30 luglio 2012

Contratti truffa porta a porta


Ultimamente nella sezione "inchieste" del sito Repubblica.it sono stati pubblicati vari articoli sui delinquenti che fanno firmare contratti per passaggio ad altro gestore (telefonico, di fornitura elettrica, etc) o addirittura a volte raccolgono i dati del cliente e mettono una firma falsa.

A questa pagina c'è il video di un'intervista a Tamara Carone, ex-venditrice, che rivela particolari abbastanza sconcertanti.

Consiglio anche la lettura dell'articolo del suo blog intitolato
(e anche i commenti dei lettori, che contengono varie testimonianze)

E, sul sito di Repubblica.it:




Da un commento di Caterina su Facebook: "[...] la tizia per cui lavoravamo ci dava i contratti dicendo di farli firmare specificando al cliente che non era una cosa vincolante ma solo per presa visione..."


26 luglio 2012

Cose dure da affrontare? Quali??


In mezzo a questa specie animale pseudo-evoluta che è la razza umana, in cui la paura di soffrire e di perdere sovrasta la voglia del bello, del gioioso e del giusto, ho pensato che a certe persone farei provare un solo giorno di guerra, o un solo giorno di un padre che si chiede se ce la farà a nutrire i propri figli, o un solo giorno che passa una mamma a ridosso della perdita del suo bambino, o un solo giorno di un malato terminale, per vedere se cambiano opinione rispetto a quando dicevano che le cose dure da affrontare sono una puntura, o un tuffo da un trampolino, o smettere di fumare, o perdere una finale, o essere lasciati da una ragazza conosciuta da due settimane, o la vergogna nel confessare qualcosa a qualcuno, o la paura di dire una verità scomoda a sé stessi.

Ma ripensandoci non è così importante. Se questo è il loro atteggiamento e non fanno nulla per cambiarlo significa che hanno deciso di vivere peggio di quel che potrebbero. Che è allo stesso tempo un loro diritto e la loro punizione.

23 luglio 2012

Software di affiliazione: quale scegliere?

Ti presento due fra i più conosciuti strumenti di affiliazione. Il primo è self-hosted, il secondo web-based. Io ti consiglio il secondo, per i motivi che leggerai. Ringrazio Valerio Conti per il contributo a questo articolo.

Script dei 7 euro


Molto conosciuto, è la versione italiana dello script "7 dollar secret" di Don Morris.
Tenendo conto del fatto che lo si paga una sola volta (7 euro, appunto) e lo si può usare per sempre senza costi aggiuntivi sarebbe un ottimo acquisto... se non presentasse qualche difetto:

1 - Problemi di incompatibilità su alcuni server

2 - Alcune falle sistemiche che rendono facile per un affiliato furbo eludere il pagamento e mandarsi i soldi su un conto paypal (cosa rara, ma possibile)

3 - Problemi con la consegna digitale con le persone che non hanno conto paypal, molti problemi con PostePay e in generale con le carte del circuito Visa Electron

4 - Problemi con tutti gli utenti che hanno registrato un conto PayaPal associato a piu email: se la persona
si registra con un email che non è quella impostata come principale su paypal, l'intera consegna digitale non va a buon fine; in alcuni casi i soldi vengono consegnati interamente all'affiliato (anche se hai impostato le commissioni al 10%) e l'acquirente non riceve niente il prodotto che ha pagato e visualizza una pagina di errore

5 - Enormi problemi se fai un redirect con un link affiliato camuffato: anche in questo caso la consegna
del prodotto acquistato non va a buon fine poiché l'utente visualizza una pagina di errore, e la cosa peggiore è che la vendita non viene tracciata sul tuo pannello di controllo, quindi non lo saprai fino a che l'utente ti scrive per lamentarsi

6 - Anche se tutto funzionasse a dovere, c'è comunque la noia di dover installare lo script sul proprio server per ogni prodotto che si mette sul mercato.

PaySpree

PaySpree è una piattaforma online di affiliazione che puoi usare per vendere vari prodotti e servizi, compresi quelli che comportano dei pagamenti ricorrenti.

Costi

- Come venditore puoi vendere (e far vendere con affiliazione) il primo prodotto, lasciando una commissione a PaySpree che dipende dal costo del prodotto stesso: fino a 4,99 dollari nessuna commissione; da 5 a 19,99 dollari commissione di 1 dollaro, e sopra ai 20 dollari commissione di 2 dollari.
- Se vuoi vendere altri prodotti devi accedere all'account Premier, che costa una tantum 29 dollari e prevede, per ogni vendita, le stesse tariffe su descritte.

Caratteristiche

- L'iscrizione è semplice e non c'è niente da installare
- Una persona, per affiliarsi a un tuo prodotto, deve iscriversi al sito. E' semplice, gratis, veloce e lo si deve fare solo una volta, ma potrebbe scoraggiare qualche pigrone. Poco male: il pigrone probabilmente non promuoverebbe granché il tuo prodotto comunque
- Puoi fare un'affiliazione anche per pagamenti ricorrenti (tipicamente una membership)
- Puoi diventare anche affiliato di PaySpree stessa. Io ad esempio lo sono...

Per amor di verità va riportata una testimonianza del mio amico Valerio:

"OTTIMO SERVIZIO ...ma ogni tanto può capitare che sballi le commissioni in affiliazione, come è successo a me e a Marco [collega] in occasione di una promo stava andando tutto bene quando all'improvviso ha iniziato a dare i numeri e dal 50% è passato inspiegabilmente a dare il 100% all'affiliato. Nonostante tutto, comunque ancora lo consiglio perché la facilità di implementazione dell'affiliazione è disarmante ed è molto meno rognoso dello script dei 7 euro. Ha però appunto quella falla, che si presenta sporadicamente"
 

iDevAffiliate

La versione standard costa 149,99 dollari, da pagare una tantum. Il pacchetto di traduzioni costa 49,99 dollari. iDevAffiliate non ti chiede commissioni sulle vendite in affiliazione. Disponibili anche le versioni "in affitto", ma non convengono! Link del sito: www.idevdirect.com

"Correttezza" e "deontologia": due patetiche parole jolly

Uh, l'eterna lotta fra il bene e il male.
E' giusto far questo? E' giusto che le cose stiano così? E' sbagliato? E' buono? E' cattivo? Che significa?
Per come intendo io queste parole, se si esclude l'accezione di "buono" e "cattivo" quando si parla di sapori e odori o indole, queste le mie risposte:

"Buono" = "Giusto" = "Che porta complessivamente più benessere e meno disagio a me"
"Cattivo" = "Ingiusto" = "Che porta complessivamente più disagio e meno benessere a me".

Eh sì. Piaccia o non piaccia, questi concetti sono soggettivi.
Siamo poco abituati ad ammettere la loro soggettività perché siamo d'accordo su molti punti su cosa è buono e giusto e cosa no. Ma nota cosa accade per la piccola percentuale di cose che ci vedono discordi: abbiamo la naturale inclinazione a pensare di aver ragione e che gli altri hanno torto. E dopo un lungo dibattito, spesso nessuno dei due "converte" l'altro. Anche quando si tratta di due persone entrambe intelligenti. Non si può dire chi abbia ragione e chi no: semplicemente hanno sensibilità diverse.

Forse un'eccezione è rappresentata da un delinquente o una qualsiasi altra persona che agisce in malafede e che afferma "Io mi comporto ingiustamente e lo so". In questo caso è l'azione che per sua stessa ammissione è ingiusta a portargli più benessere. Ma possiamo sorvolare su questa eccezione una volta presone atto, visto che è irrilevante all'interno dell'argomento di sto per parlare.

Per una maggiore possibile concordia fra persone e popoli è necessario riconoscere che il concetto di "Buono" e "Giusto" (e i loro opposti) come soggettivi e condividere più esperienze possibili per portare all'evidenza ciò che gli umani hanno in comune fra loro. Infatti gli umani, avendo una neurologia simile, probabilmente hanno valori diversi a causa di diverse esperienze; la condivisione delle esperienze e l'empatia sono la migliore strada per avere un'etica comune.

Metodo opposto è invece quello che nasce forse dalla paura che le persone comunichino fra loro per identificare un "bene comune". Mi riferisco al metodo dell'etica dogmatica, secondo cui esiste un bene e un giusto "standard" deciso da Dio, da una maggioranza di persone o da una élite, quindi un'etica a cui tutte le persone devono uniformarsi e a cui devono educare i propri figli ed allievi, curandosi di identificare come "deviate", "sbagliate" e "da correggere" tutte le tendenze individuali che vi si discostino.

Naturalmente questo secondo metodo è "falsato" perché, con la scusa di avere come scopo il bene comune o il piacere di Dio, consta di regole che vanno fondamentalmente a beneficio di chi le ha stabilite.

Ciò nonostante gli umani, che hanno una grande dipendenza dalle sicurezze e quindi dalle regole fisse, sono portati a far riferimento a un codice, al principio di autorità, etc, anche quando si parla di etica e non solo quando si parla di ambiti in cui un regolamento è funzionale quanto più è univoco, come il diritto.

Così nascono concetti come la "CORRETTEZZA" e la "DEONTOLOGIA". Due parole che mi fanno venire l'orticaria (tranne quando "correttezza" è sinonimo di "esattezza" e quindi non si sta parlando di etica).
Se un comportamento arreca un danno, basta dirlo: arreca un danno alla persona X, non è giusto, lo trovo  sbagliato per questo motivo, etc. E per esprimere un concetto del genere non c'è nessun bisogno di aggiungere parole che non servono, come queste due.

"Correttezza" e "Deontologia": due termini usati per realizzare una diabolica opera in due fasi...

1) abituare le persone a credere che esista un codice etico oggettivo da rispettare, e che se non sei d'accordo con questo codice "ti sbagli";

2) usare una di quelle due parole per darsi un tono e dimostrare che si ha ragione.

A pochi viene in mente che non esiste una "correttezza" senza qualcuno che "corregge", che questo qualcuno non è Dio, ma semplicemente chi sta parlando, e che quindi la locuzione "per correttezza" significa semplicissimamente "secondo ciò che per me è giusto, a cui però voglio dare una connotazione di oggettività, perché non ho voglia che tu mi contraddica senza sentirti un dissidente".

- Ciao, sono Andrea, amico di Roberto. Mi ha detto di passare di qui per prendere il suo libro di fisiologia, ha detto che me lo presta volentieri
- Ah sì? Ok, aspetta un attimo... non è che non mi fidi di te, ma siccome lui non mi ha detto nulla gli telefono PER CORRETTEZZA.

Che bugie son queste? E' tutto il contrario. Non è affatto "per correttezza", che non significa un'emerita mazza, che gli telefoni. E' proprio perché non ti fidi. La sola cosa che ha senso in questa storia.

Deontologia. Pochi sanno che questa parola significa poco, poco poco, e che indebitamente a questa parola e ai suoi derivati viene conferito un sapore di oggettività.
Il "Codice deontologico" di una professione non è altro che un regolamento stabilito da un gruppo di persone  che avevano certe opinioni su ciò che è giusto e cosa è sbagliato. Ad esempio, l'Ordine dei Medici e Odontoiatri di Roma stabilisce un codice deontologico che i medici e gli odontoiatri iscritti a quell'ordine devono rispettare se non vogliono essere sanzionati dall'Ordine stesso (che in realtà gode di una grande discrezionalità). Questo codice deontologico può essere diverso da quello dell'Ordine dei Medici e Odontoiatri di un'altra città, ed inoltre può cambiare nel tempo.

Dire "questo comportamento non è deontologicamente corretto" fa forse figo (alle orecchie di una persona che non ama pensare), ma non significa altro che "questo comportamento non è stato ritenuto giusto da alcune persone che hanno scritto un codice deontologico".

Quindi se qualcuno ti dice che il tuo comportamento non è deontologicamente corretto ti sta dicendo che le tue opinioni sono diverse da quelle di un gruppo di persone non meglio specificate che hanno scritto un libretto.

Però non ti dimostra in nessun modo che queste persone abbiano ragione. E non ti dice nulla per dimostrarti che stai sbagliando qualcosa.

Insomma, chi si richiama a concetti aleatori come la "correttezza" e la "deontologia" (che sono un po' il corrispettivo non religioso del "peccato") lo fa per dare un tono di oggettività a quello che sostiene senza darsi la pena di portare argomentazioni. E quindi facilmente ha torto, com'è tipico di chi usa parole jolly o frasi fatte.

16 luglio 2012

Risposta al cosiddetto "test di coerenza" per gli animalisti


Ho trovato a questa pagina un articolo intitolato "Test di coerenza" rivolto agli animalisti.
Comincia così: "Sulla nostra pagina facebook circola da tempo un simpatico test di coerenza, elaborato da uno dei nostri iscritti, e che spesso viene rivolto ai visitatori animalisti allo scopo di evidenziare l’incoerenza tipica di questi ultimi".

Evidentemente l’autore di questo test, nel momento in cui scriveva, non si rendeva conto che si possono avere due comportamenti che hanno conseguenze opposte, ma che hanno entrambi ragione di esistere perché così risulta dal sistema di valori di quella persona, che all’interno della propria scala di valori è ovviamente coerente: l’incoerenza è un elemento che viene individuato da un’altra persona che non capisce il perché di quell’apparente conflitto di comportamenti. E il fatto che un osservatore esterno non capisca la coesistenza di due comportamenti che gli appaiono in conflitto non significa che il conflitto esista.
Coerenza e incoerenza sono concetti relativi e quindi validi, al massimo, in uno sterile pettegolezzo: ogni comportamento ha una sua direzione, e qualunque comportamento non portato all’estrema esasperazione potrebbe essere criticato come incoerente. Per capire meglio questo concetto, si veda l’articolo in cui spiego perché l’antispecismo è una cosa non solo assurda, ma anche inesistente.

Comunque do una personale risposta al test visto che è rivolto agli animalisti, ed essendo io una persona che decisamente più della media cerca di rispettare gli animali (sono vegano ad esempio e contrario alla vivisezione), penso di potermi definire un animalista.
Vivete in un quartiere derattizzato?
Vivo nel mio quartiere da 5 anni e non so se prima di 5 anni fa ci fossero dei ratti né se ci sia stata una derattizzazione.
Secondo voi i topi fanno una fine peggiore quando vengono avvelenati o sbranati da un gatto, oppure quando vengono sacrificati con anestesia quando necessario, e non sempre lo è?
Non mi trovo all'interno dell'apparato neurologico di un topo e quindi non so rispondere a questa domanda.
Però so di non essere un gatto, né uno che dà il veleno ai topi.
E credo che sarebbe possibile una derattizzazione con una sofferenza fisica zero, con trappole che attirano i topi grazie a delle esche e che li uccidono istantaneamente con una scarica elettrica a tempo o a tocco.
Secondo voi vivono di più e meglio in un laboratorio al caldo con cibo e acqua in abbondanza o in natura dove soffrono la fame e rischiano di fare da preda?
Questa domanda mi pare più una battuta. Ma risponderò lo stesso. Un numero di animali presenti in una zona talmente grande da rendere necessaria una derattizzazione dovrebbe far dedurre che quell’ambiente è già adatto a quegli animali per temperatura e risorse per idratazione e nutrizione; quanto alla comparazione fra la situazione ambientale e quella del laboratorio, di nuovo, non mi trovo all’interno dell’apparato neurologico di un topo, ma credo che rischiare di morire di fame o di sete o morire come preda sia meglio che essere torturati (fine che fra l’altro aspetta la totalità dei ratti, mentre nell’altro caso ogni ratto ha una bassa probabilità di esperire).
Aggiungo che se ammesso che un animale in natura abbia dei problemi questo non autorizza me a catturarlo e a creargli problemi di entità minore, uguale o maggiore.
Se ti porto via (forzatamente) da una famiglia in cui ti danno 10 schiaffi al giorno e decido di tenerti in casa mia, questo non mi autorizza a darti 5 schiaffi al giorno per il fatto che ti do da mangiare.
Se vi doveste ammalare di una malattia banale, quale una tracheite (banale se trattata) o una candidosi genitale, vi curate coi farmaci o ve le tenete?Se doveste ammalarvi di una malattia grave (neoplasie, schizofrenia, aritmia ecc.) ma curabile tramite farmaci, prendereste tali farmaci o ve la tenete?Se un vostro figlio dovesse ammalarsi di leucemia (o qualsiasi altra malattia grave), lo fareste curare o restereste a guardare? E se si prendesse una semplice scarlattina? Antibiotici o restare a guardare?Se una persona a voi cara dovesse essere colta da arresto cardiaco, chiamereste il 118 o preferite restare a guardare visto che i farmaci per l’apparato cardiovascolare sono stati testati sui cani?
Volendo fare un po’ di ordine per riparare alla confusione che c’era nella testa di chi ha formulato tutte queste domande, distinguiamo vari casi.
1) Caso in cui si ponga il problema etico riguardante la SPERIMENTAZIONE di una cura: questo non c’entra nulla con la decisione di avvalersi di questa cura oppure no. Una persona contraria alla sperimentazione animale non sostiene che non si sarebbe dovuto CREARE una cura che oggi è di comprovata efficacia. Sostiene che per la sua validazione e applicazione si sarebbe dovuto appunto EVITARE LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE, visto che si è rivelata antiscientifica, e visto che è possibile una ricerca senza animali (per informazioni, vedi www.ricercasenzaanimali.org).
2) Caso in cui il problema etico riguardi la CREAZIONE di un farmaco, che senza animali non potrebbe esistere: nel caso in cui questo farmaco sia indispensabile a una qualità di vita che ritengo accettabile, privilegerei la persona rispetto agli animali. Il che è perfettamente in linea con i miei valori, secondo cui non devo far del male agli animali tranne che nei rarissimi casi in cui lasciarli in vita rappresenta un pericolo per me. Da notare che il farmaco probabilmente più conosciuto di derivazione animale, l’eparina (estratta dal maiale), usata per fluidificare il sangue nel post-operatorio e nei pazienti con ridotta mobilità, normalmente non è necessaria se il paziente è vegano, perché un vegano ha tipicamente un sangue molto più fluido di chi si nutre di sostanze animali; comunque esistono prodotti alternativi all’eparina non di derivazione animale.
I vostri animali domestici sono vaccinati e/o sterilizzati?
La mia cagna è vaccinata (e allora?).
Riguardo alla sterilizzazione degli animali, se fatta con anestesia e non porta loro alcuna sofferenza, è una pratica in cui non vedo niente di sbagliato. Anzi è utile affinché non nascano altri animali che si troverebbero in difficoltà.
Se si ammalano o hanno un incidente, li portate dal veterinario che li curerà con testatissimi farmaci o state a guardare?Se vostra madre avesse il lupus o la sclerosi multipla e vostro figlio la distrofia muscolare, sosterreste la ricerca o restereste a guardare, magari invitando a boicottarla come state facendo?
Vedi sopra.
Se voi foste persone coerenti, dovreste rispondere “me la tengo” oppure “sto a guardare”!
No. Piuttosto l'autore di questo test, se conoscesse il pensiero delle persone contrarie alla vivisezione, avrebbe evitato di scrivere in questo test certe castronerie. E se avesse saputo che il concetto di coerenza è relativo, forse avrebbe evitato proprio di scrivere il test.



29 giugno 2012

Massacro animali randagi in Ukraina: bufala? Notizia ingrandita? Non mi pare

Per un maggiore decoro e per rendere più ospitali le città in cui si sarebbero svolte le partite del campionato di calcio Euro 2012, il governo ucraino avrebbe fatto uccidere migliaia di animali randagi.


Su molti siti ho letto questa notizia. su altri ho letto che si tratta di una bufala.

Allora ho scritto a vari membri di Couchsurfing.org che abitano a Kiev. Ho ricevuto 9 risposte... Alcune delle quali danno un po' da pensare, perché mi viene chiesto come mai sono così interessato all'uccisione di animali!...

Tatyana:

Hello Marco,
Honestly, I don't know what to answer your question. I have heard such rumours too, just like anyone has, but neither me or my friends witnessed this nearby. For intance, I have seen about ten stray dogs in my neighborhood, nothing happened to them. I do believe though that this might happen in some places locally, we don't have such a strong system of public control so far. It will take time for Ukraine to change,it is still on the way to the European values. But for instance I have heard about the first case when a man was sentenced to 4 years of prison because of cruel treatment of animals.
Overall, many people are disappointed about the reputation that is created by the media for Ukraine. Thus, many English fans preferred to stay at home because of claim of racism here but later they realized that this was just propaganda.
So, if you come to Ukraine, you will make sure that in general we are nice and friendly people:)I visited Italy and I believe that our nations have a lot in common. I wish success to Squadra Azzurra in the finals!:)

Anya:

I know nothing about it, sorry..

Igor:

As for me I heard a lot about killing animals. That they will be killed. But on practice I cannot say that this is true. I saw a lot of dogs\cats in Kiev and they still are alive. My friends have the same opinion.
That's what I know and see.
If you are really interested about this I can try to gather more information about this. Maybe in other regions this was happen. I really do not know.

Lyudmila:

Hi, why are you so interested in this "dogkill" theme? There were many different rumors about this, but nobody knows the truth. So if I say that stray dogs were not killed for Euro I may be wrong. I just don't wanna give you wrong information.

Anastasia:

Nobody tells you the truth and even me. I just know that many news about Ukraine are falsified. We are rather peaceful people. Don't mind what press is talking about and enjoy football!

Olga:

I think this piece of news is a fake. Because on street I see many stray dogs and cats running. Their population is growing. I hope you know where to look replay matches ;)

Anywhere (sì, su Couchsurfing ha questo nick):

Hi there :)
Actually, as I know, that really did happen :(

Sherhiy:

Hey, Marco.
It is true. Surely, there are many people in Kyiv, who hates animals, іn particular dogs. And they are in city department. So they does not think about animals' life. They only want to look "cleaner" and "inviting" for tourists.

Tina:

Hello dear friend,
well frankly speaking, that is a difficult question.. The matter is that dogs have raised their population in Ukraine so much, so that it is to be compared to kangaroos and rabbits in Australia or cows in India, and everything would be fine, if only the dogs were not predators... So they are very cute when they are small puppies an everyone likes them, feeds them, even if they live in the streets (which life they definitely prefer rather than to sit in any cage in so called homes for them, which are not sufficiently financed).. Well but in winter they turn into real wolf packs, with about 6-10 dogs in each one.. And it can be quite cold in winter - up till - 30 C.. In such temperatures they need to warm themselves up somehow, and they start to eat everything - any food they can find, including some wastes from people's dinner table, also rats, cats, couple of times they attacked small children. So they live in quite tough conditions, being included into the process of natural selection.. Of course about 50 % don't survive, it's also quite difficult to monitor them, (all of them) and of course to sterilize.. And as far as you know any species, facing tough conditions have developed strategy for them not to disapper, so if many die - they need to breed twice more.. So do the mice, some african tribes (of people), indians, chineese (I do not compare people with animals, I just say, that we are all creatures of nature, and the same laws are unique for most of us).. Some people thought that it might be even more humane to let them die painless, rather than die from hunger, other people (especially those, whose children have been attacked or killed, prefered to kill all the dogs).. As far as I know they have really started that programm with dog poisoning, however it was stopped, now they do run round Kiev, and are happy (summer is a god season for them), but the problem is not solved yet, because it's deaper.. As for me, I love animals and all kinds of creatures, but I don't think one can look at this problem so superficially... However they stopped killing dogs, now we still need them to be sterilized, and well with letting them on the streets, I don't know...
I am sorry for Italian team, it just seems unfair, have I got it right - they had to play with 10 players only ?
Nevertherless it's just a game, as for our problems - that is truth, however the number of dogs killed here is not that big as kangaroos killed in Australia, and they don't attack people there - just cars - they jump under them, and it's also awarded if you kill as many kangaroos as you can.. If I could I would bring kangaroos to Ukraine - the poor dogs would have something to eat - or vice versa the dogs from Ukraine should be exported to Australia - and so all the problems could be solved... Or may be not, this question needs definitely to be studied...
May you have a great day :)

Aspetto le altre risposte ed attendo ulteriori delucidazioni che ho chiesto a Tatyana, Anya e Igor (aggiornamento: a 'sto punto, dopo più di 20 giorni comincio a pensare che le ulteriori delucidazioni non arriveranno mai)

Incollo quel che ho letto su Wikipedia:

Varie critiche sono state rivolte al ministro dell'ambiente ucraino e alla UEFA, che sono accusati, dalla cronaca e dalle associazioni animaliste, tra cui l'italiana OIPA, del sistematico sterminio di migliaia di animali randagi in Ucraina in vista della preparazione all’evento.[10] Una pratica lì definita "consueta" che dal 2010 si è intensificata con finanziamenti a supporto della ribattezzata "soluzione ultima", nel più breve tempo possibile e con ogni mezzo, lecito e no.[11] L’attenzione mediatica e le petizioni degli attivisti, alcuni dei quali chiedono lo spostamento dell'Europeo dall'Ucraina in Spagna o nella sola Polonia, portarono, nel novembre 2011, ad adottare la sterilizzazione e altre forme di contenimento del problema.[12]

Aggiornamento: ho trovato questo video di Andrea Cisternino, un fotografo che da 2 anni vive a Kiev, amante degli animali, autore del documentario "Euro 2012 - La vergogna", sconsigliato alle persone impressionabili... Mi pare che lasci pochi dubbi, nonostante sia stata in parte criticata la sua attendibilità su questo articolo di TerniOggi.



Altro Aggiornamento: ho trovato anche quest'altro video di Andrea del 17 giugno 2012; importante in particolare da 7.06



Il presente articolo rimane comunque aperto a modifiche di aggiornamento...


28 giugno 2012

TVAST - Tecnica Virale Anti Spam Telefonico (DA DIFFONDERE!)

Quando ero bambino era usanza dei genitori reagire così alla notizia che il proprio figlio a scuola venisse infastidito da un bullo: per prima cosa gli si suggeriva di ignorarlo; se la strategia non funzionava e il bullo continuava a dare fastidio si chiedeva all'insegnante di risolvere il problema; se neanche questo funzionava si spiegava al figlio che era ora di reagire, ossia prendere coraggio e menare il bullo, magari insegnandogli qualche tecnica su come farlo.
Purtroppo anche nel mondo degli adulti esiste il fenomeno della molestia a scapito di persone che non hanno fatto nulla per meritarsela (da un punto di vista terra-terra e non karmico, certo), e che senza meritarselo sono praticamente ignorati dall'ordine costituito e devono trovare il modo di risolvere il problema da sé. Un esempio è rappresentato dalla pubblicità telefonica indesiderata, che vede nel mirino migliaia di italiani solo per il fatto di possedere un telefono fisso o mobile, anche se sono iscritti al Registro delle Opposizioni e non hanno autorizzato quella o quell'altra azienda a chiamare per fare pubblicità. Io ad esempio sono iscritto a tale registro sia col numero, sia col numero di cellulare, ma nessuno dei due ha smesso di squillare per chiamate promozionali.

Il malcostume dello spam telefonico può sembrare un problema di poco conto (soprattutto per le aziende che lo commissionano, per i call center e per le compagnie telefoniche). E invece non lo è affatto, se si pensa che il ricevente potrebbe ad esempio essere:
  • una persona in ansia per il fatto di aspettarsi possibili cattive notizie
    • sapere se proprio figlio è stato promosso o se dovrà ripetere l'anno
    • sapere se il ragazzo morto in un incidente di cui ha avuto notizia è veramente quel familiare oppure si è trattato di uno scambio di persona
    • sapere se le condizioni di salute di un proprio caro si si sono aggravate o se sono migliorate
    • conoscere una sentenza di condanna o assoluzione di un familiare o amico
    • ...etc.
  • una persona che stava dormendo perché è stato sveglio durante la notte
    • per turno di lavoro
    • per stare vicino a un proprio caro in ospedale
    • ...etc.
  • una persona che è in lutto e che certamente non ha voglia di sentire promozioni telefoniche
  • una persona che preferirebbe non essere interrotta perché sta
    • discutendo di una questione importante
    • scopando
    • parlando con un cliente
    • studiando
    • lavorando
    • pregando o meditando
    • ...etc.
Attenzione: in nessuno dei casi su esemplificati mi sto riferendo a una persona che non vuole ricevere telefonate in assoluto, altrimenti avrebbe un qualche pregio un'obiezione che potrebbe venire in mente a chi analizza la questione superficialmente, e cioè

"Se è tanto importante non ricevere chiamate puoi sempre tenere spento il cellulare / staccare il telefono fisso".

E' invece una scemenza totale, questa obiezione, perché in questo articolo mi sto riferendo alle tante persone che, come me, vogliono sì poter essere contattate, ma solo da chi è autorizzato a farlo, proprio come previsto dalla legge.

Parimenti nessun pregio ha l'obiezione del tipo

"Ma poveri operatori dei call center... fanno solo il loro lavoro; vengono sottopagati e spesso sono in situazioni economiche disastrose... bisogna capirli"

Chi ruba il mio tempo commette un furto, punto. Quantifica in euro tempo che ti fanno perdere queste persone e il fastidio che ti procurano in un anno. Metti che il totale sia anche solo 5 euro. Adesso pensa a una persona sottopagata quanto vuoi (e non per colpa tua), in condizioni economiche disastrose (non per colpa tua), che fa il suo lavoro (non commissionato da te), che consiste nel venire a rubarti 5 euro. Bisogna capirli sì, ammesso che capire significhi dare il giusto valore a ciò che succede e farlo anche da un punto di vista quantitativo. Avresti la stessa compassione di una persona che ogni anno ti ruba 5 euro e che se rimproverata ti risponde che fa solo il suo lavoro e non dovresti arrabbiarti? Spero di no, perché se la giustifichi significa che la autorizzi a continuare, e se la autorizzi a continuare sei tu stesso complice del fatto che continui a farlo non solo con te, ma anche con me.

Per chi trovasse questa spiegazione non sufficiente e mi tacciasse di crudeltà nei confronti dei destinatari dello scherzetto che sto per spiegare, aggiungo che se è tanto importante per le aziende di call center non essere vittime del sottoscritto possono sempre rispettare la normativa esistente, ovvero lasciare in pace me e tutti gli utenti che come me hanno dichiarato e formalizzato la propria volontà di essere lasciati in pace e non hanno autorizzato tali aziende a telefonate promozionali.


LA VOLUTA INEFFICIENZA DELLE VIE LEGALI

Ecco alcune storture attualmente presenti del nostro apparato giudiziario in tema di spam telefonico:

  • Chi chiama per una proposta commerciale ha l'obbligo legale di non nascondere il numero. Ma spesso il numero del chiamante è nascosto lo stesso. E non esiste un mezzo per segnalare questo fatto alle autorità e far comminare la relativa sanzione, perché se il numero è nascosto è impossibile sapere chi denunciare (non sempre l'impiegato del call center risponde a una domanda su quale sia il nome della società per la quale lavora, anzi...). Per saltare questo problema basterebbe attribuire la responsabilità della chiamata all'azienda relativa al prodotto o servizio in vendita piuttosto che alla società di call center appaltata. 
  • Fare ricorso al Garante della Privacy è una cosa abbastanza noiosa e non sempre fattibile; fra l'altro, nel momento in cui sto scrivendo le spese di segreteria sono 150 euro; in più c'è da spendere per l'avvocato, di cui è obbligatorio servirsi.
  • Mentre nei primi anni 2000 fare ricorso al Garante della Privacy era abbastanza veloce e poco costoso (si poteva fare senza avvocato e costava 25 euro), in seguito alla valanga di ricorsi presentati da una quindicina di persone (fra cui il sottoscritto), la legge cambiò, probabilmente per scoraggiare gli utenti a far valere i propri diritti. Lo spam telefonico è un fenomeno che si potrebbe risolvere facilmente. Ma, almeno in Italia, fin ora non c'è stata nessuna reale volontà di porvi fine da parte delle istituzioni.

IL RIMEDIO CHE TI PROPONGO

Ti propongo uno scherzetto che ho denominato TVAST (si pronuncia "ti vu ast").
Preciso che non è completamente farina del mio sacco: l'idea mi è stata data molti anni fa dall'utente di un forum in cui si parlava di possibili soluzioni alle telefonate pubblicitarie indesiderate.
TVAST sta per Tecnica Virale Anti Spam Telefonico.
"Virale" perché spero che venga messo in pratica da quante più persone possibili. Quindi se ti piace questo articolo ti invito a contribuire alla sua diffusione. Se sarà sufficientemente ampia, magari l'efficienza dei call center calerà sensibilmente... chissà, forse calerà a tal punto da far capire ai loro gestori che non conviene più fare telefonate illegali.


PRIMA DI COMINCIARE...

E' importante ricordare che:
  • se ricevi una telefonata per conto della stessa società telefonica che stai usando, questa chiamata probabilmente è legittima in quanto per contratto un gestore telefonico è autorizzato a chiamare i propri clienti... a patto che non lo chiami a un altro numero attribuito a un altro gestore;
  • stesso discorso se ricevi una telefonata da un gestore telefonico di cui non sei cliente, ma di cui sei stato cliente in passato, a meno che tu abbia comunicato a tale gestore la tua volontà di cancellazione dei tuoi dati;
  • secondo la legislazione che vige mentre sto scrivendo questo articolo il "silenzio assenso" alla ricezione di telefonate pubblicitarie sussiste fino al momento in cui lo si nega iscrivendo il proprio numero di telefono al Registro delle Opposizioni (o forse con uno scarto di qualche giorno o settimana a partire da quel momento); vale a dire che se un numero telefonico non è iscritto a tale registro, chiunque ha il diritto di chiamare quel numero per una promozione, e se te ne lamenti sei nel torto
Purtroppo anche dopo un anno che ero iscritto al Registro delle Opposizioni io ho continuato a ricevere chiamate pubblicitarie da chi non era stato autorizzato a detenere il mio numero.

Nota: legalmente "detenere" un dato personale non significa necessariamente salvarlo e archiviarlo fisicamente; se componi un numero di telefono (o lo compone una macchina per tuo conto, anche senza fartelo conoscere), automaticamente si può dire che, anche se temporaneamente, comunque lo "detieni". Del resto lo spirito della legge sulla privacy è chiaro: nel caso dei numeri di telefono, il problema individuato consiste non nel salvataggio di un numero di telefono in un archivio, ma nel suo indebito uso.

Una ragazza che ha lavorato per un call center mi ha detto che per loro il fatto che una persona sia iscritta al Registro delle Opposizioni "non conta niente" (e non è che me ne sia stupito).

Allora mi appresto a proporti un modo di reagire allo spam telefonico. Lo faccio considerando l'esempio dell'offerta promozionale da parte di una società telefonica diversa dalla tua che ti propone di cambiare gestore, ma naturalmente tutto ciò che stai per leggere può essere aggiustato per adattarsi a qualunque altra offerta telefonica illegale.


COME REAGIRE ALLA PROPOSTA COMMERCIALE

In breve: pan per focaccia. Ti fanno perder tempo e pazienza? Tu fai perdere tempo e pazienza a loro. Così:
  • Fingiti interessato all'offerta telefonica
  • Fai domande e prolunga la conversazione più possibile
  • Dì che vuoi parlarne il giorno dopo perché sei indeciso e/o devi consultare un collega o un parente con cui dividi il telefono.
  • Nella telefonata successiva, cerca di rimandare di nuovo, e così via
  • Quando ti viene dato un ultimatum, spiega che in effetti ti sembra una bell'offerta e sei tentato di aderire. 
...Poi procedi a seconda della modalità di accettazione dell'offerta:

1) Se il contratto è da firmare previa incontro dal vivo con un rappresentante
  • Dagli un appuntamento in un luogo difficilissimo da raggiungere
  • Dagli buca, tenendo spento il cellulare mezz'ora prima e mezz'ora dopo l'ora dell'appuntamento fissata.
  • Quando verrai ricontattato, chiedi scusa per il fatto di esserti scordato di andare all'appuntamento, e fissane un altro.
  • Non andare all'appuntamento, ma stavolta tieni il cellulare acceso; non vedendoti arrivare, il rappresentante ti chiamerà; rispondi che sei un po' in ritardo e arriverai in 20 minuti circa; quando ti richiamerà, digli che purtroppo non ce la fai ad arrivare, perché hai un ulteriore impegno, non pensavi di fare così tardi... Chiedi di fissare un altro appuntamento
  • Quando l'agente si dirà stufo, vedi paragrafo "Dichiarazione Finale" (più avanti)
2) Se l'offerta è da accettare con contratto a voce direttamente al telefono:
  • Fingi di voler accettare; l'operatore ti  avvertirà che deve farti delle domande e che dovrai rispondere "Sì" e che della vostra conversazione verrà fatta una registrazione con valenza legale pari a quella di un contratto.
  • ...Tu invece rispondi "Ok", oppure fingi di non capire una domanda e chiedi chiarimenti; poi quando l'operatore si spazientisce... vedi "Dichiarazione Finale" qui sotto...

...DICHIARAZIONE FINALE

E' quasi giunto il momento di rivelare la verità sulla nuova tendenza degli utenti stufi delle telefonate pubblicitarie non desiderate e tanto meno autorizzate.

"Le ho fatto perdere tempo, è vero... Ma tanto il suo datore di lavoro comunque le paga lo stesso le ore lavorative, vero? Oppure esclusivamente a cottimo?".

Qualunque risposta tu riceva... ci siamo... Vai con la dichiarazione finale:

"[con tono sommesso] Guardi, c'è una cosa che mi è stata passata e che passo volentieri agli altri. Quando si fa un danno è giusto pagarne le conseguenze... [nota: da qui l'interlocutore capirà che lo vuoi risarcire!]...  Quindi la invito a riferire al suo datore di lavoro che io le ho fatto perdere tempo e ho messo a dura prova la sua pazienza, ma complessivamente quanto tempo fate perdere voi a tutte le persone che chiamate, anche quelle iscritte al Registro delle Opposizioni come me? Spero che il mio scherzetto vi insegni qualcosa.


24 giugno 2012

Doodle: decidi una data in democrazia e con praticità

Cercavo un servizio online che permettesse a un gruppo di persone di mettersi d'accordo su quale sia una data e un orario adatto a organizzare un appuntamento.

Dal vivo, fra un "che ne dite giovedì prossimo" e un "sì, ma a me andrebbe meglio lunedì" è relativamente facile decidere sul posto.

Ma telematicamente? La chat è dispersiva, per nulla comoda.

Mi sono detto: ci vorrebbe un software online che consente a ogni potenziale partecipante di descrivere la propria disponibilità segnandola su una tabella, magari con una prima e una seconda scelta... così sarà facile a colpo d'occhio decidere democraticamente il giorno e l'ora in cui verrà organizzata la lezione, cena, etc.

Avevo lanciato quindi un appello in Rete chiedendo a chiunque ne fosse a conoscenza di segnalarmi un tool online del genere, e per rendere l'idea ecco l'abbozzo che avevo disegnato a mano:


La soluzione è arrivata via e-mail pochissime ore dopo, e si chiama Doodle. Esattamente quello che cercavo! 
Crei l'evento in pochi clic e automaticamente si crea il link che spedisci agli invitati, che si trovano davanti a una tabella dove devono cliccare semplicemente su "sì", "no" oppure "sì, se proprio dev'essere" per ogni data e/o orario (a seconda di come hai predisposto l'evento). Ogni invitato ha anche la possibilità di scrivere, sotto la tabella, un commento.

Quando tutti gli invitati si sono espressi, chiudi il sondaggio e automaticamente Doodle ti mostra la data o le date in cui sono disponibili più persone.

Ecco uno screenshot:


Grazie a Metello e Alexander per la segnalazione.


16 giugno 2012

Segnalazione online a Penny Market: esito positivo!

Questa è la versione aggiornata di un articolo del 1° giugno, che ho provveduto a eliminare, visto che in seguito a due mie segnalazioni online allo staff del franchising Penny Market ho notato un cambiamento proprio riguardo al problema di cui parlavo nella filiale a cui mi riferivo.

Reparto frutta... Cartellino giallo del prezzo delle banane che non specifica se si riferisce a quelle sfuse o a quelle in vaschetta... Semplicemente "Banane". Sopra al cartellino, uno spazio riempito di banane sfuse. Sopra ancora, uno spazio riempito di banane confezionate, senza altri cartellini. A quali banane si riferiva il cartellino giallo? Si può andare per esclusione e notare che se a sinistra ci sono le banane confezionate e il cartellino sotto di esse riporta la scritta "In vaschetta", allora l'altro cartellino che non specifica nulla si riferisce a quelle sfuse (più economiche). Inoltre su ogni confezione di banane in vaschetta c'è stampato il prezzo. Ma una persona di fretta, o distratta, o anziana, credendo di scegliere il prodotto più economico, facilmente potrà prendere una vaschetta di banane posizionata sopra quelle sfuse senza verificare il prezzo riportato sulla singola confezione, fidandosi del fatto che di solito il cartellino giallo che indica il prezzo di un prodotto si trova in basso rispetto al prodotto, non in basso a sinistra. La cassiera, non capendo o fingendo di non capire (non so cosa sperare, visto che ognuna delle due ipotesi ha i suoi pro e i suoi contro), risponde che il prezzo delle banane in vaschetta c'è scritto, e quando obietto che per conoscere il prezzo di un prodotto si deve indagare su altri prodotti e poi andare per esclusione mi risponde che quando si scrive semplicemente "Banane" si sottintende "Sfuse". E conclude chiosando "Comunque i cartellini sono giusti". Io ho risposto che siccome sono poco intuitivi, secondo me sono sbagliati. Voi che ne pensate?

Tornato a casa, sono andato nella pagina "contatti" del sito www.pennymarket.it e ho sritto un veloce messaggio; per far prima ho semplicemente linkato l'articolo che avevo scritto sul mio blog (il cui testo e immagine erano identici a quelli qui sopra). Tre giorni dopo ho ricevuto via email questo messaggio:

"Gentile Cliente,
ringraziandoti per averci contattato, ci scusiamo per il disguido accaduto e per la risposta non soddisfacente da parte del nostro dipendente.
E' stato fatto presente, nonostante sia una direttiva generale da applicare sempre, a tutti i nostri punti vendita che l'esposizione di tutte le comunicazioni, in particolar modo dei cartelli prezzo, deve essere chiara e ben comprensibile dal cliente che non deve ritrovarsi ad avere dubbi sui prezzi di vendita al momento in cui sta effettuando l'acquisto.
Scusandoci ancora per il disguido e ringraziandoti ancora per averci contattato, ti auguriamo una buona giornata."

Ho risposto all'email dopo a una mia nuova visita al Penny Market...

...Facendo presente (a parte la puntualizzazione sul sesso della dipendente, che era una femmina) il mio apprezzamento sul fatto che sopra alle banane sfuse ci fosse uno spazio vuoto, e che la totalità di quelle confezionate, pur in grande numero, fosse sulla sinistra, sulla verticale del loro cartellino.
...Ma facendo presente anche che un problema simile si era verificato con le pesche. Come da foto che avevo allegato, ancora una volta, per capire il prezzo di un prodotto, occorreva analizzare il prodotto accanto ed andare per esclusione (io ci avevo messo 5 minuti a capire a quali pesche si riferisse un cartellino e a quali si riferisse l'altro).

Non avendo ricevuto una risposta pensavo che stavolta la mia segnalazione fosse andata a vuoto. Invece ieri sono tornato al Penny Market e ho notato che anche questo problema era stato risolto: il cartellino delle pesche sfuse recava una scritta aggiuntiva a penna "sfuse".

Bene. Molto bene. Fare segnalazioni online a volte può funzionare. Almeno in questo caso con Penny Market sembra essere andata bene!


15 giugno 2012

Cos'è necessario per (far) uccidere i nostri "quasi simili" animali

La maggior parte degli animali che vengono purtroppo sfruttati dagli umani sono esseri che in qualche modo ci somigliano, perché hanno occhi, naso, bocca. Ci dà naturalmente disagio vederli morire o soffrire per lo stesso motivo per cui proviamo disagio a veder morire o soffrire una persona: in qualche modo li percepiamo come somiglianti a noi, e senza bisogno di studiare anatomia comparata capiamo che provano dolore e istinto di conservazione analoghi ai nostri.

Per avere un comportamento privo di rispetto per il dolore e/o la vita di un cane, di un gatto, di un coniglio, di una mucca, di un uccello, di un pesce, etc è necessaria una di queste tre condizioni:
  • essere all'oscuro della sofferenza degli animali (vedi ad esempio i bambini molto piccoli che non sanno che la carne proviene dagli animali, oppure gli adulti che non si rendono conto che l'uso di latticini contribuisce alla logica grazie alla quale l'uomo produce sofferenza e morte di mucche e vitelli, o che si illudono di mangiare e/o fare altro uso di prodotti provenienti da animali che hanno vissuto dignitosamente, realtà rarissime)
  • essere in una situazione di emergenza in cui non si può fare altrimenti (come a un certo punto della preistoria, quando una glaciazione costrinse l'uomo a nutrirsi di carcasse di animali dato lo scarseggiare di vegetali), oppure credere che le sostanze animali siano per l'essere umano alimenti benefici e/o indispensabili (balla fortunatamente sbugiardabile con facilità, ammesso che si abbia voglia di compiere qualche ricerca)
  • aver chiaro sia la non necessità di sfruttare gli animali, sia le sofferenze loro inflitte eppure fregarsene, o tenersi volutamente lontano da informazioni "scomode" per  essere sereni mentre si contribuisce a logiche che contrastano la propria stessa etica.
Credo che il caso più frequente sia quest'ultimo. Credo quindi che, siccome la maggior parte di esseri umani usa prodotti animali per nutrirsi, vestirsi, etc, allora la maggior parte delle persone (anche chi sostiene di fregarsene degli animali) operi un'auto-mutilazione del proprio senso etico, oscurando una parte importante di sé concernente i sentimenti che per natura abbiamo.

C'è un solo modo per mangiare un pesce pur sapendo che probabilmente è morto soffocato: fare succedere a sé stessi un po' quello che è successo a lui: soffocare quell'importante parte di sé che ama la respirazione.

Ecco perché alimentarsi con prodotti animali significa non solo introdurre nel nostro corpo cibi dannosi; significa anche immettere dentro di noi la sofferenza e la morte da un punto di vita psicologico, in maniera più o meno conscia.

Il danno è quindi triplo: organico, psicologico, karmico.


12 giugno 2012

Essere umano: non è di per sé spregevole

Su Facebook l'amica Roberta ha inviato un post in cui si lamenta della scarsa rilevanza mediatica del massacro dei bambini che in Siria vengono usati come scudi umani.

Ha ragione, è una tragica realtà, e mi pare di capire che i sedicenti guerrieri portatori di democrazia non ci vedono gran guadagno a intervenire in Siria (così come in Africa centrale, a Cuba, in Cina, in Russia..).

Francesca ha commentato dicendo "Siamo la razza peggiore sulla terra! Non rimango mai piacevolmente sorpresa... è un continuo confermare che siamo degli esseri spregevoli!"

In realtà non c'è motivo di dire che l'essere umano è spregevole di per sé. In realtà è una bella creatura. Il danno lo fa più che altro quando viene manipolata male, cosa che purtroppo accade facilmente.

Ma si può notare che, anche se oggi c'è ancora relativamente poco benessere, poca democrazia e poca giustizia, da 2000 anni a questa parte molti aspetti sono migliorati.

La "comunità dei buoni" (quelli veri e volenterosi, non quelli che chiacchierano bene e se fossero al posto dei politici farebbero le stesse cose) per "guadagnare terreno" nel migliorare il mondo deve ricordarsi che c'è soprattutto da agire nel "sottobosco" delle coscienze individuali e accettare che i risultati siano lenti, perché nell'altro campo (quello militare, politico e dei risultati veloci) si vince una battaglia qua e là, ma è cosa troppo rara.

Ne ho parlato in 3 post di Psicoperformance:






05 giugno 2012

No, una sentenza della Cassazione NON ti mette al sicuro

Brutta e potenzialmente dannosa, la disinformazione sulla giurisprudenza.

Esempio di questi giorni: un articolo che sta rimbalzando sulla Rete si intitola "Cassazione, la marijuana si può coltivare in giardino".

Falso.

A parte la distorsione "La marijuana si può coltivare in giardino", titolo da cui sembra che la quantità coltivata non sia importante (quando invece la sentenza era motivata proprio sulla quantità)...

..La Corte di Cassazione si pronuncia su UN processo e non autorizza in generale nessuno a fare ciò che è proibito dalla legge vigente.

"Da oggi chi possiede una piantina di cannabis sul terrazzo di casa non avrà problemi con la legge", si legge nell'articolo su citato. In un altro si legge "Coltivare sul terrazzo di casa una piantina di marijuana non costituisce più reato in Italia".

DANNOSA DISINFORMAZIONE.

Altro esempio: anni fa in seguito a un pronunciamento della Cassazione sono stati pubblicati vari articoli sul fatto che sia reato o no dire a qualcuno "Vaffanculo"; ad esempio questo articolo di Repubblica.it, dove si legge "Da oggi chi ha problemi con datori di lavoro, conoscenti o parenti potrà fare uno sforzo in meno per controllarsi. Un <> infatti non è più un'offesa: ormai fa parte del linguaggio comune. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione..."

DANNOSA DISINFORMAZIONE.
 
Dopo aver chiesto delucidazioni a uno dei miei avvocati, mi ha risposto "Ci sono biblioteche piene di pronunce contrastanti. Molto dipende dal contesto in cui certe frasi sono pronunciate, nonché, e non per ultimo, da come si alza il giudice quella mattina" (e naturalmente nessuno può sapere come si alza quella mattina il giudice di primo grado o di secondo grado o i componenti della Corte di Cassazione).

Una sentenza della Cassazione può essere portata come argomentazione in una causa successiva, poiché trattasi di un importante precedente, ma ciò non toglie che un diverso giudice se ne possa discostare argomentando diversamente.

...Infatti la Cassazione non vara leggi.

...Né le sue sentenze hanno valore legislativo.

La cassazione è stata istituita per cassare (ovvero annullare) un processo quando vi siano stati individuati vizi di forma, senza andare ad indagare nel merito dei fatti.
In realtà talvolta tocca anche il merito, quando in primo grado e in appello sono state portate documentazioni e argomentazioni considerate sufficienti a formulare una sentenza: nonostante il regolamento preveda il rinvio al giudice di merito, prevale il principio di economia processuale, per cui la decisione ultima viene presa proprio dalla Cassazione, che assume la cosiddetta funzione normofilattica, cioè una funzione di guida per i successivi casi simili.

MA E' ASSOLUTAMENTE SBAGLIATO pensare che siccome la Cassazione si è pronunciata in un certo modo, si può agire secondo questo pronunciamento, sicuri di non avere problemi con la legge.
Non si può essere sicuri di non essere assolti in un eventuale processo, e tanto meno si può essere sicuri che non si verrà denunciati e processati.

Infatti (cito da Wikipedia), "la funzione nomofilattica conserva un ruolo autorevole, ma non acquista alcuno spazio autoritativo. Il nostro ordinamento resta ispirato a una struttura di civil law e il valore giuridico delle sentenze resta quello di risolvere le controversie fra le parti, i loro eredi e aventi causa e non quello di fissare nuovi principi di diritto vincolanti, come avviene grazie al criterio dello stare decisis negli ordinamenti di common law."

Giova fra l'altro ricordare che "problemi con la legge" può anche significare dover sostenere un processo, al di là dell'essere assolti o condannati, perché in ogni caso sussiste una certa spesa di tempo, energie e denaro.

03 giugno 2012

Celerini, manifestanti, violenza e ovvietà

Celerini violenti
Ogni tanto mi imbatto in documenti scritti, fotografici o video pubblicati da utenti che vogliono mostrare quanto è ingiusta e cattiva la polizia perché picchia persone disarmate.

Se il poliziotto ha malmenato delle persone che erano evidentemente innocenti e che non avevano disobbedito a nessuna particolare disposizione (vedi episodio accaduto nell'edificio antistante la scuola Diaz a Genova nel 2001 in occasione del G8), ovviamente egli è da condannare e fa grandemente schifo, avendo fatto esattamente l'opposto rispetto al compito affidatogli, cioè proteggere i cittadini (è non è una buona scusa il fatto che stesse eseguendo gli ordini, né che altrimenti rischierebbe sanzioni disciplinari o il posto di lavoro).

E se il poliziotto ha picchiato un manifestante perché ha disobbedito ad alcune disposizioni dettate per motivi di ordine pubblico, basta questo per dargli ragione? Assolutamente no.

Quando è giustificato il poliziotto che picchia persone disarmate?

Non posso rispondere a questa domanda analizzando tutti gli episodi di violenza accaduti uno per uno, ma posso fare un po' di chiarezza in generale.

Le direttive date ai poliziotti in occasione di una manifestazione popolare hanno ufficialmente questo spirito: siccome non si può mai essere sicuri che i manifestanti siano disarmati (es. qualcuno fra loro potrebbe avere un sasso in tasca da lanciare), e siccome anche quando si dicono e appaiono pacifici potrebbero essere in realtà violenti, allora per precauzione bisogna disporsi in fila lungo un confine di sicurezza, indicando così implicitamente che è proibito varcarlo, e se qualcuno ci prova bisogna respingerlo.

Ripeto: respingerlo, non necessariamente picchiarlo.

Nelle manifestazioni popolari la violenza da parte della polizia è eticamente e legalmente giustificata solo in queste occasioni:
- quando è usata contro chi immediatamente prima si è reso manifestamente violento o è armato
- quando il rischio di subire violenza è sinceramente sospettato
- quando si tratta di picchiare manifestanti che stanno tentando di varcare il confine di sicurezza e la quantità di manifestanti è tale da altrimenti mettere a rischio l'efficacia della barriera umana.

Inoltre in tutti questi casi la violenza non dev'essere eccessivamente crudele quanto a regione del corpo colpita, forza con cui vengono sferrati i colpi e dev'essere interrotta non appena la persona è stata messa in condizione di non poter più nuocere. In altre parole, la violenza è lecita solo quando è usata il minimo indispensabile.

..."Indispensabile" affinché venga rispettato il confine di sicurezza imposto.
Non "indispensabile" affinché il lavoro del poliziotto sia veloce e comodo.

Purtroppo ci sono occasioni in cui invece i poliziotti:
- sono in numero non significativamente inferiore rispetto ai manifestanti
- si rendono conto benissimo che queste persone sono disarmate e innocue e che per respingerle sarebbero sufficienti alcuni spintoni dati con gli scudi antisommossa
...e ciò nonostante ai loro tentativi di varcare il confine di sicurezza, reagiscono picchiando. Il motivo per cui scelgono di picchiare è intuitivo: per impedire a una persona di fare ciò che sta facendo o dissuaderla dal riprovarci è più facile e veloce procurarle dolore fisico. Ma l'intenzione di svolgere il proprio lavoro in modo più comodo e veloce non è qualcosa che giustifica la violenza né moralmente né legalmente.

Che i manifestanti stiano contravvenendo alla legge non c'entra. La violenza non è eticamente né legalmente lecita come strumento di punizione per un illecito o addirittura come mezzo di dissuasione dal commetterlo. Per quello esistono i tribunali e i giudici.

Purtroppo sono molte le persone che invece sostengono debba essere in certi casi direttamente il poliziotto, con le botte, a punire chi ha trasgredito la legge.
Inoltre quando si parla di manifestazioni, nei confronti della polizia è diffusa anche una grande tendenza all'indulgenza. Ad esempio, durante la manifestazione del 2 giugno contro la Fornero a Trento, a un certo momento i celerini addirittura hanno palesemente cercato lo scontro fisico avvicinandosi e spintonando i manifestanti e poi manganellandone alcuni per il solo fatto che avevano fatto un coro contro di loro; nella stessa occasione un poliziotto ha minacciato un ragazzo dicendogli qualcosa tipo "Ci vediamo dopo".


Se un qualsiasi lavoratore che svolge una mansione diversa da quella delle forze dell'ordine, per il fatto di essere canzonato da un cliente lo spintona, lo picchia oppure lo minaccia, la cosa più normale che può succedere è il licenziamento per giusta causa. Se invece lo fa un poliziotto o un gruppo di poliziotti, la cosa pur costituendo reato è considerata talmente normale che di solito non viene sporta querela neanche dal manifestante che ha subito il torto.

DETTO QUESTO, QUALCHE PAROLA PER IL MANIFESTANTE...

Manifestante, probabilmente sapevi già tutto quello che ho scritto sopra. Se ho portato alla tua attenzione qualcosa che ti era sfuggita, mi fa piacere. Il succo, ai fini della tua decisione su cosa fare, è questo:

i celerini nella maggior parte dei casi hanno l'ordine, l'intenzione e l'impunità per comportarsi in maniera né etica, né legale, e cioè ai tuoi tentativi di varcare il limite di sicurezza reagire facendoti male, e nei casi peggiori continuare a picchiarti anche quando sarai a terra dolorante.

Non sto scrivendo questo articolo per ammonire tutti gli esseri umani che durante una manifestazione hanno tentato di varcare il limite di sicurezza, o che si sono comportati in maniera violenta; troverei blasfemo fingere di riuscire a immaginare come certe persone sono state ridotte e sbrigarmela con un facile "Manifestate civilmente". Non ho credenziali per impartire una lezione del genere dal mio pulpito di persona benestante.
Manifestante, capisco che potresti essere in una situazione di estrema esasperazione, capisco che magari senti l'urgenza di gridare un "Vaffanculo" in faccia alla persona che ha arrecato o sta arrecando un grande danno a te, alla tua famiglia, ai tuoi amici, ai tuoi concittadini.

Questo non deve togliere chiarezza a ciò che vuoi ottenere e a ciò che sei disposto a rischiare.
Se torni da una manifestazione dove ti sei fatto ferire o rompere qualche osso in seguito della tua disobbedienza, non ho nulla da criticarti, a patto che:

- la tua intenzione fosse creare un filmato come prova di quanto sono stronzi i poliziotti che picchiano anche quando non ce n'è bisogno
- la tua intenzione fosse quella di rendere la tua manifestazione più efficace, anche a rischio di essere malmenato
...in entrambi i casi accettando il rischio di essere picchiato.

Se invece ti stupisci e ti lagni di quello che è successo e vuoi far passare una "routinaria" carica della polizia come super-scoop, allora io mi stupisco della tua ingenuità.

Se io andassi a rompere le palle a una guardia dell'aeroporto, pochi secondi dopo facilmente mi ritroverei sotto una pioggia di cazzotti e pedate da parte sua e dei suoi colleghi, e chiunque lo troverebbe perfettamente normale, tanto è facile capirlo.
Altrettanto intuitivo dovrebbe essere lo stesso tipo di scenario traslato nel contesto di una manifestazione. Basta sostituire "aeroporto" con "piazza". Insomma, non mi pare un segreto che i celerini siano armati e ufficiosamente istruiti e intenzionati a picchiarti se oltrepassi il limite stabilito. I manganelli sono bene in mostra, e i fatti di violenza precedentemente accaduti sono noti a chiunque sia un minimo informato sulla cronaca nazionale.

Eppure esiste il manifestante che disobbedisce, subisce e si stupisce.

Si stupisce lui e si stupiscono una serie di persone che guardano il filmato della scena e che la commentano inveendo contro i poliziotti. Persone che invece dovrebbero più che altro chiedersi cos'altro pretendeva di ottenere l'ennesimo Don Chisciotte.

Insomma, si può essere d'accordo oppure no col limite di sicurezza che è stato imposto e di cui vietare il superamento ai manifestanti. Detto questo, se stai per affrontare la polizia, i casi sono due:
  • o fai parte di una squadra di persone armate, allenate e dotate di una precisa strategia che consenta di avere la meglio sulla polizia (e sui consistenti rinforzi che verranno chiamati, nel caso la rivolta duri più di qualche minuto)
  • oppure stai andando a farti macellare.
Insomma, capisco la rabbia e l'esasperazione, ma come messaggio da parte di chi vuole lottare, manifestare e diffondere qualcosa di sensato e intelligente, fare scoop sull'ovvio è darsi la zappa sui piedi, il che non rimedia certo alle contusioni.

27 maggio 2012

Il benaltrismo

Posto di fronte all'insieme di problemi esistenti al mondo, ognuno reagisce in un modo che dipende:
  • dalle informazioni che ha a disposizione
  • dai propri valori
  • dal proprio vissuto
  • dalle proprie opinioni
Così la persona attribuisce una certa importanza a ognuno dei vari problemi, creando più o meno consciamente una gerarchia dal più al meno importante, e anche dal più al meno urgente.

Il benaltrismo consiste nel far notare all'interlocutore che sta inutilmente dando a qualcosa l'importanza che dovrebbe essere data a qualcos'altro.

Esistono casi in cui ciò ha senso, e cioè tipicamente quando si contesta a un interlocutore l'irrazionale proposta di combattere un fenomeno negativo affrontandone le cause minori, mentre sarebbe più efficace dedicare le stesse risorse all'eliminazione di altre cause più influenti, specificando quali sono.
Il benaltrismo ha quindi senso quando l'argomentazione riguarda quale sia il metodo più efficace per raggiungere un obiettivo comune.

E' invece decisamente inappropriato il benaltrismo di chi ammonisce l'interlocutore di occuparsi di un problema poco importante rispetto ad altri, considerato che:
  • Ha senso in certi casi dare la priorità a un problema non per la sua maggiore importanza, ma per la sua maggiore urgenza
  • Il fatto che un problema abbia più importanza rispetto a un altro è una questione di sensibilità e di valori; non esiste un metodo obiettivo per dire chi abbia ragione e chi abbia torto se due persone la pensano diversamente su questo, e chi pretende di avere ragione sull'altro è presuntuoso e irrispettoso
  • Anche quando è pacifico che un problema sia più importante di altri, questo non significa che al primo debba essere dedicato il 100% delle risorse e lo 0% a tutti gli altri.
  • Se vediamo una persona intenta ad occuparsi di un presunto problema "secondario" non è detto che in altri momenti della sua vita non si stia occupando di presunti problemi più importanti.
Proseguo riferendomi gli ultimi due punti.

Se una persona crea una campagna di sensibilizzazione e/o raccolta fondi per combattere un problema relativo al maltrattamento degli animali, spesso c'è chi commenta come se questa persona avesse dichiarato "il problema maltrattamento degli animali è più importante dello sterminio di esseri umani che avviene in molte zone del mondo". Si tratta di commenti del tutto stupidi e ipocriti, perché:
  • Il fatto una persona dedichi del tempo agli animali non significa che non dedichi pari o maggior tempo anche allo sterminio di esseri umani,
  • Non è giusto negare l'opportunità di occuparsi di un problema per il solo fatto che non è il problema più grande esistente. Infatti, ad esempio, se si sostiene che il maggiore dei mali dell'uomo è il cancro, non si dovrebbe impiegare un solo euro per pagare nessun dipendente statale finché non si è trovato il rimedio che curi ogni tipo di cancro, paralizzando l'intero sistema ("la scuola, l'università, i beni culturali, le forze dell'ordine, tutte cose importanti; i senza tetto sarebbero da aiutare, ma vuoi mettere la sofferenza di un malato terminale di tumore? Ogni euro usato per altre cose è sottratto a queste persone che aspettano una cura e che stanno ben peggio di un senza tetto...").
  • Le ragioni che ho spiegato nei due punti precedenti sono intuitive e ci si può arrivare dopo pochi secondi di riflessione, quindi "sono ben altri i problemi" è probabilmente il tipo di argomentazione portata da chi non ha voglia di riflettere per un solo secondo, preso com'è a camuffare la propria pigrizia e la propria voglia di non occuparsi né di quel problema, né di quell'altro.
A voler pensare in maniera sana, invece, un iniziale ragionamento potrebbe essere questo: la cosa più giusta è dedicare le risorse disponibili in proporzione all'importanza dei vari problemi.

Con riferimento a una singola persona, questo può ad esempio significare, considerando il tenpo che decido di dedicare all'impegno sociale, dedicarne il 50% al problema che considero il più importante, il 30% a quello che considero il secondo più importante, il 15% a quello che considero il terzo e il 5% a quello che considero il quarto.

Ma posso magari rendermi conto che gli ultimi due, se è vero che non meriterebbero il 100% dell'attenzione, neanche è giusto che vengano trascurati come di fatto succede; posso rendermi conto che di solito la gente si dedica solo ed esclusivamente ai primi due, e questo può giustificare che il 75% del mio tempo riservato all'impegno sociale io lo dedichi al terzo problema e il 25% al quarto, e lascio che altre persone si occupino dei primi due.

Tutta questa ovviamente è filosofia, utile non a spiegare il miglior modo di decidere quante delle proprie risorse dedicare a quella o a quell'altra causa, ma semplicemente a spiegare quanto il benaltrismo sui valori importanti o non importanti sia del tutto fuori luogo.

Meno filosoficamente e più concretamente: così come è giusto che una persona si senta libera legalmente e moralmente di compiere o no un percorso di studi o aprire o no una certa attività commerciale indipendentemente della domanda di un certo prodotto o servizio sul mercato, è bene che ognuno, quanto a impegno sociale, possibilmente avendo una panoramica più ampia possibile delle problematiche esistenti e di ognuna di esse l'entità e l'urgenza, si senta libero di dedicarsi a quella o a quelle che più l'appassionano nella misura che vuole, considerato fra l'altro che agire secondo la propria sensibilità è condizione fondamentale per far fruttare il proprio impegno al meglio.