18 maggio 2015

Liberazione di animali da allevamenti intensivi: la mia risposta a chi parla di vigliaccheria

Poco fa sul blog "In difesa della sperimentazione animale" ho letto l'articolo "Donare il 5×1000 per finanziare Reati".

Parlando dei ragazzi dell'associazione no-profit Essere Animali che hanno liberato alcuni animali dagli allevamento intensivi, l'autore sostiene che si tratti di vigliacchi e di sbruffoni in quanto dicono di fare disobbedienza civile e al contempo attuano strategie per "sottrarsi alle loro responsabilità", dove secondo l'autore "sottrarsi alle proprie responsabilità" significa cercare di non avere conseguenze legali. La giustificazione di queste affermazioni è che questi ragazzi rubano o dichiarano di rubare non più di 2 animali per volta (così facendo non si incorre nel reato di furto aggravato), e che le loro fotografie non mostrano inequivocabilmente il luogo dove è avvenuto il furto. L'autore sostiene inoltre che agiscano a volto scoperto per esibizionismo.

Non sono per nulla d'accordo con quanto affermato in questo articolo, ed ecco perché...

Riguardo la disobbedienza civile, l'autore dell'articolo suddetto cita l'esempio del filosofo statunitense Thoreau, che scrisse il saggio "Disobbedienza civile" mentre si trovava dietro le sbarre. Si può anche citare un esempio italiano, quello dei Radicali, che hanno fatto disobbedienza civile ai massimi livelli: commettevano il reato pubblicamente per farsi arrestare, con l'intenzione di essere processati, dichiararsi colpevoli ed essere condannati, e denunciavano le Forze dell'Ordine se queste facevano evidentemente finta di nulla e omettevano di arrestarli.
Ma una manifestazione non ha bisogno di essere così estrema per chiamarsi "disobbedienza civile", almeno stando alla semplice definizione che ho trovato su Treccani.it: "Il rifiuto da parte di un gruppo di cittadini organizzati di obbedire a una legge giudicata iniqua, attuato attraverso pubbliche manifestazioni". Non c'è alcun cenno sulla presenza o meno di strategie per tutelarsi da conseguenze giudiziarie.
Entrambe le forme di disobbedienza civile hanno un senso. Se il disobbediente è abbastanza famoso, anche farsi arrestare e processare può avere una efficacia divulgativa per via della risonanza mediatica che il processo potrebbe avere.
In caso contrario, farsi arrestare, processare e condannare potrebbe portare a conseguenze indesiderate, come andare in carcere, dover pagare le spese giudiziarie con soldi che potrebbero essere destinati a quella che il disobbediente ritiene essere una buona causa, avere più difficoltà in futuro a compiere lo stesso atto di disobbedienza civile e dunque una minore possibilità di diffusione delle proprie idee.

Sul concetto di responsabilità, aggiorno questo articolo dopo aver letto le parole di un commentatore che ha scritto "altrimenti non è molto diverso dai no expo che hanno distrutto milano o gli ultra olandesi che hanno rovinato roma, in entrambi i casi la disobbedienza veniva dal fatto che erano sicuri di non avere ripercussioni". Si tratta di un paragone niente affatto calzante, visto che quei vandali non erano intenzionati a mandare un messaggio sul miglioramento di un'istituzione, e la loro quindi non era disobbedienza civile. Per capire meglio può essere invece utile pensare a uno scenario della vecchia Cecoslovacchia, al tempo in cui vigevano leggi ingiustamente super-restrittive sugli espatri, e immaginare a un cittadino che aiuta un suo amico a fuggire e che poi di notte, senza farsi vedere, appende uno striscione in una strada trafficata con scritto "Ho aiutato [nome amico] a scappare da questa nazione che opprime i suoi cittadini. Viva la libertà e la democrazia!". Cos'ha fatto? Ha fatto disobbedienza civile. Crede di avere la responsabilità di quello che ha fatto? Certo. Lo rivela alle autorità? No. Quest'uomo, dopo aver fatto un'azione buona e aver lanciato un messaggio significativo, non vuole aggiungere inutilmente conseguenze nefaste per sé stesso e per la propria famiglia andandosene in carcere (cosa prevista dalla legge, ma ingiusta). Ciò non sarebbe responsabile, ma solo stupido.
"Prendersi la responsabilità" suona bene a livello retorico, ma in realtà è un'espressione ambigua. Quando si è commessa un'azione, non c'è bisogno di "prendersi" la responsabilità, visto che la responsabilità la si ha, punto. Poi bisogna vedere se si ha l'intenzione di farsi giudicare e punire per quell'azione, ciò che non è collegato univocamente con la propria integrità morale e con la propria coerenza.

Quanto a "vigliacchi", termine che fa riferimento a un aspetto etico, non credo sia sufficiente sottrarsi alle conseguenze giuridiche di un reato che si è commesso, per essere meritevoli di questo appellativo. Il diritto è una cosa, l'etica un'altra. Chiamando una persona "vigliacca" si sottintende che si stia sottraendo alle conseguenze di una sua azione *eticamente* inaccettabile. Cosa questi furti non sono, almeno secondo la buona fede di questi ragazzi.

In fine, mostrarsi a volto scoperto non credo significhi in questo caso esibizionismo, ma volontà di mostrare che non ci si deve vergognare di remare contro un sistema consolidato e bisogna anzi andarne orgogliosi. Inoltre mostrarsi a volto scoperto serve a creare una maggiore attrattività agli occhi dei naviganti affinché seguano più volentieri queste notizie, con conseguente maggiore loro diffusione.
Per lo stesso motivo gli articoli di giornale sono affiancati da delle foto, gli studi dei telegiornali fanno collegamenti con gli inviati sui luoghi dov'è successo un fatto.
Potrebbero essere date le stesse notizie e con gli stessi dettagli anche senza immagini, che però hanno un importante ruolo estetico, fondamentale nella comunicazione.

16 maggio 2015

iWeb Partners, sedicenti partner di Google: ecco com'è andata

È arrivato il momento di scrivere seguito di questo articolo, che stava diventando assai lungo e in cui rischiavo di andare troppo fuori tema, visto che era nato come dedicato, in generale, alle aziende che si classificano come partner di Google.

Prima di tutto ti ricordo che, quando ricevi una chiamata pubblicitaria, per farti un'idea almeno iniziale sull'affidabilità di chi ti chiama puoi inserire il numero di telefono del chiamante nel form del sito Tellows, di cui ho parlato qui. Cosa che, lo ammetto, mi sono ricordato di fare solo pochi minuti fa. Scoprendo che tante persone la pensano come me: vedi specifica ricerca sul numero da cui ho ricevuto le chiamate di cui sto per parlarti.

Orsù raccontiamo, anzi finiamo di raccontare (la prima parte, come dicevo, è nel precedente articolo) com'è andata specificamente con l'azienda iWeb Partners, che mi ha contattato il 4 maggio scorso per propormi i suoi servizi, senza che io, iscritto da anni al Registro Pubblico delle Opposizioni, abbia dato a loro il consenso per chiamate pubblicitarie, e senza poter sapere chi avrebbe dato loro legalmente il mio numero, dovendomi io accontentare, secondo il loro avvocato, di sentirmi dire "È tutto legale".

Come te lo racconto? Intanto copiando e incollando qui di seguito l'email che ho inviato loro il giorno successivo. Buona lettura.

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Ieri 4 maggio 2015 ho ricevuto al mio numero di cellulare [.......], iscritto da anni al Registro Pubblico delle Opposizioni, varie telefonate promozionali dal vostro numero telefonico 0687811171. Infatti sono stato chiamato sia da un ragazzo che si è qualificato come vostro impiegato, e poi con una signora che si è qualificata come Emilia.

Parlando con quest’ultima ho chiesto da dove avete preso il mio numero di telefono, visto che sono iscritto da anni al Registro delle Opposizioni, e visto che non vi ho mai dato dato l’autorizzazione a chiamarmi con fini pubblicitari. Mi ha risposto che avete il mio numero in quanto avete acquistato da terzi una lista di numeri di telefono; siccome non ricordo di aver autorizzato nessuno a cedere il mio numero a terzi per fini pubblicitari, ho chiesto chi vi ha venduto questa lista che comprendeva tale mio numero di telefono. Mi ha risposto che mi avrebbe richiamato l’indomani mattina per farmi avere una risposta, cosa che non è accaduta.

Nel pomeriggio di oggi 5 maggio ho ricevuto una nuova telefonata promozionale in cui cui la signora qualificatasi come Emilia mi parla dei servizi della vostra azienda. Le ho quindi ricordato che sono ancora in attesa di una risposta alla mia domanda: chi vi ha dato il mio numero? Mi ha risposto che, dopo essersi consultata con l’avvocato dell’azienda, il direttivo dell’azienda ha deciso che, per questioni di privacy, non può rivelarmi chi vi ha dato il mio numero.

Le ho risposto che invece è proprio per rispettare la legge sulla privacy che voi dovete venire incontro alla mia richiesta di sapere chi vi ha dato il mio numero. Dopo questa mia affermazione, mi ha salutato dicendo che non ha più nulla da dirmi.

È ormai noto che per raccogliere liste di persone da chiamare per fini promozionali non è adeguato l’elenco telefonico né altri elenchi cartacei tipo “Paginegialle”, né elenchi online come ad es. www.elenchitelefonici.it, perché non si tratta di elenchi che per la legge sono considerati “pubblici” e quindi il fatto che un numero sia contenuto in questo tipo di elenchi non autorizza di per sé a usare quel numero per telefonate promozionali. Per questo motivo chi deve chiamare per pubblicità spesso ricorre all’acquisto di quelle che vengono vendute da terzi come liste di potenziali clienti, ed è il vostro caso, stando a quanto dettomi dalla signora qualificatasi come Emilia.

E siccome tale signora si è rifiutata di dare una risposta esauriente alla mia legittima domanda su chi vi abbia fornito la lista in cui è presente il mio numero di telefono, allora a questo punto non accetto più da parte vostra una comunicazione telefonica: accetto solo risposte via email all’indirizzo marcomalatesta@marcomalatesta.com o via lettera cartacea al seguente indirizzo:

[mio indirizzo civico]

Come preannunciato prima di concludere la telefonata con la signora suddetta, ve lo chiedo adesso per iscritto (per brevità lo faccio per adesso via email, ma ho intenzione di procedere via raccomandata nelle prossime ore):

così come la legge sulla privacy vi obbliga su mia richiesta, venite incontro a tutte le mie seguenti domande e richieste:

1) Mettetemi a conoscenza della persona fisica o giuridica che vi ha fornito il mio numero di telefono.

2) Qual è lo scopo del trattamento del suddetto mio dato personale?

3) In che modo viene eseguito tale trattamento?

4) Quale logica applicate a tale trattamento effettuato con strumenti elettronici (computer, agende elettroniche, etc)?

5) Chi è il titolare di tale trattamento? Fornitemi gli estremi identificativi di questa persona, giuridica o fisica, che tratta il suddetto dato personale.

6) Chi sono le persone a cui, secondo quanto era scritto fin ora nei vostri archivi, può essere comunicato il mio suddetto dato, o che lo possono venire a conoscere essendo responsabili o incaricati o di rappresentanti designati nel territorio dello Stato Italiano?


7) Quali sono gli estremi identificativi del rappresentante del titolare del trattamento nel territorio dello Stato?

8) Da questo momento cancellate ogni mio dato personale da ogni vostro archivio e inviatemi conferma di tale cancellazione, nonché la conferma del fatto che avete comunicato a tutte le persone in possesso dei miei dati l’ordine di cancellarli. L’unica eccezione in merito sono le comunicazioni via email o cartacee (e non telefoniche) che riterrete opportuno fare per venire incontro alle domande e richieste suddette.


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Ad oggi, 10 giorni dopo, nessuna risposta. Quindi cosa faccio, adesso? Invio la raccomandata, come preannunciato? Non sono più sicuro di volerlo fare, dopo le informazioni arrivatemi da un lettore che dopo aver letto il mio articolo mi ha contattato. Abbiamo avuto qualche scambio di email su cosa avrei dovuto pubblicare e cosa no, e alla fine mi ha autorizzato a scrivere il racconto seguente. Buona lettura.

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[...] Sto valutando se dare mandato all'avvocato nei confronti della iWeb Partners, società che sembri sia di albanesi residenti a Roma e con operatività in Albania.

Nel febbraio di quest'anno veniamo contattati telefonicamente dalla iWeb Partners srl di Roma, per la proposta di una offerta per l'inserimento su Google nella prima pagina.
Ci suggeriscono di visitare il loro sito e ci indicano degli esempi dei loro risultati, nello specifico il primo posto di un ristorante nella ricerca “ristoranti roma” su Google. Il che è interessante; chiediamo un giorno per pensarci, visto che la spesa è di € 299,00 + IVA. Loro insistono nell'essere celeri nella risposta, perché possono inserire un solo cliente per zona e quindi la nostra offerta potrebbe essere presa da altri. La cosa sembra interessante ed è una questione su cui volevamo puntare (il sito è ben fatto e dicono di essere di Roma), chiediamo quindi un giorno per pensarci.

Veniamo richiamati il giorno dopo alla stessa ora, dalla stessa signorina del giorno prima (con accento decisamente straniero). Sul fatto che la persona fosse straniera e la società romana, non abbiamo dato alcun peso, per il semplice fatto che ormai tutti si appoggiano a call center esterni per contattare clienti e fare proposte.
Ci dicono che saremo contattati al più presto da un tecnico per discutere delle nostre esigenze, dare i dati del nostro sito che vogliamo inserire e soprattutto le voci di ricerca Google per le quali vogliamo comparire in prima pagina.
Viene fatto un contratto con registrazione telefonica (come avviene per le compagnie telefoniche), e mi viene garantito che riceverò al più presto un contratto scritto, dove poter leggere tutto e confermare.

Da quel giorno non veniamo più contattati da nessuno, fino a che, circa un mese dopo, riceviamo il contratto che parla di pagamento entro 30 giorni dall'ordine verbale; eravamo quindi prossimi alla scadenza.
La precisione nel contattare esattamente il giorno dopo quando ancora non era stato fatto il contratto, e la mancanza della chiamata del tecnico quando invece si trattava di impostare il loro lavoro, nonché la presentazione del contratto a ridosso della scadenza del pagamento da fare, ci fa inalberare e insospettire.

Telefono al ristorante di cui mi fecero nome, parlo con chi si interessa di marketing interno e mi dicono che non sanno nulla di questa società, perché il sito è affidato ad altri.
Telefono quindi al numero di Roma presente sul sito, convinto di parlare con almeno un tecnico e chiarire alcune cose. Mi sento rispondere da voci uguali a quelle del call center.

A quel punto mi chiedo chi sia questa società con sede a Roma. Chiedo di parlare con un responsabile o col tecnico incaricato del posizionamento, colui che avrebbe dovuto chiamarmi e prendere i dati e le voci che mi interessavano; mi viene passata un'altra donna con voce straniera che mi dice che è lei... Le chiedo di dov'è e da dove mi parla. Risponde che è albanese e vive a Roma.

Mi viene detto che devo pagare perché loro hanno già cominciato a lavorare per noi. Faccio presente che non capisco su cosa abbiano lavorato se nessuno mi ha mai chiamato per conoscere le chiavi di ricerca che ci interessavano e i dati del sito da posizionare!

Rimaniamo d'accordo che la signorina presentatasi come direttrice del marketing, mi manderà un'email con alcune referenze di clienti da poter contattare per informarmi sul buon lavoro svolto per loro da iWeb Partners. Ricevo qualche giorno dopo l'email... analizzando la quale scopro che proviene dall'Albania!

Qualche giorno dopo veniamo chiamati dallo staff di iWeb Partners loro (sempre le solite signorine). Mi dicono che hanno ricevuto i dati da Google che attendevano e che possono lavorare per noi; spiego loro che ho inviato da qualche giorno la lettera di recesso.
Pochi giorni dopo ci giunge la loro fattura che richiede il pagamento, emessa il giorno dopo la telefonata.

Non è nostra intenzione pagare perché siamo ormai sospettosi avendo visto poca chiarezza e serietà.
In seguito veniamo richiamati per sapere se mi fosse arrivato il pin di Google. No, non era arrivato.
Discuto con loro riguardo la fattura emessa e il preteso pagamento. Nonostante le mie rimostranze mi dicono che per la disdetta avevo 7 giorni di tempo dal verbale telefonico e non dall'arrivo del contratto cartaceo (quindi secondo loro io dovrei pagare senza contratto scritto). Ho la forte sensazione che questi signori siano ben preparati sull'argomento tempistiche, e cioè pronti a dare la suddetta risposta alla prima contestazione. Mi avvisano che daranno mandato ad un legale se mancherò di pagare.

Dopo qualche giorno arriva una busta da Google col famoso pin di cui ci avevano parlato telefonicamente.

A questo punto ci è sorto un dubbio, se ci fosse malafede o solamente scarsa professionalità; decido di dare ancora una chance e valutare, cioè rivedere i nominativi dei presunti clienti soddisfatti che mi erano stati indicati per dimostrare la bontà del loro lavoro.
Due di questi casi sono irrilevanti, in quanto si trovano in comuni con basssa densità abitativa (neanche mezzo quartiere di Roma). L'altro caso è di un'attività di Milano, che mi pare utile da analizzare: ha sede in una zona ad alta densità di popolazione ed ha una folta concorrenza, proprio come la nostra azienda. 

Faccio una ricerca su Google con le chiavi di ricerca che mi aveva indicato lo staff di iWeb Partners per quest'azienda, e scopro che essa non compare neanche fra i risultati della prima pagina.
Decido quindi di telefonare a questo loro cliente, come da loro consigliato, e riesco a parlare col diretto interessato. Mi risponde che si accorge solo ora che la sua attività non compare più sulla prima pagina di Google, dice che non è soddisfatto e che quando la sua attività era ben indicizzata, ciò era dovuto non esclusivamente al lavoro di iWeb partners, ma anche ad altri motivi.

Giungiamo entrambi alla conclusione (da inesperti del settore, ma usando la logica), che lo staff di iWeb Partners ottiene una buona indicizzazione del cliente all'inizio, subito dopo aver inserito i dati su Google My Businness (la cui iscrizione è gratuita); non fanno altro lavoro aggiuntivo che possa garantire il mantenimento della posizione, e infatti il sito perde posizioni man mano che i concorrenti fanno (o si fanno fare) la stessa semplice iscrizione. Tant'è vero che iWeb Partners da pochi giorni mi ha indicato questo suo cliente, e ha già perso il risultato ottenuto!

Tutto sembra confermare il mio sospetto secondo cui quei link erano specchietti per le allodole, e fatti anche male: di tre clienti presentati come casi di successo, uno non è più primo su Google e gli altri due sono irrilevanti per via di una utenza non paragonabile a quella di Roma. Tutto conferma
la scarsa professionalità dei "tecnici", che non sanno garantire il primo posto, se non per attività con bassa utenza, in città piccole.


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Nota: conservo i messaggi della persona che mi ha raccontato quanto sopra per poter dimostrare che non mi sono inventato tutto al fine di generare nei miei lettori suggestioni di sfiducia nei confronti di iWeb Partners.
Certo mi corre l'obbligo di dire che non conoscendone il mittente non posso sapere se si tratta di un'invenzione o della verità. La cosa di cui sono certo e che posso tranquillamente dire è che iWeb Partners con me si è comportata in maniera scorretta e illegale.

Aggiornamento del 28.09.2015: Avendo io partecipato alla discussione su Google Gruppi intitolata "Truffa da parte di Agenzia Web Marketing iwebpartners.it" , fra le varie notifiche dei nuovi messaggi che ho ricevuto, quella di poche ore fa è particolarmente divertente, se si pensa che è stato appunto inviato in una discussione sul fatto che iWeb Partners sia o no un'azienda truffatrice. Trattasi di un messaggio spam e che vedo è stato subito cancellato. Lo riporto di seguito perché merita davvero. Anzi, per la verità i messaggi sono due, entrambi di un sedicente "Matteo Dan".
Primo messaggio:

ciao

Secondo messaggio (incollo qui sotto senza correggere nulla, dato che non merita alcuna pietà):

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Sì, lo sapevo che certa gente non conosce vergogna. Ma non mi ci sono ancora abituato.

13 maggio 2015

Esperto di SEO ma non di privacy, non fare come top10neimotori.com...

Ho appena risposto all'email che un esperto SEO ha inviato a mio fratello chirurgo plastico.

Ecco cos'è successo:

- Lui commette un illecito penale, in quanto viola la legge sulla privacy inviando spam

- Anziché beccarsi una denuncia penale o una sanzione da parte del Garante per la Privacy, cose per le quali per pietà nessuno si è attivato, il ragazzo riceve dei miei consigli, con toni assai pacati (vedi sotto), e io racconto i fatti su questo blog senza fare nomi affinché possano essere utili ad altre persone

- Mi risponde in malo modo (vedi sotto), confermando che è stata una buona idea non ingaggiare la sua azienda e facendomi cambiare idea sull'opportunità di scrivere questo articolo senza fare nomi.

Del resto, proprio per il fatto che ritiene di non aver sbagliato alcunché, immagino non abbia nulla in contrario a che io pubblichi il tutto dicendo di chi sto parlando. Inoltre da parte mia ritengo buona cosa che i lettori sappiano, affinché anche magari in base a ciò che io riporto in questo blog possano valutare e scegliere. Si tratta di Roberto di www.top10neimotori.com. Buona lettura.


Mia email di risposta al messaggio spam inviato a mio fratello:

Ciao, sono il principale consigliere marketing di mio fratello, a cui hai scritto un'email presentandoti come esperto SEO.

Come vedi l'ho già vaccinato dallo spam, in quanto mi ha appena scritto:

"Lo so che è sempre la stessa cosa delle mail non autorizzate, ma te la giro solo per info".

Vedo che è prassi, per molti professionisti del web, contattare i potenziali clienti sorvolando su ciò che dice la legge.
Spesso le persone contattate, paradossalmente considerano meno fastidiosa una pratica illegale, e cioè lo spam via email rispetto a una pratica legale, e cioè una telefonata promozionale a potenziali clienti non iscritti al Registro Pubblico delle Opposizioni.
Spesso, pur non essendo iscritti a tale registro, magari rispondono male, mentre invece l'email semplicemente la cancellano e non la considerano una invasione della privacy. In realtà è proprio via email che non esiste il silenzio assenso: se una persona non ti ha esplicitamente e preventivamente autorizzato a inviarle pubblicità e ciò nonostante tu lo fai, allora è spam, cioè violazione della legge sulla privacy, quindi un illecito penale.
Questo per me è rilevante non tanto per il fatto che viene punito duramente (visto che nella stragrande maggioranza dei casi non succede), quanto per il fatto che una persona un minimo sveglia potrebbe chiedersi "Posso fidarmi di un professionista ridotto così male che per farsi nuovi clienti sente il bisogno di comportarsi illegalmente?". E inoltre: "Posso affidare il mio marketing a chi del marketing non conosce l'ABC, e cioè come non farsi male?"

Nota: sì, è spam anche un primo messaggio non autorizzato col quale si chiede l'autorizzazione a inviare altri messaggi. E sì, è pubblicità anche se dici "Non voglio venderti nulla, solo presentare il mio servizio per farti valutare l'opportunità di usufruirne o no, sarai tu a decidere" (del resto tutte le pubblicità sono "presentazioni"...
forse chi usa questa supercazzola crede che pubblicità sia indurre a comprare puntando una pistola).

Insomma, c'è una terza alternativa oltre a una telefonata con immediata preghiera di un appuntamento (metodo spesso legale, ma fastidioso e poco efficace) e un'email (metodo spesso illegale e spesso inefficace) ?

Sì. È la posta cartacea. Con indirizzo scritto a mano, sia del mittente che del destinatario (in questo caso la busta viene aperta prima di passare dal cestino della spazzatura con una probabilità molto maggiore rispetto alle buste con indirizzo stampato).

Con le persone non iscritte al Registro delle Opposizioni (controlla prima!) puoi combinare telefonate e posta cartacea, in questo modo:

1) Telefoni presentandoti per chiedere se puoi inviare una lettera, e dicendo due parole su cosa troverà all'interno della lettera; il destinatario quasi sempre ti risponderà di sì; quando gli arriverà la busta non si chiederà "E chi è questo?", la aprirà e la leggerà con meno diffidenza

2) Invii la lettera scritta con un buon copywriting. Nella lettera inserisci il link al tuo sito (che mi sembra fatto bene, anche lo modificherei almeno per dare ancor più risalto al vostro punto di forza di cui hai parlato nel tuo messaggio)

3) Dopo una settimana telefoni per sapere se la lettera è stata ricevuta, e se il potenziale cliente è disposto a fissare un appuntamento

A proposito di copywriting, dopo aver letto la tua email, ecco i miei consigli:

- evita i punti esclamativi, che potevano andare bene negli anni '70, massimo '80, e oggi sanno di finto e fastidioso

- non abusare del TUTTO MAIUSCOLO (idem come sopra)

- Se davvero hai servito con successo diverse aziende e vuoi trasformare questo dato in un motivo per il quale una persona dovrebbe fidarsi di te, devi dire quali sono queste aziende e quali risultati hanno avuto di preciso, e cioè in quale situazione erano prima che tu intervenissi e in quale situazione erano dopo. Dire semplicemente "Conosco molto bene il suo segmento commerciale per aver servito in passato diverse aziende nel settore Franchising" è lo stesso che dire "Ho milioni di clienti soddisfatti del mio tronchetto della felicità".
Specifica e sarai credibile, altrimenti meglio omettere tutto quanto. Vedo che sul sito le testimoninaze ci sono e anche i relativi link, ma se si tratta di SEO la cosa è rilevante solo se specifichi le parole chiave con le quali la tale e la talaltra azienda sono posizionate, in modo che questo possa essere verificabile.

Per il resto la tua offerta è certamente interessante. Se ti fossi presentato nel rispetto della legge sulla privacy avrei sicuramente valutato l'opportunità di un colloquio con te. Spero che quanto ti ho detto ti serva per il futuro.

E spero possa servire anche a chi leggerà queste parole, che con l'occasione trasformo in articolo per uno dei miei blog (senza fare nomi)

Buona giornata

Marco

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Ricevo pochi minuti più tardi questa risposta:

Ma mi faccia la cortesia... ma si rilassi che le fa fa male ala salute tutto questo acido...
Faccia un pò quello che vuole e che crede: nopn me ne può fregare di meno!!!
Ognuno è libero di impiegare il proprio tempo come meglio crede!

E poco dopo il ragazzo sente il bisogno di scrivermi un altro messaggio:

E mi dia del lei, visto che fa tanto il "professorino" di etica e buon costume! Non mi pare che abbiamo mai preso un caffè assieme noi due, se anche questo bastasse a garantirle questo diritto...

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Mia risposta:

Rispondo aggiornando l'articolo sul blog... dove data la tua
irriconoscenza non ti meriti più l'anonimato.

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Sua risposta:

Si, sono molto imprezssionato... Guardi, ci scriva anche questo: Lei è un gran maleducato: continua a darmi del tu!
E visto che ci sono, caro "professorino, le do un consiglio: il suo Blog ha un page Rank di ZERO su dieci, con barra grigia... Faccia qualcosa perchè non è messo tanto bene...
E questo è gratis...


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Mia risposta:

> Si, sono molto imprezssionato...

Lo vedo, dato che tremi mentre scrivi la doppia "s"

> Guardi, ci scriva
> anche questo: Lei è un gran maleducato: continua
> a darmi del tu!

Cioè:

- Ho dedicato un po' del mio tempo a risponderti (va beh, non l'ho fatto solo per te, ma in generale mi fa piacere aiutare chi in buona fede fa degli errori che potrebbero costargli cari se trova qualcuno a
cui quel giorno girano, diversamente dalla fattispecie)
- L'ho fatto usndo parole del tutto gentili
- Tutto questo invece di fare denuncia penale né segnalazione al Garante per la Privacy
- ...Visto che hai commesso un illecito penale

E in tutto questo chi è la persona maleducata? Io, perché ti ho dato del tu (cioè, tu commetti un reato, ma quello da criticare sono io perché ti do del tu? Is this the real life?)
Inoltre tiri fuori miei presunti problemi di salute per il fatto che non sarei rilassato, invenzioni della tua coda di paglia.

Questo conferma che non solo è stata giusta la mia decisione di non ingaggiarti (metti pure che abbia io torto e sia uno sciatto e maleducato: proprio per questo non ti pare squalificante rispondere
alle email di un acido professorino il cui blog con page rank zero non ti impressiona per nulla, anziché ignorarle del tutto?)
...ma conferma anche che è stata giusta la mia decisione di darti del tu, visto che ti comporti come un bimbo e quindi come bimbo è adeguato trattarti.
E no, continuare a darmi del tu non è un modo efficace per manifestare quanto tu sei più educato di me. Non funziona così. Se proprio vuoi fare della buona educazione la tua bandiera, il modo è un altro: chiedere scusa per il reato che hai commesso e magari ringraziarmi per i consigli che ti ho dato.

> E visto che ci sono, caro "professorino, le do un
> consiglio: il suo Blog ha un page Rank di ZERO su dieci,
> con barra grigia... Faccia qualcosa perchè non è messo tanto bene...

A quale dei miei blog ti riferisci?
Per quanto riguarda quelli che gestisco praticamente per hobby (Psicoperformance e OPIDOS) sono già messo bene, visto che non me ne importa un fico secco dell'indicizzazione (E anche se fosse, come fai a dire che uno non è messo bene guardando solo il SEO? Magari uno ha scelto di fare AdWords o altro... cavolo, *tu* non sei messo benissimo se le tue valutazioni sono così superficiali...)

Se invece guardi www.marcomalatesta.com, sono secondo con la chiave di ricerca per la quale avevo intenzione di esserlo, e cioè "cerotti Lifewave" (secondo solo alla casa produttrice di tali dispositivi,
quindi praticamente è come se fossi primo).

> E questo è gratis...

Giusto, coerentemente con la politica della vostra azienda: pagamento in base all'utilità dell'aiuto fornito.

Ciao

Marco

04 maggio 2015

Chiamano e si presentano come partner di Google (es. iWeb Partners)...

Pochi minuti fa ricevo una chiamata da un ragazzo con accento straniero. Dice di chiamare per conto dell'azienda iWeb Partners, che a sua detta è partner di Google.

...anche se non mi risulta: sono andato a controllare sulla pagina di Google Partners www.google.it/partners
e poi sul suo motore di ricerca interno, e la ricerca di "iwebpartners" non dà alcun risultato (nota: poi scopro che non si scrive tutt'attaccato, ma lo stesso staff di tale azienda, compiendo la ricerca corretta, mi ha comunicato lo stesso risultato, vedi sotto).

Il ragazzo mi spiega che il motivo della chiamata è il mio posizionamento come primo risultato su Google; mi spiega che per ogni categoria merceologica iWeb Partners sceglie un solo esercente in una data zona, e che io sarei l'unico nel raggio di 200 km (ulpa. Addirittura 200 km... avranno presente che un paziente per fare una seduta di fisioterapia di solito non è disposto a farne più di 20?)

Comunque chiedo se posso pagare a risultato raggiunto, visto che altrimenti rischio di pagare per un servizio che poi non viene erogato come promesso (senza comunque nessuna intenzione di usufruire del loro servizio, ma solo per curiosità, dato che mi hanno spammato e valgono le regole "se fai spam significa che di marketing non capici un cazzo" e "dare soldi a uno spammer significa incitarlo a continuare a violare la legge sulla privacy").

Mi ha passato la responsabile, anch'essa con accento straniero.

Questa ribadisce che iWeb Partners è partner di Google e che i loro esperti sono bravissimi, fanno questo lavoro da tanti anni.
Ribadisco che comunque se pago in anticipo, pago per qualcosa che rischio di non ottenere.
Mi risponde che il rischio c'è sempre, è normale, tutti rischiano.

Capito? Prima il ragazzo mi dice che sarò primo su Google (come se la cosa fosse garantita), e poi la tipa mi dice che c'è il rischio. Evviva la chiarezza.

Chiedo se un loro emissario deve venire da me a propormi un contratto da firmare, e mi risponde che no, i contratti si possono fare anche per telefono, ("non ha mai fatto un contratto telefonico per telefono?", dice con tono da super-superiore).

Poi mi dice che la scelta è mia, e che non sono obbligato a usufruire dei loro servizi. Questa sì che è una bella notizia.

Comunque prima che io possa dire altro mi dice che sono stato gentilissimo, mi saluta e riattacca.

A questo punto ecco cosa mi è venuto da dirti, navigante OPIDOS: io non so se questo sia stato uno scherzo telefonico oppure davvero abbiano chiamato da iWeb Partners. Indipendentemente da ciò, credo che...

- se un'azienda di marketing fa spam (telefonico o via email), è da evitare senza se e senza ma

- se un'azienda di marketing si spaccia per partner di Google e non lo è, idem

- anche se un'azienda è partner di Google non significa che faccia bene il suo lavoro. Infatti per essere partner di Google una persona deve superare un esamino che è una sciocchezzuola, come spiegato da Marco Cavicchioli a questa pagina

- se un'azienda ti chiede del denaro, ti deve garantire il risultato; se è impossibile conoscere il risultato, il rischio se lo deve accollare l'azienda, non tu, visto che i soldi glieli dai buoni e senza il rischio che siano falsi; quindi, se non il pagamento a risultato, ci dev'essere almeno la possibilità di rimborso in caso di risultato non raggiunto.

Dopo di che mi viene da pensare: ma non l'ha capito 'sta gente che esistono i blogger e i gruppi di discussione, indicizzati col loro amicone Google?

Su una pagina di Google Product Forums, l'ambiente di Google che contiene i forum dedicati ai suoi prodotti ho trovato una discussione intitolata "Truffa da parte di Agenzia Web Marketing iWeb Partners.it"

In realtà parlare di truffa è errato, visto che per sussistere il reato di truffa devono esserci precise condizioni di cui fra l'altro bisogna avere le prove, altrimenti è chi muove quest'accusa in pubblico a rischiare di essere incriminato per un reato, quello di diffamazione. Infatti nella stessa discussione si legge che l'utente "iWeb Partners", ha annunciato querela nei confronti di un utente.

Aggiornamento: proprio mentre scrivevo questo articolo sono stato chiamato al telefono da un'altra signora presentatasi come responsabile di iWeb Partners, che mi ha detto (in buona fede?) che precedentemente era caduta la linea. Le ho spiegato che no, non è caduta di sicuro e la sua collega mi ha riattaccato senza farmi parlare, visto che le sue parole annunciavano chiaramente fine di una conversazione.
Questa signora mi spiega che - se ho capito e ricordo bene - iWeb Partners intreccia un po' il SEO con AdWords, per cui quando non si è in testa col SEO si fa AdWords per compensare.
Dopo aver eseguito un controllo sul sito di Google Partners, mi spiega che iWeb Partners non risulta come partner di Google perché questo accade quando un'azienda non acquista da Google almeno 10.000 euro di servizi, cosa che nel mese di maggio appunto non è stata fatta. Le rispondo che, non per essere maligno, ma io non posso fidarmi sulla parola e mi fiderò quando vedrò.
Quanto ai risultati promessi-auspicati, mi spiega che i partner di Google godono di un particolare rapporto contrattuale con Google grazie a cui possono inizialmente offrire al cliente la possibilità di una campagna AdWords non pay per clic, cioè il pagamento è forfettario qualunque sia il numero di clic effettuato dai naviganti. Buono a sapersi.
La ringrazio per la spiegazione ed elargisco un consiglio per la sua azienda, quello di controllare se le persone che chiamano sono iscritte al Registro delle Opposizioni, per evitare di fare spam. Mi risponde che le liste di numeri di telefono sono state acquistate da un'azienda che io ho probabilmente autorizzato a vendere i miei dati per fini pubblicitari. Le rispondo che siccome non ricordo una cosa del genere, vorrei sapere chi è questa azienda per fare una verifica e valutare così la liceità del modus operandi di iWeb Partners, e così valutare l'eticità anche da parte mia di finanziare tale azienda.

Mi promette di farmelo sapere domani mattina verso le 9-10...

Aggiornamento del 5.5.2015: ricevo la telefonata alle 14.30 circa, ma sto spedendo un pacco alle Poste, quindi rispondo velocemente che potrò parlare dopo mezz'ora circa.
Torno a casa e ho una conversazione via email col suddetto blogger Marco Cavicchioli. Mi dà una spiegazione riguardo alle web agency che dicono "siccome siamo partner di Google, possiamo inizialmente farti avere una campagna AdWords con la stessa spesa indipendentemente dal numero di clic che avrai". La spiegazione è questa: la premessa "siccome siamo partner di Google" non c'entra nulla. Non si tratta di un trattamento di favore che Google riserva ai partner, ma dell'uso di coupon da qualche decina di euro che Google regala ai possessori di un account col quale non è mai stato fatta alcuna campagna AdWords.
Che? Ma allora basta farsi un account Google ogni volta che si finisce il credito del coupon gratuito, per averne di nuovo un altro, e così via senza mai pagare? Sì, finché Google non ti becca. Allorché ti banna tutti gli account che hai.
In pratica chi vuole fare lo scroccone a vita deve, dopo forse 4-5 account, usare un prestanome. E in questo momento mi sto immaginando le web-agency per le strade che offrono 5 euro ai barboni per avere i loro dati :-)))

Aggiornamento delle ore 17.10: Ricevo di nuovo una chiamata dallo stesso numero, e parlo con la stessa signora, che si qualifica come Emilia. Inizia a parlarmi dei servizi di iWeb Partners, ma a un certo punto le spiego che sto ancora attendendo una risposta a una domanda fondamentale: chi vi ha dato il mio numero? Mi risponde che l'avvocato dell'azienda si è espresso sulla questione, e la conclusione è la seguente: per motivi di privacy non possono fornirmi il nominativo dell'azienda che ha venduto loro la lista che comprende il mio numero di telefono. Le rispondo che in realtà la legge sulla privacy obbliga a fare il contrario, e cioè obbliga l'azienda che mi ha chiamato a venire incontro alla mia richiesta. Mi risponde che non può farlo, mi "assicura" che è tutto legale, e mi saluta. Le dico che la stessa domanda mi toccherà porla per iscritto, e la saluto. E a questo punto il seguito della vicenda esce dal tema che hai letto nel titolo di questo articolo, dunque ne scriverò prossimamente un altro, tutto dedicato al tema "I signori iWeb Partners e il rispetto della Privacy all'incontrario"! :-D

01 maggio 2015

Ti lamenti delle persone superficiali?

Oggi un mio amico ha scritto su Facebook un pensiero non molto dissimile da quello che ho letto altre volte... solo che stavolta mi sono deciso a dire la mia in merito.

Nel suo post diceva di essere insofferente a questo mondo in cui predomina superficialità, stupidità, preconcetti, falsi valori, e in cui tante persone discriminano chi secondo loro è eccessivamente diverso, o chi non si vergogna di esternare le proprie emozioni. Concludeva dicendo che comunque lui, strano e diverso, resta "libero nel cuore".

Ed ecco cosa penso: fermo restando la tristemente alta percentuale di persone stupide, superficiali, pecorone e diversofobe, se ti viene da pensare (e magari anche da scrivere) cose del genere, mi viene da farti due domande:

- Le persone superficiali, stupide, piene di preconcetti, di falsi valori, etc secondo te hanno diritto di essere così?

- Sono così importanti per te al punto che la loro esistenza ti rende insofferente?

Posso capire una iniziale insofferenza insorta il primo giorno in cui ti sei accorto che eistono persone del genere. Ma una volta che hai preso coscienza del fatto che una enorme quantità di esseri umani è così, potrebbe essere l'ora di considerare un passo successivo diverso dal soffrire o lamentarsi, e che potrebbe consistere in una QUALSIASI altra cosa. Qualche esempio che mi viene su due piedi:

- scherzarci su
- scrivere un articolo su un blog su questo argomento, e farlo una volta per tutte senza bisogno di ripensare e riscrivere la stessa cosa ogni tanto
- dipingere un quadro denso di significato, o disegnare una vignetta ironica, o scrivere una canzone o una poesia sullo stesso tema
- rivolgere alla tua divinità preferita una preghiera di ringraziamento per non essere stupido o superficiale
- pregare la tua divinità preferita di aiutare queste persone a uscire dalle tenebre orribili della stupidità
- creare una setta religiosa basata su concetti opposti rispetto a quelli in cui credono queste persone
- mettere su un business sfruttando la loro stupidità
- semplicemente non considerare cotanta gentaglia e rivolgere la tua attenzione a ciò che veramente ritieni importante.

Continuare a patire della stupidità altrui è come rimanere a vita impressionati da un piercing sulla lingua che si stava facendo uno sconosciuto che per caso hai adocchiato mentre passavi davanti a un negozio di tatuaggi e spillatrici cutanee. Ti può fare impressione lì per lì e magari vomiti sul marciapiede come un 16enne pieno di vino dopo una cena di classe, solo che hai più del doppio dei suoi anni e sono le 12.15 del mattino. Ma nei giorni seguenti, visto che mister lingua impallinata si crede elegante ed è sereno, nonché beatamente ignaro di avere un metallo in bocca che ivi crea dannoso galvanismo, perché dovresti starci male proprio tu?

Insomma, se scrivi post del genere... veramente sei "libero nel cuore" ?

Aggiornamento: il FB-friend ha letto questo articolo e mi ha spiegato che... ok, ma se si tratta di persone che intralciano il tuo lavoro è impossibile che non ti influenzino... Vero. Cioè, verino. Se il tuo impiego lavorativo implica anche un certo rapporto con personucole e non puoi farci nulla... allora semplicemente devi metterlo in conto, e cioè considerare che fra le mansioni assegnateti a fronte della retribuzione che ricevi c'è sopportare la loro imbecillità, proprio come lo spurgatore dei pozzi neri viene pagato anche per sopportare ogni giorno il fetore di sterco. Se consideri la sopportazione di quell'imbecillità come una mansione che fa parte del contratto anziché un male contingente che saresti tentato di risolvere, a parità di imbecilli intorno sei molto più sereno.