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Volevo raccontarvi un episodio surreale e clamoroso, vecchio ma attuale; l'ho fatta, questa telefonata, perché non è cambiato nulla, nella sostanza, nei rapporti tra i cittadini perbene e lo stato; fa capire perché questo è un paese morto, dal quale bisogna scappare a gambe levate. Io non posso farlo perché non mi posso portare dietro 100 m di terra, però i miei figli son già all'estero e quindi appena posso me ne vado pure io.
Faccio l'agricoltore vicino a Urbino, e avevo fino a 10 anni fa nove dipendenti in un'azienda agricola. Molti anni fa i rumeni, i bulgari o i polacchi erano extracomunitari a tutti gli effetti, e quindi se volevi assumere un operaio di quei paesi dovevi sperare che fosse disponibile un posto nella quota del decreto flussi; qualcuno li vuole assumere facendoli diventare schiavi, ma questa è un'altra storia. C'era un polacco che si aggirava in questi posti in maniera clandestina. Sapevo che era bravo, che aveva bisogno, aveva una piccola fattoria in Polonia con la moglie e due bambini, ed era alla fame e quindi era venuto in Italia a cercare fortuna. Io avevo bisogno urgente di una persona che fosse esperta, non era semplice trovarla fra gli italiani. Questo venne qua, io gli offrii una casa e un contratto collettivo, con tutte le tutele sindacali, come ero abituato a fare. Dice "bene, tutto a posto".
Allora vado alla Direzione del Lavoro di Pesaro dico: "Devo assumere 'sta persona qua", portando tutti i documenti che mi avevano chiesto, relativi a cosa faceva in Polonia prima, e mi dicono: "No, guardi, non lo può assumere". "Scusi, come non lo posso assumere? Gli do una casa, gli do un contratto collettivo, sono in difficoltà, ne ho bisogno..." "No, perché questa persona in Polonia faceva l'agricoltore, non faceva l'operaio agricolo".
Allora io (ero giovane e piuttosto deciso, più di adesso) andai a Senigallia da una signora polacca che faceva la traduttrice e le feci fare una serie di documenti falsi, con gli statini dell'INPS polacca [in Polonia detto ZUS], di una fattoria collettiva che non esisteva. Per far questo le portai dei timbri fabbricati con le imagini scansionate da documenti dell'ambasciata.
Tutto presentato, tutto in regola. Tutto falso. È stato assunto, tutti contenti. La stessa persona a cui una settimana prima avevano detto di no, adesso era in regola.
Io sono un falsario per necessità, perché questo Stato ti costringe, se sei una persona per bene, a fare i falsi.
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Parlando del tema "legale non significa etico" a tutti viene in mente quanto fosse giusto violare la legge nella Germania nazista offrendo un nascondiglio agli ebrei, ma viene in mente anche il fatto che "va beh, ma che c'entra, questo è un esempio estremo, oggi è diverso". Certo, oggi è diverso. È vero: non viviamo in uno stato dittatoriale come la Germania del genocida Hitler o l'Italia del giocatore di Risiko con pedine umane Mussolini, ma è anche vero che non è sufficiente evitare stermini per poter dire che va tutto bene.
Chiunque sia dotato di un minimo di intelligenza, onestà intellettuale ed età superiore ai 10 anni sa che il racconto di Andrea è solo uno dei tanti casi in cui violare la legge appare la cosa più lodevole da fare in quanto porta un beneficio a sé stessi e agli altri, anche senza bisogno di retrocedere di molto nel tempo, anche senza scendere sotto terra nella fogna nazista, o 300 km a sud verso l'odierna Libia.
Certo, usare questa storia per fare cherry picking e giustificare così l'anarchia (magari un'anarchia selettiva a proprio comodo) è una roba a cui cui solo un bimbominchia o un aspirante malfattore possono abbassarsi fare, e mi stanno entrambi sul culo.
Ma mi sta ancora più sul culo l'ipocrisia degli integralisti del diritto, quelli che, se e senza ma, siccome lo dice la legge allora "Tu devi fare questo", o "Ti sono nel cuore ma ho le mani legate, non posso fare ciò che mi chiedi".
Questi integralisti naturalmente sono tali non certo per integrità morale, ma solo per proteggere sé stessi, magari per proteggersi da una piccola sanzione o anche solo da un rimprovero che avrebbero una probabilità su un miliardo di verificarsi, quado invece il danno derivante dalla ligia applicazione della regola è sicuro e pesante. E sono integralisti, naturalmente, solo fino al momento in cui ad esempio il freddo e crudele mostro della burocrazia minaccia di procurare un danno a loro o a un loro caro. In quel caso dai, un piccolo strappo alla regola si potrebbe anche fare, e che sarà chiudere un occhio per una volta. E tornano ad essere persone di buon senso. Ma vaffanculo.
Se ti ricordi un episodio interessante in cui tu o una persona che hai conosciuto ha avuto il buon senso di violare una regola che creava problemi senza beneficio per nessuno, fammelo sapere nello spazio commenti.


