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15 settembre 2019

Obiezioni sul modulo DAT scaricato dal sito dell'Associazione Coscioni

Le disposizioni anticipate di trattamento (DAT), a cui ci si riferisce comunemente con "testamento biologico" possono essere scritte nella forma che si preferisce. Potrebbe comunque essere di aiuto un modulo da compilare. Ha messo a disposizione un modulo ad esempio l'Associazione Luca Coscioni (questo il link per scaricarlo), scaricabile dal relativo sito. L'ho scaricato e, dopo averlo letto, ho scritto all'associazione un messaggio in cui esprimo alcune mie perplessità, che riporto anche qui sotto nell'attesa di una risposta affinché anche tu possa dirmi cosa ne pensi. In verde, le parole che ho trovato scritte sul modulo, in nero i miei commenti. Buona lettura, se ti va.

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Qualora fossi in una condizione di malattia giudicata irreversibile associata a grave disturbo cognitivo tale da compromettere le mie capacità di coscienza o giudizio o di comprensibile espressione,

Manca “gravemente”. Dovrebbe essere “compromettere gravemente le mie capacità di coscienza…”. Lo specifico perché non è pensabile che una leggera compromissione della capacità di coscienza possa determinare l’interdizione della persona e la precedenza di un documento scritto rispetto a quanto dichiara nel presente.

Inoltre, leggendo questa prima parte mi è parso di capire il significato della premessa è la contemporaneità di: grave compromissione della coscienza etc + malattia giudicata irreversibile.
E se le due cose, che devono essere presenti, contemporaneamente, sono la stessa cosa, le condizioni della premessa sono da considerarsi soddisfatte?
Mi spiego meglio.
Se un disturbo cognitivo è talmente grave da impedirmi di esprimermi, si tratta già di una malattia irreversibile. Ad esempio una demenza avanzata è certamente una malattia irreversibile.
Quindi dire “condizione di malattia giudicata irreversibile associata a grave disturbo cognitivo etc” è come dire “zoppia associata a una frattura di tibia”.

Ma poniamo pure che per “malattia giudicata irreversibile” ci si riferisca a qualsiasi malattia giudicata irreversibile ad eccezione di quelle che coinvolgono la sfera cognitiva.
Occorre ricordare che per ottenere l’adempimento alle disposizioni, e in particolare alla quarta (si ricorra alla sedazione profonda”) non è sufficiente che sussista una “malattia giudicata irreversibile”. La sedazione profonda è infatti per legge prevista se l’esito è infausto, cosa che non si può dire parlando di un 20enne con un diabete di tipo I.

Quindi, per non dare “false speranze” a un 20enne depresso con un diabete di tipo 1 che vuole morire, vi consiglio di cambiare la dicitura del vostro prestampato, aggiungendo proprio quello che prevede la legge, e cioè non scrivendo non semplicemente “malattia giudicata irreversibile”, ma ad esempio “gravi sofferenze causate da una malattia giudicata irreversibile”.

dispongo che:
- in caso di arresto cardio-respiratorio si pratichi la rianimazione cardiopolmonare  SI  NO

“in caso di arresto cardio-respiratorio” è inserito solo nel primo punto dell’elenco, quindi immagino che fosse vostra intenzione riferirlo solo a tale primo punto. È così? Lo chiedo perché se invece valesse per tutti i punti dovrebbe essere messo prima di andare a capo, nella stessa riga di “dispongo che:”.

- si pratichino forme di respirazione meccanica   SI  NO

Dire semplicemente “no” alla ventilazione meccanica è troppo generico. Chi fa il testamento biologico e nega l’autorizzazione a certe pratiche mediche immagino lo faccia per evitare di soffrire. Se semplicemente gli si nega l’ossigeno quando ne ha bisogno, muore soffocato. E questa cosa non è compatibile con la volontà di non soffrire se non si specifica che prima di eliminare la ventilazione meccanica occorre eseguire la sedazione terminale (o “sedazione profonda”). Lo so, il cittadino può benissimo barrare “sì” alla voce sulla sedazione terminale, ma se si scorda di farlo? Verrebbe fuori uno scenario crudele e inaccettabile. Quindi la clausola della sedazione terminale dev’essere, secondo me, specificata nello stesso quesito. Ovvero la scelta non dovrebbe essere fra “sì” e “no”, ma fra
si pratichino forme di respirazione meccanica
e
se necessario, si pratichi la respirazione meccanica solo per il tempo necessario a preparare la sedazione profonda, ed immediatamente dopo si pratichi la sedazione profonda e si interrompa la respirazione meccanica.

- si pratichino idratazione o nutrizione artificiali   SI  NO

Vi invito a una riflessione simile alla precedente. Lasciar morire di fame e di sete una persona che ha compilato il testamento biologico allo scopo di non soffrire è una contraddizione. Anche in questo caso occorre specificare che prima di interrompere alimentazione e idratazione si deve eseguire la sedazione terminale.

- si ricorra alla sedazione profonda   SI  NO

Prima di commentare questo punto attendo la vostra risposta alla precedente domanda che ho fatto riguardo all’andare a capo oppure no prima di “in caso di arresto cardio-respiratorio”. Premetto che se il layout è corretto così come l’avete scritto, allora barrando il “sì” a questa disposizione sul ricorso alla sedazione profonda, genericamente si dispone che venga attuata tale pratica solo nel caso in cui ci si trovi nelle condizioni espresse nelle prime righe di premessa del documento.

- si pratichi dialisi   SI  NO
- si pratichino interventi di chirurgia d’urgenza  SI  NO
- si pratichino trasfusioni di sangue   SI  NO
- si somministrino terapie antibiotiche   SI  NO

Commentando questi punti mi verrebbe di nuovo da fare un discorso simile ai precedenti sull’aggiunta della sedazione profonda, che per la verità non mi pare abbia senso non eseguire secondo l’opinione della persona che ritenga la propria vita ormai inutile. Tutto sta nel capire quando, secondo la legge (chiara? Non so), è plausibile autorizzare una persona a dichiarare una vita non più degna di essere vissuta.

03 settembre 2019

Per chi ha votato Salvini credendolo "come Minniti, ma meglio"

Matteo Villa, ricercatore del programma Migrazioni dell'Istituto per gli studi di politica internazionale, basandosi sui dati del Ministero dell'Interno, dell'UNCHR, IOM, ISPI,
ha pubblicato su Twitter vari post, che messi insieme danno un'idea su ciò che è accaduto nel Mediterraneo quanto a migrazioni dalla Libia e morti, confrontando tre periodi:

- luglio 2016-giugno 2017, prima che l'allora ministro dell'Interno Rocco Minniti trattasse col presidente libico Fayez al-Sarraj sui rimpatri;

- luglio 2017-maggio 2018, da dopo che tali politiche di Minniti fino alla fine del suo mandato;

- giugno 2018-agosto 2019, quando il ministro dell'Interno era Matteo Salvini.

Ritenendo particolarmente utile ciò che Matteo Villa ha spiegato, visto che un post su Twitter rischia di perdersi fra mille altri, ne riporto di seguito i contenuti. Buona lettura.


1) DIMINUZIONE DEGLI SBARCHI DALLA LIBIA

La diminuzione di sbarchi in Italia dalla Libia è stata maggiore con Minniti rispetto che con Salvini:

Meno 140.000 nel periodo Minniti;

Meno 30.000 nel periodo Salvini.


2) POLITICHE DI DETERRENZA E PARTENZE DALLA LIBIA

Rispetto agli sbarchi in Italia, le partenze dalla Libia sono calate più rapidamente con Minniti che con Salvini.


Ecco perché il numero di morti in mare non è diminuito come sperato.

Tra chi è partito dalla Libia, i morti in mare sono diminuiti con Minniti e aumentati con Salvini:

4.049 morti prima del periodo Minniti;

1.168 morti nel periodo Minniti;

1.369 nel periodo Salvini.


3) POLITICHE DI DETERRENZA E RISCHIO DI MORTE IN MARE

Tra chi è partito dalla Libia, per ogni migrante il rischio di morire in mare è rimasto sostanzialmente invariato con Minniti, mentre è triplicato con Salvini:

2,0% morti ogni migrante partito prima del calo;

2,1% nel periodo Minniti;

6,0% nel periodo Salvini.

L'aumento del rischio di morte in mare non ha sufficientemente dissuaso i migranti dalla fuga via mare dalla Libia. Però ha fatto aumentare il numero assoluto di morti in mare. "Lo anticipavamo nove mesi fa", scriveva venerdì scorso Matteo Villa.


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Risposte a obiezioni mosse da un commentatore su Twitter:

- Come mai per Salvini inizia a contare dal primo giorno di insediamento del governo mentre per Minniti da 7 mesi dopo?
- Perché le politiche Minniti (cooptazione delle milizie libiche) hanno avuto effetto da metà luglio 2017; le politiche Salvini (porti chiusi) da subito.

- Le partenze non sono costanti durante l'anno: sono molte di più d'estate. Se considera periodo luglio2017 → maggio2018 per Minniti dovrebbe considerare luglio 2018 → maggio 2019 per Salvini.
- È un’obiezione fallace:
(1) la stagionalità nel periodo successivo al calo delle partenze è stata minima;
(2) [...] ci sono effetti di trascinamento delle politiche Minniti che solo modelli multivariati fanno emergere, quindi qui sto facendo un favore a Salvini.


E adesso che i numeri parlano, basterà sottoporli all'attenzione del leghista medio per fargli cambiare idea sul fatto che Salvini sia "come Minniti, ma meglio" ?
Macché: tutti questi numeri sono per i professoroni, evviva il capitano.


Aggiornamento del 4.9.2019: Matteo Salvini ha pubblicato su twitter un filmato in cui gli immigrati su una barca, bloccata da molti giorni, festeggiano saltando, ridendo e abbracciandosi dopo aver saputo che potranno sbarcare.
Al video (girato da un reporter che poco più tardi gli ha fatto notare che deve pagargli i relativi diritti per utilizarlo) è stata aggiunta la scritta
Nave centri sociali, sbarcati per "emergenza sanitaria"
Paralitici e infermi...

Il commento di Salvini (o più probabilmente di colui che si occupa del suo account Twitter) è:
Ma che bello il "clima" del governo a guida PD: sbarcati gli immigrati della nave dei centri sociali per "emergenza sanitaria"... Ma pensano che gli italiani siano scemi??? Fai girare!"
A parte il fatto che "emergenza sanitaria" non significa necessariamente paralisi o infermità, Salvini (o l'addetto al suo account Twitter) parla come se non ricoprisse più la carica di ministro dell'interno non fosse ancora lui. E invece, atmosfera o no, per adesso il ministro dell'interno è proprio lui. Mah.

15 agosto 2019

I processi si fanno in tribunale, ma vanno bene anche in TV

Spesso si vedono in TV giornalisti che intervistano persone accusate di un illecito, invitandole ad argomentare in merito, e la risposta è del tipo "Non rilascio di chiarazioni, perché i processi non si fanno in TV, ma nei tribunali".

A parte il fatto che poi, quando vengono condannate, vanno in TV (o mandano in TV il loro avvocato) a spiegare che la condanna è secondo loro ingiusta... cosa impedisce a un imputato di commentare un'accusa difendendosi nel merito? Certo non la legge.

Vecchia barzelletta:

Dialogo fra marito e moglie:
- Caro, c'è da tagliare l'erba.
- Non sono mica un giardiniere, io.
Il giorno dopo:
- Caro, ho chiamato il giardiniere e ha tagliato l'erba. Non avevo i soldi per pagarli e così mi ha chiesto di ricompensarlo andando a letto con lui oppure facendogli una torta.
- E tu gli hai fatto la torta, giusto?
- Non sono mica una pasticcera, io.

Sì, esistono figure professionali adatte a un ceto compito. Esistono strimenti adatti a una certa funzione. Esistono contesti adatti a un certo dibattito.

Ma questo non significa che la persona, lo strumento o il contesto adatti abbiano l'esclusiva, a meno che non ci sia una specifica ragione.

Questa storia secondo cui i processi non si fanno in TV (o sui giornali) è una stupidaggine. I processi si possono fare benissimo anche in TV. Ovviamente si tratterà di processi che portano non a una sentenza, ma a un'opinione che ognuno si fa osservando le varie argomentazioni. Certo, deve essere condotto in maniera obiettiva, e io non risponderei a un giornalista che in passato ha dimostrato scarsa onestà intellettuale, o che lavora per una trasmissione televisiva che si è dimostrata spazzatura.
Quindi, se l'accusato ritiene che il giornalista o la trasmissione siano scorretti, lo dica chiaramente rispondendo "Conosco lei / il programma per cui lavora, so che tagliate ad arte le risposte degli intervistati e costruite servizi faziosi e tendenziosi, quindi mi rifiuto di parlare con voi".
Ma se il giornalista e la trasmissione televisiva offrono un terreno obiettivo, allora rifiutarsi di rispondere può significare solo una cosa: all'accusato conviene divincolarsi in quanto la domanda è scomoda. E cioè è colpevole.

E i giornalisti che si sentono rispondere "I processi si fanno nelle aule dei tribunali, non in TV" .dovrebbero cercare, col tempo, di mettere in cattiva luce questo modo di difendersi.
Purtroppo quella pseudo-argomentazione nella testa di tante persone sembra avere un senso, perché troppe volte è stata detta senza che nessuno rispondesse "Embè? Il processo si fa in tribunale, ma intanto nulla vieta che fai la tua dichiarazione a questo microfono".

La frase "I processi si fanno nelle aule dei tribunali, non in TV" spero un giorno acquisti la stessa valenza stupido-comica che hanno la barzelletta riportata sopra, o più semplicemente la stessa valenza di stupidità di scenari del tipo

- Mi può indicare via Puccini?
- Mica sono un navigatore.

- Secondo te gli extraterrestri hanno visitato la Terra?
- Mica siamo a un congresso di ufologia.

- Mi passi il vassoio dei fagiolini, per favore?
- Mica sono un cameriere.

E l'intervistato mica è innocente. Se no non scapperebbe con una frase fatta.

14 luglio 2019

Va bene ridicolizzare gli ignoranti saccenti? Sì.

Una persona che spesso viene in mente quando si parla di blastare chi spara fesserie e lo fa pure orgogliosamente è l'immunologo Roberto Burioni, che ai sedicenti esperti di danni da vaccino reagisce con battute mirate a denigrarli e a farli apparire come dei poveri ignoranti presuntuosi, quali del resto sono. Pagina dedicata ai blastaggi di Burioni è Roberto Burioni che blasta laggente.

C'è poi il giornalista Enrico Mentana, che pure risponde a commenti super-scemi su politica e geopolitica ridicolizzandone magistralmente i mittenti, e a cui è dedicata la pagina facebook Enrico Mentana blasta lagggente.

Fanno bene? Fanno male? E io? E te? Come dovremmo comportarci?

Più di una volta ho letto / ascoltato affermazioni di questo tipo:

Quando notiamo persone stupide e ignoranti che convintamente sostengono bufale o tesi antiscientifiche, non bisogna rispondere ridicolizzandole, perché le indurremmo, così facendo, a rafforzare la loro idea invece che a cambiarla; deridere chi spara sciocchezze non è quindi un buon modo per avere una società più informata, anzi, così si ottiene l'effetto opposto.

È vero?
No.

L'interlocutore che afferma una sciocchezza, può essere fondamentalmente di due tipi:

- razionale, cioè magari convintissimo della propria tesi, ma disposto a metterla in dubbio se gli vengono presentate argomentazioni abbastanza persuasive;

- supercocciuto, cioè talmente legato alle proprie convinzioni che troverebbe troppo doloroso riconoscerle come sbagliate (potrebbe ferire il suo orgoglio, scardinare il suo senso di appartenenza a un gruppo, etc);

Analizziamo dunque i due casi...

Se stai parlando con un interlocutore razionale, che risposta otterrai mettendolo in ridicolo? Dal momento che essere razionale non significa non avere emozioni, inizialmente potrà reagire cercando di ottenere più che altro una vittoria retorica, anteponendola alla ricerca della verità.
Forse lo farà mettendo una chiosa seguita dal rifiuto di continuare la conversazione? No, questo non devi temerlo. Perché in tal caso si tratta di un supercocciuto, per il quale ti rimando a qualche riga più sotto.
Se davvero è un interlocutore razionale, sarà comunque disposto a continuare a parlare; magari lo stile di uno dei due o di entrambi continuerà ad essere retorico-battagliero, ma assieme alla retorica non mancheranno i contenuti. E sarà sempre di più sui contenuti che davvero il confronto si reggerà, sia nella sua testa, sia nella testa dell'eventuale pubblico.
Se invece stai parlando con un interlocutore supercocciuto, come detto sopra, sussiste la pressoché assoluta impossibilità di fargli cambiare idea (particolarmente matto è il fenomeno del bias del ritorno di fiamma, per il quale il supercocciuto, se messo davanti a chiare prove della erroneità della sua convinzione, la rinforza anziché modificarla); questa impossibilità rimane tale indipendentemente dal fatto che usi parole gentili o che tu lo metta in ridicolo...
...In compenso però sappiamo che parole divertenti e d'effetto stimolano maggiormente il cervello e rimangono più impresse nella memoria, e di conseguenza ridicolizzare il supercocciuto può persuadere altre eventuali persone che stanno ascoltando o leggendo la vostra conversazione, sempre che tu porti anche argomentazioni contenutistiche, e sempre che, naturalmente, gli spettatori non siano cazzari supercocciuti anche loro (se ti accorgi di trovarti in un gruppo di gente così premi con urgenza il pulsante di espulsione e lasciali precipitare nell'oblìo!).

E insomma blastare non è diseducativo per nessuno; al massimo può accadere che piova sul bagnato o che addirittura qualcuno si avvii alla verità.
Alcune precisazioni che a molti appariranno scontate, ma che purtroppo per tanti altri non lo sono: tutto ciò non fa del motteggio un ingrediente obbligatorio nelle conversazioni con le teste dure. Anzi, in più di un contesto, es. quello della conversazione fra pari in ambito professionale, potrebbe farti passare da cafone, per quanto belle possano essere le tue battute; in tali casi è meglio evitare o almeno dosare col contagocce. Ricorda inoltre che usare colorite espressioni retoriche è diverso da esprimersi in maniera ingiuriosa o diffamatoria. E ricorda che per blastare devi avere davvero ragione di ritenere con assoluta certezza che la tua tesi è quella corretta: prima di parlare con grande arroganza devi avere la grande umiltà di fare accurate ricerche per sincerarti della sicura bontà di ciò che sostieni.

Detto questo, riassumendo e concludendo:

- La probabilità di modificare la convinzione di un qualunque tipo di interlocutore non dipende dal fatto che tu usi parole gentili o sbeffeggianti;

- Se ti accorgi che un interlocutore sostiene falsità in modo supercocciuto, ed è quindi senza speranze, in geneale è buona cosa argomentare sbeffeggiandolo se ci sono spettatori, così almeno loro potrebbero essere più efficamente persuasi;

- La tesi secondo cui ridicolizzare gli ignoranti supercocciuti produce un aumento di ignoranti o impedisca una loro diminuzione non è mai stata dimostrata e probabilmente è una sciocchezza...

...ma sono disposto a cambiare idea, se mi porti delle prove concrete (e non teorie nate dalla CO2 della sesta birra).

Aggiornamento:

Su FB un mio amico ha commentato così:

"Mmhhh... Il ridicolizzare uno che (reputi) più ignorante e (reputi) più saccente e farlo per avere like ha un nome ben definito... si chiama bullismo.
E se vogliamo rendere giusto il bullismo, questi stessi bulli della parola devono essere pronti a essere lisciati in altri modi ( a schiaffi).
C'è sempre qualcuno pronto a prevaricare più di degli altri.
"

Questa la mia risposta:

- Non ho parlato di ridicolizzare uno che semplicemente reputo più ignorante di me. Come ho spiegato, pur con altre parole, parlavo di ridicolizzare uno dopo che si è palesato come sicuramente ignorante (es. un terrapiattista).
- Inizialmente nel titolo e nell'articolo avevo pensato di usare la parola "bullizzare", ma poi ho cambiato idea, considerato che il bullismo è un'altra cosa. Bullizzare significa, credo, umiliare una persona che non ha fatto nulla di male, al solo scopo di affermare la propria superiorità. Nel caso che ho trattato, la persona ha fatto qualcosa di male (affermare cose false, disinformando e quindi arrecando potenzialmente danno agli altri), e lo scopo non è affermare la propria superiorità, ma fare due risate su quanto grossa sia la sciocchezza che ha detto, il che poi, come ho spiegato, ha come vantaggio una migliore memorizzazione da parte di eventuali terze persone.
- Per un momento mi è venuto in mente anche l'opportunità di specificare che no, non è consigliabile deridere chi potrebbe reagire con violenza, vandalismo o arrecandoti un qualunque danno come ritorsione, ma mi era sembrato troppo banale e quindi non l'ho scritto... Ok, lo scrivo adesso: in quel caso no, non fatelo.


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10 luglio 2019

Su Facebook non insultare la persona sbagliata!

Si sente tanto dire in giro che purtroppo c'è tanto odio sui social, c'è tanto odio su Facebook, c'è tanto odio sui gruppi Whatsapp delle mamme dei bambini delle scuole primarie, etc.
Ma tutto questo odio è sempre sbagliato? Può essere. Forse qualche volta è giustificato, come nel caso in cui si inveisca contro persone che hanno fatto cose parecchio disdicevoli. O forse è sbagliato anche in quei casi... boh. Non entro troppo nel merito, perché c'entra poco col messaggio che vorrei far passare qui. Il messaggio è...

OCCHIO A NON INSULTARE LA PERSONA SBAGLIATA.

È accaduto, recentemente, che...
Beh, vedi sotto
(non è il primo argomento trattato in questo video; è il terzo)



E perché ho incollato qui la puntata 24 di Malaspeak e le altre no?
Perché questo è un esperimentino.

Siccome attualmente Malaspeak fa poche visualizzazioni, e siccome non mi va di spammare in giro il link del canale o dei singoli video (e non mi va neanche di spendere per sponsorizzarlo), voglio vedere in quanti visualizzeranno questa puntata per il solo fatto che io l'ho piazzata qui su OPIDOS (che ha una sua newsletter con un numero di iscritti a me sconosciuto, perché non la gestisco io, la gestisce Blogger o un qualche suo cugino tramite il widget apposito).

Beh, se ti garba pensaci te a spammarla su Facebook e dove altro vuoi (se lo fanno gli autori è un po' come l'oste che dice che il vino è buono, mentre se lo fate voi è un'altra cosa).

Altre cose da fare, sempre nel caso che ti garbi, è:

- Iscriverti al canale Youtube Psicoperformance e cliccare la campanellina per le notifiche


- Iscriverti alla newsletter del sito www.psicoperformance.com (che ti avverte non solo dei video, ma anche degli articoli sull'evoluzione personale che pur raramente vengono pubblicati)

Coraggio.

Aggiornamento: dopo 4 giorni, 9 visualizzazioni, comprese le nostre e quelle della mia fidanzatina.

21 giugno 2019

A chi giustifica le aggressioni al personle dei pronto soccorso

Oggi ho visto su Facebook l'articolo del sito Lanazione.it intitolato "Firenze, far west al pronto soccorso, picchia gli infermieri e blocca l'accettazione".

Ho letto i commenti scellerati di un paio di utenti e le risposte di un paio di infermieri. Senza cambiare la sostanza rimescolo e correggo un po' di frasi, ricavando questo articolo.

Anche i lenti soccorsi a volte meriterebbero [...] io pago le tasse ed ho diritto a servizi efficenti! I pronto soccorso son pieni di extracomunitari che vanno lì anche per un semplice raffreddore.

Al pronto soccorso passa prima chi è più grave indipendente dalla nazionalità e indipendentemente da quanti contributi ha pagato. Se uno viene per un raffreddore, chiunque sia, resta in attesa ore perché al pronto soccorso non dovrebbe esserci.

Ma io ho saputo di un'attesa di 12 ore di un paziente che si era fratturato una vertebra! Certo, fate in fretta, tutti in codice bianco li mettete gli arrivi...
Quindi sarà davvero da condannare l'aggressore? Magari era lì da chissà quanto tempo!

Questo è parlare a vanvera di ciò che non si conosce. È sproloquiare a caso su quanti codici minori diamo e in quali circostanze, e sulle statistiche di assegnazione.
Se qualcuno attende 7 ore è chiaro che il disservizio è disagevole, ma per avere un quadro esaustivo del perché dell'attesa si deve sapere quante e quali urgenze hanno avuto priorità per far si che questa lunga attesa si verificasse. Non può saperlo chi non si trova nelle stanze visita e non vede i problemi degli altri pazienti. Non può saperlo chi non conosce i criteri algoritmici e le valutazioni cliniche per le quali un codice viene erogato.
Quando le attese si protraggono è perché il pronto soccorso è pieno di pazienti e nei grandi numeri c'è sempre una certa quota di pazienti che devono avere la priorità perché hanno un problema tempo-dipendente (rischiano la vita se attendono). E in questi contesti il rallentamento subisce un ulteriore aggravio perché la presenza di una o più urgenze vere sequestra nella stessa unità di tempo più personale e blocca il servizio di diagnostica strumentale, rallentando anche il completamento del percorso di pazienti già in corso di visita, producendo così un effetto di intasamento a cascata di cui l'attesa al triage è semplicemente l'ultima espressione.

La soluzione a questo problema è l'aumento di organico, che farebbe comodo in primo luogo al personale stesso per lavorare meglio, e che queste decisioni dipendono non certo dal personale stesso ma dalla politica, non ha alcun senso prendersela con gli operatori, per altro in un momento in cui con tutta probabilità sono oberati di lavoro molto più del normale.

Proprio grazie alle persone che criticano e denunciano di continuo chi cerca di fare nel miglior modo il proprio lavoro nonostante tutte le carenze e le difficoltà del sistema, oggi i concorsi per medici in pronto soccorso vanno deserti!
Ma ecco la soluzione della Regione: assumere neolaureati senza specializzazione e senza esperienza che impareranno sul campo! Chissà quanti utenti saranno felici di trovarsi in quel campo.

Ma chi non sa queste cose continua a rifarsela con noi. Bel coraggio e soprattutto bella utilità ad andare ad urlare in faccia alle ultime ruote del carro o addirittura aggredirle come fossero dei perfidi sadici senza compassione. Piuttosto, senza compassione (non solo senza conoscenze) sono certe persone a cui non importa degli altri. A loro non importa se la fila si è creata perché le risorse organiche magari sono sequestrate da un'urgenza vera in stanza rossa, dove un paziente lotta fra la vita e la morte. A loro importa solo di sé stessi. Oggi purtroppo è questa coscienza sociale di tanta gente, questo il loro senso di comunità.

Nessuna empatia e tanta ignoranza. Ignoranza che non giustifica certe accuse, così come il tempo di attesa non giustifica mai un'aggressione.
Io le mani addosso le ho già avute una volta, ho fatto denuncia e a l delinquente non è successo praticamente nulla. Se mi ricapita a costo di andare nei casini l'imbecille di turno lo faccio salire di codice con le mie mani.

28 maggio 2019

In che senso la festa del 25 aprile è divisiva?

(Sì, è passato più di un mese dal 25 aprile. E allora?)

Il 25 aprile scorso il solito sciatto omuncolo che tutti conosciamo ha preferito non festeggiare il 25 aprile, sostenendo che questa festa è diventata una polemica fra fascisti e comunisti (e siccome rimanere a casa pareva brutto, ci ha anche aggiunto il fatto di essere occupato a presenziare a un evento in cui manifestava il suo affetto nei confronti delle forze dell'ordine che lavoravano contro la mafia, che quando lo fai non sbagli mai).

Ma il 25 aprile è divisivo? Se sì, chi divide veramente?

Rispondo di seguito, attingendo a un post scritto su Facebook da Lorenzo, un amico di un mio amico (non è un copia e incolla integrale, e inoltre ho avuto la sua autorizzazione).

Ai tempi del fascismo l'Italia era divisa in due parti. Quali?

Da un lato c'era una dittatura, che prese il potere con un colpo di stato, abolì la libertà di voto, la libertà di stampa e pure quella di opinione.

Dall'altro lato c'erano le persone che si opponevano alla dittatura: non solo i comunisti (che erano una minoranza), ma anche socialisti, liberali, repubblicani, popolari (cattolici) e pure monarchici.

Questi oppositori appena sconfissero il regime dittatoriale nel giro di pochi anni ripristinarono lo stato di diritto, le libere elezioni e diedero il voto alle donne (che sotto il Fascismo non avevano diritti politici). Fecero scegliere al popolo se l'Italia doveva essere una monarchia o una repubblica, e poi vararono la Costituzione.

Quindi sì, il 25 Aprile è divisivo. Divide a metà chi crede nella democrazia e nello stato di diritto (a prescindere dall'orientamento politico) dagli stronzi. Gli stessi stronzi che hanno la faccia tosta di lamentarsi dei crimini dei partigiani, quando i criminali che hanno innescato questa furia antifascista - purtroppo sfociata anche nel crimine - sono stati proprio i fascisti.
I crimini di reazione sono ciò che purtroppo accade dopo che hai tolto lo Stato di diritto per sostituirlo con il tuo arbitrio. Una volta che quel potere l'hai perso, gli abusi che hai commesso vengono restituiti con gli interessi. Interessi ingiusti quando consideriamo i crimini di una parte dei partigiani, e interessi troppo tiepidi quando consideriamo che quel comunista di Togliatti varò pure l'amnistia in favore dei fascisti.
Ma che ci vuoi fare... è una caratteristica tipica del fascista: giustificare l'arbitrio quando il manganello lo brandisci tu per poi, quando ti trattano come tu trattavi gli altri, piagnucolare inneggiando allo Stato di diritto che tu stesso avevi calpestato. Stronzi appunto.

Speriamo che il prossimo 25 aprile la consapevolezza di quello che la Liberazione ha significato e significa per noi italiani abbui più possibile le scempiaggini di chi lo usa come occasione per produrre il suo sterco elettorale.

14 maggio 2019

Perché ti cancello dagli amici se inneggi a Mussolini (o altro dittatore)

Riferendosi a me, un mio ex-amico ha detto che non gli parlo perché ho una visione differente dalla sua. In realtà l'ho cancellato dagli amici di Facebook (non bloccato) quando ho visto un suo post che inneggiava a Benito Mussolini.

Mi fa proprio imbufalire il fatto che provare fastidio quando si vedono certe esternazioni nostalgiche del fascismo sia definito semplicemente "avere una visione differente".

Capisco che una persona che non conosce la storia può esser stato preso in giro dai neofascisti e convinto che Mussolini fosse una brava persona. Ma io non ho colpa se inneggiare a quell'assassino sia blasfemo, fastidioso e dannoso.

Lo so, non se ne rende conto, ma questa non è una giustificazione. Proprio come certe ragazzate.

Avete presente le ragazzate adolescenziali?

Ragazzate come ubriacarsi per la sera del 18° compleanno e poi prendere a calci un'automobile della polizia, possono portare a conseguenze che paiono sproporzionate rispetto alla propria colpa. Ma non è così, perché i danni all'auto della polizia qualcuno li deve ripagare, ed è giusto che per legge quell'atto sia classificato come illecito penale.

Una volta queste erano le ragazzate.

Adesso le ragazzate, molto meno dispendiose e più facili da fare, consistono nello scrivere su Facebook cose che si crede vere, oppure si accetta di rischiare di scrivere una sciocchezuola un minimo inesatta, che se poi è falsa beh, pazienza, e se si tratta di qualcosa che diffonde l'odio e la violenza dai, "son ragazzi", che vuoi che sia, in fondo non si fa male nessuno, al massimo possono essere classificate come rozze, tipo uno scappellotto a un amico al bar. Non è così. Proprio come i calci all'auto della polizia, non si tratta di cose innocue. I calci all'auto della polizia sono ragazzate che ragazzate non sono. I post su Facebook in cui inneggi a Mussolini a qualcuno paiono un inoffensivo delirio di un ragazzetto annoiato che non ha studiato la storia, e che, intrippato da Salvini e Casapound scribacchia sperando che qualcuno ignorante quanto lui metta un "mi piace". E invece fa danno.

FA DANNO.

Non è chiaro se il pistola stia facendo uso più o meno inconsciamente della vecchia tecnica che consiste nel dire qualcosa che può essere preso sia sul serio che per scherzo (se lo prendi sul serio rischi di sentirti dire "e fattela una risata", e se lo prendi come scherzo rischi di sentirti dire "non sei capace di fare un discorso serio). Sta di fatto che viene sottovalutato o non visto questo DANNO che consiste nell'offendere, dilaniare, accoltellare la preziosa memoria di persone del passato a cui dobbiamo il nostro stato di persone libere. E abbassare la guardia nei confronti di dittature sanguinarie come quella di Mussolini, di Putin, di Erdogan, di Asssad... il primo appartenente al passato, gli altri apartenenti al presente.

A chi elogia mussolini su Facebook si dovrebbe intimare di smetterla come si dice "smettila" a un bambino che fa i rutti a un ristorante pieno di gente.

Ma dai, è solo un bambino!
Lo so che è solo un bambino. Ma la deve smettere. E se nessuno riesce a fargli capire che la deve smettere, dal ristorante esce lui o esco io.

Con la differenza che la comunicazione su Facebook, grazie alle incaute condivisioni fatte senza pensarci tanto e senza stare a riflettere sulla bontà del gesto, influenza milioni di persone, e quindi influenza la cultura di una nazione, e quindi influenza il modo in cui le persone voteranno, e quindi influenza la nostra vita.

Le persone che inneggiano a Mussolini offendono me e milioni di persone, compresi i sedicenti fascisti (che col fascismo vero cambierebbero subito idea, senza però poterlo dire su Facebook).
Purtroppo non capiscono che leggere lodi a Mussolini "salvo qualche cazzata che ha fatto" suscita e deve suscitare lo stesso sentimento che si avrebbe vedendo elogiare una persona che ha ucciso un proprio genitore o un proprio caro amico a cui si deve la vita.
Il fascismo non è un'opinione. È violenza. È crimine. È ignoranza programmata, obbligatoria per legge. È corruzione. È propaganda fantasiosa, l'unca in grado di far approvare il regime da tante persone, assieme all'ignoranza dei posteri che non studiano.

Il sapere è prezioso; la disinformazione è una ragazzata che ragazzata non è. È qualcosa di né più né meno che blasfemo.

Per questo per me è importante trattare chi inneggia a Mussolini come un poveretto che non sa quello che dice, e che dopo un po' che continua io inizio a stargli lontano per l'eccessivo fastidio, e spero che se a fargli capire qualcosa non ci sono riuscito io, ci riesca qualcun altro.

06 maggio 2019

La beneficenza DEVE essere segreta? No.

Spesso si dice che la beneficenza va fatta in segreto, perché è brutto vantarsi di essere buoni, altrimenti sembra che la si sia fatta solo per apparire, perché farlo sapere è una caduta di stile, o robe del genere...

Ho sentito più volte parlare di persone che nella loro vita avevano aiutato il prossimo con donazioni in denaro o altro, di cui solo dopo la morte è stata resa nota la generosità, generosità di cui non avevano mai parlato con nessuno. Quando ci vengono raccontate queste storie che riguardano il far del bene in segreto si viene affascinati più dalla segretezza che dal bene. Ok, una notizia che stupisce può affascinare, ma non dimentichiamoci che quello che conta alla fine è non tanto ciò che abbiamo taciuto, ma ciò che abbiamo fatto.

Per come talvolta l'argomento viene trattato sembra quasi che fare beneficenza e dirlo in giro sia peggio che non farla.
 
Io non ho una visone così fondamentalista. Certo, c'è modo e modo di comunicare qualcosa, e c'è anche motivo e motivo. Se doni dei soldi per una giusta causa e lo dici con lo scopo di apparire migliore di qualcun altro, o con lo scopo di forzarlo moralmente a fare lo stesso, risulterai inopportuno e pure importuno. Stessa cosa se fai spam telefonando, scrivendo email, SMS o simili alla gente per chiedere soldi per un'associazione di carità o simili senza avere il loro consenso.

Se invece, senza intenzione di farti bello o di cambiare il budget degli altri destinato alle buone cause, parli con l'intenzione di condividere la tua esperienza in quanto ti ha fatto sentire bene, anche magari aggiungendo un gentile invito a fare lo stesso, senza nessuna insistenza, non ci vedo nulla di male né di antipatico.

Dare il buon esempio è uno dei modi efficaci per far sì che il mondo cambi in meglio.

Pensa ai tanti personaggi famosi che fanno grandi donazioni. Personaggi di enorme fama, che non hanno bisogno di gesti del genere per conservare la propria popolarità (e se si trattasse di soldi investiti a tale scopo sarebbe insensato, dato che esistono metodi ben più efficaci a parità di spesa!). Non è che siccome la notizia viene diffusa, allora quel personaggio viene biasimato. Anzi, si sa che questo è un bene, perché può spingere migliaia di altre persone a fare lo stesso.

Non vedo perché dovrebbe essere diverso per i non-VIP. Far sapere col giusto atteggiamento che si è donato soldi per una buona causa, invitando implicitamente o esplicitamente a fare lo stesso, è un buon modo per diffondere la solidarietà.

Certo non bisogna rimanere troppo delusi se la nostra iniziativa non viene imitata: le buone cause sono tante, e purtroppo fanno a gara fra loro. Aiutarle tutte è impossibile, ed è normale che ognuno scelga in base ai propri valori quali finanziare e quali no (ne ho parlato nell'articolo "Spam da associazioni di beneficenza").
Buona cosa è, comunque, far sapere a che non lo sapeva ancora che fra le altre buone cause esiste anche quella che ha catturato la nostra attenzione e suscitato la nostra generosità.

16 marzo 2019

Su Facebook se non mi segui non ha senso rimanere nella mia lista amici

Questa è un’aggiunta al video dell’anno scorso in cui ho parlato della cancellazione di tanti amici su Facebook per l’impossibilità di seguirli tutti e non necessariamente per antipatia (perché amicizia e buoni rapporti possono esserci anche senza Facebook, come era noto a tutti prima del 2008). Aggiungo un’altra motivazione: un uso troppo diverso di questo mezzo di aggregazione...



Può capitare anche al di fuori di Facebook che l’aggregazione crei problemi: capita ad esempio di avere un’esperienza non gratificante nel frequentare un gruppo di persone che però frequentare singolarmente risulta piacevole.

Per me inviare un post su Facebook è qualcosa di simile a parlare a un gruppo di amici, proprio quelli che sono nella mia lista, e quindi trovo importante sapere, pur senza la pretesa di estrema precisione, a chi arriva ciò che dico. Se ne fai parte, è normale che tu non interagisca se ho pubblicato una foto che ti lascia indifferente o una battuta che non ti ha fatto ridere. Ma se questo si è ripetuto per un lunghissimo periodo, mi viene da pensare che i miei post non li guardi mai, oppure lo fai ma niente di quello che ho postato trovi degno di nota, neanche le cose che evidentemente sono state per me importantissime. Dopo un post su un evento importante per la sua bellezza è normale aspettarsi felicitazioni; se il fatto è molto importante perché brutto, è normale aspettarsi parole di vicinanza. Quest'ultimo è stato il mio caso nel mese scorso, quando è morta mia nonna e, a pochi giorni di distanza, mia mamma. Occasioni in cui tanti dei miei FB-friend non mi hanno contattato. Ho dedotto, chiaramente, non un menefreghismo, ma uno scarso uso di Facebook, o un eccessivo numero di amici che molti hanno e che riempie la loro bacheca rendendo più probabile che qualche post sfugga (problema che io non voglio avere, ed è per questo che l’anno scorso ho ridotto gli amici da qualche centinaio a qualche decina, anche con l’intento di una rispettosa trasparenza). A proposito di un uso secondo me improprio di Facebook ho deciso che chi usa / non usa Facebook avendo risultati del genere, non ha per me senso mantenere nella lista di amici, da cui mi aspetto di essere ascoltato quando ho qualcosa da dire. Se una sera uscissi con 150 persone che ritengo piacevoli e volessi dire qualcosa a tutti loro senza riuscirci a causa del brusìo, questo mi farebbe venire voglia di tornare a casa in anticipo, sperando ci sia occasione di incontrare ognuno di loro singolarmente.

Siccome amicizia e chiarezza nella comunicazione sono per me molto importanti, ho investito 2-3 ore per rivedere le reazioni e i commenti ai miei post degli ultimi 12 mesi, e così mi sono accorto che circa la metà dei miei circa 150 FB-friend per questo lungo periodo non ha interagito e quindi per un motivo o per un altro i miei post probabilmente non incontravano il loro interesse; per fare più ordine nella mia testa, per avere una visione più chiara di ciò che accade quando invio un post, per non avere l’impressione di parlare a chi in realtà non riceve i miei messaggi o non è interessato, cancellerò queste persone dalla mia lista.

Spero prima possibile succeda sui social network quello che è successo con le email. Quando l'uso delle email passò dalle mani di poche persone a milioni di utenti, tantissimi non si facevano scrupoli a mandare barzellette, perle di saggezza o presunte tali, bufale e catene di Sant’Antonio varie a tutti i contatti della propria rubrica. Poi questa tendenza è scomparsa. Per fortuna ora nessuno lo fa più: siamo tornati a fare dell'email l'uso iniziale, per cui era stata concepita. Di conseguenza, quando una persona riceve un’email da un amico, solitamente le dà una certa importanza e con buona probabilità la legge. Spero che questo accada anche con Facebook, strumento nato principalmente per mantenere e coltivare l’amicizia nonostante la distanza fisica e non per inviare a destinatari imprecisati il gattino, o la canzone, o l’articolo politico.

Se sei un mio amico o una mia amica e ti ho cancellato dalla mia lista su Facebook per il motivo che ho appena spiegato, spero che prima o poi userai questa piattaforma in modo simile a come faccio io; in tal caso, chiedimi pure l’amicizia e sarò lieto di accettarla.

31 dicembre 2018

Lo spot di Obiettivo Risarcimento "contro i medici" è da censurare? No.

Ho visto in TV uno spot di Obiettivo Risarcimento, azienda che fornisce assistenza legale per chi ritiene di esser stato vittima di malasanità.



Testimonial è Enrica Bonaccorti, che dice:

«A tutti può capitare di sbagliare, e purtroppo accade anche negli ospedali. Ma tutti, in questo caso, hanno diritto a un giusto risarcimento. Se pensi di aver avuto un danno nella sanità, chiama Obiettivo Risarcimento, oppure vai sul sito Obiettivorisarcimento.it. Riceverai una consulenza gratuita per essere aiutato a raggiungere il tuo obiettivo. Ma facciamoci sentire! Ah... Ci sono fino a dieci anni di tempo, per reclamare quello che ti spetta».

La Federazione nazionale degli Ordini dei medici non l'ha presa bene, e ha scritto alla Commissione di vigilanza Rai invitando a impedire «la diffusione di un messaggio pubblicitario falso, fuorviante e rischioso».

Addirittura Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi (azienda che dà assistenza legale ai medici) ha dichiarato che presenterà una denuncia in Procura, sostenendo che lo spot "fornisce ai cittadini una comunicazione ingannevole e scorretta". Aggiunge che società come Obiettivo Risarcimento hanno come unico obiettivo il risarcimento economico.

In effetti, per quanto ne so io, ogni azienda tende principalmente a guadagnare quattrini, e nel caso di un avvocato, l'obiettivo non è fare in modo che vinca la persona che ha ragione, bensì fare in modo che vinca il proprio cliente.

Ma il fatto che a pensar male spesso ci si indovina non significa che pensar male sia lo stesso che avere le prove sufficienti a un provvedimento da parte di un organo pubblico.

La RAI ha sospeso lo spot e tornerà a mandarlo in onda solo dopo l'eventuale approvazione dell'IAP, Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria.

Cosa ne penso io?

Tutti gli spot pubblicizzano aziende viene incontro a potenziali clienti che hanno una certa esigenza.

Proibire uno spot come quello di Obiettivo Risarcimento andato in onda in questi giorni, dicendo che aizza le persone contro i medici è come proibire una pubblicità di un corso di autodifesa dicendo che potrebbe incoraggiare le persone a usare quelle tecniche per offendere anziché difendersi.
È possibile che ciò accada? Naturalmente sì, proprio come esiste l'abuso in ogni campo. È giusto censurare uno spot? Certamente no, se non dice nulla di illegale o palesemente fuorviante, cosa che questo spot non fa, anche se il mondo è pieno di code di paglia e dunque spesso basta dire "A volte alcune persone della categoria X commettono errori" per essere accusati di infangare l'intera categoria X.

Censurare col processo alle intenzioni e con la coda di paglia sarebbe una ingiusta limitazione della libertà di parola, e per questo spero che nonostante il potere della lobby medica lo spot possa tornare in TV.

Come si legge a questa pagina del sito di Consulcesi, Tortorella, citando i dati dei tribinali italiani, ha affermato (si potrebbe dire "ha ammesso") che "il 97% delle cause intentate in sede civile per risarcimenti in seguito a presunti errori diagnostico-sanitari, finisce in un nulla di fatto".

Dunque qual è il problema? Non il fatto che vengano intentate delle cause, magari da parte di pazienti aizzati da avvocati, ma il fatto che queste cause procedano lentamente a causa di una giustizia malata, e il fatto che raramente, per quanto ne so, viene punito l'illecito di lite temeraria.


A proposito dell'intentare o meno cause in malafede ho trovato interessante (immagino sia veritiero, anche se non posso verificarlo) il dato riportato in questa intervista del 2015 dal presidente di Obiettivo Risarcimento Roberto Simioni: nel 2014 più di 8.000 persone si sono rivolte a quest'azienda, e solo per il 10% circa di questi è stato ritenuto opportuno avviare una pratica legale; da tenere presente inoltre che il cliente non è obbligato ad anticipare soldi per le spese vive, di cui in caso di soccombenza Obiettivo Risarcimento si fa carico, unitamente a tutte le altre spese processuali.

Articolo correlato: Quanti morti per la malasanità? di Marcello Crivellini, esperto nell'analisi degli errori sanitari e docente di Analisi e Organizzazione di Sistemi Sanitari al Politecnico di Milano.
Leggendo questo articolo, datato 2013, troverai una verità molto diversa da quella solitamente divulgata dalla categoria medica: si parla di 45.000 decessi all'anno EVITABILI e circa 500.000 invalidità permanenti EVITABILI. Numeri decisamente più grandi rispetto ai parametri definiti fisiologici, se paragonati con altri stati del primo mondo.
In Italia abbiamo lo stesso numero di eventi avversi evitabili degli USA, che ha una popolazione di 6 volte superiore. In Italia c'è solo da migliorare per diminuire questi eventi, ma qualcuno è più interessato a censurarli, riuscendoci molto bene. Verosimilmente i dati veri rimangono volutamente nascosti a causa dei medici colpevoli di malasanità che mentono ai loro pazienti con un "lo deve fare" o "è stato fatto tutto il possibile", a causa della frequente omertà dei colleghi, col risultato che spesso il paziente non sa e non saprà mai di essere stato vittima di un errore e di aver diritto a un risarcimento. I mass-media divulgano solamente i fatti più eclatanti, che sono solo la punta di un Iceberg.