09 febbraio 2012

L'affidabilità dei giornalisti

Oggi la Facebook-friend Erika ha linkato su Facebook questo articolo di Unionesarda.it intitolato "Ctm, autista e controllore pestati sul bus da 2 giovani di Selargius senza biglietto".

Sotto all'articolo, i commenti di alcuni lettori.

Un paio di commentatori ha scritto che la notizia è riportata in maniera che non si capisca cos'è successo esattamente: sarebbero stati autista e controllore a usare la forza per primi. E mi sembra la versione più credibile, anche perché l'articolo dice "hanno pensato bene di picchiare con calci e pugni il controllore e l'autista del Ctm per cercare di fuggire". Da questa frase di deduce che lo scopo dei due giovani era quello di fuggire, e che sono stati trattenuti fisicamente. Inoltre da questa frase, nonché dal fatto che sono riusciti a farli identificare e a denunciarli si deduce che nella colluttazione essi abbiano avuto la peggio, altrimenti sarebbero riusciti a scappare e probabilmente non sarebbero stati più beccati.

Secondo me persone intelligenti raramente ripongono grande fiducia nei giornalisti, fiducia che scende fino al limite dello zero dopo che si è avuta l'esperienza di conoscere come esattamente è andato un fatto e il giorno dopo leggere come è stato riportato su un giornale.

Io ad esempio l'anno scorso ho letto su varie testate giornalistiche che un infermiere del pronto soccorso di Careggi era stato malmenato; addirittura in un articolo c'era scritto che erano dovute intervenire le forze dell'ordine per sedare una rissa. In realtà l'infermiere in questione - e lo so perché quell'infermiere è mio fratello - aveva semplicemente ricevuto uno spintone, ed i Carabinieri erano sopraggiunti su sua richiesta per identificare l'aggressore, affinché lui potesse querelarlo. Con l'occasione scrissi questo ironico articolo sul mio blog personale.

05 febbraio 2012

Network marketing, sistema piramidale, catena di Sant'Antonio

L'errore commesso sovente da chi lavora in un'azienda che fa network marketing è voler reclutare per forza chiunque. In questo modo si ha un iniziale vantaggio monetario, ma alla lunga si ottiene una ciurma di persone che fanno una promozione sbagliata da vari punti di vista, compreso quello etico, persone che a loro volta educano i loro nuovi (eventuali) affiliati in maniera altrettanto sbagliata...
Ne risulta l'infangamento del marchio dell'azienda, e più in generale la diffidenza della gente nei confronti del network marketing, per descrivere il quale vengono usati in modo dispregiativo i termini "Sistema piramidale" e "Catena di Sant'Antonio".

Perché dico questo? Lavoro con un network marketing?

No.

Aggiornamento 2014: Sì :-) Vendo cerotti Lifewave, e se qualcuno si vuole iscrivere sotto di me non ho motivo di negarglielo. Fermo restando che non corro dietro a nessuno.

Vivere di network marketing non è un facile trucchetto per guadagnare tanto lavorando poco come qualcuno pensa.
Ciò non toglie che il network marketing può essere un ottima modalità di erogazione di beni e servizi col minimo spreco di risorse. E chi lo nega squalificandolo a priori e parlando di truffe è un bimbominkia esattamente al pari dei multilevellari fanatici.



03 febbraio 2012

Il mondo è brutto perché è vario

In molti campi, senza varietà c'è la noia.

Quindi è vero che "il mondo è bello perché è vario".

Ma trovo una grossa idiozia applicare questo concetto anche alle opinioni, soprattutto quando sono opinioni sull'etica.

Ben venga la biodiversità nel mondo animale e vegetale, ben vengano le opere d'arte tutte diverse fra loro, ben vengano i volti diversi fra loro (salvo casi di sgradevole bruttezza, visto che essere il perfetto sosia di una persona bella è meglio che essere un unico mostro), ben venga la diversità fra paesaggi.

Tutte queste diversità fanno del mondo un bel posto.

Ma qualcuno dice anche "Se tutti la pensassimo nello stesso modo, sai che noia".

SE TUTTI LA PENSASSIMO NELLO STESSO MODO NON ESISTEREBBERO INCOMPRENSIONI, LITIGI, RISSE, GUERRE, STERMINI, NE' ALCUN GENERE DI INGIUSTIZIA.

E il confronto? E le discussioni, così istruttive? Non sono forse qualcosa di positivo, che aiuta a crescere?

Certo che sì.

Infatti in un mondo in cui ci sono due che hanno opinioni diverse, va da sé che almeno una delle due si stia sbagliando, dunque è buona cosa che grazie a una discussione possa avere la possibilità di cambiare idea e di "convertirsi" al giusto. Ma se fosse stato nel giusto fin dall'inizio sarebbe stato ancora meglio.

Per lo stesso motivo, dire che sarebbe meglio non ci fossero incidenti stradali non significa dire "aboliamo le ambulanze". L'ambulanza è un'ottima cosa che viene incontro a un problema che sarebbe meglio non ci fosse.

Obiezione di chi non ha voglia di mettersi in discussione:

Ah, ma tu sei uno che vuole obbligare gli altri a pensarla come te!

No, no e poi no. Non c'entra nulla con quello che sto dicendo. Sto dicendo che se due persone hanno due opinioni diverse significa che almeno uno dei due si sbaglia, e questo non significa che si debba per forza correggerlo, né farglielo necessariamente notare. Solo ritengo una falsità dire "Se tutti la pensassimo nello stesso modo, sai che noia". Sparirebbe la possibilità di divertirsi prendendo in giro varie perle di stupidità, ma ne varrebbe la pena! I talk-show che hanno i litigi come punti di forza non esisterebbero più... evviva.  La varietà di cui c'è bisogno per divertirsi è tutta la varietà possibile di questo mondo, tranne il disaccordo.

Obiezione del politicamente corretto (quindi ipocrita):

Se due persone la pensano in maniera diversa non è detto che uno dei due sbagli... semplicemente hanno un'esperienza e una sensibilità diversa.

E invece, per la legge del terzo escluso, è proprio così. Se io dico che un'affermazione è vera e tu dici che è falsa, uno dei due si sbaglia. Perché sto parlando di OPINIONI, non di gusti, né di sentimenti. Secondo un vecchio adagio, "la verità sta nel mezzo". Bisogna vedere in mezzo a cosa. Non necessariamente nel mezzo di due opinioni qualunque. Se Gino dice che 2+2 fa 4 e Pino dice che fa 6, non è che la verità è che fa 5.

E quando si parla di etica, come si può dimostrare che un'opinione è giusta e una sbagliata? Non si può. Ma il fatto che non si possa dimostrare non significa che l'opinione giusta non esista. Se su un argomento etico una persona afferma una tesi e un'altra la nega, magari io non sono in grado di decidere chi dei due ha ragione; ma so comunque che uno dei due ha ragione, e l'altro ha torto. Torto o ragione in base a quale sistema di riferimento? In base a una corretta interpretazione della Bibbia? In base alla lettura nel pensiero di Dio? Non è questo il punto. Fatto sta che se l'uomo ha un'etica, può sì essere così umile da dire "forse la mia etica non è matura abbastanza ed è soggetta a cambiamento". Ma ciò non toglie che, per il fatto di conoscere il concetto di etica, è intimamente convinto che un'etica assoluta da qualche parte esiste, indipendentemente da quanto ad essa è in grado di avvicinarsi con la propria evoluzione.

Ecco perché a chi dice, parlando di diversità di opinioni su dati di fatto e sull'etica, "Il mondo è bello perché è vario", io rispondo "Il mondo è brutto perché è vario". La varietà di opinioni rende il mondo un ambiente più brutto, e non più bello.

La buona pedagogia, l'efficace dialettica, l'umile ricerca e il rispetto delle opinioni altrui lo rendono più bello e vivibile. Ma questo è un altro paio di maniche.

27 gennaio 2012

Provenienza delle uova

Da dove vengono le uova?

La legislazione italiana prevede che sul guscio di ogni uovo ci sia scritto un numero da 0 a 3, che indica il tipo di allevamento di galline da cui proviene. Ecco il significato di ogni numero:

0 --> Allevamento intensivo in gabbia

1 --> Allevamento intensivo a terra in un interno

2 --> Allevamento intensivo a terra all'aperto

3 --> Allevamento all'aperto estensivo



Queste indicazioni servono a chi volesse acquistare uova e fosse interessato a fare il danno minore.

...Fermo restando che la scelta migliore dal punto di vista del rispetto verso gli animali è quello di escludere le uova dalla propria dieta, a meno che non provengano da galline appartenenti a un allevatore che le tratta in maniera umana, e che quindi non le uccide neanche quando la loro produzione di uova cala (cosa rarissima e, a livello commerciale verosimilmente inesistente salvo poche eccezioni come gli Animal Sanctuary e il caso della mia amica Maria e sua mamma... vedi sotto).

Ecco un messaggio che ho trovato sul web che indica come fuorviante il metodo della lettura del numero sull'uovo per classificarlo come etico oppure no:


Il caso della mia amica Maria e sua mamma

Hai presente i prodotti cosmetici cruelty-free? Non è che non siano stati testati su animali. Secondo la legge italiana è obbligatorio, per mettere in vendita un prodotto cosmetico, che questo sia stato testato sugli animali. Se un prodotto è cruelty-free significa che l'azienda produttrice ha dichiarato che non produrrà più prodotti con nuove molecole (perché per le nuove molecole è obbligatorio il test sugli animali).

Che c'entra questo con le galline? Se penso a Maria, mia compagna di scuola di recitazione, l'analogia sta nel pensiero "quel che è fatto è fatto, ma in futuro il comportamento sarà eticamente accettabile".

Maria e sua mamma hanno alcune galline... Sono figlie di altre galline, che a loro volta sono figlie di altre galline ancora, etc... e forse risalendo abbastanza indietro nel tempo si potrebbe trovare un allevamento la cui logica non è per nulla etica. Ma da un certo momento della storia in poi, la stirpe di queste galline può dirsi fortunata, e anche la politica di comportamento di Maria e di sua mamma, visto che non comprano animali. Mi ha detto che anche quando le loro galline smettono di produrre uova, non le uccidono; le trattano come animali domestici. Hanno qualche gallo, grazie al quale è possibile la riproduzione, e se dalle uova nasce un pulcino maschio non lo uccidono (né subito dopo nato, né da adulto). Di conseguenza le loro uova sono uova etiche da mangiare! Io mi sono abituato a non mangiare uova per motivi etici, ma anche di salute (sono acidificanti e quindi rubano calcio alle ossa e incrementano la produzione di muco, oltre a contenere colesterolo), ma visto che i miei parenti le mangiano ho chiesto a Maria se può vendermene un po', affinché vadano a rimpiazzare quelle che altrimenti verrebbero comprate dai parenti suddetti.

Quello di Maria & mamma è un caso più unico che raro. Quindi, ripeto: in generale, credo la cosa giusta da fare sia evitare di mangiare uova.

01 gennaio 2012

Banche e trasparenza sul cambio moneta

La mia vicenda bancaria di qualche giorno fa mi dà una gradita occasione di riesumare un video fra i miei preferiti di Nicola Brusco che conservavo dal 2002 e che lo stesso Nicola aveva dimenticato di aver creato!



Volendo prestare del denaro a un mio amico che abita in Inghilterra e ha bisogno di sterline, stavo cercando di capire come ridurre al minimo la perdita di soldi "per strada"; infatti, per il prestito sarebbe stato necessario cambiare i miei euro in sterline, e per la restituzione sarebbe stato necessario cambiare le sterline in euro... e l'intermediario che ti cambia l'euro in sterline e viceversa, notoriamente ci guadagna qualcosa.

Nota: se un privato vuole vendere una sterlina anche a 10 euro, faccia pure; non lo ritengo illegittimo. Vorrei solo avere la possibilità, magari anche molto più scomoda, di ottenere il cambio moneta esattamente a seconda del valore attribuito dalla BCE senza che nessuno ci faccia sopra la cresta a mie spese (o a spese del mio amico).

Volendo essere più educato possibile, quando ho chiamato la mia banca ho evitato di usare il termine un po' dispregiativo "fare la cresta", e ho preferito chiedere quali sono le "commissioni" previste. Risposta: se devo fare un bonifico piuttosto che ottenere contanti, nessuna commissione.

Wow. Nessuna commissione!

Vado in banca, sto per firmare il bonifico, chiedo per scaramanzia se il valore attribuito è quello che avevo appena controllato sul servizio di conversione di valuta di Yahoo...

Eh no.

Come no? Eppure per telefono, pochi minuti prima...

Nah, non è una questione di telefono o non telefono. È questione del fatto che la parola "commissione" si usa quando ci si riferisce al pagamento di un servizio, mentre il surplus di denaro che mi viene richiesto per avere le sterline è dovuto al fatto che "questo è il prezzo a cui noi le vendiamo".

Io sapevo che se ho qualcosa e la vendo a un prezzo maggiorato rispetto al suo valore originario, quel di più che faccio pagare è dovuto al fatto che sto dando un servizio.
...E comunque, se un ragazzotto non esperto di economia telefona alla banca in cui tu lavori per sapere se ci sono "commissioni" da pagare per un cambio valuta, al di là del linguaggio impreciso da lui eventualmente usato, qual è secondo te l'informazione a cui è interessato? Ti sta ovviamente interrogando perché vuole sapere quanti soldi escono dalle sue tasche per entrare nelle tue. Un po' di elasticità nel linguaggio e nelle risposte non guasta mai, quando si ha a che fare con un cliente...

Mentre a questo punto direi che se, da cliente, parli con la tua banca, conviene che tu parli come mangi e usi senza pudore espressioni come "fare la cresta" o "quanti soldi passano da me alla banca sotto qualunque dicitura".

A proposito di cambio e bonifici: esiste il sito Transferwise, che consente trasferimenti di denaro inter-valuta con spese davvero minime rispetto a quelle che si avrebbero servendosi di una banca.