28 febbraio 2012

Gold, una vita in macchina... o quasi

Fin da piccolo Gold, quando c'era da andare da un paese all'altro o quando c'era da percorrere un tratto di strada lungo qualche chilometro anche all'interno dello stesso paese veniva trasportato in automobile. La prima volta che è stato portato in macchina aveva pochi giorni di vita e non si è mai privato di questa esperienza per lunghi periodi.
Dopo aver preso la patente all'età di 18 anni ha ricevuto in regalo la sua prima vettura, che ha guidato ogni volta che ne aveva bisogno. Ad oggi, in tutta la sua vita, ha percorso decine di migliaia di chilometri alla guida della propria automobile e, quando è capitata l'occasione o la necessità, ha guidato l'automobile di un parente o di un amico.
Forte dell'esperienza che negli anni ha fatto di lui un ottimo guidatore, Gold conduce il proprio veicolo con maestria e sicurezza, quasi sempre ascoltando la musica riprodotta dall'autoradio.



Per chi insinua che quella dell'automobile è una sua fissazione, la risposta non si fa attendere: "Non è l'unico mezzo di trasporto che uso. Quando vado a lavoro prendo quasi sempre l'autobus; a volte mi capita di prendere il treno e quando il viaggio è lungo centinaia o migliaia di chilometri prendo l'aereo, ma dove le ferrovie ed i mezzi di trasporto non sono compatibili con le mie esigenze la macchina rimane il mezzo più comodo per raggiungere i miei traguardi; inoltre gli automobilisti in Italia e nel mondo ormai non si contano più, io sono solo uno dei tanti."
Ci sono momenti in cui la corsa di interrompe per l'acquisto del carburante. "Devo acquistare il carburante necessario a far camminare la mia automobile, e farlo un po' prima che sia esaurito, altrimenti rischio che la macchina si fermi e di ritrovarmi a dover percorrere a piedi tutta la strada che mi separa dal punto di rifornimento, che può essere anche molto lunga", racconta mentre ci saluta inserendo le chiavi nel quadro, pronto per un altro viaggio sulle quattro ruote.

27 febbraio 2012

Beneficienza contro la fame senza veganesimo?!

Dal gruppo Facebook Perle onnivore:

Cristina: ieri pomeriggio mi fermano dei volontari di save the children per chiedermi di fare donazioni, molto tranquillamente dico loro che quando save the children come tutte le altre organizzazioni che vogliono aiutare i bimbi poveri inizieranno a sostenere e diffondere il messaggio vegan come principio da cui partire x risolvere i problemi della fame nel mondo, allora io inizierò a sostenere loro, diversamente sarebbe x me un controsenso.Gli chiedo se conosce il significato della parola vegan e lui serissimo dice " sì certo ma non ha alcun senso perchè da quando esiste il mondo i predatori uccidono e mangiano carne, è nella loro natura", gli sorrido e lo saluto invitandolo a pensare a quanto ci siamo detti.Devastante come al solito, per la serie, "sbagliare è umano, perseverare è doveroso, altrimenti dovremmo ammettere di aver sempre sbagliato!"

Valerio: Ah beh! Ora che ci penso...anche la fame nel mondo è sempre esistita! Di che preoccuparsi, allora? ;-) 

Sara: Questo pensa di essere un predatore... allora perché non sostenere anche che pure il dominio del ricco sul povero e del potente sul derelitto è sempre esistito? Continuiamo così, anzi, visto che noi "ricchi" siamo più potenti dei bambini africani, lasciamoli dove stanno, si estingueranno, è la natura...

20 febbraio 2012

Garanzia: il regolamento interno di un'azienda non ha la precedenza sulla legge!

Circa due anni fa ho comprato un cavalletto per la mia videocamera all'Ipercoop di Montevarchi.
Qualche mese prima che scadesse la garanzia, cioè pochi giorni fa, l'ho riportato allo stesso ipermercato, dato che risultava difettoso. L'impiegato del centro assistenza mi fa compilare un modulo e mi dice che verrò chiamato telefonicamente per farmi sapere se avrei potuto beneficiare della garanzia (cosa che sarebbe dovuta essere scontata, visto che il difetto non era dovuto a cattivo uso); pochi giorni dopo un'impiegata mi telefona per dirmi che mi spetta un rimborso. Mi reco allo stesso centro assistenza, dove l'impiegata stampa e timbra un buono, che mi fa firmare in doppia copia. Una delle due copie la trattiene, e l'altra, dice, devo presentarla al box informazioni. Sfortunatamente al box informazioni c'è una discreta fila; sono quasi le 20.00 e io vado di fretta; torno quindi al centro assistenza e chiedo (per scaramanzia, in verità) se posso tornare il giorno dopo. La stupefacente risposta è che no, il buono rimborso è valido solo per la giornata stessa: presentandomi l'indomani, il rimborso mi verrà negato. Le chiedo allora se può annullarmi il buono e farmene uno valido per l'indomani. Risposta negativa.
Torno al box informazioni e faccio presente che ho buono che secondo le regole dell'ipermercato è in frettolosa scadenza, ma che, stando così le cose, io vado di fretta ancor più dell'Ipercoop. Così in pochi minuti vengo accontentato, passando avanti agli altri clienti (cosa che mi dispiace). Già sicuro che negarmi il rimborso il giorno dopo sarebbe stato illegale da parte dell'Ipercoop, per scaramanzia pongo il quesito all'ADUC, che mi risponde confermando la mia convinzione:

Il rimborso è l'esito della tacita risoluzione del contratto commerciale "stipulato" al momento dell'acquisto, riconosciutole dal venditore. I soldi erano suoi, in qualunque momento li avesse voluti ritirare.
In caso di rifiuto burocratico avrebbe dovuto tuttavia rivendicare il suo diritto, facendosi valere con una lettera raccomandata A/R di messa in mora

Qui la scheda pratica dell'ADUC sulla garanzia legale.

Gli esercizi commerciali devono capire che darsi un regolamento interno non consente loro di scavalcare la legge vigente!
Io, per farlo capire a chi amministra l'ipermercato in questione, e soprattutto per far loro capire che ne sono a conoscenza, ho scritto questo articolo e ne ho inviato il link alla direzione.
E invito anche te, quando se ne presenta la triste opportunità, a far capire al direttivo dei vari esercizi commerciali che sei a conoscenza dei tuoi diritti di consumatore, perché questo significa indurli a darsi un regolamento interno conforme alla legge e quindi smettere di vessare tutti gli altri consumatori.

11 febbraio 2012

Copriti, ché fa freddo...

Il maglione è l'indumento che il bambino deve indossare quando la mamma ha freddo.

Gran bell'aforisma, peccato sia anonimo. E peccato valga non solo durante l'infanzia.

Senza scomodare termini forse eccessivi come "genitori iperprotettivi", ecco alcune considerazioni e consigli.

I parenti non sanno che il figlio/nipote è provvisto di recettori della temperatura. Ma, se hai un figlio o un nipote, ti assicuro che è così: tutti gli esseri umani hanno i termocettori, anche quelli più giovani di te e imparentati con te. Per capire che non si tratta di una notizia fuori dal mondo, devi solo ricordare un episodio della tua infanzia in cui hai avuto freddo, pensare che il significato della parola "freddo" non l'hai appreso dopo la nascita di tuo figlio o nipote, ma nei primi anni di vita, e pensare che così vale per lui. Non ha ancora figli né nipoti, eppure ha quegli utilissimi recettori che non c'è alcun bisogno di sostituire con la tua parola.

I parenti non capiscono che si può guarire dalle patologie da basse temperature quali febbre, raffreddore, tosse, broncopolmonite, e che una volta avute eventualmente queste patologie il ragazzo è in grado di valutare se la prossima volta sarà meglio coprirsi di più o se invece preferirà rischiare di ammalarsi di nuovo.

I parenti non capiscono che le patologie da basse temperature sono meno fastidiose dei consigli banali del tipo "copriti". Consigli che indispongono soprattutto per fatto che:

1) se pensi che una persona, anche giovanissima, non sappia che stare al freddo fa venire un'infreddagione significa che lo ritieni tanto tanto scemo

2) se pensi che non debba essere libero di rischiare di ammalarsi oppure no, significa che credi di poter decidere al posto suo cos'è bene e cosa è male per lui.

Ai parenti non passa neanche per la testa che il figlio/nipote possa apprendere, quindi continuano a ripetere lo stesso disco rotto per tutta la vita (altro che infanzia). Conseguenza: il ragazzo si annoia e tende a diventare impermeabile a ogni tipo di consiglio, e c'è la possibilità che tenda a non dare importanza anche quelli potenzialmente utili. Troveranno una tremenda piaga questa impermeabilità anche se non sussisterà, figuriamoci se invece sussiste veramente. Quindi, onde evitare di sentirsi inascoltati, è bene dosare i consigli col contagocce e dare solo quelli veramente utili e senza insistere troppo neanche per quelli, sapendo che la migliore insegnante è l'esperienza.

Nota: Ciò NON autorizza frasi del tipo "Ok, non darmi retta, vedrai che ti troverai male e te ne pentirai", perché questo indispone ancora di più e porterà il figlio/nipote a non ammettere i propri sbagli neanche quando si manifesteranno come tali.

Riassumendo riassumendo: se hai figli o nipoti, non dargli consigli su come non prendere freddo. Non li vuole, non li apprezza, non li segue. E fa bene.

Se invece vedi il problema dalla parte opposta, cioè sei un figlio/nipote desideroso di far capire ai tuoi parenti che gestisci autonomamente gli scambi di temperatura fra il tuo corpo e l'ambiente e le loro conseguenze, invia loro il link a questo articolo.

Tutto quello che ho detto per i figli e i nipoti vale anche per le figlie e le nipoti femmine.

09 febbraio 2012

L'affidabilità dei giornalisti

Oggi la Facebook-friend Erika ha linkato su Facebook questo articolo di Unionesarda.it intitolato "Ctm, autista e controllore pestati sul bus da 2 giovani di Selargius senza biglietto".

Sotto all'articolo, i commenti di alcuni lettori.

Un paio di commentatori ha scritto che la notizia è riportata in maniera che non si capisca cos'è successo esattamente: sarebbero stati autista e controllore a usare la forza per primi. E mi sembra la versione più credibile, anche perché l'articolo dice "hanno pensato bene di picchiare con calci e pugni il controllore e l'autista del Ctm per cercare di fuggire". Da questa frase di deduce che lo scopo dei due giovani era quello di fuggire, e che sono stati trattenuti fisicamente. Inoltre da questa frase, nonché dal fatto che sono riusciti a farli identificare e a denunciarli si deduce che nella colluttazione essi abbiano avuto la peggio, altrimenti sarebbero riusciti a scappare e probabilmente non sarebbero stati più beccati.

Secondo me persone intelligenti raramente ripongono grande fiducia nei giornalisti, fiducia che scende fino al limite dello zero dopo che si è avuta l'esperienza di conoscere come esattamente è andato un fatto e il giorno dopo leggere come è stato riportato su un giornale.

Io ad esempio l'anno scorso ho letto su varie testate giornalistiche che un infermiere del pronto soccorso di Careggi era stato malmenato; addirittura in un articolo c'era scritto che erano dovute intervenire le forze dell'ordine per sedare una rissa. In realtà l'infermiere in questione - e lo so perché quell'infermiere è mio fratello - aveva semplicemente ricevuto uno spintone, ed i Carabinieri erano sopraggiunti su sua richiesta per identificare l'aggressore, affinché lui potesse querelarlo. Con l'occasione scrissi questo ironico articolo sul mio blog personale.