14 agosto 2010

Chi scomoda maestri e professori?

Tanti sono i contesti in cui si può imparare.

La scuola e l'università sono alcuni. Certamente non gli unici.

Tante sono le persone che possono insegnarci qualcosa.

Maestri e professori sono alcune di queste persone. Certamente non le uniche.

Scuola o non scuola, chiunque è libero di non imparare nulla dall'esperienza o dalle parole altrui.

Capita che, in disaccordo o no con spiegazioni o consigli appena ricevuti, li si trovi fastidiosi. In tal caso si ha il diritto di farlo presente all'interlocutore, e si ha il dovere di farlo almeno con la stessa gentilezza con cui questi ha parlato.

Una risposta non gentile è giustificata nel caso in cui l'interlocutore sia recidivo (segno di buone maniere parimenti messe da parte) oppure in qualche modo sgarbato. Altrimenti non è giustificata.

In particolare, il disdegno (vero o simulato) espresso con appellativi ironico-dispregiativi tipo "maestrino" o "professorino" è tipico delle persone che a torto o a ragione credono (o fingono di credere) che l'interlocutore abbia fornito il consiglio o la spiegazione allo scopo di affermare la propria superiorità e/o l'inferiorità del destinatario.
Quindi praticamente è lecito chiamare qualcuno "maestrino" (o appellativo equivalente) solo in risposta a "analfabeta" (o appellativo equivalente).
Nella maggior parte dei casi, in realtà, nessuno ha dato di analfabeta a nessuno, ma qualcuno risponde così perché - per colpa non altrui - spiacevolmente analfabeta si è sentito.


20 luglio 2010

La scuola dei cò e del cai - di Mario Cardinali

Siccome spesso vedo scritto

"c'ho" e "c'ha", incollo qui sotto una parte dell'ottimo articolo di Mario Cardinali uscito nel Vernacoliere dell'ottobre 2008, col suo permesso.

Loro che la scrivono, la lingua, dovrebbero saperla scrivere meglio d’altri, al punto di poterla anch’essi insegnare.
E cosa c’insegnano, infatti, tanti di quegli specialisti di scrittura? C’insegnano per esempio a scrivere c’ho, c’hai, c’ha, c’hanno, che niente ci autorizza a pronunciare ciò, ciai, cià, cianno come intenderebbero farci leggere costoro, e come invece si legge scrivendo ci ho, ci hai, ci ha, ci hanno, come si è sempre scritto. Quale regola fonetica, quale grammatica autorizza costoro a pensare che nell’elisione della i, la c davanti all’acca possa divenire dolce?
«Diglielo anche te, Mario, ai ragazzi, che non c’è alcuna regola del genere e che c’ho si legge cò, c’hai si legge cai...», mi scriveva già parecchi anni fa Luciano Satta, esimio linguista fiorentino ed estimatore del Vernacoliere.
Macché, niente da fare. Insistono lo stesso. E mica soltanto i ragazzi. Ci sono fior di giornalisti, e di scrittori pure, magari senza fiore, che continuano a scrivere c’ho, c’hai, c’ha, c’hanno. E addirittura c’abbiamo, c’avete, c’azzecca...

Insomma: se vuoi dire "ciò", "ciai", "cianno", etc, devi scrivere proprio "ciò", "ciai", "cianno", etc.


17 luglio 2010

Facebook: la stupida selezione di notizie "più popolari".. di default + suo rimedio per Firefox

Anche se probabilmente molti utenti non ci hanno fatto caso, si può impostare la bacheca di Facebook in due modi:


  • Cliccando su "più recenti" si visualizzano tutte le notizie di tutti gli amici a partire da quella più recente.
  • Cliccando su "notizie più popolari" invece si visualizzano, dice testualmente la guida di Facebook, "i contenuti più interessanti pubblicati dai tuoi amici".
I più interessanti? Chi decide se sono interessanti?? Lo decidi tu? No. Lo decide Facebook. Come? Cito di nuovo testualmente dalla guida di FB: "L'algoritmo della sezione Notizie si basa su alcuni fattori:

- il numero di amici che commentano un certo contenuto
[ma se il contenuto non viene visualizzato perché secondo FB non è ancora interessante, come possono gli utenti commentarlo?]

- chi ha pubblicato il contenuto
[qui non è chiaro se si riferisce al fatto che l'autore abbia il sangue blu, o le pocce grosse, o chissà cos'altro]

- e il tipo di contenuto (ad es., foto, video o aggiornamento di stato).
[quindi secondo i criteri di FB una notizia è interessante non per i suoi contenuti, ma per come viene infiocchettata esteticamente]

Insomma, se si lascia selezionato "notizie più popolari" è molto probabile che non si visualizzi delle notizie che secondo FB sono meno interessanti, ma che potrebbero esserlo per noi.

La cosa peggiore è che questa è la visualizzazione di default, cioè pre-impostata: per cambiarla devono, gli utenti Facebook (molti dei quali sono ignari del problema) procedere attivamente, cliccando su "Più recenti".

E devono rifarlo ogni giorno (se all'interno della stessa giornata si chiude il browser e/o si fa il logout, invece, la selezione viene ricordata).

Bah.

12 luglio 2010

Casillas - lezione di bacio sulla bocca coatto

Il portiere campione del mondo Casillas, intervistato dalla giornalista dopo la sua vittoria, la bacia sulla bocca.



La resistenza da parte di lei pare minima o nulla. Il che non stupisce più di tanto, visto che i due sono fidanzati.

Comunque, al di là di questo, Casillas dà in questo video delle chiare istruzioni su come baciare sulla bocca una donna senza che lei possa opporsi, illudendola inizialmente di volerla baciare su una guancia.

Con un arto superiore si cinge il suo collo inducendo una prevedibile scelta della direzione in cui effettuare la rotazione della testa, e cioè dalla parte opposta; tale rotazione è inizialmente da lei percepita come possibile (a differenza di quando si fa l'errore di appoggiare sul viso entrambe le mani, il che le fa percepire da subito la volontà di impedirle la rotazione, e la induce dunque ad afferrare entrambe le mani per esercitare una controforza che le consenta di indietreggiare il viso). A bloccare la rotazione con cui lei porgerebbe la guancia, o a invertirne la direzione se già è iniziata (il che è possibile in quanto la donna, non aspettandoselo, esercita una piccolissima forza), si stabilizza la mandibola con la mano fino ad allora libera, esercitando un appoggio laterale del pollice o della seconda testa metacarpale sul mento (NON sul ramo verticale della mandibola) e si rinforza la stabilizzazione con l'avambraccio dell'arto controlaterale che cinge la testa.

05 luglio 2010

Obama tiene lontani i media dalla zona del disastro petrolifero

Traduco parte della newsletter del formatore statunitense Joseph Riggio sul presidente USA Barak Obama e il disastro ecologico nel Golfo del Messico causato dalla società londinese British Petrolium.

Obama ha voluto sacrificare la libertà di stampa per salvaguardare i suoi buoni rapporti con la BP.

Già è noto il modo in cui si può fermare il petrolio che sgorga alla velocità di circa 80.000 barili al giorno: i russi sanno come tappare un pozzo che crea questo tipo di problemi, infatti operazioni del genere sono state fatte più di una volta.
Ma farlo provocherebbe una grande difficoltà o l'impossibilità di usufruire del petrolio rimanente.

Questo disastro avrà, fra l'altro, ripercussioni sulla catena alimentare per chissà quanti decenni, ma a Barak Obama questo non importa più di tanto.

Ma non è tutto. Obama ha proibito a giornalisti, fotografi, blogger, essenzialmente chiunque sia connesso coi media, di portarsi a una distanza minore di 20 metri da:
- zampilli di petrolio
- barche
- operazioni di pulitura
Trasgredire questo obbligo è messo alla stregua di un crimine, e viene punito con l'arresto e una multa fino a 40.000 dollari.

Così è calpestato il Primo Emendamento e la Costituzione degli USA.

Insomma... per salvaguardare la reputazione della BP e dell'amministrazione Obama, non possono essere fatte foto o girati filmati di animali coperti di petrolio, zampilli di petrolio sulle acque del Golfo, o operazioni di pulitura delle spiagge di Louisiana, Alabama, Mississipi, Florida.

Questo per frenare un'opinione pubblica che pretenderebbe più impegno nel risolvere il problema.
Ma... ehi, questo potrebbe impedire il profitto, o far spostare l'attenzione dal disastro che Obama ci dice essere un grande passo in avanti con il Piano di Cura della Salute che non c'è stato... Essenzialmente non rafforzare il ruolo delle compagnie di assicurazione sulla salute e penalizzare chiunque non possa permettersela o non vuol farla.