26 settembre 2013

La policy di MailChimp non mi piace

Ho appena dato una veloce scorsa alle condizioni di utilizzo di MailChimp, noto servizio per invio di newsletter e autoresponder, a questa pagina e a quest'altra.

Riporto le cose che più mi sono saltate all'occhio...

Mailchimp può sospendere il tuo account in qualsiasi momento, con o senza una causa.

Se non entri nel tuo account per 12 mesi, il tuo account sarà cancellato, e con esso tutti i tuoi dati e i tuoi crediti.

Le newsletter che invii non possono riguardare:

- Pornografia, riferimenti alla pornografia e prodotti per adulti
- Vendita di indirizzi email
- Multilevel Marketing
- Affiliazioni
- Trading
- Lavoro da casa, strategie per guadagnare con Internet e opportunità per fare lead generation
- Prodotti che riguardano scommesse
- Ipoteche, prestiti, opportunità per uscire da un debito
- Intermediazione per affitti
- Integratori

Puoi inviare email solamente ai membri che:

- Ti hanno dato il permesso di farlo negli ultimi 12 mesi, oppure negli ultimi 12 mesi hanno ricevuto tue email e non si sono opposti
- Ti hanno fornito il loro indirizzo email e il loro nome

È vietato:

- Inviare con un altro servizio gli stessi contenuti che sono stati inviati con MailChimp
- Cancellare in massa membri della tua mailing list o intervenire in altro modo su una mailing list per evitare di superare la soglia per la tariffa successiva di Mailchimp [questa è pazzesca!!]

Lo staff di MailChimp pare gente simpatica. Ogni tanto regalano gadget ai visitatori del loro sito, me compreso.. mi invieranno una maglietta. Ma non per questo mi sento di dire che MailChimp è un servizio che consiglierei, dopo aver letto la sua policy. Mi sembrava il migliore, e adesso non mi piace più. Lo so, spesso fra le condizioni di utilizzo si leggono regole "estreme" messe lì per una qualche scaramanzia e che probabilmente non verranno mai applicate. Ma non si sa mai.

P.S.: Nota sulle funzionalità: in MailChimp, a differenza che in Aweber, si possono importare i contatti... però per l'iscrizione tramite form c'è l'odioso obbligo del double opt-in (aggirabile se si usa il tema Wordpress "OptimizePress").

24 settembre 2013

Autoresponder italiano a basso costo: quando ci sarà...

Riporto una parte del dialogo fra me e lo staff di un'azienda italiana che offre un servizio di newsletter, e che mi ha chiesto:

> Posso chiederle, se lo sa, quali sono le caratteristiche
> che ha l'autoresponder di Aweber e che invece non ha
> ad esempio MailChimp e per il quale Aweber è così tanto
> utilizzato dagli italiani come autorisponditore?

Mia risposta:

I soli due motivi per i quali gli italiani usano Aweber più di Mailchimp:

- Aweber è più famoso. In particolare in Italia è stato promosso dalla sua versione italiana "www.autoresponder.it" del loro affiliato Italo Cillo, che dal 2007 gliele dà secche con il web marketing in Italia; la stragrande maggioranza dei web-marketer italiani sono allievi suoi o allievi dei suoi allievi (o allievi degli allievi dei suoi allievi, etc).

- Aweber furbamente non consente l'importazione di contatti, mentre altri autoresponder sì* (compreso Mailchimp, giusto?). Quindi se stai già usando Aweber puoi passare ad un altro autoresponder ma non viceversa. Quindi chi già usa Aweber (e lo usa da quando aveva iniziato il suo allora piccolo business, quando non conosceva nessun altro autoresponder) ha fifa nel passare ad un altro sistema perché sa di non poter tornare indietro.

Fine.

* AGGIORNAMENTO: Con Aweber si può caricare un file Excel con degli indirizzi email da importare, ma prima bisogna chiedere allo staff tecnico, che vuole sincerarsi che siano stati reperiti legalmente.

> Noi abbiamo scelto di competere con questi servizi sul fronte della
> semplicità e del prezzo (oltre che sulla lingua), togliendo quindi
> tutte quelle funzionalità che non reputiamo indispensabili e abbiamo
> valutato che gli autorisponditori fossero una "nicchia" nel mercato
> italiano che è ancora un po' arretrato su queste cose

Non lo considererei arretrato. Né la nicchia è da considerarsi piccola. Ormai le squeeze page sono da tutte le parti.
In Italia, più che in minoranza l'uso degli autoresponder rispetto a Internet è in minoranza Internet rispetto all'offline.
Chi usa Internet e vuole rendersi conto che non si tratta di un "di più" o di un fiore all'occhiello dell'azienda, ma di uno strumento che fa aumentare il fatturato, prima o poi bisogna che si metta a studiarlo (e no, non basta delegarlo ad altri e fregarsene, perché per sapere se il webmaster e il web-marketer sono competenti o no bisogna saperne di web-design e web-marketing; il fatto che lo si deleghi può essere motivata dal fatto che non si ha tempo per curare questo aspetto, e non dal fatto che non si hanno le competenze per poter valutare il lavoro). È vero, il marketing nel web in Italia è ancora relativamente giovane, nel senso che pochi lo fanno bene in confronto alle aziende che ne avrebbero bisogno. Ma questi "pochi" sono migliaia, e certamente si moltiplicheranno nei prossimi anni. E anche se non si moltiplicassero, queste "poche migliaia" sono già da adesso AFFAMATE di un servizio che faccia sia broadcasting che autoresponder.

Perché?

Perché si tratta di piccolissimi imprenditori che vendono i cosiddetti "infoprodotti". Come saprete, gli infoprodotti sono eBook, audio o video che insegnano al cliente a fare qualcosa. In pratica, dei manuali in forma non necessariamente scritta. Che l'autore vende dopo aver fatto capire il proprio valore al visitatore del sito, che tipicamente direbbe "Interessante, forse. Forse tornerò sul sito per acquistarlo; lo farò domai", mentre invece deve ricevere un'email ogni 2-3 giorni con degli assaggi sull'argomento in questione, che gli facciano capire la competenza ed esperienza dell'autore e gli ricordino che c'è un prodotto da acquistare. Quindi nessun autoresponder --> nessun acquisto (o quasi) di un prodotto da parte di un navigante che viene sul tuo sito e non sa chi cavolo sei e perché dovrebbe darti dei soldi.

La storia è questa: il neolaureato, non trovando lavoro, cazzeggia per il web. Trova per caso il sito che gli spiega che può lavorare con le sue passioni e scopre che può creare e vendere un infoprodotto. E si fa insegnare come fare.

Sorvolando sul fatto che questo fenomeno è degenerato e ha portato alla creazione di infoprodotti di pessima qualità (per scrivere un libro non è sufficiente scopiazzare dai blog o tradurre dai siti americani 4 idee messe in croce), e sorvolando sul fatto che non sapendo a quale argomento dedicarsi il giovane neo-marketer decide spesso di vendere a sua volta insegnamenti su come fare soldi online, quello che voglio dirvi è che, meritatamente o no, il ragazzetto spesso non riesce nel suo intento di guadagnare cifre decenti e si deprime. Non dico che lasci perdere, ma si deprime e continua a spendere più di quanto guadagni.

Infatti c'è una cifra iniziale pagata per l'autoresponder (tipo 30 euro), sommata ai soldi spesi per farsi fare il sito (300 euro in media), sommata al costo per il dominio (8 euro) e per lo spazio web (30 euro in media), per un totale di un investimento iniziale di circa 400 euro, con in più 30 euro mensili e circa 50 euro annuali che se ne vanno.
Poi il ragazzo deve scegliere se farsi il culo posizionandosi col SEO grazie a un blog su cui deve scrivere un articolo ben fatto ogni 3-6 giorni, oppure spendere ancora per AdWords.
Poi, effettuata questa spesa in tempo e/o denaro, verifica se le persone si iscrivono alla sua mailing list (spesso la risposta è no) e discute col webmaster cosa c'è da migliorare (altri soldi e tempo spesi).
Poi verifica se gli iscritti alla mailing list comprano il suo prodotto, e gli auguro tutto il meglio, specialmente se non ha nessuna nozione di scrittura persuasiva, il cosiddetto copywriting.

Insomma, è normale che all'inizio il neo-infomarketer disoccupato a cui il venditore del corso tipo "Come fare soldi online" aveva promesso una strada in discesa si senta afflitto dall'aver buttato tempo e soldi.

Ma c'è un però.

Fortunatamente il lavoro in cui ha fallito è qualcosa che gli piace. L'argomento che si è scelto per il suo infoprodotto l'ha scelto fra 10mila, ed è un argomento che lo appassiona. E quindi nel frattempo, se non ha fatto soldi, almeno si è divertito. Quindi spesso non chiude baracca, ma continua a scrivere articoli sul suo blog e ci riprova.
...Fermo restando che questa sua attività, per la maggior parte degli infomarketer rimane più una passione che una fonte di guadagno. Di conseguenza, visto che siamo al limite del no-profit, ovvero quasi a rimessa (o anche senza "quasi"), se si accorgerà che esiste un buon servizio di autoresponder che riduce a un terzo le sue spese mensili ci si tuffa a capofitto, lo consiglierà ai vari amici infomarketer. Molti dei quali vendono, come ripeto, infoprodotti su come fare infoprodotti e di conseguenza danno alla loro clientela (ma anche gratuitamente sul loro blog) vari consigli, compresi i migliori autoresponder.

Non so sinceramente per quale motivo in Italia si tardi a creare un buon concorrente di Aweber e Mailchimp.

Ma come ho detto quando arriverà, se farà le cose fatte per benino (e soprattutto come dico io) saranno cazzi amari.

Buona serata.

Marco Malatesta

Consentire la cancellazione da una newsletter

Dal dialogo con lo staff di un'associazione che inviava newsletter "artigianali":

Io:

Consiglio di inserire nelle vostre newsletter il link per la cancellazione dalla newsletter stessa, altrimenti le persone non interessate potrebbero cliccare su "spam", e questo significherebbe il rischio di far finire i vostri messaggi futuri anche nella cartella "spam" delle persone interessate.

Associazione:

Grazie mille per il prezioso consiglio.

Qualche mese più tardi ricevo un'altra email senza alcuna indicazione sulla cancellazione.

Io:

[facendo un reply all'email in cui vengo ringraziato] Prego, però leggendo la vostra ultima newsletter (e cioè quella di pochi minuti fa) pare che il mio preziosissimo consiglio non l'abbiate seguito.

Associazione:

Gentilissimo, avremmo voluto seguire il Suo preziosissimo consiglio ma purtroppo per handicap informatici non sappiamo come fare, se fosse così gentile da darci un ulteriore consiglio Le prometto che la prossima mail conterrà certamente il link da lei proposto.

Io:

Ci sono fondamentalmente due metodi per inviare una newsletter:

1)

Come state facendo attualmente, e cioè inserendo nel campo del destinatario del messaggio gli indirizzi di tutti gli iscritti alla vostra newsletter (NB: potete farlo fino a un certo numero di destinatari, oltre il quale il vostro gestore di posta potrebbe accusarvi di fare spamming). In questo caso dovete fare in modo che alla fine di ogni vostro messaggio inviato alla mailing list compaia un avvertimento del tipo "Se non vuoi ricevere più la nostra newsletter, rispondi a quest'email con un messaggio che abbia come oggetto <<cancellami>> e provvederemo a rimuovere il tuo indirizzo".
Questo sistema è abbastanza sconveniente a causa della generale pigrizia delle persone, che possono non aver voglia di cliccare per fare il reply e cambiare l'oggetto del messaggio, oppure potrebbero essere imbranate e non sapere come cambiare l'oggetto ad un messaggio; per questi o altri motivi potrebbero preferire un clic sul tasto "spam".

2)

Appoggiandosi a un'azienda che specificamente offre questo tipo di servizio; ad esempio Voxmail (www.voxmail.it) proprio pochi minuti fa ha annunciato che il suo servizio è gratuito fino a 2000 iscritti.
Automaticamente verrà inserita, alla fine di ogni messaggio, una frase con collegamento ipertestuale del tipo "Per non ricevere più la newsletter, clicca qui".

Naturalmente vi consiglio il secondo.

Ciao


Marco

Come annullare un appuntamento senza dare bidone

Vuoi annullare un appuntamento di qualsiasi genere con qualsiasi tipo di persona?

Se vuoi dargli bidone (o "tirargli la sola"), probabilmente sai già come fare, soprattutto se hai letto il mio articolo su come vendicarsi sugli spammer che non rispettano il Registro delle Opposizioni.

Ma questo articolo spiega tutta un'altra cosa: come essere e risultare educati nell'avvertire di una variazione di un appuntamento, si tratti di un appuntamento con amici, possibili fidanzati/e, professionisti, etc.

Se per te si tratta di indicazioni banali, ne sono strafelice. Anzi, lo spero. In tal caso questo articolo, come molti altri, potrebbe servirti per non dare spiegazioni ovvie a chi ne ha bisogno: ti sarà sufficiente linkarlo al destinatario che indebitamente ha dato o rischiava  di dare bidone.

Buona lettura o buon inoltro del link.

NON URGENZA

Se devi annullare un appuntamento che avrebbe dovuto tenersi fra 3 giorni o più, va bene inviare un'email, dove devi anche chiedere una risposta come conferma di ricezione. Se a 2 giorni dall'appuntamento non ricevi risposta, considera il caso un'urgenza; vedi paragrafo successivo.

URGENZA

Se devi comunicare l'annullamento di un appuntamento a cui mancano meno di 48 ore, devi telefonare. Se l'interlocutore è irraggiungibile al telefono, invia un SMS, nel quale richiedi anche una risposta per conferma di ricezione. Se non ottieni risposta, telefona, e fallo prima che manchino 24 ore dall'appuntamento e in un orario accettabile (quindi tipicamente fra le 9.30 e le 21.30).

URGENZA + ORARIO NON ADATTO ALLE TELEFONATE

Se vieni a sapere della necessità di annullare un appuntamento fissato nelle nelle 24 ore successive, e al tempo stesso ritieni che non sarebbe educato telefonare subito, perché è tarda sera o notte o mattino presto, invia un SMS e successivamente, se non hai ottenuto risposta, non appena arriva l'ora "decente", telefona.

...E SOPRATTUTTO...

SE NON È STATA CONCORDATA LA NECESSITÀ DI UNA CONFERMA, ALLORA NON CE N'È BISOGNO

Più volte ho sentito persone che avevano preso appuntamento in largo anticipo giustificare i bidoni con frasi del tipo "Ma non m'avevi ridetto nulla" o "Ma poi non ci s'era più risentiti per confermare".
Non fraintendermi: non dico che se ti giustifichi in questo modo hai problemi di comunicazione. Dico che sei assolutamente imbecille e meriti tantissime legnate con mazze chiodate.
Se una cosa è detta e l'hai capita, non c'è nessun motivo di supporre la necessità di ripeterla. Certo, se tu hai dei dubbi che l'altra persona si sia scordata dell'appuntamento, puoi ricordarglielo. Ma questo non significa che tu possa considerare annullato un appuntamento solo per il fatto di averlo fissato molto tempo addietro e non aver ricevuto conferme, se di necessità di conferma non si è parlato durante gli accordi per l'appuntamento stesso. Gli accordi non si inventano, non si deducono, non si immaginano. Si fanno. E si rispettano così come sono stati formulati. Il resto è avere torto marcio e intelligenza sotto i piedi.