28 luglio 2016

Sessismo o innocenti battutelle?

In queste ultime ore in un gruppo Facebook dedicato alla fisioterapia l'amministratore ha postato una foto con tre ragazze conformazione fisica differente, per discutere sull'influenza dell'altezza del bacino a parità di altezza totale della persona (in realtà la ragazza a destra è una modifica digitale di quella centrale, ma va beh).

Poiché l'unica cosa che indossavano queste ragazze erano le scarpe, come ci si può aspettare in un qualunque gruppo che include migliaia di persone compresi maschi eterosessuali (non importa se sono semplici contadini o plurilaureati), qualche membro del gruppo ha fatto delle battute da bar (non importa se bar del club forza Inter o bar del Teatro alla Scala).
Parimenti, come ci si può aspettare in un qualunque gruppo di migliaia di persone che include delle femmine, ci sono stati commenti di dissenso da parte di esemplari del suddetto genere; tali commenti hanno sortito ulteriori battute, fino a che una membra del gruppo ha annunciato la sua cancellazione dato il secondo lei "infimo livello culturale ed etico di molti membri". Ha poi detto "Io non avrei fatto questo tipo di scelta, coerentemente con un modo serio di svolgere il mio lavoro, e non solo, nel rispetto di tutti. Anche di quelle persone che mi hanno insultata nell' altro post". A questo punto sono intervenuto io, chiedendole di spiegarmi "nel rispetto di tutti. Anche di quelle persone che mi hanno insultata nell' altro post" (il rifermiento è a un membro del gruppo che le ha consigliato di tromba' un po' di più). Mi ha risposto suggerendomi di leggere quel post e i relativi commenti.

La ri-risposta che mi sono sentito di darle mi offre un'occasione per parlare di un argomento che ritengo interessante quanto ricorrente, e di farlo qui in quanto potrebbe essere utile ad altre persone in casi simili. Buona lettura...

L'ho letto, e ho visto che una persona ha accennato alla tua attività sessuale... Ora, senza bisogno di entrare in questo specifico argomento, di cui capisco tu non abbia voglia di disquisire pubblicamente, ti invito a notarte che di fronte allo stesso post diverse persone hanno avuto differenti reazioni. E ti invito a chiederti: perché tu hai avuto quella reazione e non un'altra? La prima spiegazione che ti viene da dare su due piedi immagino faccia riferimento agli aspetti culturali, sociologici, geopolitici, all'immagine della donna oggetto che non va bene, agli sterotipi che appiattiscono il ruolo della donna, ai criteri sbagliati con cui si giudica la donna, eccetera.

Ma la prima spiegazione che viene in mente spesso non è quella che centra il punto davvero, specialmente se è filtrata in maniera importante dalle tue emozioni come sembra. 

Voglio dire: tutti noi conosciamo più o meno i problemi esistenti fra uomo e donna sia nei rapporti fra singoli, sia fra gruppi di persone, sia su ampia scala. Ma c'è connessione fra questi problemi e l'atto di postare un'immagine del genere in questo gruppo e fare certe battute? Tu pensi di sì, e pensi che quanto hai visto e letto sia la prova che la mentalità sessista che fa tanto danno nel mondo è presente anche nella testa dei membri di questo gruppo che ti hanno contraddetto e deriso. Questi ultimi pensano il contrario, e mi pare evidente che abbiano ragione.
Perché fino a prova contraria (e una battuta spiritosa non lo è) non c'è proprio motivo di pensare che non si tratti di persone civili, e che non la pensino uguale a me e a te sui problemi sociali veri. E sicuramente se dovessero assumere una dipendente non lo farebbero in base all'aspetto fisico. Sicuramente se raccontano una barzelletta sui carabinieri o sui negri non significa che credano che tali tipologie di umani siano inferiori (e no, "negri" non è dispregiativo), e se dicono "Juve ladra" non significa che sotto sotto non si sentano inferiori agli juventini in tutto e per tutto. Eccetera.
Fra l'altro hanno fatto battute non sulle donne violentate, non sulle donne sorpassate da altre donne più belle e meno capaci, non sulle donne rinchiuse in casa da padri padroni, ma su una foto che ritraeva donne adulte che hanno posato nude volontariamente e probabilmente volentieri in quanto pagate.

Il fatto che una battuta esca dall'argomento del gruppo è vero, ma questo vuol dir poco (sono state fatti tanti commenti non strettamente inerenti la riabilitazione, e non c'è mal di nulla).

Il fatto che tu ti senta offesa, invece, questo vuol dir molto.

Mi permetto di dirtelo così come tu ti sei permessa di classificare come basso il profilo morale di certi membri di questo gruppo: tu non ti sei sentita infastidita per la forzata correlazione fra delle battute maschili a un problema socio-culturale. Ti sei sentita infastidita perché questo ti ricorda un qualche episodio della tua vita, solo che ritieni più accettabile lamentarsi su una questione più generale.

E invece no, non è più accettabile, perché non è credibile. Appare abbastanza chiaro che la leggereza di quello che è successo (e ti ho spiegato sopra perché si tratta di leggerezza della cosa piuttosto che di superficialità delle persone che hai accusato) ha fatto scattare dentro di te qualcosa a causa di un problema tuo. Non dei membri del gruppo, non delle donne fotografate, non del degrado etico-culturale, che pure esiste come tutti sappiamo.
E poiché una cosa del genere può succederti in molti altri casi simili (di battute sessiste è pieno il mondo e sempre lo sarà), potrebbe esserti utile cercare le cause personali che ti portano a comportarti internamente ed estarnamente in questo modo ed eliminarle, col risultato di poter evitare di confondere (più o meno consicamente) le storture socio-culturali vere dal sassolino nella scarpa che sei sempre in tempo a toglierti, a patto di vederlo.

31 maggio 2016

Scoprire la data di pubblicazione di una pagina web

Data pubblicazione post
In molti casi in cui cerchi sul Internet notizie o istruzioni, etc, è utile conoscere la data in cui è stato messo online quell'articolo o quella pagina: pensa che differenza può esserci fra sapere che risalga a un mese fa o a 10 anni fa un'affermazione del tipo "Ad oggi non sono noti rimedi per questa patologia", oppure "La legge prevede che...", oppure "Per creare un Like box di Facebook segui queste istruzioni", sapendo che la scienza, la legislazione e Facebook cambiano di continuo.

Fra l'altro alcuni blogger omettono volutamente la data di pubblicazione dei post, perché in questo modo, se un visitatore guarda un articolo vecchio, non può dire "Beh, ma chissà se le cose affermate qui valgano ancora"; inoltre, se non pullica articoli da molto tempo, guardando la home page sarebbe bruttino che il visitatore pensasse "Ah, questo blog è stato abbandonato / non viene aggiornato con grande cura".

E allora come si fa a vedere la data di un post o di una qualsiasi pagina Internet? (diamine, sto tergiversando che sembro Aranzulla... stai a vedere che vado in prima pagina della serp del Gugolone)

Fai così:

1)

Evidenzia col mouse un bel po' di scritte dell'articolo, per assicurarti - o quasi - che quella sequenza di caratteri esista solo in quella pagina e in nessun'altra.

2)

Copia negli appunti tali scritte (con CTRL + C se usi Windows) e incollale, racchiuse fra virgolette, sulla casella di ricerca di Google (sulla pagina di Google oppure nella casella in alto a destra del tuo browser, se Google è il motore di ricerca predefinito per quel browser).

3)

Nel risultato della ricerca comparirà la pagina su cui stai indagando. L'anteprima potrebbe iniziare oppure no con la data di pubblicazione

4)

Se non visualizzi la data di pubblicazione, nella barra degli indirizzi del browser, senza cancellare la lunga URL che c'è già, alla fine di questa stringa aggiungi (senza spazi) la segente stringa:

&as_qdr=y15

e poi premi "INVIO".

Vedrai comparire una nuova serp (cioè pagina dei risultati di ricerca), nella quale le anteprime sono tutte precedute dalla data di pubblicazione delle pagine.

Nota: prima ho detto "per assicurarti - o quasi - che quella sequenza di caratteri esista solo in quella pagina e in nessun'altra". Perché "quasi" ? Beh, perché a volte più siti internet hanno contenuti identici (i contenuti sono stati copiati e incollati, legalmente o illegalmente).

Ecco che questa tecnica serve anche per vedere chi per primo ha pubblicato uno scritto.

Se i risultati della ricerca sono talmente tanti da rendere troppo lunga la ricerca del sito su cui stavi indagando, puoi aggiungere, nella casella del motore di ricerca, uno spazio e poi di seguito il dominio del sito in questione.
Se invece l'indagine è finalizzata a capire chi per primo ha pubblicato quello scritto, puoi raffinare la ricerca in quest'altro modo: dopo aver eseguito la ricerca semplice, nella pagina della serp clicca in alto su

Strumenti di ricerca --> Qualsiasi data

e scegli date sempre più indietro nel tempo: troverai probabilmente sempre meno risultati, fino a trovarne solo uno, quello, appunto, relativo al sito in cui quel contenuto è stato per la prima volta pubblicato (in realtà dovrei dire "per la prima volta pubblicato, o almeno indicizzato da Google", ma al giorno d'oggi tutte le pagine vengono indicizzate da Google a meno che non siano linkate da nessun sito e che il webmaster abbia evitato l'indicizzazione di proposito).

29 maggio 2016

I terapeuti non esistono

In questi giorni stavo revisionando un sito. Apponevo note e correzioni. Una delle note riguardava l'uso della parola "terapeuta". Trovo l'argomento troppo importante per farlo perdere nell'oblìo. Quindi ne parlo anche qui. Buona lettura.

Può darsi ti sia accaduto di avere l'impressione che i terapeuti esistano. La realtà è ben diversa. Non dico mai parolacce, ma “terapeuta” non significa un cazzuto cazzo. Ma proprio davvero un cazzo in gigantografia 5x30 metri esposto davanti alla basilica di San Pietro mentre il papa parla alle famiglie la domenica delle palme. Esistono i fisioterapisti. Esistono gli psicoterapeuti. Esistono i medici. Esistono le puttane cinesi. E i terapeuti? No. Quelli no. Puoi chiederlo al gatto arancione che si aggira spesso in piazza vicino casa mia. È sempre di vedetta, e se esistessero ne avrebbe visto passare almeno uno in tutti questi anni. Chiedigli l'elenco di teapeuti che ha visto passare e farà scena muta come ha fatto con me. Dunque? Parlo a vanvera o ho ragione? Ma per scaramanzia lo voglio chiedere anche alla madonna del madonnino qui vicino alla ex-fermata dell’autobus, si sa mai. […] Niente. Rimane zitta. Se la cosa non ti è chiara adesso non saprei come convincerti. Secondo te perché in tre non abbiamo visto neanche mezzo terapeuta in tutta la nostra essitenza? Non siamo ciechi, e non siamo neanche negazionisti come quelli che dicono che gli zingari non esistono, e esistono solo i ROM. Gli zingari esistono. I negri esistono. Gli albanesi esistono.
E gli unicorni? No.
E il peccato originale? La difesa del Palermo? Il collo di Maurizio Costanzo? Bravissimo.
Forse esiste il Cacao Meravigliao? Ci fu la corsa all'acquisto, ai tempi di Indietro Tutta. Eppure si rivelò una corsa incontro al traguardo con la scritta "Davvero ci hai creduto?".
Esiste il virus dell'HIV? Domanda trabocchetto. Sì. Quello esiste, testa a pinolo. E sì, l'HIV è la causa dell'AIDS, al contrario di chi crede qualcuno.
E la mia palla di fibre, che ho messo insieme negli anni con i residui dei centrifugati di verdura e frutta (specialmente ananas), esiste? Certo che esiste. Eccola qua.

Ogni volta che viene aggiunto uno strato lo faccio asciugare e consolidare al Sole (all'inizio è molliccio).
Esistono i politici conniventi con la mafia? Esistono, certo. Ad esempio quello? No, quello non è. Allora quell'altro? Macché, ma ti sembra il tipo. Quell'altro ancora? Ma no, come ti permetti.
Esiste babbo Natale? Sì. Nel senso che esiste un uomo che si chiama Natale e che ha un figlio.
E i terapeuti?

I terapeuti no.

Te lo posso dire attaccato alla macchina della verità. Attaccato a un tostapane. Attaccato ai soldi. Attaccato alla colla. Te lo posso dire con una gamba alzata come un aspirante attore dice "Ugenio", te lo posso giurare sulla tomba o sul tombino di chi ti pare.

I terapeuti non esistono, nessuno, mai.

Vuoi credere che esistano perché non sai scegliere a quale professionista della salute stai facendo riferimento nel tuo discorso? Dì “professionista della salute”. Stai lontano da parole sciocche.

Anche su Facebook l'ho spiegato.

Una ha commentato così:

Mmmm.. Sarà come il "petaloso".. Ma intanto così è descritto nel dizionario: poi.. Che esista "chi si occupa della cura di malattie con una CERTA INTONAZIONE DI IMPORTANZA" ci porta ad un approfondimento davvero molto curioso. Chi è interessato ad approfondire? Mmm mi sa che è dura scoprirlo più del terapeuta
(cos'avrà voluto dire?)

Sergio ha commentato così:

Terapeuta è colui che pratica una terapia. Punto. Che poi sia autorizzato a praticare la terapia è un altro discorso. In questi anni abbiamo sostituito spazzino con operatore ecologico. Inserviente con operatore socio sanitario ecc. Non dobbiamo avere paura delle parole né cancellare il dizionario, dobbiamo solo evitare di attribuire titoli a persone che non abbiano competenze specifiche

No, non ci siamo proprio.

Petaloso (parola usata nel 1693 dal botanico J. Petiver per descrivere il fiore di peperoncino) significa "con tanti petali", quindi va bene, perché prima che io dicessi "petaloso" tu non sapevi se quel fiore aveva tanti petali o pochi; adesso che l'ho detto sai che ne ha tanti.
"Terapeuta", dice Sergio, significa "colui che pratica una terapia". Cosa accade in questo caso? Prima che io dicessi "terapeuta" non sapevi di che tipo di essere umano stavo parlando... e adesso che l'ho detto? Neanche. Capisci solo che non lo so...
...oppure che non voglio dirtelo, peché potrei anche riferirmi a una persona che non è necessariamente un professionista della salute, come ad esempio un pranoterapeuta o un cristalloterapeuta. E allora terapeuta un corno. È un riflessologo? Dici "riflessologo". È un osteopata non laureato né diplomato in fisioterapia né massofisioterapia? Dici "osteopata" (tanto si sa che ce ne sono molti così). È un cartomante? Dici "cartomante". È uno scappato di casa? Scapapto di casa. Cazzaro? Cazzaro. Topo? Topo. Peperone? Peperone. Paperino? Paperino.

Terapeuta no.

Il terapeuta è come la padania. Non c'è. Forse in una isoletta del Pacifico, piccola come quelle delle vignette barzellette, dove non si bada a qualifiche ufficiali né ufficiose, c'è un'unico professionista deputato a risolvere qualsiasi problema di salute e noi, non sapendo come tradurre la parola che usano per indicarlo, ci siamo inventati "terapeuta". Ma perché inventarsi una parola italiota per indicare un personaggio di un'isoletta del Pacifico? Potremmo usare la loro parola, senza tradurla, magari distorcendola un po' come abbiamo fatto con quell'animale saltellante detto gangurru nella lingua di una tribù locale australiana (e no, il fatto che significasse "non capisco" non è vero: bufala).

Lo so, nei vocabolari "terapeuta" c'è scritto. Se è per questo nella Costituzione si parla di repubblica fondata sul lavoro, ma non è che scrivendo una cosa si ottiene che esista.
Non creiamo inutilmente parole mutanti, se non per divertimento e coscienti che stiamo dicendo idiozie, tipo "buonista".
Altrimenti va a finire che se sei in bicicletta e a un certo punto freni, tu sei un frenatore. E ti è chiaro, immagino, che non esistono frenatori. Esistono le persone che non vogliono spalmarsi su un lampione. Così come non esistono i raccoglitori di mazzi di chiavi cadute, o i gli sbadigliatori, o gli sputatori di colluttorio.

D'altra parte in sala operatoria non trovi nessun incisore, nessun asportatore di tessuti o organi, e nessun suturatore. Perché chi pratica un'incisione, un'asportazione di un tessuto o di un organo, chi sutura una ferita non è un incisore, un asportatore o un suturatore. È un chirurgo.

E no, non ne sto facendo una questione di abusivismo. Non ho mai sentito descrivere un falso dentista con la parola "terapeuta". Un falso dentista si chiama falso dentista. E un operatore Shiatsu che non è un operatore sanitario e pigia la gente, come lo chiamo? Pigiatore? No. Terapeuta? Nemmeno. Lo chiamo operatore Shiatsu. E se quest'operatore Shiatsu dice di essere fisioterapista senza esserlo, come lo chiamiamo? Abusivo.

E qual è il nome adatto per parlare in generale di una ipotetica persona (con o senza titoli) che si occupa di salute (non necessariamente di terapia)? Credo la parola più adatta in questo caso sia un giustamente vago "esperto", con eventuale aggiunta dell'argomento su cui la persona è (speriamo) esperta.

23 maggio 2016

Querela per diffamazione aggravata (la querela, non la diffamazione)

Beh, non certo una querela sana, quella che ti sto per raccontare.
Stamattina controllo la cartella Spam, e vedo che c'è un'email abbastanza originale. Per motivi di fanta-privacy, riporto il quasi-tutto sostituendo i nominativi originali con nominativi di fantasia.

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Mittente: "Studio Legale Gorgogliani [email lunghissima che termina con un dominio di uno studio legale di Roma che esiste per davvero]

Oggetto: "Querela per diffamazione aggravata: 51209730".

Testo:

Egr. Sig. / Sig.ra
[eppure dal mio nome mica è difficile sapere se sono maschio o femmina!]
Con la presente Le scrivo in nome e per conto della mia assistita Francolina De Rosuccioli per diffidarla dal proseguire con l’attività lesiva e dichiaratamente diffamatoria del diritto all’immagine, al nome, alla dignità e alla riservatezza della mia assistita, attività da Lei messa in atto via social media su Facebook.

[Bottone blu con scritto "Scarica documento"]

Per aprire la querela prema sulla scritta "Scarica documento"

La invito, pertanto, a sospendere ogni attività lesiva facendo presente che ho già ricevuto mandato per adire le vie legali e tutelare in sede civile e penali [ops, erroruccio] i diritti della mia assistita.

Distinti Saluti.

[Nessuna firma di una persona]

Studio Legale Gorgogliani
[numero di telefono dello stesso studio legale di Roma] - Fax [numero di fax di una autofficina di Salerno!!!!]
Email: info@[solito_dominio_dello_studio_legale_esistente]


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Non ricordando nessuna Francolina De Rosuccioli, inserisco questo nominativo nel motore di ricerca di Facebook e vedo che ce n'è una che è manager di una scuola di evoluzione personale. E che abbiamo due FB-friend in comune. Però mi è totalmente nuova.

Senza badare all'autofficina (me ne sono accorto solo successivamente), ho cliccato col tasto destro sul link "Scarica documento" scegliendo dal menù a tendina "copia link", e ho incollato il link sulla barra degli indirizzi del browser. Lo accorcio e scrivo solo il dominio, che è... Pinkupcape.com, un negozio online molto Chic, o forse molto Kitsch, non ho indagato abbastanza, specializzato in vestiti, lampade e altri oggetti soprattutto di colore rosa.
Riscrivo il link segandolo un po' meno, e trovo una pagina con delle istruzioni in inglese su come scrivere un componimento letterario.
A quel punto la mia testa BOOOOM, e vado al link intero. C'è uno zip da scaricare. Scarico, scomprimo, e... un file EXE. Quindi sicuramente un malware!

E io che già mi ero dato importanza pensando alla mia prima querela ricevuta.

E il povero studio legale?
Chissà quante persone, ricevuta un'email identica, non avranno afferrato il concetto e avrà scritto a quell'email vera, dello studio legale vero, per lamentarsi o chiedere spiegazioni. Ehi, attualmente il sito di quello studio legale non funziona, a differenza che poche ore fa. Un caso?
Una vendetta di qualcuno che usando ignari e inesperti utenti del web ha voluto fare un dispetto a quello studio legale? Boh.

Commento di una mia amica pensando a chi ha ideato e messo in atto questa trappolina:
"Beh, chissà che persona cattiva. O annoiata".
O tutt'e due, ho aggiunto io.

22 maggio 2016

Dottoressa che non risponde al saluto né alla domanda, segnalata all'URP, e...

Ehi, è già passato un anno e un mese! Beh, allora direi che è tempo di pubblicare l'articolo.

Nota importante per non passare da super-mattoide: quando riporto vicende come questa, o come quella del ricorso contro una multa con l'aiuto di Ricorsi.net o come altre che magari riporterò in futuro, si tratta di prove da me effettuate per vedere che succede e condividere la mia esperienza. Insomma, non è che il mio scopo principale sia quello di dialogare costruttivamente con i vari muri di gomma che sappiamo esistere in Italia. Magari a volte scopro con piacere che il muro di gomma ha qualche buco, e quello è tutto guadagnato. Ma no, ti anticipo che non è il caso della vicenda che stai per leggere.

Email inviata all’Ufficio Relazioni col Pubblico della USL 8 di Arezzo (urp@usl8.toscana.it) il
7 marzo 2015:

Oggetto: Comportamento molto maleducato di un’operatrice

Salve.

Non so se ciò di cui sto per dirle è argomento di competenza dell'URP, ma immagino che in caso negativo le avrò rubato pochissimo tempo, di cui in tal caso mi scuso.

Credo che il personale di un ospedale non abbia il solo dovere di svolgere le attività previste dal contratto di lavoro, ma anche quello di attenersi alla buona educazione, aspetto completamente ignorato dall'operatrice con cui stamattina (sabato 7 marzo) ho avuto a che fare, o meglio con cui ho tentato inutilmente di avere a che fare.

Ospedale del Valdarno Santa Maria alla Gruccia, medicina A, bancone, ore 12.30 (orario fissato telefonicamente affinché io firmassi un'autorizzazione, vedi sotto). Ambiente tranquillo, nessun via vai di persone nel corridoio, nessun'altra persona insieme a me al bancone per chiedere informazioni.

Donna in divisa parla al telefono. Mi rivolgo dunque all'altra, fonendoscopio al collo, sguardo sullo schermo del PC, dita ticchettanti su tastiera. La nostra non-conversazione:

- Buon giorno
- [alza lo sguardo dal PC, mi guarda per 1 secondo, torna con lo sguardo sul PC senza dire nulla e ricomincia a scrivere]
- Sono l'amministratore di sostegno di [nome mia parente], devo firmare per dare il consenso ad eseguire un'analisi...
- [continua a ticchettare facendo finta che io non esista]
Rassegnato, aspetto che l'altra abbia finito di telefonare. Per fortuna lei mi parla.

Riguardo a colei che ha rifiutato sia di rispondermi al saluto, sia di spiccicare una sola sillaba per rispondermi, ritengo che questa persona, se ha scelto di svolgere un mestiere che prevede il contatto col pubblico, dovrebbe comportarsi in maniera educata. Non so se nella sua professione è competente oppure no. Ma siccome io, pagando le tasse, sono il suo datore di lavoro, ci tengo a comunicare al vostro ufficio che non voglio avere come dipendente una persona così maleducata.

Poiché questa persona è facilmente rintracciabile visti i dati sull'orario e sul reparto che ho sopra fornito, le chiedo per favore di far sì che sia redarguita da chi di competenza e che le sia intimato almeno di rispondere quando le viene rivolta la parola.
Grazie anticipatamente se mi farà questo favore e risponderà a questo messaggio.

Marco Malatesta

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Risposta dell’URP del 21 aprile 2015:

Oggetto: Riscontro segnalazione

Gent.mo sig. Malatesta,
in allegato le invio il riscontro del Direttore Generale alla sua segnalazione.
Cordiali saluti.

dr.ssa Stefania Massaini
Responsabile Ufficio Relazioni con il Pubblico e Customer Satisfaction
Azienda USL 8 Arezzo
tel. 0575/254161 - fax 0575/254160
e.mail: s.massaini@usl8.toscana.it - urp@usl8.toscana.it

Testo dell’allegato:

Azienda USL - Arezzo
GEN / 0021202 / P del 20/04/2015

Egr. Sig. Marco Malatesta
[indirizzo email]

e p.c. Egr. Sig. Gialli Massimo
Direttore PO2
Ospedale Valdarno

Oggetto: riscontro segnalazione “comportamento molto maleducato di un’operatrice”

Gent.mo sig. Malatesta,
in relazione alla sua segnalazione, dopo aver condotto i necessari approfondimenti tramite il dr. Massimo Gialli, che legge in copia, le comunico quanto segue.
Dalle verifiche effettuate risulta che il giorno 7 marzo 2015, nel momento in cui si è presentato presso il bancone di accettazione del reparto di Medicina A, sia il medico che l’infermiera erano impegnati nel svolgere la propria attività lavorativa. Nello specifico il medico, in servizio presso il reparto di Medicina A, non ha risposto alla sua richiesta in quanto la paziente, della quale la S.V. è amministratore di sostegno, era ricoverata nel reparto Medicina B, per cui non ha compreso la richiesta che le è stata rivolta. Nel frattempo l’infermiera ha terminato la conversazione telefonica e si è resa disponibile a parlare con lei.
Ciò premesso, non posso che esprimerle il mio rammarico per la negativa percezione del servizio che lei ha avuto. Mi preme comunque rassicurarla sul fatto che la sua segnalazione è stata occasione di approfondimento tra gli operatori della struttura, al fine di migliorare i comportamenti di tutti, sia dei protagonisti della vicenda che del restante personale.
Colgo l’occasione per inviarle cordiali saluti

Il Direttore Generale
(Enrico Desideri)

_____
Regolamento di Pubblica Tutela approvato con delibera D.G. n. 220/2008:
In caso di insoddisfazione rispetto alla risposta ricevuta, la S.V. ha diritto al riesame della segnalazione in sede di Commissione Mista Conciliativa, costituita presso questa USL, motivando le ragioni della Sua insoddisfazione e facendo pervenire la richiesta entro 15 gg. dal ricevimento della presente al seguente indirizzo: Commissione Mista Conciliativa USL 8 - Via Curtatone, 54 – 52100 Arezzo. I suoi dati verranno trattati nel rispetto della normativa sulla riservatezza ai sensi del D.lgs. n. 196/03 “Codice in materia di protezione dei dati personali”.

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Mia nuova e-mail del 22 aprile inviata all’URP:

Oggetto: Nuova segnalazione (was "riscontro segnalazione")

Buon giorno. Con la presente email faccio una ulteriore segnalazione, che riguarda la lettera allegata all'email da lei inviatami ieri 21 aprile 2015, con oggetto "riscontro segnalazione comportamento molto maleducato di un'operatrice", recante il riferimento

Azienda USL - Arezzo
GEN / 0021202 / P del 20/04/2015

L'ho letta interamente, compreso quanto riportato in calce, e cioè la possibilità di chiedere il riesame della segnalazione in sede di Commissione Mista Conciliativa, cosa che mi riservo di fare con le modalità lì descritte.

Ma, ripeto, la presente email riguarda una questione diversa. Il problema che voglio sottoporre all'attenzione dell'Ufficio Relazioni con il Pubblico, piuttosto che i fatti accaduti in data 7 Marzo 2015, riguarda il comportamento che il Direttore Generale ha messo in atto durante la stesura della suddetta lettera, il cui contenuto ritengo offensivo per l'intelligenza di chi lo legge (a tal punto di rappresentare, a mio parere, anche una auto-offesa per lo stesso mittente). Infatti sottintende come accettabili dei concetti palesemente inconcepibili, tanto da farli apparire addirittura grotteschi e necessitanti di temerarietà per essere proposti.

Nella lettera è scritto:

"[...] il medico, in servizio presso il reparto di Medicina A, non ha risposto alla sua richiesta in quanto la paziente, della quale la S.V. è amministratore di sostegno, era ricoverata nel reparto di Medicina B, per cui non ha compreso la richiesta che le è stata rivolta."

Leggere affermazioni del genere è una di quelle esperienze che oltre ad apparire imbarazzanti per chi ha fatto o detto qualcosa, nella fattispecie l'autore della lettera, lo sono così tanto che l'imbarazzo si estende anche all'osservatore, nella fattispecie io.
A questo si aggiunge la noia di rispondere spiegando i motivi per i quali non trovo soddisfacente il riscontro, perché proprio questa è la sensazione che si ha nello spiegare cose ovvie a chi ne è già ovviamente a conoscenza.
Ma lo faccio comunque, per il seguente motivo: se tenta ingenuamente di prendermi in giro un bambino di 9 anni dicendomi che non ha fatto i compiti perché il cane gli ha mangiato il quaderno, lo capisco e lo considero quasi normale; se invece, con argomentazioni di spessore simile, tenta di prendermi in giro una persona con un'età e una carica istituzionale come quelle di un direttore generale di una ASL, allora mi preme comunicargli che i casi sono due: data l'inutilità e inadaguatezza di ciò che ha scritto, o mi chiede scusa (nota: non per quanto è accaduto in ospedale, ma per i contenuti della lettera di riscontro) e rettifica quanto ha scritto, oppure la prossima volta, in un caso del genere che dovesse vedere coinvolto me o un qualsiasi altro utente, farà meglio ad evitare di rispondere, facendo così più bella figura, anche perché eviterà di impiegare in questo modo il proprio tempo lavorativo pagato con soldi pubblici.

Di seguito, come premesso, indico i due assunti deducibili dal passo della lettera sopra citato, e i motivi per i quali sono palesemente improponibili.

1) Primo assunto deducibile dalla lettera di riscontro: "Se una persona rivolge a un operatore una domanda che riguarda un utente ricoverato in un reparto diverso da quello in cui sta lavorando, ne consegue che l'operatore non capisce la domanda" (cito dalla lettera: "la paziente [...] era ricoverata nel reparto di medicina B, per cui [il medico] non ha compreso la richiesta").

La non comprensione di una domanda è una condizione che si verifica non quando l'interlocutore ha chiesto un'informazione di cui non si è in possesso; si verifica piuttosto quando l'interlocutore si è espresso in un'altra lingua, o con parole troppo difficili, o a voce troppo bassa. E nessuno di questi casi rappresenta la fattispecie.

Teorizzando poi, con notevole sforzo di fantasia, che la mia domanda non sia stata compresa, emerge nella lettera un secondo assunto, che del pari desterebbe preoccupazione nell'improbabile caso in cui il mittente credesse davvero in ciò che ha scritto:

2) Secondo assunto deducibile dalla lettera di riscontro: "Se una persona rivolge un saluto e una domanda a un operatore, qualora quest'ultimo non capisca la domanda è accettabile che non risponda né al saluto, né alla domanda stessa"
(cito: "il medico [...] non ha risposto [...] in quanto [...] non ha compreso la richiesta che le è stata rivolta")

Qualunque persona dotata di un minimo di buona educazione sa che, qualora ci sia stata rivolta una domanda che non si è compresa preceduta da un saluto, è buona cosa innanzi tutto rispondere al saluto e poi chiedere all'interlocutore di riformulare la domanda, o chiedergli dettagli sui punti della domanda che non gli sono chiari, etc; ignorare l'interlocutore evitando sia di guardarlo in faccia che di rispondergli è evidentemente segno di grande maleducazione.

La lettera si conclude col rammarico dell'autore per quella che definisce "negativa percezione del servizio" che io ho avuto. Non ammette che sia stata fatta alcuna scorrettezza nei miei confronti contestualmente al servizio, limitandosi ad affermare che sono io ad averne avuta una negativa percezione.

Questo mi induce ad indagare per conoscere, nel merito dei fatti accaduti, l'opinione del lettori di uno dei miei blog e di chi mi segue sui social Network, per verificare se davvero si tratta solamente di una mia percezione. Ma soprattutto sottoporrò ai miei lettori il quesito che davvero mi incuriosisce di più: cosa può spingere una persona a scrivere una lettera del genere e quale utilità vi attribuisce rispetto al non scrivere nulla (omissione che comunque di sicuro non avrebbe espoosto chicchessia al rischio di alcuna sanzione)? Non certo fare bella figura. Quindi davvero per adesso rimango con questo interrogativo. Se questo è il genere di riscontro che un direttore di un ospedale dà a un utente, lo ripeto, a differenza che all'interno della corsia del reparto, in questo caso una non risposta sarebbe stata più gradita.

Buona giornata
Marco Malatesta

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Considerato che alla mia prima segnalazione mi era stata fornita una risposta dopo 2 settimane, e considerato che dalla seconda segnalazione sono passati precisamente 13 mesi, credo di poter dire con sicurezza che questa segnalazione sul comportamento del Direttore Generale non riceverà mai alcuna risposta. Il che, come del resto avevo scritto, è sempre meglio che rispondere prendendo in giro. Sono migliorati, dai.

E tu? Che ne pensi? Stante tutto questo che ti ho raccontato, sono solo io ad avere una "negativa percezione" ? Scrivilo commentando!