31 gennaio 2015

Samuele Segoni: dimissioni dal M5S. T'interessa il perché?

In questi giorni Samuele Segoni, in seguito alle dimissioni dal Movimento Cinque Stelle, sta ricevendo critiche e insulti da parte di un sacco di persone persone, molte delle quali probabilmente non hanno letto le FAQ riportate sul suo sito o non ne hanno tenuto conto.

A tutti gli accaniti, specialmente quelli che si sono offesi dopo esser stati chiamati squadristi e fascisti, propongo una riflessione...

Avete presente il sostenere qualcosa "per partito preso" ? Non a caso questo detto ha un'accezione negativa. Quando l'impeto di attaccare/insultare sarà finito e sarete in grado di dare una serena valutazione razionale di ciò che è successo, vi suggerisco di rispondere a questa domanda senza cadere nella tentazione di sostenere ciò che è più comodo e veloce sostenere:

- premesso che Samuele Segoni continuerà a decurtarsi lo stipendio

- premesso che di sicuro gli avrebbe fatto più comodo stare allineato con un partito che ha riscosso un grande successo, e che così facendo non si sarebbe beccato una serie di insulti e di impopolarità e sarebbe stata più facile la sua carriera

- premesso che non è stato espulso, ma ha abbandonato il Movimento 5 Stelle volontariamente

- premesso che voi, non avendo vissuto ciò che ha vissuto lui e non essendo stati presenti ai dibattiti (dibattiti?) interni al Movimento...

...premesso tutto questo, se veramente volete sapere la verità (a costo di scoprirne una scomoda) non vi sembra più utile eliminare un po' di punti esclamativi e usarne un po' più di interrogativi? Almeno per un momento fermatevi e chiedetevi con razionalità: perché l'ha fatto?
E (ma questo solo per chi è così super-coraggioso da non vergognarsi a cambiare idea), potreste perfino chiedervi: E se avesse ragione lui?

Ho letto più volte la parola "traditore".

Siete sicuri che traditore si debba considerare per forza chi si allontana da un movimento, quando allontanarsi da quel movimento significa rimanere fedele alle promesse che il movimento aveva fatto e non sta mantenendo? Tipo "uno vale uno", la trasparenza, l'accoglienza per le iniziative di tutti...

Chi è il vero traditore?

P.S.: In tutto questo io non c'entro, dato che il partito politico in cui mi riconosco maggiormente da più di 15 anni è Radicali Italiani.

27 gennaio 2015

Olio di palma: Barilla lo difende, ma non mi risponde

Da qualche anno una grande quantità di pagine web invita a non acquistare alimenti contenenti olio di palma per motivi ambientali: le multinazionali produttrici di alimenti confezionati che fanno uso di olio di palma sono responsabili della distruzione di foreste, in particolare nel sud est asiatico, per far posto alle palme da cui si ricava un olio la cui produzione è economicamente conveniente.

Nel dicembre 2014, cercando sul web sono finito su una pagina di Barilla che difende la produzione di olio di palma... Dopo averla letta sono andato sulla pagina dedicata ai contatti, ho cliccato su "Vorrei fare una domanda sulla sostenibilità di Barilla" e ho compilato il form scrivendo un messaggio con alcune riflessioni. È passato più di un mese e non ho ricevuto risposta. A questo punto il mio messaggio lo pubblico qui... magari potrà diventare oggetto di discussione online.

Buona lettura (se ti va).

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Salve. Qualche tempo fa ho letto, su questa vostra pagina

http://www.barillagroup.it/corporate/it/home/media/posizioni-aziendali/210613-olio-di-palma.html

che rispetto alla produzione di tutti gli altri olii vegetali, la produzione dell'olio di palma è la più ecologica in quanto: comporta minori emissioni di CO2, necessita di minori fabbisogni idrici e a parità di resa produttiva necessita di superfici da coltivare 6 volte inferiori.

Qualcuno, in reazione a ciò, potrebbe pensare che evviva, non deve più rinunciare a quello o a quell'altro snack così gustoso e a decine di alimenti e saponi che contengono olio di palma.

Per invece me è tutto il contrario. Il pensiero che mi viene in mente è: se anche adottare la migliore soluzione possibile per la produzione di olio alimentare sta comportando inaccettabili disastri ecologici (deforestazione e morte di scimmie, elefanti, etc), allora cosa possiamo fare?

Questa la soluzione: produci olio vegetale dalla pianta che preferisci, e al tempo stesso smetti di disboscare.
Esiste un limite al numero di litri di olio producibili annualmente nel pianeta senza fare danno. Questo limite a quanto pare è già raggiunto.

Cresce la domanda di saponi? Cresce la domanda di biscotti e snack? Pazienza. Se ti è possibile, produci biscotti e sapone senza olio di palma (e senza nessun altro tipo di olio, a questo punto). Altrimenti produci altro. L'olio è finito. Come gli ulivi, le palme sono spoglie. Si aspetta che tornino a produrre.

Le idee che avete appena (spero) letto fra qualche giorno potrebbero essere scritte in un articolo che scriverò su un mio blog. Prima di pubblicarlo mi pareva giusto scrivervi per sapere se avete qualcosa da dire in merito.

Immagino che, se risponderete al mio messaggio, mi parlerete dei metodi di produzione rispettosi delle linee guida definite dalla Tavola rotonda per l'olio di palma sostenibile (RSPO).

Colgo l'occasione quindi per chiedervi: in cosa consistono queste linee guida?
L'unica linea guida concretamente utile che mi viene in mente è la regola che ho esposto sopra: si usa lo spazio che c'è già e non si disbosca più. Ma forse mi sfugge qualcosa, e vi chiedo gentilmente di segnalarmelo.

Da ricordare, comunque, quanto scritto su una pagina del sito svizzero del WWF (http://www.wwf.ch/it/progetti/cooperazione/tavola_rotonde/olio_di_palma/):

Gli standard della RSPO sono lungi dal rispecchiare le richieste del WWF in tutti i punti. Esso ritiene pertanto che le linee guida elaborate nell’aprile 2013 non arrivino al punto. Ad esempio, il WWF è deluso dal mancato divieto dell’utilizzo di pesticidi pericolosi come il paraquat e della trasformazione di terreni torbosi. Ma poiché ad oggi solo circa la metà dell’olio di palma certificato trova un acquirente, non è stato possibile convincere la maggior parte dei produttori ad aderire a criteri più severi.

Pertanto il WWF invita le aziende responsabili a svolgere un ruolo pionieristico e dimostrare la loro leadership nell’attuazione delle nuove linee guida: nell’ambito del RSPO dovrebbero impegnarsi in favore di azioni e criteri aggiuntivi (ad es. la rinuncia a pesticidi pericolosi, il divieto di trasformazione di terreni torbosi in piantagioni) nonché imporre il proprio reporting e pretenderlo dai rispettivi fornitori.

A voi la parola

Grazie anticipatamente per la vostra risposta

[non è arrivata... pazienza]

26 gennaio 2015

Gli affari andranno a gonfie vele quando potrai essere zotico

Anche se può sembrare strano (ma basta ragionarci 2 secondi e strano non è), ho sempre avuto l'impressione che quando si parla di business, non di rado dove c'è scorbuticità c'è successo. Non dico per forza "enorme successo", ma almeno un successo sufficiente affinché lo scorbutico non sia indotto a chiedersi se sia ora di cambiare atteggiamento. Non ho mai sentito affermare, né con sicurezza né in via ipotetica, "Quello ha chiuso perché era maleducato / i suoi collaboratori erano maleducati"

Il medico, avvocato, consulente di qualsiasi ramo e addirittura la segretaria del professionista, se si comportano in un certo modo, è perché se lo possono permettere. E cioè è perché il mercato glielo permette. Come molti altri elementi, mi pare normale che la gentilezza si auto-calibri col mercato. Un po' come il casino che fanno gli studenti in classe si auto-regola a seconda di quanto è severo il professore.

Lo so, oltrepassata una certa soglia di indecenza comunicativa il cliente o potenziale cliente se ne va (ma non sempre), mentre se non si supera quella soglia sono in molti a pensare "questo può permettersi di fare lo zotico e di tenere una segretaria zotica... e nonostante ciò è pieno di lavoro... dev'essere proprio bravo! Tanto più che fa dei prezzo più alti degli altri...". Non dico che questo ragionamento sia automaticamente veritiero, ma lo diventa se sostituiamo "dev'essere proprio bravo" con "dev'essere riuscito in qualche modo a far credere che è proprio bravo, che sia vero o no".

Uno dei fotografi per attori più conosciuto di Roma (e quindi d'Italia) è noto per essere bravissimo e al contempo maleducatissimo. Nota: non sto semplicemente dicendo che è famoso per esser bravo ed è maleducato. Sto dicendo che è famoso per esser bravo ed è anche famoso per essere maleducato.
Quando ci parlai al telefono per un servizio fotografico il modo in cui parlava confermava ciò che mi avevano detto di lui, e cioè "Lui è bravo e ti farà un servizio fotografico coi fiocchi... sempre che tu regga. Perché sai, molti non ce la fanno e lo mandano affanculo". Fra l'altro gli chiesi se aveva un'email e mi rispose "Oooh, ma non me rompete i coglioni.. non ce l'ho, è già tanto che lei abbia il mio numero di telefono". Come da mia abitudine in questi casi (in realtà io lo percepisco come un dovere), decisi di non premiare il suo atteggiamento e quindi di non ingaggiarlo... ma io evidentemente ero uno fra tanti. Che scelgono lui nonostante la persona che è.

E insomma lì per lì ci rimasi male, ma qualche minuto dopo che ebbi riattaccato pensai che a tutto c'è un motivo, e che aver raggiunto uno status come quello di quel fotografo dev'essere una gran pacchia: tanti clienti ben paganti nonostante tu li tratti come zerbini. Beh, non è obbligatorio che tu lo faccia, ma almeno sai che puoi sfanculare chi se lo merita (magari con un linguaggio che non ti esponga a querele) senza pensarci due volte.

Se hai raggiunto una tale notorietà da poter essere zotico e ciò nonostante guadagnare bene, significa che il tuo business va a gonfie vele. A me non importa, perché sono cordiale di natura, ma la cosa purtroppo ha senso.

20 gennaio 2015

Perché non devi salvare/inviare file in formato DOCX

Qualcuno ti ha inviato un documento in formato DOCX, PPTX o XLSX e non sei in grado di leggerlo? Inviagli il link di questo articolo!

Salvi e invii come allegato file di testo in formato DOCX ? No, non farlo. Salva in RFT!

Perché?

DOCX è un formato proprietario: può essere letto solo da chi ha Word del pacchetto Microsoft Office 2007 o superiori, oppure da chi ha un programma che è stato progettato appositamente da programmatori che hanno detto "vediamo di risolvere questo problema sociale della gente che invia file DOCX".

Non so quante persone siano rimaste "indietro" come me, ma... ho usato per molti anni Word 2003, mi ci trovo bene e non vedo il motivo di passare a Word 2007 o superiori.
L'unico motivo potrebbe essere "Adesso usano tutti Word 2007 o superiori, tutti salvano file in formato DOCX, e io devo quindi installare un software che legga tale formato". Ma non è certo una motivazione sufficiente.

È invece buona cosa - visto che apporta solo benefici - che tutti salvino e inviino documenti testuali in formato aperto, ad es. RTF, affinché la possibilità di aprire tali documenti non sia legata all'uso di un software proprietario di ultima generazione le cui innovazioni, fra l'altro, sono per la maggior parte una questione di marketing.

Molte persone usano Microsoft Office 2007 o superiori perché il pacchetto Office 2003 non è più in vendita. Ok, niente in contrario. Ma questo pacchetto software contiene una versione di Word che si comporta in maniera "poco democratica". Cioè quando viene il momento di salvare il file, il formato preimpostato è il DOCX.

Cosa analoga per i file Excel che, salvo il raro caso in cui il nuovo formato XLSX sia proprio necessario, dovrebbero essere salvati in XLS per poter essere letti anche da chi ha una versione di Office precedente al Office 2007, e anche per i file PowerPoint: no al formato PPTX (salvo reale necessità), sì al formato PPT.

Quanto sopra ho auspicato richiede quindi che l'utente si ricordi, nel salvare il file, di cliccare sul menù a tendina e scegliere il formato più democratico (nel caso dei file di testo, il formato RTF). Un piccolo accorgimento che certamente vale una dimostrazione di intelligenza, rispetto e responsabilità.

19 gennaio 2015

Eutanasia, Nembutal e truffe online

Fra le truffe online, una delle più odiose è quella dei falsi venditori del farmaco anestetico Nembutal, cercato disperatamente dalle persone che desiderano praticare su sé stessi l'eutanasia e che non possono ottenerla nella propria nazione in quanto ivi proibita.

A riguardo Exit International, organizzazione internazionale no profit per la legalizzazione dell'eutanasia, ha inviato oggi una newsletter di cui riporto qui sotto la parte saliente traducendola in italiano (nota: "The Peacefill Pill Handbook" è il libro del medico australiano Philip Nitschke che parla di eutanasia, della cui versione online vengono rilasciate nuove edizioni più volte l'anno)

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Nell'edizione di gennaio 2015 del libro Peaceful Pill eHandbook abbiamo parlato di vari siti-truffa, in particolare

Peacefulexit.com, curato dal sedicente "Dr John Martin Harris".

Il nuovo aggiornamento di febbraio 2015 rivela che adesso questo sito e l'indirizzo email in esso citato sono chiusi. Ma ora hanno aperto una nuova pagina Facebook che usa immagini rubate del Dr Nitschke e di Exit International per abbindolare potenziali acquirenti. Facbook è stato avvisato di questo clamoroso furto di immagine (e di questo assassinio di reputazione).

Nota: Su YouTube si vede che questa immagine raffigura il "Dr. John Harris". Exit International sospetta che questo sfortunato signore sia un'altra vittima di furto di identità da parte di questo truffatore.

L'aggiornamento di questo mese spiega come individuare email false e come evitare di buttare denaro in truffe come questa. Il modus operandi dei truffatori è sempre più sofisticato ed efficace. Quando un sito chiude, ne viene aperto un altro inevitabilmente.

Se avete a che fare con questi criminali, lo fate a vostro rischio.

Il PPhH [Peaceful Pill Handbook] continuerà con le segnalazioni su questo fenomeno ogni qual volta che apprenderà informazioni a riguardo, quindi se sapete qualcosa, per favore comunicatecelo [in inglese] scrivendo a contact@exitinternational.net.

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Che dire? Un Bleah moltiplicato per un numero grande a dispiacere.