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07 febbraio 2023

Un'imbecillità nascosta alla luce del Sole

Non credo che esista il diavolo, ma è utile prendere in considerazione una cosa affermata da chi ci crede: una delle cose che il diavolo è più bravo a fare è nascondersi. È facile riconoscere il male in una rapina, in un omicidio, in un’ingiuria. Ma esiste tutta una serie di azioni e omissioni che vengono fatte passare per veniali o addirittura normali e che invece possono dare origine a grandi danni. Mi vengono in mente due tipi di azioni del genere.

Il primo tipo è l’azione che comporta un piccolo danno, che diventa enorme se moltiplicato per il numero di persone che la compie (ad esempio ignorare norme ecologiche o premiare con gli acquisti aziende che si comportano in modo non etico). Un’azione di cui tutte le persone sono responsabili, tutte persone che se interrogate in merito dicono “tanto lo fanno tutti, se smetto solo io non cambia nulla” (praticamente si dano la colpa a vicenda, cioè ognuno sostiene che sono tutti responsabili tranne egli stesso... se non fosse una tragedia sarebbe davvero spassosa sta cosa).

Il secondo tipo è l’azione che, anche da sola, può comportare un grave danno, ma di cui l’imbecille non sente la responsabilità perché quel danno non è sicuro si manifesti, oppure perché si tratta di un’azione a cui concorre anche qualcun altro, ed è di questo tipo di azione di cui parlerò in questo post. C'è purtroppo un problema. Non solo l’imbecille non sente la responsabilità di questa azione. Può darsi che questa responsabilità non la veda neanche tu che stai leggendo: forse se ti dico subito a cosa mi riferisco la tua reazione sarà “Oh no, che noia! Che esagerato!”, perché la scena a cui penso solitamente viene considerata al massimo una birichinata, tranne che nel caso in cui quel torto venga fatto a tuo figlio, nel qual caso diventi una bestia feroce che più feroce non si può. In tutti gli altri casi, birichinata. Ecco perché non inizio dall'inizio: voglio iniziare dalla fine.

Da ora in avanti, per semplicità espositiva, ti offenderò, assumendo che la cosa su ipotizzata e preceduta da un "forse" corrisponda alla realtà. In effetti purtroppo accade tanto tanto spesso, e se non è il tuo caso meglio così.

Dicevo: voglio iniziare dalla fine. Una brutta fine. Morte. Bruta morte, preceduta da settimane, mesi di sofferenza fisica, non autosufficienza, frustrazione, depressione, paura. Immagino che se io ti chiedessi quanto è brutto da zero a dieci questo scenario mi risponderesti una cifra che si aggira intorno al 10, e su questo sono d’accordo con te. Sono d'accordo con te e vorrei dirti che mi sembri intelligente, ma non posso, perché non lo penso affatto. Infatti tu manchi di riconoscere il giusto punteggio da zero a 10 su un altro scenario altrettanto importante. Anche quello è 10 e tu, imbecille, non te ne rendi conto. Eppure non è difficile. È facilissimo. E tu niente, non ce la fai. Se fosse difficile, o anche difficilino, oppure non esattamente facilissimo, ti direi che non sei granché acuto. Ma è troppo facile. Ecco perché sei un imbecille, e lo sei nella misura in cui alzerai gli occhi al cielo quando ti dirò a cosa mi sto riferendo. Mi riferisco all’impatto che ha avuto su quella persona morente l’assassino che gli ha offerto la prima sigaretta. E siccome sei un imbecille, oltre ad alzare gli occhi al cielo adesso mi dirai che se non avessi offerto tu quella sigaretta prima o poi l'avrebbe fatto qualcun altro. Madonna che imbecille. Che giustificazione da scuola dell'infanzia. Già lì si insegna che non è una giustificazione, ma quel giorno eri assente oppure fin da allora eri già troppo imbecille per capirlo. Siccome sei imbecille, mi dirai che il tizio non è stato obbligato, che avrebbe potuto rifiutarla, che la responsabilità, che il libero arbitrio, che sto cazzo. Siccome sei un imbecille, parli come se io avessi negato la responsabilità del fumatore, cosa che non ho fatto, e fingi di ignorare che la responsabilità di un'azione può essere attribuita anche a più di una persona.
Siccome sei un imbecille, fai benaltrismo e giustifichi l’ingiustificabile, come quelli che dicono “a me non mi fa pena, gli sta bene” quando parlano di poveretti che sono caduti in una truffa che era evidentemente tale, come se una persona per essere ingenua meritasse una punizione. Imbecille. Le decisioni dannose sono il risultato di due fattori: la vulnerabilità della persona e il presentarsi dell’occasione. Se una persona è vulnerabile (ingenua, stupida, incapace di una valutazione a lungo termine, o simili) e l’occasione non si presenta, la decisione dannosa non viene presa. Se istighi una persona a suicidarsi, non la stai obbligando, ma se poi si suicida davvero tu sei responsabile del suo suicidio. No, imbecille. Non ho detto interamente responsabile. Ho detto responsabile. Imbecille. Imbecille. Lo so, non lo sapevi che si sarebbe suicidato davvero. Ma nel dubbio è bene non istigarlo. Se vendi a una persona la prima dose di eroina non la stai obbligando, ma stai trasformando la sua vulnerabilità in un’azione autolesiva che potrà portarlo a una morte precoce. E scommetto che persino un imbecille come te darebbe di imbecille a chi obiettasse che si può smettere anche con l’eroina. E faresti bene, perché come è noto solo una piccola parte degli eroinomani riesce a smettere definitivamente di farsi di eroina. Gli daresti di imbecille senza renderti conto che fra te e lui non c’è differenza, perché c’è una forza misteriosa nell’abisso della tua mente disabile che non ti fa vedere quanto ciò sia esattamente speculare all’offrire una sigaretta a una persona che non ha mai fumato oppure che ha smesso di fumare. Lo so, a te sembra diverso, perché il ragazzo a cui hai offerto una sigaretta non è una persona depressa in cerca di una sostanza che la risollevi. Lo so, lui ti sembrava intelligente, responsbile, padrone delle sue scelte bla bla bla. Oppure era un adulto di 40 anni che aveva smesso di fumare e secondo te aveva chiaro il meccanismo con cui si inizia a fumare. Ecco dove sta la tua imbecillità. Sta nell'agire in base unicamente a quello che ti sembra lì per lì. Sta nel comportarti in base a ciò che hai davanti agli occhi, e cioè un ragazzo in buona salute che non verrà certo danneggiato da una sigaretta e del resto se vuole può sempre smettere, e non in base ai dati che sono sotto gli occhi di tutti, e cioè una catasta di morti male e di moribondi in pena che qualche decina di anni fa sembravano intelligenti, responsabili, padroni delle loro scelte e bla bla bla. Imbecille. Imbecille come sono imbecilli le risatine e le battutine che fai quando ti vanti di esser stato più forte di lui perché prima non voleva fumare e tu l’hai convinto. Imbecille quanto è grande la tua soddisfazione o quanto è buia la tua disattenzione nel vedergli assumere una sostanza che potrà ridurlo ad uno schifo, qualcosa che dovrebbe disprezzare e invece grazie a te da ora in poi considererà piacevole e irrinunciabile. Imbecille perché leggendo la frase precedente hai appena pensato “appunto, potrà, mica è detto”, e “grazie a me, ok, ma anche per scelta sua”, come se a questo io non ti avessi già risposto sopra, perché proprio non vuole entrarti in testa che anche contribuire in parte a una decisione costituisce responsabilità; proprio la tua mente di imbecille è impermiabile al fatto che anche se il danno è potenziale si dovrebbe non correre il rischio, data la sua portata. Imbecille.

Ah, sei imbecille, e devi andare affanculo, anche se la sigaretta gliel’hai data perché te l’ha chiesta l'aspirante neo-fumatore o l'ex-fumatore aspirante recidivo. Perché esiste anche il dissuadere, e in questo caso è un dovere. No, non si tratta necessariamente di spendersi in un mega-bacchettamento su quanto sia sbagliato fumare. Basta dire tipo “Non voglio essere scortese, ma il tabagismo è una malattia e io non voglio contribuire in nessun modo a contagiarti”. Se è legittimo dirlo a un bambino, lo è anche dirlo a un ragazzetto o a un adulto, dato che evidentemente se stanno per fumare non hanno chiaro il fatto che diventeranno dipendenti e potenzialmente malati di patologie che gliene faranno pentire. E no, probabilmente la sua reazione non sarebbe andare a comprarsi un pacchetto di sigarette. E comunque tu comportati da persona responsabile. Non ammazzare la gente. Imbecille.

22 febbraio 2022

Vaccino anti-Covid e paradosso di Simpson

Pubblico questo articolo a scoppio ritardato. Me ne sono reso conto poco fa: dello stesso argomento hanno parlato tantissime altre pagine web. Ma io sono più simpatico. E inoltre... vedi sotto.

Tempo fa in una discussione sui vaccini un utente su Facebook mi fece notare un dato che, di primo acchito, avrebbe potuto far pensare che per una particolare fascia di persone un vaccino anti-covid si era dimostrato dannoso.

Public Health England, abbreviato PHE, è un’agenzia del Ministero della Salute e delle Politiche Sociali inglese. Attingendo a fonti evidence-based, fornisce al governo inglese dati aggiornati concernenti la salute.

A questo link di PHE è pubblicato un report del 20 agosto 2021 intitolato “SARS-CoV-2 variants of concern and variants under investigation in England”.

A pagina 22 è riportata la tabella “Frequenza di codice rosso e morte nei pazienti affetti da variante Delta in Inghilterra a seconda dello stato vaccinale (dal 1° febbraio al 15 agosto 2021)”. La tabella mostra i dati sugli ultracinquantenni morti entro i primi 28 giorni dalla specimen date (cioè dalla data in cui è stato prelevato il campione biologico che ha consentito la diagnosi di positività).

Fra questi morti i vaccnati erano più del doppio dei morti non vaccinati: 737 persone avevano fatto la seconda dose di vaccino (di cui 85 da meno di 21 giorni e 652 a più di 21 giorni), mentre solo 318 persone erano non vaccinate.

A una persona il cui mestiere non riguarda la ricerca scientifica né la statistica, considerare questi dati potrebbe suggerire che il vaccino negli ultracinquantenni aumenta le probabilità di morire nel primo periodo dopo la diagnosi.

Cosa che però non è vera. L'illusione è frutto del paradosso di Simpson, che un altro utente mi ha fatto notare.

Lo conoscevo già, ma in quel momento mi era sfuggito. Poi, quando ho letto "Simpson" mi è subito tornato in mente il metodo con cui in USA negli anni '90 il legale dell'ex-star del football americano O.J. Simpson, accusato di aver accoltellato a morte sua moglie, convinse la giuria popolare del fatto che incarcerare l'imputato sarebbe stato ingiusto, perché Simpson era sì violento nei confronti della moglie, ma le statistiche dicevano che solo 1 marito violento su 1500 (mi pare) ammazzava la moglie. Quindi secondo lui c'era una probabilità su 1500 che Simpson fosse colpevole. Paradossalmente l'essere violento contribuiì a scagionarlo. Dato più significativo, anche se non sufficiente da solo a incriminare una persona, è quello che si ottiene chiedendosi, viceversa, quale sia la percentuale di assassini che prima di uccidere la moglie sono violenti nei suoi confronti, e cioè quasi il 100%.

Tornando a covid e vaccini, era ovvio che la maggior parte dei morti di covid fosse vaccinata, dal momento che in quel periodo in Inghilterra quasi tutte le persone in quella fascia di età erano vaccinate.

Dopo che mi è stata rinfrescata la memoria su questo tipo di manipolazione statistica ho cercato e trovato il paradosso di Simpson su Wikipedia. Strano che non ci sia riportato il su spiegato aneddoto che gli dà il nome. Ecco, fatto io. E dato che ci sono... O. J. Simpson nel 2007 è andato in carcere per rapina a mano armata in un albergo di Las Vegas. Condannato a 33 anni di detenzione, è uscito nel 2017 per buona condotta, rimanendo in libertà vigilata fino al dicembre 2021.

01 dicembre 2020

Ricetta medica non ripetibile: non obbligatori carta intestata e timbro

Un medico ti dice che non può farti la ricetta per acquistare un farmaco, perché non ha con sé il ricettario né il timbro. Una motivazione che di primo acchito potrebbe sembrarti plausibile. Ma è davvero così?

Il fatto che siamo abituati alle ricette mediche scritte su un foglio di un certo formato (solitamente A5, cioè metà del comune foglio da stampante A4), foglio che proviene da un blocchetto in cui è stata stampata dal tipografo un'intestazione ("carta intestata"), in fondo al quale la firma del medico si mischia all'impronta di un timbro non significa che esista una normativa secondo cui una ricetta debba avere queste caratteristiche.

Quello che a volte neanche il medico non sa è che carta intestata del blocchetto + timbro non sono nulla di obbligatorio.

Solo ciò che è stabilito dalla legge è obbligatorio, e alla legge il farmacista dovrà attenersi. Fortunatamente, al contrario di quanto appena detto per il medico, è molto più difficile che un farmacista ignori la normativa in merito, perché se rifiuta di dare un farmaco a un paziente che presenta regolare ricetta rischia sanzioni piuttosto gravi.

Dunque, al di là della prassi, che ha unicamente valore pratico ed estetico, quali sono davvero, le caratteristiche che deve avere una ricetta non ripetibile per essere valida ai fini dell'ottenimento di un medicinale in farmacia?

Le elenco qui sotto, con relativo riferimento normativo.

  • Codice fiscale del paziente
 (D.lgs 219/2006, art. 89, comma 4)
  • I seguenti dati del medico apposti con timbro oppure stampati:
    • Nome e cognome del medico
    • Eventuale struttura di cui il medico è dipendente
  • Data
  • Firma
  • Eventuali dati relativi all'esenzione dal pagamento

(D.lgs 219/2006, art. 89, comma 5)

Da notare come il nome e il cognome del paziente non sono obbligatori, mentre il codice fiscale lo è. Nella mia esperienza accade invece che nome e cognome vengano sempre scritti, con omissione del codice fiscale, omissione che comporta una sanzione da 300 a 1.800 euro (D.lgs. 219/2006, art. 148, comma 9)!

Chi non ci crede può controllare sul sito dell'Agenzia del farmaco, e più precisamente a questa pagina.

Conclusione: per fare una ricetta non ripetibile le uniche cose necessarie sono un pezzo di carta di qualunque misura (la normativa non parla di formati del foglio), una penna e, in mancanza di timbro e carta intestata, una stampante collegata a un computer funzionante... reperibili ad esempio in casa propria o in copisteria.

16 aprile 2020

Il fenomeno no-vax non è solo colpa degli antivaccinisti

Mi pare abbastanza evidente che i vaccini siano fra le migliori invenzioni del ventesimo secolo, che hanno salvato e continuano a salvare milioni di persone dalla morte e dalla disabilità di varie malattie virali.

La disinformazione, che in generale trovo odiosa, è da condannare soprattutto in argomenti di vitale importanza come quello della salute. Purtroppo esistono fazioni di anti-vax, cioè antivaccinisti, e di free-vax, cioè sostenitori della libertà di vaccinare oppure no i propri figli anche per malattie potenzialmente pericolosissime.

Purtroppo esistono pseudo-scienziati e pseudo-studiosi come quelli di cui ho parlato in questo articolo e in quest’altro, che con il loro carisma e la loro abilità di dare un tono scientifico a ciò che dicono influenzano migliaia di persone instillando loro il dubbio sul fatto che vaccinarsi sia buona cosa, e soprattutto dubbi irrazionali sulla bontà delle informazioni e raccomandazioni provenienti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dai canali istituzionali della propria nazione.

Ma come sostengo da tempo, la colpa della scarsa fiducia di alcune persone nei confronti delle fonti istituzionali non è sempre e solo dei ciarlatani, delle medicine non scientifiche e di tutto ciò che si presenta come alternativo o avverso nei confronti della "medicina ufficiale", così chiamata con accezione dispregiativa.

A volte è colpa della malasanità, intesa come errore medico. Ma si sa, l’imperizia di un operatore non può invalidare la scienza medica, se non nella testa del protagonista della vicenda e dei suoi cari, impossibilitati ad essere razionali a causa della comprensibile emotività.

Altre volte invece - ed è qui che mi voglio soffermare - è colpa della malasanità intesa ,però, in un altro senso, e cioè la cattiva o inesistente comunicazione fra gli erogatori del servizio e i pazienti, o la cattiva o inesistente comunicazione fra gli enti pubblici deputati alla tutela della salute. Cattiva comunicazione che spesso rimane tale nonostante i solleciti, che dovrebbero essere sufficienti a risolvere una eventuale svista. Ecco che non dobbiamo stupirci se in occasione di certi episodi qualcuno inizia a nutrire dubbi sulla buona fede degli operatori e dubbi sulla bontà di una pratica medica.

Ne è un esempio il caso che sto per riportare, in cui la sicurezza di un vaccino è stata probabilmente messa in dubbio da migliaia di lettori di una giornalista che non ha fatto disinformazione, ma ha raccontato un fatto. Dubbio che forse si sarebbe potuto evitare se gli enti preposti si fossero comportati in modo corretto.

Ecco la storia.

In questo articolo su Il Giornale del 2012 Giulia Locati raccontò di una dodicenne ricoverata in rianimazione neurochirurgica all'ospedale Niguarda, che quattro giorni prima aveva fatto il vaccino anti HVP.

Tornò a parlarne nel 2017 nello spazio dei commenti di quest'altro suo articolo (purtroppo si trattava di un’intervistava Montanari, ma su questo sorvoliamo), in cui scriveva:
Dove sono i dati di farmacovigilanza che Aifa dovrebbe raccogliere? Perchè la 12enne di cui mi occupai 4 anni fa, che finí sulla sedia a rotelle dopo la prima iniezione di anti papilloma, è considerata un fantasma?
[…] Aifa per legge dovrebbe raccogliere tutte le segnalazioni […]
Come spiegato dall'autrice nel primo articolo, Gaetano Elli, direttore medico di presidio dell’ospedale di Niguardia, aveva detto che il fatto era stato immediatamente segnalato alle autorità competenti, che sono Asl, Aifa e ministero della salute, e invece…
Ho interpellato Aifa, ministero, ISS e Regione, per anni, quel caso non è stato mai annoverato non dico fra gli eventi avversi certi, ma fra le segnalazioni post vaccinazione. E se un caso è capitato, quanti altri?
Ho tampinato gli uffici ogni sei mesi per vedere come [la presunta segnalazione] venisse catalogata. Niente di niente. Fra gli eventi avversi post vaccinazione anti papilloma compaiono solo "pomfi rossi" e "prurito nella sede di iniezione". Bisognerebbe dirlo a chi spende tanto denaro (pubblico) nella comunicazione pro vaccini: sono queste omissioni che fanno allontantanare le famiglie. Basterebbe dire la verità e spiegarla.
Credo che Giulia Locati in questo caso abbia ragione: la mancanza di trasparenza, chiunque ne sia il responsabile, è sempre da condannare, specialmente quando questa mancanza consiste nel non osservare una normativa di farmacovigilanza.

12 aprile 2020

Stefano Montanari e Antonietta Gatti: alcuni esempi sulla loro disinformazione

In questo articolo parlerò di chi sono, cosa fanno ma soprattutto cosa hanno affermato il dott. Stefano Montanari e Antonietta Gatti; si capirà dunque perché io come tante altre persone abbia una pessima opinione di loro e perché, stufo di vedere ogni tanto condiviso su FB un intervento di Montanari, ho scritto uno sfogo in quest’altro articolo, in cui giustifico l’indisponibilità a leggere o ascoltare qualsiasi altra parola che esca dalla sua bocca, perché quando è troppo è troppo (ed essendo io molto, molto stufo, questo è l'ultimo articolo che scrivo su queste due persone).

Le affermazioni di Montanari che citerò (a volte non alla lettera, ma aggiustando leggermente il testo senza cambiarne il senso, per motivi di maggiore leggibilità) sono tratte da vari convegni (principalmente “Le vaccinazioni di massa”, tenutosi a Padova il 5 ottobre 2013), dal suo blog stefanomontanari.net e dalle sue parole riportate dalla giornalista Gioia Locati, sua simpatizzante, nello spazio dei commenti dell’articolo a pag http://blog.ilgiornale.it/locati/2017/02/11/vaccini-sporchi-minacce-ai-ricercatori-/

STEFANO MONTANARI E ANTONIETTA GATTI: CHI SONO E COSA FANNO (E CHI CREDONO DI ESSERE E COSA CREDONO DI FARE)

Stefano Montanari è un laureato in farmacia; sua moglie Antonietta Gatti è laureata in fisica.
Nel 2013 Montanari diceva a un convegno:

“Mia moglie l’anno scorso [2012] è stata inserita dai nostri colleghi a livello mondiale, calcolate qualche decina di migliaia di scienziati, tra i 32 scienziati top al mondo, e gli italiani non lo sanno”

In realtà è stata accettata come “fellow” dall’International Union of Societies for Biomaterials Science and Engeneering (i fellow di quella società scientifica sono quasi 300), e “scienziata top al mondo” no, non è una nomina che ha conseguito.

Quando, all’età di 63 anni, è andata in pensione, suo marito ha parlato di prepensionamento dovuto alla persecuzione di cui i due sarebbero stati vittima (ma un ricercatore in italia viene mandato in pensione a 63 anni per legge). Subito dopo ha dichiarato la sua assunzione all’ISTEC di Faenza, il cui personale, interrogato, ha detto di non conoscerla.

Montanari e Gatti lavorano nel loro laboratorio di analisi Nanodiagnostics, in cui dicono di fare ricerca sulle nanoparticelle, cioè particelle o strutture più piccole di 100 nanometri, l’ordine di grandezza di proteine e virus.

In seguito a un’indagine su un vaccino contro il papillomavirus, Montanari affermò di aver trovato particelle di bismuto e piombo. La dott.ssa Stefania Salmaso, direttrice del Centro Nazionale di Epidemiologia, dell’Istituto Superiore di Sanità, osservò che tali analisi sono estemporanee e non ripetibili. Il commento di Montanari:

“...come se noi fossimo dilettanti; rendo noto che il mio laboratorio è inserito dalla Comunità Europea fra i 100 di punta di tutta l’Unione”.

Bella argomentazione. E poi che significa? Ci sono anche laboratori non di punta nell’UE?

Nel 2017 Montanari sostenne di aver ricevuto minacce che avrebbero spinto lui e sua moglie a smettere di parlare di vaccini. Lo scrisse nell’articolo del suo blog intitolato “Sipario”, in cui a un commento sull’opportunità di denunciare le minacce rispose:

“Le minacce sono fatte da chi sa come farle. Siete tutti voi a dover reagire scrivendo all’Università di Urbino e all’Ordine dei Medici.”

Nell’articolo scrisse che avrebbe così smesso di occuparsi di vaccini, salvo poi tornare a farlo nel 2020 ai tempi del coronavirus.

LA CANTONATA DELLA GATTI SUL’URANIO IMPOVERITO: L’INCHIESTA RITARDATA DI 10 ANNI

I coniugi Montanari sono conosciuti per le loro osservazioni antiscientifiche in cui affermano la pericolosità dei vaccini a causa delle loro impurità.
È interessante che proprio quando c’era da dare davvero la colpa ai vaccini, e cioè nell’inchiesta sul Poligono Interforze del Salto di Quirra, i coniugi Montanari fecero l’opposto! Montanari nel 2013 affermò che chi correla una morte di una persona a un vaccino è in malafede o ignorante. Si riferiva al prof. Franco Nobile, oncologo presidente della Lega Tumori di Siena, consulente della commissione senatoriale di inchiesta. La verità è che a causa della Gatti e di altri depistatori, che sostenevano che la causa dei linfomi dei militari fosse l’uranio impoverito dei proiettili, si persero 10 anni nell’accertare la responsabilità delle vaccinazioni intensive e irrazionali.

IL LABORATORIO NANODIAGNOSTICS

In un filmato Montanari mostra il suo laboratorio (https://youtu.be/EBxgF30B484).

Il trattamento dei campioni di tessuto mostra gravi errori di procedura che possono determinare la contaminazione in laboratorio: dal momento del prelievo fino all’analisi con microscopio elettronico a scansione, i campioni vengono a contatto con strumenti chirurgici, contenitori, reattivi, fissativi, coloranti e l’aria dell’ambiente.

Mostra alcuni campioni di tessuto dicendo che sono sotto paraffina, un derivato del petrolio. Ma neppure la paraffina farmaceutica può essere completamente priva di contaminazione da polveri.

Mostra il micròtomo che usa per tagliare i tessuti da analizzare, la cui lama, che come tutte le lame durante l’uso perde il filo e cioè perde materiale, potrebbe contaminare i campioni analizzati. La giornalista Giulia Locati ha riportato in un commento al suo articolo queste parole di Montanari:
”Le lame perdono frammenti a seconda del materiale di cui sono fatte, del materiale che tagliano e delle modalità con cui sono usate”
Il micòtomo utilizza lame in acciaio al carburo di tungsteno. L'acciaio è una lega di ferro, cromo, nickel e altri metalli. Nei campioni biologici spesso hanno detto di aver trovato trovare ferro, cromo, nickel e tungsteno.

Da quello che si vede nel filmato, il campione viene manipolato in un modo che non garantisce la non contaminazione da parte delle polveri presenti nell’aria della stanza. Una tipica atmosfera urbana può contenere 10.000.000 di nanoparticelle per cm cubo, il 14% delle quali costituite da metalli di transizione (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15116832). Tra i metalli di transizione troviamo ad esempio titanio, vanadio, zirconio, cromo, manganese, ferro, molibdeno, tungsteno, cobalto, nichel, rame, rodio, palladio, argento, iridio, platino, oro, zinco, cadmio, mercurio. L’aria del modenese non è esente da inquinanti. Ad esempio a Modena nel 2012 è stato registrato 85 volte il superamento del valore limite giornaliero di polveri sottili; il valore medio annuale è stato 38 microgrammi per metro cubo.

GLI STRAFALCIONI SU CONCETTI DI BASE

Nel suo articolo Giulia Locati disse a Montanari: ”Qualcuno sostiene che le concentrazioni di inquinanti sono infinitesimali, si paragona la più grande a un miliardesimo di milionesimo di mole… una piccolezza simile non può nuocere”. Montanari rispose:

“Ma un’ignoranza così grande sì. La mole è l’unità di misura delle molecole non delle particelle che contengono a loro volta centinaia di molecole […]”

Come dire che la dozzina è l’unità di conteggio che si usa solo per le uova. Dire “una mole della cosa X” equivale a dire “una quantità della cosa X pari al numero di Avogadro” (il numero di Avogadro è il numero di atomi presenti in 12 grammi di carbonio 12, e cioè 6,02214076 x 10 23). Chiaramente la cosa X può essere “atomi”, “molecole”, specifici gruppi di particelle… Questo lo sa anche uno studente di quarta liceo.

Montanari ha affermato che

Se il mercurio si posa sui globuli rossi impedisce loro di portare emoglobina ai tessuti.

Da dove ha preso questa informazione non si sa. Non certo in un testo di tossicologia (forse si è confuso col monossido di carbonio? Ma questo non forma certo nanoparticelle!)

La cellula contenente la nanoparticella si riproduce, e genera cellule che dentro di loro non hanno le nanoparticelle.

Dunque le nanoparticelle che fine hanno fatto??!

Le particelle di cui noi ci occupiamo non si sciolgono né nell’acqua né nei grassi; questo fa sì che siano eterne: né la natura, né la tecnologia umana sono in grado di liberarsi di queste polveri. Una volta prodotte, è per sempre.

Pare che Montanari non abbia presente la diagenesi, fenomeno per cui le polveri si depositano e col tempo formano rocce.

Per il particolato non è stato identificato nessun livello di sicurezza (cioè non esiste una quantità minima di particolato nell’aria sotto la quale la nostra salute è al sicuro).

Ovviamente è una stupidaggine: il veleno lo fa sempre la dose, che può essere anche bassissima, ma esiste comunque. Basti pensare che nell’aria di alta montagna ci sono in media 10.000 particelle per centimetro cubo. Eppure lui è convinto:

“Con le nanoparticelle non si può applicare la regola di Paracelso secondo cui è la dose a fare il veleno. Perché può bastare una sola particella che danneggia una cellula a scatenare un danno irreversibile. Con le particelle ciò che conta è dove finiscono la loro corsa, quanto sono grandi, che forma hanno e che composizione chimica. La quantità è un fattore decisamente secondario che può solo influenzare statisticamente la possibilità di colpire bersagli più o meno sensibili”

Se fosse vero, considerata la quantità di nanoparticelle che inaliamo, dovremmo morire tutti in tenera età ed estinguerci. E invece le pneumoconiosi insorgono con probabilità e gravità diversa a seconda che una persona abbia lavorato stando esposto alle polveri per un periodo più lungo o meno lungo; le patologie polmonari dovute al tabagismo (che comporta un enorme inalazione di nanoparticelle) sono correlate a quante sigarette al giorno il soggetto ha fumato e agli anni di tabagismo. Nozioni, queste, non solo ampiamente provate dala scienza, ma anche facilmente intuibili.

Sulla possibilità che la lama del micròtomo possa contaminare i campioni di tessuto analizzati nel suo laboratorio Montanari ha detto in un’intervista:

“Le pare che la farina possa scalfire una lama? Nessun formaggio o salame affetta l’acciaio”.

Ma anche un bambino sa che le lame, col tempo, perdono il filo, e cioè si consumano perdendo materiale. Del resto lo sa anche Montanari, che nel suo blog a pag http://www.vitalmicroscopio.net/2014/11/06/cavolo-mangiamo-2/ ha scritto:
“La cosa più buffa fu scoprire che l’unico produttore di mortadella il cui prodotto era stato trovato esente da inquinamento di particelle d’acciaio proveniente dalle lame di lavorazione rifiutò di usare quel suo vantaggio a livello d’informazione per la clientela. La motivazione addotta, e certamente accettabile dal punto di vista di chi fa business e non altro, fu che, se i clienti, notoriamente considerati imbecilli e come tale trattati, vengono informati del problema magari da un grillo qualunque che non ci ha capito niente, non comprano più la mortadella, buona o non troppo buona che questa sia. Insomma, per non rovinare il mercato non si dice niente a nessuno e si mangino in tutta gaiezza i granelli d’acciaio.”

L’ATTEGGIAMENTO ANTISCIENTIFICO

Montanari ha detto che

prima i bambini autistici erano uno ogni 2000, ora sono 1 su 80, probabilmente a causa non solo dei vaccini, ma anche dell’aria che respiriamo e degli alimenti contaminati, su cui cadono le polveri con nanoparticelle.

Per smontare questa affermazione, che comprende la grave quanto antiscientifica accusa ai vaccini di causare l’autismo, basta considerare che negli ultimi decenni non sono aumentati i casi di autismo, ma le diagnosi di autismo, perché sono cambiati i criteri di diagnosi; inoltre è aumentato il numero di genitori che, notato un comportamento atipico del figlio, chiedono un consulto medico.

Le polveri di oggi stanno provocando delle malattie nuove, ma diventano anche causa di malattie che eistono già, con meccanismi completamente diversi da quelli che conoscevamo.

Affermazione non supportata da alcuna prova scientifica. Per tentare di dimostrarla, fa questo esempio:

Il diabete è sempre stato legato alla dieta [qui dunque sembra si riferisca al diabete di tipo II]
Quando sono crollate le torri gemelle a New York si sono formate delle polveri sottili […] Il diabete è andato alle stelle. Non c’era zucchero in queste polveri. Il diabete è andato alle stelle perché queste polveri sono andate a finire nel pancreas, nelle isole di Langherans, che sono le produttrici dell’insulina [ma questo è il diabete di tipo I, che non è provocato dall’alimentazione!], un meccanismo completamente diverso [e invece è una patologia diversa]. È un meccanismo che i medici non conoscono, ma è quello che si vede sperimentalmente [alla faccia della sperimentazione… quale?]

Secondo Montanari la correlazione è lampante, senza che ci sia bisogno di verificare una corrispondenza statistica fra la presenza di polveri e le varie patologie.

Parlando del suo laboratorio Montanari dice di osservare gli elementi chimici del campione di tessuto analizzato,

“…che poi sono gli inquinanti che possibilmente o probabilmente hanno provocato la malattia”

“Possibilmente o probabilmente” ? Insomma, si può stabilire una correlazione fra presenza di polveri e la malattia col solo criterio topografico? Certo che no. La valutazione del rapporto di causalità segue i criteri cronologico, topografico, dell’idoneità, della continuità fenomenica e dell’esclusione. Ma questo a Montanari sembra sfuggire.

“Se una nanoparticella si deposita su un rene o su un qualsiasi altro organo, questo non è mai in grado di liberarsene”

Affermazione inventata. Numerosi studi dimostrano che le naoparticelle possono essere rapidamente eliminate per via renale o biliare.

Le nanoparticelle si depositano sugli organi e provocano tumori

Affermazione non verificata. I coniugi Montanari - Gatti hanno analizzato tessuti anatomici malati senza confrontarli con tessuti sani, quindi non dimostrando la correlazione fra nanoparticelle e patologia.

“Se nello sperma ci sono nanoparticelle di piombo, una volta immesso nel canale vaginale, provoca la sindrome del seme urente, cioè il canale vaginale si si ustiona e si formano piaghe sanguinanti e dolorose non trattabili chirurgicamente né farmacologicamente”

Affermazione mai provata scientificamente.

Le nanoparticelle provocano la formazione di trombi.

Affermazione fuorviante in un contesto di critica nei confronti dei vaccini, in cui è stata pronunciata. Nel ratto è stato osservato che le nanoparticelle accelerano la formazione di trombi. Questo non autorizza a pensare che i vaccini, eventualmente contenenti nanoparticelle, aumentano in modo apprezzabile il rischio di trombosi. Infatti è enorme la quantità di nanoparticelle che assumiamo nel corso dell’intera vita o anche solo in tenera età, e che finiscono nel sangue. Lo facciamo (stando agli studi sugli animali) attraverso polmoni, mucosa nasale, cute, stomaco, intestino. Con alimenti cosmetici, mediante il contatto con vestiti e oggetti, assumiamo qualcosa come mille miliardi di nanoparticelle al giorno, contenuti per lo più negli additivi. Queste nanoparticelle vengono espulse attraverso gli apparati digerente e respiratorio e con la sudorazione. Da questo si capisce quanto irrilevante sia la quota di nanoparticelle eventualmente assunte tramite vaccini.

“Un conto è quando respiriamo inquinanti, li inaliamo ma poi li buttiamo fuori. O quando li mangiamo. Ma è ben diverso quando le particelle sono iniettate sotto cute, in questo caso non ne esce nessuna, l’organismo non è capace di espellerle”

Le nanoparticelle, proprio perché piccole, sono le particelle che più facilmente passano da tessuto a tessuto. Quindi sì, passano facilmente dal sito di iniezione di un farmaco, cioè il muscolo nel caso dei vaccini, al circolo ematico, per poi passare i reni ed essere espulse.

“Le nanoparticelle passano anche dalla donna incinta al feto, infatti guardate questo agnello nato malformato dopo che alla madre era stato somministrato un vaccino”

Si trattava del vaccino contro la malattia della lingua blu, che aveva come effetto collaterale la malformazione dei feti degli agnelli; nonostante ciò vennero vaccinate anche le pecore gravide. La specifica correlazione con le nanoparticelle è una pura supposizione di Montanari.

A Mantova l’autopsia su un bambino morto a 8 ore dalla nascita evidenziava una grande presenza in vari organi delle stesse nanoparticelle trovate nell’aria inquinata di Mantova. Era un bambino leucemico con madre sana. In questo caso il feto fa da “spugna” che assorbe tutte le nanoparticelle, mentre la madre non ne subisce le conseguenze.

Si potrebbe fare questa affermazione dopo aver fatto esami sulla mamma, trovandola priva di una quantità importante di nanoparticelle, cosa che non è stata fatta.

Il mercurio non viene più usato come conservante per i vaccini. Ma Montanari, senza portare prove, dice che è ancora usato. Quello che veniva usato era etilmercurio, innocuo e facilmente eliminabile dall'organismo per via epatica. Ma Montanari descrive i danni di legami proteici tipici del metilmercurio, dannoso e difficilmente eliminabile dall’organismo.

“Si racconta che il mercurio sia stato tolto dai vaccini. Non è così. Il mercurio è indispensabile alla preparazione perché le sostanze biologiche di cui sono fatti i vaccini possono essere attaccate da funghi e batteri. L’unico modo per evitare contaminazioni di quel tipo è inserire mercurio e poi cercare di eliminarlo. Ma il mercurio è tecnicamente impossibile da eliminare del tutto.”

Eppure stando al famoso articolo di Gatti e Montanari il mercurio risulta assente in tutti e 44 i vaccini da loro analizzati. Allora delle due una: non c’era mai stato, oppure era stato eliminato del tutto.

Sul blog di Montanari, a pag https://www.stefanomontanari.net/sipario/ un utente scrisse: “Mi pare che la misera qualità dello studio di Montanari (che fa l’offeso e non risponde alle critiche) sia talmente misera da non consentire alcuna conclusione sulla purezza dei vaccini”. Montanari rispose:

Ma perché non fate le analisi voi?

Ecco perché: se la qualità del tuo studio già lo classifica come spazzatura, non vale la pena fare una verifica: è spazzatura e basta. L’onere della prova ce l’ha chi ha avuto l’idea di fare un’affermazione, non chi ne dubita.

LO STUDIO SPAZZATURA PUBBLICATO SULLA RIVISTA PREDATORIA

Nel loro articolo "New Quality-Control Investigations on Vaccines: Micro- and Nanocontamination", pubblicato sulla rivista predatoria "International Journal of Vaccine and Vaccination", Gatti e Montanari elencano una serie di vaccini nei quali, con il loro microscopio, avrebbero trovato varie sostanze, spesso metalliche. Ma non c'è nessun controllo né in doppio cieco, né in cieco, né senza cieco.
Lo studio è stato ben sbufalato in questo articolo in lingua inglese:
http://www.skepticalraptor.com/skepticalraptorblog.php/another-anti-vaccine-article-bad-journal-bad-data/
Comunque un’ottima spiegazione la dà anche Medbunker a partire dal paragrafo “La scoperta dell'acqua calda” del suo articolo a pag
http://www.medbunker.it/2017/02/i-vaccini-inquinati-unesperta-dice-di-no.html

Su un sito antivaccinista viene detto che in seguito allo studio di Gatti e Montanari fu stato fatto nel 2016 un altro studio su 16 fiale di vaccini nel laboratorio clinico ed ambientale Micro Trace Minerals, con sede in Germania, studio in cui sono state così trovate tracce di mercurio, nichel, arsenico, uranio, alluminio. E però, per la metodologia usata, anche questo studio è spazzatura.

ALTRE FESSERIE SUI VACCINI

Rimanendo in tema di vaccini (ma non di Gatti e Montanari, che qui non c'entrano) colgo l'occasione per riportare alcune delle decine di fesserie antivacciniste che trovano sul web…

E il documento Simpsonwood? All’inizio lo studio riportava una correlazione fra vaccini e autismo e altri problemi neurologici, e dopo le revisioni, nella versione pubblicata nel 2003 le conclusioni sono cambiate e i vaccini sono stati assolti!

Era uno studio preliminare, che come tutti gli studi che presentano dati spaventosi. E tutti, una volta approfonditi (non “alterati”), epurati dai confondimenti e evitati i bias, giungono a conclusioni diverse.
E poi se davvero lo studio fosse stato alterato, e se il Thiomersal (fino ad allora contenuto nei vaccini) causava davvero autismo, non si spiegherebbe perché dopo la sua eliminazione dai vaccini l'incidenza di autismo ha continuato ad aumentare.

Le enclave che non vaccinano i figli non hanno casi di autismo!

Falso. Molti studi sulle cause dell'autismo, in particolare quelle genetiche, sono stati fatti ad esempio proprio sulla comunità Amish: nelle comunità chiuse, in cui le persone si incrociano tra loro vengono selezionati geni in un rapporto percentuale maggiore rispetto alla popolazione generale, per cui é piú semplice fare studi riguardo geni rari.
Ecco un esempio di uno studio che correla una variante genica con l'autismo in una comunità Amish: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19302947

ALTRE FESSERIE E SCIATTERIE...

...Le trovi in questo post degli autori dell'ottima pagina Facebook "Biologi per la scienza":
https://www.facebook.com/BiologiPerLaScienza/photos/a.284416352089286/762073417656908/

27 novembre 2017

Burioni e l'immagine del bambino "morto" che non è morto

Pochi giorni fa il prof. Roberto Burioni, nella sua pagina Facebook, scritto un post (vedi immagine qui sotto) su un argomento poi ripreso da Nextquotidiano in questo articolo.

Oggi una mia FB-friend ha postato questa immagine.

Ho commentato così:

No, Burioni non crede che quella madre sia morta, perché 1) è palesemente un'attrice 2) la scenetta è palesemente comica.
Quel bambino dell'immagine sui vaccini non è palesemente una foto a caso. Se il bambino morto esiste davvero, mettici davvero la sua, di foto.
Nota: la foto del bambino è presa da Shutterstock. E i termini di servizio di Shutterstock vietano alcune forme di utilizzo delle immagini che vengono vendute sul sito. Perché non il semplice fatto di aver acquistato un contenuto sul sito non consente di poterlo utilizzare ad esempio per far apparire il soggetto della foto “come affetto o in cura per disturbi fisici o mentali” (vedi https://www.shutterstock.com/it/license)

Commento di una FB-friend in comune:

La posa della foto come Avrebbero dovuta farla? Con la salma riesumata del bambino veramente morto?
Ma come si fa a non notare che Burioni è da internare?
La pubblicità quella dell'AIDS con l alone che circondava le persone affette....eran tutte con esami alla mano scelte apposta ?

Mia risposta:

Non sono io a doverti dire come fare una cosa. Però posso dirti se hai fatto una sciocchezza. Se metti una foto in cui scrivi "Io sono uno dei bambini... etc" lasci intendere che quel bambino sia proprio lui. Se non sei d'accordo e pensi sia palese che si trattasse di un bambino a caso scelto per la rappresentazione, chiediti se il creatore dell'immagine sarebbe stato d'accordo a sostituire la foto con un disegno. Pensa che effetto fa vedere il disegno di un bambino e la scritta "Io sono uno dei bambini...etc". Se c'è una foto invece che un disegno è segno che chi ha creato l'immagine voleva illudere chi guardava che si trattava proprio di lui.
Inoltre il volto del bambino è censurato, e anche questa censura può esser stata messa per u solo scopo: ricordare la privacy, ovvero dare l'idea che la persona raffigurata è proprio quella di cui si sta parlando, e che quindi vada tutelata non mostrandone il viso. Viso che invece su Shutterstock è visibile.
Lo spot sull'AIDS con l'alone non fa testo, perché era una palese finzione con palese valore simbolico.

Sua risposta:

Attaccarsi a ste cose x me.non ha senso. Anzi l'unico senso che trovo è quello di voler a tutti i costi trovare il pelo nell'uovo. Non c'è nulla di costruttivo in quello che Burioni contesta, è palese che lo faccia solo perché non ha altro da dire e questa è malafede.

Mia risposta:

Basta aver voglia di ascoltarlo per accorgersi che in verità ha molte cose da dire. E quella del bambino usato a sproposito è solo una delle tante; non c'è motivo di dire che si tratta dell'unica, né della più importante.
Inoltre cercare il pelo nell'uovo può significare essere pignoli (secondo me in questo caso non è così, perché ritengo la comunicazione fuorviante è un fatto fastidioso e disonesto), ma non è certo sufficiente a dimostrare la malafede. Anzi, in questo caso se proprio devo dire chi mi sembra più in malafede, per me si tratta dell'autore dell'immagine, perché, come ho spiegato sopra, è volutamente ingannevole.
E dato che ci sono, aggiungo un altro elemento a favore di questa tesi:
Il volto del bambino è censurato, e anche questa censura può esser stata messa per u solo scopo: ricordare la privacy, ovvero dare l'idea che la persona raffigurata è proprio quella di cui si sta parlando, e che quindi vada tutelata non mostrandone il viso. Viso che invece su Shutterstock è visibile.

Sua risposta:

Vuoi una simbologia?
Per i più i morti da vaccino NON esistono. Sono dei fantasmi.
Tutte le volte che un volto reale viene mostrato con tutti i danni da vaccino addosso NON esiste..
Ora dimmi soprattutto su Burioni se non ammettere esistano queste realtà è coerenza o malafede.
Da uno cosi lezioni di moralità non le accetterò mai.


Mia risposta:

(Non vedo cosa c'entri la simbologia con quello che hai detto)
Non entro nel merito di quello che accade negli altri casi, né nella buona fede di Burioni, né nel merito del fatto che tu voglia lezioni di moralità da una certa persona (a parte il fatto che una cosa vera è vera anche se la dice la peggiore delle persone al mondo).
Non entro nel merito perché significherebbe cambiare discorso e parlare di un argomento su cui taccio, non essendo io esperto di virologia né di epidemiologia, e non sapendo se i bambini morti di cui parli sono veramente morti a causa dei vaccini.
Né cerco di convincerti a prendere lezioni di moralità da quella o da quell'altra persona (sono affari tuoi); al limite su questo posso dire che secondo me una cosa è giusta o sbagliata indipendentemente da chi la dice.
Io sono intervenuto solo per dire che il post in questione contiene un paragone non calzante e difende l'indifendibile, e cioè la disonestà intellettuale dell'autore dell'immagine con bambino sano fatto passare *volutamente* per malato. La disonestà intellettuale è nemica della ricerca della verità, indipendentemente dal fatto che chi la usa abbia ragione o no nel merito.

14 dicembre 2016

L'orgoglio lardoso

Una considerazione sulle donne sovrappeso che invece di fare qualcosa per migliorarsi si scatenano in penose frecciatine nei confronti delle donne magre e ridicole invettive contro gli uomini che, comprensibilmente, preferiscono queste ultime: mi risulta che il maschio umano adulto sia solitamente abbastanza gentile con la donna da cui non si sente attratto. Ad esempio, a differenza di molte femmine, già da adolescente se deve rifiutare un'avance o un invito non lo fa certo con atteggiamento di superiorità o di presa in giro. Dunque perché ogni tanto, donne che fingete di non conoscere la differenza fra "curvy" e "grassa", vi prodigate in esternazioni di bacchettosa pseudo-saggezza, quando è tanto lampante che servono solo a farvi apparire non certo più sicure, ma più sofferenti?
I "mi piace" e i commenti incoraggianti delle vostre Facebook-friend non vi aiuteranno a trovare un uomo, né a piacere a voi stesse.
Vi farete, semmai, delle nemiche in più, e cioè le donne magre - fra cui, ve lo garantisco, esistono anche tante brave persone - contro le quali grugnite in modo del tutto gratuito, approfittando del fatto che è più socialmente accettato augurare le peggio sfortune a una di loro che fare anche una piccola critica a una di voi.

Le persone sane che vedono certi post su Facebook lo capiscono al volo: se foste convinte di quello che c'è scritto, non sentireste il bisogno di pubblicarli. Non ne sentireste il bisogno, se ci credeste davvero anziché essere afflitte da una frustrazione malmente tenuta a bada, come il coperchio traballante sull'acqua pronta a cuocere la vostra nemica-amica pastasciutta.

No, nessuno apprezzerà la vostra persona grazie a stupidaggini del genere. La reazione di un maschio eterosessuale che vuole capire cosa diamine avete in testa sarà immaginare di chiedervi (evitando di farlo davvero per paura di essere classificati come i peggiori mostri di insensibilità):
  • Visto che sicuramente non ti illudevi di cambiare i miei gusti... cosa speravi di ottenere concretamente, oltre che un po' di pena?
  • Stai facendo finta o davvero non ti viene in mente che fra essere grassa ed essere tutt'ossa ci possa essere una via di mezzo?
  • E comunque... ma chi t'ha detto nulla? Sicura che non stai facendo finta di parlare al mondo per parlare in realtà a te stessa raccontandoti il nulla?
Ecco un esempio di perla adiposa (ecco, ho trovato l'espressione giusta per queste immagini aggrassive... Uh! E questa?! Oggi mi vengono così!) che ho visto poche ore fa:
"Meglio un filo di cellulite che un manico di scopa. Se volete toccare le ossa andate a fare i guardiani al cimitero".
 
Certo che è meglio un filo di cellulite che un manico di scopa (sorvolando sul fatto che una cosa è il sovrappeso, e un'altra cosa è la cellulite, ma va beh...) e ok, una ragazza troppo magra può far venire in mente le ossa che si trovano al cimitero.
Però al cimitero rischio di trovare di nuovo te, se non badi alla salute. Il grasso in eccesso va eliminato... o lo fai tu mangiando di meno o lo fanno i vermi che mangeranno di più.

06 novembre 2016

Con la sedazione continua profonda anche in Italia i malati (terminali e non) possono smettere di soffrire

In Italia l'eutanasia è vietata. Il suicidio assistito anche. Ma almeno un paziente terminale può chiedere che si ponga fine alle sue sofferenze mandandolo in coma farmacologico?

La risposta a questa domanda è sconosciuta a molti italiani, forse la maggioranza.

Per questo scrivo questo articolo su questo tema, che mi sta particolarmente a cuore e riguarda potenzialmente tutti (e a cui ciò nonostante troppe persone non danno grande importanza finché non li riguarda da vicino... ci vorrebbe anche un po' di "possipatia" per raddrizzare il mondo...).

Secondo la legge 38 del 2010 sulle Cure Palliative e la terapia del dolore, un paziente affetto da una patologia inguaribile e che soffre di dolori non diversamente controllabili ha diritto alla sedazione continua profonda, detta anche sedazione terminale. È quella che chiese ed ottenne ad esempio il Cardinal Carlo Maria Martini, morto nel 2012.

Non si tratta di "eutanasia clandestina", con cui viene talvolta confusa: quest'ultima tipicamente consiste nel sovradossaggio volontario di farmaci allo scopo di ottenere la morte del paziente. La sedazione terminale viene invece eseguita al solo scopo di eliminare le sue sofferenze, ed è quindi consentita anche quando può accorciare la vita.

E i pazienti non terminali?
I pazienti la cui accettabile qualità di vita non è sufficientemente garantita dalla terapia del dolore, ma che al tempo stesso non hanno una patologia che provoca la morte, hanno diritto alla sedazione continua profonda?

Questa domanda riguarda ad esempio alcune persone con gravi patologie neurologiche come un'avanzata stenosi del canale midollare, o con una sclerosi multipla avanzata che dà forti dolori, o pazienti con SLA o con una distrofia muscolare la cui durata della vita non si può prevedere in quanto sono sottoposti a ventilazione artificiale.

La legge 38/2010 dice che sì, anche loro ne hanno diritto.

04 novembre 2016

"L'inganno delle diete low-carb", il nuovo libro di Colin Campbell

Libro di Colin Campbell e Michael Greger
Le diete low-carb, come dice il termine stesso, sono quelle che prevedono una minimizzazione dei carboidrati e che propongono come alimenti principali i grassi e le proteine.

Fra le diete low-carb più conosciute ci sono:

- la dieta Atkins
- la dieta Zona
- la dieta South Beach

Un'altra variante è la "Paleo-dieta", che non è propriamente "low-carb" in quanto elimina solo una parte degli alimenti a alto contenuto di carboidrati, e cioè i cereali, mentre suggerisce l'introito di carboidrati con frutta, verdura e tuberi.

Tutte queste diete sono davvero salutari?

30 maggio 2015

Se vuoi diventare vegan ma non credi di poterci riuscire...

A volte sento degli onnivori che dicono che sarebbe bello e giusto diventare vegani, ma non ci riescono. Pur sembrandomi strano, ammettiamo come vero il fatto che tu non riesci a nutrirti senza sostanze animali. "Non riuscirci" può significare due cose:

- Non sai cos'altro mangiare e hai paura di una dieta troppo monotona

- Non riesci a rinunciare alle sostanze animali

Se non sai cosa mangiare basta che tu ti procuri delle ricette. Ne esistono a centinaia su libri e sui blog vegani.
Da quelle con ingredienti inusuali a quelle con ingredienti che puoi trovare tranquillamente in un comune negozio o supermercato. Da quelle raffinate, da grandi chef, a quelle semplicissime da preparare.

Vedi ad esempio "Nella cucina di Vegan Home", eBook gratuito edito da AgireOra.

Se non riesci a rinunciare alle sostanze animali, questa si chiama dipendenza. È quindi una patologia che, se davvero è presente, è opportuno curare.
Non sorprende, in particolare, che una persona abbia difficoltà nel rinunciare a latte e latticini, in quanto la caseina in essi contenuta dà appunto una forte dipendenza.
Il primo passo che ti consiglio di fare è rendertene conto e iniziare subito a cercare di liberare il tuo sistema nervoso da questo problema.

Ti suggerisco un sito che aiuta alla transizione da onnivori a vegan: Vegfacile.info.

05 gennaio 2014

Possibili nuove cure? Se non sei esperto, almeno impara a leggere

Poco fa ho visto che qualcuno aveva condiviso su Facebook un articolo intitolato "L’Italia radia Simoncini dall’Albo mentre negli USA si studia il Bicarbonato". L'articolo si trova a questa pagina.

Io non so se il metodo Simoncini funzioni. Ma il suddetto articolo è pura spazzatura, e lo si capisce sia dal titolo che dal linguaggio usato. Non mi riferisco alla semplicità delle parole scelte (che è certamente buona cosa se ci si rivolge a chi non è del settore) ma alla vaghezza dei concetti espressi e alla conseguente confusione fra concetti differenti.

"A quanto pare, aveva ragione l’oncologo italiano Tullio Simoncini"

"Aveva ragione". Aveva ragione a dire cosa? A dire che il bicarbonato è alcalino? A dire che intorno ai tumori c'è ambiente acido? A dire che la terapia a base di bicarbonato è efficace? Non viene specificato. Già questo basterebbe per dire che l'autore ha scritto l'articolo come si commenta una partita al bar sport. Peccato che l'argomento sia molto più importante e delicato.

"L’Italia radia Simoncini dall’Albo mentre negli USA si studia il Bicarbonato". Com'è d'effetto la forma impersonale "si studia". Così sembra che in tutte le università americane si stia studiando quel metodo. Invece nell'articolo si parla di una singola persona che sta studiando (e non "applicando sui pazienti", che è cosa ben diversa) questo metodo, per vedere se funziona oppure no.

La divulgazione sui metodi di cura è una grande responsabilità. Le lamentele sul modo di fare informazione dei giornali e delle televisioni sono state in passato e sono tutt'ora così frequenti da essere diventate un luogo comune. Adesso che l'informazione è anche in mano a noi, evitiamo di usare la stessa superficialità di cui abbiamo accusato i giornalisti.
Prima di schierarsi e tifare a favore di una persona che dice di aver ideato un metodo per curare una malattia grave, divulgarne pubblicamente il buon operato, e magari accusare di scarsa apertura mentale chi non è d'accordo, bisogna essere MOLTO esperti in quella materia. Ad esempio, rimanendo nell'ambito della cura oncologica, per divulgare la validità di un metodo penso si debba essere un oncologo oppure un medico che abbia una sufficiente esperienza nell'analizzare l'attendibilità degli studi scientifici.

Comunque sia, quando non si è esperti dell'argomento di cui parla un articolo che stiamo leggendo, se non altro si può avere il primo importante filtro: quello che ci fa valutare la forma, la logica, la chiarezza, e che ci permette quindi di riconoscere se l'articolo è degno di attenzione dal modo in cui l'autore parla.

A un sacco di naviganti farebbe bene imparare a leggere gli articoli per non farsi prendere per le mele da chi scrive tanto per scrivere, o da chi scrivere per difendere una persona o una teoria senza se e senza ma.

31 marzo 2012

Gelato: quale ti consiglio?

dal www.gelatigiuseppe.pl
Hai presente quando vieni a sapere che un luogo comune era falso? Se si tratta di un'informazione che influenza molto la tua vita, in quel momento ti dici "Meno male che adesso lo so!"
... e ti viene voglia di diffondere la buona novella (senza proselitismo e senza insistere con chi non
ha alcuna intenzione di capire, certamente).

Da questo punto di vista, grazie a Internet l'informazione circola certamente meglio rispetto a 20 anni fa, ma occorre non avere troppo entusiasmo per le false smentite né per le false notizie, diffuse più o meno in buona fede.

Per quanto mi riguarda, una delle notizie che fa ora parte delle mie conoscenze per mia grande fortuna e voglia di indagare (non mi sono certo fermato al primo blog o al primo post su Facebook per decidere sulla sua veridicità) riguarda qualcosa di molto importante, poiché si tratta di qualcosa che facciamo per tutta la vita tutti i giorni: l'alimentazione.

Come molte persone, adoro il gelato.

Quale gelato mangio e quale ti consiglio?

Lo dedurrai guardando la pagina di presentazione dell'eBook "L'inganno del latte":


NB: la pag non è mia, ma di Viviana e Leonardo e ti prego di non badare alla scritta "attenzione: questa pagina potrebbe essere oscurata da un momento all'altro"... questo giochino di far finta di essere eroi che rischiano la censura su Internet lo trovo veramente infantile. Quanto agli altri prodotti di Viviana e Leonardo non posso dire nulla, perché non li conosco.

AGGIORNAMENTO 2.9.2013:

...Bah, diciamo che il link sopra serve per spiegarti PERCHÉ ti consiglio un certo tipo di gelato. Di quale si tratta di sicuro l'hai già capito: il gelato vegano.

E allora colgo l'occasione per farti un ottimo esempio di gelato vegano a marchio Coop che ho scoperto recentemente: si chiama Bene sì. Non contiene latte e neanche soia, e quindi risulta più leggero.

NB: Non tutti i prodotti della linea "Bene Sì" sono privi di sostanze animali. Io garantisco per questi due gelati cacao - nocciola e banana - fragola.

11 febbraio 2012

Copriti, ché fa freddo...

Il maglione è l'indumento che il bambino deve indossare quando la mamma ha freddo.

Gran bell'aforisma, peccato sia anonimo. E peccato valga non solo durante l'infanzia.

Senza scomodare termini forse eccessivi come "genitori iperprotettivi", ecco alcune considerazioni e consigli.

I parenti non sanno che il figlio/nipote è provvisto di recettori della temperatura. Ma, se hai un figlio o un nipote, ti assicuro che è così: tutti gli esseri umani hanno i termocettori, anche quelli più giovani di te e imparentati con te. Per capire che non si tratta di una notizia fuori dal mondo, devi solo ricordare un episodio della tua infanzia in cui hai avuto freddo, pensare che il significato della parola "freddo" non l'hai appreso dopo la nascita di tuo figlio o nipote, ma nei primi anni di vita, e pensare che così vale per lui. Non ha ancora figli né nipoti, eppure ha quegli utilissimi recettori che non c'è alcun bisogno di sostituire con la tua parola.

I parenti non capiscono che si può guarire dalle patologie da basse temperature quali febbre, raffreddore, tosse, broncopolmonite, e che una volta avute eventualmente queste patologie il ragazzo è in grado di valutare se la prossima volta sarà meglio coprirsi di più o se invece preferirà rischiare di ammalarsi di nuovo.

I parenti non capiscono che le patologie da basse temperature sono meno fastidiose dei consigli banali del tipo "copriti". Consigli che indispongono soprattutto per fatto che:

1) se pensi che una persona, anche giovanissima, non sappia che stare al freddo fa venire un'infreddagione significa che lo ritieni tanto tanto scemo

2) se pensi che non debba essere libero di rischiare di ammalarsi oppure no, significa che credi di poter decidere al posto suo cos'è bene e cosa è male per lui.

Ai parenti non passa neanche per la testa che il figlio/nipote possa apprendere, quindi continuano a ripetere lo stesso disco rotto per tutta la vita (altro che infanzia). Conseguenza: il ragazzo si annoia e tende a diventare impermeabile a ogni tipo di consiglio, e c'è la possibilità che tenda a non dare importanza anche quelli potenzialmente utili. Troveranno una tremenda piaga questa impermeabilità anche se non sussisterà, figuriamoci se invece sussiste veramente. Quindi, onde evitare di sentirsi inascoltati, è bene dosare i consigli col contagocce e dare solo quelli veramente utili e senza insistere troppo neanche per quelli, sapendo che la migliore insegnante è l'esperienza.

Nota: Ciò NON autorizza frasi del tipo "Ok, non darmi retta, vedrai che ti troverai male e te ne pentirai", perché questo indispone ancora di più e porterà il figlio/nipote a non ammettere i propri sbagli neanche quando si manifesteranno come tali.

Riassumendo riassumendo: se hai figli o nipoti, non dargli consigli su come non prendere freddo. Non li vuole, non li apprezza, non li segue. E fa bene.

Se invece vedi il problema dalla parte opposta, cioè sei un figlio/nipote desideroso di far capire ai tuoi parenti che gestisci autonomamente gli scambi di temperatura fra il tuo corpo e l'ambiente e le loro conseguenze, invia loro il link a questo articolo.

Tutto quello che ho detto per i figli e i nipoti vale anche per le figlie e le nipoti femmine.

22 luglio 2011

Otturazioni con amalgami al mercurio - riferimenti e consigli

Qualcuno ancora continua a dire che non ci sono studi scientifici per affermare la nocività degli amalgami al mercurio usati per le otturazioni. Lo affermano purtroppo vari dentisti e lo sostiene l'ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani).

Chiunque metta in dubbio la pericolosità delle otturazioni con amalgami (ovvero tutte quelle di colore scuro) evidentemente è in malafede oppure non si è mai interessato veramente all'argomento.
Se vuoi della documentazione a riguardo puoi chiedere all'ottimo dott. Miclavez, che si occupa dell'argomento da molti anni. Il suo sito è


Inoltre, vedi alla fine di questo post.

Come sapere se le tue otturazioni dentarie sono fatte con amalgami, e quindi contengono mercurio?

E' sufficiente osservarle: se sono scure, si tratta di otturazioni di quel tipo. Che vanno assolutamente tolte e sostituite con otturazioni bianche.


Cosa fare se hai uno o più amalgami in bocca ?

ATTENZIONE: non scegliere un dentista a caso. Devi assicurarti che il dentista che ti toglierà l'amalgamo lo faccia in protocollo protetto, altrimenti la rimozione crea più danni che tenersi l'otturazione.

Il protocollo protetto prevede l'uso di
·  diga, per evitare che frammenti di otturazione vengano a contatto con il cavo orale e/o ingoiati
· un potente aspiratore, per evitare che i vapori tossici che si creano nel momento dell'estrazione dell'otturazione vengano respirati dal paziente (e anche dall'operatore)

Come cercare un dentista competente per la rimozione?
  • Telefona a un dentista
  • Digli che hai in bocca otturazioni fatte con amalgami, e chiedigli se secondo lui è meglio toglierli. Se ti dà una risposta del tipo "non rappresentano un pericolo, ma se vuoi te la tolgo" salutalo e passa a un altro (perché un dentista che non dà importanza ai danni dell'amalgama è probabile che non usi neanche il protocollo protetto). Se invece ti dice "Sì, è meglio toglierli", prosegui la telefonata...
  • Digli che, da quanto hai letto su Internet, senza alcune precauzioni togliere un amalgama è peggio che lasciarlo, e chiedigli di quali precauzioni secondo lui c'è bisogno. Se ti risponde annoverando fra le precauzioni solamente la diga, salutalo e passa a un altro dentista. Se ti dice che usa la diga e l'aspiratore, prendi pure appuntamento con lui.

E se hai più di un amalgamo?

Non toglierli tutti in una seduta: togli un amalgamo al mese.

Cosa fare subito dopo la seduta di rimozione dell'amalgamo?

Dopo la rimozione dell'otturazione, fai subito una doccia e metti a lavare tutti i vestiti che indossavi.

NON RIMANDARE. TOGLI GLI AMALGAMI PRIMA POSSIBILE.

Fissa un appuntamento per la rimozione degli amalgami.

E anche anche un appuntamento per le analisi del sangue:


Prima di fissare un appuntamento dal dentista organizzati in modo da poter eseguire, entro 72 ore dalla rimozione dell'otturazione, le analisi del sangue per individuare eventuali tracce di mercurio in circolo.

La presenza di mercurio nel sangue, quindi l'intossicazione da mercurio è segno che il dentista non ha eseguito il lavoro di estrazione con le dovute precauzioni. Se malauguratamente questo dovesse essere l'esito dei tuoi esami ematici, potrai denunciare il dentista e chiedergli un risarcimento danni (ma SOLO se ti sei sottoposto a esami ematici entro 72 ore, perché dopo tale periodo il mercurio eventualmente presente non si trova più nel sangue, essendosi depositato sugli organi.. a quel punto il mercurio sarà rilevabile solo col mineralogramma, e non sarà possibile provare che la responsabilità della sua presenza è del dentista che ha effettuato l'estrazione dell'amalgamo)

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Se sei nuovo al tema della pericolosità delle otturazioni al mercurio, vietate in Italia purtroppo solo per i bambini sotto i 6 anni e per le donne incinta, puoi reperire tantissimo materiale su Internet. Ad esempio:

- guardare questo documentario che ho realizzato nel 2011:



- guardare su YouTube vari altri video sull'argomento

- visitare il sito di Cristiana Di Stefano, una delle migliaia di pazienti i cui sintomi sono enormemente migliorati dopo la rimozione degli amalgami in protocollo protetto, che dal 2005 si batte per dare informazioni e per far proibire l'uso di questo tipo di otturazioni dentarie

15 aprile 2008

Fumare: una scelta? Non proprio.

Sostengono alcuni fumatori, specialmente quelli giovani e che hanno iniziato da pochi mesi o pochissimi anni, di fumare per una loro scelta, una scelta fatta dopo aver valutato i pro e i contro, tirato le somme e concluso che ne vale la pena.

Ritengo superfluo prendere in esame pseudo-argomentazioni che ormai quasi tutti riconoscono come prive di senso, del tipo “il cancro viene lo stesso", "dipende solo dalla genetica", "l'altro giorno un non fumatore è morto sotto un camion", "anche i gas di scarico fanno male”, arrampicate sugli specchi che rivelano l’intenzione di giustificare a tutti i costi un comportamento che non si vuole mettere in discussione.

Guardando invece l'aspetto razionale della presunta "scelta" di fumare, trovo basilare capire quali siano le condizioni per le quali una "scelta" sia tale.
Proprio in base alla insoddisfazione delle condizioni che io ritengo necessarie per parlare di scelta, espongo qui tre motivi per i quali secondo me il fumatore non è una persona che sceglie, ma una vittima della propria superficialità.

1)

Tutti i fumatori, nessuno escluso, hanno fumato le loro prime sigarette sicuri che si sarebbe trattato di sigarette in eterno sporadiche, che non li avrebbero resi dipendenti. Invece la quasi totalità dei fumatori ha sviluppato una dipendenza.
Dipendenza di cui esistono vari tipi:

- quella del fumatore che prova più volte a smettere senza riuscirci, e che per questo è discretamente incazzato e maledice la sua prima ingenua fumata;

- quella del fumatore che tante volte ha detto "Eh, sarebbe bello smettere" ma non è abbastanza motivato a farlo, perché crede di non essere capace e forte, coscente anche che nel periodo in cui il fumatore diventa ex-fumatore sussiste uno stress incompatibile con le attività della propria vita quotidiana

- quella del fumatore che potrebbe "sopravvivere" senza sigarette, ma trova che un caffè senza sigaretta non è un caffè, una serata con gli amici senza sigarette non è una serata (talvolta sembra dimenticare che, se fosse un non-fumatore, un caffè senza sigaretta sarebbe un dignitosissimo caffè, e analogamente per una serata con gli amici);

- quella del fumatore bisognoso di sigarette a tal punto che non vede neanche lontanamente la possibilità di smettere, e al quale per difendere la propria autostima non rimane che giustificare la propria abitudine dicendo che ci sono tante altre cose che fanno male, che Tizio fumava eppure ha campato 90 anni, e che Caio non fumava eppure è morto sotto un camion, che le malattie dipendono solo dalla genetica, che mangiando le arance si compensa al danno del fumo, e via delirando;

- quella del fumatore che lucidamente si dichiara non dispiaciuto per il fatto di essere dipendente, pur sapendo che fumare fa male (anche se spesso non si rende conto di *quanto* fa male), e dichiara che questa decisione è stata razionalmente ponderata dopo aver messo su un piatto della bilancia il piacere del fumo e sull'altro i danni alla salute e il loro rischio (ma, a parte il fatto che spesso il contenuto di questo secondo piatto della bilancia è conosciuto solo vagamente, fra poco spiegherò perché secondo me questo tipo di valutazione è in realtà molto meno "lucida" di quello che molti ritengono)

Una scelta è tale se innanzi tutto si conosce ciò che si sta scegliendo.
Per questo motivo, qualunque delle categorie sopra descritte il neo-fumatore stia accingendo a infoltire, la "scelta di fumare" non può dirsi tale a meno che non equivalga a rispondere di sì alla seguente domanda: "Sei disposto, per quella che adesso è una sigaretta sporadica, a diventare quasi sicuramente un fumatore che difficilmente potrà fare a meno di un numero di sigarette tali da mettere a serio rischio la tua salute? Prima di rispondere considera che se ora hai la netta impressione di essere uno dei pochissimi capaci di mantenere la sporadicità della sigaretta, questo non significa niente: fino alle prime settimane di fumo, non esiste conoscitore di sé stesso in grado di capire se tale impressione è veritiera (e quando ti accorgi che non lo è, ormai è troppo tardi, la trappola è proprio questa)".

Ecco il primo motivo per cui la "scelta" di fumare è una falsa scelta: nessun neo-fumatore si è posto questa domanda per rispondere "sì". La verità è che egli non si rende conto del fatto che con altissima probabilità questa scelta in futuro non sarà più una scelta. Se se ne rendesse conto, sceglierebbe di non sottoscrivere questa sorta di patto col diavolo.

2)

Anche se può sembrare assurdo, ammettiamo pure che il ragazzino che sta per accendere la prima sigaretta risponda "sì" a quella domanda.
Questo probabilmente testimonierebbe il fatto che di tale domanda, l’espressione “mettere a serio rischio la tua salute” è stata capita solo vagamente.
Sempre considerando che il concetto di "scelta" sottintenda la necessità di conoscere ciò che si sta scegliendo, il neo-fumatore dovrebbe conoscere i danni che comporta il fumo, e conoscerli con esattezza.
Ma non è tutto. Se per scegliere qualcosa occorre conoscerla, per conoscerla (e cioè avere ben presente di che si tratta) non sono certo sufficienti delle semplici informazioni, che hanno effetti diversi a seconda di come vengono propinate. È noto, ad esempio, che la storia di una sola persona che vive anche un piccolo disagio, se raccontata ad arte, può toccare il sentimenti dell'ascoltatore più di un sintetico reportage su cinque persone bruciate vive.
Cosa veramente è capace di far capire a un fumatore quali sono gli effetti negativi del fumo? La scritta sul pacchetto? Le cifre sui morti causati dal fumo? Certamente no. L'unico modo per capire un'esperienza - in questo caso un danno fisico - è provarla.
E siccome è impossibile andare nel futuro a vedere cosa succederà al proprio fisico per poi tornare nel presente e scegliere di rifiutare la sigaretta, non si può che basarsi sul pensiero di altri che hanno avuto questa esperienza.
La maggior parte dei pazienti colpiti da gravi malattie imputabili al fumo smettono di fumare. Alcuni, dopo la loro guarigione o addirittura durante il decorso della malattia, fumano di nuovo. Ma sono sicuro che sia gli uni che gli altri, nessuno escluso, alla domanda "se potessi tornare indietro nel tempo e ti trovassi di fronte alla tua prima sigaretta, la fumeresti?” risponderebbero con un convinto "no". Questo fa ragionevolmente pensare che anche i fumatori di oggi che domani avranno gravi malattie per le quali il fumo è fattore di rischio saranno persone che la penseranno nello stesso modo.

Ecco il secondo motivo per cui la "scelta" di fumare è una falsa scelta: non si possono conoscere i danni del fumo se non si sono provati (e quando si provano, è troppo tardi).

3)

Ma ammettiamo anche che la persona a cui si sta offrendo la prima sigaretta non solo conosca l'alto rischio di andare in contro a dipendenza, ma abbia anche piena coscienza di cosa si prova quando si è vittima dei danni che il fumo potrebbe apportarle.
Quel "potrebbe" al condizionale suggerisce la terza inesattezza che io individuo nel parlare di “scelta”. Quello o quell'altro danno potrebbero arrivare: non è certo che arrivino.
Perché fumare sia una scelta, il fumatore dovrebbe veramente operare un calcolo razionale che tenga conto delle probabilità con la quale questi danni si verificheranno. E contrariamente a quanto si potrebbe pensare di primo acchito, anche quando si hanno sott'occhio degli inequivocabili numeri che ci mostrano quale sia la probabilità che un evento accada, quando c'è di mezzo un fattore emozionale, la parte razionale va se la dorme. Non si calcola, si spera. In risposta a un amico che gli ricorda i rischi del fumo, il fumatore risponde classicamente col gesto delle corna.
Il fatto che i danni da fumo non siano uguali per tutti è sufficiente a creare un "effetto casinò": la persona si aggrappa a qualunque via di fuga da un problema che fa fatica ad affrontare. Com'è noto, chi gioca al casinò sa bene che le probabilità di perdere sono molto maggiori rispetto alle probabilità di vincere. Cos'è successo, allora nella testa di chi una sera al casinò ci ha lasciato un rene? E' successo che per scappare dal proprio problema (nella fattispecie il dover ammettere l'insuccesso della serata), egli ha reagito negandolo, poco importa se negarlo significa moltiplicarlo (tanto lo negherà anche da moltiplicato, finché non finirà i soldi che gli permettono di negarlo).
Del tutto simile è l'effetto SUPERENALOTTO. Nessuno, prima di giocare, fa un calcolo che tiene conto della spesa rapportata alla posta e alla probabilità di vincere: se la probabilità di vincere fosse dieci volte più bassa di quello che già è, probabilmente quasi lo stesso numero di persone giocherebbe ugualmente. Perché chi gioca, di certo non si aspetta di vincere: i soldi che ha speso, li ha spesi per una piacevole speranza. Allo stesso modo, di certo chi fuma non decide di farlo in base a un bilancio sui rischi e sui benefici: semplicemente, la speranza che tutto vada bene basta ad anestetizzare il problema, quindi a non affrontarlo.
Così, chi fuma probabilmente fumerebbe lo stesso numero di sigarette se sapesse che le probabilità di ammalarsi sono 10 volte maggiori rispetto a quelle reali (intendo 10 volte maggiori per tutte le persone, non per lui soltanto, altrimenti scatterebbe il fattore confronto, che avrebbe una certa efficacia.. infatti chi scopre di avere una fisiologia predisposta ai danni da fumo, più facilmente decide di non fumare).
Così come credo che se ci fosse la possibilità di rendersi conto di quali disagi fisici sono propri delle malattie delle quali il fumo è un fattore di rischio (e questo non è possibile se non ammalandosi), moltissimi direbbero addio per sempre alle sigarette, anche se la probabilità di ammalarsi fosse dieci volte minore rispetto a quella reale.

Ecco il terzo motivo per cui la "scelta" di fumare è una falsa scelta: la valutazione in base alla probabilità di ottenere il danno in realtà non viene fatta.

Spero di essere stato esauriente e di aver vaccinato contro il fumo tutti quanti i non fumatori.

E anche di aver fatto definitivamente smettere i fumatori che hanno letto questo mio articolo... da questo momento.