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16 marzo 2019

Su Facebook se non mi segui non ha senso rimanere nella mia lista amici

Questa è un’aggiunta al video dell’anno scorso in cui ho parlato della cancellazione di tanti amici su Facebook per l’impossibilità di seguirli tutti e non necessariamente per antipatia (perché amicizia e buoni rapporti possono esserci anche senza Facebook, come era noto a tutti prima del 2008). Aggiungo un’altra motivazione: un uso troppo diverso di questo mezzo di aggregazione...



Può capitare anche al di fuori di Facebook che l’aggregazione crei problemi: capita ad esempio di avere un’esperienza non gratificante nel frequentare un gruppo di persone che però frequentare singolarmente risulta piacevole.

Per me inviare un post su Facebook è qualcosa di simile a parlare a un gruppo di amici, proprio quelli che sono nella mia lista, e quindi trovo importante sapere, pur senza la pretesa di estrema precisione, a chi arriva ciò che dico. Se ne fai parte, è normale che tu non interagisca se ho pubblicato una foto che ti lascia indifferente o una battuta che non ti ha fatto ridere. Ma se questo si è ripetuto per un lunghissimo periodo, mi viene da pensare che i miei post non li guardi mai, oppure lo fai ma niente di quello che ho postato trovi degno di nota, neanche le cose che evidentemente sono state per me importantissime. Dopo un post su un evento importante per la sua bellezza è normale aspettarsi felicitazioni; se il fatto è molto importante perché brutto, è normale aspettarsi parole di vicinanza. Quest'ultimo è stato il mio caso nel mese scorso, quando è morta mia nonna e, a pochi giorni di distanza, mia mamma. Occasioni in cui tanti dei miei FB-friend non mi hanno contattato. Ho dedotto, chiaramente, non un menefreghismo, ma uno scarso uso di Facebook, o un eccessivo numero di amici che molti hanno e che riempie la loro bacheca rendendo più probabile che qualche post sfugga (problema che io non voglio avere, ed è per questo che l’anno scorso ho ridotto gli amici da qualche centinaio a qualche decina, anche con l’intento di una rispettosa trasparenza). A proposito di un uso secondo me improprio di Facebook ho deciso che chi usa / non usa Facebook avendo risultati del genere, non ha per me senso mantenere nella lista di amici, da cui mi aspetto di essere ascoltato quando ho qualcosa da dire. Se una sera uscissi con 150 persone che ritengo piacevoli e volessi dire qualcosa a tutti loro senza riuscirci a causa del brusìo, questo mi farebbe venire voglia di tornare a casa in anticipo, sperando ci sia occasione di incontrare ognuno di loro singolarmente.

Siccome amicizia e chiarezza nella comunicazione sono per me molto importanti, ho investito 2-3 ore per rivedere le reazioni e i commenti ai miei post degli ultimi 12 mesi, e così mi sono accorto che circa la metà dei miei circa 150 FB-friend per questo lungo periodo non ha interagito e quindi per un motivo o per un altro i miei post probabilmente non incontravano il loro interesse; per fare più ordine nella mia testa, per avere una visione più chiara di ciò che accade quando invio un post, per non avere l’impressione di parlare a chi in realtà non riceve i miei messaggi o non è interessato, cancellerò queste persone dalla mia lista.

Spero prima possibile succeda sui social network quello che è successo con le email. Quando l'uso delle email passò dalle mani di poche persone a milioni di utenti, tantissimi non si facevano scrupoli a mandare barzellette, perle di saggezza o presunte tali, bufale e catene di Sant’Antonio varie a tutti i contatti della propria rubrica. Poi questa tendenza è scomparsa. Per fortuna ora nessuno lo fa più: siamo tornati a fare dell'email l'uso iniziale, per cui era stata concepita. Di conseguenza, quando una persona riceve un’email da un amico, solitamente le dà una certa importanza e con buona probabilità la legge. Spero che questo accada anche con Facebook, strumento nato principalmente per mantenere e coltivare l’amicizia nonostante la distanza fisica e non per inviare a destinatari imprecisati il gattino, o la canzone, o l’articolo politico.

Se sei un mio amico o una mia amica e ti ho cancellato dalla mia lista su Facebook per il motivo che ho appena spiegato, spero che prima o poi userai questa piattaforma in modo simile a come faccio io; in tal caso, chiedimi pure l’amicizia e sarò lieto di accettarla.

31 dicembre 2018

Lo spot di Obiettivo Risarcimento "contro i medici" è da censurare? No.

Ho visto in TV uno spot di Obiettivo Risarcimento, azienda che fornisce assistenza legale per chi ritiene di esser stato vittima di malasanità.



Testimonial è Enrica Bonaccorti, che dice:

«A tutti può capitare di sbagliare, e purtroppo accade anche negli ospedali. Ma tutti, in questo caso, hanno diritto a un giusto risarcimento. Se pensi di aver avuto un danno nella sanità, chiama Obiettivo Risarcimento, oppure vai sul sito Obiettivorisarcimento.it. Riceverai una consulenza gratuita per essere aiutato a raggiungere il tuo obiettivo. Ma facciamoci sentire! Ah... Ci sono fino a dieci anni di tempo, per reclamare quello che ti spetta».

La Federazione nazionale degli Ordini dei medici non l'ha presa bene, e ha scritto alla Commissione di vigilanza Rai invitando a impedire «la diffusione di un messaggio pubblicitario falso, fuorviante e rischioso».

Addirittura Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi (azienda che dà assistenza legale ai medici) ha dichiarato che presenterà una denuncia in Procura, sostenendo che lo spot "fornisce ai cittadini una comunicazione ingannevole e scorretta". Aggiunge che società come Obiettivo Risarcimento hanno come unico obiettivo il risarcimento economico.

In effetti, per quanto ne so io, ogni azienda tende principalmente a guadagnare quattrini, e nel caso di un avvocato, l'obiettivo non è fare in modo che vinca la persona che ha ragione, bensì fare in modo che vinca il proprio cliente.

Ma il fatto che a pensar male spesso ci si indovina non significa che pensar male sia lo stesso che avere le prove sufficienti a un provvedimento da parte di un organo pubblico.

La RAI ha sospeso lo spot e tornerà a mandarlo in onda solo dopo l'eventuale approvazione dell'IAP, Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria.

Cosa ne penso io?

Tutti gli spot pubblicizzano aziende viene incontro a potenziali clienti che hanno una certa esigenza.

Proibire uno spot come quello di Obiettivo Risarcimento andato in onda in questi giorni, dicendo che aizza le persone contro i medici è come proibire una pubblicità di un corso di autodifesa dicendo che potrebbe incoraggiare le persone a usare quelle tecniche per offendere anziché difendersi.
È possibile che ciò accada? Naturalmente sì, proprio come esiste l'abuso in ogni campo. È giusto censurare uno spot? Certamente no, se non dice nulla di illegale o palesemente fuorviante, cosa che questo spot non fa, anche se il mondo è pieno di code di paglia e dunque spesso basta dire "A volte alcune persone della categoria X commettono errori" per essere accusati di infangare l'intera categoria X.

Censurare col processo alle intenzioni e con la coda di paglia sarebbe una ingiusta limitazione della libertà di parola, e per questo spero che nonostante il potere della lobby medica lo spot possa tornare in TV.

Come si legge a questa pagina del sito di Consulcesi, Tortorella, citando i dati dei tribinali italiani, ha affermato (si potrebbe dire "ha ammesso") che "il 97% delle cause intentate in sede civile per risarcimenti in seguito a presunti errori diagnostico-sanitari, finisce in un nulla di fatto".

Dunque qual è il problema? Non il fatto che vengano intentate delle cause, magari da parte di pazienti aizzati da avvocati, ma il fatto che queste cause procedano lentamente a causa di una giustizia malata, e il fatto che raramente, per quanto ne so, viene punito l'illecito di lite temeraria.


A proposito dell'intentare o meno cause in malafede ho trovato interessante (immagino sia veritiero, anche se non posso verificarlo) il dato riportato in questa intervista del 2015 dal presidente di Obiettivo Risarcimento Roberto Simioni: nel 2014 più di 8.000 persone si sono rivolte a quest'azienda, e solo per il 10% circa di questi è stato ritenuto opportuno avviare una pratica legale; da tenere presente inoltre che il cliente non è obbligato ad anticipare soldi per le spese vive, di cui in caso di soccombenza Obiettivo Risarcimento si fa carico, unitamente a tutte le altre spese processuali.

Articolo correlato: Quanti morti per la malasanità? di Marcello Crivellini, esperto nell'analisi degli errori sanitari e docente di Analisi e Organizzazione di Sistemi Sanitari al Politecnico di Milano.
Leggendo questo articolo, datato 2013, troverai una verità molto diversa da quella solitamente divulgata dalla categoria medica: si parla di 45.000 decessi all'anno EVITABILI e circa 500.000 invalidità permanenti EVITABILI. Numeri decisamente più grandi rispetto ai parametri definiti fisiologici, se paragonati con altri stati del primo mondo.
In Italia abbiamo lo stesso numero di eventi avversi evitabili degli USA, che ha una popolazione di 6 volte superiore. In Italia c'è solo da migliorare per diminuire questi eventi, ma qualcuno è più interessato a censurarli, riuscendoci molto bene. Verosimilmente i dati veri rimangono volutamente nascosti a causa dei medici colpevoli di malasanità che mentono ai loro pazienti con un "lo deve fare" o "è stato fatto tutto il possibile", a causa della frequente omertà dei colleghi, col risultato che spesso il paziente non sa e non saprà mai di essere stato vittima di un errore e di aver diritto a un risarcimento. I mass-media divulgano solamente i fatti più eclatanti, che sono solo la punta di un Iceberg.

02 dicembre 2018

I troll-post per far abboccare gli xenofobi sono dannosi

Un mio FB-friend stamattina ha condiviso questo post di Francesco Lancia, un utente che ha curiosato sul diario Facebook di un gommista di Monte San Savino, autore di un omicidio di un ladro che si era introdotto nel suo capannone, e di cui i media hanno parlato molto in questo periodo. Scorrendo fino a quasi 2 anni fa ha notato questo post, accorgendosi che l'uomo era cascato in uno scherzo a cui abboccano tipicamente gli xenofobi affrettati:


Francesco ha affermato che pubblicare scherzi del genere...

...è come avvicinarsi a un naziskin e dirgli "Lo vedi quel nero laggiù? Mi ha detto che si scopa tua madre". Quando poi torni dagli amici a gustarti da lontano i divertentissimi effetti dello scherzone, cerca di ridere forte così avrai maggiori possibilità di coprire il rumore delle ossa del malcapitato che si rompono.

Un po' esagerato, credo.

...Almeno se parliamo di Italia e paesi con un minimo di... stavo per dire alfabetizzazione, ma no, non è la parola giusta. Paesi abitati da persone con un minimo di intelligenza? Beh, certuni sono davvero terra terra. Senso civico? Boh.

E insomma, diciamo... almeno se parliamo di Italia e non di paesi come l'India, dove alcuni mesi fa una bufala ha davvero provocato degli omicidi.

Ma appunto, torniamo a parlare di Italia.

Un post del genere, o anche molti post del genere non possono essere così direttamente dannosi. Le opinioni influenzano le azioni, ma sono comunque cose ben diverse. Un' azione di una certa pesantezza è molto molto più influenzata dal proprio vissuto che dal proprio credo politico. Negli ultimi anni c'è una grande propaganda che fa percepire agli italiani una sicurezza più bassa di quella che effetivamente sussiste; una propaganda fatta di slogan e frasi imbecilli come "la difesa è sempre legittima". Ma anche se non ci fosse stata questa propaganda, il gommista sansavinese avrebbe sparato lo stesso. Infatti, se non parliamo di persone abituate a ammazzare, sparare a qualcuno è un'azione che può venir fuori soltanto a causa di una forte esasperazione, dovuta alla propria esperienza, e non a chiacchiere al bar, in TV o su Facebook. L'uomo ha sparato perché esasperato dalle molte incursioni dei ladri che aveva subito. Non perché ha maturato una convinzione leggendo sentendo parlare qualcuno.
 
Diciamo che fare troll post del genere è da stronzetti come parlare con uno straniero che vuole imparare l'italiano e suggerirgli parole scorrette. Diseducativo e a una certa età non più divertente.
Un altro esempio: se vedo una persona affetta da demenza che dice o fa cose strane e un quindicene ci ride, posso capirlo, ma io nella maggior parte dei casi lo trovo solo triste. Stessa cosa, a sto punto, per gli webeti che certi troll si divertono a prendere in giro, divertiti dal fatto che il loro desiderio di indignarsi è costantemente troppo forte per accorgersi che quel negro sia in realtà Martin Luther King e quel caucasico sia in realtà il criminale Charles Manson.

Ecco perché, senza drammatizzare come ha fatto Francesco, auspico che a questi scherzi ai danni delle persone superficiali venga posta fine. Sono stati divetenti in passato, ora basta. Perché un certo danno, a lungo termine, lo fanno eccome.
Se da una parte per qualcuno può essere divertente abbindoalre i polli per poi deriderli, dall'altra non bisogna chiudere gli occhi di fronte alla conseguenze di scherzi del genere moltiplicati per milioni di utenti utonti.

Lo so che li detesti, gli xenofobi superficiali, populisti e tutto il resto, ma questo non ti autorizza a diseducarli ulteriormente. Infatti in molti casi non vengono raggiunti da nessun commento che fa capire loro lo scherzo (come nel caso in questione nel momento in cui sto scrivendo) e altre volte comunque no, non hanno alcuna voglia di fare un passo indietro e ammettere di aver sbagliato. Rispondono tipo "Ok, ma potrebbe essere successo". Una volta uno mi ha detto "Lo sapevo, ma è una rappresentazione". Quindi il rinforzo del loro credo ha avuto luogo, e tu, autore dello scherzo, fra le tante risate, non ti accorgi di essere una pur piccola parte del problema.

Perché se dire cazzate che vengono buffamente prese per vere non spinge una persona a sparare, la spinge a atteggiarsi in un certo modo con gli altri e lo spinge a votare una certa parte politica basandosi su informazioni false.

E il diritto di satira?

La satira va bene quando ad esempio lo spettatore guarda un comico o legge una vignetta ed è al corrente che si tratta di satira. Se non è al corrente (ad esempio se non lo capisce), non è uno spettatore di satira, è una persona che viene presa in giro e disinformata, e non solo per colpa della propria superficialità.

A questo proposito riporto due commenti sotto al post di Francesco...

Daniele:

La satira è tale quando è dichiarata e contestualizzata. Il Trolling è l'esatto opposto.
Lo abbiamo dimostrato ampiamente che l'internet è pieno di cliccoscimmie, non c'è più bisogno di "rivelarlo".
Il contesto è cambiato, il contesto è che le cliccoscimmie stanno superando la soglia del pericolo sociale, e che stuzzicarle sui social influisce molto sulle conseguenze nella vita vera.
Se vogliamo chiamarla "satira di bassa lega" non c'è problema, purché la definiamo:
la satira di bassa lega è satira ignorante che non capendo il contesto in cui si muove fa casino, come fare tiro con l'arco, ma da ciechi e dentro un asilo.


Simone:
No, non è nemmeno satira di bassa lega, è solo un tipo di umorismo becero per bambini, come le scorregge e le parolacce. La satira è critica, ironia, comicità che mette in risalto i lati negativi dell'argomento di turno, è tutto questo e anche di più. Il trolling, soprattutto QUESTO tipo di trolling, è un modo becero di prendere in giro gli ignoranti. Come scritto qualche commento sotto, andare da una persona priva di istruzione a sbeffeggiarla con il proprio bagaglio culturale è come andare vicino a una donna per fare la gara a chi ha il pisello più grosso. L'ignoranza non va sfottuta, va combattuta e prevenuta.

18 novembre 2018

Il venditore Steve Jobs idolatrato, il genio Dennis Ritchie ignorato

Dal post Del mio amico Federico su Facebook e qualche suo commento... Buona lettura.

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Ebbene si, lo dico. So che sarò impopolare ma sono allergico a Mac.

Ieri ho passato due ore cercando di estrarre una banalissima presentazione da un Ipad per passarlo sul computer della sala conferenza. Ho scoperto che:
  • Collegato via usb condivide solo una stupida cartella foto, peraltro bloccata ed immodificabile
  • Non esiste modo di configurarlo come "storage device" e montarlo come una banale chiavetta
  • Non esistono app premontate che permettano di accedere al disco interno e trattare i file come file. Ci sono solo oggetti di proprietà esclusiva del programma che li ha generati
  • Il pairing Bluetooth avviene ma non serve a niente. L'ipad rifiuta qualsiasi trasferimento in entrato o uscita verso dispositivi non Apple
  • L'OTG, questo sconosciuto.
  • L'unico modo ufficiale per esportare file è tramite quel cesso di ITunes, ovvero mettendo i tuoi files a disposizione di Mr Jobs (dec)
  • Itunes per pc è noto essere peggio degli innesti Borg di Star Trek... Non te ne liberi più e vieni assimilato. Non ridete Maccari, voi siete assimilati alla nascita.
  • L'onesto tentativo di installare la app Dropbox e trasferire la presentazione via cloud ha portato ad una bella finestra "work in progress" che mi ha tenuto compagnia per 20 minuti. Il collegamento era tramite fastweb..
  • La mia collega ha poi "mimato" le sue diapositive.
Conclusione: Android forever!

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Aggiunge nei commenti [correggo qualche errorino]:

Apple è indiscutibilmente un trend setter, nel bene e nel male. Ha fatto nascere il concetto di smartphone e di tablet, ottimo. Il problema è che hanno una politica commerciale, d'assistenza, di value for money e di struttura del loro software che reputo molto negativa e che molti altri produttori finiscono per copiare. Quindi, anche se non sono un utente Apple, mi ritrovo poi in un mondo fatto da cellulari con batterie sigillate, con notch orrendi, con accessi root bloccati, senza schede SD di upgrade e sistemi operativi Windows che hanno le icone sempre più grosse e colorate e sempre meno accesso alle impostazioni, a funzioni personalizzabili. Il motivo per cui non ritengo affatto che Steve Jobs sia questo gran genio è perché ha creato nuove necessità dove non c'erano piuttosto che trovare nuove soluzioni a problemi irrisolti. Sono un fan di Elon Musk: quando tutti tiravano fuori auto elettriche che nessuno avrebbe mai comprato perché facevano i 50 km/h, erano in vetroresina, a forma di Bondì Motta e pitturate di giallo e verde, lui ha sviluppato una roadster strafiga che faceva da 0 a 100 in 3,9 secondi. Improvvisamente l'auto elettrica era il sogno di molti ed un prodotto che sostituiva una vecchia tecnologia. https://www.youtube.com/watch?v=hGedskcjGow&t=277s

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Federico segnala anche il canale Youtube di Louis Rossmann, che presenta un mondo abbastanza agghiacciante da scoprire riguardo alle caratteristiche dei prodotti Apple.
Louis ripara computer sostituendo singoli componenti elettronici (usando un microscopio) anziché cambiare intere schede. E spiega come i prodotti Apple e soprattutto le loro politiche di assistenza rasentino la frode.

E nonostante i prodotti Apple, a parità di prezzo siano tutt'altro che superiori ai prodotti su cui girano Android e Windows, continuano ad esistere fan sfegatati senza se e senza ma che venerano quest'azienda, e compiangono Steve Jobs, il cui principale lavoro è stato fare marketing. Molto meno noto e idolatrato, invece, è stato Dennis Ritchie (morto 7 giorni dopo Jobs), i cui meriti sono stati infinitamente maggiori.

Ecco un confronto fra i due...


Meriti di Steve Jobs:

- aver commercializzato (non inventato) gli "iProdotti", fra cui gli iPhone, che soffrono di una evidente obsolescenza programmata
- aver commercializzato (non inventato) computer portatili super-costosi (meno prestanti dei PC che si possono acquistare con la stessa cifra)

Meriti di Dennis Ritchie:

- aver dato un contributo fondamentale per sviluppare il sistema operativo "Unix"
- aver inventato il linguaggio di programmazione "C"
- ...da cui sarebbero derivati Linux, Android, JavaScript, C++, e una gran mole di software tutt'ora usata nella tecnologia della rete Internet e in vari programmi...
- ...Ad esempio le prime versioni di Windows erano basate su "C", e Mac OS e iOS sono basate su "Unix".

11 agosto 2018

I lamentatori del "razzismo all'incontrario"

Oggi un mio FB-friend ha postato questa immagine, ragffigurante una pagina del giornale "Il Tempo" dei giovedì scorso.


Nonostante la cattiva qualità dell'immagine sono riuscito a leggere quasi tutto l'articolo di Grazia Maria Coletti, di cui non mi pare sia reperibile una versione testo online.

Già, quasi. Non riesco a leggere l'intero paragrafo iniziale.
"Dov'era quella che oggi se la prende con... la brava addetta di Tremont" ?? Boh. Comunque:

"Dov'era quella che oggi se la prende con [...] quando io venivo massacrata di botte da un gruppo di zingarelle alla fermata metro di Piazza di Spagna?" È una domanda che contiene già la risposta [...]".

Ah, una domanda retorica intendevi, eh, Grazia Maria? Brava, sì. Ho capito quello che volevi dire.
Ma è solo una domanda retorica, sai. È anche e soprattutto una domanda stupida nel momento in cui viene scritta su un giornale.

Cioè è comprensibile finché viene posta dalla vigilessa Claudia Macrì, che ha subito una violenza e che non ha avuto alcun risarcimento e vede continuare a delinquere le colpevoli, impunemente, purtroppo.

Ma è offensivo per l'intelligenza del lettore vedere queste emozioni riportate su un giornale e usate per strizzare l'occhio al razzismo e alimentare uno dei fantasiosi cavalli di battaglia degli xenofobi: il razzismo all'incontrario.

Vogliamo proprio dare sfogo a quella voglia matta di far confronti infantili del tipo "E allora te? E allora io?" che sembrano consentirci dire chi è il vero razzista e nei confronti di chi? Ma sì, dai, facciamo i confronti.

Dovrei davvero capire quali erano esattamente le parole che non riesco a leggeere all'inizio dell'articolo, perché così riuscirei a capire a chi faceva riferimento la vigilessa. Ma finché qualcuno non mi avrà fornito i dati mancanti, mi soffermo sul titolo dell'articolo, che parla genericamente degli "indignati di oggi".

La giornalista chiede dov'erano queste generiche persone, gli indignati di oggi. Ma che gliene importa? Saranno stati a lavorare, a leggere, a allenarsi in palestra. Cosa avrebbero dovuto fare? Indignarsi? Sicuramente molti di loro l'hanno fatto. Molti di loro si saranno arrabbiati per l'aggressione impunita ai danni della vigilessa e avranno condiviso sui social network uno o più articoli di giornali online che ne parlavano.

O davvero pensa che esista un numero rilevante di persone che rimane indifferente a notizie del genere? Io non ne conosco neanche una, né di destra né di sinistra, né di quelli che si dicono né di destra né di sinistra.

Per quanto riguarda i mass media, comunque, gli episodi di cronaca di violenza che di solito vengono evidenziati di più sono quelli che sortiscono gravi lesioni (e questa vigilessa non ne ha avute) e che sono di matrice razzista. E no, in Italia fra le motivazioni che spingono un non-caucasico a picchiare un caucasico non c'è il razzismo, a differenza che in certi ghetti degli USA).

Ecco, dunque, perché fanno più notizia eventi in cui si è usata violenza contro persone di razza diversa: per il fatto che in quel caso  c'è una (per lo meno possibile) matrice razzista. Negli episodi in cui la violenza è in direzione opposta, no.

Certo, secondo me notizie come quelle riguardanti delinquenti impuniti (di qualsiasi razza) dovrebbero essere oggetto di maggior trattazione, per far capire quanto male la giustizia italiana funzioni nei confronti di chi (indipendentemente dalla razza) è ufficialmente nullatenente o non punibile per la giovane età.

Ma la disparità fra la portata mediatica dei due tipi di notizia non c'entra nulla con presunto razzismo all'incontrario. Che fra l'altro non avrebbe alcuna ragione di essere: a che pro delle persone di una certe etnia potrebbero voler remare contro la propria razza a favore di un'altra?

Perché così si beccano i voti dei negri, perché sono comunisti, perché bla bla bla. Tutte stupidaggini. Anche la persona più cosmopolita e comunista di questo mondo odia vicende come quella accaduta alla Macrì.

Dunque il razzismo all'incontrario sortisce sempre da un confronto inadeguato, una forzatura. Che si sbugiarda in pochi secondi, in questo modo: la domanda "dov'eravate?" è rivolta solo a chi si è indignato degli episodi ai danni di stranieri. Perché proprio a loro e non, ad esempio, a quelli che si sono indignati per un pestaggio ai danni di un professore? La lamentela avrebbe potuto essere del tipo: "Tutti amano i professori e le vigilesse vengono messe in secondo piano!"
E invece no. Ogni volta che viene pestato un caucasico, dagli a quegli stupidi degli antirazzisti, perché i veri razzisti sono loro, contro gli italiani.

E invece no. È questo modo farlocco e disonesto di denunciare e di lamentarsi, che è razzista. E questo articolo di giornale, che addirittura sopra al titolo scrive fuori argomento "Emergenza nomadi" è proprio un capolavoro di schifezza.

25 luglio 2018

La storia la scrivono i vincitori comunisti?

La storia la scrivono i vincitori?
Ci sono i complottari, ci sono i negazionisti, ci sono i "te lo dico io com'è andata", e fra questi ci sono quelli che dicono che la storia la scrivono i vincitori.

Questo proverbietto potrebbe essere veritero se la parola "storia" significasse "i discorsi da bar sulla storia", o "le citazioni sulla storia dei politici in campagna elettorale", o "le nozioni di storia della scuola superiore che la maggior parte di persone si ricorda dopo aver definitivamente smesso di studiarla".

Ma la parola "storia" non significa questo.

Certo, esiste, a causa delle tendenze ideologiche di politici e politicanti, la propensione a evidenziare alcuni fatti storici, mentre altri vengono minimizzati, ridimensionati o addirittura messi in dubbio o negati.

Ma nessuno, durante o dopo la seconda guerra mondiale, ha bruciato ed eliminato i altro modo la documentazione che ci consente di conoscere verità complesse e dettagliate.

Si può discutere su quanto siano giusti o sbagliati il tuo o il mio credo politico, ma non si possono giustificare le proprie tesi dicendo che semplicemente "la storia la scrivono i vincitori, quindi quello che fino a ora hai creduto di sapere probabilmente è falso e bah, chissà com'è andata, dammi retta, probabilmente è andata in quest'altro modo, dai retta a me".

Do retta a te? Perché mai dovrei?
Anche ammesso che la documentazione storica sia stata selezionata e manipolata, chi sei tu per ricostruirne i pezzi mancanti con tanta sicurezza?

Un po' come dire che siccome in una storia di terrorismo c'è qualche punto oscuro, che vede i terroristi comportarsi in maniera insolita, o realizzare cose che di solito non sono in grado di realizzare, allora i giornali ci hanno detto un sacco di bugie e quindi di sicuro l'atto terroristico è stato organizzato dagli americani.
 
Lo pseudo-storico autodidatta è in malafede oppure non sa distinguere due situazioni molto diverse fra loro:

1) la mancanza di documentazione storica disponibile, o sua alterazione
2) il non aver studiato abbastanza.

Con il dilagare dei movimenti neofascisti o di opinioni riduzioniste sulle responsabilità di Benito Mussolini, secondo cui il fascismo è stato per l'Italia vantaggioso o comunque la cosa meno peggio, c'è un grande bisogno di ribadire che il vero problema di oggi fra i due elencati sopra è il secondo, non il primo.

La storiografia è una scienza. Non dà spazio ad opinioni. Esistono precisi criteri che ci consentono di distinguere una tesi storica degna di credito, una tesi senza solido fondamento e una tesi falsa. Proprio come esistono criteri che consentono di leggere uno studio scientifico e individuare il livello di evidenza delle sue conclusioni.
Sono criteri complessi, che possono essere padroneggiati e messi in pratica da persone che li hanno studiati, e non dal primo scemo che dice "Te lo dico io com'è andata", o "Leggiti questo link e informati". Se un argomento ti interessa e vuoi pronunciarti senza l'alto rischio di sparare stupidaggini antiscientifiche e antistoriche non ti devi "informare". Devi studiare.

Ma purtroppo qualcuno crede che 2 ore di navigazione su un sito di un fascistoide o di un negazionista possano portare a una conoscenza maggiore di quella contenuta nei libri di storia e nella documentazione a cui i loro autori hanno attinto e a cui può attingere chiunque.

Purtroppo qualcuno ogni tanto tira fuori il proverbio "la storia la scrivono i vincitori", che è vero solamente all'interno dei regimi totalitari, dove c'è il divieto di diffondere informazioni scomode al governo, divieto che per fortuna ad esempio in Italia non vige.

La storia non la scrivono i vincitori. La scrivono gli storici.

E se escludiamo i paesi totalitari, la storia non viene diffusa da tifosi e non c'è discordanza fra storici delle varie parti. Ad esempio gli storici appartenenti a una nazione che ha perso una guerra non sono in disaccordo con gli storici della nazioni che l'ha vinta.

Questo perché la storia non è fatta di chiacchiere, ma di documenti e della loro corretta e imparziale lettura.

Ma attenzione, esiste anche un'altra obiezione: "Inutile chiedere a un laureato in storia di spiegarti com'è andata la storia del '900 in modo imparziale, perché gli studenti di storia sono tutti comunisti".

Che è un po' allo stesso livello di "Gli studi scientifici sui medicinali sono tutti pilotati dalle case farmaceutiche".

Ah, dimenticavo: "E se lo neghi sei uno di loro".

Ok. Sono antifascista e quindi ovviamente sono comunista. Come tutti, ma proprio tutti gli studenti e i professori di storia.

Ma adesso che di nuovo populismo, xenofobia e mentalità di destra rappresentano i vincitori (risultati elettorali e sondaggi parlano chiaro), vorrà dire che fra qualche anno essere anticomunista significherà essere fascista?

Boh. Non ciò capito tanto. Spiegamelo te, navigatore web della domenica, che di storia ne capisci, mica chi ha studiato.

11 luglio 2018

Puoi davvero essere amico di centinaia di persone?

Di nuovo, ho investito del tempo per risparmiare tempo. Ho dedicato qualche secondo a ogni Facebook-friend per decidere se tenerlo o cancellarlo dalla mia lista di amici (oltre 600). Poi ho pubblicato un aggiornamento di stato con un messaggio in cui spiegavo che no, almeno io non me la sento di dirmi amico di centinaia di persone, e che quindi ne avrei cancellate molte.

Consiglio a tutti di fare lo stesso. È una questione di chiarezza.

Ecco il mio messaggio...



Secondo me fra le cose che puoi aspettarti da un amico c’è il fatto che sia interessato agli eventi della tua vita e a tutte le cose di cui vuole renderti partecipe.

Se sei su Facebook, può darsi che questo sia il tuo principale mezzo per comunicare con amici che non vedi spesso. Quindi se sono tuo amico su Facebook, hai ragione di aspettarti che io guardi o ascolti i tuoi post.
Infatti che amico sono se rischio di perdermi le tue notizie, magari importanti, sia belle che brutte, e che presupporrebbero da parte mia congratulazioni o parole di cordoglio?

Insomma, secondo me presuppone un impegno, il considerarsi amico di qualcuno (non importa se su Facebook o altro luogo).

Se mi rendo conto di non essere davvero amico di una persona, e che quindi seguire le sue notizie non è una priorità, credo che cancellarla dalla lista di amici di Facebook sia un segno di rispetto, di trasparenza. Significa non volerla illudere di un rapporto che in realtà non c'è.

Questo farò a breve, rimanendo con poche decine di amici, per poter coerentemente dedicare a Facebook pochi minuti al giorno. Essere amico di centinaia di persone, almeno per me, è impossibile.

Quindi chi verrà cancellato sappia che è una questione di tempo e non di antipatia nei suoi confronti (magari in certi casi anche, ma insomma non necessariamente).

Comunque tutti (tranne le persone che ho bloccato, chiaramente) possono comunicare con me in chat se necessario, e seguire i miei post pubblici (che sono la maggioranza) andando sulla pagina del mio profilo e cliccando su "Segui"… e anche cliccando “Mi piace” sulle 3 pagine che gestisco, e cioè “Psicoperformance”, “Valdarno Salute e Fisioterapia” e Umanitamtam, di cui metto i link nel primo commento di questo video.

E, con l'occasione, ecco i link:

Pagina "Psicoperformance":
https://www.facebook.com/Psicoperformance/

Pagina "Valdarno Salute e Fisioterapia":
https://www.facebook.com/valdarnosalutefisioterapia/

Pagina "Umanitàmtàm":
https://www.facebook.com/umanitamtam/


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Ripeto, se anche tu hai centinaia di persone nella tua lista di Facebook, ti consiglio di fare qualcosa di simile. Perché sì, anche su Facebook "amico" dovrebbe significare proprio "amico" (e no, avere tanti amici su Facebook non può essere un buon modo per pubblicizzare la tua azienda). Ho parlato di questo nell'articolo intitolato "Amicizia agli amici, anche su Facebook".

24 giugno 2018

La tipica notizia inventata su un blog di bufale

Dall'esempio che riporto di seguito potrai capire come sospettare fortemente o, altre volte, dedurre al di là di ogni ragionevole dubbio, che una notizia sia falsa e diffusa solo per fare clic-baiting.

Stamattina è accaduto di nuovo: un FB-friend ha linkato un articolo del blog Euro24news.info, intitolato «Vergogna a Roma, invasa da Musulmani in preghiera. Parla l’imam “L’italia diventerà un paese islamico”», commentando così: "Teniamoli lontani".

Ho visitato la pagina dopo essermi assicurato di avere attivo il plugin "uBlock" per non far guadagnare soldi all'autore di un blog probabilmente bufalaro (e lo consiglio anche a te se farai analoghe indagini).

Segue l'analisi degli elementi che bisognerebbe TUTTI imparassero a individuare come chiari segnali del fatto che la notizia è falsa, inventata, bufala, bugia, come devo ficcarvelo in testa? Sì, mi ci arrabbio perché è dannatamente importante, non è solo chiacchiericcio da bar. Una bugia è una bugia, e se la divulghi penalizzi i tuoi interlocutori. E in particolare se la divulghi sul web penalizzi MOLTI polli come te, senza offesa per i polli, e la cosa non è da sottovalutare come spesso viene fatto, come spiegato nell'articolo "Pubblicare e condividere bufale è come rubare (non scherzo)".

Pant.

Dicevo:

1) È riportata la data dell'articolo (19 giugno 2018), ma non la data del fatto. Grande mancanza, per chi riporta una notizia. Bah, diciamo che, spacciandosi questo blog per un sito di notizie, la notizia sia delle ultime ore o degli ultimi giorni, ma...

2) ...il fatto non è riportato da nessuna testata giornalistica. Un raduno del genere, se davvero fosse accaduto e avesse coinvolto 5.000 persone, come raccontato dall'autore, di sicuro sarebbe stato segnalato anche da altre testate online e offline, cosa che non è successa.

3) Si parla di una persona senza dire chi è di preciso: l'imam che avrebbe stupidamente detto quelle parole, controproducenti soprattutto per la stessa comunità musulmana, chi sarebbe? Non ne è riportato il nome.

4) Presenza di una frase altamente supponente: "Un vero sfregio alla cultura italiana, oltre ad aver fatto scappare tutti i turisti presenti, probabilmente spaventati dalla scena". Persone che pregano possono al limite infastidire i turisti e farli spostare, non certo spaventarli e farli scappare. L'autore non si rende conto di aver offeso non i musulmani, ma l'intelligenza dei turisti.

5) La foto è di repertorio e non rappresenta l'evento, come rilevabile con Tineye, secondo cui è anteriore al 2016. Era così difficile mettere, al posto della foto di repertorio, una foto dell'evento? Sì, perché probabilmente questo evento non esiste. La notizia è inventata.

Teniamoli lontani, anche a me viene da gridarlo. Ma riferendomi ai blog bufalari come Euro24news.info, che fanno presa sull'indignazione per guadagnare con le pubblicità. "Vergogna a Roma"? Piuttosto si dovrebbero vergognare questi pseudogiornalisti, mi verrebbe da dire. Ma di cosa sia la vergogna certa gente non ha proprio idea.

Se ti sei accorto di aver condiviso su Facebook un articolo spazzatura come quello di cui ho appena parlato, è tuo dovere cancellarlo: il perché e il come è spiegato nel mio articolo intitolato "Hai postato qualcosa di errato su FB? LO DEVI MODIFICARE O CANCELLARE. Ecco come fare."

15 maggio 2018

Farsi ammazzare inutilmente... Perché?

Inaugurazione capitale - Mauro Biani
Sono dei violenti e degli assassini, non c'è dubbio. Detto questo:

- Lo sai che sono dei violenti e degli assassini

- Lo sai che non si fanno scrupoli a spararti

- Lo sai che possono farlo impunemente

- Lo sai che hanno pure una scusa, e diranno che hai iniziato tu a tirare i sassi e a incendiare copertoni

- Lo sai che neanche una grande fetta dell'opinione pubblica ti darà ragione, perché a X voci "sono dei violenti" ci saranno sempre X+1 voci che diranno "ma hanno iniziato i manifestanti"

- Lo sai che se fai il martire non risolvi nulla, anzi, ottieni l'effetto contrario, perché tirano quel sasso o anche manifestando pacificamente, ma vicino a chi tira i sassi non ottieni nulla, neanche politicamente.

...Ma allora perché vai a manifestare per farti ammazzare?
Se davvero vuoi dare la tua vita per una buona causa, fa' che la tua vita sia più lunga. Rimani vivo, e lotta in altro modo.

Su un argomento simile: Celerini, manifestanti, violenza e ovvietà

09 aprile 2018

Diego Armando Maradona è un eroe dannoso

Questo articolo è ricavato dai commenti di Frank Merenda in questa discussione di qualche anno fa sul sui gruppo Facebook dedicato al marketing e alla vendita. Non seguo più regolarmente come una volta questo gruppo, ma ci tenevo a che non cadessero nell'oblìo alcune spiegazioni che Frank dette sul blasonato calciatore Diego Armando Maradona (sì, a volte le discussioni si discostavano un po' dall'argomento principale del gruppo). Adesso che sono incappato in questa immagine ho deciso che era il momento di adattare quei contenuti a un articolo e pubblicarlo.

La storia di Diego Armando Maradona è il contrario esatto di quella di leggende come Michael Jordan, ragazzo che grazie al suo talento esce dal ghetto per fare una vita diversa da quella delinquenziale dei "fratelli" che non ce la fanno.

Maradona invece è un giocatore che invece entra nel ghetto delinquenziale (Forcella e dintorni), ne assorbe i comportamenti e nonostante ciò ha successo nello sport che pratica.
Migliaia di napoletani si innamorarono di  Maradona perché si fece completamente inglobare dalla cultura del posto in tutto e per tutto, senza rifiutarne nessun aspetto, neanche quello criminale.
Per molti diventò un esempio: giocatore vincente e al tempo stesso paracamorrista delinquentello.
Una persona pulita, onesta, che si fosse allenata e avesse vinto il doppio col Napoli (magari senza vendersi uno scudetto al Milan), non sarebbe stato altrettanto amato.
 
La "storia mitologica" di Maradona vuole che lui sia comparso in una squadra di gioicatorucoli, che poi avrebbe vinto solo grazie a lui. Non è così. Apportò sì un enorme valore aggiunto al Napoli, ma è anche vero che molti giocatori di quel Napoli quando cambiarono squadra (alcuni relativamente in tarda età) rimasero dei fuoriclasse che fecero molto bene nelle squadre successive. Stessa cosa per la nazionale Argentina nella quale Maradona giocò, in cui c'erano talenti di tutto rispetto.

Tanti tifosi napoletani hanno detto che Higuain "si è venduto" alla Juventus. Nessuno si è mai provato a dire, però, che Maradona si è venduto alla camorra e alla camorra ha venduto la città che lo considerava come un dio.

Città a cui avrebbe potuto passare un messaggio importante, tipo:

"Ho cominciato da zero, sono cresciuto impegnandomi, sono arrivato da voi a Napoli per vincere e stiamo vincendo. Purtroppo io e il resto della squadra siamo circondati e costantemente contattati da persone inqualificabili dai cui sporchi affari vogliamo stare ben lontani. Non per questo ce ne andremo: rimarremo e giocheremo per vincere, ma SOLO per i napoletani onesti, che sono la maggioranza. Se volete bene a me e alla nostra squadra, scegliete anche voi di mostrare una immagine di Napoli vincente, pulita e fatta di brave persone. E ai ragazzi delle periferie dico: state con noi, evitate i delinquenti. Studiate, crescete e cambiate la storia della vostra vita."

Così avrebbe potuto essere un eroe degno di questo nome e fare la vera differenza a Napoli e per i napoletani.

Preferì vendersi, andare ai festini camorristi a pippare cocaina e unirsi a quella gente.

Per questo la storia di Maradona è la storia di un uomo che ha vinto sul campo (non tutto quello che avrebbe potuto vincere se si fosse allenato in proporzione agli anni che è rimasto a Napoli) e ha voluto essere un perdente per tutto il resto: ha buttato via un'occasione per dare ed essere uno straordinario esempio positivo e ha colto l'occasione per dare e incarnare un deplorevole esempio negativo.

Un esempio negativo che non è certo caduto nel vuoto, e ha fatto davvero danno nella cultura napoletana. È anche a causa sua che molte persone senza i riferimenti necessari per crescere onestamente assimilano il successo ai comportamenti delinquenziali e alla connivenza e alla collusione con la camorra.

Niente a che vedere con personaggi realmente grandi nello sport e nella vita.

28 marzo 2018

No, non è il saluto romano. È il saluto fascista.

saluto fascista
Il cosiddetto "saluto romano" di romano non ha niente. Ma proprio niente. I fascisti erano soliti prendere un po' tutto quello che ricordasse anche vagamente l'iconografia romana e lo trasformava con una rievocazione farlocca, spesso stravolgendolo ampiamente nella forma e nel significato.

Un altro esempio che abbina il fascismo a una ridicola ignoranza sono le colonne a sezione quadrata, così costruite perché secondo loro quelle rotonde non erano abbastanza romane, in barba a una montagna di reperti archeologici.

Tornando al saluto dei bimbiminchia neri cattivi ganzi e dei fascisti, il gesto col braccio teso obliquo verso l'alto e in avanti fu ripreso da alcuni quadri neoclassici e non certo dalle usanze romane, dato che né i civili né i militari romani salutavano in quel modo: nessuna opera d'arte o narrazione dell'antica roma fa pensare a un saluto del genere.

Non fanno eccezione le statue di alcuni imperatori, raprpesentati nell'atto di benedire il popolo, col braccio destro alzato ma non teso.

Eppure... ma quanto sembravano convinti Benito Mussolini e Adolf Hitler quando orgogliosamente facevano quel gesto?

Madonna che scemi.

08 marzo 2018

Anche Paluani si è convinta a cessare l'uso di uova di galline allevate in gabbia

Paluani e le galline allevate in gabbia
Animal Equality tramite la sua newsletter denuncia l'azienda aluani, che alle richieste e domande riguardanti l'uso di uova di galline allevate in gabbia non ha fornito alcuna risposta.

Quindi l'associazione ha dato il via a questa campagna contro Paluani, intitolata "Paluani, una Pasqua crudele".

1° marzo 2018

Come suggerito da Animal Equality, chiamo l'azienda Paluani e chiedo se e quando smetteranno di usare uova di galline allevate in gabbia per i loro prodotti dolciari.
La signora che mi ha risposto dice che lei non è incaricata di prendere decisioni e non sa dirmi nulla in merito; puo solo passare la mia domanda all'ufficio produzione. Chiedo come faccio ad avere una risposta. Dice che devo richiamare a metà della settimana successiva, perché in quel momento l'azienda è molto occupata nelle certificazioni.

8 marzo 2018

Ecco, metà della settimana successiva è arrivata.

Richiamo Paluani, come suggeritomi. Mi era sembrato infatti di capire che telefonando oggi avrei potuto avere una risposta alla mia domanda, che pongo di nuovo. Voglio sapere se e quando Paluani dichiarerà pubblicamente una data precisa entro la quale cesserà l'uso di uova di galline crudelmente allevate in gabbia.
Ma l'addetta mi ripete le stesse cose della volta precedente. E cioè che il massimo che lei può fare è comunicare alla direzione quello che io le ho detto.
Dico che la mia è una domanda, chiedo come ottenere risposta. Dice che la risposta, se ci sarà, potrà essere letta sul sito dell'azienda o su Facebook.

E allora che mi ha fatto richiamare a fare?

Prima di salutarla le ho detto, da consumatore, che non acquisterò prodotti Paluani finché non sarà dichiarata una data entro la quale si cesserà l'uso di uova provenienti da galline allevate in gabbia.

Bah, se non lo hai già fatto firma la petizione su Change.org

Aggiornamento 8 marzo 2018

Cito dalla pagina FB di Animal Equality Italia:

Dopo un’intensa campagna durata solo 11 giorni, Paluani dichiara pubblicamente che non utilizzerà più uova provenienti da galline allevate in gabbia entro dicembre 2019. Leggi la notizia.

13 febbraio 2018

Crea il tuo delinquente. È tutto legale!

Puoi fare un figlio. Puoi torturarlo psicologicamente, dandogli zero affetto e accontentandolo con cibo spazzatura per tenerlo buono, spiegandogli che gli altri bambini/ragazzi sono meglio di lui e che lui non sa meritare il tuo affetto; puoi chiedergli di fare cose che non riesce a fare e rimproverarlo per questo, negargli giocattoli, vacanze, sport e qualsiasi attività extra-scolastica, o concedendogli un po' di queste cose ridotte all'osso per poi negargliele per punizione appena fa un piccolissimo errore; puoi parlargli male dei suoi migliori amici e vietargli di frequentarli o criticarlo per ore quando lo fa, spiegargli che lui è per te e per sua mamma una continua e totale delusione. Poi puoi chiedergli perché è sempre imbronciato e, quando ti risponde parlando del modo in cui ti comporti con lui, puoi dirgli che è troppo permaloso e anche irriconoscente nei confronti dei genitori che lo mantengono. E poi ricominciare, trovando sempre nuovi modi per farlo sentire inadeguato per tutto, e spiegargli che lui nella sua vita non combinerà mai nulla.

Puoi andare avanti così per tanti, tanti anni.

È tutto legale. Nessuno potrebbe sottrarti la custodia del figlio, perché non ci sono prove tangibili del fatto che sei un cattivo genitore.

Fra l'altro in pubblico puoi avere con tuo figlio un comportamento impeccabile, e a chiunque incontri puoi spiegare che lui è un tipo chiuso e a modo suo, impossibile da educare nonostante il tuo disperato impegno; tutto questo, unito al fatto che hai dimostrato una certa intelligenza parlando di società e politica, ti procurerebbe un ottimo alibi morale. Pulita e specchiata rimarrebbe non solo la tua fedina penale, ma anche la tua reputazione.

E se il ragazzo diventasse violento e compiesse un grave reato, il Giudice e la gente darebbero la colpa solamente a lui.

...E compatirebbero te, povero padre che mai si sarebbe aspettato una cosa del genere da lui, colpa ovviamente delle sue cattive compagnie che certo tu non l'hai indotto a scegliere.

E se qualcuno osa supporre il contrario, puoi sfoderare alcune di quelle frasi jolly che vanno sempre bene, che guarda caso suonano bene alle orecchie di quasi tutti i genitori:

Chi sei tu per dirmi come educare mio figlio? Come ti permetti? Un po' di rispetto!
Il ragazzo ti ha parlato male di me e tu gli hai creduto? Lo sanno tutti gli adolescenti parlano male dei genitori. Avresti dovuto sentire l'altra campana! Chiedi a chi mi conosce se sono una brava persona!

(un po' la stessa cosa che dicono alcuni anti-vaccinisti ai sostenitori dell'obbligo vaccinale, con la differenza che in questo caso sembri dalla parte della ragione)

E vualà. Tanto, tanto danno, nessuna punizione.

E allora crea anche tu il tuo delinquente. Bastano qualche grammo di liquidi biologici, un pizzico di furbizia e qualche anno di attesa.

Un po' costoso, come ogni hobby chic, ma vuoi mettere la soddisfazione?

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Dedicato alle invisibili migliaia di bambini poveri... poveri di affetto. Di cui non è politicamente corretto ammettere l'esistenza, e per questo ancora più poveri.
Dedicato a tutti loro, ma in particolar modo a quelli di loro che, nonostante tutto, riescono a diventare buone personee non dei delinquenti dal punto di vista legale... e neanche morale.

10 febbraio 2018

Come decidere chi votare alle elezioni politiche

Spiegherò qui, in maniera neutrale e apolitica, perché faremmo bene ad andare a votare anziché astenerci, e perché dobbiamo votare semplicemente il partito che crediamo il migliore, senza architettare cosiddetti "voti strategici" di alcun tipo (per la precisione dovrei dire "lista" anziché "partito", ma userò quest'ultimo termine perché alla maggior parte di persone suona più familiare in questo ambito).

Se concordi con la spiegazione che stai per leggere, ti invito a condividere questo articolo.

Ordunque...

VOLENDO ESPRIMERE PROTESTA E DISGUSTO, PERCHÉ NON VA BENE ASTENERMI O ANNULLARE LA SCHEDA?

Stare a casa può anche essere interpretato come "La politica non mi interessa, fate voi"; rendere nulla la scheda scrivendo qualcosa, o sporcandola, etc, è altrettanto inefficace, infatti la presenza di un certo numero di schede nulle viene interpretata così: "Un certo numero di persone non ha capito come votare e ha sbagliato".

Se vuoi inviare un messaggio di protesta che risulti inequivoco, devi votare scheda bianca: in questo modo risulta chiaro che volevi esprimerti, perché hai alzato il sedere e sei andato alle urne, e risulta chiaro cosa volevi dire, perché hai riconsegnato la scheda senza nessuna croce, quindi "Non mi fido di nessun partito".

Detto questo, prima di decidere di non votare nssun partito perché "nessuno dei 7 partiti mi piace", ricorda che non sono 7, ma molti di più. Decidi dopo averli analizzati tutti, compresi quelli piccoli. Dare il voto a un partito piccolo non è proprio la stessa cosa che non darlo a nessuno: se non dai il voto a nessuno, lasci invariata la percentuale di votanti in favore di chi vincerà. Se invece voti un partito piccolo, che magari non supererà lo sbarramento, abbassi la percentuale di consensi che il vincitore si vanterà di aver ricevuto.

COME SCEGLIERE CHI VOTARE?

Analizza il programma dei partiti e, se reperibile, la storia delle persone che lo dirigono.
Escludi i partiti formati da persone che sai avere una storia che li rende inaffidabili. Fra i partiti rimasti, vota quello col programma che ritieni più giusto e al tempo stesso realizzabile.

Se, fatta questa analisi, hai deciso di votare un partito che sai già che supererà la soglia di sbarramento, puoi non leggere oltre.

In caso contrario, forse potresti obiettare "Voterei l'ottimo Pinco Pallino, ma ho paura che non superi lo sbarramento e che quindi il mio voto vada sprecato; meglio votare quel partito grande che mi fa schifo, per limitare il potere di quell'altro partito grande che mi fa ancora più schifo".

Un voto è sprecato, e anzi dannoso, se lo dai a un partito che ritieni immeritevole: sarà anche per colpa tua che, travisando i fatti, il leader di quel partito si vanterà di quella percentuale di votanti "che si fidano di lui perché lo hanno votato".

Se ritieni valido un partito, votalo. Tutto qui.
È piccolo? Pazienza. Magari non andrà al governo in questa legislatura, ma lo aiuterai a crescere per quella che ci sarà fra 5 anni o fra 10, o fra 30.
Purtroppo a volte le cose giuste sono lente.
Ignorare questo significa non avere un buon governo né ora né fra X anni.
Questa è senz'altro una buona idea che puoi diffondere (oltre a promuovere magari il partito che preferisci): a volte se vogliamo un cambiamento dobbiamo "osare" e accettare di perdere oggi, non superando lo sbarramento, ma almeno contribuendo a far capire alle persone di quel partito che è buona cosa continuare a provarci.
Del resto facendo le stesse cose si ottengono gli stessi risultati. Ricorrendo a dei mezzi lenti ma utili e rifiutando quelli veloci e "meno peggio", che poi significa dannosi, è possibile, almeno alla lunga, ottenere un risultato.
Questo concetto è spiegato diffusamente, e senza specifico riferimento alla politica, nell'articolo di Bubà "Vogliamo cambiamenti? Cambiamo lenti".

06 febbraio 2018

Contestare un politico che fa un comizio è controproducente

Proteste contro un politico sul palco
No, non mi riferisco all'essere menati dalla polizia, che potrebbe anche essere possibile, ma non mi soffermo su questo: è abbastanza ovvio (ne ho parlato nell'articolo intitolato appunto "Celerini, manifestanti, violenza e ovvietà") e riguarda non specificamente questo tipo di situazione, ma in generale ogni situazione di protesta o di pericolo per l'ordine pubblico, vero oppure utilizzato come scusa.

Quindi a cosa mi riferisco? Mi riferisco alla fine che fa il messaggio che i contestatori lanciano nei confronti di destinatari diretti (le persone sul palco) e indiretti (i telespettatori, nel caso in cui i telegiornali ne parlino).

Perché chi va a contestare un politico che parla in un comizio fa il suo gioco?

Semplice semplicione.
 
Se quel politico ha la concessione del Comune per usufruire di quello spazio in quel punto della città in quell'orario, andare a disturbare è illegale, e anche al di là dell'illegalità dà al personaggio in questione una ghiotta occasione per argomentare la bontà delle sue tesi. Dirà che gli oppositori sono incivili, perché non vogliono che parli, perché a loro dà fastidio la verità che solo lui ha il coraggio di dire con trasparenza, e robe del genere.

Quindi sconsiglio questo tipo di autogoal, in un luogo in cui sicuramente la maggioranza dei presenti sono a favore dell'evento. Questo fra l'altro consente al politico di commentare con battute cattive, tipo "Figuriamoci se dò importanza a quattro bimbiminkia casinisti".

Lo so, la tua rabbia ti spingerebbe a organizzare un gruppetto di duri e puri, che se non saranno tanti saranno pochi ma buoni, a esprimere tutto il tuo disappunto nei confronti di un deficiente che viene nella tua città a sparare stupidaggini in palese malafede.
 
Ma prima di agire bisogna ragionare. Prova a immaginare, e cerca di capire quali sarebbero i risultati, alla fine, in cambio del vostro impegno e del vostro tempo.
 
Immagina, ad esempio, di andare, con un gruppetto di amici, o anche un grande gruppo di 19 amici racimolato grazie al tuo evento Facebook, a un convegno del Popolo della Famiglia per contestare le idee omofobe di Adinolfi e degli strani tipi che lo seguono. Quante persone pensi riuscirai a convincere coi tuoi fischi e i tuoi cartelli e i tuoi slogan fatti di parole semplici e comprensibilissime? Non le capiscono. Sono il Popolo della Famiglia. Vuoi metterti a litigare col Popolo della Famiglia? E poi che fai? Chiedi al Cane se ti presta 100 euro?

Niente. Fai la figura del disturbatore e niente più.

Tanto non preoccuparti, i comizi non servono a nulla e neanche lo scemo sul palco converte nessuno. Vanno ad ascoltarlo solo quelli che sono già d'accordo con lui.

26 gennaio 2018

Lampeggiare per avvertire di polizia o Carabinieri?

Lampeggiare per segnalare una pattuglia della Polizia
Ho appena visto su FB un'immagine postata sulla pagina Facebook "Polstrada Fanpage Site" (eeeh? :D) con due carabinieri e la scritta: "Quando vedete una nostra pattuglia, FATEVI la cortesia di non lampeggiare, perché forse stiamo aspettando proprio il ladro che la notte vi ha derubato, mettendo anche a rischio la nostra vita"

Quanto al "mettendo anche a rischio la nostra vita"... boh, non mi risulta che ci sia per le forze dell'ordine quel gran rischio di essere ammazzati durante un controllo.

Per il resto: quante sono le probabilità che la pattuglia che ho visto sia lì per fermare un ladro anziché fre controlli random, come nella maggior parte dei casi?
E ammesso che sia lì con lo scopo di acciuffare il delinquente, quante sono le probabilità che passerà di lì?
E anche ammesso che passi di lì, quante sono le probabilità che le forze dell'ordine fermino proprio la sua macchina?

Non ricordo di aver mai sentito di topi d'appartamento arrestati grazie a un posto di controllo. Voi?

Un lampeggio fa sì che un ladro, avvisato della presenza delle forze dell'ordine, cambi strada e non venga beccato? È possibile. C'è una possibilità, pur minima, vero.
Ma mi pare molto più probabile che quel lampeggio possa servire a salvare qualcuno da un incidente stradale, in quanto invitato a rispettare il Codice della Strada.
Altrimenti perché esisterebbe una normativa che rende obbligatoria la segnalazione degli autovelox? Lo spirito è proprio questo.

05 gennaio 2018

Lo scherzo "Pull a pig" configura un reato?

scherzo pull a pig
C'è un tipo di bullismo che ho visto mettere in pratica in un film qualche anno fa, ma di cui fin ora non mi pare le TV o i giornali abbiano parlato.

Si tratta del cosiddetto gioco del “pull a pig”, di cui ha parlato Mariachiara Colombo in questo articolo del blog "Lo Sbuffo" pubblicato stamattina.

Funziona così: un bullo seleziona una vittima, una ragazza fisicamente poco attraente e insicura, e la corteggia fingendosi affettuoso e infatuato di lei; dopo averla sedotta, la umilia in pubblico (dal vivo oppure online con pubblicazione di foto o filmati). La frase finale “you were pigged” decreta la riuscita dello scherzo, e comunica alla vittima che è stata solo una presa in giro.

Cercando un po' in rete ho trovato un esempio di questo gioco in questo articolo di Caterina Tiziani sul sito "Ultimavoce". Parla di una 24enne inglese che è stata sedotta da un 21enne olandese conosciuto a Barcellona. Questa ragazza racconta che successivamente è volata in Olanda per rivederlo; non l'ha trovato all'aeroporto, gli ha scritto un messaggio e riceve la risposta "You were pigged" (alla stampa il ragazzo ha negato di aver inviato questo messaggio, e che lo screenshot sul cellulare è falso ed è una trovata dei giornali o della ragazza... il che mi pare poco credibile).

Ho trovato anche un altro articolo sull'Huffington Post, di cui suggerisco la lettura, in cui la giornalista Deborah Dirani racconta la sua esperienza e incoraggia le vittime di questo scherzo: Alle ragazze vittime di "Pull a pig" dico: ci sono passata e ribellarsi si può.


Poi ho una domanda.
Il deprecabile scherzo "pull a pig" può configurare un reato? Se sì, quale di preciso?
Mi viene in mente solo il danno psicologico che un operatore sanitario potrebbe certificare e quindi il rsarcimento che la vittima potrebbe chiedere in un processo civile (l'articolo 2043 del Codice Civile dice "Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno").

Ma per quanto riguarda l'aspetto penale?

Forse c'è un vuoto legislativo che andrebbe colmato...

P.S.: Ora che ci ripenso quando avevo 16 anni una ragazza provò a fare 'sta cosa con me (lo sseppi il giorno dopo che era un tentativo di scherzo), ma non le riuscì, perché non mi garbava... e anzi dopo che mi aveva preso per mano diventò proverbiale il mio non volutamente pensante apprezzamento sulla sua mano sudata! :D

02 gennaio 2018

Blogpost "O-ne-stà" del blog "Il Pedante" - Riassuntino e mia risposta

Un FB-friend mi ha consigliato la lettura dell'articolo intitolato "O-ne-stà" del blog "Il Pedante", sito a questa pagina, che inequivocabilmente parla, pur non nominandolo, del Movimento 5 Stelle.

Riassumo i punti salienti (parafrasandoli da un linguaggio un po' pedante, come auto-denunciato dal nome del blog in questione) e ad essi rispondo.

Oggi i cittadini chiedono ai politici di essere onesti, e anche i politici chiedono la stessa cosa ai cittadini; entrambe le richieste vengono largamente disattese.

Vero.

Recentemente, l'istituzionalizzazione della moralità in politica ha coinciso con regimi fondati sul terrore

Non mi risulta.

Il desiderio di purezza morale è dei fanatici e dei totalitari (esempi: Khmer rossi e i nazifascisti che mandavano al rogo l'entartete Kunst, talebani, puritani statunitensi che applaudivano la dittatura del Patriot Act e le guerre sante di Bush)

Che c'entra? La storia di Hitler vegetariano autorizzerebbe a dire che i vegetariani sono nazisti? (nota: no, Hiteler non era vegetariano, a dispetto di ciò che molti credono, ma è appunto irrilevante)

In passato "onestà" significava "etica", mentre oggi viene intesa come "rispetto delle leggi", cosa molto differente

Personalmente io intendo ancora "onestà" come "etica" e non sono certo il solo. Quanto ai 5 stelle, la intendono sia come rispetto delle leggi, sia come etica. Ovvero secondo loro è onesto rispettare le leggi vigenti e, qualora siano ingiuste, è onesto cambiarle al più presto. Nel frattempo niente vieta a un parlamentare 5 Stelle di tagliarsi lo stipendio anche se per legge potrebbe finire interamente nelle sue tasche. Altro esempio: niente vieta a una persona onesta di rinunciare alla prescrizione per dimostrare in tribunale di essere innocente, anche se la legge gli darebbe la possibilità di mandare in prescrizione il reato ipotizzato. Il tutto in attesa di andare al governo per tagliare gli stipendi dei parlamentari e modificare i termini di prescrizione di un reato.

Un politico che basa la campagna elettorale sul fatto che è rispettoso delle leggi è come un ristoratore che si vanta di offrire cibo commestibile

Vero, e sembra ridicolo. Ma non è così ridicolo, né scontato, se uno dei problemi più diffusi è che la maggior parte dei ristoratori servono cibo avariato. Purtroppo, rimanendo all'interno dell'esempio, viviamo in un paese in cui servire cibo commestibile è un'eccezione di cui ha senso vantarsi per attirare clienti.

I politici hanno il compito di cambiare le leggi a seconda dei bisogni dei cittadini. Se si limitano a dire che sono onesti, e con "onesti" intendono il fatto che rispettano e promuovono il rispetto di leggi già esistenti, qualcuno dovrebbe spiegare loro che a questo pensano già tribunali e forze dell'ordine.

Ma i 5 Stelle non vogliono limitarsi a essere onesti. Hanno un programma, che prevede varo di nuove leggi e modifica di leggi esistenti.
Il fatto che parlino spesso di rispetto di leggi vigenti, o di onestà, è un altro discorso. Si tratta dell'argomento ai quali sono più affezionati, e a cui sono affezionati milioni di italiani. Qualcosa che sì, verissimo, dovrebbe essere scontato, ma che scontato non è. Quindi in campagna elettorale ha senso che sia predominante l'argomento dell'onestà. Predominante, ma non esclusivo. E naturalmente chiunque può andare a vedere sul sito del Movimento 5 Stelle il loro programma.

Nella piena legalità si possono fare manovre ingiustissime, come chiudere scuole e ospedali per risanare un bilancio, cosa che gli "onestisti" non dovrebbero trovare ingiusta; le uniche persone a cui dare addosso rimarrebbero i ladri di polli.

Qui si continua a dire che gli "onestisti" si occupano solo ed esclusivamente del tema a loro più caro, e cioè il rispetto delle leggi vigenti. Ma vedi sopra, non è così.

L'onestà di chi governa non è mai stata proporzionale al benessere economico di una nazione; sono sempre stati sovrastimati l'incidenza e i danni della corruzione, che è sempre esistita. È vero invece l'inverso: è la sofferenza economica ad incentivare la corruzione.

Se parliamo della ininfluenza di qualche mazzetta per appalti certamente questa è ininfluente nell'economia del paese. Ma corruzione sono anche i grandi legami che i politici hanno con le mafie, che indisturbate depredano le aziende del sud Italia e non solo. E disonestà è anche innalzare un muro di gomma di fronte alle proposte per intervenire sulla sanità del Lazio (vedi episodi raccontati spesso da Davide Barillari). Disonestà è anche "rubare legalmente" ai cittadini il denaro per mano dell'Agenzia delle Entrate, permettendole di vessare anche i cittadini che non hanno trasgredito nessuna legge, e che vedendosi arrivare assurde richieste di denaro sono indotti a pagare sapendo che aprire un processo tributario è una sorta di lotta contro i mulini a vento. Disonestà, in senso lato, è anche mantenere altissimi gli stipendi dei parlamentari e delle migliaia di dipendenti dei vari carrozzoni istituzionali in un paese in cui mancano i soldi per fornire assistenza agli invalidi (lo so che non si possono abbassare gli stipendi di chi sta già lavorando, ma si possono abbassare per chi in futuro sarà assunto). Disonestà è assumere spalaneve in Sicilia, perché lo si può fare soltanto in cambio di qualcosa e non certo perché c'è la neve. E assumere tante altre persone per il quale si crea il posto di lavoro ad hoc.


Il legislatore non deve pensare che la corruzione sia dovuta alla cattiveria. La corruzione è spesso una necessità dovuta al malessere economico. Quindi oltre a definire cos'è onestà (cioè fare le leggi) deve anche creare le condizioni affinché l'onestà sia un vantaggio.

Certo, vedi sopra.

Se i Cinque Stelle andassero al governo, non accetterebbero mai nessuna critica per aver mantenuto o cambiato quella o quell'altra legge, perché continuerebbero a imputare tutti i problemi dell'Italia alla corruzione in quello o in quell'altro campo (es. se c'è troppa pressione fiscale è colpa degli evasori, se i voucher non rilanciano l'economia  è perché c'è chi se ne approfitta, etc). Praticamente finché esisterà corruzione (e cioè sempre), daranno colpa a questa, senza amettere mai che la colpa possa essere di una legge inadeguata che avrebbero potuto cambiare.

Tutti i politici che sono stati fin ora al governo si sono sempre detti non colpevoli del non miglioramento o peggioramento dell'Italia e hanno sempre risposto che se qualcosa va male ciò accade non a causa loro, ma nonostante il loro ottimo operato.
Accadrà anche con i 5 Stelle? Può darsi.
Può darsi che siano incapaci, e può darsi che faranno danni e che non ammetteranno di esserne responsabili. Oppure no. Ma per poterlo sapere bisognerebbe che andassero al governo.

E te lo dice uno che non è un loro elettore, ma sarebbe comunque curioso di dar loro una possibilità.