16 ottobre 2013

Ingiuria/diffamazione/molestia via web → Querela contro ignoti, anche se sai chi è stato

Ritieni che una persona ti abbia insultato, diffamato, molestato, etc per via telematica (internet, email, sms...) e vuoi querelarla?

Anche se hai in cuor tuo la sicurezza al 100% su chi abbia commesso il reato, non querelare quella specifica persona. Fai QUERELA CONTRO IGNOTI.

Perché?

Ecco cosa potrebbe succedere se quereli una persona ben precisa.

Metti che le autorità competenti non fanno bene il loro lavoro (es. si limitano a interrogarla e lo fanno senza chiederle se vuole un avvocato, rendendo l'interrogatorio inutilizzabile nel processo penale anche in caso di confessione, e in più non producono documenti che individuino quella persona come autrice del reato). Ti ritrovi con un colpevole "ufficialmente" non certo. Quindi ufficialmente quasi quasi passi tu da stronzo, che hai querelato proprio quel tizio, che secondo la verità giuridica potrebbe non essere l'autore del reato. In tal caso il giudice può anche emettere subito sentenza di assoluzione.

Perché? Com'è che non dispone ulteriori indagini per far luce su questo colpevole che ufficialmente non è stato individuato? Semplice: perché tu nella querela non gliel'hai chiesto. Hai voluto subito dire chi è secondo te il colpevole.

Mi spiego meglio.

Con la tua querela tu hai fatto al giudice una precisa richiesta, e lui con la sentenza ti ha dato una precisa e coerente risposta.
La tua richiesta, in pratica, è stata: "Giudice, condanneresti per favore questa persona, alla luce delle prove che abbiamo portato io e le autorità competenti (spero che lo abbiano fatto e che lo abbiano fatto correttamente, visto che sono gli unici che hanno il potere di farlo)?"
Risposta del giudice: "No. Alla luce di queste prove, che sono insufficienti, la risposta è no, non lo posso condannare". La risposta è coerente, quindi il giudice ha fatto il suo dovere, e caso è chiuso.

Lo so, ti verrebbe da dirgli "Scusi, ma se per lei il colpevole è da individuare, allora perché non dispone che siano effettuate delle indagini in merito?"
Solo che un processo non è un botta e risposta col giudice. Il processo funziona così: una richiesta, una risposta (e cioè sentenza). Con tutto quello che c'è in mezzo, ok. Ma la risposta del giudice, alla fine del salmo, è relativa alla tua richiesta. È vero, prima di emettere sentenza, il giudice può a sua discrezione disporre delle indagini per avere più informazioni che lo aiutino a formulare una sentenza giusta. Ma non è obbligato.

Mi spiego ancora meglio.

Immagina di chiedere a una persona provvista di orologio: "Sono le 14.15, vero?". Può risponderti guardando l'orologio e informandoti sull'ora precisa, come ti aspettavi. Oppure può guardare l'orologio e risponderti seccamente "No". Tutte e due sono risposte formalmente coerenti. Certo, la seconda è una risposta che non tiene conto dell'informazione di cui tu palesemente avevi bisogno. Ma non mi pare che ci sia una legge che obbliga i giudici al buon senso.
Sentendoti rispondere "No" potrebbe venirti da dire "Allora può cortesemente dirmi che ora è?". E la risposta potrebbe essere semplicemente "Sì". E potresti renderti conto per una seconda volta di quanto è importante la corretta formulazione di una domanda per ottenere una risposta sicuramente utile in un mondo che, si dice sempre, è bello perché è vario. Ci pensi bene, riprendi fiato e dici: "Per favore, mi dica che ora è". Finalmente ottieni la risposta che volevi: sono le 14.35. Notare che dall'inizio della vostra conversazione è passato circa un quarto d'ora.

Fuori di metafora, sapere l'ora rappresenta ottenere giustizia, la corretta formulazione di una domanda rappresenta la corretta formulazione della querela, assolutamente auspicabile, visto che il quarto d'ora della storiella rappresenta mesi o anni. Con in più qualche complicazione e impedimento. Infatti, come già detto, non è che lì per lì puoi replicare alla sentenza con un'altra richiesta: un'altra richiesta significa un altro processo. Ricorda, fra l'altro, che una persona non può essere processata due volte per lo stesso reato. Quindi non puoi pensare "Adesso denuncio di nuovo quel tizio per aver commesso quel reato, ma stavolta formulo adeguatamente la querela". Sì, esiste il ricorso in appello. Ma l'appello serve per dire che il giudice ha sbagliato, mentre in questo caso non è così. Tu hai fatto una richiesta, il giudice ti ha dato una risposta coerente, quindi non ha sbagliato proprio nulla. Quindi perderesti.
Altra cosa ancora è la possibilità di fare il processo civile con riferimento allo stesso reato. Questo lo puoi fare anche in caso di assoluzione, perché non si tratterebbe di processare una persona per la seconda volta: il processo civile non serve a infliggere una punizione, ma ad ottenere un risarcimento. E in questo caso, anche se può sembrarti strano, le prove raccolte con una modalità che le rende inutilizzabili in un processo penale possono essere invece utilizzate.

Ma torniamo alla causa penale.

Se la sentenza del giudice (discutibile, ma formalmente coerente e corretta) non fa giustizia a causa del cattivo lavoro delle autorità che hanno raccolto le prove, che tipo di ricorso puoi fare contro tali autorità? Nessuno. Nella fiabesca ipotesi in cui ad es. la Polizia Postale dell'esempio fatto sopra abbia voglia di ammettere di aver fatto danno, avresti questo tipo di risposta: "Ops, ho interrogato l'imputato senza offrirgli la possibilità di essere assistito dal suo avvocato, e per colpa mia la sua confessione non è stata utilizzabile nel processo penale... e non ho neanche prodotto documenti che attestino la provenienza di quel messaggio email da quell'indirizzo civico... Mi dispiace davvero. Ho lavorato male e ho vanificato tutto il tempo che ha dedicato a questa causa. Non è stato bello da parte mia. Le chiedo scusa. Arrivederci".

C'è chi non è tenuto a pagare per i propri errori. Cerca almeno tu di non infoltire la lista di queste persone, scrivendo bene la tua querela.

A questo scopo devi pensare a prevenire più possibile le conseguenze di un cattivo lavoro delle altre persone coinvolte nel processo, che sommate alla frettolosità del giudice rischierebbero di dare come risultato la vanificazione del tuo tempo, la non punizione del colpevole e una strada più lunga per ottenere un risarcimento in sede civile.

Come anticipato all'inizio, la precauzione che ti consiglio nel caso tu voglia querelare una persona per diffamazione o ingiuria via internet o via email o sms, o comunque con un mezzo che in teoria non ti consente di avere la certezza di sapere chi ha commesso il reato è

FARE QUERELA CONTRO IGNOTI.


Infatti fare querela contro ignoti significa chiedere al giudice di punire il colpevole del reato, "chiunque sia". La sua risposta non potrà essere "la persona che hai querelato potrebbe essere innocente, quindi la assolvo; il caso è chiuso", poiché tu non hai querelato nessuno in particolare. Puoi aver fornito tutti gli indizi di cui sei a conoscenza (cosa assolutamente da fare), senza però "sbilanciarti". Nella querela contro ignoti è implicito che se ci sono dubbi su chi abbia commesso il reato, è compito delle autorità competenti cercarlo finché non sarà stato trovato o finché non sarà stato dichiarato impossibile da trovare. E alla tua richiesta non potrà essere data una risposta se prima non sarà saltata fuori la verità giuridica su chi abbia commesso il reato.

Chiaramente possono esistere altri problemi, tipo "Forse quell'indirizzo email è condiviso fra tante persone, e in tal caso non si può sapere chi fra loro abbia inviato quell'insulto", etc. Tutto può accadere se il giudice ha abbastanza fantasia o se c'è un sufficiente numero di falsi testimoni pronti a giurare che quel giorno e a quell'ora l'imputato stava facendo rafting in Peloponneso e quindi non poteva usare un computer o un cellulare per inviare un'email.


Ma almeno per un aspetto, un tipo di problema puoi scansarlo seguendo il mio consiglio.

Ingiuria o diffamazione telematiche --> sempre querela contro ignoti.

Piena di indizi su chi "potrebbe essere" il colpevole. Ma contro ignoti. Chi ha commesso il reato? Ah, beh, questo lo sapete meglio voi, io non vorrei sbagliarmi.

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