24 marzo 2020

Il dott. Stefano Montanari ha rotto il cazzo

Lui e quelli che lo citano.

Concordo su quanto ho letto sulla pagina FB "Biologi per la Scienza" nel post intitolato "NANOSCIENZIATI INDIPENDENTI":



E se stavolta Montanari avesse detto qualcosa di sensato che facciamo, ce la perdiamo?

Se stavolta avesse detto qualcosa di sensato (no, non lo ha fatto, ma facciamo finta), probabilmente la stessa cosa è stata detta meglio da qualcun altro. Quindi leggila sul sito in cui parla qualcun altro. Così magari non leggi mezza informazione sensata accostata a mezza informazione antiscientifica. Perché è questo che Montanari ha fatto più di una volta, ed è questo che inganna: parte da affermazioni vere e sensate per mischiarle a bufale (autoprodotte o citate). Questa, insieme alla sua aria di pacato e saggio anziano ragionevole, è la sua arma.

Con l'aura di scienziato indipendente che si è creato, è riuscito ad ingraziarsi tante persone, non necessariamente complottare e super rabbiose antisistema. Il pensiero che viene fuori è del tipo

Vedi? Lui non è contro i vaccini, l'ha detto più volte. Mica è estremista. È razionale. Però dice che i vaccini bla bla bla... E se lo dice lui che non è antivaccinista...

Stefano Montanari ha rotto il cazzo.
E io non dico quasi mai parolacce.
Pensaci un attimo. Io che così di rado dico parolacce, in questo singolo articolo dico "ha rotto il cazzo" più volte. Avrà rotto il cazzo, secondo te?

Una miriade di persone che hanno letto gli scritti di Montanari e visto i suoi video sono state indotte a ritenerlo uno studioso che analizza i dati in modo intelligente e basandosi su dati scientifici, quindi affidabile, ma solo perché non sono a conoscenza di quante balle ci sono nel suo curriculum di divulgatore, ampiamente sbufalate in lungo e in largo.

Ecco un commento che ho letto poco fa (epurato da errori sintattici):

Non dico che abbia la verità in tasca, ma penso possa anche dare spunti alternativi sulla visione del problema.

Sbagliato.

Spunti? E che siamo, a scrivere una sceneggiatura di un romanzo?
Alternativi? Alternativi a cosa? Al metodo scientifico, e cioè all'unico metodo con cui si deve studiare la virologia?

Espressione simile:

"Fuori dal coro"

Espressione che trasforma in vittima il colpevole. Colpevole di essere intellettualmente disonesto. La scienza viene detta "coro", immaginandola come meccanismo che fa fare a tutti gli scienziati la stessa cosa, come automi guidati da chissà chi, anzi sappiamo bene chi, la famosa e crudele Big Pharma, naturalmente. Se parlare al di fuori della scienza significa "parlare fuori dal coro", allora diciamo che esistono cantanti stonati che fanno solo danno, sia a chi canta che a chi ascolta. Perché nel coro essere intonati equivale a essere intellettualmente onesti, e non c'è spazio per chi non dimostra di esserlo. E Montanari non dimostra di esserlo. Infatti non credo che Montanari non conosca i criteri scientifici. Non credo che mai nessuno gli abbia spiegato come uno studioso si deve comportare per non fare figuracce: occorre condurre uno studio coi criteri che la scienza impone, ottenere una pubblicazione su una buona rivista scientifica (e non pubblicare su riviste predatorie o parlare su un canale YT spazzatura come Byoblu), e solo successivamente, volendo, rivolgersi al grande pubblico. Oppure rivolgersi anche subito al grande pubblico, ma evidenziando che le sue ipotesi sono solo ipotesi. Fermo restando che devono avere una qualche plausibilità e non contenere errori grossolani. Eppure si comporta come se non lo sapesse.

Da qui la considerazione che ho scritto ieri sul mio profilo Facebook: normalmente non si dovrebbe usare il principio di autorità e neanche, al contrario, rifiutare un'affermazione sulla base di chi è il mittente.
Mi capita di pensare "Non stimo questa persona, ma sentiamo stavolta cos'ha da dire, parliamo di contenuti".

Ma non lo penso quando si tratta di Stefano Montanari. Perché?

Perché ha rotto il cazzo.
 
Non vale più la pena di dare udienza a una persona che si comporta così. La virologia è un argomento complesso, e chi non è del campo non ha gli strumenti per accorgersi della infondatezza di tesi che, farcite di una buona retorica e di un certo numero di bugie, possono sembrare sembrare credibili.

Un'obiezione che ho letto è:

Se ti atteggi in questo modo con una critica ad personam senza argomentare sui contenuti rischi di ottenere, sugli indecisi, l'effetto opposto a quello desiderato.

A parte il fatto che sul web le argomentazioni che smentiscono lo pseudoscienziato ci sono, e le linko più avanti, rispondo che piuttosto viceversa, arrivati a questo punto, se tu mi portassi un buon argomento sostenuto da Montanari, rischieresti di ottenere su di me l'effetto opposto a quello che desideri, quindi ti converrebbe sì portarmelo, ma sostenuto da qualcun altro. Perché se parlare come sto parlando significa sembrare arroganti e senza argomenti, parlare citando Montanari è ormai diventato equivalente all'aver voglia di parlare di idiozie, dette da una persona che ne ha già dette troppe e che non ha dato prova di ragionare in maniera scientifica, né autocritica.

E per tutte le idiozie che ha detto su un argomento così importante come quello dei vaccini, Montanari non ha chiesto scusa, mai. Per questo non vale la pena leggere quello che scrive o ascoltare quello che dice, e conviene automaticamente classificarlo come spazzatura, e questo automatismo che suggerisco non è frutto di un atteggiamento prevenuto. Se l'è ampiamente cercata.

Credo che il famoso virologo Roberto Burioni esageri decisamente col principio di autorità, e concordo con quanto detto da Mattia Butta nel suo articolo intitolato "Lo scazzo epico".
Se qualcuno mi contraddice su un argomento che riguarda il mio mestiere io non rispondo “taci, ignorante, tu non hai titolo per parlare”. Rispondo nel merito, perché so benissimo che l’arroganza nasconde l’ignoranza.
Non c’è bisogno, come è stato fatto in una recente conversazione, di scomodare l’atteggiamento di Burioni per spiegare il mio stato d’animo quando vedo condividere un post del tipo “E se Montanari avesse ragione?”. Molto più semplicemente ho finito la pazienza con questo tizio. E non sono il solo.


Non stupirti se, quando chiedi a una persona fedele al metodo scientifico di sbufalare punto per punto le sue ultime dichiarazioni, la risposta è no. Devi immaginarti la scena di un bimbo di 7 anni che entra in un'aula universitaria a disturbare la lezione, e giustamente gli viene detto "sparisci, ragazzino, non disturbarci". Non è che si sta a sentire quello che ha da dire, specialmente se è la ventesima volta e dice cose facilmetne sbugiardabili, dimostrando di avere lacune su concetti basilari.

Se sei ancora all'oscuro della storia professionale di Stefano Montanari e non ti sono chiari i motivi per i quali non c'è da spendere un solo secondo a leggere un suo articolo o guardare un suo video, ti suggerisco ad esempio di leggere l'articolo di BUTAC "Così parlò Montanari" o cercare sul web gli articoli di Medbunker su di lui, o leggere questa intervista al virologo Guido Silvestri su L'Espresso. E riflettere un secondo sul fatto che è stato spesso ospite del canale Youtube superbufalaro "Byoblu".
Aggiornamento: vedi anche mio articolo "Stefano Montanari e Antonietta Gatti: alcuni esempi sulla loro disinformazione".

Riporto un commento al suddetto post su Facebook su "Biologi per la Scienza" che riassume abbastanza bene la cosa...

Se questo tizio avesse prove scientifiche solide pubblicherebbe nelle sedi opportune per contribuire allo sviluppo della medicina e della salute pubblica.
Se non lo fa è perché sa bene che le sue teorie non supererebbero le verifiche di qualità scientifica, per cui si affida a YouTube per arrivare al pubblico bypassando controlli e verifiche, per avere visibilità e relativo ritorno, sfruttando il dramma attuale [la pandemia del COVID-19].
È il metodo che utilizzano gli pseudoscienziati. Quelli veri pubblicano, e quando divulgano parlano di ciò che è stato pubblicato.


A proposito di come capire se conviene dedicare tempo oppure no a una persona che si presenta come ricercatore, ti riporto il contenuto di un post di una pagina FB gestita dai dottori Silvestri & Cossarizza (aggiornamento 2021: tale pagina non esiste più, e proprio per questo anziché linkare il post ne incollo il contenuto):

--------

PSEUDOSCIENZIATI: SE LI CONOSCI LI EVITI
In molti ci chiedono: ma come si fa a riconoscere uno scienziato vero da un pseudoscienziato? In realtà, per noi, la risposta è semplicissima. Facciamo come farebbero i violinisti della Filarmonica di Berlino o dell’orchestra della Scala se vedessero salire sul palco uno che non sa nemmeno tenere in mano lo strumento. Tuttavia, rendendoci conto che per i non-addetti ai lavori la distinzione può essere più difficile, vi proponiamo 10 CRITERI 10 per riconoscere gli pseudoscienziati (e la loro pseudoscienza).
1. Pregiudizi, preconcetti, e tesi a priori. Mentre la scienza vera è libera, ed accetta qualunque ipotesi e qualunque risultato purché interpretabile, la pseudoscienza è schiava di pregiudizi, preconcetti e tesi prestabilite (spesso di tipo politico, sempre di tipo complottista, vedi punto #10), e l’unico risultato accettabile per uno pseudoscienziato è quello che conferma i suoi apriorismi. Lo pseudoscienziato è del tutto impermeabile ai fatti, che invariabilmente contraddicono la sua teoria.
2. Mancanza di conferme indipendenti. La scienza vera produce dati riproducibili: l’esperimento che oggi fa Cossarizza a Modena domani lo fa Silvestri ad Atlanta e dopodomani lo fa Ming Zhang a Pechino, ed il risultato è sempre lo stesso. I dati pseudoscientifici sono sempre irriproducibili, ed infatti vengono inevitabilmente smentiti da altri laboratori.
3. Mancanza di controlli. Questo è un criterio infallibile, e basta da solo a emettere un giudizio definitivo. La scienza vera è fatta di controlli, positivi e negativi, che sono necessari per stabilire la validità di un risultato. I controlli sono importanti tanto quanto il dato che si ottiene. La pseudoscienza non usa controlli, e per questo le sue conclusioni hanno valore nullo. Ripetete tutti con noi: NIENTE CONTROLLI = NIENTE SCIENZA.
4. Sensazionalismo ingiustificato. Gli scienziati veri, che sono rigorosissimi, di solito sono molto cauti sulle proprie conclusioni, fanno gli avvocati del diavolo con se stessi, ed evitano ogni over-interpretazione dei propri risultati. In caso di risultati importanti, buttano sempre acqua sul fuoco (“… questi dati andranno confermati da ulteriori esperimenti” è la tipica conclusione di un articolo). Gli pseudoscienziati tipicamente traggono dai loro “esperimenti” conclusioni tanto sensazionali quanto infondate (“i vaccini sono pericolosi perché pieni di nanoparticelle”).
5. Assenza di reputazione internazionale. Il tipico pseudoscienziato italiano è un soggetto che a livello internazionale è un perfetto sconosciuto (tranne forse tra colleghi pseudoscienziati di altra nazionalità – e purtroppo ce ne sono!). È interessante notare che, dal punto di vista dello pseudoscienziato, questa anonimità è necessaria, perché nel momento stesso in cui le sue strampalate “teorie” vengono conosciute a livello internazionale la truffa viene rivelata (e lui finisce nei guai, vedi Vannoni e Stamina).
6. Rivolgersi ad un “pubblico” di non scienziati anziché alla comunità scientifica. Questo è un corollario del punto precedente. Non avendo, ovviamente, alcuna reputazione tra gli scienziati veri (a cui la pseudoscienza fa ribrezzo), gli pseudoscienziati passano gran parte del loro tempo a costruirsi una “reputazione” tra il pubblico (soprattutto quello pagante – vedi oltre), spesso con qualche complicità dei media che troppo spesso amano fare rivelazioni sensazionali. Molto spesso si fanno anche pagare profumatamente per fare conferenze, per la cui organizzazione formulano richieste che spesso superano ampiamente il limite del ridicolo.
7. La pubblicazione su riviste farlocche, prive sia di valore scientifico che di “impact factor”. Mentre gli scienziati veri pubblicano articoli su riviste prestigiose passando attraverso duri processi di “peer review”, gli pseudoscienziati pubblicano le loro porcherie su riviste predatorie a pagamento – tipo quelle che accettano articoli inventati di sana pianta dalla sceneggiatura di Star Wars (fatto reale, accaduto qualche tempo fa, per dimostrare scientificamente la “farloccaggine” di certi giornali [ndr, qui trovate la storia https://www.facebook.com/.../a.10768622.../1642642335759498/). Questo delle riviste farlocche è un altro criterio pressoché infallibile per identificare pseudoscienza e pseudoscienziati.
8. Assenza di ufficialità. Caveat: non è un criterio assoluto, perché anche persone con titoli e affiliazioni ufficiali possono fare pseudoscienza (Duesberg docet). Ma è certamente uno pseudoscienziato chi si auto-definisce “ricercatore” ma non ha una solida struttura alle spalle, né finanziamenti governativi, né posizioni o titoli accademici, e gira col cappello in mano per spillare pochi euro alle vittime delle sue fandonie.
9. Presenza di sciocchezze a “grappoli”. Per motivi legati al tipo di audience che si sono costruiti, gli pseudoscienziati di solito credono (o dicono di credere) ad interi “grappoli” di sciocchezze pseudoscientifiche, prese tutte in blocco: anti-vaxx, negazionismo AIDS, pro-Stamina, memoria dell’acqua, scie chimiche etc. Invece, lo scienziato che innocentemente fa un errore (capita anche questo!) ha credenze normali su tutto il resto.
10. Vittimismo e complottismo. Lo pseudoscienziato, prima o poi, viene smascherato dagli scienziati veri. A questa regola non si sfugge. A quel punto lo pseudoscienziato è… scientificamente morto e sepolto. L’unica difesa possibile per salvare la sua reputazione col pubblico (in altre parole, per continuare la sua truffa e portare a casa la pagnotta) è quella di assumere atteggiamenti vittimistici e lanciare accuse tanto generiche quanto infondate di complotti nei suoi confronti.
Ed ora, aiutateci a diffondere questi 10 criteri.
La pseudoscienza e gli pseudoscienziati sono un cancro per il tessuto sociale, culturale, e morale di un paese.
Riconosciamoli per poterli evitare.
Grazie!

--------

Insomma, dato che le ore di una giornata sono limitate, scegli bene chi merita il tuo tempo. Chi dice qualcosa che sia semplicemente diverso da ciò che dicono gli altri desta ovviamente più attenzione, come desta più attenzione un musicista che sbaglia durante un concerto. Solo che durante il concerto il pubblico, anche se profano, si accorge dello sbaglio, mentre purtroppo quando si parla di scienza la reazione di tanta gente alla fesseria del cazzaro "fuori dal coro" è "Interessante! Sentiamo cosa si è tirato fuori dal culo questo eccentrico personaggio senza nessun criterio scientifico! Che abbia ragione lui invece dei migliaia di studiosi che lavorano onestamente?". Non farti rubare il tempo dagli pseudoscienziati.

(è meglio piuttosto, per esempio, passare il tuo tempo svagandoti con una bella storiella che parla di edilizia)

Aggiornamento 2 aprile 2020: sulla pagina "Biologi per la Scienza" è stato pubblicato una ulteriore chiarificatrice spiegazione:



===================


APPENDICE: NEANCHE MONTANARI, DEL RESTO, È PROPENSO AL DIALOGO

Se anche dopo aver letto sopra credi abbiano torto le persone che non ritengono valga la pena ascoltare o leggere Montanari, e che nei suoi confronti ci si dovrebbe atteggiare con lo spirito del dialogo, sappi che rispetto a queste persone lui non è da meno.

Ho notato infatti che fra i commenti di un suo blog-post del 2017 intitolato “Sipario” qualcuno gli presentò alcune critiche a ciò che aveva sostenuto, ottenendo però risposte tutt’altro che puntuali. Di seguito riporto citazioni con puntolini fra parentesi quadra dove ometto parti inutili, che comunque non contengono argomentazioni, come è verificabile dalla pagina da cui ho attinto: https://www.stefanomontanari.net/sipario/

Alle critiche argomentate di un commentatore che cita un articolo di Medbunker, Montanari rispose:

Lei presta fede a qualcuno che non ha capito niente e, di conseguenza, non ha capito niente neppure lei. La storiella dei vaccini scaduti è l’esempio più lampante dell’ignoranza crassa di chi ha scritto quella ridicola montagna d’idiozie. Il resto è sulla stessa linea se non, a volte, peggio. Sappia che il sig. Medbunker non solo non ha mai fatto una ricerca degna di questo nome nella sua vita, ma non sa nulla dell’argomento su cui pontifica, cadendo, così, negli errori grossolani dell’ignoranza più crassa combinata alla presunzione più sfrenata.

Commento di un altro utente: “Allora se sono tutte idiozie perché non le smentisce una a una. Il sig. Medbunker, come lo chiama lei, ha “semplicemente” letto il suo studio e lo ha “analizzato” evidenziando le cose estremamente ambigue e fuorvianti”. Risposta di Montanari:

”Io non ho tempo da perdere con un personaggio senza curriculum e senza dati propri che sproloquia, per di più in modo quanto mai prolisso, su argomenti a lui ignoti. In campo scientifico le regole sono poche e chiare: rifaccia le analisi e mostri i risultati. Il resto è aria fritta. Basterebbe che il sig. Medbunker leggesse ciò che ho pubblicato negli anni per accorgersi delle stupidaggini assurde che spara, compresi, al colmo del ridicolo, appunti su passaggi della ricerca che semplicemente non esistono. Ma, in fondo, ha ragione lui: il grande pubblico è ricettivo al massimo quando si tratta di uscire robecillito di chiacchiere stravaganti.”

Un altro utente in un commento gli scrisse “Ha letto sul post di Burioni le critiche puntuali di Mattea Mattei?”. Cito dalla risposta di Montanari:

“Il mondo è fatto per persone come lei. Burioni non conosce nulla dell’argomento e ciò che dice vale le chiacchiere di una qualunque mammina isterica […]. Le critiche sul nostro lavoro sono a dir poco grottesche: frutto d’ignoranza, di presunzione e, in alcuni casi, di pura corruzione. Il nostro lavoro è scientificamente ineccepibile […]”

Un altro utente gli presentò delle critiche su vari punti di un suo articolo. Risposta di Montanari:

”Sta scherzando?”

Dopo di che, invitato a dare una risposta esaustiva, rispose:

”A parte il fatto che le risposte le ho date numerose volte e certo non le ripeterò ancora per lei, se avessi tempo per queste idiozie significherebbe che sarei seduto anch’io al bar […]”

(Risposto numerose volte, ma… un link a queste numerose risposte no, eh?)

In un altro post del suo blog del 2017, a pag https://www.stefanomontanari.net/vogliamo-provare/ Montanari scriveva:

“Credo sia inutile tentare un dialogo: siamo circondati da ignoranti, da criminali e da talebani.”

Insomma, il dialogo è inutile. Lo dice anche lui.

23 marzo 2020

Quando nonostante il coronavirus si poteva andare a correre (senza assembramento)

Anziché cancellare questo articolo in quanto obsoleto ho scelto di modificarlo e aggiornarlo, cambiando anche la data di pubblicazione.

Distinguere chi cazzeggia e chi fa attività motoria è assai facile. Ma il ministro della salute Roberto Speranza non sembra rendersene conto.

Fino al suo provvedimento del 20 marzo 2020 la normativa volta a contrastare la trasmissione del corona virus, consentiva di andare a correre e fare attività motoria all'aperto, nonostantesi leggesse diversamente ad es. sulla pagina FB del mio comune.
Era consentito, purché non in gruppo. Come faccevo a esserne così sicuro, dato che in Italia le informazioni sono spesso confuse e contraddittorie?
Il 19 marzo ho scritto un'email alla Polizia Municipale di Piandiscò. Eccone il succo:

Buon giorno.
Qualche giorno fa ho telefonato alla Polizia Municipale di San Giovanni per chiedere se è consentito fare attività motoria all'aperto. Mi è stato risposto che è consentito, purché lo si faccia senza creare aggregazione.
Questo è in linea con quanto dichiarato dal presidente dell'Istituto Superiore di Sanità:
https://www.atleticalive.it/il-presidente-iss-brusaferro-chiarisce-chi-corre-solo-non-comporta-rischi/

Visto che ho notato difformità nella comunicazione da parte delle istituzioni (ad esempio la pagina Facebook del Comune di San Giovanni Valdarno ha invitato più volte a uscire solo in caso di stretta necessità, senza annoverare l'attività motoria), non mi stupirei se ci fosse una difformità di applicazione della normativa da comune a comune.

[...] Nel comune di Castelfranco Piandiscò è soggetta a una multa una persona che, senza creare aggregazione, va a correre all'aperto?

Poche ore dopo ho ricevuto la risposta, di cui incollo le parti salienti qui sotto.

Buongiorno,
Dal sito del Governo alla sua domanda viene risposta con le seguenti Faq:

1. Si può uscire per fare una passeggiata?
Si può uscire dal proprio domicilio solo per andare al lavoro, per motivi di salute o per necessità ovvero per svolgere attività sportiva o motoria all’aperto. […] è giustificata ogni uscita dal domicilio per l’attività sportiva o motoria all’aperto.
2. È consentito fare attività motoria?
Sì, l’attività motoria all’aperto è consentita purché non in gruppo […]
3. È necessario avere con sé l'autodichiarazione per andare a fare attività motoria all'aperto?
No, l'attività motoria all'aperto è espressamente prevista dai decreti come consentita, quindi non è necessaria alcuna autodichiarazione. In caso di controlli, le autorità di pubblica sicurezza possono comunque richiedere di dichiarare il perché dello spostamento. In quel caso, si è tenuti a effettuare la dichiarazione […]
4. L’accesso a parchi e giardini pubblici è consentito?
È consentito l'accesso individuale a parchi e giardini pubblici, per praticare sport e attività motorie. Non è invece consentito accedervi in gruppo […] È comunque sempre obbligatorio rispettare la distanza interpersonale di 1 metro
5. Posso utilizzare la bicicletta?
La bicicletta è consentita per raggiungere la sede di lavoro, il luogo di residenza, nonché per raggiungere i negozi di prima necessità e per svolgere attività motoria […]

Relativamente al DPCM "stare in casa" siamo consci, anche per la novità della norma emanata in una situazione di emergenza, che la norma si può prestare ad interpretazioni più o meno restrittive.
Dato atto che il Governo ha dato una interpretazione autentica della stessa, rispondendo direttamente sul sito istituzionale alle varie domande poste dai cittaini, si ritiene che la stessa debba essere interpretata in tal senso.
Dato atto che la violazione comporta la commissione di un Reato e che pertanto l'unico organo competente in materia è l'Autorità Giudiziaria, una diversa interpretazione potrebbe essere ravvisata da tale organo. Per quanto riguarda la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo, non risulta che vi sia stata data alcuna indicazione, e pertanto vale quanto indicato nei punti di cui sopra.

No, non è che "adesso che c'è il corona virus sono diventati tutti podisti", come ha detto in un video, mi pare, il sindaco di una città meridionale. Se rispetto a prima vedi più persone che corrono all'aperto, probabilmente fra queste ci sono atleti che normalmente si allenavano nei non più accessibili campi spirtivi o palestre. Da non dimenticare gli atleti professionisti o semiprofessionisti, particolarmente motivati a non ridurre per lo meno la resistenza.

Lo so, si può fare attività motoria anche in casa. Ma correre da una stanza all'altra e viceversa o su un tapis-roulant è molto meno divertente e motivante rispetto al correre all'aperto. Cosa che si può fare, senza nuocere a nessuno e senza violare alcuna normativa.

Ma non è che "se fanno tutti così si crea un gran pigia-pigia di persone" ?
No.
O meglio, sì. Se fanno tutti così. Ma proprio tutti. Cosa assai improbabile, dato che purtroppo tante persone per convincerle a fare attività fisica occorre prenderle a pedate nel sedere di continuo, cosa non fattibile data l'obbligatoria distanza di sicurezza.
Tenuto conto degli spazi utili per correre e del numero di persone che vogliono fare attività motoria, evitare assembramenti è assai facile.
Se poi le forze dell'ordine, com'è successo, ravvisano comportamenti non prudenti da parte di molte persone, il sindaco può disporre la chiusura a chiunque dell'area urbana in cui questo è accaduto. Ma se questo non accade, non accade.

Quindi commentare bacchettosamente la foto di un tizio beccato a correre, o di un anziano beccato a camminare all'aperto senza cane (per un anziano anche camminare è considerabile attività motoria), almeno fino al 19 marzo, era oltremodo fuori luogo. Adesso non saprei: c'è il divieto di fare attività motoria all'aperto, se non nell'immediata prossimità della propria abitazione (immagino quindi nel raggio di 100 - 150 metri)... divieto che stento a ritenere granché sensato.

Questo è il provvedimento del 20 marzo, emanato dal ministro della salute Speranza. C'è scritto che vale fino al 25 marzo. Cinque giorni?! WTF ?!

20 marzo 2020

Come segnalare una pubblicità ingannevole all'AGCM

Di continuo ci sono aziende che vengono sanzionate dall'Autorità Garante del Commercio e del Mercato (AGCOM). Ma le notizie delle sanzioni non vengono mai diffuse dai principali mezzi di informazione. Mi verrebbe da dire "quasi mai", perché sono abituato a un linguaggio rigoroso, ma a me pare proprio che no, informazioni di questo tipo non vengano date proprio mai.

Il motivo è di facile intuizione: dei giornali e delle televisioni quelle aziende sono clienti, e non è certo prudente far innervosire i propri clienti, se si vuole che rimangano tali. E visto che anche la televisione pubblica guadagna attraverso la pubblicità, neanche questa fa eccezione, purtroppo per i contribuenti, che avrebbero diritto a conoscere questo tipo di notizie, che ritengo assai importanti.

Le ritengo notizie importanti com'è vero che ritengo importante che, se qualcuno ti ha fatto una falsa promessa, qualcun altro ti tuteli spiegandoti che è una falsa promessa, e non semplicemente lasciando correre e zittando il bugiardo. Occorre anche una esplicita smentita e una messa in guardia dal malefico bugiardo, che in questo modo sarà dissuaso dal continuare in futuro. Già, perché le multe non sono abbastanza. Una multa viene fatta una tantum, e non può ledere una grande azienda più di tanto: lo Stato non ha intenzione di punire un'azienda mettendone in pericolo la sopravvivenza e quindi mettendo in pericolo migliaia di posti di lavoro. La reputazione, invece... quella è una cosa delicata, e fare in modo che un'azienda si assuma la responsabilità della propria reputazione, dovendo rispondere ai clienti delle eventuali bugie che racconta sarebbe qualcosa di molto più efficace, oltre che giusto.

Ritengo invece ingiusto che l'informazione per i consumatori sia unicamente delegata alle associazioni. Questo compito dovrebbe essere dello stato, che non ci deve proteggere solo dai criminali palesi. Deve difenderci anche da quelli invisibili. E deve farlo non solo punendoli alla chetichella, ma informandoci esplicitamente, proprio come fa con persone colpevoli di corruzione, truffa ai danni dello stato, etc.

Tutto questo era uno sfogo introduttivo di riempimento. Tanto non serve a nulla. Ma un pochina di consapevolezza su questa cosa non farà male al lettore che non ci aveva mai pensato. Tale consapevolezza potrebbe spingerti ad attingere appunto alle uniche fonti disponibili sulle pubblicità ingannevoli che, come dicevo, sono le associazioni. Consiglio ad esempio la newsletter dell'Unione Nazionale Consumatori, a cui puoi iscriverti dal sito www.consumatori.it.

Ok, vengo al dunque. Come segnalare una pubblicità che riteniamo ingannevole all'Autorità Garante del Commercio e del Mercato? Ci sono tre modi (il primo lo riporto giusto per completezza):
  • mandando una lettera all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Piazza Giuseppe Verdi 6/A – 00198 Roma;
  • scrivendo un'email a protocollo.agcm@pec.agcm.it;
  • usando l'apposito modulo online presente sul sito dell'AGCM, a cui puoi accedere dalla pagina www.agcm.it/segnala-online/index (puoi farlo solo se ti sei registrato al sito, comunque farlo è facilissimo e richiede pochi secondi).
Il primo, il più scomodo, l'ho riportato giusto per completezza. Il terzo è quello che consiglio, almeno se è la prima volta che fai una segnalazione. Infatti dopo che avrai effettuato l'accesso (se non l'hai già fatto) alla pagina su indicata, compariranno importanti chiarimenti e istruzioni.
 
Salvo casi che verranno considerati molto importanti e urgenti, non aspettarti dall'AGCOM una grande reattività. La tua segnalazione potrebbe essere presa in considerazione dopo vari mesi. E se non avrai una risposta entro 6-7 mesi significa che l'AGCOM ha ritenuto che la tua istanza non aveva pregio. Trovi informazioni più specifiche sui tempi di risposta e sull'operatività dell'AGCOM su questo articolo della suddetta associazione.

14 marzo 2020

È giusto diffondere video in cui una persona si è resa ridicola?



Il web è pieno zeppo di video che fanno ridere... ridere per cosa? Per le limitate capacità intellettive dei protagonisti e per le più o meno rocambolesche conseguenze.
In molti casi, riflettendo un attimo, possiamo inquadrarle come persone con problemi mentali e quindi affette da una disabilità, o comunque come persone la cui grande stupidità ha probabilmente un impatto negativo sulla loro vita.
Questo articolo è stato ispirato al filmato che vedi qui sopra, messo online poche ore fa da una persona che l'ha commentato così:

"Questo video è la versione integrale di quello che è diventato virale nelle ultime ore.
Fa decisamente vomitare: la signora viene aggredita dal marito/compagno/testa de cazzo. Bello schifo. Complimenti a chi l'ha tagliato e cercato di far ridere. Se continua a girare consiglio di segnalarlo. Ricordiamo che #restiamoacasa per molte donne, significa vivere insieme al proprio aguzzino."

La domanda che mi sono fatto è: quando è moralmente legittimo caricare sul web e diffondere un video che risulta buffo a causa della stupidità dei personaggi?

Ho pensato al celeberrimo "Sar Wars Kid":



Un video girato nel 2001 o 2002 e diffuso sull'allora usatissimo programma p2p Kazaa, poi messo su Youtube nel 2006, diventato famoso in tutto il mondo fino ad essere richiamato in molte parodie, ad esempio quella di una puntata di South Park.

Mentre anni e anni fa ridevo guardandolo non mi rendevo conto che il ragazzo fu a suo tempo bullizzato, lasciò la scuola e dovette andare in psichiatria (fortunatamente oggi sta bene ed ha ampiamente superato quel trauma).

Quindi, che fare?

Si deve condannare qualunque tipo di video che fa ridere in ragione della stupidità delle persone filmate? Secondo me no.

Io ho riso del ragazzo, non l'ho bullizzato. Bullizzarlo è sbagliato. Ridere no.

E che dire del vincitore di questo concorso per la categoria becchi?



Sono pronto a scommettere che la diffusione di questo video non ha arrecato alcun danno a questo buffo personaggio, nonostante in tanti abbiamo riso di lui, perché ripeto, ridere di una persona non significa necessariamente essere cattivi. Anzi, credo che tanta gnte che ha visto questo video se incontrasse il mitico proprietario della capra gli chiederebbe un autografo o un selfie.

Però nel video della donna che suona il flauto è evidente il disagio!

Lo so. Ma paradossalmente il disagio che intravedo nelle vite di quelle due persone mi fa pensare che della pubblicazione e diffusione di quel video non importa nulla a nessuna delle persone che in quel video compaiono.

Ma in quel video c'è violenza!

In verità in quel video nessuno si è fatto male davvero, e osservando queste due persone immagino che normalmente non si facciano male fisicamente, e che quando litigano siano sostanzialmente alla pari, senza che nessuna delle due sovrasti l'altra.
Molti hanno commentato dicendo che chi ha registrato il filmato avrebbe dovuto invece intervenire per fermare l'uomo. E cioè? Se salti da terrazza a terrazza tipo Batman e li separi ti buttano fuori di casa e sono da capo 1 minuto dopo (e anche un'ora dopo, e anche il giorno dopo, etc). Se chiami le forze dell'ordine, queste arrivano quando ormai è finita la grottesca aggressione (che dura pochi secondi), chiedono cos asta succedendo, l'uomo e la donna rispondono "niente" e quindi vanno via.

Se da questo mondo scomparisse la stupidità i vantaggi sarebbero enormi, ma non dobbiamo dimenticare che ci sarebbe un prezzo da pagare. Un prezzo che varrebbe ampiamente i vantaggi, ma vorrei che comunque questo prezzo non fosse dimenticato. Questo prezzo sarebbe la scomparsa di tantissimi momenti di ilarità e di affettuosa simpatia che proviamo nei confronti di svariati personaggi.

Sto giustificando il black humor?

Sì e no. La decisione su cosa è e cosa non è black humor può essere non immediata; sicuramente fra il peggior atto di crudeltà e l'innocente scherzetto ci sono tante sfumature. Salvo casi eclatanti, ognuno decide se in quello o quell'altro caso ridere sia lecito o blasfemo, a seconda della propria sensibilità. L'importante è che il nostro atteggiamento non arrechi danno a nessuno.

Quindi il modo migliore per capire se è etico creare, mettere online e condividere un video buffo con personaggi ridicoli è proprio chiedersi: la diffusione di questo video danneggia concretamente le persone raffigurate?
Non sempre la risposta è quella giusta e quindi non sempre agiamo correttamente, ma per fortuna solitamente le piattaforme web danno la possibilità di far rimuovere i video in caso di legittimo reclamo.
Altro fatto che in ogni caso "diluisce" l'eventuale danno è la quantità enorme di filmati buffi che oggi giorno vengono condivisi. Non è più come una volta: adesso dopo qualche mese un video anche molto virale passa di moda, e nella testa degli utenti viene sostituito dai successivi.

03 marzo 2020

Attenzione a non ammazzare le lumache

Con la pioggia (in particolare quella autunnale, ma può accadere in qualsiasi stagione) potrebbero tornare le lumache.

Camminando, fate attenzione a non ammazzarle.

Nelle zone da loro frequentate, quando fa buio, illuminate il suolo che state per calpestare. Se le trovate, spostatele in una zona per loro più sicura.

Se il suolo si presta alla mimetizzazione (come quello di questa foto da me scattata, in cui per evidenziare l'animale ho reso in bianco e nero tutto il resto), suggerisco di calpestare zone su cui facilmente si focalizza l'attenzione senza che lo sguardo tenda a disperdersi, ad esempio in un cortile gli incroci dei punti di fuga delle mattonelle.

Lo so, quella in foto si chiama chiocciola, non lumaca. Ma la raccomandazione vale per entrambi gli animali. La ragione delle scelte linguistiche e fotografiche risiede nel fatto che delle due mi sta più simpatica la chiocciola, ma dei due nomi mi sta più simpatico lumaca.

02 marzo 2020

No, il corona virus non è poco più di una banale influenza

È avvilente la superficialità che induce tate persone giovani e sane a pensare solo a sé stesse, superficialità che balza all'occhio quando si cita la percentuale di pazienti con COVID-19 asintomatici o con sintomi blandi.
 
Il problema non sta nei piccoli sintomi della maggior parte dei contagiati, ma negli importanti e potenzialmente mortali effetti che hanno le persone più vulnerabili.
 
Aggiornamento: anche una forma asintomatica non è da sottovalutare, in quanto da vari studi emergono danni polmonari e cardiovascolari non trascurabili in pazienti asintomatici; ne parla questo articolo di Open.

Purtroppo ad alimentare questa superficialità ci si mettono anche alcuni virologi e alcuni giornalisti che danno loro voce.

Nell'articolo di TPI a questa pagina c'è un'intervista a un virologo dell’Università di Milano, Fabrizio Pregliasco. L'articolo ha un titolo fuorviante in stile clic bait: Il virologo Pregliasco a TPI: “Burioni fa allarmismo per mettere pressione al governo, ma il Coronavirus è poco più di una febbre”.

Notare la spruzzatina di astio in salsa politica che inquinerebbe la scienza, così srizziamo l'occhio ai complottari, perché no? Ma che brutta caduta di stile, Pregliasco.
...Che nell'articolo dice cose che si sapevano già (bisogna lavarsi le mani, bisogna individuare i soggetti contagiati, gli ospedali sono un luogo di facile contagio, etc).
...E in più dice: "Al momento l’influenza provoca ancora più morti del Coronavirus".

Chiunque sappia cosa sono le proporzioni si rende conto che per valutare l'entità del problema occorre considerare non il numero assoluto di morti, ma il numero di morti diviso il numero di persone contagiate.

A proposito dell'affermazione contenuta nel titolo "il Coronavirus è poco più di una febbre", mi ricorda quest'altro articolo, pubblicato su Milano Today, con un'intervista a Maria Rita Gismondo, capo della microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano“, intitolato "Si è scambiata un'infezione appena più seria di un'influenza per una pandemia letale"

No, non è un'infezione appena più seria di un'influenza.

I morti che fa l'influenza ogni anno sono nell'ordine dell'unità per centomila contagiati, mentre i morti che ha fatto il corona virus sono nell'ordine dell'unità per mille contagiati. E bisogna considerare che per ogni morto ci sono decine di persone che comunque non se la passano bene e necessitano di terapia intensiva.

Certo, verosimilmente i contagiati sono più di quelli che sono stati contati, perché molti probabilmente sono asintomatici o pochissimo sintomatici e vanno in giro senza sapere di avere il coronavirus. Non sappiamo quanti sono. Inoltre nel considerare il numero di morti di coronavirus registrato fin ora bisogna ricordare che ne fanno parte persone delle province rurali della Cina, dove l'assistenza medica è scarsa.
Ma anche tenuto conto di tutto ciò, dire che il rapporto fra contagiati e malati gravi configuri un'infezione "appena più seria di una banale influenza" è fare un'affermazione basata sul nulla.

Se poi vogliamo parlare di allarmismo o non allarmismo, immagino che il risultato dipenda anche e soprattutto da chi ascolta o legge i vari messaggi dei mass media, che in questo periodo, come la maggior parte dei politici più in vista, mi sembrano più sobri di sempre.
C'è ragione infatti di considerare il SARS-CoV-2 un grosso problema. E di temere che le misure messe in atto fino a ora serviranno solo a rallentarne la diffusione. Certo è che se si diffonderà nella misura in cui si diffondono le banali influenze, anche i meno paurosi si renderanno conto dei danni che farà alle persone più deboli.

Perché?

Per due motivi che stranamente da molti non vengono presi in considerazione: il SARS-CoV-2 si trasmette molto facilmente, e un vaccino non c'è e non sarà disponibile ancora molto tempo. Come per altre patologie (es. il morbillo, per fare un esempio di patologia sottovalutata a causa dei lievi sintomi sulla maggior parte dei pazienti senza pensare a quelli che hanno gravi complicanze o muoiono) la soluzione definitiva sarà probabilmente il vaccino. Uno per ogni ceppo di corona virus, che, non dimentichiamolo, purtroppo muta più velocemente dell'influenza.

Se prima che un vaccino sia trovato e distribuito su larga scala ci sarà una diffusione del corona virus a velocità analoghe a quelle dell'influenza, il SSN avrà grossi problemi per strutture piene e per enormi spese.

E mi pare incredibile che ci siano persone del mestiere a cui questa cosa sfugge.

01 marzo 2020

pCloud: come Dropbox, ma dà 10 Gb gratis! (non solo 2)

pCloud è un servizio di un'azienda svizzera nato nel 2013, che oggi conta più di 10 milioni di utenti. Come il più noto Dropbox, mette a disposizione dello spazio di archiviazione in modo molto pratico e graficamente analogo, con l'icona in basso a destra sullo schermo del computer cliccando sulla quale compare la cartella e con un'app per smartphone che fra l'altro dà la possibilità di archiviare automaticamente online foto e filmati.

In più rispetto a Dropbox c'è la quantità di spazio messo a disposizione gratuitamente: appena effettuata l'iscrizione al sito, sono 5 Gigabyte.

Effettuando alcune semplici operazioni, i Gb gratuiti possono aumentare fino a 10.

Queste operazioni sono:

- Iniziare a usare il servizio mettendo il primo file immagine nella cartella pCloud
- Scaricare il software nel computer, installarlo, avviarlo e loggarsi inserendo email e password
- Scaricare e installare l'app per smartphone, avviarla e anche lì loggarsi
- Non me lo ricordo
- Non me lo ricordo (ma comunque è roba facile)

Inoltre ogni volta che un nuovo utente presentato da te si iscrive al servizio, guadagni un ulteriore Gb di spazio. Per risultare come presentata da te, la persona deve accedere al sito tramite un link personalizzato, che ti viene fornito alla fine della tua registrazione ed è comunque sempre disponibile all'interno del tuo spazio utente sul sito.

Quindi ti invito a creare un account pCloud cliccando sul mio seguente link affiliato:


...Se poi vuoi molto più spazio, potrebbero interessarti i servizi a pagamento. Ce ne sono con pagamenti mensili e con pagamenti una tantum. Questi ultimi consentono di ottenere 500 Gb oppure 2 Terabyte di spazio di archiviazione a vita.