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31 ottobre 2019

Concordo sull'obbligo di fornire un documento per iscriversi ai social network

In questo articolo rispondo ad alcune argomentazioni di chi sostiene che non è una buona cosa l'obbligo per i social network di chiedere un documento di identità a chi si vuole iscrivere, obbligo di cui ha parlato in questo giorno il deputato Luigi Marattin, annunciando su Twitter la preparazione di una proposta di legge in merito.

Riccardo Luna su Repubblica.it ha scritto un articolo intitolato "Carta d'identità per andare sui social, una proposta senza senso". Queste le sue affermazioni:

- già oggi la Polizia Postale può identificare chi scrive sui social grazie all'indirizzo IP, che indica dove si trova il dispositivo con cui è stato inviato il messaggio

E però l'utente può nascondere l'IP con un VPN, rendendosi anonimo con buona probabilità (non sicuramente, ma con buona probabilità). Per la verità questa cosa la sa lo stesso Riccardo Luna, che lo dice (contraddicendosi quindi a distanza di poche righe!), ma aggiunge che...

- rimanere anonimi è un diritto umano sancito dalle Nazioni Unite per difendere la libera manifestazione del dissenso (Luna cita il rapporto dell'inviato speciale dell'Onu per la libertà di espressione del 2015).

Ma il fatto che sia sancito dalle Nazioni Unite può essere un'argomentazione che spiega la difficoltà di varare una normativa del genere, ma non dimostra che Marattin abbia torto, a meno che non si voglia dibattere usando il principio di autorità.

Altra argomentazione:

- "Sono le dittature a cancellare l'anonimato".

Anche qui non vedo argomentazioni, ma solo il principio di autorità all'incontrario, che non può funzionare se non come artificio retorico. Non è che se un cattivo dice che sta piovendo allora puoi dedurre automaticamente che è sereno. Il fatto che l'anonimato da sé basti a generare ingiustizie tipiche dei regimi dittatoriali mi pare tutto da dimostrare.

Altra argomentazione:

- Gli hater che insultano ogni giorno Liliana Segre (senatrice a vita, famosa per essere sopravvissuta alla detenzione nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau) sono quasi tutte persone che non si nascondono e postano col loro vero nominativo.

Appunto. Quasi.

Andiamo avanti.

- Riccardo Luna scrive: "Davvero vogliamo imporre a 30 milioni di italiani che usano i social di dare la carta di identità per colpa di 200 razzisti?"

Certamente. Così come imponiamo a milioni di onesti italiani di tenere una targa sull'automobile nonostante siano in pochi quelli intenzionati a forzare i posti di blocco. Divieti e numeri funzionano più o meno sempre così. Buon giorno.

Altra argomentazione:

- Sarebbe comunque possibile aggirare la normativa registrandosi al social usando un IP straniero.

Come dire che le videocamere per beccare i rapinatori togliamole, perché tanto si mettono il passamontagna.
Bisogna mettere più possibile il bastone fra le ruote a chi vuole commettere reati. E certamente la maggioranza delle persone non avrà voglia di smanettare per fingere di navigare dall'estero, e così intanto viene di fatto dissuasa una grande quantità di persone a ingiuriare e diffamare.
Dopo di che la speranza è che anche gli altri stati seguano l'esempio di quello che per primo ha varato la normativa in questione, e/o che gli staff direttivi dei social network, anche se non obbligati, si diano questa regola, anche magari a costo di far pagare qualche euro l'iscrizione per via delle risorse da impiegare in sede di identificazione e validazione.

Un'altra osservazione, molto semplice, l'ho pensata ancor prima di leggere, sempre su Repubblica.it, la risposta di Marattin all'articolo di Luna: come è giusto dover rispondere del proprio operato offline (ad esempio quando si scrive su un giornale cartaceo), è giusto doverne rispondere anche online. Un quotidiano cartaceo può non riportare la firma dell'autore dell'articolo, di cui comunque risponde il direttore responsabile. Direttore che conosce l'identità dell'autore e deve fornirla se richiesta dalle autorità.

Un comune cittadino deve poter intentare un'azione legale contro chi, scrivendo su un social, ha commesso il reato di ingiuria e diffamazione. Deve essere almeno possibile chiedere, per le autorità, chiedere e ottenere dallo staff del social la vera identità del potenziale autore del fatto.

Se poi Facebook o altro social accettano di iscrivere persone con un nick, affari loro. L'importante è che le persone che lo fanno sappiano di non essere, grazie a quel nick, al riparo dalla legge.

Per quanto riguarda Facebook... no, Zuckerberg non gradisce che le persone si iscrivano con nomi e cognomi diversi da quelli anagrafici, e infatti quando lo staff di Facebook si accorge (per segnalazioni o altro) che un profilo è falso, lo cancella; inoltre fa controlli random per certificare l'identità degli iscritti. Lo fece con me qualche anno fa, e così inviai la scansione del mio documento di identità, mentre una mia amica, a cui fu chiesta, si rifiutò e così si cancellò dalla piattaforma.

Ho poi letto la ri-risposta di Luna alla risposta di Marattin. Ecco cosa afferma:

- L'obbligo per gli italiani di fornire un documento a Facebook o Twitter non avrebbe impedito la disinformazione da parte dei profili falsi creati dai russi.

Vero. Una legge italiana spesso serve per obbligare gli italiani e non commettere reati. Non per impedirlo ai russi. Né serve per impedire ai russi di creare profili falsi, o di lanciarci missili. Ciò nonostante, pur coi suoi limiti, può essere una legge sensata e con una certa efficacia.

- Mark Zuckerberg ha difeso la scelta di Facebook di accettare spot politici che dicano esplicitamente il falso. Lo ha fatto a proposito di una inserzione in cui il team di Trump sostiene che il candidato democratico Biden ha commesso cose che non ha in effetti fatto.
[...] Che facciamo, chiediamo i documenti a Trump o chiediamo di bannarlo?

Qui parliamo di un'altra cosa ancora. La legge che ha in mente Marattin non ha lo scopo di far sì che chi commette un reato di ingiuria o diffamazione sia bannato da un social. Ha lo scopo di dissuadere le persone dal commettere tali reati, facendo capire loro che sono identificabili facilmente.
Quindi Facebook faccia quello che vuole con Trump e con tutti quelli che diffamano (io suggerisco di bannarli, che si chiamino Donald Trump, John Smith o Mario rossi). L'importante è che Trump e chiunque ingiuria o diffama possano essere agevolmente identificati e processati per questo.

Altra argomentazione:

- Facebook ha chiuso molte pagine bufalare con milioni di iscritti; bene, ma i contenutidi quelle pagine erano "robetta", non in grado di spostare voti, almeno per ora.

Appunto, per ora. Meglio non rischiare. E in ogni caso, spostamento di voti o no, i reati devono essere puniti.

- Facebook, Twitter e Youtube hanno chiuso un sacco di pagine e profili di odiatori, quindi "dire che le grandi aziende tecnologiche non stanno facendo nulla o non stanno facendo abbastanza è semplicemente una fake news"

E invece è la verità. Non nel senso che tali aziende sono cattive, ma nel senso che, pur con tutto il loro impegno, non riescono a fare abbastanza, e il problema continua a sussistere, dato che per ogni account che viene chiuso ne viene aperto un altro il giorno dopo. Ecco che se in tutto il mondo gli utenti dovessero fornire un documento per iscriversi a un social network, il problema sarebbe non dico risolto, ma contenuto. E, come dicevo, non sarebbe male se l'Italia desse un iniziale buon esempio.

- "ribadisco il fatto che a livello globale è stato sancito che la possibilità di essere anonimi in rete è uno strumento fondamentale per tutelare i dissidenti di regimi autoritari"

Certo, finché ad esempio la Cina sarà il regime autoritario che è non auspicherò che là esistano (anzi, diciamo migliorino, visto che esistono già) strumenti e tecniche per eliminare l'anonimato.
Ma questo non c'entra nulla.
È inutile sancire le cose. Puoi sancirle quanto ti pare e al livello globale quanto ti pare, ma non riuscirai mai a farlo a livello tanto globale da inglobare anche i regimi autoritari. Quindi noi e tutti gli altri globali, globalissimi paesi non autoritari che facciamo? Garantiamo un anonimato che da noi non serve a nulla, visto che appunto sarebbe auspicabile giusto come toppa nei paesi autoritari? Se proprio vogliamo parlare di dittature (che è un altro argomento rispetto a quello che succede ad es. in Europa), allora la sensata speranza è che la Cina consenta ai dissidenti libertà di parola, non che in l'Italia, Francia, Svizzera, etc si consentano agli stronzi la libertà di offendere gratuitamente e impunemente il prossimo. Non c'entra.

- Luna dice che non bisogna creare un "cyber wall", che ci farebbe auto-escludere, rendendoci profughi del web.

Ma non credo sia così. Se fosse varata una legge che mettesse Facebook davanti alla scelta "Chiedi i documenti agli italiani oppure chiudi i battenti in Italia", Facebook sceglierebbe sicuramente di non perdere un bacino di utenza di milioni di persone e si attrezzerebbe per ottemperare alla legge.

- La rete non è solo insulti e diffamazione: è molto altro e per la maggior parte ha effetti positivi sul mondo

Vero. Ma quest'argomentazione mi ricorda i napoletani che inveiscono contro i giornalisti che parlano della criminalità organizzata locale, urlando che la maggior parte dei napoletani sono onesti. Vedi su: è sempre così. I problemi vengono dalle minoranze, che danno però problemi molto fastidiosi, che è giusto e doveroso affrontare.

- Nel denigrare la legge pensata da Marattin, Luna coglie l'occasione di parlare di varie aziende, fra cui Google e Facebook, che secondo lui si sono dati l'obiettivo di far tornare centrale l'etica.

Veramente già da qualche anno Google fa qualcosa di assolutamente anti-etico, proprio dal punto di vista della libertà di parola. Cioè demonetizza i video Youtube in cui si parla di argomenti controversi, cioè toglie le pubblicità a tali video, e quindi le entrate economiche dello youtuber. Che quindi se vuole continuare a guadagnare deve evitare ad esempio di dire che il tale dittatore fa una brutta cosa quando massacra gli inermi civili di uno stato vicino indifeso, perché siccome c'è sempre il cretino di turno che sostiene quel dittatore e si arrabbia non solo con lo youtuber, ma anche con l'inserzionista pubblicitario che gli dà da mangiare, allora l'inserzionista smette di investire facendo spot su Youtube.
E Facebook ha un capo che pochi giorni fa ha difeso il diritto della sua azienda di sponsorizzare i video in cui un politico dice delle comprovate bugie. Evviva l'etica, anche qui.

- Luna dice che una legge del genere sarebbe populista

Veramente le ondate di odio, specialmente sui social network, vengono più che altro dai populisti (nota: anche il fanatismo di estrema destra è una forma di populismo).

Chi ha invece commentato il messaggio di Marattin con un pensiero secondo me condivisibile? 

Massimo Sandal, che su Wired ha parlato di ricerca scientifica, spiegando che molti giovani ricercatori non vogliono confutare pubblicamente le ricerche scientifiche per paura di ritorsioni: gli autori, quando assumeranno il ruolo di revisori, potranno valutare negativamente i loro articoli per vendetta. Inoltre se si tratta di potenti professori, hanno in mano decisioni come l'assegnazione di fondi e le assunzioni. Proprio per questo i revisori degli articoli sono anonimi

Ok. Mi sta bene che siano anonimi gli iscritti ai social network dedicati alle ricerche scientifiche. Ma non quelli generaisti come Facebook o Twitter.

Una roba buffa è che la pagina web della petizione lanciata da Marattin per la legge anti-fake, almeno fino a poche ore fa, si prestava a ricevere e accettare firme di persone fittizie ed aveva anche altri difetti, come spiegato in questo articolo di Wired (stavolta non firmato). Ma questo è un altro discorso.
Comunque basterebbe forse obbligare tutti i fornitori di caselle email a chiedere un documento. Sì, anche. Così fra i benefici ci sarebbe la ben maggior valenza delle raccolte di firme sulle proposte di legge e su tutto quello che le persone chiedono al governo (e le email fatte con provider esteri? Semplicmente non devono essere conteggiate nelle petizioni).

04 ottobre 2019

La legge sul testamento biologico è poco chiara e incompleta

La legge sulle disposizioni antipiate di trattamento, abbreviato DAT, nel gergo comune testamento biologico è un passo avanti rispetto ai problemi interpretativi della normativa vigente, ma non è abbastanza. Non è abbastanza chiara.

Non si capisce cosa si può disporre e cosa no nel testamento, e in quali casi può valere.

Quand'è che il medico deve obbedire a un testamento biologico in cui il paziente ha scritto che non vuole essere alimentato e idratato? Solo quando il paziente è terminale? E di quanto tempo dev'essere la prognosi infausta affinché lo si possa classificare come "terminale"?

Al paziente è permesso lasciarsi morire anche se il paziente soffre di una patologia cronica che gli consentirà di vivere per molto tempo, ma che gli dà una totale invalidità? E quali requisiti deve avere esattamente per potersi classificare come grave invalidità?

Al paziente è permesso lasciarsi morire solo se la sua patologia dà grande dolore? Nota: il rischio soffocamento ogni volta che uno viene alimentato non è dolore, ma dà grande disagio... quindi?

Quali sono i criteri grazie ai quali si può dire che una persona non si risveglierà mai dal coma? Che succede se la probabilità è non nulla, ma molto molto molto piccola, tipo 1 su 1000 ?

Non si sa.

Quindi la legge sulle DAT si presta maledettamente a interpretazioni. Ed è proprio quello che non dovrebbe succedere, data l'importanza dell'argomento.

28 settembre 2019

Le sciocche critiche a Greta Thumberg e ai manifestanti del FFF

Julio Loredo de Izcue, presidente dell'associazione cattolica Tradizione Famiglia Proprietà, nella suo diario Facebook ha scritto un post esordendo con "LA GENERAZIONE SPRECONA", titoletto seguito da una sua traduzione di uno sproloquio del giornalista Andrew Bolt, poi purtroppo copiata e incollata in giro per il web e su Facebook.

Eccola qui, la pappardella matta virale:

Eccellente risposta di un giornalista di SkyNews Australia ai giovani che hanno recentemente manifestato per il clima:
“Voi siete la prima generazione che ha preteso l’aria condizionata in ogni sala d’aula; le vostre lezioni sono tutte fatte al computer; avete un televisore in ogni stanza; passate tutta la giornata a usare mezzi elettronici; invece di camminare a scuola prendete una flotta di mezzi privati che intasano le vie pubbliche; siete i maggiori consumatori di beni di consumo di tutta la storia, comperando in continuazione i più costosi capi di abbigliamento per essere ‘trendy’; la vostra protesta è pubblicizzata con mezzi digitali e elettronici.
“Ragazzi, prima di protestare, spegnete l’aria condizionata, andate a scuola a piedi, spegnete i vostri telefonini e leggete un libro, fattevi un panino invece di acquistare cibo confezionato.
“Ma niente di ciò accadrà, perché c'è l' egoismo, la maleducazione, la manipolazione di persone che vi usano, proclamando di avere una causa nobile. Svegliarsi, informarsi e agire prima di protestare”.

Questo si fa i film in testa e ci crede. No, non c'è aria condizionata in ogni aula e non mi pare nessuno l'abbia pretesa. Si va a scuola in macchina (meno inquinante di quelle un volta) quando la scuola è particolarmente lontana, e la maggior parte degli studenti ci va in pullman (nota: a Milano molti vanni in bici, grazie all'organizzazione Massa Marmocchi). I mezzi informatici fanno risparmiare carta e non sono fra le cose che inquinano di più. L'energia necessaria per tenerli accesa è trascurabile. E sono utili a fare gruppo e sperare di ottenere cambiamenti nella società, come in questo caso, quindi il bilancio può benissimo essere positivo. I vestiti... cosa c'entra se sono costosi o economici? Brutto parlare a vanvera e di cose che non si sa (sui ragazzi e non solo, purtroppo... vedi sotto). Le argomentazioni qualunquiste di questo omino piccolo piccolo sono spazzatura già sentita, altro che una "risposta eccellente".

Ma anche dando per scontato che tutti i bambini e i ragazzi non abbiano abitudini sufficientemente adeguate a difendere il pianeta, la responsabilità è dell'educazione non impartita dalle generazioni precedenti. E se la Terra versa in questo stato e sta continuando a peggiorare sarà pure colpa di qualcuno nato prima del 2004, o no? 
Ma diciamo ancora di più: immaginiamo pure che tutto l'inquinamento e il conseguente malessere del pianeta sia dovuto in buona parte ai teen-ager. Bisogna fumare roba forte per pensarlo, ma proviamoci. Anche se così fosse, le argomentazioni di Andrew Bolt non sarebbero valide. Un grido di allarme sensato è tale anche se chi lo lancia è incoerente.
Mi fa davvero pena oltre che rabbia chi, invece di unirsi al coro di persone che chiedono politiche per la riduzione dell'inquinamento, si diverte a fare lo snob con attacchi ad personam che non c'entrano il punto.

Volendo comunque indagare per un attimo su cosa succede nella vita dei ragazzi che hanno preso parte al Friday For Future (FFF), credo che alcuni di loro sentissero il problema ecologico in una certa misura anche prima di conoscere Greta e si comportassero in modo ecologico (ammesso che sapessero come fare), e credo che altri, dopo aver conosciuto Greta e con l'occasione di questa grande mobilitazione internazionale saranno spinti a un comportamento più virtuoso. Quindi in un certo senso questo evento, oltre che politico, potrebbe anche esser stato auto-educativo. A quell'età credo sia accettabile che la coerenza nasca anche in questo modo.

A proposito, per inciso, a pensarci bene, è davvero ridicolo pensare a quanto facile potrebbe essere smontare il discorso pro-coerenza di Bolt. Basterebbe dirgli "Ah, grazie della lezione di coerenza... che naturalmente viene impartita da uno che, se consiglia ai ragazzi di andare a piedi a scuola, sicuramente dà il buon esempio recandosi in redazione ogni giorno a piedi, e rinuncia all'automobile sempre e comunque, giusto? Ah no? Ah, ma allora perché quel tuo discorso era solo un cazzeggio in cui volevi manipolare il tuo pubblico, che speri non si accorga della tua incoerenza nel parlare di coerenza".

Tornando alle azioni di Greta Thumberg, come ha giustamente detto Vincenzo Bordoni, abbiamo bisogno di lei.



La sua azione e le manifestazioni fanno solo bene al dibattito politico. Non hanno nessuna conseguenza negativa. Solo buona. I manifestanti non saranno perfetti nel loro comportamento quotidiano, ma hanno ragione, e il loro messaggio è giusto. Non sono climatologi, ma mandano un messaggio sovrapponibile a quello dei climatologi, quindi hanno ragione, e il loro messaggio è giusto. Non sono esperti su come diminuire le emissioni di CO2 inventando automobili e impianti industriali meno inquinanti, e infatti non hanno questa pretesa. Spingono affinché si ingaggino degli ingegneri in grado di farlo.

Completamente inopportune, dunque, le parole che in questi giorni ha detto Massimo Cacciari:

"Se continuiamo ad affrontare i problemi alla Greta, siamo fritti. Siamo all'ideologia della incompetenza""Questi argomenti non si affrontano in termini ideologico/sentimental/patetico ma in termini scientifici. Non è che dicendo 'mi avete rubato i sogni' che si affrontano i problemi, non è così che si che nascono le coscienze critiche"

Ogni persona ha il suo ruolo. Non si può pretendere che tutti facciano tutto, ma si può apprezzare che qualcuno faccia quello che può.
Non si può invitare i ragazzi a tacere fino a quando non avranno in mano un progetto per un aereo a energia solare, perché se no hanno il coraggio di parlare da incompetenti.
Il ruolo dei manifestanti non è tecnico. È politico. E il politico Massimo Cacciari dovrebbe averla presente, questa cosa. Perché un politico che non sa cosa è la politica quello sì che è preoccupante.

Cacciari ha anche detto:
 

"Userei queste ore per organizzare seminari sul clima ai quali far partecipare scienziati ed esperti in materia"

Perché no? Ma si può fare l'una cosa e l'altra. Dichiarazioni del genere suonano buongiorniste né più né meno che "Togliamo gli stipendi milionari ai calciatori e devolviamo i soldi alla ricerca sul cancro, scrivi amen e condividi".

Questo risponde anche all'ultima parte dello sproloquio di Bolt su riportato.

Ultima sparata di Cacciari:

"Greta dovrebbe andare a scuola, imparerebbe molte più cose. E forse, dovrebbe rendersi conto di essere svedese e che i ragazzi scioperanti sono europei. Non ci sono né indiani, né brasiliani. Non mi pare un problemino da poco"

Vero, ma non è un problema da poco nenche il fatto che un uomo di cultura come Cacciari non si renda conto di un semplice fatto: le manifestazioni si fanno dove si possono fare e dove possono incontrare il favore del popolo affinché il governo sia persuaso a fare determinte scelte. In cina non puoi manifestare: è vietato. Sarebbe bello poterlo fare, ma se lo fai finisci in galera. In india, invece, c'è tantissima povertà, e si fa poca presa sulla popolazione, perché se uno ha il problema di procurare il cibo a sé stesso e alla propria famiglia dell'ambiente purtroppo se ne frega.
L'Australia, invece, è una delle regioni del mondo in cui si inquina di più, e in cui si può manifestare. E infatti il Friday For Future in Australia c'è stato.

Stamattina inoltre ho visto questo video-spazzatura, in cui chiacchiera il fenomeno austrliano:



Skynews si dovrebbe vergognare per aver mandato in onda una roba del genere. È facile che Andrew Bolt sarà morto da un pezzo quando le conseguenze dei cambiamenti climatici staranno facendo catastrofici danni. Ma da subito una cosa posso dirgliela come fortunatamente tante altre persone hanno già fatto in varie forme: fai vomitare.

Persone come Andrew Bolt vogliono semplicemente ingrossare il loro ego e per questo cercano semplicemente attenzione e prestigio, facendo pressione su chi odia Greta, aizzandoli contro di lei con critiche al messaggero più che al messaggio. Perché le persone come Andrew Bolt sono bambini mai cresciuti, rimasti ai tempi in cui bullizzavano o avrebbero voluto divertirsi a fare bullismo. E chi applaude gente del genere ricorda i ragzzini in cerchio che si divertono a vedere il bullo che maltratta un innocente che non ha fatto nulla di male.
Finge di provare pietà per Greta dichiarandola vittima dei suoi genitori che, aiutandola nella sua battaglia, si sarebbero resi colpevoli di un grave abuso; il sedicente difensore dei minorenni abusati si dimentica che pochi secondi prima si è rivelato per quello che è: un bambinone grande grande che se la prende con lei insultandola. La patologia di Greta, la sindrome di Asperger, è certamente meno grave rispetto a quella di Andrew Bolt, che è chiaramente un sociopatico.
Accusa i genitori di Greta di averle fatto il lavaggio del cervello, cosa che invece tenta di fare lui nei confronti dei telespettatori con le sue bugie. Infatti nega la risalita del livello del mare parlando dell'isola di Tuvalu in Polinesia, senza sapere che il motivo della sua espansione (dopo il precedente sprofondamento) è l'orientamento delle onde e i sedimenti accumulati durante le tempeste che compensano  l'erosione causata dall'innalzamento delle acque. E ignora tutti gli altri studi scientifici che provano il riscaldamento globale, la sua causa antropica e sui suoi danni. E se stai pensando alla bufala sui 500 scienziati firmatari della petizione negazionista... ma chi sono questi 500 firmatari? A questo ha dato una risposta Matteo Miluzio nel video qui sotto, il cui riassunto è il seguente: da nessuna parte si vedono i nomi di questi misteriosi firmatari; i proponenti sono 14, di cui 13 sono non-climatologi che che non hanno mai pubblicato nessuna ricerca sulla climatologia, e un climatologo, la cui tesi, subito dopo presentata, venne smentita da tutti i sui colleghi del Massachusetts Institute of Technology. 



SOMARI PENOSI i non climatologi che vogliono fare i climatologi della domenica

SOMARO HARCORE il climatologo che riesce a sbroccare al punto di diventare negazionista

SOMARI DANNOSI i giornalisti che li citano disinformando e screditano gli ambientalisti

SOMARI SCHIFOSI i giornalisti come sopra che in più bullizzano una ragazzina.

Greta ha detto che la sua sindrome di Asperger è un superpotere. Da un certo punto di vista è vero. Essere ossessionati per qualosa fa sì che ci si interessi a quell'argomento diventando o avviandosi a diventare esperti. E se si tratta di una buona causa, si partecipa con grande energia a difenderla. Lo svantaggio consiste nel fatto che una battaglia può dare origine a una certa frustrazione quando è difficile. Ha detto:

"Ho voluto essere nel panico. Ho voluto avere la paura che ho ogni giorno. E così, ho voluto agire".

I genitori che vedono una figlia appassionata per una buona causa cosa avrebbero dovuto fare? Non certo cercare di distoglierla. Quello che Andrew Bolt non capisce è che sarebbe stato inutile e l'avrebbero fatta soffrire ancora di più, e che avere la sua patologia non significa non dover essere liberi di prendere decisioni. Combattere per difendere il nostro pianeta è difficile e può dare grande frustrazione e sofferenza. Greta lo sa, e ha deciso di accettarlo. Quindi sì, la sua ossessione è ciò di cui la Terra ha bisogno e in essa possiamo trovare un lato positivo. Invece l'ossessione dei negazionisti sul clima e dei qualunquisti, quella che li spinge a fare gli snob e a prendersela con una ragazza di 16 anni, ha solo lati negativi, fa solo schifo.

In una situzione come la nostra è giusto avere paura, tanta paura. Perchése non si ha paura, non si agisce. Quindi Greta ha ragione a stimolare le persone ad avere pura. Non dell'uomo nero, ma di un pericolo reale.
Non una di quelle paure usate dai politici per dividere le persone, ma per unirle in un unico obiettivo, a beneficio di tutti, anche di quelli che la denigrano (pazzi che invece remano in direzione dello svantaggio proprio o dei propri figli e nipoti).

Insomma, c'è chi cerca di fare la propria parte per risolvere un problema e c'è chi, come Andrew Bolt, preferisce essere parte del problema.

Io ti invito a scegliere la razionalità e la responsabilità:

  • per capire qualcosa sul clima, fidati dei climatologi (ad es. il prof. Stefano Caserini)
  • nella vita quotidiana comportati in modo più ecologico possibile
  • alle elezioni vota per chi ha un programma che prevede un maggior rispetto del nostro pianeta.

24 settembre 2019

Un esempio di testamento biologico

Le DAT, disposizioni anticipate di trattamento ("testamento biologico" nel gergo comune) si possono esprimere senza ricorrere a un modulo precompilato... anche perché molti comuni italiani questo modulo non ce l'hanno, e quando ce l'hanno spesso è scritto coi piedi.

Le mie volontà in caso di impossibilità di esprimermi credo siano molto simili a quelle di tante altre persone. E visto che a volte non è facile dare disposizioni con una precisione linguistica che non dia adito a interpretazioni, ho deciso di pubblicare un modello estrapolato dal mio testamento biologico, sperando di essere utile a chi non era sicuro su come formularlo e magari per questo motivo ha commesso l'imprudenza di rimandare continuamente questo importante atto. Ho anche incluso disposizioni sull'alimentazione (voglio che continui a non provocare la sofferenza degli animali), sul trattamento del mio cadavere e sulla diffusione dei miei dati personali.

In fondo all'articolo trovi le indicazioni su come far valere il testamento biologico.


°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°=°


Io sottoscritto [nome e cognome], C.F. [codice fiscale], nel presente documento, stampato sulle due facciate di uno stesso foglio, esprimo anticipatamente le disposizioni sul trattamento del mio corpo.

Disposizioni di trattamento in vita

Alle seguenti disposizioni dovrà essere dato seguito indipendentemente dal fatto che io sia cosciente o non cosciente, indipendentemente da qualsiasi valutazione possa essere espressa sulla mia percezione del dolore, di disagio e in generale sulla mia qualità di vita, e indipendentemente da quanto a lungo sarà potenzialmente prolungabile il mio mantenermi o essere mantenuto in vita.

a) Se, per qualsiasi causa, ad esempio una malattia o un trauma, sarà sopraggiunta una compromissione delle mie funzioni fisiche e/o cognitive tale da determinare una mia impossibilità di esprimere la volontà di continuare o interrompere la mia vita, e se secondo l’opinione del mio medico curante o secondo la casistica riscontrabile nella letteratura scientifica riguardante casi clinici simili al mio tale impossibilità sarà da considerarsi sicuramente irreversibile, o anche reversibile con una probabilità minore del 50%, voglio che vengano attuate le disposizioni descritte al seguente paragrafo “accompagnamento alla morte”.

b) Se il mio umore sarà cronicamente depresso e, a causa di una compromissione delle mie funzioni cognitive sarò sì in grado di esprimermi sulla mia volontà di proseguire o interrompere la mia vita, ma tenderò ad esprimermi su questo argomento solo se stimolato a farlo, voglio essere interrogato su tale mia volontà almeno una volta al mese, in una forma (orale o scritta) e con un linguaggio che più possibile facilitino la mia comprensione, e voglio che, se non mi sarà possibile parlare, venga attuata una strategia adatta a consentirmi di rispondere agevolmente (ad es. tracciando un segno su un foglio, o muovendo una mano o un dito o la testa o gli occhi, sbattendo le palpebre); se di conseguenza io risponderò esprimendo la mia volontà di non continuare a vivere, anche in questo caso voglio che vengano attuate le disposizioni descritte al seguente paragrafo “accompagnamento alla morte”.

c) Se le mie funzioni cognitive saranno limitate al punto di non permettermi di esprimermi sull’alimentazione che desidero ricevere, non voglio essere alimentato con sostanze di derivazione animale, con la sola eccezione delle uova provenienti da galline di allevamenti che garantiscono loro il massimo benessere e in cui non vengono uccise per motivi diversi dall’eutanasia.

Accompagnamento alla morte

Se si saranno verificate le condizioni descritte in uno dei precedenti punti a) o b) che rimandano al presente paragrafo, voglio che vengano attuate le seguenti disposizioni:

- se l’eutanasia sarà legale nel luogo in cui mi troverò, voglio che sia praticata su di me prima possibile e nel modo più veloce e indolore possibile; in caso contrario, valgono le disposizioni seguenti;
- non voglio che sia praticata su di me alcuna manovra di rianimazione;
- fino al momento della mia morte, voglio che più possibile vengano alleviate le mie sofferenze fisiche, ad esempio somministrandomi farmaci antidolorifici, senza dare alcuna importanza al fatto che ciò possa o no aggravare le mie condizioni di salute;
- voglio che, se la legge lo consentirà nel luogo in cui mi troverò, prima possibile sia espletata la preparazione degli strumenti e dei farmaci utili alla sedazione palliativa continua profonda, di seguito detta semplicemente “sedazione profonda”; fino al momento in cui sarà stata completata la suddetta preparazione voglio essere nutrito, idratato e, se necessario, assistito nella respirazione; immediatamente dopo il completamento della preparazione della sedazione profonda voglio che essa mi venga somministrata ininterrottamente fino alla mia morte, e voglio che subito dopo la mia entrata in coma profondo vengano cessate e mai più riprese nutrizione, idratazione ed eventuale assistenza alla respirazione; se invece la legge non lo consentirà, voglio che mi sia riservato un trattamento più possibile simile a quello su descritto, comunque in grado di evitare con certezza qualsiasi mia sofferenza e disagio; se neanche questo sarà possibile, voglio essere trasportato in un luogo in cui l’eutanasia non è illegale, e voglio che prima possibile essa venga praticata su di me.

Disposizioni di trattamento del mio corpo dopo la mia morte

Oltre che nelle eventualità su descritte nei punti a) e b), anche in qualsiasi altra eventualità valgono le seguenti disposizioni sul trattamento del mio cadavere:

- autorizzo l’espianto dei miei organi per trapianti e, in subordine, per scopi didattici e scientifici;
- non voglio alcuna cerimonia funebre;
- voglio che le eventuali parti del mio corpo che saranno risultate non utili ai suddetti scopi siano smaltite nel modo più economico possibile; a tale scopo in prima istanza dispongo che esse siano inserite in una bara di legno non verniciato e senza fodere interne, cremate e poi, divenute cenere, disperse in natura; nel caso esista un metodo più economico, dispongo che invece si ricorra a quest’ultimo.

Disposizioni sulla diffusione dei dati personali

Se una mia grave compromissione fisica e/o cognitiva non mi permetterà di comunicare agevolmente, voglio che chiunque lo desideri abbia agevole accesso ai contenuti del presente documento e a tutti i dati sul mio stato fisico, anche telematicamente, senza necessità di motivare tale accesso.

Nomina del rappresentante fiduciario e del vice-rappresentante fiduciario

Incarico chiunque lo desideri di fornirmi una tutela legale volta a garantire l’ottemperanza a tutte le disposizioni descritte nel presente documento; in particolare, a tale scopo, nomino come rappresentante fiduciario [nome e cognome], CF [codice fiscale]; per l’eventualità in cui gli sia impossibile espletare tale funzione, nomino come vice-rappresentante fiduciario [nome e cognome], CF [codice fiscale].

[luogo e data]

[firma leggibile]

Firme per accettazione dell’incarico di rappresentanti fiduciari:


[nome e cognome]                        [nome e cognome]

[firma]                                           [firma]


Allegati:
- copia della carta di identità del rappresentante fiduciario [nome e cognome]
- copia della carta di identità del vice-rappresentante fiduciario [nome e cognome]


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Per far valere il testamento biologico si deve stampare il documento delle DAT, portarlo all'ufficio competente del proprio comune di residenza, muniti di documento di identità, e firmarlo alla presenza del funzionario comunale prima di consegnarglielo. Devono firmarlo in sua presenza anche gli eventuali rappresentante fiduciario e vice-rappresentante fiduciario, anche'essi muniti di documento di identità; in alternativa l'interessato può far loro firmare il testamento e consegnare al funzionario le fotocopie dei loro documenti di identità.

14 settembre 2019

Obiezioni sul modulo DAT scaricato dal sito dell'Associazione Coscioni


Le disposizioni anticipate di trattamento (DAT), a cui ci si riferisce comunemente con "testamento biologico" possono essere scritte nella forma che si preferisce. Potrebbe comunque essere di aiuto un modulo da compilare. Ha messo a disposizione un modulo ad esempio l'Associazione Luca Coscioni (questo il link per scaricarlo), scaricabile dal relativo sito. L'ho scaricato e, dopo averlo letto, ho scritto all'associazione un messaggio in cui esprimo alcune mie perplessità, che riporto anche qui sotto nell'attesa di una risposta affinché anche tu possa dirmi cosa ne pensi. In verde, le parole che ho trovato scritte sul modulo, in nero i miei commenti. Buona lettura, se ti va.

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Qualora fossi in una condizione di malattia giudicata irreversibile associata a grave disturbo cognitivo tale da compromettere le mie capacità di coscienza o giudizio o di comprensibile espressione,

Manca “gravemente”. Dovrebbe essere “compromettere gravemente le mie capacità di coscienza…”. Lo specifico perché non è pensabile che una leggera compromissione della capacità di coscienza possa determinare l’interdizione della persona e la precedenza di un documento scritto rispetto a quanto dichiara nel presente.
Inoltre, leggendo questa prima parte mi è parso di capire il significato della premessa è la contemporaneità di: grave compromissione della coscienza etc + malattia giudicata irreversibile.
E se le due cose, che devono essere presenti, contemporaneamente, sono la stessa cosa, le condizioni della premessa sono da considerarsi soddisfatte?
Mi spiego meglio.
Se un disturbo cognitivo è talmente grave da impedirmi di esprimermi, si tratta già di una malattia irreversibile. Ad esempio una demenza avanzata è certamente una malattia irreversibile.
Quindi dire “condizione di malattia giudicata irreversibile associata a grave disturbo cognitivo etc” è come dire “zoppia associata a una frattura di tibia”.
Ma poniamo pure che per “malattia giudicata irreversibile” ci si riferisca a qualsiasi malattia giudicata irreversibile ad eccezione di quelle che coinvolgono la sfera cognitiva.
Occorre ricordare che per ottenere l’adempimento alle disposizioni, e in particolare alla quarta (si ricorra alla sedazione profonda”) non è sufficiente che sussista una “malattia giudicata irreversibile”. La sedazione profonda è infatti per legge prevista se l’esito è infausto, cosa che non si può dire parlando di un 20enne con un diabete di tipo I.
Quindi, per non dare “false speranze” a un 20enne depresso con un diabete di tipo 1 che vuole morire, vi consiglio di cambiare la dicitura del vostro prestampato, aggiungendo proprio quello che prevede la legge, e cioè non scrivendo non semplicemente “malattia giudicata irreversibile”, ma ad esempio “gravi sofferenze causate da una malattia giudicata irreversibile”.

dispongo che:
- in caso di arresto cardio-respiratorio si pratichi la rianimazione cardiopolmonare □ SI □ NO

“in caso di arresto cardio-respiratorio” è inserito solo nel primo punto dell’elenco, quindi immagino che fosse vostra intenzione riferirlo solo a tale primo punto. È così? Lo chiedo perché se invece valesse per tutti i punti dovrebbe essere messo prima di andare a capo, nella stessa riga di “dispongo che:”.

- si pratichino forme di respirazione meccanica    □ SI □ NO

Dire semplicemente “no” alla ventilazione meccanica è troppo generico. Chi fa il testamento biologico e nega l’autorizzazione a certe pratiche mediche immagino lo faccia per evitare di soffrire. Se semplicemente gli si nega l’ossigeno quando ne ha bisogno, muore soffocato. E questa cosa non è compatibile con la volontà di non soffrire se non si specifica che prima di eliminare la ventilazione meccanica occorre eseguire la sedazione terminale (o “sedazione profonda”). Lo so, il cittadino può benissimo barrare “sì” alla voce sulla sedazione terminale, ma se si scorda di farlo? Verrebbe fuori uno scenario crudele e inaccettabile. Quindi la clausola della sedazione terminale dev’essere, secondo me, specificata nello stesso quesito. Ovvero la scelta non dovrebbe essere fra “sì” e “no”, ma fra

"si pratichino forme di respirazione meccanica"
e
"se necessario, si pratichi la respirazione meccanica solo per il tempo necessario a preparare la sedazione profonda, ed immediatamente dopo si pratichi la sedazione profonda e si interrompa la respirazione meccanica".

- si pratichino idratazione o nutrizione artificiali     □ SI □ NO

Vi invito a una riflessione simile alla precedente. Lasciar morire di fame e di sete una persona che ha compilato il testamento biologico allo scopo di non soffrire è una contraddizione. Anche in questo caso occorre specificare che prima di interrompere alimentazione e idratazione si deve eseguire la sedazione terminale.

- si ricorra alla sedazione profonda    □ SI □ NO

Prima di commentare questo punto attendo la vostra risposta alla precedente domanda che ho fatto riguardo all’andare a capo oppure no prima di “in caso di arresto cardio-respiratorio”. Premetto che se il layout è corretto così come l’avete scritto, allora barrando il “sì” a questa disposizione sul ricorso alla sedazione profonda, genericamente si dispone che venga attuata tale pratica solo nel caso in cui ci si trovi nelle condizioni espresse nelle prime righe di premessa del documento.

- si pratichi dialisi    □ SI □ NO
- si pratichino interventi di chirurgia d’urgenza    □ SI □ NO
- si pratichino trasfusioni di sangue    □ SI □ NO
- si somministrino terapie antibiotiche    □ SI □ NO

Commentando questi punti mi verrebbe di nuovo da fare un discorso simile ai precedenti sull’aggiunta della sedazione profonda, che per la verità non mi pare abbia senso non eseguire secondo l’opinione della persona che ritenga la propria vita ormai inutile. Tutto sta nel capire quando, secondo la legge (chiara? Non so), è plausibile autorizzare una persona a dichiarare una vita non più degna di essere vissuta.

03 settembre 2019

Per chi ha votato Salvini credendolo "come Minniti, ma meglio"

Matteo Villa, ricercatore del programma Migrazioni dell'Istituto per gli studi di politica internazionale, basandosi sui dati del Ministero dell'Interno, dell'UNCHR, IOM, ISPI,
ha pubblicato su Twitter vari post, che messi insieme danno un'idea su ciò che è accaduto nel Mediterraneo quanto a migrazioni dalla Libia e morti, confrontando tre periodi:

- luglio 2016-giugno 2017, prima che l'allora ministro dell'Interno Rocco Minniti trattasse col presidente libico Fayez al-Sarraj sui rimpatri;

- luglio 2017-maggio 2018, da dopo che tali politiche di Minniti fino alla fine del suo mandato;

- giugno 2018-agosto 2019, quando il ministro dell'Interno era Matteo Salvini.

Ritenendo particolarmente utile ciò che Matteo Villa ha spiegato, visto che un post su Twitter rischia di perdersi fra mille altri, ne riporto di seguito i contenuti. Buona lettura.


1) DIMINUZIONE DEGLI SBARCHI DALLA LIBIA

La diminuzione di sbarchi in Italia dalla Libia è stata maggiore con Minniti rispetto che con Salvini:

Meno 140.000 nel periodo Minniti;

Meno 30.000 nel periodo Salvini.


2) POLITICHE DI DETERRENZA E PARTENZE DALLA LIBIA

Rispetto agli sbarchi in Italia, le partenze dalla Libia sono calate più rapidamente con Minniti che con Salvini.


Ecco perché il numero di morti in mare non è diminuito come sperato.

Tra chi è partito dalla Libia, i morti in mare sono diminuiti con Minniti e aumentati con Salvini:

4.049 morti prima del periodo Minniti;

1.168 morti nel periodo Minniti;

1.369 nel periodo Salvini.


3) POLITICHE DI DETERRENZA E RISCHIO DI MORTE IN MARE

Tra chi è partito dalla Libia, per ogni migrante il rischio di morire in mare è rimasto sostanzialmente invariato con Minniti, mentre è triplicato con Salvini:

2,0% morti ogni migrante partito prima del calo;

2,1% nel periodo Minniti;

6,0% nel periodo Salvini.

L'aumento del rischio di morte in mare non ha sufficientemente dissuaso i migranti dalla fuga via mare dalla Libia. Però ha fatto aumentare il numero assoluto di morti in mare. "Lo anticipavamo nove mesi fa", scriveva venerdì scorso Matteo Villa.


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Risposte a obiezioni mosse da un commentatore su Twitter:

- Come mai per Salvini inizia a contare dal primo giorno di insediamento del governo mentre per Minniti da 7 mesi dopo?
- Perché le politiche Minniti (cooptazione delle milizie libiche) hanno avuto effetto da metà luglio 2017; le politiche Salvini (porti chiusi) da subito.

- Le partenze non sono costanti durante l'anno: sono molte di più d'estate. Se considera periodo luglio2017 → maggio2018 per Minniti dovrebbe considerare luglio 2018 → maggio 2019 per Salvini.
- È un’obiezione fallace:
(1) la stagionalità nel periodo successivo al calo delle partenze è stata minima;
(2) [...] ci sono effetti di trascinamento delle politiche Minniti che solo modelli multivariati fanno emergere, quindi qui sto facendo un favore a Salvini.


E adesso che i numeri parlano, basterà sottoporli all'attenzione del leghista medio per fargli cambiare idea sul fatto che Salvini sia "come Minniti, ma meglio" ?
Macché: tutti questi numeri sono per i professoroni, evviva il capitano.


Aggiornamento del 4.9.2019: Matteo Salvini ha pubblicato su twitter un filmato in cui gli immigrati su una barca, bloccata da molti giorni, festeggiano saltando, ridendo e abbracciandosi dopo aver saputo che potranno sbarcare.
Al video (girato da un reporter che poco più tardi gli ha fatto notare che deve pagargli i relativi diritti per utilizarlo) è stata aggiunta la scritta
Nave centri sociali, sbarcati per "emergenza sanitaria"
Paralitici e infermi...

Il commento di Salvini (o più probabilmente di colui che si occupa del suo account Twitter) è:
Ma che bello il "clima" del governo a guida PD: sbarcati gli immigrati della nave dei centri sociali per "emergenza sanitaria"... Ma pensano che gli italiani siano scemi??? Fai girare!"
A parte il fatto che "emergenza sanitaria" non significa necessariamente paralisi o infermità, Salvini (o l'addetto al suo account Twitter) parla come se non ricoprisse più la carica di ministro dell'interno non fosse ancora lui. E invece, atmosfera o no, per adesso il ministro dell'interno è proprio lui. Mah.

15 agosto 2019

I processi si fanno in tribunale, ma vanno bene anche in TV

Spesso si vedono in TV giornalisti che intervistano persone accusate di un illecito, invitandole ad argomentare in merito, e la risposta è del tipo "Non rilascio di chiarazioni, perché i processi non si fanno in TV, ma nei tribunali".

A parte il fatto che poi, quando vengono condannate, vanno in TV (o mandano in TV il loro avvocato) a spiegare che la condanna è secondo loro ingiusta... cosa impedisce a un imputato di commentare un'accusa difendendosi nel merito? Certo non la legge.

Vecchia barzelletta:

Dialogo fra marito e moglie:
- Caro, c'è da tagliare l'erba.
- Non sono mica un giardiniere, io.
Il giorno dopo:
- Caro, ho chiamato il giardiniere e ha tagliato l'erba. Non avevo i soldi per pagarli e così mi ha chiesto di ricompensarlo andando a letto con lui oppure facendogli una torta.
- E tu gli hai fatto la torta, giusto?
- Non sono mica una pasticcera, io.

Sì, esistono figure professionali adatte a un ceto compito. Esistono strimenti adatti a una certa funzione. Esistono contesti adatti a un certo dibattito.

Ma questo non significa che la persona, lo strumento o il contesto adatti abbiano l'esclusiva, a meno che non ci sia una specifica ragione.

Questa storia secondo cui i processi non si fanno in TV (o sui giornali) è una stupidaggine. I processi si possono fare benissimo anche in TV. Ovviamente si tratterà di processi che portano non a una sentenza, ma a un'opinione che ognuno si fa osservando le varie argomentazioni. Certo, deve essere condotto in maniera obiettiva, e io non risponderei a un giornalista che in passato ha dimostrato scarsa onestà intellettuale, o che lavora per una trasmissione televisiva che si è dimostrata spazzatura.
Quindi, se l'accusato ritiene che il giornalista o la trasmissione siano scorretti, lo dica chiaramente rispondendo "Conosco lei / il programma per cui lavora, so che tagliate ad arte le risposte degli intervistati e costruite servizi faziosi e tendenziosi, quindi mi rifiuto di parlare con voi".
Ma se il giornalista e la trasmissione televisiva offrono un terreno obiettivo, allora rifiutarsi di rispondere può significare solo una cosa: all'accusato conviene divincolarsi in quanto la domanda è scomoda. E cioè è colpevole.

E i giornalisti che si sentono rispondere "I processi si fanno nelle aule dei tribunali, non in TV" .dovrebbero cercare, col tempo, di mettere in cattiva luce questo modo di difendersi.
Purtroppo quella pseudo-argomentazione nella testa di tante persone sembra avere un senso, perché troppe volte è stata detta senza che nessuno rispondesse "Embè? Il processo si fa in tribunale, ma intanto nulla vieta che fai la tua dichiarazione a questo microfono".

La frase "I processi si fanno nelle aule dei tribunali, non in TV" spero un giorno acquisti la stessa valenza stupido-comica che hanno la barzelletta riportata sopra, o più semplicemente la stessa valenza di stupidità di scenari del tipo

- Mi può indicare via Puccini?
- Mica sono un navigatore.

- Secondo te gli extraterrestri hanno visitato la Terra?
- Mica siamo a un congresso di ufologia.

- Mi passi il vassoio dei fagiolini, per favore?
- Mica sono un cameriere.

E l'intervistato mica è innocente. Se no non scapperebbe con una frase fatta.

Petizioni per abolizione di albi e ordini professionali

Gli albi e gli ordini sono inutili enti succhia-soldi.

Non ho mai sentito la mancanza dell'albo della mia professione da quando nel 2005 ho iniziato a lavorare a quando è stato purtroppo istituito dalla ministra Gelmini nel 2018.

E adesso che esiste me ne accorgo per un solo motivo: mi chiede soldi, che sono obbligato da dare, praticamente in cambio di nulla.

Se qualcuno pensa che albi e ordini servano a individuare chi esercita abusivamente la professione si sbaglia: per quello basterebbe un semplice elenco, consultabile liberamente, delle persone aventi il titolo abilitante. Dunque i quattrini che i professionisti danno a albi e ordini servono solo per dare lavoro a chi si occupa di albi e ordini.

Firma la petizione per eliminare albi e ordini delle professioni sanitarie: vai su


e aggiungi il tuo nome.

Sì, lo so, il governo sta per cadere e la destinataria Giulia Grillo, attuale ministra della Salute, non potrà accogliere questa richiesta.
Vorrà dire che questo articolo sarà aggiornato con una nuova petizione quando ci sarà un nuovo governo (gradite segnalazioni di nuove petizioni nello spazio dei commenti).

Altra petizione, per eliminare TUTTI gli ordini professionali in Italia:


Questa è diretta al ministro della giustizia Alfonso Bonafede... stesso discorso fatto sopra.

29 giugno 2019

È opportuno istituire il Tribunale della Salute?

Mesi fa è stata lanciata questa petizione per la creazione del "Tribunale della Salute". Se ho capito bene è un po' l'analogo di quella che nel capo delle comunicazioni è la conciliazione stragiudiziale, che per legge è obbligatorio tentare prima di andare in causa, mirata a accorciare i tempi del contenzioso e a non intasare i tribunali.

Quanto a conciliazioni stragiudiziali io posso raccontare la mia esperienza, non in campo medico, ma in campo di telecomunicazioni: grazie alla conciliazione stragiudiziale ho risolto relativamente in fretta e con relativa comodità una questione che mi vedeva contrapposto a TIM, dunque sarei portato a vedere di buon occhio questo tipo di iter, con qualche riserva: andrebbe un po' semplificata la creazione dello SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, necessario per avviare il tentativo di conciliazione tramite la piattaforma ConciliaWeb.

Altro mio dubbio: la persona che faceva da intermediario comunque viene pagato da un ente pubblico. Dunque che differenza c'è fra pagare lui e pagare una persona che lavora in un tribunale? Forse viene pagato meno, perché per una prima conciliazione non c'è bisogno di un laureato in legge? Allora si potrebbe dividere per argomento tutti i contenziosi: contenziosi sulle telecomunicazioni, sulla sanità, sul fisco, sui diritti dello studente, sui diritti del viaggiatore, etc, servendosi appunto in prima istanza di intermediari da pagare meno e che, occupandosi sempre dello stesso argomento magari sono anche abbastanza competenti.

C'è comunque da dire, tornando alla fattispecie della suddetta petizione, che il suo titolo è un po' fuorviante: "Subito il Tribunale della Salute: basta contrapposizioni tra Medici e Pazienti".
Una conciliazione stragiudiziale non è un processo, ma la contrapposizione certo che c'è, altrimenti non avrebbe nessun senso.

Che ne pensi? Fammelo sapere commentando qui sotto.

28 maggio 2019

In che senso la festa del 25 aprile è divisiva?

(Sì, è passato più di un mese dal 25 aprile. E allora?)

Il 25 aprile scorso il solito sciatto omuncolo che tutti conosciamo ha preferito non festeggiare il 25 aprile, sostenendo che questa festa è diventata una polemica fra fascisti e comunisti (e siccome rimanere a casa pareva brutto, ci ha anche aggiunto il fatto di essere occupato a presenziare a un evento in cui manifestava il suo affetto nei confronti delle forze dell'ordine che lavoravano contro la mafia, che quando lo fai non sbagli mai).

Ma il 25 aprile è divisivo? Se sì, chi divide veramente?

Rispondo di seguito, attingendo a un post scritto su Facebook da Lorenzo, un amico di un mio amico (non è un copia e incolla integrale, e inoltre ho avuto la sua autorizzazione).

Ai tempi del fascismo l'Italia era divisa in due parti. Quali?

Da un lato c'era una dittatura, che prese il potere con un colpo di stato, abolì la libertà di voto, la libertà di stampa e pure quella di opinione.

Dall'altro lato c'erano le persone che si opponevano alla dittatura: non solo i comunisti (che erano una minoranza), ma anche socialisti, liberali, repubblicani, popolari (cattolici) e pure monarchici.

Questi oppositori appena sconfissero il regime dittatoriale nel giro di pochi anni ripristinarono lo stato di diritto, le libere elezioni e diedero il voto alle donne (che sotto il Fascismo non avevano diritti politici). Fecero scegliere al popolo se l'Italia doveva essere una monarchia o una repubblica, e poi vararono la Costituzione.

Quindi sì, il 25 Aprile è divisivo. Divide a metà chi crede nella democrazia e nello stato di diritto (a prescindere dall'orientamento politico) dagli stronzi. Gli stessi stronzi che hanno la faccia tosta di lamentarsi dei crimini dei partigiani, quando i criminali che hanno innescato questa furia antifascista - purtroppo sfociata anche nel crimine - sono stati proprio i fascisti.
I crimini di reazione sono ciò che purtroppo accade dopo che hai tolto lo Stato di diritto per sostituirlo con il tuo arbitrio. Una volta che quel potere l'hai perso, gli abusi che hai commesso vengono restituiti con gli interessi. Interessi ingiusti quando consideriamo i crimini di una parte dei partigiani, e interessi troppo tiepidi quando consideriamo che quel comunista di Togliatti varò pure l'amnistia in favore dei fascisti.
Ma che ci vuoi fare... è una caratteristica tipica del fascista: giustificare l'arbitrio quando il manganello lo brandisci tu per poi, quando ti trattano come tu trattavi gli altri, piagnucolare inneggiando allo Stato di diritto che tu stesso avevi calpestato. Stronzi appunto.

Speriamo che il prossimo 25 aprile la consapevolezza di quello che la Liberazione ha significato e significa per noi italiani abbui più possibile le scempiaggini di chi lo usa come occasione per produrre il suo sterco elettorale.

14 maggio 2019

Perché ti cancello dagli amici se inneggi a Mussolini (o altro dittatore)

Riferendosi a me, un mio ex-amico ha detto che non gli parlo perché ho una visione differente dalla sua. In realtà l'ho cancellato dagli amici di Facebook (non bloccato) quando ho visto un suo post che inneggiava a Benito Mussolini.

Mi fa proprio imbufalire il fatto che provare fastidio quando si vedono certe esternazioni nostalgiche del fascismo sia definito semplicemente "avere una visione differente".

Capisco che una persona che non conosce la storia può esser stato preso in giro dai neofascisti e convinto che Mussolini fosse una brava persona. Ma io non ho colpa se inneggiare a quell'assassino sia blasfemo, fastidioso e dannoso.

Lo so, non se ne rende conto, ma questa non è una giustificazione. Proprio come certe ragazzate.

Avete presente le ragazzate adolescenziali?

Ragazzate come ubriacarsi per la sera del 18° compleanno e poi prendere a calci un'automobile della polizia, possono portare a conseguenze che paiono sproporzionate rispetto alla propria colpa. Ma non è così, perché i danni all'auto della polizia qualcuno li deve ripagare, ed è giusto che per legge quell'atto sia classificato come illecito penale.

Una volta queste erano le ragazzate.

Adesso le ragazzate, molto meno dispendiose e più facili da fare, consistono nello scrivere su Facebook cose che si crede vere, oppure si accetta di rischiare di scrivere una sciocchezuola un minimo inesatta, che se poi è falsa beh, pazienza, e se si tratta di qualcosa che diffonde l'odio e la violenza dai, "son ragazzi", che vuoi che sia, in fondo non si fa male nessuno, al massimo possono essere classificate come rozze, tipo uno scappellotto a un amico al bar. Non è così. Proprio come i calci all'auto della polizia, non si tratta di cose innocue. I calci all'auto della polizia sono ragazzate che ragazzate non sono. I post su Facebook in cui inneggi a Mussolini a qualcuno paiono un inoffensivo delirio di un ragazzetto annoiato che non ha studiato la storia, e che, intrippato da Salvini e Casapound scribacchia sperando che qualcuno ignorante quanto lui metta un "mi piace". E invece fa danno.

FA DANNO.

Non è chiaro se il pistola stia facendo uso più o meno inconsciamente della vecchia tecnica che consiste nel dire qualcosa che può essere preso sia sul serio che per scherzo (se lo prendi sul serio rischi di sentirti dire "e fattela una risata", e se lo prendi come scherzo rischi di sentirti dire "non sei capace di fare un discorso serio). Sta di fatto che viene sottovalutato o non visto questo DANNO che consiste nell'offendere, dilaniare, accoltellare la preziosa memoria di persone del passato a cui dobbiamo il nostro stato di persone libere. E abbassare la guardia nei confronti di dittature sanguinarie come quella di Mussolini, di Putin, di Erdogan, di Asssad... il primo appartenente al passato, gli altri apartenenti al presente.

A chi elogia mussolini su Facebook si dovrebbe intimare di smetterla come si dice "smettila" a un bambino che fa i rutti a un ristorante pieno di gente.

Ma dai, è solo un bambino!
Lo so che è solo un bambino. Ma la deve smettere. E se nessuno riesce a fargli capire che la deve smettere, dal ristorante esce lui o esco io.

Con la differenza che la comunicazione su Facebook, grazie alle incaute condivisioni fatte senza pensarci tanto e senza stare a riflettere sulla bontà del gesto, influenza milioni di persone, e quindi influenza la cultura di una nazione, e quindi influenza il modo in cui le persone voteranno, e quindi influenza la nostra vita.

Le persone che inneggiano a Mussolini offendono me e milioni di persone, compresi i sedicenti fascisti (che col fascismo vero cambierebbero subito idea, senza però poterlo dire su Facebook).
Purtroppo non capiscono che leggere lodi a Mussolini "salvo qualche cazzata che ha fatto" suscita e deve suscitare lo stesso sentimento che si avrebbe vedendo elogiare una persona che ha ucciso un proprio genitore o un proprio caro amico a cui si deve la vita.
Il fascismo non è un'opinione. È violenza. È crimine. È ignoranza programmata, obbligatoria per legge. È corruzione. È propaganda fantasiosa, l'unca in grado di far approvare il regime da tante persone, assieme all'ignoranza dei posteri che non studiano.

Il sapere è prezioso; la disinformazione è una ragazzata che ragazzata non è. È qualcosa di né più né meno che blasfemo.

Per questo per me è importante trattare chi inneggia a Mussolini come un poveretto che non sa quello che dice, e che dopo un po' che continua io inizio a stargli lontano per l'eccessivo fastidio, e spero che se a fargli capire qualcosa non ci sono riuscito io, ci riesca qualcun altro.

13 aprile 2019

Bando allla fuffa sulla legittima difesa. E il legittimo attacco?

Le modifiche al codice penale introdotte dal governo in carica in tema di legittima difesa hanno valore solamente cosmetico: praticamente nulla è cambiato. L'unico scopo perseguibile, perseguito e forse ottenuto è stata l'approvazione di tanti cittadini che si sentono più liberi di difendersi, senza capire che non è così; chi invece ha un minimo di capacità analitica si trova di fronte uno scenario di non-cambiamento che era ovvio fin da prima.

Meno ovvio è che il governo sarebbe potuto intervenire ragionevolmente su un aspetto che avrebbe portato al tempo stesso consenso e utilità per i cittadini: il legittimo attacco.

Questo intendo: io voglio essere libero di picchiare non solo chi tenta di far del male fisicamente a me o a un'altra persona. Voglio anche essere libero di usare violenza fisica anche per interrompere un tentativo di arrecarmi illegalmente un grave danno.

Il grave danno può essere il furto, lo scippo, il danneggiamento o la dispersione di un oggetto appartenente a me o che mi è stato affidato (es. danneggiamento della mia automobile, o della chitarra che ho preso in prestito o in affitto, o il lancio nel fiume del mio pallone).

O anche la limitazione della mia libertà, specialmente se si tratta dell'impedimento di fare qualcosa che per me è urgente, e che se non fatta determina per me un grave danno.

Un paio di esempi:

- Se sono un chitarrista e devo entrare nel teatro in cui si svolge il mio concerto, un bullo mi impedisce di entrare mettendosi davanti alla porta, la Polizia al telefono mi dice che può intervenire non prima di 40 minuti, ed essendo io in ritarto la gente già se ne sta andando e sta giustamente ricevendo indietro i soldi del biglietto, io voglio avere il diritto di mettere KO il bullo ed entrare nel teatro per suonare.

- Se un bullo mi impedisce di entrare in automobile e per questo motivo rischio di perdere l'aereo, non è pensabile chiamare la polizia e poi denunciarlo per i danni che ho subito per il fatto che ho perso l'aereo, così come non è pensabile (tornando alla legittima difesa) lasciarsi picchiare perché "tanto poi lo quereli e chiedi i danni".

Sto parlando di situazioni in cui no, non è sufficiente uno spintone per farsi strada, perché il bullo è grosso e non sarebbe sufficiente; sto parlando di situazioni in cui il bullo lo metti KO oppure non puoi riuscire a tornare libero di fare quello che volevi legittimamente fare.

Analogamente voglio essere libero di picchiare un delinquente per interrompere il suo tentativo di arrecare un grave danno a un'altra persona che mi ha chiesto aiuto.

Picchiare in che modo? Ferendolo quanto?

Come per la legittima difesa, ci dev'essere una giusta proporzione fra offesa e difesa. Mi rendo conto che in un eventuale processo non sarà facile per un giudice stabilire quando il legittimo attacco è tale e quando è esagerato. Direi che nel dubbio (mi riferisco al dubbio sull'entità della violenza, non su come siano andate le cose), il Giudice dovrebbe dare torto a chi se l'è cercata, e dargli ragione (in parte) quando l'esagerazione è palese. Inoltre l'esagerazione dovrebbe essere rilevata sulla base dell'azione e della verosimile volontà di far male, e non del danno effettivamente subito. Ad esempio, se ti do uno spintone per impedirti di rigarmi l'automobile e tu inciampando batti la nuca e muori, il danno è stato esagerato, ma non la mia azione, perché verosimilmente non avevo intenzione di ammazzarti, dunque il mio legittimo attacco deve considerato tale.

31 dicembre 2018

Lo spot di Obiettivo Risarcimento "contro i medici" è da censurare? No.

Ho visto in TV uno spot di Obiettivo Risarcimento, azienda che fornisce assistenza legale per chi ritiene di esser stato vittima di malasanità.



Testimonial è Enrica Bonaccorti, che dice:

«A tutti può capitare di sbagliare, e purtroppo accade anche negli ospedali. Ma tutti, in questo caso, hanno diritto a un giusto risarcimento. Se pensi di aver avuto un danno nella sanità, chiama Obiettivo Risarcimento, oppure vai sul sito Obiettivorisarcimento.it. Riceverai una consulenza gratuita per essere aiutato a raggiungere il tuo obiettivo. Ma facciamoci sentire! Ah... Ci sono fino a dieci anni di tempo, per reclamare quello che ti spetta».

La Federazione nazionale degli Ordini dei medici non l'ha presa bene, e ha scritto alla Commissione di vigilanza Rai invitando a impedire «la diffusione di un messaggio pubblicitario falso, fuorviante e rischioso».

Addirittura Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi (azienda che dà assistenza legale ai medici) ha dichiarato che presenterà una denuncia in Procura, sostenendo che lo spot "fornisce ai cittadini una comunicazione ingannevole e scorretta". Aggiunge che società come Obiettivo Risarcimento hanno come unico obiettivo il risarcimento economico.

In effetti, per quanto ne so io, ogni azienda tende principalmente a guadagnare quattrini, e nel caso di un avvocato, l'obiettivo non è fare in modo che vinca la persona che ha ragione, bensì fare in modo che vinca il proprio cliente.

Ma il fatto che a pensar male spesso ci si indovina non significa che pensar male sia lo stesso che avere le prove sufficienti a un provvedimento da parte di un organo pubblico.

La RAI ha sospeso lo spot e tornerà a mandarlo in onda solo dopo l'eventuale approvazione dell'IAP, Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria.

Cosa ne penso io?

Tutti gli spot pubblicizzano aziende viene incontro a potenziali clienti che hanno una certa esigenza.

Proibire uno spot come quello di Obiettivo Risarcimento andato in onda in questi giorni, dicendo che aizza le persone contro i medici è come proibire una pubblicità di un corso di autodifesa dicendo che potrebbe incoraggiare le persone a usare quelle tecniche per offendere anziché difendersi.
È possibile che ciò accada? Naturalmente sì, proprio come esiste l'abuso in ogni campo. È giusto censurare uno spot? Certamente no, se non dice nulla di illegale o palesemente fuorviante, cosa che questo spot non fa, anche se il mondo è pieno di code di paglia e dunque spesso basta dire "A volte alcune persone della categoria X commettono errori" per essere accusati di infangare l'intera categoria X.

Censurare col processo alle intenzioni e con la coda di paglia sarebbe una ingiusta limitazione della libertà di parola, e per questo spero che nonostante il potere della lobby medica lo spot possa tornare in TV.

Come si legge a questa pagina del sito di Consulcesi, Tortorella, citando i dati dei tribinali italiani, ha affermato (si potrebbe dire "ha ammesso") che "il 97% delle cause intentate in sede civile per risarcimenti in seguito a presunti errori diagnostico-sanitari, finisce in un nulla di fatto".

Dunque qual è il problema? Non il fatto che vengano intentate delle cause, magari da parte di pazienti aizzati da avvocati, ma il fatto che queste cause procedano lentamente a causa di una giustizia malata, e il fatto che raramente, per quanto ne so, viene punito l'illecito di lite temeraria.


A proposito dell'intentare o meno cause in malafede ho trovato interessante (immagino sia veritiero, anche se non posso verificarlo) il dato riportato in questa intervista del 2015 dal presidente di Obiettivo Risarcimento Roberto Simioni: nel 2014 più di 8.000 persone si sono rivolte a quest'azienda, e solo per il 10% circa di questi è stato ritenuto opportuno avviare una pratica legale; da tenere presente inoltre che il cliente non è obbligato ad anticipare soldi per le spese vive, di cui in caso di soccombenza Obiettivo Risarcimento si fa carico, unitamente a tutte le altre spese processuali.

Articolo correlato: Quanti morti per la malasanità? di Marcello Crivellini, esperto nell'analisi degli errori sanitari e docente di Analisi e Organizzazione di Sistemi Sanitari al Politecnico di Milano.
Leggendo questo articolo, datato 2013, troverai una verità molto diversa da quella solitamente divulgata dalla categoria medica: si parla di 45.000 decessi all'anno EVITABILI e circa 500.000 invalidità permanenti EVITABILI. Numeri decisamente più grandi rispetto ai parametri definiti fisiologici, se paragonati con altri stati del primo mondo.
In Italia abbiamo lo stesso numero di eventi avversi evitabili degli USA, che ha una popolazione di 6 volte superiore. In Italia c'è solo da migliorare per diminuire questi eventi, ma qualcuno è più interessato a censurarli, riuscendoci molto bene. Verosimilmente i dati veri rimangono volutamente nascosti a causa dei medici colpevoli di malasanità che mentono ai loro pazienti con un "lo deve fare" o "è stato fatto tutto il possibile", a causa della frequente omertà dei colleghi, col risultato che spesso il paziente non sa e non saprà mai di essere stato vittima di un errore e di aver diritto a un risarcimento. I mass-media divulgano solamente i fatti più eclatanti, che sono solo la punta di un Iceberg.