06 marzo 2008

Catene di S. Antonio: inoltrare o no?

Revisiono questo articolo del 2008 a dieci anni di distanza. Sì, siamo nel 2018 e ancora c'è chi inoltra catene di Sant'Antonio senza verificarne la veridicità. In questi anni ho scritto vari articoli sul tema; il mio preferito (e che è stato ritenuto offensivo da una persona che dopo averlo letto mi ha cancellato dai suoi amici di Facebook... forte, no?) è "Pubblicare e condividere bufale è come rubare (non scherzo)".

Quello che vedi in questa pagina diciamo che potrebbe far parte della pagina 1 del manuale su come usare l'internètte. E insomma...

Come devi comportarti se ricevi una catena di S. Antonio?

Ancor prima di parlare di come accorgersi della veridicità di un appello, è importante premettere che nel dubbio non bisogna inoltrarlo.

Perché?

Anche se la catena di S. Antonio fosse falsa, sarebbe poi quel gran male diffonderla?

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Infatti:

• Diffondere appelli falsi “diluisce” l’efficacia di quelli veri. Se la gente capisce che una grande percentuale di catene di S. Antonio è una bufala (ed è così), tenderà col tempo a non dare più peso agli appelli in generale, che siano falsi o veri.

• Riguardo alla diffusione di appelli su persone malate da aiutare falsi o "scaduti", che cioè proseguono il passaparola anche dopo che la persona è morta fa sì che i familiari continuino per anni a essere contattati, con grande loro disagio (come vi sentireste se ogni mattina vi chiamassero in tanti al telefono per chiedervi come sta vostra figlia morta di leucemia?), o fa sì che il telefono di una struttura ospedaliera venga intasato di telefonate inutili.

• Diffondere una bufala vi fa fare la figura degli ingenui che abboccano a qualsiasi storia senza prendersi la briga di verificarla e senza neppure chiedersi se sia plausibile.

• Le bufale riguardanti sostanze tossiche presenti nei prodotti più disparati danneggiano le aziende che li producono, e con esse i loro lavoratori.

• Le bufale spedite dal posto di lavoro vi possono costare il lavoro! Spesso i programmi di posta aggiungono automaticamente in coda a ogni messaggio il nome del mittente e quello dell'azienda o dell'istituto presso il quale lavora il mittente. Il risultato è che una catena spedita dal posto di lavoro sembra "autenticata" dall'azienda/istituto, che difficilmente gradisce che il proprio nome venga abusato da un dipendente e associato a una bufala.

• La diffusione di false notizie può portarvi in tribunale. Paolo Attivissimo ha detto di essere a conoscenza di almeno un caso in Italia in cui l'incauta diffusione di un appello ha avuto conseguenze legali per chi l'ha fatto circolare.

Quindi

se ti sei accorto di aver ricevuto una bufala e di averla inoltrata a vari destinatari, la cosa da fare per rimediare l’errore è, nel caso dell'invio via email, mandare loro un messaggio di rettifica nel quale ti scusi e suggerisci a chi avesse eventualmente inoltrato l'appello di fermarne la diffusione allo stesso modo; nel caso dell'invio via Facebook, eliminare il post e scriverne un altro di rettifica. Vedi, sull'argomento, l'articolo  "Hai postato qualcosa di errato su FB? LO DEVI MODIFICARE O CANCELLARE. Ecco come fare."

Per il futuro:

riguardo a come accorgersi della plausibilità di una catena di S. Antonio, vengono in nostro aiuto vari blogger cacciatori di bufale. Per questo nella maggioranza dei casi ti è sufficiente andare su Google e cercare un pezzo di testo dell’appello in questione, magari aggiungendo alla stringa di ricerca la parola “bufala”. Se si tratta di una bufala probabilmente otterrai, fra i risultati di ricerca, almeno un articolo che dà spiegazioni in merito.

Se hai verificato che l'appello è plausibile,
A CHI LO PUOI INVIARE?

Sulla bacheca di Facebook o altri social network sei totalmente libero di scriverlo, ricordando che ogni tuo amico, dopo un certo numero di tuoi post non graditi potrebbe annullare la ricezione dei tuoi aggiornamenti.

E via email / altri mezzi di messaggistica privata? Se invii una email, o un messaggio con Whatsapp, SMS, o chat di Facebook non è come aggiornare la tua bacheca di un social network, che è tua e solo tua. Qui si tratta un po' di "entrare in casa di qualcun altro", ed è ancora più opportuno ricordare che nel dubbio non devi inoltrare la catena.
Non solo: siccome molte persone non gradiscono catene di S. Antonio (vere o false che siano) e non vogliono riceverne, è giusto rispettare questa loro posizione e la loro privacy, specialmente se non si tratta di tuoi amici, cosa fra l'altro imposta dalla legge. Una catena di S. Antonio, come ogni altro messaggio, si inoltra solo a persone che abbiamo motivo di ritenere interessate.

Una volta selezionati dei destinatari plausibilmente interessati,
COME EFFETTUARE L’INVIO VIA E-MAIL?

Occorre farlo rispettando la privacy dei destinatari, ovvero non mettendo ognuno dei destinatari a conoscenza dell’indirizzo e-mail di tutti gli altri. Per far ciò occorre cancellare dal testo del messasggio eventuali indirizzi e-mail di destinatari precedenti, ed in oltre inviare il messaggio usando la funzione “carta carbone nascosta”, cosa facile sia usando le varie webmail sia usando i client di posta.

28 febbraio 2008

Outlook Express: fra i client non portabili per Windows è il mio preferito

Dopo aver usato vari client di posta per Windows, Outlook Express rimane il mio preferito *fra quelli non portabili*.

Ecco perché lo preferisco, ad esempio, a Thunderbird.

- E' possibile usarlo come organizer (Thunderbird invece no, visto che se sposti un messaggio bozza in una cartella diversa da "bozze", quando lo apri non è modificabile, e per renderlo modificabile devi prima rimetterlo nella cartella "bozze" e poi aprirlo)

- Nella finestra di un messaggio che stai scrivendo, se il cursore non si trova sull'ultima riga di testo, per portarlo in tale posizione con Outlook Express è sufficiente cliccare in un punto casuale del messaggio alla stessa altezza dell'ultima riga, oppure più sotto; quest'ultimo caso è quello che si sceglie quasi sempre, per "stare larghi": non si è costretti ad aguzzare la vista né a fare movimenti "fini" del mouse. Lo si è invece con Thunderbird, dove occorre cliccare esattamente all'altezza della suddetta ultima riga.

- Con Outlook Express, dopo aver editato un messaggio, è possibile cliccare su "invia" per salvarlo nella cartella "Posta in uscita" e modificarlo successivamente prima di inviarlo, mentre con Thunderbird, a quanto ne so io, il messaggio dopo il clic su "invia" viene inviato immediatamente.

- Con Outlook Express è possibile trascinare su una cartella di Windows un messaggio inviato o ricevuto, per creare immediatamente un file .eml, così come è possibile prendere un file.eml da una cartella di Windows e trascinarla su Outlook Express affinché venga inserito in una cartella di tale programma alla stregua di tutte le altre e-mail. Con Thunderbird niente di tutto ciò è possibile (non con tale semplicità e non senza installare plugin appositi per la conversione)

- La rubrica di Outlook Express è un file.WAB che puoi salvare in una penna usb, inviare via e-mail, etc, e leggere senza problemi su un altro pc indipendentemente dal client di posta, mentre con la rubrica di Thunderbird ciò non è possibile in quanto per leggerla credo occorra importarla nel client, e comunque è salvata in un formato che di suo Windows non riconosce.

26 febbraio 2008

Sono adulto, portami rispetto, bimbo

L'essere umano, strano essere, per il fatto di aver ricevuto in dono una lunga vita, anziché nutrire gratitudine pretende più rispetto.

Chi crede che un adulto meriti da parte di un ragazzino più rispetto di quanto gliene porta, giustifica di solito la cosa dicendo che l'adulto ha più esperienza. Il che, se si dà all'esperienza una connotazione positiva, può significare due cose..

1) L'adulto, nel corso della sua vita, ha compiuto azioni lodevoli

2) L'adulto, nel corso della sua vita, ha imparato nozioni importanti che tu non sai, e può dunque essere un tuo insegnante

Ma queste sono argomentazioni di circostanza, assolutamente di facciata.

Lo dimostra il fatto che un ragazzino dà del lei a un 45enne anche se sa che si tratta di uno che nella vita ha fatto solo il mantenuto (prima dalla famiglia, poi magari dall'ente statale per il quale in teoria dovrebbe lavorare) e che ha un bagaglio di nozioni a livello di cultura generale o di saper vivere inferiori al ragazzino stesso.
E inoltre lo dimostra il fatto che talvolta si sentono frasi del tipo "Quello sarebbe da rimproverare, perché non è corretto comportarsi così.. sai, io non gli dico nulla perché ho rispetto per la sua età.."

Piuttosto la verità sull'educazione al "lei" è questa:

"I bambini accettano qualunque cosa, giusto? Allora fra le cose che gli insegno perché non infilarci che io merito più rispetto di lui? Quando saranno adolescenti, da un punto di vista razionale si renderanno conto che la cosa non ha senso, ma rimarrà l'abitudine"

Come se di per sé l'età fosse da premiare, come se ai compleanni si potesse bocciare, certi che mai la nozione potrebbe apparire, che so, un pizzichino appena appena tendenziosa, i grandi spiegano ai piccoli che i grandi sono meglio dei piccoli. Gratuitamente e in base a nessun merito ho ricevuto in dono una vita lunga un certo numero di anni, quindi io sono meglio di te. Il fatto che sia una sciocchezza lo taci oggi per scarso senso critico e lo tacerai domani, da adulto, per convenienza, visto che sarà arrivato il tuo turno. Insomma, dammi retta, che quando sarai grande mi darai ragione..
Beh, grazie al cazzo! :-)

17 febbraio 2008

Moderatore di mailing list, pretendi dai listanti il formato PLAIN TEXT!

Quando voglio far capire a qualcuno come e perché scrivere e-mail in formato plain text, piuttosto che un HTML, rimando a un articolo che scrissi a mio tempo appositamente.

Si capisce che disporre l'invio di e-mail in formato plain text dà agli altri utenti un beneficio molto maggiore (a tempo indeterminato) rispetto all'impegno richiesto (davvero minimo, e una tantum).

Essendo l'impostazione del formato "plain text" una cosa facile, ai proprietari di mailing list sovrapopolate consiglio di buttare fuori i membri che, pur invitati a leggere la suddetta o altra guida, continuano a inviare e-mail in formato HTML facendo orecchie da mercante (magari stufatisi dopo i primi 3 secondi di problemi tecnici, pur sapendo di poter chiedere aiuto), cosa che purtroppo spesso accade.

Un avvertimento, un secondo avvertimento, e poi fuori. Perché oltre ad essere buona educazione in una mailing list seguire le regole decise dal fondatore, si aggiunge il fatto che l'operazione suddetta ha un rapporto "costo proprio / beneficio altrui" così alto che non effettuarla per pigrizia denota una mancanza di rispetto ancora maggiore.

16 febbraio 2008

Accenti nelle parole monosillabiche

Un monosillabo ha lo stessa pronuncia sia che venga scritto con l'accento che senza.

Ciò nonostante alcune parole monosillabiche vanno scritte con l'accento oppure no, a seconda del loro significato.

  • "CHE" ha l'accento quando è l'abbreviazione di "perché" (es. "ripetimi il tuo nome, ché non me lo ricordo", e non quando costituisce complemento o soggetto (es. "il bigné che ho ingurgitato")
  • "DA" ha l'accento quando è voce del verbo "dare" (es. "mi dà un panino") e non quando è preposizione (es. "vengo da Roma")
  • "LA" ha l'accento quando è complemento di luogo (es. "guarda là!") e non ce l'ha quando è articolo (es. "la stufa")
  • "SE" non ha l'accento quando è congiunzione (es. "se ti prendo...") e quando è un pronome personale atono (es. "se ne vada"); ha sempre l'accento quando è pronome personale tonico (es. "egli porta quell'oggetto sempre con sé"), salvo nei casi in cui la parola successiva sia "stesso" o "stessi", al che l'accento può essere presente o no a discrezione di chi scrive ("sé stesso" / "se stesso", "sé stessi" / "se stessi")
  • "SI" ha l'accento quando indica affermazione e non quando è complemento (es. "si morse il labbro") o particella per la forma impersonale dei verbi (es. "si usa dire").

Nessun accento hanno le parole monosillabiche che hanno un solo significato, ad esempio "sta", "so", "qua", "va", "do".

..e neanche "FA". Quest'ultimo monosillabo è semmai seguito da un apostrofo quando è voce del verbo "fare", abbreviazione dell'imperativo "fai".