20 novembre 2019

Aggiornamenti dei blog via email con Feed RSS + IFTTT

Molto spesso i blog hanno una newsletter che ti avvisa dei nuovi articoli. Alcuni però no, stranamente non ce l'hanno. Scelta alquanto controproducente, se uno vuol farsi leggere. Ma tant'è. Alcuni hanno una pagina Facebook abbinata al blog, e aggiornano i lettori con quella. Ma se uno vuole essere aggiornato via email è bene dargliene la possibilità. MA ALCUNI NON LO FANNO.
O meglio non agevolano la cosa con un form di iscrizione alla newsletter. Non è che lo impediscano. Per chi è un po' disposto a smanettare (una tantum per ogni blog da seguire) la possibilità rimane, grazie al sistema Feed RSS.

Ogni blog ha una pagina Feed RSS, che serve proprio per intercettarne gli aggiornamenti. Con l'aiuto del servizio offerto da "If This Than That", a pagina www.ifttt.com, possiamo sfruttare il sistema Feed RSS per creare una newsletter di aggiornamento personalizzata (nota-aggiornamento 2020: il servizio è gratuito fino a 3 applet).

Prima di spiegarti come fare, ti dico come trovare l'indirizzo della pagina Feed RSS di un blog.

Trovare l'indirizzo della pagina Feed RSS di un blog

Se è un blog su piattaforma Wordpress, basta aggiungere /feed/ alla fine dell'indirizzo della home del sito.

Un altro metodo consiste nel cercare sul blog un simbolo uguale o simile a quello qui sotto:


Cliccando su questo simbolo di solito si viene portati alla pagina Feed RSS.

Un altro metodo ancora necessita di cercare nel codice HTML della pagina: clicca col tasto destro su un punto a caso del sito in cui non ci sia un'immagine né un collegamento ipertestuale, e dal menù a tendina scegli l'opzione che ti consente di visualizzare la sorgente della pagina.
Poi nella pagina che ti appare, usa la funzione di ricerca (solitamente la si attiva premendo CTRL + F), e nella casella di ricerca scrivi RSS. Verrà così evidenziata nel codice la scritta RSS facente parte dell'URL che stavi cercando. Oppure tale URL è poco distante, e contiene magari non "rss" ma "feed".

Ora sei pronto per il passo successivo...

Usare IF This Than That per rimanere aggiornati su un blog via email
  • Vai su www.ifttt.com e, se non l'hai già fatto, crea un tuo account ed esegui il login.
  • Rimanendo loggato, vai su https://ifttt.com/create
  • Clicca sul + che vedi subito dopo la parola "IF"
  • Clicca sul riquadro "RSS" (puoi trovarlo anche usando la funzione di ricerca del browser)
  • Clicca su New Feed Item
  • Inserisci nell'apposito spazio l'URL della pagina Feed RSS del blog su cui vuoi essere aggiornato e clicca su Create Trigger
  • Clicca sul + che vedi subito dopo la parola "THAN"
  • Clicca sul riquadro "EMAIL" (puoi trovare anche questo con la funzione di ricerca del browser) e poi su Send me an email
  • Se vuoi personalizza l'email che riceverai, scegliendo oggetto ("subject") e testo ("body")
  • Clicca su Create action
  • Clicca su Finish
Ecco fatto.

18 novembre 2019

Le perle di conforto sono dannose

C'è grottesco buongiornismo ma certamente nessuna cattiveria in chi condivide su Facebook perle di saggezza orientate al confortare e motivare chi si sente a disagio. Quindi mi spiace scrivere questo articolo. Ma mi sento di farlo, perché ritengo che si tratti purtroppo di perle dannose per la loro superficialità.

Ad esempio ieri ho visto questa:


La perla consiglia di non piangere per il passato, perché andato, di non stressarsi per il futuro perché non è ancora arrivato, e di vivere il presente e renderlo migliore.

Sto cercando di immaginarmi quello che c'era nella testa dell'autore o l'autrice di questa perla. In particolare, quali erano le sue aspettative: davvero pensava che una persona nostalgica o ansiosa potesse cambiare il proprio atteggiamento grazie alla lettura di questi consigli? Davvero non riesco a capirlo, e non sto facendo retorica. Non lo capisco proprio.

È un po' imbarazzante rispondere a qualcosa di così banale, perché la risposta sarà quasi altrettanto banale. Ma non essendo né la prima, né la seconda volta che vedo tentativi di iniezione di serenità istantanea che nemmeno i turbo piennellari, ecco la mia spiegazione...

Chi piange per il passato sa già che è andato. Purtroppo i traumi non si risolvono con un consiglio del genere, così come non è sufficiente spiegare che l'ascensore funziona benissimo a uno che ne ha la fobia, o dire a un napoletano di darsi una calmata mentre vede che la sua fidanzata si stra strusciando a un sconosciuto, spiegandogli che se ci si arrabbia ci si fa il sangue amaro.

Ci si può sentire stressati per il futuro perché fortunatamente l'essere umano ha il senso di profondità storica, altrimenti non pianificherebbe nulla, ottenendo nulla nel migliore dei casi e problemi di ogni genere nel peggiore; essere stressati per il futuro è l'inevitabile rovescio della medaglia che accade quando si palesano dure difficoltà; per questo non è possibile evitarlo per il semplice fatto che ci hanno detto "non è ancora arrivato". Magari il pericolo futuro è sopravalutato, ma questo è un altro discorso, e comunque in tal caso a maggior ragione si soffre proprio perché non è ancora arrivato.

Un po' come la farmacologia viene snobbata o addirittura demonizzata e sostituita da rimedi farlocchi solo da chi non ha patologie gravi, chi sta piangendo per il passato o è stressato per il futuro non trarrà nessun beneficio da perle di saggezza che risultano tali solo a chi sta già bene. Magari apprezza le intenzioni. Ma in pratica il nulla fritto lo fa permanere nella sua condizione o addirittura peggiorare facendolo sentire non compreso, e ricordandogli quanto è difficile ottenere una serenità che per qualcun altro è così a portata di mano, facile come scrivere qualche riga con lo sfondo di una bella foto.

Ecco perché se ti senti mosso da compassione nei confronti di una persona in particolare, o anche nei confronti di tutte le persone che sono in una certa situazione, e non sai come risolvere il loro problema, esprimere amore e solidarietà va benissimo; dare consigli all'acqua di rose invece è da evitare.

17 novembre 2019

La mia amicizia su Facebook (sommario articoli e video)

Siccome ho creato vari articoli e video in cui espongo le mie opinioni sull'uso di Facebook, soffermandomi soprattutto sull'aspetto dell'amicizia, ho pensato di pubblicare, per comodità di chi è interessato a visionarli, questa pagina-sommario che sia un po' più utile di un semplice tag.

Se ti conosco da poco tempo e vuoi essere mio amico su Facebook ti invito prima a guardare il tutto e a dirmi cosa ne pensi (il tempo totale di lettura è forse di una trentina di minuti... non dirmi che non hai mezz'oretta da dedicare a un amico!).
 
Amicizia agli amici, anche su Facebook
https://opidos.blogspot.com/2017/03/amicizia-agli-amici-anche-su-facebook.html

Puoi davvero essere amcio di centinaia di persone?
https://opidos.blogspot.com/2018/07/puoi-davvero-essere-amico-di-centinaia-di-persone.html

Su Facebook se non mi segui non ha senso rimanere nella mia lista amici
https://opidos.blogspot.com/2019/03/FB-se-non-mi-segui-non-ha-senso-rimanere-in-mia-lista-amici.html

Facebook = notiziario personale e poco più. O potrei non seguirti.
https://opidos.blogspot.com/2017/02/facebook-notiziario-personale-e-poco-piu-o-smetto-di-seguirti.html

Se vuoi rimanere mio FB-friend non diffondere bufale né siti bufalari
https://opidos.blogspot.com/2016/12/vuoi-rimanere-mio-fb-friend-non-linkare-siti-bufalari.html

Se nessuno si fa vivo (su Facebook) per sapere come va
https://opidos.blogspot.com/2016/12/se-nessuno-si-fa-vivo-per-sapere-come-va-su-fb.html

Perché ti cancello dagli amici se inneggi a Mussolini (o altro dittatore)
https://opidos.blogspot.com/2019/05/perche-ti-cancello-dagli-amici-se-inneggi-a-dittatore.html

È spam? Ma dai! Siamo amici!
http://opidos.blogspot.com/2014/09/e-spam-ma-dai-siamo-amici.html

La demenziale ripicca "Mi hai cancellato, e io ti blocco" su Facebook
https://opidos.blogspot.com/2019/10/demenziale-ripicca-mi-hai-cancellato-e-io-ti-blocco-su-facebook.html

Inoltre, se non l'hai già fatto, ti invito a dirmi qualcosa di te, dei tuoi valori, delle tue opinioni sugli argomenti per te importanti, dei tuoi gusti, del tuo stile di vita, etc, o linkarmi una pagina in cui ti presenti. Io l'ho fatto in questo blog, in particolare alla pagina "chi sono".

31 ottobre 2019

Concordo sull'obbligo di fornire un documento per iscriversi ai social network

In questo articolo rispondo ad alcune argomentazioni di chi sostiene che non è una buona cosa l'obbligo per i social network di chiedere un documento di identità a chi si vuole iscrivere, obbligo di cui ha parlato in questo giorno il deputato Luigi Marattin, annunciando su Twitter la preparazione di una proposta di legge in merito.

Riccardo Luna su Repubblica.it ha scritto un articolo intitolato "Carta d'identità per andare sui social, una proposta senza senso". Queste le sue affermazioni:

- già oggi la Polizia Postale può identificare chi scrive sui social grazie all'indirizzo IP, che indica dove si trova il dispositivo con cui è stato inviato il messaggio

E però l'utente può nascondere l'IP con un VPN, rendendosi anonimo con buona probabilità (non sicuramente, ma con buona probabilità). Per la verità questa cosa la sa lo stesso Riccardo Luna, che lo dice (contraddicendosi quindi a distanza di poche righe!), ma aggiunge che...

- rimanere anonimi è un diritto umano sancito dalle Nazioni Unite per difendere la libera manifestazione del dissenso (Luna cita il rapporto dell'inviato speciale dell'Onu per la libertà di espressione del 2015).

Ma il fatto che sia sancito dalle Nazioni Unite può essere un'argomentazione che spiega la difficoltà di varare una normativa del genere, ma non dimostra che Marattin abbia torto, a meno che non si voglia dibattere usando il principio di autorità.

Altra argomentazione:

- "Sono le dittature a cancellare l'anonimato".

Anche qui non vedo argomentazioni, ma solo il principio di autorità all'incontrario, che non può funzionare se non come artificio retorico. Non è che se un cattivo dice che sta piovendo allora puoi dedurre automaticamente che è sereno. Il fatto che l'anonimato da sé basti a generare ingiustizie tipiche dei regimi dittatoriali mi pare tutto da dimostrare.

Altra argomentazione:

- Gli hater che insultano ogni giorno Liliana Segre (senatrice a vita, famosa per essere sopravvissuta alla detenzione nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau) sono quasi tutte persone che non si nascondono e postano col loro vero nominativo.

Appunto. Quasi.

Andiamo avanti.

- Riccardo Luna scrive: "Davvero vogliamo imporre a 30 milioni di italiani che usano i social di dare la carta di identità per colpa di 200 razzisti?"

Certamente. Così come imponiamo a milioni di onesti italiani di tenere una targa sull'automobile nonostante siano in pochi quelli intenzionati a forzare i posti di blocco. Divieti e numeri funzionano più o meno sempre così. Buon giorno.

Altra argomentazione:

- Sarebbe comunque possibile aggirare la normativa registrandosi al social usando un IP straniero.

Come dire che le videocamere per beccare i rapinatori togliamole, perché tanto si mettono il passamontagna.
Bisogna mettere più possibile il bastone fra le ruote a chi vuole commettere reati. E certamente la maggioranza delle persone non avrà voglia di smanettare per fingere di navigare dall'estero, e così intanto viene di fatto dissuasa una grande quantità di persone a ingiuriare e diffamare.
Dopo di che la speranza è che anche gli altri stati seguano l'esempio di quello che per primo ha varato la normativa in questione, e/o che gli staff direttivi dei social network, anche se non obbligati, si diano questa regola, anche magari a costo di far pagare qualche euro l'iscrizione per via delle risorse da impiegare in sede di identificazione e validazione.

Un'altra osservazione, molto semplice, l'ho pensata ancor prima di leggere, sempre su Repubblica.it, la risposta di Marattin all'articolo di Luna: come è giusto dover rispondere del proprio operato offline (ad esempio quando si scrive su un giornale cartaceo), è giusto doverne rispondere anche online. Un quotidiano cartaceo può non riportare la firma dell'autore dell'articolo, di cui comunque risponde il direttore responsabile. Direttore che conosce l'identità dell'autore e deve fornirla se richiesta dalle autorità.

Un comune cittadino deve poter intentare un'azione legale contro chi, scrivendo su un social, ha commesso il reato di ingiuria e diffamazione. Deve essere almeno possibile chiedere, per le autorità, chiedere e ottenere dallo staff del social la vera identità del potenziale autore del fatto.

Se poi Facebook o altro social accettano di iscrivere persone con un nick, affari loro. L'importante è che le persone che lo fanno sappiano di non essere, grazie a quel nick, al riparo dalla legge.

Per quanto riguarda Facebook... no, Zuckerberg non gradisce che le persone si iscrivano con nomi e cognomi diversi da quelli anagrafici, e infatti quando lo staff di Facebook si accorge (per segnalazioni o altro) che un profilo è falso, lo cancella; inoltre fa controlli random per certificare l'identità degli iscritti. Lo fece con me qualche anno fa, e così inviai la scansione del mio documento di identità, mentre una mia amica, a cui fu chiesta, si rifiutò e così si cancellò dalla piattaforma.

Ho poi letto la ri-risposta di Luna alla risposta di Marattin. Ecco cosa afferma:

- L'obbligo per gli italiani di fornire un documento a Facebook o Twitter non avrebbe impedito la disinformazione da parte dei profili falsi creati dai russi.

Vero. Una legge italiana spesso serve per obbligare gli italiani e non commettere reati. Non per impedirlo ai russi. Né serve per impedire ai russi di creare profili falsi, o di lanciarci missili. Ciò nonostante, pur coi suoi limiti, può essere una legge sensata e con una certa efficacia.

- Mark Zuckerberg ha difeso la scelta di Facebook di accettare spot politici che dicano esplicitamente il falso. Lo ha fatto a proposito di una inserzione in cui il team di Trump sostiene che il candidato democratico Biden ha commesso cose che non ha in effetti fatto.
[...] Che facciamo, chiediamo i documenti a Trump o chiediamo di bannarlo?

Qui parliamo di un'altra cosa ancora. La legge che ha in mente Marattin non ha lo scopo di far sì che chi commette un reato di ingiuria o diffamazione sia bannato da un social. Ha lo scopo di dissuadere le persone dal commettere tali reati, facendo capire loro che sono identificabili facilmente.
Quindi Facebook faccia quello che vuole con Trump e con tutti quelli che diffamano (io suggerisco di bannarli, che si chiamino Donald Trump, John Smith o Mario rossi). L'importante è che Trump e chiunque ingiuria o diffama possano essere agevolmente identificati e processati per questo.

Altra argomentazione:

- Facebook ha chiuso molte pagine bufalare con milioni di iscritti; bene, ma i contenutidi quelle pagine erano "robetta", non in grado di spostare voti, almeno per ora.

Appunto, per ora. Meglio non rischiare. E in ogni caso, spostamento di voti o no, i reati devono essere puniti.

- Facebook, Twitter e Youtube hanno chiuso un sacco di pagine e profili di odiatori, quindi "dire che le grandi aziende tecnologiche non stanno facendo nulla o non stanno facendo abbastanza è semplicemente una fake news"

E invece è la verità. Non nel senso che tali aziende sono cattive, ma nel senso che, pur con tutto il loro impegno, non riescono a fare abbastanza, e il problema continua a sussistere, dato che per ogni account che viene chiuso ne viene aperto un altro il giorno dopo. Ecco che se in tutto il mondo gli utenti dovessero fornire un documento per iscriversi a un social network, il problema sarebbe non dico risolto, ma contenuto. E, come dicevo, non sarebbe male se l'Italia desse un iniziale buon esempio.

- "ribadisco il fatto che a livello globale è stato sancito che la possibilità di essere anonimi in rete è uno strumento fondamentale per tutelare i dissidenti di regimi autoritari"

Certo, finché ad esempio la Cina sarà il regime autoritario che è non auspicherò che là esistano (anzi, diciamo migliorino, visto che esistono già) strumenti e tecniche per eliminare l'anonimato.
Ma questo non c'entra nulla.
È inutile sancire le cose. Puoi sancirle quanto ti pare e al livello globale quanto ti pare, ma non riuscirai mai a farlo a livello tanto globale da inglobare anche i regimi autoritari. Quindi noi e tutti gli altri globali, globalissimi paesi non autoritari che facciamo? Garantiamo un anonimato che da noi non serve a nulla, visto che appunto sarebbe auspicabile giusto come toppa nei paesi autoritari? Se proprio vogliamo parlare di dittature (che è un altro argomento rispetto a quello che succede ad es. in Europa), allora la sensata speranza è che la Cina consenta ai dissidenti libertà di parola, non che in l'Italia, Francia, Svizzera, etc si consentano agli stronzi la libertà di offendere gratuitamente e impunemente il prossimo. Non c'entra.

- Luna dice che non bisogna creare un "cyber wall", che ci farebbe auto-escludere, rendendoci profughi del web.

Ma non credo sia così. Se fosse varata una legge che mettesse Facebook davanti alla scelta "Chiedi i documenti agli italiani oppure chiudi i battenti in Italia", Facebook sceglierebbe sicuramente di non perdere un bacino di utenza di milioni di persone e si attrezzerebbe per ottemperare alla legge.

- La rete non è solo insulti e diffamazione: è molto altro e per la maggior parte ha effetti positivi sul mondo

Vero. Ma quest'argomentazione mi ricorda i napoletani che inveiscono contro i giornalisti che parlano della criminalità organizzata locale, urlando che la maggior parte dei napoletani sono onesti. Vedi su: è sempre così. I problemi vengono dalle minoranze, che danno però problemi molto fastidiosi, che è giusto e doveroso affrontare.

- Nel denigrare la legge pensata da Marattin, Luna coglie l'occasione di parlare di varie aziende, fra cui Google e Facebook, che secondo lui si sono dati l'obiettivo di far tornare centrale l'etica.

Veramente già da qualche anno Google fa qualcosa di assolutamente anti-etico, proprio dal punto di vista della libertà di parola. Cioè demonetizza i video Youtube in cui si parla di argomenti controversi, cioè toglie le pubblicità a tali video, e quindi le entrate economiche dello youtuber. Che quindi se vuole continuare a guadagnare deve evitare ad esempio di dire che il tale dittatore fa una brutta cosa quando massacra gli inermi civili di uno stato vicino indifeso, perché siccome c'è sempre il cretino di turno che sostiene quel dittatore e si arrabbia non solo con lo youtuber, ma anche con l'inserzionista pubblicitario che gli dà da mangiare, allora l'inserzionista smette di investire facendo spot su Youtube.
E Facebook ha un capo che pochi giorni fa ha difeso il diritto della sua azienda di sponsorizzare i video in cui un politico dice delle comprovate bugie. Evviva l'etica, anche qui.

- Luna dice che una legge del genere sarebbe populista

Veramente le ondate di odio, specialmente sui social network, vengono più che altro dai populisti (nota: anche il fanatismo di estrema destra è una forma di populismo).

Chi ha invece commentato il messaggio di Marattin con un pensiero secondo me condivisibile? 

Massimo Sandal, che su Wired ha parlato di ricerca scientifica, spiegando che molti giovani ricercatori non vogliono confutare pubblicamente le ricerche scientifiche per paura di ritorsioni: gli autori, quando assumeranno il ruolo di revisori, potranno valutare negativamente i loro articoli per vendetta. Inoltre se si tratta di potenti professori, hanno in mano decisioni come l'assegnazione di fondi e le assunzioni. Proprio per questo i revisori degli articoli sono anonimi

Ok. Mi sta bene che siano anonimi gli iscritti ai social network dedicati alle ricerche scientifiche. Ma non quelli generaisti come Facebook o Twitter.

Una roba buffa è che la pagina web della petizione lanciata da Marattin per la legge anti-fake, almeno fino a poche ore fa, si prestava a ricevere e accettare firme di persone fittizie ed aveva anche altri difetti, come spiegato in questo articolo di Wired (stavolta non firmato). Ma questo è un altro discorso.
Comunque basterebbe forse obbligare tutti i fornitori di caselle email a chiedere un documento. Sì, anche. Così fra i benefici ci sarebbe la ben maggior valenza delle raccolte di firme sulle proposte di legge e su tutto quello che le persone chiedono al governo (e le email fatte con provider esteri? Semplicmente non devono essere conteggiate nelle petizioni).

30 ottobre 2019

Pulizia dentale col Servizio Sanitario Nazionale con presa in giro

Riporto la storia di una ragazza che ha voluto farsi fare una pulizia dentale avvalendosi del Servizio Sanitario Nazionale. Come da lei richiestomi, ho sostituito con nomi di fantasia i nomi del distretto ASL e della città.

Buona lettura.

-------------------

Qualche mese fa mia sorella si era fatta fare dal medico curante una ricetta per l'igiene dentale, aveva pagato il ticket, aveva preso appuntamento, e così a quella data e a quell'ora nel luogo indicato le è stata fatta proprio l'igiene dentale.

Se non trovate niente di strano in questa storia significa che la pensate esattamente come la sottoscritta, a cui però è accaduto qualcosa di diverso: un'irritante presa in giro e ingiusto danno economico e di perdita di tempo. Tre settimane fa circa il mio medico curante mi ha fatto una ricetta per l'igiene dentale, ho pagato il ticket e ho preso l'appuntamento; nel giorno e all'ora indicati sul foglio dell'appuntamento, il 29 ottobre, alle ore 17.45, e nel luogo indicato, e cioè nell'odontoiatria al secondo piano del distretto USL 80 di Montepertugi, sono stata fatta salure sul lettino, mi è stato chiesto di aprire la bocca, l'operatrice l'ha guardata per alcuni secondi per poi invitarmi a scendere e limitarsi a dirmi che sì, avevo proprio bisogno di un'igiene dentale. Totale 3 minuti circa. Per 20 euro di ticket. Ticket che l'operatrice mi ha detto dovrò pagare di nuovo, stavolta di 32 euro, per avere un altro appuntamento, in cui verrà fatta, stavolta davvero, la pulizia dentale.

Quando ho chiesto perché non potevo avere subito la pulizia mi è stato risposto che "è la prassi".

Quando ho detto che in realtà a mia sorella l'hanno fatta al primo appuntamento non hanno voluto credermi.
Neanche si può dire che a mia sorella l'abbiano fatta subito perché c'era il tempo di farlo: il tempo di farlo c'era anche per me, dato che dopo di me non c'era nessun paziente ad aspettare.

Questa storia sembra uscita da un film comico. Tutti sappiamo che prima di eseguire un'azione terapeutica si debbano fare accertamenti sullo stato del paziente, ma niente vieta che, strumenti e tempo permettendo, le due cose possano coesistere nella stessa sessione, anziché liquidare il paziente con la scusa passepartout "È la prassi".

Tanto più che, come ho avuto modo di capire dal racconto di mia sorella, non è vero che è la prassi.

A mia sorella è andata bene perché quando è andata alla visita era presente non solo il dentista, ma anche l’igienista. Così si è potuta sottoporre subito all'igiene, per poi pagare il ticket aggiuntivo subito dopo.

Insomma, per le regole del nostro sistema sanitario, fatte di una ferrea prassi e al tempo stesso basate sulla fortuna, le cose per l'igiene dentale vanno così: quando fissi la data è un po’ un appuntamento al buio. Devi sperare che quel giorno sia presente anche l’igienista, cosa impossibile da prevedere, visto che l’impiegato del CUP non sa dirtelo (mica può consultare l’orario di lavoro di una dipendente… sia mai che due uffici appartenenti a una stessa azienda possano parlare fra loro). Se hai fortuna risparmierai un viaggio da casa al distretto sanitario e viceversa; se invece avrai sfortuna, vedrai il teatrino del "Vediamo, apra un po' la bocca... Eh sì, lei ha proprio bisogno della pulizia, che però verrà fatta in data da destinarsi, arrivederci".

Allora anziché tirar fuori 20+32 euro, tanto vale tirar fuori in una sola volta 52 euro o poco più per spenderli in uno studio dentistico privato, in cui l'appuntamento viene preso con una scadenza più breve e in cui l'igiene viene fatta di sicuro immediatamente, senza far perdere tempo al paziente.

------------------

Uno dei tanti casi italiani che fa venire voglia di uccidere con l'accetta. Tuto normale.