29 maggio 2026

Numeri discordanti sui femminicidi: osservatori femministi contro Ministero dell'Interno

Nel dibattito pubblico italiano la parola "femminicidio" ha smesso di essere una categoria sociologica e giuridica per trasformarsi in un termine passe-partout. Ogni volta che una donna perde la vita per mano di un uomo scatta l'automatismo mediatico: l'etichetta viene incollata istantaneamente sui banner dei telegiornali e sulle prime pagine. Ma la realtà scientifica, criminologica e investigativa è ben diversa. Oggi assistiamo a una vera e propria guerra delle cifre, dove l'onestà intellettuale viene spesso sacrificata sull'altare del sensazionalismo e della propaganda femministoide.

I dati del 2025 e del 2026

Per capire l'entità del fenomeno senza farsi condizionare dall'emotività possiamo guardare i numeri pubblicati nella nota del Ministero dell'Interno sui dati di criminalità del 2025:

  • 97 omicidi con vittime femminili in totale
  • 85 di questi eventi sono avvenuti in ambito familiare o affettivo
  • 62 sono stati commessi specificamente dal partner o dall'ex partner

Se guardiamo all'anno in corso, aggiornato a fine maggio 2026, il divario tra le fonti esplode a seconda dei criteri di rilevazione utilizzati:

  • Osservatori indipendenti e reti transfemministe (es. Non Una Di Meno): contano 18 omicidi di donne + un suicidio indotto di una ragazza transgender, classificando tutti e 19 i casi come femminicidio
  • Viminale (Femminicidi formalizzati): all'interno di quegli stessi dati ministeriali, sotto la dicitura giuridica di "femminicidio" (regolata dal nuovo articolo 577-bis del Codice Penale), compaiono provvisoriamente solo 3 casi, in attesa che la prudenza giudiziaria accerti il reale movente di genere
L'errato automatismo "contesto = causa"

La ragione principale di questo contrasto risiede in un errore logico grossolano: confondere il contesto con la causa.

I centri antiviolenza, le associazioni e molti osservatori di parte applicano un criterio puramente anagrafico e d'istinto: se la vittima è donna e l'assassino è l'uomo con cui aveva una relazione, allora automaticamente è femminicidio.

La definizione internazionale della Convenzione di Istanbul è un'altra: è femminicidio solo quando l'omicidio è motivato dal genere, cioè la donna è stata uccisa in quanto donna, e l'assassino ha quindi agito secondo un senso di possesso, di prevaricazione o della non accettazione della fine di un legame.

Una coppia o una famiglia possono essere il teatro di una tragedia per motivi del tutto estranei alle dinamiche di genere:

  • Liti economiche: omicidi scatenati da debiti, spartizioni di eredità o collassi finanziari
  • Patologie e disperazione: tragedie legate a gravi disturbi psichiatrici acuti, dove l'omicidio-suicidio nasce dall'impossibilità di gestire malattie croniche
  • Criminalità comune o faide: situazioni in cui il delitto è indipendente dal genere della vittime
La disonestà intellettuale al Festival di San Remo 2026 Sul palco dell'Ariston durante il Festival della Canzone Italiana 2026, in uno spazio dedicato al tema, sul maxischermo alle spalle dei conduttori e degli ospiti è stato proiettato un maxi-elenco di donne uccise negli ultimi tre anni, presentato al pubblico come un elenco di femminicidi. Ma se si guardano i nomi inseriti in quel database (estrapolato proprio dai monitoraggi delle reti antiviolenza), notiamo casi che non c'entrano col femminicidio:
  • Margherita Margani, uccisa a coltellate e forbiciate dalla nuora durante una banale lite domestica
  • Giuseppina De Francesco, massacrata di botte dalla propria figlia
  • Chiara Carta, uccisa barbaramente da sua madre, un dramma legato alla salute mentale e alla sfera filicida, spacciato per reato di genere
  • Margherita Battazza, anziana non autosufficiente morta di stenti dopo essere stata abbandonata dalla figlia
  • Antonella Salamone, uccisa dalla figlia e dal marito in un delirio mistico
  • Vicende in cui padri in pieno crollo psichico hanno sterminato l'intera famiglia (uccidendo sia la moglie che i figli maschi) vengono accorpati senza alcuna distinzione criminologica
La prudenza dei magistrati
 
Mentre la macchina mediatica e l'attivismo politico corrono a prendersi i titoli dei giornali usando i morti per fare pseudo-statistica ideologica, la magistratura opera con la prudenza a cui è giustamente obbligata. Un pubblico ministero non può muoversi per slogan. Per rubricare un reato sotto l'aggravante del femminicidio, servono prove materiali e granitiche: messaggi, pregresse denunce, testimonianze di condotte ossessive o di sottomissione.

Questa necessaria accuratezza investigativa spiega perché i dati del Viminale si muovano a rilento rispetto agli affrettati contatori dei centri antiviolenza. Confondere le acque e gonfiare le liste per ragioni di bandiera è una strategia che, quando beccata, produce nella testa della persone un effetto opposto a quello sperato: genera scetticismo e disinteresse nei confronti di un argomento meritevole di attenzione e onestà intellettuale.

Video sull'argomento:
Femminicidi. I dati del ministero dell'Interno: video del canale Youtube del Ministero dell'Interno che illustra come i dati del Viminale vengano analizzati e filtrati per isolare le reali dinamiche di genere
https://www.youtube.com/watch?v=4IBdhx51sYQ
Femminicidi, perché i numeri vengono GONFIATI? L'inganno dei media: analisi dello youtuber Rick DuFer su vari casi di cronaca nera apparsi sullo schermo del Festival di Sanremo falsamente annoverati fra i femminicidi
https://www.youtube.com/watch?v=ygjQx3uQAzM



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