12 febbraio 2013

Movimento 5 Stelle democratico?

Premetto che mi pare strano possa esistere un movimento politico in cui non comanda nessuno e in cui ognuno possa dire quello che vuole, anche in contraddizione con le idee che stanno alla base del movimento stesso (se non sei d'accordo, che ci fai in quel gruppo?). Solo che mi pare che alcuni simpatizzanti o militanti del M5S vogliano proprio evidenziare una democrazia estrema all'interno di tale movimento, che non credo ci possa essere, come del resto è normale. Forse mi sbaglio; probabilmente ciò che ho detto è troppo vago. Ma la butto là semplicemente per vedere se qualcuno che ha approfondito la cosa più di me ha qualcosa da dire per rendere più chiare le idee a me e ai lettori di questo blog.
Può essere un buono spunto da cui partire una discussione a cui ho partecipato oggi su Facebook. Confrontando i Radicali col Movimento 5 Stelle, Mattia ha detto:

"i radicali sono un partito, con un leader. il m5s è una associazione di liberi cittadini. C'è una bella differenza"

Poco prima Daniel aveva inviato un link di un articolo di "Le Scienze Blog", sotto al quale in un paio di commenti del sig. "Loop" ho trovato una risposta alla suddetta affermazione:

[...] un partito in cui una persona – con Casaleggio due – è contemporaneamente creatore dello statuto e del programma (= potere legislativo), giudice senza appello dei comportamenti degli attivisti (= potere giudiziario), capo politico (= potere esecutivo) e proprietario del simbolo. A tutte queste cariche Grillo si è autonominato e Casaleggio neppure questo, perché formalmente nel movimento “formato da cittadini” (!!!!!) non ha nessuna carica. Si aggiunga che nessuno di questi due ruoli è soggetto ad alcuna limitazione/votazione/discussione/scadenza.
E venite a parlarci di democrazia?
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[...] il movimento, per come è fatto, non ha alcuna possibilità di sopravvivere all’assenza di Grillo. Del resto, il “non-statuto” (sic!) non dà alcuna indicazione sul modo in cui dovrebbe svolgersi la successione del Supremo Garante Autocrate Perpetuo del movimento (nonché proprietario del simbolo) che è dunque supposto eterno.

Che ne pensi?
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10 febbraio 2013

Lei non vuole che tu racconti dei vostri rapporti intimi? Ecco i veri motivi

È noto come la maggior parte delle donne, almeno in Italia, dopo aver scambiato effusioni di vario tipo con un maschio che frequentano da poco non hanno piacere che lui parli di questo tipo di episodi ad altre persone. Se lei ne parla con le sue amiche è condivisione di un’importante esperienza; se lo fa lui con i suoi amici è spacconeria e riduzione della donna a oggetto, trofeo, vittima ridicolizzata.

Attenzione: non facciamo confusione con i motivi “logistici” per i quali una donna può aver ragione di nascondere agli altri una relazione o un qualsiasi episodio, ad esempio la reale possibilità di perdere il proprio posto di lavoro o di far arrabbiare persone che non accetterebbero di buon grado il fatto. In questo articolo parlerò esclusivamente dell’aspetto psicologico legato direttamente alla divulgazione della notizia.

Dunque perché lei si lamenta dicendo di essere stata trattata come un “trofeo”, o una “tacca sul fucile” ?
Sono proprio queste parole, che ho citato direttamente, che ci danno un utile spunto per avere una risposta: “un trofeo” è qualcosa che conquistiamo in una gara che abbiamo vinto mentre qualcun altro ha perso. Per il fucile.. ovviamente stesso concetto. Dunque il presupposto alla base è:

"Tentare di sedurre una donna = lottare per un proprio obiettivo CONTRO una donna che ha l’obiettivo opposto"

"Aver sedotto una donna = aver vinto contro una donna, che è stata sconfitta."

Ma visto che non stiamo parlando di violenza sessuale, né di mezzi di coercizione che annullano temporaneamente la volontà di lei, che ci azzecca il trofeo, o il fucile?

Ci azzeccano perché l’idea del conflitto è necessaria affinché lei si sgravi di una parte della propria “colpa” facendola ricadere sul maschio. La storia che per lei è più sostenibile sottintendere è del tipo “Io non volevo, ma lui mi ha sedotto e alla fine ha vinto”.
Certo questo concetto non viene espresso come argomentazione in una discussione (suonerebbe ovviamente ridicolo), né lei a sé stessa dice niente del genere consciamente (sa bene che non è vero).

Infatti se a una donna che si lamenta di essere trattata come un “trofeo” o una “tacca sul fucile” si facesse presente ciò che ho detto sopra sulla inadeguatezza di questi termini, probabilmente cambierebbe discorso riparando su tutt’altre argomentazioni per giustificare il proprio diritto alla privacy. Tipico esempio sono le vecchie scappatoie in uso da secoli, le menzogne con cui si spiega col DNA qualcosa che invece è frutto dell’educazione assassina dei sentimenti:

“Sono fatta così e basta” (basta nel senso che non le va di parlarne perché non vuole ammettere che, come ho detto sopra, il motivo risiede nell’educazione censura-sentimenti vigente)

“Chiedi a chiunque, ti risponderanno nello stesso modo” (per forza: intorno abbiamo persone il cui sistema emozionale è stato sconvolto come è accaduto per il suo)

“È una cosa naturale che ci si debba tenere per sé una cosa intima” (tesi basata sul nulla e facilmente sbugiardabile senza bisogno di scomodare gli aborigeni che fanno sesso senza curarsi di non essere guardati: due occidentalissimi e iper-religiosi cattolici, quando si scambiano l’anello, a loro detta compiono un atto importante, sacro, vitale e intimo, eppure lo fanno in presenza di decine di persone).

“Mi infastidisce che se ne parli così, non c’è un perché; mi infastidisce e basta”.

A tutto c’è un perché. Se una persona infastidita da qualcosa nega che a questo ci sia una causa (teoria del caos all’interno del cervello?!), oppure si dice disinteressata o di nuovo infastidita all’idea di cercarlo, allora semplicemente si tratta di un motivo troppo duro da confessare.

Poco male se non sarà lei a confessarselo e a confessartelo: te lo spiego io.

1)

Come detto sopra lei si sente, o deve dichiare di sentirsi “sconfitta”

2)

Lei si sente umiliata perché il suo avversario, che l’ha sconfitta, canta vittoria e divulga la notizia.

3)

A un altro livello si crede colpevole, poiché in fondo ha chiaro – e ha chiaro che gli altri  sanno – che lei ha fatto poco o niente per “difendersi” visto che farsi sedurre le piaceva.

4)

Lei si sente stupida.
Per essersi fatta conquistare da uno stronzo? No. Questa è un’altra balla che talvolta sostiene a parole. Si sente stupida perché nel disperato tentativo di discolparsi l’unica cosa che può fare è sforzarsi di credere vera la tesi che velatamente sostiene a parole, quella del punto 1), che è evidentemente falsa (e meno male, perché se fosse vera farebbe di lei una donna ancora più stupida).

5)

Lei non sa gestire il conflitto fra due tesi, entrambe da sostenere, essendo l’una contraria all’altra; queste potevano essere ben gestite alternandole, cosa che non accade più quando si presentano insieme.

Spiego quest’ultimo punto.

Le due tesi opposte sono “È stata un’esperienza bella e giusta” e “È stata un’esperienza brutta e sbagliata”.
Avrai sentito qualche ragazza dire qualcosa del tipo “Sono una persona libera e indipendente e so bene di avere diritto di frequentare gli uomini che voglio e quando voglio, senza dovermi giustificare; infatti non c’è nulla di male e anzi c’è solo di bene [etc etc…]”
Questa è una sensatissima dichiarazione di sacrosanta indipendenza. Bene. Ma attenzione. Se è la stessa ragazza a dire “…Però non mi piace che un uomo racconti in giro ciò che accade fra noi in intimità”, allora prendi la sua dichiarazione di indipendenza e cestinala: era una bugia.

La privacy non è un valore primario. Quindi se non ci piace che gli altri sappiano qualcosa significa che per un qualche motivo, più o meno conscio, percepiamo che ciò può essere causa per noi di uno svantaggio.
Quale?
Come già detto, non teniamo conto dei casi in cui la persona sospetti il rischio di uno svantaggio logistico (es. perdere il lavoro) o sociale (es. essere visti sotto una cattiva luce), casi che già ho chiarito essere esclusi dalla trattazione di questo articolo.
E consideriamo che, anche al di là di questi possibili svantaggi, lei abbia fastidio per la divulgazione delle innocentissime effusioni affettuose con un uomo. Perché questo fastidio?
Perché lei è una delle tante donne per le quali la reputazione è un po’ lo specchio della purezza della propria anima.
Ricorro a un’analogia con la bellezza fisica: se una persona ha dei tratti somatici che secondo il proprio gusto la rendono brutta, non ne soffrirà o ne soffrirà meno se in giro non ci sono specchi, e se non viene vista dagli altri. Allo stesso modo, una donna che ha commesso qualcosa che nell’immaginario colletivo è classificato come immorale, non ne soffrirà o ne soffrirà meno se le persone attorno a lei non lo sanno. Il fatto che agli altri gliene freghi qualcosa o no è del tutto irrilevante: lei percepisce le persone intorno come specchi della sua colpevolezza; percepisce che quella notizia scomoda, entrando nella loro testa, trova nuova linfa per ritardare il suo spegnimento.

Diciamo che il problema non è che lei s’immagina di essere vista dagli altri sotto una cattiva luce. Il problema è che lei s’immagina che gli altri la vedano sotto una cattiva luce e che abbiano ragione. Altrimenti non si spiegherebbe tanta importanza data alla cosa. Del resto la notizia non è che lei sia un’assassina, o un’appestata, e neanche una troia: si sta parlando di una singola relazione con un singolo uomo, mica con 100 uomini nella stessa settimana. L’insensata paura è che gli altri “a ragione” la vedano sotto una cattiva luce per il fatto di essersi fatta sedurre da un uomo… Cosa in realtà assolutamente normale e socialmente accettabile e accettata… Ma non nel suo inconscio, che presenta ancora uno strascico di medioevo, quando la donna che rimaneva incinta doveva andare a confessarsi per chiedere perdono di aver fatto l’amore con suo marito. Il risultato è una gran coda di paglia. L’unica persona a pensare male di lei è proprio lei. Immagina gente bigotta che pensa male di lei, ma non c’è nessun bigotto.

È solo lei a pensare male di sé stessa.

Pensa male di sé stessa. Però d’altra parte quell’esperienza le è piaciuta.

Conflitto interno. Due moti opposti. Che vengono da due “fonti” diverse:

“È giusto che tu mi abbia sedotta, perché mi piace”: espressione dei suoi veri desideri
“È sbagliato che tu mi abbia sedotta, perché significa che non sono virtuosa”: convinzione più o meno inconscia provocata dall’educazione repressiva e/o dalla cultura dominante.

Qual è il comportamento che consente a una donna convivere con questi due concetti, se non riesce a liberarsi di nessuno dei due?

Cosa consente a una persona di mangiare carne e contemporaneamente sentirsi amico degli animali e contrario al maltrattamento?

Come può una persona acquistare i prodotti di una multinazionale sapendo che riduce in schiavitù i suoi dipendenti, e a Natale dare dei soldi per aiutare le popolazioni povere?

Cosa fa un ragazzetto che per propria scelta e senza secondi fini va ogni domenica alla Messa e durante la settimana bestemmia a ruota libera?

C’è una stessa risposta a tutte queste domande:

Alternanza.

C’è momento e momento. C’è il momento di affermare A, e c’è il momento di affermare il contrario di A (mi viene in mente un detto di non mi ricordo chi sulla politica, dove “ciò che si dice è valido solo nel momento in cui lo si dice”).

Così la donna all’interno della sua quotidianità può trovare spazio per vivere considerando cosa buona e giusta farsi sedurre e altro spazio per vivere considerando l’essere sedotta come una sconfitta, una colpa, una vergogna.
Il che si traduce con:
- faccio quello che voglio con quest’uomo, infatti ciò è bello e giusto
- non ne parlo al mondo, infatti quell’esperienza è stata impura

E quando sei fidanzato con lei in maniera stabile? Come si spiega il fatto che lei non tenta di nascondere più la sua “sconfitta”?

È una questione di “zoom”. Sia dal punto di vista “visivo” che “temporale”.

Passati un po’ di settimane o mesi, è accettabile che la relazione sia conosciuta dagli altri, a patto che:
- non si raccontino troppi particolari
- non si racconti com’è cominciata, almeno finché la cosa è recente (una moglie anziana non ha problemi a farsi 2 risate quando il marito racconta agli amici la prima sera in cui lui le mise per la prima volta una mano sulla coscia, mentre una ragazza più facilmente vorrebbe impedire che un racconto del genere fosse detto dal fidanzato con cui sta da una settimana)

Un esempio a cui ho accennato sopra, e che come dicevo non rappresenta la fattispecie a dispetto di quanto a livello profondo una donna lo assimili alla seduzione è il racconto di una violenza sessuale.
Per una ragazza che è stata violentata parlare di questa esperienza dopo 10 giorni è certamente più doloroso che parlarne dopo 2 anni. Raccontare l’episodio nel dettaglio è per lei più doloroso che dire genericamente “Ho subito un abuso sessuale”. Descrivere il momento in cui si è accorta che quell’uomo aveva intenzione di scoparla a forza è più doloroso che enunciare semplicemente data e ora del fatto.

- Racconto che ho subito quella violenza e dico ciò che è indispensabile dire (altrimenti non viene fatta giustizia), ma meno entriamo nei particolari, meno mi vergogno.
- Questo territorio adesso fa parte della nazione X, lo accettiamo, la popolazione è felice e prospera sotto questo governo, ma non parliamo troppo del modo in cui vennero dilaniati i corpi dei soldati durante l’ultima battaglia di resistenza.
- Ho cambiato facoltà universitaria, mi sono laureato in Y e faccio questo mestiere felicemente, ma non fatemi rivivere il momento in cui ho detto ai miei genitori che avevo deciso di interrompere gli studi precedenti…

Cos’hanno in comune tutte le cose che “non devono” essere raccontate?

La risposta che a molti viene da dare è “Un episodio che si racconta malvolentieri può essere brutto, oppure può essere bello ma imbarazzante, come quando si tratta di rapporti intimi fra due persone”.

Niente affatto. Questa è la boiata senza senso a cui la maggior parte delle persone crede.

Lo ripeto, c’è un solo motivo per il quale si racconta mal volentieri qualcosa: è una cosa brutta. È una verità che si ha ragione di ritenere brutta. Raccontarla provoca dolore.

E lo ripeto, la privacy non c’entra, perché non esiste in natura il concetto di “violazione della privacy”, che quindi fa parte delle stupidaggini apprese.

Quindi, gratta gratta (e con questo lungo articolo ho grattato abbastanza :-)), il motivo per cui una donna non vuole che si sappia in giro una notizia “fresca” e/o particolareggiata che riguarda la relazione con un uomo è proprio questo: è venuta alla luce la sua contraddizione. Sono collassate l’affermazione “farlo è stato bello” e “farlo è stato sbagliato”. Tutto era tranquillo quando si alternavano. Quando invece coesistono nello stesso istante, si verifica il “corto circuito” che la donna non sa gestire e che quindi dice di voler evitare. Che viene coscentemente spiegato dalla donna con la falsa scusa del valore della privacy.

Che consiglio do, quindi, alle donne che leggendo questo articolo hanno appena capito di vivere questa contraddizione?

Dato che vivere con due tesi alternandole non fa bene alla salute, consiglio di sceglierne una sola. E fra “Seguire il mio istinto naturale è brutto e peccaminoso” e “Seguire il mio istinto naturale è bello, giusto” consiglio quest’ultima.

Difficile?

Allora comincia prima possibile.

Servirà non solo a non aver fastidio quando un uomo parlerà con un amico dei vostri rapporti intimi: questo è un piccolo dettaglio. Il vero beneficio consisterà in una maggiore salute emozionale e relazionale.

07 febbraio 2013

Perché non sopporto i fake (che vengono fatti passare per veri)


Riporto una conversazione fra me e la mia amica Eleonora relativamente al PURTROPPO famoso video che ha spopolato sul web e che PURTROPPO aveva fatto ridere anche me.

Dico io:

Io li riempirei di botte, chi fa i falsi. Dopo aver riso e poi aver saputo che è un falso provo forse una sensazione simile a una donna che è stata scopata e si è sentita amata da un sedicente uomo innamoratissimo e che poi l'ha beccato mentre diceva a un amico che lei è solo un passatempo.
Gente che detesto, i falsi.

Dice Eleonora:

Ahahahah ma si... Chissene.... Mi sono fatta delle grasse risate e a sto punto mi viene da dire tanto di cappello a chi ha inscenato tutto ciò XD

Rispondo:

Io invece mi sento offeso.
Non si approfitta della credulità delle persone per conquistarsi la popolarità che non si merita. Questa gente è diventata "famosa" grazie alla menzogna.
Cosa penseresti di un prestigiatore che ti stupisce leggendo nella mente delle persone del pubblico, se poi scoprissi che le persone che ha chiamato sul palco erano tutti suoi collaboratori? Grazie al cazzo, allora riesce a tutti.
Cosa pensi di una persona che ti fa sbellicare dal ridere raccontandoti un fatto che poi si rivela falso? Poteva raccontare una barzelletta... Ma ovviamente sotto forma di barzelletta non avrebbe fatto ridere, perché certe cose fanno ridere solo per il fatto di essere vere (infatti i racconti di alcune battute di pazienti con demenza fanno sganasciare dal ridere solo chi li conosce, per via della loro eccezionalità, mentre se le stesse cose venissero dette in un film lo spettatore sa che è comunque opera dello sceneggiatore, quindi la cosa non avrebbe effetto...).
Spero tu mi capisca.

Mi risponde:

Sisi capisco ma semplicemente a me non turba quanto te... Mi viene più da compatire chi ha un atteggiamento simile... Mi viene più da pensare che è un problema suo.. e in questo caso vedo anche la bravura nel aver inscenato tutto ciò...... Le nostre sono solo reazioni diverse.. ne migliori ne peggiori di qualunque altra ...solo diverse

Le rispondo:

La bravura non si discute (tranne la bravura di chi ha fatto la post-produzione, visto che il guidatore a un certo punto dice "Arrivano gli ultrà?" e non è stato tagliato). La bassezza morale neanche, però.
Immagina che esca un bel film. Fatto bene. Riscuote un sacco di successo. E il suo successo è dovuto anche al fatto che lo sceneggiatore ha dichiarato che si tratta di una storia vera. E tu sei una di quelle persone che era indecisa se andarlo a vedere oppure no. In bilico. Il fatto che sia una storia vera ha fatto pendere l'ago della bilancia dalla parte del "sì, vado a vederlo". Durante tutto il film il fascino che percepisci è molto amplificato dal fatto che si tratta di una storia vera. Poi vieni a sapere che no, era una menzogna. In tal caso lo sceneggiatore ha RUBATO dei soldi al tuo borsello. E se il film era gratis ha rubato il tuo tempo. E non solo. Il proliferare di bugiardi (che si credono semplicemente "birichini") fa sì che le persone sincere, che dicono "questa è una storia vera" vengono creduti di meno. Per fare i burloni, questi irresponsabili tolgono le mie risate al prossimo filmato che vedrò, che magari sarà vero e io me lo gusterò a metà ingiustamente, pensando che forse è falso. E altri amatori di storie vere vedranno i loro film con sotto dei commenti "Bah, chissà se è vero" e la loro viralità potenzialmente diminuita per colpa di gente che voleva popolarità senza meritarla. Vuoi popolarità per la bravura degli attori? Spaccia il tuo cortometraggio semplicemente per un cortometraggio, e se è una storia inventata dichiaralo, come fanno gli sceneggiatori corretti. Non cercare la popolarità che non ti meriti.

31 gennaio 2013

Reclami sulla sanità pubblica o convenzionata

Ti sei accorto di un comportamento scorretto o di una pratica irresponsabile in un ospedale, in un distretto o in un qualunque ambito sanitario dell'ASL o convenzionato con l'ASL (compreso una visita o un trattamento domiciliare) ?

Non so quanto in concreto possa servire, ma credo che male non possa fare:

Fai un reclamo presso l'URP (Ufficio Repazioni col Pubblico) dell'ASL di competenza.

Cerca con Google e troverai la pagina che ti mette al corrente del funzionamento del reclamo, delle modalità con cui eseguirlo (compreso l'invio di un'email) e di cosa può accadere successivamente.

Ad esempio io ho cercato con Google

asl arezzo ufficio relazioni pubblico

e ho trovato questa pagina.

Interessante come nella stessa pagina c'è scritto che è possibile inviare anche dei ringraziamenti. Se del caso, perché no?

Naturalmente un reclamo presso l'URP non preclude la possibilità di intentare una causa civile e/o penale, consigliabile quando c'è stato un danno che merita un risarcimento.

Il semplice reclamo ritengo sia consigliabile per segnalare casi di maleducazione, disorganizzazione e procedure non corrette (occasionali o di abitudine) sotto vari punti di vista... nonché per dare consigli per una maggiore efficienza.

Io ho inviato il mio reclamo pochi minuti fa, relativo a un fatto di ieri mattina... Vediamo se avrò un riscontro  entro 30 giorni come previsto dal Regolamento aziendale di pubblica tutela dell'ASL della mia zona (ehi... il documento inizia con "L'Azienda USL 8 di Arezzo si impegna a garantire [...]"... USL invece di ASL? Dicitura non aggiornata?! Quasi quasi reclamo anche per questo.

Aggiornamento 1 feb 2013: mi ha risposto la responsabile Ufficio Relazioni con il Pubblico e Customer Satisfaction (sì, tale anglòfonism compare sotto la firma) dicendomi di aver inviato la mia email alla responsabile del distretto per gli approfondimenti necessari. Approfondimenti... Accipicchia.

12 gennaio 2013

Musica royalty free (anche per uso commerciale)

Hai bisogno di musica per il tuo sito, video da caricare sul web, film o videocorsi che vuoi creare e distribuire in DVD, o di musica da diffondere nel tuo negozio, palestra, ristorante, etc?

C'è la questione dei diritti d'autore.

Ecco i sistemi per dover affrontare la minore spesa possibile senza necessariamente rinunciare a una bella canzone o a un buon sottofondo musicale strumentale:
  • Comporre, suonare e registrare tu stesso le tracce audio con strumenti più o meno tradizionali. In questo caso naturalmente i diritti d'autore sono i tuoi (a meno che qualcuno non ascolti la tua musica e corra a "brevettarla" prima che lo abbia fatto tu e ti freghi)
  • Usare uno strumento che genera musica da sé o con la pressione di pochi tasti, come una di quelle tastiere da piano-bar
  • Usare musica composta e registrata da chi la regala o vende in cambio di pochi euro e/o della citazione dell'autore, senza pretendere altri futuri pagamenti a seconda di quante copie del tuo DVD vendi, quante volte la fai ascoltare in pubblico, etc.
Se decidi per questa terza possibilità potresti trovare utili vari siti Internet che offrono musica royalty free. Di seguito ne elenco alcuni con le caratteristiche vigenti al momento della pubblicazione del presente articolo, che naturalmente in futuro potrebbero cambiare (ti sarò grato se eventualmente me lo farai notare nei commenti).

Incompetech
Sito del compositore Kevin MacLeod, che offre le sue tracce audio divise per genere (in questa pagina) con licenza Creative Commons 3.0. Occorre citare titolo del pezzo, autore e indirizzo del sito. Kevin non pretende ma gradisce un ringraziamento che può essere sotto forma di donazione di denaro ma non solo, come spiega in questa pagina.
Si può anche usare la sua musica senza citare la fonte, in questo caso a pagamento: 30 dollari per la prima traccia audio, 25 per le seconda e 20 dalla terza in poi.

Audionautix
Musiche di Jason Shaw, anch'esse sotto licenza Creative Commons 3.0, ordinate per genere.

Square Peach Music
Vendono singole tracce musicali suddivise per genere. Ogni traccia costa 6,75 euro (almeno nel momento in cui sto scrivendo quest'articolo). Non è obbligatoria la citazione della fonte.

Anthony Kozar
(gli basta essere citato)

Jewelbeat
Centinaia di tracce audio e loop gratis, per i quali è richiesta la citazione della fonte, e migliaia di tracce audio a 99 centesimi di dollaro, per le quali la citazione non è obbligatoria

Danosongs
Musica del compositore Dan O. Gratuitamente usabile a patto di citare la fonte oppure pagando 10 dollari.

Smartsound
www.smartsound.com
Musiche suddivise per genere, tutte a pagamento. I brani, acquistati singolarmente, costano 59,95 $. Ci sono grossi sconti acquistando interi album o più album.

Se conosci altri siti simili, suggerisci pure!