03 giugno 2012

Celerini, manifestanti, violenza e ovvietà

Celerini violenti
Ogni tanto mi imbatto in documenti scritti, fotografici o video pubblicati da utenti che vogliono mostrare quanto è ingiusta e cattiva la polizia perché picchia persone disarmate.

Se il poliziotto ha malmenato delle persone che erano evidentemente innocenti e che non avevano disobbedito a nessuna particolare disposizione (vedi episodio accaduto nell'edificio antistante la scuola Diaz a Genova nel 2001 in occasione del G8), ovviamente egli è da condannare e fa grandemente schifo, avendo fatto esattamente l'opposto rispetto al compito affidatogli, cioè proteggere i cittadini (è non è una buona scusa il fatto che stesse eseguendo gli ordini, né che altrimenti rischierebbe sanzioni disciplinari o il posto di lavoro).

E se il poliziotto ha picchiato un manifestante perché ha disobbedito ad alcune disposizioni dettate per motivi di ordine pubblico, basta questo per dargli ragione? Assolutamente no.

Quando è giustificato il poliziotto che picchia persone disarmate?

Non posso rispondere a questa domanda analizzando tutti gli episodi di violenza accaduti uno per uno, ma posso fare un po' di chiarezza in generale.

Le direttive date ai poliziotti in occasione di una manifestazione popolare hanno ufficialmente questo spirito: siccome non si può mai essere sicuri che i manifestanti siano disarmati (es. qualcuno fra loro potrebbe avere un sasso in tasca da lanciare), e siccome anche quando si dicono e appaiono pacifici potrebbero essere in realtà violenti, allora per precauzione bisogna disporsi in fila lungo un confine di sicurezza, indicando così implicitamente che è proibito varcarlo, e se qualcuno ci prova bisogna respingerlo.

Ripeto: respingerlo, non necessariamente picchiarlo.

Nelle manifestazioni popolari la violenza da parte della polizia è eticamente e legalmente giustificata solo in queste occasioni:
- quando è usata contro chi immediatamente prima si è reso manifestamente violento o è armato
- quando il rischio di subire violenza è sinceramente sospettato
- quando si tratta di picchiare manifestanti che stanno tentando di varcare il confine di sicurezza e la quantità di manifestanti è tale da altrimenti mettere a rischio l'efficacia della barriera umana.

Inoltre in tutti questi casi la violenza non dev'essere eccessivamente crudele quanto a regione del corpo colpita, forza con cui vengono sferrati i colpi e dev'essere interrotta non appena la persona è stata messa in condizione di non poter più nuocere. In altre parole, la violenza è lecita solo quando è usata il minimo indispensabile.

..."Indispensabile" affinché venga rispettato il confine di sicurezza imposto.
Non "indispensabile" affinché il lavoro del poliziotto sia veloce e comodo.

Purtroppo ci sono occasioni in cui invece i poliziotti:
- sono in numero non significativamente inferiore rispetto ai manifestanti
- si rendono conto benissimo che queste persone sono disarmate e innocue e che per respingerle sarebbero sufficienti alcuni spintoni dati con gli scudi antisommossa
...e ciò nonostante ai loro tentativi di varcare il confine di sicurezza, reagiscono picchiando. Il motivo per cui scelgono di picchiare è intuitivo: per impedire a una persona di fare ciò che sta facendo o dissuaderla dal riprovarci è più facile e veloce procurarle dolore fisico. Ma l'intenzione di svolgere il proprio lavoro in modo più comodo e veloce non è qualcosa che giustifica la violenza né moralmente né legalmente.

Che i manifestanti stiano contravvenendo alla legge non c'entra. La violenza non è eticamente né legalmente lecita come strumento di punizione per un illecito o addirittura come mezzo di dissuasione dal commetterlo. Per quello esistono i tribunali e i giudici.

Purtroppo sono molte le persone che invece sostengono debba essere in certi casi direttamente il poliziotto, con le botte, a punire chi ha trasgredito la legge.
Inoltre quando si parla di manifestazioni, nei confronti della polizia è diffusa anche una grande tendenza all'indulgenza. Ad esempio, durante la manifestazione del 2 giugno contro la Fornero a Trento, a un certo momento i celerini addirittura hanno palesemente cercato lo scontro fisico avvicinandosi e spintonando i manifestanti e poi manganellandone alcuni per il solo fatto che avevano fatto un coro contro di loro; nella stessa occasione un poliziotto ha minacciato un ragazzo dicendogli qualcosa tipo "Ci vediamo dopo".


Se un qualsiasi lavoratore che svolge una mansione diversa da quella delle forze dell'ordine, per il fatto di essere canzonato da un cliente lo spintona, lo picchia oppure lo minaccia, la cosa più normale che può succedere è il licenziamento per giusta causa. Se invece lo fa un poliziotto o un gruppo di poliziotti, la cosa pur costituendo reato è considerata talmente normale che di solito non viene sporta querela neanche dal manifestante che ha subito il torto.

DETTO QUESTO, QUALCHE PAROLA PER IL MANIFESTANTE...

Manifestante, probabilmente sapevi già tutto quello che ho scritto sopra. Se ho portato alla tua attenzione qualcosa che ti era sfuggita, mi fa piacere. Il succo, ai fini della tua decisione su cosa fare, è questo:

i celerini nella maggior parte dei casi hanno l'ordine, l'intenzione e l'impunità per comportarsi in maniera né etica, né legale, e cioè ai tuoi tentativi di varcare il limite di sicurezza reagire facendoti male, e nei casi peggiori continuare a picchiarti anche quando sarai a terra dolorante.

Non sto scrivendo questo articolo per ammonire tutti gli esseri umani che durante una manifestazione hanno tentato di varcare il limite di sicurezza, o che si sono comportati in maniera violenta; troverei blasfemo fingere di riuscire a immaginare come certe persone sono state ridotte e sbrigarmela con un facile "Manifestate civilmente". Non ho credenziali per impartire una lezione del genere dal mio pulpito di persona benestante.
Manifestante, capisco che potresti essere in una situazione di estrema esasperazione, capisco che magari senti l'urgenza di gridare un "Vaffanculo" in faccia alla persona che ha arrecato o sta arrecando un grande danno a te, alla tua famiglia, ai tuoi amici, ai tuoi concittadini.

Questo non deve togliere chiarezza a ciò che vuoi ottenere e a ciò che sei disposto a rischiare.
Se torni da una manifestazione dove ti sei fatto ferire o rompere qualche osso in seguito della tua disobbedienza, non ho nulla da criticarti, a patto che:

- la tua intenzione fosse creare un filmato come prova di quanto sono stronzi i poliziotti che picchiano anche quando non ce n'è bisogno
- la tua intenzione fosse quella di rendere la tua manifestazione più efficace, anche a rischio di essere malmenato
...in entrambi i casi accettando il rischio di essere picchiato.

Se invece ti stupisci e ti lagni di quello che è successo e vuoi far passare una "routinaria" carica della polizia come super-scoop, allora io mi stupisco della tua ingenuità.

Se io andassi a rompere le palle a una guardia dell'aeroporto, pochi secondi dopo facilmente mi ritroverei sotto una pioggia di cazzotti e pedate da parte sua e dei suoi colleghi, e chiunque lo troverebbe perfettamente normale, tanto è facile capirlo.
Altrettanto intuitivo dovrebbe essere lo stesso tipo di scenario traslato nel contesto di una manifestazione. Basta sostituire "aeroporto" con "piazza". Insomma, non mi pare un segreto che i celerini siano armati e ufficiosamente istruiti e intenzionati a picchiarti se oltrepassi il limite stabilito. I manganelli sono bene in mostra, e i fatti di violenza precedentemente accaduti sono noti a chiunque sia un minimo informato sulla cronaca nazionale.

Eppure esiste il manifestante che disobbedisce, subisce e si stupisce.

Si stupisce lui e si stupiscono una serie di persone che guardano il filmato della scena e che la commentano inveendo contro i poliziotti. Persone che invece dovrebbero più che altro chiedersi cos'altro pretendeva di ottenere l'ennesimo Don Chisciotte.

Insomma, si può essere d'accordo oppure no col limite di sicurezza che è stato imposto e di cui vietare il superamento ai manifestanti. Detto questo, se stai per affrontare la polizia, i casi sono due:
  • o fai parte di una squadra di persone armate, allenate e dotate di una precisa strategia che consenta di avere la meglio sulla polizia (e sui consistenti rinforzi che verranno chiamati, nel caso la rivolta duri più di qualche minuto)
  • oppure stai andando a farti macellare.
Insomma, capisco la rabbia e l'esasperazione, ma come messaggio da parte di chi vuole lottare, manifestare e diffondere qualcosa di sensato e intelligente, fare scoop sull'ovvio è darsi la zappa sui piedi, il che non rimedia certo alle contusioni.

27 maggio 2012

Il benaltrismo

Posto di fronte all'insieme di problemi esistenti al mondo, ognuno reagisce in un modo che dipende:
  • dalle informazioni che ha a disposizione
  • dai propri valori
  • dal proprio vissuto
  • dalle proprie opinioni
Così la persona attribuisce una certa importanza a ognuno dei vari problemi, creando più o meno consciamente una gerarchia dal più al meno importante, e anche dal più al meno urgente.

Il benaltrismo consiste nel far notare all'interlocutore che sta inutilmente dando a qualcosa l'importanza che dovrebbe essere data a qualcos'altro.

Esistono casi in cui ciò ha senso, e cioè tipicamente quando si contesta a un interlocutore l'irrazionale proposta di combattere un fenomeno negativo affrontandone le cause minori, mentre sarebbe più efficace dedicare le stesse risorse all'eliminazione di altre cause più influenti, specificando quali sono.
Il benaltrismo ha quindi senso quando l'argomentazione riguarda quale sia il metodo più efficace per raggiungere un obiettivo comune.

E' invece decisamente inappropriato il benaltrismo di chi ammonisce l'interlocutore di occuparsi di un problema poco importante rispetto ad altri, considerato che:
  • Ha senso in certi casi dare la priorità a un problema non per la sua maggiore importanza, ma per la sua maggiore urgenza
  • Il fatto che un problema abbia più importanza rispetto a un altro è una questione di sensibilità e di valori; non esiste un metodo obiettivo per dire chi abbia ragione e chi abbia torto se due persone la pensano diversamente su questo, e chi pretende di avere ragione sull'altro è presuntuoso e irrispettoso
  • Anche quando è pacifico che un problema sia più importante di altri, questo non significa che al primo debba essere dedicato il 100% delle risorse e lo 0% a tutti gli altri.
  • Se vediamo una persona intenta ad occuparsi di un presunto problema "secondario" non è detto che in altri momenti della sua vita non si stia occupando di presunti problemi più importanti.
Proseguo riferendomi gli ultimi due punti.

Se una persona crea una campagna di sensibilizzazione e/o raccolta fondi per combattere un problema relativo al maltrattamento degli animali, spesso c'è chi commenta come se questa persona avesse dichiarato "il problema maltrattamento degli animali è più importante dello sterminio di esseri umani che avviene in molte zone del mondo". Si tratta di commenti del tutto stupidi e ipocriti, perché:
  • Il fatto una persona dedichi del tempo agli animali non significa che non dedichi pari o maggior tempo anche allo sterminio di esseri umani,
  • Non è giusto negare l'opportunità di occuparsi di un problema per il solo fatto che non è il problema più grande esistente. Infatti, ad esempio, se si sostiene che il maggiore dei mali dell'uomo è il cancro, non si dovrebbe impiegare un solo euro per pagare nessun dipendente statale finché non si è trovato il rimedio che curi ogni tipo di cancro, paralizzando l'intero sistema ("la scuola, l'università, i beni culturali, le forze dell'ordine, tutte cose importanti; i senza tetto sarebbero da aiutare, ma vuoi mettere la sofferenza di un malato terminale di tumore? Ogni euro usato per altre cose è sottratto a queste persone che aspettano una cura e che stanno ben peggio di un senza tetto...").
  • Le ragioni che ho spiegato nei due punti precedenti sono intuitive e ci si può arrivare dopo pochi secondi di riflessione, quindi "sono ben altri i problemi" è probabilmente il tipo di argomentazione portata da chi non ha voglia di riflettere per un solo secondo, preso com'è a camuffare la propria pigrizia e la propria voglia di non occuparsi né di quel problema, né di quell'altro.
A voler pensare in maniera sana, invece, un iniziale ragionamento potrebbe essere questo: la cosa più giusta è dedicare le risorse disponibili in proporzione all'importanza dei vari problemi.

Con riferimento a una singola persona, questo può ad esempio significare, considerando il tenpo che decido di dedicare all'impegno sociale, dedicarne il 50% al problema che considero il più importante, il 30% a quello che considero il secondo più importante, il 15% a quello che considero il terzo e il 5% a quello che considero il quarto.

Ma posso magari rendermi conto che gli ultimi due, se è vero che non meriterebbero il 100% dell'attenzione, neanche è giusto che vengano trascurati come di fatto succede; posso rendermi conto che di solito la gente si dedica solo ed esclusivamente ai primi due, e questo può giustificare che il 75% del mio tempo riservato all'impegno sociale io lo dedichi al terzo problema e il 25% al quarto, e lascio che altre persone si occupino dei primi due.

Tutta questa ovviamente è filosofia, utile non a spiegare il miglior modo di decidere quante delle proprie risorse dedicare a quella o a quell'altra causa, ma semplicemente a spiegare quanto il benaltrismo sui valori importanti o non importanti sia del tutto fuori luogo.

Meno filosoficamente e più concretamente: così come è giusto che una persona si senta libera legalmente e moralmente di compiere o no un percorso di studi o aprire o no una certa attività commerciale indipendentemente della domanda di un certo prodotto o servizio sul mercato, è bene che ognuno, quanto a impegno sociale, possibilmente avendo una panoramica più ampia possibile delle problematiche esistenti e di ognuna di esse l'entità e l'urgenza, si senta libero di dedicarsi a quella o a quelle che più l'appassionano nella misura che vuole, considerato fra l'altro che agire secondo la propria sensibilità è condizione fondamentale per far fruttare il proprio impegno al meglio.

17 maggio 2012

Emendamento sulle pensioni d'oro: Donatella Poretti "Ho sbagliato a votare per distrazione"

Giorni fa su Facebook veniva riportato un elenco di senatori che hanno votato contro l'emendamento sulle pensioni degli alti dirigenti pubblici (viene detto spesso che hanno "votato contro i tagli alle pensioni d'oro"). Fra questi compariva la senatrice Donatella Poretti. Mi è sembrato strano, visto che è una radicale, quindi appartenente a un partito che si batte da sempre contro lo spreco di denaro pubblico. Le ho scritto per chiedere chiarimenti, ed ho ottenuto una risposta, che mi ha autorizzato a pubblicare:

"Con tutta la sincerità che posso: ho sbagliato a votare, per distrazione. Tra i tanti voti a raffica che avvengono in parlamento su temi che spesso non si sono seguiti perché in commissioni diverse dalle proprie, può capitare che in aula per distrazione o per mancanza di chiarezza di un emendamento si tenda a seguire le indicazioni del gruppo. Così è stato per quel voto e quando l'ho compreso era ormai troppo tardi. Gli altri due senatori radicali Perduca e Bonino non erano fisicamente presenti in aula e infatti non risultano tra i votanti. Per fortuna, nonostante la pessima conduzione d'aula del gruppo PD che si è adeguato alle richieste del governo in maniera irresponsabile ma che prevedeva un accordo con il PDL, e nonostante la mia distrazione (peraltro non sono stata la sola a commettere l'errore) l'emendamento è passato. E ora il decreto corretto è in fase di approvazione alla Camera".

Invece Pietro Ichino, senatore del PD, ha dichiarato di essersi espresso contro l'emendamento non per distrazione, ma per i motivi spiegati nel comunicato pubblicato sul suo sito, dal lungo titolo "La norma bocciata da PDL e Lega mercoledì scorso non incide sulla riduzione delle pensioni che maturano da qui in avanti: mira solo ad applicare, agli alti dirigenti come a tutti gli altri lavoratori, un orientamento giurisprudenziale costante circa i diritti pensionistici già maturati e acquisiti"




14 aprile 2012

Eccessivo odio / visione limitata


Stamattina ho trovato su Facebook un commento che parla dell'odio di una persona vegana nei confronti di chi mangia i poveri animali; il ragionamento che ho sviluppato naturalmente è applicabile a qualunque situazione in cui l'odio (giusto o sbagliato) verso un'intera categoria di persone possa generare dei risultati sgraditi all'odiante stesso.

A seguito della perla onnivora "C'è ben poco di cui vantarsi ad esser vegani...voi siete esaltati a tal punto da far morire i vostri figli, gli negate le trasfusioni di sangue" ci sono stati vari commenti, fra cui il mio, dove affermavo di essere un donatore vegano.

La risposta di Maria Chiara è stata:

"Pensare che il mio sangue serva d'aiuto ad un mangiamorti che magari si trangugia qualke centinaia di creature l'anno o peggio ancora ad un cacciatore, un pedofilo....no no! Giuro che non ce la farei! Limite mio!"

Questa risposta mi ha fatto venire in mente quando una mia parente mi disse "Quando stai facendo un compito in classe di latino e hai appena cercato una parola nel dizionario, lascialo aperto, perché la prossima parola che cerchi potrebbe essere vicina". Che c'entra? C'è la stessa probabilità di trovarla vicina quanto lontana. Fai un grafico del tuo buon umore nel corso della tua vita e puoi dire: "Visto? Ogni volta che ero in basso poi ce l'ho fatta sempre a risalire", oppure: "Visto? Ogni volta che ero in alto era sempre un preludio per una discesa". Tante grazie. Puoi rigirare le cose come vuoi, se sono presenti delle variabili: l'una è contrapposta all'altra.

Ma lo spostamento dell'attenzione su una di esse è utile quando viene fatto attivamente poiché quella visione fa comodo per un preciso scopo e non si può considerare una visione distorta della realtà.

Se doni sangue potresti salvare un onnivoro, ma anche un vegano. Oppure salvare un onnivoro che poi salva un vegano. Quindi se decidi di donare sangue oppure no, la domanda da farti dev'essere alla pari fra le due ipotesi: "Ci sono un vegano e un onnivoro che hanno bisogno di aiuto. Cosa decidi di fare se ti si prospetta la scelta di aiutarli entrambi oppure non aiutare nessuno dei due?".
Se la tua risposta è la seconda, mi pare che tu odi troppo gli onnivori; se non altro li odi troppo rispetto a quanto ami i tuoi amici vegani.
Inoltre una mentalità di questo genere non sarebbe sostenibile neanche a detta del vegano più oltranzista di questo mondo, altrimenti si potrebbe ragionare in modo analogo per tutte le altre decisioni: finché esistono gli onnivori (o una qualunque categoria di persone il cui comportamento disapprovo con rabbia) non si fa nulla che rischi di aiutarli: non si riempono le buche che ci sono sull'asfalto perché potrebbero aiutare un onnivoro a non rompere un ammortizzatore dell'automobile, non si compra una nuova ambulanza perché potrebbe salvare un onnivoro, non si ripara quel traliccio dell'alta tensione perché potrebbe fornire energia elettrica a un onnivoro, etc.. Il tutto a danno degli onnivori quanto a danno dei vegani, visto che le due tipologie di persone vivono in un ambiente comune.

Il limite di chi dice "Non dono sangue... lo riconosco, è un mio limite, ma non ce la faccio all'idea di salvare una persona che mangia animali" non consiste tanto nell'eccessivo odio verso una categoria di persone, quanto nell'indossare paraocchi che impediscono di vedere le vere conseguenze che ci sarebbero se la filosofia con cui questa persona prende decisioni si applicasse fino in fondo, con la coerenza che le è tanto cara.

08 aprile 2012

Richieste di ospitalità su Couchsurfing: è normale che...

Couchsurfing è un bellissimo progetto che ha coinvolto migliaia di membri in tutto il mondo. Consiste in una comunità grazie a cui si può ospitare ed essere ospitati, fare nuove amicizie e conoscere da vicino altre culture. Adoro Couchsurfing e sono molto grato agli sviluppatori della sempre più versatile piattaforma online www.couchsurfing.org a cui sono iscritto dal 2007.

..E, da vecchio iscritto, mi permetto di scrivere un articolo per fare qualche osservazione su una quasi "mania" che mi è parso di aver individuato leggendo gli scritti dello staff e di alcuni membri. Mi riferisco al pensiero che ogni tanto incontro, di questo tipo:

"Se chiedi ospitalità non devi dare l'impressione che lo stai facendo solo per non pagare un ostello; gli ospitanti potrebbero non gradire messaggi chiaramente scritti una volta e poi replicati con un copia-incolla per destinarli ad altre persone"

Ecco la mia risposta a questo pensiero, e credo di parlare per me e per altre migliaia di persone...

I motivi della partenza da casa e della scelta del luogo di destinazione possono dipendere da vari fattori; nella stragrande maggioranza dei casi, il motivo sta:
1) nella voglia di conoscere quel posto,
2) ..e/o nella voglia di divertirsi in quel posto
3) ..e/o nella voglia di conoscere la cultura di quel posto
4) ..oppure nel bisogno di soggiornare in quel posto per altri motivi, ad esempio la frequentazione di un corso che dura più giorni (spesso è stato il mio caso).

In nessuno dei quattro casi citati sopra il motivo "scatenante" della partenza e della richiesta di ospitalità è la voglia di conoscere una specifica persona di cui si è letto il profilo navigando su Couchsurfing.

Può questo essere motivo di dispiacere per l'ospitante? Ma certo che no, visto che se la voglia di conoscerti te non è il motivo principale, è altrettanto vero che l'occasione sarà gradita per fare amicizia.

Del resto, un po' tutte le amicizie nascono così: ci si trova per caso nello stesso luogo, nello stesso corso, nello stesso gruppo di amici comuni, e poi ci si accorge di avere un certo feeling.

Dire nel proprio profilo "Non chiedermi ospitalità per il solo bisogno di dormire, perché la mia casa non è un ostello" secondo me è lo stesso che trovarsi a tavola con una persona e alla richiesta "Mi passi l'olio per piacere?" rispondere "Mica sono il tuo cameriere".

Mi sembra normale che, in caso di bisogno di ospitalità, dopo aver deciso il luogo di soggiorno, un Couchsurfer guardi i profili dei possibili ospitanti di quella zona per rendersi conto chi fra loro è più interessante e compatibile sia logisticamente che caratterialmente.

Ma da questa cernita può risultare una probabile compatibilità con decine di persone, mica solo con una. E allora, visto che non ci si può fare un'immagine chiara più di tanto osservando un profilo web anche molto dettagliato, non c'è nulla di strano se prima di aver conosciuto quella o quell'altra persona si decide che come ospitante nessuna di loro va meglio di tutte le altre, perché potenzialmente, per quanto ne si sa, potrebbero andar tutte bene. Questo è ottimismo, non piattezza.

Come in molti hanno fatto, ho scritto nella pagina del mio profilo alcune indicazioni a cui richiedenti ospitalità devono attenersi per essere miei ospiti, e si tratta di scrivere nella Couch-request una cosa ben precisa. Trattasi dell'accettazione delle (abbastanza banali) norme di comportamento in casa mia, e non c'entra con la regola del tipo "se vuoi che io ti risponda, inserisci questa parola nella tua richiesta", strategia che viene usata per evitare di rispondere a chi non legge il profilo. Ma capisco benissimo che un Couchsurfer, prima di rispondere a qualcuno, pretenda la lettura del proprio profilo.

Infatti io leggo sempre il profilo dei Couchsurfer a cui chiedo ospitalità. Lo trovo doveroso, sia per educazione che per motivi logistici.

Questo però non c'entra nulla col fare "copia e incolla" nel messaggio di richiesta: se ho gli stessi concetti da esprimere e lo stesso favore da chiedere perché non dovrei usare le stesse parole? Vanno personalizzate? Ok, a volte può accadere che venga da scrivere qualcosa di particolare se ci ha colpito un passo ben preciso di un profilo. Ma non può essere obbligatorio. Non si può obbligare chi cerca ospitalità di sforzare la fantasia per far vedere che il messaggio è personalizzato. A che scopo? A volte veramente non c'è un bel niente da personalizzare. Guardo il tuo profilo e vedo che sei appassionato di canoa, e quindi dovrei chiederti ospitalità in maniera diversa rispetto a come la chiedo a un altro che è appassionato di cultura orientale? A te dovrei scrivere "Oh, se mi ospitassi sarei contento come quando vedi avvicinarsi la linea del traguardo sul fiume e superi l'ultimo avversario" e all'altro "..E vorrei addormentarmi sul tuo divano come il drago spegne il suo fuoco al tramonto"...

Per la mia esperienza Couchsurfing è fortunatamente una rete di persone con un quoziente intellettivo più alto della media.

Quindi non ci sarà difficoltà a capire che se invio lo stesso messaggio a molte persone non è perché voglio spersonalizzarle, ma perché non avendole ancora conosciute, E' OVVIO che per me, piaccia o non piaccia, la loro personalità non spicca nel mio sistema emozionale e quindi per adesso SONO "spersonalizzate" in una certa misura.
Allora se una persona risponde alla tua richiesta dicendoti che accetta di ospitarti e tu le risponda "Grazie lo stesso, ho già trovato", questa è una cosa che può accadere, ed è normale..
..Perché è un po' un'utopia che tutti i Couchsurfer si attengano a uno schema del tipo:
- invio una richiesta di ospitalità a una sola persona
- aspetto che mi risponda (alcuni non rispondono, quindi occorre decidere quanti giorni devono passare per rassegnarsi)
- se mi risponde rifiutando di ospitarmi chiedo a un'altra persona
- procedo così finché non trovo qualcuno che mi ospiti

Considerato che se invii una richiesta per essere ospitato in una data distante più di 20 giorni da adesso è molto probabile che la risposta sia del tipo "A distanza di tutto questo tempo non posso dirtelo; richiedimelo a distanza da una settimana", considerato che in media acconsente ad ospitarti una persona su qualche decina (dipende dal luogo) e considerato che per avere una risposta passa qualche giorno, si capisce che la strategia migliore da attuare su Couchsurfing quando si cerca ospitalità è:

- chiedere ospitalità a più Couchsurfer contemporaneamente
- leggere il profilo del Couchsurfer prima di chiedergli ospitalità per capire se c'è compatibilità caratteriale e logistica
- incollare nel form della messaggistica lo stesso testo per ogni possibile ospitante, apportando eventualmente qualche modifica se questa è stata ispirata oppure esplicitamente richiesta da ciò che il Couchsurfer ha scritto nel proprio profilo.