un ictus possono essere minimi o estremamente ridotti. Ma l'area di necrosi resta. Quando un cervello muore, quando l'encefalogramma è piatto, quando il cervello incomincia a morire pur in presenza di ventilazione forzata, pur in presenza di un cuore che batte (il cuore non ha bisogno di stimoli elettrici cerebrali per contrarsi, possiede un gruppo di cellule nervose che lo stimolano, il nodo senoatriale, che è il pacemaker fisiologico), non ci troviamo più di fronte ad un paziente ma ad un cadavere.

Molto diverso è il coma, situazione reversibile (anche se non sempre), durante la quale l'elettroencefalogramma NON è piatto, il cervello NON è morto, e si è di fronte ad un paziente e non ad un cadavere.

21 dicembre 2019

Animal Equality

Le scelte delle persone sono molto condizionate dalle abitudini, che spesso hanno la precedenza sia sulla razionalità, sia sui valori che la persona dice di sostenere.
Ad esempio tipicamente un italiano non mangerebbe mai carne di cane e si indigna quando viene a sapere che un cane è stato maltrattato, in quanto lo considera un amico (addirittura si sente dire che "i cani sono migliori delle persone")... però mangia carne di bove, un animale della stessa intelligenza e capace di dare lo stesso affetto; se questo proviene da un allevamento intensivo, dove un pesante maltrattamento è all'ordine del giorno, al massimo dice di essere contrario, senza però impensierirsi più di tanto, senza la minima intenzione di cambiare le proprie abitudini e limitandosi a non pensarci o a auto-giustificarsi con arrampicate sugli specchi.
Ho detto "tipicamente", che per fortuna non significa "sempre". Infatti ci sono persone che hanno deciso di boicottare la carne se non sono sicure che non provenga da allevamenti intensivi (più del 90% proviene da questi lager). Cioè hanno capito e ammesso che se possiamo considerare criminale un allevatore torturatore di animali, il mandante del crimine è chi lo paga per farlo, e cioè chi compra il prodotto. E hanno scelto la strada del non dare la colpa solo agli altri, la strada del non aspettare di essere obbligati dalla legge per fare la cosa giusta, la strada della responsabilità, la strada del non partecipare alle torture indirettamente, perché non c'è nessun motivo di considerarlo meno grave che farlo direttamente.
Per fortuna esistono persone che hanno il coraggio di guardare in faccia alla realtà e di farsi un esame di coscienza anche se potrebbe essere, e di fare la scelta giusta anche se inizialmente può trttarsi di scollarsi, scrostarsi da una abitudine malata quanto comoda.
Per fortuna c'è chi non ignora la sofferenza di esseri che sono in grado di provare il nostro stesso disagio fisico: bovini, maiali, uccelli, e animali acquatici meno evoluti ma che soffrono terribilmente quando pescati in qunto muoiono soffocati.
Queste rare persone consapevoli e responsabili sono sempre meno rare grazie alle campagne di sensibilizzazione promosse dagli animalisti.

Ma sensibilizzare le persone non basta.

Occorre anche combattere direttamente contro le aziende e dialogare coi legislatori. Animal Equality fa tutto questo con grande impegno ed ha conseguito fin ora importanti successi. Ecco due video di fine 2019 che Carolina Bertolaso, responsabile della comunicazione, e due investigatori anonimi hanno pubblicato in queste ore:





Animal Equality è un'organizzazione internazionale fondata nel 2006 da Sharon Nunez, Javier Moreno e Jose Valle, costituita da volontari e attivisti che si adoperano per eliminare i soprusi nei confronti degli animali, operando su quattro versanti:

- investigazioni sotto copertura per documentare gli orribili scenari all’interno di allevamenti intensivi e macelli;

- sensibilizzazione del pubblico;

- promuozione di campagne di boicottaggio su aziende che si rifiutano di prendere impegni per migliorare la vita degli animali allevati;

- pressione sui governi perché adottino leggi che proteggano gli animali.

L'informazione del pubblico avviene soprttutto grazie alle investigazioni sotto copertura: gli operatori documentano con filmati le crudeli condizioni degli animali; questi filmati vengono spesso mostrati in TV, contribuendo a incoraggiare i consumatori a una spesa responsabile e i politici a migliorare la legislazione e i controlli; naturalmente, quando sussistono violazioni di leggi già esistenti, viene fatta denuncia affinché gli allevatori possano essere puniti.

La sensibilizzazione del pubblico consiste nel pubblicare online i filmati realizzati; ad esempio il video sugli incubatoi di pollo è stato visto da più di 75 milioni di persone.
Sono stato creati gli iAnimal, filmati a 360° da visualizzare con visori adatti a immergere le persone nel mondo in cui vivono maiali, polli, bovini. Questi sono stati visti da decine di migliaia di persone in università come Oxford, Cambridge, Harvard e UCLA.
I volontari inoltre organizzano proiezioni dei video in città di tutto il mondo e distribuiscono materiale informativo, che fin ora ha raggiunto più di 250.000 persone.

Le campagne di boicottaggio hanno convinto fin ora 107 aziende a prendere impegni concreti per diminuire la crudeltà verso gli animali; si tratta in particolare della cessazione dell'uso di uova di galline allevate in gabbia.

Le pressioni sui governi consistono nel dialogo diretto con i politici e in petizioni popolari. Grazie a questo lavoro sono stati salvati fin ora più di 340 milioni di animali.

Fra le sezioni di Animal Equality c'è anche quella italiana, dal cui sito www.animalequality.it puoi approfondire l'operato degli attivisti, offrire un po' del tuo tempo per dare una mano, fare una donazione per il necessario supporto logistico e iscriverti alla newsletter, per ricevere aggiornamenti sugli appelli da firmare, sulle manifestazioni a cui partecipare, e conoscere i successi ottenuti.

Ringrazio Animal Equality per il prezioso impegno, e ringrazio chiunque darà un piccolo o grande aiuto a questa grandiosa organizzazione contro la crudeltà.

18 dicembre 2019

Bella pubblicità!

L'AVIS mi ha regalato un calendario. Visto che non mi serve e mi dispiace buttarlo via, ho pensato di ri-regalarlo a chi lo potrebbe usare. In un mercatino su Facebook un membro ha commentato dicendo "Bella pubblicità", pensando che io avessi voluto promuovere la mia attività commerciale perché avevo scritto "Regalo calendario a chi viene a prenderlo a casa mia o al mio ambulatorio".

Nella testa di taluni individui, che ricordano un po' i complottari del tipo "ki ti paka", si formano pensieri davvero avvilenti sulle presunte intenzioni altrui.

Secondo te io ho pensato: "Scrivo in un mercatino dell'usato che ho un ambulatorio, così i lettori saranno curiosissimi di sapere che tipo di operatore sanitario sono, dunque visiteranno il mio profilo, vedranno che professione svolgo, e quando ne avranno bisogno verranno da me".

Se ti è venuta in mente una cosa del genere, può darsi che secondo te valga un minimo la pena usare questa strategia. Questo farebbe di te non dico un totale ignorante nel campo del marketing (che non è neanche necessario scomodare) ma proprio una persona totalmente incapace di immedesimarsi in un lettore. Certo, non capire nulla di marketing e non sapersi immedesimare è lecito. La cosa brutta brutta è che secondo te questa stupidità (che tu la creda tale o no) appartenga non a te che supponi una cosa del genere, ma a me, che però sarei stato beccato da te.

Diamine. Ragiona. Ti basta poco per cestinare sta spazzatura mentale. Facciamo un altro esempio. Se uno scrive che un oggetto può essere ritirato in un negozio (dal momento che lavora lì e quindi è spesso proprio lì), prova a pensare che, diciamo, non necessariamente l'ha scritto immaginando che il lettore pensi "Ehi, allora vende delle cose! Non so neanche cosa, però mi incuriosisce... andiamo sul suo profilo a vedere, mi è davvero venuta voglia di comprare una cosa a caso". E se al posto del negozio c'è un ambulatorio? Uguale.

Ma poniamo anche il caso in cui lo stupido sia io, e tu sei il graaaande che mi hai beccato. Cosa decidi di fare? Clicchi sullo spazio dei commenti e scrivi "Bella pubblicità!". Di cosa sa questo commento? Forse sbaglio, ma voglio essere più rispetosamente ottimista sul mio interlocutore: non mi ci azzardo neanche a pensare che nella tua testa quella battuta dovrebbe far ridere. Quindi l'intento qual è? L'unica ipotesi che mi pare possibile è che tu mi stia rimproverando perché secondo te starei facendo spam. Ma allora dovresti segnalare il mio post all'amministratore del gruppo. Ah no. il gruppo è moderato. Quindi l'amministratore l'ha già approvato. Quindi l'invasione di campo è tua che vuoi fare il moderatore senza esserlo, non il mio presunto spam, già decretato non tale dal vero moderatore.

Quindi io che faccio? Ti spiego queste cose? Certo che no. Modifico il post togliendo il riferimento all'ambulatorio, perché lo ammetto, ho mentito. No, non ho mentito sui miei secondi fini, ho mentito dicendomi ottimista su di te: sono pessimista, tantissimo. Sì, adesso è il mio turno a pensar male: se ti spiegassi tutto quello che ho scritto qui sopra non avresti nessuna voglia di metterti in discussione, nessuna voglia di chiedere scusa per una battuta brutta e scema detta a chi non conosci nemmeno, nessuna voglia di capire che se parli in modo inopportuno sul web fai esattamente la stessa figura che faresti se la dicessi dal vivo (quant'è difficile sta cosa da capire... mah). Quindi mi limito a sfogarmi sul mio diario Facebook, e a riutilizzare questo post per farci un articolo sul mio blog OPIDOS, ché è tanto che non ne scrivevo uno.

18 novembre 2019

Le perle di conforto sono dannose

C'è grottesco buongiornismo ma certamente nessuna cattiveria in chi condivide su Facebook perle di saggezza orientate al confortare e motivare chi si sente a disagio. Quindi mi spiace scrivere questo articolo. Ma mi sento di farlo, perché ritengo che si tratti purtroppo di perle dannose per la loro superficialità.

Ad esempio ieri ho visto questa:


La perla consiglia di non piangere per il passato, perché andato, di non stressarsi per il futuro perché non è ancora arrivato, e di vivere il presente e renderlo migliore.

Sto cercando di immaginarmi quello che c'era nella testa dell'autore o l'autrice di questa perla. In particolare, quali erano le sue aspettative: davvero pensava che una persona nostalgica o ansiosa potesse cambiare il proprio atteggiamento grazie alla lettura di questi consigli? Davvero non riesco a capirlo, e non sto facendo retorica. Non lo capisco proprio.

È un po' imbarazzante rispondere a qualcosa di così banale, perché la risposta sarà quasi altrettanto banale. Ma non essendo né la prima, né la seconda volta che vedo tentativi di iniezione di serenità istantanea che nemmeno i turbo piennellari, ecco la mia spiegazione...

Chi piange per il passato sa già che è andato. Purtroppo i traumi non si risolvono con un consiglio del genere, così come non è sufficiente spiegare che l'ascensore funziona benissimo a uno che ne ha la fobia, o dire a un napoletano di darsi una calmata mentre vede che la sua fidanzata si stra strusciando a un sconosciuto, spiegandogli che se ci si arrabbia ci si fa il sangue amaro.

Ci si può sentire stressati per il futuro perché fortunatamente l'essere umano ha il senso di profondità storica, altrimenti non pianificherebbe nulla, ottenendo nulla nel migliore dei casi e problemi di ogni genere nel peggiore; essere stressati per il futuro è l'inevitabile rovescio della medaglia che accade quando si palesano dure difficoltà; per questo non è possibile evitarlo per il semplice fatto che ci hanno detto "non è ancora arrivato". Magari il pericolo futuro è sopravalutato, ma questo è un altro discorso, e comunque in tal caso a maggior ragione si soffre proprio perché non è ancora arrivato.

Un po' come la farmacologia viene snobbata o addirittura demonizzata e sostituita da rimedi farlocchi solo da chi non ha patologie gravi, chi sta piangendo per il passato o è stressato per il futuro non trarrà nessun beneficio da perle di saggezza che risultano tali solo a chi sta già bene. Magari apprezza le intenzioni. Ma in pratica il nulla fritto lo fa permanere nella sua condizione o addirittura peggiorare facendolo sentire non compreso, e ricordandogli quanto è difficile ottenere una serenità che per qualcun altro è così a portata di mano, facile come scrivere qualche riga con lo sfondo di una bella foto.

Ecco perché se ti senti mosso da compassione nei confronti di una persona in particolare, o anche nei confronti di tutte le persone che sono in una certa situazione, e non sai come risolvere il loro problema, esprimere amore e solidarietà va benissimo; dare consigli all'acqua di rose invece è da evitare.

17 novembre 2019

La mia amicizia su Facebook (sommario articoli e video)

Siccome ho creato vari articoli e video in cui espongo le mie opinioni sull'uso di Facebook, soffermandomi soprattutto sull'aspetto dell'amicizia, ho pensato di pubblicare, per comodità di chi è interessato a visionarli, questa pagina-sommario che sia un po' più utile di un semplice tag.

Se ti conosco da poco tempo e vuoi essere mio amico su Facebook ti invito prima a guardare il tutto e a dirmi cosa ne pensi (il tempo totale di lettura è forse di una trentina di minuti... non dirmi che non hai mezz'oretta da dedicare a un amico!).
 

Amicizia agli amici, anche su Facebook
https://opidos.blogspot.com/2017/03/amicizia-agli-amici-anche-su-facebook.html

Puoi davvero essere amcio di centinaia di persone?
https://opidos.blogspot.com/2018/07/puoi-davvero-essere-amico-di-centinaia-di-persone.html

Su Facebook se non mi segui non ha senso rimanere nella mia lista amici
https://opidos.blogspot.com/2019/03/FB-se-non-mi-segui-non-ha-senso-rimanere-in-mia-lista-amici.html

Facebook = notiziario personale e poco più. O potrei non seguirti.
https://opidos.blogspot.com/2017/02/facebook-notiziario-personale-e-poco-piu-o-smetto-di-seguirti.html

Se vuoi rimanere mio FB-friend non diffondere bufale né siti bufalari
https://opidos.blogspot.com/2016/12/vuoi-rimanere-mio-fb-friend-non-linkare-siti-bufalari.html

Se nessuno si fa vivo (su Facebook) per sapere come va
https://opidos.blogspot.com/2016/12/se-nessuno-si-fa-vivo-per-sapere-come-va-su-fb.html

Perché ti cancello dagli amici se inneggi a Mussolini (o altro dittatore)
https://opidos.blogspot.com/2019/05/perche-ti-cancello-dagli-amici-se-inneggi-a-dittatore.html

È spam? Ma dai! Siamo amici!
http://opidos.blogspot.com/2014/09/e-spam-ma-dai-siamo-amici.html

La demenziale ripicca "Mi hai cancellato, e io ti blocco" su Facebook
https://opidos.blogspot.com/2019/10/demenziale-ripicca-mi-hai-cancellato-e-io-ti-blocco-su-facebook.html

Inoltre, se non l'hai già fatto, ti invito a dirmi qualcosa di te, dei tuoi valori, delle tue opinioni sugli argomenti per te importanti, dei tuoi gusti, del tuo stile di vita, etc, o linkarmi una pagina in cui ti presenti. Io l'ho fatto in questo blog, in particolare alla pagina "chi sono".

31 ottobre 2019

Concordo sull'obbligo di fornire un documento per iscriversi ai social network

In questo articolo rispondo ad alcune argomentazioni di chi sostiene che non è una buona cosa l'obbligo per i social network di chiedere un documento di identità a chi si vuole iscrivere, obbligo di cui ha parlato in questo giorno il deputato Luigi Marattin, annunciando su Twitter la preparazione di una proposta di legge in merito.

Riccardo Luna su Repubblica.it ha scritto un articolo intitolato "Carta d'identità per andare sui social, una proposta senza senso". Queste le sue affermazioni:

- già oggi la Polizia Postale può identificare chi scrive sui social grazie all'indirizzo IP, che indica dove si trova il dispositivo con cui è stato inviato il messaggio

E però l'utente può nascondere l'IP con un VPN, rendendosi anonimo con buona probabilità (non sicuramente, ma con buona probabilità). Per la verità questa cosa la sa lo stesso Riccardo Luna, che lo dice (contraddicendosi quindi a distanza di poche righe!), ma aggiunge che...

- rimanere anonimi è un diritto umano sancito dalle Nazioni Unite per difendere la libera manifestazione del dissenso (Luna cita il rapporto dell'inviato speciale dell'Onu per la libertà di espressione del 2015).

Ma il fatto che sia sancito dalle Nazioni Unite può essere un'argomentazione che spiega la difficoltà di varare una normativa del genere, ma non dimostra che Marattin abbia torto, a meno che non si voglia dibattere usando il principio di autorità.

Altra argomentazione:

- "Sono le dittature a cancellare l'anonimato".

Anche qui non vedo argomentazioni, ma solo il principio di autorità all'incontrario, che non può funzionare se non come artificio retorico. Non è che se un cattivo dice che sta piovendo allora puoi dedurre automaticamente che è sereno. Il fatto che l'anonimato da sé basti a generare ingiustizie tipiche dei regimi dittatoriali mi pare tutto da dimostrare.

Altra argomentazione:

- Gli hater che insultano ogni giorno Liliana Segre (senatrice a vita, famosa per essere sopravvissuta alla detenzione nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau) sono quasi tutte persone che non si nascondono e postano col loro vero nominativo.

Appunto. Quasi.

Andiamo avanti.

- Riccardo Luna scrive: "Davvero vogliamo imporre a 30 milioni di italiani che usano i social di dare la carta di identità per colpa di 200 razzisti?"

Certamente. Così come imponiamo a milioni di onesti italiani di tenere una targa sull'automobile nonostante siano in pochi quelli intenzionati a forzare i posti di blocco. Divieti e numeri funzionano più o meno sempre così. Buon giorno.

Altra argomentazione:

- Sarebbe comunque possibile aggirare la normativa registrandosi al social usando un IP straniero.

Come dire che le videocamere per beccare i rapinatori togliamole, perché tanto si mettono il passamontagna.
Bisogna mettere più possibile il bastone fra le ruote a chi vuole commettere reati. E certamente la maggioranza delle persone non avrà voglia di smanettare per fingere di navigare dall'estero, e così intanto viene di fatto dissuasa una grande quantità di persone a ingiuriare e diffamare.
Dopo di che la speranza è che anche gli altri stati seguano l'esempio di quello che per primo ha varato la normativa in questione, e/o che gli staff direttivi dei social network, anche se non obbligati, si diano questa regola, anche magari a costo di far pagare qualche euro l'iscrizione per via delle risorse da impiegare in sede di identificazione e validazione.

Un'altra osservazione, molto semplice, l'ho pensata ancor prima di leggere, sempre su Repubblica.it, la risposta di Marattin all'articolo di Luna: come è giusto dover rispondere del proprio operato offline (ad esempio quando si scrive su un giornale cartaceo), è giusto doverne rispondere anche online. Un quotidiano cartaceo può non riportare la firma dell'autore dell'articolo, di cui comunque risponde il direttore responsabile. Direttore che conosce l'identità dell'autore e deve fornirla se richiesta dalle autorità.

Un comune cittadino deve poter intentare un'azione legale contro chi, scrivendo su un social, ha commesso il reato di ingiuria e diffamazione. Deve essere almeno possibile chiedere, per le autorità, chiedere e ottenere dallo staff del social la vera identità del potenziale autore del fatto.

Se poi Facebook o altro social accettano di iscrivere persone con un nick, affari loro. L'importante è che le persone che lo fanno sappiano di non essere, grazie a quel nick, al riparo dalla legge.

Per quanto riguarda Facebook... no, Zuckerberg non gradisce che le persone si iscrivano con nomi e cognomi diversi da quelli anagrafici, e infatti quando lo staff di Facebook si accorge (per segnalazioni o altro) che un profilo è falso, lo cancella; inoltre fa controlli random per certificare l'identità degli iscritti. Lo fece con me qualche anno fa, e così inviai la scansione del mio documento di identità, mentre una mia amica, a cui fu chiesta, si rifiutò e così si cancellò dalla piattaforma.

Ho poi letto la ri-risposta di Luna alla risposta di Marattin. Ecco cosa afferma:

- L'obbligo per gli italiani di fornire un documento a Facebook o Twitter non avrebbe impedito la disinformazione da parte dei profili falsi creati dai russi.

Vero. Una legge italiana spesso serve per obbligare gli italiani e non commettere reati. Non per impedirlo ai russi. Né serve per impedire ai russi di creare profili falsi, o di lanciarci missili. Ciò nonostante, pur coi suoi limiti, può essere una legge sensata e con una certa efficacia.

- Mark Zuckerberg ha difeso la scelta di Facebook di accettare spot politici che dicano esplicitamente il falso. Lo ha fatto a proposito di una inserzione in cui il team di Trump sostiene che il candidato democratico Biden ha commesso cose che non ha in effetti fatto.
[...] Che facciamo, chiediamo i documenti a Trump o chiediamo di bannarlo?

Qui parliamo di un'altra cosa ancora. La legge che ha in mente Marattin non ha lo scopo di far sì che chi commette un reato di ingiuria o diffamazione sia bannato da un social. Ha lo scopo di dissuadere le persone dal commettere tali reati, facendo capire loro che sono identificabili facilmente.
Quindi Facebook faccia quello che vuole con Trump e con tutti quelli che diffamano (io suggerisco di bannarli, che si chiamino Donald Trump, John Smith o Mario rossi). L'importante è che Trump e chiunque ingiuria o diffama possano essere agevolmente identificati e processati per questo.

Altra argomentazione:

- Facebook ha chiuso molte pagine bufalare con milioni di iscritti; bene, ma i contenutidi quelle pagine erano "robetta", non in grado di spostare voti, almeno per ora.

Appunto, per ora. Meglio non rischiare. E in ogni caso, spostamento di voti o no, i reati devono essere puniti.

- Facebook, Twitter e Youtube hanno chiuso un sacco di pagine e profili di odiatori, quindi "dire che le grandi aziende tecnologiche non stanno facendo nulla o non stanno facendo abbastanza è semplicemente una fake news"

E invece è la verità. Non nel senso che tali aziende sono cattive, ma nel senso che, pur con tutto il loro impegno, non riescono a fare abbastanza, e il problema continua a sussistere, dato che per ogni account che viene chiuso ne viene aperto un altro il giorno dopo. Ecco che se in tutto il mondo gli utenti dovessero fornire un documento per iscriversi a un social network, il problema sarebbe non dico risolto, ma contenuto. E, come dicevo, non sarebbe male se l'Italia desse un iniziale buon esempio.

- "ribadisco il fatto che a livello globale è stato sancito che la possibilità di essere anonimi in rete è uno strumento fondamentale per tutelare i dissidenti di regimi autoritari"

Certo, finché ad esempio la Cina sarà il regime autoritario che è non auspicherò che là esistano (anzi, diciamo migliorino, visto che esistono già) strumenti e tecniche per eliminare l'anonimato.
Ma questo non c'entra nulla.
È inutile sancire le cose. Puoi sancirle quanto ti pare e al livello globale quanto ti pare, ma non riuscirai mai a farlo a livello tanto globale da inglobare anche i regimi autoritari. Quindi noi e tutti gli altri globali, globalissimi paesi non autoritari che facciamo? Garantiamo un anonimato che da noi non serve a nulla, visto che appunto sarebbe auspicabile giusto come toppa nei paesi autoritari? Se proprio vogliamo parlare di dittature (che è un altro argomento rispetto a quello che succede ad es. in Europa), allora la sensata speranza è che la Cina consenta ai dissidenti libertà di parola, non che in l'Italia, Francia, Svizzera, etc si consentano agli stronzi la libertà di offendere gratuitamente e impunemente il prossimo. Non c'entra.

- Luna dice che non bisogna creare un "cyber wall", che ci farebbe auto-escludere, rendendoci profughi del web.

Ma non credo sia così. Se fosse varata una legge che mettesse Facebook davanti alla scelta "Chiedi i documenti agli italiani oppure chiudi i battenti in Italia", Facebook sceglierebbe sicuramente di non perdere un bacino di utenza di milioni di persone e si attrezzerebbe per ottemperare alla legge.

- La rete non è solo insulti e diffamazione: è molto altro e per la maggior parte ha effetti positivi sul mondo

Vero. Ma quest'argomentazione mi ricorda i napoletani che inveiscono contro i giornalisti che parlano della criminalità organizzata locale, urlando che la maggior parte dei napoletani sono onesti. Vedi su: è sempre così. I problemi vengono dalle minoranze, che danno però problemi molto fastidiosi, che è giusto e doveroso affrontare.

- Nel denigrare la legge pensata da Marattin, Luna coglie l'occasione di parlare di varie aziende, fra cui Google e Facebook, che secondo lui si sono dati l'obiettivo di far tornare centrale l'etica.

Veramente già da qualche anno Google fa qualcosa di assolutamente anti-etico, proprio dal punto di vista della libertà di parola. Cioè demonetizza i video Youtube in cui si parla di argomenti controversi, cioè toglie le pubblicità a tali video, e quindi le entrate economiche dello youtuber. Che quindi se vuole continuare a guadagnare deve evitare ad esempio di dire che il tale dittatore fa una brutta cosa quando massacra gli inermi civili di uno stato vicino indifeso, perché siccome c'è sempre il cretino di turno che sostiene quel dittatore e si arrabbia non solo con lo youtuber, ma anche con l'inserzionista pubblicitario che gli dà da mangiare, allora l'inserzionista smette di investire facendo spot su Youtube.
E Facebook ha un capo che pochi giorni fa ha difeso il diritto della sua azienda di sponsorizzare i video in cui un politico dice delle comprovate bugie. Evviva l'etica, anche qui.

- Luna dice che una legge del genere sarebbe populista

Veramente le ondate di odio, specialmente sui social network, vengono più che altro dai populisti (nota: anche il fanatismo di estrema destra è una forma di populismo).

Chi ha invece commentato il messaggio di Marattin con un pensiero secondo me condivisibile? 

Massimo Sandal, che su Wired ha parlato di ricerca scientifica, spiegando che molti giovani ricercatori non vogliono confutare pubblicamente le ricerche scientifiche per paura di ritorsioni: gli autori, quando assumeranno il ruolo di revisori, potranno valutare negativamente i loro articoli per vendetta. Inoltre se si tratta di potenti professori, hanno in mano decisioni come l'assegnazione di fondi e le assunzioni. Proprio per questo i revisori degli articoli sono anonimi

Ok. Mi sta bene che siano anonimi gli iscritti ai social network dedicati alle ricerche scientifiche. Ma non quelli generaisti come Facebook o Twitter.

Una roba buffa è che la pagina web della petizione lanciata da Marattin per la legge anti-fake, almeno fino a poche ore fa, si prestava a ricevere e accettare firme di persone fittizie ed aveva anche altri difetti, come spiegato in questo articolo di Wired (stavolta non firmato). Ma questo è un altro discorso.
Comunque basterebbe forse obbligare tutti i fornitori di caselle email a chiedere un documento. Sì, anche. Così fra i benefici ci sarebbe la ben maggior valenza delle raccolte di firme sulle proposte di legge e su tutto quello che le persone chiedono al governo (e le email fatte con provider esteri? Semplicmente non devono essere conteggiate nelle petizioni).

28 ottobre 2019

La demenziale ripicca "Mi hai cancellato, e io ti blocco" su Facebook

Dopo che ho sciacquonato via dalla lista di amici FB una persona schifosona che da un bel po' mi garbava zero per la sua tanta fatica e il nullo impegno nel capire concetti anche semplici, e che in una conversazione sul mio diario aveva esaurito la mia pazienza con digitazioni che nemmeno una scimmia appena nata, il suo commento successivo è stato

"io piangerò...by by buona vita"

[nel citare altre persone correggo le storture linguistiche, ma solo quando lo meritano]

Credo che no, non abbia pianto, cosa per altro da me non auspicata. C'è però stata eccome, una reazione figlia d'emozione. Oltre all'insulso commento, intendo. Oltre all'insulso commento, intendo. L'ho notata dal suo nominativo non più blu, ma nero: mi ha bloccato... cosa che avrebbe avuto un razionale se solo io avessi dimostrato voglia di parlarci ancora. E però ci voleva un francobollo bello grosso e saporito per spedire la testona intorno a tanto psichedelico pensiero, dato che sono stato io a spedir via la persona schifosona per i suoi reiterati interventi stupidi e inopportuni sotto a un mio post in cui parlavo di un triste evento che mi riguardava. Quindi l'unico possibile emozionale e demenziale motivo per il quale mi ha bloccato è la ripicca.

Due le conseguenze di cotanta tremenda rappresaglia (oltre a quella di natura tecnica che tutti si sa):

- la conferma della sua già sospettata impossibilità di farcela

- l'opportunità per me di scrivere un leggero articoletto su questa sorta di homo un po' meno sapiens del web.

Certo, che anche offline di sicuro sono un po' meno (o anche parecchio meno) sapiens, ma qui parlo di una roba che avviene su Facebook. È qui che certi individui sbroccati alla nascita reagiscono ripiccando per il fatto che tu, in sintesi, hai schiettamente e semplicemente detto alla piattaforma social che amici non vi si può considerare, dato che sei troppo diverso da loro, e che così come si comportano rischiano di far sbroccare pure te.

Come li chiamiamo, sti tipi?

Uhm

Blocca ripicca.

Sbrocca ripicca e blocca...

Picca Sbocca la sbrocca (sto anagrammando, no, nun se po fa)...

Dai, una roba sintetica. FaceSbroc può essere?
Ma sì. Per me vince a pari merito con l'italiofono Blocca ripicca. Non mi so decidere. Si fa che all'inizio della storiella che sto per raccontare uso la prima dicitura e poi a un certo punto uso la seconda, quando c'è il colpo di scena scema.

Al facesbroc può capitare, come può capitare a tutti, di avere una conversazione in cui nasce un qualche disaccordo, che poi si trasforma in conflitto e ostilità.

Adesso, piccolissimo facesbroc, facciamo un gioco: facciamo finta che tu non lo sia. Non sei un facesbroc, non sei un utonto, e anzi sei un utente tantissimo intelligente. Facciamo finta per un attimo che tu abbia ragione, al 100%. Il torto ce l'ha il tuo interlocutore, che tira fuori argomenti troppo difficili, astrusi, dice che non hai capito e invece boh, ma che ci sarà mai da capire; è lui che non apprezza i favolosi tuoi concetti concettuali intellettuali, che ti sono saltati in mente quando eri a metà della lettura della sua frase, che a quel punto cosa finivi di leggera a fare, visto che avevi già deciso cosa rispondere? Etc etc, ma va, va va, ah ah ah, emoticon che ride.
Facciamo finta che non sei tu che stai importunando una persona con considerazioni o battute fuori luogo: è lui, che non si vuole aprire alle tue splendide idee, è lui a non farsi una risata quando invece dovrebbe grazie alle tue battute scompiscianti, mannaggia a te, oh, peraltro l'emoticon oltre a ridere ha anche le lacrime, e quindi come si fa a non rotolarsi per terra?
Facciamo che quel professorone del tuo interlocutore, dopo averti avvertito ripetutamente, non ha affatto ragione nel ritenerti un povero imbecille... Diciamo così: è sicuramente lui ad avere qualcosa che non va, se non coglie gli stimolanti spunti che *sembra* ti siano usciti dal culo dopo aver mangiato male e fatto gli incubi, e invece no: è fine saggezza, che a confronto una sfuriata della Cipollari è una roba trash. E però macché: l'ingrato interlocutore è insofferente, proprio non vuole capire. E siccome è scomparsa non la sua pazienza, ma il suo buon gusto nel mantenerti nella sua lista di amici di Facebook, si permette addirittura di cancellarti. Pur avendo torto marcio.

Bene. Teniamoci pure questa ipotesi, o stravagantissimo facesbroc, ipotesi che ti mette in bella luce e ti coccola in un abbraccio caldo e garantista come il vento di un'isola tropicale lontana dai doveri. Hai dunque a ragione giaciuto come una lucertola sotto al Sole dell'autocompiacimento: non sarai riuscito nell'intento di poco fa, quando nel bagno di una piscina di umorismo speravi di lasciare senza fiato gli ammirati presenti mentre propinavi incomprese perle, avvincenti come verticali subacquee quasi perfette, che il fiato lo toglievano solo a te, ma almeno puoi vantarti della tua immersione nella gelida acqua di una conversazione in cui stimolavi a cercare verità, poco importa se a occhi poco attenti ciò appariva inopportuno come l'uso di una vasca in manutenzione, motivo n. 2 per il quale nessuno ti faceva compagnia (il motivo n. 1 è la sensazione che per non percepire quel gelo tu avessi obbedito solo al tuo, di stimolo, esternando cose al cui autore non ci si avvicina volentieri)... Nessuno ti aveva fatto compagnia tranne, pur dall'alto, il gestore del luogo in cui ti esibivi, che a un ceto punto si è detto non più disponibile a seguirti. Come un ingrato bagnino, per il solo fatto di non essere obbligato a sorvegliare uno spirito libero come te, a un certo punto ti ha chiesto di uscire e non rientrare, senza impedirtelo direttamente, ma comunque con tale richiesta offendendo malamente il tuo onore, per giunta facendo presente al proprietario e ai presenti che lui con te non c'entra nulla, senza rendersi conto che così si trattano gli appestati e non le persone superganze come te.

Quand'è così, quale reazione punizione riservare al bieco mascalzone?

Quello lì, solo per averti parlato in modo pacifico e cancellato senza bloccarti crede di non aver fatto nulla di provocatorio. E invece no. Per l'ingrato bagnino, incapace di apprezzare le tue verticali quasi diritte nell'acqua, acqua che solo tu hai il coraggio di intiepidire a modo tuo, è necessaria una lezione che gli insegni cosa succede a chi ha l'impudenza di manifestare estraneità a te e alle tue geniali trovate.
Quello lì credeva di avere a che fare con uno qualsiasi. Non sapeva di avere a che fare con il Blocca Ripicca, colui che fa giustizia se gli togli l'amicizia.

Come un matto appena espulso da una piscina in manutenzione che reagisce inviando al gestore una raccomandata con su scritto "Ti diffido dal chiedermi di rientrarci", tu, blocca ripicca, ti riveli mezzo marzialista del web e mezzo personaggio western mentre pensi "Haha, Stupido! Avresti dovuto bloccarmi tu prima!", con in mano un mouse impaziente di fare il suo lavoro, che per un attimo tieni a bada... "Aspetta, bello, aspetta... fra poco lo farai... ma prima devo scrivere l'ultima cazzatina, la cui risposta non potrà raggiungermi con nessuna notifica... Uah Uah Uah! Ho vinto... HO VINTOOOoooo".

Hai vinto, ok, ma cerca di capire cosa.
Hai vinto la figura della gattara psichiatrica. La figura del bambino tardo e penosino. La figura della volpe che grida all'uva di starle lontana e non provare assolutamente ad avvicinarsi.



Se poi concludi con parole tipo "buona vita", fai venire voglia di rivolgere lo stesso augurio (però sincero) più che altro a chi ti sta intorno... perché sperare non costa nulla, e magari ci sarà qualcuno che dice di te che basta saperti prendere, perché in fondo da quelli come te nascono i fior.
Ma questo l'utente bloccato non lo saprà mai e dunque, a così immediato ridosso dal tuo eterno addio, quale adatto commiato potrà esserti rivolto, facesbroc, il cui nominativo su FB è mutato da blu a nero, mentre da sedicente dolce e cioccolatoso amico ti sei improvvisamente trasformato in qualcosa che cioccolato non è? Boh... Il pozzo nero ti sia lieve.