28 aprile 2016
Come inserire un Facebook Likebox in un sito
Facile facile...
1)
Vai su
https://developers.facebook.com/docs/plugins/page-plugin
2)
Inserisci i dati negli appositi spazi e fai un po' di prove per vedere come vuoi che appaia
3)
Clicca su "Ottieni il codice"
4)
Nella finestra che appare clicca in alto a destra su "iframe"
5)
Copia il codice e incollalo dove vuoi sul tuo sito
Fine :-)
31 marzo 2016
Critichi la ragazza che si è fatta sterilizzare? Sarebbe da premiare.
In questi giorni ho letto l'articolo di Huffingtonpost su Holly Brockwell, giornalista inglese trentenne che dopo una battaglia legale durata 6 anni è riuscita ad ottenere da parte del servizio sanitario nazionale la sterilizzazione chirurgica, e l'articolo di Wired intitolato "Sono Mamma e difendo il diritto a sterilizzarsi delle donne".
Ho condiviso il primo dei due articoli su Facebook commentandolo così:
Tutti a dirle: ma sei sicura? La stessa domanda andrebbe però fatta anche e soprattutto a chi decide di fare figli.
Ne è nato un dibattito abbastanza lungo da potersi trasformare in articolo... ed eccoci qua.
Un commentatore, FB-Friend di un mio amico, ha risposto chiedendo perché la collettività dovrebbe pagare "per una sua scelta personale peraltro discutibilissima".
Questa la mia risposta:
Ai fini della legittimità di spendere soldi pubblici per questo intervento sarebbe rilevante il fatto che questa scelta sia proprio sbagliata, e non semplicemente discutibile o discutibilissima, visto che si può discutere praticamente su tutto. Scendendo nel merito: discutibile o no, per una questione del genere mi pare indiscutibile che l'ultima parola ce l'abbia la diretta interessata (che sicuramente ne ha già discusso abbastanza con gli altri e con sé stessa).
Quanto all'aspetto economico, la collettività in realtà ci guadagna. Spendere per un'operazione chirurgica è un piccolo investimento che viene ripagato negli anni successivi. Infatti quando si è superato una certa quantità di individui (ed è stato fatto ampiamente), ogni individuo rappresenta per la collettività un costo. Fra i tanti esempi che si potrebbero fare a riguardo, il più facile da capire è quello della disoccupazione, probema risolvibile solo in piccola parte con una buona politica (ma i politici non possono invitare a fare meno figli, perché non è politicamente corretto): se esiste un importante tasso di disoccupazione significa che esiste un numero importante di persone che non guadagnano, quindi non pagano tasse, quindi hanno diritto ai vari servizi esentasse come assistenza sanitaria, istruzione, spese legali in caso di torti subiti o commessi, etc., che la collettività pagherà al posto loro. E questo per un'intera vita. Altro che costo di un'operazione chirurgica.
Discorso poco romantico quello dei quattrini... io non lo volevo fare, ma sei tu che l'hai proposto. Se la matematica non è un'opinione, ecco la risposta alla tua domanda sul perché deve pagare la collettività. Deve pagare la collettività perché questa ragazza INVITA A NOZZE la collettività, assicurando alla collettività una spesa minore, non maggiore.
Colgo l'occasione per essere, a questo punto, ancor meno romantico (del resto un intervento chirurgico, con tutto quel sangue, quanto è romantico? Eppure può salvare una romanticissima vita... così come un intervento amministrativo può essere zero romantico e salvare il nostro bellissimo mondo)... A ragazze come questa dovrebbero essere dati incentivi statali come premio, altro che impedimenti. E pedate nel culo ai romanticissimi disoccupati che fanno 3 figli e zero calcoli.
Un altro utente ha commentato sulla veridicità del fatto che ogni individuo sia davvero un costo per la società, e ne è nato un dialogo di cui riporto i punti essenziali:
- Ogni individuo per la collettività è un guadagno; anche un disoccupato, che per quanto non guadagni contribuisce al gettito fiscale quando acquista un qualunque prodotto o servizio (IVA, accise...). In un sistema come il nostro, dove più che essere concittadini siamo consumatori, una persona in più è un consumatore in più... Solo i morti non consumano. La bassa natalità degli ultimi 30 anni ha avuto dei costi enormi: abbiamo perduto circa 6 milioni di italiani, il che ha creato necessità di immigrazione, con in costi notevoli sul piano sociale e educativo (e con l'enorme deflusso di denaro all'estero per le rimesse alle famiglie in patria che gli immigrati fanno sempre); inoltre pensa a quanto mercato interno ci siamo giocati: 6 milioni di carrozzine in meno da fabbricare, 6-12 milioni di passeggini, almeno 20 x 6.000.000 di paia di scarpe in meno... (fino a 17-17 anni si cresce e le scarpe si cambiano ogni anno) e così via per tutto il resto. Quanti posti di lavoro in meno, quante tasse in meno? Quei 6 milioni non sarebbero stati un costo: i servizi che lo stato dà hanno un enorme costo fisso che è in parte indipendente dal numero di persone che lo sfruttano
- Più persone significa più clienti se i soldi ci sono, ovvero se la disoccupazione non c'è. Oggi quasi tutti i posti di lavoro sono presi e il mercato è così saturo che fra professionisti e fra le aziende di ogni tipo è in atto una costante guerra dei prezzi. Quindi oggi con buona approssimazione si può dire che mettere al mondo un figlio significa in media mettere al mondo un disoccupato o sotto-occupato (importante considerare i sotto-occupati, che le statistiche spesso ignorano: se guadagni 5 euro l'ora lavorando 6 ore alla settimana allora un'occupazione ce l'hai, quindi non vieni conteggiato in una statistica sulla disoccupazione... furbissimo metodo per falsare le dimensioni reali di questo e altri problemi).
Una persona senza un impiego non ha denaro per pagare i beni e servizi di cui parli. E la soluzione non è "Per dare occupazione alle industrie di scarpe, fate più figli". Questo è accanimento terapeutico nei confronti dei negozi di scarpe. Non ce n'è bisogno? Non ce n'è bisogno. Chiudi, negoziante di scarpe, e smetti di fare figli anche tu. Chi eroga un bene o un servizio risolve un problema. Non è che per fargli un piacere devo creare un problema che poi lui deve risolvere. Altrimenti avrebbe senso auspicare l'aumento dei ladri per salvaguardare l'occupazione dei produttori di antifurto e nelle agenzie di sorveglianza.
Quanto ai costi fissi che lo Stato deve sostenere, sono quello che sono unicamente perché non può permettersi di spendere di più. Ad esempio gli ospedali e i carceri sono pieni.
- Ma anche chi non lavora in un certo senso paga le tasse: se hai una casa ci paghi l'IRPEF, e se non puoi pagarla te la mettono all'asta; se sei un barbone e con 5 euro ottenute mendicando compri da mangiare o un pacchetto di sigarette, circa la metà di quei 5 euro va allo Stato; se mangi alla Caritas il cibo è stato già tassato al momento del suo acquisto; non ha il medico di base e ha diritto all'assistenza sanitaria solo in caso di emergenza. Quindi anche un barbone è un affare per lo Stato.
- Ciò che dici in parte è vero, ma non può essere il punto centrale della questione. Quanto indotto economico portano i disoccupati alle ditte private, rispetto alle risorse che lo Stato deve dare loro per sopravvivere? Dai, non scherziamo. Senza contare che la disoccupazione aumenta (e per alcuni giustifica!) la delinquenza.
- Da un punto di vista matematico e logico hai tutte le ragioni, ma il nostro sistema è malato e produce proprio questi risultati folli. Ad esempio: lo Stato offre lavoro a persone che dovrebbero aiutare i disoccupati a trovare lavoro.... e voilà, la disoccupazione in quanto bisogno produce un mercato e un reddito. Il risultato è che ci sono persone che vivono grazie ai disoccupati. Anche il concetto secondo cui il numero di persone produce reddito è un'idea malata: negli anni 50-60 abbiamo creato una serie di bisogni indotti che ha fatto salire le richieste. Abbiamo indotto il bisogno di avere la macchina, ed è aumentata la richiesta di autovetture e si sono aperte altre fabbriche, si è creato lavoro e gli operai che producevano le macchine e poi se le compravano pure... Ed ecco che negli anni 80-90 la densità di autovetture pro capite in Italia era di gran lunga superiore a quella dell'Inghilterra, che non era certo un Paese più povero di noi. Il tutto a scapito della circolazione ferroviaria...
- Praticamente lo Stato "ri-impasta l'occupazione", fa supercazzole varie, ma se voleva ottenere lo stesso risultato facendo meno danno poteva dare quattrini ai disoccupati senza chiedere nulla in cambio. Brutto da dire, ma è inutile girarci intorno. Non mi servi. Cosa vuoi fare? Vuoi spazzarmi il garage? E' già pulito. Lo vuoi spazzare lo stesso? Guarda, tieni 10 euro, ma togliti di torno, preferisco.
Riassuntino: sì, siamo troppi. Fatevi sterilizzare.
E se volete bimbi (o anche ragazzi) adottate.
Vedi anche l'altro mio articolo su Psicoperformance "Più responsabilità, meno figli".
E anche l'articolo su questo blog "Sarebbe così facile capire perché non dobbiamo fare più figli!"
E anche l'articolo su questo blog "Sarebbe così facile capire perché non dobbiamo fare più figli!"
Beh, per chi ha la fantasiosa paura che la razza umana possa scomparire: non è che, anche se tutti prendessero coscienza del problema della sovrapopolazione, improvvisamente comparirebbe il problema del calo demografico. Il processo sarebbe comunque sfumato, e ci darebbe ovviamente il tempo di ricominciare a fare figli. Mi pare chiaro però che il momento giusto non sia adesso, e neanche fra poco tempo. Anche perché certa gente da quest'orecchio non ci sente. Si fa vanto del coraggio che ha di prendersi la responsabilità di essere genitore dimenticandosi che adesso fare un figlio è un atto di irresponsabilità nei confronti della collettività, a meno di essere economicamente benestanti al punto di poterlo far campare di rendita oppure avere un posto di lavoro da cedergli. Altra eventualità in cui un figlio sia una buona cosa è quella in cui faccia il bene della collettività. Ad esempio convincere molte persone a non figliare.
28 marzo 2016
Difetto di Blogger.com: il comando "annulla" può annullare un articolo
- Il salvataggio automatico dovrebbe essere qualcosa che aiuta l'utente, anziché fargli perdere tutto.
- Se apro un qualsiasi documento salvato in precedenza, ad es. un DOC, e subito dopo, senza digitare altro, do il comando "annulla", cosa accade? Niente, accade, perché "annulla" significa "annulla l'ultima modifica che ho fatto in questa sessione", ma se non ho apportato alcuna modifica non c'è niente da annullare.
Le avevo date per scontate fino ad oggi in che senso? C'è qualche programma che si comporta in maniera diversa? Che io sappia no, nessun programma... Ma Blogger, la cara piattaforma online di cui milioni di utenti si servono per i loro blog, me compreso, si comporta in maniera diversa, almeno nel momento in cui sto scrivendo questo articolo.
Se hai un blog Blogger, puoi verificarlo tu stesso eseguendo il seguente esperimento...
- Crea un articolo di prova e, senza pubblicarlo, salva la bozza ed esci.
- Rientra nell'articolo, clicca su un punto a caso del foglio elettronico e, senza prima digitare nulla, premete CTRL + Z dando così il comando "Annulla"
Potresti pensare che, non avendo digitato alcun carattere per modificare il testo e così non essendoci alcuna azione da annullare, tale comando non sortisca alcun effetto. Sbagliato. Il comando sortisce l'assurdo effetto di cancellare l'intero articolo.
A me è capitato di effettuare una digitazione per errore, poi dare il comando CTRL + Z, e ripeterlo più volte rispetto al numero di comandi da annullare. Stesso risultato: scomparsa del testo di tutto l'articolo.
Mi sono detto "Se esco senza salvare evito il danno... devo farlo immediatamente, prima che Blogger esegua il salvataggio automatico!".
Così mi sono affrettato a chiudere la finestra, e subito dopo è apparso il pop-up che mi avvertiva che se fossi uscito non sarebbero state salvate le modifiche, proprio quello che volevo. Ma dopo aver cliccato sul "Esci dalla pagina" mi sono accorto che quel popup diceva una bugia: sono state salvate, le modifiche, e cioè la cancellazione dell'articolo. La bozza è andata persa.
Brutto per una piattaforma di blogging avere dei bug.
Ma ancora più brutto che un pop-up dia un'informazione falsa, che induce in errore.
Solo più tardi mi sono reso conto che, invece di chiudere la finestra sperando in un non-salvataggio, avrei dovuto premere CTRL + Y per il comando "ripristina". Così facendo, le scritte sarebbero ricomparse.
Questo non autorizza a dire che Blogger è, da questio punto di vista, una piattaforma che protegge efficacemente dalla perdita di dati. Infatti un clic per sbaglio può capitare (ad es. un clic sul tasto "salva") e non è accettabile che ci sia un comando che stranamente fa scomparire tutto il testo dell'articolo.
- Durante la prima sessione occupati esclusivamente di scrivere il testo dell'articolo. Meglio se fra le Opzioni (che nella versione web sono sulla destra) è selezionata Premi "Invio" per le interruzioni di riga.
- Prima di concludere la sessione, clicca su "Salva", poi copia tutto il testo e incollalo in un secondo ambiente, ad es. un foglio Microsoft Word del tuo computer o qualsiasi altro programma di videoscrittura (meglio se un programma che esegua il salvataggio automatico), poi salva il lavoro*.
- Per le sessioni successive, se non hai da modificare o aggiungere del testo e ti è rimasto solo da sistemare layout, caratteri, immagini, etc, concludi su Blogger la stesura dell'articolo e pubblicalo; se invece hai ancora da modificare o aggiungere testo, procedi come indicato di seguito.
- Continua a lavorare sul testo nel secondo ambiente
- Una volta che avrai finito il testo salva il documento, poi copiane il testo e incollalo su Blogger sostituendolo alla bozza non aggiornata nell'interfaccia HTML, poi completa eventualmente il lavoro riguardante layout, caratteri, immagini, etc. e pubblica l'articolo.
* Nota: il secondo ambiente di lavoro, anziché un programma di videoscrittura offline, può essere anche un blog di prova (magari non indicizzato sui motori di ricerca); se si tratta di un blog su piattaforma Blogger, il salvataggio deve consistere non nel cliccare "Salva" creando o aggiornando una bozza, ma nella PUBBLICAZIONE. Infatti il brutto difetto di Blogger di cui ho parlato, cioè salvare-aggiornare anche quando non dovrebbe essere fatto e inoltre far comparire un popup fuorviante, è un difetto che non si manifesta quand il post è stato pubblicato. Si manifesta soltanto quando il post è una bozza.
24 marzo 2016
Per i bimbiminkia che fan battutine sul cognome Malatesta
A)
Si ritrovano persone, animali, cose, canzoni, concetti, bestemmie, etc, che appartenevano ad una sopita memoria. È capitato a tutti di dire: "Ehi, ma che bello strumento che è Internet! Grazie a Facebook sono riuscito a recuperare i contatti con una persona che non vedevo né sentivo da tanti, tantissimi anni!!!". Ma anche "Ehi, da quanto non vedevo questo spot pubblicitario degli anni '80! Dagli anni '80, mi sa". Oppure "Uh! Non mi ricordavo di questo proverbio! Lo diceva il mio bisnonno, già!".
B)
Avviene un gran miscuglio fra persone diversissime: in uno stesso ambiente web (tipicamente un gruppo Facebook o un forum) si trovano a parlare fra loro tipologie di umani che nella vita offline difficilmente avrebbero interagito se non in casi eccezionali: canadesi che interagiscono con egiziani, senesi che interagiscono con grossetani, musicisti che interagiscono con centri assistenza Roland, VIP che interagiscono con persone comuni, poveri che interagiscono con ricchi, cacciatori che interagiscono con vegani, fascisti che interagiscono con persone civili, e soprattutto persone dal comportamento consono all'intervallo fra data di nascita e data corrente che si trovano ad interagire con individui la cui età anagrafica poco o nulla può contro la loro vocazione di bimbiminkia sempre verdi (o sempre marroni, a seconda della similitudine che si preferisce).
Un raro evento che incarna contemporaneamente queste due condizioni mi ha indotto a scrivere questo articolo.
Come nell'atmosfera un vuoto d'aria si fa riempire da qualunque gas abbia intorno creando vento (come a volere in qualche modo esistere, frustrato dall'idea di essere il niente), così in una desolata circonvoluzione cerebrale deputata all'umorismo un vuoto di fantasia si fa riempire della prima cosa che viene in mente a certuni asini umanoidi, risultandone una produzione di parole. Parole di povertà, parole di senilità, male di vivere, un lato B del 45 giri "Allora? 60 minuti!", che già suonavano trite e ritrite quando i nostri nonni prendevano le bacchettate sulle mani dal maestro, e che danno l'idea di esserlo state anche quando furono, chissà quando, dette per la prima volta. Fra queste parole, quelle che compongono la battutina sul cognome Malatesta.
Da un normodotato dagli 11 anni in su sarebbe lecito aspettarsi quel minimo di senso di profondità storica, utile a capire che siccome un cognome solitamente ha qualche secolo, certe battute scontate e insieme antiche possono solo indurre a imbarazzata pietà nei confronti di chi le dice.
Da un normodotato dagli 11 anni in su sarebbe lecito aspettarsi quel minimo di senso di profondità storica, utile a capire che siccome un cognome solitamente ha qualche secolo, certe battute scontate e insieme antiche possono solo indurre a imbarazzata pietà nei confronti di chi le dice.
Ora io non voglio dire che proprio il 100% dei diversamente humor-dotati rappresentino casi umani senza speranza.
Voglio però dire che qui non si tratta solamente dell'invalidità che rende incapaci di discernere l'allegrezza dalla mestizia. Si tratta anche di essere diversamente acculturati. Ho detto "asino umanoide" non per esprimere una rabbiosa e cieca ingiuria, ma per esprimere un'ipotesi biologica che potrebbe avere un senso. Perché Malatesta è un cognome abbastanza famoso, i motori di ricerca web sono a prova di elettore dell'UDC, e ci vogliono pochi secondi per venire a conoscenza che l'appellativo "Malatesta" esprimeva nient'altro che un pregio: quello di difendersi con caparbietà e coraggio.
Per fortuna quel tipo di convergenza dei citati casi A e B avviene, come detto, alquanto raramente, e per questo ho spesso rimandato la scrittura di questo articolo. Ma oggi di nuovo ho visto su Facebook l'asinità incontrarsi col vuoto di fantasia, e il tutto materizlizzarsi in un ennesimo digitatore un po' stranetto che, senza aver neanche capito cosa volevo dire nel mio messaggio, rispondeva con un battutone sul mio cognome, pofferbacco, orgoglioso di aver scoperto l'acqua calda, ignorando che calda non era, e che solamente gelo investiva le sinapsi dei lettori sani deputate al riso, al sorriso o anche all'incurvare appena gli angoli delle labbra emettendo uno sfiatino dal naso.
Quando così un inconsapevole autolesionista, premendo il tasto "invio" fa scattare da utente virtuale a utonto conclamato la sua categoria di appartenenza, sbeffeggiando sé stesso nel tentativo di sbeffeggiare il prossimo, io davvero non so come aiutarlo. Non sto scherzando: rimango pietrificato e demoralizzato dal mio non saper cosa fare con le buone o con le cattive. Una sensazione che almeno una volta nella vita un po' tutti hanno provato ascoltando un poverino senza speranza. Che ne sarà di lui?
Forse mi aiuterà aver scritto una volta per tutte questo articolo per l'utente diversamente-varie-cose che crede di aver inventato la battutina geniale sul cognome Malatesta, apprezzata dai soli suoi amici immaginari, articolo il cui succo è il seguente: sappi che doppio è il tuo fallo. Non nel senso che, se sei maschio, hai la testa di un certo tipo (non lo escludo, sia chiaro). Ma nel senso che invece di mortificare me, mortifichi la tua persona, e doppiamente: per l'ignoranza della tua tristezza e per la tristezza della tua ignoranza.
Quando così un inconsapevole autolesionista, premendo il tasto "invio" fa scattare da utente virtuale a utonto conclamato la sua categoria di appartenenza, sbeffeggiando sé stesso nel tentativo di sbeffeggiare il prossimo, io davvero non so come aiutarlo. Non sto scherzando: rimango pietrificato e demoralizzato dal mio non saper cosa fare con le buone o con le cattive. Una sensazione che almeno una volta nella vita un po' tutti hanno provato ascoltando un poverino senza speranza. Che ne sarà di lui?
Forse mi aiuterà aver scritto una volta per tutte questo articolo per l'utente diversamente-varie-cose che crede di aver inventato la battutina geniale sul cognome Malatesta, apprezzata dai soli suoi amici immaginari, articolo il cui succo è il seguente: sappi che doppio è il tuo fallo. Non nel senso che, se sei maschio, hai la testa di un certo tipo (non lo escludo, sia chiaro). Ma nel senso che invece di mortificare me, mortifichi la tua persona, e doppiamente: per l'ignoranza della tua tristezza e per la tristezza della tua ignoranza.
21 marzo 2016
Chiedere beneficenza può essere spam
Ogni tanto ricevo telefonate di associazioni di beneficenza che mi chiedono soldi in regalo o in cambio di biglietti per spettacoli teatrali o altro, oppure telefonate di agenzie di spettacolo che se ho capito bene devolvono una cifra fissata a un'associazione di beneficenza che mette in scena uno spettacolo, e come da accordi incassa a seconda dei biglietti che vende, sperando di incassare più di quanto ha "donato".
Giustamente la legge, così come la lingua italiana, inquadrano questo tipo di telefonate come messaggi promozionali (il carattere umanitario non le esclude da questa tipologia).
Visto che da anni sono iscritto al Registro delle Opposizioni, la legge sulla Privacy vieta di chiamarmi a scopo promozionale senza la mia preventiva autorizzazione.
So che di primo acchito quanto sto scrivendo potrebbe sembrare segno di insensibilità, cattiveria, etc, ma non è così.
Oltre al mio impegno a tenere uno stile di vita sostenibile per danneggiare meno possibile l'ambiente, le persone e gli animali, ho un mio budget annuale che dedico alle donazioni in beneficenza. Ce l'hanno tutte le tutte le persone, magari non è deciso con precisione, magari è flessibile, ma ce l'hanno, e questo budget è necessariamente limitato. Questo costringe ogni persona a dire sì ad alcune buone cause e dire no a molte altre, in numero decisamente maggiore, data l'enorme quantità di iniziative per le quali c'è bisogno di soldi.
Per questo motivo le associazioni di beneficenza sono in concorrenza fra loro. Brutto dirlo, ma è un dato di fatto.
La concorrenza deve sussistere con regole uguali per tutti. Se alcune associazioni spendono soldi per fare marketing nel rispetto della legge ed altre fanno marketing illegalmente, queste ultime fanno concorrenza sleale alle prime, e quindi non è certo a loro che devolverei i miei soldi se ancora non avessi scelto.
Venendo poi, più specificamente, ai contatti telefonici, al di là degli aspetti legali non trovo educato fare telefonate a tappeto per chiedere soldi o vendere qualcosa. Nell'immaginario collettivo, se un senza tetto interrompe per strada un tizio per chiedergli due spiccioli si dice che fa "accattonaggio", termine con accezione negativa, è normale considerarlo fastidioso ed opporgli un rifiuto o addirittura ignorarlo del tutto; stranamente non vale la stessa cosa se la nostra vita quotidiana viene interrotta da una telefonata di un'associazione che porta un bel nome, ma di cui non sappiamo nulla a parte quello che ci viene dichiarato lì per lì, associazione che ci chiede soldi per una causa, ignorare la quale pare brutto e crudele. Sarà esagerato parlare di arma psicologica, ma in una qualche misura secondo me lo è: l'efficacia di queste telefonate, infatti, sta anche nel fatto che il ricevente si sente in imbarazzo a dire di no dopo la spiegazione della tragica situazione in cui si trovano le persone da aiutare.
Io ho imparato a non accondiscendere d'impulso con chi mi telefona, così come con chi mi ferma per strada. Voglio deprimermi per i mali del mondo quando ho voglia di farlo (abbastanza spesso), fare beneficenza quando ho voglia di fare beneficenza, e soprattutto scegliere fra le cause che mi stanno più a cuore dopo una selezione risultante da una mia indagine attiva, e non da una telefonata non autorizzata.
E visto che ho provato (brevemente) a spiegarlo a una spammer beneficente-decifiente che mi ha riattaccato in faccia, ho deciso di scrivere questo articolo il cui link invierò a chi mi spammerà nuovamente.
Dopo di che, questa la regola:
da ogni associazione che mi ha contattato illegalmente a cui avrò inviato questo articolo, voglio vedere un segnale di ravvedimento. Cioè, se stai leggendo questo articolo dopo avermi contattato per chiedermi quattrini, ecco cosa voglio dalla tua associazione:
- voglio che scrivi al mio indirizzo di posta elettronica un messaggio in cui mi assicuri di aver cancellato ogni mio dato da qualsiasi vostro archivio, e che non mi ricontatterete mai più;
- voglio che nel suddetto messaggio mi prometteti che, come da disposizioni di legge, prima di continuare l'attività di telemarketing, chiederai al Garante della Privacy l'elenco degli iscritti al Registro Pubblico delle Opposizioni, per evitare di chiamare le persone incluse in tale lista che non ti hanno autorizzato a farlo.
Per adesso scriverò qui sotto il nome della tua associazione, affinché i lettori possano capire in che modo vi comportate e di conseguenza prendano una decisione più consapevole sull'opportunità di finanziare voi o un altro ente dal comportamento più corretto.
Lo cancellerò dopo che mi avrai inviato il segnale di ravvedimento nelle modalità su descritte. Dopo di che, se mi spammerete di nuovo o se verrò a sapere di una nuova vostra violazione della legge sulla privacy di una qualsiasi altra persona, il vostro nome verrà inserito di nuovo senza più possibilità di cancellazione.
Lo cancellerò dopo che mi avrai inviato il segnale di ravvedimento nelle modalità su descritte. Dopo di che, se mi spammerete di nuovo o se verrò a sapere di una nuova vostra violazione della legge sulla privacy di una qualsiasi altra persona, il vostro nome verrà inserito di nuovo senza più possibilità di cancellazione.
ELENCO DELLE ASSOCIAZIONI E DELLE AGENZIE CHE MI HANNO SPAMMATO:
Pantheon srl (www.pantheonsrl.it)
Showtime (www.showtime-italia.com )
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