13 marzo 2026

On. Bretella (PD): "Quel mazzolin di fiori", canzone patriarcale da bandire

Incita alla sottomissione, normalizza l'abbandono della donna, va vietata nelle TV e nelle radio bubbliche in quanto diseducativa. L’incredibile proposta di legge dell’On. Marisa Bretella, Partito Democratico.

Aosta - Non c’è pace per le tradizioni italiane, finite ancora una volta nel mirino del politicamente corretto più estremo. L’ultima crociata arriva dall’Onorevole Marisa Bretella, deputata del PD, che ha depositato una proposta di legge per mettere al bando uno dei canti alpini e popolari più amati, "Quel mazzolin di fiori".

Secondo Bretella la canzone non sarebbe affatto una innouca canzonetta, ma un concentrato di "maschilismo tossico" e "patriarcato interiorizzato". In una intervista a una TV locale durante una sagra paesana a Pantacala, Valle d'Aosta, ha dichiarato: “È inaccettabile che nel 2026 si continui a celebrare un brano così poco inclusivo".

L’Onorevole punta il dito innanzi tutto sull’esecuzione: “Siamo di fronte a un vero furto d’identità: la protagonista del racconto è una donna, eppure la canzone viene quasi sempre eseguita da cori di soli uomini. Gli uomini si appropriano della voce femminile, decidendo cosa una donna debba dire. È un atto di prevaricazione culturale scritto, con ogni probabilità, da un uomo per compiacere altri uomini”.

Ma è l'analisi del testo il punto cruciale della sua critica. La trama della canzone vede una donna abbandonata dal proprio fidanzato, il moretto, che è andato dalla Rosina. “Il tradimento viene trattato come una cosa normale,” spiega la deputata. “Invece di ribellarsi, la donna si sottomette e cerca disperatamente di recuperare il rapporto portando un mazzolino di fiori al traditore. È l’apoteosi della sottomissione femminile: lei deve arrampicarsi a questa ultima possibilità per farsi benvolere da un uomo che l’ha palesemente umiliata”.

Sarebbe inoltre inaccettabile la cura “maniacale” che la protagonista riserva al regalo ("Bada ben che nol se bagna"): la donna annullerebbe sé stessa e i propri bisogni per compiacere l’uomo.

Altrettanto grave la rassegnazione nel finale: "mi piange il cuore e per sempre piangerà", definito da Bretella come "l’assoluta negazione di ogni emancipazione o rivalsa".

Ciliegina sulla torta di quello che Bretella definisce “sadismo” sarebbe il contrasto tra la tragicità della storia e il tono allegro della melodia: “Cantare con gioia la storia di una donna distrutta è pura crudeltà. Chi lo fa vuole normalizzare l’oppressione per far sì che il popolo la accetti come quotidiana". La logica conclusione: "Questo canto, in quanto diseducativo, dovrebbe essere non certo vietato in generale, ma di sicuro vietato nelle emittenti radiofoniche e televisive pubbliche".

Le reazioni su Facebook e su altri social network non si sono fatte attendere, tra chi grida alla follia e chi vede nella proposta di legge l’ennesimo attacco alla cultura nazionale. Marisa Bretella, però, non arretra di un centimetro: “Le tradizioni retrograde vanno estirpate se vogliamo un’Italia davvero inclusiva”.

Dico io: ma stiamo scherzando? Certo che stiamo scherzando. Mi sono inventato tutto, compresa l'esistenza della deputata in questione, figlia della mia immaginazione e di Nanobanana, come si nota nell'angolo in basso a destra della foto. Ma conto su chi sparerà parole di fuoco dopo aver letto solo il titolo. Chi non c'è cascato o c'è cascato per poi scoprire la verità per cortesia non spoileri, non rovinate tutto.


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