26 agosto 2011

"Vai": un brutto modo di dire toscano

Chi abita in Toscana sa che esiste un numero non esiguo di toscani che, alla fine delle conversazioni con gli interlocutori a cui danno del tu, sono abituati a pronunciare la parola "vai", dando a questa parola non il significato di ordine o invito ad "andare", ma un altro significato che può essere:


  • Abbiamo preso un accordo sul da farsi, quindi possiamo chiudere la conversazione.
  • Ecco, ho fatto la cosa che dovevo fare.
  • Dai, fallo.

Alcuni esempi, rispettivamente:

- Allora ci vediamo alle 10 a casa mia.
- Vai. Ciao
- Ciao

- Potresti portarmi un succo d'arancia?
- [consegnando il bicchiere] Vai.

- Posso dire una cosa?
- Vai.

Trovo che l'espressione "vai" usata in queste accezioni sia adatta solo fra persone che siano molto in confidenza fra loro (il che non è diretta conseguenza del fatto che ci si sta dando del tu), altrimenti la ritengo segno di poca cortesia.

Questa parola, quando usata in una di queste accezioni porta con sé una sfumatura di "urgente allontanamento". Denota, in una qualche misura, il desiderio di evidenziare che la conversazione è chiusa e che i l'interlocutore deve in qualche modo allontanarsi ed eseguire quanto gli è stato detto.

Quindi dire "vai" al posto di "ok, d'accordo" a una persona con cui non si è in confidenza è scortese quant'è vero che è scortese dire alla stessa persona "dai, visto che ci siamo capiti adesso puoi anche andare e comportarti come da accordi".

Inoltre, confidenza o no, buon gusto o non buon gusto, è interessante notare che le persone abituate a dire "vai" spesso, hanno altrettanto spesso proprio il desiderio più o meno conscio di "togliersi di mezzo" l'interlocutore, per sentirsi al sicuro.

In casi estremi addirittura arrivano a dire "vai" indipendentemente da come è andata la conversazione, immancabilmente, prima di salutare.

Se vuoi aiutare una persona “vai-patologica” a perdere l’abitudine di “scappare dagli altri” per abitudine, consigliale di auto-imporsi di non usare mai la parola “vai” tranne che nei casi in cui il normale linguaggio italiano lo prevede. Dopo uno o due giorni che si sarà presa l’impegno di fare questo piccolo esercizio, sicuramente ti dirà che nel dialogo con gli altri ha provato sensazioni diverse…

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