Una voce femminile, senza prima presentarsi, chiede conferme sulle mie generalità. Chiedo chi cerca di preciso...
- Chiamo dalla Formazione Gaia, stiamo contattando le famiglie di San Giovanni Valdarno per informare che stiamo organizzando dei corsi estivi...
- No, guardi, non potete fare questo. Non potete chiamare per pubblicità senza prima controlalre se il destinatario è iscritto al Registro delle Opposizioni
- No, questa non è pubblicità, è informazione
- L'informazione per vendere è pubblicità. Non potete farlo così, è illegale.
- No, non è pubblictà, la saluto, buon giorno [Clack]
Segue mia emal all'azienda Formazione Gaia:
--------------------------
Sono iscritto al Registro Pubblico delle Opposizioni e ho appena ricevuto una vostra telefonata in cui pubblicizzate i vostri corsi.
Ho fatto notare alla persona che mi chiamava che questo è illegale, e questa persona ha risposto che non è pubblicità, ma informazione.
Questa è una presa in giro, dato che è palese che l'informazione allo scopo di vendere un corso è precisamente pubblicità.
Ma non ho avuto il tempo di spiegarlo, perché questa persona ha frettolosamente chiuso la telefonata.
Forse non si rende conto di non essere l'unica persona con cui i destinatari del vostro spam possono parlare, specialmente da quando esistono i blog e i social network, che da oggi ospitano una notizia in più a voi dedicata, grazie anche e soprattutto all'educazione della vostra chiacchieratrice telefonica.
Con questa telefonata vi assicuro che la vostra promozione ha fatto un passo indietro.
--------------------------
A voi la scelta se affidare i vostri figli a persone che conoscono così a fondo il rispetto e l'educazione.
Vivere l'intera vita in una gabbia poco più grande del proprio corpo è terribile. Non solo si tratta di una tortura che neanche il peggiroe degli umani meriterebbe. Non la meritano neanche le galline, esseri senzienti come noi e che fra l'altro hanno un'intelligenza e una coscienza ben al disopra di quanto si crede.
Non che il destino delle galline negli allevamenti che razzolano liberamente nei prati sia simpatico: anche loro, quando non producono più abbastanza uova, vengono ammazzate e vendute come carne.
Ma la prigionia dall'inizio alla fine dell'intera vita dovrebbe suscitare l'indignazione anche delle persone che non si occupano abitualmente di diritti degli animali.
La pratica di tenere le galline ovaiole in piccolissime prigioni, che non consentono neanche di aprire completamente le ali è purtroppo ancora legale in Italia, ma ci sono aziende che hanno deciso di fare un piccolo passo di civiltà in avanti. Mi riferisco alle catene di supermercati che hanno scelto di smettere di vendere uova provenienti da galline allevate in gabbia, e che hanno dichiarato questo impegno pubblicamente.
Non è fra queste Eurospin, che alladata in cui sto scrivendo questo articolo non ha ancora fatto alcuna dichiarazione pubblica del genere nonostante le proteste ricevute telefonicamente, via Facebook e via email.
Le proteste continuano. Carolina Bertolaso, di Animal Equality, nella sua mailing list ha indetto la "Settimana contro Eurospin", e cioè una settimana di proteste ancora più serrate nei confronti di questa catena di supermercati, il cui rifiuto di una dichiarazione pubblica sulla rinuncia alle uova di galline tenute in gabbia non può non far pensare all'intenzione di fare dietrofront rispetto a decisioni prese per una minore sofferenza animale.
Aggiornamento 17 novembre 2017:
Ho chiamato lo 045 - 878.22.22, numero della sede centrale di Eurospin Italia.
La donna che mi ha risposto al telefono non mi ha fatto quasi finire la mia domanda sulal vendita di uova provenienti da galline allevate in gabbia, e mi ha indicato il numero verde 800.595.595, che ho
chiamato, e a cui mi ha risposto un operatore, che mi ha detto che non hanno le informazioni che cerco, per le quali devo chiamare lo 045 - 878.22.22.
Dunque chiamo di nuovo il n. 045 - 878.22.22.
Mi risponde la stessa operatrice, a cui spiego la cosa, e che mi chiede di aspettare un attimo (va a parlare con una persona). Dopo un po' torna e mi dice "Non abbiamo informazioni da dare".
Cerco di risponderle, ma non mi fa finire la frase e riattacca.
Chiamo di nuovo la sede centrale e, come prima, sento inizialmente la musichina di attesa. Stavolta però non solo inizialmente, ma per molti minuti. A un certo punto la telefonata si interrompe. Riprovo. Stessa musichina. Infinita.
Nuovamente, io e tante altre persone abbiamo provato a chiamare la sede centrale di Eurospin, ma rispondono che "non hanno niente da dichiarare". Che è un altro modo per dire "Non ce ne importa nulla". L'unico linguaggio che capiscono è il calo del clienti che potrebbero avere. Per questo c'è bisogno che tutti siano informati e decidano anche in base a questo fatto se fare la spesa da Eurospin o no.
Animal Equality Italia ha indetto un'altra settimana di protesta contro Eurospin, dall’11 al 17 di dicembre.
Carolina Bertolaso, nella sua newsletter di Animal Equality, fa sapere che a San Martino Buon Albergo, comune della provincia di Verona che ospita la sede centrale di Eurospin, sono stati installati 24 impianti pubblicitari di protesta contro l'azienda nelle stazioni degli autobus di tutto il comune, che rimarranno fino al 28 gennaio.
Speriamo che serva a qualcosa!
Già, perché come ho spiegato sopra. interloquire con Eurospin con le buone sembra totalmente inutile. Fra l'altro Eurospin in questi giorni l'ha sparata proprio grossa, auto-attribuendosi cortesia e disponibilità.
Ne ho parlato nell'articolo del 9 gennaio scorso, intitolato "Eurospin si dichiara cortese. Uah uah uah!!!"
Aggiornamento 25 gennaio 2018:
Dalla newsletter scritta da Carolina:
[...] la nostra ultima azione contro Eurospin, l'affissione di 24 cartelloni proprio nel comune che ospita la sede centrale dell'azienda, sembra avere provocato il fastidio di qualcuno... eccone la prova!
Ovviamente mi sono già attivata per fare in modo che il cartellone venga sostituito il prima possibille. Non riusciranno a metterci a tacere! ;)
[...] l'amministratore delegato di Eurospin, Romano Mion, ha cominciato finalmente a dare delle risposte sensate alle nostre mail di protesta, ed una persona della nostra squadra ha ricevuto una mail in cui Mion dice che le uova di galline allevate in gabbia non saranno più in assortimento a breve. Dopo nove mesi di incessante campagna, questa è la primissima volta che Mion dà cenni di stare lavorando alla questione.
La battaglia non è ancora finita. Che significa "a breve" ? Una dichiarazione che non indichi una data certa vale poco o nulla. Ma un passo avanti è stato comunque fatto. Speriamo di risolvere prima possibile...
Aggiornamento 13 febbraio 2018:
Nella newsletter di Animal Equality Carolina scrive:
[...] l'amministratore delegato ha recentemente iniziato ad affermare in
alcune sue mail che Eurospin ha smesso di vendere uova di galline
allevate in gabbia!
E invece uova di galline allevate in gabbia sono ancora in vendita nei supermercati Eurospin. E no, non può trattarsi di rimanenze: Carolina prima di inviare questo messaggio ha aspettato il tempo necessario affinché le rimanenze dovessero essere vendute o smaltite per scadenza.
Aggiornamento 23 febbraio 2018:
Ho scritto di nuovo a Romano Mion e all'ufficio marketing di Eurospin. Il mio messaggio:
Fin ora non ho ricevuto nessuna risposta da parte vostra. Chiedo per l'ennesima volta se e quando Eurospin cesserà la vendita di uova di galline allevate in gabbia. Questa crudeltà non può continuare.
Rispondetemi.
Mion mi ha risposto brevissimo messaggio. E io ho ri-risposto alle tre cose che mi ha detto (riportate qui sotto in viola), citando in vari punti anche un'altra email che ho ricevuto, quella che l'ufficio marketing di Eurospin aveva inviato a me e a migliaia di persone:
-----------------------------
> C'è scritto da qualche parte che devo rispondere a tutte le centinaia di > mail che ricevo?
No, anche perché non è necessario.
Basterebbe scrivere la risposta sul sito Internet.
> Le uova da galline allevate in gabbia sono state eliminate dai nostri scaffali
Lei
dice "Dai nostri scaffali", e non "Da alcuni nostri scaffali". Quindi
il significato è equivalente a "Da tutti i nostri scaffali".
Ma allora si metta d'accordo con chi stamattina mi ha scritto un messaggio dall'email marketing@eurospin.it, dicendo una cosa ben diversa, e cioè
"abbiamo
eliminato le uova da allevamenti in gabbia dalla nostra piattaforma
logistica di Romentino (negozi del Nordovest) e nei prossimi mesi
seguiranno le altre zone d’Italia".
Quindi le uova di galline allevate in gabbia sono ancora in vendita in molti negozi Eurospin.
Quindi
uno dei due non dice il vero, esagerando in positivo o in negativo, e
visto ciò che è successo fin ora posso farmi una idea abbastanza chiara
su quale fra le due sia l'ipotesi più probabile.
E non è la prima
volta che Eurospin scrive cose non vere: tempo fa Eurospin ha scritto a
Carolina Bertolaso di Animal Equality che le uova di galline allevate
in gabbia sono state eliminate dalla vendita (senza riferimenti a zone
specifiche d'Italia, proprio come ha fatto lei adesso). Passati da
quella comunicazione i giorni necessari affinché non si potesse dubitare
che eventuali uova del genere fossero delle rimanenze, molte persone
sono andate nei vostri negozi a controllare, verificando che erano
ancora in vendita.
> spero che nessuno più mi scriva per questo argomento.
Come
dicevo sopra, il modo per non ricevere troppe email esiste: visto che
le domande sono sempre le stesse, scrivete la risposta una sola volta, e
scrivetala pubblicamente. Non ci posso credere che abbia bisogno di un
consiglio così banale. Ma va beh.
Comunque l'email che le sto
scrivendo riguarda principalmente un argomento diverso, pur collegato al
precedente: il vosto atteggiamento.
Riguarda questo argomento
una seconda raccomandazione che potrebbe tornarle utile: non prendete in
giro le persone. Se ne accorgono.
Un esempio di presa in giro da
parte della vostra azienda, oltre a quello di cui ho parlato sopra? Le
altre cose scritte nel suddetto messaggio che ho ricevuto stamattina,
tipo
"Fino a ora non abbiamo risposto perché la nostra politica
prevede di riconoscere solo i clienti come interlocutori, non i media né
le organizzazioni di qualsiasi genere". Eppure le email e telefonate
che avete ricevuto provenivano anche da privati, non solo dallo staff di
Animal Equality. E comunque non mi pare abbia alcuna giustificazione la
scelta di non rispondere a qualcuno, si tratti di privati o di
organizzazioni.
Oppure:
"Già al momento in cui ebbe inizio la
campagna di Animal Equality, nel marzo 2017, avevamo in vendita un solo
articolo di uova da allevamenti in gabbia sulle sei tipologie
disponibili in Eurospin, più di qualsiasi altro operatore del canale
discount"
...Come se vendere un prodotto etico giustificasse la
vendita di un prodotto non etico. Ma che discorso è? Io non chiedo
l'aggiunta di prodotti etici. Lo so che vendete anche uova etiche [qui ho sbagliato, perché chiamarle "etiche" solo perché le galline non sono in gabbia è decisamente esagerato]. Lo so
che vendete anche carote. Non è la loro mancanza il problema. Io chiedo
che i prodotti non etici vengano eliminati.
Oppure
"Animal Equality era a conoscenza fin dall’inizio della nostra intenzione di eliminare le uova da allevamenti in gabbia".
Bugia
evidente: come avrebbe fatto Animal Equality a essere a conoscenza di
ciò se nella stessa email c'è scritto che non rispondete a
organizzazioni di qualsiasi genere, e perché sul sito web questa
informazione non veniva data? Per "non cedere al ricatto", come scritto
nella stessa email? Cioè per spirito di contraddizione nei confronti di
questa associazione avete rifiutato di rispondere a tutte le altre
persone? Suvvia. Chi volete che creda a 'ste baggianate? E da una parte è
bene per voi che non ci creda nessuno, altrimenti fareste la figura del
bambino di 4 anni.
Oppure
"ringraziamo i nostri clienti più
attenti, che sui social hanno difeso Eurospin, sottolineando quello che è
evidente a chiunque frequenti davvero i nostri punti vendita, ossia la
nostra posizione di precursori, all’interno del settore, nel proposito
di eliminare le uova da allevamenti in gabbia".
Precursori? Guardi
che non basta dire che una cosa è evidente per trasformarla in vera e
per ottenere che l'interlocutore ci creda. Specialmente se, come è
facile verificare, è falsa. Esselunga, Carrefour, Auchan, Pam Panorama e
iN's Mercato, hanno preso
le distanze dalle uova di galline allevate in gabbia già da molto tempo,
e lo hanno fatto con un impegno chiaro, comprensivo di una data certa.
Oppure
"preferiamo non fare promesse vaghe, ma comunicare attraverso fatti concreti e verificabili"
Fantastico.
Fatti concreti e verificabili. Ma in attesa (ahimè, lunga attesa) dei
fatti concreti di cui si può fare una verifica (possibilmente senza
bluff perché, vedi sopra, la gente controlla e se ne accorge), sempre
meglio una promessa. Che non obbligatoriamente dev'essere vaga. E che è
sempre meglio del silenzio o di un comportamento demenziale...
...Come
quello riscontrato telefonicamente da me e da tanti altri: quando le
persone chiamavano la sede centrale di Eurospin per informazioni
relative alle uova venivano dirottati al numero verde. Quando chiamavano
il numero verde ricevevano il suggerimento di chiamare la sede
centrale. Quando chiamavano di nuovo la sede centrale spiegando che
questo era stato suggerito dall'addetto del numero verde, la risposta
era "Non abbiamo risposte da darle". Provare a rispondere a questa frase
(anche pacatamente) era inutile, perché la vostra operatrice
riattaccava in faccia.
Comportamento sbrigativo e maleducato giustificato dal non aver tempo da perdere?
No:
se vogliamo farne una questione di perdita di tempo (dovuta comunque a
una reticenza nello scrivere un comunicato veritiero sul sito)
pronunciare quella frase avrebbe richiesto lo stesso tempo rispetto a
un'altra frase che avrebbe fornito informazioni, del tipo "Cesseremo la
vendita presto, di sicuro entro dicembre 2018". O anche "Eurospin fa
come gli pare e se ne frega delle galline".
Insomma, prima di
lamentarsi della comunicazione degli altri nei confronti della propria
azienda bisognerebbe assicurarsi che la propria azienda comunichi in
maniera veritiera e trasparente, eliminando le cause della protesta e
del boicottaggio, anziché aggiungerne altre. Vale a dire comunicare
senza aggravare la propria posizione prima col silenzio e telefoni
riattaccati in faccia, e poi con messaggi di risposta che offendono
l'intelligenza delle persone. Che per quanto potrà sembrarvi strano non
solo hanno un cuore, ma anche un cervello.
Marco
P.S.:
E a volte hanno anche un blog. Non avrà mica pensato che tutte queste
parole le scrivessi per farle leggere solo a lei e all'arrampicatore di
specchi del reparto marketing, eh.
-----------------------------
Aggiornamento 13 marzo 2008:
Carolina qualche giorno fa mi ha fatto sapere che il 3 marzo il servizio
Clienti di Eurospin ha scritto via email a numerose persone che avevano
protestato, chiedendo dove questi abitino e scrivendo:
"la mia
richiesta era perché, avendo già eliminato le uova allevate in gabbie
nelle aree: Valle D’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli
Venezia Giulia, Trentino, Emilia, sud Calabria e Sicilia, volevo capire
se potevo già rassicurarla che nel suo punto di vendita di fiducia, non
c’erano più uova allevate in gabbia. Contrariamente se Lei non è di
queste zone avvisarla quando anche nella sua area saranno eliminate (le
stiamo eliminando in tutta Italia).
Per quanto riguarda il comunicato
ho visto molti concorrenti fare comunicati, ma oggi nei loro scaffali
in queste aree trovo ancora le uova allevate in gabbia.
Non sono meglio i fatti delle parole?"
Sarebbe
bello sapere che finalmente Eurospin ha deciso di agire in modo
corretto, ma purtroppo sono state trovate uova da allevamenti in gabbia
dopo il 3 marzo in punti vendita di Lombardia, Veneto e Calabria.
Quindi non possiamo fidarci di Eurospin. Dobbiamo insistere per ottenere
un comunicato pubblico e consultabile da tutti.
Dunque ho scritto nuovamente all'azienda il seguente messaggio.
-----------------------
Sono state trovate uova di galline allevate in gabbia dopo il tre di
marzo in punti vendita della Lombardia, del Veneto e della Calabria.
Regioni in cui la vostra azienda, con un'email inviata a varie persone, ha
dichiarato di aver già cessato la vendita di uova di questo tipo.
Non
mi sembrate dunque titolati a criticare l'incoerenza dei vostri
concorrenti scrivendo "Non sono meglio i fatti delle parole?".
Sì,
sono meglio i fatti. Ma visto che i fatti non ci sono ancora, iniziamo
dalle parole. Parole non via email, ma sul vostro sito. Ancora non si
capisce bene cosa vi impedisca di scriverle lì. Io a dire il vero
un'idea ce l'avrei: un impegno pubblico come una dichiarazione sul sito
aziendale offre il fianco a uno sbugiardamento molto più clamoroso.
Altro
che "cedere al ricatto", di cui parlavate settimane fa. Non si chiama
ricatto. È una legittima richiesta per conto di chi non può difendersi e
parlare. E il boicottare la vostra azienda è una legittima e naturale
conseguenza di un comportamento come quello di Eurospin, che di nuovo
dimostra di appoggiare pratiche crudeli e di nuovo dimostra di prendere
in giro le persone.
SCRIVETE UN COMUNICATO SUL VOSTRO SITO CON
UNA DATA CERTA PER LA CESSAZIONE DELLA VENDITA DI UOVA PROVENIENTI DA
GALLINE ALLEVATE IN GABBIA IN TUTTA ITALIA.
------------------------
Aggiornamento 5 aprile 2018:
Dalla newsletter di Animal Equality apprendo che il direttore Marketing di Eurospin Luca Burgazzoli ha risposto ad alcune mail ricevute su questo argomento affermando che le uova di galline allevate in gabbia sono in fase di
smaltimento in tutte le regioni di Italia a parte la Puglia, dove
verranno comunque eliminate a breve.
E però... ancora niente impegno pubblico. Solo email private...
Aggiornamento 12 aprile 2018:
Le uova di galline allevate in gabbia non sono più presenti nei punti
vendita di molte regioni di Italia. Segno che Eurospin ha dato retta...
in parte.
Sì, in parte, perché senza un comunicato pubblico non c'è
garanzia che l'azienda non tornerà a vendere uova di galline in gabbia
in futuro.
Per questo, come suggerito nella newsletter di Animal Equality, ho scritto il seguente messaggio a Eurospin:
---------------
Prendo atto della cessazione della vendita delle uova di galline allevate in gabbia da parte di Eurospin. Ma mi tocca anche registrare la vostra riluttanza a prendere un impegno pubblico.
Che potrebbe essere rappresentato dallo scrivere, sul vostro sito, una precisa dichiarazione, come "Eurospin non venderà mai più uova di galline allevate in gabbia". L'unico motivo che mi viene in mente per il quale continuate a rifiutarvi di scrivere una dichiarazione pubblica è conservare la possibilità, in futuro, di tornare soi vostri passi.
SCRIVETE SUL VOSTRO SITO UNA DICHIARAZIONE PUBBLICA.
E no, un'email di risposta non è una dichiarazione pubblica, anche se inviata a molte persone.
Solo così sarete affidabili e me la sentirò, forse, di entrare in un vostro negozio.
Aggiornamento 31 luglio 2018:
Inviato nuovo messaggio a Eurospin:
--------------
Da tempo io e altre migliaia di persone chiediamo a Eurospin di prendere
un impegno pubblico e trasparente a non vendere uova di galline
allevate in gabbia. Eurospin sembra avere interrotto la vendita di
queste uova, ma rifiuta un impegno scritto, pubblico, e consultabile dai
consumatori.
Quando le aziende prendono una decisione
definitiva, si impegnano pubblicamente proprio per dare un messaggio
chiaro ed inequivocabile ai consumatori. Ecco perché molte aziende come
Esselunga, Auchan, Carrefour, Pam Panorama, iN's Mercato e Lidl Itaia,
hanno già fatto questo passo. Voi no. Il direttore marketing Burgazzoli
ha risposto ad alcune persone dicendo che Eurospin non prenderà un
impegno.
Perché?
Cosa vi costa?
Facile immaginarlo. Tutto lascia pensare che volete lasciarvi aperta la possibilità di tornare a vendere quelle uova in futuro.
Burgazzoli
ha suggerito di controllare la presenza di uova di galline allevate in
gabbia nei loro punti vendita. Ma Eurospin ha più di 1100 punti vendita
in tutta Italia. In che modo un consumatore potrebbe mai controllarli
uno ad uno?!
La vostra mancata trasparenza non vi conferisce certo affidabilità.
Il
fatto che al momento le uova di galline allevate in gabbia non siano
presenti sui vostri scaffali non costituisce una garanzia che non
tornerete a venderle in futuro. Senza un impegno pubblico, io non mi
fido e quindi non metto piede in un vostro negozio.
------------------
Aggiornamento 31 agosto 2018:
Finalmente Eurospin ha pubblicato un comunicato con la tanto attesa dichiarazione. Dato com'è andata la cosa, direi che il motivo non risiede nella pietà per gli animali. Molto più probabilmente Eurospin ha capito che questo gli conveniva fare per salvare la faccia.
Come concordato con un mio amico (che preferisce non essere citato), pubblico alcune considerazioni da lui scritte nel corso di una discussione sul sequestro di tappi di plastica e più in generale sulla sicurezza nelle manifestazioni agli stadi come concerti e partite di calcio. Ha parlato per esperienza diretta e attingendo a informazioni che ha avuto ai corsi di formazione in collaborazione con la polizia e i giuristi relatori.
"È successo che in inghilterra avevano toccato il fondo del permessivismo e della democrazia, ritrovandosi con partite di calcio che diventavano vere e proprie situazioni di guerrilla urbana, con moltissimi uomini della polizia coinvolti (e pagati) per provare ad arginare le violenze. Oggi invece in Inghilterra non ci sono nemmeno più le pareti divisorie fra tifoserie e la gente sta seduta composta a godersi lo spettacolo per cui ha pagato, senza rompere le palle alle altre persone. Cosa è successo? Partiamo dal presupposto che i contribuenti non sono felici di pagare collettivamente tutta quella polizia per manifestazioni che interessano ad una minoranza di fan o di tifosi. Serviva pertanto una soluzione privata che fosse a carico della manifestazione, non del governo. Ma se persino di fronte alla polizia in divisa questi sono capaci di scatenare violenze e guerrilla, cosa potevano fare privati disarmati per legge? Ecco, hanno trovato la soluzione: un privato può puntare un dito. Hanno istituito dentro gli stadi dei tribunali con un giudice che processa per direttissima e chi rompe le palle viene indicato, le forze dell'ordine vanno a rimuoverlo, egli viene quindi processato (con prove video a carico) per direttissima ed esce dallo stadio sulla camionetta della penitenziaria che lo porta al canile. Cosa ha fatto l'italia, al solito modo suo di non capire, non conoscere e fare tutto a cazzo? Ha detto: bello il modello inglese, funziona e le persone sono contente e tutelate. Facciamolo anche da noi, però senza il tribunale dentro gli stadi se no la gente si sente sotto pressione e brontola. Facciamo che la polizia guarda solo le strade e la pubblica cosa fuori dai concerti-partite e che dentro devono assumere dei privati così diciamo ai cittadini che stanno risparmiando. Privati disarmati, con pochi o punto poteri, che se puntano un dito gli fanno una pernacchia, che stanno lì inutilmente (il tribunale direttissimo è il motivo di TUTTA la pace ottenuta nelle manifestazioni inglesi, non era un dettaglio da scavalcare) con il compito di controllare tutti i tappi a gente che gli sputa in faccia che non essendo polizia non possono perquisire. Brava italia"
Già. Brava Italia. L'Italia che, come in molti altri casi, mette in atto pseudo-soluzioni o mezze-soluzioni di facciata. Tipo quella di cui parlavamo io e Aivia all'inizio della discussione, e cioè il sequestro di tappi, ideato con lo scopo di impedire il lancio di bottiglie contenenti acqua e chiuse, che lanciate possono fare molto male... Provvedimento che di per sé potrebbe sembrare intelligente, se non fosse per il fatto che non vengono fatte perquisizioni per vedere se chi sta entrando ha in tasca tappi di riserva. Provvedimento che quindi non impedisce di fare del male a chi vuole farlo, e che in compenso crea scomodità a chi semplicemente vorrebbe assistere alla manifestazione senza il rischio di rovesciare una bevanda.
Brava Italia. Non solo non ti smarchi dall'antipatia da parte di chi si lamenterebbe per eventi di teppismo (dato che ci sarebbero comunque), ma crei ulteriore antipatia attuando provvedimenti che sembrano e sono solamente stupidi e fastidiosi.
Stamattina ho letto sulla mia bacheca il seguente post:
Buonasera Potrebbero, almeno tre dei miei amici di Facebook, fare copia e incolla? Linea per la prevenzione della depressione e del suicidio: 800.18.09.50 Qualcuno lo può fare? Non costa nulla!
Questo messaggio mi dà l'occasione per richiamare l'attenzione su una specifica frase che viene ripetuta spesso e che sopporto a fatica:
"non costa nulla"
Non sono contrario in generale alle catene di S. Antonio per una veritiera e intelligente giusta causa. Ma bisogna tener presente che hanno un costo. Non è vero che "non costa nulla":
a chi legge costa alcuni secondi di tempo la lettura.
Moltiplica il tutto per le migliaia di utenti FB che incapperanno nel messaggio e ottieni il numero di ore spese in totale, che si sommano a quelle delle altre catene di S. Antonio.
È importante ricordare che la diffusione di messaggi per giuste cause non è gratuita e quindi è purtroppo necessario selezionare solo quelle che ci stanno molto a cuore. Ogni giorno ricevo nella mia casella di posta elettronica in media 3 messaggi di mailing list di associazioni che si occupano di buone cause, che chiedono di firmare appelli o donare soldi. Se condividessi su FB tutti questi messaggi anziché condividerne uno ogni tanto, farei un uso improprio di Facebook, che serve principalmente a far sapere agli amici le novità sulla propria vita e non a chieder loro di fare cose. Altrimenti gli amici comincerebbero a scorrere la bacheca senza leggere i miei messaggi, abituati al fatto che si tratta quasi sempre di appelli che non hanno il tempo di firmare o di richieste di denaro che non vogliono dare.
Ecco, dunque, un altro motivo per il quale non è vero che "non costa nulla":
ai costi in termini di tempo dobbiamo aggiungere
il costo in termini di "reputazione" di chi
diffonde il messaggio, o in altre parole "pazienza" dei lettori
il costo in termini di reputazione della piattaforma Facebook, il cui uso intelligente
preverrebbe la diffusa idea secondo cui "Facebook serve solo per perder tempo".
Mi raccomando: se non vuoi, alla lunga, ottenere l'effetto opposto rispetto a quelo desiderato, condividi gli appelli e invita alla loro condivisione in modo parsimonioso... e possibilmente con un messaggio intelligente, evitando, ad esempio, di dire "Potrebbero, almeno tre dei miei amici di Facebook" (come fa un tuo amico a sapere se il numero di tre è stato raggiunto o no?).
IL "GRANDE EROE" DIFENSORE DELLE REPUTAZIONI SUL WEB
Il 23 maggio scorso ho visto su Facebook un video di una persona che nel suo sito offre un servizio di ripulitura della reputazione sul web: Matteo Flora.
Atteggiandosi a eroe in difesa degli innocenti, in questo video racconta di un barista che era stato diffamato. Non è ancora chiaro (che io sappia) da quale imbecille sia partita la diffamazione; sta di fatto che migliaia di utenti utonti avevano creduto a una balla inventata su di lui e l'avevano diffusa. E cioè avevano diffuso il consiglio di non accettare la sua amicizia per il fatto che si trattava di un pedofilo che inviava foto sconce.
Di nuovo, è emersa la colpevole frettolosità con cui tanta gente inoltra pesanti accuse senza verificarne la plausibilità. Non solo: c'è chi dichiara apertamente di rendersi conto che la notizia potrebbe essere falsa, ma nel dubbio ritiene giusto diffonderla. Cito:
"Allora, questo signore è [nome e cognome], lui dice di no, ma posta un sacco di foto pornografiche, attenzione, possibile pedofilo, se è vero non accettate l'amicizia, se è una bufala lo sapremo. Se è vero che fai ste pocherie, ti vengo a prendere a Parma, o dove sei, non ti vergogni, foto con bambini in scene da... vergognati [foto della persona diffamata]"
Per difendere la reputazione del diffamato, cosa dice nel suo video il suddetto "eroe difensore di reputazioni"?
Dice cose giuste, mi verrebbe da dire banali, e che però a quanto pare per tante persone non lo sono...
...ma dice anche una cosa sbagliatissima, che va nella direzione opposta rispetto alla missione che dice di aver scelto.
Da come parla sembra che la parola "pedofilo" indichi una persona che molesta o violenta sessualmente i bambini, o che diffonde foto di pedopornografia. Indica in generale i pedofili (e anche i sospetti pedofili!) come persone contro cui è normale inveire. Ad esempio, dice:
"...migliaia e migliaia di messaggi dei peggiori; immaginate cosa direste ad un pedofilo o sospetto tale”
Questo tipo di errore è analogo a dire che "omosessuale" significa "molestatore o violentatore delle persone dello stesso sesso".
Per questo motivo ho scritto a Matteo Flora un'email spiegandogli educatamente il suo errore di comunicazione e invitandolo a sostituire il suo video. Sfortunatamente non è stato per nulla produttivo il dialogo che ho tentato di instaurare con lui. Mi ha risposto in maniera provocatoria ed arrogante (ad esempio "Se lo ritieni diffamatorio libero di querelarmi"... ma che c'entra?). Non ha voluto darmi retta e, per questioni - ha detto - di efficacia del messaggio (efficacia in realtà ottenibile anche esprimendosi in maniera corretta), ha voluto mantenere online il suo appello altamente diseducativo nei confronti di tutti i destinatari e offensivo e socialmente penalizzante nei confronti di tutti i pedofili onesti.
Cosa ho detto??? Pedofili onesti???
Ti pare un ossimoro?
Anche dopo quello che ti ho spiegato sopra?
Se sì, vuol dire che anche tu sei caduto nella trappola comunicativa messa in atto da una valanga di persone a dir poco superficiali come il tizio di cui sopra.
Allora te lo spiego meglio.
La pedofilia non è un comportamento, ma una parafilia.
Ne ho parlato anche nella puntata n. 18 di MalaSpeak:
"Parafilia" significa avere un’attrazione anomala. Fra le varie parafilie, la pedofilia si può considerare una patologia, dato che fa vivere male chi ne è affetto, costringendolo ad accettare una condizione di insoddisfazione se non vuole trasformarsi un criminale.
Si definisce "pedofilo" chiunque si senta attratto sessualmente dai bambini, e non solo chi fa sesso coi bambini.
La maggior parte dei pedofili probabilmente frenano il loro impulso perché non vogliono arrecare ai bambini un danno. Ma, per l’atteggiamento di tantissime persone nei confronti di tutti i pedofili (anche quelli innocenti), questi sono spinti a sentirsi in colpa per la loro condizione, a mantenere segreta la loro pulsione e quindi a non chiedere aiuto.
Per evitare questo basterebbe usare le parole adeguate. Essere efficaci nella comunicazione persuasiva è un diritto; non farne un uso dannoso è un dovere.
È così difficile evitare di usare il nome di una malattia per descrivere un crimine? Quando si allude a una persona che abusa sessualmente di bambini, è così difficile dire “molestatore / violentatore di bambini” ?
Ogni volta che usi la parola "pedofilo" per indicare un pedofilo criminale, ti metti allo stesso livello di chi usa la singola parola "albanese" o "rumeno" per indicare gli albanesi e i rumeni che fanno rapine o rubano negli appartamenti.
I criminali vanno condanati; i malati vanno aiutati e non stigmatizzati; se ti spacci per difensore degli innocenti ma poi identifichi l'essere criminale con l'essere malato (e non rettifichi neanche quando ti viene fatto notare), dovresti riflettere su chi sia il vero criminale.
Aggiornamento 9.12.2017: l'autore del video di cui sopra, video nel quale fra l'altro si rivolgeva all'anonimo imbecille che diffamava a mezzo Facebook dicendogli con ostentata sicurezza "ti troveremo"... l'avrà trovato? Sono passati 5 mesi e no, non l'ha trovato, come immaginavo. Lo so perché me l'ha detto proprio oggi il ragazzo vittima di diffamazione, che ho contattato via chat.
Ah, l'esperto di comunicazione che si dà quel tono e parla con piglio di giustiziere e che invece...
------------
IL SERVIZIO DELLE IENE
Anche le Iene hanno parlato di questo fatto commettendo, pur in maniera più lieve, lo stesso errore. Infatti, parlando di un hacker ingaggiato dalla vittima di diffamazione, la Iena Dino Giarrusso dice:
"Per prima cosa gli chiediamo come faccia ad essere così sicuro che non si tratti davvero di un pedofilo"
...sottintendendo, con quel "davvero" riferito alla diffamazione, che essere un pedofilo è lo stesso che essere una persona come quella descritta nei post diffamanti.
Ho così scritto alla redazione delle Iene il seguente messaggio:
Ciao.
Pochi minuti fa ho visto il vostro servizio andato in onda domenica scorsa sul barista vittima di una bufala su Facebook.
Nel vostro lodevole intento di difendere il ragazzo avete commesso un errore semantico. La iena Dino Giarrusso parlando della conversazione con l'hacker che si occupa di reputazione online, dice
"Per prima cosa gli chiediamo come faccia ad essere così sicuro che non si tratti davvero di un pedofilo"
...sottintendendo, con quel "davvero" riferito alla diffamazione, che essere un pedofilo è lo stesso che essere una persona che si comporta come descritto nei post diffamanti.
In questo modo avete fatto un errore che commettono in molti, e che chi si occupa di comunicazione ha il dovere di scoraggiare. E cioè alimentare l'idea secondo cui la parola "pedofilia" indicherebbe un comportamento, mentre non è così. La pedofilia è una malattia che fa sentire la persona attratta sessualmente dai bambini. Questo non significa che tutti i pedofili reagiscano a questa attrazione commettendo violenze o molestie con mezzi telematici o materialmente. Probabilmente la maggior parte dei pedofili non cede al proprio impulso, sapendo che è meglio rimanere insoddisfatti che arrecare un danno.
Al disagio per questa situazione si aggiunge questo equivoco linguistico che si è trasformato in un equivoco sui fatti. Dunque immagino che la maggior parte dei pedofili, anche quelli che non hanno commesso e non hanno intenzione di commettere alcun reato, non parlino con nessuno di questo loro problema, sentendosi presi di mira potenzialmente da tutti.
In questo caso, per educare la popolazione a non pensare troppo affrettatamente occorre iniziare dal corretto uso delle parole.
Vi invito dunque a rettificare il vostro messaggio e anche a fare un servizio in cui spiegate la differenza fra il concetto di "pedofilo" e il concetto di "violentatore / molestatore di bambini".
Che ne dite?
Grazie anticipatamente per la vostra risposta
Ma ad oggi, e cioè dopo più di 2 settimane, nessuna risposta è arriva.
Insomma, oltre al problema dei criminali e dei diffamatori bufalari c'è il problema dei diseducatori che con l'intento di risolvere un problema ne creano un altro, e non vogliono saperne di cambiare atteggiamento o di rettificare.
Di conseguenza non hanno tutta quell'autorità a parlare di corretta comunicazione di cui si ergono a paladini.
Aggiornamento 10 dicembre 2017:
Non che le Iene mi abbiano risposto, ma è andato in onda il servizio di Nadia Toffa "La doppia faccia di un pedofilo" (titolo che la maggior parte delle persone è facile fraintenda, credo), che inizia con una trappola tesa a più pedofili in chat e che finisce con un dialogo con uno di questi. Dal dialogo emerge non tanto il mostro crudele quanto la persona con un background assai problematico, che riceve ed accetta il consiglio di andare in terapia da una psicologa per trovare una soluzione. Almeno quello...