29 dicembre 2020

La "stuprata" ammette la menzogna, ma lui rimane in carcere

Condivido e consiglio di condividere questo video perché dimostra qualcosa di cui la collettività è ancora poco cosciente (anche perché a nessun giornalista fa comodo parlarne): dimostra quanto un uomo, una volta diventato magistrato, si senta in una botte di ferro, sicuro che le probabilità di essere punito per un proprio errore sono talmente basse da non dover essere prese neanche in considerazione.
 
  
 
Ogni anno in Italia più di 1.000 persone vengono condannate ingiustamente al carcere. Sicuramente nella maggior parte dei casi si tratta di errori giudiziari.

Questo video parla di una cosa ancora più grave, e cioè di dolo.
 
Eros Ghiggia parla di un uomo condannato a 13 anni di carcere per stupro. La donna in un video (non sapendo di essere filmata) ammette di essersi inventata tutto in cambio di 50 mila euro.
Ciò nonostante nel processo di revisione il video non è stato preso in considerazione ed è stata confermata la condanna.

Nel suo canale Youtube Eros Ghiggia ha pubblicato altri video in cui sostiene tesi che non mi trovano per nulla d'accordo. Ma in questo caso, pur con un linguaggio sopra le righe, ha fatto un ottimo lavoro di denuncia.

28 dicembre 2020

Disabilitare il "Si stava cercando di aprire [...]" in Firefox

Quando nella barra di indirizzi del browser Mozilla Firefox si inserisce l'indirizzo di un sito ben preciso, si viene portati a quel sito e basta, normalmente.

Però a volte, per un meccanismo che non mi è chiaro, compare in alto una barra con su scritto

"Si stava cercando di aprire [indirizzo del sito] ?"

...E con la possibilità di cliccare su due soli bottoni: "Sì, apri il sito [...]" e "No, grazie".

Nessuna possibilità di cliccare su un bottone col quale predisponiamo la non apertura di questa fastidiosa e inutile barra. Inutile, sì, perché compare anche quando su quel sito ci sono già arrivato senza problemi. Fra l'altro, se vogliamo rifiutare l'offerta, non possiamo cliccare su un semplice "No", ma su "No, grazie". Firefox ti obbliga a ringraziarlo se non vuoi accettare quel suo inutile aiuto.

Fortunatamente esiste un modo per evitare che in futuro compaia quel riquadro. Ecco come fare:

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Nella barra degli indirizzi scrivi about:config e premi INIVIO

Comparirà una pagina che ti suggerisce di procedere con cautela, in quanto "la modifica delle impostazioni avanzate di configurazione può compromettere le prestazioni e la sicurezza di Firefox".

Clicca su "Accetta il rischio e continua".

Comparirà un'altra pagina che invita alla cautela, dove ci sarà scritto "La modifica di queste impostazioni può compromettere le prestazioni e la sicurezza di Firefox".

Clicca in alto su "Visualizza tutto".

Comparirà un elenco di impostazioni. Cerca la seguente stringa:

browser.urlbar.dnsResolveSingleWordsAfterSearch

(per farlo velocemente puoi evidenziare col puntatore del mouse tale stringa, copiarla con CTRL + C, recarti sulla pagina dell'elenco delle impostazioni, premere CTRL + F per far aprire la finestrella di ricerca, e premere CTRL + V per incollarvi il testo copiato; in questo modo verrà individuata ed evidenziata, nell'elenco, la stringa che stavi cercando)

Nella stessa riga che contiene quella stringa , sulla destra, è riportato il valore "1".

Fai doppio clic su "1". Così facendo comparirà il cursore che ti consentirà di scrivere un altro valore.

Scrivi 0 e premi INVIO

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Tutto qua. Non c'è bisogno di premere alcun tasto per salvare le impostazioni. Problema risolto.

Ho trovato questa soluzione in questo tread del forum di Mozilla Italia, spiegata in modo abbastanza stringato e l'ho riportata in versione super-dettagliata affinché potesse essere attuabile anche da chi non è granché informatizzato. Ho scritto questo articolo nel giorno stesso in cui mi sono stufato di quel fastidioso riquadro e ho cercato la soluzione, quindi non so se funziona sempre. L'utente del forum che lamentava il problema e poi ha applicato il metodo che gli è stato suggerito ha ringraziato dicendo che funzionava. Se col tuo browser non funziona, avvertimene nello spazio dedicato ai commenti.

17 dicembre 2020

Tifare per il protagonista cattivo di un film: brutto segno

Nota per gli attori e gli sceneggiatori: lo so che l'insegnante vi ha spiegato che non esistono personaggi cattivi, perché ogni personaggio crede di aver ragione in base ai suoi valori, ma questo articolo non parlo agli attori, parlo al loro pubblico.
 
Le persone nascono cattive o diventano cattive? Se ne discute abbastanza spesso, ma in realtà già sappiamo tutti la risposta: il comportamento di qualsiasi animale, essere umano compreso, dipende sia dalla genetica che dalle influenze ambientali. Fine della questione. Semplice semplice.

Altra questione è come reagiamo ai comportamenti deplorevoli degli altri. Solitamente reagiamo con un senso di repulsione e condanna, sperando in una punizione. Rimane a volte anche dello spazio per sperare in una rieducazione, se la nostra mente non è interamente occupata dall'odio verso i malvagi individui.

Può poi venire in mente il confronto fra noi e loro: ok, il malvivente è nato e ha vissuto in quell'ambiente losco, ma era davvero impossibile uscirne e cambiare vita? Io al suo posto, cos'avrei fatto?

E a questo punto si cerca di convincere sé stessi che noi, al suo posto, avremmo fatto di tutto, magari fin dall'età di 8 anni, per spostarsi dalla parte del bene, avendo naturalmente chiaro e innato il concetto universale di "bene".

Ma mi pare di aver trovato un indizio che fa pensare al contrario. Un indizio piccolo, intendiamoci, tutt'altro che una prova. Ma credo sia abbastanza suggestivo.

Pensiamo ai romanzi, ai film e alle serie. Classicamente hanno protagonisti positivi, per i quali è normale che il lettore o spettatore parteggi.

Ci sono però storie che hanno come protagonisti dei malviventi. Personaggi che in alcune situazioni dimostrano di nutrire buoni sentimenti (ad esempio l'amore nei confronti di un proprio familiare o di un amico, o di un cane, etc), ma che sempre malviventi sono. Personaggi che nessuna persona onesta sarebbe contenta di veder materializzati nel mondo reale.

Cosa accade nella testa dello spettatore in questi casi?

Anche quando il protagonista è un personaggio negativo, solitamente lo spettatore tifa per lui.

E la gente accetta questo fenomeno come normale ed accettabile.

Penso anch'io che sia "normale", nel senso che il nostro cervello, purtroppo, funziona così: tende ad affezionarsi a una persona o a un personaggio e mettendo in secondo piano l'eticità dei suoi comportamenti.

Ma non penso sia accettabile. Cioè ritengo che questo sia un brutto segno che incontriamo se intraprendiamo una ricerca finalizzata a capire quanto libera sia una persona di stare dalla parte del bene o del male.

Tu sostieni che da bambino saresti scappato di casa se avessero provato a educarti al crimine, però adesso, da adulto, dopo aver vissuto in un ambiente sano ti bastano pochi minuti davanti a uno schermo per affezionarti a un essere supermalvagio e tifare per lui?

Mi pare un po' contraddittorio.

Una possibile obiezione potrebbe essere:

"Una cosa è la vita reale, e un'altra è un film"

Lo so. Infatti non sto dicendo che dopo aver guardato il film che ha come protagonista un essere spregevole  tu nella vita reale diventi come lui. Tutto è in proporzione. In questo caso si tratta di un'esperienza "miniaturizzata", che avviene solo davanti allo schermo, con te adulto e con un certo background, e per un numero molto limitato di minuti rispetto al numero di ore in cui lo schermo è spento e stai facendo altro. Ciò nonostante, nei momenti in cui segui la storia, in quella "mini-esperienza", tu diventi un "mini-malvivente", perché speri che il cattivo non muoia, non venga arrestato, riesca nei suoi intenti, etc. Da dove viene quella speranza? Perché non è lo stesso quando in TV raccontano la storia di un criminale latitante, che speri venga arrestato? La differenza sta nel fatto che guardando un film tu ti cali in quella storia. E non è questione di realtà o fantasia. Non c'entra questo aspetto. Nel momento in cui lo spettatore è coinvolto e decide per chi tifare, il cervello si dimentica completamente del fatto che si tratti di fantasia. Si comporta come se quella fosse la realtà. Dunque perché hai accettato di affezionarti a quel tremendo personaggio anziché sperare che abbia quello che si merita? Perché il tuo cervello tende ad affezionarsi di più al personaggio che al bene. Così come normalmente nella vita reale, quando sei giovanissimo, più che affezionarsi all'etica preferisce affezionarsi ai tuoi genitori che ti spiegano come spacciare cocaina e diventare in futuro il capo spacciatore della zona. E ti insegnano un altro concetto di "bene", decisamente più relativista e autoreferenziale.

Il consiglio che ti do, e che potrebbe anche esserti utile allo scopo di non cadere nella tentazione di affezionarti nella vita reale a una persona di grande fascino, ma dal comportamento eticamente inaccettabile, è il seguente:

Quando guardi un film o una serie o leggi un romanzo, fa' che suoni un campanello d'allarme nella tua testa se ti accorgi che stai parteggiando per il cattivo. Anche seguendo una storia di fantasia, parteggia sempre per quello che secondo te nella vita reale rappresenta il bene.

Prendila come una palestra mentale, che ti serve a mantenerti eticamente integro e incorruttibile.

Se non vuoi farlo perché altrimenti in quel paio d'ore non ti godi il film, allora non biasimare i criminali che sono stati educati a spacciare e sparare per i primi lunghi anni della propria vita.

Ho riflettutto su tutto questo guardando la serie Suburra. Mi sono accorto che mi stavo affezionando ai protagonisti, personaggi che non hanno il diritto di stare al mondo. Attualmente sono all'inizio della terza serie, e pur a fatica ho deciso: spero vengano arrestati o ammazzati tutti.

02 dicembre 2020

Non dire a Facebook o Youtube di nutrire il troll

Oggi Roberto Saviano ha scritto un post sulla ingiusta condanna a morte del ricercatore svedese Ahmadreza Djalali, condannato a morte in Iran.

Un troll ha così commentato:

E per Regeni? E i nostri pescatori siciliani?
Dove eri?
Non scordiamoci dei nostri connazionali...va....

Oltre al fatto che quel commento stupido in quanto benaltrista, trovo molto triste il fatto che il suo autore abbia fatto una ricerca, abbia in seguito detto di aver controllato e verificato che Roberto Saviano aveva parlato di Regeni, e ciò nonostante anziché chiedere scusa e cancellare il commento abbia continuato a difendersi dicendo che voleva portare all'attenzione di tutti il caso di quel povero ragazzo. Senza capire che trattando una buona causa nel luogo sbagliato, nel momento sbagliato e aggiungendo pure una menzogna, si contribuisce zero a quella buona causa. Anzi, dovendo proprio dire se quella causa ci guadagna o ci perde, direi che ci perde.

Siccome tutto questo è molto, molto facile da capire, allora il commentatore in questione, non avendolo capito da solo, è molto, molto stupido, e di conseguenza rispondergli è inutile.

Non solo. È dannoso. Ed eccoci all'argomento di questo blogpost.

Perché rispondergli è dannoso?

Per un motivo in più rispetto a quello per il quale esiste il famoso detto "Don't feed the troll" (cioè "Non alimentare il troll"). Con questo detto si allude a un fenomeno sociale: chiacchiera chiama altra chiacchiera, che chiama altra chiacchiera, etc, dunque si dà a uno scemo immeritata importanza dedicandogli immeritato tempo, il che gli darà immeritata soddisfazione anche per il solo fatto di essere preso in considerazione.

Nel caso delle discussioni su Facebook vale anche una versione modificata del su citato detto, e cioè "Don't let Facebook feed the troll" (cioè "Non fare sì che Facebook alimenti il troll"). Si aggiunge infatti un aspetto legato alla tecnologia.

Facebook automaticamente mette in risalto i commenti "più rilevanti". Dove per "più rilevanti" si intende "quelli che hanno ricevuto più reazioni e più risposte".

Quando un commento è stupido più di tanto, prendi esempio da Roberto Saviano: non far sentire importante il commentatore, e non fare in modo che Facebook gli dia visibilità. Cioè non cliccare sulle reazioni, né rispondi, anche se ti prudono le mani. Tanto una persona che scrive un commento del genere (come confermato anche nel caso su esemplificato) è improbabile sia disposto a fare autocritica e chiedere scusa. Evita di dare visibilità ai troll, volontari o involontari che siano. Fallo anche per gli altri lettori, che così non avranno la sfortuna di leggerlo.

Stessa cosa per un video stupido su Youtube: dato il funzionamento dell'algoritmo di Youtube che ne decreta la maggiore o minore visibilità, sappi che aumenti la sua visibilità guardando il video, scrivendo un qualsiasi commento, cliccando "mi piace" e (lo so, potrà sorprenderti) anche cliccando su "non mi piace".
E stessa cosa vale per la visibilità di un commento stupido a un video su Youtube: gli conferisci visibilità se clicchi su una reazione o se inserisci un commento ramificato sotto di esso.

Insomma, quando hai voglia di dire a uno scemo "Pensa, prima di parlare!"... ricorda di farlo anche tu, anche se per motivi diversi.

Nota: anche i commenti tipo "Don't feed the troll" alimentano i troll.

01 dicembre 2020

Ricetta medica non ripetibile: non obbligatori carta intestata e timbro

Un medico ti dice che non può farti la ricetta per acquistare un farmaco, perché non ha con sé il ricettario né il timbro. Una motivazione che di primo acchito potrebbe sembrarti plausibile. Ma è davvero così?

Il fatto che siamo abituati alle ricette mediche scritte su un foglio di un certo formato (solitamente A5, cioè metà del comune foglio da stampante A4), foglio che proviene da un blocchetto in cui è stata stampata dal tipografo un'intestazione ("carta intestata"), in fondo al quale la firma del medico si mischia all'impronta di un timbro non significa che esista una normativa secondo cui una ricetta debba avere queste caratteristiche.

Quello che a volte neanche il medico non sa è che carta intestata del blocchetto + timbro non sono nulla di obbligatorio.

Solo ciò che è stabilito dalla legge è obbligatorio, e alla legge il farmacista dovrà attenersi. Fortunatamente, al contrario di quanto appena detto per il medico, è molto più difficile che un farmacista ignori la normativa in merito, perché se rifiuta di dare un farmaco a un paziente che presenta regolare ricetta rischia sanzioni piuttosto gravi.

Dunque, al di là della prassi, che ha unicamente valore pratico ed estetico, quali sono davvero, le caratteristiche che deve avere una ricetta non ripetibile per essere valida ai fini dell'ottenimento di un medicinale in farmacia?

Le elenco qui sotto, con relativo riferimento normativo.

  • Codice fiscale del paziente
 (D.lgs 219/2006, art. 89, comma 4)
  • I seguenti dati del medico apposti con timbro oppure stampati:
    • Nome e cognome del medico
    • Eventuale struttura di cui il medico è dipendente
  • Data
  • Firma
  • Eventuali dati relativi all'esenzione dal pagamento

(D.lgs 219/2006, art. 89, comma 5)

Da notare come il nome e il cognome del paziente non sono obbligatori, mentre il codice fiscale lo è. Nella mia esperienza accade invece che nome e cognome vengano sempre scritti, con omissione del codice fiscale, omissione che comporta una sanzione da 300 a 1.800 euro (D.lgs. 219/2006, art. 148, comma 9)!

Chi non ci crede può controllare sul sito dell'Agenzia del farmaco, e più precisamente a questa pagina.

Conclusione: per fare una ricetta non ripetibile le uniche cose necessarie sono un pezzo di carta di qualunque misura (la normativa non parla di formati del foglio), una penna e, in mancanza di timbro e carta intestata, una stampante collegata a un computer funzionante... reperibili ad esempio in casa propria o in copisteria.