08 agosto 2026

Gli scambaiter sono utili alla giustizia?

Gli scambaiter sono esperti di informatica che beccano i truffatori online, spesso operanti in Pakistan o in India: entrano nei loro computer, mostrano le loro stanze, parlano con loro faccia a faccia mentre questi si spaventano e si infuriano. Canali Youtube come NanoBaiter, Scam Sandwich, Scammer Payback, Liam Leclaire, Kitboga sono diventati un genere a sé, con milioni di visualizzazioni.

Sono video divertenti, spesso ben fatti tecnicamente. Ma tutto questo lavoro porta davvero a qualcosa di concreto oppure è solo intrattenimento che umilia i truffatori senza fermarli?

Alla fine di questi video c'è quasi sempre la stessa formula: lo youtuber fa una battuta o una considerazione, il truffatore viene ridicolizzato, il call center magari sospende l'attività per qualche giorno o cambia sede. Ma non si sente mai una frase che ci si aspetterebbe, tipo "Ora consegno alla polizia il materiale raccolto, affinché i truffatori vengano arrestati".

Uno scambaiter intervistato dalla radiotelevisione svizzera, che si fa chiamare Sven, ammette che infiltrarsi nei sistemi informatici delle bande criminali è illegale e che le informazioni raccolte, per quanto trasmesse alla polizia nella speranza di un arresto, spesso non possono essere usate come prova né portare a una condanna, proprio perché ottenute violando la legge.

Fa eccezione un fatto recente: il Dipartimento di Giustizia americano ha reso pubblico un caso in cui i video dei canali scambaiter Scammer Payback e Trilogy Media hanno contribuito a smantellare una rete di frode multinazionale da 65 milioni di dollari ai danni di anziani statunitensi, gestita da un'organizzazione criminale cinese in collegamento con call center indiani.
Dettaglio peculiare è la tempistica: i video erano stati pubblicati su Youtube nel 2020 e nel 2021, mentre le prime incriminazioni sono arrivate solo nel 2025 e il leader dell'organizzazione, Hua Wang, nel giugno 2026 ha ammesso la sua colpevolezza e rischia fino a 40 anni di carcere (la sentenza definitiva è attesa per settembre 2026).

Ecco i link ai video:

https://www.youtube.com/watch?v=hrLZbc-Rfbo

https://www.youtube.com/watch?v=in_Y5q_-F2Y

https://www.youtube.com/watch?v=7IEgFgO5pKo

https://www.youtube.com/watch?v=pBZFmIKJINA

https://www.youtube.com/watch?v=dQuya3ELKGQ

https://www.youtube.com/watch?v=GCRoxVMmtDw

Tutto questo dà un'idea di quanto sia diversa la dinamica da quella che si potrebbe immaginare: non è che lo youtuber consegni le prove alla polizia affinché questa agisca di conseguenza. Succede più probabilmente il contrario, come nel caso su descritto, in cui un'indagine federale, partita da tutt'altra pista (undici pacchi di contanti intercettati a San Diego), nel ricostruire la rete si è imbattuta per caso in quei vecchi video pubblici, usandoli per identificare volti e alias dei truffatori.

Alcuni scambaiter, come Jim Browning, dichiarano di consegnare regolarmente il materiale alla polizia subito dopo averlo prodotto. Il problema è che quel canale, nella pratica, è spesso inutile non solo perché, come già detto, le prove sono state ottenute illegalmente, ma anche per altre ragioni:

- Manca la competenza territoriale. Uno youtuber britannico o statunitense che denuncia un call center in Pakistan, a danno di vittime sparse in tutto il mondo, non ha un interlocutore naturale: nessuna polizia locale ha giurisdizione su un crimine di questo tipo.

- Manca una vittima locale che sporga denuncia. Le forze dell'ordine aprono un caso di solito a partire da una vittima specifica nella propria giurisdizione, non da un video di un terzo su un crimine commesso altrove.

- Le grandi agenzie (FBI, IRS-CI, Interpol) ricevono segnalazioni a migliaia e le archiviano in attesa che si incrocino, magari per puro caso, con un'indagine già attiva, esattamente come nel caso dei 65 milioni di dollari.

- C'è persino il rischio di danneggiare indagini in corso: se la polizia sta lavorando da mesi in silenzio su una banda, e uno scambaiter pubblica un video che espone tutto, i truffatori possono nascondersi prima che le indagini si concludano.

Insomma, in alcuni casi i video degli scambaiter possono diventare, molto tempo dopo e per vie indirette, un tassello utile in indagini condotte da chi ha davvero i mezzi legali per incriminare i truffatori, ma la stragrande maggioranza non produce alcun esito giudiziario e servono prima di tutto a generare contenuto.

In ogni caso dobbiamo riconoscere agli scambaiter un effetto positivo, pur limitato: fanno perdere tempo ai criminali rallentando la loro attività e informano il pubblico su come funzionano vari tipi di truffe.


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