29 novembre 2016

Contro le bufale i social network potrebbero...

A questa pagina del giornale online Il Post c'è un bell'articolo sulle notizie false, i cui inventori sono secondo me paragonabili ai ladri.

È un articolo molto lungo e quindi per le molte persone che non avranno il tempo o la voglia di leggerlo, riassumo di seguito la parte che ritengo più interessante, e ciè cosa potrebbe fare per arginare questo problema lo staff delle varie piattaforme online che veicolano le notizie tramite gli utenti (Facebook, Twitter, YouTube, etc).

- Dare ai lettori la possibilità di segnalare più facilmente le notizie false alle piattaforme che le stanno mostrando.

- Concordare con i siti di news più affidabili (agenzie di stampa internazionali, grandi quotidiani e altre media company) l’utilizzo di codici nelle loro pagine per rendere più riconoscibili le notizie affidabili e dare loro maggiore risalto, per esempio nelle notizie correlate mostrate da Facebook sotto un post in cui compare l'anteprima di un articolo; nel caso di una notizia falsa, le notizie correlate potrebbero mostrare sistematicamente gli articoli che le smentiscono (a questo proposito i siti di notizie dovrebbero creare apposite sezioni dedicate allo smontaggio delle bufale)

- Identificare i siti creati da poco al solo scopo di diffondere notizie false (talvolta arrivano ad avere la stessa visibilità di articoli pubblicati da fonti più autorevoli in circolazione da anni).

- inviare notifiche agli utenti che hanno visto un post qualora abbia subito una modifica, che potrebbe essere una importante rettifica o addirittura smentita.

09 novembre 2016

Video YouTube embedded - scegliere istanti di inizio e fine della riproduzione

L'interfaccia di YouTube permette la creazione automatica di un link di condivisione cliccando sul quale si visualizza il video a partire da un certo istante da noi deciso: basta cliccare su Condividi, selezionare "Inizia a:" e nella casella accanto indicare minuti e secondi; subito dopo la digitazione il link di condivisione che sta subito sopra si auto-modificherà per diventare esattamente il link che ci serve.

E se voglio decidere l'istante di inizio del filmato condiviso con un embedding?

Anche in questo caso ci pensa YouTube a creare il codice. Basta che tu clicchi su "Condividi" e poi, nella finestra che appare, clicchi su "Incorpora", spunti la casella "Inizia da" e scriva nell'apposito spazio l'istante in cui il video deve iniziare (minuti e secondi):


E se vuoi decidere il momento in cui il filmato embedded deve arrestarsi anziché proseguire fino alla fine?

In questo caso devi ricorrere al vecchio metodo manuale, quello che si usava anche per impostare l'inizio del video quando ancora YT non aveva la funzione di generazione automatica descritta sopra.

Ecco come fare (dato che ci sono ti dico anche come modificare base e altezza del video che apparirà sul tuo sito o blog):

Prendiamo ad esempio il video della puntata di MalaSpeak n. 15.

Dopo aver cliccato, sotto al video, su "Condividi" e poi su "Codice da incorporare", viene visualizzato un box che fornisce il seguente codice:

<iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/CX0Ei0raf7Y" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>

A questo punto:

- Copia il codice su un qualsiasi foglio elettronico (es. documento del Blocco Note, pagina di creazione di un articolo di un blog o di un'email, etc)

- Se vuoi, modifica il codice per regolare base e altezza del video, contenuti fra le virgolette dopo width= e height= rispettivamente (cosa che io in questo esempio non farò)

- All'interno del codice, subito dopo la URL del video (evidenziata in blu nell'esempio) aggiungi una stringa di questo tipo:

?start=X&end=Y

dove rispettivamente X e Y sono il tempo espresso in secondi (quindi ad esempio per indicare 2 minuti e 55 secondi scriverai 175).

Se ad esempio vuoi che il video inizi a 2 minuti e 55 secondi, ovvero a 175 secondi, e finisca a 3 minuti e 32 secondi, ovvero a 212 secondi, il codice dovrà essere:

<iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/CX0Ei0raf7Y?start=175&end=212" frameborder="0" allowfullscreen></iframe>

Com'è facile intuire, omettendo la parte di stringa del tipo start=X& la riproduzione si avvierà dall'inizio, mentre omettendo la parte di stringa del tipo &end=Y la riproduzione continuerà fino alla fine del video.

E insomma vualà, hai finalmente ottenuto il codice embedded del filmato che potrai includere nel codice HTML della tua pagina web, filmato che dopo il clic su "play" da parte del visitatore verrà visualizzato a partire dall'istante da te scelto.

Ed ecco il risultato dell'esempio che ho portato:

06 novembre 2016

Con la sedazione continua profonda anche in Italia i malati (terminali e non) possono smettere di soffrire

In Italia l'eutanasia è vietata. Il suicidio assistito anche. Ma almeno un paziente terminale può chiedere che si ponga fine alle sue sofferenze mandandolo in coma farmacologico?

La risposta a questa domanda è sconosciuta a molti italiani, forse la maggioranza.

Per questo scrivo questo articolo su questo tema, che mi sta particolarmente a cuore e riguarda potenzialmente tutti (e a cui ciò nonostante troppe persone non danno grande importanza finché non li riguarda da vicino... ci vorrebbe anche un po' di "possipatia" per raddrizzare il mondo...).

Secondo la legge 38 del 2010 sulle Cure Palliative e la terapia del dolore, un paziente affetto da una patologia inguaribile e che soffre di dolori non diversamente controllabili ha diritto alla sedazione continua profonda, detta anche sedazione terminale. È quella che chiese ed ottenne ad esempio il Cardinal Carlo Maria Martini, morto nel 2012.

Non si tratta di "eutanasia clandestina", con cui viene talvolta confusa: quest'ultima tipicamente consiste nel sovradossaggio volontario di farmaci allo scopo di ottenere la morte del paziente. La sedazione terminale viene invece eseguita al solo scopo di eliminare le sue sofferenze, ed è quindi consentita anche quando può accorciare la vita.

E i pazienti non terminali?
I pazienti la cui accettabile qualità di vita non è sufficientemente garantita dalla terapia del dolore, ma che al tempo stesso non hanno una patologia che provoca la morte, hanno diritto alla sedazione continua profonda?

Questa domanda riguarda ad esempio alcune persone con gravi patologie neurologiche come un'avanzata stenosi del canale midollare, o con una sclerosi multipla avanzata che dà forti dolori, o pazienti con SLA o con una distrofia muscolare la cui durata della vita non si può prevedere in quanto sono sottoposti a ventilazione artificiale.

La legge 38/2010 dice che sì, anche loro ne hanno diritto.

05 novembre 2016

Essere contrari alle torture "gratuite" degli animali... e cioè?

Stamattina ho partecipato per qualche rigo a una discussione su Facebook su animali maltrattati e metodi su come ridurre la sofferenza di un pesce da parte di chi pratica la pesca cosiddetta "sportiva". Una persona è intervenuta specificando di essere contraria alla tortura gratuita.

Scrivo qui una riflessione sul concetto di "gratuito".

In questo caso con questa parola si intende "senza ricavarne un plausibile beneficio". Dunque il significato non è univoco, perché il concetto di "plausibile" è soggettivo.

Chi è a favore della pesca, o della caccia, o dello sfruttamento di animali necessario per produrre il latte pensa "mi sta bene provocare sofferenza a questi animali, e non la considero gratuita poiché dà a me un beneficio che ritengo plausibile, e cioè mi piace il loro sapore".
Chi pesca per sport pensa "mi sta bene provocare sofferenza ai pesci [puoi avere tutte le accortezze che vuoi, ma il pesce non se la gode di sicuro], e non la considero gratuita, perché dà a me un beneficio che ritengo plausibile, e cioè mi diverto a pescare".
Stessa cosa per chi organizza i combattimenti di galli o di cani. Basta togliere "mi piace il loro sapore" o "mi diverto a pescare" e sostituirli con "mi diverte vederli lottare".

Io ritengo non plausibile allevare animali in modo intensivo o pescare o cacciare, perché:

- non è indispensabile per sopravvivere (a meno che per situazioni di emergenza costituisca l'unico modo, ma in questo caso è plausibile anche il cannibalismo)

- non è indispensabile per godere di una sufficiente soddisfazione nel mangiare (è anche una questione di abitudine, e qui si potrebbe aprire un discorso sull'abituare i bambini a un certo tipo di alimentazione)

- il beneficio organolettico derivante dal mangiare animali e il divertimento nel pescare e sparare, qualunque essi siano (Mah!), sono sproporzionati rispetto alla sofferenza degli animali in questione.

Quindi secondo me sia l'allevamento intensivo, sia il consumo di latte e derivati, sia la pesca ai fini alimentari, sia la pesca ai fini di divertimento, sia la caccia (ricordo che se spari a un uccello o a un capriolo non sempre muore sul colpo) sono da considerare, con buona approssimazione, torture gratuite.

Nota: per quanto riguarda gli allevamenti non intensivi ai fini alimentari, ipotizzando una vita e una morte senza sofferenza degli animali, non mi sento spinto a mangiare carne comunque. Dopo che ho preso coscienza di quanto affetto può dare un bovino o un maiale o un agnello o un coniglio, l'idea di mangiarli mi mette esattamente lo stesso ribrezzo che mi metterebbe mangiare un gatto o un cane.
...E a proposito dei nostri amici gatti (carnivori) e cani (prevalentemente carnivori), come sfamarli?
Allevare bovini, maiali e polli per trasformarli in cibo solo dopo la loro morte naturale (o eutanasia quando versano in gravi condizioni di salute)?
Questo farebbe della carne un alimento super-costoso e inoltre non riusciremmo a sfamare tutti i cani e tutti i gatti presenti, ad esempio, in Italia.
Dunque una soluzione è la riduzione del numero di cani e gatti grazie alla loro sterilizzazione, e la raccomandazione di provare a dare ai cani gli appositi mangimi vegani (sì, esiste, e si tratta di alimenti che forniscono tutti i principi nutritivi necessari per il cane).
Per fortuna in futuro a costi analoghi a quelli che oggi ha la normale carne sarà disponibile sul mercato la carne sintetica.

04 novembre 2016

"L'inganno delle diete low-carb", il nuovo libro di Colin Campbell

Libro di Colin Campbell e Michael Greger
Le diete low-carb, come dice il termine stesso, sono quelle che prevedono una minimizzazione dei carboidrati e che propongono come alimenti principali i grassi e le proteine.

Fra le diete low-carb più conosciute ci sono:

- la dieta Atkins
- la dieta Zona
- la dieta South Beach

Un'altra variante è la "Paleo-dieta", che non è propriamente "low-carb" in quanto elimina solo una parte degli alimenti a alto contenuto di carboidrati, e cioè i cereali, mentre suggerisce l'introito di carboidrati con frutta, verdura e tuberi.

Tutte queste diete sono davvero salutari?