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03 agosto 2020

Se Windows 10 per copiare un file chiede l'autorizzazione...

Circa ogni mese faccio un backup per mettere abbastanza al sicuro i miei dati. Lo faccio manualmente, rudimentalmente, rudemente. Cioè collego al PC un HD esterno adibito al backup, lo svuoto del backup obsoleto, e lì trascino col mouse tutti i file e le cartelle contenute nell'HD "titolare".


Alcune volte (sì, solo alcune volte e non sempre, stranamente) mi è capitato che Windows 10 interrompesse la copia soffermandosi su alcuni file. Compariva una finestra che diceva

"È necessario fornire le autorizzazioni di amministratore per copiare il file."

Sono l'unico proprietario del PC, ed ovviamente sono io il suo amministratore. Di quali autorizzazioni dovrei aver bisogno?

E però non è che si può discutere con un sistema operativo. Così ho cercato in rete la soluzione, che mi è stata fornita da Alvise, proprietario del sito "Angolo di Windows": mi ha linkato il suo post "Come diventare proprietario di un file, cartella o di tutto il disco", in cui parla diffusamente dell'argomento e fornisce le relative istruzioni.

Riassumo qui la strada più veloce, e cioè quella che consente di figurare come proprietario di tutti i file e di tutte le cartelle di un intero disco. Nelle istruzioni che seguono tieni conto che:

- "X" dev'essere sostituito con la lettera dell'unità disco che contiene i file che vuoi copiare;

- "UTENTE" dev'essere sostituito con il nome utente con cui stai usando Windows 10 (se non sai qual è, per scoprirlo clicca sulla lente di ingrandimento accanto a START, digita "account", poi in alto clicca su "Gestisci il tuo account"; nella finestra che comparirà, il tuo nome utente sarà scritto in maiuscolo nella parte destra della finesta, sotto il cerchio; spesso il nome utente è "UTENTE" oppure "ADMIN").

Ecco le istruzioni...

1)

Accedi al prompt dei comandi come amministratore. Per farlo, clicca sulla lente di ingrandimento, digita "prompt" e poi in alto, sull'icona del prompt dei comandi che è comparsa, clicca col tasto destro e scegli "Esegui come amministratore"
    2)

    Digita la seguente stringa, grazie alla quale l'utente verrà autorizzato a modificare o cancellare qualsiasi file e qualsiasi cartella dell'intero disco (in quanto verrà considerato amministratore del disco)

    takeown /F X:\ /R

    e premi INVIO.
    Si avvierà così un processo più o meno lungo, a seconda di quanti file sono contenuti nell'HD in questione.

    3)

    Conclusosi il processo precedente e ricomparso il prompt dei comandi, digita la seguente stringa, grazie alla quale un utente "standard" (non necessariamente amministratore, intendo) risulterà come proprietario di tutti i file e cartelle del disco

    icacls X:\ /grant UTENTE:F /C /T

    e premi INVIO.
    Anche in questo caso si avvierà un processo lungo a seconda di quanti file sono contenuti nell'HD.

    Immagino che per risolvere il problema si possa eseguire il passo 2 senza il 3 o viceversa, ma nell'incertezza consiglio di eseguirli entrambi. Che esperto di compiùte, ragazzi.

    E insomma fatto ciò potrai copiare tutti i file che vorrai senza temere che Windows interrompa la copia chiedendoti inutili conferme.

    26 aprile 2020

    I commenti tipo "Don't feed the troll" alimentano i troll

    Dando una breve occhiata a una discussione su un gruppo Facebook ho notato un commento provocatorio scritto da una cretinetta, che non conteneva nessuna argomentazione.

    Un utente ha risposto:

    È il terzo commento dove cerchi flame, non ti rendi conto di essere un po' ridicola?

    e poi, nei commenti successivi, ha inviato gli screenshot degli altri due post provocatori.

    Successivamente, senza contare gli interventi della trolla, ci sono stati altri commenti. Eccone alcuni:

    Allora non sono l'unico che ci ha fatto caso

    Già, il troppo tempo libero e i pochi neuroni fanno questo effetto

    Ma cosa volete rispondere ad un post del genere?
     
    Ragazzi è inutile che rispondente a questa ragazza che come argomentazione porta i meme, e che cerca solo flame inutile invece di argomentare

    Infatti non mi ci applico proprio

    Dai ragà, poraccia, si diverte così, lasciatela fare."Don't feed the troll" non ha insegnato niente?

    L'insegnamento del proverbio "Don't feed the troll" (cioè non nutrire il troll, cioè non dare spago a una persona che vuole solo divertirsi a provocare) è in effetti sfuggito a tante persone, e fra queste ci sono gli autori dei commenti che ho su riportato, compreso l'ultimo.

    Tanti utenti sono erroneamente convinti che le chiacchiere sul non dare spago al troll non valgano come spago al troll.

    Perché, cos'altro credete che si aspetti un troll, in risposta a un suo commento con lo stesso valore argomentativo di un rutto?

    È ovvio che non si aspetta risposte argomentate, e che gli va bene tutto. Gli va bene qualunque reazione, perché qualunque reazione è la prova che è riuscito ad attirare l'attenzione e a far perdere agli utenti il tempo necessario a scrivere. 

    Gli vanno benissimo risposte di qualunque tipo, anche quelle rivolte ad altre persone, anche quelle in cui si manfesta la volontà di non considerarlo... cosa evidentemente falsa, perché l'unico modo per non considerare qualcuno è non rispondergli né parlarne.

    Insomma, se sotto al commento di un troll vuoi rispondergli o fare considerazioni su di lui rivolgendoti ad altri utenti fai pure; puoi divertirti a fare battute, puoi far notare come quel gruppo Facebook necessiterebbe di una moderazione più attenta e severa, etc... ma tieni presente che difficilmente gli farai dispiacere o lo convincerai a smettere (se smette è perché non ha più voglia, e non perché tu e altri avete scritto qualcosa di persuasivo a tale scopo). Stessa cosa se clicchi su una qualunque "reaction".

    Stessa cosa vale anche fuori da Internet.

    20 novembre 2019

    Aggiornamenti dei blog via email con Feed RSS + IFTTT

    Molto spesso i blog hanno una newsletter che ti avvisa dei nuovi articoli. Alcuni però no, stranamente non ce l'hanno. Scelta alquanto controproducente, se uno vuol farsi leggere. Ma tant'è. Alcuni hanno una pagina Facebook abbinata al blog, e aggiornano i lettori con quella. Ma se uno vuole essere aggiornato via email è bene dargliene la possibilità. MA ALCUNI NON LO FANNO.
    O meglio non agevolano la cosa con un form di iscrizione alla newsletter. Non è che lo impediscano. Per chi è un po' disposto a smanettare (una tantum per ogni blog da seguire) la possibilità rimane, grazie al sistema Feed RSS.

    Ogni blog ha una pagina Feed RSS, che serve proprio per intercettarne gli aggiornamenti. Con l'aiuto del servizio gratuito che troviamo sul sito "If This Than That", a pagina www.ifttt.com, possiamo sfruttare il sistema Feed RSS per creare una newsletter di aggiornamento personalizzata.

    Prima di spiegarti come fare, ti dico come trovare l'indirizzo della pagina Feed RSS di un blog.

    Trovare l'indirizzo della pagina Feed RSS di un blog

    Se è un blog su piattaforma Wordpress, basta aggiungere /feed/ alla fine dell'indirizzo della home del sito.

    Un altro metodo consiste nel cercare sul blog un simbolo uguale o simile a quello qui sotto:


    Cliccando su questo simbolo di solito si viene portati alla pagina Feed RSS.

    Un altro metodo ancora necessita di cercare nel codice HTML della pagina: clicca col tasto destro su un punto a caso del sito in cui non ci sia un'immagine né un collegamento ipertestuale, e dal menù a tendina scegli l'opzione che ti consente di visualizzare la sorgente della pagina.
    Poi nella pagina che ti appare, usa la funzione di ricerca (solitamente la si attiva premendo CTRL + F), e nella casella di ricerca scrivi RSS. Verrà così evidenziata nel codice la scritta RSS facente parte dell'URL che stavi cercando. Oppure tale URL è poco distante, e contiene magari non "rss" ma "feed".

    Ora sei pronto per il passo successivo...

    Usare IF This Than That per rimanere aggiornati su un blog via email
    • Vai su www.ifttt.com e, se non l'hai già fatto, crea un tuo account ed esegui il login.
    • Rimanendo loggato, vai su https://ifttt.com/create
    • Clicca sul + che vedi subito dopo la parola "IF"
    • Clicca sul riquadro "RSS" (puoi trovarlo anche usando la funzione di ricerca del browser)
    • Clicca su New Feed Item
    • Inserisci nell'apposito spazio l'URL della pagina Feed RSS del blog su cui vuoi essere aggiornato e clicca su Create Trigger
    • Clicca sul + che vedi subito dopo la parola "THAN"
    • Clicca sul riquadro "EMAIL" (puoi trovare anche questo con la funzione di ricerca del browser) e poi su Send me an email
    • Se vuoi personalizza l'email che riceverai, scegliendo oggetto ("subject") e testo ("body")
    • Clicca su Create action
    • Clicca su Finish
    Ecco fatto.

    17 novembre 2019

    La mia amicizia su Facebook (sommario articoli e video)

    Siccome ho creato vari articoli e video in cui espongo le mie opinioni sull'uso di Facebook, soffermandomi soprattutto sull'aspetto dell'amicizia, ho pensato di pubblicare, per comodità di chi è interessato a visionarli, questa pagina-sommario che sia un po' più utile di un semplice tag.

    Se ti conosco da poco tempo e vuoi essere mio amico su Facebook ti invito prima a guardare il tutto e a dirmi cosa ne pensi (il tempo totale di lettura è forse di una trentina di minuti... non dirmi che non hai mezz'oretta da dedicare a un amico!).
     

    Amicizia agli amici, anche su Facebook
    https://opidos.blogspot.com/2017/03/amicizia-agli-amici-anche-su-facebook.html

    Puoi davvero essere amcio di centinaia di persone?
    https://opidos.blogspot.com/2018/07/puoi-davvero-essere-amico-di-centinaia-di-persone.html

    Su Facebook se non mi segui non ha senso rimanere nella mia lista amici
    https://opidos.blogspot.com/2019/03/FB-se-non-mi-segui-non-ha-senso-rimanere-in-mia-lista-amici.html

    Facebook = notiziario personale e poco più. O potrei non seguirti.
    https://opidos.blogspot.com/2017/02/facebook-notiziario-personale-e-poco-piu-o-smetto-di-seguirti.html

    Se vuoi rimanere mio FB-friend non diffondere bufale né siti bufalari
    https://opidos.blogspot.com/2016/12/vuoi-rimanere-mio-fb-friend-non-linkare-siti-bufalari.html

    Se nessuno si fa vivo (su Facebook) per sapere come va
    https://opidos.blogspot.com/2016/12/se-nessuno-si-fa-vivo-per-sapere-come-va-su-fb.html

    Perché ti cancello dagli amici se inneggi a Mussolini (o altro dittatore)
    https://opidos.blogspot.com/2019/05/perche-ti-cancello-dagli-amici-se-inneggi-a-dittatore.html

    È spam? Ma dai! Siamo amici!
    http://opidos.blogspot.com/2014/09/e-spam-ma-dai-siamo-amici.html

    La demenziale ripicca "Mi hai cancellato, e io ti blocco" su Facebook
    https://opidos.blogspot.com/2019/10/demenziale-ripicca-mi-hai-cancellato-e-io-ti-blocco-su-facebook.html

    Inoltre, se non l'hai già fatto, ti invito a dirmi qualcosa di te, dei tuoi valori, delle tue opinioni sugli argomenti per te importanti, dei tuoi gusti, del tuo stile di vita, etc, o linkarmi una pagina in cui ti presenti. Io l'ho fatto in questo blog, in particolare alla pagina "chi sono".

    31 ottobre 2019

    Concordo sull'obbligo di fornire un documento per iscriversi ai social network

    In questo articolo rispondo ad alcune argomentazioni di chi sostiene che non è una buona cosa l'obbligo per i social network di chiedere un documento di identità a chi si vuole iscrivere, obbligo di cui ha parlato in questo giorno il deputato Luigi Marattin, annunciando su Twitter la preparazione di una proposta di legge in merito.

    Riccardo Luna su Repubblica.it ha scritto un articolo intitolato "Carta d'identità per andare sui social, una proposta senza senso". Queste le sue affermazioni:

    - già oggi la Polizia Postale può identificare chi scrive sui social grazie all'indirizzo IP, che indica dove si trova il dispositivo con cui è stato inviato il messaggio

    E però l'utente può nascondere l'IP con un VPN, rendendosi anonimo con buona probabilità (non sicuramente, ma con buona probabilità). Per la verità questa cosa la sa lo stesso Riccardo Luna, che lo dice (contraddicendosi quindi a distanza di poche righe!), ma aggiunge che...

    - rimanere anonimi è un diritto umano sancito dalle Nazioni Unite per difendere la libera manifestazione del dissenso (Luna cita il rapporto dell'inviato speciale dell'Onu per la libertà di espressione del 2015).

    Ma il fatto che sia sancito dalle Nazioni Unite può essere un'argomentazione che spiega la difficoltà di varare una normativa del genere, ma non dimostra che Marattin abbia torto, a meno che non si voglia dibattere usando il principio di autorità.

    Altra argomentazione:

    - "Sono le dittature a cancellare l'anonimato".

    Anche qui non vedo argomentazioni, ma solo il principio di autorità all'incontrario, che non può funzionare se non come artificio retorico. Non è che se un cattivo dice che sta piovendo allora puoi dedurre automaticamente che è sereno. Il fatto che l'anonimato da sé basti a generare ingiustizie tipiche dei regimi dittatoriali mi pare tutto da dimostrare.

    Altra argomentazione:

    - Gli hater che insultano ogni giorno Liliana Segre (senatrice a vita, famosa per essere sopravvissuta alla detenzione nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau) sono quasi tutte persone che non si nascondono e postano col loro vero nominativo.

    Appunto. Quasi.

    Andiamo avanti.

    - Riccardo Luna scrive: "Davvero vogliamo imporre a 30 milioni di italiani che usano i social di dare la carta di identità per colpa di 200 razzisti?"

    Certamente. Così come imponiamo a milioni di onesti italiani di tenere una targa sull'automobile nonostante siano in pochi quelli intenzionati a forzare i posti di blocco. Divieti e numeri funzionano più o meno sempre così. Buon giorno.

    Altra argomentazione:

    - Sarebbe comunque possibile aggirare la normativa registrandosi al social usando un IP straniero.

    Come dire che le videocamere per beccare i rapinatori togliamole, perché tanto si mettono il passamontagna.
    Bisogna mettere più possibile il bastone fra le ruote a chi vuole commettere reati. E certamente la maggioranza delle persone non avrà voglia di smanettare per fingere di navigare dall'estero, e così intanto viene di fatto dissuasa una grande quantità di persone a ingiuriare e diffamare.
    Dopo di che la speranza è che anche gli altri stati seguano l'esempio di quello che per primo ha varato la normativa in questione, e/o che gli staff direttivi dei social network, anche se non obbligati, si diano questa regola, anche magari a costo di far pagare qualche euro l'iscrizione per via delle risorse da impiegare in sede di identificazione e validazione.

    Un'altra osservazione, molto semplice, l'ho pensata ancor prima di leggere, sempre su Repubblica.it, la risposta di Marattin all'articolo di Luna: come è giusto dover rispondere del proprio operato offline (ad esempio quando si scrive su un giornale cartaceo), è giusto doverne rispondere anche online. Un quotidiano cartaceo può non riportare la firma dell'autore dell'articolo, di cui comunque risponde il direttore responsabile. Direttore che conosce l'identità dell'autore e deve fornirla se richiesta dalle autorità.

    Un comune cittadino deve poter intentare un'azione legale contro chi, scrivendo su un social, ha commesso il reato di ingiuria e diffamazione. Deve essere almeno possibile chiedere, per le autorità, chiedere e ottenere dallo staff del social la vera identità del potenziale autore del fatto.

    Se poi Facebook o altro social accettano di iscrivere persone con un nick, affari loro. L'importante è che le persone che lo fanno sappiano di non essere, grazie a quel nick, al riparo dalla legge.

    Per quanto riguarda Facebook... no, Zuckerberg non gradisce che le persone si iscrivano con nomi e cognomi diversi da quelli anagrafici, e infatti quando lo staff di Facebook si accorge (per segnalazioni o altro) che un profilo è falso, lo cancella; inoltre fa controlli random per certificare l'identità degli iscritti. Lo fece con me qualche anno fa, e così inviai la scansione del mio documento di identità, mentre una mia amica, a cui fu chiesta, si rifiutò e così si cancellò dalla piattaforma.

    Ho poi letto la ri-risposta di Luna alla risposta di Marattin. Ecco cosa afferma:

    - L'obbligo per gli italiani di fornire un documento a Facebook o Twitter non avrebbe impedito la disinformazione da parte dei profili falsi creati dai russi.

    Vero. Una legge italiana spesso serve per obbligare gli italiani e non commettere reati. Non per impedirlo ai russi. Né serve per impedire ai russi di creare profili falsi, o di lanciarci missili. Ciò nonostante, pur coi suoi limiti, può essere una legge sensata e con una certa efficacia.

    - Mark Zuckerberg ha difeso la scelta di Facebook di accettare spot politici che dicano esplicitamente il falso. Lo ha fatto a proposito di una inserzione in cui il team di Trump sostiene che il candidato democratico Biden ha commesso cose che non ha in effetti fatto.
    [...] Che facciamo, chiediamo i documenti a Trump o chiediamo di bannarlo?

    Qui parliamo di un'altra cosa ancora. La legge che ha in mente Marattin non ha lo scopo di far sì che chi commette un reato di ingiuria o diffamazione sia bannato da un social. Ha lo scopo di dissuadere le persone dal commettere tali reati, facendo capire loro che sono identificabili facilmente.
    Quindi Facebook faccia quello che vuole con Trump e con tutti quelli che diffamano (io suggerisco di bannarli, che si chiamino Donald Trump, John Smith o Mario rossi). L'importante è che Trump e chiunque ingiuria o diffama possano essere agevolmente identificati e processati per questo.

    Altra argomentazione:

    - Facebook ha chiuso molte pagine bufalare con milioni di iscritti; bene, ma i contenutidi quelle pagine erano "robetta", non in grado di spostare voti, almeno per ora.

    Appunto, per ora. Meglio non rischiare. E in ogni caso, spostamento di voti o no, i reati devono essere puniti.

    - Facebook, Twitter e Youtube hanno chiuso un sacco di pagine e profili di odiatori, quindi "dire che le grandi aziende tecnologiche non stanno facendo nulla o non stanno facendo abbastanza è semplicemente una fake news"

    E invece è la verità. Non nel senso che tali aziende sono cattive, ma nel senso che, pur con tutto il loro impegno, non riescono a fare abbastanza, e il problema continua a sussistere, dato che per ogni account che viene chiuso ne viene aperto un altro il giorno dopo. Ecco che se in tutto il mondo gli utenti dovessero fornire un documento per iscriversi a un social network, il problema sarebbe non dico risolto, ma contenuto. E, come dicevo, non sarebbe male se l'Italia desse un iniziale buon esempio.

    - "ribadisco il fatto che a livello globale è stato sancito che la possibilità di essere anonimi in rete è uno strumento fondamentale per tutelare i dissidenti di regimi autoritari"

    Certo, finché ad esempio la Cina sarà il regime autoritario che è non auspicherò che là esistano (anzi, diciamo migliorino, visto che esistono già) strumenti e tecniche per eliminare l'anonimato.
    Ma questo non c'entra nulla.
    È inutile sancire le cose. Puoi sancirle quanto ti pare e al livello globale quanto ti pare, ma non riuscirai mai a farlo a livello tanto globale da inglobare anche i regimi autoritari. Quindi noi e tutti gli altri globali, globalissimi paesi non autoritari che facciamo? Garantiamo un anonimato che da noi non serve a nulla, visto che appunto sarebbe auspicabile giusto come toppa nei paesi autoritari? Se proprio vogliamo parlare di dittature (che è un altro argomento rispetto a quello che succede ad es. in Europa), allora la sensata speranza è che la Cina consenta ai dissidenti libertà di parola, non che in l'Italia, Francia, Svizzera, etc si consentano agli stronzi la libertà di offendere gratuitamente e impunemente il prossimo. Non c'entra.

    - Luna dice che non bisogna creare un "cyber wall", che ci farebbe auto-escludere, rendendoci profughi del web.

    Ma non credo sia così. Se fosse varata una legge che mettesse Facebook davanti alla scelta "Chiedi i documenti agli italiani oppure chiudi i battenti in Italia", Facebook sceglierebbe sicuramente di non perdere un bacino di utenza di milioni di persone e si attrezzerebbe per ottemperare alla legge.

    - La rete non è solo insulti e diffamazione: è molto altro e per la maggior parte ha effetti positivi sul mondo

    Vero. Ma quest'argomentazione mi ricorda i napoletani che inveiscono contro i giornalisti che parlano della criminalità organizzata locale, urlando che la maggior parte dei napoletani sono onesti. Vedi su: è sempre così. I problemi vengono dalle minoranze, che danno però problemi molto fastidiosi, che è giusto e doveroso affrontare.

    - Nel denigrare la legge pensata da Marattin, Luna coglie l'occasione di parlare di varie aziende, fra cui Google e Facebook, che secondo lui si sono dati l'obiettivo di far tornare centrale l'etica.

    Veramente già da qualche anno Google fa qualcosa di assolutamente anti-etico, proprio dal punto di vista della libertà di parola. Cioè demonetizza i video Youtube in cui si parla di argomenti controversi, cioè toglie le pubblicità a tali video, e quindi le entrate economiche dello youtuber. Che quindi se vuole continuare a guadagnare deve evitare ad esempio di dire che il tale dittatore fa una brutta cosa quando massacra gli inermi civili di uno stato vicino indifeso, perché siccome c'è sempre il cretino di turno che sostiene quel dittatore e si arrabbia non solo con lo youtuber, ma anche con l'inserzionista pubblicitario che gli dà da mangiare, allora l'inserzionista smette di investire facendo spot su Youtube.
    E Facebook ha un capo che pochi giorni fa ha difeso il diritto della sua azienda di sponsorizzare i video in cui un politico dice delle comprovate bugie. Evviva l'etica, anche qui.

    - Luna dice che una legge del genere sarebbe populista

    Veramente le ondate di odio, specialmente sui social network, vengono più che altro dai populisti (nota: anche il fanatismo di estrema destra è una forma di populismo).

    Chi ha invece commentato il messaggio di Marattin con un pensiero secondo me condivisibile? 

    Massimo Sandal, che su Wired ha parlato di ricerca scientifica, spiegando che molti giovani ricercatori non vogliono confutare pubblicamente le ricerche scientifiche per paura di ritorsioni: gli autori, quando assumeranno il ruolo di revisori, potranno valutare negativamente i loro articoli per vendetta. Inoltre se si tratta di potenti professori, hanno in mano decisioni come l'assegnazione di fondi e le assunzioni. Proprio per questo i revisori degli articoli sono anonimi

    Ok. Mi sta bene che siano anonimi gli iscritti ai social network dedicati alle ricerche scientifiche. Ma non quelli generaisti come Facebook o Twitter.

    Una roba buffa è che la pagina web della petizione lanciata da Marattin per la legge anti-fake, almeno fino a poche ore fa, si prestava a ricevere e accettare firme di persone fittizie ed aveva anche altri difetti, come spiegato in questo articolo di Wired (stavolta non firmato). Ma questo è un altro discorso.
    Comunque basterebbe forse obbligare tutti i fornitori di caselle email a chiedere un documento. Sì, anche. Così fra i benefici ci sarebbe la ben maggior valenza delle raccolte di firme sulle proposte di legge e su tutto quello che le persone chiedono al governo (e le email fatte con provider esteri? Semplicmente non devono essere conteggiate nelle petizioni).

    28 ottobre 2019

    La demenziale ripicca "Mi hai cancellato, e io ti blocco" su Facebook

    Dopo che ho sciacquonato via dalla lista di amici FB una persona schifosona che da un bel po' mi garbava zero per la sua tanta fatica e il nullo impegno nel capire concetti anche semplici, e che in una conversazione sul mio diario aveva esaurito la mia pazienza con digitazioni che nemmeno una scimmia appena nata, il suo commento successivo è stato

    "io piangerò...by by buona vita"

    [nel citare altre persone correggo le storture linguistiche, ma solo quando lo meritano]

    Credo che no, non abbia pianto, cosa per altro da me non auspicata. C'è però stata eccome, una reazione figlia d'emozione. Oltre all'insulso commento, intendo. Oltre all'insulso commento, intendo. L'ho notata dal suo nominativo non più blu, ma nero: mi ha bloccato... cosa che avrebbe avuto un razionale se solo io avessi dimostrato voglia di parlarci ancora. E però ci voleva un francobollo bello grosso e saporito per spedire la testona intorno a tanto psichedelico pensiero, dato che sono stato io a spedir via la persona schifosona per i suoi reiterati interventi stupidi e inopportuni sotto a un mio post in cui parlavo di un triste evento che mi riguardava. Quindi l'unico possibile emozionale e demenziale motivo per il quale mi ha bloccato è la ripicca.

    Due le conseguenze di cotanta tremenda rappresaglia (oltre a quella di natura tecnica che tutti si sa):

    - la conferma della sua già sospettata impossibilità di farcela

    - l'opportunità per me di scrivere un leggero articoletto su questa sorta di homo un po' meno sapiens del web.

    Certo, che anche offline di sicuro sono un po' meno (o anche parecchio meno) sapiens, ma qui parlo di una roba che avviene su Facebook. È qui che certi individui sbroccati alla nascita reagiscono ripiccando per il fatto che tu, in sintesi, hai schiettamente e semplicemente detto alla piattaforma social che amici non vi si può considerare, dato che sei troppo diverso da loro, e che così come si comportano rischiano di far sbroccare pure te.

    Come li chiamiamo, sti tipi?

    Uhm

    Blocca ripicca.

    Sbrocca ripicca e blocca...

    Picca Sbocca la sbrocca (sto anagrammando, no, nun se po fa)...

    Dai, una roba sintetica. FaceSbroc può essere?
    Ma sì. Per me vince a pari merito con l'italiofono Blocca ripicca. Non mi so decidere. Si fa che all'inizio della storiella che sto per raccontare uso la prima dicitura e poi a un certo punto uso la seconda, quando c'è il colpo di scena scema.

    Al facesbroc può capitare, come può capitare a tutti, di avere una conversazione in cui nasce un qualche disaccordo, che poi si trasforma in conflitto e ostilità.

    Adesso, piccolissimo facesbroc, facciamo un gioco: facciamo finta che tu non lo sia. Non sei un facesbroc, non sei un utonto, e anzi sei un utente tantissimo intelligente. Facciamo finta per un attimo che tu abbia ragione, al 100%. Il torto ce l'ha il tuo interlocutore, che tira fuori argomenti troppo difficili, astrusi, dice che non hai capito e invece boh, ma che ci sarà mai da capire; è lui che non apprezza i favolosi tuoi concetti concettuali intellettuali, che ti sono saltati in mente quando eri a metà della lettura della sua frase, che a quel punto cosa finivi di leggera a fare, visto che avevi già deciso cosa rispondere? Etc etc, ma va, va va, ah ah ah, emoticon che ride.
    Facciamo finta che non sei tu che stai importunando una persona con considerazioni o battute fuori luogo: è lui, che non si vuole aprire alle tue splendide idee, è lui a non farsi una risata quando invece dovrebbe grazie alle tue battute scompiscianti, mannaggia a te, oh, peraltro l'emoticon oltre a ridere ha anche le lacrime, e quindi come si fa a non rotolarsi per terra?
    Facciamo che quel professorone del tuo interlocutore, dopo averti avvertito ripetutamente, non ha affatto ragione nel ritenerti un povero imbecille... Diciamo così: è sicuramente lui ad avere qualcosa che non va, se non coglie gli stimolanti spunti che *sembra* ti siano usciti dal culo dopo aver mangiato male e fatto gli incubi, e invece no: è fine saggezza, che a confronto una sfuriata della Cipollari è una roba trash. E però macché: l'ingrato interlocutore è insofferente, proprio non vuole capire. E siccome è scomparsa non la sua pazienza, ma il suo buon gusto nel mantenerti nella sua lista di amici di Facebook, si permette addirittura di cancellarti. Pur avendo torto marcio.

    Bene. Teniamoci pure questa ipotesi, o stravagantissimo facesbroc, ipotesi che ti mette in bella luce e ti coccola in un abbraccio caldo e garantista come il vento di un'isola tropicale lontana dai doveri. Hai dunque a ragione giaciuto come una lucertola sotto al Sole dell'autocompiacimento: non sarai riuscito nell'intento di poco fa, quando nel bagno di una piscina di umorismo speravi di lasciare senza fiato gli ammirati presenti mentre propinavi incomprese perle, avvincenti come verticali subacquee quasi perfette, che il fiato lo toglievano solo a te, ma almeno puoi vantarti della tua immersione nella gelida acqua di una conversazione in cui stimolavi a cercare verità, poco importa se a occhi poco attenti ciò appariva inopportuno come l'uso di una vasca in manutenzione, motivo n. 2 per il quale nessuno ti faceva compagnia (il motivo n. 1 è la sensazione che per non percepire quel gelo tu avessi obbedito solo al tuo, di stimolo, esternando cose al cui autore non ci si avvicina volentieri)... Nessuno ti aveva fatto compagnia tranne, pur dall'alto, il gestore del luogo in cui ti esibivi, che a un ceto punto si è detto non più disponibile a seguirti. Come un ingrato bagnino, per il solo fatto di non essere obbligato a sorvegliare uno spirito libero come te, a un certo punto ti ha chiesto di uscire e non rientrare, senza impedirtelo direttamente, ma comunque con tale richiesta offendendo malamente il tuo onore, per giunta facendo presente al proprietario e ai presenti che lui con te non c'entra nulla, senza rendersi conto che così si trattano gli appestati e non le persone superganze come te.

    Quand'è così, quale reazione punizione riservare al bieco mascalzone?

    Quello lì, solo per averti parlato in modo pacifico e cancellato senza bloccarti crede di non aver fatto nulla di provocatorio. E invece no. Per l'ingrato bagnino, incapace di apprezzare le tue verticali quasi diritte nell'acqua, acqua che solo tu hai il coraggio di intiepidire a modo tuo, è necessaria una lezione che gli insegni cosa succede a chi ha l'impudenza di manifestare estraneità a te e alle tue geniali trovate.
    Quello lì credeva di avere a che fare con uno qualsiasi. Non sapeva di avere a che fare con il Blocca Ripicca, colui che fa giustizia se gli togli l'amicizia.

    Come un matto appena espulso da una piscina in manutenzione che reagisce inviando al gestore una raccomandata con su scritto "Ti diffido dal chiedermi di rientrarci", tu, blocca ripicca, ti riveli mezzo marzialista del web e mezzo personaggio western mentre pensi "Haha, Stupido! Avresti dovuto bloccarmi tu prima!", con in mano un mouse impaziente di fare il suo lavoro, che per un attimo tieni a bada... "Aspetta, bello, aspetta... fra poco lo farai... ma prima devo scrivere l'ultima cazzatina, la cui risposta non potrà raggiungermi con nessuna notifica... Uah Uah Uah! Ho vinto... HO VINTOOOoooo".

    Hai vinto, ok, ma cerca di capire cosa.
    Hai vinto la figura della gattara psichiatrica. La figura del bambino tardo e penosino. La figura della volpe che grida all'uva di starle lontana e non provare assolutamente ad avvicinarsi.



    Se poi concludi con parole tipo "buona vita", fai venire voglia di rivolgere lo stesso augurio (però sincero) più che altro a chi ti sta intorno... perché sperare non costa nulla, e magari ci sarà qualcuno che dice di te che basta saperti prendere, perché in fondo da quelli come te nascono i fior.
    Ma questo l'utente bloccato non lo saprà mai e dunque, a così immediato ridosso dal tuo eterno addio, quale adatto commiato potrà esserti rivolto, facesbroc, il cui nominativo su FB è mutato da blu a nero, mentre da sedicente dolce e cioccolatoso amico ti sei improvvisamente trasformato in qualcosa che cioccolato non è? Boh... Il pozzo nero ti sia lieve.

    06 ottobre 2019

    Eliminare le note fra parentesi quadre su Word

    Cercando sul web ho visto che non è facile trovare una pagina in italiano che spieghi come cancellare tutte le note fra parentesi quadra in un testo su Microsoft Word. Almeno durante la mia veloce ricerca ho trovato solo pagine in inglese, di cui una dava istruzioni che ho seguito e che non hanno funzionato. Poi ho trovato quelle che funzionano. Ed eccole qua nella nostra lingua.

    Nota: seguendo questo metodo verrà annientata qualunque scritta comrpesa fra aperta e chiusa parentesi quadra, anche se non si tratta del classico numeretto che funge da nota, e anche se fra aperta e chiusa parentesi il testo va a capo.

    Prima delle istruzioni ti riporto qui sotto un testo con un po' di note, così che tu lo possa copaire e incollare in un foglio Word per fare una prova.

    ------------------
    OPIDOS è uno dei miei blog [1] il cui titolo è un acrostico [2] che sta per "OPinioni, IDee, OSservazioni". Per la vertà a volte inserisco anche istruzioni, quindi forse avrei dovuto chiamarlo "OPIDOSIS". Ma ormai sono abituato e affezionato a OPIDOS, e così continuerà a chiamarsi. Questo nome ha anche il pregio di non essere sfruttato da nessun altro sul web [3], almeno nel momento in cui sto scrivendo, almeno per quanto riguarda le pagine indicizzate su Google [4]. OPIDOS è anche una mia valvola di sfogo, dove scrivo su argomenti che mi fanno arrabbiare e rispondo a scemenze o ad atteggiamenti scemi che vedo sul web. Questo dovrebbe contribuire a calmarmi, ma è accaduto il contrario dopo che ho scritto un articolo sulle badanti provenienti dall'est Europa [5]. Cioè non dico che mi sono arrabbiato, ma ho perso un ennesimo pezzetto di fiducia nell'homo sapiens sapiens in quanto tante commentatrici e alcuni commentatori si firmavano come "Anonimo" nonostante la mia chiara e visibilissima richiesta di non farlo, richiesta che rimandava anche a un altro apposito post in cui fornivo spiegazioni e istruzioni in merito [6]. Inoltre non era servito a granché aggiungere una scritta in grassetto rosso poco dopo l'inizio dell'articolo per spiegare che non era mia intenzione generalizzare: c'era chi continuava a rispondere come se io ce l'avessi con la sua categoria in toto.
    Che ci vuoi far? Pazienza. Del resto ho anche scritto un articolo in cui suggerisco come reagire a commenti maleducati sul proprio spazio web [7].
    ------------------

    Ed ecco come fare per eliminare le note...

    1)

    Se le note (come nell'esempio sopra) sono collegamenti ipertestuali, incollale sul foglio Word, poi clicca sull'icona che compare sotto al testo incollato e scegli "Mantieni solo il testo"

    2)

    Porta il cursore all'inizio del testo

    3)

    Apri la finestra "Trova e sostituisci": mentre tieni premuti i tasti CTRL e SHIFT, premi T (questo vale per la versione italiana di Word)

    4)

    Nella finestra che ti appare, clicca sulla linguetta "Sostituisci"

    5)

    Nel campo "Trova" scrivi il seguente testo:

     (\[)(*)(\])


    (ho usato l'evidenziazione gialla per farti notare che all'inizo del testo c'è uno spazio, perché essendo ogni nota preceduta da uno spazio, togliere solo la nota lascerebbe al suo posto un doppio spazio anziché uno spazio singolo nelle frasi in cui non è seguita dal punto; nelle frasi in cui è invece seguita da un punto, togliere solo la nota significherebbe mantenere il punto distanziato con uno spazio dalla parola che lo precede)

    6)

    Clicca sul tasto "Altro >>", facendo così espandere la finestra


    7)

    Metti la spunta a "Usa caratteri jolly" se non c'è già

    8)

    Clicca su "Sostituisci tutto"

    9)

    Clicca "OK" sulla finestra che ti informa del numero di sostituzioni che sono state effettuate.

    29 settembre 2019

    Google mi dice che il testo di questo blog è troppo piccolo e...

    ...e mi manda un'email in cui mi inviata a correggere questo aspetto che (insieme ad altri) lo rende poco fruibile.

    Cominciamo a correggere 'sto difetto. Testo troppo piccolo. In effetti è vero: da smartphone si è costretti a usare i due diti per zoomare, altrimenti è una sofferenza.

    Solo che questo template, certo non arzigogolato e scaricato chissà dove, certo non fatto da uno sbandatello che si è divertito a giocare col codice e ha messo sciaguratamente online una obrobio senza sapere cosa stesse facendo, mi fa degli scherzetti.

    È un template offerto da Blogger che avevo leggermente modificato, senza metter mano al codice. L'ho modificato con gli strumenti dell'apposita interfaccia facile, che Blogger mette a disposizione agli inesperti come me, con la quale una persona con un minimo d'occhio dovrebbe essere capace di non fare danni e non deturpare la bellissima creatura che il team di Google ha sapientemente messo in piedi.
    Avevo effettuato giusto una variazione di larghezza della scheda principale e dei widget laterali, qualche variazione di colori di scritte e sfondi e poco più.

    E insomma dai, torniamo nell'interfaccia suddetta per ingrandire le scritte, ché se no Google mi bacchetta e ha ragione. Vado sul pannello di controllo di Blogger, clicco su Tema, poi su Personalizza, poi su Avanzato (ehm... avanzato, certo), poi su Pagina, e poi, nell'area Carattere, aumento la dimensione, che faccio passare da 13 a 18.
    Clicco su Applica, ed è fatta... sembrerebbe di sì: vado sul blog, e vedo che le scritte sono più grandi. Google sarà contento.

    MA NON SO CONTENTO IO.

    Perché lo scenario che si prospetta a me, autore del blog, è il seguente.

    Vado nell'interfaccia di scrittura le scritte sono ancora piccole.
    Va beh, pazienza, dico. Farò a meno dell'aspetto WYSIWYG (= what you see is what you get, cioè quello che vedi è quello che ottieni) per quanto riguarda la grandezza.
    Solo che l'interfaccia di scrittura di Blogger, quando si tratta di regolare le dimensioni delle scritte, non ha i numeri, ma le descrizioni. Puoi scegliere solo fra Più piccolo, Piccola, Normale, Grande, Più grande.
    Poco male, penso. Mica ho esigenze di enormi differenziazioni. Sarà tutto in proporzione, proprio come prima.
    Cioè se nel pannello di controllo del tema ho impostato come carattere 18, vorrà dire che quando nell'interfaccia di scrittura sceglierò di ingrandire il testo scegliendo "Grande" il carattere sarà magari 20, quando sceglierò "Piccolo" il carattere diventerà 16... e se cambierò idea e sceglierò "Normale" tornerà della dimensione predefinita, cioè 18.

    E INVECE NO.

    Se evidenzio un testo, vado sul menù a tendina della grandezza delle scritte e scelgo "Normale" io mi aspetto che sia lo stesso che non fare nulla, perché solitamente "normale" è la modalità predefinita, cioè quella che viene automaticamente impostata se non si interviene per fare variazioni. E cioè quella poco fa scelta nell'interfaccia del template.
    È vero solo in parte. Maledettamente in parte. Cioè nell'interfaccia di scrittura, dopo aver cliccato "Normale", come mi aspettavo, non cambia nulla. Però poi vado a vedere l'anteprima e mi accorgo che quel pezzo di testo è diventato piccolo.
    E allora che faccio? Provo a farlo diventare "Grande", per vedere se la scrittura standard è intesa come "Grande". E vedo che non è così. Scegliendo "Grande" la scritta in anteprima diventa sì grande, ma non quanto quella originaria.
    Analogamente succede per le altre dimensioni.

    Insomma, nel pannello di controllo del tema di Blogger, la dimensione delle scritte che si sceglie non viene intesa come dimensione "standard", rispetto al quale ha senso parlare di "grande", "piccolo", etc quando su tali denominazioni si clicca nell'interfaccia di scrittura.

    Piuttosto, Blogger ha uno standard che rimane sempre quello.

    ED È LO STANDARD CHE A GOOGLE STESSO NON PIACE, PERCHÉ SE LO USI TI BACCHETTA.

    Ho fra l'altro notato che se evidenzi un testo e clicchi su "Normale" e poi vai a vedere cosa è successo nell'interfaccia di scrittura HTML, vedi che attorno alla scritta è stato aggiunto il codice che normalmente si aggiunge per fare una scritta piccola:

    <span style="font-size: small;">Testo il quale ho selezionato Normale</span>

    BAH.

    Conclusione:

    se voglio far tornare davvero normale un testo devo andare nella parte HTML e cancellare la parte che ho rappresentato sopra in blu.
    Oppure premere sull'icona in alto a destra, quella con la T nera e la piccola X rossa, e cioè "Annulla formattazione". In questo caso il testo torna davvero norm... ehm... standard, diciamo. Però in compenso compaiono degli "a capo" in regalo... Va beh, li cancellerò.

    Ho inviato un feedback a Google esponendo il problema... vediam che mi risponde.

    16 maggio 2019

    Come fare l'embedding di una playlist di Youtube

    Youtube, nella sua visualizzazione "standard", ha eliminato la possibilità, in vigore anni fa, di fare l'embedding di una playlist. Avrà avuto i suoi motivi, ma a me la cosa era utile, e quindi sono contento di aver scovato in rete (per la precisione in un commento a un video che desciveva il vecchio sistema) un trucchetto che ci consente di visualizzare la vecchia interfaccia e ottenere la suddetta funzionalità ora ufficialmente cancellata e altre.

    Non so per quanto tempo ancora questo trucchetto funzionerà. Comunque eccolo:
     1)

    Val alla pagina della playlist

    2)

    Nella barra degli indirizzi, alla fine dell'URL, aggiungi la seguente stringa:

    &disable_polymer=true

    e premi INVIO.

    3)

    Apparirà una pagina simile alla precedente, ma stavolta cliccando su "Condividi" (link che stavolta compare in basso rispetto al nome del canale) visualizzerai la vecchia interfaccia, che ti consente di fare l'embedding della playlist intera anziché di un solo video.

    4)

    Clicca su "Codice da incorporare"

    5)

    Lascia selezionata la voce "Condividi con la playlist a partire da", e scegli dal menù a tendina fra "video corrente" e "inizio della playlist"

    6)

    Per altre opzioni clicca su "Altro", e comparirà la possibilità di scegliere le dimensioni del video, la possiblità di fare apparire oppure no i controlli del player, il titolo del video e la modalità privacy avanzata

    7)

    Fai triplo click sul codice HTML per selezionarlo, poi copialo e incollalo sul sito o sul blog in cui vuoi appaia.

    -----------------

    Ripeto, non so per quanto funzionerà... può essere che la vecchia interfaccia a un certo momento non sarà più accessibile, ma magari rimarrà la possibilità di modificare manualmente il codice HTML per ottenere lo stesso risultato. Se così dovesse essere, potrebbe essere d'aiuto prendere come modello un codice HTML a caso su una playlist, per cui lo incollo qui sotto:

    <iframe width="1280" height="720" src="https://www.youtube.com/embed/fTPPQz-wUQc?list=PLT46MujqxVyNYLpIbqbg6w0ObzeaXRVLr" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>

    (beh, tanto a caso non è...)

    23 marzo 2019

    Come eliminare la coda di stampa in Windows 10

    Talvolta la stampante impazzisce. Occorre revocare l'ordine impartito al computer, altrimenti si genera un caos di fogli e inchiostro sprecati inutilmente. Con Windows 10 accade più raramente rispetto ai precedenti sistemi operativi Microsoft, mi pare. Però qualche volta accade. E accade anche che il metodo più comune per eliminare la coda di stampa non funzioni o non sia applicabile.
    Eccoli tutti quanti i metodi (che io conosco), dal più semplice al più arzigogoloso (e però efficace di sicuro o quasi).

    Metodo più semplice

    1) Apri la finestra della coda di stampa
    • Se sul desktop in basso a destra, accanto all’orologio, compare l’icona della stampante, fai doppio clic su di essa
    • Se in basso a destra l’icona della stampante non compare, sul gruppo di icone accanto all’orologio, cerca una freccia rivolta verso l’alto; se presente, è quella più sulla sinistra; dopo averla cliccata, vedrai le icone nascoste; clicca sull’icona della stampante se è presente fra queste
    • Se l’icona della stampante non è presente, neanche fra quelle nascoste, procedi così:
      • Su Cortana scrivi “Stampanti e scanner” e premi INVI
      • Nella lista, clicca sulla stampante che stavi usando
      • Clicca su Apri Coda
    2) Elimina la coda di stampa
    • In alto a destra clicca Stampante
    • Nel menu a tendina clicca Elimina tutti i documenti e attendi qualche secondo

    Metodo meno semplice

    1) Arresta lo Spooler di stampa
    • Su Cortana digita services.msc e premi INVIA
    • Sulla lista a destra clicca Spooler di stampa
    • Sulla sinistra clicca Arresta e attendi qualche secondo senza chiudere la finestra
    2) Cancella i file di stampa
    • Apri la cartella C:\Windows\System32\spool\PRINTERS
    • Se compare un messaggio che parla di autorizzazioni ad accedere alla cartella clicca Continua e, se richiesto, inserisci la password di accesso a Windows
    • In questa cartella “Printers” seleziona tutti i file e cancellali.
    3) Riattiva lo Spooler di stampa
    • Torna sulla finestra Servizi citata nel punto 1
    • Alla voce Spooler di stampa clicca su Avvia il servizio, per poter stampare altri documenti, adesso che il caos è eliminato.

    16 marzo 2019

    Su Facebook se non mi segui non ha senso rimanere nella mia lista amici

    Questa è un’aggiunta al video dell’anno scorso in cui ho parlato della cancellazione di tanti amici su Facebook per l’impossibilità di seguirli tutti e non necessariamente per antipatia (perché amicizia e buoni rapporti possono esserci anche senza Facebook, come era noto a tutti prima del 2008). Aggiungo un’altra motivazione: un uso troppo diverso di questo mezzo di aggregazione...



    Può capitare anche al di fuori di Facebook che l’aggregazione crei problemi: capita ad esempio di avere un’esperienza non gratificante nel frequentare un gruppo di persone che però frequentare singolarmente risulta piacevole.

    Per me inviare un post su Facebook è qualcosa di simile a parlare a un gruppo di amici, proprio quelli che sono nella mia lista, e quindi trovo importante sapere, pur senza la pretesa di estrema precisione, a chi arriva ciò che dico. Se ne fai parte, è normale che tu non interagisca se ho pubblicato una foto che ti lascia indifferente o una battuta che non ti ha fatto ridere. Ma se questo si è ripetuto per un lunghissimo periodo, mi viene da pensare che i miei post non li guardi mai, oppure lo fai ma niente di quello che ho postato trovi degno di nota, neanche le cose che evidentemente sono state per me importantissime. Dopo un post su un evento importante per la sua bellezza è normale aspettarsi felicitazioni; se il fatto è molto importante perché brutto, è normale aspettarsi parole di vicinanza. Quest'ultimo è stato il mio caso nel mese scorso, quando è morta mia nonna e, a pochi giorni di distanza, mia mamma. Occasioni in cui tanti dei miei FB-friend non mi hanno contattato. Ho dedotto, chiaramente, non un menefreghismo, ma uno scarso uso di Facebook, o un eccessivo numero di amici che molti hanno e che riempie la loro bacheca rendendo più probabile che qualche post sfugga (problema che io non voglio avere, ed è per questo che l’anno scorso ho ridotto gli amici da qualche centinaio a qualche decina, anche con l’intento di una rispettosa trasparenza). A proposito di un uso secondo me improprio di Facebook ho deciso che chi usa / non usa Facebook avendo risultati del genere, non ha per me senso mantenere nella lista di amici, da cui mi aspetto di essere ascoltato quando ho qualcosa da dire. Se una sera uscissi con 150 persone che ritengo piacevoli e volessi dire qualcosa a tutti loro senza riuscirci a causa del brusìo, questo mi farebbe venire voglia di tornare a casa in anticipo, sperando ci sia occasione di incontrare ognuno di loro singolarmente.

    Siccome amicizia e chiarezza nella comunicazione sono per me molto importanti, ho investito 2-3 ore per rivedere le reazioni e i commenti ai miei post degli ultimi 12 mesi, e così mi sono accorto che circa la metà dei miei circa 150 FB-friend per questo lungo periodo non ha interagito e quindi per un motivo o per un altro i miei post probabilmente non incontravano il loro interesse; per fare più ordine nella mia testa, per avere una visione più chiara di ciò che accade quando invio un post, per non avere l’impressione di parlare a chi in realtà non riceve i miei messaggi o non è interessato, cancellerò queste persone dalla mia lista.

    Spero prima possibile succeda sui social network quello che è successo con le email. Quando l'uso delle email passò dalle mani di poche persone a milioni di utenti, tantissimi non si facevano scrupoli a mandare barzellette, perle di saggezza o presunte tali, bufale e catene di Sant’Antonio varie a tutti i contatti della propria rubrica. Poi questa tendenza è scomparsa. Per fortuna ora nessuno lo fa più: siamo tornati a fare dell'email l'uso iniziale, per cui era stata concepita. Di conseguenza, quando una persona riceve un’email da un amico, solitamente le dà una certa importanza e con buona probabilità la legge. Spero che questo accada anche con Facebook, strumento nato principalmente per mantenere e coltivare l’amicizia nonostante la distanza fisica e non per inviare a destinatari imprecisati il gattino, o la canzone, o l’articolo politico.

    Se sei un mio amico o una mia amica e ti ho cancellato dalla mia lista su Facebook per il motivo che ho appena spiegato, spero che prima o poi userai questa piattaforma in modo simile a come faccio io; in tal caso, chiedimi pure l’amicizia e sarò lieto di accettarla.

    05 marzo 2019

    Youtube video embedding: eliminare alla fine video consigliati di altri canali

    Una volta esisteva un modo per fare l'embedding di un video YouTube in modo che alla fine della riproduzione non ci fossero i vari riquadri che consigliavano la visione di altri video.
    Addirittura questo era possibile al momento della creazione automatica del codice embedded, proprio sulla piattaforma di YouTube.

    Ora non è più così: YouTube non offre più questa possibilità.

    E non si ottiene lo stesso risultato che si otteneva una votla neanche ricorrendo a una modifica manuale del codice: una volta bastava aggiungere all'interno del codice, dopo l'URL del video, la stringa

    ?rel=0

    e ottenere così il buio totale alla find della riproduzione del video.

    Adesso questa modifica non è proprio inutile, ma il suo effetto è cambiato: si ottiene che alla fine della riproduzione vengano proposti non video di altri canali, ma solo video del proprio canale.

    Accontentandoci di ciò, vediamo come fare di preciso con un esempio.

    Mettiamo che i il codice embedded di un video YouTube sia

    <iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/Pu9WHPazXBE" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>

    All'interno dell'embedded la stringa che ho evidenziato in rosso è l'URL del video. Alla fine di tale stringa va aggiunta quella citata all'inizio (in verde), quindi il tutto diventerà

    <iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/Pu9WHPazXBE?rel=0" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>

    In questo esempio ho scelto una puntata di MalaSpeak, contenuta nel canale YouTube Psicoperformance. Come vedi qui sotto, usando questo codice, alla fine della riproduzione vengono consigliati solamente video del canale Psicoperformance.

    28 febbraio 2019

    Porta USB difettosa... prova a togliere il risparmio energetico

    Un'entrata USB potrebbe essere da sostituire in quanto completamente non funzionante o non funzionante a tratti.

    Beh, se parliamo di un computer fisso, sostituire una porta USB appartenente alla scheda madre significa lasciarla lì per non usarla più e aggiungerne un'altra in uno slot libero. Se parliamo di un portatile, non saprei. Ma tanto non è di questo che volevo parlarti in questo articolo.

    Voglio piuttosto consigliarti di non decidere subito per l'aggiunta / sostituzione di uno slot USB: prima prova a vedere se il problema si risolve disattivando il risparmio energetico per le porte USB.

    Su Windows 10 (sugli altri sistemi operativi non so) esiste proprio una voce specifica... Ecco come trovarla e come disporre l'impostazione suddetta.

    - Nella barra di ricerca, scrivi "Pannello di Controllo" e clicca sulla relativa voce che appare in alto
    - Clicca "Opzioni risparmio energia"
    - Seleziona "Prestazioni elevate"
    - Alla destra di "Prestazioni elevate" clicca "Modifica impostazioni combinazione"
    - Clicca "Cambia impostazioni avanzate risparmio energia"
    - Se necessario, espandi "Impostazioni USB" cliccando sul "+" a sinistra
    - Se necessario espandi "Impostazione sospensione selettiva USB" allo stesso modo
    - Se il risparmio energetico per le porte USB non è stato disabilitato, leggerai la scritta "Impostazione: Abilitata"; in tal caso, clicca sulla parola "Abilitata"
    - Sul menù a tendina che compare, clicca "Disabilitata"
    - In basso a destra clicca su "Applica"
    - Clicca su "Ok"

    17 febbraio 2019

    Disattivare l'antivirus su Windows 10 definitivamente

    Windows 10 è un tipo strano, se guardiamo la funzione di Windows Defender: andando sulle impostazioni riguardanti la protezione da "virus e minacce" (bella dicitura), al di sopra della levetta per disattivare la protezione in tempo reale si legge:

    "Puoi disattivare l'impostazione per un breve periodo prima che venga riattivata automaticamente"

    Anvedi se uno non può prendere decisioni sull'antivirus a tempo indeterminato. Mah.

    Le conseguenze del non poter disattivare l'antivirus sono l'eventuale cancellazione automatica di file erroneamente scambiati per virus. E parlo di una cancellazione irreversibile, non di uno spostamento nel cestino, da dove il file si può recuperare.

    Ho scoperto, grazie alle spiegazioni di una persona più esperta di me, che per disattivare l'antivirus su Windows 10 intanto bisogna avere non Windows 10 Home, ma Professional o superiore. Inoltre occorre smacchinettare un po', in un modo certo non intuitivo per un utente comune.

    Ecco cosa devi fare di preciso:
    • Clicca sull'icona col cerchietto per la ricerca (solitamente nell'angolo in basso a sinistra, accanto ai quattro quadratini di Windows)
    • Scrivi gpedit.msc e clicca in alto su gpedit.msc quando compare.
    • Si aprirà una finestra "Editor Criteri di gruppo locali". Dovrai ora agire sulla parte sinistra di questa finestra (che se necessario puoi espandere trascinando col mouse il suo margine destro).
    • Sotto a "Configurazione Computer" clicca sulla freccetta che compare a sinistra della cartella "Modelli amministrativi", affinché si espanda facendo visualizzare le sue sotto-cartelle.
    • Allo stesso modo, espandi la cartella "Componenti di Windows"
    • Stessa cosa per la sua sotto-cartella "Windows Defender Antivirus"
    • Agisci ora sulla parte destra della finestra (anch'essa espandibile col trascinamento del suo margine destro): scorri in basso l'elenco delle voci finché non trovi "Disabilita Windows Defender Antivirus". Fai doppio clic su questa voce, e si aprirà l'omonima finestra.
    • In questa nuova finestra seleziona la voce "Attivata"
    • Clicca su "Applica" e poi su "Ok"
    Ecco fatto.

    Detto ciò, come assicurarsi che i file soggetti ad ingiusta accusa di essere virus vengano cancellati in un PC con Windows 10 (pensa ad esempio al caso in cui senza pensarci hai portato il file su un PC di un tuo amico che non ha usato l'accorgimento su descritto) ?

    Io faccio così: uso Winrar, che è nato per creare degli archivi compressi di file (quindi per ridurne le dimensioni creando un unico file di cui è più facile l'invio o lo stoccaggio), ma che è utile anche per rendere un file o un gruppo di file impenetrabile da curiosi non autorizzati... compresi gli antivirus.

    Per far questo puoi "racchiudere" il file da proteggere in un archivio RAR protetto da password. In questo modo, almeno finché il file è "inglobato" lì dentro, l'antivirus non potrà penetrarvi per analizzarlo ed eliminarlo. Quando scompatti il file, se questo viene eliminato, ne hai sempre una copia di riserva all'interno del file.rar.
    Per non dimenticare la password, in questo caso, puoi includerla direttamente nel nome del file. Ad esempio, se la password è "nonvirus", puoi creare l'archivio denominato file_(pw nonvirus).rar.

    29 gennaio 2019

    Pensierino sulle recensioni su Google Maps

    Le recensioni delle aziende su Google Maps sono affidabili?

    Dipende.

    Quando si tratta di grandi esercizi commerciali, immagino siano affidabili, nell'insieme. Quando invece si tratta di ditte individuali o piccoli esercizi commerciali, c'è da fare una tara.

    Come gli utenti si immaginano, le grandi aziende, ad esempio le catene di supermercati o di fast-food, stanno in piedi grazie fattori che hanno un'efficacia molto più grande rispetto alle recensioni online: stanno in piedi grazie al marketing e all'essere conosciuti dalle persone di una certa zona per la propria storia o per la propria grandezza o per i prezzi bassi. I dirigenti di queste aziende non si sognerebbero mai di querelare una persona perché ha scritto una recensione anche molto negativa, magari diffamatoria: questo potrebbe portare un danno ulteriore e molto più grande, indipendentemente dall'esito della causa, perché molta gente non vede di buon occhio una grande azienda che si mette contro a una singola persona (lo scenario ricorda un gigante che schiaccia piccola creatura, e si tende a fare il tifo per quest'ultima).

    Se invece parliamo di piccole attività commerciali c'è da tenere conto di vari fattori, che rendono le recensioni su Google Maps meno affidabili:

    - se il numero di recensioni è minore di qualche decina, è abbastanza alta la percentuale di parenti e amici che potrebbero aver scritto una falsa recensione positiva;
    - anche se un utente è rimasto insoddisfatto, potrebbe non avere voglia di infliggere un danno, a meno che non sia molto arrabbiato;
    - se un utente insoddisfatto ha anche lui la propria piccola azienda su Google Maps (magari è un libero professionista), potrebbe pensare che scrivere una recensione negativa lo esponga al rischio di essere a sua volta recensito negativamente per vendetta;
    - un utente insoddisfatto potrebbe non voler raccontare la propria esperienza negativa di cui non ha sufficienti prove per paura di una querela.

    E ve lo dice il proprietario di una ditta individuale che ha uno spazio su Google Maps e, al momento, poche recensioni.

    Che ne pensi? Scrivimelo nello spazio dedicato ai commenti (però non fare come tanti hanno fatto fin ora: leggi prima il messaggio "IMPORTANTE"!)

    19 dicembre 2018

    Come inviare una raccomandata senza busta con più fogli?

    Come è noto, la raccomandata con ricevuta di ritorno è una lettera (o un pacco) il cui ricevente, al momento della consegna, deve firmare una ricevuta, che tornerà in mani del mittente, che la conserverà come prova dell'invio, tipicamente da esibire in tribunale come prova; se il destinatario non la ritira entro un certo lasso di tempo, la raccomandata è legalmente da considerarsi come consegnata e letta comunque.

    (NB: la ricevuta di ritorno prova la data di ricezione solo se la raccomandata è stata spedita tramite Poste Italiane, come stabilito dalla sez. civile della Cassazione con la sentenza n. 26778/2016; inoltre in un processo non può essere sostituita se non provvisoriamente dalla stampa della ricevuta in caso di raccomandata online inviata tramite il sito delle Poste, e comunque presentata non più tardi di 5 giorni prima delle prima udienza, come stabilito Cassazione, con l’ordinanza 19387/2012)

    Ma come evitare che il destinatario affermi di aver ricevuto una busta vuota?

    Si elimina questa eventualità inviando non una busta contenente una lettera, ma una lettera ripiegata in tre parti e spillata o, meglio ancora, fermata con colla o nastro adesivo per evitare una spesa aggiuntiva dovuta alla possibilità di problemi meccanici dei sistemi di smistamento che potrebbero comportare l'intervento di un operatore.
    Il rettangolo ottenuto avrà le dimensioni di una busta; il messaggio per il destinatario dovrà risultare all'interno, e all'esterno rimarrà la parte su cui, come in una normale lettera, verranno riportati il destinatario da un lato e il mittente dall'altro.

    E se il testo è particolarmente lungo, impossibile da inserire in una sola facciata e/o si devono includere degli allegati... come si struttura questa raccomandata senza busta?

    Già, perché usando il primo foglio ripiegato come busta artigianale e inserendovi gli altri fogli, torna il problema di cui ho parlato all'inizio: il destinatario potrebbe dichiarare di aver ricevuto un solo foglio, quello che fa da involucro e che contiene solo una parte della lettera.

    Il problema non si risolve spillando i fogli insieme, mi pare, dato che il destinatario potrebbe separarli usando un cavaspilli e sostenere di aver ricevuto un solo foglio (bucato).

    Né si risolve scrivendo nella pagina più esterna tipo "Il presente documento si compone di N fogli...". Ho letto questa idea di un utente che sosteneva che così facendo, se il destinataro nega la presenza di altri fogli si potrà fare reclamo alle Poste per manomissione del plico. Reclamo inutile in realtà, perché è la parola del destinatario contro quella di Poste Italiane, e soprattutto perché potrebbe essere troppo tardi: magari questa contestazione viene mossa dal destinatario solo nel corso di un processo.

    A qualcuno (oltre che a me) è venuto in mente di usare un unico foglio A3 da ripiegare, foglio in grado di contenere più scritte. Ma in questo caso il destinatario potrebbe tagliarlo e ridurlo così in un formato A4 che contiene indirizzi e timbro, e sostenere di aver ricevuto un A4 senza le altre parti del foglio, che avrà distrutto. Il giudice del tribunale potrebbe essere assai propenso a credergli, perché solitamente le lettere vengono inviate proprio in formato A4.

    Quindi a quanto mi risulta gli unici modi per dimostrare inequivocabilmente l'invio di più fogli sono i seguenti:

    a) Inviare più raccomandate senza busta, una per ogni foglio, scrivendo in ciascuna il riferimento alle altre.

    b) Ci sarebbe poi un metodo di mia invenzione (e però vedi aggiornamento sotto). Un metodo che potrebbe sembrare bizzarro, ma conveniente se i fogli sono molti, e soprattutto un metodo che mi pare non avere migliori alternative se si devono spedire oggetti diversi da semplici fogli: all'interno dell'ufficio postale, creare un filmato in presa continua in cui si veda dettagliatamente tutto quello che viene spedito, e in cui si vedano i particolari della spedizione stessa, e cioè la preparazione del plico o pacco, la consegna all'impiegato, il timbro e il codice dell'affrancatura. Il tutto facendo attenzione a che nessun oggetto, una volta inquadrato, esca mai dall'inquadratura, altrimenti il destinatario potrebbe sostenere una sua sostituzione prima del rientro all'interno dell'inquadratura.
    Come dicevo, questo potrebbe anche essere il sistema a cui ricorrere se si vuole inviare un oggetto, ad esempio un libro (in questo caso si dovrebbe includere nel filmato la scena in cui si visualizzano tutte le pagne, sfogliandole una ad una, per impedire che il destinatario sostenga di averlo ricevuto danneggiato).
    Aggiornamento: Un mio amico mi ha scritto: "Dovevo spedire una busta ordinaria. Mi recai all'ufficio postale e feci tutto, timbro compreso. Alla fine chiesi all'operatrice di fare una foto, con il timbro, lei mi rispose, che subito dopo timbrato non era possibile fare filmati o foto."
    Beh, allora io poi BOH. Se ti vengono idee, scrivilo nello spazio dei commenti e te ne sarò grato.

    ...Ma se si usa la PEC (posta elettronica certificata)? Tutti i problemi se ne vanno?

    Non tutti, almeno nel momento in cui sto scrivendo questo articolo.
    Se ne va il problema della lunghezza del testo, visto che si può scrivere quanto si vuole nel corpo di una email.
    Rimane però il problema degli allegati, perché come ho saputo grazie a discussioni con esperti in campo legale e informatico, la ricevuta di ritorno di una email PEC ti fornisce la prova dell'invio del corpo dell'email, ma non degli allegati... mancanza che spero verrà sanata prima possibile.