29 giugno 2019

È opportuno istituire il Tribunale della Salute?

Mesi fa è stata lanciata questa petizione per la creazione del "Tribunale della Salute". Se ho capito bene è un po' l'analogo di quella che nel capo delle comunicazioni è la conciliazione stragiudiziale, che per legge è obbligatorio tentare prima di andare in causa, mirata a accorciare i tempi del contenzioso e a non intasare i tribunali.

Quanto a conciliazioni stragiudiziali io posso raccontare la mia esperienza, non in campo medico, ma in campo di telecomunicazioni: grazie alla conciliazione stragiudiziale ho risolto relativamente in fretta e con relativa comodità una questione che mi vedeva contrapposto a TIM, dunque sarei portato a vedere di buon occhio questo tipo di iter, con qualche riserva: andrebbe un po' semplificata la creazione dello SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, necessario per avviare il tentativo di conciliazione tramite la piattaforma ConciliaWeb.

Altro mio dubbio: la persona che faceva da intermediario comunque viene pagato da un ente pubblico. Dunque che differenza c'è fra pagare lui e pagare una persona che lavora in un tribunale? Forse viene pagato meno, perché per una prima conciliazione non c'è bisogno di un laureato in legge? Allora si potrebbe dividere per argomento tutti i contenziosi: contenziosi sulle telecomunicazioni, sulla sanità, sul fisco, sui diritti dello studente, sui diritti del viaggiatore, etc, servendosi appunto in prima istanza di intermediari da pagare meno e che, occupandosi sempre dello stesso argomento magari sono anche abbastanza competenti.

C'è comunque da dire, tornando alla fattispecie della suddetta petizione, che il suo titolo è un po' fuorviante: "Subito il Tribunale della Salute: basta contrapposizioni tra Medici e Pazienti".
Una conciliazione stragiudiziale non è un processo, ma la contrapposizione certo che c'è, altrimenti non avrebbe nessun senso.

Che ne pensi? Fammelo sapere commentando qui sotto.

27 giugno 2019

Raccolta tappi a San Giovanni Valdarno

Condividi questa pagina coi tuoi conoscenti di San Giovanni Valdarno;
per agevolarti in questo l'ho associata a un dominio facile da ricordare: www.raccoltatappi.ga.

Da dicembre 2015 ho creato un punto di raccolta tappi nei pressi di casa mia a San Giovanni Valdarno, nell'ambito dell'iniziativa dell'associazione di volontariato Centro Mondialità Sviluppo Reciproco di Livorno, descritta a questa pagina.

I tappi delle comuni bottiglie d'acqua o altre bibite o di detersivi, etc sono costituiti da una plastica particolarmente pregiata che viene venduta a una ditta di riciclo; il ricavato viene impiegato per iniziative umanitarie, come la costruzione di pozzi nei paesi desertici o semidesertici del terzo mondo. Trattandosi di riciclo, l'iniziativa ha anche un importante valore ecologico.

Scrivo questo articolo per:
- spiegare cosa mettere e cosa no nel contenitore della raccolta
- dare un'idea sul rapporto fra quatità di tappi raccolti e il denaro che da essi si può ricavare
- indicare dove si trova il mio contenitore.

Per spiegare cosa mettere e cosa no nel contenitore ho messo online questo video:



Quanto al ricavo danaroso, questo è piuttosto piccolo (la forza di questa iniziativa è l'unione di tante persone), e rendersene conto significa ad esempio evitare di spendere 0,50 € di carburante per trasportare una quantità di tappi che ne vale 0,30 oltre che evitare di immettere nell'atmosfera più CO2 rispetto a quanta ne sarebbe risparmiata.
Leggendo potresti renderti conto che ha senso per te aderire a questa raccolta se trasporti i tappi raccolti a piedi o in bicicletta... oppure con un mezzo a motore, ma solo se vicino al centro di raccolta saresti passato comunque per altri motivi.
 

QUANTO VALE 1 KG DI TAPPI?


Il ricavo varia a seconda del prezzo di mercato del materiale. Nel documento "Relazione tappi 2014 e progetto 2015", disponibile a questa pagina, si legge:

Nel 2014, la Campagna “Dall’acqua per l’acqua... facciamola bere anche in Tanzania” ha raccolto 213.902 kg di tappi per un valore di 29.198,60 € [...] il ricavo medio dai tappi è in leggera salita. Speriamo che questo trend continui."

Dando per scontato variazioni non grandissime del prezzo del materiale e basandosi sui suddetti dati del 2014, deduciamo che

1 kg di tappi vale circa 0,136 €.

Prendiamo in esame il caso in cui si sia raccolto solo i comuni tappi di 3 cm di diametro circa, quelli delle bottiglie dell'acqua, che essendo piccoli e sfruttando meglio lo spazio della scatola fanno sì che quando questa è riempita, abbia un maggiore peso a parità di volume rispetto a che se contenesse tappi più grandi.

Una scatola di cornflakes da 500 g, che misura 29 x 19 x 9,5 cm, quando è completamente colma di questi piccoli tappi (e leggermente deformata in larghezza per il loro peso) ne contiene circa 600, per un peso di 940 g.


...e per un valore, quindi, di circa 0,12 €.

La stessa scatola riempita di tappi di 4 cm di diametro, tipici ad esempio delle bottiglie del latte, ne contiene circa 120, per un peso di 730 g...


...e per un valore, quindi, di circa 0,10 €.

Quella che vedi qui sotto è una scatolona in cui è stata versata una quantità di piccoli tappi pari a 13 volte la capienza di una scatola di cornflakes, per un totale di circa 7.800 tappi...


...che, stando ai calcoli su esposti, frutta circa 1,50 €.

QUANDO E DOVE CONSEGNARE


Puoi portare i tappi a casa mia in piazza della Fornace 11 (meglio se prima ti metti d'accordo con me via email scrivendomi a codisilver@gmail.com), vedi freccia verde).

CLICCA SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRLA
Oppure puoi lasciare il materiale nell'apposito contenitore con su scritto "Raccolta tappi", che si trova nel 4° posto auto del parcheggio sotterraneo nell'adiacente via della Mattonaia (l'ingresso del parcheggio sotterraneo è indicato dalla freccia celeste).

Se parteciperai alla raccolta, GRAZIE per il tuo impegno da parte mia e da parte delle popolazioni in difficoltà.

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21 giugno 2019

A chi giustifica le aggressioni al personle dei pronto soccorso

Oggi ho visto su Facebook l'articolo del sito Lanazione.it intitolato "Firenze, far west al pronto soccorso, picchia gli infermieri e blocca l'accettazione".

Ho letto i commenti scellerati di alcuni e le risposte di un paio di infermieri. Senza cambiare la sostanza rimescolo e correggo un po' di frasi, ricavando questo articolo.

Anche i lenti soccorsi a volte meriterebbero [...] io pago le tasse ed ho diritto a servizi efficenti! I pronto soccorso son pieni di extracomunitari che vanno lì anche per un semplice raffreddore.

Al pronto soccorso passa prima chi è più grave indipendente dalla nazionalità e indipendentemente da quanti contributi ha pagato. Se uno viene per un raffreddore, chiunque sia, resta in attesa ore perché al pronto soccorso non dovrebbe esserci.

Ma io ho saputo di un'attesa di 12 ore di un paziente che si era fratturato una vertebra! Certo, fate in fretta, tutti in codice bianco li mettete gli arrivi...
Quindi sarà davvero da condannare l'aggressore? Magari era lì da chissà quanto tempo!

Questo è parlare a vanvera di ciò che non si conosce. È sproloquiare a caso su quanti codici minori diamo e in quali circostanze, e sulle statistiche di assegnazione.
Se qualcuno attende 7 ore è chiaro che il disservizio è disagevole, ma per avere un quadro esaustivo del perché dell'attesa si deve sapere quante e quali urgenze hanno avuto priorità per far si che questa lunga attesa si verificasse. Non può saperlo chi non si trova nelle stanze visita e non vede i problemi degli altri pazienti. Non può saperlo chi non conosce i criteri algoritmici e le valutazioni cliniche per le quali un codice viene erogato.
Quando le attese si protraggono è perché il pronto soccorso è pieno di pazienti e nei grandi numeri c'è sempre una certa quota di pazienti che devono avere la priorità perché hanno un problema tempo-dipendente (rischiano la vita se attendono). E in questi contesti il rallentamento subisce un ulteriore aggravio perché la presenza di una o più urgenze vere sequestra nella stessa unità di tempo più personale e blocca il servizio di diagnostica strumentale, rallentando anche il completamento del percorso di pazienti già in corso di visita, producendo così un effetto di intasamento a cascata di cui l'attesa al triage è semplicemente l'ultima espressione.

La soluzione a questo problema è l'aumento di organico, che farebbe comodo in primo luogo al personale stesso per lavorare meglio, e che queste decisioni dipendono non certo dal personale stesso ma dalla politica, non ha alcun senso prendersela con gli operatori, per altro in un momento in cui con tutta probabilità sono oberati di lavoro molto più del normale.

Proprio grazie alle persone che criticano e denunciano di continuo chi cerca di fare nel miglior modo il proprio lavoro nonostante tutte le carenze e le difficoltà del sistema, oggi i concorsi per medici in pronto soccorso vanno deserti!
Ma ecco la soluzione della Regione: assumere neolaureati senza specializzazione e senza esperienza che impareranno sul campo! Chissà quanti utenti saranno felici di trovarsi in quel campo.

Ma chi non sa queste cose continua a rifarsela con noi. Bel coraggio e soprattutto bella utilità ad andare ad urlare in faccia alle ultime ruote del carro o addirittura aggredirle come fossero dei perfidi sadici senza compassione. Piuttosto, senza compassione (non solo senza conoscenze) sono certe persone a cui non importa degli altri. A loro non importa se la fila si è creata perché le risorse organiche magari sono sequestrate da un'urgenza vera in stanza rossa, dove un paziente lotta fra la vita e la morte. A loro importa solo di sé stessi. Oggi purtroppo è questa coscienza sociale di tanta gente, questo il loro senso di comunità.

Nessuna empatia e tanta ignoranza. Ignoranza che non giustifica certe accuse, così come il tempo di attesa non giustifica mai un'aggressione.
Io le mani addosso le ho già avute una volta, ho fatto denuncia e a l delinquente non è successo praticamente nulla. Se mi ricapita a costo di andare nei casini l'imbecille di turno lo faccio salire di codice con le mie mani.

AGGIORNAMENTO 18.11.2019

A una condivisione su FB dell'articolo di qualche giorno fa su Repubblica intitolato Medici aggrediti: la procura chiede l'archiviazione. Il primario: "È uno schiaffo vergognoso" ci sono stati altri commenti di un utente e di un infermiere, degni di essere aggiunti a questo articolo, dopo i soliti ritocchini per una maggiore leggibilità. Buona lettura.

Premesso che aggredire un medico o un infermiere in servizio o qualunque altra persona è da condannare fermamente e con forza, ma perché non ci interroghiamo il motivo di tali aggressione? Qualche domanda i medici e gli infermieri se la debbono porre. Ci sono tanti medici ed infermieri che fanno il loro dovere in modo encomiabile, ma altri sono di una strafottenza e maleducazione che un operatore sanitario non deve avere, soprattutto al pronto soccorso, dove spesso si lotta tra la vita e la morte e dove il fattore tempo è prezioso. Anni fa, purtroppo, sono stato testimone di questa strafottenza. Una persona a me cara è rimasta in barella al pronto soccorso per oltre sette ore quasi senza assistenza; quando poi si decisero di portarla in terapia intensiva, era ormai troppo tardi. Cari medici, siate più umani.

Se un paziente resta sette ore su una barella è perché siamo pochi, e nei momenti critici di iperafflusso facciamo una quantità di cose per le quali ad altri esseri umani servirebbero sei braccia a testa. Scaricare la propria legittima frustrazione per i disservizi sugli operatori in questi momenti non solo è lo stesso che prendersela col benzinaio per il caro benzina, ma mette anche in pericolo la gestione già delicata e pericolosa di una mole di pazienti superiore alle risorse che servirebbero per gestirle in sicurezza.

Il problema è la mancanza di senso di civiltà di questo paese: ad una fetta dell'utenza poco importa se il pronto soccorso è intasato di persone che lottano tra la vita e la morte e a ragion veduta, occupano la gran parte delle risorse disponibili. Se l'attesa comincia a prolungarsi più di quanto non lo ritengano ragionevole pretendono di avere quello che loro spetta alzando la voce, anche se il problema per cui si presentano è un'unghia incarnita. Tutti leoni di fronte ai lavoratori, ma nessuno che quando sta bene si mobiliti in prima persona per protestare contro le istituzioni che dovrebbero garantire loro i servizi mettendo in campo più risorse. Perché chi si muove in questo senso sono sempre e solo i sanitari stessi, e non lo fanno per se stessi ma per il diritto alla salute di tutti.

Forse allora è la società civile che dovrebbe chiedersi se non sia normale che dopo anni a prendere offese e bastonate come ricompensa per farsi il culo quadrato per 1500 euro il mese, alcuni infermieri diventano strafottenti e maleducati. E a chi risponde "allora facciano un altro lavoro", vorrei far notare che con questa logica il nostro lavoro non lo farebbe nessuno, perché non esistono persone con la qualità di mantenere passione per il proprio lavoro nonostante vangano sistematicamente maltrattate.

E siccome in questa guerra tra poveri chi ci rimette è l'utenza, chi non condanna senza se e senza ma gli episodi di violenza contro il personale sanitario ha anche uno scarso spirito di conservazione, perché prima o poi della sanità pubblica avrà bisogno anche lui.

Ma prova a immaginare come si deve sentire chi a causa di questi disservizi perde una persona cara!

Con quale sfacciataggine si può dare lezioni di empatia e di tatto ad uno che fa questo lavoro da anni? Io vedo gente morire e soffrire tutti i giorni, mi sono messo nei panni di questa gente sicuramente molto più di quanto abbia fatto la maggior parte delle persone. Vedo servizi che vorrei fossero migliori anche per poter lavorare meglio io stesso, e non ci posso fare niente, perché le decisioni che creano questi disservizi non le prendo io, ma gli organi politici e i dirigenti. E ad ogni modo cosa vorrebbe sottintendere con questa frase? Che siccome esistono persone che hanno buon motivo di disperarsi io e i miei colleghi dovremmo immolarci coi nostri corpi e la nostra dignità ai loro sfoghi mal riposti dicendo anche grazie?

07 giugno 2019

Fiat Panda 0.9 TwinAir Turbo a metano (2018): Consumi e spese

Fiat Panda a metano - Consumi
Nel 2008 iniziò la mia serie di viaggi a bordo di una Fiat Panda a metano.

Nel 2010 cambiai automobile, nel senso che vendetti la Panda precedente per acquistare il modello nuovo.

Tredici mei fa, a inizio maggio 2018, altra Panda a metano, uscita da poco.Il nome completo del modello è Panda 0.9 TwinAir Turbo, ma comunque non ci si può sbagliare, perché al momento a metano esiste solo quella in produzione.
È a quest'ultima che dedico questo articoletto, per dire cosa ne penso, non certo da esperto di motori, ma semplicemente da automobilista.

L'unica cosa che mi ha dato fastidio è stato il fatto che per avere un'autoradio che leggesse anche le pendrive USB si dovevano spendere altri 700 euro circa, e per questo motivo ne ho fatto a meno e ho scelto di masterizzarmi gli Mp3 sui CD e pazienza.

La guidabilità è compatibile con l'idea di utilitaria che tutti oggi abbiamo, e la comodità anche (attualmente le automobili sono tutte discretamente ergonomiche).

E adesso veniamo alla cosa più interessante: i consumi.

Ogni volta che mi sono rifornito mi sono appuntato la spesa su un blocchetto.

A volte, per dimenticanza o per problemi logistici, non hio potuto fare rifornimento di metano e così sono andato a benzina. Il che ha ostacolato un po' la stima su quanti km si fanno con 1 € di metano, cosa che mi sarebbe piaciuto fare con più esattezza (lo so, sarebbe più scientifico chiedersi quanto fa con un 1 kg di metano, perché il prezzo differisce da distributore a distributore, ma a me fa più comodo così, dato che mi rifornisco quasi sempre dallo stesso, dove attualmente il metano costa 1,078 €/kg). Mi viene comunque in aiuto questa pagina di Autoblog, in cui viene riportato che quest'automobile fa 18,5 km con un litro di benzina.

Periodo di misurazione: 13 mesi

Chilometri percorsi in totale: 22.000

Spesa totale per la benzina: 218 €

Spesa totale per il metano: 782 €

La spesa della benzina ha costituito quasi un quinto della spesa totale... Significa forse che sono stato spessissimo distratto, dimenticando di rifornirmi di metano ed essendo dunque costretto ad andare a benzina? Macché. Significa piuttosto che la benzina costa non molto, ma moltissimo di più del metano, rispetto ai km percorsi.

Faccio un po' di conti fidandomi del suddetto dato fornito da Autoblog, e considerando il prezzo attuale delle benzina presso il distributore da cui mi sono sempre rifornito (Q8): 1,84 euro  al litro.

Stanti tali dati, con 218 € ho acquistato 118 litri di benzina, coi quali ho percorso 2.183 km.

Sottraendo tale chilometraggio a quello totale si ottiene...

Km percorsi a metano: 19.817 Km.

Dividendo per gli euro totali spesi per il metano e arrotondando per difetto, si ottiene...

Km percorsi con 1 € di metano: 25 Km

Facendo invece la divisione opposta, arrotondando per eccesso, si ottiene...

Costo di 1 Km percorso a metano: 0,04 €

In altre parole, 100 km con 4 euro. Non male, eh?

Se conosci un'automobile ad almeno 4 posti (non una Smart o simili, dunque) in grado di far risparmiare di più, fammelo sapere!

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Nota: ricorda che non basta calcolare il prezzo del carburante per farsi un'idea di quanto spendi per X chilometri. Devi anche tenere conto che a un certo numero di km l'automobile sarà da rottamare e per ricomprarla ci sarà da spendere una certa cifra, che va spalmata sui km fatti ogni giorno. Stessa cosa vale per le spese di revisioni, tagliandi, inversioni delle gomme e cambi dell'olio.
In conseguenza di ciò la spesa reale totale per ogni km è forse il doppio di quella del solo carburante!