19 marzo 2026

Referendum sulla riforma costituzionale - Precisazioni importanti

Ecco, ho studiato l'argomento con un livello di approfondimento che credo mi consenta di decidere cosa votare al referendum sulla riforma costituzionale di domenica 22 e lunedì 23 marzo.
Sarebbe bello se tutti avessero il tempo di farlo, e avessero così la possibilità di difendersi dallo schifido metodo usato da entrambi gli schieramenti, soprattutto quello del Sì.
Mi sono comparsi su Facebook vari post, più o meno buffi, ma in fondo tragici. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, inducendomi a tentare, nel mio piccolo, una divulgazione chiarificatrice e sbufalatrice e dunque a scrivere questo articolo, è stato il post sulla pagina Facebook di "Fratelli d'Italia" in riferimento a una sentenza di un giudice.

Scrivo in forma di dialogo, anche perché questo studio è stato proprio un dialogo in cui ho chiesto informazioni all'IA Claude (ma il dialogo l'ho maneggiato e aggiustato, non è che qui sotto faccio un copia e incolla... purtroppo il lavoro non è stato così veloce, troppo bello sarebbe stato).

Su Facebook, in un post di Fratelli d'Italia c'era scritto: "Tratto da una storia vera - Atti osceni in prossimità di minori, furto aggravato, violenza sessuale - Il giudice lo ha fatto rientrare in Italia! - Domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 liberiamo la giustizia dalla politica: vota SI".
Domanda legittima: ma che c'entra?
Cercando di entrare nella testa di chi ha scritto il post (e ricordando altri slogan beceri del centro-destra a favore dei "SI" come "Chi sbaglia paga", immagino che il sottinteso sia il seguente:
"Se voti sì, ci saranno due CSM, che con meno probabilità saranno politicamente schierati (in quanto in larga parte composti da membri sorteggiati) che quindi puniranno secondo criteri razionali e non politici i giudici incompetenti (come quello che ha fatto rientrare in Italia questo immigrato, senza temere sanzioni da parte dell'attuale CSM, che evidentemente è sinistroide pro-immigrati), impedendo loro scatti di carriera". Giusto?
È corretta la mia interpretazione?

- Plausibilmente giusto. La catena logica che il post vuole evocare è probabilmente questa:
Un giudice ha preso una decisione "scandalosa" (far rientrare in Italia un soggetto con quel curriculum penale)
Questo giudice non viene punito/rimosso/bloccato in carriera, perché il CSM è corporativo e politicizzato (leggi: "di sinistra, pro-immigrati"). Con la riforma, il CSM verrebbe parzialmente sorteggiato --> meno influenza delle correnti --> più meritocrazia --> i giudici "irresponsabili" pagherebbero le conseguenze. E allora vota sì per avere giudici che tengano conto del "senso comune" (cioè quello del lettore medio del post) invece di ideologie progressiste.
La comunicazione funziona su due livelli:
1) Livello esplicito: separare la carriera dei giudici dalla politica (argomento tecnico-istituzionale)
2) Livello implicito: "la politica" che inquina la giustizia è quella di sinistra, non la politica in generale. Il sorteggio viene presentato come neutralità, ma la neutralità auspicata è in realtà allineamento con i valori di destra.

- Nella testa di chi sostiene il Sì alla riforma costituzionale, se ho ben capito c'è: "Se vince il Sì i giudici finalmente emetteranno sentenze giuste per non farsi punire dal buon CSM non politicizzato".
Faccio una metafora: se nessuno mette la mano su una fiamma per non scottarsi, deve esserci stato qualcuno che ogni tanto ha messo la mano sulla fiamma, si è scottato e ha così confermato il fatto che il fuoco è pericoloso, coltivando la convinzione popolare del fatto che è pericoloso.
Allo stesso modo, se le cose stanno come i sostenitori del Sì raccontano, attualmente i giudici emettono sentenze implausibili e lo fanno perché intimoriti da un CSM politicizzato che desidera proprio quelle sentenze, e punisce i giudici che agiscono in modo giusto. Ma questo collegamento "sentenza giusta --> punizione da parte del CSM che ti nega lo scatto di carriera", così come il collegamento "fuoco --> dolore alla mano che ci metti sopra", è una convinzione che necessita un fondamento: affinché non risulti come campata in aria, ci dev'esser stato ogni tanto un giudice "coraggioso" che ha emesso una sentenza "giusta ma scomoda" e che di conseguenza è stato punito nel modo su descritto. Ma abbiamo ragione di ritenere che sia così? Ci sono le prove? Ci sono esempi che i sostenitori del Sì potrebbero sbandierare (anche se stranamente non lo fanno)?

- No. E questo è già di per sé significativo.
Il motivo è strutturale: il CSM non ha il potere di sanzionare un giudice per il contenuto di una sentenza. La legge lo vieta esplicitamente. Le sanzioni disciplinari riguardano comportamenti come ritardi nel deposito, scorrettezze procedurali, violazioni deontologiche. Nessuna sentenza disciplinare ha avuto una motivazione del tipo "hai sentenziato in modo sbagliato".

- Il fatto che il CSM attuale metta insieme PM e giudici può far sospettare che i giudici siano amici dei PM e siano dunque portati a dar loro ragione, aumentando la probabilità che un imputato sia condannato anziché assolto. Ha senso questo ragionamento?

- No. Se il problema fosse la familiarità, la separazione delle carriere nel CSM non la eliminerebbe affatto. La "vicinanza" tra PM e giudice esiste già per altri motivi: lavorano nello stesso palazzo di giustizia, si conoscono professionalmente, talvolta personalmente. Ma per fortuna la vicinanza fisica è irrilevante, così come lo è per altre persone che si incontrano tutti i giorni senza che nulla suggerisca una loro amicizia, soprattutto se il loro ruolo e i loro modus operandi è diverso, come accade per datori di lavoro e dipendenti, allievi e insegnanti.
Il giudice ha una cultura professionale che tende a valorizzare la propria indipendenza rispetto all'accusa, non la solidarietà con essa. L'Italia ha tassi di assoluzione in dibattimento piuttosto alti rispetto alla media europea (intorno al 40-50% dei dibattimenti nei tribunali ordinari). Se i giudici fossero tendenzialmente compiacenti con i PM, ci aspetteremmo tutt'altri dati.

- È vero che il PM, essendo la parte accusatoria, è considerato bravo se ottiene una condanna e quindi un suo scatto di carriera dipende anche dal rapporto fra numero di persone che ha rinviato a giudizio e numero di persone condannate?

- No. Solo se il GUP, a processo non ancora iniziato, respinge la richiesta di rinvio a giudizio, la cosa può essere oggetto di valutazione della professionalità del PM (anche se è molto raro). Ma una volta iniziato il processo, anche se si arriva all'assoluzione, anche se secondo il giudice le argomentazioni del PM sono state particolarmente pretestuose, per quanto ritenga che da parte dell'accusa sia stato stupido presentare come prove schiaccianti degli elementi che prove non erano, comunque PM non può essere valutato per la sua presunta incompetenza. La legge lo vieta esplicitamente. La legge sull'ordinamento giudiziario del 2006 stabilisce che la valutazione di professionalità "non può riguardare in alcun caso l'attività di interpretazione di norme di diritto, né quella di valutazione del fatto e delle prove". Quindi un PM non risponde in alcun modo delle sue inchieste flop: non può essere valutato per aver chiesto condanne a vent'anni nei confronti di dieci imputati che poi vengono tutti assolti.

- Gli scatti stipendiali di un magistrato e gli scatti di carriera dipendono solo dall'anzianità o anche da una discrezionalità del CSM?

- Distinguiamo due cose. 1) Gli scatti stipendiali automatici sì, sono legati all'anzianità in modo quasi automatico. La valutazione quadriennale è un pro forma che non li blocca quasi mai. 2) Le nomine agli incarichi direttivi: qui invece esiste una vera discrezionalità del CSM, e questa è la sede reale del correntismo documentato. Diventare presidente di tribunale, procuratore capo, presidente di corte d'appello non è automatico: il CSM sceglie tra candidati, e lo scandalo Palamara ha mostrato che quelle scelte venivano negoziate dalle correnti in modo clientelare. Quindi la tua deduzione va corretta così: "Non esiste un magistrato con stipendio più avanzato di un collega con minore anzianità (quello sì che è quasi automatico). Ma esistono magistrati con incarichi più prestigiosi di colleghi più anziani, e lì il CSM ha potere reale".

- Allora, se gli incarichi direttivi vengono assegnati dal CSM discrezionalmente, questo suggerisce la possibilità che i membri del CSM, a seconda delle proprie simpatie politiche o mazzette ricevute potrebbe chiedere a giudici e PM territoriali sentenze pilotate o inchieste a orologeria, minacciando mancati scatti di carriera in caso di disobbedienza? Ci sono dati che suggeriscono le non promozioni come arma che i membri del CSM possono usare contro i giudici territoriali?

- No. Negli anni 1975-1990 la percentuale dei magistrati promossi dal CSM fu del 99,3%. I dati più recenti confermano e precisano questa tendenza: 99,42% nel 2017, 99,2% nel periodo 2017-2021, 99,23% nel 2022. Non deve stupire: la Circolare CSM n. 20691/2007 stabilisce che per un giudizio positivo sulla promozione di un magistrato è sufficiente l'assenza di gravi anomalie, dove per grave anomalia si intende che più di due terzi dei provvedimenti di un magistrato siano stati annullati o rigettati.
Ecco perché il meccanismo "sentenza sbagliata → punizione dal CSM" è implausibile: non solo non esistono esempi documentati di giudici penalizzati per sentenze "scomode", ma il sistema è costruito per non punire quasi nessuno, per nessun motivo. L'argomentazione dei sostenitori del Sì presuppone un CSM attivamente punitivo verso i giudici "coraggiosi", mentre i dati mostrano l'opposto, per normativa e nei fatti.

- Ma la corruzione rimane comunque possibile, o no?

- Certo, come in tutti i campi. Un caso fu lo scandalo Palamara del 2019, nel quale però non ci fu una sentenza pilotata come merce di scambio. Il reato contestato fu corruzione con denaro e utilità personali (viaggi, regali) per influenzare nomine. Niente che questa riforma costituzionale possa cambiare.

- Ipotizziamo comunque uno scenario di corruzione. Poniamo che un PM si sente in dovere di avviare una grande quantità di processi penali a carico di persone facenti parte di un determinato partito politico, i cosiddetti "processi a orologeria"; si sente in dovere di farlo in quanto gli è stato promesso che se lo fa avrà un certo scatto di carriera. La promessa arriva dal CSM, o meglio dai magistrati del CSM che fanno parte della corrente avversa a quel partito. Si potrebbe ipotizzare che se le carriere sono separate ed esistono due CSM separati, questo tipo di promessa potrebbe provenire solo da un componente del CSM che fa il PM, mentre allo stato attuale potrebbe provenire anche da un componente del CSM che fa il giudice. Dunque con la riforma si dimezzano le possibilità di corruzione;
inoltre, facendo parte dello stesso organismo e cioè il CSM, i PM e i giudici tendono a essere fra loro più solidali e dunque aumenta la probabilità di farsi favori a vicenda. Ad esempio, anche fra persone con due ruoli diversi (PM/giudice) e correnti diverse potrebbe avere luogo un dialogo tipo: "Senti, è in corso un processo penale a carico della persona X, amica di un mio amico. Puoi per favore chiedere al giudice della tua corrente di assolverla? A buon rendere!", oppure "Puoi per favore inquisire questo tizio per un qualche reato? Te lo chiedo perché la sua attività commerciale sta dando fastidio a quella di mio cognato. A buon rendere!". Mi pare che, nei pochi casi (spero siano pochi) in cui esiste questo tenore di corruzione (e magari in casi in cui certe cose si dicano in maniera più velata, o casi in cui semplicemente sono ben noti certi legami personali), il muro rappresentato dalla divisione delle carriere (che determina minori incontri nell'orario lavorativo) è molto meno importante rispetto al legame determinato dalle correnti, che continueranno a esistere, e con esse le amicizie e la possibilità di scambiarsi favori. Dimmi cosa ne pensi, magari supportando ciò che dici con dei dati (anche se mi rendo conto che in questo argomento è difficile trovare dati oggettivi).

- La tesi "separazione = meno vettori di corruzione" sopravvaluta l'importanza del canale formale. Il caso Palamara ha mostrato che le trattative per concordare nomine e promozioni, con la partecipazione sia di giudici che di PM, avvenivano non tramite sedute al CSM, ma con messaggi WhatsApp, cene, telefonate. La separazione delle carriere non separa le rubriche telefoniche né le amicizie decennali tra persone che si conoscono dall'università, dai tirocini, dai congressi delle correnti.
Inoltre è verissimo che le correnti sopravvivono alla separazione. L'ex componente del CSM Livio Pepino ha osservato che le decisioni deviate hanno "padri diversi ed eterogenei": appartenenza correntizia, provenienza geografica, rapporti amicali, pressioni politiche. Sostenere che un magistrato sia condizionato dalle correnti solo perché vi è iscritto è come dire che un iscritto a un sindacato vota sempre come gli dice il sindacato: poco convincente. E le simpatie politiche dei colleghi sono note a tutti indipendentemente dall'appartenenza formale a questo o quel gruppo.

- Come funzionano le correnti? Sono circoli culturali che hanno la loro sede fisica in vari punti di Italia? Se passa il Sì, visto che ci saranno due CSM con membri che svolgono mestieri diversi, anche le correnti si sdoppieranno, perché parleranno di argomenti diversi, pubblicheranno articoli di argomenti diversi, etc, quindi giudici e PM si frequenteranno di meno anche per questo?

- Le correnti sono gruppi interni all'Associazione Nazionale Magistrati, a cui aderisce il 96% dei magistrati italiani. Non sono circoli con sede fisica capillare, ma reti associative; la loro vita quotidiana non si esprime in riunioni regolari, ma attraverso pubblicazioni su riviste, convegni (ad es. nelle scuole di formazione), liste elettorali per il CSM e più in generale conoscenze e frequentazioni.

- Con la separazione dei CSM le correnti si dividerebbero, ciascuna in due parti? 

- No. Con due CSM separati le correnti avrebbero semplicemente due arene elettorali invece di una, ma rimarrebbero i contenitori che sono adesso, che conterranno le persone che contengono adesso. A questo c'è da aggiungere che, come già documentato, nulla impedisce di formare alleanze trasversali, addirittura tra correnti di orientamento opposto: le chat di Palamara mostrano favori scambiati con magistrati di qualsiasi corrente e con soggetti anche esterni alla magistratura.
Anche senza appartenenze formali predefinite, le aggregazioni tra componenti si ricostituirebbero, con convergenza su questioni concrete, attorno agli interessi contingenti. Le correnti esistono principalmente non per ragioni di affinità professionale e culturale, ma per ragioni di potere sulle nomine. Quel motore non viene spento dalla separazione delle carriere né dalla creazione di due CSM separati.

- Un ragionamento di un sostenitore del Sì potrebbe essere: con la riforma, i PM che compongono il CSM dei PM più difficilmente avranno agganci utili a chiedere un favore a un giudice territoriale, che risponde a un altro CSM; viceversa, i giudici che compongono il CSM dei giudici più difficilmente avranno agganci utili a chiedere un favore a un PM territoriale, che risponde a un altro CSM. Cosa ne pensi?

- È vero che un componente del CSM dei PM avrebbe meno leva su un giudice territoriale, che non dipende da lui per la carriera. E viceversa. Questo riduce un canale specifico di influenza: quello in cui il potere sulle nomine viene usato come moneta di scambio cross-ruolo. Però il ragionamento ha un limite: l'argomento corruzione verticale, dove chi ha potere sulle nomine lo usa esplicitamente come ricatto o ricompensa verso chi emette sentenze, non fa parte di quella prevalentemente documentata. Di fatto la corruzione documentata è prevalentemente orizzontale e informale. Ad es. Palamara non era un componente del CSM che chiamava giudici territoriali dicendo "fai questa sentenza o ti blocco la carriera". Gli accordi erano molto più orizzontali: favori tra pari, scambi tra persone che si conoscono da decenni, che hanno studiato insieme, che si incontrano ai convegni. La leva non era "ti controllo la carriera" ma "siamo amici e ci aiutiamo".

- Anche se poco documentata, dopo parleremo di corruzione verticale. Per adesso parliamo della corruzione più documentata, la corruzione orizzontale, dunque i favori: questo "siamo amici e ci aiutiamo" potrebbe essere più probabile fra due persone che lavorano nello stesso CSM anziché in due CSM diversi?

- Secondo i sostenitori del Sì, il ragionamento di chi dice che "Siamo amici e ci aiutiamo" funziona meglio tra persone che si frequentano regolarmente, e chi siede nello stesso CSM si incontra spesso, costruisce rapporti di fiducia reciproca, sa a chi chiedere, mentre chi siederà in CSM diversi si frequenterà meno, i rapporti si diraderanno, la rete si assottiglierà. 
Questa visione ha un limite poco conosciuto dai non addetti ai lavori: oggi, nella pratica quotidiana, quanto si frequentano davvero un componente del CSM che fa il PM e un componente del CSM che fa il giudice, in più rispetto a quanto si frequenterebbero in due CSM separati?
Poco, perché le amicizie si formano prima, cioè all'università, al tirocinio, ai convegni, nei periodi in cui si sceglie l'eventuale corrente, periodi precedenti rispetto all'entrata nel CSM. Il CSM può aggiungere legami, ma non è il luogo primario di formazione delle amicizie che contano. Separare i CSM interviene quindi su una parte minoritaria della rete sociale complessiva di un magistrato.
Un magistrato entra nel CSM tipicamente dopo decenni di carriera. A quel punto ha già una rete consolidata che include sia PM che giudici, formatasi durante quegli anni di lavoro sul territorio. La separazione dei CSM non può intaccare quella rete in alcun modo.
Mentre la riforma interviene su strutture formali, il problema concreto è informale. Per bloccare un passaggio è inutile rendere più alto un muro che può essere aggirato due metri più in là.

- Un magistrato entra nel CSM tipicamente dopo decenni di carriera. Al di là del "tipicamente", per legge attualmente quanti anni di esperienza deve avere per entrare a far parte del CSM?

- Attualmente per legge sono eleggibili al CSM i magistrati che abbiano conseguito la terza valutazione di anzianità, che corrisponde a circa 12 anni di carriera. Ma chi viene eletto al CSM è ovviamente un magistrato già noto nelle correnti, con una reputazione consolidata, il che suggerisce che nella pratica si tratti di persone con carriere ben più lunghe del minimo formale. E su questo c'è un particolare interessante a scapito dei sostenitori del Sì: l'affermazione "la rete di amicizie si forma ben prima dell'entrata nel CSM" diventerà ancora più vera proprio con l'eventuale approvazione della riforma costituzionale: infatti se passerà la riforma il sorteggio dei togati sarà circoscritto ai magistrati con almeno venti anni di esercizio delle funzioni giudiziarie.
A maggior ragione le amicizie formate prima dell'entrata nel CSM saranno forti e sopravviveranno all'eventuale separazione dei due organi; a maggior ragione le persone continuano a conoscersi, frequentarsi, scambiarsi favori indipendentemente dalla struttura istituzionale in cui siederanno.

- Passiamo alla corruzione verticale. Vale a dire "caldi inviti" da parte di membri del CSM nei confronti dei magistrati del territorio a inquisire o non inquisire una persona, o emttere una certa sentenza. Premettiamo che il primo pensiero di un cittadino medio è l'influenza che una riforma ha nella sua vita. Il cittadino medio si chiede se questa riforma lo metterà un po' più al riparo da accuse o sentenze ingiuste da parte di magistrati corrotti. Nel dibattito di questo referendum infatti si parla spesso di processi a orologeria o sentenze pilotate, e a forza di parlarne sembra di vivere in un mondo in cui tutte le sentenze sono politiche, o tutte le sentenze vengono emesse da giudici con mani legate in quanto minacciati, o che le scambiano con favori. Sarebbe buona cosa ricordare alla popolazione che i magistrati corrotti o in qualche modo minacciati sono una ristretta minoranza. Non è cieca fiducia: si tratta di capire la reale probabilità che si verifichi uno scenario di corruzione di un magistrato nell'ambito di un processo a carico di persone comuni (privati o responsabili di piccole o medie imprese). Insomma... un uomo si rende colpevole di percosse nei miei confronti. Io lo querelo. Quanto devo essere paranoico per mettermi a pensare "Ma chissà se il PM archivierà la mia richiesta, chissà se il giudice la condannerà... probabilmente dipende dagli agganci che il delinquente ha nel CSM...". Ma dico io: i componenti del CSM, che sono poche decine di persone, di quanti cittadini saranno amici in un'Italia abitata da 60 milioni di persone, affinché io possa sospettare episodi di corruzione o clientelismo?

- In effetti il CSM ha 20 componenti togati. Anche ipotizzando che ognuno abbia una rete di 500 persone cui potrebbe fare un favore significativo, stiamo parlando di 12.000 persone su 60 milioni, cioè lo 0,02% della popolazione. E questo è il limite superiore teorico, perché non tutti i favori sono fattibili, non tutti vengono chiesti, non tutti vengono concessi.
Il dibattito sul referendum amplifica i casi patologici fino a farli sembrare la norma, ma la stragrande maggioranza dei rinvii a giudizio e delle sentenze nascono dal semplice lavoro di magistrati, lavoro fatto bene o male (o apparentemente male se hanno correttamente applicato una legge che non ci piace), senza che la corruzione entri in gioco.
Per il caso di percosse esemplificato, la probabilità che il tuo aggressore (o truffatore o altro) conosca qualcuno che ha influenza su un PM che lavora nel tuo distretto giudiziario è trascurabile.

- Dunque sembra avere senso parlare di corruzione verticale solo quando le persone in questione sono politici di alto livello, imprenditori con enormi interessi economici, criminalità organizzata, soggetti che hanno grandi risorse e reti sociali, oppure persone o organizzazioni di cui i mass-media parlano e su cui si è montata una tifoseria da parte dei politici (es. una ONG che salva i migranti in mare, o una famiglia nel bosco). Non si può escludere il rischio di avere sul territorio un PM che inquisisce pretestuosamente una persona per venire incontro al "caldo invito" di un corrotto PM del CSM, oppure il rischio di avere sul territorio un giudice che emette una sentenza ingiusta per venire incontro al "caldo invito" di un corrotto giudice del CSM, dove per "caldo invito" si intende "se mi obbedisci otterrai quel ruolo altrimenti no". E potremmo chiederci: se, con la creazione di due CSM separati (uno per i PM e uno per i giudici) il PM del territorio può ricevere un "caldo invito" solo dai propri superiori PM e non dagli ex-superiori giudici, e al tempo stesso il giudice del territorio può ricevere un "caldo invito" solo dal propri superiori giudici e non dagli ex-superiori PM, allora le probabilità di ricevere un caldo invito si dimezzano. È così?

- No. Il ragionamento deve tenere conto dell'origine della corruzione: "Chi ha interesse affinché quel politico o potente industriale o potente mafioso sia inquisito / non inquisito oppure condannato / assolto? L'interesse non ce l'hanno né il PM del territorio, né il giudice del territorio, né alcun membro del CSM. Questi magistrati, territoriali o del CSM, semplicemente fanno il loro lavoro. Se si comportano in modo anomalo quale può essere il motivo? Un motivo può essere la corruzione diretta (caso che esula da questo ragionamento). Un altro motivo (che può essere citato da un sostenitore del Sì) è questo: il magistrato del territorio è stato intimidito dal magistrato del CSM, che a sua volta (e questo è un punto cruciale) è stato corrotto da una persona potente esterna, che di mestiere non fa il magistrato, ma ad es. il politico.
Se i CSM sono due, questa persona potente se ne frega: volendo corrompere un PM bussa alla porta del CSM dei PM, e volendo corrompere un giudice bussa alla porta del CSM dei giudici.
E neanche si può dire che diminuirà la probabilità di reperire una persona corruttibile di uno specifico mestiere (PM o giudice): non è che il CSM viene diviso per formarne due con metà dei membri. Si passa da un CSM che ha 33 membri a due CSM che avranno ciascuno 32 membri. Quindi per ciascun CSM la probabilità di trovare una persona corruttibile rimarrà la stessa. E, sapendo che in realtà il muro fra i CSM conta meno delle correnti, chi ha tanta paura dei possibili corrotti componenti del CSM dovrebbe avere il doppio della paura, visto che i membri dei CSM raddoppieranno.

- Veniamo ora al presunto orientamento a sinistra dei giudici in generale. Il fronte del Sì afferma qualcosa del tipo: "Il magistrato del CSM, che appartiene alla corrente rossa, braccio armato del PD, dà incarichi importanti ai suoi amici, che devono orientarsi anche loro a sinistra, cioè avviare processi ed emettere sentenze in modo favorevole ai politici di sinistra oppure ai migranti delinquenti o i lavoratori scansafatiche, in maniera da compiacere i politici di sinistra. Così il CSM fa da sentinella affinché i giudici del territorio facciano di continuo favori ai politici di sinistra". Immagino che lo facciano per ringraziare i politici di sinistra che li hanno votati e quindi fatti entrare nel CSM. È plausibile questo meccanismo?

- No.
A parte i 3 componenti di diritto (presidente della repubblica, primo presidente e procuratore generale della cassazione), il CSM è composto da: 2/3 eletti dai magistrati (componente togata) e 1/3 eletti dal Parlamento (componente laica).
La narrativa "toghe rosse" dovrebbe spiegare in che modo il PD controllerebbe la maggioranza. Ha due strade:
1) Affermare che il PD controlla la componente laica: il Parlamento elegge quella quota, e il PD ha avuto peso parlamentare. Ma questa componente è minoritaria (1/3). Non basta a fare maggioranza. E a rendere ancora più paradossale quella narrazione c'è il fatto che le ultime elezioni dei laici si sono svolte nel gennaio 2023 sotto il governo Meloni: tre laici sono stati proposti da Fratelli d'Italia, due dalla Lega, e solo uno dal PD. La componente che il PD potrebbe controllare è quindi non solo minoritaria, ma attualmente a maggioranza di centrodestra. Quindi le cosiddette "toghe rosse" sarebbero una minoranza nella minoranza.
2) Affermare che il PD controlla la componente togata. Ma la componente togata, maggioritaria, è eletta dai magistrati, non dal Parlamento. Quindi il PD dovrebbe aver convinto la maggioranza dei magistrati italiani a votare candidati di sinistra. Dovrebbe aver agito capillarmente su 9.000 persone distribuite su tutta la nazione, per influenzare un voto che è segreto. Va da sé che è puro delirio.

- E che dire del sorteggio?

- Sorvoliamo sulla buffonata sui laici, che verrebbero sorteggiati da un elenco deciso dal parlamento, alla faccia dello slogan "fuori la politica dal CSM". 
Conviene invece ragionare sul sorteggio dei togati.
Se vince il Sì, la componente togata ( = i magistrati) di ciascun CSM non verrà più eletta dai circa 9.000 magistrati italiani, ma sarà costituita da magistrati con esperienza estratti a sorte. Perché così, si dice, non si tratterà di persone che per ottenere il posto si sono arruffianati a una corrente (che è sempre cugina di un partito). In effetti attualmente per un magistrato è irrealistico sperare di essere eletto da sconosciuto, senza l'appoggio di una corrente che lo promuova nelle riviste, nei convegni, nelle newsletter. 
Prima di venire al punto lancio una provocazione:
Certo, col sorteggio si elimina la porzione di magistrati che andranno a far parte del CSM in quanto "simpatici" alla corrente.
Ma se questo tipo di clientelismo ci fa così schifo da arrivare a proporre un sorteggio, perché non si fa qualcosa di simile coi laici, facendo partecipare al sorteggio tutti i laici d'italia con una sufficiente esperienza?
Anzi, perché non eliminare le elezioni politiche, rimpiazzandole con un sorteggio di ministri e di parlamentari, facendo sì che semplicemente i sorteggiabili siano persone con certi titoli di studio? Tanto ormai è acclarato che il "governo espressione del popolo" non esiste, e che i governi non fanno praticamente nulla di quello che promettono in campagna elettorale. Avremmo il vantaggio di vedere un governo di sorteggiati che non dovrà fare riforme di facciata, riforme populiste, riforme di "postura politica", etc, ma agirà solo in ragione della razionalità e del bene del popolo, dal momento che a fare X anziché Y non ci guadagna né perde nulla.
Torno al CSM e vengo al punto.
Il sorteggio dei togati, previsto dalla riforma costituzionale, viene presentato dai sostenitori del Sì come la soluzione al problema del correntismo: un magistrato che non deve il proprio incarico nel CSM a nessuna corrente sarà libero di agire senza condizionamenti.
Consideriamo due casi: quello del magistrato integro, con autentica vocazione istituzionale, e quello del magistrato arrivista, senza vocazione, corruttibile.
1) Magistrato integro e con autentica vocazione istituzionale.
1a. Nel sistema attuale, costui sa che candidarsi come indipendente equivale quasi certamente a perdere: la visibilità nazionale necessaria per farsi eleggere da 9.000 colleghi sparsi in tutta Italia passa quasi obbligatoriamente attraverso una corrente, con la sua rete, le sue riviste, i suoi congressi. Quindi turandosi il naso si iscrive a una corrente, come strumento necessario e non come scelta identitaria. Una volta arrivato al CSM, lavora con integrità, non obbedisce a nessuno e se ne frega di far arrabbiare la propria corrente e il relativo partito di riferimento. Dopo 4 anni torna a fare il magistrato con la coscienza a posto.
1b. Nel sistema post-riforma, lo stesso magistrato viene sorteggiato senza dover chiedere nulla a nessuno, e parimenti il suo comportamento rimarrà integro, come sopra.
2) Magistrato arrivista, privo di vocazione, corruttibile, e attento più che altro alla propria carriera post-CSM.
2a. Nel sistema attuale si iscrive a una corrente (senza bisogno di turarsi il naso perché non ci vede nulla di così tremendo, così vanno le cose e così bisogna fare), sa farsi ben volere, viene promosso ed eletto. Lavorerà nel CSM atteggiandosi a servo della propria corrente e del partito di riferimento, ottenendo vari regali in cambio: visibilità mediatica, trattamento favorevole sulla stampa amica, sostegno a una futura candidatura politica, incarichi in commissioni ed enti pubblici a fine mandato.
2b. Nel sistema post-riforma lo stesso magistrato viene sorteggiato, e a quel punto, una volta entrato nel CSM, viene subito visto come un potenziale alleato che nessuno ha ancora acquisito. Partiti e correnti hanno quattro anni per corteggiarlo, offrendogli i regali su menzionati. E lui li accetterà.
Insomma, il sorteggio elimina la dipendenza PRIMA della nomina, ma non prevede alcunché contro la dipendenza che si costruisce DOPO. Il comportamento di un membro del CSM dipende dall'integrità della persona, non dal metodo con cui è stato selezionato.
In entrambi i casi (sorteggio o elezione) il magistrato non entra nel CSM per maggior merito rispetto ai colleghi. Su questo ci possiamo solo rassegnre. E purtroppo né in caso di vittoria del Sì, né in caso di vittoria del No, questo aspetto cambierà.

- Parliamo di spese pubbliche in caso di vittoria del Sì. È vero che se passa il Sì vengono triplicati i costi per il governo della magistratura?

- Se passa il Sì, al posto di un CSM si creano due CSM + un'Alta Corte disciplinare. Tre organi con proprie strutture, sedi, personale, amministrazione. Il fronte del Sì non ha prodotto stime che smentiscono il triplicarsi delle spese, citato da alcuni sostenitori del No, il che è già indicativo. Tuttavia non esiste una relazione tecnica che quantifichi con precisione i costi aggiuntivi. I nuovi organi potrebbero condividere alcune strutture. Si possono fare solo ipotesi e stime.

- Volendo fare queste stime, come aumenterebbero le spese con la riforma se passa il Sì?

- Per quanto riguarda il personale amministrativo, ogni organo ha bisogno di una propria struttura burocratica, cancellieri, segreterie oltre che sedi, logistica e una seconda scuola della magistratura, che verrebbe sdoppiata. I dati disponibili su questo risalgono al 2011 ma restano un ordine di grandezza plausibile: 243 persone, con un costo totale di circa 19 milioni di euro e un budget complessivo del CSM di 35 milioni. Con due CSM più un'Alta Corte, non è automatico che tutto si moltiplichi per tre (alcune funzioni potrebbero essere condivise) ma un aumento significativo è inevitabile. Ipotizzando un raddoppio del personale amministrativo, si arriverebbe a un aumento di 20-30 milioni di euro all'anno.
Quanto ai magistrati, quelli ordinari in servizio sono oggi circa 9.700, e chi di loro va al CSM lascia temporaneamente vacante il posto che occupava. La riforma prevede due CSM separati, uno per i giudicanti e uno per i requirenti, più un'Alta Corte disciplinare, cioè quasi il triplo dei magistrati oggi distaccati dagli uffici giudiziari, con due possibili conseguenze: o quei posti vengono coperti da colleghi, aumentando la spesa pubblica, oppure rimangono scoperti, aggravando un problema già critico (attualmente su un organico previsto di oltre 10.000 magistrati, ne mancano già oggi circa 1.300 negli uffici giudiziari italiani).
Quanto ai componenti laici, con la riforma sarebbero 16 in più. Potranno essere professori universitari o avvocati: i primi sono dipendenti pubblici e la loro sostituzione nelle cattedre ha un costo per lo Stato; i secondi sono liberi professionisti e non generano costi pubblici di sostituzione. La proporzione tra le due categorie non dipende dalla riforma ma dalla composizione delle liste da cui avverrà il sorteggio, quindi il costo aggiuntivo su questo fronte esisterà ma non è quantificabile. Sarà comunque nell'ordine di alcune centinaia di migliaia di euro l'anno.

14 marzo 2026

L'osceno DDL sul fine vita del governo Meloni

In certe situazioni orribili e ingiuste non bisogna dimenticarsi chi si deve ringraziare. Ricordarsi cosa fa questa gente di merda e quanto è stato opportuno votarla per avere 2 spicci di tasse in meno o l'illusione della giustizia veloce.

Se il DDL sul fine vita che verrà discusso a aprile verrà approvato, ecco cosa cambierà, in barba alle sentenze della Corte Costituzionale n. 242/2019 e successive interpretazioni:

- Diritto al suicidio assistito solo per chi è tenuto in vita da trattamenti sostitutivi di funzioni vitali (es. ventilazione meccanica o PEG), quindi escludendo tantissimi pazienti con sofferenze intollerabili ma non dipendenti da tali trattamenti (es. malati terminali oncologici, persone con gravi malattie neurodegenerative come SLA in fasi in cui non usano ancora supporti vitali specifici, o chi dipende al 100% da assistenza di caregiver)

- Diritto al suicidio assistito solo per chi ha affrontato un percorso di cure palliative

- A concedere il diritto al suicidio assistito non saranno più i medici né i comitati etici delle ASL, ma un comitato nazionale di nomina politica/governativa), con rischio di maggiore influenza politica e rallentamenti burocratici

- Doppio vaglio, cioè territoriale + nazionale, per un totale di 90 giorni per la procedura e 6 mesi per rifare domanda in caso di diniego, ma con maggiore possibilità di blocco preventivo (es. coinvolgimento autorità giudiziaria in alcuni casi)

- Il servizio non sarà erogabile dal SSN, ma da privati, cioè il pziente pagherà tutto: strutture private, medici in extra-orario, sempre che possa permetterselo

- Divieto di eutanasia, dunque se un paziente non è in grado di effettuare l'auto-somministrazione... affari suoi

Per formulare il testo del DDL non c'è stata nessuna consultazione pubblica degna di questo nome (es. audizioni aperte a società civile, associazioni di medici o di pazienti): il governo ha preferito condurre trattative informali con la Conferenza Episcopale Italiana. Ma speriamo che prima possibile ci si trovino loro, a chiedere l'eutanasia, e allora sì che sarò d'accordissimo a vietarla.

13 marzo 2026

On. Bretella (PD): "Quel mazzolin di fiori", canzone patriarcale da bandire

Incita alla sottomissione, normalizza l'abbandono della donna, va vietata nelle TV e nelle radio bubbliche in quanto diseducativa. L’incredibile proposta di legge dell’On. Marisa Bretella, Partito Democratico.

Aosta - Non c’è pace per le tradizioni italiane, finite ancora una volta nel mirino del politicamente corretto più estremo. L’ultima crociata arriva dall’Onorevole Marisa Bretella, deputata del PD, che ha depositato una proposta di legge per mettere al bando uno dei canti alpini e popolari più amati, "Quel mazzolin di fiori".

Secondo Bretella la canzone non sarebbe affatto una innouca canzonetta, ma un concentrato di "maschilismo tossico" e "patriarcato interiorizzato". In una intervista a una TV locale durante una sagra paesana a Pantacala, Valle d'Aosta, ha dichiarato: “È inaccettabile che nel 2026 si continui a celebrare un brano così poco inclusivo".

L’Onorevole punta il dito innanzi tutto sull’esecuzione: “Siamo di fronte a un vero furto d’identità: la protagonista del racconto è una donna, eppure la canzone viene quasi sempre eseguita da cori di soli uomini. Gli uomini si appropriano della voce femminile, decidendo cosa una donna debba dire. È un atto di prevaricazione culturale scritto, con ogni probabilità, da un uomo per compiacere altri uomini”.

Ma è l'analisi del testo il punto cruciale della sua critica. La trama della canzone vede una donna abbandonata dal proprio fidanzato, il moretto, che è andato dalla Rosina. “Il tradimento viene trattato come una cosa normale,” spiega la deputata. “Invece di ribellarsi, la donna si sottomette e cerca disperatamente di recuperare il rapporto portando un mazzolino di fiori al traditore. È l’apoteosi della sottomissione femminile: lei deve arrampicarsi a questa ultima possibilità per farsi benvolere da un uomo che l’ha palesemente umiliata”.

Sarebbe inoltre inaccettabile la cura “maniacale” che la protagonista riserva al regalo ("Bada ben che nol se bagna"): la donna annullerebbe sé stessa e i propri bisogni per compiacere l’uomo.

Altrettanto grave la rassegnazione nel finale: "mi piange il cuore e per sempre piangerà", definito da Bretella come "l’assoluta negazione di ogni emancipazione o rivalsa".

Ciliegina sulla torta di quello che Bretella definisce “sadismo” sarebbe il contrasto tra la tragicità della storia e il tono allegro della melodia: “Cantare con gioia la storia di una donna distrutta è pura crudeltà. Chi lo fa vuole normalizzare l’oppressione per far sì che il popolo la accetti come quotidiana". La logica conclusione: "Questo canto, in quanto diseducativo, dovrebbe essere non certo vietato in generale, ma di sicuro vietato nelle emittenti radiofoniche e televisive pubbliche".

Le reazioni su Facebook e su altri social network non si sono fatte attendere, tra chi grida alla follia e chi vede nella proposta di legge l’ennesimo attacco alla cultura nazionale. Marisa Bretella, però, non arretra di un centimetro: “Le tradizioni retrograde vanno estirpate se vogliamo un’Italia davvero inclusiva”.

Dico io: ma stiamo scherzando? Certo che stiamo scherzando. Mi sono inventato tutto, compresa l'esistenza della deputata in questione, figlia della mia immaginazione e di Nanobanana, come si nota nell'angolo in basso a destra della foto. Ma conto su chi sparerà parole di fuoco dopo aver letto solo il titolo. Chi non c'è cascato o c'è cascato per poi scoprire la verità per cortesia non spoileri, non rovinate tutto.

12 marzo 2026

Eliminare per legge i pagamenti in super-ritardo

Nel mondo del lavoro esiste un'usanza così consolidata da non essere quasi mai messa in discussione: il dipendente aziendale, per il lavoro di un mese, viene pagato verso la fine del mese successivo.
Se si trattasse di pochi giorni di ritardo rispetto alla fine del mese potrebbe essere giustificato da motivi tecnici: conteggio delle ore lavorate, straordinari, turni diversi, ferie, malattie, rimborsi per trasferte e indennità varie; calcolo dei contributi e dell'IRPEF, elaborazione del cedolino e programmazione del flusso dei bonifici. Tutto questo può giustificare al massimo 7 giorni lavorativi, soprattutto alla luce dei sistemi informatici disponibili oggi. Il che significa, nel caso peggiore (due weekend a inizio mese), un pagamento entro l'11 del mese successivo.

Ma il vero motivo del ritardo riguarda la gestione della liquidità dell'azienda: posticipare il pagamento degli stipendi serve a mantenere più soldi sul conto corrente qualche giorno in più, in modo da coprire spese varie o sopravvivere a eventuali ritardi nei pagamenti dei clienti. Questo è comprensibile, ma non significa che tale tutela debba essere ottenuta facendo dei dipendenti degli involontari prestatori di denaro gratis.

È normale che l'imprenditore avvii l'azienda con un capitale iniziale accumulato precedentemente, o che ricorra a un prestito bancario, o combinando entrambe le soluzioni. Eventuali ritardi dei pagamenti dei clienti (che parimenti non giustifico e a cui parimenti porrei rimedio intervenendo sulla legislazione, vedi sotto) devono rientrare nel conteggio che si fa quando si avvia un'azienda per stimare il cuscinetto di liquidità necessario.

La legge dovrebbe istituire maggiori tutele sulla riscossione di tutti i pagamenti: degli stipendi, dei fornitori e dei clienti. Per quanto riguarda i dipendenti si potrebbero creare due possibilità:

Prestito breve (obbligatorio per tutti) - Il ritardo tecnico di massimo 7 giorni lavorativi sarebbe applicabile a discrezione del datore di lavoro (lo specifico perché alcuni datori di lavoro pagano puntualmente); su questo breve lasso di tempo maturerebbero interessi a favore del dipendente, calcolati secondo parametri stabiliti da un ente governativo e aggiornabili nel tempo. Sembra poca cosa, ma si pensi a 7 giorni al mese per 40 anni di carriera: quei pochi spiccioli mensili si trasformano, sull'arco di una vita lavorativa, in una somma non trascurabile.

Prestito lungo (volontario, con distinzione per tipo di contratto) - Il datore di lavoro potrebbe proporre ai dipendenti a tempo indeterminato di posticipare ulteriormente il pagamento, trasformando lo stipendio in un piccolo prestito volontario, ad esempio dal 1° a fine mese; il dipendente avrebbe la libertà di accettare o rifiutare, e tale scelta potrebbe essere successivamente modificata, così come l'azienda potrebbe decidere di rinunciarvi nei mesi in cui la liquidità è sufficiente. I dipendenti a tempo determinato, invece, non avrebbero questa scelta: effettuerebbero obbligatoriamente solo il prestito breve. Questo per controbilanciare l'asimmetria di potere contrattuale: il lavoratore può essere non riconfermato senza giusta causa, e in Italia il contratto determinato può durare fino a 24 mesi; sarebbe ingiusto aggravare questa condizione esponendo il dipendente - o aspirante tale - anche alla pressione di accettare un prestito lungo pur di ottenere o mantenere il lavoro.

Lo stesso principio si potrebbe applicare ai rapporti commerciali tra imprese. Attualmente la normativa italiana (D.Lgs. 231/2002) prevede termini di pagamento massimi di 30 o 60 giorni, con possibilità di deroghe contrattuali fino a 90 giorni. Questi termini dovrebbero essere aboliti e resi illegali: anche tra imprese il pagamento dovrebbe avvenire entro 7 giorni lavorativi dalla consegna della merce o dall'erogazione del servizio.
L'obiezione più comune è che certi settori hanno cicli produttivi o commerciali lunghi (es nella grande distribuzione si vende la merce prima di pagarla al produttore). La risposta è la stessa valida per le aziende nei confronti dei dipendenti: se hai bisogno di liquidità per operare, ricorri a un prestito bancario. Non spetta al fornitore finanziarti.
Il nodo vero, in realtà, non è la norma in sé (già oggi esistono tutele in questo senso) ma la sua applicazione: il fornitore più piccolo raramente fa valere i propri diritti, per evitare di perdere il cliente. La soluzione è togliere al fornitore il peso di agire, rendendo il controllo automatico.
Poiché in Italia la fattura elettronica è obbligatoria e transita per il Sistema di Interscambio dell'Agenzia delle Entrate, basterebbe integrare in questo sistema l'obbligo, per il cliente, di trasmettere all'Agenzia delle Entrate la documentazione del bonifico entro 7 giorni lavorativi dalla data della fattura, collegandola alla fattura stessa. Se il bonifico non risulta trasmesso entro il termine, l'Agenzia delle Entrate emette automaticamente una multa al cliente. Parte dell'importo della multa viene trattenuto dall'Agenzia delle Entrate per diritti di segreteria, mentre il resto viene trasferito al fornitore creditore a titolo di risarcimento. In questo modo il fornitore non deve fare nulla: non rischia il rapporto commerciale, non deve ricorrere a un legale, non deve attendere anni di contenzioso. È lo stato a farsi carico del controllo, con un sistema che si autofinanzia proprio grazie alle sanzioni che commina.

Altro campo a cui si dovrebbe estendere l'abolizione del pagamento ritardato (o addirittura negato): i pagamenti stabiliti da sentenze civili. Chi vince una causa non dovrebbe essere costretto a inseguire il debitore per anni: una volta emessa la sentenza, lo stato dovrebbe farsi carico automaticamente dell'esecuzione. Il tribunale produce già oggi un documento digitale con importo, debitore, creditore e scadenza; basterebbe che questo documento alimentasse un sistema di monitoraggio che, scaduto il termine senza che risulti registrato il bonifico corrispondente, avvia automaticamente la procedura esecutiva (multa, penale crescente o pignoramento) senza che il creditore debba attivarsi.
Possibile obiezione: "Lo stato non ce la farebbe mai a occuparsi di tutte le transazioni che i cittadini litigiosi devono effettuare: dovremmo moltiplicare per dieci il personale!". L'obiezione ha senso per chi ha ancora in mente il vecchio sistema cartaceo, con l'impiegato che riceve la pratica, la esamina e decide cosa fare. Ma il problema non sussiste in un sistema informatico automatizzato, dove il personale aggiuntivo servirebbe solo per gestire le eccezioni: contestazioni, ricorsi, casi particolari. Un sistema del genere potrebbe persino ridurre il carico sulla magistratura: meno cause per recupero crediti, meno pignoramenti contestati, meno contenziosi trascinati per anni.

Norme di questo tipo fra l'altro incentiverebbero un più virtuoso flusso di denaro (detto "velocity of money"): quanto più il denaro passa rapidamente di mano in mano, tanto più stimola la produzione di beni e servizi e il benessere collettivo. Al contrario, i ritardi nei pagamenti agiscono come sabbia negli ingranaggi: imprese che aspettano i crediti rischiano la crisi di liquidità, dipendenti che ricevono tardi lo stipendio rimandano acquisti, rallentando l'intero ciclo economico.
Un sistema che paga prima farebbe circolare il denaro più velocemente a tutti i livelli: le imprese avrebbero liquidità immediata, i dipendenti potrebbero acquistare prima beni e servizi, e l'economia nel suo complesso ne trarrebbe beneficio.

08 marzo 2026

Consigli sui prompt per Claude.ai

Ha avuto discreto successo, in questi giorni, una serie di istruzioni (“The Anatomy of a Claude Prompt” di Ruben Hassid). Ho incollato proprio su una chat di Claude quelle istruzioni chiedendo quanto fossero valide, e Claude ha notato alcuni errori e esagerazioni. Così ho chiesto all’AI in questione di scrivere la versione corretta delle istruzioni, e di farlo in italiano.

Riporto di seguito i consigli che ha così prodotto (con mie correzioncine).


1) Compito (Cosa vuoi ottenere)

Definisci chiaramente il compito e i criteri di successo. Sii specifico su cosa significa un buon risultato.

"Voglio [COMPITO] in modo che [CRITERI DI SUCCESSO]."

2) Ruolo

Assegnare un ruolo a Claude può orientare il tono, il livello tecnico e la prospettiva della risposta. Non è indispensabile, ma utile quando il contesto lo richiede.

"Rispondi come uno sviluppatore esperto che revisiona codice in produzione."

3) Documento di contesto

Caricare file con regole, stile e contesto è molto più efficiente che scrivere tutto nella chat. Claude legge e segue documenti strutturati con grande affidabilità.

es.: "Prima di rispondere, leggi completamente questi file: [nome_file.md] - [cosa contiene]."

4) Riferimenti ed esempi

Mostrare un esempio del risultato desiderato è uno dei consigli più efficaci. Definisci pattern, tono e struttura come regole esplicite invece di sperare che Claude li intuisca.

es.: "Ecco un esempio del formato che voglio: [esempio]. Segui questa struttura."

5) Istruzioni specifiche

Specifica il tipo di output, la lunghezza attesa e cosa evitare. Per task complessi dedica il tempo necessario a strutturare bene il prompt con compito + contesto + esempio, e risparmierai molte correzioni successive.

es.: "Output: lista di 5 punti. Non usare linguaggio formale. Il risultato deve essere leggibile in 30 secondi."

6) Domande di chiarimento

Se il compito è ambiguo, chiedi a Claude di fare domande prima di procedere.

es.: "Non iniziare subito. Prima di iniziare ponimi le domande per ogni chiarimento che ritieni necessario e aspetta la mia risposta."

7) Piano di esecuzione

Per compiti complessi, chiedi a Claude di esplicitare il piano prima di agire. È un ottimo modo per verificare che le istruzioni siano state comprese correttamente.

es.: "Prima di scrivere qualsiasi cosa, elenca le regole più rilevanti per questo compito e mostrami il tuo piano di esecuzione."


Per approfondire: la documentazione ufficiale sul prompt engineering per Claude è su docs.claude.com.