25 luglio 2026
Visualizzatori di file EML: MiTeC Mail Viewer e CoolUtils Mail Viewer
Può sembrare strano, ma Windows non include un visualizzatore dedicato ai file .eml. In passato c'erano Outlook Express e Windows Mail, ma nelle versioni moderne di Windows non esiste più un'app preinstallata per questo scopo.
Per leggere file con estensione eml la prima cosa che viene in mente è la necessità di installare un programma che sia un cliente di posta elettronica, su cui deve essere importato, ma installare un client soltanto per aprire occasionalmente un file .eml può risultare eccessivo (è comprensibile installarlo se lo si userà anche per gestire la posta, ma installarlo solo per leggere un file.eml a me scoccerebbe).
Ma si può farne a meno e ricorrere a un programma leggero, nato solo per leggere questo tipo di formato.
Un programma del genere esiste e si chiama MiTeC Mail Viewer. È portable, quindi non necessita di installazione. Ed è gratuito per uso non commerciale.
Il link per il download è
https://www.mitec.cz/mailview.html
Se poi ti serve un programma che oltre ai file .eml legga anche i file .msg (il formato di Microsoft Outlook) e .P7M (messaggi con firma digitale), allora quello che fa per te è CoolUtils Mail Viewer. Anch'esso è gratuito per uso non commerciale, è più leggero di un classico email client, pur non essendo disponibile in versione portable (necessita dunque di installazione).
Il link per il download è
https://www.coolutils.com/MailViewer
16 luglio 2026
AVI, Ambulanze Veterinarie Italia: pronto soccorso per animali
AVI, acronimo di Ambulanze Veterinarie Italia, è una rete federata di volontari che interviene in caso di emergenza sanitaria per animali: i volontari raggiungono il luogo dell'evento, prestano il primo soccorso sul posto e trasportano l'animale all'ambulatorio veterinario più vicino.
Il numero da chiamare è
331 - 482.47.24
Dopo aver chiamato questo numero viene chiesto di specificare la zona, e si viene poi reindirizzati alla sede di competenza.
È anche possibile contattare il
112
che smisterà la pratica ad AVI se esiste una convenzione attiva in quella provincia. In assenza di convenzione, e se si tratta di un animale di un privato, occorre contattare direttamente AVI.
Il servizio principale di AVI è il primo soccorso sul posto. I volontari sono addestrati ad es. per la somministrazione di ossigeno, per il trasferimento corretto dell'animale sul mezzo di trasporto e per la gestione in sicurezza dell'animale che potrebbe reagire malamente al contatto.
In altri casi il servizio può essere utile anche solo per il trasporto: ad esempio, quando il padrone non riesce fisicamente a spostare da solo un animale di grossa taglia (si pensi a un cane pastore maremmano al secondo piano senza ascensore).
Per gli animali selvatici il discorso è diverso. Ogni sede della federazione ha le proprie convenzioni, ad es. le province di Alessandria e Asti hanno stipulato una convenzione con AVI per il recupero della fauna selvatica. Dove la convenzione non esiste, il servizio per animali selvatici non è attivo, perché nessuno copre la spesa delle cure veterinarie.
Sussiste inoltre una convenzione con le società autostradali (Autostrade per l'Italia e non solo) per alcune tratte autostradali del nord Italia.
Sito di Ambulanze Veterinarie Italia:
02 giugno 2026
Le zecche rosse e i gonadestri
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Immagine abbinata a un audio pubblicato |
Dunque, possibile che non abbiamo la possibilità di analizzare scientificamente qual è il tipo di governo che funziona meglio?
Posi una domanda del genere al mio professore di lettere al liceo, e mi rispose, per farla breve, che data la complessità dell'argomento continuano a sussistere vari punti di vista.
Mi è sempre parsa una risposta evasiva. E credo invece che si possa stabilire con scientificità cosa è più probabile che funzioni meglio e cosa peggio studiando ognuno dei vari temi oggetto di disputa.
Si prendono in esame gli stati che hanno legalizzato la marijuana per scopo ludico, li si confronta con quelli che non l'hanno fatto, e si vede com'è andata.
Si prendono in esame gli stati che hanno la pena di morte, li si confronta con quelli che non ce l'hanno, e si guarda com'è andata.
Si prendono in esame gli stati in cui periodicamente ci sono le elezioni, li si confronta con quelli in cui le elezioni non ci sono, e si guarda com'è andata.
Si prendono in esame gli stati in cui la polizia ha la bodycam, li si confronta con quelli in cui non ce l'hanno, e si guarda com'è andata.
E così via.
Stati con tasse alte, stati con tasse basse.
Con armi libere, con porto d'armi e tante restrizioni.
Con matrimoni gay, senza matrimoni gay.
Con adozioni gay, senza adozioni gay.
E invece no. Come il vescovo con Galileo, si preferisce denigrare le opinioni altrui piuttosto che guardare nel telescopio che abbiamo a disposizione.
Lo so, lo so che non è così semplice, e che la stessa legge può avere effetti diversi a seconda che in quello stato siano presenti quella o quell'altra cultura, a seconda della presenza di petrolio, a seconda del clima e di vari altri aspetti. Gli studi scientifici sono complessi e non ci darebbero la verità assoluta.
Ma comunque si deve lavorare per cercare di avvicinarla più possibile, la verità. Non è che siccome non possiamo conoscerla completamente e subito, allora va bene sostituire la scienza con la tesi a cui ci fa più piacere credere. Purtroppo in politica (e mi riferisco sia ai politici di mestiere che ai loro seguaci) spessissimo si afferma un'idea e dopo ci si sforza di piegare la realtà per dimostrare che è giusta anziché osservare la realtà e in base a questa scegliere l'idea migliore.
Si fa squadra, si tifa, si insulta chi non è d'accordo.
Anche se non ho condotto alcuna ricerca scientifica su alcuno dei temi su esemplificati, né su altri che abbisognerebbero di scientificità e che al momento non mi vengono in mente, immagino che ci siano degli argomenti in cui la ragione sta a destra e altri in cui sta a sinistra. E immagino che lo immagini la maggior parte delle persone, che votano a seconda delle promesse sul tema più importante soprassedendo sugli altri, su cui magari non concorda col politico che grazie a quel voto diventerà presidente del consiglio.
Quindi l'ignoranza non è solo dei sedicenti fascisti (che neanche sanno il fascismo cos'è).
L'ignoranza è anche di chi (per fare un esempio classico) dice di essere di destra solo perché ha a cuore l'ordine pubblico e la certezza della pena, e lo dice fino a quando si trova la casa perquisita dalle forze dell'ordine (perquisita = qualsiasi cosa ribaltata e spaccata, nessun risarcimento, perché è così che funziona) per aver detto al telefono una battuta che è stata intercettata e interpretata male, o il figliolo ammazzato di botte da 5 poliziotti perché aveva con sé 10 grammi di marijuana.
Parimenti la coglionaggine affligge l'elettore che dice di essere di sinistra solo perché ha a cuore i diritti dei lavoratori, e si dice di sinistra fino a quando l'abitazione che ha acquistato dopo decenni di sacrifici è occupata da sconosciuti che non riesce a far sgombrare.
Cosa può esserci di più fastidioso dell'ignoranza con cui superficialmente si definisce sé stessi?
La presunzione con cui superficialmente si definisce gli altri. Sostieni X, quindi sei di destra. Sostieni Y, quindi sei di sinistra.
Ma magari il livello di presunzione e supponenza massimo fosse questo. Frasi del genere, che non si sentono/leggono praticamente mai, sarebbero oro in confronto a quello a cui ci tocca assistere. Stanti le ben più buie tenebre cerebrali del popolo italo-politicazzaro, le espressioni "di sinistra" o "di destra" vengono in realtà sostituite con altre che differiscono dai cori da stadio solo per la decenza dell'evento (almeno il calcio è uno sport piacevole, e non di rado c'è fair play).
"Zecca rossa" rivolto a chi magari non è neanche di sinistra, solo perché dice che non si può sparare a un ladro che sta scappando.
"Fascista" rivolto a chi magari non è fascista, solo perché a casa ha un busto di Mussolini.
Ragazzi, non mi viene l'esempio dell'insulto al presunto uomo di destra, abbiate pazienza. M'è venuta solo una battuta (e ormai la lascio così), ma il fatto che non mi venga non credo sia a caso.Infatti, la sciattezza verbale e le parole che definire "da stadio" è un complimento mi pare provengano solo dai gonadestri, ecco. Sì, l'ho trovato io l'appellativo adatto.
Non è un appellativo per le persone di destra in generale, eh. È per le persone gonadiformi che:
- a ragione o a torto credono di essere di destra
- deducono affrettatamente che sia di sinistra chiunque non sia d'accordo con la loro opinione di destra su un certo argomento
- la insultano chiamandola "zecca rossa", o "zecca comunista"
Tipo: auspico uno sbarco in Italia di migranti salvati da una ONG, quindi sono sicuramente contrario alla proprietà privata.
Sbagliato sarebbe usare la parola "fascista", che ha un altro significato (se non l'hai ben presente ti rimando alla voce "fascismo" di Wikipedia): questa parola non descrive con esattezza la gonade di destra, che non ha i coglioni per fare i conti con lo schifo del fascismo; non ne ha i coglioni perché il coglione è lui, un tizio che crede di poter risolvere tutti i problemi col "pugno duro". Questo è ovviamente infantile, un po' come non capire che un tumore al pancreas non si cura cazzottando un paziente sull'addome, e se il paziente è ancora malato non vuol dire che l'hai cazzottato troppo piano. Ma prova a spiegarlo al gonadestro e lui batterà a mano aperta la console sui tasti delle parole "zecca", "rossa", "buonista", "comunista".
Di primo acchito può sembrare strano che io abbia iniziato con un tono di imparzialità e abbia poi proseguito con parole che piaceranno più che altro ai SINISTRI - ecco, ecco la parola che dimenticavo, sinistri, diamine. C'è anche questa.
Ma, dicevo, se vai oltre al suddetto primo acchito e leggi bene, capisci che mi interessava richiamare l'attenzione non sulla giustezza o non giustezza di quella o quall'altra tendenza politica (fra l'altro non è neanche detto che siano solo due), ma sull'atteggiamento con cui vedo reagire certa gente alle idee non concordi.
Sbeffeggiamenti. Appellativi offensivi e fuori tema. Da manicomio proprio. Mi ricorda Duccio Patané della serie Boris quando parlando con un ragazzo negro gli dice "L'avete fatta grossa l'undici settembre, eh?".
E questo atteggiamento (che ci devo far?) a quanto risulta dai dibattiti a cui il mio sistema uditivo e visivo sono stati esposti fra TV, radio e social media, appartiene soprattutto a gonadestri.
Nota: se sei arrivato fin qui e ciò nonostante hai capito "gonadestri" = "persone di destra", probabilmente appartieni alla prima delle due suddette categorie, mi spiace per te. Soprattutto mi dispiace per chi ti sente o legge.
31 maggio 2026
Carcere e trasparenza sulle pene e loro variabilità
Oltre alla trasparenza sulla lunghezza della pena, sugli sconti di pena e sulla trasformazione di un periodo di reclusione con un periodo di servizi sociali esiste il problema, più concreto, della rimessa in libertà con un calcione a un tizio che magari possiede poco o niente, sa fare poco o niente e che quindi conosce un unico modo per sopravvivere: tornare a delinquere. Infatti spesso tutti i soldi se ne sono andati in risarcimenti e spese processuali, e durante gli anni di detenzione i contatti lavorativi sono andati persi.
Ed ecco che la frase da bar citata prima continua con "...e poi torna a delinquere, perché lo sa che non gli fanno nulla!".
Questo modo di pensare di tanta gente è oro per politici destronzi in cerca di voti con argomentazioni facili quanto superficiali, quando non campate in aria.
Servono riforme sull'imparzialità del giudizio di buona condotta, requisito per l'accorciamento delle pene, e sulla chiarezza delle sentenze.
Chi decide se il detenuto si comporta bene e dunque avrà uno sconto di pena?
Attualmente ai detenuti con buona condotta (cioè detenuti che non creano problemi) viene applicato uno sconto di pena pari a 45 giorni ogni 6 mesi, e la decisione di applicare o no questo sconto viene presa ogni 6 mesi da un giudice, detto magistrato di sorveglianza.
Ma di fatto i mesi o gli anni in più o in meno che un detenuto sconterà in carcere vengono decisi, pur indirettamente, dall'équipe del carcere, detta GOT (Gruppo di Osservazione e Trattamento), composta da personale di polizia, educatori e presieduta dal direttore, la cui relazione il magistrato di sorveglianza prende per veritiera in toto. Dunque il personale del GOT possono senza problemi far passare per verità o falsità quello che vogliono; ad esempio gli agenti di custodia (il cui giudizio ha un peso enorme) possono scrivere un rapporto ingigantendo o minimizzando la gravità di una vicenda a seconda di antipatie o simpatie. Se una guardia decide di fare un rapporto disciplinare a un detenuto (magari per un bisticcio verbale ingigantito), quel rapporto blocca quasi automaticamente lo sconto di pena per quel semestre.
Se confrontiamo la vita dentro e fuori dal penitenziario emerge una violazione della Costituzione clamorosa. In uno stato di diritto, anche un solo giorno di privazione della libertà deve corrispondere a un reato previsto da una legge. Se fuori dal carcere un cittadino si comporta in modo maleducato o irrispettoso con un'autorità (come un vigile o un impiegato pubblico), non viene condannato a un mese e mezzo di cella. Se invece lo fa un detenuto, per quella stessa identica condotta che non costituisce reato, può essergli rifiutato lo sconto. Si becca cioè 45 giorni di carcere in più sulla base di una contestazione disciplinare di una guardia.
Il magistrato di sorveglianza decide nel suo ufficio, in base alle carte redatte dal personale del carcere, senza un'udienza pubblica, senza un avvocato che possa difendere il detenuto da eventuali bugie. Affinché possa farlo, deve essere presentato un ricorso.
Insomma, a meno di uno snervante ricorso vinto, lo sconto di pena relativo a quel semestre viene deciso, pur indirettamente, dal personale del carcere, secondo un regime con caratteristiche che per nulla si confanno a uno stato di diritto: un regime di arbitrio, favoritismi e vendette. Chi sta simpatico (o chi appartiene a una famiglia potente) esce più presto, chi sta antipatico più tardi.
Lo stato usa il meccanismo dello "sconto" anziché stabilire una pena base e aggiungere giorni in caso di cattiva condotta, e lo fa per un motivo psicologico, dato che l'essere umano è molto più motivato a collaborare se ha un premio da conquistare per ridurre il tempo di cella rispetto a che se avesse una pena fissa che può solo aumentare, che genererebbe molta più disperazione, passività e rabbia.
Ma se la leva psicologica della riduzione ha un senso, non ha alcun senso che venga gestita in un clima di eccessiva sottomissione. Il magistrato di sorveglianza deve lavorare in un contesto di parità fra le parti. Nel sistema che auspico, il meccanismo per garantire massima trasparenza e legalità funziona così:
- I membri del GOT documentano i fatti (es. "il detenuto ha partecipato alle attività lavorative", oppure "il detenuto ha aggredito un compagno").
- L'udienza semestrale si tiene in un'aula di tribunale pubblica, nella quale il detenuto è assistito dal suo avvocato, che può contestare da subito i rapporti delle guardie, portare prove (es. testimonianze, relazioni psicologiche esterne) per dare la sua versione dei fatti e dimostrare che un'accusa era falsa o ingigantita.
- Il giudice, in base alle versioni udite e documentate, decide quanti giorni di beneficio concedere. Se il detenuto si comporta male, a seconda della gravità del suo comportamento, gli viene negato un numero variabile di giorni, con un'ordinanza motivata e impugnabile.
Sentenze trasparenti e addio agli sconti totali
Ecco perché sopra ho scritto "beneficio" e non "sconto di pena": per una trasparenza nei confronti dell'opinione pubblica, nel sistema che auspico il concetto stesso di "sconto di pena" scompare. La pena decretata dal giudice rimane tale dal primo all'ultimo giorno, ma è composta da due porzioni, scritte nella sentenza chiaramente: il tempo passato in carcere e tempo passato a lavorare o apprendere un nuovo mestiere.
Ad esempio, una sentenza per un reato grave dovrebbe avere una struttura del tipo:
"Il Tribunale condanna il reo alla pena complessiva di anni 12 di detenzione. Dispone che i primi 9 anni siano scontati in regime di reclusione ordinaria in carcere. Stabilisce che il primo anno di detenzione sia scontato interamente in cella senza benefici. A partire dal secondo anno, e per i restanti 8 anni della prima fase, il condannato ha il diritto di convertire le quote di buona condotta semestrale in permessi lavorativi esterni per un massimo di 45 giorni ogni 6 mesi, da spalmarsi lungo l'arco del semestre (con una media di circa 1 giorno di lavoro esterno ogni 4). Durante questi permessi il detenuto uscirà esclusivamente per l'orario di lavoro o apprendimento, mantenendo il carcere come propria abitazione e rientrandovi al termine di ogni turno. Dispone che gli ultimi 3 anni di pena siano scontati in regime obbligatorio di reinserimento lavorativo giornaliero: in questa fase finale il condannato continuerà ad abitare in carcere, ma svolgerà attività lavorativa o di apprendimento tutti i giorni. L'accesso, il quantitativo e il mantenimento dei permessi lavorativi (sia nella prima che nella seconda fase della pena) sono sottoposti a verifica del Giudice di Sorveglianza in udienza pubblica ogni sei mesi. In caso di accertata cattiva condotta, il Giudice disporrà la revoca parziale o totale dei soli giorni di lavoro relativi al periodo in esame, convertendoli in cella ordinaria in modo proporzionale alla gravità dell'infrazione commessa."
Nessun periodo di libertà in regalo (salvo incompatibilità dovuta a problemi di salute). In cella per la quota fissa della punizione e poi lavoro o apprendimento di un mestiere (in caso di rifiuto, quel periodo torna ad essere di carcerazione ordinaria). Così più probabilmente il detenuto produrrà un reddito, utile magari a risarcire le vittime e pagare le spese processuali, ed eviterà di delinquere di nuovo una volta varcato il cancello d'uscita.
29 maggio 2026
Numeri discordanti sui femminicidi: osservatori femministi contro Ministero dell'Interno
Per capire l'entità del fenomeno senza farsi condizionare dall'emotività possiamo guardare i numeri pubblicati nella nota del Ministero dell'Interno sui dati di criminalità del 2025:
- 97 omicidi con vittime femminili in totale
- 85 di questi eventi sono avvenuti in ambito familiare o affettivo
- 62 sono stati commessi specificamente dal partner o dall'ex partner
Se guardiamo all'anno in corso, aggiornato a fine maggio 2026, il divario tra le fonti esplode a seconda dei criteri di rilevazione utilizzati:
- Osservatori indipendenti e reti transfemministe (es. Non Una Di Meno): contano 18 omicidi di donne + un suicidio indotto di una ragazza transgender, classificando tutti e 19 i casi come femminicidio
- Viminale (Omicidi totali di donne): Il Servizio Analisi Criminale del Viminale, nel suo report ufficiale sul trimestre gennaio-febbraio-marzo 2026, registra 15 omicidi di donne
- Viminale (Femminicidi formalizzati): all'interno di quegli stessi dati ministeriali, sotto la dicitura giuridica di "femminicidio" (regolata dal nuovo articolo 577-bis del Codice Penale), compaiono provvisoriamente solo 3 casi, in attesa che la prudenza giudiziaria accerti il reale movente di genere
La ragione principale di questo contrasto risiede in un errore logico grossolano: confondere il contesto con la causa.
I centri antiviolenza, le associazioni e molti osservatori di parte applicano un criterio puramente anagrafico e d'istinto: se la vittima è donna e l'assassino è l'uomo con cui aveva una relazione, allora automaticamente è femminicidio.
La definizione internazionale della Convenzione di Istanbul è un'altra: è femminicidio solo quando l'omicidio è motivato dal genere, cioè la donna è stata uccisa in quanto donna, e l'assassino ha quindi agito secondo un senso di possesso, di prevaricazione o della non accettazione della fine di un legame.
Una coppia o una famiglia possono essere il teatro di una tragedia per motivi del tutto estranei alle dinamiche di genere:
- Liti economiche: omicidi scatenati da debiti, spartizioni di eredità o collassi finanziari
- Patologie e disperazione: tragedie legate a gravi disturbi psichiatrici acuti, dove l'omicidio-suicidio nasce dall'impossibilità di gestire malattie croniche
- Criminalità comune o faide: situazioni in cui il delitto è indipendente dal genere della vittime
- Margherita Margani, uccisa a coltellate e forbiciate dalla nuora durante una banale lite domestica
- Giuseppina De Francesco, massacrata di botte dalla propria figlia
- Chiara Carta, uccisa barbaramente da sua madre, un dramma legato alla salute mentale e alla sfera filicida, spacciato per reato di genere
- Margherita Battazza, anziana non autosufficiente morta di stenti dopo essere stata abbandonata dalla figlia
- Antonella Salamone, uccisa dalla figlia e dal marito in un delirio mistico
- Vicende in cui padri in pieno crollo psichico hanno sterminato l'intera famiglia (uccidendo sia la moglie che i figli maschi) vengono accorpati senza alcuna distinzione criminologica
Questa necessaria accuratezza investigativa spiega perché i dati del Viminale si muovano a rilento rispetto agli affrettati contatori dei centri antiviolenza. Confondere le acque e gonfiare le liste per ragioni di bandiera è una strategia che, quando beccata, produce nella testa della persone un effetto opposto a quello sperato: genera scetticismo e disinteresse nei confronti di un argomento meritevole di attenzione e onestà intellettuale.
https://www.youtube.com/watch?v=4IBdhx51sYQ
https://www.youtube.com/watch?v=ygjQx3uQAzM





