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15 settembre 2019

Obiezioni sul modulo DAT scaricato dal sito dell'Associazione Coscioni

Le disposizioni anticipate di trattamento (DAT), a cui ci si riferisce comunemente con "testamento biologico" possono essere scritte nella forma che si preferisce. Potrebbe comunque essere di aiuto un modulo da compilare. Ha messo a disposizione un modulo ad esempio l'Associazione Luca Coscioni (questo il link per scaricarlo), scaricabile dal relativo sito. L'ho scaricato e, dopo averlo letto, ho scritto all'associazione un messaggio in cui esprimo alcune mie perplessità, che riporto anche qui sotto nell'attesa di una risposta affinché anche tu possa dirmi cosa ne pensi. In verde, le parole che ho trovato scritte sul modulo, in nero i miei commenti. Buona lettura, se ti va.

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Qualora fossi in una condizione di malattia giudicata irreversibile associata a grave disturbo cognitivo tale da compromettere le mie capacità di coscienza o giudizio o di comprensibile espressione,

Manca “gravemente”. Dovrebbe essere “compromettere gravemente le mie capacità di coscienza…”. Lo specifico perché non è pensabile che una leggera compromissione della capacità di coscienza possa determinare l’interdizione della persona e la precedenza di un documento scritto rispetto a quanto dichiara nel presente.

Inoltre, leggendo questa prima parte mi è parso di capire il significato della premessa è la contemporaneità di: grave compromissione della coscienza etc + malattia giudicata irreversibile.
E se le due cose, che devono essere presenti, contemporaneamente, sono la stessa cosa, le condizioni della premessa sono da considerarsi soddisfatte?
Mi spiego meglio.
Se un disturbo cognitivo è talmente grave da impedirmi di esprimermi, si tratta già di una malattia irreversibile. Ad esempio una demenza avanzata è certamente una malattia irreversibile.
Quindi dire “condizione di malattia giudicata irreversibile associata a grave disturbo cognitivo etc” è come dire “zoppia associata a una frattura di tibia”.

Ma poniamo pure che per “malattia giudicata irreversibile” ci si riferisca a qualsiasi malattia giudicata irreversibile ad eccezione di quelle che coinvolgono la sfera cognitiva.
Occorre ricordare che per ottenere l’adempimento alle disposizioni, e in particolare alla quarta (si ricorra alla sedazione profonda”) non è sufficiente che sussista una “malattia giudicata irreversibile”. La sedazione profonda è infatti per legge prevista se l’esito è infausto, cosa che non si può dire parlando di un 20enne con un diabete di tipo I.

Quindi, per non dare “false speranze” a un 20enne depresso con un diabete di tipo 1 che vuole morire, vi consiglio di cambiare la dicitura del vostro prestampato, aggiungendo proprio quello che prevede la legge, e cioè non scrivendo non semplicemente “malattia giudicata irreversibile”, ma ad esempio “gravi sofferenze causate da una malattia giudicata irreversibile”.

dispongo che:
- in caso di arresto cardio-respiratorio si pratichi la rianimazione cardiopolmonare  SI  NO

“in caso di arresto cardio-respiratorio” è inserito solo nel primo punto dell’elenco, quindi immagino che fosse vostra intenzione riferirlo solo a tale primo punto. È così? Lo chiedo perché se invece valesse per tutti i punti dovrebbe essere messo prima di andare a capo, nella stessa riga di “dispongo che:”.

- si pratichino forme di respirazione meccanica   SI  NO

Dire semplicemente “no” alla ventilazione meccanica è troppo generico. Chi fa il testamento biologico e nega l’autorizzazione a certe pratiche mediche immagino lo faccia per evitare di soffrire. Se semplicemente gli si nega l’ossigeno quando ne ha bisogno, muore soffocato. E questa cosa non è compatibile con la volontà di non soffrire se non si specifica che prima di eliminare la ventilazione meccanica occorre eseguire la sedazione terminale (o “sedazione profonda”). Lo so, il cittadino può benissimo barrare “sì” alla voce sulla sedazione terminale, ma se si scorda di farlo? Verrebbe fuori uno scenario crudele e inaccettabile. Quindi la clausola della sedazione terminale dev’essere, secondo me, specificata nello stesso quesito. Ovvero la scelta non dovrebbe essere fra “sì” e “no”, ma fra
si pratichino forme di respirazione meccanica
e
se necessario, si pratichi la respirazione meccanica solo per il tempo necessario a preparare la sedazione profonda, ed immediatamente dopo si pratichi la sedazione profonda e si interrompa la respirazione meccanica.

- si pratichino idratazione o nutrizione artificiali   SI  NO

Vi invito a una riflessione simile alla precedente. Lasciar morire di fame e di sete una persona che ha compilato il testamento biologico allo scopo di non soffrire è una contraddizione. Anche in questo caso occorre specificare che prima di interrompere alimentazione e idratazione si deve eseguire la sedazione terminale.

- si ricorra alla sedazione profonda   SI  NO

Prima di commentare questo punto attendo la vostra risposta alla precedente domanda che ho fatto riguardo all’andare a capo oppure no prima di “in caso di arresto cardio-respiratorio”. Premetto che se il layout è corretto così come l’avete scritto, allora barrando il “sì” a questa disposizione sul ricorso alla sedazione profonda, genericamente si dispone che venga attuata tale pratica solo nel caso in cui ci si trovi nelle condizioni espresse nelle prime righe di premessa del documento.

- si pratichi dialisi   SI  NO
- si pratichino interventi di chirurgia d’urgenza  SI  NO
- si pratichino trasfusioni di sangue   SI  NO
- si somministrino terapie antibiotiche   SI  NO

Commentando questi punti mi verrebbe di nuovo da fare un discorso simile ai precedenti sull’aggiunta della sedazione profonda, che per la verità non mi pare abbia senso non eseguire secondo l’opinione della persona che ritenga la propria vita ormai inutile. Tutto sta nel capire quando, secondo la legge (chiara? Non so), è plausibile autorizzare una persona a dichiarare una vita non più degna di essere vissuta.

03 settembre 2019

Per chi ha votato Salvini credendolo "come Minniti, ma meglio"

Matteo Villa, ricercatore del programma Migrazioni dell'Istituto per gli studi di politica internazionale, basandosi sui dati del Ministero dell'Interno, dell'UNCHR, IOM, ISPI,
ha pubblicato su Twitter vari post, che messi insieme danno un'idea su ciò che è accaduto nel Mediterraneo quanto a migrazioni dalla Libia e morti, confrontando tre periodi:

- luglio 2016-giugno 2017, prima che l'allora ministro dell'Interno Rocco Minniti trattasse col presidente libico Fayez al-Sarraj sui rimpatri;

- luglio 2017-maggio 2018, da dopo che tali politiche di Minniti fino alla fine del suo mandato;

- giugno 2018-agosto 2019, quando il ministro dell'Interno era Matteo Salvini.

Ritenendo particolarmente utile ciò che Matteo Villa ha spiegato, visto che un post su Twitter rischia di perdersi fra mille altri, ne riporto di seguito i contenuti. Buona lettura.


1) DIMINUZIONE DEGLI SBARCHI DALLA LIBIA

La diminuzione di sbarchi in Italia dalla Libia è stata maggiore con Minniti rispetto che con Salvini:

Meno 140.000 nel periodo Minniti;

Meno 30.000 nel periodo Salvini.


2) POLITICHE DI DETERRENZA E PARTENZE DALLA LIBIA

Rispetto agli sbarchi in Italia, le partenze dalla Libia sono calate più rapidamente con Minniti che con Salvini.


Ecco perché il numero di morti in mare non è diminuito come sperato.

Tra chi è partito dalla Libia, i morti in mare sono diminuiti con Minniti e aumentati con Salvini:

4.049 morti prima del periodo Minniti;

1.168 morti nel periodo Minniti;

1.369 nel periodo Salvini.


3) POLITICHE DI DETERRENZA E RISCHIO DI MORTE IN MARE

Tra chi è partito dalla Libia, per ogni migrante il rischio di morire in mare è rimasto sostanzialmente invariato con Minniti, mentre è triplicato con Salvini:

2,0% morti ogni migrante partito prima del calo;

2,1% nel periodo Minniti;

6,0% nel periodo Salvini.

L'aumento del rischio di morte in mare non ha sufficientemente dissuaso i migranti dalla fuga via mare dalla Libia. Però ha fatto aumentare il numero assoluto di morti in mare. "Lo anticipavamo nove mesi fa", scriveva venerdì scorso Matteo Villa.


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Risposte a obiezioni mosse da un commentatore su Twitter:

- Come mai per Salvini inizia a contare dal primo giorno di insediamento del governo mentre per Minniti da 7 mesi dopo?
- Perché le politiche Minniti (cooptazione delle milizie libiche) hanno avuto effetto da metà luglio 2017; le politiche Salvini (porti chiusi) da subito.

- Le partenze non sono costanti durante l'anno: sono molte di più d'estate. Se considera periodo luglio2017 → maggio2018 per Minniti dovrebbe considerare luglio 2018 → maggio 2019 per Salvini.
- È un’obiezione fallace:
(1) la stagionalità nel periodo successivo al calo delle partenze è stata minima;
(2) [...] ci sono effetti di trascinamento delle politiche Minniti che solo modelli multivariati fanno emergere, quindi qui sto facendo un favore a Salvini.


E adesso che i numeri parlano, basterà sottoporli all'attenzione del leghista medio per fargli cambiare idea sul fatto che Salvini sia "come Minniti, ma meglio" ?
Macché: tutti questi numeri sono per i professoroni, evviva il capitano.


Aggiornamento del 4.9.2019: Matteo Salvini ha pubblicato su twitter un filmato in cui gli immigrati su una barca, bloccata da molti giorni, festeggiano saltando, ridendo e abbracciandosi dopo aver saputo che potranno sbarcare.
Al video (girato da un reporter che poco più tardi gli ha fatto notare che deve pagargli i relativi diritti per utilizarlo) è stata aggiunta la scritta
Nave centri sociali, sbarcati per "emergenza sanitaria"
Paralitici e infermi...

Il commento di Salvini (o più probabilmente di colui che si occupa del suo account Twitter) è:
Ma che bello il "clima" del governo a guida PD: sbarcati gli immigrati della nave dei centri sociali per "emergenza sanitaria"... Ma pensano che gli italiani siano scemi??? Fai girare!"
A parte il fatto che "emergenza sanitaria" non significa necessariamente paralisi o infermità, Salvini (o l'addetto al suo account Twitter) parla come se non ricoprisse più la carica di ministro dell'interno non fosse ancora lui. E invece, atmosfera o no, per adesso il ministro dell'interno è proprio lui. Mah.

15 agosto 2019

I processi si fanno in tribunale, ma vanno bene anche in TV

Spesso si vedono in TV giornalisti che intervistano persone accusate di un illecito, invitandole ad argomentare in merito, e la risposta è del tipo "Non rilascio di chiarazioni, perché i processi non si fanno in TV, ma nei tribunali".

A parte il fatto che poi, quando vengono condannate, vanno in TV (o mandano in TV il loro avvocato) a spiegare che la condanna è secondo loro ingiusta... cosa impedisce a un imputato di commentare un'accusa difendendosi nel merito? Certo non la legge.

Vecchia barzelletta:

Dialogo fra marito e moglie:
- Caro, c'è da tagliare l'erba.
- Non sono mica un giardiniere, io.
Il giorno dopo:
- Caro, ho chiamato il giardiniere e ha tagliato l'erba. Non avevo i soldi per pagarli e così mi ha chiesto di ricompensarlo andando a letto con lui oppure facendogli una torta.
- E tu gli hai fatto la torta, giusto?
- Non sono mica una pasticcera, io.

Sì, esistono figure professionali adatte a un ceto compito. Esistono strimenti adatti a una certa funzione. Esistono contesti adatti a un certo dibattito.

Ma questo non significa che la persona, lo strumento o il contesto adatti abbiano l'esclusiva, a meno che non ci sia una specifica ragione.

Questa storia secondo cui i processi non si fanno in TV (o sui giornali) è una stupidaggine. I processi si possono fare benissimo anche in TV. Ovviamente si tratterà di processi che portano non a una sentenza, ma a un'opinione che ognuno si fa osservando le varie argomentazioni. Certo, deve essere condotto in maniera obiettiva, e io non risponderei a un giornalista che in passato ha dimostrato scarsa onestà intellettuale, o che lavora per una trasmissione televisiva che si è dimostrata spazzatura.
Quindi, se l'accusato ritiene che il giornalista o la trasmissione siano scorretti, lo dica chiaramente rispondendo "Conosco lei / il programma per cui lavora, so che tagliate ad arte le risposte degli intervistati e costruite servizi faziosi e tendenziosi, quindi mi rifiuto di parlare con voi".
Ma se il giornalista e la trasmissione televisiva offrono un terreno obiettivo, allora rifiutarsi di rispondere può significare solo una cosa: all'accusato conviene divincolarsi in quanto la domanda è scomoda. E cioè è colpevole.

E i giornalisti che si sentono rispondere "I processi si fanno nelle aule dei tribunali, non in TV" .dovrebbero cercare, col tempo, di mettere in cattiva luce questo modo di difendersi.
Purtroppo quella pseudo-argomentazione nella testa di tante persone sembra avere un senso, perché troppe volte è stata detta senza che nessuno rispondesse "Embè? Il processo si fa in tribunale, ma intanto nulla vieta che fai la tua dichiarazione a questo microfono".

La frase "I processi si fanno nelle aule dei tribunali, non in TV" spero un giorno acquisti la stessa valenza stupido-comica che hanno la barzelletta riportata sopra, o più semplicemente la stessa valenza di stupidità di scenari del tipo

- Mi può indicare via Puccini?
- Mica sono un navigatore.

- Secondo te gli extraterrestri hanno visitato la Terra?
- Mica siamo a un congresso di ufologia.

- Mi passi il vassoio dei fagiolini, per favore?
- Mica sono un cameriere.

E l'intervistato mica è innocente. Se no non scapperebbe con una frase fatta.

Petizioni per abolizione di albi e ordini professionali

Gli albi e gli ordini sono inutili enti succhia-soldi.

Non ho mai sentito la mancanza dell'albo della mia professione da quando nel 2005 ho iniziato a lavorare a quando è stato purtroppo istituito dalla ministra Gelmini nel 2018.

E adesso che esiste me ne accorgo per un solo motivo: mi chiede soldi, che sono obbligato da dare, praticamente in cambio di nulla.

Se qualcuno pensa che albi e ordini servano a individuare chi esercita abusivamente la professione si sbaglia: per quello basterebbe un semplice elenco, consultabile liberamente, delle persone aventi il titolo abilitante. Dunque i quattrini che i professionisti danno a albi e ordini servono solo per dare lavoro a chi si occupa di albi e ordini.

Firma la petizione per eliminare albi e ordini delle professioni sanitarie: vai su


e aggiungi il tuo nome.

Sì, lo so, il governo sta per cadere e la destinataria Giulia Grillo, attuale ministra della Salute, non potrà accogliere questa richiesta.
Vorrà dire che questo articolo sarà aggiornato con una nuova petizione quando ci sarà un nuovo governo (gradite segnalazioni di nuove petizioni nello spazio dei commenti).

Altra petizione, per eliminare TUTTI gli ordini professionali in Italia:


Questa è diretta al ministro della giustizia Alfonso Bonafede... stesso discorso fatto sopra.

29 giugno 2019

È opportuno istituire il Tribunale della Salute?

Mesi fa è stata lanciata questa petizione per la creazione del "Tribunale della Salute". Se ho capito bene è un po' l'analogo di quella che nel capo delle comunicazioni è la conciliazione stragiudiziale, che per legge è obbligatorio tentare prima di andare in causa, mirata a accorciare i tempi del contenzioso e a non intasare i tribunali.

Quanto a conciliazioni stragiudiziali io posso raccontare la mia esperienza, non in campo medico, ma proprio in campo di telecomunicazioni: grazie alla conciliazione stragiudiziale ho risolto relativamente in fretta e con relativa comodità una questione che mi vedeva contrapposto a TIM, dunque sarei portato a vedere di buon occhio questo tipo di iter, con qualche riserva: andrebbe un po' semplificata la creazione dello SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, necessario per avviare il tentativo di conciliazione tramite la piattaforma ConciliaWeb.

Altro mio dubbio: la persona che faceva da intermediario comunque viene pagato da un ente pubblico. Dunque che differenza c'è fra pagare lui e pagare una persona che lavora in un tribunale? Forse viene pagato meno, perché per una prima conciliazione non c'è bisogno di un laureato in legge? Allora si potrebbe dividere per argomento tutti i contenziosi: contenziosi sulle telecomunicazioni, sulla sanità, sul fisco, sui diritti dello studente, sui diritti del viaggiatore, etc, servendosi appunto in prima istanza di intermediari da pagare meno e che, occupandosi sempre dello stesso argomento magari sono anche abbastanza competenti.

C'è comunque da dire, tornando alla fattispecie della suddetta petizione, che il suo titolo è un po' fuorviante: "Subito il Tribunale della Salute: basta contrapposizioni tra Medici e Pazienti".
Una conciliazione stragiudiziale non è un processo, ma la contrapposizione certo che c'è, altrimenti non avrebbe nessun senso.

Che ne pensi? Fammelo sapere commentando qui sotto.

28 maggio 2019

In che senso la festa del 25 aprile è divisiva?

(Sì, è passato più di un mese dal 25 aprile. E allora?)

Il 25 aprile scorso il solito sciatto omuncolo che tutti conosciamo ha preferito non festeggiare il 25 aprile, sostenendo che questa festa è diventata una polemica fra fascisti e comunisti (e siccome rimanere a casa pareva brutto, ci ha anche aggiunto il fatto di essere occupato a presenziare a un evento in cui manifestava il suo affetto nei confronti delle forze dell'ordine che lavoravano contro la mafia, che quando lo fai non sbagli mai).

Ma il 25 aprile è divisivo? Se sì, chi divide veramente?

Rispondo di seguito, attingendo a un post scritto su Facebook da Lorenzo, un amico di un mio amico (non è un copia e incolla integrale, e inoltre ho avuto la sua autorizzazione).

Ai tempi del fascismo l'Italia era divisa in due parti. Quali?

Da un lato c'era una dittatura, che prese il potere con un colpo di stato, abolì la libertà di voto, la libertà di stampa e pure quella di opinione.

Dall'altro lato c'erano le persone che si opponevano alla dittatura: non solo i comunisti (che erano una minoranza), ma anche socialisti, liberali, repubblicani, popolari (cattolici) e pure monarchici.

Questi oppositori appena sconfissero il regime dittatoriale nel giro di pochi anni ripristinarono lo stato di diritto, le libere elezioni e diedero il voto alle donne (che sotto il Fascismo non avevano diritti politici). Fecero scegliere al popolo se l'Italia doveva essere una monarchia o una repubblica, e poi vararono la Costituzione.

Quindi sì, il 25 Aprile è divisivo. Divide a metà chi crede nella democrazia e nello stato di diritto (a prescindere dall'orientamento politico) dagli stronzi. Gli stessi stronzi che hanno la faccia tosta di lamentarsi dei crimini dei partigiani, quando i criminali che hanno innescato questa furia antifascista - purtroppo sfociata anche nel crimine - sono stati proprio i fascisti.
I crimini di reazione sono ciò che purtroppo accade dopo che hai tolto lo Stato di diritto per sostituirlo con il tuo arbitrio. Una volta che quel potere l'hai perso, gli abusi che hai commesso vengono restituiti con gli interessi. Interessi ingiusti quando consideriamo i crimini di una parte dei partigiani, e interessi troppo tiepidi quando consideriamo che quel comunista di Togliatti varò pure l'amnistia in favore dei fascisti.
Ma che ci vuoi fare... è una caratteristica tipica del fascista: giustificare l'arbitrio quando il manganello lo brandisci tu per poi, quando ti trattano come tu trattavi gli altri, piagnucolare inneggiando allo Stato di diritto che tu stesso avevi calpestato. Stronzi appunto.

Speriamo che il prossimo 25 aprile la consapevolezza di quello che la Liberazione ha significato e significa per noi italiani abbui più possibile le scempiaggini di chi lo usa come occasione per produrre il suo sterco elettorale.

14 maggio 2019

Perché ti cancello dagli amici se inneggi a Mussolini (o altro dittatore)

Riferendosi a me, un mio ex-amico ha detto che non gli parlo perché ho una visione differente dalla sua. In realtà l'ho cancellato dagli amici di Facebook (non bloccato) quando ho visto un suo post che inneggiava a Benito Mussolini.

Mi fa proprio imbufalire il fatto che provare fastidio quando si vedono certe esternazioni nostalgiche del fascismo sia definito semplicemente "avere una visione differente".

Capisco che una persona che non conosce la storia può esser stato preso in giro dai neofascisti e convinto che Mussolini fosse una brava persona. Ma io non ho colpa se inneggiare a quell'assassino sia blasfemo, fastidioso e dannoso.

Lo so, non se ne rende conto, ma questa non è una giustificazione. Proprio come certe ragazzate.

Avete presente le ragazzate adolescenziali?

Ragazzate come ubriacarsi per la sera del 18° compleanno e poi prendere a calci un'automobile della polizia, possono portare a conseguenze che paiono sproporzionate rispetto alla propria colpa. Ma non è così, perché i danni all'auto della polizia qualcuno li deve ripagare, ed è giusto che per legge quell'atto sia classificato come illecito penale.

Una volta queste erano le ragazzate.

Adesso le ragazzate, molto meno dispendiose e più facili da fare, consistono nello scrivere su Facebook cose che si crede vere, oppure si accetta di rischiare di scrivere una sciocchezuola un minimo inesatta, che se poi è falsa beh, pazienza, e se si tratta di qualcosa che diffonde l'odio e la violenza dai, "son ragazzi", che vuoi che sia, in fondo non si fa male nessuno, al massimo possono essere classificate come rozze, tipo uno scappellotto a un amico al bar. Non è così. Proprio come i calci all'auto della polizia, non si tratta di cose innocue. I calci all'auto della polizia sono ragazzate che ragazzate non sono. I post su Facebook in cui inneggi a Mussolini a qualcuno paiono un inoffensivo delirio di un ragazzetto annoiato che non ha studiato la storia, e che, intrippato da Salvini e Casapound scribacchia sperando che qualcuno ignorante quanto lui metta un "mi piace". E invece fa danno.

FA DANNO.

Non è chiaro se il pistola stia facendo uso più o meno inconsciamente della vecchia tecnica che consiste nel dire qualcosa che può essere preso sia sul serio che per scherzo (se lo prendi sul serio rischi di sentirti dire "e fattela una risata", e se lo prendi come scherzo rischi di sentirti dire "non sei capace di fare un discorso serio). Sta di fatto che viene sottovalutato o non visto questo DANNO che consiste nell'offendere, dilaniare, accoltellare la preziosa memoria di persone del passato a cui dobbiamo il nostro stato di persone libere. E abbassare la guardia nei confronti di dittature sanguinarie come quella di Mussolini, di Putin, di Erdogan, di Asssad... il primo appartenente al passato, gli altri apartenenti al presente.

A chi elogia mussolini su Facebook si dovrebbe intimare di smetterla come si dice "smettila" a un bambino che fa i rutti a un ristorante pieno di gente.

Ma dai, è solo un bambino!
Lo so che è solo un bambino. Ma la deve smettere. E se nessuno riesce a fargli capire che la deve smettere, dal ristorante esce lui o esco io.

Con la differenza che la comunicazione su Facebook, grazie alle incaute condivisioni fatte senza pensarci tanto e senza stare a riflettere sulla bontà del gesto, influenza milioni di persone, e quindi influenza la cultura di una nazione, e quindi influenza il modo in cui le persone voteranno, e quindi influenza la nostra vita.

Le persone che inneggiano a Mussolini offendono me e milioni di persone, compresi i sedicenti fascisti (che col fascismo vero cambierebbero subito idea, senza però poterlo dire su Facebook).
Purtroppo non capiscono che leggere lodi a Mussolini "salvo qualche cazzata che ha fatto" suscita e deve suscitare lo stesso sentimento che si avrebbe vedendo elogiare una persona che ha ucciso un proprio genitore o un proprio caro amico a cui si deve la vita.
Il fascismo non è un'opinione. È violenza. È crimine. È ignoranza programmata, obbligatoria per legge. È corruzione. È propaganda fantasiosa, l'unca in grado di far approvare il regime da tante persone, assieme all'ignoranza dei posteri che non studiano.

Il sapere è prezioso; la disinformazione è una ragazzata che ragazzata non è. È qualcosa di né più né meno che blasfemo.

Per questo per me è importante trattare chi inneggia a Mussolini come un poveretto che non sa quello che dice, e che dopo un po' che continua io inizio a stargli lontano per l'eccessivo fastidio, e spero che se a fargli capire qualcosa non ci sono riuscito io, ci riesca qualcun altro.

13 aprile 2019

Bando allla fuffa sulla legittima difesa. E il legittimo attacco?

Le modifiche al codice penale introdotte dal governo in carica in tema di legittima difesa hanno valore solamente cosmetico: praticamente nulla è cambiato. L'unico scopo perseguibile, perseguito e forse ottenuto è stata l'approvazione di tanti cittadini che si sentono più liberi di difendersi, senza capire che non è così; chi invece ha un minimo di capacità analitica si trova di fronte uno scenario di non-cambiamento che era ovvio fin da prima.

Meno ovvio è che il governo sarebbe potuto intervenire ragionevolmente su un aspetto che avrebbe portato al tempo stesso consenso e utilità per i cittadini: il legittimo attacco.

Questo intendo: io voglio essere libero di picchiare non solo chi tenta di far del male fisicamente a me o a un'altra persona. Voglio anche essere libero di usare violenza fisica anche per interrompere un tentativo di arrecarmi illegalmente un grave danno.

Il grave danno può essere il furto, lo scippo, il danneggiamento o la dispersione di un oggetto appartenente a me o che mi è stato affidato (es. danneggiamento della mia automobile, o della chitarra che ho preso in prestito o in affitto, o il lancio nel fiume del mio pallone).

O anche la limitazione della mia libertà, specialmente se si tratta dell'impedimento di fare qualcosa che per me è urgente, e che se non fatta determina per me un grave danno.

Un paio di esempi:

- Se sono un chitarrista e devo entrare nel teatro in cui si svolge il mio concerto, un bullo mi impedisce di entrare mettendosi davanti alla porta, la Polizia al telefono mi dice che può intervenire non prima di 40 minuti, ed essendo io in ritarto la gente già se ne sta andando e sta giustamente ricevendo indietro i soldi del biglietto, io voglio avere il diritto di mettere KO il bullo ed entrare nel teatro per suonare.

- Se un bullo mi impedisce di entrare in automobile e per questo motivo rischio di perdere l'aereo, non è pensabile chiamare la polizia e poi denunciarlo per i danni che ho subito per il fatto che ho perso l'aereo, così come non è pensabile (tornando alla legittima difesa) lasciarsi picchiare perché "tanto poi lo quereli e chiedi i danni".

Sto parlando di situazioni in cui no, non è sufficiente uno spintone per farsi strada, perché il bullo è grosso e non sarebbe sufficiente; sto parlando di situazioni in cui il bullo lo metti KO oppure non puoi riuscire a tornare libero di fare quello che volevi legittimamente fare.

Analogamente voglio essere libero di picchiare un delinquente per interrompere il suo tentativo di arrecare un grave danno a un'altra persona che mi ha chiesto aiuto.

Picchiare in che modo? Ferendolo quanto?

Come per la legittima difesa, ci dev'essere una giusta proporzione fra offesa e difesa. Mi rendo conto che in un eventuale processo non sarà facile per un giudice stabilire quando il legittimo attacco è tale e quando è esagerato. Direi che nel dubbio (mi riferisco al dubbio sull'entità della violenza, non su come siano andate le cose), il Giudice dovrebbe dare torto a chi se l'è cercata, e dargli ragione (in parte) quando l'esagerazione è palese. Inoltre l'esagerazione dovrebbe essere rilevata sulla base dell'azione e della verosimile volontà di far male, e non del danno effettivamente subito. Ad esempio, se ti do uno spintone per impedirti di rigarmi l'automobile e tu inciampando batti la nuca e muori, il danno è stato esagerato, ma non la mia azione, perché verosimilmente non avevo intenzione di ammazzarti, dunque il mio legittimo attacco deve considerato tale.

31 dicembre 2018

Lo spot di Obiettivo Risarcimento "contro i medici" è da censurare? No.

Ho visto in TV uno spot di Obiettivo Risarcimento, azienda che fornisce assistenza legale per chi ritiene di esser stato vittima di malasanità.



Testimonial è Enrica Bonaccorti, che dice:

«A tutti può capitare di sbagliare, e purtroppo accade anche negli ospedali. Ma tutti, in questo caso, hanno diritto a un giusto risarcimento. Se pensi di aver avuto un danno nella sanità, chiama Obiettivo Risarcimento, oppure vai sul sito Obiettivorisarcimento.it. Riceverai una consulenza gratuita per essere aiutato a raggiungere il tuo obiettivo. Ma facciamoci sentire! Ah... Ci sono fino a dieci anni di tempo, per reclamare quello che ti spetta».

La Federazione nazionale degli Ordini dei medici non l'ha presa bene, e ha scritto alla Commissione di vigilanza Rai invitando a impedire «la diffusione di un messaggio pubblicitario falso, fuorviante e rischioso».

Addirittura Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi (azienda che dà assistenza legale ai medici) ha dichiarato che presenterà una denuncia in Procura, sostenendo che lo spot "fornisce ai cittadini una comunicazione ingannevole e scorretta". Aggiunge che società come Obiettivo Risarcimento hanno come unico obiettivo il risarcimento economico.

In effetti, per quanto ne so io, ogni azienda tende principalmente a guadagnare quattrini, e nel caso di un avvocato, l'obiettivo non è fare in modo che vinca la persona che ha ragione, bensì fare in modo che vinca il proprio cliente.

Ma il fatto che a pensar male spesso ci si indovina non significa che pensar male sia lo stesso che avere le prove sufficienti a un provvedimento da parte di un organo pubblico.

La RAI ha sospeso lo spot e tornerà a mandarlo in onda solo dopo l'eventuale approvazione dell'IAP, Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria.

Cosa ne penso io?

Tutti gli spot pubblicizzano aziende viene incontro a potenziali clienti che hanno una certa esigenza.

Proibire uno spot come quello di Obiettivo Risarcimento andato in onda in questi giorni, dicendo che aizza le persone contro i medici è come proibire una pubblicità di un corso di autodifesa dicendo che potrebbe incoraggiare le persone a usare quelle tecniche per offendere anziché difendersi.
È possibile che ciò accada? Naturalmente sì, proprio come esiste l'abuso in ogni campo. È giusto censurare uno spot? Certamente no, se non dice nulla di illegale o palesemente fuorviante, cosa che questo spot non fa, anche se il mondo è pieno di code di paglia e dunque spesso basta dire "A volte alcune persone della categoria X commettono errori" per essere accusati di infangare l'intera categoria X.

Censurare col processo alle intenzioni e con la coda di paglia sarebbe una ingiusta limitazione della libertà di parola, e per questo spero che nonostante il potere della lobby medica lo spot possa tornare in TV.

Come si legge a questa pagina del sito di Consulcesi, Tortorella, citando i dati dei tribinali italiani, ha affermato (si potrebbe dire "ha ammesso") che "il 97% delle cause intentate in sede civile per risarcimenti in seguito a presunti errori diagnostico-sanitari, finisce in un nulla di fatto".

Dunque qual è il problema? Non il fatto che vengano intentate delle cause, magari da parte di pazienti aizzati da avvocati, ma il fatto che queste cause procedano lentamente a causa di una giustizia malata, e il fatto che raramente, per quanto ne so, viene punito l'illecito di lite temeraria.


A proposito dell'intentare o meno cause in malafede ho trovato interessante (immagino sia veritiero, anche se non posso verificarlo) il dato riportato in questa intervista del 2015 dal presidente di Obiettivo Risarcimento Roberto Simioni: nel 2014 più di 8.000 persone si sono rivolte a quest'azienda, e solo per il 10% circa di questi è stato ritenuto opportuno avviare una pratica legale; da tenere presente inoltre che il cliente non è obbligato ad anticipare soldi per le spese vive, di cui in caso di soccombenza Obiettivo Risarcimento si fa carico, unitamente a tutte le altre spese processuali.

Articolo correlato: Quanti morti per la malasanità? di Marcello Crivellini, esperto nell'analisi degli errori sanitari e docente di Analisi e Organizzazione di Sistemi Sanitari al Politecnico di Milano.
Leggendo questo articolo, datato 2013, troverai una verità molto diversa da quella solitamente divulgata dalla categoria medica: si parla di 45.000 decessi all'anno EVITABILI e circa 500.000 invalidità permanenti EVITABILI. Numeri decisamente più grandi rispetto ai parametri definiti fisiologici, se paragonati con altri stati del primo mondo.
In Italia abbiamo lo stesso numero di eventi avversi evitabili degli USA, che ha una popolazione di 6 volte superiore. In Italia c'è solo da migliorare per diminuire questi eventi, ma qualcuno è più interessato a censurarli, riuscendoci molto bene. Verosimilmente i dati veri rimangono volutamente nascosti a causa dei medici colpevoli di malasanità che mentono ai loro pazienti con un "lo deve fare" o "è stato fatto tutto il possibile", a causa della frequente omertà dei colleghi, col risultato che spesso il paziente non sa e non saprà mai di essere stato vittima di un errore e di aver diritto a un risarcimento. I mass-media divulgano solamente i fatti più eclatanti, che sono solo la punta di un Iceberg.

19 dicembre 2018

Come inviare una raccomandata senza busta con più fogli?

Come è noto, la raccomandata con ricevuta di ritorno è una lettera (o un pacco) il cui ricevente, al momento della consegna, deve firmare una ricevuta, che tornerà in mani del mittente, che la conserverà come prova dell'invio, tipicamente da esibire in tribunale come prova; se il destinatario non la ritira entro un certo lasso di tempo, la raccomandata è legalmente da considerarsi come consegnata e letta comunque.

(NB: la ricevuta di ritorno prova la data di ricezione solo se la raccomandata è stata spedita tramite Poste Italiane, come stabilito dalla sez. civile della Cassazione con la sentenza n. 26778/2016; inoltre in un processo non può essere sostituita se non provvisoriamente dalla stampa della ricevuta in caso di raccomandata online inviata tramite il sito delle Poste, e comunque presentata non più tardi di 5 giorni prima delle prima udienza, come stabilito Cassazione, con l’ordinanza 19387/2012)

Ma come evitare che il destinatario affermi di aver ricevuto una busta vuota?

Si elimina questa eventualità inviando non una busta contenente una lettera, ma una lettera ripiegata in tre parti e spillata o, meglio ancora, fermata con colla o nastro adesivo per evitare una spesa aggiuntiva dovuta alla possibilità di problemi meccanici dei sistemi di smistamento che potrebbero comportare l'intervento di un operatore.
Il rettangolo ottenuto avrà le dimensioni di una busta; il messaggio per il destinatario dovrà risultare all'interno, e all'esterno rimarrà la parte su cui, come in una normale lettera, verranno riportati il destinatario da un lato e il mittente dall'altro.

E se il testo è particolarmente lungo, impossibile da inserire in una sola facciata e/o si devono includere degli allegati... come si struttura questa raccomandata senza busta?

Già, perché usando il primo foglio ripiegato come busta artigianale e inserendovi gli altri fogli, torna il problema di cui ho parlato all'inizio: il destinatario potrebbe dichiarare di aver ricevuto un solo foglio, quello che fa da involucro e che contiene solo una parte della lettera.

Il problema non si risolve spillando i fogli insieme, mi pare, dato che il destinatario potrebbe separarli usando un cavaspilli e sostenere di aver ricevuto un solo foglio (bucato).

Né si risolve scrivendo nella pagina più esterna tipo "Il presente documento si compone di N fogli...". Ho letto questa idea di un utente che sosteneva che così facendo, se il destinataro nega la presenza di altri fogli si potrà fare reclamo alle Poste per manomissione del plico. Reclamo inutile in realtà, perché è la parola del destinatario contro quella di Poste Italiane, e soprattutto perché potrebbe essere troppo tardi: magari questa contestazione viene mossa dal destinatario solo nel corso di un processo.

A qualcuno (oltre che a me) è venuto in mente di usare un unico foglio A3 da ripiegare, foglio in grado di contenere più scritte. Ma in questo caso il destinatario potrebbe tagliarlo e ridurlo così in un formato A4 che contiene indirizzi e timbro, e sostenere di aver ricevuto un A4 senza le altre parti del foglio, che avrà distrutto. Il giudice del tribunale potrebbe essere assai propenso a credergli, perché solitamente le lettere vengono inviate proprio in formato A4.

Quindi a quanto mi risulta gli unici modi per dimostrare inequivocabilmente l'invio di più fogli sono i seguenti:

a) Inviare più raccomandate senza busta, una per ogni foglio, scrivendo in ciascuna il riferimento alle altre.

b) Ci sarebbe poi un metodo di mia invenzione (e però vedi aggiornamento sotto). Un metodo che potrebbe sembrare bizzarro, ma conveniente se i fogli sono molti, e soprattutto un metodo che mi pare non avere migliori alternative se si devono spedire oggetti diversi da semplici fogli: all'interno dell'ufficio postale, creare un filmato in presa continua in cui si veda dettagliatamente tutto quello che viene spedito, e in cui si vedano i particolari della spedizione stessa, e cioè la preparazione del plico o pacco, la consegna all'impiegato, il timbro e il codice dell'affrancatura. Il tutto facendo attenzione a che nessun oggetto, una volta inquadrato, esca mai dall'inquadratura, altrimenti il destinatario potrebbe sostenere una sua sostituzione prima del rientro all'interno dell'inquadratura.
Come dicevo, questo potrebbe anche essere il sistema a cui ricorrere se si vuole inviare un oggetto, ad esempio un libro (in questo caso si dovrebbe includere nel filmato la scena in cui si visualizzano tutte le pagne, sfogliandole una ad una, per impedire che il destinatario sostenga di averlo ricevuto danneggiato).
Aggiornamento: Un mio amico mi ha scritto: "Dovevo spedire una busta ordinaria. Mi recai all'ufficio postale e feci tutto, timbro compreso. Alla fine chiesi all'operatrice di fare una foto, con il timbro, lei mi rispose, che subito dopo timbrato non era possibile fare filmati o foto."
Beh, allora io poi BOH. Se ti vengono idee, scrivilo nello spazio dei commenti e te ne sarò grato.

...Ma se si usa la PEC (posta elettronica certificata)? Tutti i problemi se ne vanno?

Non tutti, almeno nel momento in cui sto scrivendo questo articolo.
Se ne va il problema della lunghezza del testo, visto che si può scrivere quanto si vuole nel corpo di una email.
Rimane però il problema degli allegati, perché come ho saputo grazie a discussioni con esperti in campo legale e informatico, la ricevuta di ritorno di una email PEC ti fornisce la prova dell'invio del corpo dell'email, ma non degli allegati... mancanza che spero verrà sanata prima possibile.

02 dicembre 2018

I troll-post per far abboccare gli xenofobi sono dannosi

Un mio FB-friend stamattina ha condiviso questo post di Francesco Lancia, un utente che ha curiosato sul diario Facebook di un gommista di Monte San Savino, autore di un omicidio di un ladro che si era introdotto nel suo capannone, e di cui i media hanno parlato molto in questo periodo. Scorrendo fino a quasi 2 anni fa ha notato questo post, accorgendosi che l'uomo era cascato in uno scherzo a cui abboccano tipicamente gli xenofobi affrettati:


Francesco ha affermato che pubblicare scherzi del genere...

...è come avvicinarsi a un naziskin e dirgli "Lo vedi quel nero laggiù? Mi ha detto che si scopa tua madre". Quando poi torni dagli amici a gustarti da lontano i divertentissimi effetti dello scherzone, cerca di ridere forte così avrai maggiori possibilità di coprire il rumore delle ossa del malcapitato che si rompono.

Un po' esagerato, credo.

...Almeno se parliamo di Italia e paesi con un minimo di... stavo per dire alfabetizzazione, ma no, non è la parola giusta. Paesi abitati da persone con un minimo di intelligenza? Beh, certuni sono davvero terra terra. Senso civico? Boh.

E insomma, diciamo... almeno se parliamo di Italia e non di paesi come l'India, dove alcuni mesi fa una bufala ha davvero provocato degli omicidi.

Ma appunto, torniamo a parlare di Italia.

Un post del genere, o anche molti post del genere non possono essere così direttamente dannosi. Le opinioni influenzano le azioni, ma sono comunque cose ben diverse. Un' azione di una certa pesantezza è molto molto più influenzata dal proprio vissuto che dal proprio credo politico. Negli ultimi anni c'è una grande propaganda che fa percepire agli italiani una sicurezza più bassa di quella che effetivamente sussiste; una propaganda fatta di slogan e frasi imbecilli come "la difesa è sempre legittima". Ma anche se non ci fosse stata questa propaganda, il gommista sansavinese avrebbe sparato lo stesso. Infatti, se non parliamo di persone abituate a ammazzare, sparare a qualcuno è un'azione che può venir fuori soltanto a causa di una forte esasperazione, dovuta alla propria esperienza, e non a chiacchiere al bar, in TV o su Facebook. L'uomo ha sparato perché esasperato dalle molte incursioni dei ladri che aveva subito. Non perché ha maturato una convinzione leggendo sentendo parlare qualcuno.
 
Diciamo che fare troll post del genere è da stronzetti come parlare con uno straniero che vuole imparare l'italiano e suggerirgli parole scorrette. Diseducativo e a una certa età non più divertente.
Un altro esempio: se vedo una persona affetta da demenza che dice o fa cose strane e un quindicene ci ride, posso capirlo, ma io nella maggior parte dei casi lo trovo solo triste. Stessa cosa, a sto punto, per gli webeti che certi troll si divertono a prendere in giro, divertiti dal fatto che il loro desiderio di indignarsi è costantemente troppo forte per accorgersi che quel negro sia in realtà Martin Luther King e quel caucasico sia in realtà il criminale Charles Manson.

Ecco perché, senza drammatizzare come ha fatto Francesco, auspico che a questi scherzi ai danni delle persone superficiali venga posta fine. Sono stati divetenti in passato, ora basta. Perché un certo danno, a lungo termine, lo fanno eccome.
Se da una parte per qualcuno può essere divertente abbindoalre i polli per poi deriderli, dall'altra non bisogna chiudere gli occhi di fronte alla conseguenze di scherzi del genere moltiplicati per milioni di utenti utonti.

Lo so che li detesti, gli xenofobi superficiali, populisti e tutto il resto, ma questo non ti autorizza a diseducarli ulteriormente. Infatti in molti casi non vengono raggiunti da nessun commento che fa capire loro lo scherzo (come nel caso in questione nel momento in cui sto scrivendo) e altre volte comunque no, non hanno alcuna voglia di fare un passo indietro e ammettere di aver sbagliato. Rispondono tipo "Ok, ma potrebbe essere successo". Una volta uno mi ha detto "Lo sapevo, ma è una rappresentazione". Quindi il rinforzo del loro credo ha avuto luogo, e tu, autore dello scherzo, fra le tante risate, non ti accorgi di essere una pur piccola parte del problema.

Perché se dire cazzate che vengono buffamente prese per vere non spinge una persona a sparare, la spinge a atteggiarsi in un certo modo con gli altri e lo spinge a votare una certa parte politica basandosi su informazioni false.

E il diritto di satira?

La satira va bene quando ad esempio lo spettatore guarda un comico o legge una vignetta ed è al corrente che si tratta di satira. Se non è al corrente (ad esempio se non lo capisce), non è uno spettatore di satira, è una persona che viene presa in giro e disinformata, e non solo per colpa della propria superficialità.

A questo proposito riporto due commenti sotto al post di Francesco...

Daniele:

La satira è tale quando è dichiarata e contestualizzata. Il Trolling è l'esatto opposto.
Lo abbiamo dimostrato ampiamente che l'internet è pieno di cliccoscimmie, non c'è più bisogno di "rivelarlo".
Il contesto è cambiato, il contesto è che le cliccoscimmie stanno superando la soglia del pericolo sociale, e che stuzzicarle sui social influisce molto sulle conseguenze nella vita vera.
Se vogliamo chiamarla "satira di bassa lega" non c'è problema, purché la definiamo:
la satira di bassa lega è satira ignorante che non capendo il contesto in cui si muove fa casino, come fare tiro con l'arco, ma da ciechi e dentro un asilo.


Simone:
No, non è nemmeno satira di bassa lega, è solo un tipo di umorismo becero per bambini, come le scorregge e le parolacce. La satira è critica, ironia, comicità che mette in risalto i lati negativi dell'argomento di turno, è tutto questo e anche di più. Il trolling, soprattutto QUESTO tipo di trolling, è un modo becero di prendere in giro gli ignoranti. Come scritto qualche commento sotto, andare da una persona priva di istruzione a sbeffeggiarla con il proprio bagaglio culturale è come andare vicino a una donna per fare la gara a chi ha il pisello più grosso. L'ignoranza non va sfottuta, va combattuta e prevenuta.