15 giugno 2012

Cos'è necessario per (far) uccidere i nostri "quasi simili" animali

La maggior parte degli animali che vengono purtroppo sfruttati dagli umani sono esseri che in qualche modo ci somigliano, perché hanno occhi, naso, bocca. Ci dà naturalmente disagio vederli morire o soffrire per lo stesso motivo per cui proviamo disagio a veder morire o soffrire una persona: in qualche modo li percepiamo come somiglianti a noi, e senza bisogno di studiare anatomia comparata capiamo che provano dolore e istinto di conservazione analoghi ai nostri.

Per avere un comportamento privo di rispetto per il dolore e/o la vita di un cane, di un gatto, di un coniglio, di una mucca, di un uccello, di un pesce, etc è necessaria una di queste tre condizioni:
  • essere all'oscuro della sofferenza degli animali (vedi ad esempio i bambini molto piccoli che non sanno che la carne proviene dagli animali, oppure gli adulti che non si rendono conto che l'uso di latticini contribuisce alla logica grazie alla quale l'uomo produce sofferenza e morte di mucche e vitelli, o che si illudono di mangiare e/o fare altro uso di prodotti provenienti da animali che hanno vissuto dignitosamente, realtà rarissime)
  • essere in una situazione di emergenza in cui non si può fare altrimenti (come a un certo punto della preistoria, quando una glaciazione costrinse l'uomo a nutrirsi di carcasse di animali dato lo scarseggiare di vegetali), oppure credere che le sostanze animali siano per l'essere umano alimenti benefici e/o indispensabili (balla fortunatamente sbugiardabile con facilità, ammesso che si abbia voglia di compiere qualche ricerca)
  • aver chiaro sia la non necessità di sfruttare gli animali, sia le sofferenze loro inflitte eppure fregarsene, o tenersi volutamente lontano da informazioni "scomode" per  essere sereni mentre si contribuisce a logiche che contrastano la propria stessa etica.
Credo che il caso più frequente sia quest'ultimo. Credo quindi che, siccome la maggior parte di esseri umani usa prodotti animali per nutrirsi, vestirsi, etc, allora la maggior parte delle persone (anche chi sostiene di fregarsene degli animali) operi un'auto-mutilazione del proprio senso etico, oscurando una parte importante di sé concernente i sentimenti che per natura abbiamo.

C'è un solo modo per mangiare un pesce pur sapendo che probabilmente è morto soffocato: fare succedere a sé stessi un po' quello che è successo a lui: soffocare quell'importante parte di sé che ama la respirazione.

Ecco perché alimentarsi con prodotti animali significa non solo introdurre nel nostro corpo cibi dannosi; significa anche immettere dentro di noi la sofferenza e la morte da un punto di vita psicologico, in maniera più o meno conscia.

Il danno è quindi triplo: organico, psicologico, karmico.



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