26 ottobre 2015

Selfie non significa "autoscatto"

Da quando si è diffuso il termine "selfie", ogni tanto qualcuno dice o scrive che è sinonimo di "Autoscatto".

Ma no!

La differenza fra i significati delle due parole è evidente. Com'è possibile un equivoco così grossolano?

Forse prende un po' troppo la mano la passione di fare gli intellettuali filologi e cavalcare a sproposito la moda di difendere l'italiano dall'inglese che ci invade indebitamente, di dire che se siamo italiani dovremmo parlare italiano, di condannare l'uso di termine nuovo quando già ne avevamo uno per indicare quel dato concetto.

Fatto sta che prima di "selfie" NO, non avevamo un termine che definisse quello che per "selfie" oggi s'intende. Per chi non lo capisce da sé, ecco che cos'è un selfie e la sua differenza con "autoscatto":

- SELFIE = fotografia eseguita manualmente da un soggetto che compare nella foto stessa. La foto viene scattata nel momento in cui il soggetto-operatore preme l'apposito tasto o tocca l'apposita zona del touch-screen del dispositivo. La distanza fra l'obiettivo e il soggetto di è inferiore alla lunghezza del suo arto superiore nel caso in cui la foto sia eseguita tenendo il dispositivo in mano; se invece viene usato un selfie-stick può arrivare a circa 1 metro e mezzo.

- AUTOSCATTO = fotografia eseguita automaticamente dal dispositivo dopo che è stata impostata l'apposita funzione "autoscatto" e dopo un prefissato lasso di tempo successivo alla pressione del tasto di scatto o tocco dell'omologa zona nel touch screen. Tipicamente dopo la programmazione il soggetto posiziona il dispositivo scegliendo l'inquadratura, dà il comando di scatto differito e poi velocemente si porta all'interno dell'inquadratura in attesa che la foto venga scattata. La distanza fra l'obiettivo e il soggetto può essere anche di parecchi metri.

Sì, è inutile creare o importare nuovi termini per indicare concetti già esprimibili con parole nostre e che esistevano già. Ma non è questo il caso.

20 ottobre 2015

Il finto nullatenente

Sappiamo che purtroppo un grande numero di persone nel mondo, Italia compresa, è oppure sta per diventare nullatenente; gli svantaggi di una persona nullatenente o quasi, e che inoltre ha entrate economiche insufficienti o nulle, sono noti a tutti.

Meno noti sono invece i vantaggi di chi risulta nullatenente agli occhi dello stato ma di fatto non lo è: il finto nullatenente. La figura di questo furbo individuo spesso si sovrappone a quella dell'evasore fiscale totale.

Il finto nullatenente tipicamente è una persona che secondo una precisa strategia:

- lavora a nero e non percepisce nessuno stipendio che sia regolarmente denunciato

- ha magari un conto in banca, che però può svuotare ogni volta che sta per essere pronunciata una sentenza da un giudice che lo obbliga a pagare una qualunque somma a chicchessia, cioè può con un bonifico fa passare tutti i soldi nel conto di un fiduciario, oppure prelevarli interamente ottenendo dei contanti da posizionare al sicuro, ovviamente non nella propria residenza, dove potrebbero essere pignorati; quando è "passata la bufera", ovvero quando l'Ufficiale Giudiziario dichiara fallito il pignoramento, può versare di nuovo i soldi nel suo conto corrente

- di fatto magari possiede beni importanti, come un'automobile, una moto, etc, che sono però intestati a una o più persone fiduciarie (coniuge, fratelli, genitori, amici)... cosicché né un privato, né un'azienda, né fisco, INPS o altro ente governativo hanno la possibilità di ottenere dal furbone il pagamento dei suoi debiti, anche se così è stato stabilito da un giudice

- l'abitazione in cui vive è in affitto, oppure è di fatto sua, ma l'ha intestata a una persona fiduciaria, che ha firmato per concedergli l'usufrutto a vita di tale abitazione (questo può averlo fatto sia per la non fiducia al 100% nei confronti di questa persona, sia per prevenire che in futuro questa persona, divorziando, debba cedere un'abitazione all'ex-coniuge oppure che, morendo, determini il passaggio ai figli della proprietà dell'abitazione e quindi della sua fruizione)

- per ogni oggetto che non vuole farsi pignorare, e che tiene all'interno dell'abitazione in cui vive, ha una fattura che dimostra come quell'oggetto non appartenga a lui, ma a un suo fiduciario.
 

VANTAGGI DEL NULLATENENTE


(Qui non ho specificato "finto", poiché si tratta di vantaggi che hanno anche i nullatenenti veri... la differenza fra la condizione dei finti e dei veri sta negli svantaggi).

Il nullatenente è insolvibile, cioè nessuna persona fisica o giuridica, privata o pubblica, può riscuotere da lui i soldi che lui non ha (almeno ufficialmente). Può indebitarsi ignorando ordinanze di giudici sul denaro che deve a privati, può ignorare multe, sovrattasse, cartelle esattoriali, etc, senza paura che i suoi creditori gli portino via i suoi soldi o altri beni.
Infatti, se e quando li ha, li tiene ben nascosti. Quindi sarà anche inutile che un giudice ordini il pignoramento del suo stipendio (che, almeno ufficialmente, non esiste... se poi lavora a nero è un altro discorso), o il pignoramento del suo conto corrente (che, se esiste, è vuoto, almeno in quel momento), o il pignoramento dell'automobile o della abitazione di cui usufruisce (visto che non sono intestate a lui), o il pignoramento degli oggetti che ha in casa (visto che ha tutte le fatture che dimostrano che sono intestati ad altre persone).

Quindi:

- Può, pur avendo partita IVA, non pagare le normali tasse allo Stato, alla Regione, alla Provincia e al Comune; può non versare i contributi pensionistici e ignorare eventuali cartelle esattoriali da parte del fisco

- Può viaggiare gratis in autobus e in treno, ignorando le multe che gli vengono comminate (beh, anche in taxi, volendo, ma solo se ha un discreto coraggio e non ha paura di essere giustamente menato dal tassista!)

- Confessare di essere stato il conducente di un'automobile che è stata beccata da un autovelox, sottoponendosi così all'unica punizione della decurtazione dei punti dalla patente, mentre può ignorare la multa che secondo la legge dovrebbe pagare. Questa confessione può essere veritiera, tipicamente nel caso in cui stesse guidando l'automobile che ha in comodato gratuito, oppure falsa, nel caso in cui abbia deciso di... vendere i propri punti della patente e l'impunità dalle multe!
  

SVANTAGGI DEL FINTO NULLATENENTE


(Sono gli stessi di quello vero tranne, naturalmente, la reale quantità di denaro a propria disposizione e quindi la qualità di vita)

- Nessuna banca né altro ente è disposto a prestargli denaro, visto che non offre garanzie

- Se è assunto da un qualsiasi datore di lavoro e quindi ha uno stipendio e al tempo stesso ha un debito nei confronti di una persona fisica o giuridica, (si tratti di un privato o di un ente governativo), può essergli pignorato un quinto dello stipendio mensile fino al pagamento dell'intero debito... sempre che  il debito non sia andato in prescrizione, o la questione non sia stata chiusa col fallimento di un pignoramento precedente all'assunzione nel posto di lavoro.

19 ottobre 2015

Autovelox fatto esplodere: non sapremo mai chi è stato, ma...



(link della notizia su Leggo.it: http://www.leggo.it/NEWS/MILANO/milano_autovelox_bomba/notizie/1629661.shtml)


Ogni tanto ci accorgiamo, con la leggera amarezza di non poter rivogere a nessuno in particolare un ringraziamento, che esistono ancora persone dotate di senso civico e che si impegnano per essere utili agli altri senza bisogno di vantarsi delle loro buone azioni e anzi rimanendo nell'ombra, convinte che la generosità prima o poi torna indietro in qualche modo, e che se anche così non fosse il sorriso di chi ne ha beneficiato è già una ricompensa... gente convinta che non serve a molto dire "ce ne vorrebbero di più di persone così" se poi non muoviamo un dito per esserlo anche noi, non solo apprezzando, ma seguendone l'esempio e insegnando ai nostri figli quanto è bello fare il bene. Non fare il bene perché poi, non fare il bene se. Fare il bene e basta.

25 settembre 2015

Io, ideatore di una "truffa!", vi aggiorno sul ragazzo in difficoltà a Hon Kong

Circa un mese fa un ragazzo che era in classe mia alle scuole medie e che da qualche anno vive a Hon Kong si è sfogato su Facebook per la sua condizione disagiata: dopo la separazione da sua moglie e la perdita del posto di lavoro, era diventato un senza tetto. Si è sfogato non solo a parole, ma anche pubblicando una foto che si era fatto scattare da una passante e che lo ritraeva nella condizione in cui da tre mesi si trovava ogni notte, quando era il momento di dormire, e cioè disteso per strada. Era stato derubato tre volte, e durante uno di questi tre furti gli erano stati sottratti anche carta di identità e passaporto. Inoltre aveva seri problemi di salute ed era in attesa di fare una endoscopia per sospetto tumore allo stomaco.

La mia reazione è stata, oltre che dargli un sostegno morale parlando con lui tramite Facebook e Watsapp, promuovere online una raccolta fondi presso amici e conoscenti per dargli una mano. Saputa la cosa, anche una giornalista di un giornale online locale ha pubblicato un articolo per diffondere l'appello.

A questo mio appello ho potuto constatare varie risposte concrete: fra le persone che hanno contattato per fare una donazione ci sono stati suoi vecchi amici che abitano vicino a me e anche alcune persone che non lo conoscevano affatto... e che non conoscevano neanche me. Un buon contributo è arrivato anche da un paio di persone iscritte alla mia newsletter.

Altre persone hanno solo condiviso su Facebook l'appello. Come dire "Bella questa iniziativa... però la donazione fatela voi". Forte.

una parte della discussione sul
gruppo FB "Italiani a Hon Kong"
Altre persone ancora, per fortuna pochissime, che non conoscono né me né questo ragazzo, su un gruppo Facebook dedicato agli italiani a Hon Kong hanno sollevato dubbi sul fatto che io stessi operando una truffa. Non è che io morissi dalla voglia di chiacchierare con dei bimbiminchia: semplicemente un mia FB-Friend mi ha detto di aver parlato della questione in quel gruppo e di aver letto domande e obiezioni, e così mi pareva buona cosa iscrivermi e rispondere, dimostrando che il WC Net fosse il detergente più adatto al lavaggio del cavo orale per chi si era permesso di accusare di truffa senza mezzi termini una persona che raccoglie soldi per un amico in difficoltà.
L'invito non è stato racolto da un individuo il cui nominativo su FB è "Giuseppe J.R.", che non ne ha proprio voluto sapere di leggere con attenzione le puntuali risposte che ho dato alle varie obiezioni rivoltemi, e semplicemente ha detto che le mie erano fregnacce e ha ribadito che la mia era una truffa. In un gruppo dove il moderatore lascia accusare in libertà e sciattezza, buttandola in caciara e argomenando zero (Altro che lavarsi la bocca col WC net... a volte c'è bisogno del camion spurghi), non ho voluto continuare a rispondere e sono uscito.

Ho deciso per una ottimistica deduzione dall'esperienza nel suddetto gruppo:

se promuovi una raccolta fondi per beneficenza e nessuno ti dà di truffatore, non ti sei dato da fare abbastanza.

In questo articolo voglio mettere a disposizione di tutti le varie domande/obiezioni e le risposte mie e della persona che ho aiutato (quelle che già avevo dato nel gruppo più altre).

Prima però, per i lettori che non sono miei FB-friend o che per altri motivi non hanno avuto occasione di essere aggiornati sulla vicenda, annuncio che attualmente il ragazzo ha trovato lavoro a tempo pieno in un ristorante e, per quanto riguarda la sua salute, i suoi sintomi sono migliorati e l'endoscopia era negativa. La cura che gli è stata data si basa essenzialmente su una buona dieta, cosa che negli ultimi anni non aveva fatto.

Vengo alle domande e risposte.

- A cosa sarebbero serviti i soldi che stavo raccogliendo?
- A pagarsi un affitto, nella speranza di un impiego prima che i soldi raccolti finissero. Per fortuna negli ultimi giorni della raccolta fondi mi ha contattato una persona delle mie parti che da poco abita a Hon Kong per lavoro, e che ha deciso di ospitarlo per un po', consentendogli di risparmiare. Comunque necessitava di denaro anche per pagare i 150 € mensili per l'affitto di un fondo per la locazione dei mobili che aveva dovuto traslocare dalla vecchia abitazione. E anche per le spese sanitarie, dato il suo problema di salute. E anche per comprarsi il cibo.

- Ma a Hon Kong per la sanità basta pagare il ticket... la spesa è irrisoria!
- Non se sei senza documenti. Vedi sopra. Era stato derubato, e la sua carta di identità gli era stata portata via nello stesso periodo in cui aveva avuto bisogno di assistenza medica. E in quel caso non puoi dire "adesso rifaccio la carta di identità e quindi pago una parcella ridotta". Ormai le prestazioni erano state erogate a prezzo pieno, per un ammontare di circa 500 euro, che lui era tenuto a pagare.

- Appena ha perso il lavoro è finito in strada? Ma allora non è una persona responsabile! Non ha messo nulla da parte?
- La sua risposta è contrastante con quella di un suo parente, che accusa avergli prosciugato i risparmi mentre era suo ospite; ho parlato anche con questo parente che ha presentato tutt'altra versione portando varie argomentazioni, ma non mi metto qui a fare il detective o il giudice. Del resto, anche considerando un suo comportamento irresponsabile, questo non significa che fosse sbagliato aiutarlo; quello che posso dedurre con certezza dopo i nostri dialoghi è che si è reso conto di dover cambiare atteggiamento nella gestione del denaro.
- Perché non si è rivolto al PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) ? È un'organizzazione che aiuta persone in difficoltà, e ha una sede anche a Hon Kong.
- Non si era rivolto al PIME perché né io né lui ne conoscevamo l'esistenza. Comunque dopo che gliene ho parlato si è recato là per un colloquio (a circa 100 km di distanza da dove vive) e non gli è stato offerto alcun tipo di aiuto che gli fosse veramente utile.

- Perché non è tornato in Italia?
- Perché in Italia c'è molta più disoccupazione che a Hon Kong. Sarebbe stata una inutile perdita di tempo e di denaro. Non approfondisco i motivi per i quali sarebbe stato inutile cercare un sostegno dai suoi parenti; basti pensare che da una ventina di anni non vede suo padre (pregiudicato e divorziato da sua madre da molto tempo), e non è in buoni rapporti con sua madre (che ha fra l'altro seri problemi di salute). Il suo obiettivo è comunque rimanere a vivere a Hon Kong, dove ha un figlio che ha la possibilità di vedere regolarmente come da disposizioni del giudice, fortunatamente rispettate dalla ex-moglie.

- Perché ho organizzato la raccolta fondi invitando i donatori a consegnarmi i contanti, o effettuare una ricarica sulla mia PostePay o sul mio conto PayPal?
- Perché se ad esempio 10 persone eseguono un bonifico, le spese di bonifico (che da una banca italiana a una di Hon Kong non sono 2 spiccioli) vengono moltiplicate per 10. Ho preferito far confluire tutto il denaro in mano mia, dopo di che ho consegnato i contanti a un ragazzo (già suo amico da tanto) che in quei giorni sarebbe partito dall'Italia per Hon Kong con la sua famiglia, affinché glieli consegnasse. L'ho ritenuto il modo più semplice (ma non per me, che ho dovuto fare il contabile per un resoconto finale e soprattutto fare vari giri in automobile per raccogliere i contanti).

- E insomma quanti euri sei riuscito a raccogliere?
- 1.090 euri.

- Hai verificato che gli siano arrivati?
- Certo. Mi ha detto che gli sono stati consegnati.

- Ma insomma questa è una truffa.
- Ma vaffanculo.

18 settembre 2015

Poste Italiane - Le deludenti risposte ai miei reclami

Stamattina mi è arrivata la risposta di Poste Italiane al mio reclamo, risposta che fa abbastanza cascare le braccia per i loro problemi di comunicazione interni, o per la loro malafede, o entrambe le cose.

Avevo chiesto il rimborso di quanto avevo speso perché per errore dell'impiegata dell'ufficio postale era stato accettato un pacco per la Svizzera senza che io avessi scritto nel modulo il numero di telefono della destinataria (non pensavo fosse obbligatorio), cosa che aveva provocato il fermo del pacco stesso e quindi la non consegna nel giro di 48 ore, cosa che giustificava l'alto prezzo della spedizione.
Nel reclamo avevo citato anche un disservizio ulteriore: ero stato contattato per telefono e mi era stato chiesto se il pacco, rimasto fermo per il suddetto motivo, sarebbe dovuto tornare a me o se la questione avrebbe potuto risolversi in altro modo (e cioè chiedendo alla destinataria di recarsi all'ufficio postale, cosa impossibile in quanto in quel momento ricoverata in un ospedale a 100 km di distanza da casa sua e senza amici né parenti). Avevo quindi optato per il ritorno del pacco al mittente, ma questa mia scelta è stata disattesa: il pacco, che sarebbe stato inutile se non per la gentilezza dei vicini di casa della destinataria, era stato recapitato contrariamente alle mie indicazioni.

Dalla risposta di Poste Italiane al mio reclamo viene il sospetto che abbiano problemi a leggere  l'italiano o che a loro piaccia prendere per il culo i clienti che probabilmente non faranno causa.

Tale risposta dice, riassumendo, "non ti rimborsiamo perché alla fine il pacco è arrivato", non tenendo conto della necessità di consegna rapida che non c'è stata e il disattendere la mia richiesta di farlo tornare al mittente.

Quando danno risposte del genere, mi chiedo: cosa rispondono a fare? Davvero, non lo capisco.

Vomito.

Aggiornamento: quando sono capitato all'ufficio postale per altri motivi, ho parlato con la direttrice. Mi ha spiegato che nel modulo di reclamo che avevo compilato avrei dovuto farla più semplice, e scrivere semplicemente che il pacco non era arrivato in tempo. Così mi suggerisce di riprovare e compilare un altro modulo seguendo le  istruzioni che mi aveva dato.
Passano i mesi, finché io mi scordo della vicenda. Poi ricevo una telefonata di un operatore che mi chiede spiegazioni su perché io abbia inviato una seconda volta un reclamo. Gli faccio notare che questa telefonata è segno di un notevole difetto di comunicazioni interne, e proseguo spiegando tutto quanto. L'operatore mi ringrazia e mi saluta.
Passano i mesi, finché mi scordo di nuovo della vicenda. Dopo di che ricevo una lettera da Poste Italiane, che reca il seguente testo:

Gentile Cliente, siamo spiacenti di non poter accogliere la Sua richiesta di rimborso per ritardo relativa alla spedizione citata in oggetto, in quanto le indagini effettuate presso il nostro corrispondente esterno hanno evidenziato che i dati riportati sul bollettino di spedizione non erano corretti e di conseguenza la consegna è avvenuta solo dopo aver recuperato le corrette informazioni.
Rimanendo comunque a disposizione per ogni eventuale chiarimento, cogliamo l'occasione per porgerLe distinti saluti.

E così ho cambiato il titolo all'articolo, sostituendo le forme al singolare col plurale.
In questi giorni, dovendo andare alle Poste per altri motivi, ho approfittato per far leggere questa seconda lettera alla direttrice, visto che a suo tempo si era detta sicura del buon esito del reclamo che lei stessa mi aveva suggerito. Ma ho dovuto riassumerle la vicenda perché non la ricordava bene, e inoltre sembra non essere più tanto d'accordo, come lo era un mese fa, sul fatto che per un disguido dovuto a un modulo compilato in maniera incompleta sia responsabile l'impiegata che non avrebbe dovuto accettare il pacco e invitarmi a completare il modulo. Adesso dice che:
 - ci potrebbe essere una corresponsabilità
- sbagliare è umano (WAT ??)
Le ho spiegato che non ho nulla contro l'impiegata che ha sbagliato, e che certo non ne faccio una questione etica, ma di responsabilità. Le ho spiegato che ho voluto mostrarle come Poste Italiane invia lettere che fanno sentire l'utente preso in giro, visto che non tengono conto dei dettagli che ho fornito e sembrano degli inutili copia e incolla.
La direttrice ha fotocopiato la seconda lettera e mi ha promesso che la sottoporrà all'attenzione della sede di Firenze.
Vediamo un po' cosa succede.

Aggiornamento: quando, settimane più tardi, mi sono recato all'ufficio postale per altri motivi, ho colto l'occasione per chiedere alla direttrice se aveva ricevuto una risposta. Mi ha risposto di no e mi ha detto che avrebbe sollecitato. Altre settimane più tardi, stessa cosa. La sede di Firenze non le risponde. Mi ha detto che se voglio posso fare un terzo reclamo.

B L E A H .