16 giugno 2012

Segnalazione online a Penny Market: esito positivo!

Questa è la versione aggiornata di un articolo del 1° giugno, che ho provveduto a eliminare, visto che in seguito a due mie segnalazioni online allo staff del franchising Penny Market ho notato un cambiamento proprio riguardo al problema di cui parlavo nella filiale a cui mi riferivo.

Reparto frutta... Cartellino giallo del prezzo delle banane che non specifica se si riferisce a quelle sfuse o a quelle in vaschetta... Semplicemente "Banane". Sopra al cartellino, uno spazio riempito di banane sfuse. Sopra ancora, uno spazio riempito di banane confezionate, senza altri cartellini. A quali banane si riferiva il cartellino giallo? Si può andare per esclusione e notare che se a sinistra ci sono le banane confezionate e il cartellino sotto di esse riporta la scritta "In vaschetta", allora l'altro cartellino che non specifica nulla si riferisce a quelle sfuse (più economiche). Inoltre su ogni confezione di banane in vaschetta c'è stampato il prezzo. Ma una persona di fretta, o distratta, o anziana, credendo di scegliere il prodotto più economico, facilmente potrà prendere una vaschetta di banane posizionata sopra quelle sfuse senza verificare il prezzo riportato sulla singola confezione, fidandosi del fatto che di solito il cartellino giallo che indica il prezzo di un prodotto si trova in basso rispetto al prodotto, non in basso a sinistra. La cassiera, non capendo o fingendo di non capire (non so cosa sperare, visto che ognuna delle due ipotesi ha i suoi pro e i suoi contro), risponde che il prezzo delle banane in vaschetta c'è scritto, e quando obietto che per conoscere il prezzo di un prodotto si deve indagare su altri prodotti e poi andare per esclusione mi risponde che quando si scrive semplicemente "Banane" si sottintende "Sfuse". E conclude chiosando "Comunque i cartellini sono giusti". Io ho risposto che siccome sono poco intuitivi, secondo me sono sbagliati. Voi che ne pensate?

Tornato a casa, sono andato nella pagina "contatti" del sito www.pennymarket.it e ho sritto un veloce messaggio; per far prima ho semplicemente linkato l'articolo che avevo scritto sul mio blog (il cui testo e immagine erano identici a quelli qui sopra). Tre giorni dopo ho ricevuto via email questo messaggio:

"Gentile Cliente,
ringraziandoti per averci contattato, ci scusiamo per il disguido accaduto e per la risposta non soddisfacente da parte del nostro dipendente.
E' stato fatto presente, nonostante sia una direttiva generale da applicare sempre, a tutti i nostri punti vendita che l'esposizione di tutte le comunicazioni, in particolar modo dei cartelli prezzo, deve essere chiara e ben comprensibile dal cliente che non deve ritrovarsi ad avere dubbi sui prezzi di vendita al momento in cui sta effettuando l'acquisto.
Scusandoci ancora per il disguido e ringraziandoti ancora per averci contattato, ti auguriamo una buona giornata."

Ho risposto all'email dopo a una mia nuova visita al Penny Market...

...Facendo presente (a parte la puntualizzazione sul sesso della dipendente, che era una femmina) il mio apprezzamento sul fatto che sopra alle banane sfuse ci fosse uno spazio vuoto, e che la totalità di quelle confezionate, pur in grande numero, fosse sulla sinistra, sulla verticale del loro cartellino.
...Ma facendo presente anche che un problema simile si era verificato con le pesche. Come da foto che avevo allegato, ancora una volta, per capire il prezzo di un prodotto, occorreva analizzare il prodotto accanto ed andare per esclusione (io ci avevo messo 5 minuti a capire a quali pesche si riferisse un cartellino e a quali si riferisse l'altro).

Non avendo ricevuto una risposta pensavo che stavolta la mia segnalazione fosse andata a vuoto. Invece ieri sono tornato al Penny Market e ho notato che anche questo problema era stato risolto: il cartellino delle pesche sfuse recava una scritta aggiuntiva a penna "sfuse".

Bene. Molto bene. Fare segnalazioni online a volte può funzionare. Almeno in questo caso con Penny Market sembra essere andata bene!


15 giugno 2012

Cos'è necessario per (far) uccidere i nostri "quasi simili" animali

La maggior parte degli animali che vengono purtroppo sfruttati dagli umani sono esseri che in qualche modo ci somigliano, perché hanno occhi, naso, bocca. Ci dà naturalmente disagio vederli morire o soffrire per lo stesso motivo per cui proviamo disagio a veder morire o soffrire una persona: in qualche modo li percepiamo come somiglianti a noi, e senza bisogno di studiare anatomia comparata capiamo che provano dolore e istinto di conservazione analoghi ai nostri.

Per avere un comportamento privo di rispetto per il dolore e/o la vita di un cane, di un gatto, di un coniglio, di una mucca, di un uccello, di un pesce, etc è necessaria una di queste tre condizioni:
  • essere all'oscuro della sofferenza degli animali (vedi ad esempio i bambini molto piccoli che non sanno che la carne proviene dagli animali, oppure gli adulti che non si rendono conto che l'uso di latticini contribuisce alla logica grazie alla quale l'uomo produce sofferenza e morte di mucche e vitelli, o che si illudono di mangiare e/o fare altro uso di prodotti provenienti da animali che hanno vissuto dignitosamente, realtà rarissime)
  • essere in una situazione di emergenza in cui non si può fare altrimenti (come a un certo punto della preistoria, quando una glaciazione costrinse l'uomo a nutrirsi di carcasse di animali dato lo scarseggiare di vegetali), oppure credere che le sostanze animali siano per l'essere umano alimenti benefici e/o indispensabili (balla fortunatamente sbugiardabile con facilità, ammesso che si abbia voglia di compiere qualche ricerca)
  • aver chiaro sia la non necessità di sfruttare gli animali, sia le sofferenze loro inflitte eppure fregarsene, o tenersi volutamente lontano da informazioni "scomode" per  essere sereni mentre si contribuisce a logiche che contrastano la propria stessa etica.
Credo che il caso più frequente sia quest'ultimo. Credo quindi che, siccome la maggior parte di esseri umani usa prodotti animali per nutrirsi, vestirsi, etc, allora la maggior parte delle persone (anche chi sostiene di fregarsene degli animali) operi un'auto-mutilazione del proprio senso etico, oscurando una parte importante di sé concernente i sentimenti che per natura abbiamo.

C'è un solo modo per mangiare un pesce pur sapendo che probabilmente è morto soffocato: fare succedere a sé stessi un po' quello che è successo a lui: soffocare quell'importante parte di sé che ama la respirazione.

Ecco perché alimentarsi con prodotti animali significa non solo introdurre nel nostro corpo cibi dannosi; significa anche immettere dentro di noi la sofferenza e la morte da un punto di vita psicologico, in maniera più o meno conscia.

Il danno è quindi triplo: organico, psicologico, karmico.

Molto più benefico è invece rispettare una mucca quanto un gatto, e godere dell'affetto che sono in grado di provare e dimostrare, sia nei nostri confronti, sia, talvolta, fra loro.

12 giugno 2012

Essere umano: non è di per sé spregevole

Su Facebook l'amica Roberta ha inviato un post in cui si lamenta della scarsa rilevanza mediatica del massacro dei bambini che in Siria vengono usati come scudi umani.

Ha ragione, è una tragica realtà, e mi pare di capire che i sedicenti guerrieri portatori di democrazia non ci vedono gran guadagno a intervenire in Siria (così come in Africa centrale, a Cuba, in Cina, in Russia..).

Francesca ha commentato dicendo "Siamo la razza peggiore sulla terra! Non rimango mai piacevolmente sorpresa... è un continuo confermare che siamo degli esseri spregevoli!"

In realtà non c'è motivo di dire che l'essere umano è spregevole di per sé. In realtà è una bella creatura. Il danno lo fa più che altro quando viene manipolata male, cosa che purtroppo accade facilmente.

Ma si può notare che, anche se oggi c'è ancora relativamente poco benessere, poca democrazia e poca giustizia, da 2000 anni a questa parte molti aspetti sono migliorati.

La "comunità dei buoni" (quelli veri e volenterosi, non quelli che chiacchierano bene e se fossero al posto dei politici farebbero le stesse cose) per "guadagnare terreno" nel migliorare il mondo deve ricordarsi che c'è soprattutto da agire nel "sottobosco" delle coscienze individuali e accettare che i risultati siano lenti, perché nell'altro campo (quello militare, politico e dei risultati veloci) si vince una battaglia qua e là, ma è cosa troppo rara.

Ne ho parlato in 3 post di Psicoperformance:






05 giugno 2012

No, una sentenza della Cassazione NON ti mette al sicuro

Brutta e potenzialmente dannosa, la disinformazione sulla giurisprudenza.

Esempio di questi giorni: un articolo che sta rimbalzando sulla Rete si intitola "Cassazione, la marijuana si può coltivare in giardino".

Falso.

A parte la distorsione "La marijuana si può coltivare in giardino", titolo da cui sembra che la quantità coltivata non sia importante (quando invece la sentenza era motivata proprio sulla quantità)...

..La Corte di Cassazione si pronuncia su UN processo e non autorizza in generale nessuno a fare ciò che è proibito dalla legge vigente.

"Da oggi chi possiede una piantina di cannabis sul terrazzo di casa non avrà problemi con la legge", si legge nell'articolo su citato. In un altro si legge "Coltivare sul terrazzo di casa una piantina di marijuana non costituisce più reato in Italia".

DANNOSA DISINFORMAZIONE.

Altro esempio: anni fa in seguito a un pronunciamento della Cassazione sono stati pubblicati vari articoli sul fatto che sia reato o no dire a qualcuno "Vaffanculo"; ad esempio questo articolo di Repubblica.it, dove si legge "Da oggi chi ha problemi con datori di lavoro, conoscenti o parenti potrà fare uno sforzo in meno per controllarsi. Un «vaffa» infatti non è più un'offesa: ormai fa parte del linguaggio comune. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione..."

DANNOSA DISINFORMAZIONE.
 
Dopo aver chiesto delucidazioni a uno dei miei avvocati, mi ha risposto "Ci sono biblioteche piene di pronunce contrastanti. Molto dipende dal contesto in cui certe frasi sono pronunciate, nonché, e non per ultimo, da come si alza il giudice quella mattina" (e naturalmente nessuno può sapere come si alza quella mattina il giudice di primo grado o di secondo grado o i componenti della Corte di Cassazione).

Una sentenza della Cassazione può essere portata come argomentazione in una causa successiva, poiché trattasi di un importante precedente, ma ciò non toglie che un diverso giudice se ne possa discostare argomentando diversamente.

...Infatti la Cassazione non vara leggi.

...Né le sue sentenze hanno valore legislativo.

La cassazione è stata istituita per cassare (ovvero annullare) un processo quando vi siano stati individuati vizi di forma, senza andare ad indagare nel merito dei fatti.
In realtà talvolta tocca anche il merito, quando in primo grado e in appello sono state portate documentazioni e argomentazioni considerate sufficienti a formulare una sentenza: nonostante il regolamento preveda il rinvio al giudice di merito, prevale il principio di economia processuale, per cui la decisione ultima viene presa proprio dalla Cassazione, che assume la cosiddetta funzione normofilattica, cioè una funzione di guida per i successivi casi simili.

MA E' ASSOLUTAMENTE SBAGLIATO pensare che siccome la Cassazione si è pronunciata in un certo modo, si può agire secondo questo pronunciamento, sicuri di non avere problemi con la legge.
Non si può essere sicuri di non essere assolti in un eventuale processo, e tanto meno si può essere sicuri che non si verrà denunciati e processati.

Infatti (cito da Wikipedia), "la funzione nomofilattica conserva un ruolo autorevole, ma non acquista alcuno spazio autoritativo. Il nostro ordinamento resta ispirato a una struttura di civil law e il valore giuridico delle sentenze resta quello di risolvere le controversie fra le parti, i loro eredi e aventi causa e non quello di fissare nuovi principi di diritto vincolanti, come avviene grazie al criterio dello stare decisis negli ordinamenti di common law."

Giova fra l'altro ricordare che "problemi con la legge" può anche significare dover sostenere un processo, al di là dell'essere assolti o condannati, perché in ogni caso sussiste una certa spesa di tempo, energie e denaro.

03 giugno 2012

Celerini, manifestanti, violenza e ovvietà

Celerini violenti
Ogni tanto mi imbatto in documenti scritti, fotografici o video pubblicati da utenti che vogliono mostrare quanto è ingiusta e cattiva la polizia perché picchia persone disarmate.

Se il poliziotto ha malmenato delle persone che erano evidentemente innocenti e che non avevano disobbedito a nessuna particolare disposizione (vedi episodio accaduto nell'edificio antistante la scuola Diaz a Genova nel 2001 in occasione del G8), ovviamente egli è da condannare e fa grandemente schifo, avendo fatto esattamente l'opposto rispetto al compito affidatogli, cioè proteggere i cittadini (è non è una buona scusa il fatto che stesse eseguendo gli ordini, né che altrimenti rischierebbe sanzioni disciplinari o il posto di lavoro).

E se il poliziotto ha picchiato un manifestante perché ha disobbedito ad alcune disposizioni dettate per motivi di ordine pubblico, basta questo per dargli ragione? Assolutamente no.

Quando è giustificato il poliziotto che picchia persone disarmate?

Non posso rispondere a questa domanda analizzando tutti gli episodi di violenza accaduti uno per uno, ma posso fare un po' di chiarezza in generale.

Le direttive date ai poliziotti in occasione di una manifestazione popolare hanno ufficialmente questo spirito: siccome non si può mai essere sicuri che i manifestanti siano disarmati (es. qualcuno fra loro potrebbe avere un sasso in tasca da lanciare), e siccome anche quando si dicono e appaiono pacifici potrebbero essere in realtà violenti, allora per precauzione bisogna disporsi in fila lungo un confine di sicurezza, indicando così implicitamente che è proibito varcarlo, e se qualcuno ci prova bisogna respingerlo.

Ripeto: respingerlo, non necessariamente picchiarlo.

Nelle manifestazioni popolari la violenza da parte della polizia è eticamente e legalmente giustificata solo in queste occasioni:
- quando è usata contro chi immediatamente prima si è reso manifestamente violento o è armato
- quando il rischio di subire violenza è sinceramente sospettato
- quando si tratta di picchiare manifestanti che stanno tentando di varcare il confine di sicurezza e la quantità di manifestanti è tale da altrimenti mettere a rischio l'efficacia della barriera umana.

Inoltre in tutti questi casi la violenza non dev'essere eccessivamente crudele quanto a regione del corpo colpita, forza con cui vengono sferrati i colpi e dev'essere interrotta non appena la persona è stata messa in condizione di non poter più nuocere. In altre parole, la violenza è lecita solo quando è usata il minimo indispensabile.

..."Indispensabile" affinché venga rispettato il confine di sicurezza imposto.
Non "indispensabile" affinché il lavoro del poliziotto sia veloce e comodo.

Purtroppo ci sono occasioni in cui invece i poliziotti:
- sono in numero non significativamente inferiore rispetto ai manifestanti
- si rendono conto benissimo che queste persone sono disarmate e innocue e che per respingerle sarebbero sufficienti alcuni spintoni dati con gli scudi antisommossa
...e ciò nonostante ai loro tentativi di varcare il confine di sicurezza, reagiscono picchiando. Il motivo per cui scelgono di picchiare è intuitivo: per impedire a una persona di fare ciò che sta facendo o dissuaderla dal riprovarci è più facile e veloce procurarle dolore fisico. Ma l'intenzione di svolgere il proprio lavoro in modo più comodo e veloce non è qualcosa che giustifica la violenza né moralmente né legalmente.

Che i manifestanti stiano contravvenendo alla legge non c'entra. La violenza non è eticamente né legalmente lecita come strumento di punizione per un illecito o addirittura come mezzo di dissuasione dal commetterlo. Per quello esistono i tribunali e i giudici.

Purtroppo sono molte le persone che invece sostengono debba essere in certi casi direttamente il poliziotto, con le botte, a punire chi ha trasgredito la legge.
Inoltre quando si parla di manifestazioni, nei confronti della polizia è diffusa anche una grande tendenza all'indulgenza. Ad esempio, durante la manifestazione del 2 giugno contro la Fornero a Trento, a un certo momento i celerini addirittura hanno palesemente cercato lo scontro fisico avvicinandosi e spintonando i manifestanti e poi manganellandone alcuni per il solo fatto che avevano fatto un coro contro di loro; nella stessa occasione un poliziotto ha minacciato un ragazzo dicendogli qualcosa tipo "Ci vediamo dopo".


Se un qualsiasi lavoratore che svolge una mansione diversa da quella delle forze dell'ordine, per il fatto di essere canzonato da un cliente lo spintona, lo picchia oppure lo minaccia, la cosa più normale che può succedere è il licenziamento per giusta causa. Se invece lo fa un poliziotto o un gruppo di poliziotti, la cosa pur costituendo reato è considerata talmente normale che di solito non viene sporta querela neanche dal manifestante che ha subito il torto.

DETTO QUESTO, QUALCHE PAROLA PER IL MANIFESTANTE...

Manifestante, probabilmente sapevi già tutto quello che ho scritto sopra. Se ho portato alla tua attenzione qualcosa che ti era sfuggita, mi fa piacere. Il succo, ai fini della tua decisione su cosa fare, è questo:

i celerini nella maggior parte dei casi hanno l'ordine, l'intenzione e l'impunità per comportarsi in maniera né etica, né legale, e cioè ai tuoi tentativi di varcare il limite di sicurezza reagire facendoti male, e nei casi peggiori continuare a picchiarti anche quando sarai a terra dolorante.

Non sto scrivendo questo articolo per ammonire tutti gli esseri umani che durante una manifestazione hanno tentato di varcare il limite di sicurezza, o che si sono comportati in maniera violenta; troverei blasfemo fingere di riuscire a immaginare come certe persone sono state ridotte e sbrigarmela con un facile "Manifestate civilmente". Non ho credenziali per impartire una lezione del genere dal mio pulpito di persona benestante.
Manifestante, capisco che potresti essere in una situazione di estrema esasperazione, capisco che magari senti l'urgenza di gridare un "Vaffanculo" in faccia alla persona che ha arrecato o sta arrecando un grande danno a te, alla tua famiglia, ai tuoi amici, ai tuoi concittadini.

Questo non deve togliere chiarezza a ciò che vuoi ottenere e a ciò che sei disposto a rischiare.
Se torni da una manifestazione dove ti sei fatto ferire o rompere qualche osso in seguito della tua disobbedienza, non ho nulla da criticarti, a patto che:

- la tua intenzione fosse creare un filmato come prova di quanto sono stronzi i poliziotti che picchiano anche quando non ce n'è bisogno
- la tua intenzione fosse quella di rendere la tua manifestazione più efficace, anche a rischio di essere malmenato
...in entrambi i casi accettando il rischio di essere picchiato.

Se invece ti stupisci e ti lagni di quello che è successo e vuoi far passare una "routinaria" carica della polizia come super-scoop, allora io mi stupisco della tua ingenuità.

Se io andassi a rompere le palle a una guardia dell'aeroporto, pochi secondi dopo facilmente mi ritroverei sotto una pioggia di cazzotti e pedate da parte sua e dei suoi colleghi, e chiunque lo troverebbe perfettamente normale, tanto è facile capirlo.
Altrettanto intuitivo dovrebbe essere lo stesso tipo di scenario traslato nel contesto di una manifestazione. Basta sostituire "aeroporto" con "piazza". Insomma, non mi pare un segreto che i celerini siano armati e ufficiosamente istruiti e intenzionati a picchiarti se oltrepassi il limite stabilito. I manganelli sono bene in mostra, e i fatti di violenza precedentemente accaduti sono noti a chiunque sia un minimo informato sulla cronaca nazionale.

Eppure esiste il manifestante che disobbedisce, subisce e si stupisce.

Si stupisce lui e si stupiscono una serie di persone che guardano il filmato della scena e che la commentano inveendo contro i poliziotti. Persone che invece dovrebbero più che altro chiedersi cos'altro pretendeva di ottenere l'ennesimo Don Chisciotte.

Insomma, si può essere d'accordo oppure no col limite di sicurezza che è stato imposto e di cui vietare il superamento ai manifestanti. Detto questo, se stai per affrontare la polizia, i casi sono due:
  • o fai parte di una squadra di persone armate, allenate e dotate di una precisa strategia che consenta di avere la meglio sulla polizia (e sui consistenti rinforzi che verranno chiamati, nel caso la rivolta duri più di qualche minuto)
  • oppure stai andando a farti macellare.
Insomma, capisco la rabbia e l'esasperazione, ma come messaggio da parte di chi vuole lottare, manifestare e diffondere qualcosa di sensato e intelligente, fare scoop sull'ovvio è darsi la zappa sui piedi, il che non rimedia certo alle contusioni.